L'assurdo incidente di Piazza Mazzini, spiegazione della dinamica

20 gennaio 2017








Strumentalizziamo con piacere l'assurdo incidente avvenuto poche ore fa a Piazza Mazzini per porre nuovamente l'accento sull'assurda organizzazione della piazza e sulla sosta selvaggia che ne deriva. Larghissima e non necessaria ai flussi viabilistici che la percorrono (mentre allargare i marciapiedi o creare un parco davvero vasto al centro e ben collegato coi lati sarebbe utilissimo), Piazza Mazzini non è da tempo più una piazza bensì un parcheggio a cielo aperto. Se proprio la si vuole trasformare in parcheggio, perché non fare un parking interrato come a Piazza Cavour lasciando la superficie a verde pubblico?

Questo malcostume che vede auto posteggiate ogni giorno e ogni sera in quintupla fila, in curva, negli angoli e sugli spartiraffico disegnati a terra, non crea problemi solo estetici (la piazza è oscena!) ma anche di sicurezza e di visibilità.

Quest'oggi un esempio clamoroso. Con immagini iconiche che hanno sollecitato l'ironia e il cinismo tipico della casa: confermata come  la capitale del parcheggio in doppia fila (in Francia lo chiamano "parcheggio alla romana"), Roma si propone come inventrice del parcheggio a castello.

Ma cosa è successo? Un signore anziano stava uscendo in retromarcia con il suo suv Chevrolet dal suo parcheggio nel bel mezzo della piazza. Ripetiamolo: nel bel mezzo della piazza! In quel momento stava passando una piccola Panda blu guidata da un altro signore anziano. Il guidatore del suv ha colpito la Panda. Il guidatore del suv, sempre l'anziano alla guida di un carro armato, deve essere andato nel panico, non ha tolto il piede dall'acceleratore e la Panda si è trasformata in trampolino.

Nonostante l'impatto spettacolare dell'incidente non si è fatto male nessuno. Il proprietario del suv stava però per ammazzare la moglie che attendeva di salire.

Tutto questo solo per fare una domanda: quando risistemiamo Piazza Mazzini e le mille piazze romane che, per difetti di progettazione e aggiornamenti di arredo mai avvenuti nei decenni, sono nelle stesse condizioni? Sicuramente non nel 2017: in bilancio l'amministrazione non ha messo neppure un centesimo per questo tipo di problemi e anche laddove questi problemi si possono risolvere valorizzando l'apporto dei privati, ad esempio realizzando parcheggi sotterranei, è tutto fermo per questioni meramente ideologiche.

Perché Roma si sta coprendo di mega affissioni sui palazzi spiegato facile






Lo scenario veleggia tra il patetico e il ridicolo. Con tutte le conseguenze del caso. Per carità, in molti casi questa organizzazione serve a far sì che vi siano i soldi, altrimenti inesistenti, per restaurare fior di palazzi storici (e il nostro punto è sempre stato quello che la pubblicità su area pubblica può esistere solo se dà qualcosa in cambio alla collettività), ma in molti altri casi - è del tutto evidente - ci si inventa delle necessità di restauri pur di piazzare enormi cartelloni pubblicitari in zone di primissimo pregio, oppure si procrastina senza reali motivi un intervento che potrebbe durare tempo 10 e invece viene fatto durare tempo 60, o magari 160. 

E la città si è completamente riempita di gigantesche affissioni che coprono i palazzi per mesi e per anni. I grandi crocevia e le zone di grandissima visibilità non sono libere mai. Mai. Si fa un palazzo, appena finisce su passa al successivo (la norma impedisce che vi siano due impianti in contemporanea sulla stessa area), indipendentemente dalla reale necessità dei lavori e degli interventi. 

Ma al di là delle malversazioni e di chi si approfitta, stando tra l'altro dentro le leggi, di come è scritta la normativa, come mai c'è questa pressione? Come mai c'è questa richiesta? Come mai le concessionarie che si occupano di restauro&inserzioni bussano alle porte dei condomini più visibili con offerte che non si possono rifiutare e che portano molti a decidere di incassare la lauta somma pur di stare per mesi e mesi nascosti dietro al pvc dei cartelloni? 

