Il linciaggio del macchinista Atac ieri ad Acilia. Cronache e riflessioni su un fatto gravissimo: qualcuno li fermi!

4 luglio 2015
Ieri Atac si è detta pronta a prendere provvedimenti ed a denunciare per sospensione di pubblico servizio i propri dipendenti. Ma probabilmente non serve e non basta. 

I sindacati sono più furbi dell'azienda e le leggi sono dalla loro parte. In Italia ci sono - secondo le stime più autorevoli - circa 50mila leggi in vigore. Contro le 7mila della Francia, le 3mila del Regno Unito, le 5mila della Germania. E' del tutto evidente che la schiacciante maggioranza delle nostre leggi non servono a nulla, ma è altrettanto evidente che tutta questa mole di norme può, volendo, trasformarsi in arma di ricatto. Sono inutili e dannose? In certi casi è vero, ma è altrettanto vero che sono in vigore dunque nessuno può farci nulla se chiediamo di applicarle con scrupolo. Lo stesso vale per i regolamenti, idem per i regolamenti aziendali.

L'Italia è dunque l'unico paese dove applicare le leggi non è normalità o civiltà, ma racket. "Se mi fai arrabbiare guarda che mi attengo al regolamento e ti blocco tutto eh!". Paradossale? Già, però succede e ha un impatto sulle nostre vite.

I macchinisti Atac ce lo stanno dimostrando in questi giorni. Sono scontenti perché l'azienda sta cercando di ristrutturarsi e questo per loro è destabilizzante: significa lavorare di più, lavorare meglio, lavorare più controllati, avere la rendicontazione precisa di quanto fanno, avere dei premi economici commisurati a questa rendicontazione. Tutte faccende che sono la norma in ogni azienda privata. Tutte cose antipatiche per chi ha alle spalle decenni di lassismo e migliaia di euro di salari accessori annui corrisposti a pioggia, senza guardare al merito o alle presenze. Atac ha deciso, finalmente, che tutto questo deve finire: abolita la contrattazione aziendale che si era stratificata negli ultimi 50 anni, al posto di cento accordi sindacali se ne farà uno nuovo entro ottobre. E poi badge per i dipendenti e ore di lavoro in più per aumentare una produttività che risulta imparagonabile rispetto a quelle delle altre città non europee, ma italiane.

Invece di fare uno sciopero vero (perdendo la busta paga e pagandone le conseguenze) i dipendenti Atac imbufaliti dall'appropinquarsi della normalità aziendale, hanno deciso di protestare - invece di accogliere a braccia aperte la notizia che la loro azienda stava cercando di salvarsi dal fallimento - addossando tutti i disagi sull'utenza che paga l'abbonamento. E il trucco è stato quello che dicevamo sopra: sfruttare la farraginosità del regolamento. Il treno non è stato correttamente pulito? Non parte. Un vagone ha l'aria condizionata non funzionante? Non parte. Ci sono dei dubbi sulla revisione? Treno scartato e controlliamo meglio. Una galleria ha una luce fulminata? Si rallenta a 15 all'ora. Così via per mille altri cavilli: e guai a dir qualcosa, "è la sicurezza!". E nel frattempo si controlla e si ricontrolla. Risultato? Tutte le metropolitane - salvo la C, che appunto non ha conducente ma pilota automatico - praticamente inutilizzabili. E tutto a norma di legge tanto da rendere difficoltoso per l'azienda intervenire: stanno solo applicando alla lettera la normativa. Meschinità alla potenza ennesima. Meschinità che si trasforma in delinquenza se fosse confermato l'episodio che ieri sul nostro Facebook abbiamo raccontato qui e di cui qui sotto avete testimonianze dal campo...












Ieri però la protesta ha fatto un salto ulteriore di livello. Salto che possiamo facilmente raccontare attraverso i racconti dei lettori che ieri a chili ci sono giunti. Pare infatti che la nuova tecnica per esasperare l'utenza da parte dei macchinisti (ma l'auspicio è che sia tutto falso) sia quella di tenere spenta l'aria condizionata. Sarebbe criminale. Donne in gravidanza, anziani, bambini. Ieri si sono sentite male decine di persone. Altre decine di persone hanno linciato o rischiato di linciare personale Atac. Chi si sta incitando i macchinisti a compiere crimini contro l'utenza va fermato. L'assurdo patto quarantennale tra dipendenti Atac e utenza a Roma (io ti do un servizio scadente, ma in cambio di permetto di usufruirne senza pagare - fatti salvi i poveri e remissivi abbonati) sta per saltare, ed è un bene. Ma dovrebbe saltare senza episodi di violenza che invece sic stantibus rebus appaiono facilmente prevedibili nei prossimi giorni. Che si faccia qualcosa al più presto. Qualcosa di radicale.

