Follia. Per pulire i parchi il Servizio Giardini si serve di chi ci dorme dentro abusivamente

26 maggio 2017

Semplicemente il colmo dei colmi. Le classiche cose che il vostro blog pubblica e che, come si suol dire, a raccontarle fuori da Roma non ci crederebbe nessuno.
Ieri ho visto movimento al Parco di Via Statilia, che ha una condizione allucinante di cui avete già parlato in passato, e c'era il camion-cassone del Servizio Giardini. Alleluja ho pensato. Poi ho capito, informandomi, che non stavano pulendo (o meglio dire: disboscando) perché era opportuno farlo, ma solo perché nel parchetto si terrà un evento sabato prossimo, con tanto di patrocinio del I Municipio.



Ma insomma stavano pulendo e togliendo le erbacce altre oltre un metro e i cumuli di feci umane, visto che ne parco vivono decine di persone. Ho notato delle scene strane e ho chiesto: praticamente gli addetti del Servizio Giardini hanno chiamato le persone che vivono abusivamente nel parco e hanno chiesto loro di lavorare in loro vece. Gli addetti comunali se la prendevano rilassata e i profughi lavoravano come somari. "Ma poi avvisate i servizi sociali per far togliere tutte queste casette nate sotto agli archi? Pare di stare alla vergogna del Mandrione negli anni Cinquanta", ho chiesto. "Ma no, ma che, ma chi vuoi avvisà. E poi ndo' li mandano?". Mi hanno risposto. "E questi ragazzi?". "Beh", hanno risposto, "gli abbiamo chiesto di dare una mano e hanno detto di sì...".


Io, per mille motivi, sono rimasto sconvolto. Oggi qui abbiamo un palco finalmente senza erbacce ma con una quantità incredibile di alloggi sotto agli archi di un importante e storico acquedotto. Stanotte è nata una seconda tenda: una baraccopoli. Domani il Primo Municipio farà in questo contesto la sua festa? O faranno finta di togliere i giacigli per qualche ora?
Ester

*Rigraziamo Ester, il resto delle riflessioni e delle immagini nel nostro filmato. 
-RFS

Tavolini invece del posto disabili. Un altro caso assurdo in centro storico

25 maggio 2017

Dopo quasi un anno di amministrazione a dir poco latitante, il centro storico è ridotto ad una sorta di grande parco divertimenti decadente, anzi decaduto, ad uso e consumo di un turismo di qualità sempre più infima. 

Si ha la netta sensazione che la volontà sia quella di allontanare i pochi residenti che ancora resistono e lasciare il centro nelle mani di gestori di B&B abusivi, ristoranti di mediocrissima qualità, negozi di paccottiglia nei punti più prestigiosi e così via. 


Eppure qualcuno ancora cerca di resistere al degrado oramai "legalizzato" nell'assenza totale di controlli, provando caparbiamente a segnalare piccoli e grandi abusi. Uno degli ultimi in ordine di apparizione riguarda l'attività di ristorazione in Via dei Filippini 4/7 che con grande arroganza e disinvoltura si è incredibilmente appropriata di almeno due posti macchina piazzando i propri tavolini in barba a qualsiasi concessione, autorizzazione e sicurezza per i clienti. Ecco le foto che documentano la situazione. Alle mie rimostranze il gentile e raffinato gestore ha risposto "Ahò .. manco le machine ce ponno parcheggià".
Ilaria


*Onestamente come la pensiamo lo sapete: secondo noi in quel preciso punto i tavolini stanno molto meglio delle macchine. Il punto è che i tavolini devono essere autorizzati (e bisogna essere in grado di darle queste autorizzazioni, anche in deroga al Codice della Strada - che non ha senso per i centri storici - e non di negarle a prescindere o con metodi patetici come i Piani di Massima Occupabilità) e che devono pagare fior di miliardi perché non esiste che tu guadagni come uno sceicco dando in cambio le briciole al Comune che di guadagnare ti ha permesso cedendoti il suo suolo pubblico. 

Il tutto in un contesto di grande trasparenza per cui, come succede a New York, ogni esercente ha un cartello sulla vetrina che indica quanti tavolini può mettere fuori, quante sedie, quando è stata chiesta l'autorizzazione, quando scade e un bel codice QR da cliccare per chi vuole saperne di più o segnalare anomalie. Chi non ha il tagliando e ha tavolini è abusivo e deve schiattà, ma proprio schiattà.


Dovunque in Europa e in Occidente i tavolini all'aperto oltre ad essere un servizio formidabile per cittadini e turisti, oltre ad essere un elemento distintivo di disegno della città (ma a Roma ci piacciono le piazze trasformate in parcheggi, cimiteri di lamiere), oltre a consentire lo sviluppo e la crescita economica e l'aumento dei posti di lavoro, sono un introito cospicuo e irrinunciabile per gli enti pubblici che grazie a quei soldi possono pulire le strade, manutenerle, renderle sicure, illuminate e controllate. 
Tutto questo a Roma non accade. Roma è la patria del compromesso al ribasso: io non ti do' i permessi, tu stai abusivo, io non ti dico nulla, però non esigi da me il fatto che io sia capace, preparato, onesto, aggiornato. Così ci "guadagniamo" tutti: tu hai i tavolini ma non paghi la tassa, io ho il tuo consenso però non devo neppure sbattermi per guadagnarmelo e meritarmelo. Quindi l'imprenditore ha la scelta davanti a se: o la povertà e il fallimento, o l'abusivismo e la connivenza con la pessima politica.
La notizia - queste immagino lo dimostrano - è che non è cambiato nulla dopo un anno di amministrazione di "ragazzi meravigliosi", coraggiosi, rivoluzionari e soprattutto honesti. Ma sapete che vuol dire nulla? Ecco nulla. Tutto come prima. I prepotenti e i paraculati godono, gli imprenditori onesti (quelli senza la acca) portano i loro denari altrove, a Milano o all'estero. 

