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Videoreportage da Tiberis 2019. Meglio dello scorso anno, ma non bene

21 agosto 2019
Come lo scorso anno siamo andati a Tiberis, la spiaggia urbana più (tristemente) famosa del pianeta Terra, a vedere come procedono le cose. A differenza dello scorso anno ci siamo concentrati solo sulla spiaggia invece di dimostrare quanto siano atroci le condizioni del circondario: le condizioni del circondario sono rimaste le medesime - o sono forse peggiorate - e per gli interessati vale il discorso fatto qui. (Oltre che le importanti riflessioni qui e qui)

Le considerazioni invece su questa edizione di Tiberis sono tutte nel filmato. In estrema sintesi: le cose sono migliorate, ma sono ben lontane dall'essere accettabili.


Solitamente il Comune di Roma a guida pentecatta ha bisogno di un paio d'anni di sonore figure di sterco (le paghiamo tutti noi eh!) prima di imbroccare le strade corrette che spesso sono così facili che le capirebbe anche un bambino. Vedrete che alla fine faranno come per Spelacchio: un anno una figuraccia, l'anno dopo pure e alla fine hanno fatto esattamente come gli avevamo scritto noi di fare qui su questo blog. Idem faranno per Tiberis: bando di gestione e un privato a occuparsene. L'anno prossimo - speriamo benché abbiamo spiegato qui che questo progetto non abbia alcun senso - si farà così. 


Il mestiere di un amministrazione, infatti, non è fare il bagnino o il gestore di stabilimenti balneari (investendo soldi dei cittadini peraltro!). Il mestiere è creare le condizioni affinché cittadini e imprese possano convivere in maniera proficua tra regole precise e opportunità a tutti i livelli. Il Comune, insomma, non deve gestire cose; anche se sono cose di sua proprietà. Deve piuttosto lavorare seriamente per trovare professionisti che le gestiscano e controllarli con attenzione e sanzionarli se necessario.
E' semplicemente sorprendente che concetti così semplici necessitino di decine e decine di mesi per essere compresi. Anzi, conoscendo i nostri eroi non è sorprendente affatto...

Allucinante a San Paolo. La stazione della Metro B trasformata in magazzino per la bancarella

23 luglio 2019








Vi ricordate le promesse di pulirla, riqualificarla, riportarla ad un minimo di dignità a beneficio dei tanti pendolari e cittadini che ancora a Roma si autoinfliggono l'umiliazione di prendere i mezzi pubblici? 
Ebbene ecco invece le condizioni della stazione San Paolo della Metro B. C'era stato anche lo sgombero della enorme bancarella perché pericolosa, abusiva e perché parandosi davanti all'uscita di sicurezza garantiva la morte del sorcio agli eventuali passeggeri in fuga in caso di emergenza, esplosione, incendio.
Nulla di fatto, non solo la bancarella è tornata al suo posto (del resto dopo pochi giorni sono tornate anche quelle su Viale Trastevere, nonostante il grande battage mediatico che raccontava il loro spostamento), ma ora utilizza la stazione come deposito per i suoi scatoloni. 
Si fa enorme fatica a credere che questa sia la stazione di una città occidentale, in pieno centro storico, a servizio di una delle basiliche più importanti della cristianità a livello mondiale. 
Naturalmente per il presidente del Municipio Ciaccheri i problemi sono altri. Anzi i suoi amici dei centri sociali di zona contribuiscono al degrado riempiendo ogni santo giorno le pareti di manifesti abusivi.

3 consigli al presidente dell'VIII Municipio Ciaccheri dopo il rogo del suo motorino

22 giugno 2019
Se parliamo di alternative alla Raggi - e probabilmente è il momento di parlarne - dovremmo riflettere sul fatto che nei piccoli esperimenti che sono stati fatti fino ad oggi, in assenza di una potente riorganizzazione delle destre che purtroppo arriverà eccome se arriverà, gli unici casi di "successo" del fronte contrapposto riguardano il Municipio della Garbatella e quello di Montesacro.

