Flavia Marzano, assessore alla Roma Semplice, ha risposto alle nostre osservazioni su alcune sue delibere con un video. La ringraziamo della considerazione e a nostra volta replichiamo a quanto detto.
Dice la Marzano in un lucido video.
“Il lavoro si paga: questo lo vogliamo ribadire e confermare a scanso di equivoci.”
“Il lavoro si paga e nella Pubblica Amministrazione ciò avviene all’esito di procedure aperte, trasparenti e competitive.”
E qui arriva il primo dubbio, basta andare un po' indietro nel tempo. Leggiamo il primo atto di Flavia Marzano: la Deliberazione n. 7 del 3 Agosto scorso.
Nella delibera Roma Facile dedicata alla digitalizzazione della città si legge che questo avverrà attraverso “un avviso pubblico rivolto agli operatori economici che intendono allestire i punti di accesso assistito presso le loro sedi, con strumenti e risorse proprie senza corrispettivi e/o rimborsi, sfruttando il ritorno di immagine dell’iniziativa a cui intendono partecipare".
Sempre nella stessa delibera vediamo che un ulteriore avviso di partecipazione a questa digitalizzazione (sempre aggratise) è diretto ai giovani volontari e associazioni no profit.
Altro che Lorenzin con il noferitility day, sappiano i giovani che vogliono lavorare con Roma Capitale che devono lavorare gratis, mentre i cittadini che vogliono vincere una gara devono mettere direttamente loro i soldi e tutto il resto.
Roma ha visto di tutto in questi ultimi 50 anni, ma nemmeno nei tempi più oscuri della giunta Alemanno si è chiesto ai cittadini di partecipare a gare e di mettere loro i soldi ed ai giovani volontari di lavorare gratis onestamente. Chiaro che la assessora fa con quello che ha (e probabilmente ha poco o non ha nulla), ma insomma non sarebbe meglio ammetterlo?
Sempre nello spirito di cui sopra la Marzano, a proposito invece della Deliberazione n. 55 (quella sul software libero) dice “Nessuno in questa Amministrazione ha pensato di affrontare migrazioni a costo zero”. E poi “Altra cosa: nessuno, tanto meno questa Amministrazione, ha pensato di demandare la formazione di migliaia di dipendenti al volontariato”.
Abbozziamo allora un fact-cheking a quello che dice l’Assessora.
Leggiamo cosa c’è scritto nella Deliberazione 55.
L’Amministrazione ha deciso “di coinvolgere, a titolo gratuito e senza alcun onere a carico dell’Amministrazione Capitolina, le realtà esperte di software libero per agevolare la migrazione verso tale tipologia di software e svolgere iniziative mirate alla formazione del personale dipendente”.
Questo passaggio non ha fatto saltare sulla seggiola solo noi, ma ha portato sui social specializzati un coro di critiche all’Assessora: tutti gli addetti ai lavori si sono accorti che c’è scritto proprio quello che l’Assessora ora nega apertamente.
Ma Marzano ci chiede nel video di farle le pulci e noi non ci tiriamo indietro ovviamente.
Il lavoro si paga, dice la Marzano.
Probabilmente l’Assessora si riferisce ai costi associati all’attività dell’assessorato di cui è titolare.
Mentre infatti con le Delibere 7 e 55 chiede ai giovani volontari e ai fornitori di lavorare gratis per Roma, dall’altra parte attraverso una serie di delibere sul personale impegna per il suo staff composto da 4 persone la somma di 300 mila euro annui, a cui si assommano 67 mila euro per se stessa.
Per avere un termine di paragone con altre strutture di Roma Capitale, basta dire che da sola la Marzano per sé e per il suo staff ha impegnato in pratica quanto viene riconosciuto a tutti i consiglieri Comunali di maggioranza che sono 29, i quali prendono (se riescono a seguire tutte le Commissioni, il che è impossibile) circa 1500 euro al mese.
La media dei rimborsi per ogni consigliere comunale va dai 900 ai 1300 euro mensili. Consiglieri Comunali che poi non spendono in collaboratori esterni, così come fanno le Commissioni dell’Assemblea Capitolina.
