Vi racconto come (non) funziona la nuova raccolta differenziata a Torre Gaia

20 novembre 2018


Qui da noi a Torre Gaia è partita da quasi tre mesi la raccolta differenziata. Dopo 10 settimane abbondanti ho pensato di mandarvi un report dal mio punto di vista. A riprova che anche le cose giuste (la raccolta differenziata spinta porta a porta, appunto) possono essere vanificate se fatte con poca organizzazione, poca precisione, troppa tolleranza per furbi e paraculetti. Importante discuterne dopo le vostre discussioni sul nuovo porta a porta per le utenze non domestiche
Sostanzialmente le modifiche principali della nuova raccolta sono due:
1. la sostituzione  dei vecchi cassonetti, ora sono uguali a prima solo che all'interno dovrebbero avere un chip con tecnologia RFID la quale permette, avvicinando il cassonetto al camioncino Ama, di identificare sia di chi è quel cassonetto sia l'avvenuto passaggio dell'operatore Ama. Ed ora ogni cassonetto (mastello) è associato ad un proprietario per condomini sotto alle 7 unità immobiliari, per condomini sopra le 7 unità immobiliare il bidoncino è associato all'amministratore di condominio.
Addirittura in caso dovessero rubare il mio mastello privato, dovrei denunciare il furto ai carabinieri per richiederne uno nuovo.

2. il calendario di raccolta è cambiato, prima prendevano carta, plastica, e indifferenziato 2 volte a settimana, ora la prendono 1 volta a settimana. E l'umido 3 volte a settimana che è rimasto come prima. Quindi se non passano a prendere la plastica 1 volta, bisogna mettere dentro casa (i più civili, altri lasciano in strada) il bidoncino pieno di plastica pregando che vengano la settimana dopo.
Il 7/7/2018, sono passati da tutti i residenti un operatore con tesserino Ama e due persone che lavoravano per una ditta appaltatrice per la consegna dei kit, queste persone avevano un'elenco con le persone che risultano nei tabulati Ama perché pagano la tassa e dovevano segnalare chi non risultava. 
Ad esempio nel mio palazzo di 5 condomini, risultavo io e solo io. Il mio vicino, appena trasferitosi, si è autodenunciato evitando delle multe più pesanti. Gli altri hanno fatto finta di niente: continueranno a non pagare.

A settembre è partita la nuova raccolta con i nuovi orari di ritiro. Dove, secondo locandine consegnateci, i mastelli devono essere esposti tra le ore 19 e le ore 21 e ritirati dopo l'avvenuto svuotamento, entro e non oltre le ore 9 del mattino del giorno successivo.

Da settembre fino a due settimane fa, almeno da me hanno sempre ritirato la mondezza salvo 5 volte in 2 mesi circa. Quindi visto il servizio medio a Roma, non mi posso lamentare. Salvo nell'ultima settimana dove è la 4 volta che non passano a prendere solo l'umido in tutta la zona, io personalmente non so più dove metterlo, per fortuna ho un garage... Ho fatto costantemente segnalazioni tramite portale Ama, ma niente.

La cosa che mi lascia perplesso è che gli operatori non avvicinano i mastelli al camioncino Ama, quando passano a ritirare, bensì lasciano i mastelli a terra, li aprono, prendono i sacchi con i rifiuti e li tirano dentro al camioncino. La mia domanda allora è: funziona questo chip RFID? Avranno i primi dati di raccolta? Misurano davvero?
Dalle foto si vede che sono presenti molti sacchi a terra senza bidoncino, quella è la mondezza delle persone che non pagano la tariffa e la gettano a terra lontano da casa perché sprovvisti di bidoncini. Semplicemente, in ossequio alla Teoria delle Finestre Rotte, gettano sporcizia dove è già sporco. Perché ancora non sono state multate le persone scovate dagli operatori che sono passati a censirci porta per porta?

Inoltre, per l'indifferenziato che viene ritirato 1 volta a settimana, è previsto per chi ha bambini piccoli - quindi deve buttare più indifferenziato - un modulo da inviare per mail, per avere dei sacchi dove gettare i pannollini. 
Io ho inviato il modulo 2 volte da settembre, ma nessuno mi ha mai risposto. Sono passato anche al centro Ama di zona a chiedere info e mi hanno detto che finché non mi chiamano non possono darmi le buste per gettare i pannolini. Kafka.
Ultimo elemento di caos che umilia l'approccio civico - che pure ci sarebbe - di molti cittadini. Qui da noi al parcheggio di Grotte Celoni, sulla Casilina organizzano 1 volta al mese o forse più l'isola ecologica mobile, c'è gente che va per buttare le cose ma deve attendere code di auto che attendono il proprio turno, so di persone che perdono pazienza e chissà dove vanno a buttare...

Conclusione: con una azienda organizzata la raccolta differenziata dei romani schizzerebbe al 75% (questo non vuol dire che si potrebbe stare senza termovalorizzatore, intendiamoci!) perché l'approccio delle persone è buono e collaborativo e i pochi cafoni tendono ad adeguarsi alla massa. Però abbiamo Ama...
LETTERA FIRMATA

Finalmente i grillini ne fanno una giusta: parcheggi a pagamento anche per residenti

18 novembre 2018
Anche se il 99% dei romani (d'altro canto la città è nelle condizioni in cui è perché ha la cittadinanza che si ritrova) penserà ad un paradosso, noi non stiamo scherzando affatto. Il provvedimento annunciato nei giorni scorsi sul pagamento della sosta sulle strisce blu anche per i residenti è un provvedimento sacrosanto che va nella direzione giusta e nella direzione da noi auspicata da ormai 10 anni. Tra l'altro un provvedimento - visto il livello infimo della cittadinanza - molto impopolare e dunque coraggioso, che fa onore a chi lo propone.
Un provvedimento che va dunque nella direzione di combattere una delle malattie, forse la principale malattia, della città: l'eccessivo possesso-per-abitante di autovetture private. E l'abuso della loro presenza - quasi sempre stanziale - su suolo pubblico.

