Visualizzazione post con etichetta buone pratiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta buone pratiche. Mostra tutti i post

Buona idea

4 giugno 2011

Per evitare la pubblicità abusiva? Metterci pubblicità regolare!

6 marzo 2011

Ma invece di lasciarle alla volgarità e all'ignoranza degli attacchini, non sarebbe meglio sfruttarne le pareti per togliere di mezzo qualche cartellone recuperando lì dei metri quadri di pubblicità?
Questo succede a Bologna.

Buone pratiche di comunicazione interna. In una biblioteca di Modena

5 marzo 2011

Non è che all'estero non hanno la piaga delle affissioni abusive sui pali. Ma lì la combattono...

15 gennaio 2011


Come, ad esempio, a Vienna...
foto Manuele Mariani

Ogni tanto qualcosa di carino

15 novembre 2010
Nuova Roma, al via i cantieri di natura, spazi pubblici e società Roma come Parigi, Londra, Madrid e altre capitali europee. Aree verdi abbandonate o parchi in cattivo stato di manutenzione, in centro e in periferia, sono il campo di sperimentazione di un nuovo modello di spazio pubblico di relazione a contatto con la natura che caratterizza l'ultima stagione dell'urbanistica romana. Cittadini e associazioni si mettono insieme per recuperare questi spazi abbandonati per piccoli orti urbani, aree gioco e ambiti dove camminare, riposarsi o semplicemente parlare. Sono oltre 100 siti. 65 censiti dal Comune di Roma come orti spontanei, e altri 50 censiti da studioUAP nella mappa interattiva disponibile on line “Zappata romana” (http://www.urbanarchitectureproject.org/). A S. Lorenzo, storico quartiere centrale, tre associazioni hanno strappato un fazzoletto di terreno ai privati per costruire un'area di socialità realizzando un parco giochi, un orto, spazi per la convivialità. Alla Garbatella le associazioni insieme ad alcune famiglie hanno recuperato un'area vicino alla Regione, in attesa di trasformazione edilizia, per realizzare gli orti urbani comunitari. Sulla Ardeatina gli orti comunitari sono realizzati e gestiti dai lavorati ex-Eutelia. A Prato Fiorito un parco urbano gestito da una cooperativa sociale contiene una vigna urbana. A Centocelle, storica periferia della città, il recupero del parco in stato di abbandono intorno al Forte Prenestino è stata l'occasione di un processo partecipato che ha visto il coinvolgimento del Centro anziani, dell'Associazione Tandereig che lavora con gli adolescenti, del CSOA Forte Prenestino e di cittadini per la realizzazione di un orto didattico di uno spazio spettacoli e di spazi gioco e di socializzazione per bambini, teenagers e anziani che le associazioni coinvolte intendono gestire. Questi sono solo alcuni dei nuovi cantieri per il recupero degli spazi pubblici della capitale presentati nella sessione Agrocittà, il verde urbano come nuova rete produttiva e sociale curata da studioUAP per conto di Land Group, alla 2° edizione di Working with Nature nell'ambito di Expo Edilizia alla nuova Fiera di Roma, organizzato da Greencity ed Expo verde, che si terrà nel pomeriggio del 12 novembre 2010. Ad aprire la sessione da Parigi Action Vert l'Avenir presenterà Charte Main Verte, la rete dei 57 giardini parigini realizzati e gestiti dai cittadini. A Parigi l’amministrazione ha definito regole uguali per tutti. Esiste una convenzione base per concedere in uso alle associazioni il terreno per sei anni; il Comune provvede a portare l'acqua e il terriccio vegetale; i cittadini garantiscono l'apertura del giardino per almeno due mezze giornate alla settimana e l'ospitalità di iniziative pubbliche. La sessione vedrà anche la presentazione di altre iniziative che nell’insieme costituiscono la chiave per un nuovo rapporto con la natura in città: i city farmer's markets della Fondazione Campagna Amica di Coldiretti, l'Orto-Giardino a Valle Giulia presso la facoltà di Architettura, gli Orti in Campidoglio e i Mercati della Terra di Slow Food e Heinz Beck. Giuseppe Barbera (Agronomo e paesaggista dell'Università di Palermo), Francesco Ghio (Direttore del Master OPEN dell'Università di Roma III), Maria Luisa Palumbo (direttore del Master in Sustanaible Urban Design dello IED), Gaetano Benedetto (Ambientalista già Direttore Generale del WWF e Presidente del Parco del Circeo) saranno chiamati nella tavola rotonda a rispondere se siamo di fronte a tendenze temporanee oppure davanti ad un fenomeno strutturale come in altre realtà internazionali.
La mappa di studioUAP sui nuovi cantieri sociali verdi di Roma riporta oltre ai casi già citati, altre iniziative in tutta la città: a Vitinia, Acilia, Tor Bella Monaca, San Paolo, Portuense, ecc. La mappa restituisce un quadro urbanistico, paesaggistico e sociale innovativo rispetto alle esperienze simili del passato sia per il coinvolgimento di ampie fasce di cittadini e la potenzialità di nuove relazioni sociali in realtà urbane difficili, sia per la contestualità e la dimensione del fenomeno. L’auspico è che questo primo censimento e la mappa siano da stimolo perché si avvii una riflessione e un confronto tra le diverse realtà gestite dai cittadini e perché l’innovazione romana sia colta dalle Amministrazioni locali avviando un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e definendo regole e servizi da offrire in cambio della manutenzione e della vitalità portate dai cittadini in aree altrimenti abbandonate. Forse la "big society" di cui si parla in questi mesi già c'è, si tratta solo di saperla vedere e valorizzare sostenendo le iniziative low cost in essere sullo spazio pubblico.