La Tangenziale Est e le segnalazioni a casaccio: "incendio in galleria" scritto da giorni, ma non è vero niente. La capitale dell'incuria e della sciatteria

3 luglio 2015

Pubblichiamo solo un paio delle tante segnalazioni che ci arrivano su questa ennesima assurdità.


SEGNALAZIONE UNO
Altro che sciattown...sono giorni che all'inizio della galleria della tangenziale est (dir. San Giovanni) c'è questa segnalazione! Non una segnalazione qualsiasi: è un divieto di transito per incendio in galleria (una galleria molto lunga e tortuosa tra l'altro)! Ovviamente c'è ancora qualche fiducioso nelle istituzioni che prova a fidarsi e inchioda, ma è costretto a desistere dal fermarsi per non essere travolto da tutti gli altri che sanno di essere a sciattown e al cartello non danno credito. Sono partite le segnalazioni via twitter a @plrromacapitale e a @raffaeleclement, ma nessuno ha fatto nulla...eppure come minimo basterebbe disattivarlo...se non altro per evitare che ci rimetta la pelle qualcuno! Non oso pensare a cosa potrebbe succedere se in futuro veramente si verificasse un incendio in quella (o in un'altra galleria...piomberebbero tutti dentro a velocità folle... ho i brividi!
Lettera Firmata

SEGNALAZIONE DUE
Cari cittadini traditi da Roma,
questa città ci fa soffrire ogni giorno per un motivo diverso. Mi spiace di rivoltare il coltello nella piaga, ma ogni volta che entro nella nuova galleria sulla Tangenziale che collega la Batteria Nomentana alla Stazione Tiburtina e vedo il pannello di segnalazione che fornisce informazioni a casaccio non riesco a fare a meno di chiedermi quanto è costato il sistema elettronico di segnalazione.
Purtroppo le segnalazioni di incidenti ed incendi mai verificatisi sono molto frequenti e - comprensibilmente - nessuno se ne cura. Il giorno che ci sarà davvero motivo di allarme assisteremo in galleria ad una marmellata di macchine.

La foto che allego è stata scattata questa sera verso le 20. Sono più di 24 ore che c'è questa segnalazione e nessuno se ne cura. Perché?
Lettera Firmata

Scandalo patrimonio immobiliare di Roma. Il geometra che lavorava per il comune: "vi racconto dove si annidano gli sprechi e gli abusi"

Buongiorno a tutti i lettori di RFS, sono un assiduo lettore e sostenitore del blog, lo leggo ormai quotidianamente da un paio d'anni, devo dire che ne condivido la quasi totalità dei contenuti, e spero vivamente che le sue battaglie possano contribuire a civilizzare questa città unica al mondo, sia come palcoscenico storico sia come immondezzaio senza speranza.

Mi permetto di intervenire sul dibattito che si sta scatenando a proposito dello scandalo degli affitti degli immobili abitativi a pochi euro, richiesti dal Comune ai fortunati locatari, che spesso e volentieri hanno la possibilità di lucrare sugli stessi, addirittura vendendoli come un bene di loro proprietà.
Sono stato chiamato ad intervenire a seguito di alcuni miei commenti, che ho fatto con cognizione di causa, poiché sono Geometra Libero Professionista, e in passato ho avuto la "fortuna" di poter lavorare in un ambito che allora (si parla di fine 1993) poteva considerarsi una specie di rivoluzione, forse in parte portata a termine e forse no, non ho la possibilità di confrontare i dati. Per chi ne avesse voglia, dedico la parte finale della mia mail con una sorta di cronistoria e dati, per poter comprendere meglio lo scenario in cui si è articolata questa operazione; qui mi limito ad esporre il succo della questione, ovvero di come possa essere radicato il malaffare nell'ambito delle locazioni di immobili di proprietà comunale... ciò è utile al fine di tener vivo l'interesse di chi legge, ancora sbalordito dal clamore di case affittate a 7 euro o vendute arbitrariamente.

