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6 motivi per cui anche quest'anno Tiberis è una presa per i fondelli ineguagliabile

6 agosto 2019
Ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso, ma a scanso di equivoci vogliamo ribadire rapidamente il concetto anche quest'anno: la spiaggetta Tiberis, allestita negli scorsi giorni in fretta e furia (ma con almeno tre mesi di ritardo dall'inizio della stagione balneare) in un orripilante tratto di banchina del Tevere all'altezza di Ponte Marconi è una presa per i fondelli che la metà bastava. 


1. ROMA È UNA CITTÀ DI MARE!
Anche se l'amministrazione non se n'è accorta o se n'è accorta esclusivamente quando si è trattato di fare interessi e clientelismo sul litorale, Roma è una città di mare a tutti gli effetti. A Roma non ha nessun senso il ragionamento di "fare iniziativa di tipo balneare per coloro che non possono permettersi di andare al mare", semplicemente perché a Roma abbiamo spiagge letteralmente paradisiache a 20 minuti di metro dalla mostruosa Tiberis. Allestire sedie sdraio su spiaggia fake a 20 minuti dagli arenili più affascinanti del Tirreno (si pensi a Castelporziano, a Capocotta...) è una roba che non ha una logica che sia una. Investire denaro su una spiaggia finta, lasciando in abbandono le spiagge vere è sintomo di una malattia mentale che andrebbe urgentemente curata. 
Dire che Tiberis è "un'oasi per i cittadini che non vanno in vacanza" è una cretinata che solo Virginia Raggi. Se conoscesse Roma saprebbe che le oasi (oasi vere, non questa presa per i fondelli) la città ce le ha a pochi minuti di mezzi pubblici, raggiungibili con un 1,5 euro di biglietto. Vanno solo comunicate e manutenute. Invece così si fa solo disinformazione.


2. A ROMA CI SONO VILLE INCREDIBILI
Dice: ma comunque non è male allestire atmosfere estivali, come si dice in Francia, per dare un senso di villeggiatura a chi rimane in città o per i turisti. Verissimo. Ecco perché ad esempio nei mitologici parchi di Londra d'estate appaiono sdraio e ombrelloni. Già, ma nei parchi, non in un uno strapuntino in una zona di periferia raccapricciante che - ci si perdoni il paradosso - era coerentissimo e perfetto nel suo ruolo di discarica. Perché invece di investire su un terreno di proprietà regionale ricoprendolo di rotoli di pratino inglese fake (il cattivo gusto non ha confini), il Comune non investe sui quei terreni di proprietà comunali che sono chiamati "ville storiche" e che versano in condizioni drammatiche con erbacce alte metri, immondizia, abbandono, degrado e sorci? Perché le sdraio invece di metterle a Tiberis non le mettiamo a Villa Torlonia, a Villa Paganini o in qualsiasi altro spazio *comunale* così come fanno altre città europee nei loro parchi? Nella foto c'è Hyde Park a Londra. 

3. LA (NON) PRESENZA DELL'ACQUA
La famosa atmosfera estiva di villeggiatura che si diceva sopra non ha alcun senso senza una piscina dove si possa fare il bagno dopo essersi fatti una partita a beach volley. Lo scorso anno sembrava avessero capito la cosa, quest'anno hanno messo... dei vaporizzatori. Una roba al di là del ridicolo francamente. In ogni area pubblica o parco che si rispetti in Europa - specie nei luoghi lontani dal mare, e qui si ritorna all'assurdità del punto 1 - ci sono fontane d'acqua che forniscono insieme un beneficio estetico, un refrigerio e un conforto e infine una occasione indimenticabile di divertimento per i più piccoli. Questa nella foto, tanto per capirci, è Granary Square a Londra. 

I profili del Comune di Roma pubblicano la foto della spiaggia urbana fatta da Veltroni anni fa, oltre ogni ridicolaggine

4. TIBERIS DOVREBBE ESSERE UN GUADAGNO PER L'AMMINISTRAZIONE, INVECE È UN COSTO
Vi spieghiamo come funziona: c'è uno spazio pubblico, si fa un bando, si dice cosa si vuole un quello spazio, si valutano le candidature, la candidatura del gestore che offre di più vince e gestisce lo spazio pagando le pattuite royalties al banditore. Funziona così, punto. Funziona così ad esempio a Firenze dove il Comune ogni anno assegna la gestione della spiaggetta lungo l'Arno. A Roma, quindi, una iniziativa come Tiberis dovrebbe essere un motivo di incasso per l'amministrazione, invece è una voce di spesa (una spesa per sputtanarsi, geniale!) per decine e decine di migliaia di euro. A Roma tutto questo passa come nulla fosse, ma è una follia in piena regola, uno scandalo al sole che in qualsiasi altro luogo sarebbe oggetto di indagine della Corte dei Conti e di dura condanna civica. 

5. UN IMPATTO TURISTICO NULLO
Le spiagge fluviali (abbiamo parlato di Firenze, ma non si può non citare Parigi) si fanno anche per motivi turistici. Per destagionalizzare i flussi. Per rendere interessanti le aree urbane pure nei mesi centrali dell'estate, tipicamente poco attrattivi. Ecco perché le spiagge urbane, a Firenze e a Parigi appunto ma anche a Roma quando si tentò questo esperimento una decina d'anni fa, sono sempre in pieno centro, sotto le grandi attrattive turistiche, con panorama sul patrimonio più celebre delle città. Proprio per entrare in sinergia con questo. A Roma la spiaggia urbana è fatta in una zona rivoltante e perfino pericolosa, farsi una passeggiata nell' "entroterra" di Tiberis significa rischiare nella migliore delle ipotesi il portafoglio e nella peggiore la vita. Se non ci credete andate a farvi un giro nella zona di Via della Vasca Navale, Vicolo Savini, Via Mario Ageno, magari al tramonto dopo essere usciti da Tiberis dopo la chiusura delle 20. Se non avete il coraggio il giro fatevelo su Google Street View. Ah, naturalmente su google Tiberis non lo troverete, non hanno avuto neanche l'accortezza di inserire inserire il punto d'interesse nella mappa. Tutto questo ha un solo risultato: l'impatto turistico del progetto è nullo o, al limite, se qualche turista dovesse venirci, è negativo. Mandare la gente, specie gente inesperta di Roma, in quel contesto è un crimine, ne abbiamo parlato lo scorso anno ma tutto è rimasto com'era. 
In alto a destra Tiberis, dietro una sconfinata e agghiacciante bidonville

6. UN GRANDE MALINTESO SUL RAPPORTO TRA CITTÀ E FIUME
Il rapporto tra la città e il suo fiume è una cosa seria che non può essere trattata così. Non esiste un piano di riqualificazione complessiva del fiume, si procede in modo parcellizzato e non c'è nulla di peggio di questo, si fa finta di fare rigenerazione urbana su un pezzetto di fiume a Ponte Marconi e si abbandonano le banchine in centro, piene di accampamenti e autentici villaggi di punkabbestia se non, peggio, inondate di bancarelle disgustose. Trattare il fiume in questo modo è diseducativo, meglio non occuparsene affatto. 