Il motivo è sempre lo stesso: il mercato delle affissioni romano e le modalità mafiose con chi è gestito. Roma è in fatti, allo stato attuale, l'unica città occidentale dove un brand serio, autorevole e famoso non ha modo di trovare spazi per le sue affissioni nei normali circuiti cittadini. Gli impianti fanno raccapriccio, sono gestiti da ditte improbabili, sono piazzati in maniera caotica, uno sull'altro, la pubblicità così perde valore, è sciatta e squallida e può essere di un qualche interesse (peraltro a prezzi stracciati, visto l'affollamento assurdo) solo a esercizi locali. A Roma si pubblicizzano mediante cartelloni concessionarie di auto, palestre, negozi si sartoria che ti rifanno la zip dei pantaloni in un'ora, compro oro e cartolerie. E' qualcosa di unico e incredibile: in tutto il mondo evoluto la pubblicità esterna è qualcosa di preziosissimo e raro, appannaggio esclusivo delle grandi marche che la usano per fare campagne di brandind, a Roma è tutto il contrario. Trovateci a New York, a Londra, a Berlino, a Parigi o a Madrid una concessionaria di auto, una palestra, un discount o una cartoleria che si pubblicizzano comprando spazi sulla cartellonistica: impensabile. Questi esercizi, in altre città, utilizzano la carta stampata o internet mentre i pochi, selezionati e begli impianti pubblicitari sono usati dalle grandi marche nazionali e internazionali. 

Secondo voi, giusto per commentare le foto in queste pagine, un'azienda come la Peugeot e le agenzie che le curano la comunicazione in tutte le grandi capitali globali, preferisce un impianto in cui è sola, visibile, magari di fronte al Colosseo oppure preferisce confondersi in mezzo a mille cartelloni e cartelletti che al massimo possono essere appetibili per una concessionaria? Il circuito normale delle affissioni romane va bene al più per le concessionarie automobilistiche, non per le case automobilistiche. Peccato che in nessuna città del mondo una mera concessionaria potrebbe mai avere accesso al mercato pubblicitario dell'esterna. E' un po' come se lo zozzone di Porta Maggiore comprasse una pagina sul New York Times, improbabile e impossibile.

Ecco perché a Roma c'è tutta questa pressione sulle grandi affissioni sui palazzi: è l'unico modo che hanno i grandi brand (e infatti le affissioni sono utilizzate solo dei grandi brand) per emergere dalla nuvola di immondizia della cartellonistica romana all'interno della quale qualsiasi affissione è squalificata, qualsiasi inserzione vale in realtà zero o addirittura meno di zero. Ed ecco perché, per certi versi, regolare e normare ulteriormente il comparto delle affissioni sui palazzi (cheppure, lo ripetiamo, sta esagerando) sarebbe un peccato perché significherebbe semplicemente tenere alla larga dalla nostra città i grandi investimenti in comunicazione di multinazionali e centri media, multinazionali e centri media che, in alternativa, mai e poi mai comprerebbero affissioni esterne "normali". Perché a Roma, nel comparto della pubblicità esterna, la normalità e immondizia impensabile dovunque al mondo.

Come si risolve questa faccenda? Ci si stava arrivando con la giunta Marino e con la caparbietà e la lucidità di Marta Leonori, ex assessora al commercio. Riduzione degli impianti e specializzazione dei circuiti, con un circuito pregiato, isolato e di altissimo profilo che poi sarebbe servito tra l'altro anche a pagare il bike-sharing (non solo pulizia della città, non solo riequilibrio della concorrenza, ma anche servizi utilissimi a cittadini e turisti laddove invece i grandi impianti sui palazzi danno solo peanuts indietro alla collettività). Tutto questo avrebbe sistemato un po' le anomalie attuali e avrebbe tra l'altro consentito al Comune di incassare di più nel contesto di una città più pulita, legale e sistemata. Tutto questo avrebbe costituito una concorrenza sana e leale al debordante universo delle mega affissioni sui palazzi. Ovviamente questa amministrazione ha insabbiato tutto, da mesi. Il famelico oligopolio dei gestori delle maga affissioni sui palazzi gode, il racket delle ditte pubblicitarie romane gode pure lui. Onestamente noi cittadini godiamo molto meno, anche se il 99% non se ne rende conto neppure...

A Porta Portese il tram 3 continua a passare e a non fermarsi. Perché?