PS. Dopo aver letto un nostro articolo di esattamente un anno fa, la Sindaca in un convegno durante la campagna elettorale promise esattamente di implementare la gestione newyorkese delle OSP. La promessa è rimasta tale e non se n'è parlato più.
-RFS

Marco Terranova. Il Consigliere M5S chiede ai cittadini di aiutarlo nel suo lavoro privato

24 maggio 2017

Ne capita una al giorno quando va bene, alcuni giorni ne capitano anche svariate. Stiamo parlando degli sfondoni assolutamente inaccettabili che i rappresentanti amministrativi a 5 Stelle ci regalano ogni dì invece di concentrarsi ad amministrare la città.
Sfondoni, gaffes, irritualità, mancanza totale di rispetto delle istituzioni. Ieri, per dire, il capogruppo pentastellato in Campidoglio se n'è uscito con un post su Facebook (poi modificato, ma Facebook conserva impietoso la cronologia delle modifiche) in cui strumentalizzava a squallidi fini politici la memoria di Giovanni Falcone. Non felice la sindaca Virginia Raggi ha proseguito blaterando di San Francesco e di come il Movimento politico cui appartiene (ma lei ha scritto MoVimento, la V maiuscola, la V di Vaffanc...) si riferisca al santo di Assisi come stella polare per le proprie azioni. Falcone, San Francesco... Poi vai ad indagare e trovi un gruppo di affaristi che da mesi si muovono a Roma con l'unico scopo di accumulare potere e consenso occupando militarmente la città nell'ambito di una fratricida lotta tra fazioni avverse. Il tutto utilizzando come scorciatoia la assoluta tutela delle lobbies, delle mafiette, dei piccoli e dei grandi racket che hanno spolpato la città negli ultimi trent'anni: cartellonari, dipendenti pubblici, tassinari, vigili urbani, balneari, ambulanti e bancarellari sono solo degli esempi soft.

In tutto questo teatro continuo, in questa ininterrotta performance dell'assurdo e della mancanza di dignità, in questa pozzanghera di mal governo in cui le azioni dei pochi pentastellati in gamba vengono inquinate e vanificate, si rischia di "perdersi" le chicce più di nicchia. 



Ieri ne abbiamo trovata una niente male. Riguarda il buon Marco Terranova, da qualcuno soprannominato "me lo magno" per i modi volitivi con cui si rivolge al prossimo quando si arrabbia (la conversazione in cui parlava di Marcello De Vito è solo un esempio).



Rappresentante di quella genìe pentastellata del XIV Municipio di cui abbiamo parlato diffusamente in questo anno per tutto quello che di raccapricciante è successo nel territorio dove è nata e cresciuta politicamente la nostra Sindaca.


Ebbene in perfetta coerenza e addirittura con le stesse frasi e la stessa impostazione riportate nelle migliaia di manifesti abusivi - ovviamente contro "il PD"... - che hanno incartato la città in questi giorni, il presidente della Commissione Bilancio del Campidoglio (sic.) ha deciso di utilizzare il suo ruolo per aizzare i cittadini contro una riforma (giusta o sbagliata non sappiamo e poco ci interessa in questa sede) promossa dal Governo. Ma perché lo ha fatto? Perché crede che la cosa riguardi Roma? Perché è un tema di interesse collettivo? Perché è un tema coerente con il suo complicatissimo ruolo di Consigliere Comunale? 
Niente di tutto questo: lo ha fatto perché l'Aci Informatica, presunta vittima della riforma del PRA che il Governo sta portando avanti, rischia di trasformarsi o di chiudere e lui... lavora ad Aci Informatica.

Un livello di ineleganza e inopportunità amministrativa che, a parti inverse, avrebbe fatto gridare come aquile e scendere in piazza qualsiasi grillino che si rispetti. Ma ora che al potere ci sono loro, nelle piccole e nelle grandi cose, si comportano molto ma molto peggio di come facevano quelli prima. Utilizzare un ruolo pubblico e istituzionale per coinvolgere l'attenzione dei cittadini su battaglie assolutamente private se non addirittura personali. Grande squallore.

Ma in realtà la cosa che ci interesserebbe di più è capire cosa ne pensa il buon Terranova delle migliaia e migliaia di manifesti abusivi e anonimi (anzi, firmati dai "lavoratori e lavoratrici di Aci Informatica", ovvero i suoi colleghi) che umiliano la città in questi giorni, che invadono stazioni della metro, mura monumentali, che coprono pubblicità regolarmente acquistate, che stuprano pareti storiche e che - su questo Terranova in qualità di Capo della Commissione Bilancio dovrebbe dire qualcosa - comportano spese su spese per le defissioni al Comune...

Come vuoi il tuo nuovo Viale Marconi? 6 soluzioni al voto, ma solo una da votare

23 maggio 2017

Ottima l'impostazione dell'amministrazione comunale che in vista del progetto di riqualificazione di Viale Marconi ha sollecitato l'Agenzia della Mobilità nel produrre una serie di ipotesi di layout stradale mettendole poi ai voti (non vincolati, perché già si sa che ci saranno le truppe cammellate di votanti mossi da interessi non necessariamente nobili) cercando così di coinvolgere i cittadini. Le votazioni sono aperte fino a domani e noi non ci siamo fatti scappare la chance sia di farci su un ragionamento. In realtà non siamo molto soddisfatti delle soluzioni proposte: spesso manca il coraggio di eliminare la sosta, cosa da fare tassativamente se si vuole sul serio riqualificare e rigenerare; e purtroppo non si è neppure ragionato sul ridurre la sezione stradale che comunque resta a due corsie per senso di marcia. Servono? Inoltre non c'è nessuna considerazione del fatto che qui il nostro Piano Regolatore prevede una importante fermata metropolitana: quella della Linea D che questa amministrazione ancora non ci ha detto se vuole o non vuole fare.
Tutto ciò premesso, abbiamo buttato giù una rudimentale analisi delle proposte in lizza e vi chiediamo di votare per quella che, unica in assoluto, raggiunge e supera la sufficienza. Che ne pensate? Intanto ECCO IL LINK DOVE VOTARE.




SOLUZIONE 1 - voto 5
Due corsie preferenziali ai lati, enormi e sovradimensionate corsie per il deflusso delle auto. Restano gli alberi nella spina centrale della strada. E' una buona soluzione perché elimina totalmente la sosta sulla strada, fa correre gli autobus laddove devono correre (ai lati del marciapiede!) anche se sulla mappa la preferenziale non sembra protetta e deve assolutamente esserlo. La soluzione deve essere corroborata da piazzole di carico e scarico sul primo posto auto libero sulle traverse, protezione per la preferenziale e una ciclabile o sulla spina centrale (modello Togliatti) o in una intercapedine tra preferenziale e marciapiede. La cosa potrebbe essere così molto utile a ridurre le carreggiate così troppo larghe.
La soluzione è relativamente buona ma non raggiunge la sufficienza perché a quanto pare questa configurazione di preferenziali non possono ospitare la futura tramvia. Da capire come il problema potrebbe essere superato. Comunque si tratta di una soluzione non molto costosa e, a nostro avviso, capace di contrastare la sosta selvaggia da una e dall'altra parte della carreggiata.