Viadotto della Magliana. Hanno impiegato 200 giorni per un lavoro da 10 giorni

21 febbraio 2019

Caduti un po’ tristemente nel dimenticatoio i lavori per la sostituzione del guardrail sul viadotto della Magliana (accesso per l’autostrada della Roma - Fiumicino) si sono conclusi pochi giorni fa nella notte fra il 15 e il 16 febbraio.
Intervento che ricordiamo è stato commissionato dal SIMU (Dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana) e i cui i cantieri sono stati allestiti nella notte tra il 1 e 2 agosto 2018 con data di ultimazione lavori dichiarata entro il 15 settembre 2018. Lavori che però sono partiti solo il 21 agosto 2018, obbligando così gli automobilisti a 20 giorni di code, seppur nel mese estivo, senza alcuna ragione.
Riepilogando si trattava di un normalissimo lavoro di manutenzione che prevedeva la sostituzione di ben 170 metri del vecchio guardrail, il rifacimento del cordolo in calcestruzzo armato e il posizionamento dei nuovi new jersey in cemento prefabbricati (come se ne vedono per chilometri e chilometri su strade extraurbane e autostrade). Intervento reso necessario dallo stato del vecchio guardrail dovuto a scarsa, o per meglio dire inesistente, manutenzione ed ai frequenti incidenti.
Un lavoro che in qualsiasi città del mondo si sarebbe svolto in circa 10 giorni con una squadra ben organizzata su più turni 24h su 24h (soprattutto la sera, con meno flussi di traffico) ma che solo a Roma ha visto impiegati una media di 2 operai con rare punte di 4 persone al lavoro su un turno unico (8-16) rigorosamente solo nei feriali. Un andamento che ha portato a 200 giorni la durata complessiva del cantiere.
Una situazione che già di per se si presenta ridicola ma diventa ancora più grave se si ripercorrono le tappe degli ultimi mesi: i lavori, iniziati come detto in ritardo, sono andati ad un ritmo così lento che fin da subito si è pensato bene di rinviare il termine prima al 30 ottobre (1 mese e mezzo in più) e poi successivamente al 29 novembre (2 mesi e mezzo oltre la data concordata) con l’amministrazione che si difendeva per mezzo dell’ass. Gatta sia tirando in ballo il cattivo tempo sia con la difficoltà degli operai a lavorare in pochi metri di spazio con il traffico nella corsia vicina (come se nel resto del mondo non siano all’ordine del giorno interventi di questo tipo).

Si arriva quindi alla fatidica data con i cantieri in pieno svolgimento tanto da rinviare i lavori al 4 dicembre 2018 e poi addirittura al 15 dicembre 2018. A questo punto, arrivati a fine dicembre, i lavori seppur complessivamente conclusi non erano ancora completi. La consigliera capitolina Monica Montella del M5S ci spiegava che la ditta “ha avuto problemi nel reperire un corrimano d’acciaio dalla ditta fornitrice” obbligatorio per il collaudo finale e quindi per la rimozione dei new jersey in plastica del cantieri, lasciando quindi il restringimento e le lunghe code praticamente ad ogni ora del giorno.

Se finora il livello di pressapochismo con cui è stato condotto questo intervento non vi è sembrato abbastanza c’è ancora da domandarsi come mai la ditta costruttrice, a cui il SIMU ha assegnato i lavori su una delle arterie più trafficate e importanti della città, nonostante i mesi e mesi di ritardi non ha ordinato questo misterioso pezzo (da luglio).
Ad ogni modo le conseguenze di un bando scritto con i piedi sono sempre le stesse: nuovo rinvio della data di fine lavori al 15 gennaio 2019, poi al 30 gennaio 2019, poi al 5 febbraio 2019 e infine al 20 febbraio 2019.
Data che è stata anticipata con la riapertura al 16 febbraio grazie all’arrivo e al montaggio del pezzo mancante.
Siamo dunque di fronte a 9 (nove) rinvii ed una durata totale dei lavori di 180 giorni a fronte dei 21 previsti mentre se si considerano i giorni di cantiere si sale a 200 contro 45 previsti.
Di fronte ad una situazione che solo a raccontarla ci sarebbe da ridere, se non fosse per le ore buttate nel traffico e per i mille aerei perduti, la sindaca il 16 febbraio 2019 annuncia in pompa magna la fine dei complessi lavori (per 170 metri di muretto, lo ricordiamo) con un post su Facebook.

Tralasciando il fatto che in qualsiasi città del mondo un intervento del genere non sarebbe nemmeno sottoposto all’attenzione del sindaco della città e neppure ad un piccolo assessore municipale (ma dopo i ciclamini e i gabinetti di Pinuccia non ci si meraviglia più di nulla), Virginia Raggi ci informa che la ditta verrà “invitata” a pagare le penali.
Sottolineo il lessico che non “obbliga” ma “invita” a pagare le penali, come se fosse un qualcosa di facoltativo. Penali che peraltro sono scattate solo il 1 dicembre, ovvero 2 mesi e mezzo dopo la data di consegna prevista, e dovrebbero ammontare a soli 700 euro al giorno, evidentemente una cifra non sufficiente per far velocizzare la ditta che ha impiegato quasi due mesi solo per reperire e montare la protezione metallica superiore. Sia chiaro che è tutto nella norma grazie all’indecente programmazione del SIMU.

Insomma un’incompetenza di una gravità assoluta da parte dell’amministrazione a 5 Stelle che è ricaduta sui cittadini costretti ad ore di code per uscire dalla città e di conseguenza congestionando di un intero quadrante, devastando l'immagine di Roma rispetto ai turisti costretti a perdere migliaia e migliaia di voli. Una situazione che ora rischia di ripetersi per i più complessi e lunghi lavori di manutenzione del Ponte Magliana (proseguimento del viadotto). Intervento quest’ultimo richiesto dagli ingegneri del SIMU per via dello stato di degrado in cui versa il ponte (in parte dovuto ai frequenti incendi dei nomadi della spazzatura sotto il viadotto) e per il quale saranno necessari 150 giorni di lavori e alcune giornate di chiusure totale del ponte stesso. Ci sarà da ridere, anzi come al solito da piangere.


