Prontissimi per il Giubileo! Secondo voi i totem sos vicini alle stazioni metro funzionano? Ecco il video

31 agosto 2015
Già in lontananza sentivo la registrazione scandire sempre la stessa frase. Poi il tempo di avvicinarmi, fare il giro intorno per rassicurarmi che non ci fosse qualcuno da aiutare. Infine, passati una decina di minuti (una-decina-di-minuti!), mi sono deciso di registrare l'evento. Ecco i totem SOS sparsi qua e la vicino alle stazioni: hai bisogno di aiuto, premi il pulsante e aspetti. Aspetti. Aspetti. E forse crepi...

Video. Ecco i risciò che mi hanno quasi arrotato per due giorni di fila al Colosseo. I nuovi prepotenti che si stanno prendendo Roma



La solita bolla di imbarazzante e inquietante lassismo da parte delle autorità, della stampa (silenzio totale, salvo un articolo del Corriere della Sera), dei cittadini e dei turisti, oltre che degli altri operatori economici danneggiati da questo lassismo stesso in primis i tassisti, sta creando un mostro: i risciò si stanno letteralmente impossessando del centro della città con una prepotenza, una arroganza e una aggressività che sta divenendo pericolosa per tutti gli altri utenti della strada. 

Occupano parecchie aree dei Fori Imperiali e del Colosseo. Idem per Piazza Venezia e per l'area del Vaticano. Utilizzano liberamente le corsie preferenziali e si spostano attraverso i marciapiedi infischiandosene di tutti, sono arrivati anche a prendere possesso dell'area antistante l'ufficio di informazioni turistiche.

Da qualche tempo l'escalation si è fatta ancora più preoccupante: è praticamente impossibile percorrere Via dei Fori Imperiali in bici (ma anche i bus di Atac hanno le loro belle gatte da pelare, spesso bloccati dai risciò in manovra assolutamente proprietari dell'area di fronte al Colosseo) senza rischiare di morire ammazzati. Non esageriamo affatto e lo diciamo a ragione veduta, da persone che transitano in questa arteria tutti i santi giorni. I risciò, non contrastati da Municipale e Finanza, si comportano come i peggiori suv sulla tangenziale. Invadono la corsia  contromano pur di trovare il percorso con mono buche e se ne fregano se di fronte c'è qualcuno.


Nei due video, un po' lunghi, nella parte finale potete rendervi conto di cosa succede. Nella prima fase vedete i risciò in giro, l'impossibilità ormai di fotografare l'Altare della Patria senza inquadrarli, la Municipale sempre presente ma non interessata al problema, i crocchi di tricicli lungo tutta la Via, anche in chat con i tassisti e poi l'area davanti al Colosseo, con il curvone che i risciò prendono sempre contromano, non si sa perché. Tanto loro sono i padroni e gli altri si devono spostare: si sta verificando quello che successe con le castagne, con i venditori di ricordini, con i venditori di "gelati&sorbetti". Arrivano, vengono tollerati, si rinforzano, vengono condonati, diventano inamovibili e potentissimi. Stiamo ripetendo lo stesso errore. E guarda caso il punto di partenza sono sempre le cooperative di carcerati, come con Salvatore Buzzi. Non abbiamo imparato nulla di nulla. Perché?

Guardate che cosa succede dopodiché di fronte al Colosseo. I risciò stanno sulla destra, chi filma sta nella sua corsia, il risciò sta contromano. Non guardano avanti, non si interessano minimamente a chi gli si para di fronte. Risciò stipati di gente, pieni di bambini, lanciati veloci in mezzo all'area pedonale. All'ultimo ti vedono, scartano, mettono a rischio la vita tua e quella dei loro passeggeri e addirittura (!!!) sfilano sulla tua destra. E questo per due giorni di fila con due risciò diversi e due guidatori diversi con lo stesso e identico meccanismo. I video si riferiscono a due giorni uno di fila all'altro nella seconda metà della scorsa settimana.

Ma se nessuno è interessato a far sì che non avvenga una tragedia (ce ne occuperemo, come di prassi, dopo il primo incidente serio, ma non manca molto), le domande comunque non mancano.

- questi mezzi sono assicurati?

