Tutta la spiegazione sul perché il piano Calenda è concettualmente sbagliatissimo

18 ottobre 2017
Parlando del favoleggiato Piano Calenda per il rilancio di Roma, ovvero della serie di provvedimenti messi insieme dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per portare investimenti nella capitale, bisogna partire da due premesse.

La prima premessa è che quando parliamo di 2 miliardi di investimenti sembra che parliamo di chissà quale cifra. In realtà, tenuto conto il bilancio, la stazza e anche il depresso pil annuo che cuba la città, stiamo parlando di una cifretta incapace di spostare realmente le cose, tanto più se spalmata in annu e anni. 2 miliardi, tanto per capirci, sono poco più dell’investimento che era previsto a Tor di Valle con la trasformazione immobiliare che comprendeva lo stadio della Roma. Sarebbe bastato che una amministrazione di lestofanti non avesse bloccato l’ottimo progetto messo in campo da Giovanni Caudo durante gli anni della Giunta Marino e avremmo avuto la stessa quota di investimenti. Senza chiacchiere, senza finti litigi tra ministro e sindaca, senza giochi di ruolo e gioco delle parti. E soprattutto senza esborso di denari pubblici (soldi dei contribuenti di Gorizia e di Trieste, di Biella e di Lecce, tutti gettati nel buco nero di Roma), ma esclusivamente privati.

La seconda premessa è che seppur volessimo considerare significativo l’ammontare del piano, si tratterebbe comunque di un provvedimento fragilissimo, sub iudice delle prossime elezioni, destinato a vacillare e forse a cadere visto il periodo di feroce campagna elettorale che ci aspetta e visto il certo cambiamento di quadro politico a Palazzo Chigi e dunque in tutti i dicasteri.

Tutto ciò premesso prendiamo la cosa sul serio e ne parliamo come se fosse una cosa davvero cocreta. E moduliamo le nostre critiche, anzi sostanzialmente la nostra unica critica, assumendo che questo piano andrà in porto. 

Quale è la nostra unica critica? La visione distorta della città. Carlo Calenda e il suo team hanno prodotto settimane fa un eccellente documento di analisi della disperata situazione della Capitale. Hanno perfettamente capito che siamo agli sgoccioli e che le pressoché inesistenti chance di risollevare la città stanno esaurendosi e che la situazione si fa pericolosa non solo economicamente e politicamente parlando, ma anche socialmente e in termini di ordine pubblico. Roma è una polveriera pronta a generare violenza, un laboratorio antropologico dove si stanno producendo cittadini privi di dignità, pronti a tutto, aggressivi, autolesionisti. Un qualcosa che non ha paragoni e raffronti a livello nazionale e men che meno internazionale. 

Come reagire? Calenda risponde che - da una parte sollecitando e dall’altra tendendo la mano a Comune e Regione - bisogna aumentare gli stanziamenti sulla città. Individua insomma una città sottofinanziata, e probabilmente ha ragione, e immagina che per finanziarla serva del denaro dall’estero. Denaro pubblico, drenato a tutti i contribuenti italiani e investito in un contesto di illegalità, inefficienza, corruzione, racket, mafia. In un contesto ingovernato e ingovernabile. 

Secondo noi così non si risolvono i problemi bensì se ne generano di nuovi. Ecco la visione distorta della città, ecco la mancata osservazione della realtà: Roma non ha bisogno di soldi, ha solo bisogno che i soldi che già ci sono, e sono tanti, prendano la strada corretta. Escano dalle saccocce dei furfanti e entrino nelle casse di chi gestisce i servizi pubblici ad esempio, o nei portafogli dell'economia sana, pulita, internazionale. 

Calenda non ha ben compreso che il punto non è trovare 100 milioni per comprare autobus Atac, il punto semmai è recuperare i 100 milioni all’anno (all’anno!!!) di evasione dei ticket, anche perché una azione simile non solo genera cash vero ma combatte l'inciviltà diffusa (se al mattino ti obbligo a pagare il bus ti svegli sentendoti attorno una città che non è terra da depredare); il punto è valorizzare i cespiti immobiliari Atac pregiatissimi ma abbandonati, che valgono anche loro centinaia di milioni. 

Il punto non è finanziare le municipalizzate, bensì renderle efficienti, fare in modo che chi lavora bene venga valorizzato e i tantissimi che lavorano male licenziati in tronco. Il punto non è trovare i soldi per la manutenzione delle strade andandoli a chiedere ai cittadini di Bologna o di Ancona che versano le loro tasse allo stato, il punto è capire che il mondo delle bancarelle a Roma versa al Comune 7 milioni l’anno mentre ne potrebbe cubare 90; capire che il mondo dei cartelloni pubblicitari versa al Comune 20 milioni quando il settore è valutato 80; capire che solo facendo pagare il giusto a chi mette tavolini fuori al proprio ristorante (e che deve poterlo fare con maggiore facilità nell’ambito di una semplificazione normativa radicale e profonda) si potrebbe risanare mezzo debito pubblico. 

Per tacere poi dello sviluppo immobiliare. Ex Fiera di Roma ferma, Tor di Valle ferma, Torri dell’Eur ferme, ferma perfino la sistemazione di superficie del parking di Via Giulia perché nessuno si piglia la responsabilità di mettere una firma. E se si abbatte un palazzo irrilevante sulla Salaria per sostituirlo con un edificio nuovo si mobilita mezza città. Questa mentalità, questo atteggiamento, queste tare mentali costano alla città in termini direttamente economici molto più dei 2 miliardi spot che arriverebbero in ossequio al piano. 

Roma ha in se stessa, in questo momento, le risorse necessarie per sviluppare, per fare investimenti, per trasformarsi. . Non occorrono dunque nuove risorse ma occorre profonda semplificazione burocratica, cambiamento radicale della classe amministrativa (o sostituzione di persone o cambiamento totale di mentalità delle persone che già ci sono), commissariamento lungo. Ad oggi queste risorse l’amministrazione rinunzia ad andarle a prendere, preferisce lasciarle nelle tasche della peggiore imprenditoria europea dei bancarellari, degli ambulanti, dei tassinari, dei balneari, delle dittuncole di manutenzione stradale, dei pessimi esercenti, dei mutandari, dei cartellonari. Queste realtà portano un sacco di voti e in cambio vogliono un sacco di soldi. Sono questi potentati che privano la città di ossigeno. In questo quadro i soldi di Calenda farebbero la stessa identica fine: in larga parte nelle tasche dell’imprenditoria alla romana.


Solo gestendo in maniera imprenditorialmente sana un bene straordinario come i suoi arenili, le sue splendide spiagge, le sue dune, i suoi lungomare Roma potrebbe generare annualmente economie 5 volte tanto quelle del piano Calenda. Basterebbe solo sistemare il mare. E poi ci sono cento altre cose così: business abbandonati  da chi amministra per favorire orde di speculatori che succhiano sangue alla città minuto dopo minuto. Vogliono mettere in circolo nuovo sangue, senza nessunissima azione su chi a vario titolo e a vario spettro succhia. Dalla signora che non fa il biglietto sul tram su su fino al palazzinaro che lucra sui suoi pessimi edifici forte di una città che pur di favorirlo artatamente ha rinunciato a modernizzare le sue architetture e la sua urbanistica. 

