Intrappolati nella Metro B spaccano finestrini per fuggire. Il video dei fatti di sabato

22 maggio 2017

Parte la metro. Subito si arresta dopo un gran tonfo pauroso. Un rumore di aria compressa che esce all'impazzata. Polvere e fumo. La gente si spaventa dentro, siamo sulla Metro B a Castro Pretorio, è sabato. L'altoparlante parla di un guasto ma - come racconta Repubblica, unico giornale a riportare i fatti insieme a RomaToday - chi è dentro ai vagoni non si accontenta: siamo ancora in stazione e le persone pensano ad un attentato o ad un incendio e vogliono uscire immediatamente dal convoglio. Le porte però sono bloccate. Nel caos e nel terrore generale la gente inizia a spaccare i finestrini. A mani nude o con zaini e valigette. Alla fine del filmato si vedono le persone con gli arti insanguinati. La gente in preda al panico più assurdo esce dalle feritoie e si fa aiutare da chi è fuori, altri continuano a spaccare i vetri del treno.
Dopo qualche istante le porte si aprono da sole, qualcuno spiega che si è trattato del "semplice" guasto ad un compressore.




Il video ci racconta il livello di sfiducia e di assoluto nervosismo a fior di pelle che serpeggia negli utenti del trasporto pubblico. Tra incendi continui agli autobus, reputazione sotto i piedi della manutenzione Atac e caos dovuto alla sfilza di guasti sotto la metro, nessuno si fida più di nessuno e una rassicurazione ufficiale ormai non basta: tutti pensano che sia meglio scappare. Quella gente era assolutamente convinta che Atac le stesse facendo fare la morte del sorcio. Ed ha reagito istintivamente di conseguenza: in maniera profondamente irrazionale, probabilmente autosuggestionatisi l'un l'altro. 
Si è perso totalmente il rapporto fiduciario tra cittadino e istituzione. Questo è pericoloso. Ancor pericoloso che nessuno stia lavorando per ricostruire questo rapporto. Per ri-edificare attorno a istituzioni come Atac un percepito di autorevolezza.

"Erano le 15.30 di sabato per l'esattezza. Mi trovavo nella metro B alla fermata di Castro Pretorio" ci racconta Cécile, l'autrice del video. "Ad un certo punto si è bloccato il treno e si sentiva del fumo nell'aria. Abbiamo avuto una crisi di panico e abbiamo cominciato ad urlare: non avevamo mezzi per poter aprire le porte o per rompere i vetri. Allora abbiamo cominciato a rompere i finestrini coi piedi e le mani. Siamo dovuti passare attraverso i vetri rotti, perciò ci siamo tutti tagliati le mani e le gambe. E quando siamo tutti usciti dai vagoni abbiamo visto che dalla coda del treno usciva fumo. Dopo l'accaduto nessun membro dell'Atac o della Polizia o dei controlli ha preso in mano la situazione. All'esterno qualcuno per fortuna aveva chiamato delle ambulanze, per precisione tre, ma questo sempre indipendentemente dai responsabili della sicurezza di Castro Pretorio".

Un fatto gravissimo (prontamente messo sotto al tappeto, zero dichiarazioni tra l'altro da parte della politica) sotto vari punti di vista che risulta ancor più folle guardando il filmato che Roma fa Schifo è in grado di divulgare. Una ennesima scena di assoluto delirio urbano che sarebbe impensabile in qualsiasi altra capitale occidentale. Con vittime gravi che, come di consueto, non ci sono state solo per via della buona sorte.

Il regolamento sui bancarellari e la triste sensazione d'essere amministrati da una setta

19 maggio 2017

A coronamento di un anno allucinante declinato tra clamorose incapacità, tra nomine opache, tra lotte intestine tra fazioni, clan e correnti senza esclusioni di colpi, tra provvedimenti tutti volti a ripagare le cambiali elettorali (ai Vigili, alle municipalizzate, ai cartellonari, ai dipendenti comunali) e nessuno volto a rimettere in sesto la città, l'amministrazione di Virginia Raggi ha fatto approvare (per ora solo in Commissione, ma il passaggio in Aula è solo questione di tempo) un imbarazzante regolamento per il commercio su area pubblica.

