Vi ricordate il famoso sottopasso unica "grande opera" della Formula E all'Eur? Eccolo oggi

22 giugno 2018
Vi ricordate il Gran Premio di Formula E all'Eur. Grazie ai Cinque Stelle abbiamo perso le Olimpiadi (un indotto da 4 miliardi, capace di risollevare la città), abbiamo perso lo sviluppo di Tor di Valle (un indotto da 1,5 miliardi, con un impatto maggiore di Expo Milano 2015), ma abbiamo guadagnato secondo la loro narrazione la Formula E, nuova panacea per l'Eur e la capitale. 








In realtà l'impatto economico dell'evento è minimo sia a livello di turismo così che di riqualificazioni urbane. Basti dire che l'unica "grande opera" realizzata in funzione della manifestazione è stata la riapertura di un sottopasso. Avete capito bene, non la realizzazione, ma la riapertura. Praticamente hanno preso uno dei tanti sottopassi romani ridotti a mostruosa latrina, l'hanno ripulito, l'hanno ripittato, ci hanno messo delle telecamere e ci hanno mandato la sindaca con la fascia a inaugurarlo.

Ehggià, sindaci, assessori, dirigenti e capi azienda che inaugurano... la ripulitura di un sottopasso. Neppure a Rieti il sindaco inforca la fascia tricolore quando gli operai del comune ripuliscono un sottopassaggio pedonale, a Roma sì, a Roma è un evento, a Roma è grande opera, a Roma è svolta contro il degrado.

Ma se sto sottopasso era una grande opera come mai oggi è ridotto come lo vediamo in queste foto? Forse perché la cialtronaggine che ha praticamente sempre connotato chi ha amministrato questa città oggi è una cialtronaggine al quadrato?

Le strisce blu a 3 euro e addio agli abbonamenti. Tutti incavolati, ma il Comune ha ragione

19 giugno 2018
Può succedere qualsiasi cosa. La Giunta può abbandonare i parchi, può umiliare il verde, può chiudere i musei (come sta avvenendo) o gli asili nido, può interrompere i mezzi pubblici, può razionare l'acqua, può dilapidare qualsiasi speranza di sviluppo economico futuro per la città come fatto con la storia dello Stadio di Tor di Valle e delle Olimpiadi. E tutti nella totale surrealtà tacciono inebetiti. Tacciono perfino i tifosi della Roma che si avviavano ad avere una squadra potente e dotata di un campo di proprietà come le maggiori squadre europee e che ora, senza motivo se non la stupidità e l'ideologia mediocre di chi amministra, si trovano con un pugno di mosche e probabilmente la squadra svenduta e gli investitori fuggiti. In qualsiasi città europea un briciolo appassionata al calcio come lo è la nostra capitale (Barcellona, Manchester, Marsiglia...) ci sarebbero le persone con i forconi e le fiaccole sotto al palazzo comunale, qui il silenzio.

A Roma c'è il silenzio su tutto, il disinteresse su tutto salvo che quando l'amministrazione tocca una cosa e una sola. Una cosa che infatti, salvo poche coraggiose eccezioni, nessuna amministrazione tocca: LA MAGHINA. I romani ne hanno fatto una malattia, le statistiche sono ridicole, assurde, ingiustificate; il cittadino medio prende LA MAGHINA pure per andare al gabinetto se la casa è troppo grande; il romano non può fare nulla senza LA MAGHINA, è una cosa da sfigati, da perdenti, da falliti. In tutto il mondo ormai se sei proprietario di una vettura vieni guardato come un cretino, a Roma è esattamente il contrario. In alcuni casi, per carità, LA MAGHINA serve per davvero, ma nella schiacciante maggioranza dei casi è inutile, pleonastica, superficiale, forzata, eccessiva.

I romani hanno tante vetture per un semplice motivo: è agevole averne. Non c'è limite ad averne. Puoi parcheggiare praticamente dove vuoi, anche in quarta fila, anche bloccando tutti gli altri cittadini, anche ostacolando i mezzi pubblici, anche rendendo la vita dei pedoni e dei disabili un inferno e nessuno ti torcerà un capello. Inoltre parcheggiare è praticamente gratis dappertutto, si può andare in giro con vetture vecchie, decrepite, cadenti perché le leggi che impediscono la circolazione alle auto inquinanti non vengono applicate da nessuno, non esistono autovelox fissi per cui si può spingere sull'acceleratore (250 morti e 35mila feriti l'anno, praticamente una guerra civile; in altre città europee di pari dimensioni i numeri sono esattamente un decimo) e così la macchina diventa perfino un mezzo vantaggioso. Le amministrazioni hanno compresso i diritti di tutti gli altri utenti della strada (ciclisti, pedoni, trasporto pubblico locale) per aumentare artatamente i diritti degli automobilisti e degli scooteristi. Andando esattamente nella direzione inversa di quella di ogni città del mondo. Senza alcuna apparente giustificazione se non fosse quella di assecondare le richieste primordiali di una cittadinanza poco civile, pigra, cafona, rimasta indietro di 30 anni, ai tempi in cui LA MAGHINA era uno status. 

Come l'amministrazione precedente (che in pochissimi mesi lo fece più volte su vari fronti, sebbene meno del necessario), anche questa amministrazione pare timidamente provare a toccare LA MAGHINA. E apriti cielo. Associazioni di consumatori, cittadini scatenati, comitati di quartiere, commercianti. Si sollevano tutti. E' l'unica cosa che li sveglia dal loro torpore di zombie civici ineguagliati in occidente. Toccatemi tutto, ma non la mia Clio del 1991 che inquina come una nave da guerra ancorata nella rada di Taranto e che voglio indiscutibilmente parcheggiare in terza fila, dentro la fermata dell'Atac, con due ruote sul marciapiede, sulla corsia preferenziale, nel posto disabili, sulle strisce, in curva o addosso al cassonetto impedendo ad Ama di pulire...

Ferma sulle pedonalizzazioni, ferma sulle ZTL, ferma sulle isole pedonali (abbandonate), questa amministrazione si sta però muovendo su tre assi tutti e tre seguiti dall'unica figura che oggi nella compagine pentastellata lavora scevra da ideologie, ignoranze, impreparazioni e incolpevole stupidità: Enrico Stefàno. Le battaglie portate avanti riguardano dunque: le corsie preferenziali (alcuni cantieri per proteggerle dovrebbero partire a settimane), le piste ciclabili (quella sulla Tuscolana rappresenterà uno spartiacque, e speriamo che sia progettata bene e che davvero a luglio partano i lavori) e la sosta.