Video. Delirio Via Marsala. I romani incorreggibili e una proposta per redimerli

16 ottobre 2017
Per qualcuno sarà noioso, ma a noi sottolineare e insistere sui problemi non annoia mai. Anche perché, è dimostrato, alcuni nostri tormentoni magari hanno stufato qualche lettore ma alla fine hanno ottenuto il risultato: far sì che ci si occupasse del problema e talvolta lo si risolvesse. 

Siamo tornati, ieri sera, a Via Marsala. Domenica sera, ore 20, fuori dalla stazione ferroviaria più importante d'Italia. Nonostante il tentativo di canalizzare il traffico, l'ignoranza e l'inciviltà dei romani è stata per ora più forte di qualsiasi arredo urbano. Anche perché come abbiamo più e più volte precisato in passato l'arredo urbano è fatto male e necessita di adeguamenti (vi ricordate il nome del nostro Assessore ai Lavori Pubblici? Ehehehe...).

Quello che ci è venuto in mente girando tra questa autentica pazzia ieri sera e discutendo animatamente, a telecamere spente, con i personaggi dentro e fuori le auto è l'idea di una dissuasione di questi fenomeni non tanto tramite multe, ma tramite una mediazione culturale.


Immaginatevelo e pensate quanto sarebbe innovativo e che incredibile risultato potrebbe ottenere la cosa. Vai a Termini, ti parcheggi in mezzo alla strada o sul marciapiede e aspetti il tuo caro che arriva. Invece del tuo caro dopo pochi secondi ti si avvicina un mediatore culturale, incaricato dal Comune, ti spiega che stai facendo una roba scorretta, che stai rallentando il traffico, che stai creando inquinamento, che altri al posto tuo si comportano più correttamente, che c'è il parcheggio gratuito a quaranta centimetri da te. Il mediatore si prende insulti e rispostacce (se si esagera può qualificarsi come incaricato di Roma Capitale, altrimenti lo può fare tranquillamente in maniera anonima), ma insiste incessante. Pesante. Palloso. Rompe le scatole. Sulla strada 8 mediatori a turno, tutti a spiegare quanto è sbagliato quel comportamento, tutti a disturbare la serenità di chi si comporta con prepotenza, tutti a spiegare che in nessuna città del mondo succede una roba simile, tutti a sottolineare che in caso di emergenza in quello spazietto non passerebbero ne vigili del fuoco ne ambulanze. Tecniche spicce di psicologia, far sentire in colpa le persone, farle sentire adeguate e sporche, metterle in conflitto con coloro che si comportano bene, infine convincerle a mettere in modo e andarsene. Come delle zanzare, uno sciame fastidiosissimo. Davvero se un cittadino vive questa esperienza poi ce ri fa? Davvero? Secondo noi non solo difficilmente ce ri fa, ma secondo noi soprattutto gli rimane molto impresso, magari ne parla a casa, alla moglie, ai figli, in ufficio...


Molti se ne vanno imprecando, molti se ne vanno arrabbiati, molti se ne vanno avendo aperto gli occhi. L'azione non solo tiene la strada pulita o quasi ma soprattutto fa didattica profonda sulle persone. Questo ti saresti aspettato dai grillini quando si vendevano come un progetto innovativo. Invece 'ste proposte le trovi solo sui blog (non quello di Grillo).

Ecco perché la nuova palazzina di Via Ticino va fatta anche se fa schifo

14 ottobre 2017
Cosa ne pensa Roma fa Schifo della faccenda di Via Ticino? Cosa ne pensa il blog che più di ogni altro è favorevole all'architettura contemporanea del palazzo che si sta per edificare al posto di un convento risalente agli anni Trenta e poi pesantemente modificato negli anni Cinquanta? 

Come i nostri lettori ben sanno noi ci schieriamo quasi sempre dalla parte del nuovo. Specie quando, grazie alla virtuosa pratica della demolizione e della ricostruzione, il nuovo sostituisce il vecchio. E specie quando questo "vecchio" è privo di valore storico, urbanistico, paesaggistico, artistico, architettonico. E questo sembra proprio un caso simile: il palazzo di origine non ha grande rilevanza (qualcuno parla addirittura di falso storico) e il progetto di destinazione, oltre a generare indotto, posti di lavoro, operai, ingegneri e impiantisti che si allontanano di un passetto da depressione, declino e disoccupazione, è firmato da uno studio importante. Uno studio, tra l'altro, che ha fatto ma soprattutto che farà cose significative in questa città. A partire dalla nuova sede IBM prevista nella landa desolatissima della Nuova Fiera di Roma. 

E però c'è un però. Un però molto semplice: il progetto fa pietà! Lo studio è buono, l'architetto sa il fatto suo, l'operazione è importante e ha tutto il nostro appoggio perché bisognerebbe farlo con mezza città di demolire il vecchio e costruire nuovo e di qualità. Il punto è che il nuovo deve essere meglio del vecchio, solo così possiamo smontare la malata impalcatura mentale di chi dice che comunque il vecchio è meglio. Solo così possiamo demolire le errate convinzioni di Vittorio Sgarbi (autore contro questo progetto della piazzata via Facebook che ha aperto le danze alle polemiche parlando assai impropriamente di "villino liberty", bah...) e di Italia Nostra convinti che si debba tutelare a prescindere e che qualsiasi cosa contemporanea sia peggiore di quanto era stato fatto 50, 60, 70 anni fa. 

Se Italia Nostra ci fosse stata negli anni Trenta avrebbe protestato perché si edificava su un'area verde; se ci fosse stata negli anni Cinquanta avrebbe protestato perché si sopralzava un villino degli anni Trenta. Oggi negli anni Dieci del Duemila fa patetiche manifestazioni per tutelare esattamente quello che avrebbe ostacolato. Italia Nostra è una organizzazione che, qualora già in essere (e per fortuna non c'era) avrebbe fatto manifestazioni contro la edificazione di San Pietro in Vaticano visto che si stavano utilizzando i marmi depredandoli dal Colosseo. Italia Nostra avrebbe bloccato la costruzione di Palazzo Pamphili, di Sant'Agnese in Agone e proprio di tutta Piazza Navona, d'altronde erano solo case di lusso per famiglie ricche (come dicono sempre coloro che ostacolano lo sviluppo immobiliare) costruite sopra ad una prestigiosissima area archeologica di un circo romano assai meglio conservato del Circo Massimo. 

