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Sempre più inquietante: le idee dei Tredicine diventano narrazione istituzionale della Giunta Raggi

2 ottobre 2018
Senz'altro i lettori di questo e degli altri blog civici si ricorderanno la faccenda "Festa dei Nonni", una ricorrenza internazionale a però Roma cavalcata anni addietro esclusivamente da una figura politica. Una delle tante manifestazioni strumentali dei Tredicine (c'erano anche la Festa della Famiglia, la Festa delle Donne e via sproloquiando squallidamente) svoltesi specialmente nel quadrante sud est di Roma per raggranellare consensi verso la parte più debole, attaccabile e fragile dell'elettorato. 
Si riempivano i muri di affissioni totalmente abusive firmate da Giordano Tredicine (tutto era organizzato dalla famiglia con lo scopo di creare in Giordano il riferimento politico alto, con mire parlamentari), si organizzava la festicciola, si somministravano gratis ai malcapitati vecchietti i prodotti dei camion bar e degli altri prestigiosissimi esercizi commerciali detenuti dal network (una volta la somministrazione di alimenti scaduti venne raccontata anche dai giornali) e si chiedeva in cambio il voto. 

Poi purtroppo o per fortuna Giordano Tredicine venne arrestato nelle more delle faccende di Mafia Capitale. Tutti avevamo pensato che il combinato disposto degli arresti e dell'arrivo degli honestissimi grillini al governo avrebbe segnato la fine di questa dinastia. O obbligati a diventare commercianti di stampo europeo o obbligati a cambiare lavoro. E invece tutto il contrario: grazie all'innato clientelismo grillino i Tredicine sono tornati in auge dopo gli anni (per loro) neri di Marino. Addirittura sono riusciti a riprendersi - grazie al lavoro di Andrea Coia, consigliere grillino che con le sue scelte ne ha favorito clamorosamente gli interessi - la Festa della Befana di Piazza Navona.

Oggi una coincidenza clamorosa sulla pagina Facebook della Sindaca. La Festa dei Nonni, da idea populista, di facile acchiappo e velatamente clientelare di Giordano Tredicine, si tramuta in narrazione istituzionale della città. Se solo Virginia Raggi conoscesse la città, se solo fosse circondata da persone che conoscono la città, avrebbe fortemente evitato un riferimento a quella festa che fino ad oggi a Roma è stata solo un motivo di strumentalizzazione. Non a favore dei nonni, ma solo col pensiero alle loro scelte elettorali. Il feeling tra questa amministrazione e gli anni più bui di questa città non si interrompe mai.

Il nuovissimo presidente dell'VIII Municipio e le affissioni abusive

25 giugno 2018


Per un giorno, almeno per un giorno, potremmo starcene tranquilli e goderci (oddio, c'è poco da godere) il sistema di potere di Virginia Raggi che si sfalda ancor prima di essersi strutturato. Che si sbriciola nei municipi dove il Movimento 5 Stelle neppure riesce ad arrivare ai ballottaggi dopo 2 anni di assurdo malgoverno. Probabilmente questo ciclo di amministrazione basato su bugie, clientele sfrenate e su una classe politica priva sia di competenze che di visione finirà molto presto, e potremmo compiacercene (anche perché siamo stati i primi, e sovente anche gli unici, a smontare i castelli di bugie che venivano e vengono goffamente edificati ogni giorno). E invece no, e invece l'indole di rompiscatole non ci abbandona neppure ora.

Anche perché se la classe dirigente "nuova" che si propone come alternativa si comporta in maniera vecchia e superata allora non va bene, allora c'è qualcosa che non è chiaro, allora c'è qualcuno che non ci ha capito niente. Allora è inutile combattere l'attuale sistema.

E così in attesa di poter apprezzare (o, speriamo di no, criticare) l'operato del grande prof. Giovanni Caudo neopresidente del III Municipio, ci concentriamo ancora una volta sull'VIII, territorio controverso di cui abbiamo parlato di recente. Nel constatare che per lo meno Amedeo Ciaccheri dopo la sua vittoria elettorale non ha nominato, come aveva paventato, assessore Paolo Berdini e che all'assessorato al commercio è andata una figura di garanzia e competenza come Leslie Capone (già braccio destro di Marta Leonori), non possiamo evitare però di notare quanto abbiamo visto negli scorsi giorni nel territorio di Garbatella e dintorni.

E così approfittiamo per tornare a parlare dei micidiali bandoni elettorali. Catafalchi di metallo arruzzoniti con i quali a Roma si fa ancora una campagna elettorale che profuma dei peggiori anni Cinquanta, quelli del pressappochismo dettato dai pochi mezzi del dopoguerra. Oggi è ancora così: pali conficcati nei marciapiedi o nelle aree verdi, pannelli di metallo taglienti e ossidati, manifesti affissi sopra da ditte che lavorano in nero con apette Piaggio, scope e colla tossica che cola pericolosa sull'asfalto o nelle aiuole. Uno scenario ridicolo se confrontato a qualsivoglia campagna elettorale in Europa, in Giappone, in Nord America. Terzo mondo, sottosviluppo.

Quando vai a governare e trovi il sottosviluppo hai due scelte: o combatterlo cercando di evolvere il territorio che sei chiamato ad amministrare, oppure adeguarti e sfruttarlo a tuo favore. A quanto ci è sembrato, Ciaccheri ha optato per la seconda scelta. 

Un presidente di Municipio che si presenta come nuovo, giovane e di alternativa rispetto alla cialtronaggine grillina avrebbe dovuto come primo atto richiedere l'immediata rimozione dei bandoni elettorali (vinte le elezioni, la campagna elettorale è terminata!) e avrebbe dovuto consequenzialmente pianificare un sistema più civile per le prossime elezioni.
Ciaccheri, uomo dei centri sociali, che ha fatto invece? Lo vedete dalle immagini. E' partito con un ulteriore giro di affissioni giocoforza abusive riempiendo i bandoni e utilizzandoli per dire grazie ai suoi elettori. Un modo di interpretare la comunicazione politica vecchio di 70 anni, concepibile solo a Roma. Immaginate un presidente di un borgo di Londra o di un arrondissement di Parigi che riempie il proprio territorio di cartacce abusive appiccicate con la scopa e con la colla da qualche dittuncola di attacchini per ringraziare della vittoria elettorale appena conseguita. Sarebbe ipotizzabile? 

Hai un problema, hai un'anomalia sul tuo territorio e invece di risolverlo lo strumentalizzi? Ma dove al mondo...?

La speranza è che questa sia l'unica critica che saremo costretti a rivolgere a Ciaccheri, anche se le forsennate posizioni su Ex Fiera, Piazzale dei Navigatori o Mercati Generali non lasciano ben sperare.

