Rubrica Proteste Stupide. Come quella per l'abbattimento di Villa Paolina a Viale 21 Aprile

22 maggio 2018
Bisognerebbe fare un blog apposito, o per lo meno una sottosezione di Roma fa Schifo esclusivamente dedicata alle proteste assurde dei romani. Il romano è un cittadino abbastanza pronto a protestare, ma mai e poi mai sulle cose davvero serie e profonde. Mai. Sempre sulle idiozie, sulle robe simboliche, sulle questioni di principio, mai nel merito, mai sulle faccende che davvero cambiano faccia alla partita del destino della propria città.
Guardate Roma in questi ultimi due anni. Raggi l'ha seviziata, torturata, le ha tolto ogni residua, plausibile e futuribile speranza di risorgere un domani. Eppure tutti muti. Dai partiti all'ultimo cittadino. Poi però basta un qualcosa che ha un qualche minimo e patetico valore simbolico e si presta all'indignazione condivisa (una delibera sulla Casa Internazionale delle Donne) e tutti si sollevano, l'angoscia serpeggia, la protesta monta, la piazza si riempie. Così come il nostro cuore si riempie di tristezza, la tristezza di chi legge chiaramente in filigrana che questa città non ce la può fare.

Un'altra protesta piuttosto ridicola - ne parleremo nei prossimi giorni - è quella contro la chiusura del Cinema Maestoso, per tacere delle ignobili petizioni contro un parcheggio interrato che si sta progettando e speriamo realizzando a fianco del già esistente parking Ludovisi, fino ad arrivare alla protesta per la demolizione e ricostruzione di Villa Paolina, un villino degli anni Venti ignorato per novant'anni (tant'è che come tutto il resto della zona è immerso in un contesto di profondo degrado) e oggi trasformatosi in un bene culturale inestimabile da tutelare a tutti i costi visto che è oggetto di un progetto di demolizione e ricostruzione. Politici, presidenti di municipio, comitati, intellettuali, associazioni (Italia Nostra in testa ovviamente, come ti sbagli!?). Tutti mobilitati perché una società ha ottenuto il permesso per demolire l'edificio e ricostruirlo in virtù della legge del Piano Casa regionale.

A Viale XXI Aprile i cittadini non protestano per la manutenzione delle strade, non protestano per gli ambulanti, non protestano per il verde abbandonato, non protestano per la doppia fila o per i cartelloni abusivi, non protestano per i cassonetti, per i catafalchi gialli della raccolta indumenti, per la monnezza dovunque, per i graffiti sui muri. No. Ma se qualcuno acquista un piccolo palazzo e legittimamente prova farci su un progetto di sviluppo immobiliare apriti cielo: chi sembrava morente, silente o dormiente si risveglia come per miracolo con tutto il suo novello senso civico. E col massimo dell'energia. Roma non deve cambiare mai, soprattutto deve rimanere capitale incontrastata del degrado più assoluto. Così fa comodo a chi manovra.

Dopo le tante protesta tuttavia i costruttori sono tornati sui loro passi e hanno incaricato fior di urbanisti di ripensare il progetto iniziale che effettivamente cambiava molto le dimensioni dell'edificio rispetto all'originale. Le nuove proposte riguardano un edificio più in linea con i circostanti, più studiato, più colto, molto più basso. Tuttavia il Comune invece di accettare le modifiche al progetto, sta puntando a bloccare la demolizione tout court con una Determina dirigenziale. Ovviamente il blocco non reggerebbe al TAR e così facendo (è il solito comportamento ideologico, cui l'amministrazione ci ha abituato), vincendo al tribunale amministrativo, il costruttore verrebbe autorizzato a procedere. Già, ma non col nuovo progetto più sostenibile e opportuno, bensì proprio col vecchio, il primo presentato, quello che ha scatenato le proteste. La rigidità del Comune non potrà insomma che fare gravi danni alla città e gravi esborsi di spese in studi legali e quant'altro con la nuova giunta. 

E perché la politica fa questo? Per demagogia, per populismo, per ideologia, certo. (Così si potrà dire: "noi ci abbiamo provato, ma i magistrati hanno dato il permesso al costruttore di andare avanti". E come fa la vecchissima politica si scaricherà la responsabilità). Ma anche per rispondere alle proteste idiote dei comitati e della gggente. Proteste di retroguardia, insomma, mirate solo a distruggere e non a costruire alcunché creano dei danni gravissimi e legittimano la politica a comportarsi in maniera pavida. 
E c'è una cosa che i cittadini non hanno minimamente considerato: la trasformazione urbana genererebbe quasi 700mila euro di oneri concessori. Significa avere le risorse per riqualificare le strade, significa connettere quest'area al pezzo già riqualificato (grazie ad un parking interrato, per l'appunto!) di Viale 21 Aprile, significa trasformare Largo 21 Aprile - oggi un incrocio squallido - in una piazza come non è mai stato. 