Tiberis a 20 giorni dall'inaugurazione. Spiaggia deserta, dintorni pericolosi, aggressioni rom

23 agosto 2018
Ebbene sì, dopo una ventina di giorni dall'inaugurazione siamo tornati a Tiberis, la mitologica e famigerata spiaggetta lungo il fiume Tevere. Un errore sotto ogni punto di vista, uno degli ennesimi di questa amministrazione scellerata e caricaturale. La cosa l'abbiamo spiegata bene qui. E poi anche qui.

Pensavamo di trovare l'area in condizioni molto peggiori dopo le piogge dei giorni scorsi e invece tutto sommato la manutenzione regge. I problemi di Tiberis però sono altri e non sono pochi. In primo luogo la frequentazione. A Tiberis, è opportuno dirlo chiaro, non mette piede nessuno: la città sarà anche svuotata ma non si superano mai i 20 "clienti", specie dopo i primi giorni quando l'impressione di affollamento era aiutata dalla presenza di tanti entusiasti militanti pentastellati e dipendenti comunali. La desolazione vera. Sei o sette auto parcheggiate nel parking dedicato e una ventina di persone sotto. Campi da beach volley vuoti e un bambino (uno!) impossibilitato anche dal trovare un coetano con cui giocare. 


Il fallimento è davanti agli occhi di tutti sotto ogni lettura e sotto ogni aspetto. Danno di immagine, spreco di denaro e tutto quello che ne consegue. Si voleva fare un arenile? Bene, lo si faccia. Ma non è il mestiere e il compito del Comune, che non sa fare neppure il suo lavoro, figurarsi allestire uno stabilimento balneare. S'individui un'area, la si bonifichi, si predisponga tutto a livello burocratico, si faccia un bando e si consenta di realizzare il "prodotto" a chi è capace di farlo, a chi fa questo di mestiere e di professione. Magari, invece di spendere, si sarebbero incassati degli oneri di concessione e si sarebbero creati posti di lavoro veri permettendo ad una ditta del territorio di lavorare. Esattamente come viene fatto da anni lungo l'Arno a Firenze.


Questa tristezza e senso di scoramento è trasmesso in pieno dal primo video. Ma poi c'è il secondo video. Nel secondo video abbiamo fatto quello che tutti coloro sani di mente che visitano un nuovo posto farebbero: una passeggiata nei dintorni. Se vado al mare, chessò, a Anzio e non conosco per niente Anzio, dopo la spiaggia mi concedo un giretto nel paese, nel porticciolo, nel borgo antico o decidete voi dove. La stessa cosa abbiamo fatto con Tiberis simulandoci turisti o romani provenienti dall'altra parte della città curiosi e attratti dalla novità.

Abbiamo scoperto un quartiere raccapricciante ma con enormi potenzialità. Spazi vuoti davvero a non finire, funzioni interessanti (piscine pubbliche - abbandonate! -, spazi sportivi - occupati! -, università...) lasciate in abbandono, aree di potenziale sviluppo incredibili a pochi passi dal centro. Ci sono delle opportunità infinite lasciate senza esito, qui ci potrebbe essere uno sviluppo immobiliare, sociale, ambientale di qualità come è avvenuto in aree similmente disastrate di Milano. E invece è tutto fermo: zero progetti, zero visioni. 


E poi c'è una cosa grave. La percepite osservando il secondo video fino in fondo. Vedete quella Punto grigia? Dentro c'erano tre ragazzi rom giovani, sui 20 anni. Ci hanno fermato e ci hanno impedito di proseguire a filmare. Siamo a meno di 100 metri in linea d'aria da Tiberis, su una pubblica strada c'è un consistente campo rom pieno di bambini che giocano nella terra e in pozze d'acqua stagnante. Spazzatura dappertutto con addirittura intere vetture ricoperte di rifiuti. Una situazione fuori controllo ad un isolato dalla "spiaggia" comunale. È lo stesso campo che dà letteralmente il tormento agli studenti di Roma Tre che hanno le loro facoltà giusto qui di fronte. È lo stesso campo governato dal celebre Zorro probabilmente.


Spingere le persone, le famiglie, i bambini a venire in quest'area per "balneare" è da matti, è da irresponsabili. Prima bonifichi la zona, prima togli i pericoli, poi coinvolgi i cittadini a venirci. 

Qualche lettore dirà: nel video si vede solo avvicinarsi una Punto, non si vede nessuna aggressione ne tantomeno nessun campo rom. Già, vero. Perché per fortuna venendo arrivare quelle furie sgommando abbiamo avuto la freddezza di spengere il telefono. Sono serviti 10 minuti di dialogo con costoro per spiegargli che non c'era nulla contro di loro e per qualche strano miracolo telefonini e portafoglio sono stati risparmiati. Ma magari è vero, magari ci inventiamo tutto. E allora vi invitiamo a smentirci: andate a Tiberis, balneate, poi andate magari quando la spiaggia chiude verso le 20 a farvi una passeggiata nelle strade circostanti. Basta fare 100 metri, forse meno, andate verso Vicolo Savelli, verso Via della Vasca Navale e provate, come noi, a fare un filmato. Poi mandatecelo che lo pubblichiamo... Così vi renderete conto in che luogo l'amministrazione comunale vi ha invitato a villeggiare. E ci raccomandiamo: portatevi i bambini a spasso eh!

