Ecco perché la manifestazione di Roma ha UCCISO il movimento delle Sardine

15 dicembre 2019
Qui è il post dove vi spieghiamo perché il movimento delle Sardine (una sorta di populismo grillino di ritorno con 10 anni di ritardo, questa volta con la scusa di "cambiare i toni" della politica) è defunto a Roma nella giornata di oggi, 15 dicembre 2019.

Cresciuto rapidamente grazie ai social, ad un nome azzeccato, ad una situazione politica magmatica e sfidante e ad una oggettiva sebbene molto vaga voglia di partecipazione, il movimento delle Sardine è nato a Bologna con un profilo di indubbia simpatia e grande efficacia. Poi il movimento è cresciuto e si è articolato in altre città italiane con belle manifestazioni gioiose da Modena a Milano. Poi, però, è arrivata Roma. Chi vive a Roma e chi ne sa analizzare le attuali caratteristiche è perfettamente conscio dell'energia con la quale questa città riesce oggigiorno a maciullare tutto ciò che di buono le si para davanti. E fu così che Roma è riuscita a uccidere anche il movimento delle Sardine. Come mai ci è riuscita? 

Molto semplice: a Roma si è celebrata e palesata la avvilente connessione tra Sardine e Movimenti antagonisti, gruppi di occupatori abusivi, rappresentanti fondamentalisti e squadristi dell'estremismo romano della "lotta per la casa", centri sociali. Insomma, a Roma le Sardine hanno gettato la maschera dimostrando il niente o meglio il male che c'è dietro la bella faccia allegra di Mattia Santori. 

Per carità, il rischio c'era viste le premesse, ma mai ci sarebbe aspettati un suicidio così repentino da parte di un movimento che, ove ben gestito, poteva avere una gittata maggiore e durare un po' di più e magari influenzare le prossime tornate elettorali da una posizione entusiasmante e coinvolgente. E invece lo zero assoluto di contenuti è venuto al pettine immediatamente, dopo poche settimane, assai prima del previsto. Già il nulla su temi, progetti, visioni e programmi espressi in piazza lasciavano presagire il peggio, ma poche ore dopo la manifestazione la morte di questo movimento si è compiuto. Intendiamoci: le Sardine non spariranno subito. Come quei cadaveri che, trapassati da pochissimo, continuano ad avere energia elettrica nelle fasce nervose muovendosi a scatti, le Sardine seguiteranno a muoversi (e magari a far danni culturali più di quelli che stanno già facendo), ma non per molto.

Ma dove si è consumata la morte delle Sardine? Dove si è celebrata la connessione tra questo movimento spontaneo con il peggio della mafietta impiccettara romana? 

Spintime Labs è la risposta. Non bastavano le manifestazioni di piazza caratterizzate dalle stesse identiche sembianze dei patetici e inquietanti Vaffaday grillini di 10 anni fa. No. Le Sardine sono volute andare oltre, ma molto oltre. Da una parte hanno assunto la forma del peggior grillismo d'antan, dall'altra si sono praticamente fuse col peggio del movimentismo di estrema sinistra (che oltretutto a Roma assume forme smaccatamente fascisteggianti e squadriste). 
Molti simpatizzanti sardini che ancora non lo sanno rimarranno con un palmo di naso, ma è andata proprio così: le Sardine nel giorno subito seguente alla manifestazione di Piazza San Giovanni hanno giustamente deciso di tenere il loro primo "congresso". Un incontro sacrosanto per i vari leader territoriali dei gruppi che non si erano mai sentiti se non su Facebook. 

Le Sardine potevano riunirsi dove volevano. Sono il fenomeno politico del momento. Avrebbero potuto optare per mille spazi simbolici. Una azienda innovativa, un locale particolare capace di accogliere 150 persone, un coworking simbolo della nuova classe lavoratrice, magari Talent Garden, Copernico o Spaces. Oppure potevano chiedere uno spazio al Comune grillino che governa la Capitale: si sarebbe celebrata la già evidente sintonia grillino-sardina ma per lo meno sarebbe stato uno spazio istituzionale. Chessò il Macro o la Città dell'Altra Economia.

Nulla di tutto questo: si doveva consumare il suicidio e si è andati dritti verso il suicidio!

Il primo Congresso delle Sardine, riunione magari per decidere se presentarsi o meno alle prossime elezioni con una lista, si è tenuto dentro lo Spintime Labs, tra i banditeschi centri sociali romani il più banditesco di tutti, il più losco, il più subdolo, il più ammanicato, il più paraculato dalla politica a tutti i livelli dal Primo Municipio all'assessorato alla cultura passando per il Papa. L'esatto corrispettivo di Casa Pound. Un enorme spazio pubblico che potrebbe rappresentare una opportunità di sviluppo e di rigenerazione urbana e che invece da anni è ostaggio di un gruppo di prepotenti che utilizza gli alloggi come merce di scambio barattando alloggi con consenso. Un grosso stabile di proprietà dello Stato, quindi di tutti noi, ma privatizzato da un gruppo di prepotenti. Oggi in occasione del congresso sardino all'esterno c'erano i gorilla, che impedivano a chiunque l'ingresso. Una cosa di una prepotenza e di una violenza gigantesca. 