Dicevo, quindi: all'epoca uscivo da lavoro dipendente per impresa di costruzioni, per gettarmi nel mare tempestoso della libera professione... casualmente, la mia ultima esperienza era stata il lavoro per circa un anno (1993-94) in un consorzio, il Consorzio Census, che si occupava di censire e classificare immobili comunali, in quel caso esercizi commerciali perlopiù in centro storico.
Fu solo nel 9'6 però che l'amministrazione, forte della fresca elezione di Francesco Rutelli a Sindaco, che sconfisse Gianfranco Fini anche grazie al mio voto, istituì la società Risorse per Roma, che sulla base degli elenchi creati da Census, era organizzata tramite una piccola task force di una trentina di collaboratori esterni, tra cui io, per andare a fare sopralluoghi nelle unità immobiliari di cui sopra, creando una banca dati catastale che sarebbe servita a mettere in vendita detti immobili, ovviamente con prelazione da parte di chi era affittuario.
Infine, di seguito fu assegnato al Gruppo E.R.-Romeo Gestioni, colosso operante a Napoli prima e a Roma poi, creazione del noto imprenditore Alfredo Romeo l'incarico di gestire i contratti degli immobili di cui sopra. A completare il discorso iniziato, si aggiunsero anche immobili di E.R.P. ad uso abitativo, da censire e classificare per gli stessi scopi.
Ora la parte centrale del mio intervento riguarda il fatto che, già ormai venti e passa anni fa, la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma era una cosa orribile e vergognosa. Io non so in che misura questo problema possa essere stato risolto, le ultime inchieste su RFS mi fanno pensare che non è stato risolto del tutto, sebbene so per esperienza mia certa che molti immobili sono stati alienati, e il Comune è potuto rientrare almeno parzialmente degli introiti perduti.

Nella mia esperienza di tecnico rilevatore di sopralluogo, prima in esercizi commerciali nel centro di Roma, poi presso immobili residenziali in periferia, il denominatore comune è sempre stato lo stesso: ABUSO e ILLEGALITA'. Ricordo gli immobili del centro, parlo di Corso Rinascimento, dentro Piazza Navona, Lungotevere Fiorentini, Borgo Pio a S. Pietro, Viale Trastevere... un esercito di commercianti che pagava due lire d'affitto (dalle 20.000 alle 60.000 lire circa mensili), aveva compiuto una serie di abusi edilizi all'interno (tipo abbattimento tramezzi, apertura finestre, appropriazione di spazi comuni), magari guadagnando con l'attività cifre astronomiche, sempre lamentandosi che il comune proprietario era assente per le normali operazioni di manutenzione... oppure conduttori del locale subentrati abusivamente al legittimo proprietario, non si sapeva in che modo ma si intuiva...e la prassi di offrire qualcosa, tipo colazione o pranzo s e era un locale bar o ristorante, era assai comune, chissà, magari il tecnico in questione era più morbido e poteva omettere passaggi compromettenti...

Oppure mi ricordo altri sopralluoghi, Torre Spaccata e Dragona sopra tutti, in unità immobiliari ad uso abitativo: qua se possibile la situazione era ancora più disgustosa... gente che a prima vista, nonostante noi avessimo il badge sulla giacca con scritto "Comune di Roma - Tecnico Rilevatore - Nome e Cognome", ti aggrediva subito a male parole, tipo "e mo che c... volete voi der comune, solo i sordi nostri sapete prenne, e nun fate mai er dovere vostro...". Poi, una volta sparsa la voce che era soltanto un controllo dello stato dell'immobile, si giungeva a più miti approcci, e uscivano fuori tante belle cosine, che noi dovevamo fingere di comprendere, ma che ci facevano venir voglia di vomitare seduta stante.
Gente che ammetteva di essere in stato di morosità con il proprietario da anni, qualcuno addirittura da dieci anni, sostenendo che la casa in cui abitava faceva schifo... ora, pur ammettendo che dette abitazioni non erano di finissimo pregio e non erano ridotte benissimo, saltava benissimo all'occhio che a Roma c'era senz'altro di peggio, era edilizia residenziale ma pur sempre dignitosa, intendiamoci, case che oggi varrebbero pur sempre tra i 150.000 e i 200.000 euro, mercato ribassato incluso... e poi, chi era stato a ridurle in quel modo? Sporche, con pavimenti dissestati e intonaci sbeccati, certo il comune non veniva a fare manutenzione interna.
Per poi passare agli spazi comuni (vani scala e terrazzi condominiali) ed esterni (cortili, aiuole, spazi bimbi), dove il comune è chiamato a fare manutenzione periodica: certo che le condizioni erano assai fatiscenti, con asfalti pieni di buche, pluviali e caditoie ostruiti in cui si fermava l'acqua e infiltrava i muri...ma a quanto pare l'unico scandalo era che "il comune nun viene mai a fa i lavori qua, ecco perché nun je dò na lira d'affitto"...