Dopo due settimane tutta la segnaletica provvisoria del Giro d'Italia ancora affissa

8 giugno 2018


Il Giro d'Italia è transitato a Roma il 27 maggio. Ripetiamolo: il 27 maggio. Oggi è il giorno 8 giugno. Sono passate due settimane. 
Il percorso del Giro d'Italia è stato allestito con della segnaletica grafica di legge per uscite di sicurezza e altre informazioni opportune per il pubblico. Ebbene dopo 13 giorni la segnaletica sta tutta ancora lì, a "decorare" i pali pubblici, la segnaletica stradale, i semafori. Da Via del Corso a Piazza del Popolo tutta la città è ancora oggi piena zeppa di questi cartelloni rosa attaccati alla bell'e meglio. 

Il Giro d'Italia è stato un flop clamoroso. Incapace di pianificare e organizzare alcunché, la città ha provato a mettere la pezza sulle mille pericolosissime buche del percorso la notte prima della gara. Dopo pochi giri i ciclisti hanno chiesto e ottenuto l'annullamento a fini agonistici della corsa: hanno corso un po' all'inizio e poi hanno chiesto che la gara si trasformasse in una passerella urlando tutto il loro sdegno alle telecamere in mondovisione. 

La figura di cacca a livello internazionale doveva consigliare a maggior ragione di togliere tutte le prove, e invece tutto è ancora allestito come se la gara si dovesse svolgere di nuovo domani. Se ci fosse un giornalismo in questa città, qualche cronista avrebbe dovuto divertirsi a risalire la filiera per capire di quale ufficio, di quale dirigente, e su su di quale assessorato è la responsabilità di tutto questo. Chi doveva provvedere alla rimozione della segnaletica e non lo ha fatto? E perché? Facile pensare che siano questioni da poco conto, ma sono in realtà indizi di quel modo di lavorare sciatto, trasandato e pressappochista che è uno dei tanti cancri che sta uccidendo la città.  

È accettabile rassegnarsi alla pozzanghera di sfiga in cui ci trascina la sindaca ogni giorno?

2 maggio 2018

Prendiamo spunto da un recente post su Facebook della sindaca per riflettere sull'aura di sfigatezza che la cinge e per analizzare quanto questo abbia un effetto malefico su tutta la cittadinanza sebbene la cittadinanza, forse la peggior cittadinanza d'Europa, continui a non accorgersene.

Domanda a cui cerchiamo una risposta: come se fa a esse così... così poracci??? Cioè manco il sindaco di Teramo, con tutto il più grande rispetto per Teramo, città che ha ambizioni in questo momento superiori a Roma, si vanterebbe sui social per aver messo due pensiline, è un comportamento social che non sarebbe adeguato neppure per un presidente di municipio, ma questo qui è il profilo del sindaco signori. Del sindaco di una delle maggiori città europee.

Ma vi immaginate il sindaco di Londra, di Vienna, di Parigi, di Madrid che fa una card con la foto triste per due pensiline? Vi immaginate il sindaco di New York o di Istanbul? Ma sarebbe impensabile anche a Milano, a Torino, probabilmente a Firenze e a Bologna. 

Ma perché ci dobbiamo rassegnare a farci le abluzioni nella sfiga per colpa di questa qui e di Rocco Casalino che le scrive i testi? Abbiamo idea dei danni che questa atmosfera faccia a tutti noi? Ma davvero vi siete rassegnati così? E poi la tristezza di farlo in un Municipio in cui si vota a breve. E poi l'inadeguatezza di non citare manco per sbaglio la Clear Channel, che è la società che queste pensiline le paga, le manutiene, le progetta, le installa e le realizza. Perché è solo grazie ad una multinazionale americana (una di quelle multinazionali contro le quali l'armamentario di sciocchezzaio a cinque stelle blatera un giorno si e uno pure) che la miracolosa installazione di questi impianti è possibile. Ebbene sì, perché oltre alla sfiga - sempre presente - c'è costantemente la menzogna, il raggiro. Già: non sono del Comune quelle pensiline, sono di una società privata che le riesce a tenere in ordine grazie alla pubblicità che ci vende sopra. In un'operazione virtuosa che poteva espandersi a tanti altri servizi e che invece la Giunta tiene bloccata da anni per non infastidire troppo la mafietta dei cartellonari. 

Insomma:

1. la sindaca fa un post che manco il sindaco di Tivoli [SFIGATA]

2. la sindaca utilizza un'opera pubblica per fare propaganda durante la campagna elettorale [SCORRETTA]

3. la sindaca utilizza un'opera pubblica senza dire che non è pubblica ma che è realizzata da privati [SCORRETTA]

4. il modello gestionale che ha permesso quell'opera pubblica-privata si potrebbe ripetere su altre opere (toilette pubbliche, bike-sharing, segnaletica), ma non viene portato avanti perché il racket dei cartellonari ha convinto il Comune a tenere ferma la riforma della pubblicità esterna [IN CATTIVA FEDE]

Dunque c'è un mantello di sfiga insopportabile. Che sotto copre una pozzanghera fetente di cattiva fede e di contraddizioni totali. E nessuno se ne rende conto. Quando vi svegliate?

Lo schifo dei bandoni elettorali è uno scempio solo romano? Parliamone per non dimenticare

29 gennaio 2018
Non ce la facciamo a rassegnarci e per cui ne parliamo, ne parliamo, ne parliamo. Ne parliamo ogni anno. Perché lo sappiamo alla perfezione che la presenza degli ignobili bandoni elettorali è disposta dalla legge nazionale (una ridicola, antiquata, non si sa perché mai cambiata legge nazionale), ma comunque non ci rassegniamo. 
Non ci rassegniamo anche perché sappiamo perfettamente che, sebbene in tutta Italia vi siano in ragione della popolazione cittadina questi supporto per manifesti che molti neppure stampano più (PD, M5S...) e sicuramente che nessuno guarda, lo scenario che potete apprezzare in queste foto e godere in questi giorni in tutta la città esiste solo a Roma.
Un conto è, infatti, avere per imposizione statale l'onere di dover piazzare tot bandoni (vanno in rapporto alla popolazione residente), un altro conto è la qualità di questi bandoni. A Roma la parola "qualità" non è di moda e per questo motivo le cose fatte alla carlona non risultano strane, non saltano all'occhio. Così come non saltano all'occhio questi mostri di lamiera arruzzonita, pericolosissimi lungo le strade (ma finché non ci muore ammazzato qualcuno non ci si pensa), orribili, perfetti per generare ulteriore degrado e insicurezza. 
Per montarli hanno anche quest'anno spaccato marciapiedi su marciapiedi. Lo hanno fatto anche con marciapiedi che erano stati da poco riqualificati. Senza pietà alcuna. Eppure questo sistema potrà senz'altro avere delle alternative. La faccenda è sfiorata anche dal Prip, il piano regolatore degli impianti pubblicitari, che nelle more dei regolamenti fissa anche la presenza di questi mostri. Mostri che possono essere cambiati, modificati, riqualificati (in attesa che una legge nazionale li elimini, come sarebbe logico) solo in presenza di risorse. Risorse che potrebbero arrivare proprio dall'applicazione del Prip che è stato approvato da mesi (dopo essere stato artatamente ritardato di un anno a causa dei magheggi della Commissione Commercio) ma che giace inattuato, senza bandi, senza concorrenza, senza che nessuno ci creda davvero. 
Le conseguenze sono tante e terribili, queste sono alcune.

