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Bloccato lo Stadio, ecco come si è ridotta Tor di Valle. Foto assurde

26 ottobre 2018






















Tre torri firmate da un grande nome dell'architettura internazionale. Un giardino videosorvegliato. Gli imbarcaderi per arrivare in battello. Finalmente uffici di qualità che avrebbero interrotto l'esodo delle multinazionali dalla città. Soldi privati per ponti, bonifiche, riqualificazione idrogeologica, metropolitane, treni. Tutto questo secondo molti era speculazione, era colata di cemento, era violenza contro la "natura" in una narrazione falsa secondo cui l'ansa fluviale di Tor di Valle (di questo stiamo parlando) era raccontata come un paradiso naturale. 
Si tratta in realtà di una sconfinata e ingestibile discarica abusiva piena di situazioni al limite, da un giorno all'altro arriverà la notizia anche qui di un nuovo caso Desirée (pieno di prostituzione da far paura), con casolari un tempo agricoli oggi occupati da sbandati e criminali.

Questa mentalità secondo cui tutto è speculazione, tutto è da bloccare, nessun cambiamento è da salutare con gioia e aspettativa ha permesso alla peggior sindaca di sempre di veleggiare sull'entusiasmo popolare nel bloccare tutto, nel modificare il progetto, nel trasformare il più bel piano di sviluppo urbanistico d'Italia in una volgare speculazione edilizia. Di più: il Comune ci ha messo sopra dei supervisor che si sono poi rivelati disonesti e imbroglioni. E tutto si è trasformato nel pantano in cui siamo ridotti oggi.

Ci sarebbero stati i cantieri adesso, se non avessero fermato Marino. Ci sarebbero stati i cantieri e migliaia di operai specializzati, geometri, ingegneri, carpentieri. Invece guardate cosa c'è. Però ora nessuno protesta, nessuno grida allo scandalo, neppure la Soprindentenza, quella delle tribune dell'ippodromo da proteggere.

Foto di Giulia Carpignoli

Vi ricordate il famoso sottopasso unica "grande opera" della Formula E all'Eur? Eccolo oggi

22 giugno 2018
Vi ricordate il Gran Premio di Formula E all'Eur. Grazie ai Cinque Stelle abbiamo perso le Olimpiadi (un indotto da 4 miliardi, capace di risollevare la città), abbiamo perso lo sviluppo di Tor di Valle (un indotto da 1,5 miliardi, con un impatto maggiore di Expo Milano 2015), ma abbiamo guadagnato secondo la loro narrazione la Formula E, nuova panacea per l'Eur e la capitale. 








In realtà l'impatto economico dell'evento è minimo sia a livello di turismo così che di riqualificazioni urbane. Basti dire che l'unica "grande opera" realizzata in funzione della manifestazione è stata la riapertura di un sottopasso. Avete capito bene, non la realizzazione, ma la riapertura. Praticamente hanno preso uno dei tanti sottopassi romani ridotti a mostruosa latrina, l'hanno ripulito, l'hanno ripittato, ci hanno messo delle telecamere e ci hanno mandato la sindaca con la fascia a inaugurarlo.

Ehggià, sindaci, assessori, dirigenti e capi azienda che inaugurano... la ripulitura di un sottopasso. Neppure a Rieti il sindaco inforca la fascia tricolore quando gli operai del comune ripuliscono un sottopassaggio pedonale, a Roma sì, a Roma è un evento, a Roma è grande opera, a Roma è svolta contro il degrado.

Ma se sto sottopasso era una grande opera come mai oggi è ridotto come lo vediamo in queste foto? Forse perché la cialtronaggine che ha praticamente sempre connotato chi ha amministrato questa città oggi è una cialtronaggine al quadrato?

La storiaccia dello Stadio della Roma spiegata a tua zia in 27 facili punti chiave

18 giugno 2018
1. Dopo tanti anni di sogni e utopie verso l'inizio degli anni Dieci si inizia a parlare in maniera molto più strutturata di dotare la Roma di uno stadio di proprietà. Del resto questo è l'unico modo per avere squadre di calcio competitive e altre grandi squadre italiane hanno fatto altrettanto.