- chi li guida è nelle condizioni di farlo? Vengono fatti controlli antidroga? Questi personaggi conoscono il Codice della Strada? Hanno la patente? Si tratta di gente in salute, che sta bene, che ci vede bene, in condizioni di fare un servizio pubblico? Le informazioni che vengono date ai turisti ("sapete chi ha costruito sta strada? Er Dugeeee" sentito con le nostre orecchie su Via dei Fori Imperiali da un riscioista che aveva appena 'affittato') sono informazioni certificate?

- questo servizio pubblico è autorizzato?

- quante persone possono contenere i risciò?

- i bambini piccoli possono salire sui risciò?

- questo servizio pubblico paga tasse? Paga regolarmente i dipendenti? Con cifre corrette? I dipendenti stranieri hanno regolare permesso di soggiorno? 

- le pubblicità di ristoranti e pub che campeggiano sulle fiancate e sul retro dei risciò sono autorizzate o abusive? Pagano la tassa di pubblicità come tutte le inserzioni in luogo pubblico?

- le aree di sosta che riducono la carreggiata obbligando bici, auto e bus a fare lo slalom sono autorizzate e assegnate da qualcuno?

- le tariffe sono decise da qualcuno come per i taxi (per accalappiare i clienti i risciò ripetono "taxi, taxi taxi") oppure scelte in maniera arbitraria?

- il grande consumo di batterie elettriche (qualcuno crede che questi trabiccoli siano per davvero a pedali?) è smaltito correttamente?

- perché la stampa praticamente non si occupa dello scempio come non se ne occupano le istituzioni se non in maniera blanda?

E intanto aspettiamo il Giubileo, durante il quale festeggeremo se le cose non cambieranno radicalmente i primi morti di qualche scontro risciò-bici, risciò-pullman turistici, risciò-autobus Atac. Ai tanti turisti e pellegrini racconteremo che siamo riusciti a sradicare i camion bar e gli urtisti e nello spazio un tempo occupato da questi ci sono questi orripilanti trabiccoli multicolori guidati da personaggi che vi invitiamo a decifrare e a commentare che operano al di fuori di qualsiasi legge dello Stato e del buon senso.

I romani e le strisce blu. Nuova prova che il problema non sono "i politici" o "mafia capitale". Il problema siamo noi

30 agosto 2015

Quando vi sorprendete che la città sia lo zimbello del mondo, quando vi infastidite di vedere Roma sulle prime pagine di tutti i giornali del pianeta come esempio di malagestione e di degrado, quando vi arrabbiate se vi spieghiamo che la colpa di tutto questo non è "a polidiga" e "aa mafia" ma che i primi responsabili sono i cittadini romani stessi, quelli normali, quelli incensurati, quelli di tutti i giorni, toglietevi lo sfizio di osservare qualcuno dei nostri post su Facebook dedicati o al calcio o alla macchina, due delle principali malattie di un popolo autolesionista e inedito a livello mondiale. E capirete moltissimo, comprendendo che quel dato clamoroso dell'Ocse sul 47% di analfabetismo funzionale in Italia, a Roma arriva probabilmente a livelli ben più alti (secondo noi attorno all'80%) tali da rendere davvero difficile (come abbiamo spiegato ieri) qualsiasi cambiamento che presupponga un coinvolgimento attivo e democraticamente inteso della cittadinanza. 

A Roma le cose si devono fare contro - rigorosamente a tassativamente contro - le persone, non a favore e non coinvolgendo i cittadini. Questi ultimi, non a causa loro, povere bestioline, ma a causa di decenni di malgoverno e di concause che li hanno ridotti in questo stato, vanno considerati alla stregua di tossicomani irrecuperabili: per salvare loro la vita devi fare qualcosa contro la loro volontà, portarli coercitivamente in comunità, se necessario incatenarli affinché non si somministrino l'ennesima dose, magari quella fatale. Lo stesso bisogna fare coi romani, non troverete nessun organo di stampa con sufficiente coraggio da segnalarvelo, ma così è ed è facile dimostrarlo.

Noi  ad esempio ci riusciamo sulla nostra pagina Facebook appunto, ogni santo giorno. Facebook stimola gli istinti più bassi, è vero, ma la sua immediatezza favorisce anche la sincerità e mostra il vero volto delle persone e delle masse.

Ieri abbiamo inserito - uno dei nostri tantissimi esperimenti socioantropologici - un post che esultava per l'arrivo in una strada di Prati di strisce blu, a pagamento, al posto delle strisce bianche, gratuite. 