Infine, cosa che non dimenticherò facilmente, le macchine degli inquilini parcheggiate sotto: quasi tutti macchinoni di lusso, mercedes e bmw fiammanti, i primi abbozzi di SUV dell'epoca, qualcuno aveva addirittura, dato che Dragona è vicina al mare, il gommone o la barchetta agganciati al traino...

Concludo dicendo che l'idea della giunta comunale di 20 anni fa era tutto sommato un'idea geniale, che avrebbe consentito ad un'amministrazione seria e non di quarto mondo di prendere possesso del suo patrimonio e gestirlo correttamente, ricevendo affitti equi ma comparabili con i prezzi di mercato, oppure ricavando utili dalle vendite.
Ma il fatto che oggi il comune continua ad essere in perenne rosso, grazie anche alle infiltrazioni mafiose radicate in tutti gli ambiti della vita sociale di Roma, sta a dimostrare come e perché certe idee buone e produttive non si possono applicare, o non si vogliono completare.
Il resto è dibattito quotidiano che seguo appassionatamente su RFS, sperando che l'enorme spinta che questo blog sta dando alla nuova moralizzazione di Roma sia decisiva per smuovere e maturare la maggior parte delle coscienze di chi vive qui.
Ah, cara RFS, io scelgo l'anonimato per evitare di essere identificato come consulente del Comune ai tempi che furono... ma se c'è da fare qualche approfondimento su questioni edilizie a Roma, sono a vostra completa disposizione. Un saluto!
Lettera Firmata