In entrambi i casi però l'alternativa individuata dagli elettori ha una radice pericolosamente radicale di pseudo-sinistra estrema, fondamentalista, ancorata a logiche, schemi, idee e pensieri di quaranta o sessanta anni fa. Vale per la Giunta di Caudo a Montesacro, infarcita di personaggi al limite del macchiettistico come Christian Raimo (pure bravo come assessore alla cultura di quel territorio, beninteso, ma portatore di una ideologia nefasta, tossica e nociva; quella che ha ridotto la città di Roma qualcosa di molto vicino ad una città del terzo o del quarto mondo) e vale ovviamente per l'amministrazione di Ciaccheri a Garbatella, con un presidente diretta espressione del mondo dei centri sociali, ovverosia una delle tante metastasi che si stanno portando via la città. Anche qui amministrazioni discrete quando si tratta del day by day, ma totalmente accecate dalla ideologia, dal poraccismo e dalla mancanza di ambizioni (forse le ambizioni sono capitaliste e non proletarie, chissà) quando si tratta di grandi visioni, progetti di medio e lungo periodo, sviluppo economico e opportunità.
Il centro sociale La Strada da cui proviene Ciaccheri

Insomma non è che dopo la Raggi - e speriamo che l'agonia finisca presto - ci troviamo con alternative che sono perfino peggio della raggi per sciatta ideologia e pensieri retrogradi e che, come tali, finiranno per regalare Roma a Salvini e Meloni? Sarà bene rifletterci. E sarà bene capire quale diamine di problema abbia questa città con una sinistra europea, occidentale, post ideologica tipo quella che da anni sta governando Milano rendendola una delle città più attrattive, aperte e straordinarie di tutto l'occidente.

In particolare a Ciaccheri è accaduto un episodio qualche settimana fa che ingiustamente è stato passato sotto silenzio dopo qualche breve ora di clamore.

Era la notte tra l'1 e il 2 giugno e in una strada della Garbatella un motorino veniva dato alle fiamme. Ne succedono a decine ogni giorno a Roma di queste cose: vandali, gente annoiata, stupidi o casi fortuiti.

Fatto sta che quel motorino era del presidente dell'VIII Municipio Amedeo Ciaccheri. Il presidente poteva starsi zitto e farsi rimborsare dall'assicurazione comprandosi un nuovo motorino oppure poteva, in perfetto mood grillino, annunciare il complotto ai quattro venti. Indovinate cosa fece?
Come vedete il post Facebook non tardò ad essere pubblicato. Secondo Ciaccheri quella era una intimidazione che "non lascia spazio a fraintendimenti". Addirittura un "gesto preciso" che non riuscirà a intimidirlo. 

Zero i motivi per questa ipotetica intimidazione. Nessuna presa di posizione radicale da parte del Minisindaco, nessuno screzio con nessuno, nessuno scontro con gruppi di potere, nessuna avvisaglia. Dopo quasi un mese le forze dell'ordine non hanno trovato nulla di nulla. 
Come si fa a urlare all'intimidazione senza averne alcuna evidenza concreta? Perché alzare la tensione in questo modo quando nessuno può ragionevolmente escludere che quel gesto fosse stato fatto da un semplice vandalo come ogni giorno accade a decine di cittadini?

Troppo ghiotta l'occasione per Ciaccheri di passare il suo quarto d'ora di celebrità da piccolo eroe di quartiere. 

Vogliamo dargli tre consigli. 

Il primo è smetterla di parcheggiare sul marciapiede. Si vede chiaramente che il suo motorino è stato incendiato proprio in quel punto e non è molto edificante per un presidente di Municipio. Certo, è pur vero che quel tratto di marciapiede è stato - purtroppo, assurdamente - da qualche tempo derubricato a parcheggio a spina (roba che solo a Roma!), ma è altrettanto vero che basta andare indietro su Google Street View per trovare il motorino del presidente parcheggiato sul percorso pedonale anche quando quest'ultimo era effettivamente un percorso pedonale. (Questa immagine qui sotto era del 2015). 