Non dialogare col privato, dunque, significa perdere soldi in cause legali perse in partenza, significa bloccare il territorio, impedire la creazione di nuovi posti di lavoro, impedire il miglioramento dell'arredo urbano del quartiere e, in definitiva, favorire la realizzazione del primo progetto depositato, molto più impattante dell'ultima versione. E la Soprintendenza? Che dice? E' stata sentita? Prima di revocare il progetto il Comune di Raggi e Montuori ha domandato a Prosperetti se gradisce o meno la nuova progettualità? O si rischia di stoppare un progetto che piace alle belle arti per poi vederne realizzato, via TAR, uno invece sgradito?

Insomma, prima di protestare, informatevi bene. Molto bene. Altrimenti finite nella "Rubrica Proteste Stupide" di Roma fa Schifo...

Amianto all'Esquilino. Interi condomini condannati e l'edificio è pure del Comune

21 maggio 2018
Ciao a tutti della zona... abito in via Principe Umberto all'Esquilino e scrivo perché sono molto preoccupata per ciò che viviamo ogni giorno nel nostro Rione...
Purtroppo vi devo segnalare la presenza di una grande tettoia contenente eternit (amianto) appartenente a un edificio chiuso e sottoposto a sequestro (l' ex Cinema Apollo) a pochi metri dall'affaccio del mio appartamento nel quale risiedo.
Questa tettoia esiste già dal lontano 1981, anno in cui io e la mia famiglia ci trasferimmo.

L 'attuale stato conservativo della tettoia presenta rotture evidenti con asportazione di materiali, lastre abbandonate in eternit in evidente stato di sfaldatura, detriti friabili che spolverano polveri sottili cancerogene e che nessuno da molto tempo si preoccupa di far rimuovere...



Tale situazione oltre a pregiudicare il decoro cittadino, crea un gravissimo allarme nella popolazione per il pericolo che incombe su tutti coloro che risiedono nella zona.

E' scientificamente dimostrato, infatti, che l'esposizione alle fibre di amianto è associata a malattie dell'apparato respiratorio (fibrosi polmonare carcinoma polmonare) e delle membrane sierose principalmente la pleure!
Io purtroppo sono 40 anni che vivo qui e purtroppo i miei genitori sono deceduti per tumore (addominale e polmonare) e all'interno dello stesso palazzo anche altri condomini deceduti per tumore polmonare.
Dopo continue segnalazioni effettuate dagli amministratori e condomini negli anni scrivendo alla Procura della Repubblica, Arpa, Asl, Carabinieri...non si è mai proceduto ad una bonifica e smaltimento di questi materiali, nonostante i progetti di recupero edilizio del famoso Cinema Apollo erano stati già da molto tempo resi noti!
Nel palazzo vivono 25 famiglie, tra cui molti bambini... nella zona siamo molti di più e non è assolutamente pensabile continuare a subire una situazione di assoluta emergenza di natura salutare.
ANGELA

*Cara Angela,

in tutto il mondo quell'edificio sarebbe valorizzato, trasformato, riqualificato. Tutti termini che a Roma sono visti come fumo negli occhi. La cosa più "simpatica"? Quando si è parlato di trasformare l'ex cinema in altro sono stati spesso gli stessi residenti a opporsi...
-RFS

Video. Siamo andati a vedere che fine hanno fatto gli alberi piantati in campagna elettorale

18 maggio 2018

Era domenica 11 febbraio, eravamo in piena campagna elettorale sia per le Poliche che per le Regionali e i nostri politici a 5 Stelle, contraddistinti da tutto il loro squallore non dissimile anzi perfino peggiore a quello dei politici che li hanno preceduti cosa facevano? Facevano propaganda nel modo più pecoreccio e pedestre, intortando gli elettori con azioni inutili e ridicole necessarie solo a gettare fumo negli occhi degli ignoranti e dei sempliciotti.
Quella domenica era la volta, per dirla col personaggio Daniele Diaco, della "riforestazione". Badate bene: tutte le città del mondo quando piantano alberi nello spazio pubblico lo fanno ordinando al vivaio arbusti già avviati, alti tre o quattro metri, capaci di sopportare il trapianto e la nuova condizione pedoclimatica. I nostri eroi invece, capitanati da Sora Pinuccia, cosa ti hanno fatto? Qui e in tutta la città hanno piantumato ramoscelli alti poche decine di centimetri incuranti che così avrebbero avuto una enorme percentuali di alberi morti, incuranti che sarebbero stati soffocati dalle erbacce, incuranti che così sarebbero con molta probabilità stati rubati e quant'altro.




Qui trovate la notizia di quell'intelligentissima e arguta iniziativa politica. Qui invece trovate addirittura il video, patetico, come di consueto modulato su un vocabolario ricco e forbito dei nostri politicanti a 5 Stelle ("noi siamo contrari alle politiche di deforestazione, ma invece siamo favorevoli alle politiche di forestazione") in puro stile "bello, bellissimo". 


