I romani posteggiano male perché non hanno scelta. Nulla di più falso

27 agosto 2016
I nostri lettori questo gioco lo conoscono perché lo facciamo ad ogni agosto (in realtà su questa strada il gioco funziona tutto l'anno). E' un gioco che ad agosto è però più evidente e che dimostra un concetto molto chiaro e molto lucido che però molti nostri concittadini faticano ad accettare: i romani non posteggiano fuori posto per necessità, ma lo fanno esclusivamente per inciviltà. Di più: lo fanno per egoismo, menefreghismo, mancanza di rispetto dei proprio simili e infine lo fanno perché tanto nessuno li sanziona. Ecco perché lo fanno, non perché è necessario.

Questo filmato su Viale Aventino dice tutto sull'atteggiamento dei cittadini che vivono, ma essenzialmente che "usano" ogni giorno la capitale. Si mette in pericolo la circolazione per non pagare un euro di parcheggio, si creano pericoli potenziali per bici, pedoni, auto in transito e moto per non posteggiare pochi centrimetri più in là dove c'è un posto libero, anzi decine e decine di posti liberi.

Fila informe di auto in divieto e fila unica di posteggi liberi: questi sono i video che dovete mostrare a chi vi dice che a Roma la gente posteggia male perché purtroppo non c'è alternativa. 
Come si risolve? Riducendo le dimensioni delle carreggiate (con ciclabili leggere qui su Viale Aventino fattibilissime o preferenziali), modificando le sanzioni per il divieto di sosta (ad oggi non determina la perdita di punti ed è davvero assurdo), incrementando, e di brutto, il sistema di street control ovvero auto della Polizia Locale dotate di telecamere sul tettuccio per fare tante tante multe a strascico. Questo per dire che il problema si può risolvere non solo a costo zero, ma anche incassando denaro. E' importante non solo per faccende di sicurezza e viabilità, ma è importante anche e soprattutto per una faccenda di civiltà. 

Chi si comporta male con l'auto infatti poi tende a farlo per tutte le altre cose della vita, chi capisce che bisogna avere rispetto del prossimo e delle leggi fin da come si posteggia l'auto, poi probabilmente si porta con se questa sensazione ed è meno portato a comportarsi da buzzurro in altri campi. Pensateci quando vi viene da dire "ma che fastidio te dà?"...

Ad ogni modo questa priorità di gravità non ci vede concordi con le forze dell'ordine. Perché diciamo questo? Guardate il video fino all'ultimo, sentite dei colpetti ripetuti di clacson? Sapete di che si tratta? Di una volante dei Carabinieri che, visto che stavamo filmando su Viale Aventino, si è insospettita. Fermo, controllo, identificazione. D'altro canto - e lo diciamo senza ironia - chi filma una strada col telefonino può essere un pericolo in tempi di allerta terroristica, dozzine di auto in sosta selvaggia sotto la FAO invece cosa volete che siano...

La presa per i fondelli della nomina del direttore di Ama spiegata bene

26 agosto 2016
E anche la nomina del nuovo direttore generale di Ama è passata, per i nostri quotidiani locali in prolungata pausa estiva (ormai continuata da anni se non da decenni), sotto il più assoluto silenzio. E' stata data la notizia, ma non è stata aggiunta nessuna critica, nessuna riflessione, nessuna opinione fatte salve minime eccezioni. Come se quello che è successo fosse normale, lineare, logico. Come se le scelte fatte - probabilmente purtroppo non dal sindaco ma da altre entità sicuramente non votate e scelte dai cittadini romani - non rappresentassero una presa per i fondelli.

Facciamo alcune premesse: siamo speranzosi che Solidoro (il nuovo presidente) e Bina (il nuovo, appunto, direttore generale) riescano a mettere in sesto Ama. D'altro canto la cura della Paola Muraro - a meno che, come è possibile, non si trasformerà in un fuoco di paglia - pare aver in pare funzionato e la città in agosto è stata pulita. Altra premessa è sulla filiera della scelta. Ovvio che preferiamo dei concorsi trasparenti, ma altrettanto ovvio ed evidente che il merito e la trasparenza il Movimento 5 Stelle preferisca tassativamente lasciarla su carta: quando poi si va a scegliere davvero chi incaricare decide Davide Casaleggio, decide Stefano Vignaroli, insomma decidono poche persone: solitamente non elette dalla gente. Ebbene vi vogliamo dire, sempre in premessa, che a noi questo tange poco. Non ci scandalizziamo per questo, a patto ovviamente che le persone poi selezionate abbiano un curriculum come si deve (su questo ci sono alcuni dubbi su Bina) e siano poi efficaci e capaci (e questo lo vedremo). Dunque non è questo il focus dei nostri appunti. Tra l'altro siamo molto soddisfatti che Ama sia sta data in mano a personaggi distantissimi da Roma, provenienti da lontano, non romani. E speriamo - consentiteci la parentesi - che l'amministrazione faccia lo stesso con il Corpo della Polizia Municipale e che i patti elettorali con quei sindacati non vengano rispettati e che dunque il nuovo comandante generale sia un esterno: è cosa davvero fondamentale.

