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Se Spelacchio finalmente è bello il merito è tutto di Roma fa Schifo. Ecco perché

8 dicembre 2019
Che siamo presuntuosi non lo si può negare. Ma poi bisogna valutare se uno è presuntuoso a ragion veduta oppure se uno è presuntuoso senza averne titolo. Noi speriamo di finire nella prima casistica. Per lo meno per questa faccenda che stiamo per raccontarvi brevemente.

Forse molti lettori non si ricordano più i contorni dello scandalo-Spelacchio (sì, un autentico scandalo, uno dei tanti di questa amministrazione raccapricciante) che percorse la città nel 2017. Ebbene all'epoca, nell'analizzare il perché di quella situazione (non solo l'albero era orrendo, non solo era costato una cifra assurda, ma tutta quella cifra era stata sborsata dal Comune ovvero da noi!), spiegammo con lunghi articoli come si regolavano altre città e in particolare Milano, città con la quale per dimensioni ha più senso fare raffronti.

Ebbene a seguito di questo articolo (vi chiediamo la pazienza di rileggerlo, non guasta) l'amministrazione si convinse e a partire dall'anno successivo optò per fare ESATTAMENTE QUELLO CHE CHIEDEVAMO E INDICAVAMO NOI ovvero un regolare bando che poi venne vinto giustappunto dalla società (l'unica capace a fare queste operazioni ad alto livello) che indicammo noi in quell'articolo scritto in tempi insospettabili.

Insomma se abbiamo un albero di Natale non spettacolare come quello di Milano ma comunque molto molto bello e di cui finalmente non vergognarsi lo dobbiamo - anche questa volta - a Roma fa Schifo. Molti ci considereranno dei presuntuosi o addirittura dei pazzi millantatori, ma noi e quella parte di lettori più attenti sanno che è così. Ma soprattutto sanno che è così negli uffici del Comune dove - le gole profonde non ci mancano - ci hanno spiegato che la scelta di muoversi finalmente come si muovono tutte le grandi città del mondo è venuta leggendo il nostro contenuto. Prima i pentecatti erano radicalmente contrari ad una soluzione come quella perché contrari ai privati; gli stessi profili Facebook di esponenti pentadementi che oggi esultano taggando Netflix e IGPDecaux due anni fa giuravano che mai si sarebbe lasciato campo libero ai privati nell'organizzare l'albero di Natale della città.

Gli articoli servono anche a questo. A mettere nero su bianco le cose e a mettere a nudo la stupidità. Talvolta stanandola.

Le luminarie di Via del Corso fanno a cazzotti esteticamente con Spelacchio

19 dicembre 2018
Questi sono i classici post che si riempiono di commenti di decerebrati che considerano la notizia superflua, che ci invitano a parlare di cose serie, che ci spiegano che i "probbblemi so artri". E, oltretutto, che ci raccontano che non ci "sta mai bene niente".

Del resto quando si affronta la questione del buon gusto, della pianificazione dell'armonia estetica delle cose, del rispetto della bellezza della città, tutto questo è considerato dal romano medio un qualcosa in più, un lusso che non ci si può permettere. La civilizzazione che ha insegnato la bellezza al mondo, oggi per qualche strano motivo si trova perfettamente a suo agio nella continua sciatteria e in una fetente pozzanghera di pressappochismo.

E cosa è se non pressappochismo assegnare un (giusto, come da noi richiesto) appalto per la realizzazione di un grande albero di Natale (il più importante della città) ad un privato, senza tener conto che l'albero e le sue decorazioni saranno in continuità, anzi saranno punto di partenza, del più lungo sistema di decorazioni del centro storico ovvero quelle sopra Via del Corso?


E invece è andata proprio così. Da una parte si sono progettate le luminarie di Via del Corso (viola \ blu \ bianche) e dall'altra si è lasciato allo sponsor privato, senza dargli nessuna indicazione, di progettare Spelacchio (che è rosso e giallo). Sarebbe bastato, chessò, che le luminarie avessero avuto quelle stelle viola di un colore più vicino o uguale al rosso di Spelacchio per rendere tutto più omogeneo, armonico. Per restituire un senso di pensiero comune, di progettazione. Per trasmettere il concetto che qualcuno ci aveva messo la testa e che non si era proceduto a casaccio. E invece il risultato è quello che vedete: non male magari, ma senz'altro si poteva fare meglio.


