Le bancarelle non uccidono solo la periferia. Questa la situazione in un'elegante strada di Prati

10 febbraio 2016










Dedicato a chi pensa che il problema delle bancarelle esiste solo in periferia, nella baraccopoli di Roma est, sulla Tibbbburtina e via così. Niente di più falso: il cancro è ben ramificato in tutta la città. Da Viale Parioli a Via Cola di Rienzo, da Viale Trastevere a Via Appia Nuova. Dovunque. 
Ecco la situazione del mercato di via Ferrari / via Tito Speri aggiornata a febbraio 2016.

Le scene sono sempre le stesse. Seguendo l'ordine delle foto: macchina in terza fila accanto al furgone in seconda fila davanti ai cassonetti; nella foto con furgone Fed-ex, i due furgoni bianchi sono parcheggiati, di cui uno praticamente in mezzo alla strada. Auto in mezzo all'incrocio fra le strisce pedonali. Tris di auto in mezzo ad un incrocio. Furgone rosso alla fermata del bus parcheggiato con due ruote sul marciapiede (e NCC in doppia fila davanti ai cassonetti). Tris di furgoni all'angolo del supermercato.


Nelle due foto successive notate i cassonetti interamente circondati da furgoni, ombrelloni, bancarelle e appendiabiti. Immaginate cosa deve fare un cittadino che vuole gettare la spazzatura.


E inoltre, per gradire e per finire, autobus che supera contromano, come ormai da tradizione.


Lettera Firmata

2 anni dopo la morte di Carlo Macro tutto uguale. Mezza città incrostata da case-roulotte: ecco il Gianicolo


E' un problema che attanaglia tutta la città. La carità pelosa, fatta non sulle spalle proprie ma prendendosi gli onori e il potere e scaricando disagi e conseguene sulla città. E' il modo solo romano di gestire il disagio: roulotte e camper in mezzo alla strada, a trasfigurare interi quartieri, anche quelli iper eleganti, centrali, residenziali. Spendi 2 milioni di euro per comprarti casa al Gianicolo e ti trovi che manco puoi uscire dal cancello perché l'area è tutta allestita a case temporanee sul marciapiede, con tutte le conseguenze -negative- del caso. Il Gianicolo sarebbe il classico quartiere che se fosse a Milano, Parigi o Londra rappresenterebbe calamita per gli investimenti, anche stranieri: fiumi di denaro da russi e arabi e ossigeno al mercato immobiliare, con tutte conseguenze -positive- del caso.

E invece è così. In tutta la città appunto. Alcune associazioni e comunità finto-benefiche, autorizzate non si sa da chi (ma quando le comunità sono più potenti di un Comune o di uno Stato le autorizzazioni non servono) hanno disseminato la città di roulotte cadenti e camper in disarmo. E ci hanno infilato dentro disagiati e diseredati a casaccio. In zone come quella del video, al Gianicolo, la densità di roulotte fa impressione. Il video è stato girato ieri 9 febbraio, praticamente a due anni di distanza - era il 14 febbraio 2014 - dalla morte di Carlo Macro. Siamo nella zona, iper turistica, del Fontanone del Gianicolo...

Carlo, col fratello, di notte, si era fermato a fare una pipì a Via Garibaldi, tra Gianicolo e Trastevere. Apre lo sportello. Va a fare i suoi bisogni che non poteva trattenere. Ha la colpa però di lasciare accesa la radio in macchina. La musica esce, probabilmente a volume elevato. Da una delle mille roulotte che puntellano lo spazio urbano trasformando le strade da luoghi di passaggio di auto a dormitori senza controllo. La musica sveglia uno degli ospiti delle roulotte che esce, in pugno un cacciavite, e trafigge il torace di Carlo che muore. Nessuno ha chiesto scusa, nessuno ha cambiato atteggiamento, men che meno la potente associazione che aveva deciso che quella persona, probabilmente uno squilibrato mentale, doveva e poteva starsene lì. 

Oggi nulla è cambiato. La città, da San Lorenzo a Trastevere, è disseminata di roulotte. Non sappiamo chi c'è dentro, non sappiamo se gli occupanti sono persone per bene, sono persone pericolose, sono persone malate, sono persone contagiose, sono persone violente. Non sappiamo nulla. Eppure siamo, specie per quanto riguarda l'area interessata al video, in una zona zeppa di università americane, accademie internazionali, rappresentanze diplomatiche. Cosa diavolo ci vuole a trasformare una roulotte in un'autobomba al tritolo? Chissà come mai le associazioni "benefiche" che ci apparecchiano una città inaccettabile se ne stanno chiuse nei loro palazzi sotto scorta, con la piazza antistante dove i militari non ti fanno parcheggiare neppure una bicicletta. La sicurezza a geometria variabile: come mai le roulotte non le piazzano tutte attorno alle loro sedi di rappresentanza?

Insomma di queste persone non sappiamo nulla. Sappiamo solo, per certo, di vivere nella capitale più atroce e allucinante del mondo. Sappiamo anche, per certo, che praticamente tutti i cittadini che la abitano si sono non si sa bene perché abituati e rassegnati a tutto questo. Abituati e rassegnati a qualcosa cui nessuno cittadino al mondo si abituerebbe e si rassegnerebbe.

