Perché l'albero di natale di Roma fa pietà e quello di Milano è bellissimo?

9 dicembre 2016

Ieri il sindaco di Roma ha inaugurato uno degli alberi-di-Natale-di-Piazza-Venezia più insulsi, spelacchiati e tristi di sempre. Invece di sollecitare spirito festaiolo, la povera conifera - peraltro collocata in una vergognosa rotonda automobilistica: i 5 Stelle dovevano cambiare tutto dunque perché riconfermare la location? - fa venire solo una gran senso di depressione facendo passare la voglia di fare acquisti, compere e istigando a portare i propri soldi altrove. Buio, sciatto, male allestito, senza un'idea o uno spunto creativo, l'abete è comunque motivo d'orgoglio dell'amministrazione (questa foto orrida usata per il confronto non è stata divulgata dai poteri forti ma postata dalla simpatica Virginia Alemanno sul suo profilo). Perché "per realizzarlo abbiamo speso solo 15 mila euro". Già, ma se il risultato che hai è un danno d'immagine, assolutamente controproducente, allora i 15 mila euro sono pure troppo, sono perfino soldi buttati: era meglio non far nulla. L'alternativa non è tra il fare le cose sprecando o il farle risparmiando; l'alternativa è piuttosto tra il fare le cose bene, sperando e auspicando che abbiano un ritorno in termini di immagine e quindi economico, e tra il farle male. Se si devono fare male è meglio non farle affatto; e il nostro albero di Natale è fatto male. Per carità, rispecchia le condizioni della città e in questo è sincero, ma resta comunque la totale inadeguatezza.






Il giorno precedente, tradizionalmente per Sant'Ambrogio, anche a Milano è stato acceso l'albero di Natale principale, in Piazza Duomo (un'isola pedonale, non una rotonda autostradale). L'albero è scintillante e quasi impressionante per dimensioni. È stato inaugurato dopo una grande festa, la piazza gremitissima, spettacoli di teatro e danza, i ragazzi del Coro dell'Antoniano a intonare canzoni natalizie e migliaia di telefonini ad immortalare l'accensione.







Qualcosa come 28 metri di altezza, 54mila luci, 400 palle di Natale, 6km di cavi. Ma quindi il Comune di Milano è più spendaccione di quello di Roma e vuole buttare i soldi di chi paga le tasse in facezie? Fermo restando che queste non sono meramente spese bensì investimenti sull'immagine della città e dunque sulle sue potenzialità di riuscita economica, bisogna comunque dire che no, il Comune di Milano non spende di più. Il Comune di Milano semplicemente fa ogni anno una gara e assegna la realizzazione dell'albero - su sua supervisione, chiaro - ad una grande realtà privata. Quest'anno è Pandora, la multinazionale nordeuropea dei gioielli. Chiaramente queste società portano non solo il beneficio economico di sponsorizzare l'operazione, ma anche tutto un expertise sul mondo degli eventi. Grazie a Pandora insomma l'operazione-albero di Natale girerà moltissimo sui social, diventerà una destinazione, contribuirà a fare branding della città di Milano nel mondo. Ci guadagna il marchio Pandora, ci guadagna il marchio Milano. E dunque tutti i milanesi nessuno escluso.
Naturalmente a Milano questa esperienza non è la sola. L'albero in Galleria - straordinario coi suoi giochi di luce - è pagato da Swarovski, quello a Piazza Gae Aulenti da Esselunga e quello alla Darsena da Vodafone. Tutto a costo zero per l'amministrazione che, al contrario, incassa soldi e campagne pubblicitarie internazionali che mai si sarebbe potuta permettere e che fortificano l'awareness globale della città senza che Palazzo Marino metta un centesimo. Ecco che così i 15mila euro della Raggi, raccontati come virtuosi, diventano viziosi, sciocchi, stupidi. Ridicoli.

Tutta l'operazione Pandora, poi, ha un punto di caduta assolutamente benefico e charity. Pandora punta a far crescere la consapevolezza del pubblico con una campagna che punta a fare attenzione quando e come si consuma. E dove. Un bel lavoro sul concetto di "donare" che gira con un hashtag sulle reti sociali e ha come punti fissi i tanti store Pandora.