Torniamo ad Ama. Ed alla presa per i fondelli. Dunque se Solidoro e Bina - per lo meno ad oggi - ci stanno tutto sommato bene, che cosa abbiamo mai da lamentarci? In questo caso, perdonatecelo, abbiamo da lamentarci del modo, della forma, della modalità. Non si può, a nostro modesto avviso, arrivare a questo punto di presa per il chiulo dei propri concittadini trattandoli dunque come sudditi decerebrati. Alla stampa romana tutto è sembrato normale, ma vi siete resi conto di cosa è successo sul direttore generale di Ama? 

Sono andati a scegliere un signore amico di Casaleggio, e fin qui va bene. Questo lavorava a Voghera. Lo hanno fatto dimettere. Lo hanno deportato a Roma. Lo hanno messo a capo di una organizzazione tra le più complesse e marce d'Italia, che necessità di settimane e settimane di full immersion solo per capire la punta dell'iceberg e poi hanno sbandierato ai quattro venti che la nomina sarebbe durata... QUATTRO MESI. Quattro mesi perché poi si deve fare un bando e scegliere il direttore generale "definitivo. 
No, dico, ma chi vogliamo prendere in giro?


Sentite cosa scrivono le agenzie relativamente al giorno dell'insediamento. “Avrò quindi poco tempo ma anche poco tempo da perdere - ha chiarito su questo aspetto - Poi parteciperò al bando comunale che però sarà aperto. Non mi aspetto un rapporto privilegiato o un trattamento di favore in quell’occasione. Sarò scelto se risulterò il migliore”.
Avete mai ascoltato una "excusatio non petita" più patetica di questa voialtri?

Insomma noi dovremmo credere che un dirigente lasci un incarico fisso, pluriennale, pagato benissimo, in un posto tranquillo e pacioso, per svolgere un incarico provvisorio di 4 mesi (ben più oneroso), per poi partecipare ad un bando pubblico dal quale potrebbe essere escluso? Sembra un'emerita buffonata solo a noi? 
Dice, ma questo discorso lo puoi fare solo a concorso avvenuto eventualmente. Vero, verissimo. Ma facciamo finta che altri candidati si presenteranno al concorso (voi vi presentereste ad un concorso in cui uno dei concorrenti ha 4 mesi di vantaggio su di voi e conosce la macchina dall'interno? Andiamo, è chiaro che Bina sarà l'unico candidato o sarà circondato esclusivamente da candidati fantoccio) e dunque ipotizziamo che ci sia un concorso vero e non si faccia come con Solidoro scelto da una folta rosa di un solo CV. E ipotizziamo che questo concorso arrivi qualcuno più qualificato di Bina e lo stravinca oggettivamente. Ma allora che senso avrebbe avuto scomodare questo poveraccio per tre mesi? Non si poteva provvedere ad un interim come peraltro si è fatto proprio nei Vigili Urbani dove, appunto, in attesa di un concorso si è affidato il comando al vice dell'ex comandante generale? 

Insomma delle due l'una. O Bina è un amministratore forte (e dio sa quanto ce n'è assoluto bisogno vista la condizione dell'azienda e le pressioni - perfino criminali - cui è sottoposta) e stravincerà il concorso, e allora non si capisce per quale motivo non assegnargli fin da subito un incarico lungo e un orizzonte operativo sereno di anni; oppure Bina è un amministratore debole e dunque perderà il concorso e allora non si capisce perché mettergli in mano l'azienda - seppur per soli 4 mesi - rischiando di peggiorarne ancora le condizioni e di riaprire i portoni a mafie capitali e pressioni indebite. Qualcuno riesce a spiegarci la strategia? Qualcuno dell'opposizione in Campidoglio ci ha fatto un ragionamento (sempre tanti saluti alla signora Franceschini eh...)?