2. Verso il 2012 il progetto inizia ad assumere una concretezza sempre maggiore.

3. I promotori del progetto sono la nuova proprietà americana della Roma, il costruttore Parnasi, i proprietari terrieri dell'area proposta dai costruttori. L'operazione oltre che a dotare la Roma di uno stadio serve anche per salvare finanziariamente dai guai parte dei proponenti. Le banche sperano dunque di poter rientrare e Alemanno è una ottima sponda in questo senso.

4. Non è il comune a scegliere dove fare lo stadio, ma la scelta viene fatta dai privati. Probabilmente ci sarebbero state aree migliori, ma ai privati conveniva lì e l'amministrazione Alemanno si è adeguata alle proposte non facendo una piega. 

5. A inizio 2013 l'ippodromo cessa di operare e si prepara il terreno per la trasformazione di questa area.

6. A primavera 2013 però Gianni Alemanno non viene confermato sindaco e a vincere è una figura marziana: Ignazio Marino. Marino assegna ad un'altra figura marziana, Giovanni Caudo, il ruolo di assessore all'urbanistica.

7. Caudo e Marino, a differenza di quanto si usa a Roma, decidono di non annullare i progetti dell'amministrazione precedente ma di prenderne il meglio, portandoli avanti. Così fanno per lo Stadio della Roma. Anche perché il progetto è coerente con una delle linee programmatiche dell'amministrazione che vede nell'asse Roma-Ostia-Fiumicino un asse di sviluppo della città.

8. Nel frattempo a fine 2013 viene approvata la prima impostazione (poi modificata nel 2017) della così detta Legge sugli Stadi che va ad incentivare la costruzione degli stadi di proprietà per le società di calcio.

9. Giovanni Caudo mette mano al progetto dello Stadio della Roma e fa un miracolo mai visto in città: spinge i proponenti ad investire cifre considerevoli ottenendo, in cambio di zero investimenti pubblici, una contribuzione pubblica pari a oltre il 30% dell'investimento complessivo: non solo obbliga i proponenti ad un livello di qualità architettonica elevatissimo (le famose torri di Libeskind), ma anche a realizzare stazioni, metropolitane, parchi, ponti, bonifiche idrogeologiche in una vasta area circostante. Un investimento enorme per la città di cui un terzo tornava ai cittadini come opere pubbliche.

10. Il costruttore ingoia amaro, ma decide di andare avanti. Per la prima volta a Roma si arriva a queste percentuali (30/33%) di contribuzione pubblica su un investimento privato. La media è solitamente un quinto, con le conseguenze che vediamo tutti i giorni dal dopoguerra ad oggi.

11. Il progetto va avanti, viene approvato in Aula il pubblico interesse, i cantieri si avvicinano ma si avvicina anche la fine prematura della Giunta Marino.

12. Raggi stravince le successive elezioni con la promessa di non fare lo stadio. A tal fine nomina Berdini come assessore all'urbanistica, un vecchio arnese farsecamente e pittorescamente ideologizzato che non potrebbe ricoprire ruoli di tale strategicità in nessuna altra grande capitale occidentale.

13. Casaleggio, Grillo e Luca Bergamo (all'epoca spin doctor della Giunta Raggi) si rendono conto però che interrompere il progetto significa perdere troppo consenso. Se ne rendono conto una sera durante la quale dalle tv parte un appello di... Francesco Totti: "famo sto stadio" urla l'ex campione. E tutto cambia. Le strategie urbanistiche di una città decise da un centravanti... 

14. Bonafede (all'epoca responsabile per gli enti locali del M5S e oggi Ministro della Giustizia!) e Grillo assieme a Raggi decidono di assegnare il dossier dello stadio all'avvocato Lanzalone.

15. Berdini capisce che lo stadio si deve fare a tutti i costi e si fa volutamente cacciare dalla giunta. Avrebbe potuto tranquillamente durante i primissimi mesi del mandato far togliere il pubblico interesse all'opera dal Consiglio Comunale, ma opta per un'uscita teatrale. Ancora una volta utile alla sua immagine, ma dannosa per la città. 

16. Al posto di Berdini viene nominato Luca Montuori, brillante urbanista che una volta inserito nella macchina pentastellata si rivela persona profondamente incolore che attacca l'asino dove vuole il padrone. Oggi, sul Corriere della Sera, dichiara: "sì, mandavo tutte le carte a Lanzalone anche se non aveva neppure un incarico ufficiale, cosa c'è di male!?".

