Gianni Alemanno incarta abusivamente Roma per pubblicizzare la sua manifestazione di oggi

25 marzo 2017
Un attacchino abusivo con il berretto in testa, la faccia da poco di buono e l'apetta Piaggio spernacchiante che incarta la città di affissioni illegali, coprendo pubblicità regolarmente pagate, oscurando inserzioni di spazi culturali, musei, mostre. Sovrapponendo a messaggi leciti e utili per i cittadini a slogan politici vecchi di cent'anni, ridicoli, patetici, inutili.

Una scena da Anni Cinquanta che a Roma e solo a Roma (nulla del genere nell'occidente evoluto, ma in realtà anche nel resto d'Italia) è costante abitudine urbana tanto che nessuno ci fa caso.


Le conseguenze di tutto questo sono gravi non solo dal punto di vista del degrado  urbano ma anche dal lato economico. La pubblicità esterna è una risorsa fondamentale in tutte le città occidentali, una fonte di crescita e sviluppo. A Roma tutto questo non è possibile perché il settore è sotto scacco degli abusivi e dei cartellonari: questo significa zero servizi, zero introiti, zero toilette pubbliche, zero bike-sharing. Nulla di nulla per quanto riguarda tutti i benefit pubblici di cui beneficiano normalmente tutti i cittadini delle altre città simili alla nostra. 

Ma ai romani tutto questo non interessa, si sono abituati e per loro va bene così tutto sommato. 

A questo giro, in occasione delle manifestazioni previste per oggi, tutto questo assume contorni grotteschi se è vero come testimonia il nostro video che l'attacchino di cui sopra aveva come mandante diretto un ex sindaco. Un individuo che ha governato (per così dire) la città per 5 anni e che ha vissuto sulla propria pelle i danni che questo modo di gestire Roma porta a chi la vive e anche a chi la amministra. Allora squallore totale di questo scenario si aggiunge la censura, pur di dare visibilità ai manifesti abusivi, di inserzioni regolarmente pagate che pubblicizzavano mostre e importanti eventi culturali, nella fattispecie una manifestazione all'Ara Pacis promossa da Zetema.

Semmai Zetema (o l'Ufficio Affissioni, sia mai si svegliasse) volesse rivalersi su chi l'ha danneggiata, qui trovate la targa della ridicola apetta Piaggio che ieri, indisturbata in una città blindata, era di servizio abusivo al soldo di un ex primo cittadino e in generale del "Polo Sovranista" fondato da Alemanno e Storace. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. 

I taxi scioperano per il diritto di continuare a evadere. Servizio de Le Iene spiega tutto

23 marzo 2017

Durante l'ennesima giornata di scioperi del servizio (pubblico!) dei taxi è molto utile prendere spunto dai disagi per approfondire, capire, entrare dentro al problema.
La vulgata - in cui sta cadendo anche il Governo, ma d'altronde la capacità di questa categoria di spostare voti e clientele politiche è emblematica - vuole i poveri tassisti sotto attacco delle "multinazionali" colpevoli di opporre concorrenza sleale e evasione fiscale. 

Nulla di più assurdo. Uber e le altre "piattaforme tecnologiche" rispetto alle quali i tassisti sono terrorizzati portano più lavoro, non meno lavoro, al settore. Dunque non c'è rischio di lavorare meno, anzi più sono presenti piattaforme tecnologiche (Uber, car sharing) meno la gente si serve della loro vettura privata e più diventerà anche cliente dei taxi.

Ma l'obbiettivo dei taxi non è lavorare di più, l'obbiettivo dei taxi è continuare ad evadere. Continuare ciò a garantirsi due cose: la prima è il valore della licenza - una cosa completamente illegale: prendi una licenza a costo zero dal Comune e la trasformi in un patrimonio in virtù del monopolio in cui operi -, la seconda è una provvista di incassi al nero spaventosa che ogni anno doppia il dichiarato. Ovviamente ci sono anche dei tassisti onesti, ma il racconto impeccabile che Le Iene hanno fatto sul settore spiega in maniera clamorosamente chiara quale è la partita in gioco.