Già ci siamo sempre infervorati quando abbiamo visto i politici tradizionali prenderci per il bavero, ma quando lo fanno questi "cittadini" che hanno trasparenza e onestà da prerequisiti (quali dovrebbero essere) a vessilli politici, beh, francamente...

Detto ciò tifiamo con tutta sincerità per Bina e per Solidoro. Se davvero ci accorgeremo che vorranno mettere in sesto Ama (e non far continuare anche qui a comandare la malavita dei sindacati e dei pessimi dipendenti fannulloni) saremo dalla loro parte e valorizzeremo ogni loro mossa in segno di discontinuità e di buona gestione. Il problema non sono loro due (che anzi speriamo restino a lungo, soprattutto Bina dopo i finti "quattro mesi"), ma l'inutile, arzigogolato e controproducente sistema di sotterfugi, inganni e raggiri che il partito che li ha portati a Roma è stato capace di edificare in poche settimane di governo.

All'Eur resterà Beirut. Il patto Raggi-Caltagirone annulla la riqualificazione

25 agosto 2016
C'è un motivo per cui le assurde polemiche di questi giorni che campeggiano addirittura sulle cronache nazionali dei principali quotidiani del paese non vengono prontamente smentite e facilmente demolite dai vertici del Movimento 5 Stelle: fanno comodo!
Eppure sarebbe semplicissimo. Si parla di stipendi, solo di stipendi, nient'altro che di stipendi. Ma quanto ci vuole a spiegare all'opinione pubblica, in maniera chiara, che spendere 6 milioni di euro di paghe in un comune che ha 6 miliardi di euro di budget\anno è lo 0,1% dell'ammontare? Quanto ci vuole a spiegare che i professionisti seri e onesti si pagano e proprio questa è una garanzia (sebbene non al 100%) di incorruttibilità? Quanto ci vuole a far capire che se si fa ripartire (specie economicamente) una città come Roma stipendi di quella entità vengono ripagati in venti minuti netti? Quanto ci vuole a spiegare a giornali con la bava alla bocca e a militanti incontinenti (sorelle di Presidenti di Consiglio Comunale incluse) che è assolutamente normale, in un Comune marcio e colluso, cercare di circondarsi di persone amiche, vicine, con le quali si è scambiato in passato già un pezzo di vita (a patto che siano in gamba, ovvio)?
Torri di Ligini appena costruite

Non ci vorrebbe niente, ma non lo si fa. Non lo fanno i rappresentanti del M5S romano (Frongia, Raggi... a proposito l'avete vista ultimamente? Esiste? E' viva e lotta assieme a noi? Vi ricordate l'ultima sua dichiarazione importante sulla città?) e men che meno lo fanno i rappresentanti del M5S nazionale. Perché così la stampa continua nella sua opera di distrazione di massa, parlando del nulla, e si può continuare a fare il proprio porco comodo con gli affari, le relazioni, i rapporti utilissimi a costruire il consenso e a ipotecare la vittoria alle prossime elezioni politiche. Questa la strategia.

Ovviamente senza accordarsi con i poteri forti, o per lo meno con una parte di questi, le elezioni non si vincono manco per miracolo. E a Roma i poteri forti sono tanti e ramificati, magari meno potenti di un tempo, ma perché inimicarseli inutilmente? 
Il cantiere delle Torri quando era appena partito, coperto dall'installazione di Matteo Cibic

Ecco allora che qualcuno parla insistentemente, ormai da mesi, tra i tanti altri imbarazzanti o inconfessabili accordi elettorali (vogliamo parlare di quello coi sindacati - alcuni sindacati - delle municipalizzate che ha già fruttato la fine dell'era Frattini in Ama? Da sotterrarsi...), di un patto d'acciaio tra Virginia Raggi e Francesco Gaetano Caltagirone.

Tu, Virginia, appronti le decisioni che mi stanno a cuore; Tu, Virginia, mi fai tornare centrale non tanto nel business (ormai Calta fa affari all'estero soprattutto, mica in questo paese del menga dove è diventato impossibile lavorare) quanto nel potere e nelle decisioni e io, Franco, faccio in modo di non ostacolarti e se lo faccio lo faccio solo superficialmente, solo in apparenza. "Non affondate sulla Sindaca" avrebbe sussurrato ai suoi redattori "date solo qualche colpettino". E infatti la strategia editoriale del Messaggero questa appare essere.

