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La situazione paradossale della raccolta rifiuti al Rione Monti

22 settembre 2025






















Cara RFS,

scrivo per raccontare la situazione della raccolta rifiuti nel rione Monti, in cui una stupida e insensata gestione della raccolta da parte di AMA, una altrettanto stupida raccolta delle utenze non domestiche in appalto e l'inciviltà di molti ha reso il rione ostaggio di discariche e della relativa fauna (topi, gabbiani, blatte), oltre che la raccolta dei rifiuti ridondante e costosa per il Comune. Il testo è lungo, ma è nei dettagli che sta il problema, che è sì complesso, ma che deve essere risolto.

Racconto quello che dovrebbe essere, e quello che è in realtà.
Iniziamo dalla teoria:
A1) Le utenze domestiche con spazio per i cestini condominiali interni avrebbero il porta a porta.
A2) Le utenze domestiche senza spazio per i cestini condominiali interni avrebbero le piazzole di raccolta nei giorni lun-sab 7:30-19:30.
B) Le utenze non domestiche avrebbero la raccolta fuori dal locale, con i cassonetti per l'umido e il vetro (solo locali somministrazione cibo e bevande), mentre tutti gli altri rifiuti sono da lasciare in sacchetti.

Come è in realtà:

A1) Il porta a porta per le utenze domestiche non funziona: il sistema prevede che ci siano 4 contenitori: uno per il vetro, uno per l'organico e due che cambiano ogni giorno e alternano non riciclabile - carta - plastica (tranne la domenica). Lo stesso contenitore, ogni giorno, a seconda del colore sacco, dovrebbe avere un rifiuto diverso. Il che significa che, per funzionare, non si può mai saltare un giorno di raccolta, pena l'incasinare totalmente una settimana di raccolta differenziata, e quindi: 1. AMA deve passare ogni giorno dell'anno; 2. AMA deve trovare sempre qualcuno che gli apra; 3. Nessuno all'interno del condominio deve "sbagliare" conferimento.
Il che è impossibile perché: AMA a volte non passa; i giorni normalmente feriali a volte sono festivi; AMA non cambia tutti i sacchi col colore giusto; i condomini e soprattutto i gestori dei BnB (legali o meno) non conferiscono i rifiuti correttamente. Immaginate la situazioni del BnB: se i gli ospiti se ne vanno il lunedì, e il lunedì AMA prende la carta, buttano tutta l'indifferenziata comunque, che non saprebbero dove buttare altrimenti (o forse sì, nelle postazioni di raccolta, su cui di seguito).

A2) Le postazioni di raccolta, teoricamente riservate ai condomini senza spazio interno per i cassonetti, sono diventate i cassonetti di tutto il Rione. Teoricamente da questa estate dovrebbero essere presidiate, ma non lo sono più. Sono formate da cassonetti di tipo condominiale di plastica, due per tipologia, totalmente insufficienti per la tipologia di rifiuto. Sono la vera "valvola di sfogo" e i veri cassonetti, dove buttano un po' tutti. Chi dovrebbe, chi ci passa, chi avrebbe il porta a porta ma si ostina a voler fare la differenziata (io), gli esercizi commerciali abusivamente. Il problema? Sono poche, con poco spazio e ci sono solo di giorno, dal lunedì al sabato.
Nei giorni/orari in cui i cassonetti non sono presenti le zone delle piazzole diventano discariche.

B) La raccolta delle utenze non domestiche è lo schifo più assoluto: l'unica nota positiva è che chi ce l'ha in appalto passa, ogni sera, almeno per il non riciclabile. Però è pensata male: l'assenza di cassonetti personali "spinge" i gestori dei locali a creare delle discariche in vari punti già durante il giorno, conferendo i rifiuti, non differenziati, per terra. Delle vere e proprie discariche, giganti, che vengono bonificate ogni sera, dove, ovviamente, si butta di tutto: rifiuti misti, RAEE, oli, ingombranti. I pochi cassonetti presenti (vetro e umido) diventano punti di attrazione per le utenze domestiche (o turisti) che vogliono buttare fuori orario o fuori giorno i propri rifiuti.
Alcuni vicoli (esempio Via dell'Agnello) sono quotidianamente destinate a discarica.