L'ultimo provvedimento è appunto quello sulla sosta. Pare infatti che finalmente, dopo il sacrosanto tentativo della giunta Marino nel 2014 a dir poco bizzarramente impugnato dal TAR, l'amministrazione avvalendosi proprio del PGTU approvato da Marino ("quelli di prima", se, quelli di prima t'hanno lasciato una signora normativa sulla quale puoi pianificare), abbia deciso di mettere mano alla sosta. Il provvedimento è ancora una bozza ma contiene delle linee guida corrette. Vediamole. 

1. la sosta tariffata verrà ampliata anche laddove non c'era, e di brutto

2. le tariffe, bassissime, aumenteranno fino a raggiungere i 3 euro in centro

3. diminuiranno di molto (anche se purtroppo non nella ZTL) le strisce bianche gratuite con il ridicolo sistema del disco orario inventato dall'imbarazzante Alemanno e dai suoi

4. spariranno i mostruosi (mostruosi!) abbonamenti per 8 ore o addirittura per un mese inventati dall'imbarazzante Alemanno e dai suoi, restando solo nelle zone periferiche

5. spariranno anche gli eccessivi vantaggi per i residenti: in parte dovranno contribuire anche loro, il suolo pubblico è suolo pubblico e se compro casa in un quartiere non mi sto comprando anche un pezzo di strada; se mi occorre compro un box privato ma non posso pretendere gratis l'utilizzo del suolo pubblico

6. verrà effettuato un peculiare piano di tariffazione nella zona di Viale Jonio, che altrimenti rischia di diventare un parking di scambio per chi lascia lì l'auto per prendere la metro

Tutto insomma va nella direzione corretta (seppure perfettibile, e parecchio). Attenzione QUI ABBIAMO SPIEGATO ORMAI 4 ANNI FA perché tutto questo è corretto, lo abbiamo fatto quando abbiamo commentato il provvedimento piuttosto simile della giunta Marino, leggete per capire che è importante.

Così facendo l'amministrazione disincentiva non solo all'utilizzo ma anche allo stesso possesso dell'auto (specie della seconda o della terza auto a famiglia, follia ormai solo romana). Così facendo l'amministrazione lavora su un incremento significativo degli introiti e dunque sulla possibilità di avere parecchi denari in più in cassa da investire in mobilità sostenibile (sarebbe opportuno che questi introiti venissero vincolati a: ciclabili&bicipark, nuove preferenziali protette, arredo urbano anti sosta selvaggia e salva-pedoni. Sarebbe davvero molto opportuno!) e innovazione. Aumenteranno le bici, diminuiranno le auto in doppia fila, diminuiranno i flussi, diminuirà la congestione, aumenteranno le persone che passeranno al mezzo pubblico, aumenteranno le persone che determinati percorsi li faranno a piedi scoprendo che grazie alle proprie zampette in poco più di 10 minuti si copre la ragguardevole distanza di un chilometruccio. E tutti questi risultati si potranno avere non solo non spendendo un euro, ma addirittura incassando di più! Uovo di colombo a dir poco: assurdo non approvare tutto... ieri!

Il piano, predisposto dall'Agenzia della Mobilità, dovrà poi passare, ahinoi, in aula. La maggioranza a 5 Stelle a quel punto avrà due strade: rinvigorirlo o indebolirlo rendendolo inutile ma facendo contente clientele e questuanti. Noi ovviamente speriamo che l'Assemblea ci metta il carico da undici togliendo ad esempio le strisce bianche all'interno della ZTL (che senso hanno? Nessuno!) magari sostituendole con strisce gialle esclusivamente dedicate ai residenti - che pagano un bollino eh, a gratis è morto da tempo! - come avviene a Firenze o a Milano; speriamo che l'Assemblea decida di dare nelle more dell'approvazione nuovo impulso alla sosta interrata, unica vera soluzione al problema oggi ferma; speriamo che l'Assemblea escluda ogni facilitazione per le vetture ibride o elettriche perché il suolo pubblico è un valore e non può essere regalato e una vettura ibrida occupa lo stesso spazio di una a gasolio e solo apparentemente consuma meno (specie in un paese che ancora produce la propria energia elettrica con l'olio combustibile dopo la geniale trovata dell'addio all'atomo); speriamo che si decida una tariffazione più specifica e peculiare per Ostia che oggi (pur rappresentando l'attrattiva che sappiamo) versa nella mera zona esterna della mappa. 

Abbiamo tutte queste speranze e seguiremo il dibattito in aula. Denunceremo i consiglieri pentastellati che lavoreranno in nome del populismo per dar retta alle pressioni assurde dei MALATI DELLA MAGHINA perché siamo convinti che il primario compito di un pubblico amministratore sia di curare le malattie dei propri concittadini, non assecondarle consentendo alle persone di farsi del male da sole. Abbiamo tutte queste speranze e tutti questi scetticismi, ma dobbiamo in questo momento dire che la direzione politica che è stata data agli uffici e all'Agenzia per la Mobilità è quella corretta. Coraggio!


La storiaccia dello Stadio della Roma spiegata a tua zia in 27 facili punti chiave

18 giugno 2018
1. Dopo tanti anni di sogni e utopie verso l'inizio degli anni Dieci si inizia a parlare in maniera molto più strutturata di dotare la Roma di uno stadio di proprietà. Del resto questo è l'unico modo per avere squadre di calcio competitive e altre grandi squadre italiane hanno fatto altrettanto.

2. Verso il 2012 il progetto inizia ad assumere una concretezza sempre maggiore.

3. I promotori del progetto sono la nuova proprietà americana della Roma, il costruttore Parnasi, i proprietari terrieri dell'area proposta dai costruttori. L'operazione oltre che a dotare la Roma di uno stadio serve anche per salvare finanziariamente dai guai parte dei proponenti. Le banche sperano dunque di poter rientrare e Alemanno è una ottima sponda in questo senso.

4. Non è il comune a scegliere dove fare lo stadio, ma la scelta viene fatta dai privati. Probabilmente ci sarebbero state aree migliori, ma ai privati conveniva lì e l'amministrazione Alemanno si è adeguata alle proposte non facendo una piega. 

5. A inizio 2013 l'ippodromo cessa di operare e si prepara il terreno per la trasformazione di questa area.

6. A primavera 2013 però Gianni Alemanno non viene confermato sindaco e a vincere è una figura marziana: Ignazio Marino. Marino assegna ad un'altra figura marziana, Giovanni Caudo, il ruolo di assessore all'urbanistica.