17. Lanzalone dunque più potente e incontrastato che mai va avanti nella trattativa coi costruttori: bisogna fare lo stadio a tutti i costi ma bisogna anche far vedere che si è modificato qualcosa agli elettori infuriati.

18. L'idea è quella di tagliare le tre torri, che però erano la parte più interessante del progetto. Un danno culturale gigantesco. Invece di parlare di architettura di qualità e rigenerazione urbana a Roma si torna a parlare di urbanistica in termini di "cubbbature". Roba che altrove manco 40 anni fa. Ma Roma è amministrata dagli honesti, quelli della rete, dell'internet, del futuro. Intanto ci si mette pure il Ministero della Cultura con un surreale vincolo prima messo tardivamente, poi tolto misteriosamente sulle tribune dell'ex ippodromo di Tor di Valle.

19. Il costruttore comunque accetta (e di buon grado, poi vedremo perché) il progetto mutilato, a patto di mettere molti meno soldi in opere pubbliche. Le opere pubbliche fondamentali previste dal progetto di Marino o non si faranno (generando in futuro gravi disagi alla cittadinanza) o si faranno con soldi pubblici (curiosamente l'allora ministro delle Infrastrutture nella conferenza dei servizi pare favorevole a pagare lui ciò che nel progetto precedente era pagato dai privati). Nelle intercettazioni poi scopriremo che in quei giorni il costruttore diceva: "è vero quel ponte è indispensabile, quel ponte mancato  fa andare in tilt la Via del Mare, ma tu questo tienitelo per te". Roba paragonabile a quelli che ridevano dopo il terremoto de L'Aquila se non peggio perché una crisi viabilistica in quel punto rischia di creare più morti alla lunga del sisma in Abruzzo.

20. Una scelta incomprensibile che fa perdere tutti e che fa guadagnare solo il costruttore. Intanto il progetto va avanti, la contribuzione pubblica crolla fino al 10%, forse sotto. Il risultato architettonico-urbanistico è raggelante: un progetto di rigenerazione urbana coraggioso e di grande identità si trasforma nell'ennesima speculazione edilizia alla romana, con palazzine basse e centri commerciali modello Porta di Roma (non a caso altra perla regalata a Roma da Parnasi). Roma ha un gran bisogno di uffici direzionali di alta qualità e il progetto delineato da Caudo e Marino andava in quella direzione: i grattacieli firmati da grandi architetti però svaniscono. Ora il progetto è meno rischioso per chi deve investire e più facile tecnicamente da costruire, e visto che diminuiscono i mq (ma non il consumo di suolo!) i costruttori hanno la scusa per investire meno in opere pubbliche: il guadagno marginale dei palazzinari aumenta esponenzialmente. Una tragedia per la città sotto ogni punto di vista, ma la lobotomia ideologica pentastellata ha il suo scalpo. Hanno difeso i costruttori facendolo loro dei regali clamorosi e umiliato la città, ma il loro elettorato di decerebrati non lo comprenderà mai. E possono esultare dicendo che hanno combattuto contro il "cemento" per "uno stadio fatto bene" laddove prima c'era  una speculazione. Peccato sia vero il contrario.

21. Intanto Parnasi cerca di bissare l'operazione Roma su Milano con l'obbiettivo di costruire lo stadio del Milan "rivendendosi" l'esperienza fatta a Roma. Ma le cose non vanno come dovevano andare: l'assessore all'urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, invece di accettare mazzette, consulenze sottobanco e appartamenti in omaggio spiega che "qui non si usa" e rifiuta il tentativo di corruzione. Una differenza abissale tra Milano e Roma.

22. A maggio del 2018 i Carabinieri vanno a sequestrare le carte relative all'incarico di Lanzalone. Lanzalone, per inciso, viene da Di Maio in persona (sic.) premiato per il capolavoro che abbiamo raccontato sopra con la presidenza di Acea. La più grande municipalizzata del Comune di Roma, una delle più importanti aziende italiane nel suo settore. Avete capito bene: la presidenza di Acea passa da una persona seria come Catia Tomasetti al personaggio Luca Lanzalone...

23. Dopo l'irruzione in comune dei Carabinieri, immediatamente qualcuno dal Campidoglio (secondo alcune accreditate fonti di ieri addirittura Raggi in persona, ma non vogliamo neppure credere ad una ipotesi così surreale) avvisa Lanzalone che probabilmente è sotto indagine.