In piazza chiedono a gran voce trasparenza e poi nelle segrete stanze, chiudendosi a giornalisti, cittadini e osservatori, si riuniscono nelle sedi della "Bestia" dei movimenti antagonisti. Una "Bestia" che addirittura è arrivata prima di quella di Morisi e Salvini. È il paradosso dei paradossi. 

Un movimento che dovrebbe rappresentare il nuovo si è associato insomma alla cosa più superata, passata, triste, prevaricatrice, furba, aggressiva che c'è oggi a Roma. Un movimento che vuole rinnovare la politica ha simbolicamente suggellato la propria nascita in uno spazio che rappresenta il vecchio, vecchissimo modo di fare politica e di imbrogliare i cittadini. 

Inutile dire che questa scelta ha un solo vincitore: Matteo Salvini e tutti coloro che le Sardine, solo a parole dicono di voler combattere. Questa scelta assolutamente forsennata - celebrata da un vergognoso manifesto quest'oggi affisso fuori allo Spin Time con addirittura la firma di Action, la inquietante organizzazione che ha occupato lo stabile e che gestisce con metodi meschini molte occupazioni romane - avrà un solo risultato: allontanare dalle Sardine una percentuale considerevole di simpatizzanti. Tutti quelli dotati di raziocinio. Tutti quelli, insomma, che non sono minimamente intenzionati a tollerare illegalità, prepotenze, prevaricazioni, violenze come sono le occupazioni abusive - specie a Roma. 
Tutti questi si allontaneranno per forza; molti altri rimarranno delusi e perderanno ulteriormente speranza nella politica semmai ce ne fosse bisogno; altri ancora scopriranno l'ennesimo inganno e non saranno più disposti a credere a nulla e chissà ne farà le spese il prossimo movimento civico che magari sarebbe potuto essere quello giusto e non una nuova cialtronata. Stanno insomma non solo sbagliando, ma anche avvelenando i pozzi.
E così, con le loro scelte imbarazzanti, la loro malcelata ideologia da vecchia sinistruccia da occupazione del liceo, la loro ostentata assenza di contenuti di sostanza al di là della forma, le Sardine avranno contribuito ad apparecchiare il tavolo della stravittoria della peggior destra populista e sovranista che vi sia oggi in Europa. Per aggiungere folklore e tristezza al tutto, alla reunion sardina si è presentata anche Sabina Guzzanti: Salvini e Meloni gongolano oggi più che mai. E la beffa è che la corrente elettrica per la riunione gliel'abbiamo pagata pure noi...

Se Spelacchio finalmente è bello il merito è tutto di Roma fa Schifo. Ecco perché

8 dicembre 2019
Che siamo presuntuosi non lo si può negare. Ma poi bisogna valutare se uno è presuntuoso a ragion veduta oppure se uno è presuntuoso senza averne titolo. Noi speriamo di finire nella prima casistica. Per lo meno per questa faccenda che stiamo per raccontarvi brevemente.

Forse molti lettori non si ricordano più i contorni dello scandalo-Spelacchio (sì, un autentico scandalo, uno dei tanti di questa amministrazione raccapricciante) che percorse la città nel 2017. Ebbene all'epoca, nell'analizzare il perché di quella situazione (non solo l'albero era orrendo, non solo era costato una cifra assurda, ma tutta quella cifra era stata sborsata dal Comune ovvero da noi!), spiegammo con lunghi articoli come si regolavano altre città e in particolare Milano, città con la quale per dimensioni ha più senso fare raffronti.

Ebbene a seguito di questo articolo (vi chiediamo la pazienza di rileggerlo, non guasta) l'amministrazione si convinse e a partire dall'anno successivo optò per fare ESATTAMENTE QUELLO CHE CHIEDEVAMO E INDICAVAMO NOI ovvero un regolare bando che poi venne vinto giustappunto dalla società (l'unica capace a fare queste operazioni ad alto livello) che indicammo noi in quell'articolo scritto in tempi insospettabili.

Insomma se abbiamo un albero di Natale non spettacolare come quello di Milano ma comunque molto molto bello e di cui finalmente non vergognarsi lo dobbiamo - anche questa volta - a Roma fa Schifo. Molti ci considereranno dei presuntuosi o addirittura dei pazzi millantatori, ma noi e quella parte di lettori più attenti sanno che è così. Ma soprattutto sanno che è così negli uffici del Comune dove - le gole profonde non ci mancano - ci hanno spiegato che la scelta di muoversi finalmente come si muovono tutte le grandi città del mondo è venuta leggendo il nostro contenuto. Prima i pentecatti erano radicalmente contrari ad una soluzione come quella perché contrari ai privati; gli stessi profili Facebook di esponenti pentadementi che oggi esultano taggando Netflix e IGPDecaux due anni fa giuravano che mai si sarebbe lasciato campo libero ai privati nell'organizzare l'albero di Natale della città.

Gli articoli servono anche a questo. A mettere nero su bianco le cose e a mettere a nudo la stupidità. Talvolta stanandola.

Addio ViviBistrot. Raggi chiude l'unico punto ristoro (e unico bagno!) di Villa Pamphili

7 dicembre 2019
Di Villa Pamphili, presa come modello dell'incapacità di questa (e delle precedenti) amministrazioni totalmente inabili a trasformare in opportunità i problemi abbiamo già parlato diffusamente e vi invitiamo assolutamente ad andare a rileggervi soprattutto questo articolo, ma anche non dovete perdervi questo e se avete tempo anche quest'altro.




