Video. Salvate questi bambini: sotto la metro macchinette presidiate dagli "aiutanti". Avverti i vigilantes e ti rispondono "testa di caxxo" che

31 marzo 2015




Arrivi a Termini e Roma ti battezza così. Tre bambini abbandonati a 'aiutare' chiunque NON ne abbia bisogno a fare il biglietto alla metropolitana. Stress, caos e tensione (nel video scuserete la voce alta, ma alzare la voce è venuto spontaneo al momento che un 'aiutante' si avvicinava eccessivamente a mia moglie) in quello che dovrebbe essere un semplicissimo atto: mettere degli spiccioli e fare il ticket per prendere la metropolitana.
Roma ti saluta così. Arrivi sotto la metropolitana e le macchinette sono presidiate in questa maniera.

Come è possibile che questi bambini non vengano tolti alle famiglie che li fanno mendicare (nella migliore delle ipotesi) non è dato sapersi. E' francamente impensabile che non si intervenga prendendo provvedimenti e offrendo a questi bimbi una possibilità di riscatto, una vita normale. Almeno ora che si sarebbe ancora probabilmente in tempo. 

Sicuramente non li prendono i vigilantes che se ne stanno esattamente dalla parte opposta della stazione. Lontani anni luce. Dopo aver lottato con i ninos da rua alla capitolina li incontri, gli spieghi cosa diavolo succede. Fanno una faccia da idioti che la metà basta e quando ti allontani contando sul fatto che non li senti sibilano "sto testa de caxxo". Cioè testa di caxxo sono io che segnalo una anomalia, non loro che alle 18.45 di domenica 29 marzo 2015 (così chi vuole può risalire alla grande ai nomi e ai cognomi ) stanno in tre a chiacchierare mentre tutto intorno c'è la guerra civile...

Hanno le mani legate? Cretinate! Basterebbe starsene a chiacchierare di fronte alle macchinette piuttosto che in un angoletto infrattato e già una parte dei problemi sarebbe risolto perché non si presenterebbe proprio alla base. Quando vi dicono che non possono fare nulla sappiate che è 'falso' e deriva solo dalla scarsa voglia di lavorare cronica.



A Milano al posto degli 'aiutanti - bambini' ci sono vigilantes e addetti dell'azienda del trasporto pubblico che, in tutte le lingue, danno una mano a chi deve fare il biglietto. Basterebbe anche solo una presenza, credendoci, di fronte alle macchinette per dissuadere qualsiasi tipo di anomalia e per dare sicurezza e servizi di qualità ai romani, all'utenza, ai turisti. 

Scoop: scoperta la vera identità di Roma fa Schifo. In realtà è l'ufficio stampa dell'Astaldi, la società che costruisce la Metro C

30 marzo 2015

Come i nostri lettori sanno bene, Roma fa Schifo, tra le sue mille proposte e tra i suoi mille spunti, è l'unica realtà d'opinione a Roma che si impegna ormai da anni ad aprire gli occhi alle persone sulla vera identità di quelli che vengono chiamati "movimenti" e che invece sono a nostro avviso autentiche organizzazioni a delinquere che tra una occupazione e un sit-in strumentalizzano il dolore, il disagio e la povertà per obbiettivi di potere, politici, economici. 
Uno schifo che si presenta, in queste proporzioni, solo a Roma. Uno schifo che è oro per le amministrazioni che, grazie a questa finta emergenza, possono lucrare e darci sotto di corruzione. Uno schifo che mortifica chi si comporta bene ed esalta chi viola le regole spingendo sempre più persone verso l'illegalità. Uno schifo, ed è la cosa più grave, che non ha - o meglio non aveva - una narrazione contraria in città. Se c'è una occupazione, si tende a raccontarla come un gruppo di cittadini che hanno bisogno di casa e che sono stati sfortunati maltrattati dalla sorte e dallo stato, se la pensi diversamente sei un naziskin! Non ci si pone neppure il beneficio del dubbio: ma non è che sono semplici paraculi che non vogliono pagare l'affitto? Ma non è che chi organizza l'occupazione lucra in denaro o per lo meno in ricatto utilizzando poi il tetto come merce di scambio per il voto o per la presenza a manifestazioni? Ma non è che i locali abusivi interni alle occupazioni generano concorrenza sleale massacrando l'attività dei locali regolari dove si pagano affitti, utenze, dipendenti, contributi? 