Per esorcizzare tutto questo vogliamo allargare lo sguardo alle altre città italiane e chiediamo a voi, nostri lettori che non abitate a Roma: com'è da voi? Ci mandate qualche foto? Ci dite come hanno risolto? Ci spiegate perché dopo 20 mesi di governo rivoluzionario dei ragazzi meravigliosi anche questo problema è stato ignorato? Ah no, qui non potete aiutarci...






La campagna virale di Vueling e la pochezza di chi amministra la città

9 ottobre 2017

Quello che si è verificato nei giorni passati in occasione di una campagna di marketing virale della compagnia aerea Vueling ha del surreale e del patetico, ma ci serve a confermare ancora una volta il livello di squallore e di profonda pochezza della nostra classe politica. 
Ma partiamo dai fatti. Cosa è successo?
Molto banalmente la compagnia aerea Vueling si trova in queste settimane in campagna promozionale. La campagna è stata declinata, come ormai quasi sempre accade, con un giusto mix tra azioni convenzionali e azioni più innovative. Non è la prima volta che Vueling si produce in attività di questo tipo, successe già in Toscana nel 2013. A Roma oltre a inserzioni sulle pensiline Atac (gli unici spazi della città, assieme agli spazi sotto la metro, che però sono visti solo dai poveri cristi che a Roma viaggiano con il trasporto pubblico), Vueling ha effettuato anche una campagna utilizzando come supporto i paletti anti sosta selvaggia di Monti e del centro. Con dei sovra-paletti in plastica color giallo-Vueling, la compagnia aerea spagnola ha arredato Via del Boschetto, Via Urbana e Via di Torre Argentina (purtroppo sono pochissime le strade dotate di questo fondamentale elemento di arredo urbano) con dei messaggi pubblicitari. 


Si tratta di azioni temporanee, che durano pochissimo tempo, che ovviamente espongono l'inserzionista ad una multa  (che regolarmente paga) e che vengono prontamente eliminate dalle forze dell'ordine o dalle società di nettezza urbana. Sono le regole non scritte delle inserzioni guerrilla style. 

Si tratta di inserzioni non autorizzate, ma firmate da una società vera, che puntano a pubblicizzare un business vero e legale. Questo deve essere molto chiaro.

Deve essere chiaro perché a Roma ci sono, in grande quantità, una enormità di inserzioni sempre non autorizzate che invece puntano a pubblicizzare società inesistenti, anonime, nascoste, in nero. E a promuovere business profondamente illegali, truffaldini, degli autentici raggiri e delle autentiche truffe su su fino ad arrivare alle ecomafie. 

Stiamo parlando delle mille affissioni dei "serrandari" e delle diecimila dei "traslocatori" (sono loro che poi generano le discariche abusive o il fiorire di materassi in giro per la città...). Stiamo parlando delle agenzie immobiliari o della signora che da anni pubblicizza mercatini e corsi di teatro inesistenti, ma che grazie alle inserzioni riesce a raggirare cittadini ingenui carpendogli denaro. Se ne sono occupate perfino le Iene con un grande servizio, mai politici non hanno mai alzato un dito ne contro questa ne contro le altre gravissime forme di affissione irregolare che puntano a pubblicizzare affari loschi e gravemente illegali.

Ma contro Vueling? Beh contro Vueling sono passati 20 giorni e ancora i politici si accapigliano. Appena hanno visto la campagna per le strade sono andati su tutte le furie. Tutti i consiglieri del Primo Municipio si sono prodotti in post allarmatissimi, hanno urlato allo scandalo, hanno mobilitato le forze dell'ordine contro il pericoloso attacco al decoro. Le stesse forze dell'ordine che a fronte di dozzine e dozzine di esposti depositati contro gli affissori realmente criminali non hanno mai mossi un dito ("c'avemo eee mani legate"), contro Vueling sono invece intervenute nel breve volgere di qualche minuto, hanno scomodato ditte e camion contenitori per raccogliere e smaltire i perigliosi paletti in plastica colorata. Con naturalmente photo opportunity su tutti i profili Facebook degli esponenti del Primo Municipio fino alla Presidente in persona, che ha ritenuto di dover a riguardo prodursi in un lunghissimo comunicato. 


Matteo Costantini, che da mesi sta facendo di tutto per ostacolare la riforma degli impianti pubblicitari inventandosi sciocchezze dietro sciocchezze pur di difendere la marmaglia delle dittuncole romane di affissioni, ha fatto il diavolo a quattro contro Vueling. Nathalie Naim gode sul suo Facebook per i 150 verbali contro Vueling ancora ieri: a distanza di giorni e giorni dall'evento ancora ci sta pensando intensamente. Chissà nel mentre quanti adesivari ha denunciato... Non contenta si copre di ridicolo denunciando perfino la pensilina Atac, regolarmente gestita dalla multinazionale americana Clear Channel come sanno tutti da ormai anni e anni. Ma lei insiste. Vuole vederci chiaro in queste strambe pensiline pubblicitarie che esistono in tutte le città del pianeta terra da almeno gli anni ottanta. Chissà cosa potrebbe uscire fuori usando lo stesso scrupolo e la stessa tigna contro i tanti criminali e le tante mafie che a Roma affiggono dovunque, ricoprendo ad esempio ogni stipite di negozio, ogni cassonetto, ogni armadio urbano, ogni palo del Primo Municipio. Lì però ne Costantini, ne Naim (lei che per anni ha lottato contro i paletti che impedivano ai suoi elettori di parcheggiare (ir)regolarmente i loro suv, ora li difende dal volgare attacco pubblicitario), ne Alfonsi chiederanno mai "ragguagli", anche perché vuoi mettersi che pubblicità ci si fa a scagliarsi contro Vueling invece che contro banditi che truffano, raggirano, alimentano la criminalità organizzata, orchestrano lavoro nero e quant'altro?
Ma del resto stiamo parlando del Municipio che dopo la settimana dedicata a Vueling si è immerso in una intera settimana dedicata, udite udite, al "vigile di quartiere". Bentornati nel 1987. Ai tempi della videosorveglianza, del geotagging, dei droni, loro lavorano per piazzare nelle strade il vigile di quartiere. Indietro di trent'anni nella migliore delle ipotesi. Questo è il livello. E quando, a ragione, critichiamo il ripugnante Movimento 5 Stelle guardiamo però sempre alla caratura della opzione politica alternativa (Pd o destra poco cambia: sono uguali) e capiremo immediatamente come mai i romani hanno deciso in massa di svendersi ai fasciogrillini.