Tornando a Roma, qualcuno pensa che potremo persuaderci del fatto che il nostro albero ottempera alle mitologiche leggi delle Tre Erre così bene enunciate dalla nostra sindaca al momento dell'inaugurazione: Riduzione, Riciclo, Riuso. Tutto benissimo, se non ci fosse una quarta R: Ridicoli!

Pasticcio Paolo Berdini. Che resti o che vada, sarà un disastro

8 dicembre 2016
Virginia Raggi e Emanuele Montini in campagna elettorale
Pare proprio che il nostro ultimo articolo di tre giorni fa, in cui mostravamo un video di un Berdini intento a sproloquiare idiozie in un centro sociale occupato (prefigurando in 10 minuti di intervento ad almeno altrettanti reati gravi per un pubblico amministratore), sia stato la goccia che abbia fatto traboccare il vaso. Il giorno dopo una velina sulla sua uscita dalla giunta è stata diffusa ad arte dalla Adn Kronos e da quel momento si è aperta la crisi tra la Giunta e il suo assessore all'urbanistica.

La prima premessa da fare è su un punto squallido a dir poco: non si mette in discussione Berdini per i danni assurdi che ha fatto alla città, per il suo approccio datato e vecchio di 40 anni, per la sua visione urbanistica che non è la visione urbanistica di nessun altro assessore pari ruolo, per l'odio verso i privati che invece oggi sono la prima risorsa da sfruttare. No. Nulla di tutto questo. Lo si mette in discussione solo perché, mettendosi di traverso allo Stadio della Roma, rischia di far perdere al Movimento 5 Stelle centinaia di migliaia di voti di tifosi. Il punto non è mai il bene della città, il punto è solo la ricerca costi quel che costi del consenso. In questo il Movimento 5 Stelle non si conferma uguale ai vecchi partiti, si conferma perfino peggiore dei vecchi partiti in tutto e per tutto. 

Berdini può devastare la ex Fiera di Roma, può insultare la Nuvola, può cambiare i connotati allo Sviluppo di Via Guido Reni, può considerare "scellerato" lo sviluppo straordinario che ha cambiato la faccia a Milano, può dire che la Metro C deve andare a Corviale e non più a Piazzale Clodio, può azzerare il progetto che finalmente aveva salvato le Torri dell'Eur, può bloccare la trasformazione urbana degli Ex Mercati "perché non c'è verde". Insomma Berdini può fare le scemenze più dannose e più grosse di questo pianeta facendo dilapidare alla città miliardi di euro e decine di migliaia di preziosissimi posti di lavoro e nessuno gli dice niente, ma se tocca i tifosi daaamaggica allora le cose cambiano e si arriva alla crisi. Rendiamoci conto della tristezza di questo approccio.

Come andrà, andrà male. Perché? Seguiteci. Ci sono due ipotesi: Berdini resta e ingoia lo Stadio; Berdini va via. Se Berdini resta fargli digerire il Nuovo Stadio significherà consentirgli, in cambio, di poter demolire tutti gli altri progetti della città. "Statti buono sullo stadio che sennò perdiamo voti, però ti facciamo devastare tutti gli altri sviluppi in corso come piace a te". Un compromesso al ribasso a danno di tutti. Un processo peraltro già avviato.

Se Berdini invece va via sarà sostituito da chi è perfino peggio di lui. Si scalda a quanto sembra in panchina infatti Emanuele Montini, uno che viene da Italia Nostra e questo basterebbe e avanzerebbe a qualificarlo. Figura senz'altro competente (a differenza dei finti competenti che ora spadroneggiano in assessorato), ma clamorosamente ideologizzata al di là di ogni sopportazione. Peraltro abbiamo trovato un video in cui egli esplicita la sua visione sullo stadio della Roma. Se sarà lui a "salvare" il progetto, si tratterà un segnale non proprio rassicurante sulla sua coerenza...

Le ultime di Paolo Berdini. Nuovo video con affermazioni da non credere

5 dicembre 2016
Lo hanno detto e ripetuto molti analisti politici: dopo il Referendum, indipendentemente dal risultato, per il caos di Roma sarà il redde rationem e finalmente i vertici del partito a Cinque Stelle prenderanno in mano la situazione.

