Lucha Y Siesta. Lo sgombero è giusto nonostante quello che ti stanno raccontando

7 settembre 2019


Lucha y Siesta è uno dei tanti spazi occupati di Roma. Come tutti gli spazi occupati di Roma nasce e si sviluppa per due motivazioni essenziali: portare avanti la squallida ideologia di chi occupa e in parallelo erogare dei servizi sociali (residenzialità, cultura o altro) a persone terze. Con priorità variabili tra queste due istanze. 

Lucha y Siesta, in Via Lucio Sestio 10, è un edificio di proprietà di Atac che, abbandonato com'era, viene occupato nel marzo del 2008 da un gruppo di attiviste, tutte donne, appartenenti all'organizzazione Action (su cosa è Action chiunque può guglare liberamente). Nel sito ci sono scritte le motivazioni dell'occupazione. Tra queste spicca: "non possiamo permetterci un affitto di 1000 euro al mese". Fin qui siamo nell'ambito delle "normali", diciamo così, occupazioni romane: paraculaggine all'ennesima potenza mascherata da attivismo sociale e tutti quelli che si spaccano la schiena per pagare affitto e mutuo sono fessi mentre loro sono furbi. Ma a Roma si può. Qui però non ci si è limitati a questo e si è aggiunta una parte di servizi piuttosto avanzata: assistenza alle donne perseguitate e vittime di violenza. E in questo le attiviste di Lucha y Siesta si sono dimostrate particolarmente capaci, efficaci e competenti sotto molteplici punti di vista. Tanto che, pur essendo questo uno spazio occupato e addirittura privo di una responsabilità (le occupatrici sono totalmente anonime, non si sono mai dichiarate e sfuggono alle identificazioni da dieci anni), ci sono delle istituzioni che quando devono collocare donne utilizzano Lucha y Siesta come un'ufficiale casa rifugio. Ad oggi sono 23 i posti nelle case rifugio e semiautonomia del Comune, e altri 14 sono offerti da Lucha y Siesta dove ora come ora ci sono 14 donne ospitate, una metà hanno un bambino. 

Quando si è stati in qualche modo costretti a portare Atac in concordato preventivo per il tentativo di salvarla, questo immobile è ovviamente entrato nella partita. Vale oltre due milioni a quanto pare e dunque è fondamentale che venga valorizzato e venduto per contribuire alla salvezza finanziaria di quella derelitta azienda. 

Nonostante le attiviste sapessero da mesi di questa circostanza, invece di organizzarsi per tempo per un esito più sereno possibile (a vantaggio soprattutto delle donne ospitate) hanno deciso, come è stile di questi movimenti, di portare la situazione all'estremo, arrivare al distacco delle utenze ed alla minaccia di sgombero forzoso. In questi e in tanti episodi a seguire, le attiviste hanno così dimostrato di essere molto interessate al bene delle donne che ospitano, ma di essere ancor più interessate al loro bene, alla loro ideologia, alle loro patetiche questioni di principio. 

La tendenza è un po' quella di considerare le donne ospitate come loro proprietà, come ostaggio, come strumento per affermare il ruolo politico del centro sociale e il suo posizionamento territoriale a presidio. Nessuno purtroppo ha fatto presente alle attiviste che strumentalizzare le fragilità significa annullare qualsiasi elemento positivo del loro impegno sociale, significa fare esattamente - giusto per citare una realtà che le attiviste vedono come fumo negli occhi - come Casa Pound. Che quando fai presente che dovrebbe essere sgomberata ti rispondono che loro "danno casa a famiglie italiane con bambini che avrebbero diritto alla casa popolare". E dietro un presunto e non misurabile impegno sociale si nasconde qualsiasi illegalità e prepotenza, specie a danno del patrimonio pubblico. 

Arrivati a questo punto la situazione è grave e delicata visto che ci sono di mezzo persone in estrema difficoltà. Il Comune sta cercando in tutte le maniere di risolvere il problema e di ricollocare queste persone. In questa fase cosa ti fanno le attiviste? Aiutano e collaborano col Comune per far sì che la cosa si svolga nella maniera più serena possibile oppure continuano a strumentalizzare le donne in difficoltà muovendosi tra bugie e scorrettezze? Indovinate un po'...

Le menzogne sono già iniziate in realtà. Se le donne verrano - come è sacrosanto - spostate, le attiviste sono prontissime a dire che verranno "sradicate" dal territorio. Se qualcuno - come è sacrosanto - vorrà comprare l'edificio per dare ossigeno finanziario ad Atac si parlerà di una "svendita" e di una "speculazione". Addirittura stanno dicendo in giro - contando come fanno sempre questi gruppi sull'ignoranza e l'impreparazione degli ascoltatori - che esiste già un acquirente sebbene questo sia impensabile per le procedure tribunalizie che ancora sono distanti dalla eventuale messa all'asta dello stabile. Si ripete l'approccio solito dei movimenti romani: menzogne e bugie per suggestionare il popolino credulone. E sempre per suggestionare il popolino la conferenza stampa in cui le attiviste hanno presentato un crowdfunding per comprare loro l'edificio è stata anticipata da una spettacolare proiezione della scritta "VENDESI" sui più famosi monumenti della città. Come dire: "se si vende il nostro edificio allora è come se si vendesse il Pantheon". Nulla di più surreale. E anche se fosse, se parliamo di immobili venderli è molto meglio che rubarli e impossessarsene con la forza. 

