Perché Acea fa decine di milioni di utili in bilancio e lascia che i suoi pali contribuiscano alla sciatteria della città?

13 marzo 2016







Senz'altro sarà un problema non di primissima urgenza e gravità, ma in una marmellata di vulnus come quella romana dove qualsiasi centimetro è tassello di un mosaico che restituisce una sensazione di sciatteria che resta addosso. Che fa passare la voglia. Che toglie la speranza e la prospettiva. Che punta diretto alla pancia (quando non addirittura alla testa) di turisti, ospiti, investitori che, guarda un po', scelgono di andare a investire altrove, andare a passare una notte da qualche altra parte, consigliare agli amici piuttosto Firenze o Milano.
E così un palo (tutti i pali!) mal ridotto e non curato può essere un granello di sabbia che assieme a tanti altri granelli devasta un meccanismo di empatia che dovrebbe invece essere sempre ben oliato tra una città e chi, a vario titolo, la vive.

Acea è una azienda municipalizzata, con soci privati, che fa decine e decine di milioni di utili ogni anno. Le condizioni di monopolio vengono sfruttate tutte e si trasformano in risultati finanziari che sono positivi. Non è dunque giustificato il fatto che tutti i pali pubblici, perfino quelli di fronte ai più importanti monumenti del Pianeta, siano abbandonati a loro stessi contribuendo così al degrado generale. 

All'estero i pali delle società che gestiscono servizi a rete non solo sono curati e manutenuti (in colore antracite magari), ma sono dotati di sistemi che impediscono vandalismi e affissioni selvagge: una patina granulosa che disincentiva all'affissione di sciocchi adesivi e che facilita enormemente chi deve staccarli. Perché questo appare impossibile qui da noi?

Chi vive ogni giorno (specie i nostri imprenditori e ristoratori) l'incubo del rapporto con Acea penserà che stiamo guardando il pelo dell'uovo. E' vero. Come è vero che un pelo nell'uovo si toglie e lascia l'uovo commestibile, cinquecento peli rendono l'uovo un alimento da buttare via. Il nostro caso è questo. Dopodiché sappiamo benissimo, e stiamo cercando il modo per parlarne, di quale sia il calvario di chiunque, a Roma, voglia, ad esempio, aprire un bar o un ristorante e abbia bisogno di un cambiamento della potenza. Riceviamo costantemente storie che potrebbero andare a comporre un romanzo horror e che, sommate assieme, rappresentano un danno economico per la città sicuramente difficile da calcolare ma altrettanto sicuramente enorme. Come mai Acea, sebbene da qualche tempo dotata di un buon management, continua ad essere un problema invece che una opportunità per la nostra città? In nome di cosa?

13 commenti | dì la tua:

Anonimo ha detto...

Sono pienamente d'accordo. Io ancora non mi spiego che cosa aspetta il comune a demolire il Colosseo e rifarlo di vetro con illuminazione cangiante a led, con un paio di grattacieli anch'essi di vetro a fiancheggiarlo come in tutte le citta' europee. Siamo condannati al vecchio e al degrado.

Anonimo ha detto...

PS: Oslo

Simona ha detto...

A proposito di chi vuol aprire bar e ristoranti, ve ne racconto una terribile.
Da gennaio, gli imprenditori che hanno investito (anche milioni di euro!) per aprire o restaurare un locale in primo municipio si trovano costretti a non poter aprire, perdendo un fiume di soldi e relativi posti di lavoro. Sapete perché?

Perché il Sovrintendente ha deciso di non firmare più le autorizzazioni GIA APPROVATE, vidimate e bollate dalla Sovrintendenza. Giacciono tutte sulla sua scrivania a prendere ragnatele.

E perché? Forse per controllare meglio?
Macché: pare che il Sovrintendente abbia deciso che non vuole più stare lì, e abbia chiesto un trasferimento ad altro ruolo. E siccome gliel'hanno negato, fa lo "sciopero della firma". Si vocifera che andrà avanti così fino alle elezioni, ovvero MESI.
Ne fanno le spese decine di imprenditori, che stanno per finire sul lastrico per colpa sua. Ma che gliene frega a lui?
Questo è il modo in cui funziona questa città. Vi prego denunciatelo voi, c'è gente alla disperazione!

bat21 ha detto...