24. Quando i magistrati irrompono negli uffici di Lanzalone qualche giorno fa alla ricerca di documentazione, trovano tutte le e-mail cancellate. Strano per uno che lavorava con i ragazzi meravigliosi dell'honestà.

25. Secondo la magistratura il costruttore Parnasi avrebbe promesso, in cambio di consenso sul nuovo pessimo progetto, 100mila euro di consulenze a Lanzalone. Sempre secondo la magistratura Parnasi avrebbe in qualche maniera elargito prebende a molti altri politici (incluso il capogruppo del Movimento 5 Stelle Paolo Ferrara, un assessore 5 Stelle del X Municipio cui era stato promesso un lavoro allo Stadio, il folkloristico Adriano Palozzi di Forza Italia e il democratico Michele Civita, che avrebbe fatto assumere una parente) per creare consenso sul nuovo progetto dello stadio, consenso che puntualmente arrivò da questi personaggi mediante i social, con varie moral suasion e talvolta con atti. La magistratura procede agli arresti e agli avvisi di garanzia in virtù di una ordinanza da 288 pagine.

26. La procura di Roma precisa con chiarezza che la corruzione in questo progetto era assente finché la gestione era in mano alla giunta Marino e che si è generata con un vigore virulento solo quando il Movimento 5 Stelle ha preso il potere in città e ha aperto le porte a interessi loschi, appetiti degli imprenditori e faccendieri.

27. In settimana è atteso da parte degli investigatori della Procura il deposito di nuove decine e decine di pagine di ordinanza. Non ci sarà da annoiarsi e speriamo che questa porcheria, l'ennesima in soli due anni di governo, spazzi via in maniera definitiva la peggior giunta che Roma abbia mai avuto. 


Nel frattempo la città ha perso un investimento di oltre un miliardo di euro, con un impatto diffuso superiore secondo alcuni studi universitari de La Sapienza a quello dell'Expo2015 di Milano. Se sommate questa scoppola a quella delle mancate Olimpiadi del 2024 (4 miliardi di indotto) capite perché la responsabilità dei prossimi 30 anni di depressione economica di Roma andranno tutti addebitati a Virginia Raggi. La città poteva essere rilanciata e si è deciso di non farlo. Quei treni non passeranno più.

Ecco come lo Stadio della Roma vi sta rubando il futuro (e un sacco di soldi)

28 novembre 2017
Ne stanno facendo di tutti i colori ad un livello che nessuno avrebbe potuto realisticamente prevedere: miliardi e miliardi di danni proprio in termini economici diretti, proprio denaro sottratto dalle tasche dei cittadini. E queste sono le conseguenze dirette, poi ci sono quelle indirette che sono cinque o dieci volte più gravi. Da Atac alle Farmacie, da Ama alla Ex Fiera, da Piazza Navona ai cartelloni passando dalle Torri dell'Eur, dalla manutenzione del verde, dalle bancarelle fino alle politiche per la sosta e la sicurezza stradale...

Eppure noi parliamo ancora una volta di Tor di Valle, per l'ennesima volta di Tor di Valle. 

Un tempo dicevano: "parlate dello stadio della Roma perché vi paga Parnasi". Magari!, rispondevamo noi. Oggi siamo gli unici e gli ultimi rimasti a parlare contro Parnasi e i proponenti del progetto. I proprietari sono rimasti gli stessi ma noi un tempo parlavamo bene del progetto ma poi, quando il progetto è cambiato, abbiamo iniziato a parlarne male. Come di consueto il mezzo di informazione più indipendente e corretto della città senza false modestie.

Parliamo di Tor di Valle perché Tor di Valle non è un progetto immobiliare, è un simbolo, un baluardo. Per certi versi anche generazionale. "Se riescono a far saltare pure Tor di Valle è la volta proprio che me ne vado" si sentiva dire nel 2016 non di rado dalle (poche) persone davvero attente alle dinamiche della città. 

Perché un simbolo?

Uno sviluppatore internazionale fa un piano immobiliare e lo propone affinché venga accettato un cambio di destinazione d'uso. 

Il Comune invece di nascondersi dietro facili "no" o complici "sì" sfrutta l'occasione per ottenere il più possibile dalla situazione.