Sostanzialmente la raccolta rifiuti nel rione avviene bonificando discariche ogni sera (le discariche nelle isole di raccolta a cura di AMA, mentre quelle nei "luoghi" di discarica delle utenze non domestiche a cura della ditta appaltante) e ogni domenica.
Nessuna sostanziale raccolta differenziata. Topi e altri infestanti che stanno scavando e facendo crollare le strade (letteralmente).
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'eliminazione dei cassonetti da via Cavour. Sì, è vero che come dice AMA ci smaltivano i rifiuti anche le utenze non domestiche, sì è vero che in generale i cassonetti fanno schifo (che poi dipende dalla tipologia...) ma forse erano meglio dei cassonetti che delle discariche vista fori imperiali? Mi chiedo: dopo anni di questo sistema di porta a porta che non funziona, perché ce lo teniamo? (Sia chiaro che sono a favore del porta a porta, ma con un cestino per tipologia di rifiuto, come in altre zone di Roma. Se non c'è spazio non si facesse il porta a porta, che già ora tanto non funziona). Perché il nuovo bando per le utenze non domestiche fatto sotto la giunta Gualtieri non ha cambiato di una virgola le modalità di raccolta?

Calcolate che in ogni strada, ogni giorno, raccolgono i rifiuti tre/quattro volte: AMA per il porta a porta, AMA per le postazioni di raccolta, ditta in appalto per le utenze non domestiche,  AMA per pulire e bonificare. Forse dispendioso in termini e mezzi?

Il Comune è ovviamente a conoscenza di tutto: sia AMA che la ditta in appalto fanno fotografie a ogni bonifica. In un loop infinito.

L'unica soluzione che vedo, sinceramente e paradossalmente, è tornare ai cassonetti, magari divisi tra cassonetti per le utenze domestiche e quelle non domestiche. Alla fine meglio cassonetti divisi per competenze che discariche divise per competenze. (Che poi, ha effettivamente senso avere due gestori per la raccolta?)
ALESSANDRO


Video. Ecco come questo albergo smaltisce i suoi rifiuti

9 febbraio 2019
Ormai a Roma basta affacciarsi alla finestra per vederne delle belle acca ventiquattro! Nessuno ha rispetto, nessuno ha un briciolo di senso civico, se qualcuno ha l'opportunità di comportarsi in maniera incivile lo fa senza alcuna remora anzi sentendosi giustificato dalle condizioni disperate della città: aoh, ma con tutto sto schifo il problema nun sarò mica io.

E allora ecco cosa succede in mezzo allo scempio di Via Statilia, tra Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore. Un addetto porta dentro e fuori dalla porta di servizio di un hotel un carrello pieno di quelli che apparentemente sembrano grandi pezzi di cartone. Una, due, tre volte. Ogni volta i presumibili cartoni vengono gettati non nel cassonetto della carta ma in quello dell'indifferenziata. Almeno questa è la sensazione dall'alto.

Una volta scesi, i sospetti si confermano. I cassonetti dell'indifferenziata, in mezzo ad un contesto al limite dell'emergenza socio sanitaria, sono pieni zeppi di cartone. Un vero peccato considerando che quel materiale è totalmente riciclabile. 

La domanda nasce spontanea sebbene nella città di Sora Pinù - che poco ore dopo questo video si sarebbe dimessa - tutti possono fare un po' quello che gli pare. Anzi le domande:
1. È normale che un albergo conferisca i suoi rifiuti nei cassonetti riservati alle utenze domestiche essendo una UND ovvero una utenza non domestica?
2. È normale che decine di chili di cartone vengano buttati nel cassonetto dell'indifferenziata?
3. L'Hotel Porta Maggiore, protagonista dell'episodio, ci sa spiegare come mai si comporta in questa maniera? Avrà senz'altro i suoi buoni motivi, ma ci piacerebbe saperli se possibile.  