Il suolo pubblico - questo vale per tutte le città - non solo è una cosa sacra e preziosa, ma è la principale risorsa, il cespite primario di una città e della sua economia pubblica e condivisa. Il terreno la maggiore fonte di introito per una amministrazione locale che poi, con i denari incassati, può permettersi di erogare i servizi essenziali in special modo a beneficio di chi ne ha più bisogno e dunque alla parte più debole della città. Ogni centimetro di suolo pubblico, dunque, deve essere messo profondamente e oculatamente a reddito e deve fruttare il più possibile all'amministrazione e dunque alla collettività. E i comuni in effetti tendenzialmente lo fanno: dalle insegne ai tavolini dei bar, dai cartelloni pubblicitari alle impalcature temporanee per i lavori su palazzi e facciate passando per cantieri, sviluppi immobiliari e urbanistici. Tutto paga, spesso profumatamente. Non si capisce dunque perché l'unico oggetto appoggiato sul suolo pubblico che non debba pagare sia l'automobile. Una stortura che ha creato tragedie urbanistiche: visto che non costa nulla, molte famiglie hanno comprato seconde o addirittura terze auto completamente inutili, lasciate sul suolo pubblico spesso settimane o mesi senza essere utilizzate. Tanto è gratis. Ecco come si arriva alle 80 vetture per 100 abitanti che si ritrova Roma che sono - sia ben chiaro - solo in parte giustificate dalla penuria di mezzi pubblici e anzi in parte non ne sono l'effetto bensì la causa: i mezzi pubblici di superficie sono lenti e poco puntuali proprio perché restano incagliati tra le auto parcheggiate (è storia di tutti i giorni) e congestionati tra le auto in movimento. E dunque è chiaro che la sosta in superficie non deve e non può essere mai più gratis: finalmente il Comune di Roma, dopo anni di politiche scellerate, sembra averlo capito partendo con una sperimentazione su alcune strade già da Natale.

Ovviamente chi possiede una vettura perché davvero (davvero!) gli occorre e la usa al mattino per andare al lavoro e ritorna la sera neppure si accorgerà della novità visto che le ore di pagamento sono quelle centrali della giornata (8-18). Il provvedimento non c'entra nulla con i "normali" possessori di vetture e non ha nulla a che spartire con l'offerta ottimale o scarsa (purtroppo la seconda che hai detto!) di trasporto pubblico locale. Se ne accorgerà invece chi lascia sul suolo pubblico vita natural durante auto che non usa o usa troppo poco per giustificarne il possesso interpretando il suolo pubblico come proprio garage: queste auto finalmente dovranno anche loro contribuire, risarcire la collettività sulla quale gravano quotidianamente occupando fior di metri quadri h24. È la cosa più normale e corretta del mondo. 

I romani hanno reagito come solo loro sanno fare: "e le macchine dove ce le mettiamo???". Come se il problema della custodia di un elettrodomestico privato fosse da scaricare sulla collettività. Come se una famiglia di quattro persone che vive in 40mq comprasse un grande congelatore a pozzetto o un frigorifero enorme di quelli americani e poi, non potendo metterlo in casa viste le eccessive dimensioni, lo piazzasse sul marciapiede fuori dal portone calando l'alimentazione elettrica dalla finestra. Non funziona così: se non hai spazio forse il mega congelatore non te lo compri o te lo compri molto più piccolo in modo tale che possa entrare nella disponibilità di spazio che possiedi, senza invadere lo spazio di tutti. Stessa cosa per la macchina, se vuoi possederne una devi provvedere a tante cose: l'acquisto della macchina stessa, il carburante, i controlli e i tagliandi, il bollo e l'assicurazione, l'olio, i pneumatici, il carrozziere e l'elettrauto quando occorrono e il luogo dove riporla quando non la usi. Se proprio insisti a lasciarla nello spazio pubblico, nello spazio di tutti, allora per il disturbo devi pagare come pagano TUTTI coloro che occupano lo spazio pubblico. 

Non fa una piega, ma a Roma questo ragionamento genera crisi isteriche surreali a tutti i livelli, nevrosi che accomunano persone di tutti i livelli, tutti i credo politici, tutti i quartieri, che vanno dal "prima dammi alternative" (incuranti delle migliaia di box auto sfitti in città, spesso per la disperazione dei proprietari trasformati in supermercati o palestre) al "ma io già pago le tasse" (come se le tasse di possesso fossero la stessa cosa di ipotetiche tasse di occupazione di suolo pubblico) fino ad arrivare al "per me la macchina è indispensabile, dunque il parcheggio deve essere gratuito" (anche mangiare è indispensabile, ma quando vai a comprare cibo non è affatto gratuito). Insomma provate a chiedere in giro e scoprirete che la gggente di tutti i ceti e i censi la pensa allo stesso modo: far pagare i residenti è una follia, peccato che sia invece un provvedimento inattaccabile e che semmai va reso più ampio e strutturale.

***

Ovviamente questo ragionamento non scagiona il Movimento 5 Stelle e i suoi 30 mesi di profondo malgoverno. Sulla mobilità infatti il Movimento poteva fare e non ha fatto nulla. Anzi sovente ha fatto passi indietro. Vediamo qualche punto. 