Vabbene che chi vive nei centri sociali romani si sente padrone assoluto della città e tutti gli altri sono fessi, ma forse sarebbe opportuno riaffermare il concetto che i marciapiedi sono per i pedoni e non per le lamiere. Anzi il presidente - visto che ne ha pieno titolo, ed ecco il secondo suggerimento - potrebbe riqualificare quel marciapiede, proteggerlo con paletti e trasformarlo in un percorso pedonale sicuro liberandolo dalle auto che volgarmente lo occupano rendendo la strada un budello inguardabile da paese sottosviluppato.
Il presidente Amedeo Ciaccheri

Il terzo e ultimo suggerimento riguarda la videosorveglianza. Grande battaglia dei centri sociali dai quali Ciaccheri proviene ("la videosorveglianza crea un grande fratello, uno stato di polizia, non la vogliamo, è capitalista e borghese!" e già mille cretinate di questo tipo). Se il Municipio fosse stato dotato di un serio sistema di telecamere a circuito chiuso come ormai avviene in tutta l'Europa evoluta e civile avremmo potuto derimere in pochi istanti l'arcano e capire se a dar fuoco allo scooter era qualche sbandato o gruppi organizzati atti a intimidire curiosamente senza un argomento, senza una rivendicazione, senza un contenuto, senza un messaggio e senza un vero obbiettivo.

In quel modo però difficilmente si sarebbe potuto aprire il palcoscenico del piccolo povero teatrino del vittimismo...

"Vota Garibaldi" alla Garbatella: l'Ufficio Decoro ha fatto bene a cancellare la scritta

14 marzo 2019
Nella barzelletta quotidiana che è il Comune di Roma, ieri si è appalesata l'ennesima agghiacciante freddura: i sempre più imbarazzanti operai comunali, in forze all'umiliante e umiliato Ufficio del Decoro Urbano, hanno cancellato un reperto murario risalente a 70 anni fa, una scritta ormai storicizzata che risaliva alle prime elezioni politiche della Repubblica e che invitava a votare per il Fronte Popolare (che per fortuna perse, peraltro). Un pezzo di storia con tanto di insegna commemorativa, restaurato oltretutto con soldi pubblici una quindicina d'anni fa.

Farne tuttavia una colpa agli operai del Comune è ingiusto. Così come è ingiusto farne una colpa in generale alla miserabile amministrazione pentecatta che ci ritroviamo. L'amministrazione infatti, si muove all'interno di uno strettissimo viottolo accidentato tra mentalità bacata e ideologia. Mentalità bacata e ideologia che sono, per contrappasso, presenti in città nella loro massima concentrazione proprio alla Garbatella, patria di un sentimento di sedicente sinistra (qualcuno un giorno spiegherà loro che quella porcheria lì non è sinistra, anzi) che non ha ormai cittadinanza da nessuna altra parte d'occidente. 

Il sentimento per cui la legalità si applica a tutti meno che agli amici, il sentimento per cui lo sviluppo civile, economico, urbanistico di  una città deve essere vissuto esclusivamente come "speculazione" da combattere; il sentimento per cui "muri puliti, popoli muti", vittima di slogan patetici e infantili, coniati una vita fa quando, semmai, avevano dieci volte più significato di oggi. La Garbatella dei centri sociali, la Garbatella delle occupazioni, la Garbatella che accoglie e legittima ogni sistema malavitoso a patto che combaci con l'ideologia imperante nel quartiere. Chi è causa del suo male deve piangere se stesso...