Ma se esistevano le risorse per comprare uno stabile così grande e costoso (oltre due milioni il valore c0me dicevamo) perché le attiviste non hanno approntato un progetto legale fin da principio? Se volevano creare un'associazione e dare servizi alle donne in difficoltà perché non lo hanno fatto affittando uno spazio regolare e a norma? E magari pagando le utenze? Ci si domanda infatti in ben dieci anni di occupazione chi ha pagato luce, riscaldamento, acqua e gas da Lucha y Siesta. Si sono fatti allacci abusivi? Si sono attivate utenze regolamentari (a nome di chi?). Si sono sfruttate le utenze di Atac contribuendo per quota parte al fallimento della stessa? Un'altra questione da capire anche perché in presenza di un danno erariale di tale portata l'irresponsabilità delle attiviste rischia di farci andare di mezzo le povere donne maltrattate che sono le uniche persone identificabili nell'edificio visto che le attiviste faticano enormemente a pigliarsi la responsabilità di quanto fatto fino ad oggi. Il rischio è che queste povere donne, senza saperlo, si vedano accollato un debito enorme. Sarebbe la beffa delle beffe. 
La speranza è che il Tribunale, che comunque sta lavorando in questo senso, riesca quanto prima a identificare i nomi e cognomi a cui attribuire tutto: onori e soprattutto oneri di quanto avvenuto. 

L'incredibile stop agli sgomberi degli edifici occupati lo pagherete voi. Voi!

29 agosto 2019
Questo allucinante palazzo, insicuro, pericoloso, inadatto ad accogliere residenzialità di alcun tipo in condizioni igieniche accettabili, strumentalizzato dalla malavita degli occupatori non verrà sgomberato. L'operazione era prevista in questi giorni: non ci sarà. Il nuovo scenario politico assieme all'insistenza della Regione (oltre che sotto sotto del Campidoglio) ha permesso questa cosa: oggi in Prefettura si è deciso incredibilmente così. Dal Comune un freddo comunicato, dalla Regione invece esultanza ma del rapporto inaudito dell'amministrazione Zingaretti con gli occupatori abbiamo già detto in passato.

Vincono ancora una volta gli occupanti che hanno minacciato azioni di resistenza violenta e attiva ("vi daremo del filo da torcere") contro ogni tentativo di ripristino della normalità e della legalità.

Ora tutta la camorra delle occupazioni romane si ringalluzzisce: basta minacciare, e si ottiene. "Più lotta, più resistenza ma anche più attacco e più conflitto" ha dichiarato a Radio Onda Rossa Luca Fagiano dei Blocchi Precari Metropolitani (su di lui vi basterà googlare).

Sappiate una cosa: tutto questo lo pagate voi. Non ve ne accorgerete ma pagherete voi fino all'ultimo centesimo. Duramente e amaramente.

Le carogne che gestiscono a livello cittadino le occupazioni li foraggiate voi, ma pagate soprattutto i costruttori e i grandi proprietari immobiliari. Che gongolano: più i loro palazzi restano occupati più incassano di risarcimenti e si parla di decine e decine di milioni. Una edilizia orripilante, fuori mercato, che invece rende tantissimo grazie alle occupazioni. Confermandoci una tesi che ripetiamo da dieci anni: la immondizia dei boss delle occupazioni e l'immondizia dei palazzinari romani sono due facce della medesima medaglia. Guardacaso sono due tipologie (dis)umane che esistono solo a Roma.
E voi pagate: dieci, venti, quaranta milioni di risarcimenti. Soldi tolti ai servizi sociali, soldi tolti all'assistenza agli anziani, soldi tolti alle scuole materne. Calano i servizi, peggiorano le prestazioni e si dà la colpa in generale a chi amministra. Ma perché non andiamo a vedere dove vengono davvero allocati i soldi. Perché non approfondiamo i motivi per cui manca il denaro. E così chi paga le tasse paga due volte. E così chi ha bisogno di servizi pubblici perché non può permettersi quelli privati ha disagi doppi. E chi se ne approfitta vive a gratis a due passi dal centro.

Il tutto in nome di una emergenza abitativa totalmente inventata, costruita per strumentalizzare il disagio a vantaggio di alcuni, pochi individui senza scrupoli che sovraintendono il crimine delle occupazioni. Una autentica 'ndrangheta che esiste solo a Roma e che nessuno sembra davvero intenzionato ad estirpare e che anzi fa comodo, spostando voti ma soprattutto spostando gente, determinando il successo o l'insuccesso di manifestazioni e picchetti e lavorando con l'arma più odiosa: quella del ricatto. Ricatto peraltro contro una parte, quella pubblica, incapace di difendersi e di farsi valere. Dopo l'elemosiniere del papa che riattacca la luce (la pagate sempre voi, TUTTA), ora la Prefettura che si tira indietro il giorno prima di un sacrosanto sgombero. L'unica città del mondo dove c'è una situazione simile, l'unica città del mondo che sulla legalità va indietro invece di andare avanti. L'unica città del mondo che scambia il banditismo per solidarietà. Non c'è nulla di più sbagliato e mistificatorio.

Dove c'è banditismo i deboli, quelli veri, hanno solo da perderci. E le condizioni della gente povera a Roma - la gente povera per davvero, non la gente paracula - sono evidenti. E saranno sempre peggiori, perché in una città dove lo stato non ha il coraggio di farsi rispettare nessuno verrà ad investire, nessuno verrà a scommettere, nessuno verrà a portare i propri capitali e le proprie idee per dare una speranza a chi è senza lavoro e senza opportunità.

