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Per fortuna a Roma c'è qualcuno che ancora si fa corrompere. E proviamo a spiegarvi il perché

28 febbraio 2016

Per fortuna qualcuno si è fatto corrompere e ha permesso, o per lo meno ci ha provato, alla città di andare avanti. Benemeriti: rischiano la gogna pubblica e la galera in cambio di poche decine di migliaia di euro, ma grazie a loro qualcosa si muove nella città dell'abbandono, della sciatteria, della fuga degli investimenti stranieri che sono, nell'immobiliare, un quarto di quelli non di Parigi, Berlino o Londra, ma di Dublino.

Ovviamente è un post provocatorio, giacché noi chi si fa corrompere vorremmo vederlo in galera perloppiù a vita. Ma proviamo a leggere la realtà un po' più dall'alto: nei giorni scorsi gli inquirenti hanno scoperto che gli uffici che a Roma rilasciavano permessi per costruire lavorano con personale letteralmente a libro paga dei costruttori. Uno schifo. Ma i permessi per costruire hanno riguardato speculazioni edilizie sull'Agro Romano o colate di cemento in zone vincolate? Assolutamente no, con l'attenzione mediatica che ormai c'è basta la foto di uno smartphone per fermare un cantiere in zona non appropriata e gli anni del sacco di Roma sono finiti da un pezzo tanto che la città ha oggi, come dicevamo, il più basso indice di investimenti sull'immobiliare in Europa: non si costruisce nulla, e questo sta massacrando l'economia essendo quella delle costruzioni la principale industria non solo dalle nostre parti, infestate di zozzi palazzinari, ma anche in città iperfinanziarie come Londra. Londra, insomma, non sarebbe e non sarebbe mai stata Londra se non passasse buona parte del proprio tempo ad autodemolirsi ed a ricostruirsi di continuo, generando grazie a questo un indotto economico formidabile. 

L'industria delle costruzioni non fa lavorare soltanto - e scusate se è poco - ingegneri, operai, geometri, minatori, cementifici, trasporti, gruisti. Ma anche impiantisti, imbianchini, pittori, notai, avvocati, arredatori, gallerie d'arte, fioristi, vetrai, antennisti, amministratori. Un comparto dell'economia decisivo. Un comparto che dalle nostre parti, per questioni ideologiche (demolire un palazzo mostruoso sulla Tuscolana per edificare al suo posto qualcosa di bello? Giammai, speculazione edilizia, colata di cemendo) e per una burocrazia inquietante viene tenuto fermo. 

E allora viva chi si fa corrompere in modo tale che almeno qualche minimo progetto vada avanti e non si areni definitivamente nelle pastoie di una burocrazia mozzafiato che fa fuggire i capitali anche dell'investitore più follemente innamorato della città. 

Prendete la ex Zecca di Piazza Verdi, un palazzo liberty di bellezza struggente. Qui si parla di progetti di riconversione da anni, da un decennio almeno. Doveva venire il Four Season, ma ovviamente dopo aver guardato a quale calvario burocratico sarebbero andati incontro sono scappati: rischio abbandono, anche qui come dovunque. Pare ora che ci siano i cinesi di Rosewood pronti ad investire grandi cifre, assumere centinaia di persone e dare una speranza di riqualificazione urbana a questo sempre più sciatto spicchio di città. Certo i movimenti avrebbero preferito occupare anche questo edificio e dare posti letto in cambio di fedeltà a derelitti ricattabili, ma "per fortuna" qualcuno si è fatto corrompere e ha passato sotto silenzio alcune pressoché assurde prescrizioni (la percentuale di hotel, la percentuale di negozi, la percentuale di uffici) consentendo agli investitori di aumentare le stanze d'albergo a scapito degli spazi per gli uffici. Danni per la città? Pressoché zero. Vantaggi per la città? Enormi dal punto di vista economico.