Le fondatrici Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo
 Tuttavia come accade sempre più spesso a Roma, la sensazione di aver toccato il fondo è sempre smentita. Perché il giorno dopo si va più giù, sempre più giù. Villa Pamphili è stata massacrata, due bellissimi progetti di rigenerazione, cultura e ristorazione sono stati umiliati a causa della burocrazia, il disinteresse della Giunta Raggi è stato fragoroso, e ora - tra qualche giorno - chiuderà anche l'ultimo presidio di civiltà dentro questo parco urbano di dimensioni enormi. L'unico luogo capace di offrire una bibita d'estate e un the caldo d'inverno, soprattutto l'unico posto in grado di offrire dei servizi igienici in tutta la villa.
Gestito da un dinamico team di imprenditrici e fondato nel 2008, ViviBistrot è uno dei pochi esercizi commerciali aperti in spazi di proprietà del Comune a pagare una cifra di mercato di affitto. Questo significa che il Comune non solo genera povertà, disoccupazione, degrado e deficit di servizi, ma oltretutto rinuncia pure ad un introito. E questo perché? Per l'incapacità, in oltre tre anni, di gestire un semplice rinnovo di contratto.
ViviBistrot è andato in scadenza di contratto a fine 2015. Non sentendo nulla i titolari dal 2016 hanno iniziato a chiedere conto al Comune per avere una proroga o per fare un nuovo bando ("come è giusto che sia" dicono correttamente dal ViviBistrot). Nulla. Il silenzio. Gli imbarazzanti, ridicoli, inquietanti uffici di Roma Capitale non hanno mai risposto. Mai. "In tre anni" dicono al VB "nessun ufficio comunale ha mai risposto ai nostri appelli. Non sono stati in grado di scrivere un semplice bando. Ora tutto andrà in pasto ai topi e sarà occupato da sbandati".
In compenso lo scorso 3 dicembre è arrivata la notifica di sgombero da parte di Roma Capitale. Il 3 gennaio 2020 il ViviBistrot sarà costretto a chiudere. A fronte di centinaia di beni comunali occupati senza titolo (ma se osi toccare gli abusivi, spunta il vicesindaco a difenderli; quelli si), di centinaia di beni comunali affittati a 15 euro al mese, Roma Capitale si è accanita chissà perché contro l'unico bene comunale che era ben tenuto, restrutturato a spese dei tenant, che pagava regolarmente una affitto alto e che offriva servizi e iniziative sociali.
I miserabili al governo in Campidoglio, tra collusioni, incapacità, idiozia e abisso di cattiva fede, non si smentiscono neppure questa volta. L'amministrazione più disgustosa d'occidente resta coerente con se stessa.
Cosa fare? Intanto leggere con la massima attenzione LA PETIZIONE e firmarla. E' l'unico modo per stare vicini al ViviBistrot e per dire all'amministrazione che il loro raccapricciante modo di governare non passa inosservato. Stanno radendo al suolo tutto. Tutto. 

Perché questo articolo è riuscito a ingannare mezza città?

5 dicembre 2019
Il livello di assoluta emergenza intellettuale e culturale della città lo puoi verificare analizzando come e quanto è stato condiviso un articolo uscito qualche settimana fa su Il Tascabile.

L'articolo ha girato molto durante la prima metà di novembre. Aveva del resto tutte le caratteristiche per girare all'impazzata: era una trappola, e tutti ci sono caduti. Tono di voce erudito e competente, foto assai suggestive, scrittura semplice, chiara anche per chi non conosce i fatti elencati. E soprattutto la chicca: l’opportunità per tutti i cittadini romani - che in cuor loro sanno alla perfezione di essere in parte colpevoli in prima persona delle condizioni inaccettabili in cui versa la città - di scaricarsi spudoratamente la coscienza. Questo articolo mi spiega che la colpa di sto schifo non è mia neppure un po’ e dunque lo condivido! Il ragionamento inconscio di molti è stato questo.

Questo articolo in realtà racconta alla perfezione perché la città non uscirà mai fuori dalla pozzanghera di sterco in cui si rotola tutto sommato godendosela.

Il livello di negazionismo tocca vette psichiatriche. Il sotto testo (e anche il sovra testo) è chiaro: i cittadini si comportano in maniera incivile? Interi settori economici sono in mano al racket? L’amministrazione preferisce lucrare clientele mandando tutto in rovina piuttosto che governare in maniera rigida e seria? Gli investitori fuggono a causa di una ostilità ostentata verso chi fa impresa e a causa di una burocrazia assurda, malata e inefficiente? Il clientelismo è a livelli tali che ogni singolo amministratore è sotto ricatto? Niente paura: è colpa del disordinato sviluppo urbanistico del passato, dal Dopoguerra fino agli anni di Veltroni. È lì l’unico problema. Se il Comune non risolve il problema delle bancarelle, dei cartelloni, dei lavori pubblici, dell’arredo urbano, se i grandi eventi sono nemici invece che opportunità, se la gente si ferma in doppia fila anche se la prima fila è libera e se le buche sulle strade raccontano di corruzione e inefficienza è colpa di Porta di Roma, di Ponte di Nona e di Parco Leonardo. 