I costruttori vengono letteralmente spremuti come limoni: per fare quel che volevano fare bisognava che qualcosa come il 35% dell'investimento andasse in servizi pubblici (ponti, metropolitane, riqualificazioni idrogeologiche, parchi, stazioni ferroviarie, treni). Per la prima volta il Comune non ha risposto "fate come vi pare, basta che mi date i voti o i soldi sotto banco"; per la prima volta il Comune non ha risposto "no, non si può"; per la prima volta nella storia moderna della città il Comune ha risposto "sì, ma a modo mio!". Eversivo!

Di più: nulla dell'area principale del progetto poteva essere inaugurato se prima non si ultimavano le opere pubbliche.

Di più: era stata imposta la qualità architettonica per cui il progetto si presentava con tre straordinarie torri firmate da un grande architetto.

Tor di Valle è un simbolo perché nulla di questo si era mai sperimentato a Roma. Roma la città dove le operazioni immobiliari fino a quel punto si erano fatte alla maniera di Porta di Roma, di Ponte di Nona o, nella migliore delle ipotesi, di Parco Leonardo. Contribuzione pubblica? Una media del 7%, qui si passava al 35%. Sarebbe stato un precedente. Non si sarebbe più costruire "alla romana" se solo Tor di Valle avesse dato il via ai cantieri. Dirompente e spiazzante per tutti gli speculatori e palazzinari che hanno plasmato la città negli ultimi decenni. 

Ma oltre a costituire un precedente Tor di Valle poteva costituire un baluardo per il cambiamento, per la percezione, per una ipotetica rinnovata concordia di questa città. Non è teoria, non è astrattismo. E' successo! E' successo a Milano. La città aveva avuto periodi di alti e bassi: un dopoguerra arrembante e operoso, poi la difficile epoca della deindustrializzazione, poi di nuovo gli Anni Ottanta rampanti e avvincenti e infine gli Anni Novanta, terribili e umilianti per una Capitale Morale che si ritrovava coatta, volgare e profondamente corrotta. La percezione cambiò definitivamente grazie a due cose: nuove architetture e grandi eventi internazionali. Le torri di Porta Nuova & Expo. A Roma il plot poteva essere il medesimo: Tor di Valle e Olimpiadi. Le persone si adeguano al contesto in cui vivono e Roma ha un bisogno enorme di vivere in un contesto che rappresenti ora come ora qualche novità e qualche evoluzione. Questi risultati si ottengono con l'urbanistica e con l'architettura. 

"Le torri disturbano il panorama"

Disse la sindaca insultando l'intelligenza degli interlocutori, ben consci che il panorama sulle bidonville, i campi nomadi, i roghi tossici e gli abusi edilizi della Magliana non poteva essere di certo disturbata da degli eccellenti grattacieli disegnati da Daniel Libeskind. Anzi, verosimilmente il panorama sarebbe di gran lunga migliorato. Era una scusa per far saltare quella operazione dirompente e autenticamente sovversiva che abbiamo raccontato sopra. Quella operazione non si poteva fare perché poi nessuna altra operazione "alla romana" sarebbe stata plausibile. Si sarebbe chiuso un capito che nessuno voleva chiudere. Ad ogni nuovo sviluppo immobiliare sarebbe uscito qualcuno a dire: "ehi, ma perché date così poco? Chi ha voluto sviluppare Tor di Valle ha dato il 35% di contribuzione e voi volete dare solo questo? Aumentate la posta e mettete mano al portafoglio". I profitti privati venivano finalmente condivisi con la collettività.

La sindaca con la scusa del panorama disturbato dalle torri chiese al costruttore di tagliarle. In cambio della perdita di metri quadri da vendere (così facendo, per inciso, si impedì a Roma di avere finalmente il suo centro direzionale iconico, e dio sa quanto ce n'è bisogno per attrarre headquarter di aziende che oggi si stanno compensibilmente spostando proprio a Milano) gli disse che le opere pubbliche si potevano anche non fare. A Febbraio 2017 i costruttori uscirono dalla riunione in campidoglio facendo un sospiro di sollievo: "la precedente amministrazione ci aveva strozzato, qui sono arrivati i regali, ora sì che siamo certo che l'operazione stia in piedi economicamente". Il rischio di impresa, come è costume a Roma, era passato così dai privati al pubblico. Ma il regalo (autentico regalo) di decine e decine di milioni ad una società immobiliare non bastava. La conferenza dei servizi fece emergere la necessità assoluta di alcune opere che i privati - decurtati delle cubature - non avevano più alcuna intenzione di pagare. Non aveva però intenzione di pagare neppure il Comune. Il progetto stava andando a sbattere e invece di mandarlo a sbattere come era a questo punto corretto fare il Governo ha deciso di mettere lui i soldi che doveva mettere il privato. Uno scandalo che non ha aggettivi.