Le "piattaforme tecnologiche", infatti, rendono tracciabile al millimetro un lavoro che oggi è oscuro e aleatorio e che permette ai titolari delle licenze di dichiarare quanto vogliono. La retorica del tassinaro che guadagna 1200 euro al mese è cancellata dal costo delle licenze: nessuno si comprerebbe un lavoro sborsando fino a 200mila euro per poi guadagnare, faticando anche sodo, 1200 o anche 1500 euro al mese. 

La verità è altrove e Le Iene la spiegano alla perfezione. Chiediamo ai lettori di prendersi 20 minuti per vedere il filmato. Chiediamo ai tanti tassisti che ci seguono (molti anche amici e utili sentinelle sul territorio per chi come noi pubblica segnalazioni) di smentire quanto detto. Ci riusciranno? 

Intanto evviva Uber (qui le modalità per iscriversi con lo sconto-Romafaschifo per non pagare le prime corse) e evviva tutte le altre piattaforme che interpretano il futuro della mobilità in maniera innovativa, tracciabile e tecnologica combattendo contro le lobbies medievali che non sono soltanto monopolio, ma anche immenso grumo di evasione fiscale: ovvero di furto a tutti noi. Con in beneplacito del quasi-ricostituito Partito Nazionale Fascista, ovvero la compagine politica di maggioranza nel paese, ovviamente dalla parte delle peggiori corporazioni. Tutto e il contrario di tutto purché porti voti e porti consenso.

La farsa del parcheggio Atac alla metro Jonio: autorimessa gratuita per furbi

22 marzo 2017

Il filmato sotto rappresenta la situazione del parcheggio della metropolitana Jonio gestito da Atac alle ore 23.50. Il parcheggio chiuderà alle ore 00.15 per poi riaprire alle 5.15. Per usufruire del parcheggio basta essere dotati del contrassegno cartaceo che rilascia ATAC quando si paga l'abbonamento annuale o mensile (http://www.atac.roma.it/function/pg_page.asp?act=1&r=820). 

Fondamentale è sapere che questo contrassegno non è associato a nessuna targa automobilistica e probabilmente neanche all'abbonamento. Praticamente è un pezzo di carta e nulla più. In parole povere una volta ottenuto lo si può dare a parenti e amici e al momento del controllo nessuno potrà sapere, neppure volendo approfondire (e nessuno vuole approfondire!) se effettivamente chi ha parcheggiato è andato o meno a prendere la metro. Basta esporlo sull'auto e si è in regola.


Cosa comporta questo? Comporta che magari uno studente di scuola media che abita vicino Jonio ed è titolare di un abbonamento annuale consegna il suo bel contrassegno al paparino, che l'abbonamento non lo possiede e non prende la metro dal 1998, il quale lo usa per avere la sua bella autorimessa privata.

Ecco spiegate le decine di macchine parcheggiate a quell'ora. Per non parlare della ormai fissa presenza di diversi van NCC che hanno scambiato questo bene di proprietà Atac realizzato a vantaggio dei pendolari come rimessa privata gratuita.


Il parcheggio è già dotato della predisposizione per montare le sbarre (si potrebbero montare in due giorni) e consentire l'accesso solo in maniera automatizzata come per esempio succede a Laurentina. In questo modo per accedere al parcheggio bisognerebbe passare fisicamente l'abbonamento annuale ai lettori. Va da se che per il paparino che deve entrare ed uscire dal parcheggio sarebbe molto più difficile perché dovrebbe portarsi dietro il figlio, o quantomeno il suo abbonamento. Sia in entrata che in uscita.
In poche parole basta montare le sbarre e per un buon 90% il problema si risolve. Certo poi qualcuno che ne approfitta rimarrà, ma sarà una minima fisiologica parte.