Epperò stiamo dando benzina alla folle corsa di queste sciocche automobili che puntano addosso a noi stessi. A Roma la sostituzione edilizia, la demolizione di vecchi brani di città per costruire nuovi edifici con materiali migliori, con classe energetiche migliori e quant'altro si sta rivelando troppo spesso un flop. C'è Via Ticino, ma c'è anche Piazza Pitagora. Dovunque zero coraggio, zero capacità di guardare come e cosa si costruisce nel mondo, zero senso estetico.
Così si rafforza la fronda ignobile e dannosa di chi dice che l'architettura contemporanea è qualcosa da tenere alla larga da questa città. Così si dà forza a chi, come Italia Nostra, ha il coraggio di dichiarare robe tipo: "abbiamo paura perché quando sentiamo che si vuole guardare alla modernità temiamo che si voglia considerare Roma come una delle altre città del mondo". Queste folli dichiarazioni resterebbero folli se dall'altra parte si potesse rispondere con dei contenuti. E invece al posto dei contenuti c'è una palazzina che sarebbe sgradevole sul lungomare (chiamiamolo così) di Torvajanica.

Dunque la nostra posizione? Paradossale, ma al solito molto lucida. L'edificio è orribile, ma (sperando in qualche miglioramento in fase di progettazione esecutiva) va fatto a tutti i così. Va fatto perché grave sarebbe se la combriccola di cui sopra riuscisse a portare a casa un risultato. Significherebbe il blocco - se non altro per evitare beghe - di altre iniziative, significherebbe un nuovo macigno di depressione sull'atmosfera allucinante di questa città che invece al contrario di quello che dice Italia Nostra deve ambire eccome ad essere a livello delle altre città, significherebbe la vittoria dell'immobilismo imbalsamato. Il tutto, ovviamente, mentre dovunque in città si edificano strutture progettate al più da geometri, ma quando arriva un progettista che sia questo del quartiere Coppedè che ha firmato un progetto infelice o che sia Daniel Libeskind (è stata Italia Nostra a contribuire bloccare le sue torri, ricordiamocelo) allora apriti cielo, allora giù a farsi pubblicità mettendosi in mezzo. Sull'immondizia edilizia che ancora sta investendo l'area periferica e semicentrale della città non una parola che sia una. 
Come vedete è un problema culturale, che attiene ai due fronti opposti di chi vede la città come un organismo morto da tutelare imbalsamato (stanno da questa parte anche tutti i partiti politici, PD e Fratelli d'Italia hanno dichiarato allo stesso modo sulla questione) e di chi la vede come un organismo vivo in eterna trasformazione come è sempre stata fino ad oggi. E una faccenda culturale di questa portata val bene un edificio che, per lo meno dai rendering, ci pare molto brutto.

Dobbiamo renderci conto che se ci fosse stata la mentalità Italia Nostra style nei secoli passati, questa città non sarebbe esistita, non sarebbe progredita, non avrebbe conquistato il mondo, non tramanderebbe oggi una stratificazione di epoche straordinaria e unica sul pianeta. Dunque ogni tassello è buono per combattere questo modo di pensare che è una delle metastasti che più di altre sta uccidendo la città. In tutto questo può intervenire il Comune? Certo che può. Facendo una seria commissione capace di fermare, rallentare o non facilitare progetti di sostituzione edilizia non improntati alla qualità, capace di avere l'autorevolezza per far modificare realizzazioni che non portano in se cultura architettonica. E al contempo in grado di fare tappeti rossi a chi fa il contrario.


Apre la Rinascente. Ma il punto vendita non è raggiungibile dai clienti. Il filmato

11 ottobre 2017




Domani apre la Rinascente. E' una cosa importante perché un grande mall commerciale nel cuore della città Roma non lo aveva mai avuto. E' una cosa importante per l'investimento da centinaia di milioni (dovunque è la norma, a Roma è l'eccezione) e per i tanti addetti che così si sono salvato dal gorgo della disoccupazione e della depressione economica.

La struttura è clamorosa. Hanno - come si fa nel mondo civile - spellato un edificio, lasciato solo i muri esterni e dentro hanno ricostruito tutto all'interno. Un nuovo edificio a forma di L nella corte, alto e possente con all'interno una tromba delle scale magniloquente e per ogni piano l'allestimento di un diverso architetto. Sotto il recupero dell'archeologia (alla faccia di chi pensa che per tutelare il patrimonio non bisogna costruire "nuovo cemento", mentre è proprio grazie alle nuove costruzioni come dimostra anche Metro C a San Giovanni che si riesce a studiare e rendere fruibile nuovo patrimonio) e in cima un grande spazio dedicato alla ristorazione e una terrazzona panoramica.
Ecco i marciapiedi di Via dei Due Macelli. Si va solo in fila indiana
Chi ha effettuato l'investimento, il grande gruppo thailandese che da anni è proprietario di Rinascente e la sta rilanciando in grande stile dopo la crisi degli anni precedenti, punta a 15mila persone al giorno. Questi i flussi attesi. Flussi che sono in grado assolutamente di cambiare faccia al percorso che i turisti e i romani faranno in centro. Gli itinerari dovrebbero cambiare. Alcune assi che erano abbandonate (Via del Tritone in primis) saranno da domani frequentatissime. 

Un cambio di questo genere in tutto il mondo è preceduto da un adeguamento urbanistico, architettonico. A Roma nulla di tutto ciò è successo. Secondo il Comune, evidentemente, le persone alla Rinascente debbono arrivarci volando, attaccate ad un drone, calandosi con il parapendio o qualcosa di simile. Nonostante gli oneri concessori che Rinascente ha versato al Comune per ottenere il cambio di destinazione d'uso, parliamo di 25 milioni di euro pianificati da 10 anni quasi, dal 2009, le cose tutto intorno non sono migliorate. Iniziò Alemanno a sciupare questi soldi e a distrarli su aree che era meglio lasciare com'erano, come Piazza San Silvestro, la più scadente isola pedonale del mondo. 


A Via dei Due Macelli basterebbe togliere la sosta e allargare i marciapiedi. Esattamente come fece nel breve volgere di 5 mesi (dopo 30 anni di chiacchiere) Ignazio Marino a Via del Babuino. Perché non si è fatto lo stesso? Eppure i Due Macelli sono esattamente la ideale continuazione del Babuino e istimo di collegamento tra Piazza di Spagna e Via Nazionale. Perché zero pianificazione?


Delle due l'una. O la Rinascente sarà un flop e allora i marciapiedini di un metro a Via dei Due Macelli e quelli di due metri e mezzo neppure protetti dalla preferenziale su Via del Tritone saranno sufficienti. Oppure la Rinascente andrà bene e tutto questo assurdo assetto urbanistico circostante creerà pericoli e problemi di ordine pubblico. Oppure c'è una terza ipotesi, la più triste e la più verosimile: che le difficoltà ad affermarsi commercialmente la Rinascente ce le avrà proprio a causa del contesto urbano in cui è calata. Proprio a causa del fatto che i suoi portoni sui Due Macelli sono invisibili dietro auto e furgoni parcheggiati liberamente. Proprio a causa del fatto che una realizzazione così importante non è percepibile, non è visibile fuori, è solo interna. Solo interna perché la città non ha risposto, non ha reagito, non ha dato seguito, non ha supportato. 