Noi ci auguriamo che tra le tante correzioni che saranno fatte e indicazioni che verranno date a Virginia Alemanno, ci sia anche qualcosa su Paolo Berdini. L'assessore all'urbanistica - uno dei ruoli più significativi e strategici - si rivela un giorno dopo l'altro semplicemente imbarazzante. Una figura che è passata dal folklore all'autentica sciagura: l'auspicio è che qualcuno lo fermi. 

Questa necessità salirà ancor più forte anche nelle vostre priorità dopo aver seguito questa ennesima perla del nostro. Si tratta di un intervento che l'assessore ha fatto all'Alexis Occupato, uno spazio illegale che alcune persone hanno sottratto illecitamente ai legittimi proprietari (Acea, dunque tutti noi fessi) perché "era in centro" e per farci 10 appartamenti per chi si sente terribilmente più furbo di coloro che ogni mese si fanno in quattro per pagare l'affitto. Lo spazio rischia un sacrosanto sgombero e l'assessore all'urbanistica invece di disegnare una città che catalizzi risorse, combatta la disoccupazione e offra spazi a chi non ce la fa, sostiene chi occupa illegalmente. 

Lo fa con un discorso indifendibile in tutto e per tutto, all'insegna della mancanza di rispetto, della consueta cafonaggine istituzionale, dei soliti tristi intercalari (avete fatto caso che questo signore ripete sempre la nenia "basta con questo giochino", una pena e un fastidio infinito) e della sostanziale volgarità. Ascoltatelo con noi e seguiteci nel nostro analizzarlo pezzo a pezzo. 


SU OTTANTAMILA MQ NON C'E' UN MQ DI VERDE
Come iniziare meglio? Tanto per gradire Berdini va in un centro sociale abusivo e illegale e spala sterco su chi? Ma sugli investitori che, in attesa da 6 mesi di una sua firma per una mera variante, vorrebbero investire dall'altra parte della strada 3 o 400 milio di euro per trasformare gli Ex Mercati Generali. E' una storia incredibile che abbiamo raccontato qua. Secondo voi è possibile al mondo una cosa del genere? Un assessore all'urbanistica che va a prendere applausi e ad allisciare il pelo di chi ruba immobili peraltro di proprietà comunale e che sbeffeggia chi invece vuole investire stando nelle regole.
Naturalmente se entriamo nel merito sono le solite fandonie. Il progetto degli Ex Mercati è dotato di un sacco di piazze e spazi pubblici (oggi preclusi perché in attesa del via libera di Berdini tutto è abbandonato e gli investitori parlano di andare a portare i loro soldi altrove), sono prevista piantumazioni di centinaia di alberi ma non certo di parchetti o boschetti visto che la soprintendenza è stata chiara e non vuole piante che impallino la visuale sui padiglioni storici degli Ex Mercati che gli imprenditori sono chiamati a restaurare.

FARE 150 NEGOZI NEGLI EX MERCATI SIGNIFICA FAR MORIRE TUTTA VIA OSTIENSE E CIRCONVALLAZIONE OSTIENSE
Tecnicamnete è terrorismo della peggior specie, gravissimo perché pronunciato da un rappresentante delle istituzioni cittadine: spaventare le persone ignoranti, una delle cose più meschine del mondo per chi amministra la cosa pubblica. Le stesse emerite idiozie erano proferite quando aprì Eataly all'Ostiense. "Una struttura di queste dimensioni farà chiudere tutti i ristoranti nei dintorni e tutte le gastronomie". Beh, quello che è successo nell'area di Ostiense e del Porto Fluviale è oggi di fronte a tutti: la sfida lanciata da Eataly è stata colta da decine di imprenditori e l'area si è trasformata ospitando tantissimi progetti gastronomici (alcuni anche di elevata qualità), laddove prima c'erano locali sfitti o offerta scadente: ricchezza, tasse, tanti posti di lavoro. Ovviamente esattamente il contrario di quanto sostiene Berdini. Oggi il commercio riprovevole di Via Ostiense e della Circonvallazione Ostiense (stuprata da 45 bancarelle una più inguardabile dell'altra) non ha nulla da tutelare, deve solo cambiare e radicalmente. E' chiarissimo anche ad un bambino, ma non ad un politicante di quart'ordine in cattiva fede, che un grande centro di commerciale di qualità e con servizi oltre che con tantissimi parcheggi potrà essere da stimolo e da sollecito, non da ostacolo, per i commercianti circostanti. Altro che morire come dice il nostro terrorista. 