Questi abusi non interessano ai nostri politici e alla Polizia Locale. Nonostante le mille segnalazioni, nessuna azione. Contro Vueling mobilitazione in poche ore e azione immediata...

Intendiamoci, Vueling ha fatto consapevolmente una azione non dentro le norme ed è giusto che ne paghi le conseguenze (il pagamento dei verbali sta nel gioco e nel budget dell'operazione, ampiamente ripagata dal fatto che oggi, dopo settimane, ancora se ne parla!), ma qui il punto non è questo. Qui il punto è il livello della nostra classe dirigente. Se non si supera questo problema non si va da nessuna parte. Ecco perché ormai da mesi segnaliamo la necessità di un commissariamento, perché senza commissariamento questo è il livello di complessità intellettuale che riesce ad esprimere l'elettorato romano. E quelle che abbiamo citato sono anche delle fior di cime, figuratevi quelli scarsi... 

La pubblicità ingannevole&abusiva delle "STUDENTESSE" che cercano casa smascherata in 12 secondi

29 settembre 2017

Dopo esigenzacasa, l'agenzia che si nasconde dietro all'enorme mole di finti volantini scritti da studentesse che 'decorano' i tergicristalli della città (ricordate? Riguardatevi la puntata precedente!) oggi ho chiamato anche questo che fa riferimento a romacasa24. E il risultato è nel filmato, surreale come al solito.


Insomma ricapitolando. Le famose STUDENTESSE che da anni riempiono Roma di cartaccia, intasano le fogne, tappezzano le vostre automobili e non solo non sono altro che le seguenti agenzie:

http://www.esigenzacasa.com/ - 3890106935
http://www.romacasa24.com/ - 3939506746

Le ho scoperte da solo, da privatissimo cittadino senza alcun mezzo, in circa 12 secondi e li ho fatti confessare al telefono, liberamente. Pensate cosa avrebbe potuto fare l'autorità giudiziaria o comunque qualsiasi pubblica autorità con mille volta più forza di me. Nei tratti in cui c'è silenzio nella registrazione lui dice precisamente nome dell'agenzia, indirizzo e alla fine anche il suo nome. Non vi è alcun posto al mondo in cui un tale tsunami che dura per anni e anni di pubblicità abusiva e ingannevole potrebbe resistere senza essere sanzionato duramente. Anche qui, solo a Roma. Grande, grandissima tristezza.



La mafia romana dei cartelloni ora sta tranquilla. La riforma è stata affossata

10 maggio 2017
Non ci sono solo le bancarelle, i camion bar, l'assurdo mondo degli ambulanti che è riuscito a portare dalla sua parte l'amministrazione. Non solo lì si sta tornando indietro a tempi buissimi per quanto riguarda la Commissione Commercio. L'assemblea guidata da Andrea Coia, dove M5S, destra e PD governano a braccetto per tutelare gli interessi delle lobbies più che per garantire il buon governo per tutti. Ci sono anche - vi ricorderete i nostri anni e anni di battaglie - i cartelloni. Un settore micidiale a Roma, un mercato che dovunque è una grande opportunità civile e che invece nella nostra città è un autentico racket in mano ad una serie di operatori senza scrupoli che umiliano anche il lavoro di chi è onesto.
Cosa è successo in passato? Dopo anni di negligenza e di tentativi non portati a dama (Rutelli, Veltroni) e dopo gli anni del totale lassismo che ha regalato la città alla mafia dei cartelloni (Alemanno), finalmente con Marino si è affrontata la questione. Se la consiliatura fosse durata tutto il suo tempo naturale si sarebbe anche risolta visto che nei primi due anni già era stato approvato il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari e i relativi piani specifici per i Municipi. Ma come sappiamo per tanti motivi e anche per questo Marino è stato fatto saltare.

E' arrivata la nuova amministrazione e sarebbe bastato un mero passaggio in Giunta per portare la riforma in porto, far partire i bandi ed avere in cambio qualità, legalità, economia sana e tanti tanti servizi per i cittadini. Da 11 mesi la Giunta tiene bloccato tutto, l'assessore Meloni non tocca palla, in compenso la tocca, eccome, Andrea Coia. Il consigliere pentastellato - tristissimamente noto alle cronache di questo blog - ha convocato svariate volte la commissione commercio su questo tema. Benché la cosa non fosse minimamente competenza del Consiglio e della Commissione ma solo della Giunta. Lo scopo? Buttarla in caciara, fare casino, cercare di stoppare la riforma di Marta Leonori e Ignazio Marino, metterla in discussione, convocare i "portatori di interesse" (anche qui!) per dimostrare che la riforma non deve andare avanti. La cosa assurda è che la riforma venne votata anche con il sì dei consiglieri grillini quando erano all'opposizione! Il colmo dei colmi.

E Coia, qui come per gli ambulanti, sta riuscendo nel suo scopo di difendere i "portatori di interesse" a danno dei cittadini e della città. La riforma è bloccata da mesi, in città - pare di essere tornati nel 2010 - i cartellonari sono tornati tranquilli e padroni, la notte vengono impiantati cartelloni abusivi e la città sta perdendo un sacco di soldi e di opportunità. Non abbiamo toilette pubbliche? Non abbiamo segnaletica turistica seria? Non abbiamo mappe? Non abbiamo impianti pubblicitari di qualità? Non abbiamo il bike-sharing? Chiedetevi perché. Chiedetevi perché Roma incassa dai cartelloni tanto quanto intasca Genova benché le potenzialità parlino di decine e decine di milioni l'anno: potrebbero trasformarsi in servizi, restano in tasca alle lobbies. 

Qui sotto il comunicato congiunto che oggi tutte le associazioni che da oltre 7 anni combattono contro questa autentica mafia hanno diramato oggi. Ma quando la volontà di difendere gli interessi e le clientele più inconfessabili è così radicata e condivisa da una maggioranza politica come sta accadendo a Roma in questi mesi, i comunicati e i cittadini poco contano purtroppo. Aiutateci a raccontare cosa sta succedendo in questa città se ancora Roma vi sta un pochino a cuore.


***


Dall’insediamento dell’amministrazione Raggi nessun passo avanti è stato compiuto. La città attende maggior decoro e servizi importanti quali bike sharing e toilette pubbliche. Ma la giunta sembra aver dimenticato il Piano Regolatore approvato anche con il voto dei consiglieri 5stelle.