Mercato immobiliare a Roma. Dati clamorosi: 22 miliardi persi in tre anni di Raggi

22 agosto 2019

Il 22 giugno 2016 diventa sindaca di Roma Virginia Raggi, che incanala la voglia di cambiamento e di onestà dell’elettorato romano, “esasperato” dalla polemiche contro Marino sugli scontrini per le spese di rappresentanza e sulle multe alla... Panda rossa. A fine 2015 la Raggi, De Vito (poi incarcerato per corruzione), ed altri rappresentanti romani dei 5 Stelle si scagliarono contro Marino, con l’obiettivo di far sciogliere la giunta e vincere le successive elezioni. E così andò nonostante poi il tempo darà ragione a Marino.
 
In pochi anni la Capitale d’Italia è diventata il simbolo della più totale e profonda incapacità gestionale dei pentastellati. 
Però, oltre alla mancanza di servizi, c’è un’altra grave conseguenza della mediocre capacità amministrativa della Raggi, ed è la tassa patrimoniale che stiamo pagando a causa della svalutazione immobiliare. La gravità della situazione romana è ancora più evidente se mettiamo a confronto Roma con Milano.

Milano si sa, rispetto a Roma, primeggia nei servizi, per esempio i trasporti funzionano, grazie ad un sistema tramviario economico, che si regge anche su vetture che hanno 90 anni, e ad una rete metropolitana in continua espansione. Milano ha gestito l’Expo nel 2015, che ha dato un impulso positivo alla città, e gestirà, insieme a Cortina, le Olimpiadi invernali del 2026. Olimpiadi che la Raggi ha affossato, e che a Milano e in tutta la Lombardia porteranno crescita occupazionale e ricchezza. Milano ha saputo rivalutare alcune zone attraverso grandiosi progetti immobiliari, che l’hanno portata alla ribalta sullo scenario internazionale, pensiamo al bosco verticale che hanno voluto anche a Nanchino, in Cina, o alla riqualificazione dell’ex zona fieristica con City Life, o alle decine di altri progetti di riqualificazione già completati o in partenza: Portello, Fondazione Prada, gli scali ferroviari, o l'anello verde che attraverso dei corridoi verdi ciclabili, mira ad unire tra di loro i parchi alla periferia di Milano, creando di fatto un Grande Raccordo Anulare da percorrere in bicicletta. E a Roma la Raggi che fa? Stravolge e annulla gli unici progetti degni di nota: Ex Fiera, Olimpiadi, Tor di Valle...

Ma qual è l’effetto di tutta questa inadeguatezza nell’amministrazione cittadina? Oltre alla mancanza di servizi, che avvicina sempre più Roma, non a una capitale europea ma a una metropoli del terzo mondo, abbiamo un effetto diretto sul portafoglio dei romani. Pensiamo per esempio a due fratelli Romolo e Remo, che il 22 Giugno del 2016, giorno di insediamento della sindaca Raggi decidono di comprare casa, Romolo compra una casa di 100mq a Roma, mentre Remo, trasferitosi per lavoro, compra una casa simile a Milano. Romolo paga la sua casa 330 mila euro, mentre Remo 327 mila euro.
In entrambe le città il mercato immobiliare  è in discesa dopo il boom del primo decennio del XI secolo, però come ci siamo detti Milano  è in continuo fermento, da tutti i punti di vista, servizi, lavoro, progetti immobiliari, eventi internazionali, etc, mentre a Roma i 5 Stelle dicono "no" a tutto e gettano la città nel caos, non riuscendo ad amministrare un singolo settore tanto che anche gli imprenditori spaventati chiedono alla Raggi un cambio di marcia.
Cambio di marcia che non avviene e che dopo 3 anni determina un effetto catastrofico sul mercato immobiliare, infatti la casa di Remo a Milano vale oggi 347 mila euro, 20 mila euro di più di quando l’aveva acquistata, mentre la casa del povero Romolo vale solo 306 mila euro.

Romolo in 3 anni di amministrazione Raggi ha perso 23 mila euro, più di 7mila euro l’anno. Ecco quanto sta pagando l'incapacità di questi amministratori. Denaro sonante!
Se consideriamo che a Roma ci sono circa 1.3 milioni di famiglie e che in media 74 famiglie su cento hanno una casa di proprietà possiamo quantificare il danno che la Raggi sta procurando ai romani, stiamo parlando di 22 miliardi di euro andati in fumo, persi dalle famiglie romane.

Il malgoverno dei 5 Stelle si è tradotto in una tassa patrimoniale, una tassa di quelle che fanno male, perché non solo l’importo  è elevatissimo, 7 mila euro l’anno per una casa di 100mq, ma anche perché, mentre con le tasse si finanziano servizi, come l’istruzione, i trasporti, la spazzatura (insomma come diceva il povero Padoa Schioppa davvero qualche volta le tasse sono "una cosa bellissima" perché redistribuiscono reddito e opportunità), questa  è una perdita netta del patrimonio dei romani che non porta a niente di buono, se non alimentare questa spirale negativa di depressione e di declino che sta privando Roma ed i romani del loro stesso futuro intrappolandogli e privandoli dell'ultimo bene a disposizione: la proprietà immobiliare che è in crollo e crollerà ancora.
Ci stiamo impoverendo, le aziende stanno andando tutte vie, questa china non sembra essere un problema per chi amministra e non sembra essere neppure un grande problema per i cittadini stessi. E' un incubo che probabilmente non ha eguali nella storia moderna delle grandi metropoli occidentali. 
GIANLUCA

