"Raggi ti sta raccontando solo fregnacce!". Lettera aperta al sindaco di Tokyo

23 maggio 2019
Come sua abitudine quotidiana la nostra sindaca mente, racconta balle, frottole, fesserie inesistenti. Sciocchezze e idiozie in cui non crede neppure lei. E' fortunata di far parte di un partito politico che ha fatto dell'assenza di vergogna un tratto distintivo. Riceviamo e pubblichiamo volentieri dunque questa missiva inviata al Sindaco di Tokyo affinché la possa leggere e possa non farsi ingannare dalle frottole raccontate in questi giorni in oriente da Virginia Raggi.


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Non si può stare zitti dopo quello che la nostra Sindaca ha detto alla Governatrice di Tokyo, presentando Roma come la città del cambiamento, dell'innovazione, del buon governo. No, non si può. E aggiungo che mi meraviglia che nessuno, dico nessuno di coloro che contano molto più di me (e ci vuole poco) abbiano speso una sola parola per obiettare la favola che è stata raccontata. Davvero bravi. OPEN LETTER TO THE GOVERNOR OF TOKYO LETTERA APERTA AL GOVERNATORE DI TOKYO Dear Governor, may I write to you after reading the speech our mayor, Virginia Raggi, in your presence and in the sight of the mayor of Jakarta. She said that they are redesigning the city, reprogramming mobility, increasing the number of cycle paths, pedestrianized several urban areas, encouraged the use of electric vehicles, building the present. All this gives the idea of ​​a city in progress, a city facing the future, a city in constant change, governed by capable and far-sighted administrators. Unfortunately the situation is not that described to you. Those who live in this city must face a completely different reality. We are literally overwhelmed by the rubbish, we have a third-world transport system with some stops of the subway stopped by month and others in absolute abandonmen. The green is totally neglected, there are actually two cycle lanes that can be crossed and at the same time they are not even 8 kilometers together, while the already existing tracks are ignored and neglected, the pedestrian zones can be counted on the fingertips. Separate collection does not work because the company that is responsible for it has no means nor personnel. Recently, 70 used buses have been leased in Israel for 8 years and cannot be used because they are outside European legislation and they are pollutants. Our streets are full of holes, animals of all kinds, especially mice, gulls and wild boars have invaded the city attracted by the garbage that lies in the streets and on the sidewalks. Tourists look incredulously at this situation and declare that they will never return to Rome. We live immersed in enormous problems that increase every day instead of decreasing. Our administration is unable to take even the simplest decision to remedy the problems that beset us, from the smallest to the largest. People are tired, disappointed and hopeless. We are organizing mass protests to raise awareness among our leaders and encourage them to finally do something concrete and use the common sense. Unfortunately we are not listened to and we have no interlocutors to talk to. Thus Rome dies slowly and inexorably, trampled and humiliated by those who should administer it. This is our reality. There is not another one. What has been told to you is a personal vision that has nothing to do with the current situation. You can ask the many Japanese tourists who come to Rome and find themselves in a world that is light years away from them. We are ashamed of all this. We have no weapons to protest and ask for help if not the social media. Through social media we tell the world the truth with the hope, one day, of reversing the path and going back to the abyss where we are today. Our rulers presented themselves as the wind of epochal change and brought us to ruin, mocked and criticized from all over the world. It's time to say "stop". And I hope with this letter that you can join us at least with thought and say "stop" with us. I greet you with respect and admiration for you and for the people you represent, a model to imitate and follow for a bright future. Dr. Luca Laurenti

11 motivi per cui l'elemosiniere del Papa ha sbagliato di grosso a riaccendere la luce

14 maggio 2019
Parliamo di SpinTime, la inquietante occupazione di Action e di Tarzan Alzetta che da qualche tempo viene letteralmente contrabbandata come progetto di rigenerazione urbana (tanto i romani sono gonzi e bevono tutto) con la complicità di tutti per questioni di soldi, di tornaconto politico, di consenso e di potere.

Premettiamo che parlare di uno scenario cittadino in cui a quanto pare esiste un giustiziere della notte con un furgoncino, inviato niente meno che dal Pontefice a risolvere con la forza e violando le leggi i problemi dei presunti poveri, ci risulta quanto meno surreale e umiliante. Un contesto crircense, farsesco, folkloristico e ridicolo. Un contesto, soprattutto, che non potrebbe avere eguali in Europa e nel mondo. 
E allora, ci si potrebbe chiedere per paradosso, come mai il Papa non ha un elemosiniere in ogni città del mondo? Forse la "povertà" non è dappertutto e forse, oltretutto, a Roma non è per la maggior parte dei casi null'altro che una maschera per coprire la paraculaggine? E' davvero inaccettabile quello che è successo: si stava smuovendo qualcosa verso la risoluzione con uno sgombero di un palazzo occupato da anni e ha deciso di metterci la bocca uno stato straniero mandando una persona a impicciarsi. 

Ovviamente grande accoglienza al gesto papale definito dal 90% del paese come "coraggioso" solo perché il 90% d'Italia non conosce il livello di collusione e mafia che c'è dietro le occupazioni romane, mafia capace anche di smuovere il Vaticano... Accoglienza anche dagli stessi occupanti, sovraintesi da organizzazioni para criminali di ultra sinistra per solito assai contrarie alla Chiesa e ai suoi dogmi. Ma quando ci sono di mezzo gli interessi, non c'è ideale che tenga e va benissimo anche il Vaticano solitamente raccontato dagli stessi ras delle occupazioni - e tal volta perfino a ragione visto che basterebbe l'uno per cento delle case vuote possedute dall'organizzazione per cui lavora il sor Elemosiniere a sanare il presunto problema abitativo in città - come la vera causa degli squilibri del mercato immobiliare romano.

Oltretutto non si riesce a capire perché, a fronte di una città in cui decine e decine di migliaia di persone, di famiglie, di aziende sono in difficoltà e davvero non riescono a pagare le bollette, la Santa Sede si debba occupare con clamore solo di chi occupa, di chi viola le regole, di chi con la forza ruba immobili di proprietà privata. Trascurando tutte le persone che, col doppio dello sforzo, si fanno in quattro e sputano sangue per stare nella legalità. E' solidarietà questa? E' misericordia questa? Ha a che fare con le leggi cristiane questo?

Ferma restando dunque l'assurdità di tutto questo, approfittiamo della visibilità avuta dalla cosa per mettere in fila i motivi per i quali l'elemosiniere di Sua Santità doveva farsi un quarto d'ora di affari propri e doveva lasciare che si andasse verso uno sgombero dell'edificio di Via Santa Croce in Gerusalemme. Per il beneficio di tutti, a partire dal beneficio degli occupanti stessi.  

1. NESSUNO CERTIFICA CHE LE PERSONE PRESENTI NELLA OCCUPAZIONE SIANO REALMENTE BISOGNOSE
Non lo sappiamo. Possiamo solo presumerlo. Possiamo ipotizzarlo. O più realisticamente possiamo ipotizzare che un terzo di persone sia davvero bisognosa, un altro terzo di persone si approfitti della situazione e un'altro terzo sia lì per questioni di favori di politica e di potere. "Vieni che ti diamo casa però ogni volta che dobbiamo fare qualcosa tu devi stare a disposizione". Insomma, venduti della mafietta delle occupazioni. Non sono persone registrate, non sappiamo chi sono, non sappia nulla del loro reddito, non sappiamo se lavorano, se non lavorano, se hanno ricevuto offerte di lavoro e le hanno rifiutate (tanto non devon mica pagare affitto o bollette, quindi...). Non sappiamo nulla, non abbiamo dati da analizzare, siamo totalmente al buio su quello che succede. Intervistati qualche tempo fa alla tv, tra gli occupanti di Via Santa Croce apparve una ragazza che candidamente esternò davanti alle telecamere: "sono qui perché ho 19 anni e mi ero rotta di stare a casa coi miei, volevo finalmente vivere da sola ma non avevo i soldi e allora ho occupato". Non ci sarà solo questo, certo, ma c'è anche questo. Ed è semplicemente inaccettabile. L'unico modo per evitare questo è far tornare in mano allo stato (o alla Regione o al Comune) la gestione delle emergenze sociali, togliendole di mano dai racket dei movimenti che pretendendo di fare attività sussidiaria sostituendosi alla parte pubblica (di fatto privatizzando un servizio) fanno più danni che altro.
Spin Time e Casa Pound sono due facce di una stessa medaglia. Ragionano allo stesso modo, hanno lo stesso approccio, rispondono con gli stessi identici slogan alle critiche. La nostra speranza è che vengano sgomberati entrambi, lo stesso giorno. Una festa della legalità