All'interno di questo quadro, il Comune di Roma, con le sue squadre dedicate al Decoro Urbano (non ci viene in mente nulla di più male in arnese), lavora come dicevamo in una strettoia: di fatto le scritte non si cancellano più, assurte quasi a forma di libertà d'espressione per opera di mandrie di vandali decerebrati che però per l'ideologia imperante hanno un pregio: creano un ambiente, un humus, favorevole. Contribuiscono a creare la "magia" tutta romana del degrado diffuso e omnichannel. Quella strana sensazione per cui TUTTO è devastato, per cui non si salva un solo centimetro quadro dai marciapiedi, alle strade, ai palazzi, ai balconcini delle abitazioni fino appunto a tutti le superfici orizzontali inclusi i furgoni, i mezzi della nettezza urbana o i treni della metropolitana. Questo brodo primordiale in cui siamo immersi ci ha per osmosi permeato, fa parte di noi e ci consente di accettare tutto, essere resilienti a tutto: se vivi una esistenza annegato negli scarabocchi di certo non sei portato ad indignarti se dietro casa tua un gruppo di paraculi occupa uno spazio per farci delle "attività culturali" che si potrebbero tranquillamente fare affittando regolarmente lo stesso spazio. Non lo consideri un problema, anzi lo consideri coerente all'ambiente in cui, inconsapevole, galleggi ogni giorno. 

La cancellazione delle scritte vandaliche dunque, da San Lorenzo a Garbatella, è considerata un atto ostile allo status quo poraccista e ideologizzato. Una operazione dovunque ordinaria qui diventa istanza di gentrificazione selvaggia che rischia di minare la pax diffusa tra cittadini e città: tutto fa schifo, quindi nun me rompete i cojoni. Sia mai che qualcuno si svegli da questo stato di trance, di spaventoso torpore permanente e apra gli occhi.

In questo quadro e con questo mood culturale spalmato, sono ormai sei anni che non si cancella più una scritta. Di questo - sotto attacco da parte dei bellimbusti di cui sopra - si occupa solo Retake Roma additato infatti come longa manus delle multinazionali dalla parte peggiore della città che siamo rimasti gli unici e gli ultimi a combattere.

E' invalsa una prassi surreale: gli uffici comunali si limitano dunque a cancellare le scritte "politiche", inneggianti a regimi dittatoriali o razziste. Non mancano casi di condomini o cittadini che pur essendo tutt'altro che nazisti furtivamente disegnano una svastica sul palazzo in modo tale da avere almeno quella parete ripulita dal Decoro Urbano. Guardate la follia nelle foto che hanno fatto il giro d'Italia ieri: la scritta storica l'hanno cancellata, i graffitacci tutti intorno li hanno salvaguardati... Tra l'altro è sempre mediocre per non dir peggio la qualità del lavoro: l'obbiettivo è censurare il messaggio, non restituire decoro e dignità alla città. Mettono toppe di vernice bianca persino sui pregiati muri in travertino e sticaxxi. Perché nell'ansia di andare a coprire i messaggi (non capendo che così facendo si dà importanza ai messaggi stessi che invece dovrebbero essere considerati vandalismi alla stregua di tutti gli altri) conta solo nascondere sotto al tappeto la povere, non certo riqualificare lo spazio pubblico che, spesso, dopo gli interventi di cancellazione è messo peggio di prima. L'atteggiamento dovrebbe essere il contrario: non si considera mai (MAI) il contenuto delle scritte, si cancellano perché sono scritte abusive e punto. Non esiste un abusivismo più tollerabile in base al contenuto dell'abusivismo stesso.

A Garbatella - incuranti di essere immersi in una bacinella di ridicolo o consapevoli loro malgrado - gli operai del Comune erano a caccia di scritte inneggianti, in negativo, Anna Frank. Se fai scritte contro Anna Frank vengono cancellate, se fai scarabocchi giganteschi su un monumento rimangono lì per anni a deturpare il patrimonio culturale più importante d'occidente. Avendo visto quella che secondo loro era - e lo era - una scritta politica, l'hanno cancellata ripulendo il muro. Come biasimarli? Se l'impalcatura metodologica, intellettuale e ideologica di gestione del decoro urbano è questa, il gesto è assolutamente comprensibile e non ha senso fare troppa ironia su operai, dirigenti e Comune. 