Tutta la situazione è ben illustrata nel video. Fateci sapere cosa ne pensate e restiamo in attesa dei chiarimenti dell'hotel. Ci sembra davvero strano, infatti, che chi lavora nel settore del turismo contribuisca in maniera così smaccata al degrado che è uno dei motivi per cui il turismo a Roma è in fase di clamoroso crollo. 

La solita fortuna dei grillini. Adesso la loro emergenza rifiuti sarà tutta colpa dell'incendio

12 dicembre 2018
Maestri nell'arte di scaricare la colpa, attività che svolgono con una abilità sconcertante da due anni e mezzo, i grillini hanno avuto anche la fortuna sfacciata dell'incendio dell'impianto Ama di Via Salaria. Per di più c'è anche il giallo del sistema di videosorveglianza fuori uso e della concomitante parziale assoluzione di Manlio Cerroni dalle accuse per mafia. Ovvio il non detto dei tanti politici e dei tanti adepti della setta che si vestono sui social del peggior complottismo: ci hanno dato fuoco all'impianto per costringerci ad utilizzare gli impianti dei privati. 

Ovviamente non ha alcun senso, ma poco importa perché il semplice intreccio narrativo da novela sudamericana basta e avanza per i pochissimi neuroni contenuti nelle scatole craniche degli ancora tantissimi supporter degli incapaci al governo. Qualsiasi incendio con le caratteristiche di quello scoppiato ieri, doloso o non doloso cambia davvero poco, può divampare solo in presenza di una grave inefficienza e cialtronaggine gestionale. Non è un caso che in passato episodi simili, sebbene non così gravi, si siano susseguiti e che le proteste che richiedevano una radicale trasformazione del TBM si sprecassero, quotidianamente ignorate dall'amministrazione che, anzi, con la geniale assessora Pinuccia, spiegava che tutto sommato non c'era nulla di cui preoccuparsi, arrivando perfino a negare il cattivo odore.

Ora però la manna dal cielo. L'incidente che tutto lava. La città - basta scorrere il nostro profilo Facebook dei giorni scorsi - era già in piena emergenza rifiuti. Ama si stava limitando ormai da giorni a pulire le strade dello shopping, ma fuori da Via Condotti e Via Cola di Rienzo, pur restando ben dentro al centro storico, la situazione era raccapricciante. E questo non per colpa di qualche incidente, bensì per colpa dell'incapacità totale di Ama (che nell'ultimo mese ha aggiunto a tutto ciò la follia della raccolta porta a porta per bar e ristoranti, con il riversamento sui marciapiedi di svariate migliaia di bidoncini che stanno letteralmente trasformando l'aspetto della città) e per colpa dell'ideologia malata dei pentafessi i quali - in perfetta continuità con la follia amministrativa di certa sinistra, dei partiti e dei comitati finto ambientalisti e di certa destra - come si fa da sempre in Italia giocano a raccontare la filastrocca della non necessità di impianti di trattamento. Non si devono fare impianti di biogas, non si devono fare gassificatori, non si devono fare inceneritori, non si devono fare termovalorizzatori. Tutto è male (salvo poi utilizzare i medesimi impianti subito fuori regione o oltre confine, la medesima ipocrisia dell'energia atomica), tutto è inaccettabile per loro. L'unica cosa accettabile è tenere una raccolta rifiuti a livello medievale, con mezzi e approccio di 40 anni fa. Al limite una mega discarica, se poi la si deve chiudere si trasforma la città stessa in discarica. Tutto va bene, perfino ardere gli impianti dove la monnezza viene stoccata e stagionata (stoccata&stagionata!) con conseguenti emissioni pari a 100 termovalorizzatori per un anno, ma non costruire un termovalorizzatore vero, ovvero un impianto come quelli che a Brescia, Vienna, Copenhagen hanno in pieno centro città senza conseguenze se non conseguenze assai positive su economia e benessere.
Da oggi dunque una città ricoperta di rumenta non sarà più colpa di scelte sbagliate, di strategie folli, di priorità errate e di impostazioni politico-ideologiche malate, no, sarà tutta colpa del misterioso incendio forse-doloso. Chiaro?