Ed ecco a cosa siamo arrivati, a cosa ci hanno ridotto. Ad augurarci - sempre stando dentro al paradosso - che qualcuno negli uffici imbalsamati, immobili e impenetrabili del Comune (ma della Regione anche) si faccia corrompere e di conseguenza si decida a mandare avanti almeno una o due delle mille pratiche incagliate che rappresentano plasticamente la morte economica della città, la fuga dei capitali, l'esodo dei talenti verso luoghi che danno maggiori chance. E ce ne sono davvero mille che vi invitiamo a immaginare. Chessò pensate al Forlanini, autentico gioiello in zona pregiata. Dovunque nel pianeta terra sarebbe oggetto di una operazione immobiliare capace di generare mezzo migliaio di posti di lavoro e centinaia di milioni di euro di investimenti privati, con l'obbiettivo di produrre ricchezza per anni e anni. E invece solo abbandono. Abbandono solo. 

"I tombini? Col caxxo che li puliamo veramente!". E corrompevano i funzionari. Lo denunciammo 2 anni fa

20 dicembre 2015

Oggi è uscito sul Messaggero un articolo che dà conto di una serie di intercettazioni a margine dell'inchiesta che ha portato alla galera, speriamo all'ergastolo, 7 funzionari del Comune di Roma che si facevano corrompere per non controllare la corretta esecuzione di lavori pubblici. 

Lavori pubblici apparentemente piccoli, ma fondamentali per la qualità della vita dei cittadini e per la loro sicurezza: tombini, buche, asfalto. Cose che se sono fatte bene fanno fluire l'esistenza in maniera normale, se sono fatte male uccidono. Chiaro? Uccidono!

I tombini in particolare, riporta Il Messaggero, venivano puliti per finta. La pulizia finta dei tombini era stata oggetto di un nostro articolo datato novembre 2013. Denunciammo con parole molto chiare (leggete qui) questo scandalo esattamente 2 anni fa. E ci ritornammo poi nei giorni e nelle settimane successive. In gran parte siamo convinti che lo facciano già, ma in caso contrario consigliamo alla magistratura di leggere con maggiore attenzione e frequenza questo blog: potrebbero ottimizzare i tempi e arrivare molto prima sulle questioni nodali. Si parte da un tombino e facilmente si arriva ad una rete di funzionari e dirigenti corrotti. 

Non lo diciamo per lodarci (e dunque imbrodarci) lo diciamo perché l'assenza pressoché totale (salvo eccezioni, beninteso) di una stampa cittadina degna di questo nome, fa sì che un blogghettino da due lire possa essere decisamente utile alla bisogna di chi deve far pulito in città.

7 dirigenti comunali arrestati per corruzione sugli appalti. Ecco perché non è colpa loro

16 dicembre 2015

La notizia di oggi è una non notizia. Una cosa che chiunque abbia letto anche distrattamente questo blog (ma anche chi non lo abbia mai letto) sapeva alla perfezione: Roma è piena di buche e i lavori pubblici vengono realizzati coi piedi per il semplice fatto che chi deve controllare (i dirigenti comunali) e chi deve assegnare i lavori (i dirigenti comunali) si fa corrompere. Nessuno ormai a Roma pensa che le buche siano motivate dalla città che è "vecchia", tutti sanno che il motivo è una città "marcia".

Ovviamente l'inchiesta di questi giorni, culminata con i 7 arresti di stamattina, non rappresenta la punta dell'iceberg, più appropriata è un'altra metafora: una goccia del mare.
Stiamo parlando di 33 appalti e stiamo parlando di una corruzione che ammonta a 650mila euro di tangenti. In più stiamo parlando di 7 dirigenti e funzionari su un totale di decine di migliaia. Peanuts, dicono gli anglosassoni: noccioline! Nulla! Bruscolini!

Ma ciò nonostante la provocazione che vogliamo gettare sul tavolo oggi è la seguente: non è colpa dei dirigenti, non è colpa di questi presunti concussori, non è colpa di questi presunti corrotti. La colpa è una colpa di sistema, di architettura, di ambiente e, in primis, di scelte politiche. 