7. Caudo e Marino, a differenza di quanto si usa a Roma, decidono di non annullare i progetti dell'amministrazione precedente ma di prenderne il meglio, portandoli avanti. Così fanno per lo Stadio della Roma. Anche perché il progetto è coerente con una delle linee programmatiche dell'amministrazione che vede nell'asse Roma-Ostia-Fiumicino un asse di sviluppo della città.

8. Nel frattempo a fine 2013 viene approvata la prima impostazione (poi modificata nel 2017) della così detta Legge sugli Stadi che va ad incentivare la costruzione degli stadi di proprietà per le società di calcio.

9. Giovanni Caudo mette mano al progetto dello Stadio della Roma e fa un miracolo mai visto in città: spinge i proponenti ad investire cifre considerevoli ottenendo, in cambio di zero investimenti pubblici, una contribuzione pubblica pari a oltre il 30% dell'investimento complessivo: non solo obbliga i proponenti ad un livello di qualità architettonica elevatissimo (le famose torri di Libeskind), ma anche a realizzare stazioni, metropolitane, parchi, ponti, bonifiche idrogeologiche in una vasta area circostante. Un investimento enorme per la città di cui un terzo tornava ai cittadini come opere pubbliche.

10. Il costruttore ingoia amaro, ma decide di andare avanti. Per la prima volta a Roma si arriva a queste percentuali (30/33%) di contribuzione pubblica su un investimento privato. La media è solitamente un quinto, con le conseguenze che vediamo tutti i giorni dal dopoguerra ad oggi.

11. Il progetto va avanti, viene approvato in Aula il pubblico interesse, i cantieri si avvicinano ma si avvicina anche la fine prematura della Giunta Marino.

12. Raggi stravince le successive elezioni con la promessa di non fare lo stadio. A tal fine nomina Berdini come assessore all'urbanistica, un vecchio arnese farsecamente e pittorescamente ideologizzato che non potrebbe ricoprire ruoli di tale strategicità in nessuna altra grande capitale occidentale.

13. Casaleggio, Grillo e Luca Bergamo (all'epoca spin doctor della Giunta Raggi) si rendono conto però che interrompere il progetto significa perdere troppo consenso. Se ne rendono conto una sera durante la quale dalle tv parte un appello di... Francesco Totti: "famo sto stadio" urla l'ex campione. E tutto cambia. Le strategie urbanistiche di una città decise da un centravanti... 

14. Bonafede (all'epoca responsabile per gli enti locali del M5S e oggi Ministro della Giustizia!) e Grillo assieme a Raggi decidono di assegnare il dossier dello stadio all'avvocato Lanzalone.

15. Berdini capisce che lo stadio si deve fare a tutti i costi e si fa volutamente cacciare dalla giunta. Avrebbe potuto tranquillamente durante i primissimi mesi del mandato far togliere il pubblico interesse all'opera dal Consiglio Comunale, ma opta per un'uscita teatrale. Ancora una volta utile alla sua immagine, ma dannosa per la città. 

16. Al posto di Berdini viene nominato Luca Montuori, brillante urbanista che una volta inserito nella macchina pentastellata si rivela persona profondamente incolore che attacca l'asino dove vuole il padrone. Oggi, sul Corriere della Sera, dichiara: "sì, mandavo tutte le carte a Lanzalone anche se non aveva neppure un incarico ufficiale, cosa c'è di male!?".

17. Lanzalone dunque più potente e incontrastato che mai va avanti nella trattativa coi costruttori: bisogna fare lo stadio a tutti i costi ma bisogna anche far vedere che si è modificato qualcosa agli elettori infuriati.

18. L'idea è quella di tagliare le tre torri, che però erano la parte più interessante del progetto. Un danno culturale gigantesco. Invece di parlare di architettura di qualità e rigenerazione urbana a Roma si torna a parlare di urbanistica in termini di "cubbbature". Roba che altrove manco 40 anni fa. Ma Roma è amministrata dagli honesti, quelli della rete, dell'internet, del futuro. Intanto ci si mette pure il Ministero della Cultura con un surreale vincolo prima messo tardivamente, poi tolto misteriosamente sulle tribune dell'ex ippodromo di Tor di Valle.

19. Il costruttore comunque accetta (e di buon grado, poi vedremo perché) il progetto mutilato, a patto di mettere molti meno soldi in opere pubbliche. Le opere pubbliche fondamentali previste dal progetto di Marino o non si faranno (generando in futuro gravi disagi alla cittadinanza) o si faranno con soldi pubblici (curiosamente l'allora ministro delle Infrastrutture nella conferenza dei servizi pare favorevole a pagare lui ciò che nel progetto precedente era pagato dai privati). Nelle intercettazioni poi scopriremo che in quei giorni il costruttore diceva: "è vero quel ponte è indispensabile, quel ponte mancato  fa andare in tilt la Via del Mare, ma tu questo tienitelo per te". Roba paragonabile a quelli che ridevano dopo il terremoto de L'Aquila se non peggio perché una crisi viabilistica in quel punto rischia di creare più morti alla lunga del sisma in Abruzzo.

20. Una scelta incomprensibile che fa perdere tutti e che fa guadagnare solo il costruttore. Intanto il progetto va avanti, la contribuzione pubblica crolla fino al 10%, forse sotto. Il risultato architettonico-urbanistico è raggelante: un progetto di rigenerazione urbana coraggioso e di grande identità si trasforma nell'ennesima speculazione edilizia alla romana, con palazzine basse e centri commerciali modello Porta di Roma (non a caso altra perla regalata a Roma da Parnasi). Roma ha un gran bisogno di uffici direzionali di alta qualità e il progetto delineato da Caudo e Marino andava in quella direzione: i grattacieli firmati da grandi architetti però svaniscono. Ora il progetto è meno rischioso per chi deve investire e più facile tecnicamente da costruire, e visto che diminuiscono i mq (ma non il consumo di suolo!) i costruttori hanno la scusa per investire meno in opere pubbliche: il guadagno marginale dei palazzinari aumenta esponenzialmente. Una tragedia per la città sotto ogni punto di vista, ma la lobotomia ideologica pentastellata ha il suo scalpo. Hanno difeso i costruttori facendolo loro dei regali clamorosi e umiliato la città, ma il loro elettorato di decerebrati non lo comprenderà mai. E possono esultare dicendo che hanno combattuto contro il "cemento" per "uno stadio fatto bene" laddove prima c'era  una speculazione. Peccato sia vero il contrario.

