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30 foto di riprovevole prostituzione alla luce del sole riprese dalla Google Car e visibili su Street View

1 gennaio 2016
Via Salaria

Via Pontina

 Via della Magliana
 
Via Prenestina
 
Via Portuense

 
 
 
Via del Lido di Castel Porziano

 
 
 
 
 
Via Litoranea

 
 
 
Via Gino Severini

 
 
 
 
 
 
 
Viale Palmiro Togliatti


Pare Medellìn o qualche parte particolarmente sfortunata di San Paolo del Brasile. Oppure l'Africa o il Subcontinente Indiano. Senz'altro nessuno, guardando queste immagini, penserebbe all'Europa. Non solo per le scene raccapriccianti di mercimonio sulla pubblica via, ma soprattutto per il contesto in cui questo accade. Come se, noi lo sosteniamo da sempre, il contesto legittimi, giustifichi e in qualche maniera renda possibile ciò che vi accade.
Ci siamo fatti un giro in Google Street View e abbiamo selezionato (selezionato, perché le immagini sarebbero state molte di più) una 30ina di immagini di prostituzione all'aperto. Perché Google Street View? Per significare quanto queste immagini siano disponibili a tutti, bambini che passano in macchina inclusi, e quanto siano diurne: la Google Car non gira che di giorno.
Buon anno. Per una città che sta sempre peggio andando a putt*ne non poteva esserci un augurio di buon anno più coerente.

Giubileo alla Basilica di San Paolo? Più peripatetiche che pellegrini

21 dicembre 2015




Abito in V.le Marconi, 5 minuti a piedi dalla basilica San Paolo. Da anni segnalo alle autorità il degrado della zona, che raggiunge il culmine ormai intollerabile nella sempre più diffusa prostituzione in strada, esercitata con ostentata impunità davanti (a volte anche dentro) i portoni dei condomini. 
Da Ponte Marconi fino all'incrocio con la Colombo ogni sera stazionano almeno 15-20 prostitute.
Di seguito il testo della lettera cartacea personale che il 5 novembre 2015, dopo anni di inascoltate proteste, ho mandato al Commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca.

Egr. Dottor Tronca,vengo subito al punto e Le chiedo quanto segue.Perché già verso le 22:00 ci sono almeno un paio prostitute davanti al mio portone di casa, nei pressi della Basilica di San Paolo fuori le Mura e dell'Università Roma Tre?Perché battono indisturbate anche alla fermata dell'autobus sull'altro lato della strada, a fianco di persone che ritornano dal lavoro o a ragazzi che escono la sera?Se anche Ella può solo rispondermi che la prostituzione non è reato, che sono cittadine del'UE, che tanto si spostano e ritornano, che non si può far niente, che il fenomeno sta diminuendo, che le sanzioni amministrative, che in futuro lo zoning, ecc..., non perda tempo: sono chiacchiere che sento da anni, a tutti i livelli, dal Municipio in su.Ho ben presenti anche le altre note argomentazioni sullo sfruttamento, la tratta, la delinquenza, il racket, i clienti, i diritti, la legge Merlin, ecc...Ho scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'Interno, al Prefetto e al Questore, al Sindaco e ho telefonato centinaia di volte a Polizia, Carabinieri e Polizia Roma Capitale, senza alcun risultato.Perché mi devo supinamente rassegnare a questo mortificante degrado?Vorrei solo che io, mia moglie, i miei figli, i nostri ospiti potessimo rientrare e uscire in modo tranquillo e dignitoso, come succede in ogni capitale del mondo civile.Forse sbagliando, mi ostino a pensare che il rispetto sostanziale dei diritti dei cittadini - in primis di quelli che pagano le tasse e sono incensurati -  sia la base della democrazia.
Ovviamente la lettera non ha ancora ricevuto risposta, né epistolare né di fatto. A pochi metri da un sito giubilare trionfano, poiché vergognosamente tollerati, il degrado, la sporcizia, il malaffare, l'abiezione morale, il disprezzo del decoro (le prostitute spesso sono pressoché nude) e della dignità dei cittadini. Oltre che della donna.
La situazione è davvero incredibile in un quartiere semicentrale e densamente abitato da famiglie. I residenti sono esasperati e impotenti.
La sicurezza è un diritto anche dei cittadini, non solo dei pellegrini. Il Vaticano guarda solo alle proprie supersorvegliate zone extraterritoriali. La Diocesi è troppo impegnata con i migranti islamici per interessarsi dei fedeli cattolici.

