Ciclabile Tuscolana. Un video e 7 riflessioni dopo le ridicole proteste

9 dicembre 2018
A dispetto di una amministrazione collusa, corrotta, incapace e dannosa all'inverosimile, nel VII Municipio si respira un'aria un pelo differente. Dai marciapiedi sono state tolte le atroci bancarelle, nel territorio si combattono le roccaforti dei cittadini più squallidi della zona, chiamati Casamonica, e lungo la strada principale del quartiere, la Tuscolana, si realizza una infrastruttura ciclabile che dovunque sarebbe la normalità, ma per gli standard di Roma (parliamo di 4 km e mezzo di bike lane) è autenticamente una grande opera.

E nonostante tutto questo, invece di inginocchiarsi ad una amministrazione che oggettivamente sta facendo vedere qualche briciolo di segno di cambiamento, i cittadini cosa ti fanno? Protestano come dei deficienti. 

Le proteste riguardanti la ciclabile le abbiamo commentate in questo post su Facebook, qui sotto vogliamo elencare alcuni punti che sottolineano come le proteste siano demenziali e come semmai la colpa dell'amministrazione sia stata non certo quella di aver ristretto troppo la Tuscolana, bensì di averlo fatto troppo poco come il nostro filmato dimostra. Al di là delle nostre critiche, stiamo parlando di un intervento concettualmente indovinatissimo che parte da un assunto sacrosanto: dove c'è spazio per la doppia fila, c'è spazio per una bike lane. E' un concetto molto semplice che si può applicare a centinaia di strade di Roma: convivete con la doppia fila? Benissimo. Allora lasciamo le auto in doppia fila, e al posto di quelle in prima fila, mettiamo una ciclabile. Così la doppia fila diventa magicamente regolare e si crea spazio e sicurezza per i ciclisti. E oltretutto si impedisce fisicamente una ulteriore doppia fila. Da replicare, quanto prima, ovunque. La Tuscolana è un prototipo, ecco perché è importante difendere questa ciclabile nonostante come comprenderete dal video ha secondo noi qualche difetto. 


1. POSTI AUTO

Non si perderà nessun posto auto. Purtroppo, diciamo noi, non si perderà nessun posto auto. I posti auto dalla superficie stradale vanno tolti sia per rivalorizzare il sottosuolo (al posto dei parcheggi ci hanno fatto supermercati, magazzini, cantine e palestre, perché tanto e maghine se metteno de fori) sia per spingere le famiglie a rinunciare alla seconda o alla terza auto che spesso viene acquistata perché tanto la si può posteggiare senza spendere nulla in cambio. Sarebbe stato bello se insieme alla ciclabile si fosse proceduto a togliere i parcheggi dallo square centrale trasformando in parco lineare quello che oggi è un volgare parcheggio separato da guard rail di metallo dalla carreggiata tipo paese dell'est degli anni ottanta, ma questo non si fa: speriamo che l'amministrazione trovi il coraggio di attuale misure impopolari ma necessarie assolutamente come l'eliminazione dei posti auto dalla superficie e dal suolo pubblico.

2. CARREGGIATE
Come il nostro video dimostra alla perfezione non solo le corsie in carreggiata erano due e rimangono due anche dopo la ciclabile, ma purtroppo restano corsie "alla romana" ovvero troppo larghe. Altro che "restringimento"... Cosa si doveva fare? Semplice: approfittare per allargare un po' i marciapiedi. Così la combinazione tra marciapiedi più larghi + ciclabile + due corsie finalmente di dimensioni corrette avrebbe al contempo dato reale ordine alla strada e coadiuvato di molto il commercio, oggi brutalizzato da marciapiedi orribili e troppo stretti per un reale shopping di qualità.

3. LUNGHEZZA
Protestano perché la ciclabile parte nel nulla e arriva nel nulla. Falso. E' una lunga ciclabile di grande impatto, pronta speriamo presto ad essere allungata sul tratto più centrale della Tuscolana che sembra una camionabile del Minnesota nel 1920, larga in maniera inverosimile e bisognosa di un restyling assoluto. Se pensi alla Tuscolana, ad esempio, all'altezza di Furio Camillo, ti prende un colpo. La ciclabile andrà allungata quanto prima anche perché oggi per chi va verso il centro si interrompe pochi metri prima della salita di Porta Furba invitando i ciclisti ad andarsi ad ammazzare su una strada molto pericolosa. Non va bene. 

4. COSTI
Qualche associazione di ciclisti che voleva che la ciclabile passasse altrove lamenta che i costi sono alti. Stiamo parlando di meno di 700mila euro: un costo contenutissimo. E lo si evince bene dalla qualità terzomondista del cantiere. Si lavora semmai troppo a risparmio.

5. PERCORSO
Qualche imbarazzante comitato locale voleva che la ciclabile passasse nel Parco degli Acquedotti. E' ovviamente una follia. Le ciclabili devono passare nel cuore della vita civile e commerciale dei quartieri. La bici non serve per andare a fare scampagnate nei parchi, bensì per andare a fare compere, muoversi per negozi, andare a scuola, all'università, a lavoro e raggiungere le stazioni della metro dove poi parcheggiare e prendere altri mezzi. 

6. NEGOZI
A Roma, come succedeva in altre città circa 40 anni fa, ancora si pensa che se togli la doppia fila (e la ciclabile purtroppo difficilmente riuscirà a toglierla, come dimostra il nostro video) diminuisci il lavoro dei negozi. Ovviamente è vero il contrario. Una ciclabile porta tantissimo lavoro in più a bar e commerci, secondo alcuni studi gli affari crescono del 40%.