Tra i numeri che abbiamo elencato sopra ce n'è uno che ci spiega questa situazione: 33. 33 appalti. E sono una frazione del totale. Per sistemare strade e tombini, 33 appalti. Su un totale di chissà quanti. In un palcoscenico simile, lo diciamo senza tema di smentita, cadrebbe in fallo e probabilmente si farebbe volontariamente o involontariamente corrompere perfino chi scrive, finirebbe nella rete melliflua delle squallide azienducole romane dei lavori pubblici anche il più integerrimo dei funzionari svizzeri con sangue danese e origini svedesi-tedesche. Tutti finirebbero a sporcarsi lavorando in una orribile ed enorme pozzanghera disorganizzata.

La verità è che questo sistema è stato strutturato appositamente per generare corruzione. Per i dirigenti, per i funzionari, per gli eletti (consiglieri comunali), talvolta anche per gli assessori. Il sistema è stato strutturato in maniera caotica e ingovernabile proprio per questo, ecco perché non ha senso dare la colpa a chi, a valle, ne è il risultato. Se per decreto obblighi tutti i cittadini a non chiudere l'auto, poi puoi prendertela con i ladri se aumenta il tasso dei furti d'auto? Se inauguri uno zoo con gabbie fatte di biscotti invece che di metallo, poi puoi prendertela con le belve se i visitatori vengono sbranati? E potremmo andare avanti ore metafora via metafora.

Come dovrebbe essere strutturata la manutenzione delle strade a Roma? Molto semplice: 1 appalto per la grande viabilità, 5 appalti municipio per municipio (5 lotti di 3 municipi) per la viabilità locale, 1 appalto complessivo per le caditoie, 1 appalto complessivo per le alberature, 1 appalto per la rimozione e così via. Appalti grossi, enormi, con la possibilità per partecipare di essere ditte di grandissime dimensioni, possibilmente internazionali. 
Pochissimi appalti sono controllabili, sia per la politica sana, sia per i cittadini, sia per la magistratura. E non si scappa. Ed è molto più facile che tutto sia pulito. Più facile è anche controllare i risultati.

Non stiamo parlando in astratto: una cosa simile è stata fatta a Roma negli anni 2006/2008. La giunta Veltroni allora organizzò un mega appalto pluriennale per la grande viabilità, vinse una grossa società di Napoli, a Romeo Gestioni, e le cose funzionavano. Addirittura, qualcuno si ricorderà, c'era un sito web dove era possibile non solo segnalare le anomalie ma seguire cantiere per cantiere tutti i lavori in città. Si poteva discutere sulla onerosità dell'appalto (era troppo caro? Non lo era? Non è questa la sede), ma quella era la strada: senz'altro quel modello era migliorabile, ma non andava abolito. Ovviamente appena arrivato al potere Alemanno ha smontato quel sistema con scuse bieche (appoggiandosi a noie giudiziarie, poi totalmente superate, che Romeo aveva in quegli anni) pur di tornare al sistema precedente, parcellizzando tutti gli affidamenti, procedendo per affidamento diretto (nel frattempo, sempre Alemanno, non approvava i bilanci del Comune così i dirigenti - quelli che stamani sono stati messi in galera - erano autorizzati a procedere per dodicesimi e ad affidare lavori senza gara). Dal febbraio 2009 il maxi appalto Romeo venne revocato. Costava 720mln di euro per 9 anni; 80 mln l'anno. Negli anni successivi il Comune, ottenendo risultati raccapriccianti, andrò a spendere ben di più. Ma i soldi finirono alle ditte amiche. I consiglieri che lottarono nella seconda metà del 2008 contro l'appaltone sono stati nel 2015 coinvolti in Mafia Capitale. Da lì lo scandalo attuale che però, con la brevissima parentesi dell'appaltone Romeo, rappresenta una modalità esistente da sempre. 

