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Share'Ngo. Riparte la promozione fino a venerdì 23 settembre. Sconti a chi si abbona tramite il blog

20 settembre 2016

Come i nostri lettori sanno, questo blog è totalmente a favore dei servizi di sharing economy sulla mobilità. Lo abbiamo dettagliato con sferzante antipatia in un articolo qualche tempo fa. Via via abbiamo ricevuto delle proposte [la nostra convenzione con Uber è sempre attiva, tra l'altro, ormai da due anni e mezzo e ha permesso a migliaia di persone di scoprire questo servizio] di partnership con aziende che si occupano di questo ambito e le abbiamo volentieri accettate anche perché permettevano di offrire ai nostri lettori questi servizi ad un prezzo più competitivo. 

La recente promozione con Share'Ngo è andata così bene che a grande richiesta abbiamo deciso assieme all'azienda livornese che offre le ormai famose automobiline gialle elettriche in condivisione a Milano, Firenze e Roma di ripetere l'offerta durante i giorni della Mobility Week. E allora eccoci. 
Le condizioni riservate alla community del blog sono quelle già accordate ad agosto. 
Iscrizione a 5€ invece di 10
Tariffa scontata del 15% (0,24€/minuto) più 30’ di bonus 

Teniamo presente che la società ha deciso come politica di marketing di non fare, anche in occasione della settimana per la mobilità, alcuno sconto né riduzione sul costo dell’ iscrizione quindi a noialtri del blog Roma fa Schifo hanno riservato un trattamento espressamente privilegiato. 

IL LINK PER ADERIRE? ECCOLO

Approfittiamone poi anche per dar notizia sulle novità che riguarderanno la società in queste setimane. Saranno 400 dal primo ottobre le auto elettriche e condivise che Share’Ngo mette a disposizione di Roma con un’area operativa che finalmete si allarga di molto  comprenderà tutto il centro storico e si estenderà da piazza Giochi Delfici a piazza Re di Roma, inglobando la circonvallazione Est. Si potrà chiudere una corsa anche alla Garbatella, fino a piazzale dei Navigatori, e a tutto Trastevere.  
‘’I risultati di questi primi mesi di sperimentazione del servizio sono stati molto positivi" ha dichiarato   Chicco Tagliaferri , town manager di Share’Ngo a Roma "con una media di 250 corse al giorno ed oltre 5.000 iscritti.  Un traguardo al di la delle nostre aspettative, raggiunto anche per  la convenienza di Share’ngo che ha una tariffa media  significativamente più bassa rispetto a tutti i servizi di car sharing free floating concorrenti ’’.
‘’Se la risposta e il gradimento della città  continueranno a crescere" ha aggiunto Tagliaferri "investiremo ancora. Potremmo arrivare fino a 800 auto, come a Milano, ed estendere a breve l’area operativa all’EUR, all’ospedale Sandro Pertini e ad altri poli con destinazioni d’interesse pubblico. Tutto dipenderà dalla possibilità di dotare la capitale di una rete di ricarica delle auto elettriche adeguata, un obiettivo a cui stiamo lavorando con diversi soggetti imprenditoriali, tra cui Acea e Carrefour". Con l’azienda elettrica municipale  Share’Ngo ha siglato un accordo di partnership  per l’installazione entro il 2016 di un primo lotto di 30 postazioni di ricarica accessibili anche ai proprietari di altri veicoli elettrici.  Per quanto riguarda Carrefour è prevista l’attivazione nei primi mesi del 2017 anche a Roma dell’accordo nazionale per la creazione di Share’Ngo Station nei  Carrefour Market, con 30 minuti gratuiti di sosta.
Sulla questione delle reti di ricarica Share’Ngo auspica un intervento serio della Amministrazione della Città.  ‘’Rendere finalmente Roma leader europea nella mobilità elettrica senza emissioni è un obiettivo possibile ed è sostenuto da una forte attenzione e propensione dei romani a spostarsi in modo nuovo e più sostenibile” ha aggiunto Tagliaferri.

Share'NGO: iscrizione&tariffe stracciate solo per i lettori di Roma fa Schifo fino al 25 agosto

13 agosto 2016

Già qualche settimana fa vi abbiamo documentato l'importanza crescente che in città sta assumendo quella parte della sharing economy orientata verso la mobiltà. Tanto da arrivare a dirvi, con una provocazione, che a Roma bisogna essere proprio cretini (o in alternativa averne davvero bisogno) per possedere una vettura di proprietà!
La cosa poi è stata seguita anche da altri siti che hanno ipotizzato una sorta di "catalogo" della sharing mobility romana. 


Dopo la convenzione con Uber che ha portato a provare e ad usare il servizio a diverse centinaia di nostri lettori negli ultimi due anni (a proposito, l'accordo è ancora attivo e potete approfittarne quando volete se ancora non lo avete fatto), abbiamo raggiunto una intesa con Share'NGO che è il nuovo servizio italiano di car sharing che opera per ora su Milano, Firenze e Roma (ma la società è di Livorno) con delle simpaticissime vetturette gialle totalmente elettriche che senz'altro avrete visto in città.