Inutile insistere nello specifico, ma facciamolo un attimo. Le strisce blu sono la norma in tutto il mondo. Non esiste città che non abbia tutta l'area centrale rigorosamente a pagamento e tariffata. E questo indipendentemente dall'offerta di trasporto pubblico. Insomma il parcheggio è a pagamento dovunque, sia in aree dove i trasporti sono migliori che in aree dove i trasporti sono perfino peggiori che al Rione Prati (peraltro collegatissimo) e a Roma in generale. La sosta tariffata genera solo vantaggi, anche per chi la paga addirittura. Il suolo pubblico, d'altro canto, è a pagamento per tutti. Per chi monta un impianto pubblicitario, per chi fa salire un'impalcatura, per chi mette tavolini all'aperto, perfino per un negozio che piazza un'insegna: tutti pagano per l'occupazione di suolo pubblico, come mai le auto non dovrebbero farlo? E infatti lo fanno, da sempre, in tutto il mondo. Non è chiaro il motivo per cui a Roma questo sia considerato un sacrilegio. Forse la cosa ha a che fare con il rapporto assolutamente malato (non si riscontra nulla del genere a livello globale) che i romani hanno con la loro auto: 80 auto ogni 100 abitanti, dati impensabili anche in città con trasporti pubblici ben peggiori, D'altronde la sosta tariffata permette una rotazione dei posti, incentiva molte persone - quelle che possono, e son tante - a ripensare alle loro abitudini abbandonando l'auto a casa a favore del mezzo pubblico, ma anche chi poi è costretto comunque a prendere l'auto è facilitato perché arriva a lavoro prima visto che la sosta tariffata, a monte, ha disincentivato tanti a usare l'auto e dunque il traffico è inferiore di quel che potrebbe essere e il posto si trova più facilmente. Ne deriva che spendi qualche euro per parcheggiare, ma risparmi di più in tempo, stress e carburante per trovare posto e per stare in fila nel traffico.


Insomma è la classica soluzione urbana in cui tutti guadagnano e che, come tale, è applicata dovunque senza nessun tipo di discussione. Discutere se la sosta in centro debba essere tariffata o meno sarebbe come discutere se è opportuno fermarsi o non fermarsi con il rosso. Stessa cosa. 
Purtroppo a Roma abbiamo, grazie ad Alemanno e ai suoi 5 anni di sciagurato governo, una situazione orripilante: tante strisce sono diventate bianche (con disco orario a 3 ore che nessuno rispetta e che nessun vigile fa rispettare) e quelle blu sono assurdamente pagabili per abbonamento. Una situazione obbrobriosa che speriamo questa amministrazione - già ci ha provato una volta ma il TAR ha bloccato la sacrosanta riforma, che però ora grazie all'approvazione del PGTU può essere ripresentata - possa sanare. 

E fin qui i pochi lettori ragionevoli e non analfabeti funzionali che sono riusciti a seguirci sino a questo punto avranno capito che si tratta esclusivamente di buon senso. Ebbene come risponde il romano medio a questo buon senso? Divertitevi. Il link è questo qui, godetevelo.

Il campionario è incredibile e dimostra il livello inaggerrivabile della pozzanghera di degrado morale in cui grufola e sguazza felice la maggioranza della cittadinanza capitolina. Queste sono le stesse persone che chiedono a gran voce di "andare al voto" per sostituire Marino&Gabrielli ad esempio. Queste sono le stesse perone che poi eleggono consiglieri comunali. Dove può trovare una città ridotta cerebralmente così le forze per auto-riformarsi? E' evidente che servano dei commissari, possibilmente stranieri, che amministrino senza porsi il problema di perdere il consenso di questi trogloditi per almeno trent'anni. Ma scorriamolo, lo stupidario.

Perché devo pagare se non ho un servizio? Mica mi controllano la macchina!
Dove al mondo la sosta tariffata in superficie è anche una sosta custodita? Da nessuna parte del mondo, basta aver viaggiato un minimo. Il servizio però c'è eccome: io servizio è il disincentivo che la tariffazione genera. Dunque meno traffico e meno tempo per trovare posteggio. E questo servizio si paga.