Tutti dubbi, questi e mille altri, che Roma fa Schifo sta cercando di infilare nelle teste dei romani, anche in parte riuscendoci e contribuendo a modificare radicalmente il punto di vista, la chiave di lettura e la prospettiva con cui oggi si guardano questi fenomeni. Roma fa Schifo è l'unica realtà a Roma che ha dichiarato e ampiamente dimostrato l'autentica natura fascista dei movimenti a Roma. 

Chi su questi fenomeni campa, tuttavia, si arrabbia. Ha trovato chi, per la prima volta da decenni, gli rompe le uova nel paniere generando un clima non favorevole. Ed è anche positivo che si arrabbi perché questo sottolinea l'efficacia della nostra azione di sensibilizzazione.

La loro arrabbiatura è tuttavia sempre anonima, nascosta, vigliacca, meschina. E' una costante. Difficile trovare gente con nome e cognome. L'ultima novità sono le inchieste inventate con l'unico scopo di gettare fango e discredito. Scritte con lo stile del giornalismo d'inchiesta da quattro soldi, ma con nessun contenuto. Pura macchina del fango (non una novità per questi fascisti che giocano a fare i rivoluzionari) realizzata anche in maniera decisamente approssimativa. Da una parte qualche intuizione buona, per rendere credibile il nulla, dall'altra la scelta, felice, di tirare Roma fa Schifo dentro lo scandalo Metro C mentre lo scandalo Metro C è in pieno corso (se ci fosse stato un altro scandalo in ballo, saremmo stati chiamati in ballo per quello in maniera totalmente intercambiabile).

L'ultima inchiesta la dovete assolutamente leggere. La trovate qui. L'assunto è che Roma fa Schifo lavora al servizio dell'Astaldi, una grossa società di costruzioni. Una serie di deduzioni e controdeduzioni portano il giornalista - ovviamente anonimo - a spiegare la vera natura di Roma fa Schifo: un blog che cerca di coprire lo scandalo della Metro C. Il presupposto iniziale è che Roma fa Schifo non abbia mai criticato la Metro C. Non che l'abbia appoggiata, bensì che non l'abbia mai criticata. Insomma secondo lorsignori Roma fa Schifo è così potente che non ha bisogno di sostenere un suo "cliente", gli basta non criticarlo. Siamo onorati...

Strano, tuttavia, visto che sono usciti tanti articoli durissimi contro questa infrastruttura (Qui, addirittura, a Febbraio scrivevamo che chi doveva fare le opere aveva "rubato" i soldi invece di farle. Indicando come responsabile il Consorzio Metro C, di cui Astaldi fa parte. Siamo proprio un strano ufficio stampa eh! Qui, a dicembre 2014, preistoria rispetto allo scandalo Metro C, introducevamo un articolo definendo 'giuste' le polemiche sui costi dell'opera. Ma come, non dovevamo coprire i costruttori?). Ma la cosa fantastica è che l'articolo in questione questi link non fa finta di ignorarli, li menziona eccome! Insomma linkano dei contributi che smontano totalmente il loro teorema, ma questo non importa. Nella macchina del fango e nel suo impeccabile funzionamento questo non importa perché nessuno cliccherà su quei link, nessuno approfondirà, nessuno si renderà conto che quegli stessi link contraddicono tutto il costrutto. Funziona così e DinamoPress lo sa alla perfezione.

Nel compilare l'inchiesta, insomma, anche gli anonimi estensori devono essersene resi conto. Hanno trovato tantissimi articoli di critica che smontavano l'assunto iniziale e allora hanno collocato questi articoli come elementi di una trattativa tra Astaldi e Comune. Insomma si dice che Roma fa Schifo non critica Metro C, poi si afferma che Metro C è stata più volte criticata ma questo è stato fatto esclusivamente per attaccare il Comune a vantaggio della società costruttrice. Magari per consentirle di chiedere altri soldi (ancora???). In realtà abbiamo scritto mille e cinquecento volte su Facebook, su web e su Twitter dell'esplosione dei costi, dello scandalo della corruzione e dei tanti difetti di questo progetto (progetto che consideriamo tuttavia da realizzare e importante per la città), dell'assurdità di saltare le fermate in centro, ma questo non importa nella logica della macchina del fango.

