Un altro borseggio in diretta in metro. Filmiamo le ladre, che ci sputano

20 settembre 2017

Ieri a Termini, un video è delle 15:20 e uno delle 15:45. Quello più lungo con inseguimento è delle 15:45.



Ormai le tecniche di queste signore le abbiamo imparate a memoria, ma d'altro canto le leggi italiane dicono che questa gente che scippa dozzine e dozzine di portafogli ogni giorno non deve neppure un istante andare in galera. Nel video sopra si vede una borseggiatrice che una volta scoperta fa cenno alla vittima di stare attenta alla borsa. Guardate con attenzione, siamo all'assurdo. Una volta scoperte di essere riprese via con schiaffi e sputi.



Nel video sopra, invece, si vede bene che puntano una giapponese che poi cambia porta. Gli vanno dietro e gli mettono le mani addosso per tenerla dentro mentre una gli sfila il portafoglio. Poi di corsa tutte fuori. Se guardate con attenzione si vede chiaramente la mano nella borsa. 
Il video arrivati ai tornelli si interrompe, dopodiché riesco a fermare una borseggiatrice che inizia a urlare come una indemoniata e mi rifila qualche calcio. Uscite dalla metro a piazza dei Cinquecento le faccio fermare dalla Polizia che ha presidio fisso lì. Iniziano a dare di matto con urla e pianti. Purtroppo ne hanno fermate solo tre e probabilmente il portafoglio lo avevano passato a quella con i pantaloni bordeaux che è riuscita a dileguarsi.
La prova che il borseggio è andato a segno? Che sono scappate, altrimenti sarebbero rimaste a prendermi a sputi come quelle di prima. 



Tra le altre cose vi invio anche un video di qualche giorno fa girato da una della altre persone che, come me, sotto la metro si "divertono" a salvare decine di turisti al giorno quando si può. Ormai ci sono diversi cittadini che cercano a mani nude e contro una criminalità ramificatissima e come vedete aggressiva e totalmente impunita di sostituirsi alle forze dell'ordine che, a detta loro, hanno "le mani legate". Già, mani legate... Peccato che un giorno ogni tre mesi, chissà perché, come è successo una decina di giorni fa, quando i vigilantes decidono davvero di fare il loro mestiere (presenza, attenzione, occhi aperti, autorevolezza in banchina) di ladre manco l'ombra.
Alfredo R.

Il mercatino del rubato di Via Lombroso e il disperatissimo XIV Municipio

19 settembre 2017
Era da un pezzetto che mancavamo dal XIV Municipio. Ma oggi è arrivata la cronaca, l'ennesima, da parte dei poveri cittadini che in quel territorio da 15 mesi devono avere a che fare con la più atroce forma di sciatteria amministrativa e mediocrità gestionale in assoluto in città. E allora, invitandovi a leggere tutta la nostra copertura su queste lande desolate, godiamoci quest'altra storia. 

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Venghino, signori venghino... dovete sapere che ogni domenica si svolge un allucinante mercato di paccottiglie ed ambulantato vario autorizzato da ormai oltre dieci anni nello slargo tra via Vinci e via Lombroso, a ridosso del famigeratissimo campo rom dei roghi tossici, a cento metri dal Santa Maria della Pietà e dagli uffici amministrativi e tecnici del disperato Municipio XIV capeggiato da Alfredino Campagna e proprio a ridosso dell'Ex Lavanderia tanto cara all'Assessore Drakula Maggi.

Ma entriamo nel dettaglio, spieghiamo a chi ci legge o quantomeno proviamo a descrivere il surreale.  Ogni santa domenica si svolge a ridosso del mercato ambulante regolare, un mercato di oggetti raccattati con accattonaggio, rovistamento secchioni, svuotamenti cantine e soprattutto furti. Insomma, l'ormai classico e tradizionale mercatino del rubato e della rumenta alla romana. Naturalmente a fine giornata, tutti gli avanzi e la sporcizia vengono accatastati alla meglio e peggio e bruciati, tanto rogo tossico in più, rogo tossico in meno chi volete ci faccia caso?!