State ai mezzi con Rutelli? State ai mezzi con la moglie di Rutelli?
Queste due affermazioni risalgono a ridicole storielle degli anni Novanta. All'epoca pare che i tassisti, arrabbiati per qualche motivo col sindaco, si inventarono che le strisce blu erano un business della moglie di Rutelli, la giornalista Barbara Palombelli. Solo una mandria di analfabeti funzionali come sono la schiacciante maggioranza dei romani poteva credere ad una fandonia simile. E ora, dopo vent'anni, molti la ripetono a pappardella senza neppure capire cosa dicono. Ovviamente le strisce blu (prima dalla STA e ora da ATAC) sono state sempre gestite da società pubbliche.

Lavorate per la cooperativa che gestisce le strisce blu?
Non esiste per loro l'idea che qualcuno possa esprimere la propria opinione per un vago senso del bene comune. Se dici qualcosa, specie se scomodo, hai senz'altro un interesse. Poco importa che nessuna cooperariva gestisce le strisce blu, che sono gestite dall'azienda municipalizzata Atac.

E' solo un sistema per fare cassa...
E allora? Che male c'è se il Comune incassa denaro? Sono soldi che entrano nell'erario pubblico, no? Semmai si tratta poi di lottare e vigilare affinché vengano reinvestiti bene, ma dove è lo scandalo? La tassa, chessò, sugli asili nido va bene e la tariffa sulla sosta presente in tutto il mondo no? Perché? Semplice: perché i romani considerano la macchina più degna di rispetto dei loro stessi figli, un membro privilegiato della famiglia.

Prima datemi le alternative, poi fatemi pagare il parcheggio
E' esattamente il contrario. I mezzi di superficie (perfino i tram) vanno a due all'ora e sono molto poco sexy proprio perché ci sono troppe auto in giro. E le troppe auto sono dovute al fatto che tutti partono con l'autovettura sapendo che poi, una volta sul posto di lavoro, un modo (a Roma, significativamente, si dice "un buco") per parcheggiare gratis lo si trova. Se tutti fossero sicuri dover pagare la sosta una parte di quella moltitudine abbandonerebbe l'idea di prendere l'auto (magari per fare 2 km che si potrebbero fare a piedi in 20 minuti o in bici) e il traffico calerebbe paurosamente. La verità è che di tutte le auto che congestionano Roma solo una percentuale (facciamo il 70? Secondo noi il 60% e chissà magari anche meno) ha una reale (re-a-le!) necessità di utilizzare quel mezzo e non ha alternative valide e credibili. Dunque non sono i mezzi che devono farti venire voglia di lasciare la macchina, sei tu che devi lasciare la macchina e grazie a questo farai funzionare molto meglio i mezzi. Occorrerebbe smetterla di ragionare all'inverso se si vuole migliorare.

Suicidatevi, uccidetevi, buttatevi al fiume, ammazzatevi e vari atri inviti a morire ammazzati
Violenza. Punto. Violenza da malati. Leggete quanti invitano al suicidio chi scrive. E' la tipica reazione dei drogati che vedono, in lontananza, l'ipotesi che qualcuno gli sottragga la dose. No?

I mezzi a Roma non si possono prendere, dunque la macchina è obbligatoria e deve essere gratis parcheggiare
Ammesso e non concesso che i mezzi non si possano prendere, ed è una sciocchezza perché li prendono centinaia di persone ogni giorno, perché se la macchina è obbligatoria allora non chiediamo che sia aggratis anche il bollo, il carburante, gli pneumatici, il carrozziere, i tagliandi e l'acquisto stesso della vettura? D'altronde è un bene irrinunciabile, no? Dovrebbe essere passato come la mutua o come la mensa universitaria per gli studenti bisognosi. Come una casa popolare. E invece no: pagano tutto e zitti. Tutto meno che la sosta, quella deve essere usurpata ai danni di tutti trasformando suolo pubblico in garage privato.

Paghiamo tante tasse, dobbiamo pagare pure il parcheggio?
E allora perché devi pagare pure la bolletta dell'Enel o il conto al ristorante? Visto che siamo ipertassati - ed è vero - non paghiamo neppure quando facciamo la spesa al supermercato, no?

Io te le metterei sotto casa a te...
E allora? Che minaccia è? Magari! Le strisce blu non vengono pagate dai residenti anzi sono una svolta per questi ultimi perché permettono ai residenti finalmente di trovare posteggio sotto casa. 

