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Videoreportage da Tiberis 2019. Meglio dello scorso anno, ma non bene

21 agosto 2019
Come lo scorso anno siamo andati a Tiberis, la spiaggia urbana più (tristemente) famosa del pianeta Terra, a vedere come procedono le cose. A differenza dello scorso anno ci siamo concentrati solo sulla spiaggia invece di dimostrare quanto siano atroci le condizioni del circondario: le condizioni del circondario sono rimaste le medesime - o sono forse peggiorate - e per gli interessati vale il discorso fatto qui. (Oltre che le importanti riflessioni qui e qui)

Le considerazioni invece su questa edizione di Tiberis sono tutte nel filmato. In estrema sintesi: le cose sono migliorate, ma sono ben lontane dall'essere accettabili.


Solitamente il Comune di Roma a guida pentecatta ha bisogno di un paio d'anni di sonore figure di sterco (le paghiamo tutti noi eh!) prima di imbroccare le strade corrette che spesso sono così facili che le capirebbe anche un bambino. Vedrete che alla fine faranno come per Spelacchio: un anno una figuraccia, l'anno dopo pure e alla fine hanno fatto esattamente come gli avevamo scritto noi di fare qui su questo blog. Idem faranno per Tiberis: bando di gestione e un privato a occuparsene. L'anno prossimo - speriamo benché abbiamo spiegato qui che questo progetto non abbia alcun senso - si farà così. 


Il mestiere di un amministrazione, infatti, non è fare il bagnino o il gestore di stabilimenti balneari (investendo soldi dei cittadini peraltro!). Il mestiere è creare le condizioni affinché cittadini e imprese possano convivere in maniera proficua tra regole precise e opportunità a tutti i livelli. Il Comune, insomma, non deve gestire cose; anche se sono cose di sua proprietà. Deve piuttosto lavorare seriamente per trovare professionisti che le gestiscano e controllarli con attenzione e sanzionarli se necessario.
E' semplicemente sorprendente che concetti così semplici necessitino di decine e decine di mesi per essere compresi. Anzi, conoscendo i nostri eroi non è sorprendente affatto...

6 motivi per cui anche quest'anno Tiberis è una presa per i fondelli ineguagliabile

6 agosto 2019
Ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso, ma a scanso di equivoci vogliamo ribadire rapidamente il concetto anche quest'anno: la spiaggetta Tiberis, allestita negli scorsi giorni in fretta e furia (ma con almeno tre mesi di ritardo dall'inizio della stagione balneare) in un orripilante tratto di banchina del Tevere all'altezza di Ponte Marconi è una presa per i fondelli che la metà bastava. 


1. ROMA È UNA CITTÀ DI MARE!
Anche se l'amministrazione non se n'è accorta o se n'è accorta esclusivamente quando si è trattato di fare interessi e clientelismo sul litorale, Roma è una città di mare a tutti gli effetti. A Roma non ha nessun senso il ragionamento di "fare iniziativa di tipo balneare per coloro che non possono permettersi di andare al mare", semplicemente perché a Roma abbiamo spiagge letteralmente paradisiache a 20 minuti di metro dalla mostruosa Tiberis. Allestire sedie sdraio su spiaggia fake a 20 minuti dagli arenili più affascinanti del Tirreno (si pensi a Castelporziano, a Capocotta...) è una roba che non ha una logica che sia una. Investire denaro su una spiaggia finta, lasciando in abbandono le spiagge vere è sintomo di una malattia mentale che andrebbe urgentemente curata. 
Dire che Tiberis è "un'oasi per i cittadini che non vanno in vacanza" è una cretinata che solo Virginia Raggi. Se conoscesse Roma saprebbe che le oasi (oasi vere, non questa presa per i fondelli) la città ce le ha a pochi minuti di mezzi pubblici, raggiungibili con un 1,5 euro di biglietto. Vanno solo comunicate e manutenute. Invece così si fa solo disinformazione.


2. A ROMA CI SONO VILLE INCREDIBILI
Dice: ma comunque non è male allestire atmosfere estivali, come si dice in Francia, per dare un senso di villeggiatura a chi rimane in città o per i turisti. Verissimo. Ecco perché ad esempio nei mitologici parchi di Londra d'estate appaiono sdraio e ombrelloni. Già, ma nei parchi, non in un uno strapuntino in una zona di periferia raccapricciante che - ci si perdoni il paradosso - era coerentissimo e perfetto nel suo ruolo di discarica. Perché invece di investire su un terreno di proprietà regionale ricoprendolo di rotoli di pratino inglese fake (il cattivo gusto non ha confini), il Comune non investe sui quei terreni di proprietà comunali che sono chiamati "ville storiche" e che versano in condizioni drammatiche con erbacce alte metri, immondizia, abbandono, degrado e sorci? Perché le sdraio invece di metterle a Tiberis non le mettiamo a Villa Torlonia, a Villa Paganini o in qualsiasi altro spazio *comunale* così come fanno altre città europee nei loro parchi? Nella foto c'è Hyde Park a Londra. 

