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Perché non riusciamo a impensierire neppure la mafietta dei traslocatori?

16 giugno 2017








Foto scattate in via Gela, nell'arco di 50 metri, il 25 maggio 2017

Foto del sequestro del 23 maggio messa a confronto con una di un cassonetto del 25 maggio

Si è parlato molto nei giorni scorsi del maxi-sequestro (parola iperabusata che tanto piace alla nostra Polizia Locale) di adesivi di traslocatori a Monteverde. Al di là della buona notizia, che però lascia il tempo che trova, ci siamo divertiti ad analizzare meglio l'accaduto.

Dalla foto pubblicata dall'Assessore allo Sviluppo Economico Adriano Meloni ci è subito balzato agli occhi che il sequestro ha riguardato due tipi di adesivi. Uno riporta il numero di un certo CLAUDIO (3386715053) e uno di un certo FABIO (3471937542).


Fa abbastanza ridere leggere nel comunicato del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale che "i due sono stati sanzionati e obbligati a rimuovere tutto quello che avevano precedentemente affisso". Sulla sanzione neanche ci esprimiamo, se la pagano chiudiamo il blog domani stesso ma sul rimuovere tutto, beh, ecco le foto. 

L'unico modo per risolvere questo problema è poter disporre, da parte della Polizia Locale, della possibilità immediata di sequestrare l'utenza telefonica incriminata. Una possibilità che viene inspiegabilmente negata dalla magistratura. Come al solito le normative nazionali italiane si dimostrano incapaci di star dietro ai reali bisogni che provengono dal territorio. Roma ha delle caratteristiche specifiche (la immondizia mafiosetta dei traslocatori che svuotano le case a due lire, vendono quel che c'è da vendere in mercati illegali e il resto lo sversano ammucchiandolo per le strade - da lì materassi e televisori... - è una roba che esiste solo qui) e deve avere delle normative specifiche se vuole risolverle.

PS guardate che paura si era messo CLAUDIO (3386715053) nel 2014... Duemilaquattordici!

Invece di staccare gli adesivi chiamo il numero e chiedo di smetterla. Ma loro mi minacciano

1 dicembre 2015

Ci terrei a segnalarvi quelli che mi è accaduto oggi riguardo le fastidiosissime pubblicità abusive che imbrattano la nostra città. Di fronte alla ormai certezza che questi episodi non verranno quasi sicuramente puniti, vorrei per lo meno rendere pubblico quello che mi è successo.
Abito a La Storta, e da qualche mese a questa parte anche in questa parte di periferia hanno iniziato con l'affissione di adesivi pubblicitarie su (in questo caso) serrande appartenenti ad abitazioni private. Ormai infastidita dal dover togliere i suddetti adesivi li chiamo chiedendogli di smettere. Dai "gentilissimi" signori di ******** ricevo minacce, dicendomi che gli sto rompendo le scatole, che li infastidisco, e che avrei dovuto "lasciarli lavorare". Di fronte alla mia volontà di chiamare vigili urbani mi rispondono che tanto loro "queste multe per pubblicità abusiva non le pagano mai" e che avrei potuto fare quello che volevo, e che anzi sarebbero venuti loro, e di fronte al mio "d'accordo, non appena arriverete chiamerò carabinieri e vigili" ricevo come risposta che tanto loro sarebbero venuti con i loro di vigili.
Sta a voi giudicare in che tipo di città stiamo vivendo, una città in cui chi subisce il torto deve anche sentirsi minacciato se osa alzare la testa.
Francesca

 *In primis ci teniamo a ribadire che cose del genere accadono solo a Roma. Non è che a Parigi, Londra e New York avete cose di questo tipo. Questo a beneficio di tutti coloro che dicono che i problemi sono altri e che queste sono piccolezze. Se sono piccolezze perché da qualsiasi parte del mondo sono state stroncate e vengono punite e solo da noi tollerate?
Detto ciò occorre sottolineare come una delle strade principali per curare questo cancro è il sequestro delle utenze telefoniche: tu abusivo maledetto imbratti la città illegalmente investendo in adesivi e di schiavi che li vanno ad attaccare in luogo di fare inserzioni autorizzate? Bene: fatica sprecata perché oltre a farti multe io ti sequestro anche il numero e faccio in modo che tutti coloro che lo facciano ricevano un messaggio automatico che suoni tipo: "questo numero è stato utilizzato per fare inserzioni abusive, non vi rivolgete a chi fa affissioni abusive per pubblicizzarsi: fa concorrenza sleale ai suoi concorrenti e crea degrado in città. Non vi servite dagli imprenditori illegali".
Avrebbe una grande forza. Sarebbe la normalità in tutto il mondo. Un'utopia in Italia con le nostre leggi scritte su misura per tutelare i fuorilegge.
-RFS