7. DOPPIA FILA
Sarà veramente dura perché le carreggiate "alla romana" che la ciclabile lascia (due carreggiate da 3,70 metri) consentiranno purtroppo a molti incivili di fermarsi lo stesso con conseguenze - in alcune ore - non trascurabili sulla congestione del traffico. Come ovviare? Il modo c'è: realizzare una segnaletica molto evidente e netta, che non lasci dubbi e poi agire in modo molto duro e inflessibile con lo street control. Strade soggette a doppia fila come Via Tuscolana devono vedere un lavoro impegnato di questo strumento. E' sufficiente dedicare una macchina, una sola macchina con due agenti, allo street control sulla Tuscolana (e su altre strade, dalla Boccea a Cola di Rienzo) facendole fare su e giù di continuo. Significa che si arriverà ad una buona sicurezza di prendere la multa, significa che ogni mezz'ora il passaggio della volante farà secco chi ancora si diverte a comportarsi da incivile, significa peraltro avere tanti soldi in più per investire sulla mobilità dolce e sostenibile. Basta una macchina per ogni strada. In alternativa telecamere fisse, come dovrebbero esserci su ogni strada importante. In caso contrario rischia di essere tutto inutile e tutto vanificato...


Resta, a cappello di tutto e a chiosa di tutto, una cronica capacità dell'amministrazione di comunicare. Una storia come questa è un contenuto che l'amministrazione deve essere capace di far atterrare in iniziative condivise, filmati, tutorial online. Tutto questo farebbe sentire profondamente ridicolo chi protesta, mentre oggi si sente forte e padrone del territorio in assenza di uno storytelling alternativo. Se l'amministrazione invece di riempire gli uffici di comunicazione di decine e decine di raccomandati pentecatti avesse lavorato in maniera più accorta, oggi non saremmo qui a dover rispondere alle proteste di quattro cafoni. 

Video. I poracci che alle 18 aspettano che si apra la Ztl bloccando la città

8 dicembre 2018
Probabilmente tutti voi avrete visto la scena, qualche giorno fa ci è capitato di incrociarla in diretta e l'abbiamo filmata. Un siparietto che rappresenta a pieno la povertà mentale diffusa della città. Verso le 18, con l'approssimarsi dell'apertura della Ztl, una mandria informe di individui, un grappolo di lamiere letteralmente blocca la città, gli autobus, i taxi, coloro che hanno diritto di entrare, le autoambulanze. La blocca. Che si tratti di Corso Vittorio Emanuele o di Piazza Esedra. In attesa che il led della Ztl segni "varco non attivo". E allora tutti dentro, un fiume di vetture puzzolenti a utilizzare Via Nazionale o Largo Argentino per fare la scorciatoia per passare da parte a parte della città. O dentro al centro dove di fatto non esistono parcheggi regolari e dove dunque si parcheggia sui marciapiedi o nelle isole pedonali.


Tutto questo è semplicemente ridicolo. Se la Ztl ha un senso e serve a limitare l'assalto delle auto private nel centro non si capisce perché questa necessaria tutela dell'area Unesco più delicata e peculiare del mondo scada alle 18. Dopo le 18 Roma non merita più di essere protetta da questa inutile, patetica e ridicola barbarie?


L'amministrazione nell'ambito del piano di Natale ha portato la chiusura della Ztl dalle 18 alle 19. Ma è un palliativo e non basta. La Ztl va tenuta chiusa h24, non ha senso che vi siano orari di apertura e chiusura. Peraltro è l'unico modo per combattere il delirio di sosta selvaggia che umilia il cuore della città. E l'unico modo per non vedere più queste scene da assoluto Terzo Mondo.

Quadruplicati i cassonetti per le strade. Roma invasa dai bidoncini ma nessuno ne parla

5 dicembre 2018




Se hai un esercizio commerciale, non importa se di qualità o meno, e metti fuori dalla tua attività uno zerbino, una tenda, un tavolino, un vaso con una pianta, arrivano in un nanosecondo i Vigili Urbani e o ti intimano di togliere tutto pena multe da migliaia (migliaia!) di euro. E nello stesso identico posto dove volevi mettere una pianta metti invece un bidone della monnezza nessuno ti dice nulla, puoi farlo liberamente.



Questo è solo uno dei paradossi di questa storia. Se abbellisci la città e dai servizi vieni vessato in maniera atroce. Se invece la umili e la riempi di bruttezza vieni tollerato nonostante tua sia platealmente fuori legge.

La faccenda dei bidoncini della raccolta differenziata di bar e ristoranti è allucinante. Da quando sono stati consegnati la città ha cambiato aspetto senza che nessuno se ne curi. Già lo spazio pubblico soffriva enormemente pieno com'è di superfetazioni che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra città del mondo (ettari consegnati alle auto, cartelloni abusivi, ambulanti e i bidoni gialli - altra geniale operazione dell'Ama a 5 Stelle - degli abiti usati), ora la situazione è peggiorata radicalmente. Dove c'erano ancora i cassonetti, lo spazio occupato da queste mini discariche è quadruplicato, con una coesistenza surreale di cassonetti e bidoncini. Dove invece i cassonetti erano stati tolti (e la raccolta porta a porta veniva fatta dai condomini tenendosi all'interno i bidoncini), ora sono ritornati e le strade si sono riempite di nuovo di contenitori di monnezza.



Cittadini e turisti non conoscono la vera natura di questi bidoncini e il loro utilizzo, per loro sono secchi della spazzatura. Cercano di metterci alla rinfusa i loro rifiuti e quando li trovano chiusi (perché per evitare di trovarsi roba buttata a caso i commercianti quasi sempre li lucchettano) li appoggiano sopra contribuendo alla sporcizia del tutto. I bidoncini stanno iniziando a riempirsi di adesivi dei traslocatori e dei serrandari, di stickers e di graffiti. Presto inizieranno a puzzare.




