Viadotto della Magliana. Hanno impiegato 200 giorni per un lavoro da 10 giorni

21 febbraio 2019

Caduti un po’ tristemente nel dimenticatoio i lavori per la sostituzione del guardrail sul viadotto della Magliana (accesso per l’autostrada della Roma - Fiumicino) si sono conclusi pochi giorni fa nella notte fra il 15 e il 16 febbraio.
Intervento che ricordiamo è stato commissionato dal SIMU (Dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana) e i cui i cantieri sono stati allestiti nella notte tra il 1 e 2 agosto 2018 con data di ultimazione lavori dichiarata entro il 15 settembre 2018. Lavori che però sono partiti solo il 21 agosto 2018, obbligando così gli automobilisti a 20 giorni di code, seppur nel mese estivo, senza alcuna ragione.
Riepilogando si trattava di un normalissimo lavoro di manutenzione che prevedeva la sostituzione di ben 170 metri del vecchio guardrail, il rifacimento del cordolo in calcestruzzo armato e il posizionamento dei nuovi new jersey in cemento prefabbricati (come se ne vedono per chilometri e chilometri su strade extraurbane e autostrade). Intervento reso necessario dallo stato del vecchio guardrail dovuto a scarsa, o per meglio dire inesistente, manutenzione ed ai frequenti incidenti.
Un lavoro che in qualsiasi città del mondo si sarebbe svolto in circa 10 giorni con una squadra ben organizzata su più turni 24h su 24h (soprattutto la sera, con meno flussi di traffico) ma che solo a Roma ha visto impiegati una media di 2 operai con rare punte di 4 persone al lavoro su un turno unico (8-16) rigorosamente solo nei feriali. Un andamento che ha portato a 200 giorni la durata complessiva del cantiere.
Una situazione che già di per se si presenta ridicola ma diventa ancora più grave se si ripercorrono le tappe degli ultimi mesi: i lavori, iniziati come detto in ritardo, sono andati ad un ritmo così lento che fin da subito si è pensato bene di rinviare il termine prima al 30 ottobre (1 mese e mezzo in più) e poi successivamente al 29 novembre (2 mesi e mezzo oltre la data concordata) con l’amministrazione che si difendeva per mezzo dell’ass. Gatta sia tirando in ballo il cattivo tempo sia con la difficoltà degli operai a lavorare in pochi metri di spazio con il traffico nella corsia vicina (come se nel resto del mondo non siano all’ordine del giorno interventi di questo tipo).

Si arriva quindi alla fatidica data con i cantieri in pieno svolgimento tanto da rinviare i lavori al 4 dicembre 2018 e poi addirittura al 15 dicembre 2018. A questo punto, arrivati a fine dicembre, i lavori seppur complessivamente conclusi non erano ancora completi. La consigliera capitolina Monica Montella del M5S ci spiegava che la ditta “ha avuto problemi nel reperire un corrimano d’acciaio dalla ditta fornitrice” obbligatorio per il collaudo finale e quindi per la rimozione dei new jersey in plastica del cantieri, lasciando quindi il restringimento e le lunghe code praticamente ad ogni ora del giorno.

Se finora il livello di pressapochismo con cui è stato condotto questo intervento non vi è sembrato abbastanza c’è ancora da domandarsi come mai la ditta costruttrice, a cui il SIMU ha assegnato i lavori su una delle arterie più trafficate e importanti della città, nonostante i mesi e mesi di ritardi non ha ordinato questo misterioso pezzo (da luglio).
Ad ogni modo le conseguenze di un bando scritto con i piedi sono sempre le stesse: nuovo rinvio della data di fine lavori al 15 gennaio 2019, poi al 30 gennaio 2019, poi al 5 febbraio 2019 e infine al 20 febbraio 2019.
Data che è stata anticipata con la riapertura al 16 febbraio grazie all’arrivo e al montaggio del pezzo mancante.
Siamo dunque di fronte a 9 (nove) rinvii ed una durata totale dei lavori di 180 giorni a fronte dei 21 previsti mentre se si considerano i giorni di cantiere si sale a 200 contro 45 previsti.
Di fronte ad una situazione che solo a raccontarla ci sarebbe da ridere, se non fosse per le ore buttate nel traffico e per i mille aerei perduti, la sindaca il 16 febbraio 2019 annuncia in pompa magna la fine dei complessi lavori (per 170 metri di muretto, lo ricordiamo) con un post su Facebook.

Tralasciando il fatto che in qualsiasi città del mondo un intervento del genere non sarebbe nemmeno sottoposto all’attenzione del sindaco della città e neppure ad un piccolo assessore municipale (ma dopo i ciclamini e i gabinetti di Pinuccia non ci si meraviglia più di nulla), Virginia Raggi ci informa che la ditta verrà “invitata” a pagare le penali.
Sottolineo il lessico che non “obbliga” ma “invita” a pagare le penali, come se fosse un qualcosa di facoltativo. Penali che peraltro sono scattate solo il 1 dicembre, ovvero 2 mesi e mezzo dopo la data di consegna prevista, e dovrebbero ammontare a soli 700 euro al giorno, evidentemente una cifra non sufficiente per far velocizzare la ditta che ha impiegato quasi due mesi solo per reperire e montare la protezione metallica superiore. Sia chiaro che è tutto nella norma grazie all’indecente programmazione del SIMU.

Insomma un’incompetenza di una gravità assoluta da parte dell’amministrazione a 5 Stelle che è ricaduta sui cittadini costretti ad ore di code per uscire dalla città e di conseguenza congestionando di un intero quadrante, devastando l'immagine di Roma rispetto ai turisti costretti a perdere migliaia e migliaia di voli. Una situazione che ora rischia di ripetersi per i più complessi e lunghi lavori di manutenzione del Ponte Magliana (proseguimento del viadotto). Intervento quest’ultimo richiesto dagli ingegneri del SIMU per via dello stato di degrado in cui versa il ponte (in parte dovuto ai frequenti incendi dei nomadi della spazzatura sotto il viadotto) e per il quale saranno necessari 150 giorni di lavori e alcune giornate di chiusure totale del ponte stesso. Ci sarà da ridere, anzi come al solito da piangere.


Video. Siamo tornati a Via Emanuele Filiberto un giorno dopo il fattaccio

16 febbraio 2019
Il filmato che abbiamo pubblicato ieri sui nostri profili Facebook e YouTube ha fatto il giro della città e già molti quotidiani lo hanno ripubblicato (purtroppo rubandolo senza manco menzionare la fonte) per documentare l'ignoranza, l'aggressività e la impunità che ormai regna sovrana, e sempre di più, nell'unica grande metropoli europea governata dall'honestà...

Oggi però, curiosi come scimmiette, ci siamo recati sul luogo del delitto per andare a verificare dal vivo la situazione e girare finalmente un video vostro. 

