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Le imbarazzanti linee programmatiche di Virginia Raggi e l'olocausto dell'urbanistica

8 agosto 2016

Le Linee Programmatiche della Giunta Raggi - salvo per qualche buona intuizione nel comparto della mobilità - le abbiamo considerate talmente insultanti per l'intelligenza di chi legge da aver deciso di non commentarle affatto. Da aver deciso di ignorarle. Davvero troppo basso il livello. Abbiamo però oggi cambiato idea avendo ricevuto un contributo, a riguardo e nello specifico di commento della parte relativa all'urbanistica, niente meno che di Lorenza Baroncelli: assessore alla rigenerazione urbana di Mantova, urbanista, curatrice di mostre e musei e candidata assessore all'urbanistica nella Giunta Giachetti qualora avesse vinto. Insomma, la persona che avremmo avuto come assessore al posto di Paolo Berdini. Sentiamo cosa ha da dirci, nella convinzione che se le azioni di Paolo Berdini non verrano radicalmente modificate, se la sua linea politica non verrà governata dal Sindaco o da chiunque abbia sufficiente sale in zucca, la città - dopo alcuni anni felici sotto Ignazio Marino e Giovanni Caudo - si appresterà a vivere un autentico olocausto urbanistico, olocausto in senso tecnico: una combustione da dentro delle capacità di progettare, di vedere il futuro, di rischiare, di osare, di intraprendere, di chiamare talenti, di attrarre capitali, di porre dubbi, di risolvere problemi e di metterne sul piatto altri. Quello che, dunque, deve fare l'urbanistica in una grande capitale occidentale ed evoluta, al di là della scontata manutenzione dell'esistente (uccidendo tutti i progetti che manutenzione non sono) che con Berdini viene elevata a programma di governo di una capitale.

***

Le linee programmatiche, per legge (art. 46 comma, 3 TUEL), definiscono gli indirizzi, le iniziative e l’elenco delle opere pubbliche da finanziare durante il corso di un mandato. Tale documento è propedeutico alla pianificazione del bilancio di un ente locale. Sebbene spesso sottovalutate e redatte in forma discorsiva, non precisando tempi e priorità degli interventi, sono uno strumento fondamentale per il buon governo. Attraverso di esse, infatti, i cittadini possono giudicare il lavoro svolto da una amministrazione e verificare se la Giunta ha fatto quello che aveva promesso. In altre parole, le dirette Facebook non controllano dove, e a chi, il Sindaco vuole destinare le risorse, mentre le linee programmatiche sì.


Nel documento presentato dalla Sindaca Virginia Raggi mancano obiettivi e azioni concrete da valutare: non viene dichiarato cosa hanno intenzione di fare e quindi nessuno potrà misurare se la Giunta avrà lavorato bene o meno. Chi ha vinto promettendo legalità, non fornisce ai cittadini il primo strumento di trasparenza.


Questo è ancor più evidente nella parte riguardante l’urbanistica, dove manca totalmente un’idea di città e quello che è proposto come innovativo non è che un mero adeguamento normativo.
Berdini afferma, infatti, che gli obiettivi principali del suo mandato saranno il reperimento delle risorse per intervenire su questioni di manutenzione ordinaria (tipo illuminazione pubblica e scivoli per disabili) e la risoluzione del problema dell’emergenza abitativa. Ma non si esprime però su come risolvere i veri problemi della città come il decoro urbano, le periferie, le opere incompiute, lo Stadio della Roma, la partecipazione alle Olimpiadi.
Un cittadino poco informato potrebbe pensare che se non ne parla vuol dire che non se ne vuole occupare. Ma ricordo ai lettori che l’assessore all’urbanistica ha già preso decisioni o espresso posizioni rispetto a Tor di Valle, Via Guido Reni, la Fiera di Roma, facendo perdere a Roma enormi investimenti. Se aveva le idee così chiare, perché non ne ha parlato nelle linee programmatiche che sono l'unico strumento di giudizio in mano ai cittadini?


Berdini dedica, invece, la maggior parte del capitolo al tema delle procedure, come se adeguarsi a delle leggi nazionali o europee sia in qualche maniera sinonimo di buon governo.


Vediamo in dettaglio alcuni dei paragrafi più rilevanti.


(pagina 35): Le linee di intervento prioritarie saranno:
la trasparenza dei procedimenti di gara con la pubblicazione dei nomi degli appaltatori, importi e tempi di modo che ogni cittadino potrà essere informato e vigilare sui lavori e segnalare le anomalie;
la riorganizzazione del sistema amministrativo capitolino nel settore degli appalti;
il reperimento di risorse economiche al fine di avviare una programmazione capillare dei lavori urgenti di competenza capitolina quale illuminazione e rifacimento marciapiedi con particolare attenzione agli scivoli per disabili.


