Ecco perché Ponte della Scafa chiuso blocca mezza città e perché non si è fatto il nuovo ponte

21 agosto 2018
Ostia, l'entroterra lidense, e Fiumicino. Prendile tutte assieme, come è giusto prenderle, e hai una delle più grandi città italiane. Roba da quasi top-10. Verona tipo, anche qualcosa di più. Ma stiamo su Verona che ci aiuterà nel ragionamento. 
Questa città, che possiamo chiamare Costa di Roma o Mare di Roma o Roma Marittima, totalizza 300mila abitanti, è dotata di un aeroporto tra i più importanti d'Europa, di un porto, speriamo presto di un porto per i traghetti e di molte altre funzioni. Questa città è percorsa da un fiume che si chiama Tevere. La città Roma Marittima si adagia, come tante città italiane, da una parte e dall'altra del fiume. Questo fiume è attraversato... da un ponte. Uno. Come nelle città medievali: c'è un ponte soltanto. Non si può interrompere, non lo puoi manutenere, non lo puoi bypassare. Perché è uno. Uno solo. Come se Verona, tagliata in due dall'Adige, offrisse a cittadini, auto, bici, merci, mezzi pubblici un solo ponte per andare di qua e di là: in realtà sono una dozzina abbondante, quasi quindici.

A Fiumicino e a Ostia, invece un ponte solo. Perché fare altri ponti altera l'ecosistema, perché fare altri ponti rovina l'ambiente, perché fare altri ponti è gentrificazione, colata di cemento, cattedrale nel deserto e cementificazione. Tutte le idiozie con cui vi hanno riempito il cervello per anni fino a farvici credere. Con la scusa del ritrovamento archeologico o della riserva naturale. Non c'è nessuna civilizzazione al mondo, da quando l'uomo esiste, che ha rinunciato alla propria stessa vita pur di tutelare i resti delle civilizzazioni precedenti. Un suicidio civico e sociale che si verifica invece in Italia, e ancor più a Roma, ogni giorno. Tutelare cosa poi, se gli scavi vengono abbandonati per mancanza di risorse dovuta proprio all'olocausto economico e di sviluppo di cui sopra?!
Astral chiude il Ponte della Scafa

Progetti per nuovi ponti non ce n'erano e non ce ne sono (mentre più a nord, come abbiamo raccontato, i progetti c'erano eccome ma sono saltati), ma per lo meno c'era eccome il progetto del rifacimento del Ponte della Scafa. Proprio per evitare che da un momento all'altro - magari sull'onda dell'emotività nazionale dovuta ai fatti che sappiamo - qualcuno decidesse di chiuderlo per non pigliarsi più responsabilità superiori al dovuto. E invece così è andata: Astral ieri ha chiuso il Ponte della Scafa non si sa per quanto. Per capire l'importanza di questo attraversamento sul Tevere basti sapere che non se la sono sentita di vietare il passaggio delle autoambulanze visto che è l'unica strada per Fiumicino per raggiungere il "suo" ospedale, che sta a Ostia. Aggiungeteci poi che per i motivi di cui sopra (il famoso No a Tutto, alimentato da comitati, urbanisti, finti ambientalisti e teppaglia dei centri sociali e dei "movimendi"), Fiumicino rischia anche di "perdere" l'altro suo ponte, il 2 Giugno, quello che collega le due parti più centrali della città.

Il progetto per il nuovo Ponte della Scafa è stato approvato come definitivo nel 2009. Progetto definivo nel 2009, ripetiamolo. Nove anni fa c'era già il progetto definitivo santo iddio, ribadiamolo ancora una volta perché è per questo motivo che si muore ammazzati, è per questo motivo che sono morti ammazzati a Genova, perché la Gronda di Ponente andava finita vent'anni fa e invece i cantieri non sono manco iniziati grazie all'alleanza tra la burocrazia più ignobile del mondo e la protesta più stupida.

