Ma col Natale, il turismo e l'allerta terroristica hanno risolto il problema dei taxi abusivi a Fiumicino?

10 dicembre 2017
Beh ragazzi c'è il ponte della Madonna, si avvicinano le festività natalizie, la città è presa d'assalto dai turisti e oltretutto c'è un allerta terroristica che levete. Dunque, voglio dire, le zone sensibili saranno presidiate in maniera maniacale, qualsiasi presenza che possa creare disagio, anomalie e disordine repressa. No?
Ad esempio, ci siamo detti, quale è la situazione dei tassinari\ncc abusivi a Fiumicino? Mica ci saranno ancora quei personaggi che, facendo una specie di muraglia, una specie di forca caudina, all'uscita degli arrivi internazionali importunano i turisti (preferiti quelli orientali) offrendo servizi "taxi" che taxi non sono? Mica ci saranno ancora? Mica staranno lì con quelle facce da avanzi di galera raccontandosi cose assurde e coatte tra di loro ("come hai fatto te sei accodato l'altro giorno che t'era scaduto il bijetto?" "eh si, quanno ce stanno e du sbare aperte te ce metti a cavallo e poi esci...", ascoltate) e cercando, quando je vie voglia, di abbordare qualche turista inconsapevole che così avrà il suo coerente ben venuto con la città?

Cioè voglio dire, almeno l'aeroporto sarà controllato. Adr avrà messo i suoi uomini. E la Finanza i suoi. E se possibile anche la Polizia o i Carabinieri. Insomma mica lasceranno i turisti-eroi che ancora decidono di venire a Roma alla mercè di questi furfanti?



Per rispondere a queste domande pubblichiamo due video che ci sono arrivati questo finesettimana. Due video tra i tanti che i nostri lettori ci hanno inviato, indignati come al solito e più del solito. E a voi i commenti come di consueto. 

Evviva il Piano pullman della Raggi! (E 14 punti delle guide turistiche analizzati uno a uno)

8 dicembre 2017
"Il Comune favorisce le lobbies e dà addosso ai piccoli imprenditori". E' la lamentela di ogni settore, dal commercio al dettaglio ai cartelloni passando dal cancro degli ambulanti e dal bubbone delle spiagge. Quando non sanno come metterla, giù fanno terrorismo in questo modo. E lo stanno facendo, esattamente alla stessa maniera, anche gli operatori dei pullman e dei torpedoni. Insomma i pulmanari romani che sono uno dei motivi per cui la città è diventato un posto atroce dove stare. 
Il Comune, che dovunque sta procedendo con regolamenti che puntano a imbonirsi il consenso delle mafiette (ambulanti e cartelloni appunto), qui invece procede risoluto con una normativa che appare piuttosto di impatto e, pur non affrontando il problema degli Open Bus, punta a risolvere in maniera radicale una serie di problemi e, cosa più importante, punta a fare quello che ogni buona amministrazione dovrebbe sempre fare: trasformare il problema in opportunità. Nello specifico, detto semplice semplice, puntare a che dal disagio dei pullman provenga perlomeno un significativo entroito. Io cittadino ho la mia città un po' sfregiata, ma almeno sono consapevole che quei mostri stanno pagando l'asilo di mio figlio e me ne faccio una ragione. Così si amministra.
Qualche giorno fa, tra le proteste plateali e illegali degli operatori (molti sono stati fermati dalle autorità giudiziarie) il piano è passato in Giunta (solo in Giunta, attenzione...). Intendiamoci: non è che Linda Meleo si è inventata grandi cose, il suo piano si appoggia su quello di Marino del 2014 e sul PGTU scritto dall'assessore Guido Improta, tuttavia il passo in avanti non è male: sostanzialmente viene impedito ai bus di entrare in alcune delicate aree della città e vengono eliminate alcune scandalose aree di sosta. Qualche mese fa, quando il testo era ancora in fase di strutturazione, le guide turistiche (associazione AGTAR) fecero girare 13 punti in virtù dei quali erano contrarie alla nuova normativa. Per spiegare il nostro punto di vista ci appoggiamo a questi punti chisandoli uno a uno. 


1) Nel mondo del turismo i pacchetti di viaggio si fanno con oltre un anno di anticipo. Pretendere di approvare ora un piano pullman che per il 2018 cambia gli accessi al centro (cosa che influisce sugli itinerari) e aumenta del 1700% i costi rispetto a quanto preventivato dai Tour Operator, significa non solo mettere in una situazione economica insostenibile tutte le ditte che hanno fatto i preventivi, ma dimostrare un'assoluta incompetenza di fronte alle agenzie internazionali. Se si vogliono introdurre gli aumenti, vanno decisi ora per il 2019. Ma per il 2018 la situazione non può essere modificata a Ottobre 2017.
In parte è ragionevole questo punto. Ma bisogna dire che stiamo parlando, per il nostro modo di vedere (poi sarà una superstizione, chissà) di operatori che avevano e hanno dei margini di guadagno da traffico di organi. Senz'altro attutiranno il colpo con quanto accumulato in passato...

