Glass è un ristorante gastronomico, uno dei migliori della città, senz’altro il migliore a Trastevere dove quasi tutto il resto dell’offerta commerciale è definibile come ripugnante. E' un miracolo di per se nella città dove il benchmark del cittadino medio, da sempre, è "consijame dove se magna tanto e se sspenne poco". Infatti lavora in gran parte con clientela internazionale e di fuori Roma.
La chef, Cristina Bowerman, è una celebrità internazionale. È proprio la chef ad aver pubblicato queste immagini nei giorni passati sui suoi profili social.

In tutto il mondo eccellenze simili vengono tutelate, costituiscono l'ossatura, la spina dorsale, l'architettura identitaria e l'architrave di un racconto di città. Da noi vessate, umiliate, ridicolizzate, brutalizzate dalle norme e dai politicanti oltre che dalle autorità preposte ad applicarle. Ma cosa è successo? Perché stiamo snocciolando sto ennesimo pippone? Vediamo i fatti. Questo locale aveva sul davanti un piccolo e grazioso dehors come si vede nella prima foto, niente a che spartire con la porcheria che fanno tutti gli altri locali del circondario allestiti con scritte volgari, colori pacchiani e tavolini abusivi. Qui c'era un dehors elegante e pulito, che pagava fior di tasse al Comune.
Il Comune però ha deciso che non andava bene e, in virtù non si sa di quale malattia mentale diffusa, ha varato una cosa abominevole che si chiama Piano di Massima Occupabilità. Una scusa per togliere tavolini all'aperto a chi li aveva per dar ragione all'ideologia marcia di certi politici secondo i quali gli imprenditori della ristorazione devono schiattare. Ogni riferimento a Nathalie Naim (e non solo a lei ovviamente, visto che i seguaci di queste follie sono decine) è puramente casuale.
Un Piano di Massima Occupabilità descrive un territorio, dice che in quel territorio devono sparire tutti o quasi i tavolini. Poco importa se tu sei sul confine di quel territorio e dall'altra parte della strada il tuo concorrente, a differenza tua, può continuare ad avere tavolini mentre tu devi rinunciarci avviandoti al fallimento. Una politica di gestione delle occupazioni di suolo pubblico semplicemente criminale, che esiste solo a Roma e che fa male a tutti: al Comune perché perde soldi, agli imprenditori perché perdono fatturato, ai cittadini perché diminuiscono le opportunità professionali (fare il cameriere è una professione, fuori da Roma. E molto seria, di soddisfazione e remunerativa) per loro e per i loro figli, ai turisti perché c'è meno spazio per loro per portarsi a casa una bella esperienza gastronomica seduti all'aperto. Da una parte hai perdita erariale, perdita di business, perdita di giro d'affari, perdita di posti di lavoro, degrado per le strade, aumento della sosta selvaggia. Dall'altra hai solo l'ideologia imbecille di qualche politicante così soddisfatta. Si capisce chiaramente il motivo per cui Roma si comporti in un modo completamente opposto, riguardo ai tavolini all'aperto, di tutte le altre città. Stiamo parlando dell'unica città vetero castrista, chavista, leninista, marxista, terzomondista in cui ogni attività è mirata ad ostacolare la libera impresa privata, specie se operata da persone oneste e di qualità (si chiude un occhio solo per i criminali, loro possono fare cosa vogliono, specie se poi sono disposti a portare voti). Ma la cosa più atroce è che l'impostazione di cui sopra è riuscita a diventare standard, normalità: a Roma è strano il contrario. A Roma se dici che i privati, specie quelli bravi, è giusto che guadagnino e facciano fortuna, sei guardato come un matto. Sei guardato come un matto da tutti, di destra e di sinistra, dei Parioli e di Tor Bella Monica. E' un esperimento antropologico che tra 40 anni verrà studiato, ma noi ora ci siamo dentro e per chi non ci sta capendo nulla sono spallucce, per chi ha capito cosa succede è un incubo vero. Ma vero.
Ma torniamo ai tavolini. Qui non parliamo neppure di tavolini all'aperto tra l'altro. Parliamo di un dehors "di servizio" pagato come se fosse usato per somministrare ma in realtà lasciato lì per arredo, per non avere sosta selvaggia davanti, o magari per consentire ai clienti di uscire a fumare in un ambiente accogliente. Niente: piano di massima occupabilità, via il dehors di Glass.
Risultato: auto e motorini al poto di piante e tavolini. Il locale umiliato, invisibile dalla strada, difficilmente raggiungibile da disabili e utenza debole. A un altro imprenditore di eccellenza, come accade sempre più spesso, a cui sta salendo la voglia di andare a investire in città normali lasciando posti delicatissimi come Trastevere alla ndrangheta dei localari che si è divorata già tutte le strade circostanti e che non fa una piega: loro i piani di massima occupabilità non li rispettano, perché se un imprenditore serio fa quello che gli dicono le norme anche se le norme sono autentica immondizia, un imprenditore banditesco fa sempre come gli pare. Specie quando con piccole azioni di corruzione ci si può garantire l'impunità.
Questo è solo un caso, ma ce ne sono migliaia, tutti simili. Di più: i casi sono sempre meno e non perché diminuisca l'assurdo amministrativo, no, ma perché proprio diminuisce chi anche solo si azzarda a fare impresa. Il problema, ed è micidiale, si sta risolvendo alla base. Non ci sono più imprenditori in gamba che hanno problemi a operare a Roma, ci sono semplicemente imprenditori in gamba che decidono di NON operare a Roma. Significa la morte, e non solo in senso figurato. Due anni fa la città ha votato in massa il Movimento 5 Stelle affinché queste storie allucinanti, impensabili altrove, diventassero un mero ricordo. Il risultato è che le storie allucinanti si sono moltiplicate, sono aumentate a dismisura, sono diventate la norma.
Qualcuno deve pur venire a salvarci. L'amministrazione deve smettere di torturare la città. Il sindaco si deve dimettere e il governo deve nominare un serio commissario con una seria squadra per lavorare urgentemente alla messa in pristino della normalità e per avviare le riforme necessarie a porre Roma al livello di tutte le altre capitali occidentali. Urgentemente. Viceversa significa che la città ha deciso di suicidarsi: è il primo caso del genere nella storia dell'uomo.







































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