Venerdì scorso la novità: il Governo si occuperà lui, coi soldi di tutti i cittadini, di finanziare e realizzare (chissà quando, perché nel frattempo l'obbligo di fare le opere pubbliche prima dello stadio è saltato) le opere mancanti e necessarie. 

Avete capito benissimo: nel breve volgere di un anno e mezzo siamo passati dall'avere il progetto di sviluppo immobiliare più innovativo ed evoluto che sia mai stato fatto a Roma ad avere una clamorosa speculazione edilizia con denaro pubblico investito per la realizzazione di un'iniziativa imprenditoriale privata. Nessuno oggi in Italia, salvo il Movimento 5 Stelle che è un partito seguito da plagiati e non sa meri elettori, può permettersi di intraprendere e portare a compimento operazioni di questa efferatezza civile.

Ma nonostante l'autentico olocausto economico (secondo La Sapienza il progetto avrebbe sprigionato più risorse di Expo2015), ciò che più è grave sono le macerie culturali che le forsennate scelte di Virginia Raggi si portano dietro sul campo spelacchiato di Tor di Valle. Una intera generazione che per un attimo aveva sperato di poter vivere in una città normale e orientata al merito, alla trasformazione urbanistica sana e allo sviluppo ha perduto ogni speranza. Le aziende che da fuori ci hanno osservato hanno capito che Roma è un posto inaffidabile e governato sulla base non della razionalità e della logica ma sulla base dell'ideologia. 

Sopra a questo fallimento epocale che anche l'ultima possibilità, l'ultimo credibile treno di reale sviluppo della città, il Governo invece di combattere, scommette e investe. Invece di cercare di arginare le scelleratezze di Virginia Raggi, l'esecutivo di Paolo Gentiloni, coi ministri Lotti e Delrio, ci mettono sopra i soldi dei contribuenti pagando loro, nel progetto Raggi, ciò che nel progetto Marino avrebbero ampiamente pagato i privati. Ovviamente da Roma parte la claque a partire da Zingaretti e, anche se un pelo meno, da Giachetti. Invece di denunciare lo scandalo, cercano di dare il merito al Governo per lo sblocco del progetto: lo vadano a spiegare ai contribuenti che stanno subendo un autentico furto sia economico che di servizi. 

Tutto questo non fa che dimostrare ciò che realmente era il golpe che ha costretto Ignazio Marino a dimettersi due anni fa: una alleanza tra PD e M5S affinché tutto rimanga com'è, affinché i grandi cambiamenti innescati dal Marziano potessero essere ricondotti a normalità. E così è andata in tutti i comparti - dalle cose enormi come lo smaltimento dei rifiuti fino ai centurioni piazzati di fronte al Colosseo, tutto come prima - con Tor di Valle che è solo punta di un iceberg gigantesco. 

Non è un caso se l'opposizione sia totalmente nel silenzio. Con l'aggiunta dei tanti esponenti dell'opposizione che non parlano perché hanno intuito l'enorme regalo che verrà fatto alla propria squadra. E si sa, in Italia e ancor più a Roma, il tifo calcistico (pari soltanto alla maghina) è qualcosa che vale di più di tutto, perfino della propria famiglia o della propria dignità. E così è pieno di esponenti Pd i quali hanno capito perfettamente l'enorme regalo economico che viene fatto alla loro squadra del cuore e tacciono, anzi fanno dichiarazioni positive sull'evoluzione incresciosa del progetto, proprio per questo. Il primo caso mondiale di una squadra di pallone che nei prossimi anni sarà molto più competitiva (100 milioni regalati dallo Stato avranno il loro decisivo impatto) grazie ad un regalo da parte del Governo centrale. Le uniche dichiarazioni civili e serie sono quelle di Dario Nanni, andatevele a cercare.