2) Se il divieto dell'area ZTL ai pullman turistici fosse dovuto alla volontà di migliorare la vivibilità del centro storico, allora si dovrebbe fare un piano serio per limitare finalmente anche:
- il carico e scarico merci a ogni ora e dovunque;
- i permessi delle auto che entrano nelle zone a traffico limitato;
- gli open bus a due piani.
Invece si colpisce solo un tipo di mezzi e solo una categoria di utenti: i turisti che vengono con i gruppi organizzati e che decidono di spostarsi in pullman.
Verissimo, ma che razza di ragionamento è? L'amministrazione sta lavorando anche su carico e scarico e sull'area C per le auto. Ma bisogna smetterla con questo benaltrismo della serie "si e allora gli altri?". Le città non si amministrano con questo approccio. Sbagliato anche il concetto di "colpire". Qui nessuno colpisce nessuno, qui si cerca di tornare alla normalità e al civile utilizzo delle strade. Che sono di tutti, non degli operatori pullmanari.

3) Perché, se i "bisonti" - come li chiama la stampa - danno tanto fastidio al traffico del centro storico, si è deciso di eliminare solo i pullman turistici ma non i tantissimi Open Bus di alcune grandi società, tra cui Opera Romana Pellegrinaggi? Quei bus enormi continueranno a girare in tutto il centro storico.
Eppure gli Open Bus:
- sono a due piani e ben più grandi di quasi tutti i pullman.
- hanno già ora il vantaggio di fermate in punti molto più vicini ai monumenti e che sono vietati agli altri pullman, come si evince dalla mappa con i percorsi di uno dei vari tipi di Open Bus.
- girano continuamente per Roma, in tondo, anche se con poche persone a bordo.
- fanno esclusivamente un tipo di giro panoramico per cui procedono sempre lentamente.
- sono volti esclusivamente ai turisti individuali, cioè a quei turisti che avrebbero altre alternative di spostamento che i gruppi non hanno, quali i taxi e al limite i mezzi pubblici (per quanto pessimi è comunque più facile prendere un mezzo pubblico per una coppia che per un gruppo di 30 persone).
Quindi tra le due categorie sono gli Open Bus quelli che creano maggiormente traffico e rallentamenti. 
Eppure, il Comune non ha minimamente pensato di limitarli. Perché?
Giusto. Speriamo che sia una delle novità introdotte dalla discussione in Aula del provvedimento. Chiaramente il tema è delicato: è impossibile far stare gli Open Bus fuori dalle zone monumentali perché nascono proprio per far vedere i monumenti, ma il servizio che effettuano deve avere un costo molto maggiore sia per gli utenti sia per gli operatori. Così si alza il livello e si seleziona. Se vuoi fare il giro di Roma in quel modo devi pagare una cifra blu, così solo se sei molto motivato lo fai davvero. Tutto ha un costo, ma la città deve smettere di svendersi perché questo serve solo a aumentare il degrado e ad attirare un turismo mediocre o a far diventare mediocre il turismo non appena mette piede in città.

4) Nel leggere il Piano Meleo, emerge che lo scopo è la "sostanziale riduzione del traffico veicolare privato" e "avere un uso quasi esclusivo di mobilità pedonale, ciclabile e del trasporto pubblico". Il problema è che si considera un pullman a noleggio ad uso di 20-50 persone alla stessa stregua di un'auto privata. Mentre quel pullman risolve un grosso problema di spostamento di un notevole numero di persone, che a Roma non avrebbero altrimenti altre possibilità di muoversi facilmente.
Per i gruppi, soprattutto quando stranieri, il pullman non è un lusso extra ma uno strumento fondamentale della visita di Roma.
Ma non è vero. Tutti possono spostarsi in maniera alternativa. Specie in una città dove il tempo è sempre bello e gradevole. Assurdo non considerare affatto la modalità pedonale. Assurdo pensare che per visitare il Palatino si debba parcheggiare il bus a Via di San Gregorio (di fronte all'entrata dell'attrazione) e non si possa farlo alle Terme di Caracalla chiedendo ai turisti di fare 10 minuti a piedi. Il turismo diminuirà perché alcune fasce di turisti vogliono comodità totale? Bene: diminuirà quella (quella!) fascia di turismo, ma magari ne arriverà un'altra. Ad esempio arriverà quel turismo che oggi non viene più perché considera patetico il Palatino completamente circondato di lamiere. Ed è senz'altro un turismo migliore, a maggior capacità di spesa, che sostiene commercio e ristorazione di livello (quando parliamo dei ristoranti che a Roma esistono solo perché i pullmanari, in cambio di stecche, ci portano i clienti? Stiamo parlando di una ristorazione para-criminale), che degrada meno, che va a dormire in alberghi di qualità e non a Colleferro a 45 euro a notte (così, anche qui, chi organizza fa la stecca) e così via... Quando dicono "diminuiranno i turisti", noi rispondiamo "bene!". Perché ne arriveranno di altri migliori finalmente. Gli stessi che oggi stanno alla larga da Roma anche a causa di come è gestito il turismo di massa. 