La piaga dei traslocatori e la vicenda di LOKI, l'imbrattatore che un anno fa diceva "noi siamo regolari"

18 ottobre 2015


Fin qui, a questo link, quello che successe circa un anno fa. Rileggetevi la vicenda, che fece capolino sul nostro profilo Facebook, perché è emblematica. Ci sono tutti gli elementi. L'abusivo che in cuor suo si sente regolare, le forze dell'ordine che chiamano ma poi perdonano, la città utilizzata come bacheca perché tanto i problemi so altri e bisogna pur lavorare, l'incapacità della Magistratura a cui da anni viene chiesto di intervenire bloccando e sequestrando le utenze telefoniche di chi si pubblicizza imbrattando e che invece si guarda bene dall'intervenire. 
In questo specifico caso, il caso di Loki, tutto sembrava risolto. "Non facciamo più affissioni abusive" aveva risposto il figlio del traslocatore. Qui sotto le foto scattate ieri in aree della città pulite: adesivi nuovi, freschissimi, con lo stesso identico numero di telefono: basterebbe un piccolo sequestro per renderlo inoffensivo e per rendere inutili tutte queste orribili affissioni.
Non ci dimentichiamo di una cosa importante: in tutto il pianeta si trasloca, è un atto che il genere umano fa e fa con molta più frequenza anzi in altre città occidentali dove è normale cambiare casa di frequente laddove da noi è più sporadico. Ebbene nonostante ciò esclusivamente a Roma esiste questo fenomeno dei traslocatori attacchini. Non esiste a Napoli, non a Palermo, non a Firenze, Bologna, Genova, Torino, Milano o Venezia. Solo a Roma. 
Non è una faccenda unicamente estetica (per quanto sarebbe già molto importante). No. È una faccenda che ha a che fare con lo smaltimento rifiuti. La roba che viene ritirata abusivamente dai vostri appartamenti non finisce in discariche regolari, non viene smaltita secondo la legge, va a creare gli sversamenti abusivi di cui è circondata la città. Il materiale più credibile, poi, finisce nei mercatini della monnezza da Porta Maggiore a Via Andrea Doria. Gli stessi mercatini che sono considerati "uno schifo" da quei cittadini che magari il giorno prima invece di rivolgersi ad una ditta regolare hanno chiamato il traslocatore abusivo di turno per svuotare una cantina.
E allora ecco spiegato il motivo per cui questo genere di "business" esiste solo a Roma: perché soltanto un romano può pensare di far entrare in casa propria un abusivo, solo un romano può avere lo spirito di affidarsi a gente improvvisata e fuorilegge invece che a professionisti seri.




Adesivi freschi attaccati in tutto il quartiere Ostiense in vie ripulite di recente dove infatti è l'unico adesivo presente sul palo


E ripetiamo le frasi di Loki di un anno fa. "Gli adesivi sono sicuramente abusivi, e infatti hanno smesso di attaccarli da molto tempo, ma siccome negli anni passati non c'è stato nessun richiamo, sono rimasti lì, perché accumulati anno dopo anno. È stato l'unico modo per poter pubblicizzare il lavoro e per fare soldi in modo onesto, che lo vogliate o no. La finanza aveva già contattato mio padre, ma lo lasciò subito andare, dopo aver visto che tipo di persona è, e dopo aver capito il perché di tale gesto".

Nasce AdesiviLeaks, il nuovo sito di RetakeRoma contro il racket degli adesivari. Ecco come funziona

31 marzo 2015

La piattaforma Adesivileaks è stata sviluppata da Retake Roma e concordata con i vertici della Polizia Locale. Vive di un form da compilare dove vengono immessi dati riguardanti la tipologia dell'abuso (oggi volantini, adesivi e 'cerco casa', ma nella versione 2.0 prossima a venire, anche tags di vandali graffitari). 
Le segnalazioni producono un report che verrà consegnato alla Polizia Locale, che provvederà a risalire ai committenti e sanzionarli. Poi c'è l'idea era di coinvolgere tutti coloro che hanno strutture su strada colpite dal problema, come Ama, Atac, Servizi per la Mobilità, Acea, affinché i rispettivi uffici legali si possano attivare per intentare azioni legali contro i responsabili. La manovra di accerchiamento dovrebbe produrre quantomeno un rallentamento del fenomeno. Speriamo. 
Un fenomeno, ricordiamolo a beneficio di tutti coloro cui piace minimizzare e dire che "i problemi sono altri" che ha proporzioni assurde. Si parte da un piccolo adesivo e si arriva, in un attimo, alle ecomafie che sversano rifiuti in aree protette, che trafficano sostanze tossiche, che interrano rifiuti speciali. Consegnare cose da buttare a questa gente è semplicemente pericoloso oltre che illegale. 