Ma niente paura: questo cosa non contano e non conteranno mai nell'unica città d'occidente dove faciloneria superficialità sono considerati pregi laddove dovunque sono difetti. I probbblemi so artri, efffattela na risata no che nun te sta mai bene gnente...

Finalmente i grillini ne fanno una giusta: l'albero di Natale sarà bellissimo

21 novembre 2018
Eh già, siamo al secondo appuntamento de "Finalmente i grillini ne fanno una giusta". Nel nostro (sovente vano) tentativo nel quadro dell'amministrazione più distruttiva e micidiale della storia di Roma - i danni li pagheremo per 40 anni, anzi probabilmente saranno irreversibili in assoluto - di trovar qualcosa di buono, eccoci alla puntata numero due.
Eh no, non parliamo del patetico tentativo di distogliere l'opinione pubblica punendo gli abusi edilizi dei Casamonica. Parliamo piuttosto dell'albero di Natale ufficiale del Comune previsto come da tradizione nella aiuola centrale (sì, abbiamo a Roma ancora le piazze con le auto che girano tutte intorno e l'aiuola centrale, tipo Anni Sessanta) di Piazza Venezia. 

Dopo due anni di figure di palta (nel 2016 l'albero venne soprannominato "Povero Tristo" e nel 2017 assunse il nome di Spelacchio che diventò celebre nel mondo in primis per la sua bruttezza da record, ma anche perché - come rivelò un nostro articolo - fu protagonista di un assurdo spreco di denaro pubblico all'insegna di quanto peraltro correntemente fanno i pentecatti a tutti i livelli amministrativi: bruciare risorse e impedire lo sviluppo. Qualche giorno dopo, sempre parlando di Spelacchio, chiedevamo in questo articolo all'amministrazione per quale assurdo motivo non si procedesse, come a Milano, con una gara per affidare la realizzazione dell'albero ad uno sponsor privato invece che spendere denari pubblici. 

Ebbene i grillini hanno fatto una cosa giusta sia perché ci hanno dato retta (addirittura l'albero non solo lo farà un privato, ma lo farà lo stesso privato che si è occupato di Milano realizzando lì, in Piazza Duomo, un allestimento spettacolare: bingo!) facendo esattamente quello che chiedevamo un anno fa, sia perché hanno contravvenuto in maniera clamorosa al castelletto di idiozie supreme che costituisce la loro ideologia malata che sta mandando a gambe all'aria - se guardiamo lato nazionale - un intero paese. 

Lo scorso anno per difendere Spelacchio dicevano che era bellissimo, che era tenero, che era il simbolo di Roma (!), che era un ritratto della sostenibilità ambientale, che loro non volevano sponsor o privati. Se era così bello e se addirittura come disse una inqualificabile borgatara poi divenuta vicepresidente del Senato "attirava turismo", perché hanno cambiato tutto? Se non volevano sponsor perché alla fine hanno accettato - per fortuna! - le centinaia di migliaia di euro di Netflix, ovvero una temibile multinazionale? 

Sta di fatto che siamo in questa condizione (attenzione: non ci siamo arrivati subito, prima di questo i geni al Campidoglio hanno fatto un altro bando - naturalmente andato deserto come specialità della casa insegna, leggete qui - dove chiedevano a eventuali mecenati di pagare spese, trasporto e albero senza comparire minimamente a livello di visibilità: stupendo, no!?) e bisogna dire che questa è la situazione ideale: l'albero sarà bellissimo, sarà associato ad una società amata da molti e celebre, il tutto sarà gestito da una compagnia di gestione degli spazi di pubblicità professionale e il Comune otterrà in cambio ritorni senza spendere alcunché di soldi pubblici. 

Dopo 30 mesi, ci sono arrivati. Se ci dessero retta sui mille altri suggerimenti che diamo ogni giorno forse tra 70 anni si potrebbe qui vivere in una città normale. In realtà in presenza di amministratori degni di questo nome ne sarebbero sufficienti 7...