Diverso sarebbe stato se lo scenario fosse stato di normale sapore occidentale. Se la Garbatella fosse stata a Londra i muri sarebbero stati tutti (tutti!) puliti, qualsiasi micro atto di vandalismo sarebbe stato immediatamente sanato in pochi minuti senza scomodare squadracce di operai provenienti chissà da dove e ogni angolo sarebbe stato videosorvegliato dalle telecamere cctv del Comune pronte a sbobinare filmati in caso di azioni illecite. In questo contesto una scritta storica ha le perfette sembianze (le perfette sembianze!) di una scritta storica. In un contesto di caos, abbandono, sciatteria e pressappochismo diffuso anche una scritta storica ha le sembianze di uno scarabocchio e questo vale per tutto il patrimonio di Roma, non solo per questo "reperto". 

Ma poi se hai un reperto storico di valore lo devi trattare da reperto storico di valore, o no? Guardate le foto di quella scritta prese da Google Street View. Le maghine sul marciapiede, le maghine in curva che manco ci arrivi a piedi a vederla, la scritta, gli scarabocchi tutto intorno, il marciapiede devastato, il tubbbo dello scarico con gli adesivi dei "traslochi e sgombri" e così via. Cara Garbatella, tieni il tuo heritage di quartiere in questa maniera e poi ti meravigli se qualcuno, che magari è la prima volta in vita sua che mette piede alla Garbatella, scambia un reperto per uno scarabocchio? La verità è che gli operati hanno fatto bene: hanno fatto il loro lavoro.

Basti pensare ritornando al patrimonio - sempre continuando a parlare dei centro sociali, piccolo cancro della città ma se un piccolo cancro non lo curi è capacissimo di divorarti  - che a San Lorenzo c'è un gruppo di persone che ritiene di essere nel perfetto diritto di realizzare (e rinfrescarla ogni volta che si scolora) una scritta gigantesca inneggiante un loro compagno che non c'è più sulle Mura Aureliane, uno dei monumenti più significativi del mondo.

E' del tutto evidente che il problema non è cancellare inavvertitamente un reperto storico, quello può capitare e fa parte delle leggerezze, delle superficialità e degli errori. Il problema è invece tollerare altre migliaia e migliaia di scritte per questioni di pigrizia, incapacità, scarsa lucidità sulla effettiva gravità di queste questioni e squallida ideologia poraccista. Detto ciò, quella scritta in una città normale (Parigi, Vienna, Londra, Madrid) sarebbe stata cancellata settant'anni fa. Subito dopo le elezioni del '48. O forse anche prima.

"Abbiamo fatto una spiaggia dove c'era una discarica". Storia della più clamorosa bugia su Tiberis

11 agosto 2018
Ormai l'hanno capito anche i bambini, dietro Tiberis non c'è solo una squallida operazione estiva per distogliere il dibattito da cose più serie, bensì un raffinatissimo piano strategico che così può essere raccontato in estrema sintesi: se abitui la gente ad essere poraccia, se la assuefai al cattivo gusto e all'accontentarsi di poco, se elimini qualsiasi ambizione a migliorare, poi questa gente non ti verrà mai a chiedere servizi di qualità, non avrà mai esigenze evolute e dunque con poco, sempre con meno, potrai dire di aver risolto qua, di aver risanato là. 
Tìberis (assurdamente sottotitolata "la spiaggia di Roma", quando Roma è l'unica capitale occidentale a poter vantare 18km di vere straordinarie spiagge!) rappresenta un workshop di abbassamento dell'asticella dell'aspettativa civica di chiunque ci metta piede e si faccia la doccia in quei box che neppure la Protezione Civile dopo un grave terremoto oserebbe. 


Ma a proposito di coloro che ci vanno, forse vi sarà venuto in mente che non può esserci nulla di più triste della processione di dipendenti del Campidoglio, capistaff, militanti irriducibili e impiegati per certi versi costretti nel loro ruolo di comparse balneari nello stabilimento più triste d'Europa. E invece no, oltre a questo c'è di più. C'è qualcosa di molto più triste ed è la frase che ormai da giorni sentiamo saltare di bocca in bocca tra gli ormai pochi pentascemi ancora disposti a difendere l'autentica sciagura rappresentata da questa amministrazione. E quale è questa frase? Eccola: "Ah non ti piace Tiberis, e che era meglio prima che qui c'erano discariche e accampamenti abusivi?". Quante volte avete sentito questa provocazione sarcastica? Quante volte l'avete letta sui social? Ebbene, pure qui, come per tutto il resto (l'ultima menzogna è sul benestare della Regione Lazio), hanno mentito spudoratamente.