Si tratta di un danno per la città infinito e profondo: con questo regolamento si certifica che nessuna delle postazioni che oggi distruggono Roma e la rendono un posto osceno saranno eliminate. Nessuna. Dalle bancarelle a Viale Cola di Rienzo o a Viale Trastevere che stanno massacrando il commercio regolare ai camion bar di fronte ai Musei Vaticani; dalle bancarelle di fronte al Pantheon a quelle di Fontana di Trevi passando per la situazione emergenziale che si trova all'Eur, attorno a Piazza Bologna e su tutte quante le consolari (su Appia e Tuscolana no si riesce proprio più a camminare).

Tutto questo rimarrà così. Non cambierà nulla. Con una perdita economica per la città allucinante, soldi che i cittadini metteranno al posto degli operatori miracolati. Gli unici interventi del regolamento puntano a trovare ogni stratagemma possibile per confermare i monopolisti attuali (famiglie di pastori o zingari abruzzesi che si sono prese Roma, avendola trovata indifesa e ben disposta a svendersi per tre denari) scendendo fino al ridicolo di mettere per iscritto, in un articolo del regolamento, i colori e perfino le decorazioni adesive dei furgoni loro appartenenti. Poi ci sono le multe che calano, poi c'è la Fiera di Piazza Navona (per fortuna bloccata da anni) che torna in mano ai soliti e infine c'è il concetto di "anzianità" (lascito di Storace in Regione) che per la prima volta viene sposato dal Comune.

Un insulto ai giovani tra l'altro: in tutto il mondo l'universo dei food truck è il luogo dove chef emergenti e ristoratori rampanti si confrontano per poi crescere e esordire nel mercato più strutturato. Qui tutto questo è e sarà per sempre impossibile. Da regolamento.


Non ci addentriamo però nel merito del provvedimento perché ne abbiamo parlato e straparlato in passato. Quello che volevamo notare oggi è altro e attiene alla reazione che questo scandalo amministrativo e politico ha provocato: la reazione è nulla. Zero. Piatta.

Un consigliere decide di portare la città su posizione assurde, tradendo totalmente il mandato elettorale (lo dimostrano le centinaia e centinaia di commenti che Andrea Coia sta collezionando sulla sua pagina), approvando provvedimenti che se fossero stati approvati da altri avrebbero visto tutti i grillini scendere in piazza. Eppure nessuno tace. Escono articoli su tutti i giornali che condannano la cosa, ci sono migliaia di elettori (ex) grillini che si dicono indignati e nessuno parla.

Provi a sentire le persone singolarmente, off records, e le cose cambiano: senti i singoli consiglieri pentastellati, senti le persone più in vista di quel partito, senti i componenti della giunta, gli staff degli assessori. Tutti ti dicono la stessa cosa: "ma tanto non andrà mai in aula", "non siamo minimamente d'accordo con questa impostazione", "non sappiamo cosa pensare", "non facciamo altro che litigare con Coia", "stiamo lavorando nella direzione inversa". Già, però sottotraccia e senza dirlo alla città.

Ci fosse mezza presa di posizione pubblica. Ci fosse qualcuno che pone un dubbio. Ci fosse uno, uno solo, tra le decine di consiglieri indignati contro Coia che ha il coraggio di dirlo apertamente come succederebbe in un caso del genere in ogni altro partito politico. Si preferisce tenersi l'onta di essere correi ad un fatto così grave piuttosto che avanzare una semplice critica, una semplice opinione difforme. Non si parla. Semmai si aspetta che parli il guru. E così viene anche il dubbio che la mossa di Coia - favorire le micidiali lobbies degli ambulanti - non sia in realtà una scelta personale ma in realtà sia una mossa condivisa e pianificata. Ma nessuno rilascia dichiarazioni in un senso o nell'altro.

Questo è il modello con cui si autoregolano le sette però, non i partiti politici che si dovrebbero basare sulla libera opinione e sulla democrazia interna. Solo le sette si modulano sulla fedeltà al capo, sulla paura, sulla repressione preventiva. Come è possibile che esca un pezzo di questa durezza sul Fatto Quotidiano (peraltro l'organo di stampa di riferimento della galassia pentastellata) e nessuno - nessuno! - replichi in alcun modo? Come è possibile che i militanti sul territorio inondino di critiche il partito per una scelta forsennata e nessuno risponda?

