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Oggi la Tuscolana finalmente senza bancarelle in mezzo ai marciapiedi. Piccola importante svolta

15 gennaio 2018
Roma fa Schifo che parla bene di Andrea Coia? Roma fa Schifo che elogia l'uomo che ha restituito Piazza Navona al racket degli ambulanti, l'uomo che sta facendo le carte false per ritardare la riforma dei cartelloni? Ebbene sì. Come i nostri lettori più attenti sanno alla perfezione qui siamo nell'unico luogo di dibattito della città dove si vive distanti da atteggiamenti da setta fondamentalista, da credo religioso, da spirito di parte.

E se Coia (e il suo partito) fa qualcosa di buono, noi diciamo bravo perfino a lui.

Oggi è una giornata importante, un precedente significativo. Per la prima volta dopo le grandi manovre di Marino e Leonori che, non dimentichiamolo mai, liberarono tutta l'area centrale e archeologica da urtisti e camion bar spostandoli in luoghi più appropriati, si attua un grande spostamento di ambulanti. Oggi la Tuscolana (purtroppo solo la parte dal Quadraro in giù, quella più periferica) viene liberata dalle bancarelle. Ebbene sì...



Il Municipio retto da Monica Lozzi col supporto della Commissione Commercio del Comune retta appunto da Andrea Coia e poi con l'operatività del Dipartimento Attività Produttive sovrainteso da Adriano Meloni hanno lavorato per svariati mesi fino a raggiungere oggi l'obbiettivo. Un obbiettivo che ci auguriamo sia un precedente per tutte le strade commerciali della città e che non si fermi solo a Via Tuscolana. In attesa dell'applicazione della Direttiva Bolkestein e della conseguenze diminuzione delle concessioni, le attuali concessioni atterrate anche venti o trenta'anni fa sulla Tuscolana per motivi imperscrutabili, vengono finalmente ricollocate in un luogo adeguato, per la precisione in uno spartitraffico pedonale a Subaugusta, vicino al capolinea dei bus Atac e alla fermata della metro.


L'impatto positivo è clamoroso (e onestamente è ben spiegato in video da Lozzi e Coia). Si liberano i marciapiedi, si tolgono i micidiali furgoni in doppia fila, si dà respiro ai negozianti che così non avranno più la loro vetrina e la loro insegna coperta da una micidiale bancarella di pijamas, mutande, pentolame o panciere. Il principio è chiaro e deve essere la guida anche per altre iniziative, speriamo prossime: le bancarelle devono stare nei mercati. Se stanno su suolo pubblico e non nei mercati, vanno accorpate. Se sono già accorpate, vanno spostate in aree dove non danno fastidio agli altri commerci, ai monumenti, alle aree di pregio. Qualcosa di simile si sta facendo anche a Ponte Milvio in queste settimane e auguriamoci che tutti i Municipi seguano l'esempio del VII e si muovano. In particolare il Primo e il Secondo, devastati da un inquinamento commerciale surreale e inammissibile.




Da non trascurare poi l'aspetto trasportistico di un provvedimento che Coia aveva già proposto, quando era consigliere proprio nel VII Municipio, già durante la passata consiliatura. Visto che doppia fila chiama doppia fila (spesso "grazie" ad un furgon-bancarellaro in mezzo alla strada seguono altre macchine malamente parcheggiate che ne sfrutta il "cono d'ombra"), ci sarà probabilmente già da oggi meno sosta selvaggia sulla Tuscolana - passaggio di street control sempre bene accetto eh! - e poi questa novità renderà più agevole (anzi renderà semplicemente fattibile, prima non lo era) la realizzazione della prevista corsia ciclabile lungo questo tratto di Tuscolana. Non dimentichiamoci che altre bancarelle, purtroppo non ancora delocalizzate come queste, stanno ostacolando la realizzazione di veri e propri assi trasportistici fondamentali per la città. Un esempio? L'orripilante banco a Piazza Esedra angolo Via Delle Terme di Diocleziano...

Naturalmente gli ambulanti stanno resistendo, insultando, lagnandosi, sbraitando come sono soliti fare, con tanto di patetici manifesti all'insegna del benaltrismo ("ahooo, i probbblemi so arrrrtri") e della mistificazione dei problemi (il problem non è "l'abusivismo", il problema sono proprio le autorizzazioni, date in maniera assurda, negli anni Ottanta, aumma aumma). 
Ci auguriamo che Comune e Municipio non solo non mollino sulla Tuscolana, ma che procedano a soluzioni similari dovunque in città. Le grandi arterie commerciali, più o meno storiche e più o meno pregiate, devono essere liberate dalle bancarelle in maniera radicale. Gli stalli devono essere aggregati in cluster e spostati in aree apposite, meno esteticamente impattanti, decentrate. Chi proprio vuole comprare una mutanda sintetica, un calzino, una pentola o una trapunta bancarella-style se la può senza meno andare a cercare qualche metro più in là senza fermarsi lungo i marciapiedi bloccando il traffico, perfino quello pedonale.

Inutile dire, in chiusura, che gli auspici di questo blog, cheppure saluta come positiva la novità descritta, vanno nella direzione di una risoluzione dei problemi, e non di un loro spostamento di qua e di là. Le licenze degli ambulanti vanno soppresse (e questi ultimi indennizzati, se ne hanno diritto, in qualche modo: posti nei mercati, licenze taxi...) e questa dovrebbe essere la strada maestra. Ecco perché non si può che essere favorevoli alla Direttiva Bolkestein.