5) Roma ha un centro storico troppo grande per essere percorso interamente a piedi. Già ora i punti di carico/scarico per i pullman sono molto limitati e i turisti sono costretti a camminare per chilometri. Chiudere completamente ai pullman l'intera area ZTL Centro Storico, che a Roma è ben ampia, significa precludere il centro storico a intere categorie che non hanno la capacità fisica di camminare a lungo.
Moltissimi turisti sono persone in età avanzata, alcuni hanno problemi motori, per non parlare del fatto che in estate (che corrisponde all'alta stagione) le temperature di Roma mettono a dura prova qualsiasi persona anche in buona salute. E comunque visitare Roma non deve essere una tortura, né uno sport, né una prova di resistenza. Il turismo deve rimanere un piacere; stancante spesso, ma un piacere. 
Una visione caricaturale di Roma. Se ci sono persone davvero non in grado di affrontare una vacanza organizzata, vorrà dire che verranno a Roma con una vacanza privata, singolarmente, con la loro vettura, con il Frecciarossa e poi via coi taxi e così via. Questa lettura patetica del turismo non attacca onestamente... Il turismo deve essere un piacere anche per i tanti turisti che vengono e non vogliono vedersi la città ostaggio dei bisonti, oppure quel turismo non conta e conta solo il turismo organizzato magari con pure la dimostrazione delle batterie di pentole a bordo? Ma a proposito di centri storici grandi: a Venezia come vi regolate? A Firenze? 

6) Per tutti coloro che non riusciranno a percorrere a piedi l'intero centro storico della città, il Comune pensa follemente di far usare i mezzi pubblici. Eppure gli stessi giornali che lamentano la presenza dei pullman, ogni giorno su un'altra pagina denunciano il disastro dei mezzi pubblici romani. Dove si intende caricare i turisti? Il 30% dei flussi turistici a Roma - cioè 17 milioni di arrivi, per un totale di 40 milioni di presenze annue - si calcola che siano trasportati dai pullman di linea. Dove li farebbe viaggiare l'Assessore Meleo, visto lo sfascio dell'ATAC? 
Se Atac è allo sfascio (e lo è!) bisogna lottare per sistemare Atac, non lottare per sostituire Atac con mezzi di trasporto anomali. Altro ragionamento da parrucchiere per le nostre guide turistiche... Se il livello della contestazione alla riforma Meleo è questo stiamo freschi.

7) Si dica ai Romani che è proprio grazie ai pullman di linea che finora non si sono ritrovati milioni di turisti sugli autobus e sulle metro di Roma. Perché quando a volte alcuni gruppi di turisti salgono sui mezzi ATAC, per i Romani è un incubo, perché un gruppo di turisti che entra su un autobus riempie completamente il mezzo e per tutte le fermate successive impedisce ai cittadini di usare quella vettura. I Romani dovrebbero essere informati che se questo piano pullman venisse approvato, milioni di turisti sarebbero costretti a salire sui mezzi del centro impedendo ai Romani di utilizzarli.
Questi provvedimenti andranno a danneggiare non solo gli operatori del turismo, ma i cittadini romani che col turismo non c'entrano nulla e che si ritroveranno i mezzi pubblici più inutilizzabili e pieni che mai.
Qui siamo al terrorismo. La verità è che i turisti si muovono in orari che non impattano sugli spostamenti pendolari dei romani o impattano pochissimo. Inoltre le guide turistiche non considerano una cosa: non esiste solo il turismo organizzato in gruppi, anzi il 70% del turismo è fatto da persone normali che non hanno bisogno di mettersi in un branco per visitare una città ma che si costruiscono per conto loro il proprio viaggio. Su queste persone Roma dovrebbe puntare: sono visitatori migliori e portano molte più risorse. E stanno andando via proprio perché disturbati da un turismo di massa gestito in maniera becera. 

8) E se i turisti dovessero usare i mezzi pubblici, qualcuno ha pensato al problema di tutti quei gruppi da 20-30-40-50 persone che non entreranno in un solo autobus e dovranno distribuirsi in 2 o 3 vetture? A parte l'attesa degli autobus romani che potrebbe far arrivare l'ultima parte del gruppo dopo 30 minuti dalla prima, i turisti che non parlano italiano e non conoscono Roma, come faranno a scendere alla fermata giusta? La guida salirà con una parte del gruppo e si perderà il resto dei viaggiatori. Pensate davvero che gli stranieri vogliano passare le vacanze perdendosi sui bus o alle varie fermate? Quando invece il percorso in pullman per arrivare a destinazione è ovviamente parte integrante della visita guidata.
In compenso il piano Meleo farà la felicità dei borseggiatori di tutta Roma, che approfitteranno dei turisti stipati sui mezzi pubblici.
Questo punto purtroppo non merita neppure una seria risposta. Sotto ad un certo livello non è giusto scendere: tutti problemi reali, intendiamoci, ma non è basandosi su queste contingenze che si disegna una normativa. Non si scrivono le leggi girando attorno ai problemi, si risolvono i problemi. 