Enrico Stefàno, a seguito di una Commissione di qualche giorno fa, dice "andremo ad impedire questa pratica prevedendo una chiusura e/o tariffazione notturna dello stesso". La cosa non ha senso. In primis il parcheggio già viene chiuso la notte (00.15 da domenica a giovedì e alle 02.15 da venerdì a sabato).
Per quanto riguarda la "tariffazione notturna" non si capisce in che modo e con quale criterio possa essere attuata. E se io sono un pendolare abbonato che lavora la notte? Non posso usare il parcheggio come tutti gli altri parcheggiando a mezzanotte e riprendendo la macchina alle otto di mattina? Basta questo per dimostrare che questa tariffazione è semplicemente inattuabile. 

Atac si sbrighi solamente ad automatizzare il parcheggio visto che la stazione è aperta da due anni e non è stata ancora in grado di farlo senza inventarsi soluzioni mirabolanti...

Via Teano\Via Telese. Sequestrano l'area, ma il campo abusivo cresce ancora

21 marzo 2017
























Si fa un gran parlare del nuovo campo ufficiale previsto a Roma nord, ma si trascura troppo la presenza di decine e decine di campi abusivi che stanno riempiendo ogni spazio possibile in città. E' un'altra conseguenza di una città abbandonata, condannata a non svilupparsi, con enormi aree lasciate alla sciatteria al proprio interno. Una città che in virtù della retorica della "colata di cemento" preferisce lasciare brani di urbanità vuoti, perfetti per chi vuole occuparli illecitamente. Una città che ha fatto passare la voglia a proprietari e investitori di sviluppare e che quindi ha generato enormi spazi privati ma lasciati a se stessi. Non accade da nessuna altra parte del mondo. Ecco la lettera.

Scrivo per fornire alcuni aggiornamenti riguardo una situazione, di cui vi ho già informato in precedenza, che sta giungendo sempre più al limite, nonostante le autorità abbiano operato il sequestro dell'area e l'apposizione di sigilli che non hanno impedito la reiterazione dei vari reati ivi commessi e che stanno compromettendo la vita nel quartiere arrecando disagi e pericoli agli abitanti dei fabbricati limitrofi all'area in oggetto.

In data 17/01/2017 ho consegnato, al protocollo degli uffici competenti del V Municipio, un esposto riguardante le varie problematiche derivanti dalla occupazione abusiva di un'area verde dismessa e non attrezzata delimitata dalle vie: Prenestina, Teano, Maddaloni e Telese. Gli occupanti hanno edificato baracche e trasportano all'interno dell'area rifiuti di ogni natura producendo sistematicamente dei roghi degli stessi. 

In data 16/03/2017 la Polizia Locale ha effettuato l'apposizione dei sigilli sugli accessi abusivi all'area, apponendo anche un cartello riguardo il sequestro della stessa, nonostante tutto nei pochissimi giorni successivi all'apposizione dei sigilli, l'attività di discarica è proseguita e si sono aggiunte altre baracche a quelle già costruite.

Ho pertanto redatto un nuovo esposto (che troverete in allegato), dato che la situazione sembra paradossalmente aggravarsi di giorno in giorno.

In questo periodo io ed altri residenti abbiamo avuto modo di confrontarci con la PA riguardo la questione ed è apparso chiaro che questa è largamente sottovalutata, anche se il giorno 8 marzo scorso è stata pubblicata da alcuni quotidiani questa notizia.


Sulla base di una condanna per il reato di stupro da parte di un occupante abusivo (un reato avvenuto nella stessa area nel primo periodo di occupazione durante l'estate 2016),  la giudice ha ordinato lo sgombero, nonostante tutto non si è proceduto con quanto ordinato, ovvero con l'abbattimento delle baracche e la bonifica dell'area, ma con il sequestro e l'apposizione di sigilli che non hanno assolutamente impedito che si trasportino all'interno rifiuti, oltre alla costruzione di nuove baracche.

Ci tengo a sottolineare che si comprende perfettamente che il degrado nasce da una situazione di marginalità e di esclusione sociale, la mancata inclusione di queste persone all'interno della società ed il mancato intervento dei servizi sociali non fanno che favorire situazioni del genere, nell'area ci sono anche bambini ed alcuni anche molto piccoli ed il fatto che non sia garantito che ogni bambino possa vivere in condizioni sanitari accettabili è del tutto ingiusto. Questa situazione non fa altro che generare degrado sia per i residenti sia per le persone che occupano l'area, eliminando la dignità di tutti.