Il Movimento 5 Stelle infatti ha deciso, in un giusto sforzo di moralizzazione della cosa pubblica, di impiegare negli uffici di staff delle Commissioni dell’Assemblea Capitolina solo soggetti provenienti dalla stessa Amministrazione Capitolina, non gravando così sul bilancio della Capitale per stipendi già presenti nella stessa Amministrazione. E stiamo parlando di decine e decine e decine di persone.
Come è possibile una diversità di questo tipo? Come mai agli assessori (ovviamente non solo alla Marzano) è permesso di avere costi di gestione così alti e di assumere amici e collaboratori senza passare da una fase seria di validazione e di analisi?
Ma veniamo alla seconda parte del video dell'Assessore Marzano, quella relativa all’oggetto delle repliche alle nostre osservazioni.
“Roma passa al software libero”? Le cose non stanno proprio così. Roma non va da nessuna parte, almeno sino al 2019, dal momento che la stessa Capitale ha acquistato, anche di recente, 14000 licenze software da un fornitore valide sino al 2018 e in nessun caso Roma può derogare a questo contratto.
Semplicemente perché per acquistare queste licenze (e per avere condizioni di favore) la città ha stipulato un contratto con chi le fornisce con numeri e sconti legati all’effettivo acquisto delle licenze, con penali che dovrebbero essere sostenute da Roma Capitale. Penali molto elevate.
Qualsiasi scelta diversa dovesse fare Roma Capitale prima del 2019 si scontrerebbe con quanto già pagato e con le penali di cui sopra, e Roma non potrebbe spendere nemmeno un euro per impiantare a pagamento sistemi alternativi.
La Marzano lo sa perfettamente.
Il software libero è una cosa seria, talmente seria che prima di poter solo pensare una trasformazione di questo tipo occorre un'analisi di impatto molto rigoroso, facendo fronte a scenari fortemente critical (a cui la città di Roma è del tutto impreparata) che devono prima di tutto comportare una valutazione della assoluta necessità di effettuare questi interventi
Per effettuare questa migrazione ad esempio i costi sono elevatissimi, sia in termini di formazione del personale, a prescindere di chi lo farà e quanto verrà pagato per farlo, ma anche per il pagamento delle ore di formazione del personale extra orario lavorativo nonché per il costo di sostituzione del dipendente pubblico impiegato nella formazione stessa.
A tacere ovviamente della alfabetizzazione informatica necessaria nel personale dipendente
Quali possono essere i tempi? il Comune di Monaco di Baviera ci ha messo più di 4 anni.
E’ facile ipotizzare che una città con 23 mila dipendenti (più altri ventitremila nelle partecipate) possa compiere questa attività in non meno di 7 anni, calcolati ovviamente dal momento in cui la migrazione sarà possibile, ovvero dal 2019: parliamo dunque del 2026.
I benefici nel lunghissimo periodo potrebbero esserci così come potrebbero portare invece ad una schiavitù dei consulenti esterni ed a possibili fenomeni di blocco dei servizi legati alla interoperabilità tra sistemi diversi.
Banalmente un software libero non legge un applicativo proprietario e l’inverso.
La migrazione al software libero rende forse l’ente libero dal cosiddetto lock in (schiavitù) del fornitore di licenze, ma non da quella della manutenzione e dalla necessaria presenza retribuita di chi fornisce il software libero e di chi ha effettuato la formazione.
Attività che deve esser svolta da consulenti che vorranno essere pagati, e molto bene, soprattutto quando avranno in mano le chiavi dell’Amministrazione.
Roma ha più di duecento sistemi di protocollo diversi, per dirne una basterebbe un “complotto delle stampanti”, che non dialogano con il software sviluppato da un fornitore a causa dei driver standard che non funzionavano con il software libero e interi settori della città sarebbero completamente paralizzati. Con costi di ripristino enormi. Insomma quello che è accaduto al comune di Napoli quando ha tentato di passare al software libero (salvo tornare indietro di corsa così come hanno fatto Pesaro e Bolzano).
Pensiamo ai servizi anagrafici e di certificazione amministrativa. L’impatto organizzativo sulla città potrebbe beneficiarne così come il tutto potrebbe essere devastante.
Di tutto ciò non c’è traccia negli atti di deliberazione e negli interventi pubblici di Flavia Marzano.
Noi di Roma fa Schifo suggeriamo alla Marzano di dedicare meno tempo ai social e più tempo alle delibere vere dove c'è scritto quando e con quali soldi presi da dove, non a quelle di indirizzo (che risultano essere oggi due) od alle memorie di giunta che contano come il due di coppe quando regna bastoni.