Il senso dell'Italia per i monopattini elettrici in condivisione



















Sono appena tornato da un giro turistico tra il Tirolo, l'Austria e la Germania. Praticamente un mondo a parte, fatto di pulizia, ordine e rispetto, concetti a noi ormai sconosciuti che abitiamo a Roma.
A Monaco di Baviera, sono rimasto colpito e anche umiliato come romano, per la perfetta efficienza dalla città, la sua pulizia e il rispetto che c'è tra le persone.
Girando per la città ho visto ovunque biciclette in sharing con relative piste ciclabili, perfettamente segnalate e rispettate dagli automobilisti.
Sono rimasto molto colpito da questo fenomeno (credo nuovo) dei monopattini in sharing... praticamente sono ovunque, tenuti in maniera esemplare e usati da tutta la popolazione per spostarsi ovunque per le strade cittadine. Sono bellissimi da vedere, pratici da usare, non inquinano e sono simpatici da fotografare. Rendono la città ancora più carina, giovanile, frizzante, aperta al nuovo e al bello, con un rispetto assoluto dell'ambiente e della qualità della vita.
Guardando questi monopattini tutti nuovi, puliti, capillari, mi sono chiesto che fine farebbero se fossero lasciati così in giro per la città  di Roma. Anche la sera, si trovano ovunque e non sono legati, così come le stesse biciclette in condivisione.
Ecco anche da questo si misura il grado di civiltà di una città e di un popolo. Quanto avremmo da imparare dai metodi tedeschi; ma qui ci sentiamo dei grandi furboni e siamo ora ridotti a vivere in una giungla umana e sociale.
CRISTIANO

*Grazie Cristiano del tuo contributo. No, in realtà non è una novità ma un fenomeno che si è diffuso in tutta Europa da qualche mese. Già, Europa... In Italia ovviamente le ditte, a costo zero per le amministrazioni che anzi incassano un po' da questi soggetti, erano pronte ad invadere Milano e anche Roma. Ma sono state fermate. Il micidiale Danilo Toninelli ha fatto approvare dei regolamenti che di fatto impediscono nelle nostre città il libero utilizzo dei monopattini come avviene in tutto il resto del mondo occidentale evoluto. Davvero una cosa penosa. Le tante ditte che già avevano occupato mezza Milano si sono dovute proprio in questi giorni ritirare.
Quanto alle biciclette, invece, tutto a Roma è bloccato perché uno schema serio di bike sharing lo si può fare solo "pagandolo" con i cartelloni e la riforma dei cartelloni, per compiacere le lobbies più vergognose della città, Raggi l'ha bloccata fin da subito: da oltre 3 anni tutto è stato insabbiato per l'esultanza dei criminali cartellonari rinunciando tra l'altro a decine di milioni di euro all'anno di incasso.
-RFS

Videoreportage da Tiberis 2019. Meglio dello scorso anno, ma non bene

21 agosto 2019
Come lo scorso anno siamo andati a Tiberis, la spiaggia urbana più (tristemente) famosa del pianeta Terra, a vedere come procedono le cose. A differenza dello scorso anno ci siamo concentrati solo sulla spiaggia invece di dimostrare quanto siano atroci le condizioni del circondario: le condizioni del circondario sono rimaste le medesime - o sono forse peggiorate - e per gli interessati vale il discorso fatto qui. (Oltre che le importanti riflessioni qui e qui)

Le considerazioni invece su questa edizione di Tiberis sono tutte nel filmato. In estrema sintesi: le cose sono migliorate, ma sono ben lontane dall'essere accettabili.


Solitamente il Comune di Roma a guida pentecatta ha bisogno di un paio d'anni di sonore figure di sterco (le paghiamo tutti noi eh!) prima di imbroccare le strade corrette che spesso sono così facili che le capirebbe anche un bambino. Vedrete che alla fine faranno come per Spelacchio: un anno una figuraccia, l'anno dopo pure e alla fine hanno fatto esattamente come gli avevamo scritto noi di fare qui su questo blog. Idem faranno per Tiberis: bando di gestione e un privato a occuparsene. L'anno prossimo - speriamo benché abbiamo spiegato qui che questo progetto non abbia alcun senso - si farà così. 


Il mestiere di un amministrazione, infatti, non è fare il bagnino o il gestore di stabilimenti balneari (investendo soldi dei cittadini peraltro!). Il mestiere è creare le condizioni affinché cittadini e imprese possano convivere in maniera proficua tra regole precise e opportunità a tutti i livelli. Il Comune, insomma, non deve gestire cose; anche se sono cose di sua proprietà. Deve piuttosto lavorare seriamente per trovare professionisti che le gestiscano e controllarli con attenzione e sanzionarli se necessario.
E' semplicemente sorprendente che concetti così semplici necessitino di decine e decine di mesi per essere compresi. Anzi, conoscendo i nostri eroi non è sorprendente affatto...

Non smettono di imbrogliare manco a Ferragosto. L'assurda storia dei nuovi bus

10 agosto 2019

Il 1 agosto a Tor Bella Monaca, il 6 agosto al Corviale, l'8 agosto a Casal Bruciato, il 9 agosto ad Acilia e nei prossimi giorni chissà dove... Non conosce requie il tour agostano della sindaca di Roma Virginia Raggi che non avendo nulla da raccontare ai cittadini, non avendo un progetto, non avendo - cosa ancor più grave - l'ombra di mezza idea per il futuro e di mezzo risultato sta facendo il road show della città per presentare alcuni autobus nuovi che dopo tre anni di figuracce (vedasi i famigerati bus israeliani) stanno iniziando piano piano a sostituire una piccola, piccolissima parte dei carri bestiame di Atac. 