E una grande tristezza ti avvolge anche quando dovrebbe essere festa perché apre una nuova attività finalmente di caratura e stazza europea.

Oggi è la strada più bella di Roma, ma tutti hanno cercato di affossarla. Storia e video

10 ottobre 2017
Stiamo parlando semplicemente della strada più bella di Roma. Si percepiva dal progetto e così è stato. Anzi: una delle strade più belle in assoluto nelle grandi città turistiche occidentali. Perché un progetto così non c'è a Londra, non c'è a Vienna, non c'è a Madrid e hanno provato, però senza riuscirci (si chiamava la Jeaune Rue) a farlo a Parigi.

Visto che la bellezza e la rivoluzione già si capiva dal progetto e visto che la bellezza a Roma è considerata un nemico (solo nella bruttezza possono proliferare incontrastate la clientela, la ruberia e la corruzione oltre che la squallida ideologia di chi amministra per gestire le proprie nevrosi mentali e non per migliorare la società in cui vive), questo progetto è stato ed è ostacolato in maniera assurda e inimmaginabile.

Stiamo parlando di Via della Frezza (andateci, rimarrete senza parole) e stiamo parlando di un calvario che è durato per anni e anni. Una strada abbandonata, buia, sporca, con commerci in disuso e falliti. Grazie a questa situazione una imprenditrice (la stessa che vent'anni fa si inventò 'Gusto, svecchiando la stanca ristorazione romana dell'epoca) riuscì ad accumulare una serie di fondi commerciali sulla strada. Quasi tutto un lato della via aveva così lo stesso proprietario. Non si tentò di accorparli ma di creare la prima strada commerciale italiana. Una specie di centro commerciale di altissimo livello, con prodotti di iper ricerca, declinato utilizzando tutti i negozi di una strada. Dalle biciclette al cibo, dalle scarpe ai gioielli, dagli arredi per esterni agli accessori per scrivere e disegnare. 

In vista dell'inizio dei lavori alcuni residenti della strada fecero un esposto. Non c'era niente di ché, ma per non saper ne leggere e ne scrivere i Vigili Urbani bloccarono tutto il quartiere per mesi e mesi. Poco importa che nel frattempo i proprietari pagavano fior di affitti, poco importa se un sequestro così evidente al mondo è capace di danneggiare la tua immagine di persona per bene. Loro sequestrano, poi mettono la pratica sulla scrivania, poi quando hanno tempo controllano. Così funziona. Responsabilità certo di chi deve fare i controlli e li deve garantire in 7 ore, non in 7 mesi, ma responsabilità anche della meschinità di chi tollera ogni forma di illegalità sotto casa propria e l'esposto lo fa solo quando questa illegalità viene combattuta da un investimento legale. Lo schifo della cittadinanza romana.


Lo schifo che non si arresta. Un vecchietto, un tempo personaggio famoso della politica, che abita nella strada, inizia a fare il diavolo a quattro durante tutti gli anni di questo calvario, prova a frapporsi furente e... furio, ostacoli su ostacoli, "avete rovinato la strada" urla il giorno dell'inaugurazione quando come un ossesso, più furio e furetto che mai, cerca di spostare gli splendidi arredi urbani che hanno trasformato in luogo straordinario un vicolo piscioso.


Ma non basta. Ci si mettono le società di sottoservizi che impiegano il doppio del tempo per riqualificare il sottosuolo e far passare le condutture. E intanto giù a pagare affitti. Ai cittadini locali non basta avere una strada-esempio, non basta che un imprenditore paghi di tasca sua per riqualificare ciò che il Comune non avrebbe mai riqualificato. Alcuni di loro si infilano nei blog civici, solitamente nostri alleati come ad esempio Diario Romano, per scrivere menzogne, cattiverie e per mettere in cattiva luce un progetto che necessitava invece solo di supporto. 


Ancora oggi che la strada è pronta, arredata con i migliori elementi di arredo per esterni in produzione al mondo e con molti dei negozi arredati il calvario non è finito. Il Municipio, che pure tra alterne vicende bisogna dire che non è stato tra coloro che hanno ostacolato l'iniziativa (anzi proprio l'ente guidato dalla Alfonsi si è inventato il modo per far passare panchine e vasi pagati dal privato, indicandoli come parapedonali anti sosta selvaggia, altrimenti non si potevano per legge mettere!), non riesce a dare il via libera alle OSP: gli imprenditori dopo aver allestito tutto con piante, fiori e panchine che ogni angolo di Roma se le può tranquillamente sognare, sono pronti a allestire i salotti dove poter somministrare cibo e drink, un ulteriore upgare alla bellezza di questo angoletto della città ma niente. Uno degli esercizi commerciali è un mix tra ricettivo (un piccolo design hotel), ristorazione (il ristorante) e una spa. Ebbene i Regi Decreti del 1943 o giù di lì su cui si basano gli atti che l'amministrazione deve emettere non prevedono, ovviamente!, questo tipo di struttura. E dunque non è facile arrivare ad un'autorizzazione. Risultato? Restano nei buchi dell'arredo urbano - laddove sono previste le OSP (occupazioni di suolo pubblico) - che servono ai cafoni motorizzati per parcheggiare fior di suv sul marciapiede. E poi ci sono i tavolini, con i Vigili Urbani che dicono che vanno attaccati al palazzo e con la Soprintendenza di stato che dice che vanno staccati dal palazzo. Una cosa kafkiana che tiene le richieste bloccate per mesi, la condizione ideale per funzionari, dirigenti e impiegati che non vogliono lavorare: portare le cose sul binario morto è l'unica preoccupazione di tutti. Nessuno si prende a cuore un progetto e lavora per rimuovere gli ostacoli, tutti puntano a mettere semmai ostacoli nuovi in modo da farlo bloccare per mesi e mesi. Chi ha investito paga affitti su affitti dei locali di ristorazione, ma non li può aprire.


Poi scopri che sulla strada ci sta la qualsiasi. Compreso un bar che non potrebbe cucinare ma cucina, sottoterra, compreso un bar che non ha OSP ma mette ettari di tavolini, compreso un bar che riempie la strada di cartelli pubblicitari abusivi sul marciapiede. I Vigili? Guardano e non fanno nulla. Magari puntano allo zerbino di design fuori da uno dei negozi iper eleganti del progetto commerciale in questione: lì, anche se si sfora di 5 centimetri, sono subito 400 o 700 euro di multa. E' successo davvero a quanto pare.

Intanto però Fòndaco c'è ed è aperto. Andate a vedere questa strada e condividete con noi la meraviglia e la tanta rabbia. 