Spelacchio va al museo? Bene. Ma solo dopo la risposta alle 5 domande (e non solo)

2 gennaio 2018
Lo aveva detto, cercando di cavarsi d'impaccio, qualche sera fa a Linea Notte su Rai 3 il vicesindaco e assessore alla cultura Luca Bergamo. "Spelacchio ormai è diventato un Pasquino, io ho delle idee su di lui dopo il 6 gennaio". Oggi sui giornali la notizia dopo qualche giorno rimbalza: "Spelacchio finirà in un museo al coperto oppure in un'altra piazza". 

Bene, diciamo noi. Girare in positivo le faccende negative è un pregio e dimostra lucidità e smalto da parte dell'amministrazione. Secondo noi sono stati bravi se porteranno a termine un progetto simile. Del resto dietro c'è la mente di Bergamo, l'unica pensante nella Giunta, che ha dato buona prova di se anche nel bel Capodanno "La Festa di Roma"

Il problema però alla base resta e c'è un vizio di forma che non si capisce perché non si voglia sciogliere. Per risolverlo basterebbe rispondere alle nostre "5 domande su Spelacchio" che aleggiano da tempo, vengono ripostate da cittadini sempre più curiosi sui profili dei fan e degli amministratori grillini da tempo. Sul profilo di Paola Taverna un cittadino le ha innocentemente postate ed è stato minacciato di percosse, con tanto di chat private in cui alcuni squadristi pentastellati gli chiedevano dove abitasse per andargli a far... visita. Ma quali sono dunque queste pericolosissime e insidiose 5 domande? Eccole: 

1. Perché Spelacchio è costato il triplo dell’anno scorso?
2. Perché non si è fatta una evidenza pubblica per scegliere la ditta che doveva trasportarlo?
3. Perché l’affidamento diretto è andato a vantaggio proprio della ditta dello scorso anno?
4. Perché in tutto il mondo sono i privati a pagare le decorazioni natalizie e gli alberi mentre a Roma pagano i cittadini?
5. Perché gli uffici si sono mossi a metà novembre per ottenere la fornitura, quando ad esempio a Milano si sono mossi ad aprile?


A livello amministrativo ci accontenteremo di vedere le risposte alle 5 domande, ma a livello giornalistico onestamente no. Nel senso che ci sono tantissimi contenuti da tirar fuori da questa storia che nessuno (perché?) sta tirando fuori. Stiamo parlando di un tema che è finito su tutti (tutti!) i più grandi giornali del mondo e le più seguite televisioni. Possibile he non ci sia stato un giornalista che sia andato ad indagare sulla società appaltatrice dello scandalo Spelacchio? Possibile che non sappiamo nulla su questa srl? Possibile che non si sia approfondito il fatto che l'amministrazione invece di pagare sul conto corrente della ditta ha pagato su quello diretto della legale rappresentante? Possibile che non sappiamo nulla sul "curriculum" di questa società? Cosa ha fatto prima per l'amministrazione? Ha fatto bene? Ha fatto male? Quali altri commesse le sono state affidate? Come è stato fatto il lavoro? Possibile che non sappiamo niente sui titolari di questa società? Chi sono? Come si chiamano? Da dove vengono? Cosa hanno fatto prima? Dove lavorano? 

Lo scandalo Spelacchio non riguarda un albero brutto. Un albero brutto può capitare e, come è dimostrato, può perfino diventare un buffo beniamino famoso in tutto il pianeta. Lo scandalo è come vengono gestiti i soldi pubblici in questa città, come (non) lavorano gli uffici, come (non) lavora la parte politica che dovrebbe indirizzarli e dare la linea e il ritmo. 

La risposta alle 5 domande e una ben più approfondita ricerca giornalistica su questi temi potrebbe senz'altro affrontare il tema dal lato più giusto e più interessante. E potrebbe aiutare a non ripetere questi inaccettabili errori e a considerare la faccenda per quello che è: un brutto inciampo amministrativo rispetto al quale chiede umilmente scusa e non la sfortuna di un alberello brullo rispetto al quale, come ha fatto l'ineffabile sindaca, affermare "vabe, ma prendiamola a ridere". Perché altrimenti si può legittimamente pensare che operazioni-simpatia, bigliettini d'amore lasciati ai piedi del miserabile arbusto, bugie da asilo nido ("lo hanno rovinato con le luci", ha detto la sora Pinuccia assessore all'ambiente) e selfie ridicoli siano fatti non per sincero affetto nei confronti del povero abete, ma per nascondere la verità sui motivi che l'hanno portato a Piazza Venezia.