Roma condannata a restare così. Il regolamento sulle bancarelle scritto dai bancarellari

20 aprile 2017

Qualunque cittadino che segue Roma fa Schifo (è uno dei temi che più di ogni altro abbiamo approfondito in questi dieci anni), ma in realtà qualsiasi abitante della città dotato di buon senso e di occhi per guardare è in grado di mettere in fila quali siano i problemi che affliggono nella capitale il settore dell'ambulantato, del commercio su area pubblica, delle bancarelle e dei mercati.

Le bancarelle sono troppe, migliaia e migliaia. A tal punto che trasfigurano intere strade commerciali, anche centrali, cambiando le sembianze alla città e trasformandola in un autentico suq. Qualcosa che non ha paralleli e raffronti da nessuna altra parte del mondo, terzo mondo incluso in realtà.


Le bancarelle pagano poco.  Non è rara l'equazione, in molte zone della città, del 1000-1000. Cosa significa? Significa che molte bancarelle (ma per alcune l'algoritmo è ancora più favorevole agli “imprenditori”) incassano 1000 euro al giorno – quasi sempre esentasse visto che per queste attività commerciali sembrano sospesi gli obblighi fiscali che tutti gli altri imprenditori hanno – e pagano 1000 euro all'anno di occupazione di suolo pubblico. Insomma avere una bancarella a Via Cola di Rienzo, la zona commerciale più lussuosa della città, costa 1000 euro all'anno, avere nella stessa strada un negozio delle medesime dimensioni costa 30 o 40 mila euro all'anno. La differenza la mette il Comune che rinuncia a far fruttare il suo principale patrimonio che è il suolo pubblico. La differenza è il motivo per cui gli appetiti sull'ambulantato sono quelli che sappiamo.


Le bancarelle sono brutte, orribilihanno un'estetica allucinante, contribuiscono al degrado urbano a causa della loro struttura, della loro illuminazione, dei loro ombrelli, delle loro merci.

Le bancarelle rappresentano un grumo inaudito di evasione fiscale e di lavoro nero. Ovviamente non tutte, ovviamente ci saranno chiaramente degli operatori onesti. Ma in linea di massima il problema è gigantesco. 


Le bancarelle occupano i marciapiedi, cancellano i percorsi pedonali, oscurano le insegne e le vetrine dei negozi danneggiandoli gravemente. Le bancarelle sono anche pericolose quando obbligano i pedoni a camminare sulla strada e quando ostruiscono le vie di fuga o le uscite di sicurezza. Ci sono già stati morti.


Le bancarelle sono mal dislocatesi concentrano in alcuni punti con grappoli e cluster di punti vendita tali da somigliare a mercati.


Le bancarelle vendono prodotti scadenti sia per quanto riguarda oggetti e abbigliamento sia per quanto riguarda il cibo.


Le bancarelle vivono su licenze che sono parte di un mercato protetto, privo di concorrenza, non contendibile – a dispetto delle normative europee! - e dunque privo di qualità: gli operatori di eccellenza di cui hanno beneficiato altri contesti (si pensi a Londra e ai suoi ottimi foodtruck) sono sostanzialmente impossibilitati dall'affacciarsi in città, dall'investire qui, dal portare qui la loro qualità.

Per quanto riguarda i mercati rionali i problemi sono differenti: c'è un problema di orari, un problema di possibilità di somministrare cibo (ormai solo a Roma è vietato), c'è un problema di tante e tante strutture fuori norma per le quali bisogna pianificare radicali trasformazioni a costo zero per il Comune (modello Mercato di Testaccio, ovviamente con le dovute correzioni e nell'ambito di un quadro normativo e strategico chiaro, trasparente e di visione) e c'è infine un grandioso problema di banchi non assegnati. Un problema che può essere girato in opportunità andando a inserire in questo quadro l'eccesso di bancarelle su suolo pubblico di cui sopra: molte di quelle concessioni potrebbero essere trasferite nei mercati prendendo i proverbiali due piccioni con una fava.

*****

Qualsiasi riforma del mercato dell'ambulantato a Roma, se fatta in maniera onesta e seria e per il bene della città, non deve fare che una cosa: osservare questi problemi e trovare la strada per risolverli. Anche Andrea Coia, attuale capo della Commissione Commercio dell'Assemblea Capitolina (la medesima commissione che ha affossato la riforma dei cartelloni, quasi portata a termine da Marino), la pensava allo stesso identico modo nostro. Per anni ha fatto opposizione, nel VII Municipio (pieno di bancarelle, tra l'altro), ripetendo questi concetti in maniera lucida e ricorsiva. Sembrava un redattore di Roma fa Schifo. Quando il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni e quando egli è diventato capo della Commissione Commercio il suo approccio, un giorno scopriremo anche il perché magari, è cambiato in maniera profonda e netta dalla sera al mattino. L'ambulantato da cancro da debellare è diventato una risorsa da tutelare al di là di ogni vergogna e di ogni dignità. Le sue posizioni sono divenute sovrapponibili e identiche a quelle dei vecchi volponi della politica (contro i quali il M5S ha stravinto le elezioni) che a tutt'oggi sono in forze alla Commissione. E così, dopo un percorso di mesi in cui il lavoro è stato fatto “assieme ai portatori di interesse” (lo scrive Coia su Facebook senza alcun ritegno, amettendo candidamente di aver scritto un regolamento assieme a chi dovrà esserne regolamentato), Coia a braccetto con Orlando Corsetti e Davide Bordoni ha partorito un Regolamento delle Attività Commerciali su Area Pubblica da fare accapponare la pelle a chiunque trovi 20 minuti per leggersi le quaranta pagine di cui il testo (che ora rischia di approdare in Aula) è composto.

