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Centocelle migliora ma è solo grazie ai privati. Il Comune l'ha abbandonata

27 gennaio 2019
Come si ben sa, uno degli autentici drammi di Roma e una delle più schiette cause del suo declino è l'atteggiamento dell'imprenditoria privata. Un misto di cialtronaggine e incapacità manageriale priva di visione e di qualità che lavora, quasi sempre, contro (contro!) i propri interessi.

Tutto questo è vero, ma sono anche vere, concrete e corpose le eccezioni. Ci sono molti casi, insomma, di imprenditoria di qualità e di impegno autentico e sano che mettono ancor più in evidenza la maggioranza di commercianti ed esercenti sciatti e ciarlatani. 

Ancora più vero però è un postulato: a Roma i commercianti\imprenditori faranno anche pietà, ma la parte pubblica è perfino peggio. Come in una gara ad essere più pressappochisti, superficiali, cazzari.

Centocelle è un caso emblematico in questo senso. Nell'ex impenetrabile quartiere orientale fatto di degrado e simbolo stesso di lontananza e marginalità, gli imprenditori si sono oggettivamente mossi tanto. Da ormai 10 anni una imprenditoria quasi sempre giovane, quasi sempre sana (si iniziò con Pro Loco di Vincenzo Mancino e poi a cascata tanti altri bellissimi nomi) ha via via colonizzato il quartiere favorendone una gentrificazione moderata, all'insegna di impegno e serietà. 



E tu comune, che ormai da svariati anni hai un quartiere difficile e distante che diventa una nuova centralità e da solo (da solo!) si gentrifica grazie alle idee di tanti piccoli e piccolissimi imprenditori che fai? La cosa più ovvia che farebbe qualsiasi amministrazione da qualsiasi parte del mondo è procedere ad una riqualificazione di alcune aree del territorio. Fare alcune piccole isole pedonali, riqualificare le strade principali del quartiere, realizzare qualche pista ciclabile e se possibile istituire o manutenere meglio le aree verdi.


A Centocelle tutto questo non è stato fatto neppure minimamente. A fronte dell'impegno dei privati, il Comune ha voltato le spalle al netto della costruzione della Metro C. Zero riqualificazioni urbane, zero progetti. Le strade principali del quartiere sono oggi come erano 20 o 40 anni fa. Anzi peggiori. Tor de Schiavi (da qui il video) è piena di cartelloni abusivi da far paura (la riforma del comparto, iniziata da Marino, è stata bloccata dai 5 Stelle per tutelare il racket dei cartellonari), lo spartitraffico invece di ospitare verde, ciclabili o corsie preferenziali è pieno di auto in sosta abusiva. Via dei Castani, da par suo, è piena di esercizi commerciali che andrebbero valorizzati ma pare di stare a Bucareste nel 1982, col tranvetto che passa in mezzo alla strada dovendo fare a spallate con le mille auto in sosta selvaggia.

Basterebbe la riqualificazione di queste due strade per sprigionare in quest'area nuovi investimenti a questo punto non solo commerciali ma anche immobiliari, alberghieri e quant'altro. Me nessuno ha questa lucidità e questa visione che pure il sindaco di Civitavecchia o di Frascati avrebbero...

Pigneto. Mentre il Comune tiene chiuso il Cinema Aquila, i privati aprono il Cinema Avorio

13 dicembre 2017
Qualche sera fa, anche se con qualche perplessità, sono voluto andare al Nuovo Cinema Avorio a Via Macerata al Pigneto.

Scrivo di perplessità perchè ancora ho ricordo dell'ultima pessima (auto)gestione dello storico Cinema L'Aquila. Il cinema Comunale finito in mano a pseudo comitati di quartiere che erano riusciti nell'intento di trasformare una bellissima sala di proiezione di quartiere in un vetero centro sociale occupato con tanto di proiezioni di film rigorosamente diretti da militanti grillini. Insomma il Comune e il Municipio appena arrivati hanno cercato di pagare le cambiali elettorali utilizzando quel cinema dandolo in cambio a chi aveva portato voti in campagna elettorale (anche voi di Roma fa Schifo ne parlaste qui e qui). Per alcuni mesi il cinema, uno dei pochi di proprietà comunale, si trasformò in un luogo abbastanza surreale ma poi l'esperienza finì (subito il Comune litigò con gli stessi centrosocialari cui aveva regalato la struttura) e il cinema rimase chiuso in attesa di assegnazione del bando.
Ad oggi il cinema è ancora abbandonato: uno dei tanti fallimenti di Luca Bergamo.
In attesa del Comune ovviamente i centrosocialari si fanno sotto di nuovo. Se ascoltate questo quarto d'ora di intervista ad un militante capite il livello di delirio forsennato a cui stanno: "la legalità è reazionaria e controproducente". Capito?