2. LE CONDIZIONI INTERNE SONO DRAMMATICHE
Un autentico slum all'interno della città. Centinaia di persone che vivono ammassate, in condizioni igieniche inaccettabili, in spazi che non sono e non sono stati mai pensati per essere civili abitazioni. Si tratta di uffici riadattati ad appartamenti alla bell'e meglio (hanno fatto un cambio di destinazione d'uso di fatto, violando il Piano Regolatore della città. Un abuso macroscopico). Il palazzo è una bomba igienico sanitaria che può determinare tutto: da incendi a epidemie. Non è possibile consentire alle persone di vivere in questo modo mettendo a repentaglio se stesse e gli altri.

3. NON E' VERO CHE IL PALAZZO ERA VUOTO
Chi è in vena di scusanti per legittimare la sciatta camorruccia delle occupazioni romane ripete più o meno sempre gli stessi tre o quattro patetici slogan. Uno ad esempio è: "ci stanno le persone senza case e le case vuote, dunque che problema c'è se occupiamo?". Ovviamente non è vero che il palazzo era vuoto. Il palazzo era stato usato fino a poco tempo prima come uffici e poi stava per essere venduto per la realizzazione di un altro progetto. Non era ne vuoto ne abbandonato: è solo una delle mille strumentalizzazioni dei farabutti che hanno costruito la loro carriera politica e la loro fortuna economica, ideologica e di potere sulle occupazioni, strumentalizzando la disperazione. Ovviamente anche se davvero il palazzo fosse stato vuoto e abbandonato, questo non avrebbe neppure per un istante giustificato una occupazione illegale. 
La proiezione daaa pardida non manca mai...

4. IL PALAZZO E' UNA BOMBA SOCIALE
Oltre che dal punto di vista igienico, il palazzo è una bomba dal punto di vista sociale. E disordini possono avvenire da un momento all'altro. Il fatto che fino ad oggi chi amministra le cose (con metodi coercitivi, da qui lo stato di ordine) lo abbia fatto senza far emergere disordini e anomalie questo non toglie che potrebbero avvenire in futuro. Non può una città tenere in suo seno situazioni totalmente ingovernabili come questa. Siamo alla terra di nessuno più pericolosa e inaccettabile. 

5. IL PRINCIPIO CHE "LE COSE NON FUNZIONANO ALLORA SIAMO GIUSTIFICATI" E' ABERRANTE
E' uno degli altri slogan che i ciarlatani delle occupazioni e dei movimenti romani ripete a spron battuto sapendo che basta davvero poco a abbindolare l'auditorio capitolino. "Non funziona il sistema delle case popolari, quindi occupiamo". Una legge del taglione aberrante, pericolosissima se presa in parola da tutto. Con questo stesso principio potrebbero domani arrivare un esercito di 450 persone ancor più povere e ancor più disperate di quelli ora ospitate a Via Santa Croce in Gerusalemme e chiedere a buon diritto di subentrare. O farlo eventualmente con la forza facendo scoppiare una guerra civile. "Se una cosa mi spetta o me la danno o me la prendo" è un principio fascista e dio solo sa quanto fascismo c'è nei cervelli bacati e marci dei fondamentalisti alla matriciana dei movimentisti romani.
Discoteche, feste, ristoranti, party, concerti e chi più ne ha più ne metta. Nella più profonda illegalità e insicurezza

6. LO SFRUTTAMENTO COMMERCIALE DEGLI SPAZI COMUNI E' IGNOBILE
Le aree comuni dell'enorme palazzone, qualcuno lo spieghi all'elemosiniere, sono sfruttate a livello commerciale in maniera vergognosa e ignobile. Fiumi di denaro in birra, iniziative e altro. C'è pure un'osteria e chissà quanti altri esercizi commerciali totalmente abusivi. Una concorrenza sleale allucinante in una città dove aprire un esercizio di somministrazione significa ormai passare per le forche caudine di una burocrazia sfiancante e disincentivante. E quando fai notare che per i loro mille concerti non pagano SIAE ti rispondono che la SIAE è mafia. Già, sarà anche mafia, ma tutti i locali attorno a voi sono costretti a pagarla mentre voi impunemente evadete. Questo significa solo una cosa: concorrenza sleale. Non solo non paghi l'affitto, non solo non paghi le bollette, ma riesci pure a bypassare la burocrazia e le tasse sullo spettacolo. Solo la Ndrangheta e i centri sociali a Roma riescono a comportarsi in maniera così meschina. Tutti gli altri subiscono, pagano anche per loro, dichiarano fallimento. L'impatto negativo sull'economia della città è clamoroso. 

7. NON E' VERO CHE SIAMO IN EMERGENZA ABITATIVA!
Un altro slogan. L'emergenza abitativa. Per carità, la casa è sempre un problema. Lo è in tutto il mondo con picchi allucinanti fuori dall'Italia. A Roma anche non è facile trovare una casa comoda a buon mercato, ma l'emergenza è un'altra cosa. Certo, se vuoi vivere a Via Statilia in pieno centro storico o te lo puoi permettere oppure vai a vivere in periferia, o un po' fuori città come negli ultimi decenni hanno fatto varie centinaia di migliaia di persone (lo dicono i dati e i flussi): pensate che fessi, potevano tutti quanti occupare. Del resto è piano di palazzi vuoti, no!? La realtà la scopri aprendo due siti illuminanti: trenitalia.com e immobiliare.it. Focalizzati su qualsiasi paese o cittadina posti a 25, 35 o 45 minuti di treno da Roma e scoprirai che investendo così poco tempo in pendolarismo arrivi in posti dove le case faticano a raggiungere i 300 euro al mese. Da New York a Londra, da Berlino a Tokyo chiunque non ce la fa a pagarsi un affitto in centro si sposta un po fuori, a Roma chi non ce la fa a pagarsi un affitto in centro dice che sta in emergenza abitativa e occupa appartamenti nei posti più pregiati della città, dall'Esquilino a Santa Croce, da Piazza Indipendenza a Piazza Bologna. Un raggiro galattico nel quale tutta Roma fa finta di cadere per la pigrizia di non porsi il problema, per la pigrizia di non farsi una domanda, per la voglia ancestrale di lavarsi le mani. Da sempre. 