Beh, giudicate voi. Nello stesso identico punto (mentre tutto il resto della strada è piuttosto libera anche grazie alla nuova preferenziale protetta) c'erano anche stamani macchine in sosta selvaggia. Il disagio che provocano, a dispetto dei tanti che pensano "aho ma nun rompe, tanto ce passi!", è più che evidente e il filmato parla chiarissimo.

Abbiamo poi analizzato l'offerta della strada. Di quella, attenzione, che era fino ad alcuni decenni fa (anni Cinquanta, Sessanta e forse anche Settanta), la strada più commerciale della città di Roma. Ebbene oggi è una strada di lavanderie indiane, frutteria bangladesh e pizzerie a taglio egiziane. Però se suoni ad un incivile in doppia fila chi è l'unico che esce a minacciare come un camorrista? Ma un italiano ovviamente: romanissimo! Guarda il caso. 


Questo articolo per fare un appello: la bike line! Come si risolve questo problema? Con i vigili? Non del tutto? Con lo street control? Importante, ma serve a far multe, non a togliere le auto dalla doppia fila. Con le telecamere fisse? Idem. L'unica soluzione radicale è l'arredo urbano e la dimensione della sezione stradale: con una ciclabile leggera posizionata tra sosta e marciapiede la carreggiata arriverebbe ad un dimensione corretta, rendendo impossibile la sosta selvaggia e si darebbe una risposta seria alle tantissime persone che utilizzano questa arteria usando la bicicletta. Facciamola e il problema sarà risolto per sempre: meno conflitti, meno traffico, meno pericoli, meno stress, più sicurezza, più affari per i negozi (quelli che hanno una ciclabile davanti aumentano il fatturato fino al 25%). Coraggio!

Massima attenzione: la riforma del Codice della Strada può salvare Roma. Ecco come

13 febbraio 2019
Governo e Parlamento stanno mettendo mano al Codice della Strada. Una delle leggi più strategiche e, per definizione, più vecchie e migliorabili del nostro ordinamento. Una delle leggi, inoltre, più impattanti sulla nostra qualità della vita. 
Roma è la città più centrale in questo ragionamento perché è il luogo dove questa legge dello stato viene più sistematicamente violata dai cittadini, senza grandi sanzioni e conseguenze. Questo stato di fatto genera il degrado, l'abbandono, il senso di sciatteria che tutti noi vediamo ogni giorno e che sta pian piano (ma ormai anche veloce, veloce) uccidendo la città in maniera non più reparabile.

Ecco perché la riforma del Codice della Strada, in corso in questi giorni e in questi giorni in discussione alla Camera, è decisiva per le sorti della Capitale. Se passeranno delle norme coraggiose le cose a Roma potranno anche migliorare, altrimenti rimarrà tutto così, in queste condizioni disperate, ancora per decenni, contribuendo ad un declino inarrestabile e ad un logoramento micidiale. 

Ecco qui di seguito - ma se avete ulteriori idee possiamo aggiornarle - le nostre richieste ai politici e agli amministratori che si stanno rimpallando tra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi (oltre che al Ministero dei Trasporti) le bozze del nuovo Codice della Strada. 




SENSO UNICO TRANNE BICI

Una misura davvero importantissima che permette di incoraggiare la ciclabilità, aumentare la sicurezza stradale, diminuire l'incidentalità, combattere in maniera evidente la piaga della doppia fila, moderare in maniera automatica la velocità delle vetture. Pare che si stia andando in direzione corretta su questa norma. Bene.

AMBULANTI E BANCARELLE

Approvare delle norme serie su ambulanti e bancarelle (non possono stare in marciapiedi inferiori a tot, non possono stare a meno di tot dagli incroci e dai semafori e dalla segnaletica ecc) significa rendere in un istante e a costo zero Roma una città totalmente impossibilitata ad ospitare le migliaia di bancarelle che la uccidono e che (inchiesta di oggi) la avvelenano di corruzione e illegalità. In un attimo il legislatore può rendere le bancarellacce romane (non le altre, non quelle temporanee degli ambulanti veri di tutto il resto d'Italia) illegali. E poi il Comune penserà a ricollocarle verosimilmente dentro ai mercati rionali o a permutarle con altri cespiti (la tua bancarella non può può esistere? Benone, te la cambio con una licenza taxi; e così via). 


STRISCE BLU


A Roma il problema delle strisce blu si sta a quanto pare parzialmente risolvendo grazie alle mosse del Comune (tolgono gli abbonamenti introdotti dall'inquietante Alemanno, aumentano i prezzi e aumentano il numero di strisce blu), ma non basta. Occorre eliminare dal Codice della Strada le assurde normative che limitano il ricorso a questo fondamentale regolatore della sosta. La sosta deve essere pressoché tutta tariffata, non si può pensare di doversi regolare con tot posti liberi per tot posti a pagamento e così via. Questi limiti devono essere eliminati e ogni Comune, specie le città metropolitane, devono avere autonomia di decidere che in quella zona non devono esserci parcheggi a pagamento che sono utili solo a generare flussi, traffico, inquinamento, congestione, incidentalità e sosta selvaggia (vado in una zona pensando di trovare parcheggio aggratis, non lo trovo, me lo invento parcheggiando in divieto)


AUSILIARI

Problema collegato a quello delle strisce blu questo. Chi si occupa dell'esazione delle strisce blu, gli ausiliari alla sosta, non deve avere assurdi limiti operativi. Se c'è una vettura che, in zona-strisce-blu-, è parcheggiata in divieto non deve farla franca solo perché l'ausiliario non può multarla e può multarla solo il vigile urbano (che non passa mai). E' una norma folle e ingiusta. Se uno aveva pagato il ticket e tarda venti minuti paga la multa e magari non la paga quello che ha parcheggiato sulle strisce pedonali tra un posto blu e un altro. Basta!


RISCIO'

Oggetto oggi stesso di un tweet sibillino da parte del Ministro Toninelli (ehi, smettetela di ridere), i risciò sono uno dei tanti cancri della città. Eliminati qualche anno fa, ovviamente sono tornati in auge grazie al malgoverno clientelare dei Cinque Stelle. 

BOTTICELLE

Stesso discorso dei risciò. Deve cambiare un articolo del Codice e devono essere rese impossibili salvo eccezioni e deroghe le presenze di questi elementi in città. E' una cosa che deve fare il legislatore statale perché se si aspettano i comuni si fa come a Roma: ogni 3 mesi Raggi promette di eliminare le botticelle e stanno sempre lì, e i suoi predecessori avevan fatto uguale. Con una piccola modifica alla norma si risolve. E i botticellari - sempre se vinceranno un regolare bando - potranno a quel punto operare nelle ville storiche, come avviene a New York City dove li trovi solo dentro Central Park. In alternativa anche qui si potrà lavorare di permuta: una licenza taxi al posto di una licenza botticella.