La campagna virale di Vueling e la pochezza di chi amministra la città

9 ottobre 2017

Quello che si è verificato nei giorni passati in occasione di una campagna di marketing virale della compagnia aerea Vueling ha del surreale e del patetico, ma ci serve a confermare ancora una volta il livello di squallore e di profonda pochezza della nostra classe politica. 
Ma partiamo dai fatti. Cosa è successo?
Molto banalmente la compagnia aerea Vueling si trova in queste settimane in campagna promozionale. La campagna è stata declinata, come ormai quasi sempre accade, con un giusto mix tra azioni convenzionali e azioni più innovative. Non è la prima volta che Vueling si produce in attività di questo tipo, successe già in Toscana nel 2013. A Roma oltre a inserzioni sulle pensiline Atac (gli unici spazi della città, assieme agli spazi sotto la metro, che però sono visti solo dai poveri cristi che a Roma viaggiano con il trasporto pubblico), Vueling ha effettuato anche una campagna utilizzando come supporto i paletti anti sosta selvaggia di Monti e del centro. Con dei sovra-paletti in plastica color giallo-Vueling, la compagnia aerea spagnola ha arredato Via del Boschetto, Via Urbana e Via di Torre Argentina (purtroppo sono pochissime le strade dotate di questo fondamentale elemento di arredo urbano) con dei messaggi pubblicitari. 


Si tratta di azioni temporanee, che durano pochissimo tempo, che ovviamente espongono l'inserzionista ad una multa  (che regolarmente paga) e che vengono prontamente eliminate dalle forze dell'ordine o dalle società di nettezza urbana. Sono le regole non scritte delle inserzioni guerrilla style. 

Si tratta di inserzioni non autorizzate, ma firmate da una società vera, che puntano a pubblicizzare un business vero e legale. Questo deve essere molto chiaro.

Deve essere chiaro perché a Roma ci sono, in grande quantità, una enormità di inserzioni sempre non autorizzate che invece puntano a pubblicizzare società inesistenti, anonime, nascoste, in nero. E a promuovere business profondamente illegali, truffaldini, degli autentici raggiri e delle autentiche truffe su su fino ad arrivare alle ecomafie. 

Stiamo parlando delle mille affissioni dei "serrandari" e delle diecimila dei "traslocatori" (sono loro che poi generano le discariche abusive o il fiorire di materassi in giro per la città...). Stiamo parlando delle agenzie immobiliari o della signora che da anni pubblicizza mercatini e corsi di teatro inesistenti, ma che grazie alle inserzioni riesce a raggirare cittadini ingenui carpendogli denaro. Se ne sono occupate perfino le Iene con un grande servizio, mai politici non hanno mai alzato un dito ne contro questa ne contro le altre gravissime forme di affissione irregolare che puntano a pubblicizzare affari loschi e gravemente illegali.

Ma contro Vueling? Beh contro Vueling sono passati 20 giorni e ancora i politici si accapigliano. Appena hanno visto la campagna per le strade sono andati su tutte le furie. Tutti i consiglieri del Primo Municipio si sono prodotti in post allarmatissimi, hanno urlato allo scandalo, hanno mobilitato le forze dell'ordine contro il pericoloso attacco al decoro. Le stesse forze dell'ordine che a fronte di dozzine e dozzine di esposti depositati contro gli affissori realmente criminali non hanno mai mossi un dito ("c'avemo eee mani legate"), contro Vueling sono invece intervenute nel breve volgere di qualche minuto, hanno scomodato ditte e camion contenitori per raccogliere e smaltire i perigliosi paletti in plastica colorata. Con naturalmente photo opportunity su tutti i profili Facebook degli esponenti del Primo Municipio fino alla Presidente in persona, che ha ritenuto di dover a riguardo prodursi in un lunghissimo comunicato. 


Matteo Costantini, che da mesi sta facendo di tutto per ostacolare la riforma degli impianti pubblicitari inventandosi sciocchezze dietro sciocchezze pur di difendere la marmaglia delle dittuncole romane di affissioni, ha fatto il diavolo a quattro contro Vueling. Nathalie Naim gode sul suo Facebook per i 150 verbali contro Vueling ancora ieri: a distanza di giorni e giorni dall'evento ancora ci sta pensando intensamente. Chissà nel mentre quanti adesivari ha denunciato... Non contenta si copre di ridicolo denunciando perfino la pensilina Atac, regolarmente gestita dalla multinazionale americana Clear Channel come sanno tutti da ormai anni e anni. Ma lei insiste. Vuole vederci chiaro in queste strambe pensiline pubblicitarie che esistono in tutte le città del pianeta terra da almeno gli anni ottanta. Chissà cosa potrebbe uscire fuori usando lo stesso scrupolo e la stessa tigna contro i tanti criminali e le tante mafie che a Roma affiggono dovunque, ricoprendo ad esempio ogni stipite di negozio, ogni cassonetto, ogni armadio urbano, ogni palo del Primo Municipio. Lì però ne Costantini, ne Naim (lei che per anni ha lottato contro i paletti che impedivano ai suoi elettori di parcheggiare (ir)regolarmente i loro suv, ora li difende dal volgare attacco pubblicitario), ne Alfonsi chiederanno mai "ragguagli", anche perché vuoi mettersi che pubblicità ci si fa a scagliarsi contro Vueling invece che contro banditi che truffano, raggirano, alimentano la criminalità organizzata, orchestrano lavoro nero e quant'altro?
Ma del resto stiamo parlando del Municipio che dopo la settimana dedicata a Vueling si è immerso in una intera settimana dedicata, udite udite, al "vigile di quartiere". Bentornati nel 1987. Ai tempi della videosorveglianza, del geotagging, dei droni, loro lavorano per piazzare nelle strade il vigile di quartiere. Indietro di trent'anni nella migliore delle ipotesi. Questo è il livello. E quando, a ragione, critichiamo il ripugnante Movimento 5 Stelle guardiamo però sempre alla caratura della opzione politica alternativa (Pd o destra poco cambia: sono uguali) e capiremo immediatamente come mai i romani hanno deciso in massa di svendersi ai fasciogrillini.



Questi abusi non interessano ai nostri politici e alla Polizia Locale. Nonostante le mille segnalazioni, nessuna azione. Contro Vueling mobilitazione in poche ore e azione immediata...

Intendiamoci, Vueling ha fatto consapevolmente una azione non dentro le norme ed è giusto che ne paghi le conseguenze (il pagamento dei verbali sta nel gioco e nel budget dell'operazione, ampiamente ripagata dal fatto che oggi, dopo settimane, ancora se ne parla!), ma qui il punto non è questo. Qui il punto è il livello della nostra classe dirigente. Se non si supera questo problema non si va da nessuna parte. Ecco perché ormai da mesi segnaliamo la necessità di un commissariamento, perché senza commissariamento questo è il livello di complessità intellettuale che riesce ad esprimere l'elettorato romano. E quelle che abbiamo citato sono anche delle fior di cime, figuratevi quelli scarsi... 

Non funziona nulla di nulla. La kafkiana storia di un parapedonale abbandonato

7 ottobre 2017
Questa è la storia di un corrimano stradale, di quelli -sempre più malandati e arrugginiti- che delimitano i pochi passaggi disabili di cui Roma è stata dotata in un tempo felice in cui c’era un minimo di attenzione alla qualità dei lavori pubblici. Ma non un corrimano qualsiasi, ma di un corrimano che… cammina per la città.
A seguito di un brutto incidente, avvenuto a gennaio 2016 all’incrocio tra C.ne Ostiense e Via Citerni, uno dei corrimano venne colpito e divelto. Già dal giorno dopo, il manufatto venne temporaneamente accantonato “alla romana”, legato ad una fioriera ed elegantemente circondato dal solito nastro bianco rosso in uso alla Municipale.