Ma al di là di questo, la cosa che davvero sorprende è il silenzio dei cittadini: come è possibile che ad uno scandalo di queste proporzioni risponda solitaria la voce di questo piccolo blog e basta? Stiamo parlando della più grande, spregiudicata e assurda speculazione edilizia che si sia mai vista a Roma. Perché tutti zitti?

La Nuvola di Fuksas in mezzo alla strada è un non-problema. Ecco perché

3 maggio 2017
Sta tenendo banco in questi giorni la questione degli oggettivi errori di progettazione della Nuvola di Fuksas, il nuovo centro congressi di Roma all'Eur. 
Innanzitutto occorre sottolineare che si tratta indubbiamente di un errore. Marchiano e vergognoso. Come mille altri errori marchiani e vergognosi che si compiono in una città come Roma dove il valore della sciatteria, del pressappochismo, della nullafacenza superano ogni logica e ogni dignità senza che nessuno riesca ad invertire la china. Una città dove lavorare a catzo di cane è un plus, una cosa che fino, che fa figo. Se lavori bene, in maniera precisa, scrupolosa, attenta. A Roma sei uno sfigato, sei noioso, sei pedante. Qui le persone normali, sono anomale. Pensateci e ci darete ragione.

Quindi l'errore c'è, la Nuvola sta in mezzo alla via e la Lama, ovvero l'albergo, occupa più spazio tanto che per stare nelle proporzioni precedenti bisognerebbe farlo fiancheggiare da un marciapiede troppo stretto. 

Lo stesso Fuksas, seppur amareggiato dall'ennesima assurdità, ha però in un'intervista a Repubblica risposto con serenità: basta pedonalizzare, basta fare un marciapiede più largo, basta cambiare i flussi della strada riducendo lo spazio per le auto (che la umiliano, specie nella parte successiva, regno incontrastato della sosta selvaggia) e riprogettando un minimo Viale Europa.

Dove sta il problema? Ma forse ad alcuni potrebbe far comodo la cagnara sull'errore di progettazione, la retorica sui "soldi buttati". Come se non fossero buttati i soldi che si stanno perdendo perché la Nuvola non ha un programma, non ha uno staff all'altezza, non ha un piano di gestione, non ha un tizio che sappia rispondere in inglese quando i clienti chiamano per prenotare un convegno.

La Nuvola oggi è uno spazio in abbandono, sebbene appena inaugurato. Privo dei servizi previsti in partenza (per misteriosi motivi non si sono realizzati i parcheggi interrati sotto Piazza Marconi, così la zona è uno sconfinato cimitero di ettari e ettari di lamiere in sosta illegale, per la gioia dei parcheggiatori che qui stazionano h24), circondato da mostruosità urbane, da palazzine immonde (andate sul lato posteriore della Nuvola, vedete cosa trovate), da piazzali metafisici, trasformati in parcheggi, dall'abbandonato cantiere dell'Acquario, dall'abbandonato cantiere - per colpa delle follie malate di questa amministrazione - delle Ex Torri delle Finanze. 

L'albergo - ovviamente invenduto e abbandonato anch'esso - della Nuvola sporge di due metri rispetto al progetto originario e questo dovrebbe essere un problema grave rispetto al fatto che affaccia sulla Beirut delle Torri delle Finanze? Certo che è un problema e nessuno lo deve sminuire e chi ha sbagliato deve pagare, ma è un problema ri-sol-vi-bi-le e che, attenzione, anzi può essere girato in maniera positiva recuperando più spazio per la pedonalità e per l'utenza dolce della strada. Tutto il disastro circostante che è l'Eur, invece, appare quanto mai irrisolvibile. Avvinghiato ad un declino e ad una depressione senza scappatoia alcuna. 

L'inquietante vincolo sulle tribune di Tor di Valle nasce da una richiesta di Italia Nostra

18 febbraio 2017













Se ci fossero dei centri studi seri, in Italia e nelle Università italiane, ci sarebbero anche dei dati reali e difficilmente controvertibili sui danni che all'economia del paese sono stati fatti dal finto ambientalismo e dal falso ecologismo ideologico.
Quante persone versano nell'indigenza, quanti giovani sono dovuti scappar via, quante famiglie si sono dovute separare, quanti incidenti e quanti morti a causa della lotta contro le infrastrutture, quanto inquinamento e veleno nei polmoni, quanti imprenditori hanno dovuto cedere al racket o chiudere, quanti ragazzi hanno dovuto dire addio alle proprie ambizioni abbassandosi a mansioni lontane dai loro studi, quanto degrado, quanto turismo mancato, quanto patrimonio lasciato in abbandono e quanta parte del debito pubblico e della mancata crescita economica del paese sono dovuti a realtà come Italia Nostra e alla mentalità malata che queste realtà diffondono? Sarebbe davvero interessante tirar fuori qualche dato serio e spiegare ai nostri ragazzi come mai vivono in un paese morto e dal quale saranno costretti a fuggire.