Per risolvere la strada è semplice. Ma nessuno (neppure Marino per la verità) pare intenzionato a percorrerla con la scusa che appalti troppo grandi metterebbero ai margini le dittuncole romane di lavori pubblici. 

Operazione Vitruvio vista attraverso i titoli dei giornali di questi giorni. Per ora siamo solo alle concessioni edilizie, pensate quando arriveranno al resto...

4 febbraio 2015










Ormai un mese fa, salutando i primi arresti di Operazione Vitruvio, segnalammo come la cosa aveva delle potenzialità ben superiori dell'operazione Mondo di Mezzo che ha scoperchiato Mafia Capitale. Mafia Capitale sminestrava somme attorno ai 10, 20, 30 milioni di euro. Operazione Vitruvio, invece, si occupa e speriamo soprattutto si occuperà della ciccia vera: i permessi, le autorizzazioni, le occupazioni di suolo pubblico, i cambi di destinazione d'uso, le concessioni edilizie, i permessi per costruire, le licenze commerciali. E ancora: i cartelloni, le bancarelle, i camion-bar. Insomma l'economia della città in toto. Qui ci sono le centinaia di milioni, ogni santo anno, di corruzione. Qui c'è la ciccia vera di una città dove la corruzione è sistema, un sistema fino a ieri accettato tranquillamente anche dalla Procura della Repubblica che invece oggi sembra svegliarsi. Badiamo che non si riaddormentino di nuovo e speriamo che si punti a lavorare sui settori la cui economia criminale (commercio ambulante e cartellonistica) genera dei danni allucinanti al decoro della città. Con conseguenze che più volte abbiamo evidenziato. 

La storia delle buche sulle strade di Roma. Dall'appalto Romeo agli arresti di questi giorni grazie all'Operazione Vitruvio. Non dite che non vi avevamo avvertiti eh

15 gennaio 2015

Che dietro alle buche che affliggono tutte le strade di Roma - che rendono la città il luogo più pericoloso dove andare in scooter o in bicicletta, che provocano mal di schiena e patologie molto gravi a decine di migliaia di cittadini, che generano incidenti stradali a ruota provocando enormi costi sociali (sistema sanitario regionale) e economici (crollo della produttività e giorni d'assenza), che devastano i mezzi pubblici - che dietro a tutto questo, insomma, non ci fosse banalmente la cattiva sorte ma piuttosto criminalità, connivenze e corruzione era fuori di dubbio visto che nessuna altra città al mondo ha questo problema. Un problema indotto, creato ad arte per far girare mazzette e per lucrare sugli appalti e gli appalti degli appalti.

Sullo scadere dell'ultima consiliatura di Walter Veltroni un piccolo antidoto, anche se parziale, si era trovato: assegnare la manutenzione delle strade ad un unico grande general contractor che avesse la responsabilità su tutto in cambio di un tot (poi magari quel tot era troppo, ma questo fa parte di un altro ragionamento). Il general contractor che vinse fu la Romeo Gestioni la quale faceva un lavoro più che dignitoso. Addirittura avevano messo su un sito dove potevi seguire l'andamento dei lavori di riqualificazione stradale, vedere quali cantieri sarebbero partiti, a che punto stavano. Molto interessante.
E' chiaro che sei sei un appaltatore e ti viene detto che, per tot anni e in cambio di tot euro, la responsabilità di quelle strade è solo la tua e che devono stare in sicurezza e in ottima manutenzione e e che questa sicurezza e questa manutenzione da mantenere non influiscono sulla cifra che ti viene data che rimane dunque fissa, hai tutto l'interesse a fare dei lavori che durino. Perché altrimenti devi rimetterci le mani a tue spese. Insomma più lavori bene più la cifra che ti viene corrisposta si trasforma nel tuo margine di guadagno, più lavori male e più ti tocca ritornare su strade già riqualificate e più ti tocca andare a erodere quel margine

Se invece sei una piccola dittuncola romana chiamata "per somma urgenza" (questa la formula che usano i municipi per assegnare grandi appalti senza fare gare) e fai un lavoro sai perfettamente che se il lavoro sarà fatto a regola d'arte nessuno ti chiamerà per i prossimi anni perché la strada non si sfascerà più. Se invece sai che l'amministrazione è corrotta, se sai che se tra 6 mesi la strada si ri-sfascia ti ri-chiamano a sistemarla, sempre a te, allora sei totalmente motivata a fare un lavoro scadente, di pessima qualità. 