Così a Roma non solo avrete sempre una città sporchissima, non solo avrete maggiori emissioni e miasmi, ma in più pagherete enormemente di più, mentre altri - i luoghi dove la vostra monnezza viene spedita per essere trattata e valorizzata - diventeranno ricchi proprio grazie alle vostre gigantesche tasse rifiuti versate. E, non contenti, seguiterete a venire raggirati e presi per i fondelli dal peggior partito che abbia mai amministrato la città. Capace di girare a suo favore qualsiasi cosa, perfino un disastro ambientale di cui è primo responsabile.

Un esperimento antropologico che non ha eguali al mondo. Da studiare. Nel frattempo qualcuno commisari - per 12 anni - questa città che rischia di diventare un problema gravissimo ed ingestibile per l'Italia e per l'intera Europa. Se continuate a lasciarla fare Roma non solo ucciderà i romani, ma vi ucciderà tutti. Politicamente, economicamente o perfino fisicamente.

Quadruplicati i cassonetti per le strade. Roma invasa dai bidoncini ma nessuno ne parla

5 dicembre 2018




Se hai un esercizio commerciale, non importa se di qualità o meno, e metti fuori dalla tua attività uno zerbino, una tenda, un tavolino, un vaso con una pianta, arrivano in un nanosecondo i Vigili Urbani e o ti intimano di togliere tutto pena multe da migliaia (migliaia!) di euro. E nello stesso identico posto dove volevi mettere una pianta metti invece un bidone della monnezza nessuno ti dice nulla, puoi farlo liberamente.



Questo è solo uno dei paradossi di questa storia. Se abbellisci la città e dai servizi vieni vessato in maniera atroce. Se invece la umili e la riempi di bruttezza vieni tollerato nonostante tua sia platealmente fuori legge.

La faccenda dei bidoncini della raccolta differenziata di bar e ristoranti è allucinante. Da quando sono stati consegnati la città ha cambiato aspetto senza che nessuno se ne curi. Già lo spazio pubblico soffriva enormemente pieno com'è di superfetazioni che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra città del mondo (ettari consegnati alle auto, cartelloni abusivi, ambulanti e i bidoni gialli - altra geniale operazione dell'Ama a 5 Stelle - degli abiti usati), ora la situazione è peggiorata radicalmente. Dove c'erano ancora i cassonetti, lo spazio occupato da queste mini discariche è quadruplicato, con una coesistenza surreale di cassonetti e bidoncini. Dove invece i cassonetti erano stati tolti (e la raccolta porta a porta veniva fatta dai condomini tenendosi all'interno i bidoncini), ora sono ritornati e le strade si sono riempite di nuovo di contenitori di monnezza.



Cittadini e turisti non conoscono la vera natura di questi bidoncini e il loro utilizzo, per loro sono secchi della spazzatura. Cercano di metterci alla rinfusa i loro rifiuti e quando li trovano chiusi (perché per evitare di trovarsi roba buttata a caso i commercianti quasi sempre li lucchettano) li appoggiano sopra contribuendo alla sporcizia del tutto. I bidoncini stanno iniziando a riempirsi di adesivi dei traslocatori e dei serrandari, di stickers e di graffiti. Presto inizieranno a puzzare.




I bidoncini dovrebbero essere tenuti dentro, questo dice il regolamento. L'Ama li consegna e il negoziante deve occuparli di tenerli dentro salvo nel momento in cui Ama passa a ritirarli. Ma l'organizzazione di Ama (una azienda alla canna del gas) è talmente insensata che ogni negoziante si sente in qualche modo giustificato a tenerli fuori. Per i ristoranti - che magari sono aperti solo la sera dalle 18 in poi - gli orari di ritiro sono, ad esempio, dalle 6 alle 11 di mattina e così via. Naturalmente se ci fosse una motivazione i commercianti potrebbero organizzarsi per evitare questo scempio (scempio tra l'altro nelle stesse strade dove loro operano e dunque dove sempre meno persone andranno a passeggiare e spendere, innescando il circolo vizioso della sciatteria che sta uccidendo definitivamente Roma e la sua economia), potrebbero ad esempio accordarsi coi condomini per trovare spazio all'interno dei cortili - così si è fatto a Milano - o potrebbero consorziarsi per affittare piccoli fondi e affidare a qualche associazione o cooperativa apposita l'onere di mettere al mattino fuori e rimettere dentro dopo il ritiro i bidoncini.