Se tutti gli altri paesi ce l'hanno mica li dobbiamo copiare!!!
Ehehehhe

Prati non è mica in centro!
Ari ehehehhehe

Leggete anche voi l'istruttivo post e aiutateci a aggiornare lo stupidario...

Pulizia settimanale delle strade con divieto di sosta. 5 grandi vantaggi di una rivoluzione a costo zero. Perché non si fa subito?


Roma ha bisogno di enormi investimenti per tentare di avvicinarsi alle altre grandi città occidentali, ma al contempo ci sono delle misure che possono cambiare il volto alla città, migliorare le abitudini dei cittadini, far compiere un balzo alla qualità della vita di tutti a costo zero o addirittura con qualche guadagno. Ecco perché il malgoverno che uccide la capitale d'Italia fa rabbia e non è giustificabile: perché nella schiacciante maggioranza dei casi non è un problema economico, anzi amministrare meglio non richiederebbe risorse, semmai le genererebbe.

E' il caso di una misura presente in molte città italiane, ma non a Roma. Si provò negli anni Novanta ma a seguito delle solite ridicole proteste si alzo bandiera bianca rinunciando a portare la città nella civiltà europea. Stiamo parlando della pulizia delle strade con il divieto di sosta settimanale. Una misura, ripetiamolo, a costo zero (che richiede solo lucidità amministrativa, organizzazione, capacità, coraggio), che è la norma dovunque. E che ha dei vantaggi che vanno anche oltre l'igiene delle strade. Vediamoli schematicamente e speriamo che l'assessore Estella Marino, con la collaborazione del consigliere Fabrizio Panecaldo (che ha preso a cuore questa questione) si riscatti da tanti mesi di back out amministrativo con questa che sarebbe una autentica svolta se realizzata a tappeto in tutta la città (bando alle sperimentazioni) e con la rigida collaborazione della Polizia Locale e della società di rimozione.


1. pulizia vera 
A questo punto niente scuse: senza macchine la strada si può pulire per davvero e la differenza sarà subito evidente. Oggi gran parte dello sporco in molte strade è dovuto - oltre alle inefficienze di Ama - ad una città che è morfologicamente impossibile da pulire a causa delle troppe auto. Non dimentichiamo che strade più pulite significa anche meno polveri sottili, significa pneumatici più puliti che sporcano meno la segnaletica orizzontale, meno schifezze nei nostri polmoni, meno puzze. Insomma, un vantaggio enorme non solo estetico. D'altronde pulire a fondo l'asfalto (non fate forse lo stesso in casa vostra, pulendo periodicamente il pavimento? Beh perché non farlo anche negli spazi pubblici?) è la norma dappertutto, da Mosca - foto qui sopra - a Madrid. E' considerata una delle armi più appuntite contro l'inquinamento urbano.

2. ottimizzazione dei tempi per ama
Non dovendo pulire le strade aggirando le auto e sfruculiando l'intercapedine tra auto e marciapiede, Ama ci impiegherà molto meno. Una ottimizzazione dei tempi e dei costi notevole che renderà l'operazione non solo a costo zero, ma a guadagno netto! Con i mezzi meccanici oggi il dotazione pulire una strada sgombra di sosta è davvero veloce, ma oggi gli operatori Ama perdono ore e ore preziosissime a circumnavigare le auto in sosta. 

3. addio allagamenti
Molti degli allagamenti che si verificano a Roma sono causati dalla massa di sporcizia che si ferma tra le auto e il marciapiede. Con questo nuovo sistema gli allagamenti si ridurranno enormemente e con loro si ridurranno i costi sociali che la città paga per le strade allagate a partire dai danni a case e cose per arrivare agli incidenti. 