19 gennaio 2017
Lo scorso 8 Agosto è stata riattivata la linea tranviaria n. 3 da Piramide alla stazione Trastevere che da anni era inspiegabilmente chiusa nonostante le ingentissime somme spese per il rinnovamento dei binari e delle fermate lungo via Marmorata.
Le voci che affermavano che la linea non potesse essere riaperta perché le banchine di fermata non erano a norma o per la mancanza di strisce pedonali erano evidentemente prive di fondamento visto che la linea è stata riaperta senza alcun intervento particolare.
Quindi tutto bene quel che finisce bene?
Purtroppo no, incredibilmente nonostante siano passati più di 5 mesi dalla riapertura, la fermata di Porta Portese è ancora chiusa con transenne metalliche e inagibile. Peccato che si tratti forse la più importante della tratta Piramide – Trastevere.

Motivo? Apparentemente mancano le strisce pedonali! Opera di una tale complessità che evidentemente in 5 mesi nessuno è riuscito a realizzare.

Sulla banchina chiusa, una palina elettronica comunica i tempi di attesa di mezzi che forse passeranno, ma che sicuramente non fermeranno. Colpisce tra l’altro l’intervallo di tempo tra il passaggio di due tram 3, 40 minuti, nei film western ci sono diligenze che passano con maggior frequenza…
Vittorio

Video. Come si fa una strada. Un esempio virtuoso (a Roma eh!)

18 gennaio 2017
Non sappiamo chi l'abbia progettata Viale Maresciallo Pilsudski, non sappiamo sotto quale amministrazione sia stata concepita e da cosa sia scaturito il progetto. Sappiamo però che quando dobbiamo indicare come si fa una strada, come si progetta lo spazio pubblico, come si affronta e si risolve l'annoso problema della sosta selvaggia e del corretto utilizzo delle carreggiate stradali (un problema che impatta in maniera cruciale sulla vita di ciascuno di noi), abbiamo degli esempi anche a casa, che potrebbero essere replicati facilissimamente in decine se non in centinaia di altri contesti. Separare i flussi di traffico dalla sosta non è la soluzione, ma senza dubbio è una delle soluzioni che, a costi contenutissimi, possono risolvere gli annosi problemi e difetti della città.

In questo video abbiamo provato a spiegare la nostra visione a riguardo, ovviamente con tutti i distinguo del caso (qui c'è poco spazio per la pedonalità, mancano ciclabili, mancano preferenziali, ma si afferma il principio fondamentale della separazione tra flussi e sosta). Sarebbe bello se questi stimoli venissero raccolti da un Assessore ai Lavori Pubblici, che diventassero oggetto di dibattito e che, infine, venissero se ritenuti corretti applicati in scala, dovunque. Perché ci può essere un "modello Roma" per affrontare le tare che la città si porta dietro, un modello adeguato e cucito addosso ai cancri che si stanno portando via questa città.

Questo vale per la sosta, per l'ambulantato, per la cartellonistica, per la segnaletica. E alle volte essere rimasti indietro può essere opportunità: perché poi affrontare il problema ora avendo in mano le leve della tecnologia. 
Solo che stiamo talmente all'anno zero che neppure un Assessore ai Lavori Pubblici abbiamo. Per dire...

Indicammo di votare Raggi? Ecco perché lo rifaremmo anche oggi stesso

17 gennaio 2017
In questi giorni, dopo l'uscita della sopravvalutata classifica del Sole24Ore, a Roma è impossibile trovare qualcuno che solo sei o sette mesi fa sosteneva Virginia Raggi. Sono tutti scomparsi, svaniti. "Imbucati" dice su Twitter il direttore della parte web de Il Messaggero Davide Desario che ha cercato di intervistare Claudio Santamaria o Sabrina Ferilli vedendoseli sfuggire come sorci.

E invece noi no. Proprio no. E' dal giorno dopo delle elezioni che qui, nei commenti, sui social, la cantilena da parte del settore meno intelligente del nostro lettorato è la solita: "avete dato indicazione di votare Raggi, quand'è che fate mea culpa?". Mea culpa un ciufolo di nulla! Abbiamo dato quella indicazione e la rivendichiamo oggi più di allora. 

Non era possibile fare diversamente, non era praticabile alcuna altra strada, abbiamo dato quell'indicazione consapevolissimi (quello che sta succedendo oggi noi lo scrivemmo ben prima del ballottaggio) ma convinti che, turandosi il naso, bisognasse fare in quel modo.