C’è il rischio concreto che nel settore della pubblicità esterna si torni indietro di 7 anni, al caos che ha provocato la diffusione a Roma di decine di migliaia di cartelloni brutti e irregolari. Quella che l’allora sindaco Alemanno definì “mafia dei cartelloni” provocò 3 morti e decine di feriti per il posizionamento, senza regole, di plance e paline ai bordi delle strade o sugli spartitraffico
La mobilitazione dei cittadini, che raccolsero oltre 10mila firme per una Delibera di Iniziativa Popolare, portò la giunta Marino a varare una radicale riforma. Nel 2014 fu approvato il Prip (Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari) e fu avviato l’iter dei piani di localizzazione (posizioni esatte dove possono essere installati gli impianti). Il Prip e il nuovo Regolamento della Pubblicità ottennero il voto favorevole e decisivo dei 4 consiglieri comunali del M5S: Virginia Raggi, Enrico Stefàno, Marcello De Vito e Daniele Frongia. Sebbene oggi siano ai vertici dell’amministrazione capitolina, non hanno più compiuto i passi necessari al completamento della riforma, rischiando di farla impantanare definitivamente.

L’ITER DELLA RIFORMA
La riforma dei cartelloni pubblicitari a Roma si sviluppa nelle seguenti tre fasi:
1) approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP);
2) approvazione dei Piani di Localizzazione degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PiaLMIP);
3) aggiudicazione della gestione decennale degli impianti tramite bandi di gara.
La 1° delle 3 fasi è stata condotta in porto dall’allora Assessore Marta Leonori della Giunta del Sindaco Marino che, il 30 luglio del 2014, ha fatto approvare il PRIP.
La 2° fase è quella dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari cui spetta di individuare sul territorio le posizioni esatte in cui verranno installati i futuri nuovi impianti pubblicitari, di cui si affiderà, nella terza ed ultima fase, la gestione decennale dei lotti di impianti messi a gara: è stata avviata anch’essa sempre dall’Assessore Leonori che il  13 ottobre del 2015 ha fatto approvare dalla Giunta Capitolina la proposta dei 15 Piani di Localizzazione (uno per ognuno dei 15 Municipi di Roma), senza poterne poi concludere l’iter per causa delle dimissioni del Sindaco Marino.
Il procedimento è stato ripreso dal Commissario Straordinario  Francesco Paolo Tronca, che non l’ha potuto portare a termine a sua volta per causa delle sopravvenute elezioni comunali: al momento delle sue dimissioni su ognuno dei 15 Piani di Localizzazione erano stati tenuti altrettanti incontri pubblici per raccogliere osservazioni, proposte ed istanze da parte di cittadini, comitati e associazioni (ivi comprese quelle di categoria delle ditte pubblicitarie e le corrispondenti società da loro rappresentate).
Per completare l’iter di approvazione dei Piani di Localizzazione l’attuale Giunta Capitolina deve ora acquisire i pareri espressi dai Consigli di ognuno dei 15 Municipi e “controdedurre” – cioè rispondere - sia ad essi che all’ampia documentazione trasmessa al termine degli incontri pubblici.
Dal 22 giugno 2016, data di insediamento della Sindaca Virginia Raggi e nomina ad Assessore alle Attività Produttive di Adriano Meloni, non è stato fatto nessun passo in avanti.

IL RUOLO DELLA COMMISSIONE COMMERCIO
Sebbene il completamento del procedimento spetti alla sola giunta Capitolina, la commissione commercio presieduta da Andrea Coia (M5S), ha dedicato alla questione diverse sedute alle quali hanno partecipato esponenti delle principali associazioni di categoria delle imprese pubblicitarie che, evidentemente, nutrono speranza di proseguire nello status quo, evitando i bandi di gara che sono previsti dalle normative attuali e confermati dalla principale giurisprudenza.

I SERVIZI PRODOTTI DALLA RIFORMA
Oltre a ridare maggior decoro alle strade, spesso deturpate da troppi impianti pubblicitari, la riforma porterà a Roma servizi che essa attende da anni quali bike sharing, toilette pubbliche ed altro. Una parte della superficie pubblicitaria, infatti, sarà aggiudicata tramite bando di gara ad una ditta o più ditte che in cambio dell’esclusiva dell’utilizzo di quegli impianti per 10 anni, dovranno offrire gratuitamente alla città fino a 350 ciclostazioni posizionate in luoghi strategici per andare al lavoro in bicicletta ed allentare così la morsa del traffico. Il Campidoglio, tramite i bandi, potrà anche chiedere agli aggiudicatari altre tipologie di servizi quali toilettes, manutenzione del verde pubblico, arredo urbano, etc.

Le associazioni firmatarie del presente comunicato stampa si augurano che la Sindaca Raggi voglia garantire tempi certi per l’entrata in vigore e il completamento della riforma, dimostrando così che la città dei e per i cittadini non è la solita promessa elettorale.

Associazione Carteinregola
Associazione Bastacartelloni-Francesco Fiori
Associazione Ottavo Colle
Cittadinanzattiva Lazio
Coordinamento Residenti Città Storica
Comitato Cartellopoli
Comitato Porta Asinaria
Diarioromano.it
Italia Nostra Roma                                                                        
Romafaschifo.com
Roma Pulita!
Vas (Verdi, Ambiente e Società)  

Simone, 17 anni. Toglie cartello abusivo, viene aggredito a San Pietro

15 aprile 2017

Mi chiamo Simone, ho 17 anni e sono un volontario dell'associazione RetakeRoma (movimento di cittadini impegnato nella lotta contro il degrado). 
Ieri mattina intorno alle 12,15 stavo passeggiando su Viale Giulio Cesare - zona San Pietro - quando a un certo punto noto un grande cartello abusivo appoggiato a un palo sul marciapiede di Via Vespasiano, all'altezza del civico 83A. Dal momento che era una chiara violazione dell'articolo 663 del Codice Penale («Chiunque, in un luogo pubblico vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni senza avere ottenuto l'autorizzazione richiesta dalla legge è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 51 euro a 309 euro. Alla stessa sanzione soggiace chiunque [...] in un luogo pubblico affigge scritti o disegni [...] o colloca iscrizioni o disegni.») ho provveduto - come da prassi - alla rimozione del cartello (un qualsiasi cittadino può farlo), levandolo dal centro del marciapiede (dove rappresentava anche un ostacolo per pedoni, specialmente disabili) e appoggiandolo al muro esterno del negozio proprietario. 
A questo punto l'unico impiegato presente all'interno del piccolo esercizio commerciale (un ragazzo di circa 25 anni) mi inizia a urlare addosso chiedendomi cosa stessi facendo. Mi invita a entrare dentro al negozio e allora provo a spiegargli che quel cartello era abusivo, ma quando mi chiede le mie generalità, io - ovviamente - mi rifiuto di dargliele. Allora inizia a scattarmi foto con il suo cellulare e quando mi giro o mi copro per evitare di essere ripreso lui arriva perfino a mettermi le mani addosso e quasi a trattenermi.