Dove sarebbe la notizia non si sa, ma Raggi sta trasformando tutto questo in una specie di patetico carosello quotidiano. Con tanto di tappeto del discount allestito ogni volta a favor di cinepresa per ospitare sotto il solleone il comizietto di prammatica. Una roba di una tristezza senza senso. 
Ma le cose tristi e patetiche dei politici solitamente sono inutili e tutto finisce lì. Qui invece la storia è anche dannosa. 

Innanzitutto è una presa per i fondelli - come ti sbagli!? - verso i cittadini. Raggi finge di girare le periferie per presentare i bus che saranno poi utilizzati nel quartiere. Ma è una montatura buona per i fotografi, peccato che le fotografie però mostrino i numeri di codice delle vetture e che così ci si possa facilmente accorgere che il bus 1302 è stato usato sia a Corviale sia Torbella; idem per il 1304 che però s'è sparato pure Acilia; il 2312 è stato usato a Torbella e a Casal Bruciato mentre il 2224 è stato usato a Corviale e a Torbella. Sono gli stessi, come gli aerei di Mussolini. Basta guardare foto e filmati pubblicati dalla sindaca stessa e appuntarsi i numeri di serie dei mezzi. Non è che va coi bus dedicati a quel territorio e li lascia lì, no, va con la nuova fantastica invenzione di questi bus da parata, sempre loro, fingendo di lasciarli. Servono solo a favore di telecamere e fotografi.
Ma la cosa più grave non è neppure questa, questa è una cosa ridicola ma non grave. Grave invece è il codazzo imbarazzante che, tutto attorno alla micidiale imitazione di tappeto persiano del Mercatone Uno, accompagna la Sindaca come una trista clacque. 

Decine di persone costrette a rubare lo stipendio per far da comparse meste in un rito stanco, ripetuto in ognuno dei citati quartieri deserti, torridi d'agosto; tra queste decine di autisti a arricchire la parata. Quegli stessi autisti che invece di dilapidare giornate così potrebbero stare a guidare la metro e gli autobus che non riescono in questi giorni ad erogare un servizio neppure lontanamente raffrontabile alla decenza.



Di fronte ai tanti che hanno criticato questa presentazione da cinegiornale, da Settimana Incom, da Istituto Luce alla matriciana col tappetaccio persiano il Movimento 5 Stelle ha risposto col solito tono istituzionale. Parlando di "Calippo" (!?), di "nemici della contentezza" (!!??) e spiegando che l'iniziativa è fatta per far sì che i cittadini possano "toccare con mano" (hanno scritto proprio così) i nuovi autobus perché sono stati pagati con le tasse dei cittadini stessi. Già, anche gli autobus di Vienna, di Parigi, di Madrid o di Berlino son pagati con le tasse dei cittadini ma queste pagliacciate non sarebbero neppure lontanamente pensabili. 

Proprio in questi giorni a Londra - dove gli autobus sono gestiti da privati ma il trasporto su ferro è pubblico - hanno inaugurato alcuni nuovi treni su una importante linea della Overground, la metropolitana scoperta che supporta la Tube su alcune tratte. Il sindaco Sadiq Khan ha deciso di offrire un mese di viaggi gratis ai cittadini. Questo sì che serve a "far toccare con mano" la novità, evita buffonate e parate stile anni Trenta e soprattutto invoglia a prendere il mezzo pubblico anche chi non lo fa ancora. Una differenza, una delle tante, tra una amministrazione semplicemente normale ed una accolita di ciarlatani come non si era mai vista e come speriamo non si vedrà più.

(Altri articolo su questo stesso tema qui e qui)

6 motivi per cui anche quest'anno Tiberis è una presa per i fondelli ineguagliabile

6 agosto 2019
Ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso, ma a scanso di equivoci vogliamo ribadire rapidamente il concetto anche quest'anno: la spiaggetta Tiberis, allestita negli scorsi giorni in fretta e furia (ma con almeno tre mesi di ritardo dall'inizio della stagione balneare) in un orripilante tratto di banchina del Tevere all'altezza di Ponte Marconi è una presa per i fondelli che la metà bastava. 


1. ROMA È UNA CITTÀ DI MARE!
Anche se l'amministrazione non se n'è accorta o se n'è accorta esclusivamente quando si è trattato di fare interessi e clientelismo sul litorale, Roma è una città di mare a tutti gli effetti. A Roma non ha nessun senso il ragionamento di "fare iniziativa di tipo balneare per coloro che non possono permettersi di andare al mare", semplicemente perché a Roma abbiamo spiagge letteralmente paradisiache a 20 minuti di metro dalla mostruosa Tiberis. Allestire sedie sdraio su spiaggia fake a 20 minuti dagli arenili più affascinanti del Tirreno (si pensi a Castelporziano, a Capocotta...) è una roba che non ha una logica che sia una. Investire denaro su una spiaggia finta, lasciando in abbandono le spiagge vere è sintomo di una malattia mentale che andrebbe urgentemente curata. 
Dire che Tiberis è "un'oasi per i cittadini che non vanno in vacanza" è una cretinata che solo Virginia Raggi. Se conoscesse Roma saprebbe che le oasi (oasi vere, non questa presa per i fondelli) la città ce le ha a pochi minuti di mezzi pubblici, raggiungibili con un 1,5 euro di biglietto. Vanno solo comunicate e manutenute. Invece così si fa solo disinformazione.