8. QUEL PALAZZO OCCUPATO DA 150 FAMIGLIE AVREBBE GENERATO LAVORO PER 150 FAMIGLIE
Lì era previsto un albergo. Avrebbe oltretutto qualificato tutta la zona, incentivato il commercio (che boccheggia qui) e magari chiamato ulteriori investimenti. I venditori stavano quagliando l'operazione coi compratori. Ci sarebbe stata una struttura ricettiva capace di dare risposte sane, di reddito, soddisfazione, opportunità e sicurezza allo stesso numero di famiglie che oggi occupano. Solo questo dato deve bastarvi per capire all'interno di quale enorme inganno ci troviamo. Davvero un Elemosiniere papale non capisce una cosa del genere? Ma c'è di più...
La presidente del Primo Municipio Alfonsi con Tarzan Alzetta, il boss delle occupazioni romane. La foto è un insulto, uno schiaffo, uno sputo in faccia a tutti i cittadini per bene di Roma

9. I PALAZZI OCCUPATI TENGONO LONTANI GLI INVESTIMENTI INTERNAZIONALI. UNICA NOSTRA SALVEZZA
C'è di più perché il danno non è solo puntuale. Non riguarda solo questo specifico edificio che avrebbe potuto dar risposte di lavoro e dignità a 150 famiglie e invece dà risposte di degrado, prepotenza, camorretta e illegalità a 150 famiglie. Riguarda tutto il sistema, anzi l'ecosistema economico romano che oggi vive un olocausto. Vedere investitori che nonostante reiterati esposti in Procura non riescono a rientrare in possesso dei loro immobili semplicemente fa scappare altri potenziali investitori dalla nostra città. Ed è quello che sta succedendo: non c'è l'ombra di un investitore immobiliare (resta con qualche sparuta operazione solo CDP, che infatti è pubblica e a Roma ha sede). Tutti i soggetti che stanno ad esempio cambiando faccia a Milano generando posti di lavoro, ricchezza, opportunità, rigenerazione urbana, appeal e bellezza non mettono piede a Roma. Da Hines a Coima, da LendLease a Unipol, da Prelios a Covivio sono lì in attesa che Roma la faccia finita di farsi stritolare dai furfanti delle occupazioni e dei movimenti per arrivare in forze ad investire qui tramutando la Capitale in un posto normale a suon di fiumi di denaro liquido che è pronto per noi ma non arriva perché le condizioni ambientali sono inaccettabili. Questa situazione ci tiene schiavi tutti, ci tiene ostaggi tutti, ci impedisce di svilupparci tutti, ruba le opportunità ai nostri figli e infatti c'è una intera generazione di quarantenni  e cinquantenni in città che sta lavorando solo per far andar via i figli il prima possibile. Ecco i risultati della solidarietà dell'elemosiniere. Questa volgarità coatta, aggressiva e parafascista mascherata da "ssspazi sosssciali" (da pronunziarsi come Verdone in Un Sacco Bello) vi sta divorando dentro come un cancro e voi la difendete, la applaudite, inneggiate al "coraggio" del Papa come nella peggiore Sindrome di Stoccolma.

Dunque non c'è solo il danno dei 150 posti di lavoro persi, c'è l'impatto drammatico che ogni storia come questa (o quella vergognosa del Cinema Palazzo, quella dell'hotel della Garbatella e di tanti altri spazi occupati) ha sull'economia della città e sulla sua reputazione sul mercato internazionale. Se solo quelle risorse venissero liberate noi vedremmo risolti tutti i problemi di povertà della città. Dal primo all'ultimo. Ad oggi, grazie a questa gentaglia, siamo un posto da cui fuggire, su cui non scommettere neppure un centesimo, un sistema in piena debacle economica. Una crisi che ci siamo creati da soli visto che le potenzialità della città sono dieci volte più significative di ogni altra città italiana e invece ci facciamo mangiare in testa perfino da Bologna o Firenze, per tacere di Milano. Questo ha delle conseguenze atroci. Chi dice di voler combattere la povertà, in realtà sta solamente alimentando il proprio personale potere e sta generando povertà su povertà. Del resto organizzazioni come i movimenti romani non possono - non potranno mai - operare per il benessere e lo sviluppo. Se la povertà scompare loro non avrebbero più ragione di esistere e non potrebbero più esercitare il potere, il ricatto, la pressione che esercitano con tutte ciò che per loro e solo per loro produce in termini di vantaggi diretti e indiretti. 
L'Elemosiniere di Papa Francesco sotto braccio agli occupanti. Lo avete visto mai sottobraccio a qualche commerciante che sta lottando per non chiudere, delle migliaia di persone che ogni giorno a Roma perdono il lavoro proprio a causa del degrado generato da questa situazione e altre simili?

10. E LE CASE POPOLARI?
Beh, abbiamo parlato pochissimo di case popolari. Il solito Roma fa Schifo che nasconde i problemi. Non li nascondiamo, sappiamo perfettamente che il servizio funziona poco e male (ma meglio di quel che si pensa), ma sappiamo anche che decine e decine di case non vengono rimesse in circolo a vantaggio di chi ne ha bisogno proprio perché sono occupate. Ed è su questo che bisognerebbe lottare: più case popolari, gestite in maniera impeccabile, senza sconti, e più housing sociale. Ma proprio grazie alla sciatteria dei movimenti romani anche tanti progetti che potrebbero ospitare al proprio interno housing sociale (vedi l'ex Fiera di Roma) vengono bloccati, interrotti, sabotati culturalmente. Peraltro pianificare, costruire e gestire bene le case popolari è normalità e non porta voi. Mentre accordarsi come fa da sempre la più squallida politicuccia romana con le mafiette dei prepotenti ne porta eccome e si eleggono grazie a questi criminalucci anche fior di consiglieri comunali se si sanno strumentalizzare a dovere i suffragi dei disperati. Ecco, chissà se l'elemosiniere si è reso conto di aver fatto un clamoroso assist alla peggio politica romana.
Detto ciò, ribadiamo che il sistema delle occupazioni, la mentalità del "mi prendo ciò che mi spetta", la logica del "non funziona niente quindi delinquo e nessuno mi può dir nulla" fa sì che centinaia di case popolari siano occupate da chi non ne ha diritto. E chi sta in graduatoria aspetta dormendo in macchina. In attesa, un bel giorno, di decidere di svendere se stessi ai rapaci avvoltoi dei movimenti. 

11. OKKAY MA IL VATICANO E' INTERVENUTO PERCHE' NESSUNO FACEVA NIENTE
Falso, giorni e giorni prima dell'intervento dell'Elemosiniere la sindaca Virginia Raggi aveva mandato fior di assistenti sociali nel palazzo per offrire a bambini, anziani e bisognosi un posto nelle case famiglia del Comune, che esistono e sono pagate dalle tasse di tutti appositamente per questi casi. Ovviamente strumentalizzati e plagiati dall'organizzazione tutti hanno risposto di no. Come risposero no gli occupanti di Piazza Indipendenza quando si offrì loro una soluzione alla loro situazione. Insomma questa gente non accetta nessuna soluzione legale, preferendo di gran lunga stare nell'illegalità. Non è vero che non hanno alternativa, semplicemente non sono interessati alle alternative legali, alle alternative che abbiamo tutti, preferiscono stare nell'illegalità. Lo considerano più da furbi e più comodo. 

Tutto questo decalogo significa che auspicavamo che i bambini restassero senza acqua calda per altri giorni o che gli anziani continuassero ad avere problemi a causa dello stacco di elettricità? Assolutamente no. Ma la circostanza doveva essere sfruttata dalle istituzioni in maniera astuta e orientata al bene comune e alla risoluzione dei problemi e delle anomalie. Cari amici - avrebbe dovuto dire l'amministrazione intervenendo - noi adesso vi facciamo riaccendere la luce perché in queste condizioni non vi lasciamo. Ma sappiate che avete tre mesi da oggi per sloggiare non un giorno di più. Così si comporta una città seria. 

Partito dei Maghinari. A Roma il PD decide di suicidarsi di nuovo

13 maggio 2019
Sul fatto che a Roma le auto siano un enorme problema non possiamo che essere tutti d'accordo. Sono troppe, creano degrado, creano bruttezza, creano insicurezza, impediscono alla città di svilupparsi e generano violenza nelle persone che ne fanno abuso. 
E' vero che la città ha mezzi di trasporto di massa scarsi, ma questa scarsezza è alle volte proprio dovuta all'eccesso di auto che bloccano il fluire delle linee bus e interrompono quelle tramviarie. Un cane che si morde la coda alimentato in maniera tossica dal tipico atteggiamento romano cinico e menefreghista: faccio quello che mi fa comodo fottendomene totalmente (ma totalmente!) sulle conseguenze che ciò che faccio, fregandomene sempre del prossimo. Sempre. 