- Il provvedimento delle strisce blu a pagamento per i residenti sarà operativo solo in alcune strade. Questo è surreale e non servirà ad altro che a spostare il problema da una strada ad un altra. Il tizio che teneva la sua terza auto ferma un mese su Viale Libia, da domani lo farà aspettando che si liberi un posto in una traversa e occupandola per tutto il tempo che vuole. IL PROVVEDIMENTO DEVE INTERESSARE TUTTE LE STRADE, ALTRIMENTI SARÀ VANO SE NON CONTROPRODUCENTE.

- Le ZTL andavano allargate e ne andava inasprito l'orario (oggi alle 18 entrano cani e soprattutto entrano porci), non si fa per non irritare l'atteggiamento suicida dei commercianti del centro.

- Le zone pedonali nuove quasi non esistono salvo poche eccezioni piccolissime, dopo 4 mesi dall'elezione Marino aveva già pedonalizzato i Fori cosa che era oggetto di ridicoli dibattiti da 35 anni.

- L'attuale politica della sosta è ancora vittima delle malsane e tossiche decisioni di Alemanno che introdusse gli abbonamenti giornalieri e mensili rendendo vano il ruolo stesso delle strisce blu. Solo eliminando gli abbonamenti e aumentando il costo delle strisce blu (costano un terzo che del resto d'Italia!!!) si abbatterebbe il traffico in città del 10 per cento. A costo zero. Anzi guadagnandoci, diteci voi! Marino ovviamente fece immediatamente questo provvedimento ma associazioni senza scrupoli procedettero ad un esposto e il Tar con una sentenza assurda ("non si può aumentare il costo del parcheggio perché i romani non sono abituati a usare i mezzi pubblici" scrissero i giudici) bloccò tutto, è sufficiente ripartire da lì, correggere le cose impugnate, e andare avanti. Meleo si è tenuto il provvedimento nel cassetto per un anno.
Oltre a questo l'area con strisce blu va aumentata e di molto, oggi è ridicola e, tra le altre cose, ignora la presenza della Metro C per tacere del fatto che il centro storico, anche dentro la ZTL, è pieno di assurde strisce bianche a profusione: alle 18 si entra si posteggia gratis a pochi passi da Piazza Navona. Una roba simile esiste solo a Roma. Ricordiamoci come abbiamo ampiamente spiegato da anni e anni che la presenza e l'aumento delle strisce blu è un beneficio anche per chi è costretto a pagare. 

- Non si è fatto nulla sulla sicurezza stradale tanto che i morti si apprestano a raddoppiare. Un'autentica carneficina che si potrebbe diminuire (così hanno fatto a Milano) con una politica repressiva intelligente, ad esempio installando autovelox. Zero anche su questo. Se si impongono - come è giusto fare - maggiori regole, poi bisogna valorizzare chi le rispetta sanzionando senza pietà chi le viola.

- Quasi zero anche su preferenziali, fondamentali per rendere più sexy il traporto pubblico rispetto all'auto: pochissime le strade protette dopo 30 anni. Quelle pochissime funzionano benissimo e dunque fa ancora più rabbia che non si sia proceduto in maniera massiva. Un filo meglio sulle ciclabili, ma l'unica novità è la pista leggera sulla Tuscolana.

- Velo pietoso sulle metropolitane. Dopo essere stati a lungo contrari a dopo essere stati sbugiardati dalla democrazia diretta della città (la gente le vuole più di ogni altra cosa), i pentastellati ancora non hanno deciso su Metro C, mettendo a rischio anche parecchi finanziamenti. Idem su Metro D che rimane un'utopia. Sulle nuove tramvie anche nulla di nulla salvo la riproposizione a babbo morto di qualche linea già impostata dal piano di Ignazio Marino. Ma al di là delle metropolitane il velo pietoso andrebbe sparso su tutta la gestione dell'Atac come sappiamo.

- Importanti anche le mancanze sul lato dei controlli e sanzioni. L'arrivo degli honesty al governo della città poteva far presagire un cambio radicale dell'approccio delle forze dell'ordine capitoline all'annoso problema dell'indisciplina diffusa. E invece niente, tolleranza più di prima. Sulla mobilità peggio che mai: parcheggi in doppia fila, in curva, sulle strisce, dentro le rotatorie, sui marciapiedi, nelle isole pedonali e hai una percentuale di farla franca vicina parente del 100%. Coi grillini uno si aspettava una città disseminata di pattuglie con lo Street Control in modo da essere praticamente sicuri di pigliare la contravvenzione posteggiando in mezzo alla strada. Non hanno fatto nulla e la cafonaggine è ulteriormente dilagata. Oggi si chiede a chi si comporta bene di pagare (giusto) ma si tollera chi si comporta male (profondamente sbagliato) di fatto spingendo i cittadini a trasformarsi in pessimi cittadini. Un danno enorme. Oggi con un giusto inasprimento delle strisce blu si dovrebbero avere ausiliari spietati e multe a raffica. E invece il rischio che a pagare anche questi corretti aumenti siano solo coloro che hanno una coscienza.

- Ultima ma non ultima è la mancanza di visione su uno degli elementi più strategici di tutta questa partita: i parcheggi interrati. Tutte le critiche che abbiamo evocato sopra da parte dei romani a qualsiasi cambiamento che punti a modificare la loro città-favela (la favela sarà anche degradata, ma vuoi mettere il gusto di far quel che ti pare h24!?) potrebbero essere rispedite al mittente semplicemente se ci fosse una serie offerta di sosta in struttura. I parcheggi però non si fanno e quando si fanno si fanno male e coinvolgendo società improbabili. Invece realizzare parcheggi interrati è un vantaggio enorme per tutti: si riqualificano strade e piazze (pensate a Piazza Cavour, unica piazza europea della città grazie ad un parcheggio), si tolgono le auto dalla superficie, il Comune incassa milioni e milioni in oneri concessori da reinvestire su arredo urbano e ciclabilità e si possono dare servizi di qualità: car sharing, scooter sharing, in struttura possono essere trasferite le officine che oggi anomalmente occupano fondi commerciali così come i distributori di benzina. Insomma davvero una strategia ampia che oggi è totalmente ferma, dando adito alle sciocche voci di chi "vabbè, ma la macchina ndo a mettemo?".