"Restituire luoghi finalmente vivibili a questa città" ha dichiarato l'assesSora Pinuccia concludendo il suo accorato appello nella diretta di cui sopra. E allora questi luoghi "finalmente vivibili", dopo soli tre mesi (non trent'anni, non tre anni, tre mesi: meno di 100 giorni) siamo tornati a vederli. Ecco le condizioni in cui oggi versa il parco e le condizioni in cui oggi versano le piante "messe a dimora" durante la campagna elettorale. Semplicemente per farvi capire che questi sono non solo come gli altri, ma perfino un pelo peggio. Perché lavorano sull'ignoranza della gente, sulla predisposizione alla gente (specie quella debole e ignorante) ad essere raggirata. La cosa triste è che continuiamo ad essere gli unici a denunciarlo. Pubblici amministratori fingono di combattere i cambiamenti climatici, banalizzando questioni serissime con quattro stecchi secchi (pure se la manutenzione fosse stata perfetta sarebbe stato lo stesso identico discorso) e tutti muti. Si devono vergognare questi politici inqualificabili, ma si deve vergognare anche tutta l'opinione pubblica che non reagisce. 

C'è una piccola grande azione che comunque i cittadini residenti del III Municipio possono fare per reagire, la possono fare il 10 giugno votando per il professor Giovanni Caudo alle elezioni Municipali in quel municipio dove la Giunta dei pentaciarlatani è saltata per aria e dove dunque si deve votare di nuovo. 

PS. Cara AsseSora Pinù, le pecore brucano, vanno a mangiare l'erbetta bassa, ste erbacce di un metro e mezzo manco se fai venire i dromedari e le giraffe.

Sono stato 4 giorni ad Amsterdam e mi sono convinto che rispetto a noi stanno indietro

17 maggio 2018

















Ho trascorso 4 giorni ad Amsterdam e devo essere sincero, mi aspettavo di più.
Ho tentato di trovare lati positivi confrontati a Roma ma non ci sono proprio riuscito.
Spiego meglio:
Una delle cose che mi è saltata all'occhio ad esempio è stata la totale assenza di cartelli pubblicitari dei traslocatori attaccati con le fascette ai pali della luce (bene in alto per non farli rimuovere) e mi sono chiesto? ma questi come fanno se devono fare un trasloco o svuotare una cantina? Noi ne abbiamo uno che lo fa da sempre (per non parlare di quello della sabbiatura e di quello "cerchi lavoro?" o di quello "paghiamo noi se hai l'inquilino moroso" e potrei andare avanti fino al prossimo inverno). Tra l'altro non circolano furgoni...booooh!
Non ci sono adesivi attaccati ai pali della luce di individui che fanno opera di muratura e nemmeno adesivi attaccati alle saracinesche dei negozi di gente che ripara le serrande.
Pensate che al Burger King dell'aeroporto mettono a disposizione la corrente per ricaricare il cellulare...un po' scemi perché qualcuno se ne potrebbe approfittare. A proposito ecco forse una cose che c'è in comune con Roma è che per prendere il treno non ci sono tornelli.


Evidentemente ad Amsterdam buttano parecchi soldi perché le stazioni del treno (leggero) erano tutte appena rifatte, nuove senza nemmeno una scritta, pensate che spreco di denaro. Tra l'altro qui a Roma abbiamo un utilissimo servizio di rom sempre appostati alle macchinette che ti aiutano a fare il biglietto, li non ho trovato nessuno tutte le macchinette funzionanti ma NON presenziate. Altra cosa assurda hanno dei televisori alle fermate del tram, che spreco.
Pensate che quando una zona della città deve essere chiusa alle macchine, la chiudono davvero, cioè tramite apparati meccanici non si può proprio entrare, ma come fanno ad andare in macchina? Tra l'altro hanno dei simboli di divieto per le biciclette e li rispettano pure!! ma la bicicletta non da fastidio a nessuno perché rispettare i segnali? Altra cosa assurda: hanno i cassonetti INTERRATI cioè se uno vuole rovistare NON può farlo, ma come si fa ad essere così incivili? I cartelli stradali sono TUTTI intonsi, nessun adesivo, nessuna scritta ma non lo hanno proprio capito che è così coreografico vivere in una città tutta colorata? Niente scritte sui muri... che tristezza.
Hanno dei marciapiedi larghissimi e non li sfruttano con le bancarelle... ma se devo comprare mutande davvero devo andare in un negozio? Ho trovato un solo camion BAR di dimensioni ridicole veramente triste.
Ad un angolo addirittura ho trovato dei dissuasori in pietra per evitare di far parcheggiare le auto in curva, ma se devo sta 5 minuti dove la metto la macchina?
Sorvolo poi sul fatto che questi girino per la maggiore in bicicletta, ma vuoi mettere comprare una bella macchina, indebitarsi fino al midollo, farsi 2 ore di fila per arrivare ovunque, consumare come una aeroplano, lamentarsi che la benzina sia aumentata ma arrivare asciutto e al caldo? (magari per arrivare al tabaccaio a pagare il bollo della macchina).
Poi ne ho vista una assurda: un tizio s'è comprato il SUV ibrido e lo stava pure ricaricando... ma allora che te lo compri a fare se poi devi fare la figura dello scemo con il cavo elettrico tipo macchinetta per bambini e non avete idea di quante ce ne erano attaccate alle colonnine.
Insomma secondo me questi stanno molto indietro, devono ancora capire bene come crearsi ognuno il suo orticello privato calpestando qualsiasi regola civile e non per guadagnare faticando il meno possibile...