Poi scopri che il 70% delle persone ha un percorso casa-lavoro inferiore ai 5 km ovvero copribile agilissimamente in bici se non addirittura a piedi. Poi scopri che la leggenda del romano coattello e cafoncello che prende "a maghina" pure per fare i 250 metri che separano il portone di casa dalla latteria o dal tabaccaio non è una leggenda, ma una atroce verità che si ripete decine di migliaia di volta ogni giorno in decine di migliaia di angoli della città.

A fronte di questo bisogna intervenire. A fronte di questo ogni (OGNI!) intervento che miri a ridurre l'abuso dell'auto privata e che miri a ostacolare e a rendere meno facile la vita di chi va in auto è e deve essere il benvenuto.

Pur nel quadro di una tragedia amministrativa senza pari - forse grazie alle ispirazioni dell'unico amministratore degno di rispetto della compagine di governo che risponde al nome di Enrico Stefàno - i grillini in questo senso stanno cercando di muovere qualcosa. Si tratta sempre di misure men che omeopatiche, ma pur sempre meglio di nulla. 

La cosa surreale è che il PD, che dovrebbe essere il maggior partito di opposizione e aspirare a sostituire il M5S alla prossima tornata elettorale, invece che chiedere MAGGIORE impegno in questo senso incalzando la Giunta Raggi a fare di più e meglio, sistematicamente si pone (in assurda alleanza con gli sciatti esponenti della Lega e i folkloristici rappresentanti di Fratelli d'Italia) come ostacolo alla realizzazione dei pur piccini progetti di micro pedonalizzazione, urbanistica tattica, aumento degli orari della ZTL e quant'altro. Ogni atto che vada contro al cancro tutto romano della macchina vede il PD non come la forza che chiede di più, ma come la forza che cerca di ostacolare, che cerca di lasciare la città alle condizioni raccapriccianti in cui è. Il tutto condito da una mentalità (eh ma i commercianti, eh ma ndoamettono a maghina, eh ma le esigenze di tutti) che appare ferma nella migliore delle ipotesi agli anni Settanta, inesistente da qualsiasi altra parte del modo. 

Sulla riqualificazione di Piazza Scotti il PD si è alleato alla monnezza di Casa Pound e alle altre opposizioni e è riuscito a far saltare il progetto (complice anche un Cinque Stelle muncipale debole e incapace di difendere un progetto che invece era ottimamente concepito). Sulla sacrosanta semi pedonalizzazione dell'area più commerciale di Centocelle addirittura si è fatta avanti Marta Leonori, fino a ieri considerata diffusamente la parte buona del PD, una speranza civica per il futuro prossimo. E invece anche lì a promuovere iniziative che, di fatto, servono solo a dar voce a chi è contrario ad azioni e soluzioni che, nella fase iniziale, devono essere per forza assai impopolari e osteggiate per poi dipanare i loro benefici nel medio periodo. E così avviene anche in centro storico dove la ultra-maghinara giunta di Sabrina Alfonsi (nel centro storico pare di essere nel 1966, ogni piazza e piazzetta pedonale è stata trasformata ormai in parking abusivo) ha ostacolato il prolungamento della ZTL e l'attivazione della ZTL nel Tridente.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Il PD, lasciando al Cinque Stelle il tema della sostenibilità e della lotta alle metastasi chiamate automobili che stanno definitivamente uccidendo la città, si sta semplicemente un'altra volta suicidando in vista delle prossime amministrative.

Scale mobili rotte e stazioni chiuse. Alcune riflessioni su come è stato fatto l'appalto

6 maggio 2019


Prima di ogni discussione puerile e polemica, preciso: mi occupo di estimo costi e fattibilità in ambito di marketing da circa 15 anni, e qualche estimo per bandi pubblici l’ho visionato (e redatto).
Non mi occupo nello specifico di ingegneria strutturale ma di una cosa son certo e sicuro: la metodologia di progettazione per partecipare ad un bando pubblico e la stesura di un preventivo è concettualmente la stessa per ogni settore, e si basa su semplici regole di gestione che ogni ditta (anche la più piccola) è tenuta a sapere, se non altro per la propria sussistenza sul mercato.
Premesso ciò, andiamo al nocciolo della questione, ossia l’incarico di manutenzione per 387 scale mobili, 10 marciapiedi mobili, 288 ascensori, 44 servoscala e due piattaforme elevatrici che Atac, nel maggio del 2017, ha assegnato alla ditta vincitrice del concorso, la Del Vecchio Srl di Napoli.
Tale azienda è riuscita ad aggiudicarsi una commenda di 11,792 milioni di Euro, su una base d’asta di 22,9 milioni di Euro. Conti alla mano, la Del Vecchio Srl ha scontato la base d’asta di circa il 49%, ovverosia quasi ma metà esatta.

Competitors della Del Vecchio nell’asta erano aziende del calibro di Schindler, Marocco elevators, Consorzio Integra, Del Bo, Thyssenkrupp, Kone, quindi non esattamente gli ultimi arrivati in materia di montacarichi, ascensori e scale mobili. Anzi: le più grandi aziende del mondo in questione. 


Risulta solo sorprendente, anche agli occhi di chi è nel settore dei bandi pubblici da tempo, di come la Del Vecchio sia riuscita a spuntare l'affare ad un prezzo così basso rispetto alla base di partenza: non che sconti simili non siano mai stati proposti o che non se ne propongano (succede, per svariati motivi), piuttosto la cosa sorprendente è la professionalità e l'effettiva competenza di chi ha redatto l'estimo di spesa per il bando in questione.
Mi spiego meglio.


La metodologia del prezzo scelto per concorso (bando) è una strategia del prezzo (pricing) che s'oppone alle altre canoniche del marketing: il prezzo effettivo, il prezzo efficiente, il prezzo allineato, il prezzo premium, ecc. 
Nell'appalto, il prezzo è deciso per mezzo di una vera e propria asta al ribasso indetta dall'organizzatore: tale procedura è solitamente la norma per gli appalti pubblici, che vengono proposti per mezzo di un bando.
In tale ottica, il committente sceglie la proposta che, a parità (presunta) di valore, cioè in grado di soddisfare i requisiti del bando, è più economicamente conveniente.

Specie nel settore pubblico, le gare d'appalto sono molto ricercate dalle ditte e dalle imprese, per una serie di motivazioni:

- Forniscono contratti sicuri che possono essere usati per ottenere credito;
- Si ha la ragionevole certezza di essere sempre pagati (anche se in tempi di solito non brevi);
- Si può risparmiare di molto sulle forniture da utilizzare per le lavorazioni, in quanto - solitamente - la pubblica amministrazione non ricerca materiali di pregio o raffinati, ma durevoli e congrui al prezzo che è disposta a pagare

Tali peculiarità, soprattutto l'ultima, ha fatto fiorire, nel corso degli anni, tutta una serie di imprese e ditte che lavorano esclusivamente con appalti pubblici: molte di esse, in realtà sono un mero mezzo per prendere quante più committenze possibili, e lucrare poi con il business del subappalto. Non sono realtà che stanno sul mercato reale insomma.


Cedere la lavorazione ad un altro soggetto può essere conveniente per l'appaltatore, che così non sarà obbligato ad avere necessariamente le competenze e le forniture idonee all'appalto, ma potrà rivendere il contratto (a prezzo maggiorato) all'impresa terza, che a sua volta potrà lavorare e prendere i soldi pubblici, anche se con un guadagno minore rispetto al primo appaltatore.
Nulla vieta all'impresa appaltatrice di subappaltare l'appalto 'a pezzi', cioè non interamente ma a progetti o settori: è una strategia comoda quando l'appalto è complesso e richiede molte esperienze e risorse umane in svariati settori. 
Ovviamente, le ditte subappaltatrici vedranno il loro guadagno lordo essere la mera differenza tra quanto incassato dall'organizzatore, meno la percentuale che deve essere corrisposta al primo appaltatore ed i costi totali di risorse umane, materiali e servizi necessari all'esecuzione fisica del lavoro.
Per rientrare delle spese e guadagnare, alla ditta subappaltatrice non rimarrà altro da fare che ridurre ulteriormente i costi dei servizi e dei beni necessari alla lavorazione.