Alfredino Campagna, il presidente miracolato del Municipio XIV, il compagnuccio alle superiori di  Andrea Severini in Raggi, assunto in Atac su chiamata diretta dall'ufficio di collocamento ed oggi capotreno, (sempre memorabile il suo video in campagna elettorale sulle tre cose da fare nei primi 100 giorni, il sito internet, la trasparenza e... e... la terza non la ricordava e comunque dopo 15 mesi deve aver scordato anche le prime due), subissato da valanghe di segnalazioni ha fatto fare alla Polizia Municipale ed alle forze dell'ordine due interventucci spot a fine giugno ed inizio luglio, con tanto di post trionfanti su Facebook pieni di like e commenti di suoi fedelissimi sodali. 

La normalità trasformata in eccezionale, l'ordinario in straordinarissimo, il semplice in assolutissimamente complesso. Poi, una volta esaurito l'effetto post su Facebook, tutto torna come prima, anzi peggio perché ogni santa domenica il mercatino del rubato e tutto lo schifo che comporta prosegue indisturbato. Per fortuna che Andrea Severini in Raggi loda gli interventi di ordinario sfalcio stradale e dopo una mattinata di insulti è costretto a rimuovere il post, magari qualche elettore raggirato si sta svegliando dal torpore...
Paolo

6 motivi per cui il bike-sharing a flusso libero può essere un brutto rischio a Roma

18 settembre 2017
Tantissime volte abbiamo ribadito su queste pagine l'importanza del servizio di bike-sharing, specie in una città come Roma che pur con un traffico caotico e alcuni declivi non agevolissimamente affrontabili in bici ha un clima tale da invogliare di molto lo spostamento a pedali. 

Il bike-sharing, inoltre, essendo tradizionalmente un servizio pagato dalle grandi multinazionali delle affissioni (Clear Channel, JcDecaux...), serviva anche a spingere per una necessaria riforma del mondo della cartellonistica pubblicitaria che vede Roma ultimissima capitale occidentale ancora monopolizzata da vecchie dittuncole locali spesso al limite della legalità e della criminalità. 

Purtroppo dopo i grandi passi in avanti effettuati sotto l'amministrazione di Ignazio Marino, la riforma della cartellonistica è ferma da oltre un anno. Oggi oltre alla inattesa ma ormai più che conclamata affettuosità tra il Movimento 5 Stelle che amministra Roma e il racket delle ditte che monopolizzano il settore, c'è qualcosa d'altro che può minare l'arrivo a destinazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari con i relativi bandi pubblici per l'assegnazione dei lotti finalmente a ditte serie e strutturate. Questo ostacolo ulteriore si chiama bike-sharing a flusso libero.

Intendiamoci, in tutti i settori della sharing economy passare da un flusso vincolato ad un flusso libero è sinonimo di evoluzione e di smartness. Pensate alle auto: un conto il car sharing comunale che ti impone di rilasciare l'auto dove l'hai presa, dopo una prenotazione manuale in cui devi prevedere il tempo che la terrai. Altro conto è aprire il telefonino, prendere un'auto per cinque minuti, lasciarla dove ti pare, pagare solo per l'effettivo minutaggio di utilizzo. E infatti il successo è stato clamoroso.

Idem per le biciclette: le vecchie ciclostazioni del bike-sharing rischiano seriamente di essere soppiantate dalle nuove bici del bike-sharing a flusso libero (Mobike ora si chiama l'operatore, ma ne arriveranno altri a Milano e a Firenze): apri il telefonino, fotografi il codice qr della bici, il lucchetto si sblocca automaticamente e si può partire. Poi quando arrivi parcheggi, chiudi il lucchetto e paghi i pochi euro necessari per la corsa. Detta così è una figata e l'espansione sarà probabilmente inarrestabile (già a Milano è boom) facendo apparire il tradizionale bike-sharing come una roba della preistoria, ma la cosa presenta alcuni problemi tant'è che alcune città dopo il primo periodo di entusiasmo sono arrivate perfino a smantellare il servizio di bike-sharing a flusso libero. 

1. LA SOSTA. Ovviamente il rischio di trovarsi bici parcheggiate a casaccio dovunque è enorme. Abituatevi, quando fate manovra con l'auto per uscire dal parcheggio, a dover gestire il fatto di avere dietro attaccata una bicicletta insomma

2. IL VANDALISMO. Al di là del furto, magari poco probabile vista la dotazione satellitare delle bici, il vandalismo rischia di essere molto impattante: senza una ciclostazione le bici sono molto poco controllabili.