Temevo di vivere un roba simile, ma l'esperienza del nuovo Avorio è stata totalemente diversa e devo dire positiva. Il cinema in gestione a privati ha riperso vita. Non il classico cinema - visto che ieri sera si proiettava su uno schermo gigante (12 metri di cinemascope) Le Iene di Quentin Tarantino... non certo una prima visione - ma un luogo in stile anni '30 dove gustare il film su comode poltrone bevendosi un cocktail.
Dopo il film anche uno spettacolo musicale dal vivo.
Unica nota dolente della serata? La sosta selvaggia che ormai imperversa al Pigneto (ma ovunque direi) che crea notevoli disagi alla circolazione creando anche momenti di tensione. Consiglio ai nuovi gestori di adottare i marciapiedi e di metterli in sicurezza con dei paletti. 

Come sempre noto che al Pigneto ormai sono solo le iniziative private che cercano di dare un po' di lustro e decoro a questo quartiere che per anni è stato costretto a tollerare spaccio e degrado. L'amministrazione però dovrebbe fare la sua parte iniziando proprio dall'istituzione dell'area verde con zone 30 e strisce blu già a suo tempo promessa dal presidente della commissione mobilità Enrico Stèfano, iniziando finalmente una vera raccolta porta a porta cosi da togliere gli orripilanti e puzzolenti cassonetti dalle strade, ma sopratutto l'amministrazione deve smettere di avere come interlocutori privilegiati gli autoproclamati comitati di quartiere. Si tratta di una accozzaglia di persone il cui unico interesse e quello di impedire l'introduzione di ogni innovazione ed evoluzione civile nel quartiere per poter continuare ad usufruire di spazzi pubblici per i loro privati interessi come accaduto a Piazza Nuccitelli e di essere liberi di imbrattare tutto con i loro deliranti manifesti abusivi. Come accade al ponticello del Pigneto da loro tanto difeso dalle azioni di Retake che di tanto in tanto osa pulirlo, ma che finalmente presto verra abbattuto per la realizzazione di un importante nodo di scambio ferroviario cittadino. Il Pigneto (e tutta Roma) può emergere solo se la mentalità di questi personaggi (leggete cosa hanno scritto sul Cinema Avorio per l'appunto) potrà diventare quello che è in tutte le città civili da Londra a New York, da Madrid a Parigi: totalmente marginale.
Lettera Firmata


*Bellissima lettera, che ci permettiamo di chiosare con qualche dettaglio. Il Cinema Avorio è un progetto pop up per il momento. Ha aperto a fine novembre e sarà lì proiettando grandi classici del cinema, servendo cocktail e proponendo musica dal vivo (il tutto per 5€ di costo d'ingresso) per soli 3 mesi. Il paradosso è evidente: privati in uno spazio privato offrono un vero servizio pubblico (con tutti i difetti e i limiti del caso, beninteso) fatto di film cult in lingua originale e prezzi contenuti; enti pubblici in uno spazio pubblico invece (è il caso dell'Aquila) privatizzano a vantaggio di poche cricche buone solo, forse, a spostare voti e a fare proclami da dittatura bolivariana. La speranza, per il Pigneto e per Roma, è che il Cinema Aquila riapra assegnato a gente per bene lontana anni luce dalla tanta feccia che ammorba il quartiere e che il Cinema Avorio vada avanti ben oltre i previsti 3 mesi di programmazione.
-RFS

Via Teano\Via Telese. Sequestrano l'area, ma il campo abusivo cresce ancora

21 marzo 2017
























Si fa un gran parlare del nuovo campo ufficiale previsto a Roma nord, ma si trascura troppo la presenza di decine e decine di campi abusivi che stanno riempiendo ogni spazio possibile in città. E' un'altra conseguenza di una città abbandonata, condannata a non svilupparsi, con enormi aree lasciate alla sciatteria al proprio interno. Una città che in virtù della retorica della "colata di cemento" preferisce lasciare brani di urbanità vuoti, perfetti per chi vuole occuparli illecitamente. Una città che ha fatto passare la voglia a proprietari e investitori di sviluppare e che quindi ha generato enormi spazi privati ma lasciati a se stessi. Non accade da nessuna altra parte del mondo. Ecco la lettera.