È colpa dell’urbanistica sbagliata del passato. E visto che il passato non si può modificare allora significa non solo che la città non potrà cambiare mai, ma che neppure ha senso lamentarsi. Se lo fate portate avanti una “retorica
 del degrado”. Perché il degrado, l’illegalità, la sopraffazione, l’umiliazione, la prevaricazione, la prepotenza specie a danno delle fasce più fragili, l’oggettiva impossibilità di condurre una vita normale, sono invenzioni, esagerazioni. Sono “retorica”! Dunque, non sono un problema reale. L’unico problema sono le folli (condividiamo) scelte urbanistiche degli anni passati. Gli unici problemi sono quelli che non possiamo affrontare e non possiamo risolvere. 

Come i pochissimi lettori accorti avranno capito, tuttavia, l'articolo non ha il fine di spiegare come si è sviluppata la speculazione edilizia a Roma. Quella è ormai una lagnanza accademica che tutti conoscono e che si insegna perfino al liceo. La storia della speculazione edilizia è vera e la conosciamo tutti. L'obbiettivo dell'articolo è solo apparentemente affermare "Roma è in queste condizioni solo per le colpe del passato". L'obbiettivo è più sottile: è giustificare il presente soprattutto quello composto dai movimenti per la casa, organizzazioni politiche violente e subdole che di tanto in tanto riesco a piazzare (anche su testate serie, questo è davvero singolare) articoli come questo per depistare. Proprio quando stai seguendo la storia, proprio quando assume le sembianze di un racconto oggettivo, cronologico, ben scritto, proprio quando le tue difese di lettore si abbassano arriva il fendente che ovviamente entra come coltello nel burro. E così i lettori escono dal contenuto convinti che i poveri occupatori siano in realtà semplici vittime e non approfittatori. 

Un modo losco e scorretto di fare giornalismo e comunicazione. Per il 95% del contenuto assumo le sembianze di una nonnina che ti spiega e nell'ultimo 5% mi rivelo per quello che sono: un lupo che ti vuole divorare. Quando però è troppo tardi e la schiacciante maggioranza dei lettori non sa più difendersi e ci casca. Ecco dove sta la vera retorica.

Ma questo articolo non fa solo questo: va perfino oltre. Non si limita nel tentativo di legittimare sottobanco le angherie di gruppi del tutto simili alla camorra che imperversano a Roma da anni impedendole di essere una città normale. No. Questo articolo (e non è certo il primo, ma solo l'unico di una sciatta serie di articoli iniziati probabilmente da Christian Raimo qualche anno fa) cerca di convincerti che Roma è in preda ad una autentica ossessione anti-degrado. Dipinge una città piena di paladini del decoro, nerd fissati che pensano tutto il giorno a come combattere le anomalie. 

Tutti sappiamo che la verità è un'altra. Tutti sappiamo che in realtà a Roma c'è il problema contrario ovvero il 99% della cittadinanza che se ne frega di tutto, che non partecipa, che non si interessa, che vive immersa nella totale omertà. A loro però questa cosa non basta. Il loro mondo ideale, il mondo in cui possono continuare a fare i loro comodi (sovente illegali) senza alcuna conseguenza, prevede che neppure l'1% della popolazione si civicamente attiva. Anche questi vanno annichiliti, annientati e per farlo bisogna renderli ridicoli, disegnarli come parte di una frenesia collettiva che non è mai esistita. 

Un articolo che merita una analisi perché unisce scorrettezza e faziosità ad una sofisticatezza inedita fino ad oggi. Corroborata dal supporto: una rivista autorevole facente addirittura capo alla Enciclopedia Treccani. Un salto di qualità da parte di coloro che stanno facendo carte false per evitare che questa città si svegli e cambi.




Incidente a Colli Albani. Ecco perché è morta Alessia. Un video agghiacciante

26 novembre 2019
Ormai, dopo oltre 10 anni, andiamo a colpo sicuro. Quando - stamani - ci siamo recati su Via Appia Nuova angolo Via Menghini - ovvero nell'esatto punto in cui cinque giorni fa è morta Alessia Marino arrotata da un camion - sapevamo già da prima cosa avremmo trovato. 

Le immagini - raggelanti secondo alcuni assolutamente ordinarie secondo molti - parlano da sole e non ha senso accompagnarle con troppo testo. Invitiamo semplicemente i lettori a seguire il filmato che spiega alla perfezione i motivi per cui un ennesimo evento luttuoso è avvenuto sulle strade di Roma. 

La stampa e la politica parla sempre delle solite cose quando ci sono incidenti mortali come questo. La velocità, la droga, l'alcol. Tutte cavolate vergognose che uccidono due volte le vittime. 


I motivi per cui questo incidente (ma riguarda decine, centinaia di altri incidenti) è avvenuto sono altri.