Hanno mentito nel senso che non c'era nessuna discarica, non c'era nessun accampamento (forse qualche residuo sotto a Ponte Marconi?). Il terreno è stato girato all'ente Roma Capitale da parte dell'ente Regione Lazio in buone condizioni. Era particolarmente in abbandono fino al 2016, ma poi tra la fine di quell'anno e l'inizio del 2017 era stato ripulito e quando Raggi, a dicembre, lo ha chiesto per farci la sua imbarazzante spiaggetta era un condizioni accettabilissime. Come facciamo a dirlo? E' sufficiente rivolgersi a Google Maps e saper armeggiare nel servizio che su Google Street View permette di andare a ritroso negli anni. Così facendo abbiamo ricavato le foto di cui sopra, chiaramente tutte e due con la relativa data. Si comprende bene allora che nel luglio 2016 l'area era un gran bel caos (un canneto più che una discarica comunque) ma già l'anno successivo, nel luglio 2017 (un anno fa) l'appezzamento gestito dalla Regione Lazio era stato pulito e sistemato. 

Nonostante i continui latrati di fans sfegatati, lacché, tifosi e politicanti di serie C allo sbaraglio, i grillini non hanno trovato nessuna "discarica" e nessun "accampamento". Se ce li avessero trovati, infatti, mai sarebbero state sufficienti le poche decine di migliaia di euro per allestire, mai ce l'avrebbero fatta in un mese e mezzo, e mai si sarebbe potuto proprio aprire perché discariche abusive significa necessità per legge non solo di sgomberi dei materiali ma anche e soprattutto di bonifica dei luoghi e dei terreni. Quindi si scherzi ben poco con "la discarica che abbiamo trasformato in spiaggia". Trasformare una discarica in spiaggia, infatti, necessita anni di lavoro e di bonifiche accurate, perché in una discarica ci possono essere sostanze pericolose, ci possono essere sversamenti tossici e quindi bisogna fare carotaggi, analizzare i terreni e spendere tanti, tantissimi soldi per ripristinare. Nulla di più falso dunque dell'area "degradata e abbandonata in discarica oggi restituita alla città". L'area era una normalissima area golenale come ce ne sono tante, anzi come purtroppo a Roma ce ne sono poche perché le altre, sia sul Tevere che sull'Aniene, sono davvero discariche tossiche e accampamenti pericolosi per chi ci passa vicino e per chi li abita, fino al cuore del centro storico della città. La spiaggia Tìberis è stata fatta insomma nell'unica area di lungotevere che beneficiava regolarmente di un po' di manutenzione, altro che riqualificazione urbana di aree abbandonate. E' stata fatta nell'unica area che non necessitava urgentemente di riqualificazione. E intanto lungo Tevere e Aniene restano discariche e accampamenti spaventosi che si vedono perfino dal satellite. Come discariche e sversamenti continuano in maniera violenta a Tor di Valle, dove oggi potevano fervere i lavori per la realizzazione del più bel quartiere della periferia romana e dove invece Raggi ha tramutato un progetto straordinario di trasformazione urbana in una occasione di corruzione e speculazione edilizia finendo per bloccare tutto. Perché la spiaggetta non l'hanno fatta a Tor di Valle dove c'era davvero necessità di riqualificare visto che i grandi progetti urbanistici capaci di portare miliardi di euro di investimento li hanno bloccati? 