3. LA (NON) PRESENZA DELL'ACQUA
La famosa atmosfera estiva di villeggiatura che si diceva sopra non ha alcun senso senza una piscina dove si possa fare il bagno dopo essersi fatti una partita a beach volley. Lo scorso anno sembrava avessero capito la cosa, quest'anno hanno messo... dei vaporizzatori. Una roba al di là del ridicolo francamente. In ogni area pubblica o parco che si rispetti in Europa - specie nei luoghi lontani dal mare, e qui si ritorna all'assurdità del punto 1 - ci sono fontane d'acqua che forniscono insieme un beneficio estetico, un refrigerio e un conforto e infine una occasione indimenticabile di divertimento per i più piccoli. Questa nella foto, tanto per capirci, è Granary Square a Londra. 

I profili del Comune di Roma pubblicano la foto della spiaggia urbana fatta da Veltroni anni fa, oltre ogni ridicolaggine

4. TIBERIS DOVREBBE ESSERE UN GUADAGNO PER L'AMMINISTRAZIONE, INVECE È UN COSTO
Vi spieghiamo come funziona: c'è uno spazio pubblico, si fa un bando, si dice cosa si vuole un quello spazio, si valutano le candidature, la candidatura del gestore che offre di più vince e gestisce lo spazio pagando le pattuite royalties al banditore. Funziona così, punto. Funziona così ad esempio a Firenze dove il Comune ogni anno assegna la gestione della spiaggetta lungo l'Arno. A Roma, quindi, una iniziativa come Tiberis dovrebbe essere un motivo di incasso per l'amministrazione, invece è una voce di spesa (una spesa per sputtanarsi, geniale!) per decine e decine di migliaia di euro. A Roma tutto questo passa come nulla fosse, ma è una follia in piena regola, uno scandalo al sole che in qualsiasi altro luogo sarebbe oggetto di indagine della Corte dei Conti e di dura condanna civica. 

5. UN IMPATTO TURISTICO NULLO
Le spiagge fluviali (abbiamo parlato di Firenze, ma non si può non citare Parigi) si fanno anche per motivi turistici. Per destagionalizzare i flussi. Per rendere interessanti le aree urbane pure nei mesi centrali dell'estate, tipicamente poco attrattivi. Ecco perché le spiagge urbane, a Firenze e a Parigi appunto ma anche a Roma quando si tentò questo esperimento una decina d'anni fa, sono sempre in pieno centro, sotto le grandi attrattive turistiche, con panorama sul patrimonio più celebre delle città. Proprio per entrare in sinergia con questo. A Roma la spiaggia urbana è fatta in una zona rivoltante e perfino pericolosa, farsi una passeggiata nell' "entroterra" di Tiberis significa rischiare nella migliore delle ipotesi il portafoglio e nella peggiore la vita. Se non ci credete andate a farvi un giro nella zona di Via della Vasca Navale, Vicolo Savini, Via Mario Ageno, magari al tramonto dopo essere usciti da Tiberis dopo la chiusura delle 20. Se non avete il coraggio il giro fatevelo su Google Street View. Ah, naturalmente su google Tiberis non lo troverete, non hanno avuto neanche l'accortezza di inserire inserire il punto d'interesse nella mappa. Tutto questo ha un solo risultato: l'impatto turistico del progetto è nullo o, al limite, se qualche turista dovesse venirci, è negativo. Mandare la gente, specie gente inesperta di Roma, in quel contesto è un crimine, ne abbiamo parlato lo scorso anno ma tutto è rimasto com'era. 
In alto a destra Tiberis, dietro una sconfinata e agghiacciante bidonville

6. UN GRANDE MALINTESO SUL RAPPORTO TRA CITTÀ E FIUME
Il rapporto tra la città e il suo fiume è una cosa seria che non può essere trattata così. Non esiste un piano di riqualificazione complessiva del fiume, si procede in modo parcellizzato e non c'è nulla di peggio di questo, si fa finta di fare rigenerazione urbana su un pezzetto di fiume a Ponte Marconi e si abbandonano le banchine in centro, piene di accampamenti e autentici villaggi di punkabbestia se non, peggio, inondate di bancarelle disgustose. Trattare il fiume in questo modo è diseducativo, meglio non occuparsene affatto. 

Video. Accampamenti lungo il fiume, gli sbandati si buttano nel Tevere. Pompieri costretti a soccorrerli

10 settembre 2018
Ieri ho assistito a una scena terribile che poteva finire in tragedia, da sotto le sponde del Tevere, tra ponte Giuseppe Mazzini e ponte Sisto.
E ho tutto documentato con un mio video e delle foto a riprova di che stato di disperazione versi questa martoriata città.
Da quando con la bici faccio la pista ciclabile sulle banchine del Tevere, in vari tratti, sotto ai ponti noto delle vere baraccopoli, alcune mimetizzate tra le sterpaglie secolari altre proprio sulla banchina, visibili a tutti e quindi sotto gli occhi di milioni di persone, turisti e forze dell'ordine comprese. C'è ad esempio la bidonville presente sotto ponte Giuseppe Mazzini, il ponte davanti all'ospedale Santo Spirito e quindi a due passi da Castel Sant'Angelo. E mi meraviglio come le autorità pubbliche permettano un tale scempio e degrado.