L'ARCHITETTO DI MILANO, BOERI, FA PARTE DI UNA FAMIGLIA IMPORTANTE
Dopo una serie di farneticazioni su Viale Marconi e su Via Negri, nel continuo insistito atteggiamento di prendere per i fondelli gli sviluppatori francesi degli Ex Mercati, Berdini manca di rispetto anche a Stefano Boeri. Non solo architetto, ma anche suo collega a Milano durante la giunta Pisapia. "Architetto di Milano" appartenente ad una "famiglia importante". Un modo furfantesco di parlare, mandando pizzini a destra e a sinistra, alludendo, dando di gomito, parlando a nuora perché suocera intenda. "Una famiglia importante". Ma cosa significa? Che Boeri è importante grazie al padre, allo zio, al fratello? Può spiegare? Una delle figure politiche più squallide e melliflue che abbiamo visto calcare gli scranni capitolini da quando ci occupiamo di Roma. 



SCELLERATA TRASFORMAZIONE URBANA DI PORTA GARIBALDI
Per parlare male di Stefano Boeri, Berdini definisce "scellerata" la trasformazione urbanistica di Porta Nuova che lui ignorantemente chiama "Porta Garibaldi". Berdini - fateci caso - si rivolge  sempre a dei totali ignoranti, e se ne approfitta raggirandoli: quando parla a persone competenti non si permette di dire certe enormità, ma quando ha di fronte gente che non sa nulla, affonda il colpo in maniera scorretta, ridicola e patetica. Ma per fortuna ci sono le registrazioni video (non quella di qualche giorno fa purtroppo, quando fuori da una conferenza fece un panegirico di Francesco Gaetano Caltagirone e delle sue società). Ovviamente anche in questo caso la verità è l'opposto: si tratta di uno dei progetti più straordinari d'Europa, le torri di Boeri sono state premiate dovunque al mondo: informatevi. Ma non credete a noi o alle foto qua sopra, andate a Milano, passeggiate sotto questi edifici, parlate con le persone che vivono li intorno e dopodiché saprete cosa il nostro assessore all'urbanistica, quello che ha in mano lo sviluppo futuro della città dove abiteranno i vostri figli, considera "scellerato". Per noi resta solo scellerato chi ha selezionato questo individuo per umiliare ogni giorno la capitale del paese. 

I GIORNALISTI INGINOCCHIATI
Berdini si lamenta che dopo la riunione coi costruttori, questi ultimi avrebbero chiamato un "giornalista inginocchiato" per fargli scrivere un articolo contro Berdini stesso. Allora l'articolo cui l'assessore allude (perché lui manda pizzini, non dice mai, non fa mai nomi, fa allusioni) è questo, il giornalista inginocchiato è Paolo Boccacci e noi speriamo tanto che Paolo Boccacci quereli prontamente Paolo Berdini per questa accusa vergognosa. 

IL RAGAZZO CHE HA FATTO I GIARDINI VERTICALI
Ancora uno sberleffo vergognoso a Stefano Boeri, una personalità che aveva a Milano lo stesso ruolo che Berdini ha a Roma. Le due capitali del paese che si prendono a  pizze senza nessun motivo. Meschinità e basta. 

DOBBIAMO SFONDARLI CON UNA VALANGA DI NO
Berdini trova squallidamente l'applauso facile sul referendum senza rinunciare ad un frasario aggressivo, patetico, censurabile. 

DOBBIAMO PUNTARE AD UNA SOCIETA' CHE NON AMBISCE AD ACCRESCERE LA PROPRIA CONDIZIONE ECONOMICA
Qui non commentiamo.

IL LIBERO MERCATO E' UNA AMARA MEDICINA
Manco qui commentiamo!