ECCESSO DI VELOCITA'

I comuni devono essere obbligati, in ragione dei loro abitanti, del numero di turisti e del numero di pendolari (oltre che della loro superficie) a montare autovelox fissi. Deve essere obbligatorio. Non può essere una scelta delle amministrazioni comunali perché sennò altrimenti le amministrazioni comunali serie (Milano ad esempio) disseminano il territorio di autovelox e riducono incidentalità e mortalità, mentre le amministrazioni comunali cialtrone, clientelari e populiste (Roma ad esempio) non montano neppure un impianto per non perdere neppure un voto e così a fine anno si contano 150 morti e qualcosa come 25mila feriti. La legge deve OBBLIGARE i comuni a montare telecamere autovelox fisse. Chi sta riformando il Codice della Strada 

TELECAMERE E MULTE


Lo sapevate? Oggi tutta una serie di infrazioni pare, stando al Codice, non si possono sanzionare con telecamere. Cioè alcune si e alcune no. Ma perché? Non si capisce il perché. Ed è insensato. Ingresso in una corsia preferenziale è sanzionabile con telecamere, divieto di transito semplice no. Devi andare lì fisicamente e fare la multa, non puoi probabilmente far multe alle vetture in doppia fila con la telecamera fissa (con quelle mobili sì) e così via. Occorre semplificare tutto. Se una amministrazione comunale ritiene di mettere una telecamere ogni 300 metri su tale strada per far multe a chi si ferma in doppia fila deve poterlo fare senza dover chiedere 9 mesi di autorizzazioni che fanno passare la voglia anche al più zelante dei dirigenti; perché no, perché inventarsi cavilli per rendere la vita più facile agli incivili? Perché?


DECURTAZIONE PUNTI PER DIVIETO DI SOSTA

La patente a punti fu una buona invenzione e ha un senso. Ma ci sono tanti autentici reati stradali che non determinano la decurtazione dei punti e questo è assurdo e determina delle conseguenze gravissime. Se fai una telefonata mentre guidi (cosa da non fare, intendiamoci) ti levano la patente, se parcheggi in mezzo alla carreggiata per ore ti fanno qualche decina di euro di multa, quando te la fanno. E' semplicemente inaccettabile. Il legislatore considera più pericoloso un individuo che, magari a 20 all'ora, guida con una sola mano, piuttosto che un individuo che modifica le fattezze stesse della carreggiata lasciandovi in mezzo una vettura di 4 o 5 metri quadrati che genera pericoli, cunei di non visibilità, strettoie, disagi, congestione, blocchi per i mezzi di soccorso. Se si iniziassero dopo la riforma del Codice a togliere punti per il divieto di sosta cambierebbe totalmente la faccia del nostro traffico. Ma davvero totalmente e a costo zero. Pensateci come si modificherebbero le abitudini delle persone: radicalmente davvero. Guardate i posti per i disabili, sono gli unici che vengono rispettati quasi sempre o comunque in percentuali elevatissime. Perché? Semplice: è l'unico caso di sosta selvaggia che genera la decurtazione dei punti.


CASCO PER BICI

Se ne sta parlando in questi giorni, sarebbe una iattura. Sarebbe una mezza morte per la ciclabilità e soprattutto sarebbe una condanna definitiva a morte per il bike sharing. Speriamo che il legislatore non faccia una idiozia simile. Il casco in bici deve restare facoltativo, obbligatorio solo per i bambini: è così in tutto il mondo. 

CARTELLONI

Non abbiamo grandi speranze che il clientelismo imperante nel Movimento 5 Stelle (avete colto la battuta di Grillo sui 700mila euro che vuole indietro dagli abruzzesi? Il clientelismo e il voto di scambio è parte della loro cultura politica: spaventoso!) porti davvero a dama la riforma dei cartelloni impostata da Ignazio Marino e Marta Leonori. Tutto bloccato con centinaia di migliaia di impianti - sovente gestiti da ditte criminali, in attesa che anche qui arrivi la magistratura come avvenuto oggi per le bancarelle -  a deturpare la città. Certo qualche norma del Codice della Strada che regoli anche questa faccenda penalizzando e spronando le città che non sono riuscite da sole a riformarsi non sarebbe affatto male. Anche qui si tratterebbe di norme ad hoc per Roma perché siamo rimasti gli unici e gli ultimi, da Milano a Napoli passando per Firenze tutti nei decenni precedenti hanno riformato questo settore.

PARERI DEGLI UFFICI LOCALI

A Roma è la prassi. Qualche politico illuminato - ultimamente è successo per alcune decisioni e progetti di Enrico Stefàno - appronta dei progetti di qualità che però si arenano davanti al muro di gomma dei Vigili Urbani, che rilasciano pareri negativi non in ottemperanza del Codice (che dal progetto è più che rispettato) ma in virtù di altre considerazioni il più delle volte assurde e surreali tipo "qui non possiamo stringere la carreggiata perché la gente è abituata a fermarsi in doppia fila" e robe simili. Ebbene questo deve essere vietato. Le obiezioni ai progetti di riqualificazione delle strade devono essere fatte in punta di legge e non seguendo le abitudini, i vizi, le superstizioni di chi sta da 30 anni negli uffici e ha l'unico obbiettivo di non avere rompimenti di scatole. Dirigenti e vigili urbani contano, ma conta di più la legge. Ecco perché bisogna fare una buona, anzi una ottima legge. 


Rispetto a tutti questi ragionamenti la domanda è: chi porta queste istanze dai decisori? Ci pensa la sindaca Raggi (che a quanto pare ha parlato solo di risciò non capendo neppure lontanamente quale sia l'entità della partita in gioco?)? Ci pensa Linda Meleo (ma esiste?)? Ci pensa Enrico Stefàno? Chi ci pensa? Ma qualcuno ci pensa o ci faranno perdere anche questo, di treno?

Assurdo. Stanno bloccando pure il progetto dello Student Hotel all'Ex Dogana. Ecco come fermarli

10 febbraio 2019


Cosa succede alla Ex Dogana di San Lorenzo? Perché anche questo piccolo progetto di rigenerazione urbana sta andando a gambe all'aria esattamente come tutti gli altri progetti urbanistici più grandi (Ex Fiera, Torri dell'Eur, Olimpiadi, Tor di Valle) contribuendo al declino o meglio all'autentico olocausto economico della città?

Proviamo a spiegarlo in maniera semplice. Quella della Ex Dogana di San Lorenzo era una ex area demaniale o meglio delle ferrovie essendo uno scalo merci ferroviari (siamo nell'area dello Scalo San Lorenzo appunto). In tutte le città questi scali - si pensi al progetto Scali Milano, che rivoluzionerà il capoluogo lombardo nei prossimi 15 anni - vengono rigenerati e trasformati diventando altro.