Tra tempi dilapidati per gli espropri, tempi dilapidati per l'archeologia (sono state trovate delle barche romane e vuoi mettere quanto è più prioritario sistemare le barche romane piuttosto che dare una viabilità efficiente e sicura ad un territorio sconfinato?), tempi dilapidati dal Comune di Roma per le procedure, tempi dilapidati per i ricorsi sono passati anni e anni. Solo lo scorso febbraio si è mosso qualcosa con l'assegnazione e la stipula del contratto. Così quando partirà il cantiere (2019? Chi può dirlo) avremo un'opera approvata definitivamente 10 anni fa e pensata 20 anni fa.
E intanto chi è di Fiumicino non può andare all'ospedale e chi è di Ostia non può andare all'aeroporto. E, tra breve, nessuno può andare a scuola. Tutti, però, rischiano la vita su infrastrutture allucinanti. Però abbiamo dato tutto il tempo agli archeologi per studiare le barche romane (qui parte di una tiritera che è iniziata tuttavia nel 2011), siamo stati garantisti con la ditta arrivata seconda e quella arrivata terza, abbiamo dato tutto il tempo agli ambientalisti che non volevano il pilone in quel dato punto e ai proprietari che per questioni d'affetto non volevano mollare quel dato pezzo di terreno necessario per il pilone. Tutto questo è ovviamente ridicolo e crea delle conseguenze micidiali: il paese è stato costruito negli anni Cinquanta e Sessanta (prima fu raso al suolo), il calcestruzzo armato sta morendo perché ha un termine preciso come uno yogurt, nel frattempo - visto che abbiamo deciso di autobloccarci da soli - non abbiamo costruito più niente, quindi verrà nei prossimi anni giù tutto, piano piano, uno stillicidio di "incidenti" che incidenti non sono ma che sono le cause di una ideologia malata e diffusa che non c'è da nessuna altra parte del mondo. L'ideologia che considera la "normalità" una "grande opera" da combattere. Così la capiremo sulla nostra pelle la conseguenza del finto ambientalismo e della burocrazia pelosa. Intanto tra qualche giorno chiude pure il Ponte della Magliana, nel frattempo gli alfieri del No a Tutto si sono concentrati sul nuovo aeroporto, sul nuovo porto per i traghetti, sulla nuova autostrada per Grossetto e chissà cos'altro ancora...

Video. Si fanno il bagno nudi nelle fontane dell'Altare della Patria a Piazza Venezia

20 agosto 2018
Potrebbero essere siparietti divertenti, goliardici, ludici. Cosa rispetto alle quali, ogni tanto, chiudere un occhio. A Roma tutto questo non è possibile. A Roma tutto si trasforma in certificazione di fallimento, in un allarme rispetto a temi sensibili come quelli della sicurezza, del controllo del territorio, della stessa voglia-de-lavorà (saltame addosso!) delle forze dell'ordine e dei responsabili dai cittadini profumatamente pagati per fare quello che non fanno.

È sempre più difficile biasimare chi - specie riferito a chi viene da fuori - fa fatica a rispettare Roma. La città ha le sembianze del luogo dove nessuno paga per le sue azioni. Le aree più significative suggeriscono al 100% la sensazione dell'anarchia, della vittoria di chi fa quel che gli pare, della sconfitta di chi rispetta le regole. Dovunque è il caos, l'abbandono, la sporcizia, il degrado più miserabile e repellente immaginabile. Nelle piazze storiche più famose, poi, i monumenti sono alla mercè di chiunque. I pochi cittadini che ancora si rivolgono alle sparute forze dell'ordine per chiedere un intervento vengono guardati male, talvolta vengono identificati loro per essersi permessi di segnalare una violazione. Questa è l'atmosfera, dovunque. E ogni giorno peggiora.


