L'assurda alluvione di Ponte Milvio del 27 maggio 2015. Foto e video, mandateci i vostri contributi e li aggiungiamo

27 maggio 2015











Video e alcune foto da: facebook.com/karim.clementi

Signori, abbiamo finalmente un Prefetto! Gabrielli: "a Roma le partite vanno giocate a porte chiuse". Il racconto della tifoseria peggiore d'occidente: ne laziale ne romanista, romana


Gabrielli in questa straordinaria e lucidissima intervista dice tutto. E la Capitale d'Italia finalmente ha un prefetto, è una novità assoluta. Inedita. Cosa dice? Dice dell'irrecuperabilità del tifo romano, dice dell'impossibilità e dell'insensatezza di disputare match di alto livello nella nostra città, dice che il problema non è come intervieni, il problema sta nella gentaccia che devi fronteggiare, dice che le forze dell'ordine non possono continuare a prenderle, dice che i contribuenti si sono scocciati di pagare, dice che negli ultimi 10 anni mentre tutte le tifoserie occidentali sono migliorate, quelle romane sono peggiorate. Dice tutte le cose, insomma, che qui - isolati - andiamo ripetendo da anni e anni. Ora le sostiene anche il Prefetto di Roma. Avanti!

Roma, il pugno duro del prefetto Gabrielli: "All'Olimpico disputare a porte chiuse le partite ad alto rischio"
 
Violenze al derby, intervista all'ex capo della Protezione civile. Che lancia una proposta forte: "Lo stadio romano è in un imbuto, indifendibile". E ancora: "Roncole, coltelli, bombe: questa è guerriglia e schierare 1700 agenti per una partita è un assurdo. Abbiamo evitato i contatti tra gli ultrà ma non basta"
di MAURO FAVALE per la Repubblica - qui il link all'articolo

"Ha ancora senso far svolgere manifestazioni sportive impiegando un numero impressionante di forze dell'ordine? O non sarebbe il caso di pensare, più drasticamente, che certe partite in queste condizioni non si debbano svolgere in maniera ordinaria?". La premessa di Franco Gabrielli, prefetto di Roma dal 2 aprile, sono due domande "che non hanno nulla di retorico". Il giorno dopo il derby del lunedì, sporcato da due accoltellamenti e da tafferugli attorno all'Olimpico, l'uomo che per quasi 5 anni ha guidato la Protezione civile è amareggiato. "Quando una partita di calcio si connota per scontri, feriti, cariche alle forze di polizia, sequestri di roncole, caschi e bastoni, stiamo ancora parlando della cronaca di un evento sportivo o di una guerriglia urbana?"

Quello dell'altro ieri è stato il suo primo derby da prefetto. Qual è la sua valutazione del day after?
"Per certi aspetti, è andata come pensavamo dovesse andare: al di là di due gravissimi episodi, vorrei ricordare a chi ha poca memoria, che il tema dei coltelli, delle "lame", per dirla alla romana, ha attraversato la storia del tifo capitolino. Quando stavo alla digos, 11 anni fa, c'era anche un gruppo che si chiamava Bisl: "Basta infami, solo lame"".

E puntualmente sono ricomparse fuori dallo stadio. Pochi controlli?
"Sono episodi avvenuti a qualche chilometro dallo stadio, in un'area che non poteva essere soggetta a militarizzazione".

A proposito di militarizzazione: l'altro ieri avete schierato 1700 uomini ma questo non è servito a far filare tutto liscio.
"Il dispositivo messo in campo è stato idoneo a evitare che vi fossero compromissioni molto più significative. La cosa più scandalosa, però, è proprio il numero di agenti impiegati. E allora bisognerebbe dire che quando si ritengono certe partite non più gestibili con un decente numero di personale non si fanno giocare in maniera pubblica".

E chi decide se far giocare un derby a porte chiuse?
"Lo decideremo insieme ma credo sia comunque necessaria una riflessione a riguardo. Anche perché il contribuente italiano, che di calcio si interessa poco o comunque non per questo tipo di manifestazioni, credo che viva in maniera giustamente risentita tutto questo dispendio di denaro. E in un Paese in cui il corretto utilizzo delle risorse è un tema discriminante, questo ragionamento bisogna farlo per rispetto ai contribuenti e alle forze di polizia, carabinieri e guardia di finanza costrette spesso in questi contesti a ricevere mazzate".