Anche per questo motivo la Ex Dogana, ormai non più utilizzata come tale, è stata conferita dopo alcuni anche non chiarissimi passaggi societari a Cassa Depositi e Prestiti, azienda di diritto privato ma in realtà pubblica. Anzi il braccio armato finanziario più importante dello stato italiano.

Cassa Depositi e Prestiti sempre di più si configura negli ultimi anni come un developer immobiliare e decide, in tutta Italia, di valorizzare i propri cespiti. Prima con attività temporanee poi con attività strutturali. Ed è quello che vuole fare alla Ex Dogana nel lotto in questione a forma di mandorla subito fuori Porta Maggiore. Dal 2014 sono chiari gli intenti di CDP: valorizzare questo terreno a livello immobiliare. La scelta è corretta e non fa una piega.
Progetto dello Student Hotel di Roma

Nelle more della richiesta dei permessi e della partenza dei cantieri, anche per fare conoscere l'area alla città (era chiusa, da anni), Cassa Depositi e Prestiti si rivolge prima ad una società e poi ad un'altra per realizzare eventi (concerti, mostre, festival)  in modalità temporanea, rinnovando i contratti anno per anno o due anni per due anni. 
La prima società fa bene il suo lavoro e poi se ne va al momento pattuito per andarsene. La seconda società invece fa bene il suo lavoro, ma quando arriva il momento di restituire gli spazi ai legittimi proprietari affinché lo sviluppo immobiliare possa avere inizio comincia a piantar grane assurde: in primo luogo strumentalizza la delusione e l'ignoranza dei cittadini armando la miserabile opinione pubblica di questa città, impressionabile e suggestionabile, contro la presunta  "colata di cemento" del nuovo edificio previsto per questo spazio (un ostello gestito da una grande società internazionale: The Student Hotel che ha aperto i suoi spazi già a Firenze e sta per ultimare Bologna, oltre alle tante insegne all'estero), poi anima centri sociali e pseudo comitati di quartiere fake - a San Lorenzo c'è un comitato imbarazzante, seguiteli! - contro la decisione, sacrosanta, di rigenerare l'area. Ma non basta, i conduttori della Ex Dogana proseguono pubblicando un fasullo sondaggio su Facebook, ingannevole a dir poco, per chiedere ai cittadini il loro parere (prevedibilissima la vittoria di chi dice no, come sempre accade in questi casi per questioni di paura, invidia o ignoranza) e conclude facendo un esposto al Tribunale lamentandosi del fatto che gli anni di affitto erano solo 2 quando solitamente un affitto commerciale di legge è di 6.
Lo Student Hotel di Firenze

Peccato che la società di gestione sapesse perfettamente, fin da principio, che gli anni pattuiti erano due e che questi erano gli accordi con il proprietario del terreno che poi avrebbe avuto bisogno degli spazi per farne altro. Lo si sapeva già, lo sapevano tutti. 

Una scorrettezza assurda dovuta probabilmente al fatto che i gestori, dopo due anni di lauti guadagni, preferiscano continuare ad incassare piuttosto che restituire ciò che non è loro per far sì che la città possa progredire trasformando un'area che necessita come il pane di un development immobiliare così come avviene in tutto il resto dell'occidente. Un development che naturalmente deve modularsi all'insegna degli interessi privati, ovvio, ma compenetrati con quelli pubblici e dunque con una nuova offerta commerciale (un albergo, appartamenti in affitto ecc) assieme però a servizi per i residenti, parchi pubblici aperti a tutti, sperabilmente aree di sosta interrata per togliere le auto dalle strade squallidamente ingolfate di lamiera di San Lorenzo e soprattutto un visibilio di posti di lavoro in più per dare speranze e opportunità a chi oggi non ne ha (e, disperato, si rivolge a caricaturali comitati o ad anacronistici centri sociali) e un sacco di soldi di potenziali oneri nelle casse malridotte del comune.

Tutto questo sta andando a gambe all'aria perché i giudici, invece di rimandare al mittente con una pernacchia l'esposto dei gestori temporanei dello spazio, hanno concesso una sospensiva in attesa della sentenza di giugno. Fino al 10 giugno la Ex Dogana, dunque, resterà aperta e gestita dalla "Spazio Temporaneo srl" (si chiama temporaneo anche nel nome, ma vuole restare a vita!). Assurdo ma vero. 
Un po' come se voi mettete a disposizione una stanza su Airbnb, con un contratto chiarissimo che prevede una tipologia di affitto breve e il giorno in cui l'ospite temporaneo deve fare il suo check out invece di fare le valigie vi fa ricorso, si asserraglia dentro, fa un sondaggio tra i condomini mettendovi in cattiva luce con loro e si rivolge al tribunale per rimanere il tempo di legge, che non sono 4 giorni ma 4 anni + 4!
Lo Student Hotel di Bologna

I ragazzi che hanno gestito, tra l'altro pagando un affitto considerevole, lo spazio hanno fatto anche un lavoro egregio per certi versi. Nessuno li vuole sminuire. La qualità ha avuto alti e bassi, ciò significa che ha avuto anche "alti" e questo va riconosciuto. Sono in gamba, stanno sborsando una pigione elevata, hanno dimostrato di avere contatti, capacità e forza di comunicazione: beh, vadano altrove e affittino uno spazio dove replicare il successo della Ex Dogana e saranno i benvenuti. Siano parte del cambiamento della città andando a fertilizzare un altro luogo sfitto, portino la loro qualità altrove e avranno lo stesso identico successo; perché vogliono restare asserragliati in uno spazio che deve diventare altro e che si è sempre saputo che sarebbe diventato altro? Perché stanno diffamando da mesi i loro padroni di casa che sono CDP e dunque lo Stato Italiano? Perché si permettono di fare gli urbanisti della serie "non devono costruire qui ma usare altri spazi vuoti per fare lo studentato"? Perché non ci lasciano discutere sulle qualità del progetto (a livello architettonico deve migliorare moltissimo), sul ritorno sul territorio e sui vantaggi per i residenti invece di mettersi di traverso con stupidi ricorsi? Perché da qualche mese sfruttando l'impreparazione dei cittadini raccontano menzogne?

Forse gli attuali conduttori, poi, non si rendono conto che così comportandosi stanno facendo terra bruciata attorno a se e alle altre realtà simili alla loro. Con un precedente così assurdo - che rischia di entrare anche nella giurisprudenza -  più nessuno darà grandi spazi per affitti temporanei a società di eventi. Tutti avranno paura di ricevere questo trattamento dai loro affittuari. Ecco perché questo modo di fare è doppiamente meschino. 