Insomma delle due l'una: o non c'era nessuna discarica e dunque stanno solo spargendo bugie perché quella della discarica restituita alla città è l'unica narrazione che tiene in piedi la schifezza immonda della Raggi Beach; oppure c'era davvero una discarica e stanno facendo balneare la gente, a 38 gradi all'ombra, sopra potenziali rifiuti pericolosi e dannosissimi per la salute di chi passeggia scalzo in un terreno che può avere subito qualsiasi tipo di sversamento e non è stato bonificato.

Per concludere guardate la prima foto di questo articolo, quella in alto. Guardate quella scritta sopra bianca, sopra i teloni neri piazzati per coprire le erbacce, che tramutano la Spiaggia Raggi in una specie (ora sì) di discarica o di deposito di ecoballe. Ebbene avete letto bene: Cinodromo. Il Comune a pochissimi metri dall'ingresso di Tìberis è proprietario di una struttura con potenzialità enormi, che può essere valorizzata, che può generare reddito, lavoro, dignità, servizi per il quartiere. Tutto l'anno. Hai voglia a fare solarium e campi da volley se solo ti metti a recuperare ciò che è tuo e a cacciare via chi lo occupa senza titolo. Ed è solo un'idea tra mille possibili se un giorno si volesse uscire dal continuo ricorso allo spot e si volesse strutturalmente iniziare a governare la città.

Il nuovissimo presidente dell'VIII Municipio e le affissioni abusive

25 giugno 2018


Per un giorno, almeno per un giorno, potremmo starcene tranquilli e goderci (oddio, c'è poco da godere) il sistema di potere di Virginia Raggi che si sfalda ancor prima di essersi strutturato. Che si sbriciola nei municipi dove il Movimento 5 Stelle neppure riesce ad arrivare ai ballottaggi dopo 2 anni di assurdo malgoverno. Probabilmente questo ciclo di amministrazione basato su bugie, clientele sfrenate e su una classe politica priva sia di competenze che di visione finirà molto presto, e potremmo compiacercene (anche perché siamo stati i primi, e sovente anche gli unici, a smontare i castelli di bugie che venivano e vengono goffamente edificati ogni giorno). E invece no, e invece l'indole di rompiscatole non ci abbandona neppure ora.

Anche perché se la classe dirigente "nuova" che si propone come alternativa si comporta in maniera vecchia e superata allora non va bene, allora c'è qualcosa che non è chiaro, allora c'è qualcuno che non ci ha capito niente. Allora è inutile combattere l'attuale sistema.

E così in attesa di poter apprezzare (o, speriamo di no, criticare) l'operato del grande prof. Giovanni Caudo neopresidente del III Municipio, ci concentriamo ancora una volta sull'VIII, territorio controverso di cui abbiamo parlato di recente. Nel constatare che per lo meno Amedeo Ciaccheri dopo la sua vittoria elettorale non ha nominato, come aveva paventato, assessore Paolo Berdini e che all'assessorato al commercio è andata una figura di garanzia e competenza come Leslie Capone (già braccio destro di Marta Leonori), non possiamo evitare però di notare quanto abbiamo visto negli scorsi giorni nel territorio di Garbatella e dintorni.

E così approfittiamo per tornare a parlare dei micidiali bandoni elettorali. Catafalchi di metallo arruzzoniti con i quali a Roma si fa ancora una campagna elettorale che profuma dei peggiori anni Cinquanta, quelli del pressappochismo dettato dai pochi mezzi del dopoguerra. Oggi è ancora così: pali conficcati nei marciapiedi o nelle aree verdi, pannelli di metallo taglienti e ossidati, manifesti affissi sopra da ditte che lavorano in nero con apette Piaggio, scope e colla tossica che cola pericolosa sull'asfalto o nelle aiuole. Uno scenario ridicolo se confrontato a qualsivoglia campagna elettorale in Europa, in Giappone, in Nord America. Terzo mondo, sottosviluppo.

Quando vai a governare e trovi il sottosviluppo hai due scelte: o combatterlo cercando di evolvere il territorio che sei chiamato ad amministrare, oppure adeguarti e sfruttarlo a tuo favore. A quanto ci è sembrato, Ciaccheri ha optato per la seconda scelta. 