Questo è successo quando mastodontiche polemiche politiche da parte della destra di allora (si scagliavano contro il cosiddetto "appaltone" in maniera atroce, addirittura facendoci su mezza campagna elettorale del 2008, oggi capiamo perché) e una inchiesta giudiziaria permisero ad Alemanno di far saltare l'incarico a Romeo e di parcellizzare gli incarichi assegnandoli, ovviamente senza gara, alle terrificanti dittuncole romane. 
Venne creata appositamente una emergenza. Artatamente. E sulla scorta di quella emergenza si iniziarono a divorare risorse pubbliche in misura massicciamente superiore allo stesso appaltone che si criticava. Però, così facendo, le stesse risorse andavano non ad un gruppo imprenditoriale professionale, bensì ad una serie di assurde società romane una peggio dell'altra.

Come oggi racconta Il Messaggero la prassi venne adottata da tutti i Municipi e dovunque si alimentò una corruzione che oggi emerge nelle more dell'inchiesta Vitruvio che (come abbiamo detto) sarà molto ma molto più interessante dell'inchiesta Mondo di Mezzo che ha scoperchiato Mafia Capitale. Perché è sulle cose meno visibili e più piccole (strade, ambulantato, cartelloni) che si annidano i miliardi di euro di corruzione annua che rendono mostruosa la città di Roma.

Ulteriore cosa interessante è: voi di Roma fa Schifo queste cose le dite oggi oppure le dicevate già all'epoca? Purtroppo, e diciamo purtroppo, le dicevamo già in tempi non sospetti. Ma non perché siamo bravi noi, semplicemente perché gli intenti fraudolenti in questo senso della Giunta Alemanno erano evidenti anche ad un bambino. Ecco, ad esempio, cosa rispondevamo ad un lettore che si lamentava delle buche. La risposta, letta alla luce dell'articolo del Messaggero di cui sopra, fa piuttosto impressione. No? Era l'ottobre del 2012. 

La cosa grave è che, fermo restando il crimine nelle fauci del quale è stata gettata Roma durante i 5 anni di Alemanno, Ignazio Marino è qui da oltre un anno e mezzo e non ha posto minimamente mano a questo scempio. Uno si sarebbe aspettato il giorno dopo un lavoro per recuperare il tempo perduto e per fare appalti seri (magari puntando a coinvolgere società internazionali, mettendo ai margini la feccia delle ditte romane) e invece si è proceduto sulla falsariga di quanto impostato da chi c'era prima. La direzione magari è stata pure impostata (il famoso, anzi famigerato, bando per le buche che l'ex assessore ai lavori pubblici Masini stava facendo scrivere ad uno stagista visto il livello dei dirigenti), ma non si è ancora visto nulla. Imperdonabile.

Io, farmacista taglieggiato dai funzionari di Comune e Asl, vi racconto la tecnica di corruzione dei convolti nell'Operazione Vitruvio. Per fortuna arrestati

14 gennaio 2015

Dell'Operazione Vitruvio abbiamo già parlato qui. Torniamo volentieri sull'argomento pubblicando questa lettera. Sappiamo per certo che può fungere da modello e da paradigma perché questo è quello che passano migliaia di commercianti ed operatori economici a Roma.