9) Vista l'improponibilità degli attuali mezzi pubblici, qualcuno parla di "navette", senza avere la minima cognizione della materia: ci siamo già passati nel Giubileo del Duemila, quando il Comune istituì i “J-bus” che si rivelarono un servizio inaffidabile e disorganizzato, del tutto inadeguato alla mole di visitatori. Non a caso l'esperimento fu accantonato quando ci si rese conto del disastro provocato. Per di più significa sostituire inutilmente bus ad altri bus, senza senso, solo per il puntiglio di voler far usare un mezzo pubblico invece di uno privato.
Siamo al consueto approccio romano: visto che le cose sono andate male vent'anni fa, andranno sempre male. In nessuna città si ragiona così. Noi diciamo che bisogna ragionare diversamente: visto che in passato le soluzioni non hanno funzionato, lavoriamo affinché ora funzionino.

10) Per avere un'idea di quanto siano scollati dalla realtà gli ideatori di questo piano pullman, ecco alcune perle tra le nuove regole previste:
- i turisti che arrivano con i bagagli potranno essere accompagnati in albergo col pullman solo se alloggiano in strutture con più di 50 stanze. Gli altri sono pregati di incollarsi i bagagli e andare a piedi. La nuova specialità sportiva romana sarà la mezza maratonina con trolley sul sanpietrino.
- per scaricare i passeggeri nell'area del Colosseo, bisognerà prenotare un orario, che verrà assegnato in base alla disponibilità. Peccato che ai gruppi per entrare al Colosseo venga assegnato uno slot orario, anche questo in base alla disponibilità. Quindi ci troveremmo con orari non coincidenti, uno per il pullman e uno per l'accesso al monumento, magari a distanza di ore l'uno dall'altro.
Sono misure che puntano a fare quello che la normativa deve fare: disincentivare, disincentivare, disincentivare un modo non adeguato di spostarsi. Lo puoi fare, ma è più scomodo. Come le strisce blu o la Ztl: puoi continuare a spostarti in auto, ma ti metto degli ostacoli così lo farai solo se davvero (davvero!) ti serve. Idem per il piano bus, che dunque è assai corretto.

11) A Roma si vuole godere dei proventi del turismo ma nessuno è disposto a subire i lati negativi che questo comporta. I turisti non sono importanti solo per chi lavora nel settore vero e proprio: portano introiti fortissimi ai ristoranti, ai bar, ai negozi, ai musei. La famosa tassa di soggiorno imposta dal Comune e che nelle promesse avrebbe dovuto andare a finanziare servizi per il turismo, finanzia da anni anche gli stipendi degli impiegati comunali. Il Comune pretende che i turisti camminino per chilometri in alta stagione sotto il sole di Roma, vietando loro di usare un veicolo che pagano a loro spese, ma non fornisce neanche i bagni pubblici, il minimo che una città dovrebbe avere (in verità non solo per i turisti): a Roma tutti i bagni pubblici sono chiusi da così tanto tempo che se ne è perso il conto. 
Sui ristoranti abbiamo già detto sopra. L'impatto che questo turismo organizzato ha sulla ristorazione romana è vergognoso. Decine e decine di ristoranti furfanteschi tenuti in piedi solo grazie ad accordi da "5 euro a pax" con i pullmanari. Qui le guide turistiche fanno come le tre scimmiette, raccontando come idilliaca una realtà che è un abominio costante e quotidiano e che sfregia e stupra, invece di sostenere come fa invece il turismo non organizzato, il commercio della città. Questo tipo di turismo è il motivo per cui alcune strade (la strada che porta dalla sosta dei bus turistici a Fontana di Trevi ad esempio) sono state totalmente trasfigurate e rese invivibili, il motivo per cui la ristorazione di qualità fatica sempre a prendere piede e così via. Giusta l'osservazione sui bagni pubblici: sono previsti nella riforma dei cartelloni se mai il Comune farà i bandi...

12) Bisogna ricordare che il turismo non è solo quello mordi e fuggi, ma è fatto anche di turismo di lusso che porta enormi introiti alla capitale. E tali turisti, se viaggiano in gruppo, si spostano sui pullman a noleggio, certo non li si costringerà mai a prendere i mezzi pubblici della capitale. Se Roma vuole fare una politica seria di contrasto del turismo mordi e fuggi, non è certo vietando in toto i pullman che può farlo.
Turisti di lusso che viaggiano in pullaman? Ma sul serio? Se così fosse (e purtroppo non è) questi turisti non avranno nessun problema a pagare le tariffe aumentate che il Comune richiede: se son ricconi, che paghino salato tanto cosa gli cambia? 