Le discariche abusive che trovate nei parchi, nelle riserve naturali, nelle aree protette non sono altro che il frutto di una telefonata ai cellulari stampigliati su questi adesivi posizionati un po' dovunque, ma soprattutto a deturpare i cassonetti dell'Ama. E poi ci sono i serrandari, un'altro scandalo tutto romano: perché tutte le serrande e le relative cornici devono essere ricoperte.




Il protocollo verrà presentato nel corso di un incontro pubblico martedì 31 marzo alle ore 18 presso la Casa della Città in via della Moletta 85, con la partecipazione degli assessori Maurizio Pucci, Marta Leonori, Estella Marino, Alessandra Cattoi e Paolo Masini, del Comandante Generale della Polizia Locale Roma Capitale, Raffaele Clemente, del presidente Atac, Roberto Grappelli, del presidente e a.d. di Roma Servizi per la mobilità, Carlo Maria Medaglia, del direttore generale AMA, Alessandro Filippi e del direttore delle reti Acea, Andrea Bossola.
“Con questa iniziativa daremo una risposta ai signori della pubblicità abusiva, per poi colpire anche i ‘taggaroli’, altra categoria finora impunita di imbrattatori”, dichiara Stefano Miceli, fondatore e amministratore del gruppo FB ‘Roma Pulita!’.

Sulla stessa linea Paolo Di Pasquale che, a nome dell’Associazione Retake Roma, afferma: “Auspico che tutti i soggetti coinvolti utilizzino la piattaforma Adesivileaks per denunciare le azioni di vandalismo ai danni delle rispettive strutture”.

INSOMMA, INIZIATE PRIMA POSSIBILE AD USARLO: WWW.ADESIVILEAKS.COM

Retake Roma. Finalmente si parla della filiera criminale che sta dietro agli adesivi. Sono un problema di decoro, ma non solo

25 ottobre 2014



Eccellente il lavoro di Basta Cartelloni che ha spedito la web tv a fare un servizio semplicemente magistrale durante l'evento organizzato da Retake Roma per consegnare al Sindaco ed agli assessori competenti (Estella Marino all'Ambiente e Marta Leonori al Commercio) del risultato di tanti mesi di impegno civico sul territorio. I volontari vengono presi per i fondelli sui giornali (avete letto Il Manifesto?), ma questo significa che stanno avendo un impatto notevole sulla città. Questo filmato qui sotto lo dimostra. C'è il giusto tributo all'attività civica di stacchinaggio, ma poi c'è - grazie in questo caso a Basta Cartelloni - la riflessione strategica sul da farsi. E la riflessione strategica, per quanto riguarda gli adesivi, l'abbiamo proposta e sviscerata più volte sui nostri blog: non si tratta solo di un problema di decoro, ma quegli adesivi solo il punto terminale di una filiera criminale e malavitosa. Che è la stessa filiera che porta discariche abusive e sversamenti illeciti nei nostri parchi, nelle nostre aree protette: inquinamento, sprechi, costi, elusione delle tariffe rifiuti. 


Qui il Comune, in realtà, ha già fatto abbastanza: e lo spiega alla perfezione Anselmo Ricci dei Pics. Il Comune ha già chiesto alla magistratura di bloccare le utenze telefoniche che stanno dietro a tutto questo e gli è già stato risposto picche dalla magistratura. E' chiaro che con dei magistrati così non si può andare da nessuna parte e qualsiasi iniziativa atta a ripristinare la normalità si scontra contro un muro di gomma. Un muro di gomma e un contesto che, nonostante ciò che pensi e che dica il sindaco in questo filmato, non succede in tutte le città del mondo. No, sindaco, proprio no. Altrimenti le dobbiamo chiedere di dirci una sola altra città del mondo disseminata di adesivi di serrandari e traslocatori. Ce ne dica una soltanto...