Una riprova ce l'abbiamo nella inquietante vicenda riguardante Tor di Valle. Vicenda che è deflagrata tra ieri sera e stamattina, che abbiamo commentato qui e che ora si arricchisce di un tassello: l'assurdo pronunciamento della Soprintendenza sulla tettoia dell'ippodromo, diventata un bene culturale così prezioso da dover essere non solo tutelato dalla demolizione ma anche preservato in tutta la sua area circostante dove sarà impossibile costruire alcunché, non è partito d'ufficio dalle segrete stanze del Ministero, ma è stato specificatamente richiesto, a fine gennaio 2017, dall'associazione Italia Nostra. Con una lettera che alleghiamo qui sopra. Non ci sorprende il gioco di Italia Nostra che, forse per festeggiare la ricorrenza che cade nel 2018 dei dieci anni del conferimento del ruolo di socio onorario a Francesco Gaetano Caltagirone, ha cercato in tutte le maniere di ostacolare il progetto di trasformazione urbana di Tor di Valle. Ci sorprende, e molto, che il Ministero abbia dato seguito a questa lettera (sarebbero bastati gli errori e i refusi per rimandarla al mittente dopo essercisi puliti le terga), che l'abbia presa in considerazione, che abbia accettato di muoversi d'urgenza esattamente come richiesto da questa associazione (per dare un via libera riguardante cose serie e vitali per il benessere dei cittadini ci mettono anni, qui si sono mossi in 10 giorni) e che abbia inviato una lettera contenenti conclusioni surreali sotto ogni punto di vista.

L'auspicio è che Franceschini smascheri la situazione, capisca cosa sta realmente succedendo e sconfessi i suoi uffici.


Ecco su quale struttura la Soprintentenza sta lavorando per porre il vincolo monumentale. Oltre ogni ridicolaggine. Se il monumento era così clamorosamente importante perché si è consentito che arrivasse a questo livello di degrado? Come mai Italia Nostra non ne ha chiesto la tutela e lo ha "scoperto" solo a gennaio 2017 quando l'ippodromo è abbandonato da gennaio 2013? Cosa ha fatto Italia Nostra in questi 4 anni?

Il livello di strumentalizzazione è fuor di misura. Italia Nostra ha chiesto con somma urgenza la tutela di un edificio di cui avrebbe strenuamente combattuto la realizzazione. Italia Nostra nasce contro l'architettura contemporanea, negli anni Cinquanta. Architetti come Julio Lafuente sono stati combattuti da questi signori per decenni, umiliati, vilipesi, considerati rozzi cementificatori. Oggi Julio Lafuente si trasforma in un genio, in una specie di Francesco Borromini da tutelare in maniera urgente anche per quanto riguarda una sua realizzazione diroccata, che sta crollando su se stessa e che nessuno mai per nessun motivo al mondo. Tenete conto, tanto per restare all'architettura contemporanea, che lo Stadio Flaminio non ha alcun vincolo; tenete conto che Italia Nostra non ha fatto una piega riguardo allo sbudellamento che si sta attuando alla Stazione Termini (quella, sì, un capolavoro assoluto della storia mondiale dell'architettura) per la realizzazione della Terrazza Termini e così per l'edificio della Esso alla Magliana: i tre ventagli sono, quella sì!, l'opera-capolavoro di Julio Lafuente a Roma. Grazie a restauri e piano casa negli ultimi anni si sono cambiati connotati e volumetrie al palazzo, ma qui nessuna lettera d'urgenza è stata inviata in Soprintendenza.



Ma tranquilli, per lo stadio della Roma (la squadra non ne può fare a meno se vuole entrare nel calcio europeo che conta) si troverà "un'altra area". Indovinate quale...

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