1. l'arredo urbano
Semplicemente imbarazzante, il video ne parla. I politici a 5 Stelle - autentici criminali dell'amministrazione - si vantano ogni giorno per il rifacimento delle strade. Ma per rifacimento delle strade intendono ESCLUSIVAMENTE il rifacimento della carreggiata a vantaggio delle auto quando la vera esigenza a Roma è il rifacimento degli spazi pedonali a vantaggio dei pedoni. Finché non si capisce questo Roma continuerà ad avere dieci volte i morti che ha Parigi. Il concetto di "strada nuova" (ci hanno fatto pure un abstract, questi furfanti del consenso) per loro è qualcosa di superato da decenni. 


2. la segnaletica
Semaforizzazione folle. Svolta a destra con semaforo verde anche per i pedoni senza nessuna segnalazione. Un'autentica pazzia probabilmente totalmente fuori norma: solo a Roma la sciatteria porta a questi esiti

3. la sosta selvaggia delle vetture e l'assenza di sanzioni
Anche su questo il filmato parla da se e ci scusiamo per la voce rotta dalla rabbia e dall'indignazione per quanto abbiamo dovuto riprendere col telefonino questa mattina: cinque giorni dopo c'era la stessa situazione, senza ritegno, senza rispetto, senza controllo...
Ma anche in occasione dell'incidente le forze dell'ordine si sono affrettate a portare in questura l'autista del camion trascurando completamente i rilievi sulle auto in divieto che erano le vere responsabile della faccenda. I cittadini che avevano generato le condizioni per quell'assassinio sono andati via come nulla fosse successo, senza manco la multa quando invece meritavano un rinvio a giudizio per concorso in omicidio colposo...
Alessia Marino

Rifletteteci: con una situazione simile (ci si è messo anche il sole, e lo abbiamo documentato appositamente perché siamo andati sul luogo esattamente alla stessa ora in cui è avvenuto il sinistro) chiunque di noi può trasformarsi in assassino...

Ci si sarebbe aspettati un presidio, una riqualificazione dei marciapiedi, una installazione di una telecamera per scoraggiare la doppia fila, una pianificazione di un intervento per la messa in sicurezza di questo incrocio. Invece non si è fatto nulla. Dopo neppure una settimana tutto è come prima in attesa del prossimo morto triturato dalle ruote di un camion.

La Ferrari Roma si doveva presentare al Colosseo, ma la Sindaca ha detto no

16 novembre 2019
Avrete senz'altro presente la fantastica Ferrari Roma che l'azienda di Maranello ha presentato nella nostra città la scorsa settimana. Un evento importantissimo, cruciale, preparato nei dettagli e nella totale segretezza. Ma non doveva andare come è andato.

Ferrari lavorava da oltre un anno con l'assessorato alle politiche produttive di Roma Capitale per predisporre un evento iconico. La richiesta era di presentare la vettura, che porta la Capitale nel nome, in una location unica: il Colosseo.

Mesi e mesi di lavoro di cesello ma ad un certo punto ci si rende conto che la richiesta da fare alla Soprintendenza Speciale sarebbe potuta passare solo con un sostegno politico forte del Comune. In altre parole ci voleva che il Sindaco ci mettesse la faccia, firmasse un foglio e alzasse il telefono per chiedere al Soprintendente di fargli questo favore e di fare uno strappo alla regola vista l'eccezionalità dell'evento e l'importanza anche mediatica globale della presentazione.

Insomma dopo mesi e mesi di fango una passerella in chiave positiva per la città.

Cosa ha risposto la Sindaca ai tecnici dell'assessorato e allo stesso Assessore Cafarotti? "Io alla Soprintendenza non chiedo nulla perché sono contraria alle auto sportive e di lusso". Ovviamente prima di ammettere una cosa del genere si farebbero fucilare (nessuno ammette volentieri di essere un mentecatto), ma questa è la verità.


 Non servono ulteriori commenti per capire il livello imbarazzante della classe politica che ci amministra. Non occorrono ulteriori dettagli per capire i danni - economici e di reputazione - che questo approccio genera, per questa e per le future generazioni.

Ovviamente anche noi odiamo le macchine, idem quelle veloci, sportive e di lusso. Non ce ne può fregare di meno. Ma la Ferrari non è un'auto sportiva, la Ferrari è la Ferrari e porta dietro un immaginario rispetto al quale si debbono fare altre considerazioni.
E altrettanto ovviamente nessuno auspica che i monumenti si trasformino in vetrine per la presentazione al mercato di prodotti commerciali, ma qui la partita era un'altra: si trattava dell'azienda automobilistica più famosa del mondo che presentava un'auto chiamata come la città. Una cosa unica e irripetibile. Once in a lifetime. Ecco perché il niet grida vendetta.

La Ferrari ha dovuto accettare una presentazione allo Stadio dei Marmi...

