Video. Chiunque transita in bici ai Fori Imperiali rischia le penne a causa dei risciò. Aspettiamo l'incidente grave o interveniamo prima?

26 maggio 2015
Non solo continuano totalmente indisturbati a svolgere una professione che non esiste e che non ha autorizzazioni, non solo portano turisti in giro senza la minima garanzia e copertura assicurativa, non solo operano nonostante i Vigili Urbani abbiano promesso di non dar loro tregua (e invece non fanno niente), non solo adescano i turisti urlando "taxi, taxi, taxi" cosa che dovrebbe far incaxxare di brutto i tassisti che invece appaiono essere abbastanza tolleranti, ma i terrificanti finti risciò (sono fasulli, in realtà hanno un motorino elettrico con tanto di batterie!) guidati ora da avanzi di galera, ora da personaggi inqualificabili (i peggiori biglietti da visita per i nostri turisti), ora da ragazzini forse anche minorenni, continuano ad occupare tutta la carreggiata di Via dei Fori Imperiali e di Piazza del Colosseo rendendo impossibile la vita alle tante biciclette di passaggio. 
Basta guardare questi video per capirlo. E bisogna guardare questi guidatori di finti risciò spaparanzati con le chiappe o la panza di fuori per capire a che livello di impunità, cattivo gusto e sopruso siamo arrivati. 
Possible che non si possa fare niente? Vigili Urbani e Assessorato ai Trasporti ci hanno provato evidentemente senza riuscirci. Ma cosa ci vuole a fare una ordinanza che vieti questi obbrobri pericolosi e illegali? Si aspetta che ci scappi il morto in un incidente? Basta osservare i video per capire che l'incidente viene sfiorato in ogni momento a causa dello stile di guida di questi trabiccoli.  E poi perché i sindacati dei tassisti tacciono o protestano con morbidezza? Basta andare al Colosseo e fingersi turista per capire che questi 'signori' adescano turisti e si propongono come taxi, gli manca solo la licenza, l'assicurazione e la sicurezza di guida. E i prezzi sono maggiori. 
Perché stiamo tollerando questa nuova invasione? Qui su Roma fa Schifo ne parliamo da dicembre. Abbiamo fatto tanti articoli, foto e video e stanno tutti qua. Ovviamente la stampa cittadina si è guardata bene dall'approfondire la faccenda...

Lo scempio incredibile della Fiera di Roma in fallimento. Inchiesta del Fatto Quotidiano per capire chi ha rubato il futuro alla città

25 maggio 2015

A metà degli Anni Zero sia Roma che Milano chiusero i loro quartieri fieristici centrali per aprirne altri fuori città, più grandi, moderni e funzionali. Il quartiere fieristico di Milano, a Rho, crebbe in pochissimo tempo e, firmato da Fuksas, inaugurò in anticipo. Ancora oggi sta sul podio delle fiere a livello europeo. Intanto sul vecchio recinto cittadino iniziarono a salire i grattacieli del progetto CityLife, oggi dove c'erano i vecchi padiglioni oggi c'è il grattacielo più alto d'Italia e case firmate da architetti di grido oltre che un parco e una fermata della nuova metro 5.
Il quartiere fieristico di Roma, sulla Portuense, ebbe ritardi, venne costruito su una palude che lo rese quasi inservibile, non ebbe mai un management in grado di far partire l'attività fieristica e soprattutto sia per incapacità della politica, ma anche per le sciocche proteste di residenti e amministratori locali con il grido "speculazionedilizzzia" troppo facile, non venne mai valorizzato il recinto fieristico storico che oggi versa in stato di abbandono dopo 10 anni. Uno spreco inaudito: risorse dilapidate, posti di lavoro dilapidati. Il Fatto Quotidiano ha realizzato un bel servizio che potete trovare qui sotto e anche a questo indirizzo.


Video. Perché i commercianti di Trastevere non si ribellano? Quelli dietro questa coltre di bancarelle pulciose sono i loro negozi

24 maggio 1915 - 24 maggio 2015. Cent'anni e seicentomila morti per dare benessere e libertà ad una genìe di cafoni ripugnanti e ignoranti

24 maggio 2015





Oggi per celebrare il 24 maggio del Centenario dell'entrata dell'Italia nella Grande Guerra siamo andati al Museo della Fanteria nel complesso museale di Santa Croce in Gerusalemme. D'altro canto "Il Piave mormorava colmo e placido al passaggio dei primi fanti" e allora cosa di meglio del Museo della Fanteria che, miracolo, era pure eccezionalmente aperto di domenica?
Bello il parco del museo, coi carri armati (della Seconda Guerra Mondiale, però e tutt'al più della Guerra d'Africa) e i ruderi romani. Sorvoliamo, per carità di patria, sulla qualità espositiva del Museo e sullo stato in cui il museo versa, ma non sorvoliamo sul contesto circostante.