Nel 2010, a seguito di ampliamento locali, procedo a richiedere l’aggiornamento del Nulla Osta Tecnico Sanitario che avevo già ottenuto anni prima senza alcun problema. Premetto che la mia struttura è davvero all’avanguardia in termini di attrezzature, applicazioni, procedure, stigliature, etc., situazione peraltro certificata anche da altre strutture ASL (siamo sottoposti a circa 12 controlli diversi, tra ordinari e straordinari, tra cui NAS, VVFF, ASL, FINANZA, COMUNE, SPRESAL…). Ricevo quindi, dopo molte sollecitazioni e dopo essermi affidato ad un architetto per lo svolgimento della pratica, una visita ispettiva da parte dello SPRESAL della ASL RM E che, dopo aver sollevato una infinità di eccezioni se ne vanno ma non prima di avermi invitato a contattarli su un numero cellulare per maggiori informazioni. Incuriosito ed irritato, decido di chiamare l’ispettore che mi indica immediatamente un riferimento di una ditta terza che si occupa di sbrigare appunto queste pratiche. In pochi minuti vengo contattato dalla ditta in questione che si offre di risolvere il problema. Mi fanno un preventivo di spesa dichiarando, testualmente, che loro hanno un buon rapporto con F. (F. è uno dei personaggi chiave dell'operazione Vitruvio, qualche indizio lo trovate qui) e che in brevissimo verrà risolto tutto. Iniziano tutte le pratiche necessarie, rilievi, visite mediche, certificazioni. Nel frattempo ricevo un’altra visita da parte di un altro settore della ASL RM E che mi sanziona per non aver adempiuto al rinnovo del NOTS. Cerco di contattare la ditta che si occupa della pratica di NOTS avvertendoli che ho una ispezione straordinaria ma non ricevo risposta e anzi si negano al telefono. Affido l’incarico esplorativo ad un altro professionista che prova a contattare lo SPRESAL e mi viene risposto che la mia pratica è incagliata.
Mi chiedo quindi quale sia il problema e per le vie brevi mi viene risposto che vi era necessità di velocizzare il tutto. Al mio rifiuto noto che ho sempre più difficoltà a definire la pratica ed anzi lo SPRESAL mi comunica che la documentazione è insufficiente. Alle mie rimostranze mi viene addirittura intimato che se non provvedo a chiudere la questione nel più breve tempo possibile rischio la chiusura.
Lo scorso mese di Dicembre ricevo una ulteriore ispezione da parte della ASL che mi sanziona (per la seconda volta) per la mancanza di NOTS.
Ora ho interessato un legale e porterò il tutto all’attenzione della Procura della Repubblica. Credo che cmq sia di vostro interesse avere queste informazioni. Ho omesso nomi, date e riferimenti in quanto oggetto di un procedimento legale.
Per date precise, copie documenti, riferimenti identificativi vi rimando, laddove richiesto, a richiedermi maggiori informazioni che in questa sede, per motivi di brevità, non ho menzionato.
Laddove voleste pubblicare la mia testimonianza, per la quale sono e sarò sempre disponibile, vi chiedo soltanto di omettere i miei riferimenti che rimangono però a disposizione di eventuali richieste dell’autorità giudiziaria.


*Caro Lettore,
non ci racconti purtroppo niente di nuovo. Peccato che tutto questo sia uno dei motivi, uno dei principali, per i quali in città si sono desertificati gli investimenti stranieri. Nessun imprenditore internazionale sano di mente viene qui a investire per non poter operare, per farsi taglieggiare da questi signori. E una grande capitale occidentale senza investimenti stranieri è una capitale che si desertifica economicamente, che si impoverisce, che declina, i cui giovani più bravi scappano all'estero. Un disastro irrecuperabile.
-RFS

Operazione Vitruvio. Indagati, arresti e perquisizioni negli uffici tecnici dei Municipi e nelle Asl di Roma. Finalmente abbiamo una Procura della Repubblica degna di questo nome?