Questa storia dovrebbe finire su Romafaschifo e sui giornali mainstream. Gravissima e indecente a livelli maggiori di quelli soliti della pa.

Anonimo ha detto...


Ecco, appunto, perché?

Anonimo ha detto...

Ma è chiarissimo.

si chiama ACEA S.p.a. OPERA PER IL PROFITTO non per il sociale o l'utile pubblico. Questo è il destino di tutte le municipalizzate che l'EUROPA vuole per noi. Si perché i soldi servono per pagare il debito e non devono essere investiti sul territorio. Ce lo chiede l'EUROPA.

Tra l'altro non basta l'olio tunisino, le arance marocchine e le sanzioni alla russia. Presto aumenteranno le tasse comunitarie su specifici prodotti tipici italiani come il pesto dal 4% al 10%. Poco male per i pali della luce visto che Vogliono farci fallire tra un po vieteranno anche il turismo...

Anonimo ha detto...


Dici che la luce non ci servirà più quando saremo, tra pochi mesi, falliti?

Anonimo ha detto...


Io personalmente sono fallito 3 anni orsono. Non ce la faccio a pagare il condominio e faccio fatica per le bollette ... riesco a malapena a mangiare qualcosa tutti i giorni e mi ritengo fortunato ...

... conosco migliaia di persone nella mia stessa situazione o peggio! A Roma, non a Calcutta. Qui ed Ora!!!

Anonimo ha detto...

Non solo ogni palo, di lampione e non, in questa citta' fa vomitare...avete mai dato un occhiata a come sono ridotti i tabelloni elettronici all'esterno delle stazioni della metropolitana (pieni di adesivi, tags, zelle varie e chi piu' ne ha piu' metta; talvolta sono scarabocchiate con la vernice persino le "M" dei pali segnaletici indicatori dell'accesso alle fermate); per non parlare poi dei nuovi cabinet per la fibra ottica da poco installati da TELECOM-TIM (perche' poi li hanno fatti di dimensioni cosi' larghe ?) gia' imbrattatti di manifesti, cartacce pubblicitarie delle solite agenzie immobiliari o ditte di trasporto, scritte di ogni tipo...Sperare di trovare un minimo di pulizia o senso civico a Roma e' come aspettare Godot.

Anonimo ha detto...

"E che l'Italia può temere di diventare per almeno cinquant'anni una periferia coloniale, una enorme borgata disoccupata e violenta".
Italo Calvino
ne La macchinazione, di Davide Grieco.
Di come cominciarono a far fuori tutti coloro che contribuivano alla centralità economica dell'Italia, da Mattei in poi.

Anonimo ha detto...

Una volta vidi Umberto Broccoli che rideva laidamente alle spalle di una coppia di attori, protagonisti di un servizio su rai tre.
Il fatto non ha mai smesso di sbalordirmi: può Umberto Broccoli, con quella faccia, ridere pubblicamente di qualcuno?
Di lì compresi che in Italia ci sono immensi misteri alla radice di cariche e prebende, e della sicumera di certi personaggi, e ora il libro-film di Davide Grieco fa luce sui segreti di una penisola di broccoli.

Anonimo ha detto...

ACEA, ENI, TELECOM, ITALGAS, tutti colpevole di irresponsabilità ed insensibilità verso la città. E arrivata l'ora, anche per loro, di un pizzico di dignità e rispetto per la città. Fanno tutti parte del problema e NON della soluzione.
Poi, ci mettiamo anche i vigili che praticano omertà, e la minestra è servita.

Anonimo ha detto...

Acea, Eni, Telecom, Italgas, tutti gli altri e Comune sarebbe già molto se si coordinassero tra loro sicché almeno apriamo una sola volta, ognuno fa il suo e poi si richiude. Sta cosa non leva un euro al mangia-mangia generale ma almeno qualche soldo pubblico in più rimane e magari lo usiamo per qualcos'altro.

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