13) Basti ricordare come esempio il turismo congressuale, che ha bisogno di pullman turistici per spostarsi: Roma non sarà mai credibile come città che si candida ad implementare tale tipo di eventi e turismo, se porta avanti politiche proibizionistiche come il piano Meleo.
Obiezione suggestiva e strumentale. Il turismo congressuale, che se avessimo una amministrazione seria sarebbe al primo punto dell'agenda, si svolge fuori dall'area interessata dalla riforma Meleo. Ma poi quale turismo congressuale viene in una città dove se sei un ricco congressista e hai 3 ore per visitare il cuore del centro storico ti ritrovo in mezzo a selve di puzzolenti lamiere? 

14) In queste condizioni, perché gli stranieri dovrebbero ancora venire a Roma nei prossimi anni, se questo è il trattamento che il Comune riserva loro? Una cattiva immagine della città si riflette a caduta non solo sui gruppi ma su tutto il turismo. Quando il numero dei turisti crollerà e saranno in tante le categorie a risentirne, la Giunta M5S dovrà spiegare perché ha scelto di portare avanti una politica volta a scoraggiare e diminuire i turisti.
Un centro storico che finalmente si libera del giogo dei bus turistici darebbe all'esterno una cattiva immagine? In che senso? Il punto poi non riguarda mail il numero dei turisti. Ma la loro qualità. Il turista che spende 1000 euro al giorno è uno come è uno il turista che alloggia a Frosinone, entra col pullman, mangia un gelato chimico e torna a Frosinone e lascia alla città 5 euro se va bene. Contano sempre uno, ma uno vale 200 rispetto all'altro! E tutto questo forse il Comune sembra averlo capito. E la cosa va valorizzata anche perché solitamente il Comune non capisce un ciufolo, dunque la notizia vale doppio.

Lo Stadio si trasforma in speculazione e il Messaggero diventa favorevole. Come mai?

6 dicembre 2017
A margine dell'autentico scandalo riguardante il progetto dello Stadio della Roma, ci sono delle storie collaterali che però vale la pena raccontare per capire quali dimensioni abbia questo scempio più unico che raro nella storia della nostra città.

Intendiamoci: Roma è sempre stata una città vittima di uno sviluppo immobiliare sciatto e cialtrone (magari fosse "speculazione" come molti gridano, è più che altro squallore), nel dopoguerra ma anche prima e perfino negli ultimi decenni dell'Ottocento. Diventata Capitale, la città dotata di una classe dirigente mai all'altezza, è stata subito assaltata alla giugulare dagli interessucci di bottega degli immobiliaristi dell'epoca. Interessi legittimi, beninteso, ma utili al bene comune solo se messi in parallelo ad una pianificazione lucida e seria da parte pubblica. Pianificazione che tuttavia non c'è mai stata dal 1870 in poi. Forse - avranno pensato le classi dirigenti romane mai uscite da una insopportabile indolenza papalin borbonica e mai davvero contaminate positivamente dai piemontesi - è molto più comodo lasciar fare ai privati i loro affari senza seccarli con richieste di compenetrare nei loro piani l'interesse pubblico. Anche perché così restava tutto lo spazio per altro tipo di richieste: più orientate al pagamento di mazzette, all'alimentazione di clientele politiche e al soddisfacimento dei sempre dei sempre bene accetti voti di scambio. 

E' sempre andata così e questo tratto ha caratterizzato antropologicamente il dna della città. Generazioni di imprenditori sono cresciuti così, ma anche e soprattutto generazioni di cittadini lo hanno fatto: nella convinzione che questo abominio fosse la normalità. Che ogni differenza da questo modello fosse da guardare con sospetto. Tutto ciò che non è sciatto, brutto, losco e impiccettaro è strano, anomalo. A Roma quando una cosa è ordinata e trasparente si dice che "non sembra Roma". Tanto per fare un esempio ai romani, a casa e a scuola, è stato insegnato che i grattacieli sono il male, sono speculazione. Il motivo è un altro: i costruttori romani non hanno mai avuto i mezzi tecnologici e di competenze per realizzarli preferendo il modello di palazzina progettato dal geometra di turno. E così i cittadini di Roma sono stati convinti per decenni e decenni che la Tuscolana e la Tiburtina fossero espansioni urbanistiche tutto sommato normali, e che Manhattan fosse una selva di cemento da condannare. Pensate alla vostra infanzia, ai discorsi con cui vi hanno lavato il cervello. E ci darete ragione. 

Questo andazzo, inedito a livello internazionale, ha subìto pochissimi ostacoli, pochissime volte è stato messo in discussione. Il caso più eclatante in questo senso si è svolto durante la Giunta di Ignazio Marino quando grazie ad un assessore all'urbanistica del calibro di Giovanni Caudo si è provato a cambiare completamente direzione e modello. Tutti i grandi progetti immobiliari in corso sono stati ripresi in mano dalla parte pubblica che ha impostato, chiesto, ottenuto. Il grande concorso per l'area di Guido Reni, la Ex Fiera ("vi do le cubature solo se fate architettura di qualità"), le Torri delle Finanze dell'Eur e soprattutto il progetto di Tor di Valle di cui parliamo da qui in avanti.