Ora la ricostruzione di complotti e sotterfugi non è propriamente la nostra specialità e dunque, figuratevi, speriamo di essere smentiti, tuttavia un elemento conferma questa ricostruzione che altrimenti si potrebbe considerare giustamente fantasiosa: parliamo delle Torri dell'Eur. Sintetizziamo cosa è successo negli ultimi 55 anni.

Le torri vengono costruite negli anni Sessanta, firmate da grandi architetti dell'epoca: si deve fare il centro direzionale dell'Eur, una roba che nessun paese occidentale ancora aveva.

Le torri vengono destinate al Ministero delle Finanze.

Le torri negli anni 2000 vengono abbandonate e parte un progetto di trasformazione in spazi residenziali in capo ad una società mista e in virtù di un non felicissimo progetto di Renzo Piano che prevede l'abbattimento delle torri. In cambio i costruttori avrebbero girato 24 milioni di oneri per "pagare" il cambio di destinazione d'uso da uffici a residenze.

Il progetto non parte mai, le torri vengono spogliate del loro rivestimento durante gli anni di Alemanno ma poi tutto si arena anche perché nel 2008/2009 inizia una crisi economica micidiale dentro la quale siamo ancora. Una crisi che sconsigliava, specie in una città peracottara come Roma, di costruire case di lusso (come invece negli stessi anni si è fatto, eccome, a Milano).

Durante gli anni della Giunta Marino, l'assessore Giovanni Caudo trova la quadra. Le torri rimarranno al loro posto, non verranno più demolite, non verranno più trasformate in case ma resteranno uffici e diventeranno il grande quartier generale romano di TIM (Telecom Italia) che così potrà abbandonare altri uffici che ha in affitto mettendo tra l'altro in gioco altri spazi nella città in un risiko sano e a beneficio di tutti, inclusi i risparmi dell'azienda telefonica

I rendering della riqualificazione annullata

Per questa operazione, una delle tante operazioni brillantissime dell'assessore Caudo (basti pensare che il privato fu obbligato a fare un concorso d'architettura che vide vincitore un giovane studio milanese con un progetto di dignitosissimo livello), ovviamente gli oneri - i famosi 24 milioni - non erano più dovuti perché non c'era più alcun cambio di destinazione d'uso. Torri di uffici erano, torri di uffici tornavano: semplicemente venivano restaurate e riqualificate. 

Nel frattempo cambiano i vertici di Telecom. Va via Patuano, che tanto aveva voluto questa operazione immobiliare, arriva Cattaneo che questa operazione aveva sempre osteggiato. Cattaneo è un "uomo di Caltagirone" potrebbe dire qualcuno. Ha presieduto la Domus, del gruppo Vianini, ed è stato nel CdA di Cementir. Noi - tra Terna, Fiera Milano e quant'altro - non lo consideriamo tale, lo consideriamo invece un bravo imprenditore con due wallere tante il quale, tuttavia, di certo non è estraneo al Calta e di certo gli deve - come succede quando si lavora senza che questo rappresenti il benché minimo illecito - qualche favore. 

Cattaneo, senza che il Comune lo ostacolasse minimamente, prova immediatamente a smontare il progetto. Non ci riesce perché ci sono delle grossissime penali da pagare. Ad un certo punto parte un'inchiesta, chissà innescata da chi, che vede indagato - come atto dovuto - anche lo stesso Giovanni Caudo e che verte su quella differenza (facilissimamente spiegabile) tra 24 milioni di oneri di urbanizzazione dovuti dal primo progetto e 1 milione di contributo obbligatorio dovuto dal progetto nuovo. Come abbiamo detto il progetto nuovo è una semplice riqualificazione che non necessita neppure di chissà quale permesso e passaggio burocratico e che dunque non genera oneri per cui è normale che gli oneri non ci siano.