I bidoncini dovrebbero essere tenuti dentro, questo dice il regolamento. L'Ama li consegna e il negoziante deve occuparli di tenerli dentro salvo nel momento in cui Ama passa a ritirarli. Ma l'organizzazione di Ama (una azienda alla canna del gas) è talmente insensata che ogni negoziante si sente in qualche modo giustificato a tenerli fuori. Per i ristoranti - che magari sono aperti solo la sera dalle 18 in poi - gli orari di ritiro sono, ad esempio, dalle 6 alle 11 di mattina e così via. Naturalmente se ci fosse una motivazione i commercianti potrebbero organizzarsi per evitare questo scempio (scempio tra l'altro nelle stesse strade dove loro operano e dunque dove sempre meno persone andranno a passeggiare e spendere, innescando il circolo vizioso della sciatteria che sta uccidendo definitivamente Roma e la sua economia), potrebbero ad esempio accordarsi coi condomini per trovare spazio all'interno dei cortili - così si è fatto a Milano - o potrebbero consorziarsi per affittare piccoli fondi e affidare a qualche associazione o cooperativa apposita l'onere di mettere al mattino fuori e rimettere dentro dopo il ritiro i bidoncini.




Questa motivazione può venire solo a seguito di sanzioni. A Milano tutto questo già si fa (da 20 anni) per il semplice fatto che si è certi di essere sanzionati se non lo si fa. E allora quando sai che un comportamento errato ti comporta una multa, eviti di metterlo in pratica inventandoti alternative. Qui le sanzioni non esistono benché previste. Chiedete ad Ama quante sanzioni ha fatto per esposizione dei bidoncini fuori dall'orario di ritiro. Zero.

La cosa più inquietante di tutta questa storia è la reazione della cittadinanza. Nulla. Zero. La tua strada, il tuo marciapiede, il luogo dove hai investito acquistando un appartamento, aperto una attività viene riempito di decine di secchi della monnezza lasciati fuori da chi non potrebbe farlo e tu taci, muto, zitto. La gente prende il cappuccino seduta su tavolini con vista bidoncini e zitta. Chi ha passeggini o carrozzine per disabili non passa più su alcune strade ma sta zitta. Abituata e assuefatta al brutto. 
Si riconferma il rapporto malato tra i romani e il suolo pubblico. Questa è l'unica città d'occidente dove lo spazio pubblico smette di essere la terra di tutti e diviene la terra di nessuno, il luogo dove tutti possono fare quello che vogliono liberamente. C'è anche una significativa parte di cittadini, che è molto emblematica, che quando parliamo di questo problema ripete frasi tipo "eh ma meglio così che la monnezza per terra". Come se i bidoncini evitassero la monnezza per terra (anzi, la incrementano). Come se l'invasione di rifiuti fosse ormai lo standard e la moltiplicazione di contenitori per rifiuti fosse il male minore. Ecco, una città che ragiona in termini di male minore infischiandosene di leggi, regolamenti, legalità, best practices internazionali e buon senso. Una città totalmente incapace di accettare le riforme di civiltà (guardate la storia delle strisce blu a pagamento anche per i residenti) ma capacissima di adeguarsi all'inciviltà, alla sciatteria, al degrado. Dalle piccole cose alle grandi questioni. Su tutto. E' pur vero che chi è abituato a far scempio dello spazio pubblico (basta vedere come si comportano i romani con le loro autovetture), è ben poco propenso a rimproverare o biasimare altri che fanno altrettanto. Se un romano vede suolo pubblico rubato per fini privati non grida allo scandalo ribellandosi, ma pensa quale è la strada più breve per fare altrettanto. Ci stiamo suicidando, veniteci a salvare.

Tiburtina Valley: il business district di Roma sembra Hiroshima nel 1945

3 dicembre 2018
Ciao Romafaschifo, volevo portare alla tua attenzione una spassosa iniziativa di Unindustria e Comune di Roma. Ho la sfortuna di lavorare in zona Tiburtina e faccio dai 60 ai 120 minuti di viaggio ogni giorno, per sola andata o ritorno, da casa all’ufficio.
Sono dieci anni che la Tiburtina è devastata dai “lavori” (li metto tra virgolette perché è tutto ormai fermo da anni) e la strada è cosparsa di new jersey buttati a caso in mezzo alle carreggiate e ai lati.
La viabilità limitrofa è impraticabile, con le strade disintegrate usate come discariche: ti metto qualche esempio preso dall’imparziale Google Street View.






Poi c'è anche un intero tratto di strada, pronto da anni e che potrebbe alleggerire il carico sulla Tiburtina,  mai aperto. Unisce via di Vannina a via di Tor Cervara ed essendo chiuso al transito è utilizzato ccome discarica. Lo ripuliscono ogni sei mesi con i camion.



Il percorso dal GRA verso il centro è costellato di ex attività industriali/commerciali fantasma. Stabili abbandonati tra cui spiccano la ex Cesare Menasci (abbigliamento) la ex Technicolor (dove è stata stampata su pellicola la Storia del cinema italiano), la ex Illuminotecnica, la ex Società Ossigeno Napoli, le ex Officine Romanazzi,  per citare solo gli stabili più noti e non occupati da senzatetto.

Poi ci sono le sale bingo, unico settore che sembra davvero prosperare. Ah, c'è anche McDonald's, e se ci entri in macchina dalla Tiburtina poi non puoi uscire più sulla stessa strada (a meno che non percorri via del Casale Cavallari contro mano come fanno tanti) ma devi farti un giro safari per via di Vannina.



Per completare il quadro abbiamo le situazioni di occupazioni di disperati e senza tetto con tutto il carico di problemi che portano con se'. Alcune (come la ex Leo farmaceutica) sono finite più volte in cronaca nera nazionale per stupri e morti.
Bene (si fa per dire): in questa situazione di devastazione urbanistica, stradale e umana di questo angolo di autentico Terzo mondo, a noi lavoratori della zona giunge dalle aziende l’invito a visitare questo portale.
Se compilerai il sondaggio (in cui ti chiedono se ti piace dove ti trovi…) puoi anche vincere “un cesto di prodotti offerto da Gentilini e da Pallini”.
Il portale comprende anche una sezione "Infomobilità - Il percorso giusto per te" che non è altro che un link a Google maps per calcolare i percorsi.