Un passaggio da geniale macchina del fango è quello in cui si fa parlare il capo dell'azienda Astaldi. Roma fa Schifo dice (lo diciamo da sempre) che occorrerebbe fare belle stazioni per riqualificare i quartieri. I giornalisti cosa fanno? Vanno a cercare una dichiarazione del capo di Astaldi che dica qualcosa di simile e utilizzano questo come prova dell'accordo tra due realtà. Con questo modo di procedere si potrebbe dimostrare che tu, che leggi ora questo articolo, sei un pedofilo, un evasore, uno scippatore. E' la classica costruzione di inchiesta pensata esclusivamente per gettare discredito. Ma gli amici di DinamoPress sanno il fatto loro e soprattutto sanno che questo genere di contenuti funziona presso il loro pubblico di para-lobotomizzati.

Il resto dell'inchiesta prosegue all'insegna della più totale ciarlataneria con uno stile giornalistico che non parte dai dati per arrivare ad una deduzione, ma fa il percorso inverso: c'è da calunniare qualcuno, cerchiamo di trovare gli elementi per coprirlo di fango e mettiamoli insieme in modo che la cosa risulti credibile a chi legge distrattamente. Si chiama fascismo ed è la cifra stilistica dei movimenti a Roma, proprio loro: dei "buoni" che occupano palazzi per la povera gente... E' il loro modo di fare non solo quando confezionano dossieraggio inventato contro chi li critica, è il loro modo di fare su tutto. Tutto!

Ci ha sorpreso poi vedere una mancanza grave che sarebbe stata utilissima per suggestionare ulteriormente i lettori. Consigliamo di inserirla. State a sentire: sia Artribune che Gambero Rosso hanno la loro pubblicitaria raccolta dalla società Piemme, che è la concessionaria del Gruppo Caltagirone tanto che tutte e due le testate online (i giornalisti devono non aver neppure aperto i siti, altrimenti gli sarebbe saltato all'occhio) campeggia niente meno che il logo de Il Messaggero. Scandalo! Caso vuole (usiamo lo stile dei nostri novelli Iacona alla amatriciana) che anche Caltagirone sia costruttore della Metro C. Si configura insomma in Roma fa Schifo una attività di lobbing non solo pro Astaldi, ma per tutte le società facenti parte del Consorzio Metro C. Comprese le Cooperative rosse che hanno grande gioco in partita? Chissà. Perché i grandi inchiestisti si siano fatti sfuggire questo passaggio non è dato sapersi. Peccato perché avrebbe suggestionato moltissimo i lettori. 

Detto ciò. Non abbiamo mai avuto modo di conoscere nessuno di Astaldi, ma temiamo che società da miliardi e miliardi di fatturato abbiano sistemi più efficaci per fare attività di lobbing che non un blog che tra l'altro sono mesi che parla male di una loro realizzazione. Tuttavia se Astaldi volesse sostenere un po' la nostra attività, visto che ormai da 7 anni la svolgiamo in maniera completamente gratuita e la cosa è massacrante, noi siamo qui: un contributo non sarebbe per niente sgradito, anzi. Ci permetterebbe di pagare qualche collaboratore e aiutante, di riqualificare la grafica del sito, magari di pensare una bella app, soprattutto di pagarci gli avvocati sia per difenderci dagli attacchi giudiziari (quelli dei cartellonari, quelli di Casa Pound e molti altri ad esempio, che stanno minando le nostre finanze personali) e sia per difenderci dalle diffamazioni che superano il livello di guardia, come questa. Eh già perché oggi, con le nostre finanze, non abbiamo minimamente la possibilità di contrattaccare a livello legale alla valanga di falsità e infamie di questi fascistelli da tastiera: non ce lo possiamo permettere.
Dunque appello ad Astaldi: il link per effettuare le donazioni è qui a destra. Prego cliccare, prego mettere molti zeri nella cifra, prego confermare. Ringrazieremo con un post solo se la cifra supererà i 50mila euro, sennò solo via mail. Appello che facciamo anche alle altre tante aziende romane e internazionali che, di volta in volta, vengono inserite nella lista di quelle che "ci pagano": già che ci siete pagateci per davvero che abbiamo un enorme bisogno di risorse per potare avanti questo progetto il quale, vittima del suo successo, sta attirando attacchi sempre più meschini, sempre più fascisti, sempre più mafiosi, sempre più violenti. Per fronteggiarli occorrono denari, denari che non abbiamo. E se ci pensate è in realtà davvero assurdo che quella che ormai è una istituzione come Roma fa Schifo non abbia supporto istituzionale e privato per poter andare avanti e migliorare ancora il proprio apporto al bene della città: pagatece, una buona volta!