Per cui non ci deve sorprendere se ieri pomeriggio un gruppo di giovani ragazzi provenienti chissà da dove si sono immersi nelle fontane dell'Altare della Patria - che, ricordiamolo, è un sacrario militare - e hanno iniziato a giocare, a farsi le foto, a farsi la doccia, ripresi dagli smartphone dei tanti che erano lì, impunemente coi piedi a mollo. 
Siamo nel luogo che dovrebbe essere più presidiato, controllato, percorso dalle forze dell'ordine d'Italia. Siamo, va ripetuto, all'interno del perimetro di un sacrario militare. Eppure ad un certo punto uno dei protagonisti del video si sente così sicuro, così a suo agio, ha percepito (magari stando a Roma da qualche giorno) che la città è così permissiva verso qualsivoglia azione che si toglie le mutande, nasconde il pisello in mezzo alle cosce e si mette in posa per un ulteriore servizio fotografico. 
Una scena di divertimento e spensieratezza solo in apparenza che invece è simbolo di una città alla totale deriva sotto ogni singolo punto di vista. Veniteci a salvare. 

Il Ponte Morandi ce l'abbiamo anche noi. Ma il progetto-Stadio di Marino risolveva il problema

14 agosto 2018
Vista da Roma, Genova sembra lontanissima. Complice la mancanza di collegamenti veloci, il capoluogo della Liguria è più distante e più difficilmente raggiungibile di moltissime altre città italiane. Assai più remota di Napoli e Milano naturalmente, ma pure di Venezia, di Torino o di Bolzano. È colpa dei treni veloci che, nonostante la contrarietà di gruppi di citrulli, hanno migliorato i collegamenti e cambiato la conformazione del paese lasciando isolati alcuni territori e avvicinandone tantissimo altri.

Tuttavia la tragedia che sta interessando la Superba e il paese è tutt'altro che distante da Roma. Roma ha, come Genova, un viadotto progettato dal grande ingegnere Riccardo Morandi. Esattamente come Genova questo viadotto è sottoposto ad una pressione del traffico non prevedibile al momento della progettazione e della costruzione (oltre 50 anni fa), esattamente come Genova questo ponte è l'unica soluzione viabilistica ai flussi di traffico in quel tratto, esattamente come per Genova questo ponte non può beneficiare di manutenzione al 100% perché deve essere tenuto in costanza di servizio, non può essere chiuso neppure per un giorno ammesso e non concesso che un giorno sia sufficiente.

Ma ci sono anche delle differenze rispetto a Genova. Differenze tutte in negativo e gravissime. La prima è che il nostro viadotto Morandi si trova su un'autostrada che, pochi km dopo, presenta un'altra enorme criticità: il Viadotto della Magliana. Sanno tutti che andrebbe chiuso, sanno tutti che potrebbe creare gravissimi problemi e che si sta letteralmente sbriciolando e corrodendo, ma tutti preferiscono mettere la testa nella sabbia in attesa dell'irreparabile. Due criticità su uno stesso tracciato dunque. Sebbene non vi sia nessun allarme manutenzione che riguarda direttamente il Ponte Morandi che tuttavia diventa una criticità anche solamente per conseguenza ai fatti di Genova.

C'è poi la seconda differenza rispetto al capoluogo ligure. E la differenza sta nelle alternative. A Genova si stava cercando di porre rimedio, la Gronda di Ponente era stata finalmente approvata e i cantieri (nonostante il tentativo dell'attuale vomitevole governo di mettere i bastoni tra le ruote definendo "una favoletta" i rischi per il ponte che poi oggi è crollato) pronti a partire a fine 2018 dopo decenni di assurdi dibattiti. A Roma anche si stava cercando di porre rimedio: il progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle toglieva le castagne dal fuoco in maniera onestamente brillante. Come? Semplice. Poco prima (venendo da Fiumicino) del Viadotto Morandi ci sarebbe stato un grande svincolo con un nuovo ponte sul Tevere - il Ponte di Traiano - che avrebbe portato le auto provenienti dall'aeroporto e dalla costa sulla Via Ostiense. Sia il raddoppio della Via Ostiense, trasformata così in una sicura superstrada unita alla Via del Mare, sia la realizzazione del ponte erano a carico dei privati. Zero spese per il Comune e per lo Stato. Il combinato disposto di questa operazione avrebbe permesso di decongestionare radicalmente il Morandi e il Viadotto della Magliana e di offrire alternativa a una buona parte del traffico da e verso il centro di Roma. Di più: l'operazione avrebbe consentito anche chiusura programmata della vecchia A91 Roma Fiumicino per manutenzioni approfondite e monitoraggi seri e sicuri perché nel frattempo si poteva offrire l'alternativa dell'altra autostrada capace di portare, per un percorso sulla riva sinistra del Tevere, le auto fino a oltre il Viadotto della Magliana: le due criticità superate e bypassate tutte e due dalla nuova bretella.