Questa motivazione può venire solo a seguito di sanzioni. A Milano tutto questo già si fa (da 20 anni) per il semplice fatto che si è certi di essere sanzionati se non lo si fa. E allora quando sai che un comportamento errato ti comporta una multa, eviti di metterlo in pratica inventandoti alternative. Qui le sanzioni non esistono benché previste. Chiedete ad Ama quante sanzioni ha fatto per esposizione dei bidoncini fuori dall'orario di ritiro. Zero.

La cosa più inquietante di tutta questa storia è la reazione della cittadinanza. Nulla. Zero. La tua strada, il tuo marciapiede, il luogo dove hai investito acquistando un appartamento, aperto una attività viene riempito di decine di secchi della monnezza lasciati fuori da chi non potrebbe farlo e tu taci, muto, zitto. La gente prende il cappuccino seduta su tavolini con vista bidoncini e zitta. Chi ha passeggini o carrozzine per disabili non passa più su alcune strade ma sta zitta. Abituata e assuefatta al brutto. 
Si riconferma il rapporto malato tra i romani e il suolo pubblico. Questa è l'unica città d'occidente dove lo spazio pubblico smette di essere la terra di tutti e diviene la terra di nessuno, il luogo dove tutti possono fare quello che vogliono liberamente. C'è anche una significativa parte di cittadini, che è molto emblematica, che quando parliamo di questo problema ripete frasi tipo "eh ma meglio così che la monnezza per terra". Come se i bidoncini evitassero la monnezza per terra (anzi, la incrementano). Come se l'invasione di rifiuti fosse ormai lo standard e la moltiplicazione di contenitori per rifiuti fosse il male minore. Ecco, una città che ragiona in termini di male minore infischiandosene di leggi, regolamenti, legalità, best practices internazionali e buon senso. Una città totalmente incapace di accettare le riforme di civiltà (guardate la storia delle strisce blu a pagamento anche per i residenti) ma capacissima di adeguarsi all'inciviltà, alla sciatteria, al degrado. Dalle piccole cose alle grandi questioni. Su tutto. E' pur vero che chi è abituato a far scempio dello spazio pubblico (basta vedere come si comportano i romani con le loro autovetture), è ben poco propenso a rimproverare o biasimare altri che fanno altrettanto. Se un romano vede suolo pubblico rubato per fini privati non grida allo scandalo ribellandosi, ma pensa quale è la strada più breve per fare altrettanto. Ci stiamo suicidando, veniteci a salvare.

L'invasione dei bidoncini. L'ultima assurdità di Ama sulla differenziata non domestica

14 novembre 2018


 


Come al solito nessuno ne sta parlando (caro Di Maio, il problema dei giornalisti è che vi attaccano poco, non che vi attaccano troppo!) ma Sora Pinuccia con la magica dirigenza dell'Ama hanno preparato l'ennesimo biscottino alla città che andrà a rendere ancor più raccapriccianti e orribili le nostre strade dopo il bel regalo degli assurdi bidoni gialli per la raccolta degli abiti usati.

Cosa è successo? Dal mese di novembre - dopo l'aggiudicazione del grosso bando di gara (oltre 150 milioni di euro) che trovate qui - Ama ha affidato alle società vincitrici Sangalli, Avr, Sarim e Multiservizi il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti anche alle utenze non domestiche. Significa qualcosa come oltre 80mila utenze che vanno dagli uffici, gli studi professionali, gli esercizi di ristorazione (quasi la metà del totale) e poi anche sebbene con una modalità ad hoc scuole e mercati.

