Lettera davvero micidiale quella che Marco Rettighieri, direttore generale di Atac, ha spedito quest'oggi, 30 agosto 2016, all'assessore ai trasporti di Roma Linda Meleo.
Si tratta di fatto di una lettera di dimissioni. Durissima nei toni, sprezzante, aspra. Rettighieri l'ha mandata per conoscenza a talmente tante realtà esterne al Comune che non è stato difficile reperirla.
La lettera prende spunto dalle dichiarazioni di Virginia Raggi l'altro giorno alla Festa del Fatto alla Città dell'Altra Economia: "per la ripresa delle scuole i treni della Metro A saranno al 95%". Niente di più falso, spiega Rettighieri, vi abbiamo più volte spiegato che al massimo possiamo arrivare all'85% dei treni, e solo perché stiamo facendo i miracoli. "Non so da dove questo numero sia uscito e chi lo abbia potuto sostenere" chiede alla Meleo Rettighieri rimbrottando indirettamente la Sindaca e insistendo: "non comprendo che ultimatum la Sindaca abbia dato a me", aggiungendo tutta l'atmosfera amareggiata che questo atteggiamento starebbe portando in Atac.
Poi Rettighieri viene ad una faccenda che, ieri sui social, ha tenuto particolarmente banco. Ma i 18 milioni indispensabili ad Atac per le manutenzioni e girati in extremis dopo Ferragosto dal Comune sono veri o sono fake? Ieri Stefàno e Meleo, rispondendo al senatore Esposito (già Assessore ai Trasporti con Marino), giuravano sulla veridicità di questo stanziamento. Meleo con una certa stizza ultimativa chiosava: "i soldi ci sono, deve pensarci Atac". In realtà Rettighieri nella lettera spiega che i soldi non ci sono, che - esattamente come sosteneva Esposito - nello stanziamento confezionato da Minenna, assessore al bilancio nonché verosindaco di Roma, ci sarebbe una polpetta avvelenata capace di rendere il denaro inservibile per l'azienda la quale comunque sta cercando di fare il possibile in attesa di chiarezza su questo.
Rettighieri poi non manca di dare l'ennesima - sacrosanta dal nostro punto di vista - stoccata ai sindacati quando fa presente all'assessore, destinatario della missiva, che il problema non sono le linee su ferro ma anche e soprattutto le linee su gomma, preda dei capricci dei sindacati.
La parte finale della lettera però è la più gustosa. Praticamente Rettighieri - facendo riferimento ad una richiesta di chiarimenti arrivata ieri dall'assessorato dopo lo spostamento di un responsabile sulla Roma Viterbo. Cosa è successo? Rettighieri ha rimosso un incompetente e la Meleo ha chiamato per raccomandarlo (come peraltro ha sempre fatto la politica in Atac?). Oppure Rettighieri ha rimosso un responsabile in gamba e dall'assessorato hanno chiesto il perché e se lo hanno chiesto lo hanno fatto per compiacerne il sindacato o sinceramente preoccupati per la qualità del servizio?
L'accusa di ingerenze nell'azienda - fatta poi ad un partito come il Movimento 5 Stelle - è talmente grave da parte di Rettighieri che diventa dirompente e che sia vera (con figuraccia clamorosa della Meleo) e che sia falsa o per lo meno eccessiva (con evidente volontà di Rettighieri di mettere in cattiva luce, di fronte ai molti destinatari della missiva, l'assessora).
"Ovviamente è nel diritto di Codesta Amministrazione cambiare la Governance" chiude Rettighieri. Non c'è alcun dubbio che dopo questa lettera un cambiamento ci sarà.
Rettighieri è stato un dirompente capo di Atac perché è stato il primo a dire con chiarezza e senza paure e infingimenti (in Italia in passato chi ha parlato chiaro sui sindacati è stato anche fatto secco senza tanti complimenti) dove stava il problema. Il primo ad aver raccontato la verità su quello che sono stati capaci di fare i sindacati interni (e il primo ad aver fatto il solco nel percorso tra Atac e la Procura per portare robaccia). Il Movimento 5 Stelle si è alleato (perché questa idiozia? Avrebbe vinto lo stesso!) con alcuni tra questi sindacati ed ha raggranellato una quantità immensa di voti dagli addetti di Atac e dai loro familiari che hanno votato Raggi a valanga. I patti segreti che offrivano la testa di Rettighieri in cambio di consenso non saranno veri, ma sono senz'altro verosimili.
Delle due l'una: o il M5S riesce a nominare una governance ancora migliore di questa e modulata sulle medesime priorità. E ce lo auguriamo. Oppure l'azienda tornerà nella pozzanghera sindacal-politica in cui era, questa volta spintaci da chi per anni ha stigmatizzato certi comportamenti.
Certo è che Rettighieri, da grande uomo di stato quale è, poteva concludere la sua esperienza in maniera un po' più istituzionale piuttosto che cazziare a reti unificate una ragazza che sta provando a fare l'assessora nel marasma di Roma additandola come novella alfiera delle ingerenze della politica nelle aziende pubbliche. Per una telefonata poi.
PS. Nella giornata successiva alla scrittura di questo articolo è emerso che la fantomatica telefonata di Linda Meleo a Marco Rettighieri è stata fatta a sostegno delle posizioni di un responsabile di linea che era anche militante del Movimento 5 Stelle. Questo aspetto, onestamente, cambia tutto e il tono dell'articolo qui sopra, tendenzialmente volto a non affondare il colpo sulla Meleo, è da considerarsi superato. Tristezza profonda.