In questo preciso momento storico, con la Direttiva Bolkestein che sta finalmente andando in porto e con i bandi previsti per il prossimo anno, l'amministrazione ha una opportunità grande, unica e irripetibile per riformare in toto il settore. È un treno che non passerà più. Se la città perderà questo treno, come sembra voglia fare, certificherà il suo stato per i prossimi decenni: Roma firma la sua condanna e si suicida dichiarando, ufficialmente e inderogabilmente, che la situazione dell'ambulantato rimarrà questa, che le bancarelle non diminuiranno, non smetteranno di fare concorrenza sleale ai negozi, che non smetteranno di essere di proprietà di poche famiglie, che Via Tuscolana, Via Appia, la Stazione, Via Cola di Rienzo, Piazzale Flaminio rimarranno delle favelas vergognose per sempre. A vita. In cambio peraltro di pochi spicci. Anche nella città dei nostri figli e dei nostri nipoti. La città, con questa proposta, sta svendendo la sua capacità di riformare profondamente un settore sull'altare del consenso elettorale, del voto di scambio, del sostegno economico che queste caste e queste lobbies hanno sempre storicamente garantito alla politica romana e alle sue alte spese per iniziative e campagne elettorali. Se una cosa del genere fosse successa durante il governo Alemanno ci sarebbe stata una rivolta nazionale, visto che la porcata la fanno i grillini sta tutto passando pian pianino in cavalleria, con ovviamente il PD e Forza Italia ben favorevoli di fare gli interessi delle caste che li hanno sempre sostenuti senza neppure la seccatura di doversi sporcare le mani.


Rileggete la lista di complain che abbiamo elencato sopra. La riforma proposta da Coia e dal Movimento 5 Stelle, che ora rischia di approdare in aula e di essere approvata definitivamente, non risolve nessuno dei problemi in lista. Anzi spesso considera i problemi come non problemi, ma come normalità da certificare, da fotografare e ufficializzare. Sarebbe gravissimo di per se, ma è doppiamente gravissimo se si pensa che ci troviamo nell'unico momento utile per proporre una riforma davvero coraggiosa per risolvere uno dei problemi più profondi della città. Tra sanatorie, condoni mascherati (tutte le concessioni anomale diventano concessioni normali, praticamente il racket dei bancarellari fa bingo su tutta la linea) e regali alle categorie (il regolamento sembra proprio scritto dai bancarellari, e sostanzialmente Coia ammette che così è), il regolamento fotografa la raccapricciante situazione attuale e la trasforma in regola abdicando a qualsiasi trasformazione dell'immondi status quo che fa di Roma un posto da cui viene voglia di fuggire.

Le bancarelle sono troppe abbiamo detto. Benissimo, il Comune oggi e solo oggi potrebbe risolvere questo grave problema. Le autorizzazioni e le concessioni scadono tutte il prossimo anno: è la legge europea. A quel punto non sta scritto da nessuna parte che i bandi per il rinnovo debbano essere uguali alle concessioni scadute, possono essere di meno, le concessioni anomale possono essere eliminate, si possono spostare delle autorizzazioni dalla strada ai mercati, si può decidere di indennizzare gli operatori offrendo altri cespiti (licenze taxi ad esempio) in cambio della rinuncia alle attuali licenze. Si può fare tutto, al di là di quello che vi raccontano una amministrazione democraticamente eletta può fare tutto. Basta che pianifichi. Se le decisioni sono prese nel quadro di una seria pianificazione nulla è escluso, nulla è davvero impugnabile. Questo ci si sarebbe aspettati dall'amministrazione a Cinque Stelle: pianificare una città radicalmente diversa dal punto di vista del commercio ambulante. Una città in cui le bancarelle sono molte meno, in cui i prodotti che vendono saranno di qualità altissima, una città in cui il Comune cede suolo pubblico a imprenditori solo in cambio di fior di denari poi da reinvestire nell'abbattimento dell'abnorme debito che grava sui nostri figli o nei servizi da erogare alle fasce deboli, una città che attira in questo settore investimenti, anche dall'estero, e che dà una opportunità ai giovani di talento che dal commercio ambulante vogliono far partire da loro carriera (invece nel dispositivo diabolico di Coia le concessioni per itineranti sono bloccate: chi è dentro al mercato è dentro, chi è fuori non potrà entrare mai). Una città in cui un banco di vendita su strada è motivo di riqualificazione urbana (magari in aree che ne hanno bisogno), non di degrado urbano.

Nulla di tutto questo, neppure lontanamente, è ricompreso nella scandalosa riforma del commercio su strada firmata dal Movimento 5 Stelle.



Invece di proporre una visione innovativa, ricalcata sulle migliori esperienze occidentali, i grillini hanno deciso (chi ha deciso? La sindaca? Coia da solo? Giuseppe Grillo? Da chi proviene l'input politico di appiattirsi sulle posizioni delle lobbies bancarellare? Da chi?) di farsi scrivere la riforma dagli ambulanti. La prova schiacciante di questo – al di là della lettura del provvedimento di cui riporteremo qualche passo agghiacciante – è il silenzio delle categorie: se tu, amministrazione, metti mano ad un settore incancrenito, anchilosato e problematico, è normale che la tua azione sia seguita da proteste di ogni tipo. Ignazio Marino lo diceva sempre: “se non vedo gente che protesta in Piazza del Campidoglio significa che abbiamo sbagliato qualcosa durante la giornata”. Voi vedete le categorie, le lobbies, le caste che si sono divorate la città protestare in questi mesi? In realtà, dopo anni, tutto questo mondo di mezzo che andrebbe spazzato via o profondamente riformato e riportato su standar europei, collabora gomito a gomito con l'amministrazione. Nel silenzio. E così una enorme riforma dell'ambulantato sta andando a dama senza un pelo di protesta – manco finta, perché loro organizzano anche proteste finte e strumentali alla bisogna – da parte degli ambulanti. Praticamente, come durante il fascismo o come durante il medioevo, governano la città le corporazioni. Al di là della legge, delle norme europee, del buon senso e delle speranze di riscatto futuro della città.