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Cenni storici sull'inverntario del Patrimonio Immobiliare del Comune di Roma
A distanza di più di trent'anni dall'ultima revisione del proprio patrimonio immobiliare, il Comune di Roma si è censito: tra il 1994 e il 1996, anticipando e poi attuando le norme del decreto legislativo 77 del '95, è stato portato a compimento l'inventario informatizzato dei beni immobili, con la registrazione di circa 38.000 beni. Nel 2000, la Conservatoria capitolina ha aggiornato il lavoro del '96 portando il numero dei beni noti e classificati a circa cinquantamila, di cui 23.000 appartenenti all'edilizia residenziale pubblica, per un valore complessivo di quasi novemila miliardi.
Con la pubblicazione dell'inventario 2000 si completa una prima fase fondamentale del processo di conoscenza del patrimonio immobiliare di proprietà comunale avviato sei anni prima. Quello che oggi appare come il naturale risultato di un'attività di governo delle risorse da parte dell'amministrazione comunale, era tutt'altro che scontato quando fu costituito nel 1994 il nuovo Ufficio della Conservatoria: l'Amministrazione disponeva allora di una conoscenza del patrimonio ferma ad una revisione inventariale, registrata solo su supporto cartaceo, effettuata tra il 1962 ed il 1968.
Peraltro dal 1968 si era sviluppata la politica di acquisizione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica per oltre 20.000 alloggi e, attraverso lo strumento urbanistico delle lottizzazioni convenzionate e dei piani di zona, la proprietà pubblica di aree per servizi e verde aveva subito un significativo incremento.
Negli anni 1993-94 molto si è lavorato e l'iniziale "progetto d'inventario" portato avanti dal Consorzio Census, un consorzio di imprese legate al mondo dell'edilizia romana (Gruppo Federici, Sistemi Urbani, Jacorossi, Bonifica, Gruppo Fiat, tutti in varia misura coinvolti nello scandalo dell'allora "Tangentopoli" del 1993) consorziate con gli uffici della conservatoria comunale, ed operante per circa un anno presso gli uffici di Via della Greca, si è finalmente tradotto nella stesura inventariale supportata dall'utilizzo delle tecnologie informatiche.
Con deliberazione della giunta comunale n. 4414 del 29.12.1995 (Prot. Serv. Deliberazioni n. 6067/95), si affidava alla Società Risorse per Roma S.p.A. l'incarico del piano di fattibilità per l'alienazione dei beni comunali (importo lire 408.170.000), che prevedeva il sopralluogo di un'unità tecnica, in genere squadre di 2 o 3 geometri, presso l'unità censita, allo scopo di verificarne la rispondenza catastale con l'uso che ne veniva fatto. Perlopiù si trattava di immobili uso commerciale, tutti con affitti fuori mercato (da 20.000 a 80.000 euro al mese!!), molti con abusi edilizi non sanati, locali con diversa destinazione d'uso impiegati per altri scopi, anche residenziali...
A seguito di questa attività fu creato il primo inventario (pubblicato il 31 maggio 1996).
Ulteriori quattro anni di lavoro hanno consentito di integrare le informazioni disponibili, proseguendo l'attività di ricognizione su tutto il demanio (beni storico artistici, infrastrutture e pubblici servizi), sul patrimonio indisponibile strumentale (uffici e servizi, edifici scolastici, assistenza alloggiativa) ed sulle aree, e completando il censimento del patrimonio disponibile e di edilizia residenziale pubblica, tramite la società E.R.- Gruppo Romeo che fu incaricata della gestione contrattuale e contabile.
Il nuovo elaborato si differenziava e si arricchiva rispetto all'inventario '96, che contava circa 38.000 oggetti, per una più articolata descrizione del rapporto tra i beni principali e le pertinenze, per una più dettagliata individuazione delle infrastrutture viarie e degli impianti a rete, e per una migliore descrizione dell'insieme degli immobili.
Si contano attualmente quasi 50.000 beni di cui il Comune di Roma è proprietario (10.000 immobili del demanio, 8.500 strade ed annessi, più di 1.100 beni storico artistici, circa 500 impianti ed infrastrutture.
Tra i quasi 38.000 beni del patrimonio indisponibile vi sono circa 25.000 alloggi di ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e 8.500 pertinenze relative autonomamente censite in catasto, ma anche più di 1.200 fabbricati scolastici, 630 immobili adibiti ad uffici e servizi dell'ente.
Vi sono poi 2.583 beni del patrimonio disponibile gestiti in regime locativo, con circa 1500 alloggi oltre le pertinenze e circa 820 locali commerciali e magazzini,
infine circa 1.200 aree in piani di zona, lottizzazioni convenzionate o altre localizzazioni e con destinazioni per verde, servizi ed altro.
Il valore inventariale complessivo ammonta a 7.302 miliardi al netto degli ammortamenti, 1.068 miliardi il valore del demanio (strade, impianti ed infrastrutture a rete, beni storico artistici, mercati, cimiteri, ville e parchi storici), 3.359 miliardi il valore del patrimonio a destinazione residenziale pubblica (alloggi e pertinenze), 2.563 miliardi i beni ad uso strumentale (edifici scolastici, uffici e servizi) e le aree del patrimoni indisponibile, 312 miliardi del patrimonio disponibile (abitazioni, locali ed aree).
Va notato che il valore inventariale, calcolato sulla base della rendita catastale secondo quanto dispone la legge sulla finanza locale (Dlgs77/95), è altra cosa dal valore commerciale e per la quasi totalità dei beni è da questo ben distante; soprattutto per gli alloggi del patrimonio disponibile e per le aree il confronto tra i due valori presenta significativi scostamenti: basti pensare che i valori inventariali delle abitazioni del centro storico sono mediamente più bassi del 53% dei valori correnti di mercato.N.B.-Il discorso va contestualizzato all'anno 2000, anno in cui il Comune ha pubblicato il rapporto sul Patrimonio Immobiliare, reperibile nel web, da cui ho tratto questi dati.

Il racket della Stazione Termini in 6 foto da far girare: ecco chi raggira i turisti travestito da guida e da addetto ufficiale

2 luglio 2015





Le solite magliette dell'Italia. La solita sicumera del "ti aiuto io, faccio io, dai a me" che ha presa presso i viaggiatori più in buona fede, meno sgamati, più buoni e più onesti. I soliti finti cordini ufficiali al collo. I soliti fasulli tesserini. E i soliti turisti che abboccano in nome della solita terrificante mancanza di controlli per cui nello scalo principale del paese ci può essere una banda di disgraziati che piglia possesso di tutto e gestisce traffici di persone a proprio piacimento nella più totale libertà di farlo.
Nostro compito divulgare le foto di queste persone che ogni giorno lavorare per sottrarre bagagli, portafogli e soprattutto per estorcere denaro ("fammi vedere il biglietto, ok il treno parte da lì, se vuoi il biglietto indietro sono 20 euro per il servizio di indicazione") ai turisti che vengono a visitare la nostra città. Come si dice in questi casi: fate girare. 