...o forse no.
LORENZO

Tutto Paolo Ferrara minuto per minuto. Orrido street food, rimborsi taxi e balneari di Ostia

14 maggio 2018
Ormai da due anni, ovvero da quando è diventato uno dei personaggi più in vista dell'amministrazione grillina, sottolineiamo lo squallore (squallore politico, beninteso, nulla di personale!) del personaggio Paolo Ferrara. Non è il solo chiaramente, compagni di squallore politico non gli  mancano a partire da Andrea Coia, tuttavia la figura di Ferrara è particolarmente cruciale e dunque da tenere d'occhio.

In questi giorni vale la pena ritornarci sopra perché Ferrara è protagonista di una serie di cosette che meritano visibilità. Non ci soffermeremo dunque sulla sua storia e sul suo curriculum ne sulle mansioni che assolveva quando lavorava in Finanza, ma ci concentreremo sui fatti dell'ultima settimana.
L'ultima faccenda in ordine di tempo è stata la querelle sui taxi. Abbastanza strumentale a dire il vero. Ma comunque da segnalare anche guardandola in filigrana attraverso un episodio di qualche mese fa che riguarda l'auto blu di Ferrara stesso (qui). Nonostante la vettura di servizio, insomma, pare che Ferrara non disdegni l'utilizzo dei taxi a profusione al punto tale da far arrabbiare i suoi compagni di partito più propensi a usare mezzi propri (pagando di tasca loro) o mezzi pubblici.

Ma per una persona così politicamente dannosa per la città e per un amministratore così scadente il problema non sono certo 400 euro di taxi al mese sebbene contestatigli dal suo stesso Movimento, perché amministrando male i danni che si perpetrano alla città assommano a milioni e milioni, non a poche centinaia di euro che Ferrara ha già in passato dimostrato (vi ricordate la storia dei McBook?) di avere in non altissima considerazione quando si parla di denari pubblici...


Una faccenda clamorosa, di cui poco si è parlato, è passata ad esempio su Report pochi giorni fa. Si parlava di Ostia e del racket dei balneari. Secondo le ricostruzioni del programma di Rai 3 emergerebbe infatti che tra tutti i mille criminali del lungomuro di Ostia, i 5 Stelle in questi anni si siano accaniti con particolare dovizia solo contro Libera, l'unica associazione antimafia a gestire un pezzettino di spiaggia libera in mezzo alla mafietta dei balneari. Contro di quelli nessun esposto a quanto sostiene Report da parte dei 5 Stelle lidensi capeggiati da Ferrara, contro invece Libera il veleno puro e la bava alla bocca. Naturalmente il fatto che al posto di Libera la spiaggia sia stata poi assegnata ad un amico di Ferrara (che poi Ferrara, nel suo stile ormai noto, ha fatto finta di non conoscere) è un puro caso, come potete ben evincere dal micidiale filmato messo su da Report. Da vedere e rivedere e condividere a tappeto per capire a pieno il personaggio. Ma d'altro canto Ferrara non è nuovo a mettere le manine nelle faccende balneari di Ostia, solo oggi (oggi, 14 maggio!) su Repubblica ha ammesso di aver sbagliato tutto: i chioschi sono stati buttati giù per fare scena, ma non sono state neppure rimosse le macerie e ora non c'è tempo per farli ripartire. Hanno fatto casino - salvo poi arrivare ad ammettere l'errore - pur di dare addosso al lavoro straordinario di Alfonso Sabella. Risultato? La stagione balneare è compromessa, i chioschi non esistono più e così ne traggono vantaggio gli stabilimenti tradizionali. Sempre loro guarda un po'...



Una terza storia emersa in questi giorni riguarda una imbarazzante manifestazione sullo street food svoltasi questo finesettimana ad Ostia. Mentre il Municipio e il Comune massacrano i commercianti per fargli togliere i tavolini all'aperto - di fatto unica fonte di sostentamento per le aziende locali -, il X Municipio si è prodigato per assegnare il Pontile di Ostia ad una fantomatica organizzazione piemontese che apparecchia "festival internazionali" di street food. Il Pontile, per anni luogo di rappresentazioni teatrali e di inviti alla lettura con reading e presentazioni di libri, si è trasformato in un puzzolente antro di cottura di salsicce e di farcitura di panini con la porchetta. Intendiamoci: i mangiari di strada sono una cosa molto molto seria. Specie in Italia che è epicentro mondiale di questo genere di leccornie, da Palermo a Venezia. E specie a Roma, che con la sua storia del cibo di strada, dal supplì alla pizza a taglio per arrivare ai successi del contemporaneo trapizzino ha fatto scuola ed è una delle capitali mondiali. Ostia dovrebbe avere l'ambizione di essere un luogo di mare tra i più ambiti, eleganti, pregiati del mondo. Unica località balneare ad avere una grande capitale a portata di metropolitana. Per certi versi solo Barcellona o New York possono vantare un atout simile. Tutto si può fare ad Ostia, ma tutto ma deve essere fatto al massimo della qualità.
La rassegna di street food lo era? A giudicare dai commenti dei cittadini sui profili social no: "a parte un paio di camion, il resto erano panini da stadio" ha scritto più di qualcuno, mentre molti hanno lamentato disorganizzazione. In ogni caso non si è fatto il minimo lavoro di ricerca, non si è valorizzato lo steet food locale (potentissimo e ambitissimo nel mondo con nomi che stanno conquistando il pianeta), non c'era neppure mezzo soggetto di alta qualità, ci si è limitati a lasciare l'organizzazione ad una società torinese selezionata chissà come, che probabilmente offre un prodotto standard, senza infamia ne lode. Creando un pericolosissimo precedente in un'area delicata che dovrebbe essere sì concessa, ma solo ad eventi di eccellenza. I vendors dovevano essere 30, erano una decina. E di certo non hanno accresciuto la cultura gastronomica del pubblico. C'è stata una polemica micidiale nei giorni precedenti con l'opposizione sulle barricate e nei giorni di montaggio il Municipio si era dimenticato di autorizzare il passaggio degli orribili camion nell'area pedonale (!) così i vigili li stavano pure per multare. Insomma un caos, ma a dispetto del caos il nostro Paoletto cosa faceva? Esultava sui social come suo solito fregandosene di coprirsi di ridicolo. Perché per il suo elettorato di bocca particolarmente buona (sia politicamente che gastronomicamente), nulla è scadente e nulla è ridicolo. 