Gli indizi che ci dimostrano come i “portatori gli interesse” (così li chiama Coia stesso) siano riusciti a farsi scrivere un regolamento tagliato sulle loro esigenze sono numerosissimi. Nel Comma 4 punto 3 dell'articolo 36 (quello sulle rotazioni) si concede solo ad alcune rotazioni – guardacaso quelle relative alla vendita di dolciumi – di cambiare tipologia commerciale passando anche a quella non alimentare. Si tratta probabilmente dei camion bar che Marino e Leonori riuscirono a togliere da Colosseo e Fori Imperiali ricollocandoli sul Lungotevere: lì i gestori hanno sempre detto che vendere dolciumi, sorbetti (?) e bibite non aveva senso, ora potranno vendere anche altro e così questi posteggi, fino ad oggi lasciati vuoti, potranno essere occupati e il Lungotevere Testaccio si potrà popolare di venditori di panciere, calzini e mutande. Incredibile, poi, quanto fatto su Piazza Navona. La fiera della Befana, che per fortuna da alcuni anni (anche qui grazie a Marino) non si svolge perché era diventata una bidonville a unico vantaggio delle pochissime famiglie bancarellare che l'avevano conquistata negli anni trasformandola in qualcosa di riprovevole, viene sfilata alle competenze del I Municipio e portata nell'alveo del Comune (al I Municipio, ovviamente, silenzio!). Tra la caratteristiche per parteciparvi vince su tutto la “anzianità” a prescindere dalla qualità. E vedrete cosa succederà a dicembre a Piazza Navona, d'altro canto quest'anno già Coia ci aveva provato per fortuna non riuscendoci in extremis. Anche qui si ritorna ai tempi di Alemanno.
“Anzianità” abbiamo detto. Il nuovo Regolamento pentastellato si sofferma molto su questo che è, appunto, un cavallo di battaglia delle caste bancarellare a Roma in vista delle temute gare Bolkestein. Se le gare le vince chi ha più anzianità, ragionano i bancarellari romani, nessun nuovo soggetto di qualità potrà entrare nel mercato e noi continueremo come nulla fosse in barba a meritocrazia e concorrenza. Fin'ora questo principio, probabilmente illegale e anti concorrenziale, era contenuto in norme regionali fatte approvare, come te sbagli, dai tempi di Francesco Storace e anche lì scritte sottobanco dalle lobbies degli ambulanti. Da oggi, se il Regolamento-vergogna di Coia passerà, anche il Comune sposerà questa logica. “Ma noi citiamo solo una norma Regionale” spiega Coia sul suo Facebook “e poi se non piaceva questa norma Zingaretti poteva anche cambiarla”. Siamo a questo signori: le mancanze e le collusioni, che ci sono eccome, del Governo di Nicola Zingaretti non vengono più attaccate, messe in evidenza, pungolate, stimolate a risolversi per il bene comune. No. Vengono utilizzate come strumenti e trampolini per favorire le proprie clientele. È un precedente gravissimo. La vecchia politica ha fatto delle norme pessime? Vero. Puoi decidere di combatterle e contrastarle oppure di utilizzarle e strumentalizzarle per favorire i tuoi clientes elettorali esattamente come la vecchia politica ha fatto per decenni. A Roma il Movimento 5 Stelle ha scelto questa squallida opzione. Si trattava di fare una battaglia in Regione per modificare norme assurde che bloccano il mercato e condannano Roma, al contrario hanno usato queste norme assurde per cucirci sopra un nuovo regolamento. Questo è il nuovo. Di più: se domani la Regione, finalmente, in preda a qualche impeto d'orgoglio, dovesse finalmente approvare la Legge Quadro sul Commercio e dovesse eliminare le follie inserite da Storace negli anni Novanta, allora ci troveremmo nella condizione che il Comune avrebbe comunque, nei suoi “nuovi” regolamenti nel frattempo approvati, queste norme in vigore. Questa autentica follia accade senza la minima opposizione, nessuno in Consiglio o in Commissione apre bocca. Totale e profondissimo consociativismo, tutti d'accordo: Grillini, Pd, Forza Italia. Non era mai successo.







Ma i paradossi non sono finiti qui. Per capire quale sia lo spirito di questo regolamento dovete assolutamente leggervi il passaggio in cui, nell'articolo 37, si dice che “gli automezzi adibiti alla vendita del settore alimentare devono essere di colore beige, o bianco, o rosso”. Incredibile, no? Per quale motivo il Comune entra nel merito della carrozzeria dei camion bar imponendo delle tonalità assolutamente a caso. Camion rossi che vendono cibo? È presto spiegato: si tratta dei furgoni (quelli fuori allo stadio o ai concerti) già esistenti, i famosi “Empori” appartenenti ad una specifica famiglia di venditori ambulanti. Ancor più incredibile il dettaglio dei venditori di alimenti nel centro storico. Secondo il regolamento i camion devono essere “beige, avere la scritta 'bibite e gelati' sulle tende e avere delle riproduzioni fotografiche dei monumenti del centro storico”. Praticamente la descrizione degli orrendi e vomitevoli camion bar romani, ora finalmente certificati da un regolamento (ci aveva già provato Alemanno con il fido Bordoni). Così magari un domani, quando le attuali famigghie che umiliano la città monopolizzando il commercio ambulante si saranno messe a fare un lavoro vero e avranno lasciato la palla ad altri, anche questi altri saranno costretti all'estetica micidiale da pseudo carretto siciliano degli attuali camion bar. Per regolamento.