Dopo l'estate Share'NGO che oggi è a Roma in modalità beta (comunque funziona alla grande!) si allargherà per quanto riguarda la zona servita - oggi limitata al I Municipio, a parte dell'VIII, dell'VII e del XII - e per quanto riguarda il numero di vetture. Share'NGO inoltre è il primo servizio di car sharing che sta provando ad immaginare tariffe disegnate su misura per gli utenti, non una tariffa unica uguale per tutti insomma ma adeguate alle esigenze di ogni iscritto. 

Guidare queste vetturette gialle (disegnate e ingegnerizzate in Italia e poi prodotte in Cina) è ecologico e divertente. Più divertente che ecologico secondo noi, visto che come sapete non siamo dei fan sfegatati della mobilità elettrica in un paese che ha stupidamente rinunciato all'energia atomica e dove l'elettricità si fa ancora con carbon fossile e olio combustibile. Ad ogni modo sempre meglio del motore a scoppio. 


Con Share'NGO abbiamo sottoscritto un accordo che dura solo per pochi giorni, da oggi fino al 25 agosto giorno in cui questo link dal quale è già possibile abbonarsi con condizioni favorevoli sarà disattivato.
Share'NGO purtroppo, benché lo meriteremmo eccome, non paga Roma fa Schifo per questa popo' di pubblicità ma riconosce semplicemente, per ogni iscritto che porteremo, 10 minuti di guida agratis ai nostri profili. Un contributo per mantenere anche in futuro la redazione del blog rigorosamente libera da vetture di proprietà! Provate il servizio e fateci sapere le vostre opinioni positive o negative. 

Sul quanto siete cretini, abitando a Roma, a possedere ancora un'auto di proprietà

30 giugno 2016

Certo che avere oggi a Roma una vettura di proprietà significa essere davvero imbecilli eh. Chiaramente questo non vale per quelle persone a cui l'auto, per tanti motivi (basta banalmente abitare in una periferia poco servita; scelta che molti improvvidamente e non considerando i costi per la mobilità hanno fatto), serve per davvero. Ma per davvero, per davvero, per davvero. Perché per tutti gli altri, che posseggono una maghena di proprietà pur non avendone assoluta e stringente necessità, sono davvero degli inguaribili sfigati. 

Nessuno vuole affermare che l'auto non vada usata. Anzi. Nell'economia degli spostamenti urbani è fondamentale che vi sia un mix sano di mezzi di cui servirsi. Molto si può fare a piedi (una specie di onta per i romani), altrettanto, anzi di più, si può fare in bicicletta (senza dimenticare la grandiosa opportunità che danno le pieghevoli). Poi ci sono i mezzi pubblici, che funzionano male ma che qualche esigenza - seppur potrebbero fare molto meglio - la soddisfano. Certo vanno sviluppati e non mortificati come fa il nostro assessore all'urbanistica che sostiene di volere bloccare la Metro C. E poi ci sono i servizi nuovi, che hanno cambiato la faccia e il paradigma stesso della mobilità urbana. 

Li conoscete tutti, ma vanno menzionati e valorizzati perché sono in aumento, si stanno strutturando e rendono sempre più idiota chi, potendone fare a meno, ancora si tiene sul groppone un'auto che alla fine costa 500 euro al mese e che dunque è il vero motivo per cui le famiglie non arrivano alla fine del mese.


Partiamo dai classici Enjoy e Car2Go, servizi di car sharing a flusso libero che coprono una fascia vasta della città, che permettono di avere abbonamenti validi in tutto il resto del mondo nelle città ove i servizi sono attivi, che costano pochissimo, che non hanno spese di benzina, assicurazione, manutenzione, parcheggio. Hanno cambiato la vita a tantissimi cittadini. Da qualche giorno Enjoy mette a disposizione anche degli scooter: si apre la app, si individua lo scooter più vicino, lo si prenota, ci si avvicina, lo si apre, si prendono chiavi e casco e si parte. Si arriva dall'altra parte della città, lo si posteggia, con l'app si fa il rilascio e si paga automaticamente una cifra che difficilmente arriverà ai 5 euro. 


Ma i servizi di car sharing a flusso libero non sono finiti qui perché da qualche mese è arrivato anche Share N Go che mette a disposizione delle vetturette disegnate in Italia (la società punta all'espansione mondiale, ma è di Livorno!) ma realizzate in Cina e dotate di una trazione totalmente elettrica. Funzionano anche queste molto bene, costano poco e inquinano zero. Come le Car2Go sono a due posti. Non dimentichiamo poi che, seppur purtroppo un po' macchinoso ma comunque utile per determinati utilizzi, c'è il car sharing "comunale", gestito dall'Agenzia per la Mobilità e impostato sulla piattaforma di IoGuido. A Milano, poi, che a differenza di Roma beneficia di un capillare sistema di bike-sharing decisivo per cambiare le abitudini a tanti cittadini, sta arrivando anche il quarto operatore di car sharing: Drive Now. Solitamente dopo Milano queste realtà arrivano anche a Roma, speriamo. Certo è che bisogna aprire il mercato e fare bandi - come ha fatto appunto Milano - e dovrà essere un compito del nuovo assessore ai trasporti se mai verrà nominato un giorno.