2. A ROMA CI SONO VILLE INCREDIBILI
Dice: ma comunque non è male allestire atmosfere estivali, come si dice in Francia, per dare un senso di villeggiatura a chi rimane in città o per i turisti. Verissimo. Ecco perché ad esempio nei mitologici parchi di Londra d'estate appaiono sdraio e ombrelloni. Già, ma nei parchi, non in un uno strapuntino in una zona di periferia raccapricciante che - ci si perdoni il paradosso - era coerentissimo e perfetto nel suo ruolo di discarica. Perché invece di investire su un terreno di proprietà regionale ricoprendolo di rotoli di pratino inglese fake (il cattivo gusto non ha confini), il Comune non investe sui quei terreni di proprietà comunali che sono chiamati "ville storiche" e che versano in condizioni drammatiche con erbacce alte metri, immondizia, abbandono, degrado e sorci? Perché le sdraio invece di metterle a Tiberis non le mettiamo a Villa Torlonia, a Villa Paganini o in qualsiasi altro spazio *comunale* così come fanno altre città europee nei loro parchi? Nella foto c'è Hyde Park a Londra. 

3. LA (NON) PRESENZA DELL'ACQUA
La famosa atmosfera estiva di villeggiatura che si diceva sopra non ha alcun senso senza una piscina dove si possa fare il bagno dopo essersi fatti una partita a beach volley. Lo scorso anno sembrava avessero capito la cosa, quest'anno hanno messo... dei vaporizzatori. Una roba al di là del ridicolo francamente. In ogni area pubblica o parco che si rispetti in Europa - specie nei luoghi lontani dal mare, e qui si ritorna all'assurdità del punto 1 - ci sono fontane d'acqua che forniscono insieme un beneficio estetico, un refrigerio e un conforto e infine una occasione indimenticabile di divertimento per i più piccoli. Questa nella foto, tanto per capirci, è Granary Square a Londra. 

I profili del Comune di Roma pubblicano la foto della spiaggia urbana fatta da Veltroni anni fa, oltre ogni ridicolaggine

4. TIBERIS DOVREBBE ESSERE UN GUADAGNO PER L'AMMINISTRAZIONE, INVECE È UN COSTO
Vi spieghiamo come funziona: c'è uno spazio pubblico, si fa un bando, si dice cosa si vuole un quello spazio, si valutano le candidature, la candidatura del gestore che offre di più vince e gestisce lo spazio pagando le pattuite royalties al banditore. Funziona così, punto. Funziona così ad esempio a Firenze dove il Comune ogni anno assegna la gestione della spiaggetta lungo l'Arno. A Roma, quindi, una iniziativa come Tiberis dovrebbe essere un motivo di incasso per l'amministrazione, invece è una voce di spesa (una spesa per sputtanarsi, geniale!) per decine e decine di migliaia di euro. A Roma tutto questo passa come nulla fosse, ma è una follia in piena regola, uno scandalo al sole che in qualsiasi altro luogo sarebbe oggetto di indagine della Corte dei Conti e di dura condanna civica. 

5. UN IMPATTO TURISTICO NULLO
Le spiagge fluviali (abbiamo parlato di Firenze, ma non si può non citare Parigi) si fanno anche per motivi turistici. Per destagionalizzare i flussi. Per rendere interessanti le aree urbane pure nei mesi centrali dell'estate, tipicamente poco attrattivi. Ecco perché le spiagge urbane, a Firenze e a Parigi appunto ma anche a Roma quando si tentò questo esperimento una decina d'anni fa, sono sempre in pieno centro, sotto le grandi attrattive turistiche, con panorama sul patrimonio più celebre delle città. Proprio per entrare in sinergia con questo. A Roma la spiaggia urbana è fatta in una zona rivoltante e perfino pericolosa, farsi una passeggiata nell' "entroterra" di Tiberis significa rischiare nella migliore delle ipotesi il portafoglio e nella peggiore la vita. Se non ci credete andate a farvi un giro nella zona di Via della Vasca Navale, Vicolo Savini, Via Mario Ageno, magari al tramonto dopo essere usciti da Tiberis dopo la chiusura delle 20. Se non avete il coraggio il giro fatevelo su Google Street View. Ah, naturalmente su google Tiberis non lo troverete, non hanno avuto neanche l'accortezza di inserire inserire il punto d'interesse nella mappa. Tutto questo ha un solo risultato: l'impatto turistico del progetto è nullo o, al limite, se qualche turista dovesse venirci, è negativo. Mandare la gente, specie gente inesperta di Roma, in quel contesto è un crimine, ne abbiamo parlato lo scorso anno ma tutto è rimasto com'era. 
In alto a destra Tiberis, dietro una sconfinata e agghiacciante bidonville

6. UN GRANDE MALINTESO SUL RAPPORTO TRA CITTÀ E FIUME
Il rapporto tra la città e il suo fiume è una cosa seria che non può essere trattata così. Non esiste un piano di riqualificazione complessiva del fiume, si procede in modo parcellizzato e non c'è nulla di peggio di questo, si fa finta di fare rigenerazione urbana su un pezzetto di fiume a Ponte Marconi e si abbandonano le banchine in centro, piene di accampamenti e autentici villaggi di punkabbestia se non, peggio, inondate di bancarelle disgustose. Trattare il fiume in questo modo è diseducativo, meglio non occuparsene affatto. 