Guardatevi il video che abbiamo girato (la prima parte la mattina, la seconda la sera) fuori dalla Stazione Termini ieri. L'amministrazione sta certificando che tutto rimanga così. Guardatevi il video mentre vi leggete il vero capolavoro protagonista di questo articolo: la mitologica riforma-Coia sull'ambulantato.

Video. Alessandro Onorato e il discorso che ha demolito i 5 Stelle collusi coi bancarellari

4 novembre 2016
Della buffonata di ieri inscenata dal Movimento 5 Stelle riguardo agli ambulanti e alla direttiva Bolkestein hanno scritto in molti e tendenzialmente eviteremo di tornare sull'argomento. Ma a beneficio dei più distratti sintetizziamo: 
1. la Bolkestein è una direttiva europea che tutti i paesi devono attuare.
2. data la condizione disperata del commercio ambulante a Roma, la Bolkestein (ovvero la scadenza nel 2017 e la relativa riassegnazione delle licenze di commercio su area pubblica) è l'unica strada possibile per riformare un settore che è di per se allo stremo e che ha ridotto allo stremo tutto il commercio
3. il Comune non ha nessun potere su una normativa europea, al massimo qualcosina può fare il Governo ma comunque è molto tardi.
4. il Comune già sta lavorando con gli uffici e gli assessorati per i bandi, come prescrive la legge.

A fronte di questo quadro, il Consiglio ha deciso comunque - in totale assenza di Sindaco e Assessore - di approvare una mozione (mozione=carta straccia, intendiamoci. Non si tratta di un provvedimento, solo di un invito al sindaco a provare a fare qualcosa in una certa direzione) che chiede la proroga fino al 2020 delle licenze. Naturalmente non sarà neppure lontanamente possibile attuare questa richiesta ma non importa, gli eletti del Movimento 5 Stelle dovevano dimostrare vicinanza e solidarietà con i rumorosi gruppi di pressione degli ambulanti che erano accorsi in Aula ieri per controllare che tutto andasse, come poi è andato, per il verso giusto. 

L'approvazione della mozione rappresenta un punto bassissimo per una amministrazione che ogni giorno riposiziona l'asticella su un livello di vergogna politica che inizia ad essere senza precedenti. Il lordume operativo, l'opacità, l'atteggiamento costantemente mafioso, la idiozia, l'incapacità, la impreparazione, l'arroganza, la violenza, il tasso di ideologia che stiamo sperimentando in questi mesi trasforma in esperienze tutto sommato accettabili le precedenti, pur pessime, consiliature. 



Ci sarebbe molto da commentare su quanto si è ascoltato ieri in Aula Giulio Cesare, della ignobile alleanza tra Cinque Stelle e destra (ma il PD era sottobraccio anche lui, il voto contrario dei democrats è stato contestualizzato e gli eletti piddini, a partire da Orlando Corsetti, si sono ampiamente scusati con gli ambulanti prima di votare NO) fino ai contenuti imbarazzanti delle prese di posizione di Coia e compagni, lordume politico talmente fetido da aver portato il consigliere Enrico Stefàno, l'unico dotato di comprendonio nel gruppo consiliare grillino, a non partecipare ad un voto che resterà come un'onta sulla carriera politica di ciascuno. Ci sarebbe molto da commentare ma non lo faremo, ci stiamo zitti e vi facciamo ascoltare l'intervento in aula del consigliere Alessandro Onorato, l'unico che ieri ha atto opposizione contro il partito unico dei mutandari, dei bancarellari, dell'ambulantato che è di per se una cosa bella e una risorsa commerciale straordinaria, ma che nel contesto romano si è trasformato come tutti sanno in racket. 


Nel suo discorso Onorato tocca tutti i punti. Il consigliere riesce a portare in Aula, in circa 17 minuti di discorso (11 minuti di intervento in dichiarazione di voto e 6 minuti di precisazioni che vi invitiamo di ascoltare e riascoltare) qualcosa come 10 anni di battaglie di comitati, blogger, cittadini. Per una volta la città migliore, quella che ha lottato contro tutta la politica, si è sentita rappresentata in Campidoglio. Un fatto inedito. 