Intanto l'infomobilità ha fatto passi da gigante e i mezzi pubblici, seppur sgangherati, sono ben segnalati da app tipo Moovit. È fondamentale questo servizio perché migliaia di romani subiscono disservizi da Atac, ma altre migliaia hanno dei servizi magari comodissimi e sotto casa ma non-lo-sanno, perché a Roma i mezzi non funzionano a prescindere per la vulgata del romano medio. Ci sono poi delle app geniali che hanno ingegnerizzato il concetto di "passaggio". Non serve più alzare il pollicione, ma basta aprire lo smartphone e sapere come usarlo in maniera intelligente. Il caso più eclatante si chiama BlaBlaCar che vi toglie anche la scusa di "devo avere la macchina perché una volta al mese devo andare a Perugia a trovare nonna". Apri la app, trovi altri che fanno lo stesso tragitto, condividi la tratta con loro salendo sulla loro macchina e smezzi il costo della benzina. Un geniale imprenditore - ovviamente straniero - si è inventato una cosa simile ma solo dentro la città di Roma e solo coi motorini, si chiama Scooterino ed è l'ennesima riprova che oggi spostarsi è un obbiettivo che si può e si deve raggiungere a prescindere dal possedere un mezzo per farlo. 


Dice: ma io il finesettimana, una o due volte al mese, vado fuori Roma, a farmi una vacanzetta nelle Marche o in Maremma, e allora me serve amaghina pure se durante la settimana non la uso mai. Cavolata! Se ti serve la macchina una o due volte al mese dal venerdì alla domenica sai cosa devi fare? Andare da Hertz, Europcar, Maggiore, Avis, Sixt e altri e te l'affitti. Ormai costa 20 euro al giorno e hai ogni volta una vettura nuova, controllata, sicura. Senza pensare a manutenzione, officine, tagliandi, scadenze e altro. 

E non dimentichiamo che in città ci sono i taxi. Sissignori, i taxi. Hanno tanti difetti a Roma, ma spesso sono sempre meglio che girare come idioti per venti minuti a cercare posteggio. Tra l'altro oggi, grazie ad applicazioni come MyTaxi e ItTaxi, è molto più facile prenotarli, aspettarli, tracciarli, pagarli senza toccare i contanti e facendo tutto al volo via PayPal. Sta cambiando tutto, svegliatevi. C'è poi anche Uber, altro attore fondamentale di questa rivoluzione che deve convincere decine di migliaia di romani a vendere la propria auto e sperimentare come si sta bene senza (risparmiando un sacco di soldi e guadagnandoci enormemente in salute). Tutti conoscete Uber e sapete come funziona, non tutti sapete che il nostro blog ha una convenzione con la società californiana e dunque se abbonandovi per la prima volta inserite il codice ROMAFASCHIFO avete 20 euro gratis per la prima corsa. Qui scoprite come funziona e anche qui ci ringrazierete. 

Insomma, chiaramente ci sarà sempre chi avrà bisogno della propria macchina, chi avrà addirittura convenienza a possederla, chi si farà i suoi conti e deciderà che cambiare abitudini è troppo complicato o oneroso. Ma è assurdo che con tutto quello che sta succedendo la percentuale dei possessori di vetture private non diminuisca. In una enorme percentuale di casi a non cambiare abitudini adeguandovi ai tempi perdete tempo e perdete soldi. Tanti, in entrambi i casi. E il tutto per stupidità, mancanza di aggiornamento e informazione, pigrizia. Poi non vi lamentate se uno vi considera dei cretini! Scaricate queste app, abbonatevi, utilizzate e poi fateci sapere. 

L'inciviltà romana fa scappare il car sharing. Ecco perché Car2Go e Enjoy stanno pensando di lasciare la città

22 luglio 2015

E' il solito problema che più volte vi abbiamo riportato. Quasi tutte le faccende che riguardano i mali dell'Italia (qui siamo nell'ambito di quel male chiamato impunità e incertezza della pena, anzi certezza che la pena non arriverà mai anche se si è smaccatamente colpevoli) risalgono al funzionamento della giustizia. E il funzionamento della giustizia in questo paese sta sostanzialmente impedendo agli operatori di car sharing a flusso libero, ovvero Enjoy (italiano, con le 500 Fiat) e Car2Go (tedesco, con le Smart di Daimler) di punire coloro che vandalizzano le auto e che le utilizzano in maniera impropria. A questo, poi, si aggiunge il capitolo dei furti che è un mondo a parte ma che ha molto a che fare con una delle poche città del mondo dove non esiste un serio servizio di videosorveglianza urbana capace da una parte di disincentivare i furti, dall'altra di permettere di trovare i responsabili e assicurarli alla giustizia. 

E così alcuni romani lo hanno scoperto: prendere la Enjoy o la Car2Go a noleggio per andare a mignotte, per andare a fare il rally o per fare qualsiasi cosa che probabilmente mai si farebbe con la propria auto privata non porta conseguenze. E poi è facilissimo dare dati falsi, dare carte di credito ricaricabili che poi risultano vuote e via così.

E se da Enjoy si ricevono solo rumors ufficiosi, Car2Go invece lo ha detto chiaro e tondo, sui suoi mezzi ufficiali, giustificando il motivo di una riduzione netta, in questi giorni, dell'area dove il noleggio è disponibile: "nei quartieri periferici ci sono molti furti e azioni di vandalismo". Così, semplicemente.