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

4 agosto 2018
La vera e semplice domanda, peraltro senza risposta, è "perché?". Perché fare una spiaggia senza mare copiando malamente e goffamente Parigi quando a differenza di Parigi hai chilometri e chilometri di spiagge stupende - peraltro comunali!!! - sulle quali non hai investito? Perché spendere centinaia di migliaia di euro senza uno straccio di gara, tutti in affidamento diretto manco fosse l'urgenza delle urgenze quando invece le urgenze vere vengono tralasciate e ci sono ancora aree che non sono state ripristinate dopo la nevicata di febbraio? Perché scegliere di offrire l'accesso libero, senza un contributo, così manutenzione e sorveglianza di questa specie di enorme lettiera per gatti la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli che manco per sogno vorranno metterci piede? Perché non pubblicare un bando per coinvolgere sponsor privati, non sarebbero di certo mancati e avrebbero consegnato all'iniziativa le risorse per non risultare una pezzentata come è. Perché optare per un'area periferica e miserabile, piena di rifiuti, sversamenti, accampamenti quando la magia di Parigi sta proprio nell'aver portato un'atmosfera "estivale", come si dice in Francia, nel cuore della città, dove si verifica la magia della decontestualizzazione, della straniante nudità dei corpi (come hanno sottolineato alcuni antropologi) laddove al contrario in assenza di sabbia e ombrelloni la cosa non sarebbe socialmente accettabile? Perché non attuare la minima trasparenza su chi ha pagato, chi gestisce, per quanto tempo, chi paga la manutenzione, chi provvede alla sorveglianza notturna, quanto è il costo complessivo dell'operazione? Perché optare per una soluzione rabberciata, senza bar, senza wi fi, senza servizi igienici (ci sono solo quelli chimici, pensate che meraviglia con 40 gradi), senza strutture stabili per gli spogliatoi e le docce, senza una piscina, senza un idromassaggio, senza un cocktail bar, senza uno straccio di gelateria, senza un ristorante (queste le proposte gourmet di Paris Plages) o un filo di ombra, senza un cavolo di programma di animazione diurna o serale (anzi alle 20, col sole ancora alto, si chiude!), senza concerti o attività per bambini quando questi servizi sono il minimo sindacale per qualsiasi area estiva che si possa definire "attrezzata" e dunque realizzando così l'area "attrezzata" più triste della città? Ma davvero da Dicembre (data dell'annuncio che senz'altro preludeva ad una data di progetto ben antecedente) non c'era tempo per progettare questi servizi che sono l'abc per ogni iniziativa simile?
Pensate se una schifezza simile l'avesse fatta il famoso Piddì, sarebbe stata la fine: Grillo ci avrebbe marciato tutta l'estate. Ma loro posso fare tutto. Tutto. 
Chiudono i servizi assistenziali e sociali perché "senza bando non facciamo nulla", però quando si tratta di fare propaganda da MinCulPop a uso e consumo dei cittadini più facilmente raggirabili allora ecco gli appalti ad assegnazione diretta e gli affidamenti rigorosamente di 40mila euro per stare giusto un millimetro sotto soglia e non incappare negli obblighi di legge. 
Insomma non c'è nessun progetto e nessuna visione e medio e lungo termine, si campa solo alla giornata e in più lo si fa male, con sciatteria. Ogni città importante in occidente in questo preciso momento storico sta pensando a costruire il proprio concreto racconto con gittata al 2030 o al 2050. A Roma non esiste nessuna progettualità, nessuna voglia, nessun amore per pensare a quale sarà la città dei nostri nipoti. E si attuano iniziative pubbliche, strombazzatissime, che risulterebbero imbarazzanti anche per il Comune di Frascati...

Anche se c'è da dire che per lo meno in un piccolissimo sprazzo di dignità almeno hanno deciso di non inaugurarla. Di non esporre la città a questa ennesima atroce umiliazione. E così la spiaggia Tiberis da oggi è aperta, ma nessuno dell'amministrazione è andato ad inaugurarla. Quella stessa amministrazione che dice di "credere tantissimo nel progetto", quella stessa amministrazione che non più tardi di tre giorni fa (nell'ambito di una ennesima figura ridicola) ha promesso di inaugurare 400 metri (quattrocento metri!) di ciclabile invitando "tutte le figure istituzionali". Stavolta niente foto, niente fotografi. Nessuno se l'è sentita di farsi immortalare nel bel mezzo di questo sfacelo, neppure Pinuccia Montanari, un personaggio che non s'è tirato indietro neppure quando si è trattato di inaugurare in diretta Facebook alcuni cessi pubblici vicini al Colosseo. Perfino Sora Pinuccia è scappata via...

Il progetto, se così lo possiamo chiamare, nacque a dicembre, quando la Sindaca era sotto scacco a causa dello scandalo Spelacchio. Era necessario sparigliare per fare in modo che i giornali allentassero la morsa su quello che era uno scempio autentico (e quest'anno sarà anche peggio perché la gara per lo Spelacchio 2018/2019 è andata ovviamente deserta visto che l'assessore Frongia l'ha fatta scrivere coi piedi) e allora qualcuno dei geni della comunicazione pentecatta pensò bene di sparare grosso: diciamo che facciamo quest'estate una spiaggia sul Tevere. Boom. Se ne uscirono con una tavola che neppure all'ora di Educazione Tecnica alle scuole medie e annunciarono l'apertura per il 21 giugno. Poi se ne dimenticarono. Solo quando iniziarono, a giugno, ad uscire alcuni articoli sui giornali (prima da noi, poi il primo a seguirci fu Il Foglio e infine il Corriere della Sera il 1 luglio) allora qualcosa si mosse: e dunque via alla bell'e meglio appalti di corsa e progetti raffazzonatissimi.

E così mentre a Parigi ci si abbronza di fronte all'Ile de la Cité, al Pont Neuf e al Louvre, a Roma si va sotto Ponte Marconi, tra sorci grandi come gatti e sfasciacarrozze, laddove non c'è peraltro nulla di più normale (e dunque niente di nuovo) che avere campi da tennis e piccoli solarium come quello allestito dal Comune. L'area infatti, benché derelitta come è derelitta tutta Roma, è comunque da sempre piena di impianti sportivi. Si tratta di un'ansa del Tevere che anche da Piano Regolatore ha quella specifica destinazione. Invece di realizzare infatti operazioni pubblicitarie che portano poi solo pubblicità negativa, il Comune dovrebbe favorire in quella zona gli investimenti dei privati, sbloccare le procedure, creare corsie preferenziali burocratiche in modo da portare in quell'area gli investimenti che quell'area ha le enormi potenzialità di attrarre. Se guardate la mappa sopra ve ne rendente conto: l'area della spiaggia comunale è quella in alto a destra a fianco al micidiale Ponte Marconi. Ma tutta la mezzaluna dell'ansa è allestita allo stesso modo di come ha fatto il Comune: campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium. Questo per chilometri e chilometri con operatori privati (più o meno validi) che da oggi avranno l'inutile, ridicola, patetica e dannosa concorrenza sleale del Comune (che indirettamente fa concorrenza sleale anche alla stessa Ostia, con li operatori che infatti hanno avuto da ridire!). Una roba, da parte loro, da ricorso al Tar. Ma se andate oltre alla mezzaluna lungo il fiume, verso l'interno, scoprirete un brano di città massacrato dalla non pianificazione, dall'abusivismo, dall'incapacità amministrativa, dall'improvvisazione. Funzioni pregiate (stadi, impianti sportivi, grandi sedi universitarie) lasciate in mezzo al caos, all'abbandono, alla depressione urbanistica più pura all'assenza totale di visione. Guardate il marrone dei brownfields abbandonati, e parlate con gli studenti di Roma Tre per capire come si vive, si studia, ci si forma in un pezzo di città dove perfino i distributori automatici di snack (per dire uno dei grandi atout della spiaggia comunale Tiberis) vengono depredati dai nomadi che si sono impossessati della zona. E proprio Roma Tre doveva chiamarsi la fermata della Metro D prevista per questo pezzo di Roma, progetto che in due anni di amministrazione Raggi non ha fatto mezzo passo avanti e sì che avrebbe contribuito mille volte di più alla riqualificazione di questo quartiere. 