Quali sono i punti toccati dunque? La demagogia inutile della politica, la paura (paura fisica, talvolta) che la politica ha di certi gruppi di pressione aggressivi e violenti, la totale mancanza di trasparenza che favorisce i più organizzati, i più forti, i più dritti. E ancora la concentrazione delle concessioni (le vere multinazionali sono oggi titolari delle bancarelle, non domani dopo la Bolkestein: c'è un gruppo di bancarellari romani - ma i trust sono svariati - che fattura 25 milioni l'anno, altro che povere famiglie ridotte sul lastrico dalla concorrenza), lo sfruttamento e la schiavitù della manodopera straniera (zero posti di lavoro veri di famiglie italiane, tutte balle cui solo un personaggio come Coia può far finta di credere!), l'impossibilità di fare impresa a Roma in maniera onesta, la fuga dei capitali, la mortificazione delle idee, delle innovazioni, dei giovani in funzione della tutela delle rendite medievali, l'abisso dell'evasione fiscale, la moltiplicazione delle licenze, la chiusura delle migliaia di negozi a causa dell'ambulantato che rende ignobile anche solo una passeggiata, dall'Appia Nuova a Cola di Rienzo, l'assurda logica delle proroghe che ha ucciso piano piano la città di Roma, i costi risibili e ridicoli che pagano i banchi su suolo pubblico, la voluta uccisione dei mercati, la chiusura degli uffici comunali verso qualsiasi idea innovativa non proveniente dall'apparato dei miracolati e delle lobbies, l'umiliazione dei disabili con i marciapiedi dovunque occupati dalle bancarelle, la morte dei fiorai a Roma (a Roma il fioraio non esiste più, è solo bancarella). 
"A Roma conviene chiudere i negozi e mettersi a fare gli ambulanti". Questo è punto, il punto economico al di là di qualsiasi considerazione politica, tecnica, di corruzione, di collusione che si è palesata ieri in Aula. "C'è un diritto al lavoro, ma c'è anche un diritto alla legalità, alla trasparenza, al decoro e alla libera impresa" dice Onorato interrotto continuamente dai bancarellari in aula nel suo primo intervento.

La risposta di Coia non si fa attendere ed è patetica, raccapricciante, ributtante. Neppure un accenno ad entrare nel merito delle questioni, solo fuffa da peggior politica della Prima Repubblica. D'altronde come poteva Coia replicare nei contenuti quando le cose sostenute da Onorato erano assolutamente le stesse che lui per anni ha sostenuto da consigliere di opposizione del VII Municipio? Per qualche strano motivo poi Coia ha cambiato idea...
Nell'ultima parte del filmato le precisazioni di Onorato.

Il pubblico di bancarellari salutava ogni passaggio del M5S, della destra e anche del PD con applausi, cartelli e urla di giubilo ("cinque stelle tutta la vita"), lo stesso pubblico urlava "te sfonnamo" a Onorato (pensate un furfante che entra dentro al Consiglio Comunale di Berlino o di Vienna o di Londra e minaccia un consigliere eletto urlando, lo lascerebbero andar via così come niente fosse?). Il presidente dell'Aula, Marcello De Vito, gli ha detto "siete i benvenuti, ma togliete i cartelli". Bene così...

Andrea Coia. Ecco cosa diceva a gennaio il consigliere 5 Stelle che oggi difende le bancarelle

23 agosto 2016
La commissione commercio - vi abbiamo spiegato il motivo in mille modi e maniere - è uno degli snodi più strategici dell'amministrazione capitolina. Lo sarà ancora di più nei prossimi mesi quando bisognerà sfruttare tutte le opportunità provenienti dalla Direttiva Bolkestein che finalmente andrà in vigore e quando bisognerà dimostrare che i cambiamenti che l'elettorato ha richiesto con forza si tradurranno in atti concreti.

Quando abbiamo visto che il Movimento 5 Stelle, arrivato al governo della città, aveva piazzato Andrea Coia come capo della Commissione Commercio eravamo entusiasti. Poi però il neo consigliere comunale se ne uscì con l'ormai celebre dichiarazione: "i camion bar vanno lasciati in centro perché danno lavoro alle famiglie". Semplicemente raggelante. Ancor più raggelante se si pensa che, dopo l'ovvio scandalo che quelle prese di posizione suscitarono, la replica di Coia non fu una smentita bensì un rincarare la dose. Ancor più raggelante assai. E altrettanto, se non peggio, raggelanti sono state le settimane successive: nulla di nulla, silenzio.

Evidentemente il ragazzo è stato silenziato e messo in esilio. Gli sarà stato consigliato di non aprire più bocca per non fare più danno. Sulla sua pagina Facebook (il profilo Twitter è abbandonato) solo condivisioni di contenuti di altri colleghi del Movimento o del sindaco. Non sappiamo cosa sta pensando, non sappiamo cosa sta progettando, non sappiamo che intenzioni ha. E' un cavolo di capo commissione, ma silente. Pensate, nello stesso ruolo, quale è l'attivismo e la quantità di lavoro fatto da Enrico Stefàno alla Commissione Mobilità: tutti sappiamo ad oggi quali sono i suoi progetti, tutti leggiamo i contenti coi quali comunica ai cittadini, tutti riceviamo le sue risposte se lo sollecitiamo sui social. Coia invece nulla, scomparso: rimaniamo a quelle dichiarazioni atroci di un mese fa e poi il nulla.

Ma perché, come avevamo detto in premessa, eravamo davvero entusiasti della sua nomina? Beh perché Coia, esattamente come noi, era stato un fiero oppositore del commercio ambulante "alla romana", con una lucidità che potete leggere solo su questo e su altri blog aveva esattamente centrato il problema enorme del decoro, dell'illegalità, della concorrenza sleale delle bancarelle ai negozi, della impraticabilità delle strade. Lo aveva fatto non a parole, ma con atti oltre tutto! Lo aveva fatto quando da consigliere d'opposizione del VII Municipio era riuscito a far approvare una risoluzione che puntava quanto meno allo spostamento in strade secondarie (una cosa semplice, che potrebbe risolvere una grande parte del problema) delle rotazioni che oggi stuprano le consolari.