Cercando di capire perché quando il progetto era di eccellenza noi eravamo gli unici a parlarne bene mentre tutti gridavano allo scempio, mentre oggi che il progetto è effettivamente un'operazione speculativa tutti ne parlano bene e noi siamo gli unici a dargli addosso cosa che facciamo non da oggi ma dallo scorso febbraio.

A fronte di una capitalizzazione pubblica solitamente oscillante attorno al 7% (se il privato investe 100 per fare, mettiamo, Ponte di Nona o Porta di Roma, la cifra che il bene comune ne ricava in termini di opere - poi vedremo spesso virtuali -  a vantaggio di tutti è pari a 7), si passava al 30/35%. Una rivoluzione concettuale radicalissima: se si danno dei permessi a costruire non è più per far arricchire un imprenditore, ma è per migliorare la città (poi l'imprenditore si deve arricchire, è ovvio, ma non è quello il primo punto). 
Di più: ogni opera non poteva essere inaugurata se non dopo l'inaugurazione delle opere pubbliche connesse (perché quel 7% di cui sopra finiva spesso per essere virtuale: lo facciamo, ma sul quando stendiamo un pietoso velo) e inoltre i proponenti erano obbligati ad una progettualità architettonica di altissimo profilo. Il tutto a costo zero per la parte pubblica che ne aveva solo enormi benefici oltre che un'iniezione di crescita economica che le università della città avevano calcolato addirittura superiore a quella di Expo2015 per Milano.

Virginia Raggi ha preso questa impostazione e l'ha totalmente sovvertita riportandola a ciò che a Roma si è sempre fatto. Si costruiscono palazzine, i privati prendono i guadagni ma i costi ricadono sul pubblico, si bada più alle strade in asfalto che ai trasporti in ferro e gli investitori girano alla parte pubblica una percentuale irrisoria. 

Il progetto impostato da Marino era stato attaccato in maniera violentissima dal Messaggero, quotidiano che fa parte alla galassia imprenditoriale di Caltagirone. Caltagirone non è più, come una volta, un costruttore. E' ormai un taycoon internazionale con interessi in mille settori, anche e soprattutto all'estero, per cui è caricaturale farlo passare come il palazzinaro di trent'anni fa. Tuttavia giustamente fa i suoi interessi e non se ne lascia scappare una anche in un comparto, quello delle costruzioni, che non rappresenta più il cuore del suo business. Quando attaccava (parlando di ecomostro, testualmente) il progetto immaginato da Marino, tutti avevamo pensato che il buon Calta "rosicasse" per la bella opportunità che veniva data al costruttore Parnasi, suo storico concorrente. Una invidia comprensibile e spiegabile. 

Non era così. L'attacco non era a Parnasi. L'attacco evidentemente era ad un cambiamento di paradigma che per chi ha lavorato nella Roma che fu (e che grazie al M5S sarà ancora) non era e non è accettabile. Non era e non è concepibile. Quel dna di cui parlavamo sopra, appunto. Roma non può essere una città normale, non può ragionare come tutte le altre città del globo, chi vuole allinearla al mondo fa una brutta fine. A Roma le regole del gioco sono qualcosa di specifico e peculiare, diverse da ogni altra parte del mondo.