L'esperimento che venne fatto qualche anno fa (pagato tutto da privati!) era molto più sensato: a Ponte Marconi invece si fa solo concorrenza sleale alle aree sportive private già esistenti

Ma è giustappunto di "progetto" che si deve parlare. Perché se realizzare una infrastruttura così triste e squallida è una colpa enorme per un'amministrazione, realizzarla senza una visione è ancora peggio perché significa dilapidare risorse e minare ulteriormente la credibilità residua della città in Italia e nel mondo. 
Le insegne di Tiberis in mezzo ai mille pali gialli dei semafori e ai tristi cartelloni abusivi della zona Marconi
La mitica entrata di Tiberis, con i due immancabili vasetti di plastica. Per fortuna Sora Pinuccia qui non ha messo i vasi coi tralci di vite, piazzati ad umiliare Largo Argentina
Si pensi al turista curioso che si catapulta a Parigi da 15 anni sapendo di Paris Plages (fin dai primissimi anni superarono i 2 milioni di presenze) e oggi viene a Roma a testare il corrispettivo capitolino... Progetto dicevamo, ma quale progetto ha la città per il suo Fiume Tevere? In questi giorni non potendo ammettere onestamente la caratteristica one shot di questa iniziativa, l'amministrazione continua a ripetere che l'esperimento sta dentro ad un progetto più ampio di recupero del fiume. Ovviamente è tutto fake. Non c'è l'ombra di un progetto (un ufficio sì, almeno quello, ma con le poltrone non si fanno progetti, non si vincono bandi europei, non si reperiscono finanziamenti), non c'è l'ombra di una visione, non c'è mezzo accordo con Regione e Soprintendenze per pulire tutti gli argini del centro ricoperti di graffiti (quelli di Retake ci hanno fatto una campagna per mesi, inascoltati: la Soprintendenza ha lavorato per anni per bloccare lo stupendo murale di Kentridge, ma non spende un minuto di tempo per ripulire i graffiti che lordano i ponti di 500 anni fa), non c'è mezza idea per salvare le banchine dall'invasione di paccottiglia e cibo mediocre durante i mesi estivi, non c'è un piano per pulire rapidamente le fondamentali piste ciclabili (autentiche autostrade per biciclette, potenzialmente utilissime) ogni volta che vengono ricoperte di limo durante le piene e restano così per mesi, non c'è una modalità per avere ragione dei mille accampamenti abusivi (c'è scappato anche il morto, ma ormai non basta più) che si sono installati sotto ogni ponte, non c'è un piano per la navigabilità, non c'è un piano per pulire gli argini, non c'è un cavolo di piano per l'Aniene che pure ha un potenziale naturalistico e economico notevole.

E se tutto questo nella mente di qualcuno dovesse esistere (pur non comunicato), allora perché partire proprio con l'attività più triste e squallida andando a pregiudicare per il futuro e a ridicolizzare tutta la progettualità potenziale per il rilancio del fiume che da solo è un progetto che vale la consiliatura? E se c'è un progetto per il fiume (pur non comunicato) come mai dopo oltre 2 anni di consiliatura - ricordiamo che nei 5 anni di un sindaco i primi 2 servono per seminare, i secondi 3 per raccogliere, mentre qui non si è seminato NULLA - non se ne sa nulla? Forse perché si procede a tentoni e basta?



Le amene docce di Tiberis

L'unico piano serio e di grande visione per il fiume era stato impostato alla fine della scorsa consiliatura grazie a Giovanni Caudo e a Ignazio Marino i quali vincendo le Olimpiadi (che guardacaso sono andate a Parigi la quale guardacaso investirà molto sul suo fiume, rendendolo balneabile grazie ai quattrini del Comitato Olimpico Internazionale) avrebbero investito per creare un imponente parco fluviale nel rettangolo di città oggi tutto mignotte e immondizia urbanistica ricompreso tra la Flaminia e la Salaria con appunto il fiume in mezzo. Una zona mortifera e putrescente dalla quale le aziende (vedi Sky) fuggono via e che sarebbe diventato il sogno di un'area verde fruibile, percorsa da un trenino già esistente e da riqualificare, puntellata da costruzioni sostenibili e di qualità dove realizzare il villaggio olimpico e in seguito trasferire il tribunale liberando una volta per tutte il Rione Prati. Naturalmente l'unico progetto serio che avrebbe davvero, come amano dire i ciarlatani dell'ultim'ora, restituito il fiume alla città è stato bloccato dalla Sindaca annullando il dossier olimpico e gettando la città in un declino e in una depressione dalla quale non si sa minimamente come venire fuori. 
Un altro progetto serio per il fiume, sempre firmato dai signori di cui sopra, era quello a Tor di Valle. Dove la realizzazione del nuovo Stadio della Roma avrebbe portato ad uno straordinario parco fluviale con tanto di attracchi e imbarcaderi per accedere alle partite via battello. Anche questo, ovviamente, una volta arrivata Raggi, la sedicente paladina del Tevere, è stato bloccato e sommerso da una serie di malversazioni e illeciti di cui si sta occupando la magistratura: un progetto di qualità urbanistica mai visto a Roma, tutto pagato da privati, trasformato in una pozzanghera di corruzione e oggi la ciclabile di Tor di Valle lungo il fiume non è più neppure frequentabile. 

E proprio Parigi è stata più volte evocata dalla Sindaca. Al di là della pena che provocano in noi certe dichiarazioni (Anne Hidalgo dovrebbe citare per danni) la domanda che resta nell'aria è la seguente: da quanto tempo Virginia Raggi non frequenta una città europea cercando di analizzare come viene amministrata? Da quanto tempo non lo fanno seriamente i suoi collaboratori? Perché magari c'è anche buona fede, ma la buona fede nel fare le cose è inutile, anzi dannosa, se non è associata ad una competenza, ad uno studio, ad un approfondimento. La Sindaca di Roma appare non sapere minimamente come gira il mondo ne di averlo mai saputo. Le conseguenze le paghiamo ogni giorno noi come cittadini e la città le pagherà per i prossimi decenni. Le conseguenze di quella che Flavia Perina oggi su La Stampa chiama la "ideologia poveraccia". Adesso però basta. BASTA! Roma non è questo anche se avete convinto quasi tutti, Roma non è la capitale pezzente che volete per forza farci digerire. Roma non è il luogo del declino senza speranza e della bruttezza dovunque. BASTA ancora una volta!