Cosa pensa Paolo Berdini del problema delle periferie? E del necessario completamento delle opere di urbanizzazione (strade, scuole, biblioteche)? Come intende ristabilire un rapporto sano tra città pubblica e interessi privati? Cosa pensa finalmente delle Olimpiadi? E dello Stadio della Roma? E del completamento della Metro C? E dei toponimi o delle zone O? Come risolverà il famoso problema delle buche visto che è anche assessore ai lavori pubblici?


(pagina 35): Anche nel comparto dei lavori pubblici sarà necessaria una gestione trasparente, partecipata, ispirata ai principi di legalità, economicità ed efficienza avviando un rapporto collaborativo, già intrapreso dalla struttura tecnica dell’Amministrazione, con l’ANAC che dovrà essere finalizzato al cambiamento delle procedure di gara uniformandole al Nuovo Codice degli Appalti ed alle linee guida dettate dall’ANAC stessa.


Adeguarsi alle procedure di gara stabilite dal Nuovo Codice degli Appalti, approvato dal Governo Renzi quest’anno, non è una scelta, né indice di una amministrazione virtuosa, né un obbiettivo di governo, non è una linea programmatica, è un obbligo di legge. Rispettare le leggi non può essere un programma politico sul quale essere misurati alla fine del mandato. Rispettare le leggi deve essere scontato.


(pagina 35): Gli appalti pubblici dovranno necessariamente essere improntati per il conseguimento degli obiettivi ambientali, attraverso l’inserimento nei documenti di gara delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei decreti ministeriali sui CAM (Criteri Minimi Ambientali).


Con l’emanazione della Legge 221/2015 (del 28 dicembre 2015) “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” meglio conosciute come “Collegato ambientale” (GU Serie Generale n.13 del 18–1–2016) ed in vigore dal 2 febbraio 2016, è prevista l’obbligatorietà del GPP per le stazioni appaltanti italiane.
L’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi per gli acquisti verdi diventa necessaria nel caso di gare d’appalto per le forniture energy related (quali: lampadine e corpi illuminanti, PC, servizi energetici per gli edifici) e, per almeno il 50% del valore della gara d’appalto, per altre categorie di fornitura (quali: servizi gestione rifiuti urbani, toner, gestione verde pubblico, carta per copia, ristorazione collettiva, servizio di pulizia e prodotti per l’igiene, prodotti tessili, arredi per ufficio).
Confesso che mi sento molto rassicurata dal fatto che i toner saranno ecologici al 50%!


(pagina 35): La programmazione delle procedure dovrà essere una delle priorità per porre definitivamente fine alla malagestione degli appalti che spesso ha portato ad affidamenti diretti indiscriminati ed al ricorso di procedure c.d. di “somma urgenza” creando rilevanti debiti fuori bilancio.


Principio condivisibile: programmare le procedure al fine di evitare il ricorso a scorciatoie difficili da controllare e in cui si annida il malaffare. Ma come lo farà? Come risolverà il problema che la macchina amministrativa è ingolfata da migliaia di procedimenti bloccati perché manca una firma? Riorganizzerà la macchina amministrativa? Rafforzerà il decentramento? Come programmerà le procedure? Come?


(pagina 36): Mancano però quelle funzioni di eccellenza urbana che da sole possono garantire qualità urbana diffusa; propensione ad attirare investimenti internazionali; prospettive di impiego delle intelligenze della nostra città e dell’intero Paese. Ci si riferisce, in particolare, alla carenza di luoghi di ricerca d’eccellenza e di sperimentazione tecnologica. In tal senso, grande attenzione verrà riservata al destino del compendio di aree pubbliche di Tor Vergata che furono, come noto, espropriate per la costruzione di un campus di eccellenza e che devono, dunque, contribuire all’affermazione di una nuova idea della città.


La Giunta Raggi a breve renderà pubblica la decisione di rinunciare alla candidatura di Roma alle Olimpiadi. Tra le valutazioni che hanno portato alla scelta, la posizioni dell’assessore Berdini, il quale afferma che fare le Olimpiadi a Tor Vergata sarebbe stata una speculazione a favore di Caltagirone.
Berdini non dice però che con le Olimpiadi quel campus sarebbe stato costruito con risorse non pubbliche e sarebbe stata un’incredibile eredità. E che se si rinuncia alla candidatura, invece, il favore a Caltagirone lo farà lo stesso, ma con i soldi dei romani.


(pagina 36): Nel quadro della costruzione di un volto di unicità e eccellenza della Capitale, grande rilievo verrà dato alla costruzione definitiva del Parco Archeologico Centrale e del Parco Archeologico dell’Appia Antica.


Ricordo che entrambe i progetti sono stati ideati e approvati dalla giunta Marino.


(pagina 36): Ma Roma è anche la città che ha la più vasta e disordinata periferia tra tutte le capitali del mondo occidentale. In tal senso, tutti gli sforzi per migliorare il volto della città saranno vani se non si metterà mano alla gigantesca opera di rigenerazione urbana nelle periferie. Tale rigenerazione dovrà fondarsi su un assunto iniziale e su concreti strumenti di riqualificazione.