SOLUZIONE 2 - voto 3
Un pasticciotto utile a far perdere tempo agli amici di Roma Mobilità, invece di concentrarsi sulle cose serie: la soluzione non ha ciclabili, ha corsie sovradimensionate, ha preferenziali miste (una al centro, una di lato dove è ora) ha una disposizione della sosta caotica e disordinata e prevede l'abbattimento di tutto l'affascinante patrimonio arboreo della strada. In più tutto sto accrocco non è compatibile al tram che qui dovrà passare speriamo presto. Io boh...


SOLUZIONE 3 - voto 3
Corsia preferenziale centrale, ordinata ma distante dai marciapiedi. Adatta più ai vialoni della banlieu di Istanbul che ad una strada che di fatto è in centro. Peraltro non compatibile con il futuro tram. E poi la strada che rimane un volgare parking a cielo aperto con auto parcheggiate dovunque a centinaia. 


SOLUZIONE 4 - voto 4,5
Buona la collocazione delle ciclabili. Enorme rischio di sosta selvaggia (quando c'è sosta, è facile che ci sia doppia sosta purtroppo), abbattimento degli alberi e corsia preferenziale collocata lontano dai marciapiedi. Inoltre non compatibile con il futuro tram.


SOLUZIONE 5 - voto 5,5
Soluzione coraggiosa e interessante che si prende carico di ripensare davvero la strada, al di fuori da dogmi e superstizioni. La preferenziale è pronta per il futuro passaggio del tram (che quando dovrà essere implementato non comporterà interferenze sul traffico privato), le ciclabili sono ottimali (sotto gli alberi e a doppio senso), il riordino in termini di arredo è pesante. Ovviamente è impensabile, come propone la soluzione (che infatti non raggiunge la sufficienza neanche lei), rendere il viale a senso unico. Ma la correzione è facile e sta nella soluzione successiva: l'attuale corsia direzione centro va tramutata in corsia a doppio senso, con due corsie per senso di marcia. Le dimensioni ci sono tutte: parliamo di una carreggiata di 12 metri abbondanti e dunque c'è tutto lo spazio per fare 4 tranquille corsie: basta togliere gli stalli per la sosta. E' del tutto evidente che riprogettare una strada come questa non può in maniera assoluta prevedere sosta delle auto in superficie. 


SOLUZIONE 6 - voto 7
Ci piace abbastanza francamente! E' molto impegnativa a livello progettuale perché bisogna ripensare tutta la viabilità laterale, ma questa è una bella sfida perché alcune strade laterali di Viale Marconi potranno avere l'ultimo tratto pedonalizzato, con la creazione di tante micro piazze. Davvero interessante questa soluzione e dalle grandi potenzialità per una rigenerazione non solo dello stradone tra Piazzale della Radio e la Colombo ma di tutto il grande quartiere popolare e commerciale che insiste nel raggio attorno a Piazza Enrico Fermi.


SOLUZIONE 7 - voto 5,5
Questa soluzione ha molti elementi di interesse, ma anche molti difetti. Il primo difetto è lasciare la sosta a fianco dei marciapiedi. La sosta, se davvero (davvero!) si vuole riqualificare la strada, su Viale Marconi non ci deve essere. Men che meno deve essere ai lati dei marciapiedi. Ai lati dei marciapiedi ci devono essere dei servizi pregiati: o una ciclabile, o una preferenziale o, semmai, i flussi veicolari. Non la sosta. Anche perché in una configurazione simile la sosta chiama sempre e necessariamente la doppia sosta illegale e genera delle gravi strozzature di traffico nei momenti di manovra. E' inaudito pensare ad una strada di scorrimento interquartiere come questa, a due corsie, con auto che adocchiano un "buco", si fermano, fanno manovra in retromarcia per trovare posteggio. Oppure escono dal posteggio stesso. Pericolo e strozzatura del traffico. Questa appare la soluzione più potabile, tuttavia trasformerebbe la intera strada in un doppiafilodromo pazzesco. D'altro canto in questo quadrante i posti auto non servono, altrimenti i cittadini di Via Enrico Fermi non avrebbero lottato anni e anni contro un ottimo progetto di parcheggio interrato che avrebbe risolto il problema lungo quella strada, riqualificandola. Se occorrono posti auto si facciano appunto sotto Via Fermi e facendo partire al più presto il grande cantiere del park interrato sotto Piazzale della Radio, non certo condannando Viale Marconi ad altri anni di degrado e di caos quando c'è la occasione cristallina di riqualificarlo.

Adottano una piazza, sconfiggono il degrado, ma Acea gli toglie l'acqua





Scrivo a nome di un gruppo di cittadini che hanno adottato una piccola area verde di Roma, abbandonata al degrado. Si tratta del giardinetto di Piazza Confienza, vicino all’Università La Sapienza, in una zona centrale della città.

Non senza fatica, manteniamo il giardinetto verde pulito e lo difendiamo dal vandalismo. Abbiamo scartavetrato, aggiustato e dipinto le panchine in legno, rifatto completamente il prato, piantato il plumbaco lunga la recinzione e creato le aiuole fiorite. Le persone lo apprezzano, lo usano per fermarsi a leggere il giornale, riposarsi o scambiare due chiacchiere, gli stranieri stupiti scattano qualche fotografia, la notte i senza tetto lo utilizzano per dormire…


Questa iniziativa ha fatto incontrare i residenti, ha insegnato ai nostri figli che la “cosa pubblica” è preziosa e va difesa con l’impegno e la collaborazione di tutti e ha creato un po’ di solidarietà in un quartiere dove si ignora anche il dirimpettaio.
Da oltre un mese nel giardinetto non è più disponibile l’acqua corrente e siamo costretti a portare a mano pesanti secchi per innaffiare le piante, in una stagione asciutta e calda.
Dopo centinaia di segnalazioni e solleciti, siamo ancora in attesa di un intervento dell’ACEA che si è limitata a riscontare un guasto in una centralina.
Scrivo ai servizi “competenti” per segnalare il problema e, come gli altri residenti, chiamo l’ACEA per spiegare l’urgenza del necessario intervento. Ascolto silenziosamente gli innumerevoli impiegati che rispondono al numero verde, i quali ripetono che attiveranno un sollecito urgente e, in un infruttuoso esercizio di resilienza, tengo faticosamente a bada l’insofferenza e l’irritazione che mi divora.