Roma fa Schifo è in realtà un corporate blog di Astaldi, come sostengono i movimenti? Ma magari! Ecco la nostra risposta all'inchiesta. 

Ad ogni nostra battaglia c'è sempre, in definitiva, qualcuno pronto a giurare che veniamo pagati, prezzolati, foraggiati, manovrati. "Ma chi ve paga?" è il motto diffusissimo di chi a Roma vede impegno civico e non può capacitarsene, non può credere che qualcuno si impegni e si sbatta da anni, ogni giorno, per la propria città senza un tornaconto economico. Questa feccia non muove un mignolo senza un ritorno o economico, o politico, o di potere. Non possono pensare che qualcuno si muova per spirito civico e per senso del bene comune: la cosa li fa andare totalmente, come si può intuire, fuori di testa. In realtà, se ci pensate, è una notizia positiva: più l'impegno di questa brutta gente per smontare il nostro lavoro si fa sofisticato, più il segnale dell'efficacia del nostro lavoro è squillante. Mettere i bastoni tra le ruote alla mafia romana che imperversava nel silenzio dei media da decenni e che utilizzava i movimenti come stampella non poteva essere azione priva di conseguenze. E per ora si limitano a scrivere, chissà per quanto...

30 foto per segnalare l'abisso che separa Roma da Napoli. Ovviamente a vantaggio di Napoli

Solito plot che conoscete ormai molto bene: caro, vecchio post di raffronti. Questa volta non internazionali, ma riferiti ad un'altra città italiana, molto vicina a Roma peraltro. Raffronto significativo perché nella testa della grande maggioranza dei romani Napoli è considerata come una città "messa ancora peggio" di Roma. Niente di più falso e superato. Anche perché mentre nell'ultimo quindicennio Napoli ha fatto qualche passo in avanti (pur restando una città con enormi problemi), Roma ha fatto mille passi indietro tanto che, allo stato attuale, lo stato di degrado della Capitale d'Italia è assai superiore a quello della metropoli campana. Analizziamo una a una le immagini che approfondiscono alcuni piccoli punti, ma che danno un segno sulle differenze ormai purtroppo smaccatissime tra le due persone. Spiace solo non aver materiale che documenti - in raffronto alla devastazione romana - la cortesia e l'efficienza del personale dei mezzi pubblici: a Napoli chi ti corre incontro quando sei alla macchinetta non è il nomade desideroso di scipparti, bensì l'addetto che ti aiuta. Successo due volte in un giorno. Senza chiedere. A voi a Roma è mai successo?


Giri per Via Toledo (altra pedonalizzazione vera!) e alla fine, nel breve tratto tra Piazza Trieste e Trento e la metro Toledo, pur di Sabato, ti rendi conto di aver incontrato qualcosa come 8 o 10 uomini della Polizia Locale. Ovvio che, grazie a questo impegno, fazzolettari e vu cumprà non vi siano.

E' sorprendente come in molte zone della città si sia riusciti a dare un assetto europeo alle strade. Assetto che a Roma praticamente non esiste (di fatto Via di Torre Argentina è l'unica ad avere caratteristiche simili). Questo a Napoli accade in molte aree. Da quelle più popolari a quelle più chic. La lotta alla sosta selvaggia è stata fatta con robusti paletti, non a chiacchiere o con segnaletica. Speriamo vadano avanti perché laddove non c'è arredo urbano, c'è il delirio.