Il Giubileo di Renzi, Gabrielli e Tronca si sta dimostrando la solita operazione di maquillage, che nasconde il letame sotto il tappeto nuovo. Costoro presi dall'ebrezza del potere o in piena scalata politica, se ne fregano dei veri problemi dei romani e di una concreta riqualificazione della città.
Fabrizio Fabrizi

Il cuore del Rione Prati come e peggio della periferia più profonda. Una lettera "sognatrice" per "istigare" a non avere paura

3 dicembre 2014

Via Carlo Mirabello, quartiere Prati, è dedicata ad un grand’uomo che dopo aver fatto la guerra d’indipendenza del 1866 divenne, grazie alle sue doti scientifiche, il braccio destro di Marconi e, successivamente, Ministro della Marina. Insomma, non uno qualunque.

Cosa direbbe il buon vecchio Carlo se oggi si facesse un giro nell’omonima via? Si stupirebbe nel vedere le macchine parcheggiate (parcheggiate?) una sopra l’altra, in ogni angolo della strada e non? Sorriderebbe nel vedere i due (dico due) negozi di alimentari bengalesi aperti a pochi metri di distanza l’uno dall’altro e aperti fino a notte fonda? Tirerebbe fuori la spada vedendo gli escavangers scavare nei bidoni della spazzatura, o defecare e orinare li vicino dopo aver bevuto vino pregiato dai minimarket di cui sopra? Si farebbe un giro nei vari bordelli presenti nei vari palazzi di questa rispettabile strada? O strabuzzerebbe gli occhi e gli verrebbe un colpo? Beh, in ogni caso tutto questo capita a due passi dal Tribunale penale, a pochi metri dalla caserma dei Carabinieri, a dieci minuti dal Vaticano, sotto gli occhi inermi di tutti quei cittadini che, a torto o a ragione, si girano dall’altra parte.

Certo, qui non abbiamo i problemi dei nostri poveri concittadini di Tor Sapienza o di chi convive con la prostituzione sotto le loro casse. Ma anche questa storia sta arrivando ad un parossismo che desideriamo segnalare. Il degrado morale e fisico che ci assedia da anni è diventato, per qualcuno, un fardello troppo grosso da sostenere. Stiamo perdendo la battaglia, ci stiamo assuefacendo allo schifo strisciante. Ho provato in prima persona ad intervenire. Ho provato a coinvolgere altre persone ma poche, troppo poche, sono disposte a rischiare in prima persona. Quindi, spesso, mi sono trovato a combattere (COMBATTERE) da solo contro gruppi di nomadi ubriachi cercando di mandarli via senza avere supporto da chi vive in questa via come me, se non parole. Attenzione, non critico chi ha paura. Soprattutto se si parla di persone di una certa età che, fondamentalmente, sono indifese. Anzi è soprattutto per loro che io ci metto la faccia. Eppure penso che non bisogna più avere paura, non perché razionalmente non sia paurosa la questione, bensì perché non possiamo più scegliere la paura come rifugio sicuro. La paura non è più una possibilità. Se la si sceglie abbiamo già perso, tanto vale aprire le porte delle nostre case e permettere all'immondizia umana di entrare e fare i loro porci comodi.