COMINCEREMO A DARVI SOLDI
Dopo una serie di follie contro il sistema capitalistico, il liberalismo e il libero mercato, housing sociale e case popolari, Berdini però parla di soldi (prima disprezza il mercato e poi parla di soldi: ne consegue che i soldi si possono fare solo con le tasse e non collaborando coi privati, una posizione micidiale per tutti noi) e cosa fa? Promette ai rappresentanti del centro sociale occupato dei finanziamenti, delle mance, delle mazzette istituzionali. Gli promette una parte dei soldi destinati all'emergenza abitativa. Senza bando, senza merito, solo perché lo hanno invitato a parlare. Solo perché sono illegali. Insomma se voi invece di aspettare la vostra casa popolare o invece di darvi da fare per trovare un lavoro e pagarvi un affitto (magari a 2 ore di treno dal centro, altro che "abbiamo occupato perché era comodo e in centro") puntate un edificio dismesso e ve lo rubate, non solo avrete il plauso delle istituzioni, ma anche i soldi. E una volta ottenuti i soldi "non ci potranno essere sgomberi". Lo dice chiaro e tondo Berdini. 


Ovviamente nel contesto di maggiore prepotenza, sopraffazione e violenza che sono le occupazioni a Roma (un autentico racket per molti versi), gli applausi scrosciano fragorosi ad ogni passaggio. Noi che pensiamo che questa persona rappresenti una minaccia enorme per la città non smetteremo mai di farlo notare. 

Peggio de Storace! L'assurda campagna affissioni abusive del Movimento 5 Stelle

3 dicembre 2016
Forse non basta più l'appellativo Virginia Alemanno, con la quale chiamiamo e chiameremo la nostra sindaca impegnata ormai da sei mesi a dar compimento, corpo e concretezza al programma elettorale della peggiore destra affarista e lobbista che ha distrutto la città. Forse a breve l'appellativo dovrà essere cambiato in Virginia Storace, Storace come il Francesco che diventò presidente della Regione dopo una campagna di affissioni abusive come non si ricordava nella storia, che amministrò il Lazio facendo danni che ancora oggi ci portiamo dietro (pensate alla legge sul commercio, che comunque Zingaretti si sta dimostrando non in grado di riformare) e che poi in seguito, pur caduto politicamente in disgrazia, continuò a incartare la città di affissioni illegali rivendicandone la scelta.

Quello che è successo in queste ore è surreale e inquietante. Il Movimento 5 Stelle, noto per non fare nessuna affissione elettorale (neppure quelle regolari), non solo ha stampato manifesti a tutta callara, ma li ha anche affissi in maniera completamente pirata, a caso, sulle orripilanti plance del Comune. Probabilmente affidandosi ad una delle tante ditte capitoline della mafietta degli attacchini, tutto in nero, tutto illegale, tutto pirata. Provate a chiedergli la ricevuta della stampa, la fattura delle affissioni. Provate...

Si tratta di una delle tantissime mutazioni genetiche che a Roma il Movimento 5 Stelle sta subendo e proponendo alla città. Da un movimento di protesta anti sistema, ad un partito politico squallido a tal punto da prendere solo il peggio di tutte le parti politiche combattute: affarismo, tutela delle mafie e delle lobbies, illegalità diffusa, trasparenza zero.

Ma questo penoso episodio dovrebbe aiutarci anche ad andare avanti e a considerare il ruolo di questi supporti elettorali. E a farci qualche domanda. La prima domanda è: perché il M5S non si è impegnato per cambiare i regolamenti (o le prassi?) che presumibilmente obbligano a perforare mezza città con queste mostruose installazioni? E poi: perché in altre città questo schifo non c'è o comunque c'è in misura molto ridotta? Perché a Roma la qualità estetica e la sicurezza (pezzi di metallo arruzzonito e tagliente dovunque, in attesa che qualcuno si faccia male davvero) di queste strutture è così precaria? Perché si conficcano nei marciapiedi, spaccando anche quelli appena rifatti, invece di appoggiarli su piedistalli?