***

Questa amministrazione, insomma, ha fatto danni economici, sociali e politici che la città pagherà nei prossimi 40 anni. Contro di questi nessun cittadino ha detto nulla. Quando si è trattato di provare a cambiar faccia al trasporto pubblico nessun cittadino si è presentato a votare un referendum. Ora però che si tratta di rinunciare a qualche ingiusto e ipotetico privilegio riguardante la propria maghina sembra che stia per scoppiare una rivoluzione. Una cittadinanza semplicemente raccapricciante che merita il peggio. Il peggio. E che non potrà mai farcela a salvarsi da sola. Veniteci ad aiutare, salvateci da noi stessi. 

L'invasione dei bidoncini. L'ultima assurdità di Ama sulla differenziata non domestica

14 novembre 2018


 


Come al solito nessuno ne sta parlando (caro Di Maio, il problema dei giornalisti è che vi attaccano poco, non che vi attaccano troppo!) ma Sora Pinuccia con la magica dirigenza dell'Ama hanno preparato l'ennesimo biscottino alla città che andrà a rendere ancor più raccapriccianti e orribili le nostre strade dopo il bel regalo degli assurdi bidoni gialli per la raccolta degli abiti usati.

Cosa è successo? Dal mese di novembre - dopo l'aggiudicazione del grosso bando di gara (oltre 150 milioni di euro) che trovate qui - Ama ha affidato alle società vincitrici Sangalli, Avr, Sarim e Multiservizi il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti anche alle utenze non domestiche. Significa qualcosa come oltre 80mila utenze che vanno dagli uffici, gli studi professionali, gli esercizi di ristorazione (quasi la metà del totale) e poi anche sebbene con una modalità ad hoc scuole e mercati.

Di per se l'approccio è giusto. Questi esercizi, che prima sversavano direttamente i loro rifiuti nei cassonetti, devo avere una raccolta puntuale e misurata. Bisogna capire quanto effettivamente producono in termini di chilogrammi (oggi a Roma ancora si paga in base ai metri quadri, semplicemente assurdo) e bisogna spingerli a differenziare il più possibile i rifiuti. Bene ad esempio che i bidoncini abbiano tutti un tag con codice a barre per gestire i big data utili a migliorare il servizio. Oltre a questo bisognerebbe controllarli e sanzionarli anche perché ad oggi in assenza di controlli, multe e sanzioni, cosa vieta ad un ristoratore di continuare a buttare cose nei cassonetti normali per far "pesare"  un po' meno i suoi bidoncini? Infatti già lo fanno! A Prati un ristoratore ha i suoi bidoncini, ovviamente abbandonati sul suolo pubblico e opportunamente lucchettati, e ogni mattina presto sversa i suoi rifiuti nei cassonetti regolari. Così quando in giornata la ditta viene a ritirare i suoi rifiuti il peso risulta minimo e la tariffa probabilmente gli si ridurrà. A spese di tutti. La totale disorganizzazione porta a questo. 

Fermo restando l'approccio giusto, dunque, come ha deciso di procedere Ama? Ovviamente all'insegna del caos a dar credito ai commercianti che sono piuttosto disperati dopo qualche giorno dall'inizio del nuovo servizio. La raccolta si espleta come detto tramite bidoncini. Giusto che sia così. Ma ogni esercizio commerciale non ha un bidoncino (dentro al quale mettere la busta dell'umido, della plastica, della carta differenziando per colore dei contenitori) bensì qualcosa come quattro bidoncini. Avete capito bene: ad ogni bar o ristorante sono stati consegnati e posizionati quattro bidoncini come potete vedere dalle immagini. 

Come risolvono a Milano? I bidoncini degli esercenti vengono posizionati dentro a dei cavedi appositamente ricavati (il regolamento edilizio di Milano è altra cosa rispetto a quello di Roma e i condomini devo avere spazio per i rifiuti essendoci la differenziata da oltre vent'anni, e anche spazio per i bidoncini dei negozi che insistono nel condominio) nei cortili dei palazzi, si mettono fuori la sera, si rimettono dentro al mattino presto. Se qualcuno sgarra il condominio viene multato. Selvaggiamente multato! Insomma, organizzzione.