Le foto descrivono le condizioni di abbandono e di degrado in cui il giardinetto verteva prima del nostro intervento e la sua bellezza grazie al lavoro dei residenti organizzati nell’associazione culturale Valentino Caracciolo e grazie all’impegno di Susante, cittadino dello Sri Lanka, che cura amorevolmente e con competenza le piante.

Aiutateci a credere che sia possibile ottenere un intervento risolutivo dell’ACEA prima che sia troppo tardi!

Intrappolati nella Metro B spaccano finestrini per fuggire. Il video dei fatti di sabato

22 maggio 2017

Parte la metro. Subito si arresta dopo un gran tonfo pauroso. Un rumore di aria compressa che esce all'impazzata. Polvere e fumo. La gente si spaventa dentro, siamo sulla Metro B a Castro Pretorio, è sabato. L'altoparlante parla di un guasto ma - come racconta Repubblica, unico giornale a riportare i fatti insieme a RomaToday - chi è dentro ai vagoni non si accontenta: siamo ancora in stazione e le persone pensano ad un attentato o ad un incendio e vogliono uscire immediatamente dal convoglio. Le porte però sono bloccate. Nel caos e nel terrore generale la gente inizia a spaccare i finestrini. A mani nude o con zaini e valigette. Alla fine del filmato si vedono le persone con gli arti insanguinati. La gente in preda al panico più assurdo esce dalle feritoie e si fa aiutare da chi è fuori, altri continuano a spaccare i vetri del treno.
Dopo qualche istante le porte si aprono da sole, qualcuno spiega che si è trattato del "semplice" guasto ad un compressore.




Il video ci racconta il livello di sfiducia e di assoluto nervosismo a fior di pelle che serpeggia negli utenti del trasporto pubblico. Tra incendi continui agli autobus, reputazione sotto i piedi della manutenzione Atac e caos dovuto alla sfilza di guasti sotto la metro, nessuno si fida più di nessuno e una rassicurazione ufficiale ormai non basta: tutti pensano che sia meglio scappare. Quella gente era assolutamente convinta che Atac le stesse facendo fare la morte del sorcio. Ed ha reagito istintivamente di conseguenza: in maniera profondamente irrazionale, probabilmente autosuggestionatisi l'un l'altro. 
Si è perso totalmente il rapporto fiduciario tra cittadino e istituzione. Questo è pericoloso. Ancor pericoloso che nessuno stia lavorando per ricostruire questo rapporto. Per ri-edificare attorno a istituzioni come Atac un percepito di autorevolezza.

"Erano le 15.30 di sabato per l'esattezza. Mi trovavo nella metro B alla fermata di Castro Pretorio" ci racconta Cécile, l'autrice del video. "Ad un certo punto si è bloccato il treno e si sentiva del fumo nell'aria. Abbiamo avuto una crisi di panico e abbiamo cominciato ad urlare: non avevamo mezzi per poter aprire le porte o per rompere i vetri. Allora abbiamo cominciato a rompere i finestrini coi piedi e le mani. Siamo dovuti passare attraverso i vetri rotti, perciò ci siamo tutti tagliati le mani e le gambe. E quando siamo tutti usciti dai vagoni abbiamo visto che dalla coda del treno usciva fumo. Dopo l'accaduto nessun membro dell'Atac o della Polizia o dei controlli ha preso in mano la situazione. All'esterno qualcuno per fortuna aveva chiamato delle ambulanze, per precisione tre, ma questo sempre indipendentemente dai responsabili della sicurezza di Castro Pretorio".

Un fatto gravissimo (prontamente messo sotto al tappeto, zero dichiarazioni tra l'altro da parte della politica) sotto vari punti di vista che risulta ancor più folle guardando il filmato che Roma fa Schifo è in grado di divulgare. Una ennesima scena di assoluto delirio urbano che sarebbe impensabile in qualsiasi altra capitale occidentale. Con vittime gravi che, come di consueto, non ci sono state solo per via della buona sorte.

Il regolamento sui bancarellari e la triste sensazione d'essere amministrati da una setta

19 maggio 2017

A coronamento di un anno allucinante declinato tra clamorose incapacità, tra nomine opache, tra lotte intestine tra fazioni, clan e correnti senza esclusioni di colpi, tra provvedimenti tutti volti a ripagare le cambiali elettorali (ai Vigili, alle municipalizzate, ai cartellonari, ai dipendenti comunali) e nessuno volto a rimettere in sesto la città, l'amministrazione di Virginia Raggi ha fatto approvare (per ora solo in Commissione, ma il passaggio in Aula è solo questione di tempo) un imbarazzante regolamento per il commercio su area pubblica.

Si tratta di un danno per la città infinito e profondo: con questo regolamento si certifica che nessuna delle postazioni che oggi distruggono Roma e la rendono un posto osceno saranno eliminate. Nessuna. Dalle bancarelle a Viale Cola di Rienzo o a Viale Trastevere che stanno massacrando il commercio regolare ai camion bar di fronte ai Musei Vaticani; dalle bancarelle di fronte al Pantheon a quelle di Fontana di Trevi passando per la situazione emergenziale che si trova all'Eur, attorno a Piazza Bologna e su tutte quante le consolari (su Appia e Tuscolana no si riesce proprio più a camminare).

Tutto questo rimarrà così. Non cambierà nulla. Con una perdita economica per la città allucinante, soldi che i cittadini metteranno al posto degli operatori miracolati. Gli unici interventi del regolamento puntano a trovare ogni stratagemma possibile per confermare i monopolisti attuali (famiglie di pastori o zingari abruzzesi che si sono prese Roma, avendola trovata indifesa e ben disposta a svendersi per tre denari) scendendo fino al ridicolo di mettere per iscritto, in un articolo del regolamento, i colori e perfino le decorazioni adesive dei furgoni loro appartenenti. Poi ci sono le multe che calano, poi c'è la Fiera di Piazza Navona (per fortuna bloccata da anni) che torna in mano ai soliti e infine c'è il concetto di "anzianità" (lascito di Storace in Regione) che per la prima volta viene sposato dal Comune.

Un insulto ai giovani tra l'altro: in tutto il mondo l'universo dei food truck è il luogo dove chef emergenti e ristoratori rampanti si confrontano per poi crescere e esordire nel mercato più strutturato. Qui tutto questo è e sarà per sempre impossibile. Da regolamento.