A giudicare dalle immagini la risposta al perché tutto è stato lasciato così com'era prima è semplice: perché loro per primi volevano utilizzarli. Prima ancora dell'abusivismo pentastellato, sono le plance stesse ad essere uno scandalo. Certo è difficile dire che le elimini o le riformi quando sei stato il primo ad abusarne. Siamo partiti che erano gli unici a non fare manifesti elettorali cartacei, siamo giunti allo scenario che li vede unici a farli. Le oscene plance, infatti, a questo giro non sono state usate quasi da nessuno. Poi è arrivato il mega giro di affissioni abusive targato Movimento 5 Stelle, il partito che governa la capitale del paese che incarta di cartaccia illegale la capitale del paese. Qualcuno ci spiega?

Filmato fondamentale. Ambulanti abusivi e regolari sono la stessa identica cosa

1 dicembre 2016
Lo diciamo da tanto, ma poi trovarsi a firmarlo è un'altra cosa. All'inizio il video voleva documentare soltanto lo schifo cui è sottoposta - come tutta la città - anche l'area della Balduina. Qualcosa di semplicemente incredibile: in uno dei quartieri più affluenti della città, con case che costano più che nell'Upper West di New York City, le signore bene camminano su marciapiedi di catrame tra auto in sosta selvaggia, cumuli di immondizie e spazzatura svolazzante dovunque. Non c'è un istante del filmato in cui non si vede qualche schifezza. E pensare che siamo nel Municipio di Virginia Alemanno, l'area della città governata da un genio assoluto come il presidente Campagna: di lui, del suo Consiglio, della sua Giunta abbiamo parlato milleduecento volte.

Ovviamente schifo chiama schifo e dunque la strada, già fiaccata dalle assurde bancarelle autorizzate dal Comune, è umiliata da decine di ambulanti abusivi che si fanno dei banchetti con cassette della frutta o pezzi di cartone. Scene che non si vedono neppure al Cairo, se parliamo di quartieri residenziali. 

Ma come mai, ci siamo sempre chiesti sapendo perfettamente la risposta, gli ambulanti cosiddetti "regolari" non si incavolano se hanno a fianco uno stuolo di ambulanti abusivi che - non pagando tasse, dipendenti, concessioni, licenze, bolli e suolo pubblico - gli fanno così una terribile concorrenza sleale? 

La risposta è semplice: ambulanti regolari e ambulanti irregolari sono spesso la stessa cosa. Sono gestiti dalle stesse persone, dalle stesse famigghie, dalle medesime organizzazioni. I fornitori sono gli stessi, i dipendenti sono intercambiabili, la merce è la medesima. Inquietante. 


Lo abbiamo sempre detto, questa volta lo abbiamo documentato: per scoprirlo dovete seguire il video con particolare attenzione. Al secondo 20 osservate l'ambulante abusivo che poggia le cassette con le quali ha appena smontato il suo banchetto tra i cassonetti (sa che nessuno gliele ritirerà e che domani il suo banchetto sarà pronto lì da rimontare). Fa fagotto, mette insieme la merce non venduta, la chiude in un paio di elegantissime borse: una di plastica celeste, una di un supermercato. Parlotta con una persona che sembra gestire tutto il suk e poi si avvia. Dopo qualche secondo ci supera, osservatelo e seguitelo. Dopo poco arriva al furgone (il classico furgone degli ambulanti romani posteggiato in sosta abusiva) e, aprendo lo sportello, lo usa come suo magazzino. Quel furgone, insomma, presumibilmente afferente ad una bancarella autorizzata (ma poi sarà davvero così?) è utilizzato come magazzino anche dai tanti abusivi che circondano quella bancarella. Dovrebbero essere la concorrenza più spietata alla bancarella stessa, ma lei invece di denunciarli e di farli andare via da un territorio dove lei dovrebbe essere l'unica a offrire merce in vendita, li aiuta. Un comportamento che farebbe insospettire anche un bambino ma che non desta nessuna preoccupazione all'amministrazione e alla magistratura. Sia mai che poi, indagando su queste cose, emergano i racket allucinanti che stanno dietro all'ambulantato romano. O magari si poltrebbe scoprire che sono solo gentilezze tra vicini di marciapiede...


Inutile ripetere, ma lo facciamo lo stesso, che questo assurdo incubo, questo profondo orrore, si può provare a sistemare solo applicando e sfruttando tutte le opportunità che vengono dalla Direttiva Bolkestein. Riuscirà questa amministrazione a farlo o questo treno - che passa solo una volta - transiterà invano?

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