Quando la mia fidanzata lavorava per un serrandaro adesivaro. Raccapriccianti testimonianze dall'interno

14 settembre 2014





Salve Roma fa Schifo. Vi racconto l'avventura di una mia ex ragazza la quale poveraccia ha dovuto lavorare per uno di questi serrandari di cui parlate tanto specie in relazione agli assurdi adesivi coi quali incartano la città.

Si parla del periodo dall'estate 2011 fino a quella 2012. Dopodiché non so più nulla in quanto la relazione è terminata.
Il lavoro funzionava sempre allo stesso modo. Il tipo la chiamava a orari a volte improponibili. Ora di cena, prima mattina. E la spingeva a mettere più adesivi possibile, indicandogli le zone da ricoprire e specificando che doveva "tappezzare tutto il quartiere se necessario!". Soprattutto la dove era stato rimosso da qualche cittadino o dai Pics. Le diceva sempre di non posizionarli sopra adesivi di altri serrandari perché altrimenti gli avrebbero creato problemi. (Un po' come se due cosche mafiose chiedono il pizzo nel territorio di altre). Di questi eventuali problemi lui  poi se ne sarebbe lavato le mani, dando la colpa a lei. 

La cosa peggiore, era l'insistenza con la quale spingeva per mettere quegli adesivi anche in quartieri e zone dove lei era già passata. Per esempio era fissato con zone come Tiburtina, San Lorenzo, Policlinico, la Sapienza e Viale Marconi (tant'è che ci vedo ancora i suoi adesivi nonostante li staccassero). 
Gli dava sempre la stessa dritta nei casi in cui la polizia, ipotesi che non si realizzava mai, l'avesse fermata: "se ti beccano le guardie butta tutto in un secchio e fingi de incazzatte... dije che nn te frega niente de beccatte la multa per quei quattro sordi che te danno" male che vada tanto lui era pronto a ridarti altri due pacchi da 1000 adesivi o a farteli recuperare, appena la polizia girava l'angolo, dal secchio.
Altra schifezza poi dopo tutta l'insistenza era che non pagava mai il lavoro svolto, se non con terribile ritardo. Pagando novembre a marzo, o poco alla volta con 10 o 20 euro ogni dei lavori da 200 euro. Inventando, dopo tutto il tappezzamento avvenuto, che c'era sempre poco lavoro e che doveva metterne di più o che lei non lo faceva bene. Al minimo tentativo poi di lamentela sui pagamenti ecco che scattava la minaccia di perdere il lavoro. Io dal canto mio gli ho sempre detto che era un lavoro infame e privo di guadagno, fino al punto di averla convinta di mollare... poi come già detto sopra, vista la fine della relazione non so come sia andata a finire...

Francesco

Caro Francesco, 
grazie della testimonianza che ci conferma la pozzanghera di angherie, sfruttamento, prepotenza e illegalità che stanno dietro a quegli adesivi tutt'altro che innocui (altro che "chefastidiotedannoèsologentechecercadilavorà"). Ma è pur vero che la tua ex ragazza aveva cercato un lavoro in nero e per conto di un adesivaro serrandaro e il lavoro prevedeva di affiggere adesivi abusivamente. Dunque di cosa si lamentava?
-RFS

Discariche abusive dovunque, anche nelle riserve naturali. Perché Roma ne è disseminata? Ecco perché