3. MANCATO INTROITO. Con il bike-sharing tradizionale il comune incassa (andatevi a leggere quanti soldi becca il Comune di Parigi dal Velib'), con questo nuovo sistema il comune non incassa più niente: regala suolo pubblico agli operatori e basta. Almeno per ora la situazione è questa. 

4. ADDIO PRIMA MEZZ'ORA GRATIS. E' stata per 10 anni il pilastro del bike-sharing, ora salta. Cosa significa? Che conviene meno prendere la bici per spostamenti brevi e concentrati in una zona piccola; ogni volta che si prende si paga qualcosina. E chi fa 10 tratti al giorno che col bike-sharing tradizionale non pagava nulla, qui rischia di essere allettato dal motorino.

5. L'ARREDO URBANO. Addio arredo urbano, addio intere strade riqualificate grazie a enormi ciclostazioni lunghe 50 metri, addio marciapiedi salvati dalla sosta selvaggia grazie alla realizzazione a bordo strada di ciclo stazioni, addio spartitraffico un tempo tramutati in parking e oggi tornati giardini eleganti grazie alle stazioni, addio carreggiate ricondotte ad una larghezza corretta proprio grazie alle bici ancorate. E così via. Da Parigi a Milano passando per Londra le ciclostazioni sono servite molto spesso a dare spina dorsale, ordine e senso a molte strade. Se si passa al flusso libero tutta questa funzione ancillare e accessoria ma decisiva e utilissima va smarrita. E dio solo sa quanto Roma avrebbe bisogno di un intervento simile. 

6. LA STRUMENTALIZZAZIONE
Il quinto punto rimane quello più romano di tutti: la strumentalizzazione. "Eh ma adesso che hanno inventato il bike sharing nuovo, quello previsto nei bandi dei cartelloni non serve più, è superato, cambiamo tutto". Questo stanno già facendo gli avvocati dei peggiori cartellonari a Roma. E rispetto a questa controffensiva, che punta semplicemente a ritardare ulteriormente l'approvazione dei piani e l'avvio dei bandi (con la complicità della Commissione Commercio, che non vede l'ora di fare favori alle lobby così nell'ambulantato come nella cartellonistica), l'amministrazione dovrebbe farsi trovare preparata. 


Nulla contro il bike-sharing a flusso libero dunque (d'altro canto la storia non si ferma e la direzione è quella), ma onestamente lo vediamo più come integrazione ad un bike-sharing strutturale già esistente (come accade a Milano) piuttosto che una sostituzione tout court (come accade invece a Firenze). E solo in presenza di una amministrazione lucida e realmente vogliosa di utilizzare il concetto di bike-sharing come dispositivo per migliorare la città a tutto tondo e non come mero servizio di mobilità. Certo, con una amministrazione che nei mesi passati ha dimostrato di essere di fatto schierata dalla parte delle mafie cartellonare romane è tutto più complicato. 

Chikungunya, zanzare, febbri, epidemie. Di chi è colpa? Perché a Roma? Indovinate...

16 settembre 2017

Superano i 50 i casi di Chikungunya, una malattia molto antipatica (in alcuni casi molto pericolosa) che viene trasmessa dal vettore della famigerata zanzara tigre, la zanzaraccia aggressiva e rompicojoni che punge attivissima anche di giorno. Cosa c'entra l'amministrazione della città di Roma con tutto questo (tra l'altro il focolaio sembra essere partito da Anzio)? L'amministrazione ha fatto tutto il possibile? L'amministrazione ha responsabilità? L'amministrazione ha fatto tutte scelte giuste o, magari seguendo ideologie da setta grillina, ha effettuato degli errori? Vediamo.

Il 30 luglio del 2006 come ieri ha ricordato Mattia Feltri nel suo editoriale su La Stampa, sul sacro blog di Beppe Grillo appare questo articolo dove si sproloquia sull'uso dei pesticidi, si fa terrorismo su danni al cervello e sui soliti profitti delle multinazionali. Insomma gli insetticidi come le scie chimiche e soprattutto come i vaccini che non servono a nulla se non a ingrossare i portafoglio delle ditte farmaceutiche: tutta una macchinazione dei poteri forti. Non è detto che i ragionamenti siano necessariamente sbagliati, intendiamoci. Ed è giusto riflettere su questi tempi. Ma da qui a utilizzare queste congetture per confezionare dei provvedimenti amministrativi ce ne corre. E invece va proprio così...