21. Intanto Parnasi cerca di bissare l'operazione Roma su Milano con l'obbiettivo di costruire lo stadio del Milan "rivendendosi" l'esperienza fatta a Roma. Ma le cose non vanno come dovevano andare: l'assessore all'urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, invece di accettare mazzette, consulenze sottobanco e appartamenti in omaggio spiega che "qui non si usa" e rifiuta il tentativo di corruzione. Una differenza abissale tra Milano e Roma.

22. A maggio del 2018 i Carabinieri vanno a sequestrare le carte relative all'incarico di Lanzalone. Lanzalone, per inciso, viene da Di Maio in persona (sic.) premiato per il capolavoro che abbiamo raccontato sopra con la presidenza di Acea. La più grande municipalizzata del Comune di Roma, una delle più importanti aziende italiane nel suo settore. Avete capito bene: la presidenza di Acea passa da una persona seria come Catia Tomasetti al personaggio Luca Lanzalone...

23. Dopo l'irruzione in comune dei Carabinieri, immediatamente qualcuno dal Campidoglio (secondo alcune accreditate fonti di ieri addirittura Raggi in persona, ma non vogliamo neppure credere ad una ipotesi così surreale) avvisa Lanzalone che probabilmente è sotto indagine.

24. Quando i magistrati irrompono negli uffici di Lanzalone qualche giorno fa alla ricerca di documentazione, trovano tutte le e-mail cancellate. Strano per uno che lavorava con i ragazzi meravigliosi dell'honestà.

25. Secondo la magistratura il costruttore Parnasi avrebbe promesso, in cambio di consenso sul nuovo pessimo progetto, 100mila euro di consulenze a Lanzalone. Sempre secondo la magistratura Parnasi avrebbe in qualche maniera elargito prebende a molti altri politici (incluso il capogruppo del Movimento 5 Stelle Paolo Ferrara, un assessore 5 Stelle del X Municipio cui era stato promesso un lavoro allo Stadio, il folkloristico Adriano Palozzi di Forza Italia e il democratico Michele Civita, che avrebbe fatto assumere una parente) per creare consenso sul nuovo progetto dello stadio, consenso che puntualmente arrivò da questi personaggi mediante i social, con varie moral suasion e talvolta con atti. La magistratura procede agli arresti e agli avvisi di garanzia in virtù di una ordinanza da 288 pagine.

26. La procura di Roma precisa con chiarezza che la corruzione in questo progetto era assente finché la gestione era in mano alla giunta Marino e che si è generata con un vigore virulento solo quando il Movimento 5 Stelle ha preso il potere in città e ha aperto le porte a interessi loschi, appetiti degli imprenditori e faccendieri.

27. In settimana è atteso da parte degli investigatori della Procura il deposito di nuove decine e decine di pagine di ordinanza. Non ci sarà da annoiarsi e speriamo che questa porcheria, l'ennesima in soli due anni di governo, spazzi via in maniera definitiva la peggior giunta che Roma abbia mai avuto. 


Nel frattempo la città ha perso un investimento di oltre un miliardo di euro, con un impatto diffuso superiore secondo alcuni studi universitari de La Sapienza a quello dell'Expo2015 di Milano. Se sommate questa scoppola a quella delle mancate Olimpiadi del 2024 (4 miliardi di indotto) capite perché la responsabilità dei prossimi 30 anni di depressione economica di Roma andranno tutti addebitati a Virginia Raggi. La città poteva essere rilanciata e si è deciso di non farlo. Quei treni non passeranno più.

Mettono un elettricista a prendere decisioni sul traffico. E la Roma-Fiumicino bloccata da giorni

15 giugno 2018
Vi scrivo per rendervi partecipi della situazione creatasi da qualche giorno sul Viadotto della Magliana dopo la decisione dell'Undicesimo Municipio di dare il via libera alla sperimentazione di 60 giorni del restringimento della carreggiata.

La scelta, sconsigliata dall'ANAS ma applicata nel tratto di Roma-Fiumicino non gestito da Anas bensì dal Comune di Roma, consiste in alcuni jersey e bande sonore poste nel punto di maggior traffico del viadotto, pensati per canalizzare il traffico verso una sola carreggiata. Nonostante siano passati solamente pochi giorni dall'inizio della sperimentazione, i disagi per chi percorre quel tratto di strada sono già enormi, con un traffico aumentato esponenzialmente a qualsiasi ora della giornata. Personalmente percorro quel tratto di strada quotidianamente per arrivare alla metro e poi dirigermi verso l'ufficio, un'avventura che si è ormai trasformata in un incubo. I tempi di percorrenza sono arrivati a toccare un'ora, con file che spesso partono de Parco de Medici o anche dallo svincolo del GRA. Tutto questo con le scuole chiuse.

La portata di tale disastro è tale da aver mobilitato circa 340 cittadini riunitisi in un gruppo Facebook. Protagonista assoluto delle nostre disavventure è Marco Zuccalà, consigliere pentastellato che ha più volte smentito le nostre lamentele, nonostante queste fossero accompagnate da foto e video a qualsiasi ora del giorno. Parliamo di una persona che parlando dei risultati della sua opera ha risposto dicendo "scommettiamo che tra qualche mese le cose cambieranno!?", come se si trattasse di Scommettiamo Che. Zuccalà sembra avere troppo da perdere per ammettere il fallimento della sua opera, mentre il Presidente del Municipio non risponde ai messaggi. Ovviamente l'opposizione si sta buttando sulla questione ma solo per cercare di accaparrarsi qualche consenso in più.

Il dato sconcertante è però uno: che un partito che di solito di presenta come quello della politica dal basso e dalla parte dei cittadini, stia lasciando proprio quei cittadini in balia di scelte e decisioni scellerate, prese su un tratto di strada più volte segnalato come a rischio crollo e che necessiterebbe di tutt'altre iniziative. 

Per adesso, l'unico risultato di questa "politica dal basso" è quello di aver portato in Municipio, con poteri decisionali decisamente superiori alle sue possibilità, una persona che in passato ha fatto l'elettricista e l'agente immobiliare. Insomma, qualificato.
FRANCESCO

*Caro Francesco,
solitamente siamo molto favorevoli alle canalizzazioni del traffico, e anche noi come il consigliere speriamo che le cose si assestino. Certo a giudicare dai risultati dei primi giorni di sperimentazione qui sembra che chi ha fatto i calcoli (li hanno fatti?) abbia sbagliato qualcosa. Decisamente.
-RFS

I grillini hanno perso le elezioni? In realtà potrebbe non essere affatto vero

11 giugno 2018
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Ferma restando la scoppola clamorosa rimediata dai pentecatti in occasione delle elezioni appena svoltesi, forse è necessaria una analisi un pelo più approfondita delle enormi e radicali differenze tra III Municipio e VIII Municipio.