Questo fa immediatamente pensare che, in parole povere, le gare d'appalti pubblici sono una perenne scala verso il basso: la pubblica amministrazione presenta solitamente un bando con l'intento di spuntare un prezzo già più basso rispetto alla media del mercato, mentre i concorrenti della gara sono in guerra tra di loro, cercando di stimare i costi e risparmiare al massimo su tutto, per poter così vincere l'appalto.
A loro volta, i subappaltatori dovranno ridurre ulteriormente i loro costi, per riuscire a guadagnare seriamente con il lavoro.
Datosi che tutto questo rincorrere il prezzo più basso non prevede minimamente l'analisi delle altre colonne del marketing (la qualità, il servizio, il valore), ma mira solo a rientrare nei margini di guadagno, solitamente i lavori dati in appalto hanno scarsa qualità globale, realizzazione finale dozzinale e durata dei materiali e messa in opera non eccelsa.

Già questo dovrebbe far capire che è praticamente impossibile ottenere contemporaneamente un buon prezzo di vendita e un buon servizio (per la pubblica amministrazione) praticando la strategia del bando d'appalto: le imprese tenderanno perennemente ad abbassare il prezzo e con esso i servizi, tentando di 'starci dentro'.
Tale ribasso diventa spasmodico quando viene scelta la strategia del subappalto: per contenere i costi e generare quindi un guadagno, l'impresa sub-appaltatrice dovrà necessariamente ridurre ancora di più qualità di servizi e beni.

Quello che è interessante notare è che il giro di denaro attorno agli appalti pubblici è, storicamente, uno dei settori di maggior traino dell'economia.
La quantità di ditte ed imprese che operano quasi esclusivamente con il pubblico è enorme, perché lo Stato - a vari livelli - ha perennemente bisogno di lavori, datosi che ormai da decenni non esistono più i distaccamenti operativi statali, che un tempo provvedevano direttamente alla manodopera necessaria (si pensi ad esempio ai vecchi operai cantonieri, oggi sostituiti dall'ANAS).
Le statistiche del numero degli appalti richiesti dalla pubblica amministrazione si mantengono stabili da svariati anni: contrariamente a quello che si può pensare, neppure periodi di forte crisi economica degli ultimi anni hanno scalfito il numero totale dei bandi assegnati, che si mantiene sempre sull'ordine degli 80.000-90.000 e passa l’anno.
Quello che è diminuito è invece il prezzo medio per bando: in sostanza, lo Stato ha sfruttato la crisi economica per fare una decisa revisione di spesa, abbassando ancora di più la media dei prezzi.
Questo credo sia molto indicativo per spiegare - in parte - la a volte estrema penuria e mancanza di qualità dei servizi pubblici, ormai di fatto appaltati quasi sempre a ditte private esterne, che hanno preso il contratto grazie alla strategia del prezzo su bando.

Ora, tutto questo lungo preambolo era necessario per arrivare al punto della questione: la Del Vecchio Srl ha vinto un appalto per la fornitura di assistenza per le scale mobili e gli elevatori delle metro A, B, B1 e C di Roma ribassando la base d'asta del 49%.
Se avete ben capito ciò che è stato scritto in precedenza, questo contratto (apparentemente così conveniente per il Comune) è stato spuntato grazie a due ipotesi (l'una non esclude automaticamente l'altra, è bene farlo notare):

- I tecnici che hanno redatto il preventivo di spesa per il contratto non avevano le competenze necessarie, e/o hanno sbagliato (e di molto) l'estimo generale;
- La ditta Del Vecchio Srl ha proposto un prezzo molto al di sotto di quello che era realisticamente possibile e necessario per una fornitura adeguata del servizio

Sulla prima ipotesi, non mi esprimo perché non conosco la situazione interna degli uffici Atac che hanno dovuto redigere il preventivo di spesa (e peraltro non è il mio settore di competenza), ma posso solo dire che, nel privato, quando si sbagliano gli estimi di oltre il 5% (sia in eccesso che in difetto) si rischia grosso, a livello personale o del team che ha redatto l'estimo.
Sbagliare un estimo di pochi punti percentuali vuol dire, spesso, far perdere all'azienda centinaia di migliaia di Euro, se non milioni, e ho personalmente visto manager licenziati su due piedi per aver toppato estimi per tutto sommato pochi soldi (paragonato al totale).
Evidentemente, essendo dirigenti e tecnici comunali, ai manager capitolini importa poco o niente sbagliare un estimo (non credo che lo Statuto dei Lavoratori e le sue direttivi ai applichi anche ai dipendenti pubblici, che godono di altre - ed alte - tutele).
Non voglio assolutamente dire con questo che 'si sono fatti male i conti', sia chiaro: ma appaltare un contratto con un ribasso del 40%, mettendo in buona fede la bontà del servizio promesso dall'azienda vincitrice, qualche legittimo dubbio lo fa venire.
In questo caso, forse il Sindaco Virginia Raggi ed il suo entourage, oltre che aver già rescisso il contratto di manutenzione operazione più che altro dettata da esigenze politiche e promozionali) dovrebbe richiedere urgentemente una revisione dell'effettiva capacità di analisi e stima dei suoi tecnici, ed indagare se veramente c'è stato un errore di valutazione commesso prima del rilascio del bando.
Ma qui si va ad opinioni personali, quindi mi fermo e non commento oltre.

Ipotesi numero due: la ditta Del Vecchio Srl ha fatto un vero e proprio dumping, e (come spesso fisiologicamente accade) ha promesso servizi e beni che non poteva rispettare.
Almeno, non con la qualità promessa.
Secondo quello che ha riportato l'assessore Meleo in una recente intervista, sembra che anche gli altri partecipanti al bando abbiano proposto 'forti ribasssi'.
Ora, più che misurare col lanternino la percentuale di ribasso, forse l'assessore dovrebbe domandarsi se la qualità proposta dagli altri competitori sarebbe potuta essere superiore a quella effettivamente erogata dalla Del Vecchio Srl.
È abbastanza facile pararsi dietro un 'tutto il concorso è stato svolto nel rispetto della normativa vigente', quando si sa benissimo che la normativa vigente non prevede il concetto di 'qualità', almeno non come lo intendono comunemente i consumatori nel libero mercato.
"Chi più spende meno spende" è un vecchio adagio, che spesso (non sempre, ma spesso) è realistico: quando paghi poco hai generalmente poco, e non potrebbe essere differente.
Messa in opera, attrezzature, operai qualificati, supporto logistico, ecc.: sono tutti elementi che costano, e spesso il costo è incomprimibile oltre una certa entità.
Tagliando ciò che non può essere tagliato, inevitabilmente si monca il servizio. 
Ma mi rendo conto che questo sia un discorso che in Italia, ingessata da decenni con la regola del 'meno si spende e meglio è' sia abbastanza improponibile.
Detto questo, l'assessore Meleo a mio avviso dovrebbe accertarsi se la Del Vecchio Srl non abbia a sua volta sub-appaltato l'incarico e, se sì, a quali ditte qualificate. Con un poco più d'informazioni, magari anche gentilmente comunicate ai cittadini, forse si eviterebbero cadute di stile... E scale mobili messe su con le fascette. Peché ovviamente se vinci un bando offrendo la metà del computo, poi da qualche parte devi recuperare.

Come detto in precedenza, nulla toglie che la mala gestione dell'affare manutenzione delle metro di Roma sia un mix di tutte e due le ipotesi, ovverosia estimo dell'opera sbagliato e aggiudicazione del bando fatta in dumping.
In tal caso, ovviamente, il risultato non cambierebbe di molto, e sicuramente non cambierebbe la situazione del momento, di vera emergenza.
I dubbi comunque dovrebbero essere proposti in maniera ufficiale, a mio avviso posti come argomento (anche di una certa urgenza) in Assemblea Capitolina.
Dove invece dubbi non ce ne sono è sul risultato finale del contratto: pessimo, con il servizio troncato da mesi.