Il risultato nelle strade in cui il servizio è iniziato è semplicemente surreale. I marciapiedi si sono riempiti di bidoncini, così i dehors (la gente prende il caffè in mezzo ad una discarichetta...). Nessun commerciante - benché presumibilmente la cosa sarebbe obbligatoria, per lo meno ce lo auguriamo - ripone i bidoncini all'interno dell'esercizio ma questi ultimi sono collocati nello spazio pubblico. Le strade hanno cambiato faccia dall'oggi al domani e questo interesserà tutta la città a brevissimo. 
Da Prati all'Esquilino ogni percorso è ormai caratterizzato da un panorama all'insegna della plastica colorata (oggi sono nuovi e fa freddo, domani saranno vecchi e puzzeranno di cadavere). Dovunque. Ovviamente la disinformazione vuole che non si sa l'orario preciso in cui la società di raccolta passerà a svuotare per cui, per non sbagliare, i cassonettini vengono lasciati sempre fuori. H24. Sotto le finestre dei condomini, sui marciapiedi a restringerli, vicino ai tavolini all'aperto, al posto di regolari posteggi auto. Molti commercianti non li vogliono proprio vicino o di fronte al negozio e dunque li mettono un po' distanti. In molti quartieri dove si è finalmente eliminata la piaga dei cassonetti normali e dove i residenti si tengono dentro al condominio i loro bidoncini ora si è tornati ad avere cassonettini per strada, il colmo dei colmi. Se poi si pensa che questo porterà agli esercenti ad avere probabilmente degli sconti sulla TARI il colmo si colma ulteriormente. Sconto per far tornare il degrado sul suolo pubblico!? Roba da guerra civile. 
Un casino che la metà basta. Nelle altre città (Milano come detto ma anche Madrid, Parigi) ci sono i bidoncini? Certo che ci sono, ma sono gestiti con orari precisi, non stanno fuori tutto il giorno (altrimenti giù multe!), vengono messi fuori solo nel tempo necessario - solitamente la notte e poi vengono ritirati la mattina - per il ritiro dei rifiuti e poi riposti all'interno.
Ma anche se domani ci fosse un timing preciso di orari di ritiro, comunque quasi nessun esercizio commerciale avrebbe la possibilità di mettere all'interno un grappolo di quattro (!) bidoncini. Pur anche fosse previsto, sarà pressoché impossibile obbligare i commercianti a ricoverare questi bidoncini all'interno. Tra chi non ha spazio e chi non ha voglia (divisi equamente a metà) nessuno lo farà. E nessuno sarà nelle condizioni di sanzionare.

Ovviamente queste migliaia e migliaia di metri quadri di suolo pubblico rubati alla città si assommano al suolo pubblico rubato dai cassonetti normali (che comunque rimangono rendendo peraltro assurdo il progetto: la differenziata porta a porta spinta funziona solo se è l'unica opzione, ma se lasci comunque i cassonetti è un cavolo e tutt'uno), si assommano al suolo pubblico rubato dai bidoni gialli dei vestiti (altra follia di questa amministrazione) e si assommano al suolo pubblico rubato dalle auto in sosta e in sosta selvaggia. Tutte le città del mondo col suolo pubblico fanno altro (verde, arredo urbano di qualità, servizi, eventi, pedonalità), mentre Roma continua ad usare questo che è il suo più grande valore come discarica e parcheggio a raso. Una tristezza infinita.
"Il primo obbiettivo di questo nuovo progetto" ha dichiarato Ama qualche settimana fa presentando la novità "è migliorare il decoro delle strade". Beh, fatevi una passeggiata.


7 motivi per cui il referendum non è andato così male come sembra

11 novembre 2018
Molta gente è arrabbiata, delusa, inviperita contro i propri concittadini per i risultati poco lusinghieri dell'affluenza del Referendum. Noi non lo siamo poi granché, non più del solito insomma.
Sia perché abbiamo una tale bassa considerazione degli abitanti di questa città (se Roma è ridotta così è perché è piena di gentaccia, altrimenti nessuna - nessuna! - città si riduce a questi minimi termini se dotata di una cittadinanza un minimo decente e relativi anticorpi) che nutriamo sempre aspettative contenutissime, sia perché non consideriamo poi così male (le previsioni parlavano di un 12% di affluenza) i risultati così come emersi dalle urne quest'oggi. Lo spieghiamo in questi sette punti.


1. Il referendum è stato sabotato a livello di comunicazione e di dibattito dalla più squallida e raccapricciante amministrazione che la città abbia mai avuto, per meri motivi clientelari oltre che - ed è peggio - ideologici. Una confusione montata ad arte per affossare, con le solite strategie di comunicazione studiate dalla Casaleggio: studia il mercato, individuane le debolezze, colpisci.

2. Il referendum si sarebbe dovuto votare assieme alle elezioni politiche del 4 marzo (come richiesto a gran voce dai promotori), questo ci avrebbe permesso di risparmiare denaro e disagi (domani le scuole resteranno chiuse, dopo le ridicole chiusure dell'amministrazione "causa vento" di qualche giorno fa) e di avere un quorum elevatissimo, ma l'amministrazione rivoltante di cui sopra ha deciso di sposarlo in una data perfetta per farlo fallire.

3. Il referendum era molto tecnico, molto specifico, molto direzionato ad una specifica fascia di utenza sempre più debole, sempre più composta da stranieri (privi del diritto di voto), sempre più fatta di gente che vive fuori dai confini del comune, e sempre più rarefatta perché in questi anni di dramma-Raggi moltissimi cittadini sono dovuti passare dal mezzo pubblico al mezzo privato.