Atac alla frutta. Ecco perché la giornata-incubo di ieri sui mezzipubblici in realtà una buona notizia

Il contrasto tra l'Atac e i suoi dipendenti si acuisce sempre di più. Si acuisce perché nel disperato tentativo di non fallire, l'azienda ormai totalmente decotta deve assolutamente aumentare la produttività o per lo meno dimostrare di farlo. Aumentare la produttività significa dare il cartellino ai dipendenti per controllarli meglio, abolire la pletora di accordi sindacali degli ultimi 50 anni, segare lo stipendio agli amministrativi, aumentare gli orari di lavoro oggi ridicoli: un macchinista a Roma guida per 736 ore annue, a Napoli 850 ore, a Milano 1200 ore. Forse perché a Roma, ogni santo giorno, ci sono quasi 1000 macchinisti in malattia, una ecatombe perfetta per far compilare articoli al fulmicotone a Rizzo&Stella sul Corriere, ma micidiale per i pendolari.

Questo aumento di produttività non va bene ai macchinisti e agli autisti. Si tratta di dipendenti comunali di fatto, ovvero di gente che ha tendenzialmente in odio il proprio lavoro. Che non lo fa con amore, con abnegazione e con passione (salvo eccezioni, che ci sono eccome ma non bastano). Gente che lavora controvoglia e che guarda con invidia non chi lavora bene e fa risultati (anzi questi sono guardati con disprezzo, in cagnesco, se possibile mobbizzati), bensì chi è riuscito a imbucarsi in ufficio. Gente che è pronta a utilizzare la scusa del "io mi alzo alle 3 del mattino" come clava da battere sulla testa di ogni critica e come grimaldello per legittimare qualsiasi tipo di nefandezza. Perfino la meschinità vigliacca di uno sciopero bianco contro gli abbonati e gli utenti. Come se nelle altre compagnie di trasporti, in tutto il mondo, chi fa il primo turno non si alzi anche lui alle 3 del mattino: la cosa più normale del pianeta trasformata in eccezione. 

Questa è la feccia che guida i nostri autobus, ma la cosa grave è che questa feccia è la parte migliore dell'azienda. E pensate che azienda, dunque! Già, perché la parte peggiore è altrove: dirigenti incapaci, funzionari corrotti, imbucati, miracolati della Parentopoli di Alemanno, autentici ladri e criminali che rubano carburante e si rivendono pezzi di ricambio nelle disastrate officine: la Mafia Capitale che non è ancora uscita. E poi il top management: oggi ad un primo sguardo i vertici sembrano composti da gente per bene (Broggi, Micheli), ma in passato il livello è stato impressionante.

Con la giustificazione di essere la parte più sana dell'azienda (e il che è tutto dire!), gli autisti e i macchinisti appena c'è qualcosa ce non gli va a genio bloccano l'operatività aziendale. Lo fanno pensando di fare un dispetto all'azienda, ma in realtà gli stanno facendo un regalo perché ogni azione meschina come quella dello sciopero bianco di ieri è una azione che aiuta Atac ed il suo azionista unico (il Comune di Roma) ad avvicinarsi alla cessione o alla privatizzazione della società. I carnefici sono gli autisti, ma la vittima non è Atac, la vittima è l'utenza di Atac. I cittadini, i turisti, gli studenti, i lavoratori, i pendolari. Loro non hanno la protezione sindacale che hanno gli autisti per cui se arrivano tardi a lavoro causa sciopero bianco, rischiano! Ecco perché l'azione di ieri è stata un'azione profondamente meschina: perché ha come risultato solo di umiliare l'utenza che paga l'abbonamento e massacrare il turismo, asse portante dell'economia della città. Come tante categorie di questa città anche gli autisti Atac fanno come il marito cornuto che, per vendicarsi della moglie, si taglia il pisello. Geniale!