Alle due società, sempre in maniera informale, abbiamo chiesto: ma scusate, voi siete presenti anche a Milano, mica avrete questi problemi solo a Roma... La risposta è stata simile per entrambi: assolutamente sì. 

Nella città dove perfino i vandali graffitari imbrattano scuole, monumenti, tram, metro e autobus non risparmiando nulla che sia sullo spazio pubblico meno che le auto private, si conferma semmai ce ne fosse bisogno che tutto ciò che è comune deve essere devastato, tutto ciò che è condiviso deve fare una brutta fine. Dopo la morte del bike-sharing (in queste settimane hanno tristemente smontato le stazioni, alla faccia della città capitale delle bici prefigurata nel 2013 dal Sindaco Marino che su questo raccolse fior di voti), morirà anche il car-sharing? C'è poi il terzo servizio, quello comunale, che soffre di una macchinosità d'utilizzo, di una sosta selvaggia feroce nelle stazioni e di una mancanza di fondi.


Intanto il Sindaco, ieri, annuncia 2500 nuove auto elettriche nell'ambito di un nuovo bando. Invece di supportare gli operatori esistenti (la cui flotta è, per legge, contingentata a 600 vetture!), si apre ad un ulteriore operatore. Meglio pochi operatori forti, in salute e in grado di garantire un servizio stabile o tanti operatori fragili e in difficoltà di fronte alla burocrazia, alla legge e all'inciviltà dei nostri concittadini?

E così, mentre si immaginano bandi (con la solita trista formula "per il Giubileo"), i due operatori attuali rischiano di mollare o di andare a investire altrove. Enjoy, ad esempio, ha lanciato un fantastico servizio di scooter sharing. Una innovazione pazzesca, il primo al mondo. Ma lo ha fatto a Milano benché Roma fosse la città dello scooter per eccellenza. Secondo voi perché?

UPDATE
Alcuni organi della sempre più famigerata stampa romana si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco parlando addirittura di bufala. Bufale, Roma fa Schifo, non ne fa (purtroppo! Sarebbe bello che quello che denunciamo non fosse vero...). E' assolutamente ovvio che gli uffici stampa delle due società non confermino quanto abbiamo anticipato e non ammettano il loro pensiero di ridurre gli investimenti o addirittura di lasciare una città dove gli introiti del servizio rischiano di essere inferiori ai costi del vandalismo e del degrado. E' previsto e prevedibile che i due carrier smentiscano. Riguardo però alla nostra citazione sulle motivazioni per cui Car2Go avrebbe ridotto il perimetro del servizio su Roma, sarebbe bastato andare a documentarsi: questa qui sotto è la risposta che ufficialmente la Car2Go Italia, col suo profilo Facebook ufficiale, ha dato agli utenti che si lamentavano e che da un giorno all'altro si ritrovavano fuori dall'area servita. Come si evince chiaramente (le risposte dovrebbero essere ancora pubblicate sui post appositi) i motivi della riduzione sono chiari: auto poco utilizzate e, per conseguenza, rubate e vandalizzate. Lo dice, ufficialmente, Car2Go. Chi pubblica bufale?

La storia del car-sharing a Roma. Criticità e opportunità. Ripubblichiamo un bell'articolo uscito su Noise From Amerika

7 agosto 2014



Un post che racconta una storia di successo e, assieme, di un grande fallimento. Un caso da manuale su come dovrebbe (o non dovrebbe) operare l’amministrazione pubblica.

Introduzione: un caso concreto

In questo post si parla della storia del car sharing in Italia. Cos’è il car sharing? In sostanza, si tratta di utilizzare il telefonino per aprire a piacimento le porte di “automobili collettive” sparse in giro per la città. Si prenota con un click (anzi, un tap del dito), in ogni istante. Finita la corsa, la fattura con i dati del pagamento (trasparente tariffazione a tempo) viene recapitata al vostro indirizzo email e la vostra carta di credito viene addebitata. Assicurazione, carburante, parcheggio: tutto incluso. Una rivoluzione. 
Storicamente, l’Italia è stata assolutamente in ritardo nell’utilizzo di queste forme di mobilità alternative, con un conseguente danno per tutta la società. Come mai questo ritardo? La risposta che esce dalla lettura dei documenti programmatici delle amministrazioni pubbliche suonava così: “c’è un problema culturale in Italia nell’utilizzo di questi mezzi alternativi”, “ci vuole un forte intervento finanziario pubblico per favorire l’innovazione sociale in questo campo”. Vi prego di tenere a mente questo tipo di spiegazione. Probabilmente sentite spesso argomenti di questo tipo. 
Ci sono molti modi in cui l’azione pubblica può favorire il diffondersi di utili tecnologie, soprattutto quando, muovendosi con ritardo, le tecnologie a disposizione sono ormai mature. L’Italia sceglie la via dello Stato imprenditore, nel tentativo di svegliare lo spirito animale dell’innovazione e risolvere i “problemi culturali”. Attenzione: qui per “Stato” non intendo semplicemente il governo centrale, ma intendo pure le amministrazioni locali che, nella loro autonomia, hanno grande peso nella narrazione dei fatti che vado a riportare.
Il governo centrale comincia mettendoci i soldi. Si tratta di 19 milioni di euro, in due finanziamenti successivi nel 2000 e nel 2006, che finiscono nell’Iniziativa Car Sharing (ICS) con il compito di organizzare e co-finanziare, assieme alle ulteriori risorse fiscali messe in campo dagli enti locali, lo sviluppo del car sharing nelle varie città italiane.