4. Sia dal Movimento 5 Stelle, sia da altri disgustosi partiti italiani (Lega, ma anche quel che resta di spazzatura politica tipo Leu), si è agito in maniera sconsiderata mistificando il quesito. I referendum hanno il pregio di essere chiari: aborto si, aborto no; divorzio si, divorzio no e così via. Qui si parlava di "gare sì \ gare no" per l'assegnazione del servizio di trasporto pubblico. Punto. Far restare Atac pubblica o non pubblica non c'entrava niente, così come non c'entravano niente le presunte privatizzazioni. La peggiore politica da una parte ha negato visibilità e dibattito alla consultazione, dall'altra ha disinformato ad arte. Sono i metodi putiniani e neofascisti di questa nuova classe dirigente che punta tutto sui cittadini ignoranti. Il popolino bue è il loro brodo di coltura, finché ci sarà ignoranza diffusa loro saranno fortissimi e imbattibili. Guardate i risultati del VI Municipio: solo il 9% delle persone è andato a votare. Tor Bella Monaca ormai è la Scampia del Movimento 5 Stelle. Più le persone sono disperate, povere, ignoranti, in difficoltà, prive di visione e speranza per il futuro, più la narrazione infame e meschina di questa nuova classe dirigente senza scrupoli attecchisce alla grande.
Questa continua mistificazione sulla "privatizzazione" e sull'ingresso dei privati ha ingrossato poi anche la percentuale di NO sulle schede. Ovviamente non è all'ordine del giorno nessuna privatizzazione ne tanto meno un ingresso di operatori privati a Roma. Si è parlato molto della società Roma TPL dicendo che a Roma già i privati ci sono e funzionano male. In primis non funzionano male ma funzionano come e forse un pelo meglio di Atac, in secundis Roma TPL non è affatto semplicisticamente privata. E' ovviamente una società di diritto privato (lo è anche Atac!) ma gli azionisti, così come per Atac, sono in buona parte parte pubblici. Roma TPL altri non è, semplificando per fare un paragone, che l'Atac dell'Umbria visto che questo è il principale azionista. Quale privato e privato? Questo per dire come si è lavorato per ingannare gli elettori.
Ma il grande raggiro riguarda anche e soprattutto i dipendenti Atac, i primi sponsor della vittoria del NO o del fallimento del referendum. Le prime vittime sono loro. In caso di messa a bando del servizio avrebbero potuto beneficiare della riassunzione in qualche società seria che sarebbe venuta a gestire il trasporto pubblico a Roma; così restano legati ad Atac, una società clinicamente morta che da un giorno all'altro può crollare su se stessa generando migliaia e migliaia di disoccupati. A questo punto se lo meritano, intendiamoci, me pensate come sono stati ingannati anche loro... Ad ogni modo a restare a casa sono abituati, visti i tassi di assenteismo neppure paragonabili con i loro colleghi in altre città italiane.
Rapporto tra votanti al Referendum e votanti per il M5S alle scorse Regionali. Più c'è malaffare e degrado più si vota come dice il M5S, ecco perché la città deve essere sommersa di immondizia e povertà perché solo la gente tenuta in queste condizioni è disposta a votare per atroci partiti populisti

5. Il referendum è fallito solo perché con un colpo di mano il Comune ha reintrodotto un quorum fake visto che il quorum è stato abolito per tutti i referendum di questo tipo. Per tutti ma non per questo ovviamente. Il M5S sono 10 anni che predica che bisogna abolire i quorum a tutti i referendum perché loro sono per la democrazia diretta, urlano che il quorum è un furto di democrazia (leggi qui e schiuma di rabbia), ma qui come al solito ha fatto il contrario di quello che ha detto. Del resto sono anni che predicano l'onestà e invece sono i più imbroglioni e bugiardi di tutti...
Su questo i Radicali hanno pronto un ricorso e auguriamoci che lo vincano: le scorse elezioni municipali nei municipi in cui le ridicole giunte pentecatte erano saltate (l'VIII Municipio, il III Municipio...) hanno visto affluenze inferiori al 30%, e si tratta di elezioni determinati per la qualità della vita dei cittadini, con eletti, presidenti, giunte nuove da fare. Invece per un mero referendum consultivo si pretendeva un terzo degli elettori. Questo è semplicemente ridicolo.

6. C'è stata una giornata clamorosamente bella oggi a Roma. Se andavi a Villa Pamphili sembrava Ferragosto. Caldo, sole stupendo, cielo meraviglioso. Tanta gente in giro, per strada, nei parchi, fuori città. Dice: si ma al referendum si può votare pure di sera. Col cavolo! Al referendum si poteva votare fino alle 20 e basta! Chi era andato al mare o a fare una gita fuori porta ha dovuto rinunciare a votare causa orari di apertura seggi assurdi. Qualcuno (sono tanti gli habitué del voto all'ultimo) si è recato ai seggi alle 21 o alle 22 trovandoli chiusi. Se guardate i dati dell'affluenza ora per ora noterete un picco nelle ultime ore quando, dalle 16 alle 20 l'affluenza è passata dall'8 al 16 raddoppiando. Molto probabile un 20% si sarebbe raggiunto agevolmente con una normalissima apertura fino alle 22.

7. Nei seggi c'è stato caos e una brutta atmosfera. Pieno di personale Atac tra gli addetti alle urne, uno scandalo che potrebbe verificarsi solo a Roma. Tanta gente rimandata indietro perché priva di tessera elettorale, che però non era obbligatoria.


Ebbene in queste condizioni, e considerando il livello ormai infimo a cui è ridotta la cittadinanza romana (esiste una civilizzazione di pari livello al mondo? Esiste un tale assembramento di gentaglia? Di feccia autolesionista e protesa al suicidio sociale, economico, civile? Se esiste, se esiste in giro per il pianeta gente come i romani, ditecelo) aver portato a muoversi quasi 400mila persone è un risultato clamoroso, altro che storie.
Fatevi una risata confermando le vostre idee sul ritardo mentale di Sindaca & assessora ai trasporti andandovi a leggere i loro tweet post chiusura urne. Entrambe dimostrano, non che sia una sorpresa, di non essere state minimamente in grado di comprendere il quesito. Eppure era scritto in italiano semplice. Ma ormai la demenza si ostenta, non si nasconde più.
Il referendum voleva affermare un concetto molto semplice: i servizi non si danno ad una società per affidamento diretto, ma si affidano dopo una gara pubblica, europea, trasparente a chi dimostra di poterli erogare al meglio. Il M5S, invece, per alimentare le sue clientele elettorali ha rinnovato in maniera illecita l'affidamento diretto ad Atac nonostante il parere negativo dell'Anac.