Nel III Municipio Giovanni Caudo si è affermato con un bel vantaggio sul secondo classificato. Secondo classificato che è l'incolore esponente del centro destra, non la esponente del Cinque Stelle che è crollata nei consensi. Qui l'impresa di Caudo e la debacle pentastellata è evidente e chiara. In primis perché Caudo ha avuto pochissimo tempo per affermare il suo nome, il suo progetto e la sua figura; in secundis perché qui la Sindaca si è spesa in tutto e per tutto. È passata più volte, mettendoci la faccia; ha nominato la ex minisindaca Capoccioni come responsabile dei progetti speciali del Municipio dopo che si era dimessa compiendo una forzatura istituzionale all'insegna della consueta volgarità in stile Raggi; ha inaugurato strade e parchi per supportarne le campagna elettorale. In tutta risposta ha raggranellato percentuali ridicole. Il messaggio politico che arriva dunque dal III Municipio vale doppio. Sia per l'avviso di sfratto che i cittadini hanno inteso mandare a Virginia Raggi, sia per l'attestato di stima che i cittadini hanno inteso tributare all'esperienza amministrativa precedente essendo Giovanni Caudo un rappresentante simbolo di quell'epoca politica, un epoca politica che ci ha messo fortemente la faccia tra l'altro (Marta Leonori, Estella Marino e lo stesso ex sindaco Ignazio molto schierati per Caudo: ma non avevano perduto il contatto con la città?). Un risultato eroico considerando che tutta quella storia era data per morta, considerando che il PD doveva “sparire” e altre vaticinazioni. Ora Caudo deve però vincere il ballottaggio, anzi lo deve stravincere. E allora il messaggio arriverà ancora più chiaro a chi fa finta di non sentirlo.

Molto diversa è la situazione nell'VIII. La situazione è talmente diversa che secondo noi lì ha vinto il Cinque Stelle, hanno vinto le sue idee, poco importa se rappresentate da un'altra persona e con altri simboli. Garbatella, a Roma, è un fatto politico a se stante. Feudo elettorale inscalfibile grazie a scambi di piaceri e favoritismi odiosi di alcuni residuati bellici di Rifondazione Comunista, continua a fare storia a se. Grillini e ex vendoliani qui sono culturalmente fusi da tempo. Il povero ex presidente Pace ha cercato di governare questo territorio con raziocinio e si è scontrato col fuoco di fila delle opposizioni e di una parte, proprio quella parte centrosocialara e movimentista, del Movimento 5 Stelle stesso. Le derivazioni risalgono politicamente a figure come quelle di Smeriglio e di Catarci, il quale dopo alcuni anni di ottimo governo (qui su Roma fa Schifo lo consideravamo un mito ai tempi di Alemanno e lo lodavamo un giorno si e uno no) è stato evidentemente richiamato all'ordine ed è tornato – forse invecchiando male e ricordando i tempi di quando era giovane – a sfoggiare l'atteggimento da okkupatore. Risultato: proprio questo municipio rappresentava invece che un alleato un'autentica spina nel fianco negli anni delicati di Marino. Una colpa, per Catarci, imperdonabile; un rumore di fondo che ha contribuito a indebolire la più qualitativa esperienza amministrativa della città negli ultimi anni. Così come allora anche oggi la parte più oltranzista del centrosinistra, coalizzata culturalmente con le follie utopistiche delle ideologie grilline erano contro chi voleva semplicemente governare in nome del bene comune. Prima è toccato a Ignazio Marino, poi a Paolo Pace. Oggi questa parte politica ferma mentalmente a certi anni Settanta si è ripresa il territorio che è sempre stato suo, ma è sbagliatissimo mettere sullo stesso piano i due risultati. Ciaccheri è nel suo profondo grillino a tal punto da aver promesso, in caso di vittoria, di coinvolgere nel governo del Municipio niente meno che Paolo Berdini, ovvero la figura a cui si deve l'attuale situazione di depressione, perdita totale di speranza per il futuro e declino economico della città di Roma, la figura che ha ricoperto di bugie contribuendo alla sua brutalizzazione l'eccellente progetto dello Stadio della Roma, delle Torri dell'Eur e, giusto per restare nel territorio del Municipio, del progetto di Piazza dei Navigatori e della Ex Fiera di Roma che grazie a Berdini (che ha semplicemente applicato le richieste di Catarci-Ciaccheri-Smeriglio) resterà per sempre abbandonata in nome dello "abbassamento delle cubatura", un modo di parlare di urbanistica risalente a 40 anni e in voga ormai solo a Roma presso i salotti ideologizzati della pseudo sinistra che sinistra non è perché blocca lavoro, opportunità, sviluppo e merito.

Avete capito bene: Berdini è stato il principale fautore dello sbullonamento degli ottimi progetti di Caudo e Ciaccheri ha dichiarato in campagna elettorale che collaborerà proprio con Berdini. Ecco perché abbiamo sempre in queste settimane sostenuto esclusivamente Caudo e solo Caudo. Un conto una sinistra europea, moderna, orientata al merito e allo sviluppo sano; un altro conto una sinistra irrispettosa delle regole (per i propri amici, ma giustizialista per tutti gli altri), avvelenata contro chi investe, che considera sviluppo e meritocrazia come dei pericoli identitari e che blocca qualsiasi attività a meno ché non sia svolta dai propri lacché di sempre.

C'è un abisso tra i due candidati di centro sinistra che sono usciti vittoriosi (Ciaccheri ha avuto due anni di tempo e dunque ha vinto al primo turno, in totale assenza di campagna elettorale e di concorrenza) da questa tornata elettorale. In un caso c'è la città che guarda al domani e valorizza le proprie esperienze amministrative più evolute, in un altro caso c'è una città impaurita, depressa e ferma che torna indietro su posizioni che non sono di nessuna capitale europea. I candidati grillini avranno pure perso, ma il problema non sono le persone, il problema sono le idee e se le ridicole, dannose e folli idee grilline trovano terreno fertile nel territorio del centro sinistra, come si dice a Roma, è un cavolo e tutt'uno.