Visto che dopo qualche giorno nessuno passava a rimuovere quell’oggetto assolutamente fuori luogo e pericoloso (pensate ad un bambino che si aggrappa e se lo tira addosso), ho iniziato il mio piccolo tour di telefonate e mail. Le risposte ricevute sono state le più svariate: dalle mail ignorate del Municipio VIII, alle risposte di AMA, la quale sosteneva che, essendo rifiuti speciali, l’intervento era fuori contratto o qualcosa del genere. Anche la Municipale non è più intervenuta.
Dopo qualche mese, l’oggetto si è misteriosamente spostato: qualcuno, probabilmente ravvedendo dei pericoli, gli ha fatto attraversare il marciapiede e lo ha incastrato tra un palo della luce e un armadietto stradale.




Dopo più di 20 mesi, la situazione ad oggi è ancora questa: l’oggetto è ancora sul marciapiede di Via Citerni.
Qual è il problema quindi? Non banalmente quello dell’ennesimo rifiuto abbandonato per le strade (se vogliamo chiamare questa roba "strade") di questa ammalorata città, ma il fatto che è quanto avvenuto è l’ennesima conferma che ciò che non funziona all’interno del Comune e delle sue Società di Servizi sono i PROCESSI: premesso che, dopo un qualsiasi incidente o danneggiamento,  dovrebbero partire in AUTOMATICO tutte le azioni volte al ripristino dello stato dei luoghi, la cosa più assurda e deprimente è che ciò non sia avvenuto neanche alla luce di numerose segnalazioni mie e, immagino, di altri cittadini.
Ripeto, il problema di questa città non è la mancanza di denaro pubblico, ma l’incapacità di gestire il più semplice dei processi. Cosa ovvia, ma forse non chiara a tutti.
Andrea

*Andrea la cosa sorprendente ormai non è una città marcita che ogni giorno ci umilia in quanto cittadini e anche in quanto esseri umani, la cosa sorprendente è che non si capisca quanto questo impatta sulla qualità della vita di tutti, la cosa sorprendente è che non si lavori senza respirare per porre rimedio a queste filiere del surreale che appunto non prevedono processi, non prevedono automatisti, non prevedono responsabilità. E' tutto semplicemente incredibile.
-RFS

Opportunità bloccata a Roma da 2 anni, a Milano la sbloccano in 7 giorni. Storia assurda

5 ottobre 2017
Mi sono vergognato di essere romano e di dire in giro che vengo da Roma e a Roma vivo. 
Sono un geometra specializzato in cantieri per pubblici eventi e ho trascorso gli ultimi sette giorni a Milano per lavoro. Qui, nel profondo nord, sono stati in grado di organizzare Dinner in the Sky in sette giorni. Si, avete letto bene, sette. Per questa società, una società estera che porta questa piattaforma in giro per il mondo, mi occupo di questione logistiche. Loro mi chiamano prima di un evento e io lavoro. 

Di cosa si tratta? Molto semplice: un ristorante temporaneo sospeso nel vuoto, grazie ad una gru, una roba emozionale e esperienziale. Prenoti, paghi (molto), vieni trasportato in alto, nel nulla, con le gambe ciondoloni, grandi chef della città al centro della piattaforma cucinano per te e per altri commensali. Fine. Si fa in tutto il mondo. Ma proprio tutto. L'idea è di una società dei paesi baltici. In tutto il mondo meno che in una città dove evidentemente le innovazioni turistiche, lo svecchiamento dell'immagine, la promozione del territorio l'inserimento nelle buona pratiche dovunque adottate non interessa minimamente. 

Mi avevano chiamato anche per Roma, due anni fa. Solo che a Roma in due anni questa società non è riuscita ancora ad ottenere i permessi perché, di fatto, si sono sempre ritrovati un muro di gomma davanti. In due anni non c'è stato mai modo di trovare un ufficio del Comune che prendesse a cuore la questione e aiutasse a superare. 
Due anni fa venni coinvolto in prima persona da questa società per provare ad organizzare l'evento a Roma (in questo il mio diploma da geometra mi aiuta e parlando un discreto inglese me la sono cavata a confrontarmi con questa società estera), armato di faldoni pieni di documenti ho toccato con mano non tanto l'assurdità delle normative, ma soprattutto l'inefficienza, la pigrizia, la nullafacenza degli uffici. Un contesto che non ha paragoni all'estero ma per la verità neppure in Italia. Per questi incapaci che intasano gli uffici pubblici di Roma un evento come Dinner in the Sky, che porta soldi, movimento e visibilità, è un problema e non una opportunità.
La stessa identica forza e impegno che altrove viene profuso per superare le difficoltà, qui viene investito per mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole fare, intraprendere e rischiare. Badate bene: l'impegno è lo stesso eh. Ma da una parte è volto a costruire e a evolvere la città, a Roma è volto a squalificarla e a far fuggire gli investitori a gambe levate.

Della parte politica meglio non parlare, stendiamo un velo pietoso. Oggi chi guida Roma non è in grado di organizzare dignitosamente la Befana a piazza Navona, figuratevi un evento come Dinner in the Sky. Chiedere a loro, bussare alla loro porta di questa classe politica, equivale perdere tempo. 

E a Milano? Perché le cose cambiano? Milano non ha le stesse leggi - fatte salve quelle regionali - che ha Roma? Milano non è anche lei in Italia con tutta la burocrazia italiana, la lentezza italiana, i tribunali italiani? Fatto che sta a Milano sono riusciti ad organizzare e dare tutti i permessi necessari per lo svolgimento di una manifestazione analoga a quella che volevano portare a Roma in SETTE giorni. 

Per dare l'ok ad un concerto sospeso in aria e permettere al cantante Marracash di cantare sospeso a 50 metri di altezza di fronte a 3 mila persone la Conferenza dei Servizi di Milano, affiancata da ingegneri capaci, ha dato l'ok in sette giorni. Sette giorni per un SI contro due anni senza essere in grado neppure di pronunciare un chiaro e netto NO. 

Capito perché a Roma non viene più nessuna ad investire e scappano tutti verso Milano o all'estero?  Dal mio punto di vista fanno bene e se fossi un imprenditore farei uguale. E anche come professionista lavoro meglio a Milano: qui le mie capacità e il mio apporto sono mortificati e avviliti. A Milano se sono bravo ottengo il risultato e rendo un servizio alla società che paga la mia parcella. Roma è una città incartata, ferma, immobile, spaventata incapace di avere un colpo di reni. Qui l'unico colpo necessario sarebbe un sonoro calcio in culo a chi amministra (e non parlo solo dei politici). Occorre una legge speciale per la città e un commissariamento come avete detto qui sul blog mille volte. E in questa legge speciale ci deve essere la possibilità senza rischiare ricorsi o impugnative di licenziare tutti coloro che si dimostrano non in grado di gestire degli uffici pubblici che oggi sono palude dove cresce solo la corruzione e l'inefficienza e che devono essere invece luoghi della trasparenza, dell'efficienza, del servizio veloce e efficace ai cittadini e alle imprese. Per fare questo bisogna mandare-a-casa migliaia di persone e assumerne altrettante di capaci. L'ente Roma Capitale deve diventare un ente pubblico dove sia possibile licenziare chi danneggia gravemente la collettività.