I miei esposti, così come quelli di molti residenti della zona, sono necessari per far luce su una situazione che deve essere curata prima del collasso sociale che si sta prefigurando, prima che sopravvengano politiche "di pancia" promosse da gentaglia che è solita agitare un manganello cavalcando discorsi di natura razziale che nemmeno sfiorano le reali esigenze sociali che vi sono dietro questa situazione. Quello che si vorrebbe chiedere è che sia presa in considerazione la dignità di tutti, nessuno escluso.
Mario

La storia incredibile del Parco della Resistenza. La villa che viene pulita una volta l'anno

20 marzo 2017







Tra le mille altre follie, a Roma abbiamo anche l'unico caso occidentale di grande parco pubblico che viene pulito e manutenuto seriamente solo una volta all'anno. La dannazione sta nel nome: il parco si chiama "della Resistenza dell'8 settembre" e viene sistemato solo l'8 settembre, di ogni anno, in occasione delle celebrazioni. Per il resto le condizioni sono quelle che vedete nelle foto, nel filmato, e pure peggio di così. Ogni albero è ricovero di sbandati, perdigiorno, ubriaconi. La spazzatura invade i vialetti, la frequentazione non esiste più salvo qualche sparuto cittadino che viene a correre e qualcuno a far cagare i cani. Fine. Zero turisti, zero bambini nell'area giochi, zero nonni coi nipotini o mamme col passeggino. E' tutto infrequentabile e fetente. Ormai le inquietanti persone che hanno requisito questa splendida area verde tra Porta San Paolo e Piazza Albania hanno costruito nel parco le loro casupole in cartone:  una autentica favela.
E pensare che l'area è strategica: serve tanti residenti, è sulle assi turistiche che collegano Testaccio ad Aventino ed è di fronte ai tanti nuovi appartamenti che si stanno realizzando nell'ex complesso di BNL. I nuovi residenti dell'area - dopo aver comperato le loro case di lusso - avranno una amara sorpresa: il verde sotto casa loro risulterà inservibile e abbatterà il valore delle loro case. 


E pensare che basterebbe davvero pochissimo. Come risolvere queste faccende lo abbiamo specificato mille volte, ma lo ripetiamo. Occorre innescare un conflitto di interessi sano tra chi ha interesse a stare nel degrado e a utilizzare in maniera anomala spazi pubblici e chi invece grazie alla perfetta manutenzione di questi spazi fa business. In parco e grande e c'è potenzialità per installarci almeno due chioschi: bar, piccoli ristoranti, street food, sale da te. Una per la verità già esiste, anche se ha l'ingresso da fuori, ma non ha alcun obbligo di manutenzione: può occupare un pezzetto di parco semplicemente pagando un irrisorio affitto. 

Quel che si dovrebbe fare invece è concedere delle piccole porzioni di spazio a giovani, capaci e seri imprenditori. I quali, dopo aver vinto un bando, avranno l'obbligo se vogliono continuare a svolgere la loro attività a pulire, manutenere, segnalare anomalie, aprire e chiudere il parco alle ore prestabilite. E avranno tutto l'interesse per farlo: più il parco sarà sicuro, impeccabile e pulito e maggiore sarà il loro business all'interno. Il Servizio Giardino dovrebbe a quel punto limitarsi soltanto a controllare che tutto vada per il meglio, raccogliere le eventuali lamentele dei cittadini e seguire la manutenzione straordinaria e le grandi potature. Fine. 

Così vincono tutti: i cittadini hanno aree verdi controllate e pulite, si creano nuovi posti di lavoro, i turisti hanno servizi all'altezza di una capitale europea, il Comune incassa soldi dell'affitto e si libera dalla necessità di manutenere un suo bene trasformando un problema in un'opportunità. Ma tutto questo non si farà mai, a maggior ragione con questa amministarzione: nei problemi sguazzano i pescecani e le mafie che portano voti con le orecchie, nelle opportunità emergono solo le persone di qualità e per bene. 

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