Ma ieri è successo qualcosa di clamoroso: per la prima volta Atac ha messo sul tappeto la guerra intestina, l'ha resa pubblica non l'ha nascosta, non l'ha occultata. Con un chiaro comunicato stampa ha evidenziato che i rallentamenti di tutto il trasporto pubblico erano dovuti a comportamenti individuali volti a ostacolare i cambiamenti nella direzione della produttività che l'azienda stava cercando di implementare. E così è. 
Cosa hanno fatto gli autisti? Sono arrivati, hanno strisciato il badge (odiatissima novità e uno dei motivi dello sciopero selvaggio) e si sono messi a cercare una scusa per non partire: non è difficile trovarne visto il livello di manutenzione dei mezzi Atac e poi, si sa, in Italia per bloccare tutto basta (viste la quantità di leggi) chiedere che tutte le norme vengano scrupolosamente rispettate. Le scuse sono state decine e decine, restando perfettamente nella norma e nella legalità e infatti il comunicato stampa di Atac non parla di atti contrari alla legge... Ma d'altronde stiamo parlando di persone con pelo sullo stomaco. Persone capaci di fare, è la storia degli ultimi anni, due scioperi al mese. Una settimana si e una no. Persone che pensano a tutto fuorché a dare un servizio all'altezza agli utenti.



Simpatiche reazioni sui social ai nostri post che cercano di mettere in luce la situazione in Atac

E' un po' come se voi, andando a lavoro (anzi andandoci ogni tanto, vista la percentuale di giorni di malattia), invece di accendere il terminale e mettervi a lavorare di buzzo buono iniziaste ad ispezionare il vostro posto di lavoro. E la scrivania non è ignifuga, e la poltrona non è a norma CE, e il computer secondo me è troppo luminoso e fa male agli occhi, e l'impianti di condizionamento interno non è stato revisionato, e non mi pare che ci sia un numero sufficiente di bombole antincendio, e manca il bagno per gli handicappati, e mostratemi il progetto delle uscite di sicurezza se corrisponde con quanto approntato e così via. Cosa succederebbe al vostro contratto di lavoro dopo 15 secondi netti? Verrebbe ovviamene ridotto in coriandoli. In Atac no, i dipendenti si comportano così, lottano contro la loro stessa azienda e vengono difesi. Loro un posto di lavoro fisso ce l'hanno (pur infischiandose del loro lavoro, non rispettando la loro azienda, non considerando il servizio da erogare un compito inderogabile), i cittadini vessati dai ritardi da loro causati il posto di lavoro invece (spesso tutt'altro che fisso) rischiano ogni mattina di perderlo.


Ieri però c'è stata una piccola svolta. Venerdì scorso l'azienda aveva annullato tutti gli accordi sindacali pregressi e dal 1 luglio si doveva finalmente passare il badge elettronico. Il risultato è stato quello che tutti noi abbiamo sperimentato ieri ed Atac non ha retto più: ha dovuto ammettere quello che leggete sopra nel comunicato ufficiale. E' scritto in maniera burocratica, ma è l'ammissione di uno sciopero bianco da parte dei dipendenti. La guerra civile dentro all'azienda ha fatto dunque un salto di qualità: si è acuito lo scontro tra azienda e dipendenti, si è acuito lo scontro tra dipendenti e utenza (ormai c'è sempre meno gente che dice "è colpa di Atac" e sempre più gente che parla di "sciopero bianco" o di "sabotaggio"). E da questa situazione si esce solo grazie ad un conflitto, conflitto che si sta generando. Certo, con ogni probabilità il conflitto ha delle parti che sono interessate e il grosso rischio è che si finisca non ad una cessione, bensì ad una svendita dell'azienda con tanto di accollo dell'enorme debito sulla collettività e non certo sul compratore.

Ma in questa fase qualsiasi cosa va bene. Qualsiasi cambiamento (fallimento, cessione, svendita) è bene accetto piuttosto che continuare in questo modo. Atac si vuole riformare, è obbligata a farlo anche perché sta fallendo e deve pur provarci. Il piano industriale parla chiaro, il management sembra essere risoluto, i sindacati forse si stanno addirittura convincendo perfino loro, i dipendenti o continueranno a fare errori strategici come ieri (finendo licenziati come già sta succedendo, in un'altra municipalizzata, ad alcuni dipendenti Ama) oppure si dovranno adeguare e portare la loro produttività almeno al livello dei loro colleghi milanesi, bolognesi, torinesi... Speriamo, insomma, che i sacrifici di ieri (e probabilmente di oggi e di domani), le ore sotto il sole ad aspettare il bus, i quarti d'ora a 50 gradi nelle stazioni della metropolitana non siano state vane e che dalle ceneri in cui ci stanno gettando ogni giorno di più rinasca una fenice. 

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