Questo fatto, che il Comune avrebbe dovuto ignorare o dal quale si sarebbe dovuto difendere, porta invece l'amministrazione a revocare il permesso per costruire. Come se per lo scandalo Metro C, invece di mettere al gabbio i responsabili, si fosse considerato che doveva farne le spese l'infrastruttura stessa, revocando il diritto a costruirla. Con un atto che, pare, è datato 29 luglio firmato non si sa da chi perché nulla si trova nell'Albo Pretorio benché organi di stampa riportino il 29 luglio come data di promulgazione. Praticamente il Comune si è autodanneggiato per favorire le scelte di una società privata, Telecom, che nel frattempo aveva cambiato idea rispetto ad un impegno che si era presa? Questa l'ipotesi. Un impegno, peraltro, preso con la CDP, dunque un ente di fatto pubblico. La parte pubblica è stata così danneggiata due volte, anzi tre perché il permanere ora della Beirut dell'Eur danneggerà fortemente anche la inauguranda Nuvola di Fuksas che stava per trovare acquirenti per l'albergo proprio nella prospettiva di un nuovo grande centro direzionale al suo fianco. Nuovo centro direzionale che non ci sarà. Stessi danni indiretti li subirà anche l'Acquario, altro progetto quasi terminato che la città attenda da anni e che ora si troverà ad inaugurare, se mai lo farà, in un contesto di degrado. Roba da chiedere i danni.

La domanda è: il Comune è stato obbligato a revocare il permesso per costruire (ricordiamo: già sospeso all'epoca di Tronca)? L'inchiesta, seppur risibile e a nostro parere presto archiviata per lo meno per la parte relativa agli oneri, lo ha obbligato a farlo? O è stata una precisa scelta politica? O lo ha fatto per offrire una scappatoia che altrimenti Telecom non avrebbe mai avuto? Ma in ogni caso perché nessuno parla? Perché non c'è una parola di Paolo Berdini, assessore all'urbanistica, su questa faccenda che è cruciale per l'Eur e per tutta la città? Perché - in ottemperanza alla trasparenza che è uno dei cardini di questa amministrazione pentastellata -  l'assessore all'urbanistica non ci illustra cosa è successo e cosa succederà? Forse Berdini, come tutti i comunisti che si rispettino, sta passando una trentina di giorni in relax agostano a Porto Ercole, a Capalbio, ad Ansedonia, a Sperlonga, a San Felice Circeo, a Ponza o a Sabaudia? Perché non ci viene spiegato ora che si farà e come si risolverà questo relitto urbano che pregiudica lo sviluppo di tutto il quartiere rischiando di mandare in fumo tutto un progetto convegnistico sul quale si è enormemente investito? Si vuole far fare al Centro Congressi la stessa fine che si è fatta fare alla Fiera di Roma per caso? Perché il Municipio non apre bocca? Perché in Municipio non apre bocca manco l'opposizione? Chi ha firmato la revoca del permesso a costruire alzando una palla che la nuova Telecom di Cattaneo (marito di quella Sabrina Ferilli sorprendente sponsor della Sindaca in campagna elettorale) ha prontamente schiacciato? E cosa c'entra Caltagirone in tutto questo e il suo presunto "patto" con Virginia Raggi?

C'entra eccome e questa revoca sarebbe uno dei primissimi punti dell'accordo tra i due di cui si favoleggia in città. Caltagirone vedeva di cattivissimo occhio questa operazione (esattamente come vede di cattivissimo occhio l'operazione del Nuovo Stadio della Roma, che infatti l'attuale Giunta sta cercando in tutti i modi di ostacolare) non tanto perché lo danneggia economicamente - beh, certo, ci sarebbero tanti uffici caltagironiani sfitti in zona Tor Marancia e Telecom potrebbe andare lì in affitto invece di costruirsi una sede sua - quanto perché è nata senza il suo consenso, senza che nessuno lo avvisasse, senza che venisse coinvolto, senza che gli venisse chiesto un parere. Caltagirone è l'uomo più ricco d'Italia e uno dei più ricchi d'Europa, non è che ha bisogno di guadagnare denaro o di fare qualche palazzina in più, è caricaturale immaginarselo così come un vecchio palazzinaro: è un uomo di finanza, ormai internazionale. Caltagirone è interessato al fascino del potere, vuole che le decisioni passino per lui, vuole dire la sua, magari cambiare il corso di qualche cosa. Potere per il potere, senza grandi secondi fini. E come biasimarlo? Tutti gli assessori all'urbanistica che Roma aveva avuto, infatti, non solo non lo biasimavano ma lo assecondavano. Fossero di destra, di centro o di sinistra. Con Marino le cose sono cambiate in maniera radicale e Giovanni Caudo ha iniziato a trattare Francesco Gaetano Caltagirone come un normalissimo imprenditore. Come tutti gli altri. Apriti cielo: è venuto giù il mondo. Caudo, il più bravo, capace, lucido e onesto assessore che la città abbia mai avuto, è stato passato al tritacarne e chissà quante ancora ne dovrà passare.