Abbattono la Tangenziale ma al suo posto stanno per realizzare un progetto orribile

30 luglio 2019
Il progetto di riqualificazione presentato dai residenti della Stazione Tiburtina già approvato dai due municipi, ha sicuramente il merito di aver smosso quel pachiderma che è il Comune di Roma che dopo quasi 10 anni di immobilismo si è messo a riprogettare l’area attorno alla Stazione Tiburtina, quella che la Sindaca Raggi definì il 5 dicembre “cuore pulsante di Roma e il polo direzionale della città”. La Sindaca si lasciò un po’ andare con la fantasia e uscendo dalla seconda Stazione più importante d’Italia sul lato della BNL questo è il panorama. Una zona totalmente abbandonata dove il nostro Comune fenomenale non riesce neanche a curare un’aiuola o a non far parcheggiare le auto in divieto di sosta, benvenuti a Roma sembra dire la scena ai poveri malcapitati!



Veniamo dunque al progetto di riassetto della Stazione Tiburtina presentato venerdì 19 luglio in Commissione Mobilità presieduta da Pietro Calabrese. Come piccola premessa vi diciamo che le tavole sono due non perché ci siano due luoghi differenti, siamo sempre alla Stazione Tiburtina, ma perché il Comune di Roma non è riuscito a stampare nella stessa tavola i due lati della Stazione. Purtroppo riportiamo delle foto perché il progetto essendo ancora in una fase di valutazione non è disponibile su file. Scopriremo che, pur migliore rispetto al precedente assetto, il nuovo progetto comunale è e resta una schifezza. 

Nel progetto del Comune l’elemento fondamentale nonché l’unico che può essere realmente realizzato è l’eliminazione dell’autostazione dei pullman Tibus. I progettisti del Comune hanno poi scopiazzato in parte e in brutta copia il progetto dei residenti eliminando il famoso parcheggiaccio al posto della sopraelevata che sta per essere demolita. Proprio grazie ai nostri articoli di un anno fa, che gridavano contro quel progetto, ci si è probabilmente mossi per cambiarlo. C’è poi tra gli obiettivi l’acquisizione da parte del Comune di Roma dell’ex Istituto Ittiogenico dismesso dalla Regione che verrebbe contornato da un parco. Vediamo nel dettaglio gli elementi.

Lato Ovest: eliminata l’autostazione dei pullman e superata l’ipotesi del parcheggione

L'immondo progetto attuale 

Progetto nuovo del Comune

Progetto dei residenti

Nelle tre immagini riportiamo il progetto attualmente in esecuzione del Comune di Roma di abbattimento della sopraelevata (lavori partiti che dureranno 450 giorni), il nuovo progetto del Comune di Roma e il progetto di riqualificazione dei residenti sotto. Del progetto di abbattimento della sopraelevata che riduceva la zona ad un enorme parcheggio ne abbiamo già parlato. Il Comune su questo sembra aver preso spunto dal progetto dei residenti creando una stretta piazza ad Elle in continuità con la Stazione Tiburtina. Viene eliminato quindi l’attraversamento delle macchine all’uscita della Stazione creando un viale alberato che non si capisce bene dove porti. Se infatti nel progetto dei residenti il percorso pedonale (arancione nell’immagine) porta e fa da contorno alla Stazione dei pullman in quello del Comune avendo eliminato l’autostazione non si collega a nulla. 
Poco visibile ma nonostante questa riscoperta della pedonalità, il Comune sceglie di spostare parte dei capolinea degli autobus Atac tra l’area pedonale e i palazzi a Via Guido Mazzoni.  Perché spostare dei capolinea di autobus sotto i palazzi? Nell’intento di eliminare la Stazione dei pullman, nel dogma che lì i pullman non possono stare, i progettisti del Comune hanno eliminato anche Cotral i cui pullman si andrebbero ad aggiungere ad Atac nel piazzale della Stazione tiburtina dove gli stalli anziché essere rivolti verso l’ingresso della Stazione cambierebbero verso e diventerebbero rivolti verso Via della Lega Lombarda. Qualche capolinea non entrava e per questo li hanno buttati sotto ai palazzi a Via Guido Mazzoni. 

Grande spazio seppur utopistico nel nuovo progetto del Comune di Roma è il recupero dell’ex Istituto Ittiogenico (in giallo nell’immagine), immobile totalmente vincolato che era di proprietà della Regione Lazio e che la stessa ha ceduto ad un fondo immobiliare di natura privata per rivenderlo al miglior offerente (2,8 milioni il prezzo stabilito). Il Presidente della Commissione Mobilità Pietro Calabrese ha lasciato intuire un interesse da parte del Comune ad acquisirlo ma va tenuto presente che ai 2,8 milioni di euro per l’acquisto vanno aggiunti almeno 7 milioni di euro per il recupero. L’ittiogenico è situato al di sotto del livello della strada. Vediamo dalla tavola che il Comune ha pensato di creare un ingresso inclinato sia dal lato della Stazione Tiburtina che dal lato opposto. Il grande parco verde che verrebbe realizzato, in alto nell’immagine dove ora c’è l’autostazione dei pullman, sarebbe anche questo inclinato per arrivare al livello dell’Ittiogenico. Anche questo livellare e creare un parco ha un costo elevatissimo da aggiungere al costo dell’acquisto e del recupero, la semplicità con cui è stato disegnato il tutto lascia pensare che anche i progettisti del Comune sanno che a Roma trovare 15milioni di euro per creare questa roba di dubbia utilità è fantascienza. Sull’ittiogenico sappiamo che ci sono dei privati che ne stanno trattando l’acquisto, il Comune quindi perché mai si dovrebbe inserire? Per farci cosa? Perché non lasciare che dei privati dotati di fondi e di velocità operativa facciano qualcosa di interessante qui?