A Napoli la questione è molto semplice. Se c'è una zona dello shopping di lusso (e Via dei Mille ma soprattutto Via Filangieri sono tra queste), gli arredi e l'assetto urbano devono essere di lusso. Così come accade a New York, a Londra o a Parigi. Guardate queste immagini e poi pensate al castagnaro di Via Condotti, alla sosta selvaggia di Via Frattina e di Fontanella Borghese, alla bancarella di Piazza di Spagna, alle baraccopoli di Cola di Rienzo.


 
Ma come fanno i writers napoletani a esprimersi? No perché tutti i cassonetti sono intonsi, perfetti. E come fanno i traslocatori? Come fanno i napoletani a traslocare o a svuotare le proprie cantine quando sui cassonetti non c'è l'ombra di un adesivo di queste attività abusive e criminali? A Roma i cassonetti sono completamente ricoperti. Come mai una differenza così enorme a distanza di pochi chilometri? In realtà una affissione c'è, è quella di un comitato che in collaborazione con Asia (l'Ama di Napoli) ha affisso su tutti i cassonetti un invito a impegnarsi di più per la preferenziale. Senza mandarlo a dire!


Non solo il Lungomare è pedonalizzato (ma una pedonalizzazione vera, attenzione!) nell'ambito di un'operazione che resterà nella storia, ma - con apposita indicazione comunale - si indica anche la qualità del mare per la balneazione direttamente in pieno centro. Mare eccellente sia dalle analisi che dalla vista: le foto non rendono la limpidezza!

E guardate la Stazione Mergellina. Niente male eh? E' la seconda stazione della città, come la nostra Tiburtina... ma provate a ipotizzare il confronto. Sì sì anche qui fino a pochi anni fa c'era il caos e fuori il piazzale era tutto ingombro di macchine. Ma poi hanno riqualificato l'arredo urbano e la situazione oggi è questa. 

Oltre a non aver capito come traslocano, non abbiamo capito neppure come fanno i napoletani quando hanno bisogno dei famigerati serrandari. Qui le serrande e le cornici delle entrate dei negozi sono sempre libere. Perché da noi sono completamente ricoperte di adesivi?

Non abbiamo creduto ai nostri occhi. Leggete il livello statunitense di sputtanamento che si attua verso gli affissori abusivi da parte del Comune. Solo applausi per una amministrazione comunale che dice parole chiave, le scrive, le spiega ai cittadini contro l'abusivismo. 

 A proposito di affissioni, il centro storico di Napoli, come avrete visto dalle altre foto, non è ingombro di cartelletti di ogni tipo. Sono stati fatti regolari bandi pubblici e la zona centrale della città è stata pulita e ora ha pochi cartelli e belli. Magari dotati di mappa, come questo.

A Napoli non c'è il TAR che dice "non si possono alzare le tariffe delle strisce blu perché bisogna tenere presente la scarsa propensione dei romani ad usare il trasporto pubblico". O forse a Napoli non ci sono associazioni di consumatori che si accaniscono contro l'amministrazione e in definitiva contro i cittadini. Sta di fatto che i parcheggio blu costano così. Molto più che da noi: ovvio, è l'unico modo per disincentivare le persone a utilizzare l'auto privata. 



Fuori dalla Stazione Centrale l'unica sosta plausibile è quella dei taxi. Pensate a Via Giolitti e a Via Marsala invece. Ma il nostro assessore ai lavori pubblici ha promesso "entro marzo" di risolvere la situazione. Marzo però sta finendo...



Macchinette in ottimo stato e presidiate da addetti e con nastri ad evitare l'assalto di questuanti e ladruncoli. 

Poi, dopo un'ora e dieci, arrivi a Roma e trovi le biglietterie della stazione presidiate da tre rom ragazzini che "aiutano" chi di aiuto non ha alcun bisogno...