Ma non tutto è perduto, se il Comune dimostrerà di avere le palle rispetto a questo progetto di rigenerazione urbana che anche da parte del Comune è sostenuto, si potrà sperare di spuntarla. Come fare? Semplice: basta non concedere le autorizzazioni per spettacolo ai gestori. Si tratta di una piccola proroga, anzi una sospensiva, non sarebbe giusto concedere di nuovo le autorizzazioni per realizzare una stagione di concerti, di attività, di nuove partnership. Non diamo scuse e appigli a chi ha dimostrato di strumentalizzare di tutto e di più. Il tribunale ha concesso una sospensiva? Benone: gli spazi restano altri 4 mesi nelle mani degli attuali conduttori che potranno tenerli aperti ma NON potranno organizzarvi eventi perché giustamente non autorizzati. Questo significa fare politica e prendere delle posizioni chiare. Così invece di studiare strategie per restare dove non è giusto che restino, i ragazzi della Ex Dogana impiegheranno il tempo non investito a organizzare concerti e attività, a trovarsi una nuova location dove gli auguriamo il successo avuto a San Lorenzo e anche di più perché l'entertainment e in particolare il clubbing sono industrie (industrie!) e una città seria le tutela e le coadiuva, ma anche il real estate è un'industria, anche il turismo è un'industria, anche l'housing studentesco è un'industria e nessuna industria si può mettere per mero tornaconto personale a far guerra alle altre. 

Ora dunque fuori dalle scatole e consentite al progetto dello Student Hotel di procedere, consentite alla città di non perdere l'ennesimo treno di sviluppo.

Video. Ecco come questo albergo smaltisce i suoi rifiuti

9 febbraio 2019
Ormai a Roma basta affacciarsi alla finestra per vederne delle belle acca ventiquattro! Nessuno ha rispetto, nessuno ha un briciolo di senso civico, se qualcuno ha l'opportunità di comportarsi in maniera incivile lo fa senza alcuna remora anzi sentendosi giustificato dalle condizioni disperate della città: aoh, ma con tutto sto schifo il problema nun sarò mica io.

E allora ecco cosa succede in mezzo allo scempio di Via Statilia, tra Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore. Un addetto porta dentro e fuori dalla porta di servizio di un hotel un carrello pieno di quelli che apparentemente sembrano grandi pezzi di cartone. Una, due, tre volte. Ogni volta i presumibili cartoni vengono gettati non nel cassonetto della carta ma in quello dell'indifferenziata. Almeno questa è la sensazione dall'alto.

Una volta scesi, i sospetti si confermano. I cassonetti dell'indifferenziata, in mezzo ad un contesto al limite dell'emergenza socio sanitaria, sono pieni zeppi di cartone. Un vero peccato considerando che quel materiale è totalmente riciclabile. 

La domanda nasce spontanea sebbene nella città di Sora Pinù - che poco ore dopo questo video si sarebbe dimessa - tutti possono fare un po' quello che gli pare. Anzi le domande:
1. È normale che un albergo conferisca i suoi rifiuti nei cassonetti riservati alle utenze domestiche essendo una UND ovvero una utenza non domestica?
2. È normale che decine di chili di cartone vengano buttati nel cassonetto dell'indifferenziata?
3. L'Hotel Porta Maggiore, protagonista dell'episodio, ci sa spiegare come mai si comporta in questa maniera? Avrà senz'altro i suoi buoni motivi, ma ci piacerebbe saperli se possibile.  


Tutta la situazione è ben illustrata nel video. Fateci sapere cosa ne pensate e restiamo in attesa dei chiarimenti dell'hotel. Ci sembra davvero strano, infatti, che chi lavora nel settore del turismo contribuisca in maniera così smaccata al degrado che è uno dei motivi per cui il turismo a Roma è in fase di clamoroso crollo. 

Clamoroso. Il Circo Massimo s'è trasformato in un lago. Ecco perché

4 febbraio 2019
Insoddisfatti per il flop clamoroso della squallida spiaggetta Tiberis lungo il Tevere (a proposito, chissà tutti quei soldi così improvvidamente investiti dove sono andati a finire con la piena di questi giorni, e pensare che volevano fare una Tiberis aperta 12 mesi su 12...), gli ineffabili governanti pentecatti sembrano aver trovato la soluzione: trasformazione del Circo Massimo in un enorme bacino d'acqua e spazio per i bagnanti lungo le sponde. Niente naumachie, ma ombrelloni e creme solari per l'imminente primavera. Magico!
Quest'oggi lo spettacolo era clamoroso. Abbiamo fotografato sia al mattino che alla sera per dimostrare che lo specchio d'acqua, formatosi sabato, è tutt'altro che temporaneo e dunque è prontissimo per la sua mission estiva. E abbiamo anche fatto un piccolo suggestivo video sul nuovo lungolago per eliminare ogni dubbio sull'autenticità delle immagini...
A parte gli scherzi, cosa è successo? Perché una delle zone archeologiche più straordinarie del pianeta versa allagata da ore senza che nessuno se ne curi col rischio che il peso - enorme - delle acque crei qualche danno grave considerando la profondità, in quel preciso punto, della fascia archeologica?


Probabilmente, dopo essere stato letteralmente stuprato dalla realizzazione di una mostruosa biglietteria, il monumento ha subito altre modificazioni gravi. Ad esempio negli ultimi tempi, per manifestazioni vicine agli interessi o al clientelismo del Movimento 5 Stelle (Italia a 5 Stelle e soprattutto la devastante e micidiale manifestazione di Coldiretti di cui più volte abbiamo parlato sui nostri social), il Circo è stato riempito di ghiaia per poter pareggiare il terreno e poterci edificare sopra decine di tensostrutture. 

Nel silenzio totale delle Soprintendenze e della Sovrintendenza che nel frattempo era impegnate a bloccare qualche progetto architettonico di qualità e di rigenerazione urbana.
Insomma tra nuovi edifici e utilizzo improprio come spazio per enormi eventi di più giorni (un conto i concerti, ma un conto quando devi realizzare villaggi di ettari e ettari con decine se non centinaia di strutture con pedane, piattaforme e un peso enorme che ha compattato il terreno rendendolo impermeabile) i pentagrullini hanno reso uno straordinario servizio a questo pezzo di patrimonio capitolino non c'è che dire, chissà se anche sta volta l'assessore alla cultura Luca Bergamo starà strategicamente in silenzio. 

Laddove c'erano i prati, insomma, oggi ci sono i sassi, la ghiaia che fa effetto piscina e impedisce all'acqua di drenare. Da capire se questo fenomeno è temporaneo, se le cose torneranno col tempo a com'erano prima, se sarà necessario togliere le tonnellate di ghiaia sversate (regolarmente?) nel Circo Massimo manco fosse una discarica di inerti. Da capire anche se ci potranno essere danni al patrimonio sottostante. Danni all'immagine della città, che si ritrova un ridicolo lago dove ci dovrebbe essere un'area verde percorribile, quelli in abbondanza. Ma tanto ormai si spara sulla croce rossa...