Le scelte dell'amministrazione locale

Già, le città. A livello locale, i comuni mettono in piedi società di pubbliche di gestione, quasi sempre sotto l’ombrello societario della locale municipalizzata del trasporto. La qualità del servizio varia ovviamente da città a città, ma non c’è dubbio che le esperienze di maggior rilievo siano quelle di Milano e di Roma.
Parliamo di Roma. Nella capitale il car sharing parte su scala minimale (10 auto) nel 2005, gestito dalla società municipalizzata dei trasporti, per poi espandersi negli anni successivi. I dati certificano il fallimento dell’iniziativa. Alla data odierna, l’ICS conta la presenza a Roma di soli  115 veicoli forniti dal car sharing comunale, e di 3300 utenti registrati, in una città di quasi 3 milioni di abitanti. Visti i numeri esigui non stupisce che molti romani non si sia nemmeno mai accorti dell’esistenza di un car sharing cittadino. Ovviamente ci sarà sempre chi dirà che passare da 0 a 3300 iscritti è un “grande successo” (in fondo è pure sempre un aumento del…+infinito%...) . Invece no, è una sconfitta, basta mettere il nasofuori dai confini nazionali per rendersene conto. 
Il fallimento, sia economico, che di impatto sul trasporto cittadino, del car sharing municipale è raccontato dagli stessi bilanci e delibere della giunta capitolina. Per esempio, nella relazione di bilancio 2012 (l’ultima disponibile) di Roma Mobilità emerge che i ricavi totali del car sharing romano erano poco più di 900 mila euro, mentre i soli costi del carburante e dei canoni di noleggio dei veicoli sfioravano il milione di euro. Non ci è dato di sapere a quanto ammontano le perdite annue operative una volta che si sia tenuto conto di tutte le voci di costo (tra le quali quelle per il personale). L’anti-economicità del servizio, e il suo grado di sottosviluppo, vegono così certificati nella relazione:
“per la gestione dei servizi ‘car e bike sharing’ si conferma, in assenza di interventi di investimento e riorganizzazione operativa/commerciale degli stessi, un fatturato senza prospettive di incremento e sempre meno remunerativo dei crescenti costi sostenuti per la gestione”, 
“riconosciuta e condivisa con il Socio l’impossibilità e incompatibilità economico-finanziaria e operativa della gestione delle due attività [car e bike sharing, ndr] in seno all’Agenzia […]”.
A questo punto, la narrazione continua con un passo indietro nel tempo, istruttivo vedere come l’amministrazione locale abbia reagito all’insuccesso e all’anti-economicità della propria fornitura di servizi di servizio car sharing. 
A suonare il primo campanello sul fallimento pubblico, suggerendo correzioni di tiro, non è stata l’amministrazione stessa, ma l’autorità antitrust, che col parere 36 del 28 settembre 2009 ricorda al Comune capitolino come, a seguito di norme comunitarie e italiane, “il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali debba avvenire, in via ordinaria, a favore di soggetti individuati medianteprocedure competitive ad evidenza pubblica”. 
Obtorto collo, l’amministrazione capitolina mette quindi in piedi, nel 2010, un bando pubblico per la gestione del servizio di car sharing. Dal bando, tuttavia, traspare la chiara intenzione dell’amministrazione di volere mantenere la gestione del servizio. L’amministrazione infatti non si limita a trattenere alcuni (doverosi) poteri di controllo sulla gestione privata, ma si riserva anche il potere di continuare a gestire autonomamente fasi cruciali della produzione del servizio, quali quelle di marketing e di relazioni dirette coi soci-utenti del car sharing. Con Deliberazione di Giunta n. 154/2010  si afferma infatti che
“Permarranno in capo alla Società Roma Servizi per la Mobilità i seguenti compiti e compensi:
– pianificazione dello sviluppo del servizio;
– programmazione e progettazione delle strutture sul territorio;
– promozione e marketing del Servizio;
– gestione ed interfaccia con i Soci del Servizio;
– percentuale dei ricavi da Servizio;”
A seguito della delibera di cui sopra, viene indetto nel 2011 un bando per l’affidamento del servizio. Il risultato non stupisce: il bando va deserto, e la municipalizzata continua così a mantenere il monopolio sul car sharing romano (La storia di questa delibera “ammazza privati” non si ferma qui, e ritornerà nelle conclusioni a questo post).
Passano altri tre anni, il servizio langue, ma nella primavera del 2014 arriva la prima svolta. Sull’onda dei successi milanesi, la nuova amministrazione capitolina decide di mantenere il monopolio pubblico sulla fornitura di car sharing “a postazione fissa”, ma liberalizza, tramite apposito bando (privo di clausole ammazza-privato), la fornitura di servizi car sharing “a flusso libero”. Il “flusso libero” si differenzia dal car sharing “a postazione fissa”  in quanto permette di effettuare “viaggi di sola andata”, nel senso che il cliente può terminare il noleggio parcheggiando l’auto in un qualsiasi punto della città (nel caso di “postazione fissa”, invece, l’auto va riportata nell’apposito parcheggio riservato da cui era stata inizialmente prelevata). 
In pochi mesi, fra marzo e giugno 2014, entrano nel mercato due operatori, la tedesca Car2Go, che già effettua il servizio di car sharing in varie città del mondo, e l’italiana Enjoy, già operante a Milano.
I numeri, in rapida crescita, indicano che le due società di car sharing hanno messo sulle strade una flotta di 1200 auto, decuplicando quindi, nel giro di pochi mesi, i numeri della flotta del servizio pubblico, che invece si era andata costituendo nell’arco di un decennio. 
La risposta dei romani è entusiasta: le iscrizioni totali ai due servizi si aggirano sulle 70 mila unità, più di 20 volte superiori alle iscrizioni al servizio municipalizzato.  La tesi del “deficit culturale” si sgretola, in favore di una molto più probabile alternativa: il car sharing in Italia non decollava perché la fornitura del servizio, gestita dalle municipalizzate, era inefficiente e arretrata.
Se guardiamo all’effetto della liberalizzazione sulle casse comunali, ecco che al danno si aggiunge la beffa. Il bando con cui si liberalizza il servizio “a flusso libero” (delibera 5 marzo 2014) indica infatti che,
“Il soggetto interessato ed autorizzato a svolgere il servizio di Car Sharing a flusso libero, dovrà corrispondere in favore di Roma Capitale un canone pari ad Euro 1.200,00 , I.V.A. inclusa, annui, per ciascun veicolo. […] il numero totale delle vetture in servizio contemporaneo, non può superare il valore 1.500 unità”
Avete letto bene. Calcolando che al momento la flotta privata è di circa 1200 auto, grazie alla liberalizzazioni arriveranno nelle casse comunali circa 1,4 milioni di euro all’anno. Tutto ciò al confronto del servizio del car sharing municipalizzato che di euro ne genera forse altrettanti, ma in forma di perdite. Tutto ciò, in una città il cui bilancio pubblico è in bancarotta. Vi ricordate poi la preoccupazione secondo cui, in assenza di un massiccio intervento di fornitura pubblica, l’offerta di auto in car sharing non sarebbe mai potuta decollare in Italia? Bene, proprio nel momento in cui liberalizza il segmento “a flusso libero” è la stessa amministrazione a dirci che quelle preoccupazioni erano baggianate: la preoccupazione diventa di colpo quella di fissare limiti massimi alla numerosità della flotta privata.