Il caso Spelacchio è molto più grave di quel che pensate. Tutto su appalti, sprechi, danni d'immagine

11 dicembre 2017
Un'altezza tutt'altro che imponente (20 metri contro gli oltre 30 metri dell'albero di Milano), un allestimento goffo con base e tiranti assai brutti a vedersi, uno stellone in testa fuori proporzione e pochi rametti piangenti. Di notte, quando non lo vedi, si salva grazie alle luci a led, ma di giorno l'alberello di Natale di Piazza Venezia è così brutto da essere diventato in pochissimi giorni una leggenda. Esattamente come accadde per l'anno scorso, anche quest'anno mentre iniziano le festività natalizie Roma si distingue per essere lo zimbello del paese e per avere addobbi peggiori di qualsiasi medio-piccola città di provincia: tutte le cittadine dell'hinterland, da Pomezia a Viterbo, hanno alberi neppure paragonabili. La vicenda di Spelacchio (così è stato soprannominato l'arbusto) è nota ben oltre i confini cittadini ed è già da giorni motivo di presa per i fondelli per i cittadini romani dal nord al sud del paese. Provate a pigliare un taxi a Catania o a Verona e dite di essere di Roma...


Come accadde lo scorso anno (anche se poi l'abete era così orrendamente allestito che dovettero correre ai ripari dopo qualche giorno), tutta l'organizzazione mediatica a 5 Stelle sta cercando di difendere la scelta. Dopo lo scempio imbarazzante che sta avvenendo a Piazza Navona - con la festa della Befana restituita alle peggiori lobbies degli ambulanti che non riescono però a montare le bancarelle perché non ci si accorda sulle spese di sicurezza - l'amministrazione non può permettersi un ulteriore fallimento e allora giù contro ogni evidenza a prendere le parti di Spelacchio, anche se per farlo serve pubblicare foto palesemente ritoccate. Del resto il Campidoglio ha appena assunto ben tre persone esperte in questa sottile arte della propaganda fotografica, dunque nulla di nuovo.

Ma nei post a difesa di Spelacchio abbiamo notato due cose. Anche differentemente allo scorso anno. Mentre lo scorso anno, per difendere lo scovolino installato a Piazza Venezia, la sindaca si vantava di aver speso solo 15 mila euro e lo dichiarava pubblicamente (vedi immagine), quest'anno nulla ha dichiarato in tal senso. 

Di più: quest'anno i post della Sindaca, dell'assessora competente (quella ambiente, la Sora Pinuccia, ve la ricordate?) e di tutti gli altri lacché che ripetono in maniera raggelante le stesse frasi tutti uguali vertevano su una faccenda importante, sempre ribadita: "tutte le operazioni di montaggio e smontaggio sono espletate dal Servizio Giardini". Insomma la gente ha pensato: fico, l'anno scorso 15mila soltanto e quest'anno addirittura a costo zero tra lavoro degli uffici interni e sponsorship di Acea. Non a caso il commento con più like (5mila!) sotto al post della Raggi è di un cittadino che ironizza: "quest'anno a Roma il presepe non sarà completo perché la Raggi ha tolto la mangiatoia". E giù a darsi di gomito tra fasciogrillini della prima e dell'ultim'ora. Ma è davvero andata così riguardo ai soldi?

IMPORTANZA STRATEGICA DEGLI ADDOBBI
Da sempre siamo attenti alla faccenda delle decorazioni natalizie: decine di bulli sulle nostre pagine social ci canzonano perché, dicono, ci occupiamo troppo dell'albero di Natale quando i problemi sono "benaltri". Fermo restando che quando percepiamo un benaltrista nei paraggi mettiamo mano al moschetto, siamo da sempre (leggete come criticavamo il primo albero di Marino ad esempio; e proprio con quelle foto - rubandocele senza citare la fonte - i grillini hanno costruito le loro patetiche infografiche) conviti che sulle questioni di immagine non si scherzi: certo, ci sono sempre cose più importanti nella vita (questo per definizione), ma in un periodo in cui la fortuna turistica di una città si misura in termini di visibilità social vorremo sapere quale è in questi giorni il vantaggio competitivo di una città turisticamente "concorrente" come Milano che beneficia di un albero maestoso protagonista dei selfie di migliaia di turisti ogni giorno. Selfie che vengono visualizzati a casa dai follower dei turisti, che inviano un messaggio positivi a potenziali altri turisti e clienti. Di tutto questo Roma, con decorazioni ostentatamente squallide ogni anno, non beneficia. 