Sulla Tuscolana non si cammina causa bancarelle. Radio Radio fa un servizio e la troupe viene aggredita

9 febbraio 2016

La puntata di oggi di Un Giorno Speciale, mitica trasmissione di RadioRadio by Enrico Silvestrin & Stefano Molinari che è tra i pochi ambiti di dibattito e riflessione sui reali problemi di questa città, è stata particolarmente movimentata: in collegamento con lo studio Stefano Molinari, colpevole solo di aver ripreso il caos del commercio su area pubblica, è stato malamente aggredito. L'occasione, che non ci sorprende neppure un po', è stata motivo di discussione in studio e in collegamento (c'era anche Roma fa Schifo) sul cancro del commercio ambulante che è tra i motivi della morte clinica di Roma.





Quello che ci chiediamo è: dopo aver visto questa documentazione assurda, atroce e allucinante il VII Comando della Polizia Locale ha fatto qualcosa? Il VII Municipio ha fatto qualcosa? Tronca ha pensato di fare qualcosa?


Un breve video da Milano per capire in pochi istanti quale rivoluzione si può fare con le ciclabili leggere


Costo zero, rivoluzione sul traffico, svolta sulla sosta, miglioramento della sicurezza per chi va in bici (e a Roma, checché se ne dica, sono tanti: sempre di più), riduzione dei margini operativi per i cafoni e vita cento volte più facile per chi è chiamato a pulire le strade. Lo stanno capendo in tutta Italia, da Verona a Firenze da Bologna a Milano da cui provengono queste immagini: trasformare la sosta delle auto da un problema enorme ad una chance per la mobilità si può. In un attimo.

A Roma un prototipo ce lo abbiamo. E funziona. Sta a Via Portuense nel tratto che traversa la bidonville dei 'biciclettari' di Porta Portese. Non si capisce perché una cosa simile, che potrebbe togliere decine di migliaia di spazi alla sosta selvaggia e potrebbe generare a costo pressoché zero migliaia e migliaia di km di piste ciclabili sicure non sia applicata in maniera massiva. Con poco si potrebbe trasformare radicalmente la città. 
Per ora ne senti parlare esclusivamente il Movimento 5 Stelle e nessun altro. Ne il PD ne la destra osano parlarne: le cose a costo zero non prevedono markup di corruttela. Quella corruttela grazie alla quale PD e partiti della destra stanno in piedi. Ecco perché progetti come questo sono pericolosi, destabilizzanti. 

San Paolo alla Regola. L'ennesima potenzialmente stupenda isola pedonale diventata parking abusivo

8 febbraio 2016



Vorrei segnalare l'attuale situazione dell'"area pedonale" di Via San Paolo alla Regola, all'altezza della biblioteca comunale per ragazzi ed a pochi metri dalla lapide commemorativa  di Goffredo Mameli, morto nel vicino ospizio della chiesa della Trinità dei Pellegrini in seguito alle ferite riportate combattendo in difesa della Repubblica Romana nel 1849.

Come potete osservare dalle fotografie che, l'area pedonale -chiaramente segnalata da un cartello e da segnaletica orizzontale - era stata originariamente circondata da colonnine di marmo, unite tra loro da travi in metallo.
Una recinzione non superabile con moto ed autoveicoli, anche se teoricamente inutile in una città abitata da gente minimamente civile: la sola segnalazione avrebbe dovuto essere sufficiente a delimitare l'area.

Tre anni fa una prima colonnina venne rimossa con la forza da ignoti e, da allora, qualcuno iniziò a parcheggiare scooteroni e motorini nell' "area pedonale". 
Il I Municipio fu abbastanza tempestivo nel riposizionare la colonnina, ristabilendo la recinzione. 
Immediatamente la colonnina venne riabbattuta. 
Stavolta intervenne qualche cittadino anonimo che piantò nel foro lasciato sul selciato dalla colonnina un cilindro di alluminio; probabilmente un cestino per la carta straccia già in uso in qualche ufficio. Primo Municipio non pervenuto.
Probabilmente ringalluzziti dall'inerzia municipale gli anonimi abbattitori hanno rimosso il cestino sostitutivo ed altre due colonnine, rendendo così l'area perfettamente accessibile agli autoveicoli.

Ecco che -come d'incanto- una piccola area pedonale è diventata un parcheggio gratuito per residenti, visitatori e clienti di un ristorante che si trova a due metri lineari a desta dell' "area pedonale".

Come potrete osservare, il I Municipio è intervenuto: accantonando le colonnine abbattute e riempendo di asfalto i buchi lasciati dagli oggetti rimossi. Agevolando così le manovre degli automobilisti in fase di parcheggio.
In questo caso non abbiamo solo un caso di parcheggio abusivo, ma anche la cosciente distruzione di beni pubblici in nome del sacro parcheggio.
Cosa o quanto costerebbe, mi chiedo, ai signori Vigili Urbani passare di lì un paio di volte al giorno e decorare con multe a profusione i parabrezza di quelle automobili?

Lettera Firmata

ShareThis