Nell'aprile del 2017 Pinuccia Montanari, assessore all'ambiente mandata a Roma direttamente da Beppe Grillo in persona, promulga un'ordinanza sulla zanzara tigre in cui di fatto vieta da parte di enti pubblici e da parte dei privati l'utilizzo di una serie di insetticidi. Questa è l'ordinanza e tutto è facilmente desumibile leggendo il dispositivo. Dopo qualche giorno l'associazione delle imprese di disinfestazione scrive una lettera durissima al sindaco, presagendo il disastro: della serie il Comune era stato lucidissimamente avvisato. Rimane tutto fermo come prima. Appello per l'ennesima volta inascoltato: meglio stare a sentire il blog di un guitto che il parere degli esperti, l'importante è arrecare un danno economico alle "multinazionali della disinfestazione" aho...
I disinfestatori, che nel frattempo avevano già comprato il prodotto e il danno economico ce l'hanno sul serio, rilevano la delibera talmente anomala che ricorrono al TAR, ma in questo caso la lotteria del TAR dà ragione alla Giunta Raggi: evidentemente la scelta amministrativa era corretta, ma resta il problema della scelta politica. Pinuccia esulta sui social: "La nostra ordinanza è la prima nel suo genere, basata sulla prevenzione, su prodotti biologici e sulla drastica riduzione di sostanze ad elevata tossicità. La tutela della salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente e la conservazione della biodiversità prevalgono sugli interessi economici delle ditte di disinfestazione. La nostra ordinanza è destinata a fare scuola". Ecco tutto il suo post. Già, fare scuola...

Come prosegue la storia? La città si riempie di zanzare tigre ancor più del solito. Un focolaio di Chikungunya nato altrove ha così il suo moltiplicatore ideale anche a Roma. Ben 8 municipi sono a rischio. Lo Stato Italiano ha dovuto bloccare le donazioni di sangue a oltre un milione di persone e a chiunque abbia soggiornato a Roma. Una autentica emergenza sanitaria si sta configurando perché manca sangue e le altre regioni devono correre ai ripari nell'ambito di una gara di solidarietà per rifornire gli ospedali capitolini.

Per giorni, come spiega bene l'attento Fabio Sabatini in un suo post di ieri, la sindaca esita, non fa nulla: non vuole usare gli insetticidi condannati non dalla legge (sono perfettamente legali!) bensì da Giuseppe Grillo da Genova. I casi di contagio aumentano a dismisura. Una parte di popolazione è terrorizzata. C'è un allarme da parte della Regione, della Asl e del Ministero della Salute già da inizio settembre. 

Come finisce questa faccenda atroce? Il 13 settembre, tre giorni fa, la Sindaca è costretta a promulgare una nuova ordinanza (anche qui ecco il link, visto che parliamo solo di documenti ufficiali) che finalmente permette procedure di disinfestazione d'urgenza in parte contravvenendo alle norme imposte in aprile. È la prova che il Comune smentisce se stesso e ammette il grave e fatale errore. Ma è troppo tardi. Intanto Roma è in piena emergenza sanitaria e chi aspetta sacche di sangue lottando tra la vita e la morte in ospedale non ha che da ringraziare governanti irresponsabili che in un paese civile sarebbero presi e posti in arresto. 

Per evitare un danno potenziale, ipotetico, suggestivo (quello fatto dagli insetticidi perfettamente legali che la Giunta ha deciso di vietare) si è contribuito a generare un danno assolutamente reale, concreto e molto più vasto. Impattando sulla qualità della vita di milioni di persone e mettendone migliaia a rischio della loro stessa sopravvivenza. Mettendo addirittura in crisi il sistema sanitario nazionale. 

Questa gente è pericolosa, come chiunque si muove seguendo ideologie. Pericolosa non solo per il fascismo strisciante, per la stupidità cronica o per l'olocausto economico nel quale si divertono a gettare i cittadini. Ma a quanto sembrerebbe da questo episodio, se fosse confermato come ricostruzioni e carte testimoniano, pericolosa proprio per l'esistenza delle persone. Ancor più pericoloso è che quasi nessun organo di stampa e nessun esponente di parti politicamente avverse racconti questa storia che i cittadini sono costretti a trovare sugli editoriali di qualche giornalista coraggioso, di qualche blog, di qualche profilo Facebook. 