Ieri, domenica  9 settembre 2018, nel pomeriggio pieno, mentre percorro il tratto ciclabile appunto da ponte Mazzini noto un gruppo di persone osservare alcuni vagabondi nell'altra sponda che si rinfrescano ai margini del Tevere come se stessero in spiaggia. Dopo pochi minuti sento sopraggiungere macchine della polizia, autoambulanze e vigili del fuoco e vedo una testa affiorare dalle acque a poca distanza: uno di quei vagabondi si era immerso e trascinato dalle correnti stava rischiando di affogare. Nel video che allego si vedranno anche dei disperati come lui, che osservano la scena a poca distanza.

Fortunatamente, con non poca difficoltà i vigili sono riusciti a trarlo in salvo e poi la Polizia lo ha bloccato. Ma non sarebbe il caso di far sgomberare queste tendopoli sotto al Tevere, che sono pericolosissime sia per chi ci vive sia per chi magari sta li per farci una passeggiata? 
Un paio di estati fa un ragazzo americano Beau Salomon era stato gettato proprio nel Tevere, perdendo la vita, e si scoprì erano stati dei senza fissa dimora che popolavano proprio quel tratto di fiume che scorre sotto piazza Trilussa. 

Dopo anni stiamo ancora a questo livello. Con i baraccati lungo il fiume, che si gettano nel Tevere per lavarsi o rinfrescarsi come manco più succede in India...

CRISTIANO O.


Tiberis a 20 giorni dall'inaugurazione. Spiaggia deserta, dintorni pericolosi, aggressioni rom

23 agosto 2018
Ebbene sì, dopo una ventina di giorni dall'inaugurazione siamo tornati a Tiberis, la mitologica e famigerata spiaggetta lungo il fiume Tevere. Un errore sotto ogni punto di vista, uno degli ennesimi di questa amministrazione scellerata e caricaturale. La cosa l'abbiamo spiegata bene qui. E poi anche qui.

Pensavamo di trovare l'area in condizioni molto peggiori dopo le piogge dei giorni scorsi e invece tutto sommato la manutenzione regge. I problemi di Tiberis però sono altri e non sono pochi. In primo luogo la frequentazione. A Tiberis, è opportuno dirlo chiaro, non mette piede nessuno: la città sarà anche svuotata ma non si superano mai i 20 "clienti", specie dopo i primi giorni quando l'impressione di affollamento era aiutata dalla presenza di tanti entusiasti militanti pentastellati e dipendenti comunali. La desolazione vera. Sei o sette auto parcheggiate nel parking dedicato e una ventina di persone sotto. Campi da beach volley vuoti e un bambino (uno!) impossibilitato anche dal trovare un coetano con cui giocare. 


Il fallimento è davanti agli occhi di tutti sotto ogni lettura e sotto ogni aspetto. Danno di immagine, spreco di denaro e tutto quello che ne consegue. Si voleva fare un arenile? Bene, lo si faccia. Ma non è il mestiere e il compito del Comune, che non sa fare neppure il suo lavoro, figurarsi allestire uno stabilimento balneare. S'individui un'area, la si bonifichi, si predisponga tutto a livello burocratico, si faccia un bando e si consenta di realizzare il "prodotto" a chi è capace di farlo, a chi fa questo di mestiere e di professione. Magari, invece di spendere, si sarebbero incassati degli oneri di concessione e si sarebbero creati posti di lavoro veri permettendo ad una ditta del territorio di lavorare. Esattamente come viene fatto da anni lungo l'Arno a Firenze.


Questa tristezza e senso di scoramento è trasmesso in pieno dal primo video. Ma poi c'è il secondo video. Nel secondo video abbiamo fatto quello che tutti coloro sani di mente che visitano un nuovo posto farebbero: una passeggiata nei dintorni. Se vado al mare, chessò, a Anzio e non conosco per niente Anzio, dopo la spiaggia mi concedo un giretto nel paese, nel porticciolo, nel borgo antico o decidete voi dove. La stessa cosa abbiamo fatto con Tiberis simulandoci turisti o romani provenienti dall'altra parte della città curiosi e attratti dalla novità.

Abbiamo scoperto un quartiere raccapricciante ma con enormi potenzialità. Spazi vuoti davvero a non finire, funzioni interessanti (piscine pubbliche - abbandonate! -, spazi sportivi - occupati! -, università...) lasciate in abbandono, aree di potenziale sviluppo incredibili a pochi passi dal centro. Ci sono delle opportunità infinite lasciate senza esito, qui ci potrebbe essere uno sviluppo immobiliare, sociale, ambientale di qualità come è avvenuto in aree similmente disastrate di Milano. E invece è tutto fermo: zero progetti, zero visioni. 