Ho registrato un audio durante i fatti di ieri alla fermata Spagna. Un incubo

13 novembre 2019
Ieri ero lì. Suppongo di essere arrivata pochi minuti dopo questo video.
Ho preso una metro strapiena a Termini, sono scesa a Spagna con parecchia gente, nei pochi secondi che servivano a comprendere la situazione la metro è ripartita. La galleria era piena di fumo e l'allarme anti incendio suonava a palla. Io, come gli altri, mi sono messa una cosa sulla faccia per non respirare il fumo e mi sono diretta a passo veloce verso l'uscita. Arrivo alle scale mobili e mi metto in quella "monoposto" (a spagna ci sono due scale mobili, una classica e una piccina. Non ci sono scale normali), all'inizio delle scale c'era il personale Atac intento a fare non so cosa. Non ci è stata data nessuna spiegazione. Mentre ero a metà della scala le persone sono andate nel panico, da sotto hanno iniziato ad urlare a quelli in cima (fermi) di salire. In pochi secondi si sono messi tutti a urlare, le persone in fondo hanno iniziato a salire spingendo e calpestando gli altri. Qualcuno mi ha spinto da un lato di quella scala minuscola ed è salito.
Mi spingevano da sotto ma davanti a me erano fermi. Ho detto "piano! piano!" Ma erano tutti nel panico. In pochi secondi la scala è arrivata in cima e sono uscita dalla metro il più velocemente possibile con la tachicardia. Prima di prendere le scale mobili ho visto un uomo che riprendeva, forse è stato ripreso tutto. È stata una situazione davvero pericolosa, abbiamo rischiato tutti quanti di farci molto male tra la calca. O forse è anche successo, visto che quelli dopo di me sono stati schiacciati e calpestati...
Lettera Firmata

Da dove vengono la nuova assessore all'ambiente e il nuovo capo di Ama? Da questa foto

12 novembre 2019

Torniamo a bomba dopo tre anni di volontario silenzio sulla romanzesca combriccola grillina del Municipio XIV. Una vergogna incastonata nella vergogna complessiva del Comune. Ne abbiamo parlato talmente tanto che trovate un coverage giornalistico da paura facendo rapide ricerche.

Silenzio volontario perché nonostante il lerciume di parentele, amicizie dei tempi un pò sfigati delle superiori, okkuparoli nullafacenti ripuliti nominati assessori con relativa compagna deputata, conflitti di interesse che ancora oggi gridano vendetta, il merito e la trasparenza chiusi in un cassetto dei sogni; ci eravamo detti: “comunque qualcuno li ha eletti democraticamente, lasciamoli lavorare, non perdiamoli di vista ma lasciamoli lavorare”.

Abbiamo osservato che il parco lineare ciclopedonale ancora non è stato preso in carico dal Comune e la pulizia viene ancora fatta da sparuti volontari oppure una volta l’anno da RFI e subito partono roboanti post; il parco di Monte Ciocci è ormai un ritrovo di alcolizzati e macchinette e la casina al suo interno distrutta, le strade sprofondano e se ne viene riasfaltata mezza si scrive sui social come se avessero rifatto tutta Roma.

Sono cambiati qualcosa come 6 assessori al bilancio... la monnezza è ormai un tuttuno con il paesaggio, l’Ex Lavanderia continua ad organizzare sagre, feste, balli, convegni in un locale pubblico okkupato dove continua a gestire alla faccia di tutti i cittadini onesti anche un baretto davanti all’Ufficio Tecnico Municipale, ma tanto loro fanno kultura.

Ricordiamo che in un articolodel 2016 parlammo abbondantemente dell’Ex Lavanderia, che è incredibilmente il luogo in cui si è tenuta l’unica assemblea pubblica degli eletti e degli attivisti grillini a Roma, ribadiamo un luogo pubblico dall’enorme valore storico ed economico okkupato.
Le commissioni trasparenza municipali hanno un singolare record, i consiglieri grillini non partecipano praticamente mai, davvero sembra incredibile ma è proprio così.

Forte Trionfale ed il suo progetto di riqualificazione sono stati censurati e messi nel dimenticatoio.
Piazza Guadalupe è un ritrovo di barboni ed abusivi h24 ma la Sindaca ci organizza giornate spot, il mercato rionale di Piazza Thouar sembra quello di Nairobi con tutto rispetto per l’Africa ma dicono che lo riqualificheranno dal 2013; intanto quello di Primavalle è praticamente morto...
La via Francigena, l’Insugherata, il Pineto... dipendono da altri enti...

Nessun progetto di sviluppo, nessuna idea di futuro, nessuna prospettiva, poraccitudine alla potenza ennesima ed attesa del 27 per l’incasso dell’obolo.

Oggi dopo tre anni torniamo a scrivere di questi eroi moderni riprendendo un vecchio articolo ed in particolare una vecchia foto, quella dei candidati municipali a 5 Stelle del lontano 2013. 



Parlammo in questo articolo delle svolte miracolose accadute ai soggetti presenti, ma davvero non osavamo immaginare che oltre alla futura Sindaca (nel 2013 prese 106 preferenze nel suo Municipio...) oltre ai Presidenti di tre commissioni Poltronissimo Terranova, Iorio e quel simpaticone di Diario, ci saremmo dovuti ristudiare i soggetti presenti nella foto in alto e ritrovarci l’Assessore all’Ambiente Laura Fiorni (95 preferenze; novantacinque!!!) ed il neo AD unico di Ama Stefano Antonio Zaghis che con le allora 28 preferenze (ventotto!!!) sparì con disonore da tutti i radar grillini. Era tutti lì, tutti assurdamente lì. La città è in pugno di un gruppetto di amici del quartierino. Perché? Perché alla fine stringi stringi tutti sono scappati e gli incarichi cruciali sono andati nelle mani dei ragazzi del muretto del 14esimo municipio, gli unici rimasti in assenza di professionisti, in assenza di meritocrazia, in assenza di persone capaci, in assenza di gente qualificata che - negli anni - è tutta fuggita a gambe levate. Il più possibile lontana da questa banda di ciarlatani. 