È la zona della Stazione Tuscolana ma sembra Harlem negli anni Ottanta. La storia dell'immobile massacrato in via Noto

29 marzo 2015




Sono un vostro assiduo lettore e vi vorrei segnalare (foto in allegato) quanto da me visto su Via Noto nella zona Stazione Tuscolana.
Su questa via si eleva la facciata di uno stabile, con ingresso nell’adiacente Via Gela, per il quale dei lavori di riconversione (da impianto industriale ad edilizia residenziale) sono fermi da diversi mesi (se non anni).
Su questa parete, alcuni “artisti” dello spray, con evidente sprezzo del pericolo, si sono arrampicati (magari sfruttando alcuni ponteggi ancora in piedi) per testimoniare alla cittadinanza tutta la loro sublime arte.
Che dire?
Sarebbe bello che tale energia e voglia di fare, fosse invece destinata ad abbellire, ripulire, mantenere e non a deturpare.
Sarebbe pure interessante sapere cosa spinge una persona a scrivere con lo spray una “firma” che lo rappresenti.

Spero che dalle finestre  delle case di questi “artisti” non si debba godere dello stesso spettacolo… Grazie per l’attenzione e per il vostro operato.
Vincenzo

"A Roma serve il lanciafiamme". Il terrificante editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Da leggere, rileggere, divulgare


Il Pd e Roma, l’etica ormai perduta e la catastrofe di una intera città

Il Campidoglio è precipitato nella voragine delle spese e dei debiti incontenibili, dell’inefficienza più spaventosa dei suoi servizi pubblici. Tra vigili assenteisti e indagati

di Ernesto Galli della Loggia
 

La catastrofe del Pd romano non nasce né oggi né ieri. Essenzialmente è l’esito della catastrofe di un’intera città. Se si vuol cominciare a capire basta passeggiare una mattina per una delle sue tante strade commerciali, dove si addensano negozi e bancarelle di ambulanti. E osservare in mezzo alla confusione di quel mercatino all’aperto, dei clienti davanti alle vetrine, l’incedere lento, annoiato e superbo, del vigile e della vigilessa di turno. Furgoni e automobili stazionano regolarmente in sosta vietata, in doppia fila, ma per tutto questo i due non hanno occhi, perlopiù non se ne curano. Loro entrano nei bar o nei negozi, ai cui affari certo non nuoce che si possa arrivare in macchina fino al loro uscio; parlottano amichevolmente, celiano, scambiano battute con i proprietari, escono. Talvolta con qualcosa sotto il braccio. Passano alla bancarella dell’ambulante, quasi sempre extracomunitario. Adesso sui loro volti si disegna un certo cipiglio, il gesto si carica d’autorità, nelle poche parole il tu è d’obbligo. Il vigile e la vigilessa palpano la merce, i golfini, le borse, gli stracci. Capita anche che tirino fuori qualcosa con dei moduli, che impugnino una penna. Ma prima di scrivere ci sono sempre lunghi parlottii, conciliaboli. Alla fine quasi mai il modulo viene riempito. Il giro può proseguire. Questa, vista dal basso, è Roma, la capitale d’Italia. Dove il corpo dei Vigili Urbani insieme ai funzionari degli uffici comunali che di essi più si servono (l’Urbanistica, l’Edilizia, il Commercio) sono da sempre oggetto di inchieste e di denunce d’ogni tipo. 

Ma come del resto i suddetti funzionari, loro, i vigili, sono sempre lì, indomabili, zazzeruti, a volte lavativi, quasi mai sulla strada. E al pari dei taxisti, intoccabili. Ne sanno qualcosa quei loro pochi comandanti che, poveri illusi, hanno creduto di poter cambiare le cose. Sono l’emblema di un Comune dove tutto sembra avere un prezzo (anche per riscuotere un mandato di pagamento pare che si debba lasciare una tangente). Precipitato nella voragine delle spese e dei debiti incontenibili, dell’inefficienza più spaventosa dei suoi servizi pubblici — oltre un terzo dei cui mezzi sono ogni giorno fermi per mancanza di pezzi di ricambio, con la raccolta dei rifiuti ormai in certi quartieri quasi inesistente —. Servizi pubblici che un sindaco di memorabile nullità — Gianni Alemanno — affidò solo pochi anni fa a dei veri gaglioffi, capaci di assumere in poco tempo oltre mille, dicesi oltre mille, tra parenti, amanti, mogli e amici. 