Quello che pensava Coia lo potete ascoltare in questo video qua sopra, registrato durante una riunione ufficiale del Consiglio del VII Municipio, dal minuto 8.30 in poi. Sentitelo: "dobbiamo combattere per non essere sommersi dalle illegalità", "ogni minima legge non viene rispettata", "su 100 banchi fissi e rotazioni forse una rispetta la legge e io ho tutte le foto". E poi ancora il problema dei furgoni, dei disabili, la creazione di un comando interforze e molto altro. Da tutto questo, una volta entrati al governo della città si è passati a "le bancarelle danno lavoro alle famiglie". Come mai secondo voi? Se non è una truffa elettorale questa... La gente ha votato Coia e il suo partito in nome delle battaglie che questi avevan fatto negli anni precedenti. Come si fa ora a far finta di dimenticarsele governando come alemanni qualsiasi?


"Camion bar? Li lascio in centro: danno lavoro". Parla Andrea Coia, capo Commissione Commercio

23 luglio 2016

Da quando le elezioni si sono svolte è successo troppo spesso: avere quel senso come di addormentarsi e ritrovarsi in un incubo. Pensi che i vecchi meccanismi siano dimenticati, sei convinto che le parole d'ordine siano totalmente cambiate, sei certo che gli atteggiamenti, le tiritere, le cantilene, gli antichi refrain ripetuti ossessivamente per coprire inguacchi e magagne non li ascolterai più. E invece avviene il contrario. Non solo tutto come prima, ma tutto peggio di prima.

Ci si poteva aspettare una fase di difficoltà, ma non ci si poteva aspettare scenari di questo tipo. Hai voglia a dire "sono appena arrivati, lasciali lavorare e poi comunque sono meglio di quelli prima che hanno distrutto tutto". Già, ma come si fa a tollerare se chi arriva raccontandosi come 'nuovo' ripete a pappagallo li stessi identici concetti, le stesse identiche assurdità di chi c'era prima e perfino pure peggio?


È la storia di queste prime settimane di governo a Cinque Stelle nella città di Roma. Si fatica, onestamente, a crederci. Le bugie, il politichese, la trasparenza zero, i parenti, gli incontri carbonari, l'assessore che dice che i camion bar servono per dissetarsi, l'assessora che dice che a Roma sono i pedoni indisciplinati a generare la congestione del traffico. E così via. È un incubo da cui vorremmo svegliarci, vorremmo accorgerci che è tutto falso, che in realtà le cose non stanno andando come appare, che in realtà non abbiamo eletto delle persone che si stanno rivelando nella migliore delle ipotesi deludenti e nella peggiore profondamente colluse (a livello di visione politica) con chi c'era prima.


L'ultimo che si aggiunge alla lista è Andrea Coia, del quale, tra i tanti casini di questi giorni, ci era sfuggita la dichiarazione di inizio settimana relativa all'ambulantato e ai camion bar. Per certi versi sono frasi ancora peggiori di quelle di Adriano Meloni: l'assessore al commercio disse che col caldo i camion bar servivano comunque a dissetarsi, una idiozie sesquipedale. Meloni però parlava senza sapere, da gran naif; Andrea Coia conosce invece perfettamente i meccanismi, fa politica da anni in un Municipio difficile come il Settimo e è perfettamente conscio di cosa si parla quando si parla di ambulantato a Roma. E dunque le sue dichiarazioni sono trenta volte più preoccupanti di quelle di Meloni. Coia, inoltre, e il particolare è agghiacciante, ha rilasciato queste dichiarazioni come le prime dichiarazioni nel ruolo di presidente della Commissione Commercio dell'Assemblea Capitolina.


Ma di quali dichiarazioni stiamo parlando? Andiamo a vederle e commentiamole.
"Bisogna preservare il decoro del patrimonio culturale, ma dobbiamo capire che andare a vietare completamente ogni esercizio all'interno del centro città ha un impatto occupazionale che va valutato con attenzione. Preservare decoro e lavoro non è facile ma noi intendiamo farlo". E già qui ti vengono i brividi su per la schiena perché questo è esattamente l'atteggiamento, la scelta terminologica, l'impostazione di ragionamento che hanno avuto tutti i predecessori di Coia, politicamente o finanziariamente venduti al racket degli ambulanti. Ma Coia non si è fermato qui ed è andato avanti. Con la dichiarazione che segue.
"Non è nostra intenzione concedere licenze a pioggia, ne' andare a cancellare tutte, ma fare un riordino, tenendo contro che se dietro una parte dei camion bar ci sono i Tredicine, dietro molti altri c'è spesso una famiglia che lavora".
Magari - come fece Meloni - Coia messo alle strette dai suoi elettori inferociti dirà di essere stato travisato. Ma se per Meloni c'era tanto di video, qui ci sono agenzie stampa ufficiali. Abbiamo chiesto più volte via Twitter a Coia di smentire queste affermazioni. Abbiamo sinceramente sperato che fosse stato equivocato. Così non è. Ci sono termini che fanno raggelare chi segue questa battaglia da anni. "Riordino". Sembrano delle dichiarazioni di Davide Bordoni o di Orlando Corsetti, peccato che vengono da chi si presenta come rappresentante del vento nuovo. 
Gravissimo che si distingua in camion bar di Tredicine e camion bar di altre famiglie. Come se ai Tredicine si debba e si possa fare la guerra e a tutti gli altri no. Il problema non sono i Tredicine (tra l'altro anche loro sono una "famiglia", eccome!) ed è assurdo che un pubblico rappresentante si scagli contro quello o quell'altro imprenditore facendone pure il cognome. Il problema è riformare radicalmente un settore. Una cosa che Coia dimostra di non voler fare. 