Sia chiaro che non siamo qui a declinare un accanimento personale contro Ferrara, sia altrettanto chiaro che nel giorno in cui Ferrara diventerà un amministratore serio e all'altezza saremo i primi a sostenerlo, ma per ora non possiamo non sottolineare tutta la nostra vergogna e tutta la nostra umiliazione nel sapere una capitale occidentale in mano a personaggi che in un contesto normale non avrebbero la credibilità e l'autorevolezza neppure per amministrare un piccolo condominio.

Schizofrenia pentecatta. Oggi inaugurano la Metro C, per anni hanno cercato di farla chiudere

12 maggio 2018

"La Metro C a Piazzale Clodio. Certo, ma deve andare oltre, deve andare fino a Farnesina. Intanto qui a San Giovanni è stato fatto un lavoro straordinario. Roma corre e si avvicina alle grandi capitali".

Questa è Virginia Raggi oggi alla stazione San Giovanni inaugurata dopo 7 (!) anni di lavori grazie allo sblocco dei cantieri garantito dal sindaco Marino negli anni 2013/2014. Fin qui tutto bene, le dichiarazioni (a parte la patetica "Roma corre", intendiamoci) sembrano quelle di un sindaco ben impostato. Peccato che, anche questa volta, anche su queste questioni serie e decisive, in realtà è tutto teatro, tutte bugie, tutte menzogne, tutta propaganda. Tutta falsità.


La sindaca e i suoi compagni di partito sono stati per anni i più fieri oppositori non solo della Metro C ma di tutte le grandi opere notoriamente decisive per la sopravvivenza di qualunque area urbana. Nonostante l'opposizione del Movimento 5 Stelle la Metro C è andata avanti lo stesso grazie alle precedenti amministrazioni e oggi, quando si tratta di inaugurare, il Movimento 5 Stelle si prende i merito e rivendica il successo a gran voce. Solo a Roma, con una cittadinanza ed un elettorato ignorante, disattento, disinteressato alla propria città e incapace di analizzare quel che succede, questi raggiri possono andare in porto quotidianamente.


Se fosse stato per la Raggi, infatti, le Metro C poteva anche fermarsi e abortire come progetto. E non si tratta di dichiarazioni politiche e buotade, no, si tratta proprio di atti firmati e controfirmati. Che stanno nella storia di questa città e negli archivi. Come quello che pubblichiamo qua sopra: una mozione presentata nel settembre 2013 in cui i pentastellati chiedevano di fermare l'opera a San Giovanni, una scelta trasportisticamente forsennata e criminale. Tra i firmatari della mozione anche Enrico Stefàno, piuttosto competente in materia e dunque perfettamente conscio della follia dell'atto, ma quando si tratta di fare ammuìna e propaganda evidentemente tutto vale, anche in un movimento politico che nasce esattamente per combattere questo genere di atteggiamento. Così i pentastellati 5 anni fa, oggi non sono purtroppo da meno: tutti i difetti dei vecchi politici senza averne mutuato quasi nessun pregio. Ci sarebbe bastata una assunzione di responsabilità: "chiediamo scusa per aver ostacolato in passato quest'opera, ora ci facciamo perdonare mandandola avanti". Niente, le scuse sono una cosa da sfigati evidentemente.

Per fortuna quella mozione, poi discussa in aula nell'ottobre del 2013, venne sonoramente bocciata dall'Assemblea Capitolina. Gli unici 4 voti favorevoli quelli dei 4 consiglieri pentastellati che oggi si vantano dell'apertura. Apertura avvenuta nonostante loro. No-no-stan-te!

Ma quella era l'opposizione e, si sa, l'opposizione (quando non si chiama PD, beninteso) fa il suo gioco. Vero. Ma dunque una volta al governo i 5 Stelle hanno iniziato a comportarsi seriamente e responsabilmente? Neppure per sogno. In due anni non sono stati in grado di scegliere cosa fare della Metro C (benché grazie a Marino i cantieri fossero stati mandati avanti fino a Colosseo) e ancora oggi la città si trova in ambasce con un sacco di soldi perduti a causa della mancanza di decisioni ufficiali.