Delle due l'una. Siamo di fronte ad una setta o siamo di fronte ad un partito che passa sopra a tutto e a tutti pur di portare avanti i suoi propositi affaristici, criminali e vetero clientelari. In ogni caso è una pessima notizia.  

Le condizioni delle periferie. Un lettore e il suo documentario da Centro Serena\Ponte di Nona

18 maggio 2017
Questa è stata la mia passeggiata in bici a Centro Serena, quartiere confinante da un lato con Ponte di Nona, dall'altro con Villaggio Prenestino.
Nel video ci sono le riprese di due di tre parchi confinanti, separati solo da due strade che li intersecano. Forse il video è meno d'impatto ma dal vivo la scena è da atmosfera post-apocalittica. Ovviamente sono aperti al pubblico e "praticabili". C'erano cancelli e reti che li circoscrivono totalmente divelti, distrutti, smontati. Il video continua mostrando il cuore di questo quartiere: strade esistenti delimitate da plinti di cemento e new jersey atti a non renderle praticabili con vetture e camion dove c'è praticamente di tutto, comprese auto smontate e bruciate e un edificio costruito e abbandonato.
Una parte del video è all'interno del palazzo dove sinceramente sono rimasto shockato ed ho anche avuto paura a fare le riprese... se fosse sbucato qualcuno all'improvviso non avrei saputo come fare: l'edificio viene usato come deposito di auto rubate e "tagliate". Ci sono poi le riprese di un'altra area non accessibile, al confine tra Centro Serena e Ponte di Nona, tangente alla famosa Via Mejo de Gnente. Anche qui strade costruite che tagliano tra cantieri di palazzi mai terminati...

E i canili comunali ora costano un terzo e funzionano meglio. Bastava fare un bando!

17 maggio 2017

Fiumi di parole e di ideologie ormai insopportabili e fuori tempo massimo. Strade bloccate, sit in, manifestazioni dovunque. Lagna, lagna, lagna. Terrorismo a tutti i livelli, sia sui posti di lavoro ("tutti gli addetti perderanno il loro impiego, aiutooo"), sia sul benessere degli animali (cosa c'è di più meschino che strumentalizzarli per i propri interessi?), sia - al solito - sulle ideologie: "stanno privatizzando i canili comunali".






Già, peccato che a protestare erano proprio le associazioni (assolutamente private!) che gestivano e quasi usucapivano i canili da anni e anni, in continuo regime di proroga (qui e qui un po' di rassegna stampa). Alla romana. Quando sono stati loro a privatizzare andava bene, quando invece la gestione dei canili (che sono e restano comunali) è stata finalmente assegnata tramite bando apriti cielo.




Questi sono stati i toni della battaglia sui canili, ve la ricorderete. Con anche personaggi famosi che si sono scagliati, senza approfondire un briciolo la questione, contro il "business". Come se il business fosse di per se una cosa negativa. Lo sarà, forse, ma è pur sempre meglio della clientela politica, delle associazioni oscure che rispondono al deputato di turno, della totale mancanza di trasparenza, dei costi triplicati per alimentare e tener buone clientele elettorali.
Anche il nostro blog è stato più volte tirato per la giacchetta ma mai ci siamo guardati bene di prendere le parti dei "poveri lavoratori" che per mesi hanno piagnucolato pur essendo lì (coadiuvati da tantissimi volontari: ma lavoravano o facevano lavorare solo i volontari? Chissà...) da anni e anni in proroga. A differenza di molti altri (adesso dove sono?) noi non ci siamo cascati. 

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo come è andata. Appena arrivati al governo della città Ignazio Marino e l'assessore Estella Marino hanno subito messo le mani sul problema. Lo dimostra questo chiarissimo post del 2015 che ripercorre tutta la vicenda. Obbiettivo? Fare i bandi. Finalmente. Il primo mandato a gambe all'aria dal TAR, il secondo stoppato in autotutela perché nel frattempo era venuta giù la slavina di Mafia Capitale. Però poi con Tronca le cose sono andate avanti nonostante le proteste e finalmente a gennaio ci sono state le assegnazioni. Ha vinto una società proveniente dalla Campania che ora ha qualche mese di esperienza e evidentemente si sente sicura di dire certe cose. E le dice in un post che ci è parso particolarmente interessante e dal quale abbiamo fatto partire questo ragionamento.