Poi c'è una brochure da scaricare (sezione "Tiburtina in Movimento"), che illustra il progetto: il tutto termina in un "hackaton" (termine altisonante, che dovrebbe riferirsi propriamente a una convention di informatici e hacker: qui usato un po' fuori contesto...) e "Gli interventi che scaturiranno dall’hackaton saranno individuati attraverso...": non lo sapremo mai, perchè si sono dimenticati di scriverlo (pagina 5 della brochure).

Una iniziativa paragonabile ad un sondaggio sulla manutenzione del verde pubblico a Hiroshima nel  settembre del ’45.

LETTERA FIRMATA

Video. Con le chiappe al vento di fronte al Cupolone di San Pietro (ancora una modella nuda)

30 novembre 2018






Molti staranno lì a cercare di fare i confronti, del resto la sagoma è molto simile. La modella di questo video che si denuda e si fa fotografare con alle spalle la Cupola di San Pietro in Vaticano è o non è la stessa che ieri mattina si è messa in posa, sempre spogliata di tutti i vestiti, nella Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini a Piazza Navona (qui le foto)?


Insomma o c'è un servizio fotografico hot in corso (chissà dove lo vedremo pubblicato) che prevede una modella integralmente svestita e collocata tra le bellezze più iconiche della città, oppure c'è una vera e propria moda, una mania, una nuova tendenza. 

Sta di fatto che nella sola giornata di ieri questo è il secondo contenuto di questo tipo. In pieno giorno, arrivano, lei si spoglia nuda, lui la fotografa per il tempo necessario, se ne vanno senza subire il minimo controllo, la minima sanzione, senza preoccuparsi di nulla. 

Le riflessioni su quali siano i significati di tutto questo le abbiamo già abbozzate nell'articolo di ieri. La novità che pubblichiamo oggi ci fa riflettere però sulle condizioni assolutamente selvagge delle banchine del Tevere. Valorizzate in maniera straordinaria in tutto il mondo (basti pensare alla Senna a Parigi), le banchine a Roma sono totalmente abbandonate alla spazzatura, alle sterpaglie, alle erbacce (ormai divenute alberi) e ai mille accampamenti abusivi. Sotto ogni ponte ci sono tende di tipo canadesi abitate da personaggi aggressivi e violenti coi loro cani, discuterci - come è successo - significa farsi ammazzare dopo essere spinti nel fiume.
In questo contesto di totale anarchia spogliarsi e mettersi con le natiche in prospettiva sul Cuppolone è davvero il male minore, è semplicemente coerente con il contesto. Un contesto che manga un messaggio non scritto a chiunque, cittadino o turista, il messaggio della sciatteria e del pressappochismo. Fa un po come caxxo ve pare, tanto non succede niente... 

Immaginate qualsiasi altra grande città-con-fiume in Europa e immaginatevi una scena simile. A Londra sul Tamigi, a Vienna sul Danubio. Lì ti riprendono le telecamere di sorveglianza e poi devi spiegare in commissariato cosa stai facendo, qui al massimo ti riprendono i telefonini dei cittadini (come quelli di Roma ieri oggi che ci hanno mandato questo video) e nella peggiore delle ipotesi esci su Roma fa Schifo.

Nuda dentro la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona. Tanto a Roma si può. Le foto

29 novembre 2018
Ormai la lettura che diamo di queste cose è noiosa e pedante. Per cui cerchiamo di farla breve. Anche perché gli episodi si susseguono (l'altra sera una coppia, minorenne lui, quasi trentenne lei, è stata denunciata a piede libero mentre si stava accoppiando davanti ad altri utenti all'interno di un bus dell'Atac...) e non servono le denunce e le sanzioni probabilmente, conta l'atmosfera.
When in Rome do as the romans do. Quando sei a Roma, dice il motto diffuso in tutto il mondo, fai come fanno i romani. Una frase fatta, utilizzata a livello globale, per dire "adatti ai costumi locali". E i costumi locali sono quelli che hanno un solo unico comandamento: ciascuno può fare come cavolo gli pare e non devono esistere conseguenze.

Questo è quello che ti comunica Roma. Un posto - probabilmente l'unico posto d'Europa e d'occidente - dove hai la netta sensazione che nessuno ti stia controllando, nessuno ti farà mai nulla, non esisterà mai l'ombra di un controllo civico (quella cosa per cui, da Milano a Berlino, da Copenhagen a Londra se fai una roba sbagliata in città i primi a correggerti sono i tuoi concittadini, non le pubbliche autorità) a prescindere da qualsiasi atto tu compiari. 



Dopo l'uomo nudo che faceva bella mostra di se facendo il bagno dentro le fontane dell'Altare della Patria di Piazza Venezia (nostro scoop, ripreso da tutti i giornali del pianeta) in agosto, ora abbiamo la versione autunnale. E se non c'è l'oltraggio ad un monumento simbolico per la nazione, c'è però la violazione di un bene culturale di valore strepitoso, che come tale dovrebbe essere sempre tutelato, sottoposto quanto meno alla videosorveglianza delle telecamere a circuito chiuso di cui Roma, unica capitale dell'universo, non è minimamente dotata.




E invece eccola lì, la modella che si spoglia totalmente nuda, si mette in posa a favore di fotografo, si fa immortalare come mamma l'ha fatta per un servizio che andrà pubblicato chissà dove, con alle spalle una scultura mitica di Gian Lorenzo Bernini, con in secondo una architettura mitica di Francesco Borromini. Una inquadratura unica. Con dietro gli operatori dell'Ama che intanto puliscono la piazza alle 7 di questa mattina, che guardano pensando "tanto a Roma si può" e poi aggiungono magari: "aho ma è na bella fregna, alla fine che fastidio te dà...". Intanto tutto attorno si allestisce l'orripilante mercatino di Natale che l'amministrazione ha deciso di regalare per nove anni alla peggior dinastia di ambulanti che la storia della città abbia mai avuto. Tutto torna...