INFO
StudioUAP
Via A. Vespucci 24I-00153 Roma
T +39.06.5743200 F +39.06.97749880E
T +39.06.5743200
F +39.06.97749880
E info@studiouap.it
W www.studiouap.it
B www.urbanarchitectureproject.org

E così i pali restano puliti

24 agosto 2010

Così facendo gli imbrattatori e i locandinari non avrebbero più scusa alcuna. No? L'idea proviene dalla California...
Manuele Mariani

La differenza sta sul tetto

18 agosto 2010
Torino. Palazzi Anonimi. Sulla Tangenziale esterna come per noi potrebbe essere il raccordo. Case senza qualità, per carità, ma la differenza con le nostre abitazioni che si affacciano sul GRA è profondissima, un abisso. Come mai? Indvinati: questione d'antenne. Qui ce n'è una per ogni caseggiato, a Roma una per ogni televisore. Uno schifo che esiste solo da noi e che, da solo, genera degrado, inquinamento visivo, sciatteria e stato di abbandono.

Quando Roma non fa schifo

24 luglio 2010

Se tutta Roma fosse Monti...

19 luglio 2010



Ovvero, laddove hanno decisamente sistemato la cosa...

Napoli!

14 luglio 2010


Laddove c'era caos, parcheggio selvaggio e automobili ovunque...

Neanche in grado di fare strisce pedonali

2 giugno 2010
Un po' tutto il II Municipio e anche un po' del III sta giovandosi di strisce pedonali nuove. Con sommo scuorno delle ditte romane che campano sulle zebre aerosol che si cancellano dopo una settimana e che consentono di fare un nuovo appalto per la ridipintura, queste sono indelebili, in resida antiscivolo, e con la pioggia si puliscono. Un vero disastro per l'economia di una città che si basa sulla gestione della sciatteria.
E infatti non ci ha pensato il Comune -che facendo una cosa del genere si ritroverebbe addosso decine dei ditte che: aho noi dovemo da lavorà, si fate le strisce come se deve magari se salverà qualche vita umana, ma poi noi stamo a spasso-, bensì la Fondazione Ania, che raggruppa tutte le assicurazioni. Stufe, sulla piazza romana, di rovinarsi il bilancio per morti e feriti su strisce pedonali invisibili e cancellate.

Finalmente ci facciamo una striscia come si deve

4 maggio 2010

Arricchiamo, ogni tanto capita anche questo, la nostra rubrichina delle "buone pratiche". Perché nel II Municipio, essenzialmente sulla Nomentana e dintorni, si stanno facendo strisce pedonali come cristo comanda. Cosa è successo non lo sappiamo, quale santo sia sceso in terra non abbiamo contezza, ma tant'è. Alleluja.