E poi c'è una cosa grave. La percepite osservando il secondo video fino in fondo. Vedete quella Punto grigia? Dentro c'erano tre ragazzi rom giovani, sui 20 anni. Ci hanno fermato e ci hanno impedito di proseguire a filmare. Siamo a meno di 100 metri in linea d'aria da Tiberis, su una pubblica strada c'è un consistente campo rom pieno di bambini che giocano nella terra e in pozze d'acqua stagnante. Spazzatura dappertutto con addirittura intere vetture ricoperte di rifiuti. Una situazione fuori controllo ad un isolato dalla "spiaggia" comunale. È lo stesso campo che dà letteralmente il tormento agli studenti di Roma Tre che hanno le loro facoltà giusto qui di fronte. È lo stesso campo governato dal celebre Zorro probabilmente.


Spingere le persone, le famiglie, i bambini a venire in quest'area per "balneare" è da matti, è da irresponsabili. Prima bonifichi la zona, prima togli i pericoli, poi coinvolgi i cittadini a venirci. 

Qualche lettore dirà: nel video si vede solo avvicinarsi una Punto, non si vede nessuna aggressione ne tantomeno nessun campo rom. Già, vero. Perché per fortuna venendo arrivare quelle furie sgommando abbiamo avuto la freddezza di spengere il telefono. Sono serviti 10 minuti di dialogo con costoro per spiegargli che non c'era nulla contro di loro e per qualche strano miracolo telefonini e portafoglio sono stati risparmiati. Ma magari è vero, magari ci inventiamo tutto. E allora vi invitiamo a smentirci: andate a Tiberis, balneate, poi andate magari quando la spiaggia chiude verso le 20 a farvi una passeggiata nelle strade circostanti. Basta fare 100 metri, forse meno, andate verso Vicolo Savelli, verso Via della Vasca Navale e provate, come noi, a fare un filmato. Poi mandatecelo che lo pubblichiamo... Così vi renderete conto in che luogo l'amministrazione comunale vi ha invitato a villeggiare. E ci raccomandiamo: portatevi i bambini a spasso eh!

"Abbiamo fatto una spiaggia dove c'era una discarica". Storia della più clamorosa bugia su Tiberis

11 agosto 2018
Ormai l'hanno capito anche i bambini, dietro Tiberis non c'è solo una squallida operazione estiva per distogliere il dibattito da cose più serie, bensì un raffinatissimo piano strategico che così può essere raccontato in estrema sintesi: se abitui la gente ad essere poraccia, se la assuefai al cattivo gusto e all'accontentarsi di poco, se elimini qualsiasi ambizione a migliorare, poi questa gente non ti verrà mai a chiedere servizi di qualità, non avrà mai esigenze evolute e dunque con poco, sempre con meno, potrai dire di aver risolto qua, di aver risanato là. 
Tìberis (assurdamente sottotitolata "la spiaggia di Roma", quando Roma è l'unica capitale occidentale a poter vantare 18km di vere straordinarie spiagge!) rappresenta un workshop di abbassamento dell'asticella dell'aspettativa civica di chiunque ci metta piede e si faccia la doccia in quei box che neppure la Protezione Civile dopo un grave terremoto oserebbe. 


Ma a proposito di coloro che ci vanno, forse vi sarà venuto in mente che non può esserci nulla di più triste della processione di dipendenti del Campidoglio, capistaff, militanti irriducibili e impiegati per certi versi costretti nel loro ruolo di comparse balneari nello stabilimento più triste d'Europa. E invece no, oltre a questo c'è di più. C'è qualcosa di molto più triste ed è la frase che ormai da giorni sentiamo saltare di bocca in bocca tra gli ormai pochi pentascemi ancora disposti a difendere l'autentica sciagura rappresentata da questa amministrazione. E quale è questa frase? Eccola: "Ah non ti piace Tiberis, e che era meglio prima che qui c'erano discariche e accampamenti abusivi?". Quante volte avete sentito questa provocazione sarcastica? Quante volte l'avete letta sui social? Ebbene, pure qui, come per tutto il resto (l'ultima menzogna è sul benestare della Regione Lazio), hanno mentito spudoratamente.