8 cose che ti fanno esclamare "Roma fa schifo!". Una lettera da Bolzano

3 febbraio 2019
Seguo spesso il vostro sito ed apprezzo molto ciò che fate per Roma. Avete molto coraggio ed ammiro questa qualità in coloro che la posseggono.

Il mio nome è Carlo Zigoti e sono di Bolzano. Mi reco a Roma saltuariamente (per motivi di lavoro) e nonostante il suo stato corrente, la trovo sempre di grande fascino.
Durante la mia ultima visita decisi di recarmi al meeting di lavoro a piedi anziché prendere un mezzo pubblico. Il mio hotel si trovava in zona Nomentano e non distava molto dalla destinazione finale.

Fu proprio durante questa camminata che ebbi l'idea di scrivere a Roma Fa Schifo. Infatti, dopo alcuni minuti di viaggio, ebbi un momento di illuminazione: mi resi conto che nonostante il fatto che i miei occhi apprezzassero ciò che vedevano, il mio subconscio era infastidito da tutta una serie di elementi caotici che in un qualche modo rendevano il paesaggio urbano poco gradevole. In parole povere, divenni conscio del fatto che la mia mente registrava e giudicava negativamente tutti quegli elementi "secondari" che contribuiscono al peggioramento estetico di un luogo e che conferivano alla mia esperienza un'atmosfera a tratti inquietante e a tratti frustrante. 
Decisi quindi di creare una lista di ciò che più mi colpiva per bruttezza e/o sciatteria - lista che avrei poi proposto a Roma Fa Schifo come possibile articolo. Lista comprendente le tante cose che desidererei fossero cambiate e/o regolamentate nella capitale come, ad esempio, tutte le superfetazioni presenti sulle facciate e sui tetti dei palazzi romani. 

Eccovi quindi la lista di quegli errori che alla vista di un forestiero bolzanino come me, dovrebbero essere cambiate senza nessuna eccezione e nell'immediato:
1) La tassativa eliminazione dei condizionatori d'aria dalle facciate di tutti i palazzi - siano essi residenziali, siano essi destinati ad uffici -, di tutte le case e di tutti i condomini di Roma Capitale, e la loro obbligatoria sostituzione con l'uso di condizionatore SENZA unità esterna connesso a due piccoli fori da farsi nella parete perimetrale dell'unità abitativa e/o dell'ufficio interessata.
In una capitale come Roma non si può più accettare di vedere - ancora oggi - vecchi ed ingombranti modelli tappezzare addirittura le facciate di importanti palazzi storici e/o di palazzi che ospitano pure ministeri e altri organi pubblici statali. Uno scandalo vero e proprio.
Certo è che se a dare il cattivo esempio ai cittadini è addirittura lo Stato, non stupiamoci se gli stessi cittadini si sentano autorizzati a copiare il dato esempio e a moltiplicarne la presenza territoriale senza alcun rimorso - se non con un ribelle e distruttivo senso di rivendicazione verso le istituzioni pubbliche.  


2) La tassativa eliminazione di tutte le antenne presenti su tutti i tetti di Roma (dal centro fino ai confini comunali) e la loro sostituzione attraverso l'uso di una sola antenna centralizzata. L'ex sindaco Ignazio Marino ottenne qualche microscopico risultato nel 2015 con la delibera chiamata "Tetti Puliti" la quale stabiliva un finanziamento a fondo perduto dai 3,000 ai 5,000 euro, l'eliminazione della tassa per l'occupazione del suolo pubblico per i ponteggi e la restituzione del 10% dell'imposta sulla pubblicità (la quota parte solitamente destinata al Comune) per i condomini che riqualificavano le facciate dei palazzi integrando allo stesso tempo i lavori con l'installazione di un'antenna centralizzata e la rimozione di quelle preesistenti (parabole comprese). Ma questa delibera - che scadde nel Dicembre del 2017 - non aiutò Roma ad abbattere il milione e 300mila antenne che popolano (e rovinano) i tetti di Roma poiché OPZIONALE e non obbligatoria. (Qui sul blog questo è stato chiamato in passato Scandalo Antennopoli)
Se non si impongono le regole e non si puniscono i trasgressori con tanto di multa, i cittadini saranno sempre liberi di fare ciò che vogliono. Non dimentichiamoci del fatto che se la giungla di antenne venisse eliminata, non solo si eliminerebbe il dannosissimo inquinamento elettromagnetico da loro prodotto ma verrebbero conseguentemente eliminati tutti quegli abominevoli cavi penzolanti che, deturpando le facciate di migliaia e migliaia di palazzi, sono ancora oggi un motivo di forte imbarazzo per una città percorsa da milioni e milioni di turisti ogni anno.

3) La ricollocazione di tutte le parabole che oggi sono visibili su tetti e balconi. So che c'è una legge nazionale che dà diritto ai cittadini di avere accesso ai canali satellitari attraverso l'uso di parabole, ma Roma deve imporre una chiara delibera che proibisca la loro visibilità e che stabilisca la loro giusta collocazione caso-per-caso. 

4) La regolamentazione di tutti quegli impianti che, inesorabilmente, continuano a sorgere sui tetti della città, deturpando il già compromesso skyline. Parlo dei vari tubi metallici, dei mega condizionatori d'aria, delle gigantesche canne fumarie e di tutti quegli impianti di ogni tipologia che hanno profondamente modificato il profilo di Roma.

5) L'obbligo di tenere tutti i balconi liberi da oggetti di ogni tipo (scope, stendini, ciabatte, materassi, etc) con la sola eccezione di piante e fiori. Una delibera simile è presente in altre città in Italia e all'estero. Città dove è impensabile trasformare il proprio balconcino in un volgare ripostiglio affacciato sulla pubblica via.

6) La regolamentazione delle numerosissime verande. Infatti è molto comune il vedere interi palazzi completamente imbruttiti dalla volgarissima miscela di verande di tipologie diverse e di bassissima qualità (e pure il vedere queste su facciate dove vi sono balconi privi delle stesse). Ma non c'è modo di imporre l'uso di tipologie che siano di alta qualità estetica? Inoltre ogni palazzo (ogni palazzo dove la maggioranza dei proprietari desideri avere la veranda) dovrebbe adottare il medesimo modello di veranda (con medesimo materiale e colore). Mentre per i palazzi dove la maggioranza NON desidera avere la veranda, i proprietari che ne fanno uso hanno l'obbligo di rimuoverla al fine di mantenere l'omogeneità estetica/stilistica dell'edificio.

