Rifarsi gli occhi con tante foto dai trasporti pubblici di Stoccolma e pensare a Roma

29 giugno 2016
































































Sono da poco tornato a Roma, dopo un bel viaggio nella bellissima e pulitissima città di Stoccolma. 
Oltre ad essere stato favorevolmente colpito dalla pulizia, l'efficienza e la perfetta organizzazione della città scandinava, mi ha molto impressionato la sua bellissima metropolitana, con le sue stazioni tirate a lucido e piene di ingegnosi e sorprendenti motivi architettonici, che rendono il viaggio nella stessa un vero piacere e uno stimolo visivo di prim'ordine. 
Per non parlare dell'impeccabile puntualità dei convogli e della loro estrema pulizia, sia per quanto riguarda l'esterno (mai visto un graffito a deturparne l'aspetto) sia per ciò che concerne gli interni e le poltrone (tutte foderate e nessuna che abbia un minimo squarcio o segno di degrado).
Insomma parliamo di un paese a sole tre ore di aereo da noi, ma che in fatto di civiltà ci distanzia di trent'anni.
Lettera Firmata

*Caro lettore,
onestamente non ci appassionano le stazioni artistiche. Stoccolma, Napoli, Mosca, San Pietroburgo. Bellissime, da restare a bocca aperta. Ma ci piacciono di più le metro che risolvono davvero i problemi di mobilità e i bisogni trasportistici delle città: semplici, pulite e funzionali. E dunque Madrid, Parigi, Londra New York (anche se quest'ultima pulita non è...).
A Roma non chiediamo opere d'arte sotto la metro, chiediamo che vengano realizzate metro, tante, in velocità. Piuttosto Roma ha, più o meno unica a livello mondiale (sebbene qualche esempio, da Napoli a Atene ci sia) di portare non opere d'arte nelle stazioni, ma di aprire stazioni dentro ad opere d'arte. Questa dovrebbe essere la logica della stazione ai Fori Imperiali, idem a San Giovanni dove i ritrovamenti archeologici non si sono fatti attendere. E idem anche a Largo Argentina (quanto sarebbe strategico ripristinare quella fermata della linea C?) e a Chiesa Nuova. Moltissime stazioni potrebbero trasformarsi in veri musei sotterranei e invece, non sappiamo se per insipienza del Consorzio Metro C che realizza la metro o per incapacità di visione dei suoi committenti pubblici così non è. Il Soprintendente Prosperetti è stato costretto a stoppare e a chiedere modifiche sulla costruzione della fermata del Colosseo-Fori Imperiali perché il Consorzio Metro C la stava realizzando come se fosse la stazione della Borgata Finocchio, con lo stesso approccio, con gli stessi disegni, con gli stessi materiali. Zero qualità architettonica. La stessa cosa si sta verificando a San Giovanni e, cosa ancor più grave, la stessa cosa si verifica sulla superficie. La enorme occasione mancata delle stazioni della Metro C grida vendetta: zero riqualificazione urbana, zero trasformazione di strade e carreggiate, tante anzi tantissime strade disegnate "alla romana", con dimensioni sbagliate e dunque immediatamente invase dalla sosta selvaggia (si pensi a quello che c'è attorno alla fermata Pigneto o all'occasione mancata della fermata Malatesta).
Il modello delle stazioni artistiche, dunque, non è perseguibile e sensato da noi. Sarebbero necessari altri modelli, ma neppure quelli vengono percorsi. Resta purtroppo il modello della più lancinante e agghiacciante sciatteria.

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