Insomma, referendum o non referendum, continuare ad assegnare il servizio ad Atac è illegale (non che i pentecatti si vergognino a far robe illegali, intendiamoci: scrupoli zero quando si tratta di raccattare due voti in più) e bisogna procedere con delle gare. Lo dice Cantone in persona. Quanto ad Atac stessa, referendum o non referendum, l'azienda è morta. Morta! Solo questione di mesi o al massimo di settimane. In attesa ovviamente di qualche clamoroso incidente serio, perché per ora i morti ammazzati tra bus incendiati e scale mobili si sono scampati solo per miracolo.

Il referendum Atac non è solo per Atac: è l'ultima speranza a Roma

9 novembre 2018
Se questa città ha ancora qualche flebile speranza di ritirarsi su un bel giorno, lo capiremo davvero molto dall'esito della consultazione referendaria di domenica. Tanta gente andrà a votare? I SI prevarranno in maniera schiacciante? Allora significa che qualche anticorpo al suicidio Roma lo ha forse sviluppato in questi anni di assurdità surreale. Viceversa, seppur con una vittoria schiacciante dei SI, i cittadini ignoreranno la chiamata alle urne? L'affluenza sarà sotto al 30%? Prevarranno le menzogne e la potentissima macchina della disinformazione fasciogrillina tutta fatta di "Atac è dei romani" e "no alle privatizzazioni"? Allora sarà il segno davvero che le speranze non ci sono più.

Di referendum Atac hanno parlato in molti e basta girare un po' in rete consultando siti seri per farsi una idea chiara. Noi abbiamo aggiunto le nostre considerazioni qui e oggi aggiungiamo un altro elemento. L'altro elemento però non riguarda Atac, ma riguarda la città più in generale. E non solamente per le riflessioni fatte sopra sull'atteggiamento dei cittadini, bensì per quanto concerne le altre forme di servizi a rete. 

Insomma il punto è questo: se passa il concetto - peraltro per lo più obbligatorio secondo i saggi dettami europei - secondo il quale i servizi a rete debbono essere gestiti da società che abbiano vinto un bando e che si siano dimostrate le migliori nel quadro di una evidenza pubblica, beh, allora la cosa può valere anche per altro, non solo per Atac.

Può valere ad esempio per il servizio di pubbliche affissioni, con un bando pronto che pur di mantenere ottimi rapporti con la camorra dei cartellonari l'amministrazione tiene bloccato da due anni. Può valere poi per la raccolta dei rifiuti, con Ama che è una delle tante opzioni possibili: quando scade la concessione la si mette a bando. La può dunque rivincere Ama, ma può venire anche qualche altra società. Ad esempio la eccellente AMSA che gestisce la impeccabile pulizia di Milano, considerata una delle città più avanzate d'occidente per la raccolta, il trattamento e lo smaltimento.

Insomma se l'obbiettivo è toglierci dalle scatole società piene di atroci raccomandati, gente entrata senza concorso, incapaci, nulla facenti, con un tasso di assenteismo mai visto, ove la politica e i partiti banchettano da decenni con clientele assurde, con un livello di rapporti sindacali da medioevo, all'insegna del voto di scambio e delle collusioni e connivenze, e con dei costi inaccettabili e un rapporto malato con la clientela (insomma tutto quello che piace da morire alla teppaglia grillina e ai partiti vetero corporativi tipo Fratelli d'Italia) questa è l'occasione più adatta.

E' l'occasione per cambiare l'approccio, per cambiare il punto di vista, per smetterla di confondere i problemi con le soluzioni e di mistificare la realtà. Non si tratta di privatizzazione (e no ci sarebbe nulla di male, salvo il fatto che nessuno mai si comprerebbe queste aziende mostruose), non si tratta di far entrare i privati (e anche qui non ci sarebbe nulla di male, ma la maggior parte delle aziende migliori di questi settori sono giocoforza pubbliche). Si tratta di un'altra cosa completamente estranea alla nostra città - con le conseguenze che vediamo - ovvero far lavorare solo i migliori mettendo ai margini i peggiori. Il referendum di domenica è praticamente l'ultima occasione in questo senso. Vediamo se i romani sciuperanno anche questa.

Come funziona la nuova preferenziale-con-cordoli di Emanuele Filiberto? Video

6 novembre 2018
Abbiamo abbozzato la prima, sebbene prematura, "prova su strada" della nuova preferenziale-protetta-da-cordoli su Via Emanuele Filiberto. Il cantiere infatti è appena terminato, nuovo di pacca e con tanto di vigilini urbani schierati a difenderlo dalle fameliche fauci degli automobilisti più prepotenti d'occidente.

Ebbene la prova è andata niente male. Lo potete osservare facilmente dal video, senza che ci dilunghiamo troppo nello scritto. Nello scritto occupiamoci piuttosto di dire le cose che non vanno.


1. La carreggiata si può e si deve ancora ridurre per ricavare una ciclabile. 


2. L'attraversamento pedonale che collega l'edicola con Via Domenico Fontana è saltato e mai ripristinato. E' necessario!

3. Nei punti in cui il cordolo non c'è c'è ancora la sosta selvaggia purtroppo.

4. Nella preferenziale sarebbe necessaria una videosorveglianza per multare eventuali trasgressori

5. Bisognerebbe ripensare tutta la viabilità circostante perché alcune strade stanno soffrendo davvero troppo. In particolare Via Statilia e Via Umberto Biancamano

Referendum Atac. 2 ineluttabili motivi per cui votare e far votare SI

5 novembre 2018
Non ci sono dubbi - e i nostri lettori lo sanno perfettamente - sulla opportunità e anzi sulla necessità impellente di votare SI ai quesiti referendari che saranno sottoposti all'elettorato romano la prossima domenica 11 novembre. 