Dice: eh, ma Roma risparmia. Mica come Milano con quell'alberone da 30 metri, la mega festa di piazza per inaugurarlo e le decorazioni sfarzose. Falso: Milano spende meno di Roma perché non spende proprio niente. Si fa un bando, si sente quale azienda vuole sponsorizzare l'operazione, le si danno delle regole e si ottiene in cambio un albero maestosissimo (perché è interesse dell'azienda stessa che lo sia). Roma invece spende, magari poco ma spende. Con risultati raccapriccianti. Dunque spesa pubblica + danno di immagine. Geniale. Ma la spesa pubblica è davvero "poca" come dicevamo? 

PERCHE' SPELACCHIO E' COSTATO IL TRIPLO?
L'anno scorso erano appunto 15mila euro. Quest'anno però la cifra è triplicata. L'albero è venuto a costare ai contribuenti (zero contributo degli sponsor, caso più unico che raro a livello mondiale) quasi 50mila euro. Come mai? Probabilmente dopo la figura di palta planetaria dello scorso anno (il 14 dicembre il Comune dovette correre ai ripari con nuove decorazioni), l'amministrazione Raggi ha deciso di giocare d'anticipo piazzando subito nell'accordo-appalto tanti km di cavi luminosi (sebbene non risultino dall'impegnativa di spesa)? Oppure si sta pagando quest'anno il surplus di decorazioni che lo scorso anno si dovettero aggiungere a metà dicembre 2016? In ogni caso addio allo scioccamente ostentato risparmio: delle due l'una, o i bei propositi dello scorso anno erano sbagliati, oppure si è scialato oggi. Saperlo... Intanto limitiamoci a costatare le bugie nei post di Sindaca, assessora e compagnia cantante. O hanno mentito, o hanno sprecato. Dunque o è un problema politico o è un problema di Corte dei Conti. Perché se il montaggio lo fa il Servizio Giardini e le luci le paga Acea, allora perché hai pagato il triplo per i trasporti rispetto all'anno scorso?

(Intendiamoci - concedeteci l'inciso - non stiamo sostenendo che 50mila euro per il principale albero di Natale della città siano troppi. Ma allora se vuoi investirci davvero spendi anche dieci volte tanto, ma fallo realmente bello che tanto tutto ti ritorna a beneficio in termini di immagine; se invece non vuoi spendere rivolgiti a brand privati per avere il meglio a costo zero come fanno a Milano e altrove. Ma se non fai ne l'una ne l'altra cosa stai solo amministrando da cani. PS: sapete perché il bando per l'albero sponsorizzato non si fa benché se ne parli ogni anno? Non si fa perché gli uffici non sono in grado di farlo, non riescono a gestire l'ordinario - come vedremo dopo non si accorgono neppure che ogni 12 mesi arriva il natale - e sono restii a qualsivoglia innovazione, ammenoché non ci si metta di buzzo buono l'assessore in persona: la quale però se ne infischia)