Solo nelle ultime settimane, dopo aver visto i risultati della votazione popolare online del PUMS, i 5 Stelle hanno cambiato atteggiamento. Si sono infatti resi conto (ma non ci volevano più di tre neuroni per capirlo anche senza referendum digitali) che quel che vogliono i romani è una seria e ramificata rete di metropolitane. La C completa, la D, la E, i prolungamenti, le metrotravie e così via. Insomma i romani desiderano ardentemente esattamente l'opposto di quel che i 5 Stelle hanno sempre professato avvelenando i pozzi di una città già avvelenata per anni, i cittadini vogliono grandi opere e infrastrutture pesanti e investimenti considerevoli capaci di migliorare la loro qualità della vita e di cambiare volto alla città. A quel punto il cambiamento di Raggi: "investiremo 10 miliardi per dotare Roma di infrastrutture" (a parole ovviamente, poi nei fatti si continua a tenere tutto bloccato). Perché nel populismo si rifiuta di riflettere, pianificare, seguire buone pratiche e darsi dei benchmark, nel populismo si va appresso a quel che vuole il popolo. Ma così a governare sono capaci tutti, mentre i politici sono lì, scelti tra i migliori, proprio per anticipare i bisogni e trovarsi pronti quando le necessità si manifestano. I due anni perduti (e chissà quanti mesi ancora) per dotare Roma di serie infrastrutture non ce li ridarà indietro nessuno, e in queste cose i ritardi si moltiplicano esponenzialmente spostando la conquista di una qualche normalità in questa città nella seconda metà del secolo. Significa che chi oggi è in età matura sta semplicemente perdendo la possibilità di vivere, almeno un giorno, in una città degna di questo nome.

"Questa è una giornata storica, è un'infrastruttura che i cittadini aspettano da anni, festeggeremo con loro questo traguardo raggiunto" ha spiegato Raggi. Se l'infrastruttura era molto attesa dai cittadini perché tu e tutti i militanti a 5 Stelle l'avete combattuta per un decennio spargendo veleno, falsità e menzogne? Riuscire a vantarsi di un progetto che si è stupidamente combattuto: questo è veramente storico e inedito! Come sono incredibili e inedite le schiere di seguaci grullini convinti che davvero il merito dell'apertura di oggi sia di Raggi. L'unico traguardo sarà raggiunto quando a Roma ed in Italia vi sarà una classe dirigente degna degli altri paesi occidentali, e soprattutto capace di vergognarsi quando occorre.


Questi inguaribili ciarlatani oggi sono stati perfino capaci di fare la cartolina della Metro C con lo speciale annullo fitalelico, gliene spediremo qualcuna per raccontare il calvario che da lunedì subirà chi prenderà la metro da A da San Giovanni verso il centro, dalla prossima settimana ancor più congestionata a causa del nuovo interscambio.

Raduno di 150mila Neocatecumenali a Tor Vergata sabato scorso. Ecco com'è oggi l'area verde

9 maggio 2018


Le mancanze di AMA e le mancanza totali di organizzazione della città si dimostrano in tutta la loro drammaticità non solo nel centro di Roma e nelle aree residenziali, da settimane sommerse di pattume, ma anche in estrema periferia, anche a seguito di grandi eventi dimostrando la totale incapacità di saperli gestire.

Qui siamo nello stupendo pratone di Tor Vergata. Stupendo per posizione, per collocazione paesaggistica, stupendo per il profilo sullo sfondo delle meravigliose ma purtroppo abbandonate Vele di Santiago Calatrava (del resto gli edifici alti rovinano il panorama, specie se firmati dai più grandi architetti del mondo, sostiene la nostra Sindaca). Qui sovente si svolgono, da vent'anni a questa parte, grandi eventi e raduni sotto l'egida del Comune di Roma e talvolta del Vaticano. L'ultimo si è svolto sabato scorso ed è stato il raduno dei Neocatecumenali. Ha partecipato anche Papa Bergoglio.



Ebbene come hanno lasciato l'area verde i 150mila Neocatecumenali venuti qui da mezzo pianeta? Come la potete vedere. Una autentica favela, una discarica a cielo aperto. Poi ieri è venuta la pioggia, tanta pioggia, e tutta la rumenta è così ben penetrata nella falda e nel terreno. Di ti... AMA. E così sia.

Il bus alla brace di Via del Tritone e quella strana revisione a novembre

8 maggio 2018
Ci sono una serie di piccole (piccole?) anomalie che riguardano l'autobus andato a fuoco stamattina a Via del Tritone. Grazie alle immagini diffuse da tutti i media (purtroppo in tutto il mondo) siamo riusciti a risalire poi alla targa e con la targa in mano, utilizzando banalmente il Portale dell'Automobilista (i nostri lettori sono implacabili) siamo risaliti a tutti i dati del veicolo.