Non ci addentriamo però nel merito del provvedimento perché ne abbiamo parlato e straparlato in passato. Quello che volevamo notare oggi è altro e attiene alla reazione che questo scandalo amministrativo e politico ha provocato: la reazione è nulla. Zero. Piatta.

Un consigliere decide di portare la città su posizione assurde, tradendo totalmente il mandato elettorale (lo dimostrano le centinaia e centinaia di commenti che Andrea Coia sta collezionando sulla sua pagina), approvando provvedimenti che se fossero stati approvati da altri avrebbero visto tutti i grillini scendere in piazza. Eppure nessuno tace. Escono articoli su tutti i giornali che condannano la cosa, ci sono migliaia di elettori (ex) grillini che si dicono indignati e nessuno parla.

Provi a sentire le persone singolarmente, off records, e le cose cambiano: senti i singoli consiglieri pentastellati, senti le persone più in vista di quel partito, senti i componenti della giunta, gli staff degli assessori. Tutti ti dicono la stessa cosa: "ma tanto non andrà mai in aula", "non siamo minimamente d'accordo con questa impostazione", "non sappiamo cosa pensare", "non facciamo altro che litigare con Coia", "stiamo lavorando nella direzione inversa". Già, però sottotraccia e senza dirlo alla città.

Ci fosse mezza presa di posizione pubblica. Ci fosse qualcuno che pone un dubbio. Ci fosse uno, uno solo, tra le decine di consiglieri indignati contro Coia che ha il coraggio di dirlo apertamente come succederebbe in un caso del genere in ogni altro partito politico. Si preferisce tenersi l'onta di essere correi ad un fatto così grave piuttosto che avanzare una semplice critica, una semplice opinione difforme. Non si parla. Semmai si aspetta che parli il guru. E così viene anche il dubbio che la mossa di Coia - favorire le micidiali lobbies degli ambulanti - non sia in realtà una scelta personale ma in realtà sia una mossa condivisa e pianificata. Ma nessuno rilascia dichiarazioni in un senso o nell'altro.

Questo è il modello con cui si autoregolano le sette però, non i partiti politici che si dovrebbero basare sulla libera opinione e sulla democrazia interna. Solo le sette si modulano sulla fedeltà al capo, sulla paura, sulla repressione preventiva. Come è possibile che esca un pezzo di questa durezza sul Fatto Quotidiano (peraltro l'organo di stampa di riferimento della galassia pentastellata) e nessuno - nessuno! - replichi in alcun modo? Come è possibile che i militanti sul territorio inondino di critiche il partito per una scelta forsennata e nessuno risponda?

Delle due l'una. Siamo di fronte ad una setta o siamo di fronte ad un partito che passa sopra a tutto e a tutti pur di portare avanti i suoi propositi affaristici, criminali e vetero clientelari. In ogni caso è una pessima notizia.  

Le condizioni delle periferie. Un lettore e il suo documentario da Centro Serena\Ponte di Nona

18 maggio 2017
Questa è stata la mia passeggiata in bici a Centro Serena, quartiere confinante da un lato con Ponte di Nona, dall'altro con Villaggio Prenestino.
Nel video ci sono le riprese di due di tre parchi confinanti, separati solo da due strade che li intersecano. Forse il video è meno d'impatto ma dal vivo la scena è da atmosfera post-apocalittica. Ovviamente sono aperti al pubblico e "praticabili". C'erano cancelli e reti che li circoscrivono totalmente divelti, distrutti, smontati. Il video continua mostrando il cuore di questo quartiere: strade esistenti delimitate da plinti di cemento e new jersey atti a non renderle praticabili con vetture e camion dove c'è praticamente di tutto, comprese auto smontate e bruciate e un edificio costruito e abbandonato.
Una parte del video è all'interno del palazzo dove sinceramente sono rimasto shockato ed ho anche avuto paura a fare le riprese... se fosse sbucato qualcuno all'improvviso non avrei saputo come fare: l'edificio viene usato come deposito di auto rubate e "tagliate". Ci sono poi le riprese di un'altra area non accessibile, al confine tra Centro Serena e Ponte di Nona, tangente alla famosa Via Mejo de Gnente. Anche qui strade costruite che tagliano tra cantieri di palazzi mai terminati...

E i canili comunali ora costano un terzo e funzionano meglio. Bastava fare un bando!

17 maggio 2017

Fiumi di parole e di ideologie ormai insopportabili e fuori tempo massimo. Strade bloccate, sit in, manifestazioni dovunque. Lagna, lagna, lagna. Terrorismo a tutti i livelli, sia sui posti di lavoro ("tutti gli addetti perderanno il loro impiego, aiutooo"), sia sul benessere degli animali (cosa c'è di più meschino che strumentalizzarli per i propri interessi?), sia - al solito - sulle ideologie: "stanno privatizzando i canili comunali".






Già, peccato che a protestare erano proprio le associazioni (assolutamente private!) che gestivano e quasi usucapivano i canili da anni e anni, in continuo regime di proroga (qui e qui un po' di rassegna stampa). Alla romana. Quando sono stati loro a privatizzare andava bene, quando invece la gestione dei canili (che sono e restano comunali) è stata finalmente assegnata tramite bando apriti cielo.




Questi sono stati i toni della battaglia sui canili, ve la ricorderete. Con anche personaggi famosi che si sono scagliati, senza approfondire un briciolo la questione, contro il "business". Come se il business fosse di per se una cosa negativa. Lo sarà, forse, ma è pur sempre meglio della clientela politica, delle associazioni oscure che rispondono al deputato di turno, della totale mancanza di trasparenza, dei costi triplicati per alimentare e tener buone clientele elettorali.
Anche il nostro blog è stato più volte tirato per la giacchetta ma mai ci siamo guardati bene di prendere le parti dei "poveri lavoratori" che per mesi hanno piagnucolato pur essendo lì (coadiuvati da tantissimi volontari: ma lavoravano o facevano lavorare solo i volontari? Chissà...) da anni e anni in proroga. A differenza di molti altri (adesso dove sono?) noi non ci siamo cascati. 