Ma qual è questo assunto?


(pagina 36): In tal senso verrà avviata una rigorosa verifica del Piano urbanistico vigente al fine di realizzare l’obiettivo di una concreta fine dell’espansione urbana.


Formalmente, la revisione del Piano urbanistico e la conseguente riduzione delle nuove cubature previste è possibile solo se non sono stati già redatti i Piani Attuativi.
All’interno del PRG di Roma, la percentuale di metri quadri ancora da costruire per cui non è ancora stato redatto un piano attuativo è irrisoria. Inoltre, se dall’approvazione del PRG ad oggi, delle aree sono ancora senza un Piano Attuativo, significa che il proprietario è il primo a non avere interesse a costruire, quindi, anche se Berdini non avesse fatto questa affermazione, il privato non avrebbe costruito alcunché.
Se invece è in essere un Piano Attuativo, e viene revocato, bisogna risarcire il privato, restituirgli gli oneri di urbanizzazione versati e pagargli i danni del mancato guadagno. Inoltre, la maggior parte dei residui del PRG con Piani Attuativi vigenti sono tutte quelle opere che Roberto Giachetti durante la campagna elettorale chiamava le “incompiute”. Le opere incompiute sono prevalentemente scuole, strade, palestre, etc, ossia tutte quelle opere che il privato deve al pubblico.
Revocare una convenzione, tra l’altro, significherebbe mettere i cittadini che hanno acquistato casa nella posizione di difendere la legittimità della loro abitazione.


Nel rispetto delle indicazioni europee e del dibattito nazionale sulla necessità di ridurre il consumo di suolo, il vero tema oggi non è solo quello di cancellare i piani che non servono, ma è quello di fornire, ai cittadini che già risiedono in aree edificate i giusti servizi e le giuste infrastrutture.


(pagina 37): La proposta di lavoro di medio periodo sarà, dunque, quella di creare tale censimento e di partire da esso per definire un piano di utilizzazione che porti sia alla diminuzione dell’esposizione finanziaria per affitti passivi sia ad una più razionale dislocazione delle funzioni sullo scacchiere urbano.


Medio periodo per un’amministrazione significa almeno metà se non tutto il mandato. Quindi Berdini ha intenzione di passare il suo tempo a fare delle mappe, esattamente come è successo con Caudo, assessore all’urbanistica della giunta Marino.


(pagina 37): Resta, infine, da sottolineare che l’uso lungimirante del patrimonio pubblico – comprese le caserme che lo Stato è in procinto di trasferire a Roma Capitale - potranno essere anche utilizzate per risolvere il problema dell’emergenza abitativa e del fabbisogno di alloggi popolari.


Ottima idea: mettiamo tutti i poveri nelle caserme tipo campo di concentramento. Questi edifici devono essere pubblici, riaperti, rigenerati, valutandone la futura funzione con una idea di sistema sulla città. I vuoti sono occasioni per risolvere oltre che problemi generali (le casa) problematiche territoriali (mancanza di servizi, ecc). È necessario leggere il contesto in cui questi edifici si inseriscono e valutare la sostenibilità economica di una operazione di rigenerazione.


(pagine 37): E’ necessario procedere ad una ricognizione di tutto il patrimonio abitativo con finalità pubblica e verificare lo stato di attuazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria nonché l’effettivo pagamento degli oneri concessori dovuti a Roma Capitale. Si deve, inoltre, intervenire nei casi in cui risulteranno violate le convenzioni, procedendo a sanzionare i concessionari, a richiedere il pagamento delle fideiussioni di coloro i quali non avranno regolarizzato tali posizioni utilizzando anche la revoca delle convenzioni stesse.


Anche qui, l’ennesima mappatura.
Inoltre, una multa a un concessionario corrisponde a poche centinaia di euro, probabilmente il costo dell’avvocato sarebbe superiore alla sanzione stessa.
Richiedere il pagamento delle concessioni non versate, invece, è tema più complesso: chi non paga le concessioni, la maggior parte delle volte, dichiara il fallimento. Se una società dichiara fallimento l’immobile, o l’area, passa nelle mani del liquidatore che sarà obbligato a restituire i soldi solo a seguito della vendita del bene fallito. Quindi cosa impossibile.
Altro caso ricorrente è quello in cui il concessionario non completa le opere di urbanizzazione e vende le case anche senza l’agibilità. In questo caso, recuperare le fideiussioni significa far pagare chi abita quegli edifici e che è già stato truffato.


Tutte le amministrazioni devono impegnarsi affinché vengano pagati e diritti e affinché, qualora i lottizzanti violino le convenzioni si escutano le fideiussioni per sostituirsi. Le affermazioni delle linee Raggi sono tautologiche, sono un atto dovuto.


Credo che, in un momento storico in cui le città europee sono ferite da fatti gravissimi, il vero, entusiasmante tema sia governare la complessità, trasformare delle visioni in realtà, ridare ai cittadini un contesto migliore e far tornare infine Roma ad essere Roma.

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