Famiglie dietro ai camion bar? Ovviamente non è vero. Si tratta di un business che viene gestito diversamente, chi ha accumulato in passato fior di licenze ora le affitta, e dentro ai furgoni più che lavoro c'è sovente sfruttamento. Se queste famose famiglie campano grazie ai camion bar, dunque, campano di rendita sulle spalle del Comune (che cede suolo pubblico in cambio di spicci) e dunque di tutti noi. Nessuna famiglia bisognosa, dunque, ma holding imprenditoriali che lucrano depauperando il bene comune standosene al confine della legge. Il Movimento Cinque Stelle ha stravinto le elezioni per spazzare via. Ma facciamo il gioco di Coia e facciamo finta che effettivamente un camion bar (quale? Possiamo saperne almeno uno?) dia lavoro ad una famiglia. Bene. Ma per quale motivo quella famiglia deve valere di più delle tante famiglie che a causa di quello stesso camion bar vanno in rovina? Quel camion bar oltre a generare degrado (dunque meno turismo, dunque meno investimenti, dunque meno posti di lavoro), genera concorrenza sleale verso gli esercizi commerciali circostanti. Negli ultimi anni sono decine i negozi che a Roma hanno chiuso a causa della concorrenza e del degrado portato dagli ambulanti che hanno cambiato i connotati di intere strade commerciali (dall'Appia a Cola di Rienzo) rendendole inservibili per lo shopping. A quel lavoro - forse perché regolare e non in nero - però Coia non pensa: si prospettano 5 anni particolari per gli imprenditori onesti in questa città... Anzi per le persone oneste in generale se è vero come è vero che i rappresentanti a Cinque Stelle, da Coia per arrivare al Presidente del V Municipio, fanno a gara a dimostrare vicinanza, solidarietà e tutela a chi sta fuori dalle norme o a chi le ha strumentalizzate: si parte dai camion bar e si arriva ai teppisti occupatori abusivi di palazzine al Pigneto, tanto per stare alle cronache delle ultime ore. Per chi si comporta in maniera disonesta o prepotente, massima tutela e massima attenzione. Per chi sta nelle regole e rispetta il prossimo evitando di prevaricare e fare il furbo, le consuete umiliazioni.


Coia pensa alle famiglie. Pensa al lavoro degli ambulanti, solo al loro. Incurante delle conseguenze. Nonostante, poi, il settore sia in piena fase di riforma e nonostante il prossimo anno grazie alla direttiva Bolkestein tutto potrebbe cambiare. Ma c'è un limite alla ricerca del consenso a tutti i costi? Esiste una opposizione in Consiglio Comunale in grado di contrastare le enormità di un presidente di commissione commercio come questo? Avete capito ora perché l'ostracismo a Marino era così duro, perfino sulle sue cene al ristorante? Perché stava mettendo in riga questi settori, queste anomalie solo romane, che oggi tornano a riprendere in pugno la città.

Chissà quale razza di lavoro di lobbing certi gruppi economici romani devono fare per convincere perfino gli alfieri dell'onestà e della novità. Per convincere perfino gente che pur di tenere salde le questioni di principio è capace di rinunciare a decine di migliaia di posti di lavoro  e investimenti. La faccenda dello Stadio è solo uno tra i mille esempi: lì un eccellente investimento privato genererebbe decine di migliaia di posti di lavoro, ma quei posti possono essere messi in discussione ridicolizzando il progetto senza neppure averlo mai letto, mentre per togliere due bancarelle e liberare il centro dallo schifo bisogna fare una "riflessione". Anche la Camorra e la Mafia danno lavoro e campano famiglie, e questa è la retorica che storicamente è stata utilizzata per legittimarne l'esistenza nel Mezzogiorno d'Italia. Anche il progetto di centro commerciale e spazi residenziali a Palazzo Raggi a Via del Gambero (l'omonimia col sindaco è casuale) avrebbe fatto campare bene tante famiglie oggi disoccupate, però il primo atto della nuova Giunta è stato annullare questo progetto e bocciarlo perché non granché compatibile col Piano Regolatore. Pure portare a Roma da Londra l'Agenzia Europea del Farmaco porterebbe tanti posti di lavoro, molto migliori, ma questa cosa si può trascurare e ignorare, alle bancherelle invece si dedicano i primi pensieri.
Gli ambulanti sono compatibili col Piano Regolatore? Esiste un Piano Regolatore dell'ambulantato? Sono compatibili col Codice della Strada (che, ricordiamolo, è una legge dello stato) e con mille altre norme?

Davvero il Movimento pensa di potere andare avanti a lungo tra queste contraddizioni? Davvero pensa di poter reggere molto basandosi questa fregatura, su questo inganno elettorale? Inganno, sì. Noi stessi abbiamo indicato di votare il Cinque Stelle sulla base di quanto fatto nella consiliatura precedente: negli ultimi 3 anni alla Commissione Commercio, ad esempio, c'era Enrico Stefano che si batteva per una città più europea e civile. Oggi ci troviamo invece come presidente un tizio che parla la stessa lingua dei tempi della Giunta Alemanno e che magari - lo diciamo per mera ipotesi - è stato indottrinato a ripetere certi concetti in qualche riunione carbonara modello Vignaroli-Cerroni. Davvero i pentastellati pensano che la pazienza delle loro centinaia di migliaia di elettori che aspettano una radicale discontinuità col passato sia infinita e che questi inganni non vengano smascherati?

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