Esco dal negozio e lui continua a farmi foto, così chiamo il Numero Unico Emergenza (112) spiegando la situazione e dopo circa 45 minuti di attesa arriva una volante della Polizia di Stato. Nel frattempo avevo chiamato la Polizia di Roma Capitale che aveva mandato due agenti del reparto Affissioni & Pubblicità che sono arrivati quasi contemporaneamente agli agenti della Polizia di Stato. I Vigili Urbani però mi dicono che non possono fare un verbale per il cartello abusivo, siccome era stato rimosso (!), ma che comunque avrebbero controllato le autorizzazioni per le scritte e bacheche esterne e i vari permessi dell'esercizio commerciale. I 2 agenti della Polizia invece dopo avermi chiesto i documenti e aver ascoltato la mia versione entrano nel negozio raggiungendo i due colleghi della Municipale per effettuare ulteriori controlli sul titolare e sull'impiegato.

Trovo assurdo che un privato cittadino debba rischiare di essere aggredito se prova a ripristinare legalità e decoro in una qualsiasi strada. A Roma moltissimi esercizi commerciali utilizzano marciapiedi e pali come loro bacheche pubblicitarie, senza autorizzazioni, deturpando il paesaggio e ostacolando il passaggio dei pedoni. Perché il Comune e la Polizia Municipale non controllano queste attività? Ogni quartiere e pieno di questi esempi di illegalità, basterebbe veramente poco!

*La sensazione di totale impunità che pervade ogni persona che a Roma si muove nell'illegalità non ha eguali al mondo. Illegalità c'è in tutto il mondo, ma solo a Roma chi viene rimproverato perché sta sbagliando reagisce con prepotenza invece che chiedendo scusa e vergognandosi. Se la generazione dei 17enni come Simone si muove così, però, qualche piccola speranza c'è...
-RFS

3274007407. Abbiamo chiamato il numero che ha riempito Roma di abusi. L'audio

14 aprile 2017

"Concorrenza sleale" per un fenomeno denunciato da "molti cittadini e associazioni" (in realtà anche da noi, più e più volte) e nonostante ciò il "il responsabile perseverava nelle affissioni, addirittura collocando i cartelli a 5 metri di altezza per renderne difficile la rimozione". Per ora comunque gli sono stati notificati "20 verbali relativi alle ultime affissioni accertate", ma sono comunque in notifica per lui più di un "centinaio di cartelle esattoriali" pregresse per verbali mai pagati collezionati su tutto il territorio. L'uomo è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria per "invasione di terreni ed edifici", "danneggiamento" e "deturpamento e imbrattamento dei beni comuni. Intanto le indagini proseguono per accertare eventuali altre responsabilità, anche di tipo fiscale.

Insomma così recitava il comunicato di Comune e Polizia Locale non più tardi di due mesi fa. Finalmente, abbiamo pensato, questo fenomeno assurdo che ha trasfigurato la città è stato affrontato e risolto. Denunzie, richieste di danni, blocco dell'utenza telefonica (anche questo promettevano i vigili). 



Abbiamo monitorato e ci siamo accorti che gli assurdi cartelli recanti lo stesso numero di telefono facilmente riconducibile ad un singolo esercizio commerciale non diminuivano, anzi aumentavano dovunque. Molti cittadini hanno continuato a inviarci segnalazioni e uno ci ha inviato la telefonata che potete ascoltare. Semplicemente incredibile: il numero di telefono pluri denunciato continua ad operare, dall'altra parte risponde un operatore aggressivo e minaccioso (davvero inquietanti le minacce) che ha l'unica preoccupazione di non rispondere a chiamate anonime. Il tutto a due mesi dalle mega retate dei vigili.

Delle due l'una: o la Polizia Locale non riesce a farsi rispettare minimamente. Oppure non esistono nel nostro paese norme adeguate che permettano all'autorità di punire allucinanti prepotenze e reati di questo tipo. In ogni caso una sconfitta enorme per la città, una nuova vittoria dell'illegalità, un insulto a chi il mestiere di "trasporto e facchinaggio" cerca di farlo tra mille difficoltà in regola e rispettando le norme e i propri concorrenti. 

Perché questo schifo assoluto non viene fermato? Cosa costa? Come è possibile che dopo una retata del genere una attività simile possa continuare ad operare liberamente? Cosa sta realmente facendo la Polizia Locale, al di là di verbali che nessuno paga e di comunicati stampa, per stroncare davvero questo business?

Gianni Alemanno incarta abusivamente Roma per pubblicizzare la sua manifestazione di oggi

25 marzo 2017
Un attacchino abusivo con il berretto in testa, la faccia da poco di buono e l'apetta Piaggio spernacchiante che incarta la città di affissioni illegali, coprendo pubblicità regolarmente pagate, oscurando inserzioni di spazi culturali, musei, mostre. Sovrapponendo a messaggi leciti e utili per i cittadini a slogan politici vecchi di cent'anni, ridicoli, patetici, inutili.

Una scena da Anni Cinquanta che a Roma e solo a Roma (nulla del genere nell'occidente evoluto, ma in realtà anche nel resto d'Italia) è costante abitudine urbana tanto che nessuno ci fa caso.


Le conseguenze di tutto questo sono gravi non solo dal punto di vista del degrado  urbano ma anche dal lato economico. La pubblicità esterna è una risorsa fondamentale in tutte le città occidentali, una fonte di crescita e sviluppo. A Roma tutto questo non è possibile perché il settore è sotto scacco degli abusivi e dei cartellonari: questo significa zero servizi, zero introiti, zero toilette pubbliche, zero bike-sharing. Nulla di nulla per quanto riguarda tutti i benefit pubblici di cui beneficiano normalmente tutti i cittadini delle altre città simili alla nostra. 

Ma ai romani tutto questo non interessa, si sono abituati e per loro va bene così tutto sommato. 

A questo giro, in occasione delle manifestazioni previste per oggi, tutto questo assume contorni grotteschi se è vero come testimonia il nostro video che l'attacchino di cui sopra aveva come mandante diretto un ex sindaco. Un individuo che ha governato (per così dire) la città per 5 anni e che ha vissuto sulla propria pelle i danni che questo modo di gestire Roma porta a chi la vive e anche a chi la amministra. Allora squallore totale di questo scenario si aggiunge la censura, pur di dare visibilità ai manifesti abusivi, di inserzioni regolarmente pagate che pubblicizzavano mostre e importanti eventi culturali, nella fattispecie una manifestazione all'Ara Pacis promossa da Zetema.