In un post e in un'intervista al Corriere della Sera di diversi mesi fa, Caudo aveva incredibilmente anticipato tutto proprio nel momento in cui il management di Telecom cambiava, la scorsa primavera. "Questo progetto ha dato fastidio a chi pensava di poter essere intermediario di ogni cosa che di importante avveniva in città". Più chiaro di così. Caudo non si è piegato a certe "consuetudini" e ne ha pagato amare conseguenze e amare conseguenze ne paga la città, la sua economia, il quartiere dell'Eur. Nel silenzio più assordante dei media, dell'amministrazione e dell'opposizione ovviamente muta come un pesce as usual (salutatece la moglie di Franceschini, please).

Poi chiaramente (qui non siamo ne la magistratura ne tanto meno dei giornalisti d'inchiesta ma solo un blog che pubblica idee, spunti e suggestioni) la storia può essere diversa. Può essere che nelle intercettazioni sulla vicenda ci sia davvero del marcio, può essere che Berdini avesse tanto voluto fare questo progetto (ma allora perché i suoi lacché esultano su Facebook?) ma che sia stato costretto dai fatti a retrocedere in autotutela, può darsi che Flavio Cattaneo si muova non tanto per compiacere Caltagirone ma per ottimizzare al massimo i risparmi di Telecom e salvarne il bilancio con i tagli che il suo azionista gli chiede di apportare. Tutto può essere, ma la faccenda merita attenzione e occhi aperti sui prossimi step. Occhi aperti che carta stampata e opposizione politica a chi governa non contribuiscono a farci tenere. 

Di certo dopo la ex Fiera di Roma la città continua la sua emorragia di progetti, di cantieri, di trasformazioni, di riqualificazioni, di investimenti. Ora per Berdini non resta che ostacolare con efficacia risolutiva il progetto dello Stadio, di far definitivamente annullare le Olimpiadi e di azzerare il progetto della Città della Scienza. E magari di stoppare Metro C e Campidoglio 2. Roma avrà così perfino meno progetti urbanistici di Pomezia, di Marino, di Guidonia. Intanto, chissà come mai, tutte le altre capitali occidentali vanno esattamente nella direzione opposta. 
Il problema non sono le decine di migliaia di posti di lavori che la città sta perdendo in questi mesi a causa di scelte politiche forsennate, il problema sono le centinaia di migliaia di posti di lavoro cui la città sta rinunciando in futuro. Roma sta lanciando un messaggio chiaro a tutti i capitali internazionali: state alla larga, non venite, andate ad investire altrove perché qui non c'è spazio per chi vuole scommettere denaro sula città, qui dobbiamo fare in modo che quanto più patrimonio possibile resti abbandonato, così ci sono più opportunità per okkupare, usurpare, soddisfare gli appetiti dei furbi. E' il sigillo sull'olocausto economico di una capitale occidentale, una cosa che non s'è mai vista nella storia della contemporaneità. E le colpe sono della mentalità di tutti noi ancor più che della politica.
Una capitale del G8 che si avvia ad una rilevanza economica inferiore di quella di Sofia, di Bucarest, di Atene, di Trana, di Zagabria, di Bratislava. La studieranno sui libri di storia i nostri nipoti questa deriva, a patto che, emigrati all'estero e fuggiti da una città impoverita, avranno la chance e le sufficienti risorse economiche per potersi iscrivere a scuola.

Senza sosta le atrocità del Movimento 5 Stelle a Montemario. Siamo arrivati ai pizzini?