Non c'è veramente molto altro da scrivere...

7 aprile 2010


Boundaries

3 aprile 2010
Non è un fotomontaggio. Siamo a Roma Termini. Il muro di sinistra, tutto pulito, è gestito da Grandi Stazioni e fa parte dello scalo ferroviario, del centro commerciale. Il muro a destra, completamente graffitato, è gestito da Metro, è del Comune, e fa parte della stazione Termini della Metropolitana di Roma. Il confine che passa tra il fare ed il non fare manutenzione.
Questo piccolo scretch di città dimostra in uno scatto mille cose. Innanzitutto non è vero che "Roma è piena di vandali", che "a Roma ci stanno i graffiti" e via dicendo. E' vero piuttosto che a Roma ci stanno ambiti in cui nessuno pulisce. Mai. Per anni. Ecco...

Alle volte Roma non fa schifo...

9 febbraio 2010

Evviva il presidente del X Municipio Sandro Medici.

Ciclabili leggere. Le piste ciclabili che costano zero e proprio per questo a Roma non si fanno

8 febbraio 2010
La ciclabile si ricava tra palazzi e sosta non comportando alcuna spesa, semplicemente si dipinge la segnaletica in maniera diversa
In questo modo la carreggiata si riduce e la doppia fila diventa impossibile. Due vantaggi in uno: piste ciclabili e circolazione non massacrata dalla prepotenza di chi si ferma in divieto, autentico cancro a Roma
Più la strada è larga più si può allargare l'intercapedine ciclabile, sempre a costo zero! E con l'obbiettivo non trascurabile di ridurre le dimensioni della carreggiata per eliminare la possibilità di sosta in doppia fila


Realizzabili anche ciclabili a doppio senso

Non più a costo zero ma con un piccolo investimento le ciclabili leggere possono essere protette con dei semplici cordoli in plastica
Questa è Verona. Ciclabile leggera associata a sosta a spina: si creano corsie ciclabili incoraggiando la mobilità in bicicletta e si riduce la carreggiata rendendo fisicamente impossibile la doppia fila
Dice: "le piste ciclabili non si possono fare perché costano un tot al chilometro e quel tot non ce l'ha nessuno in questo momento". E tutti abboccano, associazioni di ciclisti comprese. Peccato che sia l'ennesima falsità. Guardate come si fanno le piste ciclabili a Bologna o Verona (ma in tutto il mondo è così, si pensi a Parigi): nelle strade che, per dimensioni, lo consentono (e sono moltissime strade), si sposta verso il centro della carreggiata la sosta di circa un metro / un metro e mezzo e si lascia, tra marciapiede e sosta, una intercapedine ciclabile. Si forma così, semplicemente dipingendo alcune righe a terra, una pista che è sicura e protetta perché utilizza a questo fine le auto parcheggiate (le auto si trasformano da problema in elemento di protezione che separa i flussi ciclabili dai flussi automobilistici). Che dà ordine alla strada perché riducendone le dimensioni impedisce, fisicamente, la doppia fila. Che non costa nulla e che quindi non può avere stop strumentali da parte dell'amministrazione, non può generare appalti, corruzione, sprechi (forse per questo non si fanno...).
Un'obiezione potrebbe essere: con della semplice segnaletica le auto a Roma si metterebbero comunque di traverso, sulla ciclabile. Probabile (e gestibile), ma quello che conta è il layout della strada, il suo disegno: con questa suddivisione, una volta accettato il principio, si può anche decidere che la semplice segnaletica è troppo poco e aiutarsi con un piccolo cordolo in plastica come si nota in alcune foto di bologna, il concetto non cambia e gli investimenti rimangono prossimi allo zero. Un lieve cordolo, magari in travertino o in plastica (per risparmiare ulteriormente), così da impedire totalmente l'eventuale invasione. Si tratta di operazioni a costo irrisorio: irrosorio!
Ciclabili leggere un po' più impegnative a Parigi. Ma si tratta pur sempre soltanto di un cordolo in granito. L'investimento è minimo