Mettono un elettricista a prendere decisioni sul traffico. E la Roma-Fiumicino bloccata da giorni

15 giugno 2018
Vi scrivo per rendervi partecipi della situazione creatasi da qualche giorno sul Viadotto della Magliana dopo la decisione dell'Undicesimo Municipio di dare il via libera alla sperimentazione di 60 giorni del restringimento della carreggiata.

La scelta, sconsigliata dall'ANAS ma applicata nel tratto di Roma-Fiumicino non gestito da Anas bensì dal Comune di Roma, consiste in alcuni jersey e bande sonore poste nel punto di maggior traffico del viadotto, pensati per canalizzare il traffico verso una sola carreggiata. Nonostante siano passati solamente pochi giorni dall'inizio della sperimentazione, i disagi per chi percorre quel tratto di strada sono già enormi, con un traffico aumentato esponenzialmente a qualsiasi ora della giornata. Personalmente percorro quel tratto di strada quotidianamente per arrivare alla metro e poi dirigermi verso l'ufficio, un'avventura che si è ormai trasformata in un incubo. I tempi di percorrenza sono arrivati a toccare un'ora, con file che spesso partono de Parco de Medici o anche dallo svincolo del GRA. Tutto questo con le scuole chiuse.

La portata di tale disastro è tale da aver mobilitato circa 340 cittadini riunitisi in un gruppo Facebook. Protagonista assoluto delle nostre disavventure è Marco Zuccalà, consigliere pentastellato che ha più volte smentito le nostre lamentele, nonostante queste fossero accompagnate da foto e video a qualsiasi ora del giorno. Parliamo di una persona che parlando dei risultati della sua opera ha risposto dicendo "scommettiamo che tra qualche mese le cose cambieranno!?", come se si trattasse di Scommettiamo Che. Zuccalà sembra avere troppo da perdere per ammettere il fallimento della sua opera, mentre il Presidente del Municipio non risponde ai messaggi. Ovviamente l'opposizione si sta buttando sulla questione ma solo per cercare di accaparrarsi qualche consenso in più.

Il dato sconcertante è però uno: che un partito che di solito di presenta come quello della politica dal basso e dalla parte dei cittadini, stia lasciando proprio quei cittadini in balia di scelte e decisioni scellerate, prese su un tratto di strada più volte segnalato come a rischio crollo e che necessiterebbe di tutt'altre iniziative. 

Per adesso, l'unico risultato di questa "politica dal basso" è quello di aver portato in Municipio, con poteri decisionali decisamente superiori alle sue possibilità, una persona che in passato ha fatto l'elettricista e l'agente immobiliare. Insomma, qualificato.
FRANCESCO

*Caro Francesco,
solitamente siamo molto favorevoli alle canalizzazioni del traffico, e anche noi come il consigliere speriamo che le cose si assestino. Certo a giudicare dai risultati dei primi giorni di sperimentazione qui sembra che chi ha fatto i calcoli (li hanno fatti?) abbia sbagliato qualcosa. Decisamente.
-RFS

Come vuoi il tuo nuovo Viale Marconi? 6 soluzioni al voto, ma solo una da votare

23 maggio 2017

Ottima l'impostazione dell'amministrazione comunale che in vista del progetto di riqualificazione di Viale Marconi ha sollecitato l'Agenzia della Mobilità nel produrre una serie di ipotesi di layout stradale mettendole poi ai voti (non vincolati, perché già si sa che ci saranno le truppe cammellate di votanti mossi da interessi non necessariamente nobili) cercando così di coinvolgere i cittadini. Le votazioni sono aperte fino a domani e noi non ci siamo fatti scappare la chance sia di farci su un ragionamento. In realtà non siamo molto soddisfatti delle soluzioni proposte: spesso manca il coraggio di eliminare la sosta, cosa da fare tassativamente se si vuole sul serio riqualificare e rigenerare; e purtroppo non si è neppure ragionato sul ridurre la sezione stradale che comunque resta a due corsie per senso di marcia. Servono? Inoltre non c'è nessuna considerazione del fatto che qui il nostro Piano Regolatore prevede una importante fermata metropolitana: quella della Linea D che questa amministrazione ancora non ci ha detto se vuole o non vuole fare.
Tutto ciò premesso, abbiamo buttato giù una rudimentale analisi delle proposte in lizza e vi chiediamo di votare per quella che, unica in assoluto, raggiunge e supera la sufficienza. Che ne pensate? Intanto ECCO IL LINK DOVE VOTARE.




SOLUZIONE 1 - voto 5
Due corsie preferenziali ai lati, enormi e sovradimensionate corsie per il deflusso delle auto. Restano gli alberi nella spina centrale della strada. E' una buona soluzione perché elimina totalmente la sosta sulla strada, fa correre gli autobus laddove devono correre (ai lati del marciapiede!) anche se sulla mappa la preferenziale non sembra protetta e deve assolutamente esserlo. La soluzione deve essere corroborata da piazzole di carico e scarico sul primo posto auto libero sulle traverse, protezione per la preferenziale e una ciclabile o sulla spina centrale (modello Togliatti) o in una intercapedine tra preferenziale e marciapiede. La cosa potrebbe essere così molto utile a ridurre le carreggiate così troppo larghe.
La soluzione è relativamente buona ma non raggiunge la sufficienza perché a quanto pare questa configurazione di preferenziali non possono ospitare la futura tramvia. Da capire come il problema potrebbe essere superato. Comunque si tratta di una soluzione non molto costosa e, a nostro avviso, capace di contrastare la sosta selvaggia da una e dall'altra parte della carreggiata.

SOLUZIONE 2 - voto 3
Un pasticciotto utile a far perdere tempo agli amici di Roma Mobilità, invece di concentrarsi sulle cose serie: la soluzione non ha ciclabili, ha corsie sovradimensionate, ha preferenziali miste (una al centro, una di lato dove è ora) ha una disposizione della sosta caotica e disordinata e prevede l'abbattimento di tutto l'affascinante patrimonio arboreo della strada. In più tutto sto accrocco non è compatibile al tram che qui dovrà passare speriamo presto. Io boh...