Di per se l'approccio è giusto. Questi esercizi, che prima sversavano direttamente i loro rifiuti nei cassonetti, devo avere una raccolta puntuale e misurata. Bisogna capire quanto effettivamente producono in termini di chilogrammi (oggi a Roma ancora si paga in base ai metri quadri, semplicemente assurdo) e bisogna spingerli a differenziare il più possibile i rifiuti. Bene ad esempio che i bidoncini abbiano tutti un tag con codice a barre per gestire i big data utili a migliorare il servizio. Oltre a questo bisognerebbe controllarli e sanzionarli anche perché ad oggi in assenza di controlli, multe e sanzioni, cosa vieta ad un ristoratore di continuare a buttare cose nei cassonetti normali per far "pesare"  un po' meno i suoi bidoncini? Infatti già lo fanno! A Prati un ristoratore ha i suoi bidoncini, ovviamente abbandonati sul suolo pubblico e opportunamente lucchettati, e ogni mattina presto sversa i suoi rifiuti nei cassonetti regolari. Così quando in giornata la ditta viene a ritirare i suoi rifiuti il peso risulta minimo e la tariffa probabilmente gli si ridurrà. A spese di tutti. La totale disorganizzazione porta a questo. 

Fermo restando l'approccio giusto, dunque, come ha deciso di procedere Ama? Ovviamente all'insegna del caos a dar credito ai commercianti che sono piuttosto disperati dopo qualche giorno dall'inizio del nuovo servizio. La raccolta si espleta come detto tramite bidoncini. Giusto che sia così. Ma ogni esercizio commerciale non ha un bidoncino (dentro al quale mettere la busta dell'umido, della plastica, della carta differenziando per colore dei contenitori) bensì qualcosa come quattro bidoncini. Avete capito bene: ad ogni bar o ristorante sono stati consegnati e posizionati quattro bidoncini come potete vedere dalle immagini. 

Come risolvono a Milano? I bidoncini degli esercenti vengono posizionati dentro a dei cavedi appositamente ricavati (il regolamento edilizio di Milano è altra cosa rispetto a quello di Roma e i condomini devo avere spazio per i rifiuti essendoci la differenziata da oltre vent'anni, e anche spazio per i bidoncini dei negozi che insistono nel condominio) nei cortili dei palazzi, si mettono fuori la sera, si rimettono dentro al mattino presto. Se qualcuno sgarra il condominio viene multato. Selvaggiamente multato! Insomma, organizzzione.

Il risultato nelle strade in cui il servizio è iniziato è semplicemente surreale. I marciapiedi si sono riempiti di bidoncini, così i dehors (la gente prende il caffè in mezzo ad una discarichetta...). Nessun commerciante - benché presumibilmente la cosa sarebbe obbligatoria, per lo meno ce lo auguriamo - ripone i bidoncini all'interno dell'esercizio ma questi ultimi sono collocati nello spazio pubblico. Le strade hanno cambiato faccia dall'oggi al domani e questo interesserà tutta la città a brevissimo. 
Da Prati all'Esquilino ogni percorso è ormai caratterizzato da un panorama all'insegna della plastica colorata (oggi sono nuovi e fa freddo, domani saranno vecchi e puzzeranno di cadavere). Dovunque. Ovviamente la disinformazione vuole che non si sa l'orario preciso in cui la società di raccolta passerà a svuotare per cui, per non sbagliare, i cassonettini vengono lasciati sempre fuori. H24. Sotto le finestre dei condomini, sui marciapiedi a restringerli, vicino ai tavolini all'aperto, al posto di regolari posteggi auto. Molti commercianti non li vogliono proprio vicino o di fronte al negozio e dunque li mettono un po' distanti. In molti quartieri dove si è finalmente eliminata la piaga dei cassonetti normali e dove i residenti si tengono dentro al condominio i loro bidoncini ora si è tornati ad avere cassonettini per strada, il colmo dei colmi. Se poi si pensa che questo porterà agli esercenti ad avere probabilmente degli sconti sulla TARI il colmo si colma ulteriormente. Sconto per far tornare il degrado sul suolo pubblico!? Roba da guerra civile. 
Un casino che la metà basta. Nelle altre città (Milano come detto ma anche Madrid, Parigi) ci sono i bidoncini? Certo che ci sono, ma sono gestiti con orari precisi, non stanno fuori tutto il giorno (altrimenti giù multe!), vengono messi fuori solo nel tempo necessario - solitamente la notte e poi vengono ritirati la mattina - per il ritiro dei rifiuti e poi riposti all'interno.
Ma anche se domani ci fosse un timing preciso di orari di ritiro, comunque quasi nessun esercizio commerciale avrebbe la possibilità di mettere all'interno un grappolo di quattro (!) bidoncini. Pur anche fosse previsto, sarà pressoché impossibile obbligare i commercianti a ricoverare questi bidoncini all'interno. Tra chi non ha spazio e chi non ha voglia (divisi equamente a metà) nessuno lo farà. E nessuno sarà nelle condizioni di sanzionare.