Termini muore di spaventoso degrado. Sistemare Via Gioberti risolverebbe

26 novembre 2018
Parliamo del progetto di canalizzazione del traffico in funzione anti-sosta selvaggia delle zone circostanti alla Stazione Termini. Come molti nostri lettori sanno - perché abbiamo elogiato il provvedimento nelle sue parti azzeccate, perché abbiamo criticato i tanti difetti del provvedimento e perché abbiamo parecchie volte approfondito con foto, video e riflessioni - da qualche tempo alcune strade attorno alla Stazione sono state dotate di un sacrosanto sistema di canalizzazione del traffico. 

La cosa interessante è che nelle sue primissime stesure il provvedimento non riguardava, come è poi avvenuto, soltanto Via Marsala e Via Giolitti, ma anche Via Gioberti. Ad oggi Via Giolitti funziona relativamente (abbastanza bene vicino alla stazione, abbastanza male allontanandosi dove la canalizzazione diventa singola e non doppia); Via Marsala funziona male perché viene consentito alle auto di usare una corsia  per la sosta parcheggiandosi in parte sul marciapiede; mentre Via Gioberti non è stata minimamente toccata dal provvedimento. Si è completamente dimenticato di sistemarla. 

Le conseguenze sono ormai evidenti. Le persone via via che passano i mesi si sono abituate e hanno compreso che a Via Giolitti e Via Marsala non è facile come un tempo fermasi "un attimino" per fare un kiss & ride bloccando tutto; questo ha comportato che molti hanno cambiato i loro costumi, molti finalmente hanno capito che c'è un comodo kiss&ride peraltro regolare di fronte alla Stazione, molti hanno capito che conviene andare coi mezzi, molti altri hanno cercato altre strade dove esprimere tutta la loro inciviltà in termini di sosta selvaggia.

E quale strada ne ha fatto le spese? Ovviamente Via Gioberti, proprio la strada che doveva beneficiare di una riqualificazione che però non c'è mai stata. Tutto il lato sinistro di Gioberti è devastato dalla sosta selvaggia, ad ogni ora, come se non bastasse la sfilza di bancarelle vomitevoli che umiliano questa strada. Questo comporta una congestione terribile del traffico che va a scapito degli autobus e dei taxi che passano in questa strada e che sono qui per condurre in velocità e puntualmente le persone alla stazione. Capita, insomma, che bus e taxi rimangano bloccati qui in una congestione dovuta esclusivamente alla doppia fila e che non possano utilizzare minimamente la corsia preferenziale sia a causa della doppia fila a destra sia per il fatto che la corsia stessa viene spesso utilizzata dai taxi per far scendere i passeggeri (in assenza, ad onor del vero, di serie alternative di drop off). Insomma chi deve transitare si blocca e la strada - peraltro piena di spazzatura, loschi figuri, brutti ceffi, trans e prostitute - risulta essere un posto davvero spiacevole. 

Il sogno (che sarebbe normalità in tutte le città del mondo) per Via Gioberti sarebbe quello di una strada elegante, con larghissimi marciapiedi, con due corsie carrabili (una preferenziale e una normale) al centro ben canalizzate per evitare la sosta, con i grandi alberghi e i ristoranti che si affacciano con i loro dehors tutti uguali. Un collegamento di fatto pedonale che interrompe l'isolamento della stazione, una spina di luce nella tristezza di questo pezzo marcio e dall'aspetto sinistro di città, un link anche visivo tra Stazione e Santa Maria Maggiore. Una scorciatoia già esistente ma oggi abbandonata che porta la Stazione in centro, a Monti, all'Esquilino. E il centro in stazione.
Si perdono tanti posti auto e posti moto? E certo, ma tra pochi mesi apre sopra la stazione un parcheggio gigantesco, con migliaia di posti. E si vorrà o non si vorrà fare qualcosa a seguito di questo? Quella offerta di parcamento la sopra deve essere eliminata dalle strade e un progetto simile su Via Gioberti va esattamente in questa direzione
In alternativa sarebbe molto risolutivo anche semplicemente proteggere con cordoli le preferenziali già esistenti (già esistenti!) di Gioberti e Turati, e le cose cambierebbero già non poco. 

Ma davvero non si capisce quanto è cruciale mettere in sicurezza i dintorni del secondo scalo ferroviario più frequentato d'Europa? Ma davvero non si capisce che questa area di città deve essere controllatissima, illuminatissima, curatissima più di ogni altra? Ma quale interesse c'è a tenere in queste condizioni vomitevoli l'area circostante a Termini? Riqualificare profondamente Via Giolitti togliendo ambulanti e sosta selvaggia potrebbe a cascata risolvere tutti gli altri problemi.

Centinaia di milioni al vento. La presa per i fondelli delle ex rimesse Atac

23 novembre 2018
foto di Lucilla Loiotile


In questi giorni la novità - al netto della squallida operazione pubblicitaria sui Casamonica - riguarda le ex rimesse Atac di Piazza Bainsizza, Piazza Ragusa e San Paolo. Atac ha deciso di fare un bando per renderle utilizzabili nell'intervallo che passerà tra l'oggi e il momento in cui verranno cedute visto che questo è comunque l'esito. 

In apparenza il progetto sembra pieno di cose positive: spazi abbandonati che tornano in qualche maniera ai cittadini, cultura, rapporti coi grandi musei di Roma che così hanno una ipotesi di nuova location dove esporre opere altrimenti in magazzino, grande richiesta di eventi in una città molto avara di grandi superfici e grandi spazi coperti. La ex rimessa di Piazza Ragusa, per dire, diventerà in questo periodo lo spazio espositivo più grande di Roma. E' facile intuire l'appeal commerciale che tutto questo può avere. Positivo anche il nome della società che ha vinto l'appalto Atac per valorizzare le rimesse, la Ninetynine di Simone Mazzarelli sa il fatto suo ed è reduce del successone di numeri e pubblico al Guido Reni District. Con queste tre location, affidatele per 8 mesi (prorogabili, assai prorogabili!) Ninetynine farà ottimi affari e quando una ditta seria fa affari e genera lavoro e ricchezza noi siamo sempre felici. Giusto per premettere e non essere tacciati di andare contro qualcuno nei ragionamenti successivi.