Quale era l'alternativa essendo l'opzione di Marchini una opzione evanescente? L'alternativa era forse la Meloni pronta a far tornare in campo, volente o nolente, tutta o una parte della classe dirigente che aveva scarnificato la città sotto Alemanno? No grazie, già dato. Eh ma c'era il PD, dirà qualcuno, tutto sommato è sempre l'alternativa più affidabile. Purtroppo, neanche per sogno. Si trattava e si tratta del partito più marcio e colluso della città, il partito che aveva appena giustiziato un suo fondatore, allora sindaco di Roma, solo perché aveva osato non mettere le mani nel torbido, ma lasciar intendere che le avrebbe messe. E' bastato quel proposito, quell'intenzione. Fatto secco, subito.

Giachetti sindaco? O sarebbe stato una sotto specie di Veltroni-secondo-mandato e di Rutelli-secondo-mandato (genero immagine e comunicazione, ma poi dietro di  me si divorano Roma), oppure, in alternativa, sarebbe stato un sindaco rivoluzionario, coraggioso, pazzo, arrembante. Già, ma in quest'ultimo caso avrebbe fatto l'esatta fine di Marino. Come fare dunque ad avere dubbi? Il PD non era votabile neppure lontanamente.

Alla luce dei fatti poi la scelta è stata doppiamente valida. Guardate cosa ha fatto il PD in questi mesi. Gli spazi per ricostituire una credibilità c'era tutti, l'amministrazione "nemica" andava malissimo e ci si poteva inserire con un racconto di qualità, di priorità. Si poteva cambiare classe dirigente, cercare nuove energie fuori, mettere ai margini i peggiori rappresentanti della vecchia guardia. Nulla di fatto. Comandano i soliti con poche eccezioni, ragionano come sempre, l'impostazione intellettuale rispetto ai problemi della città è esattamente la medesima. Pensate se avessero governato: avremmo avuto le solite porcate con, in più, anzi in meno, la disattenzione dei giornali. Non hanno sfruttato la sconfitta per migliorare, pensate cosa avrebbero fatto questi signori in caso di vittoria.

Tutte le decisioni più forsennate del M5S - e sono state tantissime - hanno avuto o lo sguardo benevolo del PD oppure una finta opposizione, mai incalzante, mai preparata, mai volta davvero a mettere in difficoltà l'avversario politico. Su molte questioni (il collateralismo col racket degli ambulanti così come con quello dei cartellonari) i due partiti sono andati in Commissione e perfino in Aula d'amore e d'accordo. Una melassa indifendibile. Le poche cose invece che il M5S ha fatto bene (vedasi il progetto, seppur migliorabile, della riqualificazione del Rione Monti presentato ieri in Commissione Mobilità) hanno visto l'opposizione cieca del PD, non per migliorare le cose ma per affossarle favorendo il mantenimento dello status quo.
Si potrebbe fare una opposizione incalzante, durissima, arrembante, divertente, creativa. Non si fa nulla. Vi viene in mente il nome e il cognome di qualche rappresentante del PD in Assemblea Capitolina? Pensateci. Il nulla vestito di niente.

Siamo gli unici a criticare davvero Virginia Raggi, siamo gli unici a mettere ogni giorno l'amministrazione di fronte alle sue porcate, siamo il punto di riferimento per chi vuole leggere un racconto diverso su quello che sta succedendo e ha bisogno di assegnare un'altra gerarchia ai problemi (il taglio di cubature alla Ex Fiera è, tanto per dire, più grave della nomina di Marra; checché ne dica tutta la stampa italiana), ma questo non ci impedisce di rivendicare l'endorsement. Nel 2016 non si poteva votare diversamente.
E se il PD non cambierà davvero non si potrà votare diversamente neppure alle prossime elezioni. Durante le quali però ci sarà Giorgia Meloni e la sua parte politica che rischierà di essere imbattibile. Ma tanto per il PD va bene lo stesso, perché il tornaconto è storicamente esistito sia al governo che all'opposizione della città. Opposizione tra mille virgolette, ovviamente, visto quanto fatto durante il quinquennio di Alemanno.

Il M5S sta deludendo tutte le aspettative di chi voleva cambiamento, merito, qualità, crescita, sviluppo economico, trasformazione urbana, lotta ai privilegi, parametrizzazione occidentale. Si sta facendo, su tutto, esattamente il contrario di quanto ci si sarebbe aspettati. Non c'è nessun altro però che a queste aspettative dia una benché minima risposta. Chiunque sarebbe stato al loro posto avrebbe fatto lo stesso, se non altro perché memore della fine fatta fare a chi, Ignazio Marino, si era permesso di dirazzare. Dunque come si fa a chiederci se ci siamo pentiti del nostro endorsement?

Esiste solo una soluzione plausibile e credibile. L'abbiamo abbozzata qua

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