I motivi sono mille: l'efficienza può solo aumentare, ogni riferimento ai temibili "privati" è totalmente privo di relazione con la realtà, Atac è di fatto morta e non ci sono speranze per lei da nessun punto di vista, la necessità di cambiare è totale e può rappresentare anche psicologicamente una speranza per una città che non tributa più alcuna credibilità all'attuale azienda. I rischi per i posti di lavoro, per le condizioni dei lavoratori, per i costi del servizio all'utenza o per la copertura territoriale sono ridicoli: quelle sono cose che decide il Comune e i lavoratori è proprio ora - con Atac che può fallire da un momento all'altro - che sono in reale pericolo non certo con un nuovo gestore magari facente parte di un solido gruppo internazionale voglioso di investire.

Ma al di là di tutte le numerosissime motivazioni, ve ne sono due in particolare che dovrebbero convincere anche il più indeciso. Una squisitamente tecnica e una squisitamente politica. 

La motivazione politica riguarda ovviamente questa Giunta. L'amministrazione per questioni varie (due principalmente: sciocchi motivi ideologici e squallidi motivi clientelari) si è schierata a favore del NO al Referendum. Non si capisce come si possa schierarsi per il NO (contro le norme europee oltre che contro il buon senso), ma il Comune ha deciso di fare questo. Ora visto che votare sì è a prescindere cosa buona e giusta, la scelta assume un doppio valore perché contribuisce a sconfessare l'amministrazione e a comminarle una sconfitta. Con alcuni possibili risultati: con un voto drasticamente a favore del SI l'amministrazione potrebbe cadere (non ce lo auguriamo) oppure potrebbe finalmente capire che è totalmente direzionata dalla parte sbagliata e correggere finalmente la rotta dopo 30 mesi di sciagure. In ogni caso una schiacciante vittoria dei SI più aiutare chissà a modificare tutte le forsennate scelte politiche di Raggi e dei suoi, a prescindere da Atac. Ecco perché votare SI ha un importante significato politico. Si manda insomma un chiaro messaggio alla sindaca: state amministrando male, non abbiamo stima di voi, cambiate modo di fare. E' l'ultima occasione per dare un segnale chiaro, perderla sarebbe un errore madornale. Ovviamente una scarsa affluenza o una vittoria dei NO ringalluzzirebbero la Raggi convincendola che è proprio così che bisogna andare avanti: tra incapacità, collusioni, connivenze e piaceri a tutte le peggiori lobbies della città.


Poi c'è la motivazione tecnica. Un nuovo gestore, al posto di Atac, potrebbe migliorare la qualità del servizio, potrebbe avere vetture più nuove, potrebbe essere più sicuro, avere collaboratori più professionali mentre il Comune potrebbe da par suo concentrarsi in maniera seria sui controlli, sul coordinamento, rinforzando le funzioni di supervisione e pianificazione, e sulle sanzioni in caso di mancanze. Già, ma tutto questo non potrebbe farlo direttamente Atac già da ora?, potrebbe obbiettare qualcuno. Ebbene no. Atac non potrebbe mai farlo. E non solo per la compromessa (ma proprio compromessa, compromessa, compromessa) situazione finanziaria che non lascia margini ad alcunché, ma per la assurda situazione delle relazioni sindacali e degli accordi di lavoro. Quello che succederà con una nuova gestione invece può avere del miracoloso e riscattare tutti voi che avete avuto a che fare con l'addetto Atac nascosto nel casottino o con l'aggressività coatta di certi autisti e riscattare anche i tanti dipendenti Atac in gamba che oggi sono trattati alla stessa stregua delle palle al piede che affossano l'azienda: con un nuovo gestore succederebbe che tutti gli attuali addetti vedrebbero il loro contratto interrompersi per vedersi proposto un nuovo contratto dal nuovo datore di lavoro subentrato, mettiamo il caso Ratp o Fs o Atm (come vedete i "favoriti" per prendere il posto di Atac sono del tutto pubblici, altro che privati come tanti blaterano). Ebbene il nuovo contratto, a differenza dell'attuale, permetterà all'azienda di poter spingere molto di più sulla produttività. Il nuovo contratto insomma potrà avere premi di produzione reali, incentivi veri per i più bravi, carriere dettate dal merito e non dalla connivenza tra politica\dirigenti\sindacati. Insomma chi lavorerà nella nuova azienda di gestione del trasporto pubblico romano dovrà avere molta più attenzione per i proprio doveri e molta meno per i propri diritti, che sono importantissimi ma vengono un pelo dopo ai doveri che si hanno nei confronti dei viaggiatori, dei contribuenti e di coloro che pagano biglietti e abbonamento. Qualsiasi tentativo di autoriforma dall'interno di Atac si scontrerà sempre contro rapporti di lavoro assurdi e relazioni sindacali ridicole, che non si possono modificare. Bisogna mettere un punto, azzerare tutto e ripartire su basi nuove. E' l'unica soluzione. E non date retta a quelli che vi dicono "eh ma già il 20% dei trasporti a Roma è stato assegnato per gara e non va bene". Non va bene un ciufolo! Le cose sono state fatte male e la società che gestisce dà tanti problemi, ma la produttività è enormemente superiore rispetto a quella di Atac.
Ci guadagnano tutti i cittadini, ci guadagna il comune, ci guadagnano i tanti dipendenti Atac capaci, in gamba e con tanta voglia di lavorare e sacrificarsi (che verranno premiati) e ci perdono soltanto i pochi (o tanti?) dipendenti Atac adusi ad approfittarsi della situazione. Per loro saranno tempi durissimi e forse dovranno decidere di licenziarsi e trovare qualche altra azienda disposta a pagarli per far poco o nulla come avviene oggi. 

Insomma un deciso SI per due obbiettivi: eutanasia all'azienda Atac, che così non può andare avanti se non danneggiando tutti noi; sveglia quanto mai necessaria nei confronti dell'amministrazione.

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