La Del Vecchio Srl non è apparentemente stata capace di mettere in sicurezza ciò che era tenuta a mettere in sicurezza, non ha provveduto al ricambio tempestivo delle parti ammalorate e/o danneggiate ed il suo operato (le scale mobili di tre stazioni abbastanza importanti della metro A) è finito direttamente sotto sequestro.
Ma qui sicuramente la questione sarà portata in altra sede e (purtroppo presumo) con altri costi per il Comune.

Finisco questo intervento con una curiosa statistica sui bandi pubblici: sapete quante probabilità una generica azienda ha di vincere una gara d'appalto?
Poche: la media dice che una generica impresa riesce a vincere un appalto pubblico una volta su 43 tentativi.
Ciò vuol dire che, sempre mediamente, una ditta esce vincitrice una volta dopo ben 42 volte che è stata sconfitta da qualcun altro.
Ovviamente, questa è una media, e come tale può dare solo un'idea generale della faccenda: potrebbe andare meglio, come invece potrebbe andare molto peggio.
Ecco perché le imprese serie, a meno che non siano appositamente strutturate (e quando dico 'appositamente' intendo con un intero settore totalmente dedicato) dovrebbero sempre stare lontane dalle gare d'appalto.
Perché il lavoro non è un concorso.
Almeno, il lavoro ben fatto non lo è.
Vantarsi di 'aver risparmiato' quando invece non solo si perdono i soldi già spesi (come in questo caso), ma aggiungendocene sopra altri per riparare i danni (spendendo quindi il doppio, o più) è una cosa che neppure al primo anno di marketing aziendale viene specificata, poiché si assume che già si sappia come concetto primitivo.
E questo, forse, la Pubblica Amministrazione italiana (e romana, nello specifico) dovrebbe cominciare a capirlo, se non vuole ottenere sempre risultati pessimi, ed insoddisfazione generale più o meno sempre garantita. Non basta dire come fa Raggi "chi ha sbagliato pagherà" non potendo questa volta prendersela con quelli che "c'erano prima" essendo l'appalto datato 2017... Bisogna affrontare invece la cosa a monte. Se il bando fosse stato scritto in maniera diversa e lo avessero vinto giganti come la Schindler o la Kone avrebbero davvero messo fascette di latta per riparare le scale mobili? Eh ma a Roma l'odio per le grandi multinazionali non accenna a scemare, meglio la Del Vecchio di Napoli... Intanto l'inchiesta in procura va avanti e le stazioni restano chiuse.


Giorgio Fiorini

Sale sul tram e si mette a scarabocchiarlo tutto. Il video

28 aprile 2019
Venerdì viaggiando sul tram in zona Valle Giulia (tram 2 ore 14.10 circa del 26 aprile ultimo scorso), ho avuto modo di filmare un ragazzo mentre, con un marker , vandalizzava un finestrino del tram stesso, una superficie verticale e ancora un altro finestrino. 
Un gesto così fatto in pieno giorno, a danni di una azienda in difficoltà che non appare nelle condizioni di difendersi (guardate cosa fa Cotral contro il vandalismo, Atac non appare all'altezza di fare nulla) e impunemente fa molta rabbia. E soprattutto fa una infinita tristezza. 

Abbiamo avvertito il conducente che a sua volta ha chiamato un non precisato "ispettore della qualità e controllo" che, nonostante si sia professato Pubblico Ufficiale, informato dell'accaduto, ha liquidato la faccenda dicendo di inviare una email sul sito ATAC. Abbiamo anche provveduto a informare @infoAtac su Twitter che in messaggio privato ha rimandato al famoso sito web Atac e modulistica annessa per "reclami". Bah. Alla fine non si sa se sia più triste l'atteggiamento di Atac rispetto a tutto questo o la figura miserabile di questo ragazzino che ha come unica ambizione . e visione quella di scarabocchiare un mezzo pubblico...



Cotral va a pescarsi i vandali su Instragram procedendo autonomamente alle denunce e ad Atac invece non bastano segnalazioni dal vivo, in Twitter e altrove per muoversi realmente contro una persona tra l'altro riconoscibilissima. Ma quanto ancora vuole abusare della nostra pazienza questa "azienda" tra mille virgolette? Chissà se servirà una pubblicazione su Roma fa Schifo per farli muovere...

Con un air detector abbiamo testato la qualità dell'aria in metro (e c'è preso un colpo)

23 aprile 2019


Sottopongo alla vostra attenzione la situazione allarmante presente nelle fermate della metro A di Roma riguardo l'inquinamento.
Le due immagini che invio mostrano i livelli di polveri sottili misurati prima internamente e poi esternamente alla fermata metro Flaminio.

Come è possibile vedere, l'apparecchio segnala l'allarme "pollution" all'interno, riportando valori di particolato di dimensioni 2.5 micron e 10 micron (denominati comunemente PM2.5 e PM10) rispettivamente di 151 e 169 microgrammi al metro cubo, valori rispettivamente maggiori di 6 e 4 volte i limiti di legge pari rispettivamente a 25 e 40 per PM2.5 e PM10, come riportato al sito dell ARPA (in fondo all'articolo).

L'apparecchio segnala "air fresh" all'esterno, con valori di particolato del tutto nella norma ed in linea con i valori medi riportati dall'ARPA relativi alle città italianea conferma che lo strumento da me utilizzato è ben tarato e riporta misure attendibili.

Si evince, dunque, che il problema è presente solamente all'interno delle stazioni della metro, per le quali, nel tragitto di test effettuato da Flaminio a Cinecittà, ho riscontrato valori superiori ai limiti di legge in tutte le fermate incontrate.  Suppongo quindi ci siano valori alterati anche nelle restanti stazioni e non mi aspetto una situazione più rosea per le fermate della linea B. Ovviamente bisognerebbe misurare.

Dato che, come molti romani, utilizzo la metro tutti i giorni per recarmi a lavoro, mi ero allarmato giorni fa leggendo la notizia del Corriere che riportava l'allarme polveri sottili nelle metro, allarme di cui i cittadini sanno ancora poco, anzi, nulla.

Disponendo di un air detector portatile (IGERESS, Model wp6912, le cui specifiche sono facilmente reperibili in rete) ho deciso di effettuare le misurazioni senza alcuna pretesa di scientificità, ma giusto per provare a toccare con mano il problema.

Mai mi sarei aspettato di trovare una situazione così allarmante: si tratta di valori comparabili a quelli presenti nelle città più inquinate come ad esempio a Delhi in India.
L'OMS e numerosi studi su riviste accreditate ormai da decenni hanno dimostrato come l'esposizione ad alte concentrazioni di particolato presenti nello smog cittadino sia gravemente nociva alla salute (tumori al polmone, danni allo sviluppo cerebrale nei bambini...) e sia statisticamente causa significativa di morte prematura.

Il personale ATAC, il personale militare, il personale addetto alle pulizie e manutenzioni e i numerosi assidui utilizzatori della metro sono esposti a questo rischio e ne sono del tutto inconsapevoli? Oltre al disagio quotidiano, ad un servizio scadentissimo, Atac sta mettendo a rischio la salute stessa dei suoi clienti? Un semplice calcolo può dare l'idea dell'importanza del problema:
in media, nei polmoni di un adulto in movimento circolano poco più di 8 litri d'aria al minuto, che corrispondono a circa 500 litri d'aria ispirata in un'ora. E, dato che i valori riportati per le concentrazioni di PM sono riferite al metro cubo (che contiene 1000 litri d'aria), se ne deduce che mediamente in un'ora spesa in metro un adulto inala una quantità in microgrammi pari alla metà dei valori da me misurati, ossia:
75 microgrammi di PM2.5  e 84 di PM10 (che sommati danno complessivamente circa 160 microgrammi ovvero 0,6 milligrammi di particolato in un'ora).