7) La regolamentazione delle recinzioni dei giardini e di tutte la proprietà private che si trovano all'interno del Comune di Roma. Sono infatti numerosissime le recinzioni comunemente definite "recinzioni da pollaio" che conferiscono alla città un aspetto sciatto, campagnolo (nel senso dispregiativo della parola) ed improvvisato. Parlo delle reti a filo spinato; delle reti frangivista usate per giardini e quasi sempre di colore verde scuro che, oltre ad essere brutte, sono pure infiammabili; parlo delle reti metalliche zincate o delle recinzioni di ferro ondulato le quali, nella loro irreparabile bruttezza, ricordano i tetti di amianto.
Questi elementi - che molto spesso vengono addirittura sovrapposti tra loro in un caos estetico degno forse di una Mumbai - dovrebbero essere sostituiti da recinzioni idonee al contesto urbano e all'uso del terreno che queste circondano. Il Comune di Roma sembra non essere interessato neppure a queste questioni, ma l'uso di inferiate in ghisa e/o ferro di colore grigio scuro (o nero) sembrerebbe la più dignitosa per una città che porta il nome di 'Roma'.

8) L'abolizione di tettoie prodotte in plastica le quali sono solitamente (ma non esclusivamente) di color verde. Queste contribuiscono all'ulteriore involgarimento del paesaggio che negli ultimi anni ha portato Roma ad assomigliare ad una vera e propria favela piuttosto che a sé stessa.

Mi fermo qui. Ci sarebbero molte altre cose da elencare - troppe per una email come questa. Spero solo che Roma riesca a trovare chi sarà in grado di capire i problemi e di poter poi risolverli con tempistica e precisione. Speriamo.

CARLO


*Caro Carlo,
tutto giustissimo e tutto molto molto importante an che se molti, leggendo, si divertiranno a spiegarti che "i probbblemi de Roma so arrrtri". Detto ciò delibere che vadano in questa direzione sono difficilissime da ottenere e, se per miracolo venissero approvate, impossibili da applicare. Difficili da ottenere perché per ottenerle ci vorrebbe una cittadinanza dotata di dignità, senso estetico e buon gusto che richieda a politici lucidi una legislazione di qualità. E noi non abbiamo ne buon gusto (solo cattivo gusto e profonda sciatteria) ne tanto meno politici lucidi. Impossibili da applicare a causa della nostra surreale Polizia Locale ed al farraginoso sistema delle contravvenzioni che lavora con logiche così superate e analogiche che è permesso agli impiccettari funzionari comunali di togliere le multe ad amici o pseudo vip.
Qui come in mille altri casi i problemi sono chiarissimi, risolverli non solo non richiederebbe denaro ma ne genererebbe, ma per questioni intrinseche sappiamo bene che nulla cambierà. Mai. 
-RFS

Il Casale della Cervelletta sta crollando. Una storia assurda (un'altra!)

30 gennaio 2019

Quello che potremmo chiamare il Paradosso della Tutela visto in salsa romana, anzi romanara. Della serie: più ti impegni a difendere un pezzo di patrimonio e più lo porti verso l'estinzione inevitabile.

Prendi un casale del Milleduecento con tanto di torrione medievale. Mettici sopra tutti i vincoli del caso: paesaggistici, architettonici, monumentali. Praticamente qui, stando alle norme, non si può fare nulla. Praticamente nulla. L'unica strada sono investimenti pubblici a fondo perduto da parte dell'ente proprietario del bene che però risorse non ha, non avrà mai e quando le avrà si troverà senz'altro nell'impellenza di investirle altrove.

In strutture come queste potrebbero nascere dei piccoli e peculiari progetti di ricettivo e hotellerie iper curata, potrebbero nascere location per il cinema o originali complessi di uffici. Il tutto ovviamente sotto la sorveglianza delle belle arti quanto a utilizzo e restauro. 
In questo modo gli investimenti affluirebbero, ci sarebbero i soldi non sono per restaurare l'edificio e manutenerlo, ma anche per sistemare il grande spazio verde circostante che potrebbe ospitare eventi, piccole rassegne, incontri, selezionati matrimoni. Il tutto al fine di generare risorse per la manutenzione.

I vincoli, concepiti all'italiana, rendono impossibile tutto ciò. Rendono utopistico qualsiasi sfruttamento commerciale (sebbene sano, controllato, di altissima qualità) di un bene come quello ipotetico che abbiamo descritto. Il risultato è che il bene viene abbandonato, magari occupato, senz'altro degradato. E infine crolla trasformandosi dopo centinaia e centinaia di anni di vita in un rudere morto pronto ad essere divorato dalla vegetazione. 

Che tutela abbiamo ottenuto, dunque?
Il bene ipotetico di cui abbiamo parlato, peraltro, ipotetico non è. E' un bene reale, tangibile, capace di trasformarsi in opportunità e invece obbligato dalle norme (obbligato dalle norme!) ad essere un problema, tra l'altro irrisolvibile. Stiamo parlando del Casale della Cervelletta, che come spiega il coordinamento di associazioni "Uniti per la Cervelletta" sta crollando. Il crollo secondo i comitati che hanno spedito un drone sulla sommità della torre per le ispezioni del caso, sarebbe addirittura "probabile in tempi brevi".
C'è da dire che la soluzione che danno i comitati è una soluzione... da comitati! Ovvero chiedono soldi al Comune (proprietario sciagurato dell'immobile dal 2001) pur sapendo che il Comune non ne ha, anzi pur sapendo che il Comune ha solo debiti a furia di perpetrare questo atteggiamento. Un bene così bello, così ben collocato in un parco naturale, così affascinante può GENERARE DA SOLO i denari che occorrono per manutenersi e restare vivo negli anni e nei secoli. 
Ma volete mettere com'è più facile applicare anche qui come altrove l'ideologia della tutela, del bene culturale imbalsamato, intoccabile, "tutelato" e "salvaguardato" (guardate che bella tutela e salvaguardia...), dell'edificio che fu vacchereccia, stalla, pollaio e porcile e dove oggi rappresenterebbe uno scandalo illegale l'apertura di un ristorante!? Volete mettere com'è più semplice - invece di pianificare, fare bandi seri, controllare gli assegnatari - invece assegnare anno dopo anno ad associazioni sempre più improbabili invece di innescare una valorizzazione seria frutto di una visione, di una pianificazione pubblica e di un inevitabile accordo di gestione che veda una collaborazione tra il pubblico e il privato!? Volete mettere com'è più "serio" ricorrere alle grigliate a 8 euro a persona e al volontariato laddove invece si potrebbe ricavare lavoro vero, opportunità per tanti e qualità per tutti, turisti inclusi?