Mi trovo, sempre più spesso, a parlare con gente normale, gente come noi, commercianti, impiegati, abitanti di zona, che ha negli occhi una rabbia enorme per il declino che una città come Roma sta prendendo. Dove ormai le regole sono roba per deficienti e chi se ne fotte la fa da padrone. Vedo, negli occhi di queste persone, voglia di fare, ma non sapere come fare. E allora partono iniziative isolate, di gente che tira sugli zingari che pisciano per strada buste piene d’acqua, qualcuno scendere dalle loro case per prenderli a calci nel sedere, qualcun altro tappezzare la via di manifesti nella speranza che le persone (“perbene”?) non buttino la spazzatura fuori dai cestoni ma, se li trovano pieni, vadano altrove a buttare la loro immondizia. Lo sapete anche voi, c'è gente insospettabile che, se potesse, sterminerebbe il nemico. Ma non è questo di cui abbiamo bisogno, vero? Non è la violenza, che risponde alla loro violenza. Certo, perché camminare per una strada che è una discarica a cielo aperto, dove la puzza regna sovrana, dove i rovistatori con i loro carretti passano a intervalli di 20 minuti a squadre di 2-3 persone cercando nei cassonetti (e fuori) quello che poi rivenderanno nei loro schifosissimi bazar, buttando un occhio ai portoni aperti dove potersi intrufolare all'occorrenza, dove si beve alcool ad ogni ora del giorno (e della notte) grazie ai minimarket che vendono vino a buon mercato e lasciano che gli “avventori” restino fuori dai loro negozi come se fossero dei bar, dove i cassonetti pubblici sono utilizzati come latrine a cielo aperto (oltre che come alcove improvvisate: abbiamo visto gente accoppiarsi per strada!!!), dove si parcheggia fottendosene delle più elementari regole di buon senso, dove anche chi ha gli strumenti base di educazione civica preferisce accantonarli, è subire violenza. E non è un fatto che questi scarti umani hanno fatto il “salto di qualità”? Che se si prova a dire qualcosa a queste bestie orinanti ormai ti rispondono apostrofandoti malamente? Non è violenza questa? Il non volersi adeguare alle regole è qualcosa che è già avvenuto. Ma non è la violenza che risponde alla violenza, certo. Ma la prevenzione e la fermezza si. L’unione fa la forza, di dice. Essere per bene è ancora un valore, dalle mie parti. E se siamo 5-10-100 su questa via a pensarla così allora è il momento di aggregarci. Cosa aspettiamo? Che dalla strada lo schifo entri nei nostri palazzi? Qui da noi è già successo. Un ubriaco, pochi mesi fa, fuori dal mio pianerottolo. Sono uscito con una racchetta in mano, aspettandomi il peggio, mia moglie chiusa in casa. Fortunatamente qualcuno aveva chiamato la polizia e tutto si è concluso con l’allontanamento (non il fermo, ma l’allontanamento) del simpatico individuo che voleva entrare nell’appartamento accanto al mio. E' andata bene perché non ha opposto resistenza. Ma mi risulta che i raptus di follia siano, appunto, raptus. E se il simpatico visitatore avesse avuto un coltello in quel momento? E se al mio posto ci fosse stata una persona anziana? E se domani vostra figlia rientrasse nell’androne del palazzo e...

Finché avrò un minimo di forza in corpo non mi arrenderò. Cercare di svegliare le coscienze sopite e rassegnate è un qualcosa che mi sono imposto. Da solo faccio fatica, certo. Ma se siamo uniti, se siamo già un gruppetto (e lo siamo, basta guardarsi intorno) possiamo almeno provarci. Chi la vede come noi non deve restare chiuso nella propria rabbia come un Clint Eastwood dei noantri, bensì deve uscire, confrontarsi, partecipare e far partecipare. I comitati di quartiere sono qualcosa di concreto, ma a volte non bastano. La polizia ha pochi mezzi, e se deve scegliere tra correre verso una chiamata di emergenza invece che per un intervento su chi sta facendo schiamazzi per la via è comprensibile. Le lettere alle istituzioni perché facciano qualcosa vanno benissimo. Tutto fa gioco. Nella mia via vivono professionisti, gente in gamba, capace. Può essere messa sotto i piedi schifosi di chi vuole ridurre tutto a lordume? Non sono loro ad essere di più, ma noi. Solo che loro fanno più casino. Non dobbiamo stare fermi. Le voci corrono, le notizie anche. Se, ad esempio, da domani si sapesse che nella mia via è meglio evitare di fare i casini di cui sopra perché chi ci vive è molto stanco e tanto arrabbiato da essere pronto a tutto (ovviamente un “tutto” completamente ed esclusivamente legale) per evitare che questo degrado continui, pensate che questi signori continuerebbero a venire indisturbati o troverebbero altre vie dove andare a fare i loro porci comodi? E se la cosa fosse replicata a macchia d'olio? In questo io ci credo. Per cercare di cambiare occorre partire dal particolare per poi arrivare al generale. Io vivo qui, in questa via che ogni giorno decade un pò di più. Ma non mi arrendo. Non voglio stare zitto. Voglio combattere, nel rispetto delle regole ovvio, contro chi le regole non le rispetta. E se siamo più persone saremo più credibili.

Sono solo un sognatore?

Gianmaria

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