Cosa emerge dal sito del Ministero dei Trasporti? Emerge che il mezzo ha avuto una recente revisione che però presenta alcune particolarità. In primo luogo la revisione è stata ripetuta, in novembre, a distanza di una settimana. Ma oltretutto il chilometraggio è davvero poco coerente: mentre nelle altre revisioni annuali i km erano regolarmente in progressione e riportati con precisione, all'ultima revisione regolare e passata il mezzo è stato registrato con un chilometraggio approssimativo, tanto approssimativo da essere addirittura inferiore rispetto a una settimana prima.

Visto che Atac ha dichiarato di aver aperto un fascicolo sui fatti di oggi a Via del Tritone, forse questi possono essere degli elementi interessanti perché ci sono due cose che tornano poco: la revisione è stata ripetuta due volte (perché?) e nella seconda volta è stata imputata con un chilometraggio impossibile (perché?).

Una città che umilia le sue eccellenze è una città che ha deciso di suicidarsi

5 maggio 2018




Glass è un ristorante gastronomico, uno dei migliori della città, senz’altro il migliore a Trastevere dove quasi tutto il resto dell’offerta commerciale è definibile come ripugnante. E' un miracolo di per se nella città dove il benchmark del cittadino medio, da sempre, è "consijame dove se magna tanto e se sspenne poco". Infatti lavora in gran parte con clientela internazionale e di fuori Roma. 
La chef, Cristina Bowerman, è una celebrità internazionale. È proprio la chef ad aver pubblicato queste immagini nei giorni passati sui suoi profili social.
 
In tutto il mondo eccellenze simili vengono tutelate, costituiscono l'ossatura, la spina dorsale, l'architettura identitaria e l'architrave di un racconto di città. Da noi vessate, umiliate, ridicolizzate, brutalizzate dalle norme e dai politicanti oltre che dalle autorità preposte ad applicarle. Ma cosa è successo? Perché stiamo snocciolando sto ennesimo pippone? Vediamo i fatti. Questo locale aveva sul davanti un piccolo e grazioso dehors come si vede nella prima foto, niente a che spartire con la porcheria che fanno tutti gli altri locali del circondario allestiti con scritte volgari, colori pacchiani e tavolini abusivi. Qui c'era un dehors elegante e pulito, che pagava fior di tasse al Comune.

Il Comune però ha deciso che non andava bene e, in virtù non si sa di quale malattia mentale diffusa, ha varato una cosa abominevole che si chiama Piano di Massima Occupabilità. Una scusa per togliere tavolini all'aperto a chi li aveva per dar ragione all'ideologia marcia di certi politici secondo i quali gli imprenditori della ristorazione devono schiattare. Ogni riferimento a Nathalie Naim (e non solo a lei ovviamente, visto che i seguaci di queste follie sono decine) è puramente casuale.

Un Piano di Massima Occupabilità descrive un territorio, dice che in quel territorio devono sparire tutti o quasi i tavolini. Poco importa se tu sei sul confine di quel territorio e dall'altra parte della strada il tuo concorrente, a differenza tua, può continuare ad avere tavolini mentre tu devi rinunciarci avviandoti al fallimento. Una politica di gestione delle occupazioni di suolo pubblico semplicemente criminale, che esiste solo a Roma e che fa male a tutti: al Comune perché perde soldi, agli imprenditori perché perdono fatturato, ai cittadini perché diminuiscono le opportunità professionali (fare il cameriere è una professione, fuori da Roma. E molto seria, di soddisfazione e remunerativa) per loro e per i loro figli, ai turisti perché c'è meno spazio per loro per portarsi a casa una bella esperienza gastronomica seduti all'aperto. Da una parte hai perdita erariale, perdita di business, perdita di giro d'affari, perdita di posti di lavoro, degrado per le strade, aumento della sosta selvaggia. Dall'altra hai solo l'ideologia imbecille di qualche politicante così soddisfatta. Si capisce chiaramente il motivo per cui Roma si comporti in un modo completamente opposto, riguardo ai tavolini all'aperto, di tutte le altre città. Stiamo parlando dell'unica città vetero castrista, chavista, leninista, marxista, terzomondista in cui ogni attività è mirata ad ostacolare la libera impresa privata, specie se operata da persone oneste e di qualità (si chiude un occhio solo per i criminali, loro possono fare cosa vogliono, specie se poi sono disposti a portare voti). Ma la cosa più atroce è che l'impostazione di cui sopra è riuscita a diventare standard, normalità: a Roma è strano il contrario. A Roma se dici che i privati, specie quelli bravi, è giusto che guadagnino e facciano fortuna, sei guardato come un matto. Sei guardato come un matto da tutti, di destra e di sinistra, dei Parioli e di Tor Bella Monica. E' un esperimento antropologico che tra 40 anni verrà studiato, ma noi ora ci siamo dentro e per chi non ci sta capendo nulla sono spallucce, per chi ha capito cosa succede è un incubo vero. Ma vero. 

Ma torniamo ai tavolini. Qui non parliamo neppure di tavolini all'aperto tra l'altro. Parliamo di un dehors "di servizio" pagato come se fosse usato per somministrare ma in realtà lasciato lì per arredo, per non avere sosta selvaggia davanti, o magari per consentire ai clienti di uscire a fumare in un ambiente accogliente. Niente: piano di massima occupabilità, via il dehors di Glass.