Scrivo per fornire alcuni aggiornamenti riguardo una situazione, di cui vi ho già informato in precedenza, che sta giungendo sempre più al limite, nonostante le autorità abbiano operato il sequestro dell'area e l'apposizione di sigilli che non hanno impedito la reiterazione dei vari reati ivi commessi e che stanno compromettendo la vita nel quartiere arrecando disagi e pericoli agli abitanti dei fabbricati limitrofi all'area in oggetto.

In data 17/01/2017 ho consegnato, al protocollo degli uffici competenti del V Municipio, un esposto riguardante le varie problematiche derivanti dalla occupazione abusiva di un'area verde dismessa e non attrezzata delimitata dalle vie: Prenestina, Teano, Maddaloni e Telese. Gli occupanti hanno edificato baracche e trasportano all'interno dell'area rifiuti di ogni natura producendo sistematicamente dei roghi degli stessi. 

In data 16/03/2017 la Polizia Locale ha effettuato l'apposizione dei sigilli sugli accessi abusivi all'area, apponendo anche un cartello riguardo il sequestro della stessa, nonostante tutto nei pochissimi giorni successivi all'apposizione dei sigilli, l'attività di discarica è proseguita e si sono aggiunte altre baracche a quelle già costruite.

Ho pertanto redatto un nuovo esposto (che troverete in allegato), dato che la situazione sembra paradossalmente aggravarsi di giorno in giorno.

In questo periodo io ed altri residenti abbiamo avuto modo di confrontarci con la PA riguardo la questione ed è apparso chiaro che questa è largamente sottovalutata, anche se il giorno 8 marzo scorso è stata pubblicata da alcuni quotidiani questa notizia.


Sulla base di una condanna per il reato di stupro da parte di un occupante abusivo (un reato avvenuto nella stessa area nel primo periodo di occupazione durante l'estate 2016),  la giudice ha ordinato lo sgombero, nonostante tutto non si è proceduto con quanto ordinato, ovvero con l'abbattimento delle baracche e la bonifica dell'area, ma con il sequestro e l'apposizione di sigilli che non hanno assolutamente impedito che si trasportino all'interno rifiuti, oltre alla costruzione di nuove baracche.

Ci tengo a sottolineare che si comprende perfettamente che il degrado nasce da una situazione di marginalità e di esclusione sociale, la mancata inclusione di queste persone all'interno della società ed il mancato intervento dei servizi sociali non fanno che favorire situazioni del genere, nell'area ci sono anche bambini ed alcuni anche molto piccoli ed il fatto che non sia garantito che ogni bambino possa vivere in condizioni sanitari accettabili è del tutto ingiusto. Questa situazione non fa altro che generare degrado sia per i residenti sia per le persone che occupano l'area, eliminando la dignità di tutti.

I miei esposti, così come quelli di molti residenti della zona, sono necessari per far luce su una situazione che deve essere curata prima del collasso sociale che si sta prefigurando, prima che sopravvengano politiche "di pancia" promosse da gentaglia che è solita agitare un manganello cavalcando discorsi di natura razziale che nemmeno sfiorano le reali esigenze sociali che vi sono dietro questa situazione. Quello che si vorrebbe chiedere è che sia presa in considerazione la dignità di tutti, nessuno escluso.
Mario

La Rustica Uir. La stazione ferroviaria più strategica di Roma è abbandonata

23 febbraio 2017
Entrata in funzione nel 2005, con circa 22.000 mq di area parcheggio, illuminata a giorno da centinaia di lampioni, servita da 1 treno ogni 15 -20 minuti per il centro di Roma (Tiburtina) e Tivoli - mete raggiungibili entrambe in meno di 20 minuti! - posta a 500 metri dall’uscita 15 del Grande Raccordo Anulare e malgrado ciò snobbata e completamente, amaramente, desolatamente e inspiegabilmente abbandonata.
Potrebbe essere uno degli snodi di scambio più importanti della città, una roba al pari di Anagnina, con oltre 600 posti auto disponibili e gratuiti a 500 metri dall’uscita del GRA, a meno di 1km dall’uscita dell’A24, collegata a pochi metri dal parcheggio dalla fermata del 447 con le limitrofe zone di Tor Sapienza, la Rustica e Tor Cervara fino alla metro Rebibbia; in uno dei tratti del GRA più congestionati di Roma. Eppure chiusa, sbarrata da enormi barriere jersey di cemento a impedirne l’acceso
