4. scoraggia il possesso di auto private
Questa misura, inoltre, è una delle misure più importanti per scoraggiare il possesso dell'auto privata per chi non ne ha realmente assoluto bisogno. Ci sono molte persone che tengono l'auto su suolo pubblico pur senza usarla praticamente mai, magari solo una volta al mese o poche volte l'anno. Doverla spostare ogni settimana dal luogo di parcheggio genera un disagio a questa strana tipologia di automobilisti e li consiglia a cambiare le loro abitudini. Qualcuno grazie a questo stratagemma rinunzierà all'auto, ma più di qualcuno rinunzierà alla seconda o alla terza auto. Una misura che sembra votata all'igiene e che invece finisce per avere benefici enormi sulla mobilità semplicemente mettendo in discussione la sosta infinita e gratuita alla romana. In molte città lo spazzamento settimanale si fa essenzialmente per questo, la pulitura delle strade è semplicemente il pretesto per evitare che i cittadini si "impossessino" del suolo pubblico scambiandolo per il loro garage privato. E funziona alla grandissima.
Non dimentichiamoci poi che grazie alla nuova tecnologia Street View al controllo ordinario della sosta in giorni e orari non consentiti si potrà affiancare un rapido controllo su assicurazione e pagamenti: chi oserà lasciare l'auto in mezzo alla strada dovrà sapere che verrà controllata anche l'assicurazione, un bel deterrente per alcuni inguaribili incivili - e sono tantissimi, sempre di più - che girano senza assicurazione rinnovata.

5. elimina decine di migliaia di auto abbandonate (e consente di recuperare le rubate)
Per lo stesso motivo lo spazzamento delle strade permette di far emergere le decine di migliaia (decine di migliaia, davvero!) di auto abbandonate su suolo pubblico a Roma. Una piaga di cui si parla poco. Avendo Roma tantissimi posti auto abusivi tollerati e tantissimi posti auto non tariffati - cosa profondamente anomala rispetto alle altre città -, tante sono le vetture che vengono abbandonate (o che sono di proprietà di persone decedute) e delle quali nessuno si cura. Un serio sistema di spazzamento rimuove forzatamente le vetture che restano parcheggiate nelle ore di pulizia e permette di individuare le automobili abbandonate (sono quelle che nessuno reclama alla depositeria comunale) liberando fino a 40mila posti auto - secondo alcune stime - oggi occupati da queste a Roma. La misura, insomma, può consegnare alla città una enorme quantità di nuovi posti auto, altro che un dispetto per gli automobilisti. Per tacere della grande facilità con cui le centinaia di auto rubate verranno recuperate. Non avranno più grande scampo, finiranno multate, e dunque controllate: se rubate verranno rinconsegnate. Un vantaggio clamoroso.

Di vantaggi ce ne sono senz'altro altri ancora che ci siamo dimenticati. Ma insomma, cosa aspettiamo?

Prossime elezioni a Roma nel 2048! Ecco perché la diarchia Gabrielli-Marino va nella giusta direzione: un commissariamento pesante e duraturo

29 agosto 2015

L'assunto è che Roma non può essere governata da chi è scelto dai romani e non può essere governata da chi, alla fine del mandato, deve poi chiedere agli stessi romani una riconferma. No way.

Il livello di degrado morale, umano, intellettuale e culturale della città è infinitamente più grave perfino del livello di degrado urbano e determina l'impossibilità del funzionamento di una democrazia compiutamente intesa. L'interesse particulare e il tasso emergenziale di ignoranza travalica a tal punto l'interesse pubblico e il concetto di bene comune da rendere insensato un processo ordinario. Gli interessi, i gruppi di pressione, la criminalità, le mafie sono così radicate, presenti, connaturate, inserite nel dna anche di chi propriamente mafioso non è  (si pensi al tasso di omertà dei romani, che fa spavento, come fa spavento l'aggressività quasi sempre dovuta al rapporto malato tra romani e automobile) sono capaci ormai di spostare un'enorme quantità di voti e di condizionare qualsiasi consultazione elettorale. Ne deriva che elezioni non debbono svolgersi. Se ne riparli tra qualche decina d'anni.