Aspettiamo che ci illumini Andrea Severini in Raggi sulle prossime mosse di questa piccola squallida lobby municipale che si è piazzata in ruoli cruciali per la nostra città...magari ripartendo dalla fantozziana Coppa Cobram del primo dimenticabilissimo Monte Mario Bike Tour dove nulla è cambiato se non peggiorato...

Vi hanno fottuto ancora: il bike sharing JUMP di Uber NON è un bike sharing

21 ottobre 2019
Lo ammettiamo, non siete voi gli unici colpevoli. Certo, voi in quanto cittadini siete particolarmente impreparati (e questo è sempre un male, oltre che un rischio), ma i giornali ci mettono la loro. Con titolo da autentico raggiro tipo "bike sharing, il Comune ci riprova". E le tv non sono da meno. Ma per darvi una informazione indipendente e un briciolo più approfondita per fortuna ci siamo noialtri!

Parliamo di biciclette. Il servizio appena presentato dal Comune e assegnato ad Uber (che quando devi difendere le lobbies che ti portano voti è una temibile multinazionale da scacciare fuori dalla porta, quando invece devi tagliare un nastro diventa un partner per le photo opportunity che vedete in questa pagina) non è un bike sharing come tutti stanno dicendo. Non ha nulla a che spartire con gli schemi di bike sharing presenti in tutta Europa e non solo da ormai una dozzina di anni. 

Jump di Uber è infatti un mero servizio di noleggio biciclette. Anche molto caro e, per le caratteristiche che ha, anche piuttosto in concorrenza sleale con i servizi di noleggio bici presenti storicamente in città. La prima sua caratteristica è, quindi, fare concorrenza sleale ad operatori e imprenditori già sul mercato. Ma questo è il meno. La cosa triste è che questo noleggio bici a differenza di altri noleggi bici è spacciato da bike sharing pur non essendolo e inaugurato come tale. Il bike sharing infatti, servizio di mobilità integrata che ha rappresentato una svolta nell'ultima decade per la mobilità di città come Barcellona, Londra, Parigi, New York, Milano ha delle caratteristiche che non si possono contrabbandare:

1. numero elevatissimo di bici e di stazioni - Jump non ha queste caratteristiche: poche bici posizionate in zone pubblicitarie tipo Colosseo e Fori, alla maniera grillina di fare le cose. 

2. tariffazione impostata per incentivare la condivisione dunque a salire nel tempo con la prima mezz'ora gratuita - Jump ha normalissime tariffe da noleggio bici e neppure la possibilità di abbonamento mensile o annuale come altri servizi di bike sharing a flusso libero tipo Mobike o la vecchia OFO.

3. integrazione tariffaria e operativa con altri servizi di trasporto pesante - Jump non lo prendi di certo con la tessera Atac ed è completamente slegato dalle altre tariffazioni da tpl urbano. 

Insomma mentre qui il prodotto costa una fortuna erogando un servizio pessimo, se vuoi usare per mezz'ora (percorso casa lavoro) l'eccellente bike sharing a Milano, la tua spesa sarà pari a zero euro perché il bike sharing è fatto proprio per quello: rispondere alla tua domanda di mobilità e di spostamento da ultimo miglio in maniera rapida ed economica in modo tale che tu utilizzi il mezzo per breve tempo poi rimettendolo in condivisione per altri. Inoltre a Milano il tuo abbonamento al servizio sarà caricato sulla stessa card dell'abbonamento ATM ai mezzi pubblici e anche la app sarà la medesima. Il tutto pagato non da te, che avrai appunto un eccellente servizio gratis, ma dalle società di pubblicità esterna e cartellonistica che sono state coinvolte per fare questo servizio: hai spazi pubblicitari da vendere solo se mi dai indietro un servizio. Un ragionamento che a Roma è impensabile visto il legame malato tra ditte pubblicitarie e amministratori. 

A Roma una buona parte di società di cartellonistica sono ditte losche e mafioseggianti. Il Comune è da sempre loro alleato e pur di non torcere un capello a questo malaffare il progetto di bike sharing moderno che aveva impostato Marino (l'unico a contrastare realmente i cartellonari assieme all'assessore Marta Leonori) è stato accantonato in maniera vergognosa e criminale. Al suo posto finti bike sharing come quello di Uber che non rispondono a nessuna reale esigenza urbana di mobilità salvo quella di qualche turista che - evitandosi il nolo da un negozio e semplicemente scaricando un'app - vuole godersi un'oretta di bici in città nei pochi giorni medi di soggiorno a Roma.

Risultato di questa connivenza tra le ditte pubblicitarie e il Comune? A Milano 30 minuti di bike sharing costano all'utente ZERO EURO, a Roma 30 minuti di bike sharing costano all'utente SEI EURO E MEZZO. Se lo usi per andare a lavoro sono 13 euro al giorno, su 20 giorni lavorativi 260 euro al mese: risparmi col taxi!
La storia di Roma moderna condensata in un guscio di noce, eccola qui. Le tariffe sono assurde: un noleggio bici che costa praticamente come le auto di Enjoy e Car2Go. E' una roba surreale, non ci sono altri aggettivi. 