Che ne pensa dell'ipotesi di giocare il derby solo la domenica mattina alle 12?
"L'unica cosa rimessa alle valutazione di prefettura e forze di polizia, e cioè non avere il deflusso dallo stadio in condizione di luce non favorevole, si è dimostrata corretta. A dispetto di chi ha parlato di resa dello Stato. Per far svolgere la partita di lunedì, quella era la condizione imprescindibile e ringrazio le forze di polizia che hanno fatto sì che la situazione non degenerasse".

All'esterno dello stadio, però, c'è stato qualche problema.
"E lì abbiamo effettuato efficaci azioni di contrasto, usando idranti ed evitando che le tifoserie entrassero in contatto tra di loro. E la volontà di scontrarsi era sistematica e chiarissima".

Ieri è stata segnalata la presenza di tifoserie violente arrivate da altre parti d'Europa. Ne eravate a conoscenza prima dell'inizio della gara?
"Certo, ma fino a prova contraria la libera circolazione è ancora consentita. Non possiamo certo fare arresti preventivi solo perché uno appartiene a tifoserie "effervescenti". Il tema è che, oggi come oggi, ci sono situazioni, piazze e contesti nei quali svolgere manifestazioni sportive in termini ordinari è diventato complicato. La scelta è semplice: o militarizzi il territorio o non consenti più che si svolgano così".

Lei quale delle due opzioni preferisce?
"Propendo per l'ipotesi che tuteli maggiormente il contribuente".

Tornando ai tafferugli, possibile che non si possa organizzare diversamente afflusso e deflusso così da evitare scontri, che puntualmente si verificano nella zona di Ponte Milvio?
"Dire che l'Olimpico si trova in una posizione infelice è dire poco: un imbuto con tutta una serie di implicazioni su arterie stradali la cui ricaduta in termini di fluidità del traffico è nota a tutti. È il luogo che mal si presta, che non è idoneo, non l'organizzazione dei servizi".

Nel 2004, quando il derby fu interrotto dai tifosi in una drammatica giornata, lei era alla digos della capitale: cos'è cambiato da allora?
"Nell'ambito delle tifoserie non c'è stato un cambio di atteggiamento e il tempo trascorso, più che attenuare certi comportamenti, li ha accentuati. Nonostante gli arresti, i daspo, le strutture costruite attorno all'Olimpico, l'aumento di agenti che cresce di derby in derby, gli esiti di queste partite sono sempre simili. Forse, allora, il tema non è tanto la terapia, ma la malattia".

"I caldarrostari scompariranno il 31 marzo e pubblicheremo mappe e scadenze". Era il 2013, oggi tutto insabbiato




Ve li ricordate i mitici tempi della trasparenza di inizio consiliatura? Quando sembrava che davvero tutto potesse e dovesse cambiare in tutti i comparti? Quando nessuno si sarebbe immaginato di vivere una consiliatura che, sotto sotto, in troppi settori, avrebbe replicato la tolleranza e la connivenza di quelle precedenti rispetto al mondo dell'ambulantato? 
In quei mesi (era novembre del 2013) dal Primo Municipio si alzavano voci magniloquenti: "pubblicheremo tutte le postazioni e tutte le scadenze, faremo i bandi, sul sito del comune ci sarà una mappa dei braceri".
E in effetti qualcosa si fece: comparve la lista dei castagnari (quasi tutti appartenenti allo stesso clan familiare), comparvero le date di scadenza, comparve la mappa. I quotidiani cittadini, come questo articolone sul Corriere della Sera, celebrarono.

Dopo qualche tempo tutto scomparve. La trasparenza, evidentemente, fu troppa e qualcuno consigliò al Primo Municipio di insabbiare tutto. E così si fece. Le pagine vennero cancellate. Scomparvero. Così come scomparvero i bandi di gara, così come scomparvero le mappe e così come scomparvero, soprattutto, i propositi di far rispettare le date del servizio: da ottobre a marzo. "Il 31 marzo le castagne spariranno" promise Sabrina Alfonsi su tutti i giornali e le agenzie. Giustamente, perché vendere caldarroste con 35 gradi all'ombra è una cosa illogica oltre che illegale. Ebbene le castagne continuano ad essere venduta, nella più totale evasione fiscale, anche sotto al solleone, le gare non si fanno, tutte le pagine relative sono state accuratamente cancellate dal sito del Primo Municipio.