Semmai Zetema (o l'Ufficio Affissioni, sia mai si svegliasse) volesse rivalersi su chi l'ha danneggiata, qui trovate la targa della ridicola apetta Piaggio che ieri, indisturbata in una città blindata, era di servizio abusivo al soldo di un ex primo cittadino e in generale del "Polo Sovranista" fondato da Alemanno e Storace. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. 

L'invasione delle vele pubblicitarie. Analisi dell'ennesimo assurdo fenomeno romano

13 marzo 2017



Tantissime, dilaganti, ma invisibili. Le vele pubblicitarie invadono silenziosamente la città. Sono dovunque, ma non ne parla nessuno. Muovono un sacco di soldi, ma sottotraccia: il modo migliore per fare business. Non sono legali ma non sono neppure illegali perché per quel che le riguarda le norme sono confuse ed è facilissimo eluderle standosene al confine tra illegalità e perfetta legalità magari sfruttando quell'alea di non detto presente nelle leggi.

Se vai sull'Appia o su altre consolari trovi interi parcheggi dedicati a questo genere di veicoli. Sconfinati ettari di furgoni dotati di vela. Gli spazi pubblicitari vengono venduti e i mezzi partono. Non potrebbero fermarsi mai, ma lo fanno tranquillamente. Spesso lo fanno (vedi foto) proprio di fronte a altri cartelloni pubblicitari (cornuti e mazziati) ancor più spesso davanti a monumenti, aree verdi, modificando il panorama.

Perché succede in maniera così vasta. Perché ci siamo abituati come se fosse normale? Perché la industry di settore non si fa sentire a riguardo? Se solo qualcosa di lontanamente paragonabile succedesse a Londra, a Parigi o a New York ci sarebbe una sollevazione da parte di chi, pagando fior di tasse e oneri all'amministrazione, gestisce l'impiantistica pubblicitaria "regolare". Ma a Roma non è così e così non può essere. In attesa di una riforma della pubblicità esterna - che l'amministrazione Marino aveva instradato e quasi concluso e che l'attuale amministrazione sta insabbiando con tutte le armi proprie della vecchia politica clientelare e meschina - il settore è abbandonato e preda della peggiore imprenditoria che si possa immaginare: tra ditte e comune il compromesso è rigorosamente al ribasso. Io Comune non ti chiedo nulla, non ti controllo, non ti rompo le scatole, non ti faccio le pulci sugli abusi, tu ditta non pretendere di poter fare il tuo business in un contesto sano. Esattamente il contrario di ciò che crea qualità, affari puliti e riqualificazione.

In questo contesto stanno le vele pubblicitarie, sempre di più, sempre più squallide, sempre ferme in sosta selvaggia, con inserzioni sempre più mediocri (siamo finiti ai supermercatini di quartiere o ai negozi di alimenti per animali da compagnia, esercizi commerciali che sono a Roma si rivolgono alla pubblicità esterna e che dovunque in occidente si pubblicizzano esclusivamente su web e su carta tra l'alto sostenendo l'attività editoriale di aziende che qui da noi sono fallite da una vita). Una dimostrazione plastica di come un settore lasciato sgovernato e in mano ad una imprenditoria pessima porti conseguenze non solo sul settore stesso, ma anche in tutti gli ambiti adiacenti: la non sistemazione della pubblicità esterna priva la città di un moderno schema di bike-sharing, impedisce la presenza di toilette pubbliche automatiche, rende le strade più sicure, alimenta la presenza del fenomeno delle vele pubblicitarie che, in presenza di un serio gestore dell'impiantistica esterna, nella migliore delle ipotesi resterebbero posteggiate sull'Appia...

Forse l'amministrazione non si rende conto che sfregio sta facendo alla città (e che regalo alle lobbies) nell'insabbiare la riforma dell'impiantistica pubblicitaria. 

Ora mandano per aria la riforma dei cartelloni? M5S, destra e PD alleati contro la città

24 gennaio 2017

Scontiamo, lo ammettiamo, una bulimia di notizie. Si gran fatica a star dietro a tutte le assurdità che vengon fuori ogni giorno. Con l'arrivo del M5S al governo della città si sperava onestamente che certe storiacce venissero meno e invece non sta andando così. E invece tutto il contrario, anche dove meno te lo aspetteresti. Hai visto per anni i grillini lottare contro le bancarelle? Ora che sono al governo te li trovi a lottare a favore del peggior racket ambulante. Hai visto per anni i grillini lottare - con efficacia - contro la camorra dei cartelloni e ora te li ritrovi a tutelare la camorra dei cartelloni. È incredibile ma è vero. Si fa fatica perfino a crederci, ma è così.


Sui cartelloni, uno dei cancri assoluti della città, sta succedendo l'inverosimile. Il procedimento è andato molto avanti durante la scorsa consiliatura grazie alla tigna dell'ex assessore Marta Leonori (e nonostante la sostanziale opposizione del Consiglio e della Commissione Commercio, sempre dalla parte della mafietta cartellonara), ora però che manca l'ultimo pezzetto si è fermi. Da mesi. La palla è in mano alla Commissione Commercio sovraintesa dal famigerato Coia. La Commissione di Coia doveva solo prende la palla e passarla, ma al contrario se la sta tenendo tra i piedi per mesi, in uno stillicidio di riunioni che si convocano, non concludono nulla e si aggiornano dopo due mesi. Una tecnica delatoria da far impazzire. Nelle ultime riunioni la Commissione, benché non fosse minimamente quello l'ordine del giorno, si è messa a fare le pulci al Piano Regolatore (già approvato da anni), ai mq di cartelloni che finalmente dovrebbero andare a pagare il bike-sharing, del loro valore e dintorni. Serve solo per perdere tempo, per buttarla in caciara, per andare avanti di mese in mese. E intanto la città perde un sacco di soldi e i cittadini perdono un sacco di servizi che potrebbero venir fuori da un settore finalmente riformato e con spazi pubblicitari ordinati e qualificati assegnati tramite bando ai migliori operatori internazionali.