Se la sinistra invece di guardare all'Europa guarda al medioevo grillino potrà forse vincere in enclave tipo il quartiere della Garbatella di Roma, ma la pagherà carissima a livello nazionale. Nel VIII Municipio i grillini avranno anche perso, ma hanno vinto le loro idee marce e malate. Adottate da una sinistra che guarda indietro, che favorisce chi occupa e chi è abusivo, che ostacola la libera impresa, che non comprende l'importanza cruciale e strategica delle trasformazioni urbanistiche e della rigenerazione urbana. 

Quel tratto di Tevere oggi spazzatura che Caudo avrebbe trasformato in rigenerazione urbana

10 giugno 2018
Il progetto per le Olimpiadi di Roma 2024 immaginato da Giovanni Caudo e Ignazio Marino era strepitoso. Ecco perché era il favorito se Virginia Raggi, contravvenendo a quanto detto in sede di campagna elettorale, non lo avesse annullato. Il progetto di Roma 2024 avrebbe fatto a Roma ciò che Expo 2015 ha fatto a Milano: una rinascita civica e economica complessiva e diffusa. Avrebbe cambiato il paradigma, avrebbe sovvertito la situazione, avrebbe mutato la partita.

Ma quale era la parte più interessante del progetto? Dove sarebbero arrivati i maggiori benefici. Sarebbero arrivati proprio nel III Municipio, il municipio che oggi va al voto, il municipio che oggi vede candidato proprio quel Giovanni Caudo che ne avrebbe fatto svoltare il futuro in caso di probabile assegnazione dei giochi olimpici.

Il progetto strabiliante consisteva nella realizzazione di un grande parco fluviale tra Salaria e Flaminia. In quel tratto di fiume nel quale il Tevere scorre placido in mezzo a monnezza architettonica, discariche, mignotte e capannoni fatiscenti. Anche Sky è fuggita da questo schifo non più tardi di qualche mese fa. 

Qui sarebbe nato il Villaggio Olimpico. Un villaggio olimpico connesso in maniera straordinaria con le aree dove si sarebbero poi svolte le gare (recuperando moltissime strutture di Roma 1960). Un villaggio olimpico adagiato lungo le due rive verdi del fiume e tagliato da una ferrovia urbana efficiente collegata direttamente con Piazza del Popolo passando dai campi sportivi dell'Acqua Acetosa, dai Parioli, da Villa Borghese. Un sogno.

Ma ci sarebbe stato di più. Perché la qualità del progetto olimpico mandato all'aria dalla sciagura-Raggi si misurava in ciò che sarebbe successo dopo il 2024. Gli edifici dedicati all'alloggio degli atleti infatti si sarebbero trasformati in città giudiziaria. I tribunali e le corti si sarebbero spostate qui. Avrebbero liberato le ex caserme di Prati e la raccapricciante città giudiziaria di Piazzale Clodio (dove sarebbero state possibili notevolissime riqualificazioni immobiliari con enorme vantaggio per i conti pubblici e per l'imprenditoria privata) e si sarebbero spostate in una luogo ameno, verde, sereno laddove oggi sono in un luogo angosciante, denso, lercio, affollato. La nuova città giudiziaria lungo il parco fluviale sarebbe stata poli collegata con una efficiente linea su ferro (già esistente!) con Piazzale Flaminio. Significa che gli avvocati, che oggi sciamano con miliardi di scooter tra un angolo e l'altro di Prati rendendo il Rione semplicemente un inferno, avrebbero potuto raggiungere le aule comodamente con pochi minuti di metropolitana pur rimanendo con gli studi a Prati ma anche potendo spostare gli studi lungo tutta l'asse della ferrovia ad esempio a Parioli.

Anche solo per la visione, allo stesso tempo utopistica e realizzabile, di questo eccellente progetto, Caudo meriterebbe di stravincere le elezioni di oggi nel III Municipio. Andate a votarlo convintamente e fatelo votare. Non capita tutti i giorni di avere la fortuna di poter scegliere una persona di questa levatura per amministrare il proprio territorio. I cittadini del III Municipio non si facciano scappare l'occasione. Sarebbe gravissimo.

Dopo due settimane tutta la segnaletica provvisoria del Giro d'Italia ancora affissa

8 giugno 2018


Il Giro d'Italia è transitato a Roma il 27 maggio. Ripetiamolo: il 27 maggio. Oggi è il giorno 8 giugno. Sono passate due settimane. 
Il percorso del Giro d'Italia è stato allestito con della segnaletica grafica di legge per uscite di sicurezza e altre informazioni opportune per il pubblico. Ebbene dopo 13 giorni la segnaletica sta tutta ancora lì, a "decorare" i pali pubblici, la segnaletica stradale, i semafori. Da Via del Corso a Piazza del Popolo tutta la città è ancora oggi piena zeppa di questi cartelloni rosa attaccati alla bell'e meglio. 

Il Giro d'Italia è stato un flop clamoroso. Incapace di pianificare e organizzare alcunché, la città ha provato a mettere la pezza sulle mille pericolosissime buche del percorso la notte prima della gara. Dopo pochi giri i ciclisti hanno chiesto e ottenuto l'annullamento a fini agonistici della corsa: hanno corso un po' all'inizio e poi hanno chiesto che la gara si trasformasse in una passerella urlando tutto il loro sdegno alle telecamere in mondovisione. 

La figura di cacca a livello internazionale doveva consigliare a maggior ragione di togliere tutte le prove, e invece tutto è ancora allestito come se la gara si dovesse svolgere di nuovo domani. Se ci fosse un giornalismo in questa città, qualche cronista avrebbe dovuto divertirsi a risalire la filiera per capire di quale ufficio, di quale dirigente, e su su di quale assessorato è la responsabilità di tutto questo. Chi doveva provvedere alla rimozione della segnaletica e non lo ha fatto? E perché? Facile pensare che siano questioni da poco conto, ma sono in realtà indizi di quel modo di lavorare sciatto, trasandato e pressappochista che è uno dei tanti cancri che sta uccidendo la città.  