COME E' STATO AGGIRATO IL BANDO
Sta di fatto che c'è stato un affidamento e una ditta che si è occupata di trasportare l'arbusto dal Trentino (è stato come succede ogni anno omaggiato da una comunità montana, quest'anno dalla Valle di Fiemme) e di decorarlo, anche se nella determina si parla di addobbi solo in un caso e mai in tutte le altre specifiche che si limitano al trasporto e smaltimento. Ma per queste spese, decisamente considerevoli rispetto al passato, si è fatto un bando di gara in modo da aumentare il più possibile la qualità e abbassare il più possibile la spesa? Con una prima determina dirigenziale, la 943 (la trovi qui), l'amministrazione si era dimostrata propensa ad una evidenza pubblica. Peccato che la determina sia stata pubblicata il 13 novembre (!!!) per un lavoro che doveva essere portato a termine meno di 20 giorni dopo e così proprio nella stessa determina il Comune stesso individuava la possibilità trattativa diretta. Insomma gara fake pubblicata appositamente in ritardo, che non è mai partita, e trattativa diretta che invece si è concretizzata subito e che ha generato la determina dirigenziale 949 (la trovi qui) grazie ad una generosa offerta della ditta: casualmente 39.900 euro laddove proprio a 40.000 sarebbe scattato l'obbligo di gara. (ai famosi 50mila euro si arriva con IVA e oneri di sicurezza) Ma quale è la ditta che il Comune ha scelto per questo anomalo affidamento diretto deciso a metà novembre per un lavoro da fare in pochissimi giorni in virtù di "una esigenza impellente di assicurare la tempestiva esecuzione del servizio, non compatibile con i tempi ordinari" (così recita l'atto, che però non considera che il Natale, che viene ogni anno da oltre duemila anni, non può essere considerato una sorpresa e solo questo dovrebbe bastare per chi volesse impugnare)? Ebbene sì, la ditta è la stessa dello scorso anno. Dopo la figuraccia internazionale (l'albero 2016 finì su tutti i giornali del mondo che lo bollarono come il più triste dell'anno), la società è stata ritenuta non responsabile di quanto accaduto e dunque meritevole di una conferma fuori gara. Con il triplo del costo per i cittadini. Tra l'altro, a dar credito alla stampa trentina, proprio il trasportatore sarebbe il primo sospettato per le condizioni pessime in cui è arrivato l'albero a Roma. Prima di partire Spelacchio era tutt'altro che spellacchiato: chi lo ha danneggiato rendendolo la maschera di se stesso? Chi ha torturato il povero abete tramutandolo in Spelacchio? Insomma secondo un autorevole giornale delle terre da cui Spelacchio proviene la ditta che ha ottenuto l'appalto senza gara e per affidamento diretto avrebbe fatto male il proprio lavoro: lo scrivono chiaro e tondo. Mentre poi il tecnico che ha consegnato l'albero segnala che secondo lui il problema è stato il montaggio, ma in ogni caso ribadisce che l'albero è partito dal Trentino che era perfetto. L'unica cosa certa è che nessun dirigente romano ha controllato. Come al solito. Ma tanto, conseguenze zero. Anche a livello mediatico: siamo tornati al Servizio Giardini che fa gli affidamenti aumma aumma come tipo ai tempi di Buzzi eppure non si muove lo straccio di un giornalista che è uno. Ma del resto non si son mossi quando hanno ridato Piazza Venezia alle peggiori cricche degli ambulanti, di che stiamo parlando!? Il problema è che questa atroce restaurazione conviene probabilmente anche a molti padroni di giornali...

LO STRANO CASO DELLA DITTA VINCITRICE
Comunque senz'altro la società ECOFAST SISTEMA srl sarà la più attrezzata per fare questo lavoro, ma allora perché non farla partecipare a dei bandi o delle call? Se sono bravi vinceranno comunque senza bisogno di incaricarli direttamente bypassando qualsiasi trasparenza. ECOFAST peraltro non è nuova di questo lavoro (ma crediamo sia nuovo il fatto che questa volta è stata pagata non sul conto corrente aziendale bensì su quello privato del titolare!), anzi lo ha fatto sempre lei negli ultimi anni. La differenza è che prima che arrivasse Raggi, ECOFAST per lavorare per il Comune doveva vincere fior di gare e evidenze pubbliche con la partecipazione anche di altre aziende. Così è capitato nel 2014 e nel 2015 come gli atti nei link testimoniano. Insomma Raggi non solo ha confermato le ditte che lavoravano ai tempi di Marino e che allestivano e allestiscono gli alberi di Natale con basamento protetto dai "tradizionali" (sic) vasetti de plastica con le piantine, ma in più ha dato loro incarichi diretti senza farle passare da un regolare bando di gara. Ma non è stata eletta per fare piazza pulita di tutto?