8 gennaio 2015

Con tutte le redazioni appesantite dai bagordi festivi e concentrate al massimo, con le poche risorse a disposizione, sui fattacci di Parigi e del massacro nella redazione di Charlie Hebdo, sta passando sotto silenzio una notizia clamorosa proveniente, ancora una volta, dalla Procura di Roma da dove Giuseppe Pignatone sta trasformando il Porto delle Nebbie in una Casa di Cristallo attraverso i muri trasparenti della quale si possono finalmente analizzare tutti i miliardi di zozzerie che hanno ridotto Roma nel posto più raccapricciante d'Europa dove vivere, dove intraprendere, dove allevare un figlio, dove studiare, dove nascere, dove morire, dove investire, perfino dove venire in vacanza. 

L'operazione Vitruvio, scattata oggi, è avara di notizie o, appunto, come dicevamo, le redazioni hanno poche cartucce da sparare e pochi uomini da sguinzagliare sulle tracce della nuova inchiesta. 28 indagati, 22 arresti (impiegati negli uffici tecnici dei Municipi di Roma Capitale e in un'Asl oltre che alcuni imprenditori e professionisti), 40 perquisizioni. L'operazione Vitruvio è in corso in queste ore ed è la prima dimostrazione - altre seguiranno - che Mafia Capitale (l'operazione Mondo di Mezzo compie un mese in questi giorni anche se sembra passato un secolo) non è altro che la punta di un iceberg enorme di corruzione, connivenze, vessazioni, malversazioni, truffe contro pubblico e contro privati.

Roma non vive il disastro che vive per caso, per combinazione, per sfortuna. Roma è diventata un posto inospitale per le persone per bene e per imprenditori di qualità perché c'è chi su questa ospitalità lucra e marcia. Perché c'è chi guadagna, e molto, nel rendere questa città frequentabile, accettabile, praticabile solo da cittadini disonesti e imprenditori di quart'ordine, disposti a tutto.

La speranza è che operazioni come Vitruvio scoperchino i pentoloni del malaffare che si annidano negli uffici, nelle stanze, nei corridoi, nelle aree tecniche di praticamente tutti i settori della pubblica amministrazione marcia di Roma. Se la città dove vivete ha le tasse più alte e i servizi più scarsi d'Italia e d'Europa non è dovuto alla casualità, bensì ad una classe politica scadente e ad una classe dirigenziale corrotta fino al midollo. Talmente corrotta da esserlo anche quando non percepisce effettivamente denaro in cambio di favori: corrotta intellettualmente. E omertosa a livelli che non si sono raggiunti neppure lontanamente nel sud Italia in decenni passati.

A Roma il livello di corruzione è considerato norma. E' ormai qualcosa di rassicurante, di sicuro, di inscalfibile. Sono nate le figure dei "facilitatori". Se devi ottenere un permesso o aprire una attività commerciale non devi neppure più scomodarti a cercare il funzionario da corrompere: ci sono delle agenzie apposite che lo fanno per mascherando il tutto da servizio all'imprenditore. La corruzione fatta sistema. Perché, come si dice nelle intercettazioni di Vitruvio nelle more dei colloqui tra imprenditori edili, questi funzionari comunali "stanno lì solo per speculà, ogni tanto li dobbiamo foraggià, sono pozzi senza fine, io je do 5mila euro a cantiere"...

I NOMI (in evoluzione...)

IN CARCERE
Stefano Urbinati, Roberto Biagini, Simone Casale, Giovanni Grillo, Maurizio Paiella e Marcello Fioravanti.

AI DOMICILIARI
Gianluca Sicari, Gianfranco Morani, Sandro Costantini, Rodolfo Ercolani, Claudio Pompei, Franco De Angelis, Andrea Costa, Giovanni Ceci, Claudio Guidi, Maurizio Sabatini, Andrea Dionisi, Guido Bizzarri, Costantino D'Amico, Franco Di Carlo, Claudio Rampazzi, Giacomo Ceccarelli.

OBBLIGO DI FIRMA
Mauro Raggianti, Emiliano Gaspari, Daniele Losani, Paolo Bonardini, Massimo Gaiarin, Domenico Antonio Colarusso.

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