Conclusioni e una domanda al sindaco

Le nuove tecnologie dell’informazione hanno aperto grandi spazi per migliorare i sistemi di trasporto cittadino nella direzione di un abbassamento dei costi (di un innalzamento, quindi, del reddito reale) e di un miglioramento della qualità dell’ambiente urbano. Lascio al lettore interessato il compito di verificare quanto sia il risparmio economico ottenibile dall’utilizzo del car sharing in luogo del veicolo di proprietà. Ovviamente i vantaggi variano a seconda delle necessità individuali di utilizzo, ma per alcune gruppi di cittadini (possessori di seconda auto, giovani senza figli, professionisti che smettono di pagare taxi costosi)  i risparmi per i cittadini possono essere significativi, pari o superiori ai famosi “80 euro in più” al mese.
Per cogliere questi vantaggi ci vogliono produttori efficienti, all’avanguardia tecnologica e “affamati” di ampliare le proprie quote di mercato. La fornitura pubblica è, da questo punto di vista, veramente mal posizionata. Il servizio di car sharing è ormai per molti versi un servizio maturo. Alla sua fornitura concorrono soggetti privati con grande esperienza gestionale che operano, con una tecnologia ben consolidata, a livello internazionale. È proprio l’esperienza di queste società private, pionieri dell’innovazione, ad aver progressivamente portato alla definizione di standard internazionali di settore. Una fornitura pubblica, in questo settore (dove i privati possono operare efficientemente, a livello cittadino, in regime non-monopolistico) è tanto sconsigliabile quanto lo è la fornitura pubblica di servizi di taglio di capelli.
Aprire i mercati, rendere possibile l’innovazione tecnologica, è un tassello fondamentale di ciò di cui l’Italia ha davvero bisogno. Si tratta, in piena regola, di attuare le famigerate “riforme strutturali” che “facciano ripartire la crescita della produttività”, e con essa dei salari e dei redditi. Sono riforme che dobbiamo fare per noi stessi, per il nostro benessere collettivo. Invece, come nel caso del car sharing, molto spesso l’amministrazione pubblica abdica al suo vero ruolo di promotore di benessere. Fornisce servizi di bassa qualità, finanziandoli sottocosto e ripianando le perdite grazie ad un’altissima imposizione fiscale. Gli spazi per una importante azione pubblica non possono risiedere nella fornitura di questo tipo di servizi (di altri, forse sì). In questi campi uno spazio c’è per il ruolo pubblico, ma ha a che fare col creare un quadro regolamentare snello e stabile, che tuteli il mercato e permetta alle società private di muoversi agevolemente ed in modo concorrenziale.
Concludo con una domanda al sindaco Marino. Visti i risultati della liberalizzazione del servizio “a flusso libero”, perché non liberalizzare anche il servizio “a postazione fissa”? I due servizi sono parzialmente diversi, e possono benissimo coesistere fra loro. Si guardi per esempio al caso della capitale americana, di quella austriaca, di quella inglese. In queste moderne capitali (Roma aspira ad essere moderna?) operano, a titolo di esempio, sia la società Car2Go (che come detto già offre il “flusso libero” anche a Roma) sia la società Zipcar. Quest’ultima, offre da quasi 15 anni servizi car sharing “a postazione fissa” in varie città del mondo. 
Caro sindaco, lei crede davvero che la municipalizzata di Roma possa competere, in termini di tecnologia, efficienza ed esperienza con una società come Zipcar, pionieri del car sharing mondiale,  che coi suoi servizi si è guadagnata 870.000 iscritti a livello globale? Chi può fornire il miglior servizio ai cittadini? Una società internazionale o la municipalizzata romana, che macina annualmente perdite a carico del disastrato bilancio cittadino (e a carico quindi delle addizionali Irpef)?