Aver portato un bus Atac a servire Ciampino è una piccola rivoluzione. Ecco perché

15 settembre 2017
Mentre la città è violentata dall'assurda protesta dei pulmanari (si lamentano per un sacrosanto aumento delle tariffe, che è l'unico modo per far diminuire finalmente i flussi impossibili attuali) parliamo di pullman, anzi di autobus, specificatamente per quello che riguarda i nostri aeroporto. E mettiamo un attimo l'accento su un provvedimento che dalla prossima settimana diverrà operativo e che riguarda un nuovo collegamento Atac con Ciampino. 

A prima vista è una notizia da poco conto. Tra l'altro già impostata progettualmente fin dai tempi di Marino e ora portata a dama grazie all'impegno dell'attuale amministrazione e in particolare di Enrico Stefàno e della Commissione Trasporti. In realtà una novità di potenziale portata dirompente. Vediamo perché.

Il collegamento del 720 che da lunedì inizierà a servire, dall'interno, anche l'aerostazione di Ciampino a guardarlo superficialmente non è nulla di allettante. Un autobussino che esce dal'aeroporto e percorre stradine di campagna per poi approdare verso l'Eur e Laurentina al capolinea della Metro B. Eppure è una cosa importante. 

Per la prima volta il trasporto pubblico di linea (sì, c'è già un collegamento Atral tra Aeroporto e stazione Anagnina, ma è fuori da Metrebus e non ha una tariffazione urbana integrata con il resto) entra nell'aeroporto. Oggi gli aeroporti di Roma sono il regno del più assoluto e puro racket trasportistico, sia per quanto riguarda il servizio taxi (dove tanti tassisti onesti sono stuprati da corazzati gruppi di furfanti), sia per quanto riguarda il servizio pullman. Contando infatti su tasse ridicole per entrare in città, i pullman privati offrono sia da Fiumicino sia da Ciampino collegamenti a due lire che fanno nel primo caso addirittura una clamorosa concorrenza sleale al treno. Questo comporta una congestione micidiale della città e in particolare delle strade del centro (Merulana, Emanuele Filiberto, Piazza Vittorio) che separano Ciampino dalla Stazione Termini dove solitamente questi servizi fanno capolinea. Il tutto in cambio di nulla per la città se non di pochi spiccioli di tasse. 

Il trasporto pubblico di Atac si inserisce in questo acquario di pirana feroci, abituati a guadagnare milioni su milioni con il minimo sforzo offrendo tariffe basse ma comunque molto più alte rispetto all'euro e mezzo del BIT che sarà sufficiente per salire sul 720 e arrivare alla Metro B. Questo è dunque un atto di grande coraggio. E come tale è stato subito accolto dal fuoco incrociato: da destra a sinistra la risposta è stata veemente e si è arrivati a citare alcune sentenze dell'Authority Antitrust relative alla ipotetica illiceità di un collegamento urbano con l'aeroporto. Niente di più ridicolo. Evidentemente le potenti lobby dei pulmanari aeroportuali sanno quali tasti toccare per suggestionare l'opinione pubblica.

In realtà la speranza è che questa azione sia solo la prima tra le tante possibili per collegare in maniera più civile i nostri aeroporti con la città usufruendo di collegamenti pubblici e integrati con i network di Atac o delle Ferrovie. Questa deve essere la visione. Questo significa però riformare il settore in maniera complessiva, agendo sulle tariffe, sui percorsi, sulle soste e soprattutto facendo in modo che transitare in città con questi bestioni non sia meramente vietato, ma sia intelligentemente disincentivato con un sistema di tassazione adeguato e idoneo. Vuoi portare le persone a Termini in autobus? Bene: devi pagare tot di tassa per entrare nell'area e così almeno sarai impossibilitato dall'offrire posti a 4 euro e 99 capaci di far concorrenza perfino al treno. Speriamo che ora, dopo aver messo una significativa zeppa in una porta più che blindata, il Comune vada avanti con determinazione moltiplicando i collegamenti con la nuova stazione Atac aperta dentro a Ciampino. Sia per la Metro B, ma anche per la vicinissima Metro A e magari proprio per Termini.

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