Alla luce di questo risultato, considerando il dato riportato dall'AIRC, secondo cui: "...per ogni incremento di 5 microgrammi (μg)/m3 di PM 2,5, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 18 per cento, mentre cresce del 22 per cento a ogni aumento di 10 μg/m3 di PM 10...", si può capire quanto i valori riscontrati superiori di 4-5 volte ai limiti di legge, se confermati possano essere assai pericolosi per la salute dei cittadini.

Lungi da noi procurare allarmi ingiustificati sia chiaro, ma qui davvero si sta superando il segno e sarebbe il caso, come da più parti si sta richiedendo, che Atac dica la verità e che proceda a ricerche serie (certo più serie della nostra, magari con strumenti più avanzati e tecnologici, magari raffrontando i dati romani con quelli milanesi e di altre città del mondo) per dire un'ultima parola sulla faccenda e tranquillizzare gli utenti. La grave situazione di inquinamento delle stazioni e delle gallerie non sarebbe poi altro che una ulteriore faccia della medaglia che porta alla rottura delle scale mobili, all'incendio degli autobus per le strade, alle fermate chiuse: mancanza di manutenzione, cattiva gestione degli appalti (un appalto per aspirare gli inquinanti è stato fatto, ma evidentemente non sta funzionando), corruzione, sciatteria di funzionari e dirigenti. Questa volta però oltre al disservizio, antipatico quanto si vuole, si parla di un rischio diretto per la salute.
LETTERA FIRMATA

Dopo Desirée. La finta riqualificazione di Montuori per prendere in giro San Lorenzo

21 aprile 2019

Del fatto che Roma è ancora piena di bidonville e baraccopoli abbiamo scritto mille volte, così abbiamo scritto tante volte (qui e qui ad esempio) in particolare della favela di Via dei Lucani a San Lorenzo. Se negli anni ci fossero stati a sentire, insomma, Desirée forse sarebbe ancora viva tanto per fare una semplificazione. 

Quel fatto di cronaca nera, tuttavia, ha smosso il Comune (come si dice, "ci deve scappare il morto") che in questi giorni ha presentato un progetto, che diverrà a breve una delibera di giunta, per riqualificare l'imbarazzante slum a due passi da Porta Maggiore.
Qui avete tutta la conferenza stampa

Il progetto è stato presentato dalla Sindaca, dalla presidente del II Municipio e dall'assessore Montuori all'Urbanistica. Ci sarà una manifestazione d'interesse rivolta a investitori privati per modificare i connotati dell'area oggi in abbandono e divisa tra molti proprietari (una parte è proprio di spettanza del Comune, pensa tu!). Un investitore potrà arrivare, proporre al Comune un progetto, vederselo approvato e poi dover convincere tot proprietari di cedergli il terreno per realizzarlo. Una impresa abbastanza disperata, utilissima per procrastinare a babbo morto il problema (si prevedono 18 mesi almeno per i compimento del progetto, ma questi tempi solitamente a Roma quadruplicano dunque non sarà cosa di questa giunta manco lontanamente: modo eccellente per buttare la palla in tribuna al quarantacinquesimo del secondo tempo). 

Cosa potranno proporre gli investitori? "Tutto meno residenze!" si è affrettato a dire Montuori. Pensate che danni fa l'ideologia spiccia. In quest'area, da piano regolatore (da piano regolatore!) sono previste anche case e le case sono una delle cose più allettanti per gli investitori immobiliari, se consenti di costruire case puoi prevedere che quelli marginalizzino e guadagnino bene e dunque gli puoi chiedere altri servizi in cambio (verde pubblico, manutenzione, asili, piscine comunali...), se impedisci a monte di realizzare una percentuale residenziale dei progetti condanni un lotto immobiliare a valere ben meno di quello che realmente vale. Insomma, come darsi una martellata sugli zebedei. Ma tanto cosa importa: i soldi sono di tutti, mica sono quelli personali di Montuori e Raggi. E dunque si possono anche dilapidare stupidamente. Capito il trucchetto e l'imbroglio? Caro investitore, qui puoi far tutto fuorché quello che ti fa guadagnare... Così tu non hai alcun interesse a partecipare e alla fine si fa quel che ordinano i centri sociali. Che furbi eh!?

In una recente intervista a RomaToday Montuori se n'è uscito con le solite banalità riguardo ai suoi auspici per la zona. Servizi per anziani, una scuola d'arte... Davvero ridicolo. Ci mancava l'immancabile "area cani" e tutti gli stereotipi romani di una lungimiranza e di una ambizione pari a zero nello sviluppo della città c'erano tutti. Amministratori che sarebbero troppo rinunciatari a Rieti chiamati a gestire Roma. 

E pensare che la città ha un enorme bisogno di compattarsi, perché perdere l'occasione di mettere residenzialità dove ci sono già servizi e trasporti e invece consentire altra residenzialità dove questi servizi sono tutti da inventare? Mistero. In quella stecca fatiscente, tanto per fare un esempio, starebbero perfetti dei progetti di housing sociale. Sia per dare una risposta a chi ne ha bisogno, sia per consentire una remunerazione significativa, in parte da reinvestire in servizi, per i developer. E invece no: "servizi per anziani e biblioteche". Oltre ogni pateticità... E non vi sfugga che a queste condizioni gli investitori internazionali si fanno una risata e rimangono solo i palazzinarucci romani! Ogni azione, alla fin fine, sembra fatta per non impensierire proprio loro, per tenere alla larga gli imprenditori seri, per garantire che Roma resti fuori dai giri che contano dello sviluppo urbanistico e della rigenerazione urbana così come si sta svolgendo in tutto il resto del mondo. 

Ma cosa succederà appunto se - anche visti gli sciocchi paletti messi dall'amministrazione - nessun developer degno di questo nome presenterà progetti? Ce lo spiega sempre il geniale Montuori: il Comune esproprierà le proprietà private (Come? Con quali soldi? Fronteggiando i ricorsi in che maniera? Non importa: tanto non sarà più lui assessore!) e farà..., reggetevi forte, farà... un giardinetto! Lo ha detto davvero. Mentre la sfida più grande è quella di densificare la città, di dare risposte immediate ad uno sprawl urbano sempre più micidiale, lui prende un'area edificata dove è prevista da piano residenzialità e ci fa giardinetti che non sarà mai in grado neppure di sfalciare visto che nessuna area verde - nessuna! - beneficia da anni e anni di una manutenzione degna di questo nome. 

Si tratta di una umiliazione per San Lorenzo mascherata da idea urbanistica pseudo innovativa addirittura bestemmiando progetti seri come Reinventer Paris. Ma guarda un po' per una volta non c'è stata alcuna protesta da parte dei gruppi di cittadinismo radical chic piccolo borghese e perbenista che tengono in scacco e sotto ricatto il quartiere da tempo: anzi l'inquietante organizzazione della Libera Repubblica di San Lorenzo (una specie di agghiacciante para-stato locale senza il quale foglia non si può muovere nel quartiere) si è detta di fatto contenta delle proposte
Ovvio: Montuori le ha concordate con loro prima di esplicitarle in conferenza. Anzi: si è fatto indicare da questi autentici ciarlatani - nocivi e pericolosi per le loro idee forsennate e ideologiche - cosa dire e cosa non dire, si è fatto indicare da loro come impostare la cosa, si è fatto insegnare come rendere impossibile un reale intervento dei privati per arrivare ad un assurdo esproprio proletario degli spazi. Lo si evince chiaramente dal link qua sopra: in buona sostanza Montuori si è offerto di essere il burattino politico dei movimenti e dei centri sociali di San Lorenzo, dicendo quello che loro gli hanno imboccato. Perché lo ha fatto? Un assessore all'urbanistica che va contro al piano regolatore della propria città pur di continuare a mantenersi le clientele elettorali dei centri sociali, degli occupatori di professione e della prepotenza tutta romana che tutto questo legittima e giustifica.
Praticamente a San Lorenzo governano loro, senza essere mai stati eletti. Governano loro e puntano a fare ancor più danni di quelli che hanno già fatto visto che la situazione fuori controllo attuale li vede di gran lunga nel podio dei corresponsabili. 