A dispetto di ogni logica, di ogni parere tecnico e di ogni buon senso, l'amministrazione a Cinque Stelle capitanata dalla signora Raggi ha fatto in modo (nell'ambito di corruzioni e ruberie in perfetta salsa pentecatta che secondo la Procura di Roma sono state capeggiate da una cupola formata da Lanzalone e Parnasi) di approvare un progetto-Stadio tutto nuovo nel quale moltissime tra le infrastrutture succitate venivano meno e in particolare veniva meno l'elemento cardine: il nuovo Ponte di Traiano.
Per raggirare l'opinione pubblica come è loro solito, prima Berdini e poi tutto il Movimento 5 Stelle (assessori e consiglieri) hanno raccontato alla città la favola del Ponte dei Congressi (peraltro pagato dallo stato e proprio per questo enormemente più caro) come possibile alternativa al Ponte di Traiano. Peccato che anche un bambino capirebbe la differenza: il Ponte dei Congressi non offre alternativa al Ponte di Morandi, non delinea un nuovo tracciato, ed in più è pensato come ponte a senso unico e dunque non stappa neppure il Viadotto della Magliana: le due criticità rimangono entrambe. Nelle intercettazioni a margine dell'inchiesta si sentono i costruttori che parlano tra loro: "aoh ma senza il Ponte qui è un casino", "si si vabbe, ma tu lascia perdere sta cosa in Conferenza dei Servizi non la dire"...

Questa cattiveria, questa sevizia, questa tortura alla città inflitta dal Movimento 5 Stelle con l'unico scopo - forsennato - di togliere i tre grattacieli firmati Daniel Libeskind dal progetto dello Stadio della Roma provocherà, come abbiamo raccontato mille volte, conseguenze economiche gravissime per la città (oltre che congestioni del traffico atroci qualora davvero si faccia lo stadio così come previsto), ma un giorno, visti e considerati i fatti di Genova, potrebbe provocare anche tragedie sulle quali piangere. Per qualcuno che si è divertito a trasformare una grande operazione urbanistica in una speculazione edilizia di quart'ordine (come da noi denunciato a febbraio del 2017!) però saranno lacrime di coccodrillo. Hanno eliminato il ponte di Traiano pur SAPENDO BENISSIMO dei gravi problemi del Viadotto della Magliana. Succederà tra un anno? Succederà tra 10 anni? Tra 20 anni? Ma quello che è successo a Genova, succederà sul Viadotto della Magliana e questo articolo sarà su Google per ricordarvi a chi assegnare le responsabilità. 


Chiediamo che in virtù di quanto avvenuto a Genova si rivedano immediatamente le scellerate decisioni prese sullo Stadio della Roma e si ritorni al progetto precedente che consentiva alla città di prendere i proverbiali due piccioni (o perfino tre) con una sola fava. Ora come ora (tra l'altro col progetto bloccato a causa dell'inchiesta) siamo rimasti con una fava in mano da infilarci decidete voi dove.