Per arrivare al Museo devi transitare per forza da Piazza di Santa Croce in Gerusalemme. Una chiesa di una bellezza rara, in un ambito paesaggistico, architettonico e archeologico unico. Un parco, un anfiteatro, ruderi di un enorme circo romano, la facciata settecentesca, i musei (Fanteria, Granatieri, Strumenti Musicali). La piazza fu tramutata in stupenda isola pedonale nel 2000 e si presenta per il Giubileo Straordinario del 2016 in uno stato comatoso. Non c'è più alcun rispetto dell'isola pedonale, la piazza è costantemente violata nonostante le strade circostanti siano piene di posteggi disponibilissimi. L'andirivieni di auto non consente ai bambini di giocare. L'andirivieni di pullman turistici (nel frattempo il convento si è trasformato in museo...) ha devastato arredi urbani e  fondo stradale in più punti.

 

Anche oggi, in occasione del 24 maggio, la situazione era quella che vedete. Neppure nella giornata di oggi gli squallidi cafoni che scambiano un'area pedonale - per di più realizzata a rispetto ed a tutela di una delle più importanti chiese del mondo, la chiesa che custodisce un pezzo della croce di Cristo - per un parcheggio abusivo, per una volgar autorimessa a cielo aperto. Ora avete capito perché oggi gli italiani hanno fatto finta di dimenticarsi del centenario del 24 maggio? Perché questa accolita di cafoni, di coatti, di ignoranti, di pressappochisti, di ruffiani sa perfettamente di non meritarsi quel che gli è stato garantito dalle centinaia di migliaia di vite umane sacrificate per portare il paese nella modernità. Pensate ai nostri bisnonni sul Carso, a Gorizia, a Vittorio Veneto, sul Piave a Caporetto in bicicletta o a piedi nudi. Pensate se avessero saputo quale tipo di paese, quale tipo di atteggiamento i loro nipoti avrebbero tenuto cento anni dopo. Per sua fortuna questa gentucola non è capace neppure di vergognarsi...

Il miglior amico di Mafia Capitale? Semplice: è il romano medio e la sua omertà. Articolo allucinante di Lirio Abate su L'Espresso in edicola




Roma, come abbiamo ripetuto più volte su queste pagine, non è solo una città di mafia, è anche indubitabilmente la peggiore città di mafia italiana. L'unica città di mafia dove i comportamenti mafiosi adottati dai criminali e dalla popolazione che li fiancheggia sono considerati la normalità. L'unica città di mafia dove i mafiosi non si nascondono, l'unica città di mafia dove comportarsi da mafiosi era (ed è) diventato così normale da far credere che la mafia non ci fosse tanto era connaturata al modo di fare dei cittadini. L'ignoranza, la grettezza, lo sciattume, l'impreparazione, l'odio verso tutto ciò che è pubblico e comune, il ruolo della chiesa, il ruolo dei vomitevoli partiti della destra, il ruolo dei vomitevoli partiti della sinistra, la presenza del potere politico centrale hanno fatto il resto. La peggiore città di mafia d'Italia e, dunque, del mondo. Dove la mafia è diventata normale amministrazione e stile di vita per milioni di persone. Dove chi è onesto viene umiliato, messo a disagio, fatto sentire fuori posto. Dove chi si impegna è il nemico dei fumettari à la page mentre sei pagine di La Repubblica con un fumetto contro la mafia sono un sogno irrealizzabile. Dove chi richiede il rispetto delle regole è additato come fascista. Dove qualsiasi illegalità viene derubricata perché "i problemi so artri" e poi "fattela na risata". Una città, l'unica città, dove c'è la mafia pure se devi cambiare la centralina elettrica ma dove nessuno si sognerebbe mai di fare una manifestazione antimafia come invece succede pure nei posti più profondamente ndranghetisti della Calabria. Una città dove il comportamento mafioso, furbo, strafottente, violento te lo insegnano i maestri a scuola elementare. Ed è talmente normale e ordinario che nessuno oserebbe fargliene una colpa. La città dello "sticaxxi", del "fatte li caxxi tua" e del "chi se fa l'affari sua torna sano a casa sua". L'omertà come sistema di vita fuori dal quale è impossibile far parte di una comunità che ha come unico elemento condiviso il comportamento para criminale e anti sociale. Una città dove il 90% della popolazione considererebbe questo articolo esagerato. Come uscirne?

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