A questo punto però ci facciamo delle inevitabili domande visto che in città non se le pone nessuno. La prima è una domanda culturale: a Roma i processi di trasformazione urbanistica vanno lentissimi, soprattutto per incapacità cronica degli uffici. Pensate agli Ex Mercati Generali: il 16 settembre 2017 la Giunta si è vantata di aver sbloccato l'annosa questione (iniziata 10 anni prima!), ma oggi dopo 14 mesi i cantieri non sono partiti perché inquietanti personaggi all'interno dei dipartimenti e degli assessorati (ai lavori pubblici, ad esempio) non riescono a sciogliere alcuni banali nodi sulla convenzione tra pubblico e privato. Stessa cosa su, appunto, lo spazio di Guido Reni dove deve nascere un nuovo quartiere, un albergo, servizi e musei: tutte cose necessarie e utilissime all'area del Flaminio (per tacere dei posti di lavoro) ma inesorabilmente ferme. Ebbene, la presenza di eventi, manifestazioni e vita all'interno di questi spazi, non rischia anche di diventare una giustificazione? "Okkay siamo lentissimi, ma per lo meno nel frattempo c'è qualcosa e gli spazi non restano in abbandono e non ci costano in manutenzione", potrebbe essere il retropensiero della città. E così anche un mese, un anno o un decennio di ritardo diventano meno gravi pur continuando ad esserlo. Questo è un aspetto da gestire.

L'altro aspetto da gestire e l'altra domanda che ci poniamo è il ricavo che l'ente pubblico proprietario dei cespiti immobiliari ha da questo genere di operazioni. Stiamo parlando di Atac. Atac ha dei problemi industriali ma ancor più finanziari clamorosi. Questi complessi immobiliari abbandonati possono essere la sua salvezza economica se valorizzati a dovere in maniera spinta e seria, stanno in luoghi ambitissimi a livello real estate e con dei bei progetti di trasformazione ci potrebbe essere la fila per sviluppare qui. Da tutto il mondo. Perché si decide ci non farlo? Perché Atac decide sistematicamente di non guadagnare?
foto di Lucilla Loiotile
Il problema più grosso verrà dunque dopo. Ovvero al momento dell'ipotetica vendita di queste rimesse. Si parla non a caso del 2021, ovvero a babbo morto, guarda caso l'anno delle ipotetiche elezioni se questa giunta arriverà fino a naturale scadenza. Equivale a dire che non se ne farà di nulla. Ma ipotizziamo che questa vendita prima o poi si farà. Come si farà? Quale approccio stanno avendo Atac e l'amministrazione? Ieri durante la conferenza stampa i vertici di Atac e di Roma capitale sono stati chiari: le rimesse avranno destinazione pubblica. Inutile dire che questo equivale a svalutarne il potenziale immobiliare in maniera clamorosa. Qui non si potranno fare nuovi edifici, non si potranno fare nuove architetture, non si potranno fare spazi commerciali. Insomma si impedisce alla città di trasformarsi.

Perché siamo arrivati a questa assurdità? E' un po' come se un malato di tumore (Atac) peraltro in fase abbastanza avanzata ma comunque curabile, non possa PER LEGGE curarsi con la chemio o con altre terapie pur avendo fior di farmaci sul comodino. Tutto questo è inaccettabile. Da cosa deriva? Sia da una impostazione ideologicamente folle contro le trasformazioni urbane e le nuove edificazioni contemporanee (che invece stanno costituendo la svolta di città come Londra o Milano ma a Roma sono considerate dai più, specie dai borghesi benpensanti, delle "speculazioni") sia da un vincolo della Soprintendenza messo nel 2013, con chiari intenti politici, contro Alemanno quando quest'ultimo - peraltro giustamente, e non era cosa comune - indicò che le ex rimesse Atac dovevano essere valorizzate immobiliarmente. A quel punto i funzionari misero dei vincoli assurdi su edifici di nessunissimo valore, palazzine orribili, superfetazioni. Non si può toccare nulla. Tutto deve marcire così com'è, al più si possono fare eventi temporanei. Alcune grandi società immobiliari hanno in passato effettuato delle due diligence su questi immobili e sono arrivate alla conclusione che non c'era alcunché da fare: qualsiasi investimento non sarebbe stato profittevole. Fuga degli investitori causa Soprintendenza e miopia politica. E' accettabile suicidarsi così?

Questa amministrazione ,invece di sovvertire questa follia e invece di vedere che la soluzione per quanto meno la metà dei problemi finanziari di Atac era lì alla portata, si è messa in scia sulle follie precedenti: vincoli della Soprintendenza confermati e svendita prossima ventura. Perché mettere sul mercato degli immobili sui quali non si può fare nulla, significa svenderli. Significa condannarli ad essere tutt'al più appunto degli eventifici, delle location in subaffitto perenne senza una reale identità. Totalmente inappetibili sul mercato dei grandi capitali di investimento immobiliare che muovono il mondo e rendono solide le economie delle città. Invendibili, al massimo svendibili. Una tristezza senza fine. O magari tutto sarà venduto qualcuno che pagherà spiccioli e poi, col tempo, a spallate, con sotterfugi, corruzioni, forzature e relazioni riuscirà comunque a fare delle trasformazioni che però saranno determinate a valle e non pianificate a monte. Insomma: Roma!