Insomma a dispetto di chi a Roma si scaglia contro il metodo dei bandi ecco i risultati (anche se si tratta di una sola campana, ovviamente): tutto funziona meglio, vince il merito, il Comune risparmia un sacco di soldi e c'è totale trasparenza e chiarezza laddove c'era profonda opacità. In tutto ciò le condizioni degli animali migliorano alquanto. Ah, una trentina di operatori della precedente gestione sono stati pure reintegrati dalla nuova!
È questa la strada: bandi e evidenze pubbliche. La città è culturalmente e amministrativamente indietro anni luce, basti pensare al Rialto dove aveva sede il Comitato per l'Acqua Pubblica (sic.): finalmente sgomberato per la seconda volta, il comitato ha dichiarato che neppure parteciperà al bando per l'assegnazione di nuovi spazi comunali sebbene l'assessore al bilancio Mazzillo glielo abbia confezionato (contravvenendo a qualsiasi onestà intellettuale) su misura. Non si partecipa ad un bando per principio, perché la logica deve essere quella delle amicizie, dell'affidamento diretto, dei contatti loschi, delle conoscenze, del "c'ho n'amico ar comune". Ogni impostazione orientata al merito e alla trasparenza è considerata alla stregua di fascismo e sfruttamento: peccato che è così che si muovono tutte le città del mondo evoluto.

Quando questa logica viene superata nonostante le resistenze ideologiche più allucinanti, tutto migliora sotto ogni punto di vista. Salvo per chi, prima, ci marciava. Ecco perché siamo sostanzialmente stati sempre molto favorevoli anche alla odiatissima Delibera 140 con la quale Marino, pur con qualche eccesso, puntava a riorganizzare con questa logica e questa impostazione tutto il patrimonio immobiliare capitolino oggi preda dei più veloci, dei più ammanicati, dei più dritti.

E il M5S in tutto questo? Ovviamente sempre un comportamento ambiguo e populista. Con geni come il consigliere comunale Diaco (peraltro capo della Commissione Ambiente) che se ne sono usciti con le solite frasette fatte e demagogiche: "ma perché i canili non li gestisce direttamente il Comune invece di esternalizzare?". E certo, come no, uffici che non sono in grado neppure di mettere un timbro li piazzi a gestire la salute degli animali, una cosa tecnica e specifica che richiede competenze di settore. D'altro canto era la stessa cosa che chiedevano le vecchie associazioni gestrici: così pensavano di trasformare i loro lavoratori (centinaia) in dipendenti comunali. Operazione alla romana che per fortuna, nonostante le posizioni vetero assistenzialiste e proto stataliste di una parte dei pentastellati, è andata buca laddove almeno per una volta ha trionfato la tanto odiata "legalità"...

23 minuti di imperdibile documentario da New York per fare tutti i confronti con Roma

15 maggio 2017
Mai ci saremmo aspettati il successo che avete tributato ieri al lunghissimo filmato che raccontava per filo e per segno tutto lo scempio circostante l'area del Colosseo. In realtà neanche tutto perché si poteva perfino andare avanti, ad esempio documentando le condizioni del Colle Oppio o approfondendo cosa succede dentro la stazione e sotto ai binari. 


E visto che i dati di YouTube non possono mentire, abbiamo notato che, sebbene infinito, il documentario vi ha appassionato e lo avete seguito in migliaia. E allora beccatevi un nuovo pezzo dalle grandi lunghezze che richiede attenzione, tempo, dedizione, concentrazione, ma che alla fine vi arricchirà e vi aprirà gli occhi su alcune cosette.


Abbiamo messo insieme una serie di clip girate a New York City di recente e ne abbiamo fatto un lungo docu-film (vabè, si fa per dire: qui siamo all'home made spinto!) a costo zero di ben 22 minuti. Una zozzeria dal punto di vista tecnico, ma un gran documento dal punto di vista civico per chi avrà voglia di studiare e approfondire le differenze siderali che ci separano da una città che non più di 20 o 30 anni fa aveva gli stessi problemi che ha oggi Roma e che invece oggi risulta uno dei luoghi più piacevoli dove vivere, lavorare, fare turismo, addirittura passeggiare. 

Il filmato si occupa di verde pubblico, di tavolini all'aperto, di sosta delle vetture, di trasparenza nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, di innovazione e smart city, di bancarelle, di commercio e di sviluppo architettonico e immobiliare. Buona visione in full HD e diteci nei commenti. 

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