20 marzo 2014




Facile lamentarsi con l'ama, con l'inciviltà, con lo scarso senso civico, con i pochi controlli. Occorre invece un minimo di attenzione e riflessione in più per capire quale sia in città la filiera delle piccole discariche abusive, quale e quanta economia criminale vi sia dietro. E soprattutto occorre un poco di approfondimento per raccontarne la filiera. Che parte dagli adesivi.
Sì, dagli adesivi. Quegli adesivi di traslochi e svuotacantine che da anni e anni stacchiamo e invitiamo tutti a staccare. Quegli adesivi rispetto ai quali molti di voi ci hanno preso in giro perché "i problemi sono altri". Ebbene tutto parte da lì. Chiami il numero, risponde la "ditta" improvvisata, viene a casa tua, l'accompagni in cantina, gliela fai svuotare, sei felice perché non ti chiedono una lira.
Quel materiale viene poi smistato da un'accurata logistica organizzata, tanto organizzata quanto è organizzato il crimine che sovraintende, tutela e gestisce questo enorme bacino di interessi e denaro completamente illegale e abusivo fatto di stranieri, italiani, furgoni. Il materiale viene smistato dicevamo, una parte finisce nei mercati del trovato e del rubato che rendono mostruose ormai tantissime aree della nostra città, centro storico incluso (Viale Carlo Felice, Piramide Cestia) e un'altra parte dove va? In discarica smaltita regolarmente con tutti i costi del caso? Niente di tutto ciò: via nei parchi regionali, nelle riserve naturali (come in queste foto, nella Riserva di Decima Malafede), nelle scarpate, nelle aree poco visibili. Voi risparmiate (solo apparentemente, perché vivere in un ambiente male amministrato e degradato è sempre un costo enorme, basta vedere i costi delle utenze o delle tasse rispetto alle altre città) e la città si riempie di schifezze che non sono solo le discariche, ma anche le centinaia di adesivi che ammorbano ogni superficie pubblica. E oltre a questo prolifera incontrastata l'economia criminale. Non dimentichiamo che, durante la passata amministrazione, il nucleo dei Pics della Polizia Municipale chiese alla Magistratura una semplice misura: il sequestro delle utenze che appaiono sugli adesivi. Sarebbe l'uovo di Colombo, no? Loro disseminano la città di 10mila adesivi con un numero di telefono e tu quel numero di telefono glielo blocchi, anzi magari fai in modo che risponda un messaggio automatico che spieghi perché non ci si deve rivolgere a queste ditte abusive: indovinate un po' cosa ha risposto il magistrato? Che non si può...

E ad istigare al danneggiamento siamo noi eh!?

29 gennaio 2013

foto Stefano

Babuini a via del Babuino

18 settembre 2011

La capitale intercontinentale degli adesivi: stacchiamoglieli tutti

25 ottobre 2010



ho deciso di inviare questa mail di denuncia, ma al tempo stesso di sfogo, rivolgendomi a persone che credo provino come me, lo stesso senzo di rabbia e frustrazione per una città che ormai è completamente abbandonata a se stessa. Quello che mi appresto ad evidenziarvi è secondo me un tipo di degrado subdolo in quanto è andato diffondendosi negli ultimi anni poco alla volta, ritagliandosi di giorno in giorno sempre più spazi della città. Mi riferisco alle etichette adesive (di cui trovate alcune immagini in allegato alla presente) che pubblicizzano svuotacantine, imbianchini, elettricisti, tuttofare, corsi d'inglese, idraulici di quartiere, ecc. ecc. e che ormai sono presenti in ogni angolo della città, sia esso centro o perifieria. Se ci fate caso, potrete osservare queste etichette sui pali della luce, della segnaletica stradale, nei secchioni della spazzatura (in una foto allegata ho evidenziato anche quelle appiccicate all'interno del cassonetto), sugli stipiti laterali di ogni negozio, sopra le saracinesche, nelle cassette postali, praticamente ogni centimetro disponibile della città è occupato.
Personalmente, dopo aver viaggiato molto ed aver confrontato la mia amata Roma con le altre città del mondo (tra cui ad esempio Lima e Santiago del Cile, capitali di paesi molto più poveri del nostro) sono giunto ad un punto di saturazione e non sopportazione dello status quo. Non è possibile arrendersi così al degrado, mi sono detto. E così ho iniziato la mia personalissima campagna contro questo scempio che "appiccica" la città. Ho iniziato a fare informazione tra amici e parenti, invitandoli a sporcarsi le mani e a staccare queste odiose etichette (come faccio quotidianamente io, un po' per dare esempio e molto per cercare di ridurre il degrado delle strade che frequento di più), ma in molti mi hanno detto che senza fare "vera" informazione, che coivolga una platea più vasta, la mia resta una lotta contro i mulini a vento. Io ho effettivamente dato ragione a chi mi ha detto queste cose per cui, dopo aver scritto, senza aver ricevuto risposta, al Messaggero e a Repubblica, ho pensato che nessun più di voi avrebbe potuto darmi retta.
Quello che vi chiedo è semplicemente di diffondere questa protesta, proprio come fate per tutti gli altri temi che trattate, magari anche semplicemente pubblicando questo mio sfogo.
Mi riterrò soddisfatto il giorno, spero a breve, in cui vedrò un altro cittadino indignato come me, che stacca dai muri e dai pali della luce queste fastidiose etichette che, tra l'altro, a mio avviso è molto divertente e liberatorio togliere!
Con questa mia ultima battuta vi saluto e vi ringrazio per essere arrivati a leggere fin qui; vi faccio infine i miei più sentiti complimenti per il modo civile in cui vi battete per il bene comune e per combattere il degrado.

Luca Perfetti

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