E' un po' come se un concessionario Maserati in difficoltà per scelte gestionali sbagliate e nelle condizioni di non saper più pagare lo stipendio ai suoi dipendenti, decida deliberatamente di vendere le sue auto da cento e oltre mila euro col vincolo per chi le comprerà di non poterci mai fare il pieno per evitare di di inquinare! Grottesco, no!? Ovviamente non potrà venderle più a 100 o 120mila euro ma dovrà accontentarsi di un decimo, o forse meno. E a comprarle sarà solo qualche furbacchione convinto che prima o poi riuscirà a raggirare le norme e i patti...

Cosa si sarebbe dovuto fare con queste rimesse una volta sentiti i cittadini e analizzato il quadro? Si sarebbe dovuto fare un roadshow presso i grandi investitori mondiali che comunemente, in tutto il mondo, trasformano questi spazi, si sarebbe dovuto capire quali esigenze c'erano cosa si poteva ottenere, quali erano gli intendimenti del mercato. Successivamente si sarebbe dovuta far passare in giunta la delibera per il cambio di destinazione d'uso e dopo un bel bando a chi offre di più. Atac avrebbe ricevuto una valanga di soldi salvandosi, la città avrebbe ottenuto dei nuovi quartieri, spazi pubblici, piazze, vaste aree verdi e pubbliche pagate degli sviluppatori, progetti di grandi studi di architettura, finalmente residenze e spazi commerciali o direzionali moderni e credibili su un mercato che oggi ci vece esclusi, l'economia di Roma ne avrebbe beneficiato in maniera decisiva sia grazie ai posti di lavoro nella fase di costruzione sia successivamente e sarebbero entrati nel Comune tanti soldi di oneri concessori per sistemare i dintorni delle ex Rimesse a beneficio di tutti.

In questo quadro utilizzare la rivitalizzazione culturale di Ninetynine per il paio d'anni che servono per il disbrigo delle procedure burocratiche ha un senso eccome. Ed è complementare.

E invece, come ha detto il numero uno di Atac ieri in conferenza stampa, si punta sulle "micro economie" che questa mentalità poraccista e suicida genera. Una operazione che potrebbe generare per tutti centinaia di milioni  e nuovi pezzi di città, frutta in realtà centomila euro e tuttalpiù mostre, fiere e rassegne culturali. Sarebbe impensabile da ogni altra parte del mondo. E ancor più da noi dove si pretende di dire che i problemi esistono perché "non ci sono i soldi". Nulla di più falso come questo racconto dimostra. 

***
In un momento successivo alla pubblicazione del nostro articolo abbiamo approfondito alcuni aspetti dell'operazione, di seguito alcuni importanti dettagli integrativi per fornire una visione più completa del progetto. 

Ninetynine - Urban Value, in virtù del contratto con Atac si è fatta carico delle seguenti cose:  
di tutti i costi, del rischio rischi di impresa,  di pagare una locazione ad Atac pari a 160.000€ per il periodo ma più che altro retrocede ad Atac ben il 25% di tutti i ricavi derivanti da tutte le attività che si svolgeranno all'interno degli ex depositi, siano esse attività relative a eventi privati o commerciali. Di fatto quindi grazie a questo seppur temporaneo modello di rigenerazione Ninetynine attraverso le proprie competenze e investimenti permette ad Atac di valorizzare gli spazi e restituirli vivi alla città.

Finalmente i grillini ne fanno una giusta: l'albero di Natale sarà bellissimo

21 novembre 2018
Eh già, siamo al secondo appuntamento de "Finalmente i grillini ne fanno una giusta". Nel nostro (sovente vano) tentativo nel quadro dell'amministrazione più distruttiva e micidiale della storia di Roma - i danni li pagheremo per 40 anni, anzi probabilmente saranno irreversibili in assoluto - di trovar qualcosa di buono, eccoci alla puntata numero due.
Eh no, non parliamo del patetico tentativo di distogliere l'opinione pubblica punendo gli abusi edilizi dei Casamonica. Parliamo piuttosto dell'albero di Natale ufficiale del Comune previsto come da tradizione nella aiuola centrale (sì, abbiamo a Roma ancora le piazze con le auto che girano tutte intorno e l'aiuola centrale, tipo Anni Sessanta) di Piazza Venezia. 

Dopo due anni di figure di palta (nel 2016 l'albero venne soprannominato "Povero Tristo" e nel 2017 assunse il nome di Spelacchio che diventò celebre nel mondo in primis per la sua bruttezza da record, ma anche perché - come rivelò un nostro articolo - fu protagonista di un assurdo spreco di denaro pubblico all'insegna di quanto peraltro correntemente fanno i pentecatti a tutti i livelli amministrativi: bruciare risorse e impedire lo sviluppo. Qualche giorno dopo, sempre parlando di Spelacchio, chiedevamo in questo articolo all'amministrazione per quale assurdo motivo non si procedesse, come a Milano, con una gara per affidare la realizzazione dell'albero ad uno sponsor privato invece che spendere denari pubblici. 

Ebbene i grillini hanno fatto una cosa giusta sia perché ci hanno dato retta (addirittura l'albero non solo lo farà un privato, ma lo farà lo stesso privato che si è occupato di Milano realizzando lì, in Piazza Duomo, un allestimento spettacolare: bingo!) facendo esattamente quello che chiedevamo un anno fa, sia perché hanno contravvenuto in maniera clamorosa al castelletto di idiozie supreme che costituisce la loro ideologia malata che sta mandando a gambe all'aria - se guardiamo lato nazionale - un intero paese. 

Lo scorso anno per difendere Spelacchio dicevano che era bellissimo, che era tenero, che era il simbolo di Roma (!), che era un ritratto della sostenibilità ambientale, che loro non volevano sponsor o privati. Se era così bello e se addirittura come disse una inqualificabile borgatara poi divenuta vicepresidente del Senato "attirava turismo", perché hanno cambiato tutto? Se non volevano sponsor perché alla fine hanno accettato - per fortuna! - le centinaia di migliaia di euro di Netflix, ovvero una temibile multinazionale? 