"Abbiamo fatto una spiaggia dove c'era una discarica". Storia della più clamorosa bugia su Tiberis

11 agosto 2018
Ormai l'hanno capito anche i bambini, dietro Tiberis non c'è solo una squallida operazione estiva per distogliere il dibattito da cose più serie, bensì un raffinatissimo piano strategico che così può essere raccontato in estrema sintesi: se abitui la gente ad essere poraccia, se la assuefai al cattivo gusto e all'accontentarsi di poco, se elimini qualsiasi ambizione a migliorare, poi questa gente non ti verrà mai a chiedere servizi di qualità, non avrà mai esigenze evolute e dunque con poco, sempre con meno, potrai dire di aver risolto qua, di aver risanato là. 
Tìberis (assurdamente sottotitolata "la spiaggia di Roma", quando Roma è l'unica capitale occidentale a poter vantare 18km di vere straordinarie spiagge!) rappresenta un workshop di abbassamento dell'asticella dell'aspettativa civica di chiunque ci metta piede e si faccia la doccia in quei box che neppure la Protezione Civile dopo un grave terremoto oserebbe. 


Ma a proposito di coloro che ci vanno, forse vi sarà venuto in mente che non può esserci nulla di più triste della processione di dipendenti del Campidoglio, capistaff, militanti irriducibili e impiegati per certi versi costretti nel loro ruolo di comparse balneari nello stabilimento più triste d'Europa. E invece no, oltre a questo c'è di più. C'è qualcosa di molto più triste ed è la frase che ormai da giorni sentiamo saltare di bocca in bocca tra gli ormai pochi pentascemi ancora disposti a difendere l'autentica sciagura rappresentata da questa amministrazione. E quale è questa frase? Eccola: "Ah non ti piace Tiberis, e che era meglio prima che qui c'erano discariche e accampamenti abusivi?". Quante volte avete sentito questa provocazione sarcastica? Quante volte l'avete letta sui social? Ebbene, pure qui, come per tutto il resto (l'ultima menzogna è sul benestare della Regione Lazio), hanno mentito spudoratamente.


Hanno mentito nel senso che non c'era nessuna discarica, non c'era nessun accampamento (forse qualche residuo sotto a Ponte Marconi?). Il terreno è stato girato all'ente Roma Capitale da parte dell'ente Regione Lazio in buone condizioni. Era particolarmente in abbandono fino al 2016, ma poi tra la fine di quell'anno e l'inizio del 2017 era stato ripulito e quando Raggi, a dicembre, lo ha chiesto per farci la sua imbarazzante spiaggetta era un condizioni accettabilissime. Come facciamo a dirlo? E' sufficiente rivolgersi a Google Maps e saper armeggiare nel servizio che su Google Street View permette di andare a ritroso negli anni. Così facendo abbiamo ricavato le foto di cui sopra, chiaramente tutte e due con la relativa data. Si comprende bene allora che nel luglio 2016 l'area era un gran bel caos (un canneto più che una discarica comunque) ma già l'anno successivo, nel luglio 2017 (un anno fa) l'appezzamento gestito dalla Regione Lazio era stato pulito e sistemato. 