E' il genere umano che decide coscientemente di suicidarsi e, prima di suicidare se stesso, di demolire tutto quello che ha costruito in millenni di civilizzazione. Dal Parco degli Acquedotti a Villa Ada, da Villa Borghese alla Caffarella, la città è piena zeppa di edifici con queste caratteristiche: potrebbero generare ricchezza, lavoro, risorse, qualità, spazi comuni davvero fruibili e invece servono solo a alimentare l'ideologia di qualche tipico "ragionier Filini" romano e consentono al Comune di fare quel che gli viene meglio: non fare, fare nulla.


Sgomberare Casa Pound subito! A Roma NON esiste alcuna emergenza abitativa

29 gennaio 2019
Oggi l'Assemblea Capitolina ha approvato con tutti voti positivi salvo 4 imbarazzanti consiglieri di destra e leghisti una mozione (che vale quel che vale una mozione, dunque potenzialmente molto molto poco) sullo sgombero di Casa Pound.
Speriamo che ora ci si muova per davvero: sciò!

In questi giorni si sta ad esempio sgomberando il palazzo vergognosamente occupato a Via Carlo Felice, bene. Ma lo sgombero non deve restare l'unico. Deve partire una serie di sgomberi per riportare la legalità in città in maniera integerrima. Lo schifo inquietante delle occupazioni a Roma è prosperato negli ultimi anni con la scusa e dietro l'invenzione costruita della "emergenza abitativa". Ma si tratta di un plateale raggiro.

Se hai le possibilità economiche di vivere a Roma, sei benvenuto a Roma. Se hai modo di accedere alle case popolari, sei benvenuto nelle case popolari. Se hai dei parenti e non riesci a pagarti l'affitto, vivi dai parenti come fanno migliaia di persone che rifiutano di rivolgersi all'illegalità e al mercato nero degli appartamento.
Se invece non riesci a vivere in centro, vai a vivere in estrema periferia o addirittura nell'hinterland come TANTISSIMA GENTE ONESTA che vive a Gaeta, a Pomezia, a Carsoli, a Cerveteri, a Viterbo (o altri luoghi dove gli affitti sono irrisori) e ogni giorno pendola in città prendendo il treno al mattino presto e tornando la sera verso l'ora di cena dopo il lavoro. Una cosa che a detta di queste finte associazioni benefiche che operano in nome del diritto alla casa appare come una violazione dei diritti umani, una violazione che però è la normalità per svariate centinaia di migliaia di persone che ogni mattina si mettono sul treno a Latina, a Caserta, a Terni e vengono a lavorare a Roma. Potrebbero anche loro prendere con la forza un appartamento a Via Carlo Felice, a Piazzale delle Province, a Via Santa Croce in Gerusalemme o a Piazza Vittorio senza pagare nulla e vivendo alle spalle della società, ma non lo fanno.

A questa gente che si sacrifica ogni giorno stando nella legalità dobbiamo il ripristino della civiltà negli immobili occupati illegalmente nella capitale. Questa gente non solo lavora e fatica il doppio per mantenere anche i paraculi che occupano, ma è costretta anche a pagare direttamente di tasca propria questa situazione incresciosa. I proprietari degli immobili occupati, infatti, stanno maturando il diritto di chiedere allo stato dei cospicui risarcimenti: tu non hai sgomberato? Tu non mi hai tutelato con le forze dell'ordine che io da taxpayer pago profumatamente? Tu, stato, te ne sei inpippato di ripristinare la legalità sperando di poter risolvere problemi di ordine pubblico servendoti del mio immobile? Bene, ora mi paghi. Ma i soldi dello stato sono soldi di tutti noi. I soldi che lo stato dovrà restituire ai proprietari sono soldi tolti ai servizi, agli asili nido, agli ospedali, all'assistenza degli anziani e ai trasporti pubblici proprio di quei cittadini onesti che si spaccano la schiena ogni giorno per comportarsi in maniera retta. Questo è semplicemente inaccettabile. Questo significa mettere gli uni contro gli altri i cittadini onesti che si impegnano a comportarsi seriamente con i cittadini furbi che si impegnano a trovare le falle del sistema per profittarsene. E' una guerra civile nella quale lo stato si mette dalla parte dei cattivi facendo finta di considerare i cattivi dei bisognosi: ebbene non è così, non è quasi mai così.

Al netto di alcuni casi di disagio circoscritti e agevolmente gestibili grazie a Ater e servizi sociali, NON ESISTE EMERGENZA ABITATIVA A ROMA. Si tratta appunto di un disagio indotto, di una narrazione pura e semplice, di una invenzione dei gruppi di potere che utilizzano questa scusa per gestire consenso e sacche di ricatto sulle quale da anni indaga la magistratura. E' un racket che sfrutta persone in difficoltà che in altre città, in luogo di essere sfruttate, si sarebbero organizzate diversamente. Appunto andando a vivere un po' fuori e smettendo di essere ostaggi (ostaggi!) di gruppi criminali indifferentemente di destra e di sinistra.

Purtroppo Roma è un mero paesone da 3 milioni scarsi di abitanti, non ha un mercato immobiliare fuori controllo come le grandi capitali della finanza (Londra) o le città che generano Pil considerevoli (Parigi) e non è manco lontanamente appetibile a compratori, investitori internazionali e speculatori immobiliari come Milano. Ne consegue che il mercato degli affitti è del tutto gestibile per chi lavora, per i tanti invece che guadagnano poco è sufficiente spostarsi fuori dai quartieri più centrali per poter affrontare i costi, ed è quello che tutti fanno anche se sarebbe più comodo abitare a pochi metri dalla stazione Termini come i dritti di Casa Pound o di fronte agli scintillanti parchi del Laterano come i paraguru di Action. Se poi prendete un compasso e fate la circonferenza dei luoghi raggiungibili con un'ora o un'ora e mezza di treno (NON TRE ORE!) scoprirete località dove il costo degli affitti è semplicemente irrisorio. Irrisorio. In virtù di questo parlare di emergenza abitativa serve solo a strumentalizzare il disagio e insultare chi di fronte alle difficoltà si industria invece di lamentarsi.

Non esiste una emergenza casa ma esiste eccome una enorme emergenza legalità che tiene alla larga investimenti e investitori. Gli stessi investimenti che potrebbero dare risposte immediate e risolutive a chi oggi non si può permettere una abitazione dignitosa. Se solo la metà degli edifici occupati fossero rimessi sul mercato con seri progetti di riqualificazione urbana e rigenerazione, i posti di lavoro che si genererebbero (e gli oneri che il Comune potrebbe incamerare, poi direzionandoli all'assistenza dei più bisognosi) doppierebbero il numero di cittadini in eventuale difficoltà abitativa. Rendiamoci conto che follia surreale che è stata creata dalla pessima politica per giustificare l'esistenza di quelle che sono in tutta chiarezza mafiette romane da scalzare e stroncare quanto prima. Aiutateci. Non solo con le mozioni...

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