Si tratta di fatto di una lettera di dimissioni. Durissima nei toni, sprezzante, aspra. Rettighieri l'ha mandata per conoscenza a talmente tante realtà esterne al Comune che non è stato difficile reperirla.
La lettera prende spunto dalle dichiarazioni di Virginia Raggi l'altro giorno alla Festa del Fatto alla Città dell'Altra Economia: "per la ripresa delle scuole i treni della Metro A saranno al 95%". Niente di più falso, spiega Rettighieri, vi abbiamo più volte spiegato che al massimo possiamo arrivare all'85% dei treni, e solo perché stiamo facendo i miracoli. "Non so da dove questo numero sia uscito e chi lo abbia potuto sostenere" chiede alla Meleo Rettighieri rimbrottando indirettamente la Sindaca e insistendo: "non comprendo che ultimatum la Sindaca abbia dato a me", aggiungendo tutta l'atmosfera amareggiata che questo atteggiamento starebbe portando in Atac.
Poi Rettighieri viene ad una faccenda che, ieri sui social, ha tenuto particolarmente banco. Ma i 18 milioni indispensabili ad Atac per le manutenzioni e girati in extremis dopo Ferragosto dal Comune sono veri o sono fake? Ieri Stefàno e Meleo, rispondendo al senatore Esposito (già Assessore ai Trasporti con Marino), giuravano sulla veridicità di questo stanziamento. Meleo con una certa stizza ultimativa chiosava: "i soldi ci sono, deve pensarci Atac". In realtà Rettighieri nella lettera spiega che i soldi non ci sono, che - esattamente come sosteneva Esposito - nello stanziamento confezionato da Minenna, assessore al bilancio nonché verosindaco di Roma, ci sarebbe una polpetta avvelenata capace di rendere il denaro inservibile per l'azienda la quale comunque sta cercando di fare il possibile in attesa di chiarezza su questo.
Rettighieri poi non manca di dare l'ennesima - sacrosanta dal nostro punto di vista - stoccata ai sindacati quando fa presente all'assessore, destinatario della missiva, che il problema non sono le linee su ferro ma anche e soprattutto le linee su gomma, preda dei capricci dei sindacati.
La parte finale della lettera però è la più gustosa. Praticamente Rettighieri - facendo riferimento ad una richiesta di chiarimenti arrivata ieri dall'assessorato dopo lo spostamento di un responsabile sulla Roma Viterbo. Cosa è successo? Rettighieri ha rimosso un incompetente e la Meleo ha chiamato per raccomandarlo (come peraltro ha sempre fatto la politica in Atac?). Oppure Rettighieri ha rimosso un responsabile in gamba e dall'assessorato hanno chiesto il perché e se lo hanno chiesto lo hanno fatto per compiacerne il sindacato o sinceramente preoccupati per la qualità del servizio?
L'accusa di ingerenze nell'azienda - fatta poi ad un partito come il Movimento 5 Stelle - è talmente grave da parte di Rettighieri che diventa dirompente e che sia vera (con figuraccia clamorosa della Meleo) e che sia falsa o per lo meno eccessiva (con evidente volontà di Rettighieri di mettere in cattiva luce, di fronte ai molti destinatari della missiva, l'assessora).
"Ovviamente è nel diritto di Codesta Amministrazione cambiare la Governance" chiude Rettighieri. Non c'è alcun dubbio che dopo questa lettera un cambiamento ci sarà.
Rettighieri è stato un dirompente capo di Atac perché è stato il primo a dire con chiarezza e senza paure e infingimenti (in Italia in passato chi ha parlato chiaro sui sindacati è stato anche fatto secco senza tanti complimenti) dove stava il problema. Il primo ad aver raccontato la verità su quello che sono stati capaci di fare i sindacati interni (e il primo ad aver fatto il solco nel percorso tra Atac e la Procura per portare robaccia). Il Movimento 5 Stelle si è alleato (perché questa idiozia? Avrebbe vinto lo stesso!) con alcuni tra questi sindacati ed ha raggranellato una quantità immensa di voti dagli addetti di Atac e dai loro familiari che hanno votato Raggi a valanga. I patti segreti che offrivano la testa di Rettighieri in cambio di consenso non saranno veri, ma sono senz'altro verosimili.
Delle due l'una: o il M5S riesce a nominare una governance ancora migliore di questa e modulata sulle medesime priorità. E ce lo auguriamo. Oppure l'azienda tornerà nella pozzanghera sindacal-politica in cui era, questa volta spintaci da chi per anni ha stigmatizzato certi comportamenti.
Certo è che Rettighieri, da grande uomo di stato quale è, poteva concludere la sua esperienza in maniera un po' più istituzionale piuttosto che cazziare a reti unificate una ragazza che sta provando a fare l'assessora nel marasma di Roma additandola come novella alfiera delle ingerenze della politica nelle aziende pubbliche. Per una telefonata poi.
PS. Nella giornata successiva alla scrittura di questo articolo è emerso che la fantomatica telefonata di Linda Meleo a Marco Rettighieri è stata fatta a sostegno delle posizioni di un responsabile di linea che era anche militante del Movimento 5 Stelle. Questo aspetto, onestamente, cambia tutto e il tono dell'articolo qui sopra, tendenzialmente volto a non affondare il colpo sulla Meleo, è da considerarsi superato. Tristezza profonda.





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