Caro sindaco, mi sembra che le risposte alle mie domande siano scontate, alla luce proprio dell’esperienza che la sua amministrazione ha intrapreso tramite le liberalizzazione del servizio “a flusso libero”. Ecco perché mi stupisco, e mi preoccupo, quando leggo che nella recente delibera della giunta (20 giungo 2014), l’amministrazione cittadina intende investire ulteriormente nell’ampliamento della fornitura di car sharing da parte della municipalizzata. Tutto questo in assenza di alcun bando pubblico (assenza che viene giustificata dal fatto che il precedente bando, quello ammazza-privati, era andato deserto – ben sappiamo il perché…). Ecco alcuni stralci dalla delibera,
[...] nel corso degli anni, il Servizio romano di Car Sharing “a postazione fissa”, pur contenuto nelle sue dimensioni territoriali, ha rivelato un andamento di sicuro interesse quanto al crescente numero di adesioni e di soci raggiunti e all’utilizzo effettivo del parco macchine, palesando, in tal senso, l’opportunità di una messa a regime dello stesso, mediante il suo ampliamento a tutti i Municipi cittadini e con un sostanziale incremento della flotta;
[...] pertanto, anche in ragione delle risultanze negative della precedente procedura concorsuale esperita, in ossequio ai principi di efficacia, efficienza, ed economicità, appare opportuno, per le finalità pubbliche perseguite, implementare in modo capillare il Servizio pubblico di Car Sharing a “postazione fissa” e procedere in via diretta nell’espletamento di tutte le attività necessarie per la prevista espansione territoriale del Servizio, al fine di [...] individuare un modello di gestione appetibile per un operatore economico privato.
I neretti sono miei. Caro sindaco, è assolutamente irreale pensare che la municipalizzata “Roma Servizi per la Mobilità S.r.l” possa aver in alcun modo la pretesa di insegnare a società con l’esperienza di Zipcar quale sia “un modello di gestione appetibile per un operatore economico privato” e di gestione “efficace ed efficiente” nel campo del car sharing a postazione fissa. Questo modello già c’è, e l’hanno inventato loro. Per sfruttare questi modelli, basta scrivere dei bandi che non siano volutamente “ammazza privati”. Ciò non toglie che una società come Zipcar avrebbe certamente bisogno che l’amministrazione facesse con rigore la propria parte. In primis, multando e rimuovendo prontamente qualsiasi auto parcheggiata nelle postazioni  espressamente riservate al car sharing, condizione senza la quale nessun servizio “a postazione fissa” potrà mai essere efficiente. Per far esplodere l’innovazione non c’è bisogno di una società pubblica in perdita che creda di insegnare il mestiere all’oste. C’è bisogno soltanto di un’amministrazione pubblica che faccia rispettare il codice della strada. Da qui partono le riforme strutturali. E’ così che la politica, e l’amministrazione pubblica, può rivoluzionare la vita di questo Paese e delle nostre città.

Tutti mobilitati a proteggere il car sharing. E qualche risultato si ottiene

8 settembre 2012
L'altro giorno, mentre posteggiavo la Grande Punto al parcheggio di San Giovanni, ho notato che uno dei due posti auto riservati alle vetture Carsharing era occupato abusivamente da un'automobile. Notata, a venti metri circa, la presenza di due agenti della Polizia Municipale sono prontamente sceso dall'automobile per fargli notare l'occupazione abusiva del posteggio. I due agenti molto gentili, mi hanno comunicato la loro intenzione di far passare il vizietto al proprietario dell'automobile. Dopo pochi attimi, mentre mi dirigevo all'attraversamento pedonale di fronte alla statua di San Francesco, ho notato che nel frattempo era tornato il proprietario dell'automobile, e che i due agenti erano intenti ad esaminare i documenti della vettura, sicuramente per prendere   dati da inserire nel verbale di sanzione amministrativa.
Bene così!