Nuova pedana in gomma alle fermate Atac? Ecco perché ci piace

4 ottobre 2017
Dopo aver detto peste e corna dell'amministrazione e dei relativi apparati per quanto riguarda la corsia ciclabile del tunnel di Santa Bibiana, non ci tiriamo indietro a parlarne bene quando questo è meritato. 
E allora ecco una cosa che già sta facendo polemizzare mezza città e che invece a noi è piaciuta molto. A Via Gallia si sta sperimentando un sistema molto semplice e relativamente poco costoso (10mila euro a fermata) per salvare dalla sosta selvaggia le stazioni Atac. Si tratta di una piattaforma in plastica che elimina il golfo, mai rispettato dai fautori della sosta abusiva, e consente al bus di fermarsi senza entrare in fermata incarrozzando gli utenti senza avere in mezzo agli zebedei auto e vetture in sosta illegale.


Un sistema di installazione semplice consente di bypassare tutte le ignobili pastoie burocratiche che rendono questa città lo schifo immondo che vediamo: Simu, Soprintendenza, Sovrintendenza, parere dei Vigili Urbani, parere dei Vigili del Fuoco ecc ecc. Insomma il motivo per cui importanti realizzazioni come la corsia preferenziale protetta di Via Emanuele Filiberto, tanto per dirne una, ancora non riescono a uscire dalla palude.


Col sistema applicato a Via Gallia (visto a Barcellona da un solerte dirigente, forse l'unico dirigente degno di questo ruolo al Dipartimento, e giustamente copiato) tutto questo non è necessario. Si compra il manufatto - questa volta offerto in sperimentazione dalla società produttrice, ma poi bisognerà fare un bando - lo si installa e funziona. Fine. 

Dice: ma così il bus si deve fermare in mezzo alla strada e blocca il traffico. Embè? Prima come faceva? Era esattamente la stessa cosa solo che al posto di un piazzaletto pulito e sicuro per i passeggeri in attesa, c'erano le auto in manovra e bisognava fare lo slalom tra queste per riuscire a salire sul bus. Sport estremo per disabili e mamme con passeggino che invece ora sono molto facilitate.
Inoltre la maggiore velocità di incarrozzamento significa automaticamente maggiore velocità commerciale dei mezzi Atac e dunque risparmio di soldi, di manutenzione, di tempo. E poi bene che le auto vadano alla velocità del bus e non maggiore, così usarle sarà ancor meno incentivato: è la direzione corretta!

In assenza di risorse utili a realizzare un serio arredo urbano con materiali adeguati (le risorse ci sarebbero, ricordiamolo sempre, ma questa amministrazione per motivi ideologici e di profonda stupidità diffusa si rifiuta di farle fruttare), questa soluzione appare davvero felice. Speriamo che si riuscirà a posizionare quanto prima una gran quantità di piattaforme.

Parlano le associazioni: "ecco perché non parteciperemo al bando di Piazza Navona"

2 ottobre 2017

Abbiamo letto con attenzione sia il bando del Comune di Roma pubblicato per l’assegnazione degli spazi commerciali, artigianali e altro, e quello pubblicato per i 12 spazi culturali da assegnare ad associazioni e altri enti senza scopo di lucro.

Nel primo bando la cosa più eclatante che balza subito agli occhi è che chi ha un’anzianità nella partecipazione alle scorse edizioni della Fiera di piazza Navona potrà avere dai 3 ai 10 punti da sommare agli altri punti requisiti. Sappiamo tutti chi ha questa anzianità, quindi se ne deduce che molti dei vincitori saranno i soliti noti che da decenni monopolizzano la fiera in questione. Anche perché il punteggio assegnato per la qualità è facilmente raggiungibile da tutti.

Nell’avviso pubblico relativo alle manifestazioni d’interesse per attività culturali va bene che siano escluse le attività partitiche, non si capisce invece cosa si intende per esclusione delle attività politiche, visto che il termine stesso “Polis” deriva dallo “svolgere attività pubbliche per lo sviluppo del bene comune”, poiché quasi tutte le associazioni no-profit questo fanno ed è un diritto stabilito dalla nostra Costituzione. Chi valuterà se aiutare bambini o famiglie in difficoltà è un atto politico ammissibile per avere il diritto di assegnazione degli stand?


Gli anni passati
Il motivo principale comunque per cui la nostra associazione, la Scuola di Pace, non parteciperà è che i 12 stand culturali, chiunque sarà l’assegnatario, saranno posizionati insieme ai 48 in cui prevarranno i criteri di anzianità, quindi di fatto si presume che non cambierà nulla.
Nel corso degli anni passati abbiamo partecipato in alcune occasioni all’assegnazione degli spazi da parte del Municipio I, che fino al 2013/2014 avvenivano semplicemente inviando richiesta al Municipio. I suddetti spazi erano confinati nel lato che sta davanti all’ambasciata del Brasile e la chiesa di Sant’Agnese, una posizione particolarmente sfavorevole rispetto al resto della piazza, tra un venditore di dolciumi e un altro. Ricordo benissimo il clima che si viveva… La presenza commerciale, specialmente dei dolciumi, era particolarmente invadente, e spesso condizionava, con piccole vessazioni quotidiane, le attività delle associazioni no-profit.

Ricordo anche la vita non certo dignitosa che era riservata ai dipendenti di questi stand, costretti a tenere aperto anche la notte, senza la possibilità di usufruire di bagni pubblici, perché i bar la notte sono chiusi, e la soprintendenza non ammette la presenza di bagni pubblici sulla piazza storica. Fatto sta che la mattina dietro i gazebi si trovavano deiezioni umane di vario tipo e bisognava pulire ogni giorno. La domanda da porsi è: “Come può essere che, pur considerando l’alto valore artistico e storico della piazza, non sia contemplata una soluzione per cui inservienti e pubblico possano andare al bagno se gli scappa? Eppure soluzioni compatibili esistono e sono attuate in tutte le città storiche in Italia e all’estero.”
Quindi andare di nuovo ad infilarsi in un girone infernale come quello della Fiera di piazza Navona NO GRAZIE!