Hanno mentito nel senso che non c'era nessuna discarica, non c'era nessun accampamento (forse qualche residuo sotto a Ponte Marconi?). Il terreno è stato girato all'ente Roma Capitale da parte dell'ente Regione Lazio in buone condizioni. Era particolarmente in abbandono fino al 2016, ma poi tra la fine di quell'anno e l'inizio del 2017 era stato ripulito e quando Raggi, a dicembre, lo ha chiesto per farci la sua imbarazzante spiaggetta era un condizioni accettabilissime. Come facciamo a dirlo? E' sufficiente rivolgersi a Google Maps e saper armeggiare nel servizio che su Google Street View permette di andare a ritroso negli anni. Così facendo abbiamo ricavato le foto di cui sopra, chiaramente tutte e due con la relativa data. Si comprende bene allora che nel luglio 2016 l'area era un gran bel caos (un canneto più che una discarica comunque) ma già l'anno successivo, nel luglio 2017 (un anno fa) l'appezzamento gestito dalla Regione Lazio era stato pulito e sistemato. 

Nonostante i continui latrati di fans sfegatati, lacché, tifosi e politicanti di serie C allo sbaraglio, i grillini non hanno trovato nessuna "discarica" e nessun "accampamento". Se ce li avessero trovati, infatti, mai sarebbero state sufficienti le poche decine di migliaia di euro per allestire, mai ce l'avrebbero fatta in un mese e mezzo, e mai si sarebbe potuto proprio aprire perché discariche abusive significa necessità per legge non solo di sgomberi dei materiali ma anche e soprattutto di bonifica dei luoghi e dei terreni. Quindi si scherzi ben poco con "la discarica che abbiamo trasformato in spiaggia". Trasformare una discarica in spiaggia, infatti, necessita anni di lavoro e di bonifiche accurate, perché in una discarica ci possono essere sostanze pericolose, ci possono essere sversamenti tossici e quindi bisogna fare carotaggi, analizzare i terreni e spendere tanti, tantissimi soldi per ripristinare. Nulla di più falso dunque dell'area "degradata e abbandonata in discarica oggi restituita alla città". L'area era una normalissima area golenale come ce ne sono tante, anzi come purtroppo a Roma ce ne sono poche perché le altre, sia sul Tevere che sull'Aniene, sono davvero discariche tossiche e accampamenti pericolosi per chi ci passa vicino e per chi li abita, fino al cuore del centro storico della città. La spiaggia Tìberis è stata fatta insomma nell'unica area di lungotevere che beneficiava regolarmente di un po' di manutenzione, altro che riqualificazione urbana di aree abbandonate. E' stata fatta nell'unica area che non necessitava urgentemente di riqualificazione. E intanto lungo Tevere e Aniene restano discariche e accampamenti spaventosi che si vedono perfino dal satellite. Come discariche e sversamenti continuano in maniera violenta a Tor di Valle, dove oggi potevano fervere i lavori per la realizzazione del più bel quartiere della periferia romana e dove invece Raggi ha tramutato un progetto straordinario di trasformazione urbana in una occasione di corruzione e speculazione edilizia finendo per bloccare tutto. Perché la spiaggetta non l'hanno fatta a Tor di Valle dove c'era davvero necessità di riqualificare visto che i grandi progetti urbanistici capaci di portare miliardi di euro di investimento li hanno bloccati? 


Insomma delle due l'una: o non c'era nessuna discarica e dunque stanno solo spargendo bugie perché quella della discarica restituita alla città è l'unica narrazione che tiene in piedi la schifezza immonda della Raggi Beach; oppure c'era davvero una discarica e stanno facendo balneare la gente, a 38 gradi all'ombra, sopra potenziali rifiuti pericolosi e dannosissimi per la salute di chi passeggia scalzo in un terreno che può avere subito qualsiasi tipo di sversamento e non è stato bonificato.

Per concludere guardate la prima foto di questo articolo, quella in alto. Guardate quella scritta sopra bianca, sopra i teloni neri piazzati per coprire le erbacce, che tramutano la Spiaggia Raggi in una specie (ora sì) di discarica o di deposito di ecoballe. Ebbene avete letto bene: Cinodromo. Il Comune a pochissimi metri dall'ingresso di Tìberis è proprietario di una struttura con potenzialità enormi, che può essere valorizzata, che può generare reddito, lavoro, dignità, servizi per il quartiere. Tutto l'anno. Hai voglia a fare solarium e campi da volley se solo ti metti a recuperare ciò che è tuo e a cacciare via chi lo occupa senza titolo. Ed è solo un'idea tra mille possibili se un giorno si volesse uscire dal continuo ricorso allo spot e si volesse strutturalmente iniziare a governare la città.