Sta di fatto che siamo in questa condizione (attenzione: non ci siamo arrivati subito, prima di questo i geni al Campidoglio hanno fatto un altro bando - naturalmente andato deserto come specialità della casa insegna, leggete qui - dove chiedevano a eventuali mecenati di pagare spese, trasporto e albero senza comparire minimamente a livello di visibilità: stupendo, no!?) e bisogna dire che questa è la situazione ideale: l'albero sarà bellissimo, sarà associato ad una società amata da molti e celebre, il tutto sarà gestito da una compagnia di gestione degli spazi di pubblicità professionale e il Comune otterrà in cambio ritorni senza spendere alcunché di soldi pubblici. 

Dopo 30 mesi, ci sono arrivati. Se ci dessero retta sui mille altri suggerimenti che diamo ogni giorno forse tra 70 anni si potrebbe qui vivere in una città normale. In realtà in presenza di amministratori degni di questo nome ne sarebbero sufficienti 7...

Vi racconto come (non) funziona la nuova raccolta differenziata a Torre Gaia

20 novembre 2018


Qui da noi a Torre Gaia è partita da quasi tre mesi la raccolta differenziata. Dopo 10 settimane abbondanti ho pensato di mandarvi un report dal mio punto di vista. A riprova che anche le cose giuste (la raccolta differenziata spinta porta a porta, appunto) possono essere vanificate se fatte con poca organizzazione, poca precisione, troppa tolleranza per furbi e paraculetti. Importante discuterne dopo le vostre discussioni sul nuovo porta a porta per le utenze non domestiche
Sostanzialmente le modifiche principali della nuova raccolta sono due:
1. la sostituzione  dei vecchi cassonetti, ora sono uguali a prima solo che all'interno dovrebbero avere un chip con tecnologia RFID la quale permette, avvicinando il cassonetto al camioncino Ama, di identificare sia di chi è quel cassonetto sia l'avvenuto passaggio dell'operatore Ama. Ed ora ogni cassonetto (mastello) è associato ad un proprietario per condomini sotto alle 7 unità immobiliari, per condomini sopra le 7 unità immobiliare il bidoncino è associato all'amministratore di condominio.
Addirittura in caso dovessero rubare il mio mastello privato, dovrei denunciare il furto ai carabinieri per richiederne uno nuovo.

2. il calendario di raccolta è cambiato, prima prendevano carta, plastica, e indifferenziato 2 volte a settimana, ora la prendono 1 volta a settimana. E l'umido 3 volte a settimana che è rimasto come prima. Quindi se non passano a prendere la plastica 1 volta, bisogna mettere dentro casa (i più civili, altri lasciano in strada) il bidoncino pieno di plastica pregando che vengano la settimana dopo.
Il 7/7/2018, sono passati da tutti i residenti un operatore con tesserino Ama e due persone che lavoravano per una ditta appaltatrice per la consegna dei kit, queste persone avevano un'elenco con le persone che risultano nei tabulati Ama perché pagano la tassa e dovevano segnalare chi non risultava. 
Ad esempio nel mio palazzo di 5 condomini, risultavo io e solo io. Il mio vicino, appena trasferitosi, si è autodenunciato evitando delle multe più pesanti. Gli altri hanno fatto finta di niente: continueranno a non pagare.

A settembre è partita la nuova raccolta con i nuovi orari di ritiro. Dove, secondo locandine consegnateci, i mastelli devono essere esposti tra le ore 19 e le ore 21 e ritirati dopo l'avvenuto svuotamento, entro e non oltre le ore 9 del mattino del giorno successivo.

Da settembre fino a due settimane fa, almeno da me hanno sempre ritirato la mondezza salvo 5 volte in 2 mesi circa. Quindi visto il servizio medio a Roma, non mi posso lamentare. Salvo nell'ultima settimana dove è la 4 volta che non passano a prendere solo l'umido in tutta la zona, io personalmente non so più dove metterlo, per fortuna ho un garage... Ho fatto costantemente segnalazioni tramite portale Ama, ma niente.

La cosa che mi lascia perplesso è che gli operatori non avvicinano i mastelli al camioncino Ama, quando passano a ritirare, bensì lasciano i mastelli a terra, li aprono, prendono i sacchi con i rifiuti e li tirano dentro al camioncino. La mia domanda allora è: funziona questo chip RFID? Avranno i primi dati di raccolta? Misurano davvero?
Dalle foto si vede che sono presenti molti sacchi a terra senza bidoncino, quella è la mondezza delle persone che non pagano la tariffa e la gettano a terra lontano da casa perché sprovvisti di bidoncini. Semplicemente, in ossequio alla Teoria delle Finestre Rotte, gettano sporcizia dove è già sporco. Perché ancora non sono state multate le persone scovate dagli operatori che sono passati a censirci porta per porta?



Inoltre, per l'indifferenziato che viene ritirato 1 volta a settimana, è previsto per chi ha bambini piccoli - quindi deve buttare più indifferenziato - un modulo da inviare per mail, per avere dei sacchi dove gettare i pannollini. 
Io ho inviato il modulo 2 volte da settembre, ma nessuno mi ha mai risposto. Sono passato anche al centro Ama di zona a chiedere info e mi hanno detto che finché non mi chiamano non possono darmi le buste per gettare i pannolini. Kafka.
Ultimo elemento di caos che umilia l'approccio civico - che pure ci sarebbe - di molti cittadini. Qui da noi al parcheggio di Grotte Celoni, sulla Casilina organizzano 1 volta al mese o forse più l'isola ecologica mobile, c'è gente che va per buttare le cose ma deve attendere code di auto che attendono il proprio turno, so di persone che perdono pazienza e chissà dove vanno a buttare...

Conclusione: con una azienda organizzata la raccolta differenziata dei romani schizzerebbe al 75% (questo non vuol dire che si potrebbe stare senza termovalorizzatore, intendiamoci!) perché l'approccio delle persone è buono e collaborativo e i pochi cafoni tendono ad adeguarsi alla massa. Però abbiamo Ama...
LETTERA FIRMATA

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