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo come è andata. Appena arrivati al governo della città Ignazio Marino e l'assessore Estella Marino hanno subito messo le mani sul problema. Lo dimostra questo chiarissimo post del 2015 che ripercorre tutta la vicenda. Obbiettivo? Fare i bandi. Finalmente. Il primo mandato a gambe all'aria dal TAR, il secondo stoppato in autotutela perché nel frattempo era venuta giù la slavina di Mafia Capitale. Però poi con Tronca le cose sono andate avanti nonostante le proteste e finalmente a gennaio ci sono state le assegnazioni. Ha vinto una società proveniente dalla Campania che ora ha qualche mese di esperienza e evidentemente si sente sicura di dire certe cose. E le dice in un post che ci è parso particolarmente interessante e dal quale abbiamo fatto partire questo ragionamento.


Insomma a dispetto di chi a Roma si scaglia contro il metodo dei bandi ecco i risultati (anche se si tratta di una sola campana, ovviamente): tutto funziona meglio, vince il merito, il Comune risparmia un sacco di soldi e c'è totale trasparenza e chiarezza laddove c'era profonda opacità. In tutto ciò le condizioni degli animali migliorano alquanto. Ah, una trentina di operatori della precedente gestione sono stati pure reintegrati dalla nuova!
È questa la strada: bandi e evidenze pubbliche. La città è culturalmente e amministrativamente indietro anni luce, basti pensare al Rialto dove aveva sede il Comitato per l'Acqua Pubblica (sic.): finalmente sgomberato per la seconda volta, il comitato ha dichiarato che neppure parteciperà al bando per l'assegnazione di nuovi spazi comunali sebbene l'assessore al bilancio Mazzillo glielo abbia confezionato (contravvenendo a qualsiasi onestà intellettuale) su misura. Non si partecipa ad un bando per principio, perché la logica deve essere quella delle amicizie, dell'affidamento diretto, dei contatti loschi, delle conoscenze, del "c'ho n'amico ar comune". Ogni impostazione orientata al merito e alla trasparenza è considerata alla stregua di fascismo e sfruttamento: peccato che è così che si muovono tutte le città del mondo evoluto.

Quando questa logica viene superata nonostante le resistenze ideologiche più allucinanti, tutto migliora sotto ogni punto di vista. Salvo per chi, prima, ci marciava. Ecco perché siamo sostanzialmente stati sempre molto favorevoli anche alla odiatissima Delibera 140 con la quale Marino, pur con qualche eccesso, puntava a riorganizzare con questa logica e questa impostazione tutto il patrimonio immobiliare capitolino oggi preda dei più veloci, dei più ammanicati, dei più dritti.

E il M5S in tutto questo? Ovviamente sempre un comportamento ambiguo e populista. Con geni come il consigliere comunale Diaco (peraltro capo della Commissione Ambiente) che se ne sono usciti con le solite frasette fatte e demagogiche: "ma perché i canili non li gestisce direttamente il Comune invece di esternalizzare?". E certo, come no, uffici che non sono in grado neppure di mettere un timbro li piazzi a gestire la salute degli animali, una cosa tecnica e specifica che richiede competenze di settore. D'altro canto era la stessa cosa che chiedevano le vecchie associazioni gestrici: così pensavano di trasformare i loro lavoratori (centinaia) in dipendenti comunali. Operazione alla romana che per fortuna, nonostante le posizioni vetero assistenzialiste e proto stataliste di una parte dei pentastellati, è andata buca laddove almeno per una volta ha trionfato la tanto odiata "legalità"...

23 minuti di imperdibile documentario da New York per fare tutti i confronti con Roma

15 maggio 2017
Mai ci saremmo aspettati il successo che avete tributato ieri al lunghissimo filmato che raccontava per filo e per segno tutto lo scempio circostante l'area del Colosseo. In realtà neanche tutto perché si poteva perfino andare avanti, ad esempio documentando le condizioni del Colle Oppio o approfondendo cosa succede dentro la stazione e sotto ai binari. 


E visto che i dati di YouTube non possono mentire, abbiamo notato che, sebbene infinito, il documentario vi ha appassionato e lo avete seguito in migliaia. E allora beccatevi un nuovo pezzo dalle grandi lunghezze che richiede attenzione, tempo, dedizione, concentrazione, ma che alla fine vi arricchirà e vi aprirà gli occhi su alcune cosette.


Abbiamo messo insieme una serie di clip girate a New York City di recente e ne abbiamo fatto un lungo docu-film (vabè, si fa per dire: qui siamo all'home made spinto!) a costo zero di ben 22 minuti. Una zozzeria dal punto di vista tecnico, ma un gran documento dal punto di vista civico per chi avrà voglia di studiare e approfondire le differenze siderali che ci separano da una città che non più di 20 o 30 anni fa aveva gli stessi problemi che ha oggi Roma e che invece oggi risulta uno dei luoghi più piacevoli dove vivere, lavorare, fare turismo, addirittura passeggiare. 

Il filmato si occupa di verde pubblico, di tavolini all'aperto, di sosta delle vetture, di trasparenza nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, di innovazione e smart city, di bancarelle, di commercio e di sviluppo architettonico e immobiliare. Buona visione in full HD e diteci nei commenti. 

Area del Colosseo in condizioni mai viste. il cortometraggio definitivo. (Con aggressione)

14 maggio 2017

Proporre un video superiore a un quarto d'ora su un blog come il nostro può sembrare un'azione spericolata: chi mai avrà voglia di seguirlo tutto? E invece vi chiediamo questo sforzo, proprio a voi che tutti i giorni ci seguite e ci usate per capire la città e per avere chiavi di lettura. 
Ebbene amici, alcune cose richiedono tempo sono impossibili da sintetizzare (beh, certo, se avessimo avuto i soldi per un bravo montatore...) e devono essere esperite così, per intero. Questo cari signori è un pezzo di neorealismo a tutto tondo. Non il neorealismo poetico e speranzoso della fine degli anni Quaranta o degli anni Cinquanta, ma il neorealismo aggressivo, violento, mafioso, connivente e coatto di oggi.

Nel filmato c'è tutto e non ci vogliamo troppo dilungare col testo per non portarvi via ulteriore tempo perché già dovrete investire oltre 15 minuti quest'oggi. Però non dimenticate di notare: la sporcizia, le condizioni del verde, gli spazi comuni utilizzati come deposito per gli abusivi, la invasione delle bighe-segway dei venditori di giri turistici, sono dovunque in quantità allucinanti e hanno capito il gioco: a Roma già non ti considera nessuno se occupi suolo pubblico abusivamente in maniera stabile, se poi lo fai avendo sotto due rotelle (che tu sia una odiosa biga, che tu sia una bancarella semovente o che tu sia una macchina in divieto) allora quasi ti diranno bravo. Spaventoso l'assalto dei venditori di acqua, di quelli di selfie. Spaventosa più di ogni altra cosa l'assenza totale di controlli. Ciascuno fa quello che gli pare senza la benché minima deterrenza. Non c'è un centimetro quadrato dall'area libero dal controllo del racket organizzato degli abusivi: perfino alberi e cespugli non hanno più la loro reale funzione, ma sono i nascondigli delle mercanzie illegali da vendere. 