Dice la Marzano in un lucido video.
“Il lavoro si paga: questo lo vogliamo ribadire e confermare a scanso di equivoci.”
“Il lavoro si paga e nella Pubblica Amministrazione ciò avviene all’esito di procedure aperte, trasparenti e competitive.”
E qui arriva il primo dubbio, basta andare un po' indietro nel tempo. Leggiamo il primo atto di Flavia Marzano: la Deliberazione n. 7 del 3 Agosto scorso.
Nella delibera Roma Facile dedicata alla digitalizzazione della città si legge che questo avverrà attraverso “un avviso pubblico rivolto agli operatori economici che intendono allestire i punti di accesso assistito presso le loro sedi, con strumenti e risorse proprie senza corrispettivi e/o rimborsi, sfruttando il ritorno di immagine dell’iniziativa a cui intendono partecipare".
Sempre nella stessa delibera vediamo che un ulteriore avviso di partecipazione a questa digitalizzazione (sempre aggratise) è diretto ai giovani volontari e associazioni no profit.
Altro che Lorenzin con il noferitility day, sappiano i giovani che vogliono lavorare con Roma Capitale che devono lavorare gratis, mentre i cittadini che vogliono vincere una gara devono mettere direttamente loro i soldi e tutto il resto.
Roma ha visto di tutto in questi ultimi 50 anni, ma nemmeno nei tempi più oscuri della giunta Alemanno si è chiesto ai cittadini di partecipare a gare e di mettere loro i soldi ed ai giovani volontari di lavorare gratis onestamente. Chiaro che la assessora fa con quello che ha (e probabilmente ha poco o non ha nulla), ma insomma non sarebbe meglio ammetterlo?
Sempre nello spirito di cui sopra la Marzano, a proposito invece della Deliberazione n. 55 (quella sul software libero) dice “Nessuno in questa Amministrazione ha pensato di affrontare migrazioni a costo zero”. E poi “Altra cosa: nessuno, tanto meno questa Amministrazione, ha pensato di demandare la formazione di migliaia di dipendenti al volontariato”.
Abbozziamo allora un fact-cheking a quello che dice l’Assessora.
Leggiamo cosa c’è scritto nella Deliberazione 55.
L’Amministrazione ha deciso “di coinvolgere, a titolo gratuito e senza alcun onere a carico dell’Amministrazione Capitolina, le realtà esperte di software libero per agevolare la migrazione verso tale tipologia di software e svolgere iniziative mirate alla formazione del personale dipendente”.
Questo passaggio non ha fatto saltare sulla seggiola solo noi, ma ha portato sui social specializzati un coro di critiche all’Assessora: tutti gli addetti ai lavori si sono accorti che c’è scritto proprio quello che l’Assessora ora nega apertamente.
Ma Marzano ci chiede nel video di farle le pulci e noi non ci tiriamo indietro ovviamente.
Il lavoro si paga, dice la Marzano.
Probabilmente l’Assessora si riferisce ai costi associati all’attività dell’assessorato di cui è titolare.
Mentre infatti con le Delibere 7 e 55 chiede ai giovani volontari e ai fornitori di lavorare gratis per Roma, dall’altra parte attraverso una serie di delibere sul personale impegna per il suo staff composto da 4 persone la somma di 300 mila euro annui, a cui si assommano 67 mila euro per se stessa.
Per avere un termine di paragone con altre strutture di Roma Capitale, basta dire che da sola la Marzano per sé e per il suo staff ha impegnato in pratica quanto viene riconosciuto a tutti i consiglieri Comunali di maggioranza che sono 29, i quali prendono (se riescono a seguire tutte le Commissioni, il che è impossibile) circa 1500 euro al mese.
La media dei rimborsi per ogni consigliere comunale va dai 900 ai 1300 euro mensili. Consiglieri Comunali che poi non spendono in collaboratori esterni, così come fanno le Commissioni dell’Assemblea Capitolina.
Il Movimento 5 Stelle infatti ha deciso, in un giusto sforzo di moralizzazione della cosa pubblica, di impiegare negli uffici di staff delle Commissioni dell’Assemblea Capitolina solo soggetti provenienti dalla stessa Amministrazione Capitolina, non gravando così sul bilancio della Capitale per stipendi già presenti nella stessa Amministrazione. E stiamo parlando di decine e decine e decine di persone.