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

4 agosto 2018
La vera e semplice domanda, peraltro senza risposta, è "perché?". Perché fare una spiaggia senza mare copiando malamente e goffamente Parigi quando a differenza di Parigi hai chilometri e chilometri di spiagge stupende - peraltro comunali!!! - sulle quali non hai investito? Perché spendere centinaia di migliaia di euro senza uno straccio di gara, tutti in affidamento diretto manco fosse l'urgenza delle urgenze quando invece le urgenze vere vengono tralasciate e ci sono ancora aree che non sono state ripristinate dopo la nevicata di febbraio? Perché scegliere di offrire l'accesso libero, senza un contributo, così manutenzione e sorveglianza di questa specie di enorme lettiera per gatti la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli che manco per sogno vorranno metterci piede? Perché non pubblicare un bando per coinvolgere sponsor privati, non sarebbero di certo mancati e avrebbero consegnato all'iniziativa le risorse per non risultare una pezzentata come è. Perché optare per un'area periferica e miserabile, piena di rifiuti, sversamenti, accampamenti quando la magia di Parigi sta proprio nell'aver portato un'atmosfera "estivale", come si dice in Francia, nel cuore della città, dove si verifica la magia della decontestualizzazione, della straniante nudità dei corpi (come hanno sottolineato alcuni antropologi) laddove al contrario in assenza di sabbia e ombrelloni la cosa non sarebbe socialmente accettabile? Perché non attuare la minima trasparenza su chi ha pagato, chi gestisce, per quanto tempo, chi paga la manutenzione, chi provvede alla sorveglianza notturna, quanto è il costo complessivo dell'operazione? Perché optare per una soluzione rabberciata, senza bar, senza wi fi, senza servizi igienici (ci sono solo quelli chimici, pensate che meraviglia con 40 gradi), senza strutture stabili per gli spogliatoi e le docce, senza una piscina, senza un idromassaggio, senza un cocktail bar, senza uno straccio di gelateria, senza un ristorante (queste le proposte gourmet di Paris Plages) o un filo di ombra, senza un cavolo di programma di animazione diurna o serale (anzi alle 20, col sole ancora alto, si chiude!), senza concerti o attività per bambini quando questi servizi sono il minimo sindacale per qualsiasi area estiva che si possa definire "attrezzata" e dunque realizzando così l'area "attrezzata" più triste della città? Ma davvero da Dicembre (data dell'annuncio che senz'altro preludeva ad una data di progetto ben antecedente) non c'era tempo per progettare questi servizi che sono l'abc per ogni iniziativa simile?
Pensate se una schifezza simile l'avesse fatta il famoso Piddì, sarebbe stata la fine: Grillo ci avrebbe marciato tutta l'estate. Ma loro posso fare tutto. Tutto. 
Chiudono i servizi assistenziali e sociali perché "senza bando non facciamo nulla", però quando si tratta di fare propaganda da MinCulPop a uso e consumo dei cittadini più facilmente raggirabili allora ecco gli appalti ad assegnazione diretta e gli affidamenti rigorosamente di 40mila euro per stare giusto un millimetro sotto soglia e non incappare negli obblighi di legge. 
Insomma non c'è nessun progetto e nessuna visione e medio e lungo termine, si campa solo alla giornata e in più lo si fa male, con sciatteria. Ogni città importante in occidente in questo preciso momento storico sta pensando a costruire il proprio concreto racconto con gittata al 2030 o al 2050. A Roma non esiste nessuna progettualità, nessuna voglia, nessun amore per pensare a quale sarà la città dei nostri nipoti. E si attuano iniziative pubbliche, strombazzatissime, che risulterebbero imbarazzanti anche per il Comune di Frascati...

Anche se c'è da dire che per lo meno in un piccolissimo sprazzo di dignità almeno hanno deciso di non inaugurarla. Di non esporre la città a questa ennesima atroce umiliazione. E così la spiaggia Tiberis da oggi è aperta, ma nessuno dell'amministrazione è andato ad inaugurarla. Quella stessa amministrazione che dice di "credere tantissimo nel progetto", quella stessa amministrazione che non più tardi di tre giorni fa (nell'ambito di una ennesima figura ridicola) ha promesso di inaugurare 400 metri (quattrocento metri!) di ciclabile invitando "tutte le figure istituzionali". Stavolta niente foto, niente fotografi. Nessuno se l'è sentita di farsi immortalare nel bel mezzo di questo sfacelo, neppure Pinuccia Montanari, un personaggio che non s'è tirato indietro neppure quando si è trattato di inaugurare in diretta Facebook alcuni cessi pubblici vicini al Colosseo. Perfino Sora Pinuccia è scappata via...

Il progetto, se così lo possiamo chiamare, nacque a dicembre, quando la Sindaca era sotto scacco a causa dello scandalo Spelacchio. Era necessario sparigliare per fare in modo che i giornali allentassero la morsa su quello che era uno scempio autentico (e quest'anno sarà anche peggio perché la gara per lo Spelacchio 2018/2019 è andata ovviamente deserta visto che l'assessore Frongia l'ha fatta scrivere coi piedi) e allora qualcuno dei geni della comunicazione pentecatta pensò bene di sparare grosso: diciamo che facciamo quest'estate una spiaggia sul Tevere. Boom. Se ne uscirono con una tavola che neppure all'ora di Educazione Tecnica alle scuole medie e annunciarono l'apertura per il 21 giugno. Poi se ne dimenticarono. Solo quando iniziarono, a giugno, ad uscire alcuni articoli sui giornali (prima da noi, poi il primo a seguirci fu Il Foglio e infine il Corriere della Sera il 1 luglio) allora qualcosa si mosse: e dunque via alla bell'e meglio appalti di corsa e progetti raffazzonatissimi.