Ovviamente nel processo mancano dei pezzi di pianificazione fondamentali. Dai piani approvati fino ad oggi manca una lucida visione politica: metto a bando gli spazi pubblicitari per ottenere cosa in cambio? Quanto valore gli do'? Il punto non è se 8000 metri quadri di cartelloni sono sufficienti o meno per avere il bike-sharing, il punto è capire che bike-sharing voglio, con quale complessità, con quale integrazione col resto del trasporto, con quale qualità: modello Torino, modello Milano o modello Parigi? Dovrebbe battere un colpo la politica con la P maiuscola, ovvero la Giunta, il sindaco o per lo meno l'assessore Adriano Meloni. Che per adesso però lascia fare, consentendo alla Commissione di fare il suo porco comodo in nome di una sostanziale alleanza tra la destra post Alemanniana, il PD della nutrita corrente pro-cartellonari e tutto il M5S. Con l'obbiettivo magari di mandare l'impianto in aula per l'approvazione finale e lì dargli un colpetto di grazia con un bel blitz inserendo qualche bella polpetta avvelenata sotto forma di emendamento.


Intanto la città è trasfigurata dagli impianti, i cartelloni pirata continuano a crescere la notte, le associazioni delle ditte diramano comunicati in cui esultano dopo ogni riunione dei politici (abbiamo i PDF per chi li vuole) e dall'ufficio affissioni i tecnici sussurrano a chi ancora ci crede "guardate che questi non vogliono fare niente".

Qui di seguito qualche chicca con autore e virgolettato proveniente dalle ultime due riunioni della Commissione Commercio. Leggete cosa sono stati capaci di dire sia i politici consiglieri che della commissione fanno parte, sia gli ospiti gentilmente invitati dal buon Andrea Coia.

***

9 novembre 2016
Leonardo Costanzo: (Capo Staff dell'Assessore Meloni): «Stiamo prendendo atto di tutto. Il tema qual’è? Aprire ai privati. Il nodo è il Bike Sharing con i suoi 8.000 mq. e le ciclo stazioni con il numero variato, per ora con ipotesi di 80 ciclostazioni. Capire in che misura finanziamo il servizio. Delle due l’una: o capiamo quanto investimento occorre per 80 ciclostazioni (due milioni e mezzo di euro) o se è ancora interesse di questa città un servizio del genere » [da affidare ai privati, ndr.]
Orlando Corsetti: «Avevamo all’epoca ipotizzato la nascita di 10 lotti. Per il Bike Sharing bisogna mettere in conto non solo l’investimento iniziale ma anche i costi di gestione. La mia personale preoccupazione è che questi 8.000 mq. costituiscano la “crema” e potrebbero danneggiare gli altri impianti.» [linguaggio mutuato dalle ditte pubblicitarie che lamentano da sempre la stessa cosa]
Andrea Coia:  Ha ribadito che il valore economico è un fattore importante ed ha insistito per le sole 80 ciclostazioni affermando che una sua unica perplessità rimane quella di affidare il servizio ad un privato che sarebbe secondo lui una pura follia, per cui è meglio andare avanti con 80 ciclostazioni. [semplicemente incredibile, si commenta da se]
Enrico Stefano:  Ha fatto sapere di stare approfondendo la questione riguardante il modello di finanziamento del Bike Sharing per decidere se il relativo servizio debba essere affidato o no ad un privato (mi ha poi chiarito che "le verifiche che sto facendo sono relative al valore dei metri quadri e al "costo" di mantenimento delle stazioni. Tutto qua, per vedere se collimano")
Matteo Costantini: (Vice Presidente Vicario del Consiglio del I Municipio) - "Il servizio di Bike Sharing deve essere garantito dal Comune e non dal privato". [una autentica forsennata sciocchezza]
Ranieri Randaccio: (ditta SCI) - "Il Bike Sharing si fa sulle piste ciclabili. I Piani di Localizzazione  penalizzano gli altri impianti".
Giuseppe Scavuzzo: (associazione IRPA) - "C'è una sentenza del TAR che incide pesantemente sui Piani di Localizzazione".
Alberto Gaurdenzi: (Ditta D & D) - "Prima di parlare di Bike Sharing occorre fare le piste ciclabili ed i parcheggi per le biciclette, perché ad oggi è rischioso andare in bici". [Questo è un trucchetto ricorrente dei cartellonari: prima del bike-sharing servono le ciclabili, mai sciocchezza fu più grande]

18 gennaio 2017 

Orlando Corsetti: Si è chiesto provocatoriamente da dove scaturiscano gli 8.000 mq. riservati al Bike Sharing, dimostrando di non essere ( o non voler essere) a conoscenza dei precedenti, benché  sia stato Presidente della Commissione Commercio fino a un anno fa e da consigliere abbia approvato anche lui il nuovo PGTU di 350 ciclostazioni. 
La Deliberazione n. 325/2015 è stata pubblicata sull'albo online del sito ufficiale del Comune, con allegati tutti e 15 i Piani di Localizzazione, che quindi da allora il cons. Orlando Corsetti poteva benissimo vedere ed analizzare, senza uscirsene a distanza di ben 15 mesi dopo - coma ha fatto lo scorso 18 gennaio - con il provocatorio interrogativo su chi dei presenti conoscesse i Piani di Localizzazione, che è a mio giudizio finalizzato a rimettere in discussione uno strumento di attuazione del PRIP (oltre che il servizio di Bike Sharing, contenuto nel PRIP, si badi bene da lui approvato, e quindi anche dei Piani di Localizzazione) che è invece di esclusiva competenza della Giunta e non della Commissione Commercio
Andrea Coia: In risposta a Corsetti ha detto che si può politicamente analizzare i Piani di Localizzazione (così si rimette in discussione anche quelli, oltre al PRIP)
Matteo Costantini: Richiamando il 4° comma dell'art. 54 del Regolamento del Decentramento Amministrativo (che non c'entra nulla), pretenderebbe che sulla proposta della Giunta n. 27/2016 si debba acquisire il parere di competenza dei Municipi.
Arch. Masi: (Dipartimento P.A.U. del Comune, convocato appositamente da Andrea Coia) - Lamenta di non essere stato coinvolto per il parere di sua competenza sui Piani di Localizzazione.
Giuseppe Scavuzzo: (associazione IRPA) - Rifacendosi al testo della proposta n. 27/206, che gli è stata evidentemente trasmessa, richiama la sentenza del TAR per mettere in dubbio la legittimità di tutti e 15 gli incontri pubblici svolti sui Piani di Localizzazione. 
Marco Terranova: Ha espresso il dubbio che ci possa essere qualche Municipio che non abbia espresso il parere di sua competenza sulla proposta del PRIP della Giunta, per cui a suo giudizio occorre una verifica in tale senso (per doverosa informazione hanno espresso parere tutti e 15 i Municipi).
Ha fatto presente che per il futuro non consentirà più interventi, specie di tono polemico, di persone  che non siano state espressamente convocate alla seduta di turno della Commissione Commercio, che va sospesa se l'intervento autorizzato è di persona non convocata (così il cerchio si chiude, restringendolo soltanto alle ditte pubblicitarie, per conseNtire loro di sparare a zero su PRIP, Piani di Localizzazione, bike sharing e quant'altro.

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