Come è possibile una diversità di questo tipo? Come mai agli assessori (ovviamente non solo alla Marzano) è permesso di avere costi di gestione così alti e di assumere amici e collaboratori senza passare da una fase seria di validazione e di analisi?
Ma veniamo alla seconda parte del video dell'Assessore Marzano, quella relativa all’oggetto delle repliche alle nostre osservazioni.
“Roma passa al software libero”? Le cose non stanno proprio così. Roma non va da nessuna parte, almeno sino al 2019, dal momento che la stessa Capitale ha acquistato, anche di recente, 14000 licenze software da un fornitore valide sino al 2018 e in nessun caso Roma può derogare a questo contratto.
Semplicemente perché per acquistare queste licenze (e per avere condizioni di favore) la città ha stipulato un contratto con chi le fornisce con numeri e sconti legati all’effettivo acquisto delle licenze, con penali che dovrebbero essere sostenute da Roma Capitale. Penali molto elevate.
Qualsiasi scelta diversa dovesse fare Roma Capitale prima del 2019 si scontrerebbe con quanto già pagato e con le penali di cui sopra, e Roma non potrebbe spendere nemmeno un euro per impiantare a pagamento sistemi alternativi.
La Marzano lo sa perfettamente.
Il software libero è una cosa seria, talmente seria che prima di poter solo pensare una trasformazione di questo tipo occorre un'analisi di impatto molto rigoroso, facendo fronte a scenari fortemente critical (a cui la città di Roma è del tutto impreparata) che devono prima di tutto comportare una valutazione della assoluta necessità di effettuare questi interventi
Per effettuare questa migrazione ad esempio i costi sono elevatissimi, sia in termini di formazione del personale, a prescindere di chi lo farà e quanto verrà pagato per farlo, ma anche per il pagamento delle ore di formazione del personale extra orario lavorativo nonché per il costo di sostituzione del dipendente pubblico impiegato nella formazione stessa.
A tacere ovviamente della alfabetizzazione informatica necessaria nel personale dipendente
Quali possono essere i tempi? il Comune di Monaco di Baviera ci ha messo più di 4 anni.
E’ facile ipotizzare che una città con 23 mila dipendenti (più altri ventitremila nelle partecipate) possa compiere questa attività in non meno di 7 anni, calcolati ovviamente dal momento in cui la migrazione sarà possibile, ovvero dal 2019: parliamo dunque del 2026.
I benefici nel lunghissimo periodo potrebbero esserci così come potrebbero portare invece ad una schiavitù dei consulenti esterni ed a possibili fenomeni di blocco dei servizi legati alla interoperabilità tra sistemi diversi.
Banalmente un software libero non legge un applicativo proprietario e l’inverso.
La migrazione al software libero rende forse l’ente libero dal cosiddetto lock in (schiavitù) del fornitore di licenze, ma non da quella della manutenzione e dalla necessaria presenza retribuita di chi fornisce il software libero e di chi ha effettuato la formazione.
Attività che deve esser svolta da consulenti che vorranno essere pagati, e molto bene, soprattutto quando avranno in mano le chiavi dell’Amministrazione.
Roma ha più di duecento sistemi di protocollo diversi, per dirne una basterebbe un “complotto delle stampanti”, che non dialogano con il software sviluppato da un fornitore a causa dei driver standard che non funzionavano con il software libero e interi settori della città sarebbero completamente paralizzati. Con costi di ripristino enormi. Insomma quello che è accaduto al comune di Napoli quando ha tentato di passare al software libero (salvo tornare indietro di corsa così come hanno fatto Pesaro e Bolzano).
Pensiamo ai servizi anagrafici e di certificazione amministrativa. L’impatto organizzativo sulla città potrebbe beneficiarne così come il tutto potrebbe essere devastante.
Di tutto ciò non c’è traccia negli atti di deliberazione e negli interventi pubblici di Flavia Marzano.
Noi di Roma fa Schifo suggeriamo alla Marzano di dedicare meno tempo ai social e più tempo alle delibere vere dove c'è scritto quando e con quali soldi presi da dove, non a quelle di indirizzo (che risultano essere oggi due) od alle memorie di giunta che contano come il due di coppe quando regna bastoni.






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