Un Comune, quello di Roma, nel cui Consiglio sono ormai decenni che non mette più piede quasi nessuna persona disinteressata, appartenente all’élite sociale e culturale della città, desiderosa di offrire le proprie competenze, vogliosa di impegnarsi per il bene pubblico. Niente: da decenni quasi solo vacui politicanti di serie B, faccendieri, proprietari di voti incapaci di parlare italiano, quando non loschi figuri candidati a un posticino a Regina Coeli. Del resto non è a un dipresso così dappertutto? L’Italia del federalismo e dei «territori» non è forse, con qualche eccezione, tutta più o meno nelle mani della marmaglia? E sempre di più della malavita. Con le sue potenti risorse organizzative e finanziarie la delinquenza calabro-napoletana ha messo al proprio servizio la delinquenza romana. E dopo aver piazzato qui il grande mercato dei suoi traffici di droga, ha deciso di fare delle attività commerciali e produttive dell’Urbe lo strumento del riciclaggio dei suoi soldi. Il rapporto con l’amministrazione e la politica cittadina è stato un momento decisivo di questa infiltrazione. La vasta pratica corruttiva da tanto tempo fisiologica negli uffici comunali, della Provincia, della Regione, ma tutto sommato fino ad allora di non grande cabotaggio, si è trovata esaltata e moltiplicata. È diventata pervasiva. E per un effetto necessario, sempre più contigua a una dimensione crudamente criminale. Ormai il cuore della ricchezza cittadina è questo. E intorno ad esso è cresciuto a Roma un ceto più o meno vasto di professionisti, di «consulenti», di personaggi introdotti in alcuni punti chiave dello Stato, di veri e propri delinquenti in guanti bianchi, ma anche di uomini-ombra più di mano, tipo Salvatore Buzzi, la cui attività sostanziale è ormai quella di intermediare il malaffare con la decisione politico-amministrativa: che si tratti di un grande appalto o una di una Ong per i migranti. Con un tenore di vita, di abitazioni, di auto, di consumi, la cui origine illegale si respira nell’aria. 

Il Pd arriva a questo punto. Il Pd era l’unico partito romano che conservava almeno in parte un rapporto con la base popolare, quella del vecchio Partito comunista: e probabilmente proprio questo è ciò che l’ha perduto. Una base popolare dai tratti spesso plebei — chi ha una certa età se lo ricorda — che per forza era contigua a persone e cose non proprio in regola con la legalità (ladruncoli, piccoli spacciatori, topi d’auto): ma finché a sovrintendere ci sono stati il controllo etico-politico del partito e la decisione inappellabile dei vertici in materia di cariche e di mandati elettorali, nessun problema. Come si sa, però, a un certo punto tutto questo è svanito. È accaduto allora come se quella base popolare fosse rimasta affidata a se stessa e alle regole spesso demenziali (vedi primarie «aperte») ed estranee della nuova democrazia interna. È allora che si è aperto il varco: non avendo più un vero corpo, il partito non ha avuto più anticorpi.

Mentre il Pd si confermava nella città come il partito di fatto stabilmente dominante, con tutte le possibilità di affari connesse a un tale ruolo, una parte dei suoi uomini ha capito che esso poteva essere assai utile per riempirsi le tasche. Lo ha capito anche la delinquenza più sveglia e più attrezzata, che è stata pronta a stabilire rapporti con la sua nuova classe, a mettere a libro paga persone, a costruire filiere, a organizzare complicità e ricatti. Così, servendosi dei mezzi del clientelismo politico più ovvi, è cominciata la scalata al Pd da parte del malaffare. Lo ha detto bene in un rapporto Fabrizio Barca, dopo aver indagato quanto accaduto nei circoli dem della Capitale: il Pd è diventato «un partito cattivo, ma anche pericoloso e dannoso», i suoi iscritti sono troppo spesso «carne da cannone da tesseramento». Matteo Renzi è avvertito: questa è Roma, la capitale dell’Italia del cui governo egli è a capo. Questo è — qui ma non solo — il partito di cui egli è segretario. Ma a questo punto, sia chiaro, non servono le parole e neppure l’accetta. Serve il lanciafiamme.

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