La futura Circonvallazione Nomentana
Seppur il nuovo progetto del Comune raffigura solo un piccolo tratto della Circonvallazione Nomentana e della ex Tangenziale che con l’abbattimento della sopraelevata perderebbe la sua funzione visto che non permetterebbe più il collegamento con San Giovanni qualcosa lo intuiamo. Intuiamo ad esempio che seppur diventerebbe una normale strada di quartiere non c’è la volontà di ridurre l’asfalto. Il Comune lascerebbe difatti tre corsie rispetto alle cinque attuali aggiungendo una striscia di parcheggi al centro e un marciapiede lato binari del treno.


 
Il confronto col progetto dei cittadini, quello coi colori accesi, è d’obbligo. Nel progetto dei cittadini si parte dal presupposto che quella è viabilità di quartiere e pertanto non servono le tre corsie di automobili pensate dal Comune. Il progetto dei cittadini seppur aumenta di poco i parcheggi in superficie rispetto alla situazione attuale posiziona diverse centinaia di parcheggi sottoterra. E’ proprio il privato che si aggiudicherà la realizzazione e la gestione dei parcheggi interrati che pagherà la realizzazione e la gestione del parco lineare in superficie che costeggia il confine coi binari del treno dalla Stazione Tiburtina a Via Nomentana. Un parco lineare lunghissimo dove una pista ciclabile collegherebbe la pista in realizzazione sulla Tiburtina con quella appena inaugurata sulla Nomentana. Quello che oggi è un tratto autostradale in città diventerebbe un punto verde importantissimo per un quartiere altamente popolato come il Nomentano-Italia.
Lato est: l’eterno incompiuto
Il lato est, quello dove sorge la sede della BNL, è ad oggi immerso nel degrado. Andandoci oggi troviamo accampati un centinaio di migranti che potrebbero essere posizionati in maniera più dignitosa e il motivo paesaggistico dominante è fatto di erbacce, rifiuti e macchine parcheggiate in divieto di sosta. Il parcheggio pubblico comunale realizzato su quel lato è chiuso da ormai quasi cinque anni al pari di quello sul lato est realizzato sotto la Città del sole che è chiuso da quasi dieci anni. Entrambi i parcheggi sono stati realizzati dai privati che hanno costruito le loro architetture, sarebbero pronti per essere utilizzati ma il Comune di Roma non li ha mai collaudati e messi a servizio della cittadinanza. La geniale idea che hanno avuto le migliori menti dell’urbanistica e della mobilità del Comune di Roma per riqualificare il lato est è realizzare un parcheggio per i pullman privati del centro Italia che sostituirebbe l’attuale Autostazione dei pullman posizionata sull’altro lato della Stazione. 

Questo parcheggio per i pullman che ci troveremmo di fronte appena usciti dalla Stazione Tiburtina è stato definito dai progettisti del Comune di Roma una autostazione che dovrebbe servire 9 milioni di passeggeri. Senza nulla togliere agli illustrissimi progettisti ci preme ripetere a noi stessi che una autostazione oltre a degli stalli a terra deve avere dei servizi tra cui: biglietterie, bagni, sale d’attesa, punti ristoro, deposito bagagli, commerci, spazi per gestire i flussi di persone che partono e arrivano, parcheggi di servizio almeno per il trasporto di anziani e disabili, monitor che indichino le partenze e gli arrivi, ecc. Al contrario viene realizzata questa “cosa” per pullman in questa rotatoria ovale senza alcun servizio e senza possibilità di prevedere nessuno dei servizi prima elencati. A riguardo vogliamo partire da quello che chiedevano i residenti nel loro progetto di riqualificazione ovvero un bando di gara per la realizzazione e gestione di una autostazione moderna anche architettonicamente dove il gestore sarebbe obbligato per tutta la durata della concessione a gestire e ad effettuare la manutenzione a tutti quegli spazi attorno la Stazione Tiburtina che il Comune ha ormai tralasciato. Vediamo le immagini dell’autostazione pensata dai residenti:

La Stazione è totalmente chiusa per limitare al massimo l’impatto acustico e ambientale dei pullman e per far percepire il meno possibile a livello visivo la presenza di mezzi pesanti. L’ingresso e l’uscita dei pullman è dal lato di Via Tiburtina cosicché il transito non tocchi mai i palazzi.

La Stazione pensata dai residenti si collega direttamente alla Stazione dei treni creando un grande hub della mobilità. L’autostazione viene quindi intesa come una architettura moderna che si inserisce tra la Nuova Stazione Tiburtina e la Città del Sole potendo quindi anche essere fattore di rivitalizzazione di quest’ultima. 
Per dare l’idea di cosa avviene invece in Europa in tema autostazioni riportiamo le seguenti immagini dove al di là della bellezza vediamo che fuori da Roma le autostazioni non sono intese come quattro strisce disegnate per terra per creare dei finti stalli come nel progetto del nostro Comune ma come architetture vere e proprie.




Il dibattito sul futuro della Stazione Tiburtina entrerà nel vivo nei prossimi mesi. Vi salutiamo elencando delle linee guida fondamentali per poter seguire il dibattito che si verrà a creare:
  • Di un intervento di riqualificazione ce ne è assoluto bisogno
  • Il Comune di Roma non ha la forza ne la capacità per gestire nessuno degli spazi pubblici fuori dalla stazione
  • I privati se messi in condizione possono avere un forte interesse ad insediarsi a Tiburtina e proprio a questi investimenti può essere legata la riqualificazione dell’area



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