Nonostante i continui latrati di fans sfegatati, lacché, tifosi e politicanti di serie C allo sbaraglio, i grillini non hanno trovato nessuna "discarica" e nessun "accampamento". Se ce li avessero trovati, infatti, mai sarebbero state sufficienti le poche decine di migliaia di euro per allestire, mai ce l'avrebbero fatta in un mese e mezzo, e mai si sarebbe potuto proprio aprire perché discariche abusive significa necessità per legge non solo di sgomberi dei materiali ma anche e soprattutto di bonifica dei luoghi e dei terreni. Quindi si scherzi ben poco con "la discarica che abbiamo trasformato in spiaggia". Trasformare una discarica in spiaggia, infatti, necessita anni di lavoro e di bonifiche accurate, perché in una discarica ci possono essere sostanze pericolose, ci possono essere sversamenti tossici e quindi bisogna fare carotaggi, analizzare i terreni e spendere tanti, tantissimi soldi per ripristinare. Nulla di più falso dunque dell'area "degradata e abbandonata in discarica oggi restituita alla città". L'area era una normalissima area golenale come ce ne sono tante, anzi come purtroppo a Roma ce ne sono poche perché le altre, sia sul Tevere che sull'Aniene, sono davvero discariche tossiche e accampamenti pericolosi per chi ci passa vicino e per chi li abita, fino al cuore del centro storico della città. La spiaggia Tìberis è stata fatta insomma nell'unica area di lungotevere che beneficiava regolarmente di un po' di manutenzione, altro che riqualificazione urbana di aree abbandonate. E' stata fatta nell'unica area che non necessitava urgentemente di riqualificazione. E intanto lungo Tevere e Aniene restano discariche e accampamenti spaventosi che si vedono perfino dal satellite. Come discariche e sversamenti continuano in maniera violenta a Tor di Valle, dove oggi potevano fervere i lavori per la realizzazione del più bel quartiere della periferia romana e dove invece Raggi ha tramutato un progetto straordinario di trasformazione urbana in una occasione di corruzione e speculazione edilizia finendo per bloccare tutto. Perché la spiaggetta non l'hanno fatta a Tor di Valle dove c'era davvero necessità di riqualificare visto che i grandi progetti urbanistici capaci di portare miliardi di euro di investimento li hanno bloccati? 


Insomma delle due l'una: o non c'era nessuna discarica e dunque stanno solo spargendo bugie perché quella della discarica restituita alla città è l'unica narrazione che tiene in piedi la schifezza immonda della Raggi Beach; oppure c'era davvero una discarica e stanno facendo balneare la gente, a 38 gradi all'ombra, sopra potenziali rifiuti pericolosi e dannosissimi per la salute di chi passeggia scalzo in un terreno che può avere subito qualsiasi tipo di sversamento e non è stato bonificato.

Per concludere guardate la prima foto di questo articolo, quella in alto. Guardate quella scritta sopra bianca, sopra i teloni neri piazzati per coprire le erbacce, che tramutano la Spiaggia Raggi in una specie (ora sì) di discarica o di deposito di ecoballe. Ebbene avete letto bene: Cinodromo. Il Comune a pochissimi metri dall'ingresso di Tìberis è proprietario di una struttura con potenzialità enormi, che può essere valorizzata, che può generare reddito, lavoro, dignità, servizi per il quartiere. Tutto l'anno. Hai voglia a fare solarium e campi da volley se solo ti metti a recuperare ciò che è tuo e a cacciare via chi lo occupa senza titolo. Ed è solo un'idea tra mille possibili se un giorno si volesse uscire dal continuo ricorso allo spot e si volesse strutturalmente iniziare a governare la città.

Villa Lazzaroni com'era nel 2011 e com'è oggi nel 2018. Le foto

8 agosto 2018
E' uno dei polmoni verdi più importanti del VII Municipio, in una zona iper costruita con palazzoni, vialoni, stradone. Tutto con una intensità spaventosa e senza logica. Ecco perché Villa Lazzaroni ha una importanza doppia rispetto a qualsiasi altra area verde simile. E infatti alcuni anni fa la villa (che ospita anche la sede del Municipio) è stata totalmente riqualificata. Qui sotto trovate le foto di allora, anno del signore 2011, mentre sotto trovate le foto di luglio 2018.


































Avete visto che roba? Evidentemente Roma è sempre stata una città sciatta e mal curata, ma mai come oggi. Infatti oggi la situazione è quella che vedete qua sotto. Commenti?























Ma come si possono salvare le ville e i parchi pubblici a Roma in questa situazione senza risorse, senza visione e senza senso? Noi abbiamo da sempre un'idea che non è - come al solito - una nostra idea, bensì una analisi delle migliori pratiche applicate internazionalmente che non si capisce per quale misterioso motivo non si possano applicare anche da noi. 

ShareThis