SOLUZIONE 3 - voto 3
Corsia preferenziale centrale, ordinata ma distante dai marciapiedi. Adatta più ai vialoni della banlieu di Istanbul che ad una strada che di fatto è in centro. Peraltro non compatibile con il futuro tram. E poi la strada che rimane un volgare parking a cielo aperto con auto parcheggiate dovunque a centinaia. 


SOLUZIONE 4 - voto 4,5
Buona la collocazione delle ciclabili. Enorme rischio di sosta selvaggia (quando c'è sosta, è facile che ci sia doppia sosta purtroppo), abbattimento degli alberi e corsia preferenziale collocata lontano dai marciapiedi. Inoltre non compatibile con il futuro tram.


SOLUZIONE 5 - voto 5,5
Soluzione coraggiosa e interessante che si prende carico di ripensare davvero la strada, al di fuori da dogmi e superstizioni. La preferenziale è pronta per il futuro passaggio del tram (che quando dovrà essere implementato non comporterà interferenze sul traffico privato), le ciclabili sono ottimali (sotto gli alberi e a doppio senso), il riordino in termini di arredo è pesante. Ovviamente è impensabile, come propone la soluzione (che infatti non raggiunge la sufficienza neanche lei), rendere il viale a senso unico. Ma la correzione è facile e sta nella soluzione successiva: l'attuale corsia direzione centro va tramutata in corsia a doppio senso, con due corsie per senso di marcia. Le dimensioni ci sono tutte: parliamo di una carreggiata di 12 metri abbondanti e dunque c'è tutto lo spazio per fare 4 tranquille corsie: basta togliere gli stalli per la sosta. E' del tutto evidente che riprogettare una strada come questa non può in maniera assoluta prevedere sosta delle auto in superficie. 


SOLUZIONE 6 - voto 7
Ci piace abbastanza francamente! E' molto impegnativa a livello progettuale perché bisogna ripensare tutta la viabilità laterale, ma questa è una bella sfida perché alcune strade laterali di Viale Marconi potranno avere l'ultimo tratto pedonalizzato, con la creazione di tante micro piazze. Davvero interessante questa soluzione e dalle grandi potenzialità per una rigenerazione non solo dello stradone tra Piazzale della Radio e la Colombo ma di tutto il grande quartiere popolare e commerciale che insiste nel raggio attorno a Piazza Enrico Fermi.


SOLUZIONE 7 - voto 5,5
Questa soluzione ha molti elementi di interesse, ma anche molti difetti. Il primo difetto è lasciare la sosta a fianco dei marciapiedi. La sosta, se davvero (davvero!) si vuole riqualificare la strada, su Viale Marconi non ci deve essere. Men che meno deve essere ai lati dei marciapiedi. Ai lati dei marciapiedi ci devono essere dei servizi pregiati: o una ciclabile, o una preferenziale o, semmai, i flussi veicolari. Non la sosta. Anche perché in una configurazione simile la sosta chiama sempre e necessariamente la doppia sosta illegale e genera delle gravi strozzature di traffico nei momenti di manovra. E' inaudito pensare ad una strada di scorrimento interquartiere come questa, a due corsie, con auto che adocchiano un "buco", si fermano, fanno manovra in retromarcia per trovare posteggio. Oppure escono dal posteggio stesso. Pericolo e strozzatura del traffico. Questa appare la soluzione più potabile, tuttavia trasformerebbe la intera strada in un doppiafilodromo pazzesco. D'altro canto in questo quadrante i posti auto non servono, altrimenti i cittadini di Via Enrico Fermi non avrebbero lottato anni e anni contro un ottimo progetto di parcheggio interrato che avrebbe risolto il problema lungo quella strada, riqualificandola. Se occorrono posti auto si facciano appunto sotto Via Fermi e facendo partire al più presto il grande cantiere del park interrato sotto Piazzale della Radio, non certo condannando Viale Marconi ad altri anni di degrado e di caos quando c'è la occasione cristallina di riqualificarlo.

Magliana. Cittadino si mette a filmare il caos e per miracolo la vigilessa fa qualche multa

10 aprile 2017
Ennesimo fatto gravissimo protagonisti i vigili urbani oggi a Magliana, poco prima di mezzogiorno. Come ogni ora del giorno e della notte e giorno dell'anno , anche oggi in via Cutigliano c'erano decine di auto posteggiate in sosta selvaggia. Quando mi sono reso conto della presenza dei vigili urbani ho pensato "miracolo, stanno multando!". Invece no, erano lì per un incidente avvenuto poco prima e già risolto. Tutto il resto a loro appariva normale. Prendo lo smartphone, strumento che sta ai vigili come il crocifisso ai vampiri, e comincio a filmare la situazione. La vigilessa nell'auto dopo pochi secondi esce dalla macchina e si avventa su di me, intimandomi di interrompere le riprese e chiedendomi un documento! A me! Si appresta quindi solerte a farmi una bella diffida a pubblicare ciò che avevo ripreso prendendo i miei dati. E quando visibilmente incazzato le chiedo se adesso intendeva anche multare le auto in sosta selvaggia e il perché, nonostante li avessi chiamati più volte nei mesi scorsi incluso con Io Segnalo mi avessero sempre ignorato, le risposte sono state: fare o no una multa è una decisione sua, non siamo mai contenti perché se uno fa una multa poi il multato é scontento lui, io non posso sapere se lei ha già fatto una multa oppure no perché adesso le fanno (dice) telematicamente senza più rilasciare notifiche, e altre scuse allucinanti. Il tutto continuando a intimidirmi e velatamente minacciarmi di non diffondere le riprese, che comunque avevo già dovuto interrompere. Io ribadisco che quella situazione era pericolosissima non solo per i pedoni ma anche per auto data la visibilità limitata, e che lei non doveva accontentare me ma applicare la legge. Ma lei mi risponde che l'incidente precedente era avvenuto per un altro motivo, e se io ritenevo diversamente dovevo metterlo a verbale, insomma voleva darmi rogne. Perché chi si ribella ai soprusi deve avere rogne. A questo punto si era formato un gruppetto di passanti, che avevano notato tutto e più persone si sono scagliate verbalmente contro la vigilessa e il suo silente collega, che cominciava quindi a chiedere i documenti anche ad altre persone minacciando di chiamare pattuglie di rinforzi. Ripreso il mio documento, guarda caso la vigilessa comincia, avendo ormai troppi occhi addosso, a fare le multe (ma non troppe, non temete, solo quelle tre auto davanti a noi), lasciando le notifiche. Ma come? Non le facevano solo per via telematica? E l'insindacabilità del suo giudizio? Così tanto può spaventare uno smartphone? Ora che lo so lo userò più spesso, ma nel frattempo voi aiutatemi a trovare un senso a tutto ciò, perché l'unica cosa che al momento mi viene da pensare é che da quando Clemente non c'è più, vigili e trasgressori sono un tutt'uno. PS vi invio il video e vi autorizzo a pubblicarlo ma si vede solo fino al momento in cui la vigilessa esce dalla macchina, perché non voglio venga riconosciuta, sia per la diffida, sia perché non ce l'ho certo con lei personalmente, ma con l'intero corpo di polizia locale più malato d'Italia. Davide Assalve