"Con questo sistema ogni cittadino potrà verificare gli arredi autorizzati e il posizionamento esatto dell'operatore. Una garanzia anche per i venditori corretti. I dati sono forniti in formato aperto e in modo liberamente riutilizzabile e redistribuibile (open data), corredati dai file da scaricare e da una vista sui servizi di mappe online. Tutto questo è stato realizzato a costo zero dal personale del Municipio Roma I. La pubblicazione di questi dati è l'inizio di un metodo che adotteremo anche in altri ambiti per garantire sempre maggiore trasparenza nell'operato dell'amministrazione".

Così dichiarava Sabrina Alfonsi all'Agenzia Dire nel 2013. Evidentemente c'è stato qualcosa di più importante che garantire ai cittadini la trasparenza. Qualcosa di più impellente degli open data sui quali oggi si basano tutte le amministrazioni civili ed evolute d'occidente.

C'è solo un problema: quei rompicojoni di Roma fa Schifo le avevano salvate tutte... Che dite secondo voi ci sarà modo di capire dal Primo Municipio perché si è comportato così? Ci sarà modo di vedere qualche giornale cittadino chiedere conto?

Qui vi spieghiamo come mai le aree verdi di Roma si sono trasformate in praterie, savane e sconfinati campi di grano. Ecco perché

26 maggio 2015

Innanzitutto il primo obbiettivo è aprire gli occhi a chi li tiene ben serrati. Siete capaci, infatti, perfino di abituarvi alla trasformazione di aiuole e spartitraffico (oltre che di piccoli parchi, visto che le Ville Storiche sono gestite con altre modalità) in campi di frumento senza che questo vi porti minimamente a porvi qualche domandina.
Ebbene: osservate cosa sta succedendo attorno a voi!

Detto questo vi ricordiamo, perché anche qui probabilmente avete dimenticato, che lo scorso dicembre è scoppiato lo scandalo Mafia Capitale a seguito dell'inchiesta Mondo di Mezzo della Procura di Roma. Una buona parte di questo scandalo era riferito ad alcune cooperative che, per conto del Comune, svolgevano compiti in città. Dall'assistenza ai rifugiati, ai servizi nei campi rom fino alla manutenzione e alla cura del verde.

Non appena scoppiato lo scandalo, il Comune, e segnatamente l'Assessorato all'Ambiente, in regime di autotutela e, come si dice, per non saper ne legger e ne scrivere, ha annullato tutti gli affidamenti alle cooperative che si occupavano del verde-non-di-pregio. Lo ha fatto senza, tuttavia, far nulla per compensare (forse per paura di ricorsi e impugnative). Ha semplicemente annullato la manutenzione del verde. Visto che nella manutenzione del verde si era infiltrata Mafia Capitale, il Comune poteva fare due cose: o non manutenere più il verde, abbandonandolo, oppure provare a trovare strade alternative, facendo bandi (accertandosi che fossero regolari) e assegnando la manutenzione a realtà lontane dalle cooperative invischiate nella malavita.

E' stata scelta la prima ipotesi. A partire da dicembre via via le aree verdi sono state lasciate in abbandono. La situazione si è fatta emergenziale in questi mesi primaverili durante i quali la crescita delle erbe infestanti è più vigorosa. Ci sono erbacce che hanno superato l'altezza delle panchine, ci sono spighe di grano dappertutto, alcuni arbusti hanno superato il metro e mezzo di altezza fino ad oscurare cartelloni e segnaletica. 

A fine marzo è stato approvato il bilancio 2015 della città, ma questo non ha smosso granché. Gli uffici, gli assessori interessati, i dirigenti hanno continuato a contraddistinguersi per inefficacia e lentezza assoluta. Nel frattempo i 300 giardinieri, che se lavorassero sodo potrebbero tranquillamente tener testa ai problemi, evidentemente continuano ad avere un livello di produttività diversamente alto.