Miracolo a Carlo Felice. Storia del parco più bello di Roma (che ha bisogno di te)

5 giugno 2018

Tra la cattedrale di San Giovanni e la basilica di Santa Croce in Gerusalemme c'è un parco nato nel 1999 laddove un tempo c'era una fatiscente rimessa Atac. La zona era pericolosa, degradata, losca. Da una parte, su uno spiazzo, qualche giostra e una sala giochi di malaffare. Così fino al Giubileo, poi la rinascita. Uno spazio di squallore si trasforma in giardino delle Mura. Fantastico. Passano gli anni, diminuisce l'interesse, decresce la qualità delle amministrazioni, il parco finisce nel caos e nel degrado. Nascono però un gruppo di cittadini che si costituiscono in associazione e si mettono ad un certo punto a manutenere. Loro.
No il Comune, no il titolare del chiosco, no il Servizio Giardini, no la Soprintendenza di Stato cheppure è competente sulle Aureliane. I volontari ormai da anni si autotassano, comprano macchinari, riparano quelli danneggiati, interloquiscono con Ama, Acea, Comune, Municipio, chiedono donazioni, acquistano attrezzature. E la domenica c'è il banchetto per le donazioni e per ritirare i sacchetti Ama e mettersi pulire. La gente passa un po' di tempo al parco e poi si ferma a sistemare un pezzetto di area verde. Anche qui si è partiti lottando contro i romanari intendiamoci ("aho ma chettefrega, ma lassaperde, pagamio le asse no E allora ti basta!), ma ora la situazione è decisamente più rosea dal lato del coinvolgimento delle persone, dai bambini agli anziani, dai ragazzi ai disabili. Anche se, sebbene il parco splenda e ci sia sempre qualcuno a rotazione  a dare una mano, c'è sempre un immenso bisogno di aiuto da parte di tutti. Anche perché parliamo di un giardinone di quasi due ettari, non uno scherzo. 
Naturalmente la burocrazia, che è nata per aiutare realtà di qualità come queste e si svela per l'incubo che è. I volontari si danno da fare ma ora sono costretti ad assicurare chi lavora per loro (normativa sul Terzo Settore), disincentivando tutto il volontariato saltuario. Poi ci sono le chiusure: il comune ha assegnato apertura e chiusura ville ad una associazione, l'associazione passa ad una certa specifica ora a chiudere, peccato che molti giorni alla settimana a quell'ora ci sono concerti, aperitivi e happening di qualità organizzati dall'associazione. Basterebbe lasciare ai volontari l'onere di chiudere ad esempio.

Non avere nessuna attenzione da parte dell'amministrazione ("una volta siamo andati, ci hanno fatto parlare con un consigliere d'opposizione, figuratevi..") è un danno specie per chi si fa il mazzo a strisce e non vede riconosciuti i propri sforzi, ma non impedisce una vastissima frequentazione in un luogo molto compromesso. Il parco era diventato spettrale, ora è pieno di gente di ogni età e tipologia.
L'associazione che ha in adozione il parco, come dicevamo, ha bisogno d'aiuto, e questo vuole essere un appello. 

Sia perché le attività di tutti i giorni richiedono ore e soldi (scarseggiano entrambi), sia perché ci sono in progetto nuovi benefits nel giardino: ripristinare l'impianto di irrigazione - fondamentale! -, installare un campo da calcetto, un campo da bocce e tavoli da ping pong.
Indipendentemente da tutto quello che si farà, il risultato è strabiliante sotto ogni punto di vista. Chissà se Sora Pinù ha deciso di passare qui a dare un'occhiata, chissà se si è resa conto che tutti i parchi dove non mette le mani il Comune sono affascinanti mentre quelli in capo al Comune sono tutti sgradevoli? Qui i volontari - senza aiuto ne un "grazie" da parte del Comune - fanno tutto, puliscono tutto, svuotano i cestini, seguono il giardinaggio, provvedono a pagare quando c'è da pagare.

Una storia miracolosa che merita il vostro sostegno. Effettuate delle donazioni (qui la pagina Fb dell'associazione), andate a trovarli, passata al Parco Carlo Felice. Come si dice a Roma non appena qualcosa minimamente funziona e fa trasparire cura e attenzione, "non sembra Roma".

Un nuovo polo culturale. Appello per la pedonalizzazione di Largo Ascianghi

4 giugno 2018
Largo Ascianghi è il cuore culturale della città. O per lo meno uno di cuori culturali. E lo sarà ancor di più in futuro. Largo Ascianghi è insomma il cuore culturale emergente della città. Largo Ascianghi oggi è un parcheggio. Come tanti altri luoghi simbolici e cruciali dell'identità cittadina, è trasformato surrettiziamente in autorimessa volgare, cafona, disordinata e puzzolente. 

Chiediamo a tutte le realtà di qualità che vi affacciano di richiedere con noi al Primo Municipio e all'Amministrazione Comunale (caaaapirai...) un progetto di pedonalizzazione della piazzetta. Sarebbe davvero un piccolo sogno urbanistico capace di creare un luogo simbolico e dalla forte pregnanza sociale e culturale in un periodo in cui istituzioni e presidi culturali vengono meno nell'ordine di uno a settimana. 

Ma perché Largo Ascianghi è così centrale? Innanzitutto per la sua posizione. Ne Porta Portese, ne Trastevere, ne Aventino, ne Testaccio. Largo Ascianghi è baricentrale rispetto a tutte queste aree importanti per i flussi diurni e cruciali per i flussi notturni della città.


Su Largo Ascianghi poi affacciano istituzioni culturali vecchie e nuove, private e pubbliche della città con una sinergia potenziale enorme. C'è il Cinema Nuovo Sacher con la sua programmazione di qualità sia invernale che estiva nell'arena, c'è il nuovo WEGIL, progetto culturale peculiare inventato dalla Regione Lazio all'interno in una delle architetture più strepitose di questa zona: la Gil di Luigi Moretti. C'è poi il Palazzo degli Esami, nuovo mega contenitore di proprietà CDP che ospita mostre popolari di grande richiamo, non è una roba di chissà quale livello culturale, ma ha il merito di portare nell'area, altrimenti molto appannaggio di una frequentazione iper giovane, anche famiglie e persone con un'età media maggiore. Non bisogna dimenticarsi che qui arriverà anche tutto il gruppo del Cinema America che a breve aprirà il suo spazio in quella che fu la Sala Troisi. E tutta la città sa quale è l'energia che i ragazzi dell'America sono capaci di catalizzare. Un apporto incredibile per l'area, pensate che concentrazione di pubblici, di spunti e di offerta. E poi non trascuriamo che qui sul piazzale affaccia un piccolo albergo, l'Hotel San Francesco, che ha appena iniziato specifici lavori di riqualificazione e che a breve aprirà un interessante progetto di ristorazione e bar in tutto il suo piano terra chiamato Jacopa