E finalmente i residenti attorno al nuovo stadio si inca**ano con Berdini

9 luglio 2016

Secondo il neo-assessore Berdini gli abitanti del Torrino, Mezzocammino, Trullo, Magliana Vecchia, Arvalia, Corviale, Muratella, Casetta Mattei... non esistono e non hanno diritto a miglioramenti nella loro zona.

Giorni fa ho avuto la curiosità di comprendere quali fossero nel dettaglio le operttei... "non esistono" e non hanno diritto a miglioramenti nelle pubbliche associate al progetto dello "Stadio della Roma". Tali opere non riguardano solo le aree adiacenti l'ansa di Tor di Valle, ma anche i quartieri al di là del Tevere.


Come abitante della zona "Magliana Vecchia" sono direttamente interessato a tali opere e nel verificarle ho notato che oltre al ponte pedonale/ciclabile che collegherà la stazione della Magliana con il nuovo parco fluviale (cioè noi, che non lo abbiamo, avremo un parco dove andare!), ed alla costruzione di un nuovo svincolo sulla Roma Fiumicino, vi è un terzo intervento. 



Tale intervento libererebbe via della Magliana (verso Muratella) da quel drammatico passaggio alternato sotto il ponticello di via Dasti: verosimilmente costruito per far passare una carrozza è oggi l'unico accesso (salvo passare per il raccordo e poi Roma-FCO) per Parco De' Medici, zona ad altissima densità di uffici (c'è la Wind tanto per dirne una).
In sostanza lo svincolo dalla Roma-FCO alleggerirebbe il traffico sulla convergenza tra via Newton, via della Magliana e sbocco Roma-FCO, punto nel quale durante le ore di punta ci si possono passare tranquillamente 40 minuti fermi. Il sovrappasso di via Dasti toglierebbe di mezzo quel drammatico ponticello che oltre al traffico nelle ore di punta è causa di incidenti poiché chi si immette non vede chi sopraggiunge e viceversa.




Poco dopo aver letto di tali miglioramenti leggo le dichiarazioni del neo assessore Berdini, il quale sostiene che tali opere sarebbero per "Zero Cittadini" poiché attuate in quello che egli con insistenza definisce "deserto urbano".

Mi è montata una preoccupazione enorme, l'Assessore all'urbanistica NEGA l'esistenza di ben due municipi, per cui o non ha idea di come sia fatta la città oppure ci reputa esseri inferiori non degni di interventi da parte del comune. Riapra pure Malagrotta a questo punto, tanto se ci sono ZERO CITTADINI nessuno sentirà il puzzo insopportabile che si levava quando tirava vento.

Al di là del progetto stadio, gentile Dott. Berdini, se lei fa saltare il banco faccia una bella cosa, vada durante lo ore di punta a passeggio tra le macchine bloccate sul viadotto della Magliana o a via Dasti, ci vada con un bel megafono e strilli "VOI NON SIETE BLOCCATI NEL TRAFFICO PERCHÉ VOI NON ESISTETE, E' PER I CITTADINI VERI E NON VIRTUALI COME VOI CHE HO IMPEDITO CHE VENISSERO SBLOCCATI QUESTI INGORGHI". La prego, lo faccia.
Sarei molto curioso di sapere cosa ne pensa la Giunta del XI municipio del fatto che l'Assessore all'urbanistica neghi la loro esistenza quindi deduco bloccherà ogni fondo a loro destinato.


Infine piuttosto che negare l'esistenza di cittadini, in una zona dove il Movimento che l'ha mandata al governo della città ha preso moltissimi voti, si preoccupi di verificare il business plan, i piani di locazione degli uffici delle torri che verranno costruiti ed eventualmente le simulazioni dei flussi del traffico, e lasci al quadrante Sud Ovest (la cui mobilità è tra l'altro usata massicciamente dall'intera cittadinanza poiché porta all'Aeroporto e ad Ostia) il diritto di esistere, e la "fortuna" che sia un'area di quella zona ad essere stata scelta. Perché per chi abita in zona potrebbe essere una specie di “gratta e vinci” con il jackpot piovuto dal cielo, lei vigili sul fatto che quel denaro ci sia e non ci venga a dire che quel biglietto fortunato spetta ad altri perché noi non esistiamo.
Paolo


*Paolo si riferisce ad una dichiarazione, ultima sul tema, di Paolo Berdini, poi dannatamente nominato assessore all'urbanistica della città, secondo cui lo Stadio della Roma sarebbe un progetto sbagliato perché si andrebbero a spendere 400milioni di euro di investimenti in un'area con zero abitanti. Ovviamente si tratta solo dell'ennesima bugia visto che intorno allo stadio abitano decine di migliaia di persone che grazie a questo nuovo progetto avrebbero infrastrutture, stazioni ferroviarie, metro, il parco pubblico che non hanno mai avuto, rivalutazioni immobiliari, infrastrutture viarie nuove laddove oggi c'è solo pericolo, disagio e morte. 
Ci fa molto piacere che la nostra attività di sensibilizzazione sul tema abbia spinto i cittadini residenti nell'area, come Paolo, a informarsi e a rendersi conto quale cattiveria (e sarà solo la prima) questa amministrazione sta cercando di comminare loro a causa della nomina di un personaggio come Paolo Berdini in un ruolo chiave come l'assessorato all'urbanistica. Ci auguriamo che altri cittadini si sveglino e, senza stare a sentire ne la nostra versione ne quella del "grande urbanista" semplicemente si informino da soli e si rendano conto che, effettivamente, hanno vinto alla lotteria e qualcuno vuole sottrargli il biglietto...
Speriamo che questa lettera sia un tassello in più nel mosaico utile a far perdere totalmente credibilità a chi utilizza la città come grimaldello ideologico e non come piattaforma per lo sviluppo, il merito e il benessere collettivo.
-RFS

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