Ovviamente queste migliaia e migliaia di metri quadri di suolo pubblico rubati alla città si assommano al suolo pubblico rubato dai cassonetti normali (che comunque rimangono rendendo peraltro assurdo il progetto: la differenziata porta a porta spinta funziona solo se è l'unica opzione, ma se lasci comunque i cassonetti è un cavolo e tutt'uno), si assommano al suolo pubblico rubato dai bidoni gialli dei vestiti (altra follia di questa amministrazione) e si assommano al suolo pubblico rubato dalle auto in sosta e in sosta selvaggia. Tutte le città del mondo col suolo pubblico fanno altro (verde, arredo urbano di qualità, servizi, eventi, pedonalità), mentre Roma continua ad usare questo che è il suo più grande valore come discarica e parcheggio a raso. Una tristezza infinita.
"Il primo obbiettivo di questo nuovo progetto" ha dichiarato Ama qualche settimana fa presentando la novità "è migliorare il decoro delle strade". Beh, fatevi una passeggiata.


Bloccato lo Stadio, ecco come si è ridotta Tor di Valle. Foto assurde

26 ottobre 2018






















Tre torri firmate da un grande nome dell'architettura internazionale. Un giardino videosorvegliato. Gli imbarcaderi per arrivare in battello. Finalmente uffici di qualità che avrebbero interrotto l'esodo delle multinazionali dalla città. Soldi privati per ponti, bonifiche, riqualificazione idrogeologica, metropolitane, treni. Tutto questo secondo molti era speculazione, era colata di cemento, era violenza contro la "natura" in una narrazione falsa secondo cui l'ansa fluviale di Tor di Valle (di questo stiamo parlando) era raccontata come un paradiso naturale. 
Si tratta in realtà di una sconfinata e ingestibile discarica abusiva piena di situazioni al limite, da un giorno all'altro arriverà la notizia anche qui di un nuovo caso Desirée (pieno di prostituzione da far paura), con casolari un tempo agricoli oggi occupati da sbandati e criminali.

Questa mentalità secondo cui tutto è speculazione, tutto è da bloccare, nessun cambiamento è da salutare con gioia e aspettativa ha permesso alla peggior sindaca di sempre di veleggiare sull'entusiasmo popolare nel bloccare tutto, nel modificare il progetto, nel trasformare il più bel piano di sviluppo urbanistico d'Italia in una volgare speculazione edilizia. Di più: il Comune ci ha messo sopra dei supervisor che si sono poi rivelati disonesti e imbroglioni. E tutto si è trasformato nel pantano in cui siamo ridotti oggi.

Ci sarebbero stati i cantieri adesso, se non avessero fermato Marino. Ci sarebbero stati i cantieri e migliaia di operai specializzati, geometri, ingegneri, carpentieri. Invece guardate cosa c'è. Però ora nessuno protesta, nessuno grida allo scandalo, neppure la Soprindentenza, quella delle tribune dell'ippodromo da proteggere.

Foto di Giulia Carpignoli

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