Qualcuno, e diciamo una cosa forte, avrà nostalgia dei camion bar. Almeno fino a qualche anno fa i turisti assetati non dovevano umiliarsi a comprare bottigliette dagli abusivi. 

La collina che fronteggia il Colosseo verso il Fagutale non è una discarica. È peggio. Perché almeno nelle discariche c'è chi si occupa del trattamento e soprattutto non ci sono persone che ci nascondono merci illecite o angoli dove si va a cagare. È evidente come l'economia criminale sia qualcosa di non marginale, di avvolgente e smisurato. La massa critica degli abusivi spesso equivale quella dei turisti. È pieno zeppo di zone, infatti, dove tutta questa popolazione assolve i suoi bisogni corporali. Il lezzo delle feci umane ormai è un tratto della città, sempre di più.

L'esperienza di visita dell'Anfiteatro Flavio (ma è lo stesso al Palatino, è lo stesso a Fontana di Trevi, è lo stesso a San Pietro e in decine di altri siti) è qualcosa di profondamente spiacevole. Questo rimane ai visitatori. Per chi osa dire qualcosa, come per chi ha effettuato il filmato, il rischio delle aggressioni si trasforma, come si vede al minuto, in certezza. Ma ora sicuramente arriverà qualcuno a dirci che in realtà è un vecchio filmato del 2014. Già, ma nel 2014 però i Fori Imperiali erano realmente presidiati e pedonali e non entrava chiunque come oggi (da mesi ormai l'amministrazione Raggi ha deciso di riaprire, senza avere il coraggio di ufficializzarlo, i Fori al traffico) e come chiaramente si vede dal filmato. Basterebbe questa triste considerazione per smentire i complottisti. 

Castel Sant'Angelo massacrato e umiliato. Un video da guardare e riguardare

13 maggio 2017

L'incredibile apetta della Roma (ufficiale della A. S. Roma? Ma davvero?) che negli ultimi giorni sta ammorbando piazze e strade della città con tanto di corredo di majorette danzanti. I venditori di tour e bus turistici che si aggirano come tafani dotati dei loro segway tutti arredati di rosso come se fossero dei carri pronti a combattere al Circo Massimo. Fastidiosi come zanzare. Guardate quanti sono. I "panettoni" di cemento a terra come nella tristissima Milano degli anni Novanta. Una patetica carrozzella tirata da un ronzino in piena area pedonale. Una quantità imprecisata e difficilissima da contare di raccapriccianti bancarelle di souvenir, brutte come non si vedono da nessuna parte del pianeta. Ovviamente piazzate sopra il percorso LOGES per i non vedenti. I venditori abusivi di aste per farsi i selfie. Gli immancabili centurioni con la scopa in testa che simboleggiano il fallimento micidiale di chi amministra la città e che in 10 mesi è riuscito a portarla indietro di quanto meno 10 anni.


E siamo solo a metà di questo minuto e mezzo di filmato. Ma andiamo avanti.

Ancora venditori abusivi che offrono a chiunque passi. Una gran folla. Artisti di strada che è arduo definire tali. Menestrelli elettronici e casse acustiche che trapanano le orecchie e rendo assai spiacevole la visita ad uno dei monumenti più importanti del mondo. Successivamente ancora sciami incontrollati di venditori di pacchetti turistici con delle espressioni da farabutti che la metà basta. Ma la sorpresa è alla fine del filmato...

Se volete capire come mai il turismo a Roma sta andando a gambe all'aria e perché quello che resta è un turismo scadente e squallido guardatevi e riguardatevi questo video. 

Come sta andando ioSegnalo? Un esperimento, ecco i risultati

12 maggio 2017


26 aprile 2017 ore 12.51


Per questo esperimento si è tenuto conto di questi fattori:
- si è dato tempo al corpo di Polizia Locale di Roma Capitale di risolvere la problematica (6 mesi);
- si è scelto un luogo centralissimo dove passano decine di appartenenti al corpo al giorno (via del Corso altezza civico 28);
- si è scelta una problematica che non dovrebbe essere di così difficile risoluzione (sequestro dei cartelli e multa ai trasgressori facilmente rintracciabili, sono lì a pochi metri);
- si è scelta una problemativa visibilissima da chiunque;
- sono state fatte 10 (dieci) segnalazioni.

Il risultato è stato:
- 9 segnalazioni "passate a programmazione" e 1 segnalazione "chiusa"
- il 16 ottobre 2016, giorno della prima segnalazione, c'erano tre cartelli abusivi e il 17 aprile 2017, giorno dell'ultima, abbiamo sempre tre cartelli abusivi (due di stesse attività presenti alla prima segnalazione)
- a 7 giorni dall'ultima segnalazione abbiamo sempre due cartelli abusivi delle stesse attività segnalate 6 mesi prima;

ioSegnalo è uno strumento straordinario. Trasparente, permette di tracciare, consente di avere big data e statistiche. Purtroppo a molta gente sta passando la voglia di usarlo nonostante l'entusiasmo iniziale. Il declino di ioSegnalo ci fa pensare ad una città inemendabile e irriformabile. Una città dove non appena arriva un'innovazione seria e con grandi potenzialità, viene poi messa sotto il tappeto per mantenere a tutti i costi lo status quo. Questo ci fa venire una tristezza profonda senza stare a dare le colpe a nessuno. 

Certo è che smontare senza logica e senza senso la precedente direzione della Polizia Municipale che queste novità le aveva inventate, promosse, spinte e alimentate è stato un segnale chiaro da parte di questa Giunta. 

Matteo Renzi ritiri questa cretinata delle magliette gialle pulisci-monnezza

11 maggio 2017
Le strade della città sono già colme di rumenta e pattume, perché farle subire anche un'invasione di pagliacci vestiti di giallo che pretendono di far politica sostituendosi agli operatori ecologici? 