Caterpillar



*E caro Caterpillar, guarda cosa abbiamo qui sotto per te. Una bella rimozione in piena regola negli stalli del car sharing di Piazza Vittorio. Bene così un'altra volta. Solo due robe ci fanno davvero arrabbiare però: la prima è l'importo della sanzione: 39€, ci rendiamo conto? E' pieno di gente che queste cifre, ormai, le mette in conto. Occorre aggiungere uno zero per questo genere di infrazioni, chi può farlo? E poi quelle strisce gialle così smunte. Qualcuno davvero forse parcheggia pensando a vecchie segnaletiche in disuso. Perché siamo l'unica città del mondo dove per disegnare la segnaletica si utilizza materiale che svanisce dopo mezza giornata?
-Roma fa schifo





La nuova Giulietta del Car Sharing appena arrivata e già massacrata. A quando una seria videosorveglianza?

13 agosto 2012









Vandalizzare non è solo un diritto, per il cittadino medio romano. E' un dovere. Vediamo perché. E' un dovere perché non è possibile che vi sia qualcuno che vive diversamente da me, dal mio schifo, dal mio degrado umano, morale, fisico. Non è possibile che vi sia qualcuno che può guidare una Alfa Romeo Giulietta pagando così poco come si paga con il car sharing di Roma. Non è possibile che questi due posti del car sharing tolgano i miei posti maghina. Non è possibile che vi sia qualcuno che fa la scelta civile di vendere l'auto e di usare il car sharing facendomi sentire un pochino incivile. Non mi ci sento, in realtà. Ma nel mio inconscio qualcosa si rompe. Qualcosa mi fa intuire che, se continueranno così le cose, tra cento o duecento anni chi vive come me (3 auto a famiglia, parcheggiate come capita e guidate da criminale) potrebbe risultare inadeguato. E dunque meglio agire fin da ora, meglio lottare contro qualsiasi tentativo di cambiamento.
Chi prende la metro deve essere umiliato e viaggiare al caldo dentro vagoni imbrattati. Chi prende il bus deve attendere in fermate prive di pensilina, sotto il sole o la pioggia. Chi usa il car sharing deve viaggiare in macchine che noi, romani medi, sfregiamo. Per continuare nei secoli dei secoli ad essere l'unica città in cui chi si comporta civilmente, è uno sfigato.

Come si risolve? E' talmente semplice che non lo faranno mai. Si risolve come si è risolto in tutto il mondo. Perché queste derive non sono solo da noi. Ma solo da noi non esiste un moderno sistema di videosorveglianza che faccia sapere a tutti di essere controllati, sempre e comunque. Londra, Parigi, New York funzionano così e grazie a questo funzionano alla perfezione. Da noi sarebbero alzate di scudi in nome del diritto alla privacy: l'unico paese dove privacy si traduce come diritto a comportarsi da fuorilegge in maniera totalmente indisturbata...
foto Caterpillar

La dura battaglia dei difensori del Car Sharing

14 giugno 2012






Ci è costato la fatica di stare in piedi fino alle 2 di notte ma mi ha permesso di capire che anche con 1 solo carro a disposizione (quello del I Gruppo) gli Agenti, usandolo a spoletta tra siti e deposito, hanno svolto un ottimo lavoro di svuotamento e ripulitura dei parcheggi all'Esquilino rimanendo fermi sul posto finché il carro non tornava scarico dal deposito per poter iniziare una nuova rimozione.
L'intervento in diurna a Circo Massimo invece è degno di menzione per la fulmineità: a 2 minuti dalla mia chiamata la pattuglia era sul posto, e dopo altri 3 minuti il carro.
Quelli del Car Sharing

Se trovi il Car Sharing occupato dal burino di turno occorre imbastire una valida legittima difesa

6 novembre 2011


Grazie a questo cafone pazzesco che ha occupato il parcheggio riservato Car-Sharing ho dovuto girarmi di Sabato sera tutti i dintorni di Piazza Bologna.
Alla fine è stato pure fortunato: dopo molto tempo che cercavo un parcheggio sostituivo, stavo per lasciar la macchina parcheggiata in doppia fila appiccicata alla sua. Io mi sarei preso una sanzione dalla società del Car-Sharing, ma lui non avrebbe più mosso la sua auto da li.
E se sei di fretta perché la metro sta per chiudere, ti verrebbe voglia di fargli causa per chiedergli il risarcimento per i soldi della eventuale corsa in taxi.
Ho chiamato il centralino Carsharing per dirgli di avvertire i vigili, poi visto che ho incontrato un posto di blocco ho provato a chiedere manforte, ma le pattuglie non si potevano muovere di li (mi hanno detto di chiamare il numero notturno (notturno?)
Voglio delle cacchio di barriere fisiche per questi posti, tanto nessuno li controlla se si mettono solamente le strisce gialle (rigorosamente annacquate).
Caterpillar

*Caro Caterpillar, casi come questi -capitati anche a chi scrive- costituiscono l'unica valida giustificazione a posizionare una vettura in doppia fila bloccando quella in divieto. Facciamolo.

Da ingrandire, stampare e utilizzare

6 settembre 2011


I volantini contro i cafoni che intralciano le stazioni del Car Sharing.

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