L'albero è "elegante" ha detto la sindaca. Eccolo il suo concetto di eleganza: basamento e tiranti coperti da ridicoli vasi di plastica pieni di piantine. Una tristezza inusitata che manco nell'ultima sagra de paese. Forse si poteva provare a cambiare ditta o a fare una bella gara per vedere di avere una sistemazione migliore di questi pezzi di plastica mezzi già caduti in terra. E invece no: affidamento diretto ai soliti...

Ma c'è di più. Infatti nella documentazione del Natale 2015 abbiamo trovato un completo computo metrico dei costi per l'allestimento dell'albero di Natale: la cifra è molto simile a quella di quest'anno, con una sostanziale differenza però. Quella cifra si riferiva ai due (!) alberi comunali (Piazza Venezia e Colosseo, dove causa cantiere Metro C l'albero non si fa più) mentre quest'anno si parla di un solo albero. Significa che il costo per l'operazione risulta non solo il triplo rispetto al 2016, ma quanto meno il doppio rispetto al 2015 quando però era stato fatto un computo e una gara. Come mai?

LA TRISTE STRANA STELLA DI SPELACCHIO
Che davvero la ECOFAST sia stata pagata di più per consentirle di recuperare le spese non retribuite che aveva avuto lo scorso anno quando si dovette intervenire sugli allestimenti una seconda volta? E' solo un'ipotesi ma in questo senso si spiegherebbe un'altra sciatta anomalia di Spelacchio che quest'anno presenta due temperature di luci completamente diverse tra rami e stellone. Lo stellone, in effetti, risulta molto molto simile se non uguale a quello posizionato su Povero Tristo (questo il soprannome dell'abete dello scorso anno) quando si decise il parziale restyling degli addobbi. Del resto, come ricordavamo lo scorso anno, tra le 3 erre con cui la Sindaca presentò l'albero 2016 c'era il "riciclo". In quella circostanza, commentando il Povero Tristo del 2016 aggiungemmo noi una ulteriore R, quella di "ridicoli". Quest'anno per salutare l'ormai famigerato Spelacchio del 2016 proponiamo un cambiamento di vocali: invece di continuare a parlare di poveri abeti, parliamo di emeriti ebeti Quelli che stanno portando a ramengo la città ogni giorno di più e, pur sorprendendosi quando arriva, non si fermano neppure a Natale.

IN SINTESI
Insomma, provando a schematizzare.
1. quest'anno, come l'anno scorso, abbiamo un albero di natale ridicolo e squalificante
2. è costato il triplo dello scorso anno
3. la ditta che si è occupata di gestirlo non ha vinto nessuna gara
4. prima dell'arrivo di questa amministrazione le gare si facevano
5. la ditta è la stessa dello scorso anno e degli anni precedenti (e ha un sito web imbarazzante. UPDATE: dopo qualche giorno dalla pubblicazione di questo articolo il sito è stato messo offline)
6. non si sa se nella cifra spesa (che è la più alta di sempre) sono o non sono ricompresi anche gli addobbi e se l'esborso maggiore è magari dovuto a questo
7. sindaca e assessora all'ambiente hanno - ancora una volta - mentito ai cittadini facendo loro credere di aver risparmiato all'insegna di una "sobrietà" che purtroppo non esiste. pur di mentire sono arrivate a dire che le operazioni di smontaggio sono state effettuate dal servizio giardini
8. gli uffici di roma capitale fanno finta di accorgersi il 13 novembre che a dicembre sarà natale giocando così sulla possibilità di non fare gare
9. la gara per ricerca sponsor per l'albero di natale di milano (poi vinta da sky e igpdecaux) è stata deliberata a marzo 2017, pubblicata ad aprile 2017, aggiudicata al vincitore ad agosto 2017. così tutti hanno avuto il tempo di fare un eccellente lavoro a vantaggio della città, che in tutto questo incassa anche gli oneri da occupazione di suolo pubblico e imposta pubblicitaria
10. su tutti i social i rappresentanti grillini stanno ripetendo (mentre pubblicano una foto contraffatta) frasi tipo "a noi piace così". così senza gara, così che costa il triplo, così a spese dei cittadini invece che dei privati. contenti loro... contenti tutti?


*Naturalmente, e come sempre, se abbiamo preso degli abbagli siamo prontissimi a rettificarli*

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