Attenzione, non è una novità. Le altre due grandi capitali occidentali con le quali per vocazione, ruolo, peso culturale e appeal economico Roma dovrebbe confrontarsi (stiamo parlando di Parigi e Londra, non di Varsavia e Lisbona, al livello delle quali neppure siamo e aspiriamo di arrivare) hanno avuto per anni una situazione simile. Nessuna democrazia di modulazione comunale, bensì una nomina governativa di un 'commissario' che per conto dell'esecutivo centrale - che in quelle città ha sede - pensava all'amministrazione. Il Comune della Grande Londra e il Comune di Parigi sono istituzioni recenti (si pensi che Anne Hidalgo è il quarto sindaco di Parigi, Boris Johnson è il secondo sindaco di Londra!), negli anni in cui queste città hanno costruito la loro leadership europea e mondiale chi le amministrava non doveva stare a preoccuparsi più di troppo del consenso di quartiere. Anche perché quando amministri una città come Parigi o come Londra (ma anche come Roma, per come vediamo Roma noi) la tua visione deve essere globale, transnazionale, prospettica. Non puoi preoccuparti di dover poi ottenere il voto da quei cittadini che non vogliono il parcheggio interrato, da quei cittadini che considerano "speculazione edilizia" qualsiasi sviluppo urbanistico, da quei cittadini che occupano case e tu perdi consenso se li riconduci alla legge, di quei cittadini infastiditi dal cantiere della metropolitana e così via. 

Ne abbiamo avvisaglie anche a Roma, perfino in questi terribili anni. Ci sono degli assessori, ad esempio, distantissimi da qualsiasi meccanismo del consenso romano. Gente che non ha preso il becco di un voto a Roma, che non ha probabilmente bisogno di prenderne in passato, che fa altro nella vita e che non deve costruirsi il proprio bacino di consenso. Ed è questa l'unica gente che fa bene e che si comporta con una logica razionale in linea con le buone pratiche globali. Prendi Marta Leonori, che è stata l'unica assessora al Commercio che dopo decenni sta mettendo mano allo sterco dell'ambulantato romano, che sta mettendo mano allo sterco della cartellopoli romana. Mondi che spostano alcuni miliardi (miliardi, non è un errore di battitura) di euro ogni anno, che pagano le campagne elettorali a decine di consiglieri comunali e che proprio per questo sono stati liberi di divorarsi la città. Alla Leonori quei soldi non interessano, non deve fare la campagna elettorale nel 2018 per diventare consigliera comunale nella fogna dell'Assemblea Capitolina, viene da altri universi e aspira ad altri universi e dunque ha maggiore margine di manovra. Prendi Guido Improta, un signore di ottima famiglia che ha fatto il gran commis, che ha studiato, che ha una carriera credibile e che non è un disperato (pensiamo, con tutto il rispetto, agli assessori che l'hanno preceduto: Sergio Marchi, Antonello Aurigemma...) che ha come sua massima aspirazione una poltrona in Consiglio Comunale a 1200 euro al mese da utilizzare magari come merce di scambio col Buzzi di turno. Ecco perché Improta (sebbene impallinato dal TAR) ha proposto misure impopolari come l'aumento delle strisce blu e l'eliminazione dei dannosissimi abbonamenti, l'area C che speriamo venga implementata presto e quant'altro. Nessun individuo che avesse dovuto sottostare all'elettorato romano avrebbe osato, perché a Roma c'è un elettorato così di bassa lega che qualsiasi misura volta a migliorare la città chiedendo un piccolo sacrificio privato per un grande beneficio comune viene considerata un sacrilegio dai sottosviluppati e arretrati mentali che poi si recano alle urne. 
Lo stesso Ignazio Marino è stato capace di grandi discontinuità (seppur in una azione amministrativa discontinua, poco lucida, mal comunicata) proprio perché nato e cresciuto politicamente lontano dalla città e imposto dal partito come una sorta di "commissario democratico" per mancanza di alternative che volessero venire a farsi massacrare in una città ridotta allo stremo da i debiti di Veltroni e lo scempio inaggettivabile di Alemanno. Grazie (anche) a Marino la pax mafiosa che teneva buona la città è saltata in aria e tutto ha smesso di funzionare in virtù di un vasto boicottaggio che interessa aziende, uffici, dipartimenti che grazie a questa pax galleggiavano nelle ricchezze del malaffare e della corruzione. La città (e la sua ridicola stampa) è imbufalita con Marino e questo è soltanto buon segno: deve essere così.

La città, sgovernata da sempre (quale è stato l'ultimo sindaco vero? Forse Ernesto Nathan? Beh, sono passati oltre cento anni), ha oggi bisogno di interventi a tal punto impopolari e così massicciamente e radicalmente contrari al comune sentire dei 'cittadini' (arduo definirli così) che un processo democratico per la scelta di chi amministra è assolutamente inadeguato, utopistico, velleitario. Unfit. 