23 agosto 2016
Santa Maria della Pietà. Una risorsa enorme della città ma completamente in abbandono salvo per le aree illegalmente occupate da personaggi poi diventati assessori con il Movimento 5 Stelle. Casualmente poi i grillini, parliamo sempre di fior di consiglieri comunali, sostengono che se qualche privato dovesse venire qui a scommettere soldi e a investire per recuperare questo disastro sarebbe "lurido". Ovvio, quando tutto è cadente e in abbandono è più facile okkupare e farsi il proprio comodo in barba a qualsiasi norma...
Il geometra Fabrizio Salamone, Consigliere Municipale M5S a Montemario e Presidente della Commissione Urbanistica e Lavori Pubblici, siciliano trapiantato a Roma, non deve aver preso troppo bene gli ultimi articoli di questo blog in cui viene raccontata la imbarazzante posizione di conflitto di interessi in qualità di socio dello Studio tecnico privato a+4, studio che annovera anche Michele Menna come socio e neoassessore con le stesse deleghe. Insomma per chi ancora non lo avesse capito nel XIV Municipio chi deve parlare di pratiche urbanistiche o risolvere problemi relativi ai lavori pubblici deve avere a che fare in giunta con un assessore e in consiglio con un capo commissione entrambi che lavorano nello stesso Studio tecnico privato. Uno studio tecnico che si occupa di quelle stesse tematiche. Secondo voi i clienti dello studio in questione avranno difficoltà o facilità a interloquire col Municipio visto che i soci di quello studio sono le stesse persone che decidono sulla vita o sulla morte (e sui tempi necessari) di una pratica urbanistica?


La cosa non solo non ha portato alle dimissioni volontarie o alla presa a calci nelle terga da parte degli onesti del suo movimento, che si guardano bene dal fare nulla, ma non ha smosso neppure l’opposizione. Valerio Barletta, il principino, dorme nel paese delle meraviglie; Oddo detto Molinaro ancora non ha capito che è riuscito a perdere vicepresidenza del Consiglio e commissione trasparenza per litigare con tutto il mondo della destra sebbene avessero (uniti) 5 voti contro i 4 del Pd. Solo Giovanni Ceccaroni e Mauro Gallucci, due candidati che non sono riusciti ad entrare in Consiglio, stanno dando  battaglia sui social e nella vita reale rilanciando lo schifo narrato precedentemente dai nostri articoli e tenendo testa ai disperati fondamentalisti grillini che fanno finta di non vedere lo scempio che il territorio amministrato da Alfredino Campagna sta sopportando ormai da due mesi.
Mauro Gallucci - che non sarà un santo ma è tosto - ha attaccato quotidianamente le vergogne del M5S municipale, su tanti gruppi, dicendo semplicemente la verità. Cosa fa Gallucci? Nella vita di tutti i giorni è un imprenditore che da tanti anni cerca di gestire un bar proprio in Via Acquedotto del Peschiera (la stessa strada dove ha sede lo Studio a+4...) dando lavoro a delle persone, pagando le tasse e barcamenandosi nell'italica burocrazia. Certo avrebbe potuto fare come Maggi, l’assessore al sociale del Municipio, che campa da anni tra occupazioni illegali di spazi pubblici, osterie abusive, bar illeciti e zero permessi, zero concessioni, zero burocrazia, zero tasse. Però ha deciso di fare diversamente, di aprire u bar normale, senza occupare uno spazio di proprietà di tutti, semplicemente pagando l’affitto.

Dopo le fatwe di Andrea Severini in Raggi contro questo blog (il marito del sindaco che telefona – telefonaaa! – ai suoi amici per chiedergli di togliere il like dalla nostra pagina, poveretto), per non incorrere in scomuniche o cazziatoni, il siciliano Salamone ha ben pensato di fare come si faceva dalle sue parti nel primo dopoguerra: mandare un allucinante pizzino a Gallucci seppur non nominandolo. O almeno questo sembra un post pubblicato qualche giorno fa che, dopo due ore di sonori insulti, è stato rimosso.
Paolo

*Caro Paolo,
te ne abbiamo pubblicate tante ma sta volta ci sei andato pesante. Addirittura pizzini? Noi speriamo che non sia così e che Salamone avrà qualche altra spiegazione da darci relativamente a quel bizzarro post che poi è scomparso. È impossibile infatti che un consigliere, specie un consigliere degli onesti, si comporti così. Se Salamone ha notizie di illeciti sul bar di Gallucci ha non solo il diritto, bensì il dovere di procedere. E lo deve fare sia se Gallucci parla male di lui ma anche se Gallucci smette di parlar male di lui.
Siamo qui insomma per dare a Salamone il più ampio diritto di replica. Così magari potrà spiegarci anche come ha predisposto per azzerare o ridurre il più possibile il suo – questo sì – oggettivo conflitto di interessi.
Ricordiamo ai lettori di non perdersi il full coverage che abbiamo fatto nelle settimane passate (e che, ahinoi, continueremo a fare) su quello che di incredibile sta accadendo - nel silenzio dei media e dei partiti di opposizione - al XIV Muncipio, il Municipio dove è nata e cresciuta la stella di Virginia Raggi...
Ne approfittiamo anche per ringraziare i tanti cittadini che, allucinati, continuano a inviarci segnalazioni da questo territorio. Si tratta, come è facilmente desumibile, di tutti elettori del M5S che non possono credere ai loro occhi rispetto a quel che vedono e a quel che leggono. 
-RFS