Risultato: auto e motorini al poto di piante e tavolini. Il locale umiliato, invisibile dalla strada, difficilmente raggiungibile da disabili e utenza debole. A un altro imprenditore di eccellenza, come accade sempre più spesso, a cui sta salendo la voglia di andare a investire in città normali lasciando posti delicatissimi come Trastevere alla ndrangheta dei localari che si è divorata già tutte le strade circostanti e che non fa una piega: loro i piani di massima occupabilità non li rispettano, perché se un imprenditore serio fa quello che gli dicono le norme anche se le norme sono autentica immondizia, un imprenditore banditesco fa sempre come gli pare. Specie quando con piccole azioni di corruzione ci si può garantire l'impunità.

Questo è solo un caso, ma ce ne sono migliaia, tutti simili. Di più: i casi sono sempre meno e non perché diminuisca l'assurdo amministrativo, no, ma perché proprio diminuisce chi anche solo si azzarda a fare impresa. Il problema, ed è micidiale, si sta risolvendo alla base. Non ci sono più imprenditori in gamba che hanno problemi a operare a Roma, ci sono semplicemente imprenditori in gamba che decidono di NON operare a Roma. Significa la morte, e non solo in senso figurato. Due anni fa la città ha votato in massa il Movimento 5 Stelle affinché queste storie allucinanti, impensabili altrove, diventassero un mero ricordo. Il risultato è che le storie allucinanti si sono moltiplicate, sono aumentate a dismisura, sono diventate la norma. 

Qualcuno deve pur venire a salvarci. L'amministrazione deve smettere di torturare la città. Il sindaco si deve dimettere e il governo deve nominare un serio commissario con una seria squadra per lavorare urgentemente alla messa in pristino della normalità e per avviare le riforme necessarie a porre Roma al livello di tutte le altre capitali occidentali. Urgentemente. Viceversa significa che la città ha deciso di suicidarsi: è il primo caso del genere nella storia dell'uomo. 

È accettabile rassegnarsi alla pozzanghera di sfiga in cui ci trascina la sindaca ogni giorno?

2 maggio 2018

Prendiamo spunto da un recente post su Facebook della sindaca per riflettere sull'aura di sfigatezza che la cinge e per analizzare quanto questo abbia un effetto malefico su tutta la cittadinanza sebbene la cittadinanza, forse la peggior cittadinanza d'Europa, continui a non accorgersene.

Domanda a cui cerchiamo una risposta: come se fa a esse così... così poracci??? Cioè manco il sindaco di Teramo, con tutto il più grande rispetto per Teramo, città che ha ambizioni in questo momento superiori a Roma, si vanterebbe sui social per aver messo due pensiline, è un comportamento social che non sarebbe adeguato neppure per un presidente di municipio, ma questo qui è il profilo del sindaco signori. Del sindaco di una delle maggiori città europee.

Ma vi immaginate il sindaco di Londra, di Vienna, di Parigi, di Madrid che fa una card con la foto triste per due pensiline? Vi immaginate il sindaco di New York o di Istanbul? Ma sarebbe impensabile anche a Milano, a Torino, probabilmente a Firenze e a Bologna. 

Ma perché ci dobbiamo rassegnare a farci le abluzioni nella sfiga per colpa di questa qui e di Rocco Casalino che le scrive i testi? Abbiamo idea dei danni che questa atmosfera faccia a tutti noi? Ma davvero vi siete rassegnati così? E poi la tristezza di farlo in un Municipio in cui si vota a breve. E poi l'inadeguatezza di non citare manco per sbaglio la Clear Channel, che è la società che queste pensiline le paga, le manutiene, le progetta, le installa e le realizza. Perché è solo grazie ad una multinazionale americana (una di quelle multinazionali contro le quali l'armamentario di sciocchezzaio a cinque stelle blatera un giorno si e uno pure) che la miracolosa installazione di questi impianti è possibile. Ebbene sì, perché oltre alla sfiga - sempre presente - c'è costantemente la menzogna, il raggiro. Già: non sono del Comune quelle pensiline, sono di una società privata che le riesce a tenere in ordine grazie alla pubblicità che ci vende sopra. In un'operazione virtuosa che poteva espandersi a tanti altri servizi e che invece la Giunta tiene bloccata da anni per non infastidire troppo la mafietta dei cartellonari. 

Insomma:

1. la sindaca fa un post che manco il sindaco di Tivoli [SFIGATA]

2. la sindaca utilizza un'opera pubblica per fare propaganda durante la campagna elettorale [SCORRETTA]

3. la sindaca utilizza un'opera pubblica senza dire che non è pubblica ma che è realizzata da privati [SCORRETTA]

4. il modello gestionale che ha permesso quell'opera pubblica-privata si potrebbe ripetere su altre opere (toilette pubbliche, bike-sharing, segnaletica), ma non viene portato avanti perché il racket dei cartellonari ha convinto il Comune a tenere ferma la riforma della pubblicità esterna [IN CATTIVA FEDE]

Dunque c'è un mantello di sfiga insopportabile. Che sotto copre una pozzanghera fetente di cattiva fede e di contraddizioni totali. E nessuno se ne rende conto. Quando vi svegliate?

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