E così mentre a Parigi ci si abbronza di fronte all'Ile de la Cité, al Pont Neuf e al Louvre, a Roma si va sotto Ponte Marconi, tra sorci grandi come gatti e sfasciacarrozze, laddove non c'è peraltro nulla di più normale (e dunque niente di nuovo) che avere campi da tennis e piccoli solarium come quello allestito dal Comune. L'area infatti, benché derelitta come è derelitta tutta Roma, è comunque da sempre piena di impianti sportivi. Si tratta di un'ansa del Tevere che anche da Piano Regolatore ha quella specifica destinazione. Invece di realizzare infatti operazioni pubblicitarie che portano poi solo pubblicità negativa, il Comune dovrebbe favorire in quella zona gli investimenti dei privati, sbloccare le procedure, creare corsie preferenziali burocratiche in modo da portare in quell'area gli investimenti che quell'area ha le enormi potenzialità di attrarre. Se guardate la mappa sopra ve ne rendente conto: l'area della spiaggia comunale è quella in alto a destra a fianco al micidiale Ponte Marconi. Ma tutta la mezzaluna dell'ansa è allestita allo stesso modo di come ha fatto il Comune: campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium. Questo per chilometri e chilometri con operatori privati (più o meno validi) che da oggi avranno l'inutile, ridicola, patetica e dannosa concorrenza sleale del Comune (che indirettamente fa concorrenza sleale anche alla stessa Ostia, con li operatori che infatti hanno avuto da ridire!). Una roba, da parte loro, da ricorso al Tar. Ma se andate oltre alla mezzaluna lungo il fiume, verso l'interno, scoprirete un brano di città massacrato dalla non pianificazione, dall'abusivismo, dall'incapacità amministrativa, dall'improvvisazione. Funzioni pregiate (stadi, impianti sportivi, grandi sedi universitarie) lasciate in mezzo al caos, all'abbandono, alla depressione urbanistica più pura all'assenza totale di visione. Guardate il marrone dei brownfields abbandonati, e parlate con gli studenti di Roma Tre per capire come si vive, si studia, ci si forma in un pezzo di città dove perfino i distributori automatici di snack (per dire uno dei grandi atout della spiaggia comunale Tiberis) vengono depredati dai nomadi che si sono impossessati della zona. E proprio Roma Tre doveva chiamarsi la fermata della Metro D prevista per questo pezzo di Roma, progetto che in due anni di amministrazione Raggi non ha fatto mezzo passo avanti e sì che avrebbe contribuito mille volte di più alla riqualificazione di questo quartiere. 


L'esperimento che venne fatto qualche anno fa (pagato tutto da privati!) era molto più sensato: a Ponte Marconi invece si fa solo concorrenza sleale alle aree sportive private già esistenti

Ma è giustappunto di "progetto" che si deve parlare. Perché se realizzare una infrastruttura così triste e squallida è una colpa enorme per un'amministrazione, realizzarla senza una visione è ancora peggio perché significa dilapidare risorse e minare ulteriormente la credibilità residua della città in Italia e nel mondo. 
Le insegne di Tiberis in mezzo ai mille pali gialli dei semafori e ai tristi cartelloni abusivi della zona Marconi
La mitica entrata di Tiberis, con i due immancabili vasetti di plastica. Per fortuna Sora Pinuccia qui non ha messo i vasi coi tralci di vite, piazzati ad umiliare Largo Argentina
Si pensi al turista curioso che si catapulta a Parigi da 15 anni sapendo di Paris Plages (fin dai primissimi anni superarono i 2 milioni di presenze) e oggi viene a Roma a testare il corrispettivo capitolino... Progetto dicevamo, ma quale progetto ha la città per il suo Fiume Tevere? In questi giorni non potendo ammettere onestamente la caratteristica one shot di questa iniziativa, l'amministrazione continua a ripetere che l'esperimento sta dentro ad un progetto più ampio di recupero del fiume. Ovviamente è tutto fake. Non c'è l'ombra di un progetto (un ufficio sì, almeno quello, ma con le poltrone non si fanno progetti, non si vincono bandi europei, non si reperiscono finanziamenti), non c'è l'ombra di una visione, non c'è mezzo accordo con Regione e Soprintendenze per pulire tutti gli argini del centro ricoperti di graffiti (quelli di Retake ci hanno fatto una campagna per mesi, inascoltati: la Soprintendenza ha lavorato per anni per bloccare lo stupendo murale di Kentridge, ma non spende un minuto di tempo per ripulire i graffiti che lordano i ponti di 500 anni fa), non c'è mezza idea per salvare le banchine dall'invasione di paccottiglia e cibo mediocre durante i mesi estivi, non c'è un piano per pulire rapidamente le fondamentali piste ciclabili (autentiche autostrade per biciclette, potenzialmente utilissime) ogni volta che vengono ricoperte di limo durante le piene e restano così per mesi, non c'è una modalità per avere ragione dei mille accampamenti abusivi (c'è scappato anche il morto, ma ormai non basta più) che si sono installati sotto ogni ponte, non c'è un piano per la navigabilità, non c'è un piano per pulire gli argini, non c'è un cavolo di piano per l'Aniene che pure ha un potenziale naturalistico e economico notevole.