Oggi Parnasi incassa un autentico regalo. Clamoroso. Investe di meno, non deve costruire più edifici complessi in altezza ma comode palazzine, non ha bisogno di attrezzature, tecnologie, macchinari specifici e costosi, non deve lavorare a livello commerciale per trovare inquilini per i suoi nuovi palazzi, deve contribuire meno della metà all'interesse comune e dunque il suo rischio di impresa crolla mentre si impennano i suoi margini di guadagno potenziali.
Caltagirone dovrebbe fare il diavolo a quattro il triplo di quanto faceva ai tempi di Marino e di Caudo. E invece... E invece leggete il Messaggero e capirete tutto, leggetelo nei mesi passati e leggetelo oggi dopo la definitiva approvazione del progetto in conferenza dei servizi. Fate i vostri paragoni e le vostre riflessioni. Soprattutto capirete come questa città si è riposizionata nel suo alveo, nella falsariga del "come si è sempre fatto". 
Capirete in primo luogo quanto funzionale alla conservazione sia il Movimento inventato da Beppe Grillo. Esattamente come la Lega negli anni Novanta: fingere una istanza di cambiamento per essere il più possibile alleati e proni al sistema. Ce lo ha spiegato qualche annetto fa Giuseppe Tomasi di Lampedusa e le metastasi di quell'atteggiamento non si esauriscono. Si parla del Movimento 5 Stelle come di una grande operazione populista, qualunquista, per certi versi fascista. E' tutto vero, ma spiega solo in parte. In prima battuta, in realtà, si tratta del più smaccato partito conservatore che si sia visto negli ultimi anni, con tratti perfino più reazionari di una certa Democrazia Cristiana. Nulla deve cambiare, nulla deve evolvere, nessuna trasformazione è ammessa, ogni spunto verso la normalità è bollato e infangato come "speculazione" a mo' di terrorismo mediatico un tanto al chilo, contando su schiere di milioni di cittadini anestetizzati da anni di scuola imbarazzante e tv berlusconiana. Nessuna opportunità deve essere data a nessuno: i ricchi e i privilegiati devono rimanere così, i poveri devono essere aiutati nella loro povertà, non aiutati come si fa in tutti i paesi evoluti a diventare ricchi a loro volta. In un sistema che si stava finalmente sfaldando, il Movimento 5 Stelle oggi rappresenta l'unica speranza per il sistema stesso per salvarsi un'ennesima volta. Non è un caso la bonomia con la quale gli esponenti pentastellati sono trattati in tv: mai messi a disagio, mai posti di fronte alle loro autentiche malefatte. Raggi ha inanellato miliardi di euro di danni per la città di Roma, di fatto condannando senza appello la città ad un futuro miserabile. Ma si preferisce parlare di Marra, Muraro e della spazzatura fuori dai cassonetti pur di annebbiare la vista dei cittadini. Giornali che rappresentano a tutto tondo i poteri forti (da noi l'espressione non ha accezione negativa) del paese, come il Corriere della Sera, ormai si guardano bene di criticarli (neppure un articolo su Piazza Navona, vi ricordate? A proposito di conservazione e restaurazione...). Sono l'ultima speranza per il sistema così com'è di sopravvivere nonostante tutto. Ovviamente secondo il Corriere il nuovo progetto dello stadio è una "occasione epocale". Certo: una epocale occasione per non toccare di un millimetro le regole del gioco assicurandosi che tutto resti come è sempre stato. 
A Roma già ne stiamo pagando conseguenze atroci: la cura da cavallo cui è stata sottoposta l'urbanistica cittadina, il tentativo riuscito di riportala alle vecchie pratiche che hanno determinato la morte economica, sociale, antropologica della città avranno impatti per generazioni. Una operazione spietata, sottile, spregiudicata che tutti si divertono a nascondere. 

Villa Doria Pamphilj. Mai stata in così cattivo stato. Una lettera amara

4 dicembre 2017








Sono una cittadina come tanti che spesso corre, passeggia e si gode una delle più belle ville di Roma: Villa Doria Pamphilj. Ci vado da quando ero piccola e mai l'ho vista così in cattivo stato.

Ultimamente nel fine settimana mi devo svegliare presto, per poter parcheggiare negli esegui parcheggi davanti alla villa. Da mesi a questa parte, nell'unico parcheggio della villa, sul lato di Via Leone XIII, il Comune di Roma ha deciso di chiudere parte del parcheggio con sbarre, per fare in modo che i pullman parcheggino li. Peccato che da quando ci vado io, di pullman non ne ho mai visti, ne continuo a vederne. I cittadini di Roma che sappiamo non essere pochi, immaginate cosa fanno nelle belle giornate di sole, affollano la villa parcheggiando ovunque, su strisce pedonali, in mezzo alla strada, in uno scenario apocalittico mai visto. Dove i parcheggi sono indispensabili il comune li toglie.

Ma non finisce qui. Sono mesi che furgoni con targa straniera e un camper, ormai vivono nel parcheggio, senza neanche nasconderlo troppo. Per cui da una parte il parcheggio deserto adibito ai pullman, dall'altra chi bivacca da mesi, senza mai lasciare il parcheggio e lo spazio per i cittadini è finito.

Ulteriore conseguenze di chi vive nei parcheggi, è che la villa è una discarica a cielo aperto, ovviamente gli inquilini del parcheggio poco si curano di tenerlo pulito e AMA sappiamo benissimo quanto sia efficiente ultimamente.
Ultimo volto del degrado gli alberi vicino all'ingresso della villa, sono diventati luoghi di dolci incontri, magari gli inquilini del parcheggio gestiscono l'albergo a ore? Magari no, sta di fatto che da quando ci sono loro, ci sono anche i rifiuti dell'albero o per lo meno sono aumentati esponenzialmente e l'ultima volta ho trovato di tutto.

Non sto parlando di periferia, queste sono foto di uno degli ingressi principali della villa, possibile che non possiamo fare nulla? 
Ma il comune che sta facendo? Finta di non vedere?
Michela S.