E se questo processo ha fatto danni fino ad oggi (sia in questa che nella scorsa consiliatura i recordman di preferenze in consiglio comunale sono finiti agli arresti: ergo la gente va a votare indicando sulla scheda, per motivi di clientela e di ignoranza, i cognomi di criminali), può fare ancor più danni in futuro. Più si rafforza il contesto di degrado e di disagio, più aumenta la presa del populismo spiccio (si pensi al successo di Alfio Marchini che riesce a partecipare al dibattito civico da protagonista senza aver, in due anni, fattoci capire come la pensa su almeno una delle grandi partite di governo della città) e dell'antipolitica (voto in massa per i Cinque Stelle, non perché siano o non siano in gamba, ma semplicemente perché sono Cinque Stelle). Alle prossime elezioni (e così alle prossime ancora) il risultato non potrà che essere, in virtù di un errato sistema elettorale basato sullo scempio delle preferenze, peggiore che in passato. D'altronde cosa pensate che potrà votare il cittadino che scarica materassi a fianco dei cassonetti, il cittadino che parcheggia sulle strisce pedonali per risparmiare i pochi euro delle strisce blu, il cittadino che entra di soppiatto in metro per evadere il ticket, il cittadino che occupa una casa popolare o che entra contro mano in ztl per eludere le telecamere, il cittadino che ignora il fatto che la propria città è scarnificata dalla mafia e invece si mobilita perché il prefetto divide la curva allo stadio? O il cittadino che, vedendosi contestata qualsiasi infrazione, risponde che "i problemi sono altri"? Potranno mai esprimere dei rappresentati di qualità? 

I romani, insomma, se lasciati andare alle urne non possono far altro che farsi del male da soli ancor più di quanto non abbiano fatto negli ultimi 45 anni. Ecco perché la strada indicata dal Governo è quella corretta, seppure ancora incompleta e operante nell'ambito della legislazione ordinaria (non c'è nessun commissariamento, se non blandamente politico). Roma dev'essere amministrata da personalità selezionate dall'esecutivo centrale (non sarebbe male se straniere, provenienti dall'estero). Lontane dalle logiche della città, lontane dagli interessi della città, sconosciute alle lobbies della città e ignote ai cittadini. Roma deve essere amministrata da personalità che non debbano poi costruire a Roma il loro consenso e il prosieguo politico della loro carriera, grandi dirigenti pubblici la cui carriera non deve dipendere dal giudizio dei cittadini romani che, anzi, deve essere profondamente negativo. Quello sarà il termometro. I romani si sono da tempo adeguati, assuefatti e abituati ad uno stato di cose inacettabile, sono diventati cattivi, aggressivi e profondamente stupidi pur di sopravvivere in uno zoo chiamato città che non ha paralleli a livello globale, ne deriva che più i romani saranno scontenti, più significa che questa azione di cambiamento sarà efficace e ben congegnata. 
Se il Governo vuole bene a Roma deve pensare ai suoi cittadini come tanti tossicodipendenti in fase di avanzatissima decomposizione cerebrale (e fisica), si tratta di decidere: lasciare che si suicidino continuando ad assumere stupefacenti o provare a rinchiuderli in una comunità specializzata per salvare loro la vita? Chi viene rinchiuso in comunità si ribella, schiuma, si arrabbia, vuole uscire, detesta chi lo sta aiutando considerandolo un carceriere. Questa deve essere la reazione, se la cura sarà davvero somministrata in maniera coraggiosa.

Questa cura non può essere somministrata da chi poi deve chiedere una riconferma al paziente, è del tutto evidente. Cantone, Gabrielli, Scozzese (magari con l'aggiunta di qualche personalità più consapevole di problematiche amministrative, pensiamo a Walter Tocci o a Umberto Croppi e con una serie di assessori - ne abbiamo citati un paio prima - che allo stesso modo provengano da ambiti distanti dal corpaccione marcio della città) sono personalità che dovrebbero amministrare la città non nei prossimi anni, ma nei prossimi decenni. Con poteri però differenti da quelli dell'attuale sindaco, totalmente privo di reali leve di comando. Sospendendo tassativamente la democrazia in città e pianificando il ritorno alle urne non nel 2018, ma nel 2048. A patto che a quell'epoca la città sia tornata a parlare la stessa lingua degli altri grandi sistemi urbani europei e occidentali. Ne va del futuro dell'Italia, se non lo si fosse capito. 

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