Questo articolo serve a spiegare quanto sia profondamente sbagliata, ridicola, patetica l'iniziativa di Matteo Renzi per rispondere ai problemi di Roma e della sua raccolta rifiuti. Ma prima di raccontarla in questi termini diamo atto. Perché nel 90% di cretinata c'è un 10% di operazione riuscita. Perché non c'è dubbio sul fatto che l'annuncio di Matteo Renzi (oltre che a scaturire una esilarante risposta di Osho) abbia portato ad una decisa accelerazione del Comune di Roma: per evitare di trovarsi con una schiera di "piddini" vestiti di giallo e immersi nella monnezza che a quel punto sarebbe stata identificata nella sua amministrazione, Virginia Raggi ha spinto l'acceleratore per superare l'emergenza rifiuti generatasi a causa di 25 aprile, 1 maggio e Pasqua. Gli impianti si sono messi a lavorare 24 ore (ma non potevano farlo anche prima, pure senza Renzi?), si è stretto per aumentare la capacità dell'inceneritore di San Vittore (uh, i grillini che chiedono più inceneritori: questo è successo!) e le strade stanno un po' migliorando anche se le segnalazioni di accumuli non mancano. Insomma la provocazione di Matteo Renzi un risultato lo ha ottenuto e neanche da poco.

Ebbene: resti una provocazione! Non si vada oltre. Non si arrivi davvero a scendere in piazza a far finta di pulire Roma scimmiottando realtà serie e autorevoli come Retake Roma che questo lavoro, senza bandiere di partito, lo svolge da anni. Sarebbe un'umiliazione dell'impegno civico, una presa in giro verso chi a Roma si dà da fare per la città senza alcun secondo fine politico o di campagna elettorale; significherebbe una sottovalutazione gravissima del problema in se, del tema di cui parliamo: il trattamento dei rifiuti. Cosa c'entra il trattamento dei rifiuti con la raccolta e lo spazzamento? Nulla o quasi. Si sta misitificando, si sta facendo confusione, si sta gettando polvere negli occhi della gente e non ce n'è affatto bisogno. E lo sta facendo un ex primo ministro: questo è gravissimo e inaccettabile. Questo significa superare perfino il populismo, la demagogia e l'imbarazzante ignoranza grillina. Nulla hanno insegnato le elezioni francesi? Per sconfiggere i populisti devi fare altro, non devi inseguirli sulla loro strada.

Un partito fa politica, non fa sceneggiate mistificatorie. Fare politica significa far funzionare le istituzioni che si governano (e la Regione Lazio non funziona, santo cielo, non funziona affatto!) e significa fare una franca e durissima opposizione nelle istituzioni che sono governate dagli avversari, specie quando questi avversarsi governano male. E a Roma il PD sta amministrando a braccetto con i Cinque Stelle su tutte le partite più delicate. Zero opposizione nonostante Virginia Raggi stia esprimendo uno dei peggiori e più gravi e gravidi di conseguenze mal governi che la città ricordi. Smontano le Farmacie Comunali, occupano politicamente l'Atac, fanno regali assurdi al pubblico impiego per incamerare voti, blandiscono gli occupanti, sfasciano un progetto eccezionale come quello di Tor Di Valle, distruggono l'obbiettivo delle Olimpiadi, stoppano la riqualificazione di Ama infarcendola di vertici inadeguati, ritornano i centurioni, i risciò, i cartellonari di nuovo padroni del territorio, gli ambulanti che si scrivono da soli i regolamenti. (Questa è la vera monnezza romana che il PD per decenni ha fatto finta di non vedere in virtù di squalliderrimi interessi da due lire). Tutto nel totale silenzio del PD che anzi, nelle commissioni e in aula, sotto sotto collabora col partito di governo all'insegna di un consociativismo che non si era mai visto.

Forse va proprio in questa direzione l'iniziativa prevista da Matteo Renzi e dalle sue magliette gialle. Essendo una iniziativa patetica, ridicola e sciocca è l'unica iniziativa che non può impensierire per davvero il Movimento 5 Stelle e si iscrive in una finta guerra combattuta in superficie ma inesistente in profondità tra i due partiti che, di fatto, amministrano la città insieme all'insegna della reciproca e rispettiva cura delle rispettive clientele elettorali. 

Non sappiamo quale parte del PD romano abbia consigliato a Matteo Renzi un'iniziativa così negativa che rimarrà come un'onta per anni sul partito, ma facciamo appello a quella parte sana che pure c'è dei Democratici affinché si possa salvare il salvabile annullando l'operazione.

A Roma a sistemare la faccenda dei rifiuti e di Ama ci aveva provato giustappunto Ignazio Marino. Aveva scelto un assessore di alto profilo anche tecnico come Estella Marino, dei manager cazzutissimi (Alessandro Filippi ad esempio. E poi il presidente Fortini) che stavano completamente cambiando direzione dopo aver cacciato via a male parole Fiscon e Panzironi. Aveva iniziato il processo che ha portato in questi giorni al licenziamento di chi era stato assunto nell'ambito di Parentopoli. Ama si era dotata di un piano industriale e stava diventando indipendente dal punto di vista degli impianti - nonostante l'ostruzionismo della Regione Lazio - e soprattutto dopo decenni di chiacchiere era stata chiusa Malagrotta. Una rivoluzione vera che si sarebbe compiuta se si fosse consentito a quella esperienza amministrativa assolutamente marziana di strutturarsi e completarsi. 
Invece di scommettere su questa storia, di sostenere lo straordinario cambiamento che stava avvenendo e che s'era avviato, Renzi ha deciso di affossarla. Lo stesso Renzi che oggi scende in piazza a pulire la città. La stessa città che sarebbe stata senz'altro pulita se Renzi avesse permesso a Ignazio Marino di completare il suo progetto. Affossando Marino e regalando la città ai Cinque Stelle Matteo Renzi sapeva perfettamente quale china avrebbe preso Roma. Sapeva perfettamente che le lobbies sarebbero tornate a divorarsela. Sapeva perfettamente che le grandi riforme messe in pista si sarebbero arenate. Questo sta succedendo e i sacchetti di spazzatura per le strade sono frutto anche della sua fatwa su Marino e su quella stranissima e irripetibile esperienza politica che, dopo 40 anni di volemose bene, stava provando a cambiare radicalmente prospettiva nella capitale d'Italia.

Questa storia delle magliette gialle è dunque chiaramente un imbroglio ancor più odioso dei tanti imbrogli che ogni giorno il Movimento 5 Stelle al governo di Roma ci propina e che i lettori qui trovano quotidianamente rinunciati. Il PD avrà la forza di evitarci questa pagliacciata insensata, controproducente, ignorante?

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