Salvini si prenderà Roma, ma per Roma non cambierà nulla. Nulla!

15 aprile 2019
"Non ci vuole mica uno scienziato per togliere la monnezza da Roma" ripete Matteo Salvini per attaccare Raggi sminuendo e ridicolizzando i problemi atavici della città. Già, non ci vorrà uno scienziato, ma se hai amministratori che per anni si sono divertiti (e si divertono) a tenere artificiosamente la città in stato di difficoltà in modo così da dare potere enorme nelle mani di pochi oligarchi dei rifiut,i allora può non bastare superman. E dal momento, caro Salvini, che questi amministratori sono largamente presenti nel tuo partito e nel tuo schieramento, come fai a non vergognarti di speculare in questo modo sulla monnezza? 

Se la situazione romana è questa è senz'altro colpa di Raggi (una figura surreale, caricaturale, ma che non fa affatto ridere e che è molto molto pericolosa perché sta facendo dei danni che potrebbero essere davvero profondamente irreparabili) ma è anche e soprattutto colpa della mentalità malata e affarista che l'ha preceduta a tutti i livelli, condivisa perfettamente tra la sinistra piddina e la destra forzitaliota, leghista, rampelliana e oggi in gran parte in transito verso la Lega. Questo ultimo schieramento si è sempre dimostrato pronto a tutto tutto pur di mantenere lo status quo e non modernizzare la città di un millimetro.

Il continuo battibecco tra Lega e Movimento 5 Stelle sullo sfondo delle condizioni inenarrabili della Capitale ci stimola comunque a riflettere su quale potrà essere la Roma del 2021, amministrata probabilmente da una coalizione di destra a trazione leghista.

Come spesso avviene in questa disperata città, le condizioni pessime attuali lasciano intravedere non finalmente un miglioramento, ma purtroppo un ulteriore peggioramento. In questi anni all'opposizione, infatti, così come il Pd, anche la destra non ha lavorato minimamente per migliorare ed evolvere la propria classe dirigente. I portatori di voti sono gli stessi, le cricche sono le stesse, gli interessi sono gli stessi, le lobbies sono le stesse e sono i medesimi mentalità e personaggi che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra città italiana. Gentaglia. Salvo qualche piccola eccezione totalmente gentaglia, qualcuno anche in cattiva fede.

Con questa classe dirigente Matteo Salvini si appresta a prendersi la città di Roma tra due anni o magari già l'anno prossimo visto che probabilmente la sciagura-Raggi non riuscirà a portare a fondo l'intero mandato. 

Il punto però, come Salvini sa benissimo anche se non lo ammetterà mai, è che il problema a Roma non è ritirare la monnezza dalle strade. Quello lo si può fare in una settimana con un piano straordinario e la città può perfino profumare di violetta nel giro di pochi giorni0
Il problema in realtà è altrove. Il problema è che Roma non riuscirà mai a scongiurare la sua morte ormai conclamata se non cambierà radicalmente registro gestionale su tutto. Il cambio di prospettiva deve essere totale e profondo. E a Roma cambiare registro significa far ciò che i populisti alla Salvini e alla Meloni (ma vale anche 5 Stelle come stiamo vedendo) non vogliono assolutamente fare, ovvero interrompere le milleuno rendite di posizione che asfissiano l'economia della città. 

Pur di non sfiorare nessuna rendita di posizione e nessun diritto acquisito (acquisito illegalmente, ovvio), Raggi ad esempio ha gettato la città in un olocausto economico senza fondo. E questo vale per tutti gli ambiti, dai più apparentemente (apparentemente!) piccoli come il commercio ambulante o i cartelloni pubblicitari su su fino ai grandi lavori edilizi e alle costruzioni passando per la melma dei sindacati e dei dipendenti comunali. 
Un esempio? Pensate al vero motivo per cui hanno fatto saltare il progetto di Tor di Valle: a Roma non si possono realizzare degli uffici di qualità come si sta facendo da una decina d'anni a Milano (avete visto in che mostruosi obbrobri hanno sede le poche compagnie che ancora resistono in città?) perché altrimenti tutti gli uffici scadenti che sono in capo a noti palazzinari romanari perdono all'istante il loro finto valore di mercato. Le ex Torri delle Finanze all'Eur e le Tre Torri di Libeskind a Tor di Valle sarebbero state micidiali da questo punto di vista (Marino aveva preparato un bello scherzetto ai palazzinari, l'unico ad averne il coraggio), avrebbero significato la fine definitiva di un andazzo. Enormi uffici scadenti e orribili sarebbero finalmente rimasti sfitti e i terrificanti costruttori romani sarebbero stati messi davanti ad una scelta: o adeguarsi a quello che si fa in tutto il mondo - smettendola di guadagnare come trafficanti di organi, bensì come imprenditori normali - o cambiare lavoro. E con questo approccio tanti altri "andazzi" sarebbero finiti visto che Marino aveva aperto parecchi fronti.

Le riforme di Marino, però, erano state concepite proprio contro il corporativismo romanaro messo in piedi in 5 anni da Alemanno (sulla base dell'ottimo lavoro fatto da Veltroni, beninteso), lo stesso corporativismo che Salvini ripristinerà - ancor più dei 5 Stelle - una volta al potere. Basta vedere cosa hanno fatto con la Bolkestein, e capite al volo: appena arrivati al governo subito blocco degli investimenti internazionali, subito blocco della concorrenza, subito blocco della meritocrazia, subito favori alle peggiori lobbies di evasori e pseudo imprenditori che stanno affossando l'Italia da decenni. Non è un caso se una volta arrivato al potere, Salvini con la sua mentalità abbia portato il paese dalla crescita economica al declino e alla recessione: con una mentalità corporativa, protezionista, populista e anti-mercato come la sua, l'economia deperisce e così sta facendo. Pensate tutto questo applicato alla latrina di Roma: tutto accentuato, tutto peggiorato. Con Raggi va malissimo? Vero. Con Salvini andrà ancora peggio.

In tutti i settori economici della città è necessaria invece maggiore libertà, maggior merito, maggior concorrenza, maggior afflusso di capitali internazionali per dare stimolo anche alla decotta imprenditoria locale, per provare a far restare quei pochissimi talenti che ancora non sono scappati via in posti dove merito e concorrenza sono alla base della vita civile ed economica al posto dello squallido clientelismo a tutti i livelli. La ricetta è solo quella, è solo una, non c'è una terza opzione. Tutte le città erano precipitate nel fango come Roma (anche New York, anche Milano) e tutte hanno fatto questo percorso per risollevarsi: merito, concorrenza, capitali, qualità, ignorare ogni ridicola ideologia (pensate ai centri sociali e ai movimenti di lotta per la casa a Roma), lotta alle rendite di posizione e alle piccole cricche che anchilosano lo sviluppo e sbullonamento delle parti incancrenite dell'economia. Il tutto in un contesto di chiarezza, di pulizia, di onestà, di regole limpide e di sanzioni inflessibili per chi le viola. Non c'è una terza opzione, ripetiamolo!
Questo però significa perdere i voti delle cricche e non vuole farlo il Movimento e non vuole farlo la Lega. Anche perché a Roma le cricche hanno assunto sembianze pachidermiche e la percentuale di cittadinanza che si è ormai assuefatta e vive benissimo in questo contesto infame è ingentissima. Questa è la caratteristica della città. Questo è il motivo per cui sembra impossibile riformarla. Ecco perché il passaggio di potere da Raggi a Salvini non cambierà NULLA.

E tra l'altro c'è uno spauracchio utilissimo a chi volesse arrischiarsi davvero a cambiare le cose: ci aveva provato Marino e guardate cosa sono stati capaci di fargli pur di fermarlo. Quella storia non conta in quanto tale, conta perché è un monito, un simbolo, un totem. Conta perché nessuno, adesso, si azzarderà mai più davvero a cambiarla questa città. 

(PS. Come dite? Questa è una visione senza speranza? Falso: eccola qua la speranza)

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