Andrea Coia. Ecco cosa diceva a gennaio il consigliere 5 Stelle che oggi difende le bancarelle

La commissione commercio - vi abbiamo spiegato il motivo in mille modi e maniere - è uno degli snodi più strategici dell'amministrazione capitolina. Lo sarà ancora di più nei prossimi mesi quando bisognerà sfruttare tutte le opportunità provenienti dalla Direttiva Bolkestein che finalmente andrà in vigore e quando bisognerà dimostrare che i cambiamenti che l'elettorato ha richiesto con forza si tradurranno in atti concreti.

Quando abbiamo visto che il Movimento 5 Stelle, arrivato al governo della città, aveva piazzato Andrea Coia come capo della Commissione Commercio eravamo entusiasti. Poi però il neo consigliere comunale se ne uscì con l'ormai celebre dichiarazione: "i camion bar vanno lasciati in centro perché danno lavoro alle famiglie". Semplicemente raggelante. Ancor più raggelante se si pensa che, dopo l'ovvio scandalo che quelle prese di posizione suscitarono, la replica di Coia non fu una smentita bensì un rincarare la dose. Ancor più raggelante assai. E altrettanto, se non peggio, raggelanti sono state le settimane successive: nulla di nulla, silenzio.

Evidentemente il ragazzo è stato silenziato e messo in esilio. Gli sarà stato consigliato di non aprire più bocca per non fare più danno. Sulla sua pagina Facebook (il profilo Twitter è abbandonato) solo condivisioni di contenuti di altri colleghi del Movimento o del sindaco. Non sappiamo cosa sta pensando, non sappiamo cosa sta progettando, non sappiamo che intenzioni ha. E' un cavolo di capo commissione, ma silente. Pensate, nello stesso ruolo, quale è l'attivismo e la quantità di lavoro fatto da Enrico Stefàno alla Commissione Mobilità: tutti sappiamo ad oggi quali sono i suoi progetti, tutti leggiamo i contenti coi quali comunica ai cittadini, tutti riceviamo le sue risposte se lo sollecitiamo sui social. Coia invece nulla, scomparso: rimaniamo a quelle dichiarazioni atroci di un mese fa e poi il nulla.

Ma perché, come avevamo detto in premessa, eravamo davvero entusiasti della sua nomina? Beh perché Coia, esattamente come noi, era stato un fiero oppositore del commercio ambulante "alla romana", con una lucidità che potete leggere solo su questo e su altri blog aveva esattamente centrato il problema enorme del decoro, dell'illegalità, della concorrenza sleale delle bancarelle ai negozi, della impraticabilità delle strade. Lo aveva fatto non a parole, ma con atti oltre tutto! Lo aveva fatto quando da consigliere d'opposizione del VII Municipio era riuscito a far approvare una risoluzione che puntava quanto meno allo spostamento in strade secondarie (una cosa semplice, che potrebbe risolvere una grande parte del problema) delle rotazioni che oggi stuprano le consolari.

Quello che pensava Coia lo potete ascoltare in questo video qua sopra, registrato durante una riunione ufficiale del Consiglio del VII Municipio, dal minuto 8.30 in poi. Sentitelo: "dobbiamo combattere per non essere sommersi dalle illegalità", "ogni minima legge non viene rispettata", "su 100 banchi fissi e rotazioni forse una rispetta la legge e io ho tutte le foto". E poi ancora il problema dei furgoni, dei disabili, la creazione di un comando interforze e molto altro. Da tutto questo, una volta entrati al governo della città si è passati a "le bancarelle danno lavoro alle famiglie". Come mai secondo voi? Se non è una truffa elettorale questa... La gente ha votato Coia e il suo partito in nome delle battaglie che questi avevan fatto negli anni precedenti. Come si fa ora a far finta di dimenticarsele governando come alemanni qualsiasi?


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