Gli anni in cui la Fiera non c’è stata
Per quanto riguarda invece l’aspetto culturale dal 2014/2015 la fiera commerciale non si è tenuta più, a sua sostituzione nel primo anno fu il Municipio I, allora sotto l’organizzazione dell’assessore municipale alla cultura, Andrea Valeri, ad organizzare uno spazio ricreativo e artistico. Pur con tutte le criticità del caso l’iniziativa ebbe una sua positività perché l’organizzazione era tutta del Municipio che, oltre al palco, l’amplificazione, le luci e il resto, aveva messo a disposizione uno spazio ludoteca dove varie associazioni potevano portare le loro proposte. Anche noi abbiamo partecipato con i laboratori di pittura creativa sul tema della Befana.
I problemi più grossi sono sorti invece nel 2015/2016. Roma era commissariata e sotto la spinta dei Verdi si realizzò un primo avviso pubblico per il posizionamento degli stand delle ONLUS.
Noi partecipammo e fummo assegnatari di uno spazio da dividere con Emergency, ognuna delle associazioni occupò lo stand per 4 giorni.
Quello che fu subito evidente è che la sola presenza delle ONLUS non poteva soppiantare l’assenza di tutta la manifestazione che da anni si svolgeva a Piazza Navona. Fummo così esposti ad una feroce critica mediatica dove a quel punto il fatto di svolgere attività sociali passava in second’ordine… Ci voleva, ci vuole, una soluzione che rispetti sia la dignità della Fiera che quella delle no-profit. Se si guarda a diversi mercatini di Natale del nord-Italia e nord-Europa questo non è impossibile, bisogna però prima liberarsi del passato: chi ha anzianità di partecipazione ha fatto sfiorire la vecchia e deturpata fiera, dovrebbe non solo non avere punti in più, semmai qualcuno in meno…
Quindi dopo questa esperienza nell’ultima edizione 2016/2017 non abbiamo partecipato, e non parteciperemo anche al bando indetto per le attività culturali per l’edizione 2017/2018.


LA REALTÀ DI PIAZZA NAVONA E LA BEFANA
La nostra Roma sta vivendo un momento di particolare crisi, ed è una crisi che passa per lo stato di abbandono delle nostre strade, nel non riuscire ad affrontare le situazioni sociali, e anche un forte degrado culturale. Il pane e le rose servono ambedue, perché lo sviluppo di una società, di una città, passa in un clima di crescita complessiva. La nostra città non solo fa schifo com’è ridotta ora, ma rischia di esplodere a breve. Bisogna stare per strada, e noi ci stiamo, per percepire gli umori, spesso non benevoli, che molte volte sfociano in una assurda guerra fra poveri, invece che in un clima di solidarietà sociale dove si cerca di aiutarsi nelle difficoltà.
In questo quadro disastroso Piazza Navona è stata da sempre la punta dell’iceberg dove tutti puntano e dove tutto accade… Perché è una delle piazze più importanti della città e dove tutti i turisti convergono, quindi anche gli appetiti dei vari commercianti.
Le cronache ci narrano che la Fiera della Befana è sempre stata oggetto di polemica per via dell’uso commerciale. La Befana invece è la festa interamente dedicata ai bambini perché è collegata all’Epifania e alla necessità e voglia di stringersi nella famiglia, con la calza dei dolci, il carbone come stimolo a migliorarci, e i giocattoli per vivere in gioia la crescita dei bambini. Si tratta quindi in primis di una Festa semplice, non sfarzosa, ma ricca d’amore.

Sul tema della Befana da 20 anni, nel periodo di fine anno, organizziamo una raccolta di giocattoli che poi vengono destinati ai bambini della periferia urbana e di case famiglia d’accoglienza. Intorno al tema della Befana abbiamo anche più volte raccolto le emozioni, anche artistiche, dei bambini. La Befana è vista come una accompagnatrice dei sogni dei bambini, a volte brutta, a volte meno, comunque benevola.

Italo Cassa
Presidente La Scuola di Pace – associazione di volontariato


*Tra pochi giorni si sapranno i nomi dei vincitori del bando per la Festa della Befana di Piazza Navona. Il Comune, dopo aver sfilato la organizzazione della festa al Primo Municipio, in fretta e furia ha compilato un bando raccapricciante per assegnare gli stand per 10 anni. Si andrà a decidere sul futuro della festa da qui alla fine degli anni Venti del Duemila. Un incubo vero visto che non c'è alcuna possibilità per realtà di alta qualità di competere. Lo abbiamo spiegato per filo e per segno qui. Come spiega bene il signor Cassa le realtà di qualità neppure avranno il problema di perdere, perché semplicemente non parteciperanno. Il bando è congegnato in maniera tale da disincentivare la partecipazione e disegnato appositamente per allontanare chi può disturbare le lobbies che fino ad oggi si sono spartita la torta deturpando tutto somministrando scadente porchetta e "mele stregate" agli ignari turisti e romani.
Si tratta di solo uno dei mille scandali ignobili che questa amministrazione è stata capace di mettere in fila in soli 15 mesi di mal governo. Visto che gli scandali sono tanti, questo purtroppo sta passando sotto silenzio. 
L'unica speranza è la possibilità di annullare il bando: tra i requisiti di partecipazione, infatti, il bando indica il regolamento CE num. 509 del 2006, un regolamento che è stato abrogato nel 2012. Un errore grave dell'evidenza pubblica che ci dobbiamo augurare possa servire ad impugnare il tutto e a salvare la piazza anche quest'anno dall'invasione delle peggiori cavallette che si possano immaginare.

-RFS

Video. La prima ciclabile dei 5 Stelle è una schifezza inenarrabile da smantellare

1 ottobre 2017
Sembra incredibile ma è tutto vero. Sembra talmente incredibile che abbiamo deciso di documentare metro per metro questa faccenda in maniera videofilmata in modo che si possa capire tutto molto meglio.
La sintesi è presto fatta: la amministrazione che doveva cambiare faccia alla città con le ciclabili ha perso il suo bike-manager, non lo ha mai sostituito, ha realizzato zero ciclabili fino ad oggi e quella oggi inaugurata in definitiva e fatte tutte le debite proporzioni e i debiti pesi peggiora e non migliora la vita dell'utenza dolce della strada. Della serie: stecca la prima. Non porta a casa risultati per mesi e poi quando li porti fai esclamare che si stava meglio prima? Davvero alla frutta...


Siamo al tunnel di Santa Bibiana e la pecionata galattica è tutta da godere nel filmato. E pensare che sarebbe bastato fare una pista contraflow in direzione (Esquilino) o una pista a doppio senso la dove è stata fatta ora. 


Davvero una schifezza ma di quelle pesanti. E ora serpeggia la strategia di risposta del Movimento 5 Stelle: è colpa dei funzionari e dei dipartimenti che non fanno le cose. Se è vero, perché magari è anche vero, vorremmo vedere però la reazione della politica, il riprendersi il primato. Come è possibile che in 15 mesi questa amministrazione non sia riuscita a non avere neppure ragione di quattro sfigati, pavidi e ignoranti di funzionari comunali? Come è possibile che non si possa punire chi trasforma un marciapiede indispensabile in una ciclabile vietata ai pedoni? Come si può pensare che la politica non abbia responsabilità in questo? 

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