Non si riesce a trovare una sola unica motivazione per cui una risorsa così importante, cosi strategica possa essere lasciata abbandonata e nell’incuria più totale tanto da diventare supermercato a costo zero di materiale per il vicino campo nomadi e zona franca per losche figure che utilizzano gli spazi chiusi per intrattenere le loro attività di dubbia correttezza e legalità.
Tale condizione è completamente ingiustificata poiché la stazione di per se è perfettamente funzionante, dotata di ascensore per i disabili, cartellonistica, illuminazione ecc., si trova proprio di fronte a un grande comando della Guardia di Finanza, 20 metri dall’ipermercato “Metro” e dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, in una zona che senza subire alcun clamoroso intervento strutturale, potrebbe accogliere migliaia di pendolari e decongestionare il quadrante autostradale e stradale di Roma est.
In qualsiasi città europea questo sarebbe un polo logistico, di business, pieno di attività commerciali e percorso da tantissimi impiegati, colletti bianchi, lavoratori intenti o a venire qui a lavorare oppure a lasciare qui la loro vettura privata per proseguire su ferro fino al cuore della città. Non serve essere un fine urbanista, un ingegnere dei trasporti o un genio per capirlo.
Ma d’altro canto a Roma ci sono situazioni ancora peggiore. Con la fame di trasporto che c’è e con le enormi lande desolate di quartieri dormitorio completamente privi di mezzi su ferro e dunque tagliati fuori dalla vita sociale della città (salvo per chi è disposto a passare ore e ore al giorno in auto), la Capitale d’Italia si permette il lusso di chiudere e di lasciare in completo abbandono fior di stazioni ferroviarie nel cuore della città: Roma Casilina, Roma Val D’Ala e infine Vigna Clara, stazione pronta ma bloccata da un ennesimo idiota ricorso al TAR intentato da alcuni residenti inqualificabili preoccupati del… rumore dei treni. Mezza città bloccata per colpa loro e l’amministrazione zitta. Come su tutto il resto. 

Via Teano. Uno spaventoso pezzo di Roma abbandonata dentro Roma

22 febbraio 2017












Scrivo per segnalare una situazione che sta giungendo seriamente al limite. Un limite già ben delineato dal degrado diffuso nella città ma che nel V Municipio assume dei contorni agghiaccianti, L'area verde non attrezzata che risulta privata, delimitata da via Teano, via Prenestina, via Telese e via Maddaloni (in riferimento con la Ortofotografia qui sotto).

Ho eseguito, in data 17/01/2017, dopo continue chiamate a Polizia Municipale, Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco, un Esposto al Comando della Polizia Municipale ed al Presidente del V Municipio per la situazione in cui versa l'area e che risulta meglio descritta nella copia dell'esposto stesso che Vi trasmetto in allegato.

Spero che possiate render nota la situazione tramite il vostro blog, perché sono mesi che siamo letteralmente imprigionati da rumori, fumi derivanti dai roghi di rifiuti giornalieri e quant'altro disagio e pericolo porti vivere a ridosso di un campo rom.



Nel file pdf dell'esposto ho "censurato" i miei dati, pertanto siete liberi di rendere noto, qualora vogliate o lo riteniate opportuno, l'esposto stesso.

Purtroppo lo stesso esposto non ha sortito alcun effetto e l'area, dal momento dell'esposto fino ad oggi, è stata ulteriormente riempita di rifiuti.
Mario

*E' la solita storia. Pezzi di città abbandonati, esattamente guardacaso come a Tor di Valle. Per burocrazia, per follia progettuale, per ideologia (no alle golade de cemendo, sì a terreni privati che così restano nel più totale abbandono, pericolosi, spaventosi). E così la città cresce a macchia di leopardo, si edifica solo sui terreni dei più potenti, dei più ammanicati. E tra un quartiere e l'altro, tra un gruppo e l'altro di case, ingestibili brownfields che si riempiono di discariche abusive, roghi tossici, campi illegali, autentici villaggi. In questo punto qualche mese fa si è consumato uno stupro gravissimo. In attesa del prossimo delitto in nome di una mentalità malata che considera "area verde" ciò che è solo squallido abbandono. E' una cosa che succede soltanto a Roma. Non ci sono paragoni in nessuna altra città occidentale. Ma nel V Municipio i problemi sono altri: bisogna pensare a come ricompensare l'appoggio elettorale della mafia dei movimenti e dei centri sociali, lavorando pancia a terra per dar loro pezzi di città pubblica in risarcimento. Come ad esempio il Cinema Aquila...
-RFS

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