Insomma dire che ce n'è abbastanza è dire poco. Immaginatevi un piazzale pedonale con un buon arredo urbano e i tavolini all'aperto magari del bar dell'Hotel o del bar del Sacher e poi uno schermo con le proiezioni gestite dall'America visibili anche da chi qui transita sulla strada in tram o in auto. Con l'edificio di Moretti ben illuminato così com'è già il Palazzo degli Esami. E poi qui tra qualche anno ci sarà la grande sede della Quadriennale che si appresta con un grosso finanziamento del Ministero a riqualificare gli ex arsenali pontifici subito dentro Porta Portese e con affaccio sul fiume, per non dire dell'ex hangar aeronautico che Hitler regalo a Benito Mussolini, spostato qui tanti anni fa e sul quale da oltre 10 anni insiste un progetto di riqualificazione a centro culturale. Mille progetti per un'area della città cresciuta disordinatamente, senza costrutto, sull'ex sedime ferroviario che portava alla ex Stazione Trastevere (oggi abbandonata anche lei a causa dell'incapacità della Giunta e del Municipio e tristemente murata per evitare occupazioni ma pronta speriamo a portare presto ulteriore sviluppo e la struttura alberghiera di rilievo di cui una zona così ha bisogno). Un clamoroso polo culturale, quello della Quadriennale e dell'Hangar, che potrebbe essere anche fisicamente collegato all'hub di Ascianghi con dei passaggi attraverso le mura. E a cosa lo vogliamo collegare, a quella specie di sfasciacarrozze che è oggi Largo Ascianghi?

A Roma i sogni sono realizzabili con due lire perché la situazione è talmente malconcia che anche togliere 20 posti auto sgangherati e risistemare una piazzetta significa restituire dignità ad un luogo ed alle decine di migliaia di persone che ogni settimana lo frequentano. 

La ridicola e patetica lagna per la chiusura del Cinema Maestoso

3 giugno 2018
Si perdono 8 posti di lavoro (otto!) e si smarrisce un presidio culturale. Queste sono le contestazioni che si fanno alla chiusura del Cinema Maestoso. Su questa base si catalizza la ennesima insostenibile protesta sempliciotta di politici e cittadini Una struttura fatiscente, marcia, pericolosa, fuori norma, dove nessuno realmente entrerebbe a vedere un film senza rischiare di prendersi il tetano.

"Un tugurio abbandonato e malgestito" come ammettono anche i cittadini che pur raccolgono le firme per evitarne la chiusura. 

Peccato che la chiusura dei cinema - oltre che a situazione di mercato relative alle abitudini dei consumatori - dipenda in larga parte anche dalle situazione ambientali circostanti. Il cinema Maestoso è stato lasciato morire a causa di degrado, abbandono, sciatteria, ambulanti, affissioni abusivi, cartelloni illegali, graffiti sui muri, scarsa illuminazione, arredo urbano da quinto mondo. 
Invisibile dalla strada (e questo ha anche conseguenze gravi dal punto di vista commerciale, è evidente), ricoperto di lamiere di furgoni euro zero dei peggiori ambulanti del mondo, il Maestoso è stato "difeso" dai cittadini quando era troppo tardi. Ovviamente la politica va appresso. Oggi, ultimo giorno di proiezioni del cinema, il PD è impegnatissimo nelle sciocche e tardive proteste. Solo azioni simboliche, inutili se non dannose. Peccato che è stato lo stesso partito a contribuire a far si che la situazione diventasse questa. 




Dove erano i comitati e i politici che oggi protestano a favore del Cinema quando bisognava davvero protestare per far sì che di fronte al cinema ci fosse un'area di rispetto. Perché chi si muove ora non ha raccolto firme per eliminare le bancarelle di pijamas, panciere e mutande che rendevano squallida la zona sconsigliando a chiunque di frequentarla specie la sera? Perché si è consentito per decenni l'umiliazione di questo tratto di Via Appia (noi su Roma fa Schifo invece lo abbiamo denunciato decine di volte con foto e video) e ci si sveglia ora? Perché chi oggi piange per 8 posti di lavoro perduti non si rende conto che una situazione di profondo degrado come quella che vede protagonista questo tratto di Via Appia Nuova determina la perdita di non 8 ma forse 80 o magari 800 posti di lavoro? Quando chiuse l'adiacente negozio di Trony, con decine di licenziamenti, proprio a causa del degrado e dello schifo di cui parliamo, nessuno scese in piazza. Evidentemente un lavoratore vale di più se stacca i biglietti al cinema o se vende bomboniere all'intervallo (forse in omaggio a Di Maio) piuttosto che se vende tv o lavatrici.

Se chi protesta (quelli che frignano oggi sono gli stessi che si stracciavano le vesti quando lo storico teatro\cinema venne riadattato a multisala: sacrilegiooh!) non capisce quali sono le specifiche e peculiari priorità della protesta staremo sempre a piangere sul latte versato come in questo caso. Peraltro ricoprendoci di ridicolo. Se si tiene davvero ai posti di lavoro perché non si fanno barricate contro la merdaglia bancarellara che devasta l'economia della città generando povertà, declino, morte commerciale e depressione? Se si tiene alla cultura perché si lascia che un presidio culturale venga sotterrato di degrado oltre ogni limite e dignità? E perché ci si lamenta solo quando tutto è perduto?

Auspici per la strepitosa struttura di Riccardo Morandi sull'Appia? Un grande investimento immobiliare, una seria società di development, norme facilitate per trasformare questo spazio: appartamenti, negozi e l'obbligo di ripristinare una parte cinematografica sostenibile. Ovviamente con la certezza per gli investitori di avere il marciapiede libero della zozzeria che c'è oggi. Perché in un contesto dove c'è qualità urbana, economia florida, commercio di buon livello, decoro e buon gusto anche un business ormai cronicamente in perdita come quello del cinema può essere un tassello sostenibile e sensato in un mosaico urbano-residenziale eccellenza. Quando invece tutto va a ramengo ed il degrado vince, le prime attività a farne le spese sono quelle culturali.

Normalità in tutto il mondo evoluto, utopia a Roma: avremo in realtà uno spazio abbandonato, che genererà ancor più degrado, che deprimerà ulteriormente i corsi immobiliari circostanti, che massacrerà il già massacrato commercio di prossimità e che magari verrà occupato dalla solita camorra dei "Movimenti per la Casa". Ma tutto, anche un esito così, è considerato a Roma meglio di uno sviluppo economico sano. Perché a Roma lo sviluppo economico è "speculazione". Amen.

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