Come si procederà? Ci sarà un "appaltone" (sic) della durata di 18 mesi (sic) che si avvarrà di una procedura europea e che non verrà assegnato prima di settembre (salvo ricorsi e tutto il resto che ben conosciamo). Nel frattempo l'assessorato pensa a gare "ponte" di 3 mesi (sic) magari prorogabili se l'appaltone non si riuscirà ad assegnare nei tempi prestabiliti.

Per ora non si sa nulla ne dell'appaltone ne delle gare ponte e l'erba continua a crescere vigorosissima. Se a giugno o a luglio arriverà un po' di siccità, basterà un mozzicone di sigaretta per innescare roghi. Roba da aver paura davvero.



Come si potrebbe risolvere in maniera strutturale? Molto semplice. Anche qui basta copiare ciò che si fa all'estero. Metti, ad esempio, Lisbona. Lì ogni piazza con giardino al centro è dotata di un chiosco. Il chiosco, tra l'altro sempre bello, curato, piacevole, ha la concessione per somministrare cibi e bevande e in cambio deve tenere pulita l'area (leggi anche qui). E' la cosa più semplice del mondo: il Comune non spende, anzi incassa oneri e concessioni, in più risparmia i costi di manutenzione, in più si generano posti di lavoro e servizi di qualità per il turismo che così aumenta e si qualifica. Vincono tutti e perde la Mafia. Ecco perché non si fa e non si farà mai.

In compenso l'assessore Estella Marino ha un fragoroso progetto 'strutturale' per caratterizzare il suo mandato, lo ha annunciato in una magniloquente intervista a Repubblica: introdurrà nelle nostre ville i secchi per... la raccolta differenziata. Giusto, per carità. Ma è più ambizioso e visionario l'assessore all'ambiente di Ferentino, idem quello di Sora, idem quello di Rocca Priora e aggiungete voi qualche borgo di 5mila anime a caso. Qualcuno la avvisa che è l'assessore della capitale del paese e che è lì su quella poltrona per imprimere un segno di cambiamento e discontinuità marcato e netto?

Video. Chiunque transita in bici ai Fori Imperiali rischia le penne a causa dei risciò. Aspettiamo l'incidente grave o interveniamo prima?


Non solo continuano totalmente indisturbati a svolgere una professione che non esiste e che non ha autorizzazioni, non solo portano turisti in giro senza la minima garanzia e copertura assicurativa, non solo operano nonostante i Vigili Urbani abbiano promesso di non dar loro tregua (e invece non fanno niente), non solo adescano i turisti urlando "taxi, taxi, taxi" cosa che dovrebbe far incaxxare di brutto i tassisti che invece appaiono essere abbastanza tolleranti, ma i terrificanti finti risciò (sono fasulli, in realtà hanno un motorino elettrico con tanto di batterie!) guidati ora da avanzi di galera, ora da personaggi inqualificabili (i peggiori biglietti da visita per i nostri turisti), ora da ragazzini forse anche minorenni, continuano ad occupare tutta la carreggiata di Via dei Fori Imperiali e di Piazza del Colosseo rendendo impossibile la vita alle tante biciclette di passaggio. 
Basta guardare questi video per capirlo. E bisogna guardare questi guidatori di finti risciò spaparanzati con le chiappe o la panza di fuori per capire a che livello di impunità, cattivo gusto e sopruso siamo arrivati. 
Possible che non si possa fare niente? Vigili Urbani e Assessorato ai Trasporti ci hanno provato evidentemente senza riuscirci. Ma cosa ci vuole a fare una ordinanza che vieti questi obbrobri pericolosi e illegali? Si aspetta che ci scappi il morto in un incidente? Basta osservare i video per capire che l'incidente viene sfiorato in ogni momento a causa dello stile di guida di questi trabiccoli.  E poi perché i sindacati dei tassisti tacciono o protestano con morbidezza? Basta andare al Colosseo e fingersi turista per capire che questi 'signori' adescano turisti e si propongono come taxi, gli manca solo la licenza, l'assicurazione e la sicurezza di guida. E i prezzi sono maggiori. 
Perché stiamo tollerando questa nuova invasione? Qui su Roma fa Schifo ne parliamo da dicembre. Abbiamo fatto tanti articoli, foto e video e stanno tutti qua. Ovviamente la stampa cittadina si è guardata bene dall'approfondire la faccenda...

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