Questa strada senza la corsia ciclabile leggera sarebbe stata appetibilissima, per dimensioni, alla doppia fila (presente, sebbene in maniera assai marginale, anche a Parigi). E invece con la ciclabile leggera le dimensioni rimanenti della carreggiata a senso unico rendono fisicamente impossibile sostare in divieto. Non servono vigili, non servono telecamere, non servono multe: semplicemente non si può fisicamente. E in cambio hai anche una ciclabile eccellente, sicura, comoda. Una ciclabile vera, dentro la città, non una ciclabile "alla romana" da usare tutt'al più la domenica

Un cordolo più largo riduce il rischio di sportellate

Con un lavoro di una settimana si potrebbero avere in città qualche centinaio di chilometri di piste ciclabili. Senza esagerare. Ma poi piste ciclabili vere, che servono alla gente per andare a lavoro, a fare la spesa, all'università. Non ridicole strisce di cemento lungo le banchine di un fiume o in mezzo ai canneti dell'Aniene o per collegare Roma a Fiumicino o Ostia (assurdità utili semmai in qualche domenica di bel tempo, non per risolvere la mobilità urbana e impattare sugli spostamenti reali). 


Sono migliaia le strade della città dove questo intervento potrebbe essere compiuto immediatamente, senza lavori, senza appalti, senza passaggi in Consiglio Comunale o Municipale. E c'è di più: migliaia di strade della città potrebbero risolvere il loro problema di dimensionamento che è il problema da quale nasce la sosta selvaggia in doppia fila, autentico cancro di Roma. Questa soluzione restringe la carreggiata (quando la strada è a senso unico) fino a 3,5 metri e dunque impedisce fisicamente la doppia fila per mancanza di spazio come si vede bene dalle foto sopra. Insomma a costo zero si riqualifica la strada, la si rende più sicura riducendo la congestione e l'incidentalità (e dunque generando milioni di euro di risparmi sul sistema sanitario regionale) e si ricava un percorso ciclabile il quale di fatto va ad occupare lo spazio che è oggi regalato ai prepotenti della doppia fila.


Quale Municipio si fa avanti per iniziare a trasformare in meglio il proprio territorio? Forse nessuno perché operazioni come queste non interessano visto che non ci si può mangiare sopra essendo praticamente a costo zero? Forse nessuno perché c'è gente che a Roma ha paura a fare azioni che combattano il malcostume micidiale e atroce della doppia fila (e questo 'scherzo' delle piste ciclabili che costano zero potrebbe davvero ridurre la doppia fila massicciamente trasformandola in un ricordo)?

Un metodo rivoluzionario per non far parcheggiare sui marciapiedi

28 agosto 2009




Al Tuscolano, nella zona di Santa Maria Ausiliatrice, hanno scoperto un metodo rivoluzionario per non far posteggiare le auto in sosta selvaggia sul marciapiede: aumentare l'altezza dei marciapiedi. Geniale no? Guardate queste immagini prima e dopo la cura.
Saremo grati a chi ci troverà il tel, il fax o la mail dell'ufficio che si è occupato dell'intervento onde potere mandare i nostri più sentiti complimenti e l'incoraggiamento a continuare.

Ah ma allora...

10 luglio 2009
Ah, ma allora ci vuole veramente poco a togliere di mezzo la sosta selvaggia dalle strade. E guarda che questa non è Parigi eh...

Dove lo schifo lo lavano via

4 dicembre 2008

Non siamo all'estero signori. Siamo a Roma. Nel nuovo quartiere di Mezzocammino, sulla Colombo. I palazzinari, che qui sono piuttosto illuminati e puntano al benessere dei loro clienti (ovvero di chi compera casa) oltre che ai quattrini, hanno penasto di foderare i muri della zona con mattonelle pulibili con un semplice solvente. E cosi' le opere d'arte dei figli di mignotta di cui la citte' e' disseminata possono essere scancellate in un attimo. Gli obbrobbri che vedete in questa immagine, oggi non ci sono piu'...

ShareThis