Ma qualcuno potrebbe dire: a Milano mica sono a pedalata assistita. Falso! Il BikeMi meneghino ha da tempo un servizio a pedalata assistita, oltre 1100 biciclette, alcune delle quali addirittura dotate di seggiolino per portare i bambini... Solo che lì, a Milano, il servizio a pedalata assistita - che in quel caso bisogna ammetterlo non è gratuito come quello tradizionale - costa la bellezza di 0,25 euro alla mezzora; contro i 6,50 euro di Roma. 26 volte tanto...

Ma qualcuno potrebbe dire: eh ma JUMP sta in molte altre città del mondo come Londra o Parigi. Già, verissimo. Peccato che lì sia un servizio che viene offerto "in aggiunta" rispetto allo schema di bike sharing pesante esistente. Un servizio più evoluto di nolo bici che permette di lasciare la bici dove si vuole (prescindendo dalle stazioni) e di avere un servizio a pedalata assistita pagando di più. Per chi vuole quel servizio, c'è. Ma per tutti gli altri che utilizzano DAVVERO la bicicletta per spostarsi, andare a scuola, a lavoro, a fare commissioni c'è il bike sharing quello vero.

Ma qualcuno potrebbe dire: si tratta di un servizio privato (vero!), Uber ci deve guadagnare (vero!), cosa poteva fare il Comune? Sempre meglio di niente no!? Fermo restando che con la mentalità del "meglio di niente" ci siamo ritrovati a vivere nella città più raccapricciante dell'occidente, arrivata ad un punto di non ritorno sotto molteplici punti di vista, ma a parte questo il Comune poteva fare eccome. Questo servizio esiste perché la società ha risposto ad un bando pubblico - pubblicato dal Comune -, l'ennesimo bando pubblico fatto coi piedi visto che il bando avrebbe potuto dare chiare indicazioni sulla tariffazione e non lo ha fatto lasciando libera la società vincitrice di attuare le tariffe che voleva e, di fatto, di cucire un servizio attorno alle esigenze di tutti fuorché dei cittadini romani. 

Però i grillini possono fare l'inaugurazione e i loro seguaci a Udine o a Trapani pensano che hanno fatto un'altra cosa buona per Roma dopo le macchinette mangia plastica (sic!) mentre hanno soltanto contribuito ad affossarla. E le inaugurazioni servono ad insabbiare, a confondere le acque, a renderle torbide. In questo caso servono a non parlare più della faccenda dei cartelloni, una delle mille faccende in cui il Movimento 5 Stelle si è inginocchiato al malaffare più ignobile.
A tutti gli utenti invitiamo massima attenzione nell'utilizzo del servizio: in un amen ti prosciuga la carta di credito.

Aiuto, vogliono fondere Ama con Acea! E che male ci sarebbe?

20 ottobre 2019
Nei giorni passati si è fatto un gran parlare di Ama. Per forza: è andato a gambe all'aria l'ennesimo consiglio d'amministrazione dopo pochissimi mesi dalla nomina e la Sindaca coi suoi sono stati costretti a nominare ai vertici dell'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti un fedelissimo, praticamente un amico loro del quartiere dove la sindaca ha iniziato a fare politica alcuni anni fa. 

"La sindaca vuole per forza far chiudere i bilanci in rosso ad Ama in modo tale che poi l'azienda possa essere privatizzata o il servizio messo a bando" hanno accusato in molti da più parti non ultima Pinuccia Montanari ex assessora all'ambiente saltata proprio per questioni relative ad Ama.

Noi escludiamo che sia questo il disegno. Per un semplice fatto: i grillini al potere in città non possono avere un disegno, non possono avere un progetto e non possono avere una visione. Sono troppo stupidi, non lo diciamo per offendere ma perché è l'oggettività delle cose.

Tuttavia, ipotizzando per assurdo che fosse quella la strategia, non si capisce davvero cosa ci sarebbe di male nel progetto considerato da molti come scandaloso di unire Ama in Acea. 

Dove sarebbe il problema? A Milano forse le cose non funzionano alla grande anche perché l'azienda dell'energia e quella dei rifiuti sono insieme sotto un'unica grande holding? E non è così in molte altre parti d'Italia? 

La questione è che Ama non è riformabile. Il marciume sindacale, il livello infimo di una parte del personale, i dirigenti scadenti non sono cose che si possono sistemare dall'interno. Occorre un fattore esterno.
Acea senz'altro non è il massimo (lo sanno i tanti ristoratori e commercianti della città che vedono la loro azienda dover sopportare mesi e mesi di ritardo per un semplice aumento di voltaggio), ma è una azienda quotata, ha dei controlli, e una cultura aziendale diversa anche se pur sempre romana. Visto che Ama deve subire una cura da cavallo, una strada è quella. Ovvio che la strada non vada bene ai dipendenti e ai micidiali sindacati di Ama, ma è assurdo che ci sia anche una protesta diffusa da parte di politica e soprattutto cittadinanza spaventata della privatizzazione. 

Al piagnisteo ripetuto di "Raggi vuole chiudere in rosso il bilancio di Ama solo per consegnarla all'Acea", noi rispondiamo: "e che male ci sarebbe?!?".

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