E se tutto questo nella mente di qualcuno dovesse esistere (pur non comunicato), allora perché partire proprio con l'attività più triste e squallida andando a pregiudicare per il futuro e a ridicolizzare tutta la progettualità potenziale per il rilancio del fiume che da solo è un progetto che vale la consiliatura? E se c'è un progetto per il fiume (pur non comunicato) come mai dopo oltre 2 anni di consiliatura - ricordiamo che nei 5 anni di un sindaco i primi 2 servono per seminare, i secondi 3 per raccogliere, mentre qui non si è seminato NULLA - non se ne sa nulla? Forse perché si procede a tentoni e basta?



Le amene docce di Tiberis

L'unico piano serio e di grande visione per il fiume era stato impostato alla fine della scorsa consiliatura grazie a Giovanni Caudo e a Ignazio Marino i quali vincendo le Olimpiadi (che guardacaso sono andate a Parigi la quale guardacaso investirà molto sul suo fiume, rendendolo balneabile grazie ai quattrini del Comitato Olimpico Internazionale) avrebbero investito per creare un imponente parco fluviale nel rettangolo di città oggi tutto mignotte e immondizia urbanistica ricompreso tra la Flaminia e la Salaria con appunto il fiume in mezzo. Una zona mortifera e putrescente dalla quale le aziende (vedi Sky) fuggono via e che sarebbe diventato il sogno di un'area verde fruibile, percorsa da un trenino già esistente e da riqualificare, puntellata da costruzioni sostenibili e di qualità dove realizzare il villaggio olimpico e in seguito trasferire il tribunale liberando una volta per tutte il Rione Prati. Naturalmente l'unico progetto serio che avrebbe davvero, come amano dire i ciarlatani dell'ultim'ora, restituito il fiume alla città è stato bloccato dalla Sindaca annullando il dossier olimpico e gettando la città in un declino e in una depressione dalla quale non si sa minimamente come venire fuori. 
Un altro progetto serio per il fiume, sempre firmato dai signori di cui sopra, era quello a Tor di Valle. Dove la realizzazione del nuovo Stadio della Roma avrebbe portato ad uno straordinario parco fluviale con tanto di attracchi e imbarcaderi per accedere alle partite via battello. Anche questo, ovviamente, una volta arrivata Raggi, la sedicente paladina del Tevere, è stato bloccato e sommerso da una serie di malversazioni e illeciti di cui si sta occupando la magistratura: un progetto di qualità urbanistica mai visto a Roma, tutto pagato da privati, trasformato in una pozzanghera di corruzione e oggi la ciclabile di Tor di Valle lungo il fiume non è più neppure frequentabile. 

E proprio Parigi è stata più volte evocata dalla Sindaca. Al di là della pena che provocano in noi certe dichiarazioni (Anne Hidalgo dovrebbe citare per danni) la domanda che resta nell'aria è la seguente: da quanto tempo Virginia Raggi non frequenta una città europea cercando di analizzare come viene amministrata? Da quanto tempo non lo fanno seriamente i suoi collaboratori? Perché magari c'è anche buona fede, ma la buona fede nel fare le cose è inutile, anzi dannosa, se non è associata ad una competenza, ad uno studio, ad un approfondimento. La Sindaca di Roma appare non sapere minimamente come gira il mondo ne di averlo mai saputo. Le conseguenze le paghiamo ogni giorno noi come cittadini e la città le pagherà per i prossimi decenni. Le conseguenze di quella che Flavia Perina oggi su La Stampa chiama la "ideologia poveraccia". Adesso però basta. BASTA! Roma non è questo anche se avete convinto quasi tutti, Roma non è la capitale pezzente che volete per forza farci digerire. Roma non è il luogo del declino senza speranza e della bruttezza dovunque. BASTA ancora una volta!

Un accampamento di nomadi nel cuore della città. Ai margini del Mattatoio di Testaccio, col Tevere che si trasforma in discarica

16 settembre 2014







Vi invio la testimonianza di un accampamento di nomadi che hanno trovato un luogo da sporcare e da maltrattare al centro di Roma, un luogo già sporco e già maltratto che necessitava di riqualificazione e non di ulteriore degrado: Testaccio. 
Il degrado che stanno facendo sotto il fiume è desolante e terrificante, buttano tutto dentro il Tevere e sugli argini. Nella zona sono all'ordine del giorno vetri rotti alle auto e furti. 
Alfredo V.

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