Tutte le novità da Piazza Navona dopo l'intervista-bomba dell'assessore Meloni contro Coia

1 dicembre 2017
Su Piazza Navona tutto sta andando come avevamo scritto, detto, predetto. Addirittura da settembre. Tutto sta andando perfino peggio per la verità, al punto che financo l'assessore al commercio si è dovuto trasformare in una sorta di redattore di Roma fa Schifo: in una ampia intervista al Messaggero ha parlato come parliamo noi da tempo. Menando come un fabbro. Ha detto che Andrea Coia, l'imbarazzante consigliere comunale grillino presidente della Commissione Commercio, ha probabilmente un accordo con gli ambulanti, ha scritto che è l'elemento più dannoso della Giunta e altre amenità. Ha addirittura rivelato il soprannome con cui lo chiama da sempre: Coidicine. Quando noi abbiamo provato a scriverlo, Coia ci ha simpaticamente querelato così come ha fatto con altri liberi giornalisti che hanno avuto l'unica colpa di fare il proprio lavoro ovvero criticare il potere e mettere con le spalle al muro la politica, specie se - come nel caso di Coia -  è "pessima politica" e "scellarata politica" a vantaggio di pochi e a svantaggio di tutti. Ora querelerà anche il suo assessore?

Ma anche se speriamo che la deflagrante intervista riesca a stoppare la Fiera della Befana dopo anni (grazie alle discontinuità della Giunta Marino lo schifo dei decenni si era interrotto) tornata nelle mani di chi l'aveva fatta declinare e resa un posto raccapricciante, notiamo come invece le cose stanno andando avanti assommando scempi a scempi. 

Quali scempi? Innanzitutto notiamo che la Fiera doveva essere montata oggi, per inaugurare domani: sabato 2 dicembre. Per carità, gli operatori non hanno fretta perché tanto hanno vinto (!!!) un bando in gentile omaggio per 9 anni. Un regalo insperato. Ma perché non montano, perché rinunciano a incassare già da domattina? Semplice, perché oltre ai regali che hanno avuto ne vogliono anche altri. Si tratta di personaggi che sono abituati a lavorare con margini di guadagno non proprio risicati, si tratta di dinastie di ambulanti abituati a gestire camion bar che pagano 1000 euro di tasse all'anno e incassano 1000 euro ogni mezza giornata. Questo è lo standard: i costi devono essere un cinquecentesimo delle spese, sennò non ci si muove.


Gli ambulanti hanno letto male il bando. Non hanno capito che, come dice il documento, le spese per la sicurezza nella piazza sono a carico loro. Le spese non sono basse perché il livello di sicurezza dopo i fatti di Nizza o Berlino e Londra deve essere altissimo: personale, cani, metal detector, telecamere, varchi. Fanno 12 mila euro per ogni partecipante. Loro non vogliono pagare e minacciano di non far partire la fiera, d'altro canto da quando c'è questa amministrazione al potere il coltello dalla parte del manico è tornato a loro. E impostano l'agenda.

Oggi Coia fa l'ennesima riunione a riguardo. In tutta la settimana non ne sono venuti a capo. Ma la paura dei cittadini è che il Comune, dopo aver regalato 100 milioni di euro a Parnasi sullo Stadio della Roma, voglia comportarsi allo stesso modo anche su Piazza Navona facendo pagare a tutti i cittadini un'onere che per legge doveva essere pagati dai commercianti (tra l'altro mettendo a rischio ricorso tutto il bando, ma questa non può essere che una notizia positiva: chissà quanti ambulanti hanno rinunciato a partecipare perché hanno ritenuto troppo alte le spese e solo ora si accorgono che se le accorrerà in tutto o in parte il Comune). Stanno facendo, insomma, le carte false per far risparmiare i poveri ambulanti bisognosi, sovente gruppi da 20 e passa milioni di fatturato annuo. Poverini, devono risparmiare 12 mila euro in un mese... Dopo l'intervista a Meloni riusciranno ad avere la faccia di fare anche questa?

Nel frattempo ieri, 30 novembre, ulteriori novità dalla stupenda Piazza che grazie al governo di Virginia Raggi è tornata ad essere una fogna di interessi e giochi di potere. La parte culturale del bando è andata buca. Poche partecipazioni per accaparrarsi i 12 stand dedicati alle associazioni. Il bando è stato addirittura riformulato e ancora nulla: solo 3 partecipazioni e nessuna adeguata. Tutto deserto. La piazza sarà solo commerciale, e a quanto pare commerciale scadente. Ma magari anche qui pagherà pantalone, ovvero tutti noi: magari, mancando l'interesse dei privati (e sfido: quale associazione culturale seria si va a mettere in una melma come questa, con una manifestazione che stava provando a rinascere che invece piomba indietro di anni?), l'assessorato alla cultura (ve lo ricordate Luca Bergamo?) si inventerà qualcosa lui, stanzierà lui, investirà lui, coprirà lui la mancanza totale di uomini di teatro, letterati, cantastorie, narratori e attori. 

Così la manifestazione la pagheremo tre volte. Una volta perché è stata regalata a degli operatori inadeguati, una volta perché gli si farà lo sconto su oneri che dovevano essere solo i loro, una volta ancora perché per animare la festa serviranno fondi del comune essendo i privati del mondo della cultura giustamente scappati via. A voi le conclusioni...

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