Un presidente di Municipio che si presenta come nuovo, giovane e di alternativa rispetto alla cialtronaggine grillina avrebbe dovuto come primo atto richiedere l'immediata rimozione dei bandoni elettorali (vinte le elezioni, la campagna elettorale è terminata!) e avrebbe dovuto consequenzialmente pianificare un sistema più civile per le prossime elezioni.
Ciaccheri, uomo dei centri sociali, che ha fatto invece? Lo vedete dalle immagini. E' partito con un ulteriore giro di affissioni giocoforza abusive riempiendo i bandoni e utilizzandoli per dire grazie ai suoi elettori. Un modo di interpretare la comunicazione politica vecchio di 70 anni, concepibile solo a Roma. Immaginate un presidente di un borgo di Londra o di un arrondissement di Parigi che riempie il proprio territorio di cartacce abusive appiccicate con la scopa e con la colla da qualche dittuncola di attacchini per ringraziare della vittoria elettorale appena conseguita. Sarebbe ipotizzabile? 

Hai un problema, hai un'anomalia sul tuo territorio e invece di risolverlo lo strumentalizzi? Ma dove al mondo...?

La speranza è che questa sia l'unica critica che saremo costretti a rivolgere a Ciaccheri, anche se le forsennate posizioni su Ex Fiera, Piazzale dei Navigatori o Mercati Generali non lasciano ben sperare.

Porto Fluviale. Nasce un nuovissimo edificio ma tutt'intorno lo schifo più assoluto

24 aprile 2018





In tutte le città del mondo quando c'è qualche novità urbanistica e architettonica (palazzi vecchi che vengono sostituiti da palazzi nuovi, zone abbandonate che vengono edificate con nuove architetture di qualità, nuove infrastrutture ecc...) i cittadini sono felici. Non pare loro vero per un semplice fatto: la zona si riempirà di ulteriori servizi e sarà riqualificata senza che a loro venga chiesto nulla in cambio. Nessun esborso, nessun aumento di tasse o condominio. 

E' il meccanismo degli oneri di urbanizzazione: io Comune ti faccio a te, imprenditore, sviluppare un lotto di terreno (magari concedendoti dei cambi di destinazione, ad esempio modificare in residenziale, commerciale o uffici un edificio che secondo il vecchio Piano Regolatore doveva essere industriale) e tu, imprenditore, oltre a fare i lavori come dico io, a creare nuova occupazione e a migliorare l'area, sei obbligato ad investire dei soldi per migliorare il circondario, rifare i marciapiedi, realizzare una pista ciclabile, curare il verde a tuo spese, interrare i cassonetti o contribuire ad una raccolta porta a porta, incrementare l'illuminazione, riqualificare una stazione ferroviaria e quant'altro.

A Roma questo non accade. A Roma l'imprenditore lavora esclusivamente di rapina: sia perché ha un approccio speculativo, sia perché nessuno dall'altra parte lo spinge e lo obbliga a lavorare bene. Quando questo accade (vedi il progetto di Tor di Valle\Stadio della Roma) salta il banco, il sistema si chiude in se stesso, annusa il rischio (se si va verso la normalità, gli im-prenditori che oggi sguazzano a Roma dovrebbero o cambiare atteggiamento o fallire) e rovescia il tavolo. Il vecchio progetto dello Stadio della Roma prevedeva che il 30/35% di soldi investiti andasse su opere pubbliche, l'attuale progetto non arriva al 10%. Un progetto di stampo occidentale evoluto è stato trasformato in speculazione alla romana.

Ecco perché a Roma i cittadini - gli unici cittadini occidentali - odiano le nuove architetture, odiano i cantieri di trasformazione urbana, detestano i nuovi edifici. Semplicemente perché non ne vedono il vantaggio. Succede nei progetti da miliardi di investimento, ma anche nei development più piccoli.

Prendi ad esempio il grande progetto residenziale ultimato a Via del Porto Fluviale laddove un tempo c'era il Consorzio Agrario. Doveva qui nascere una cittadella in laterizio progettata dall'architetto Carmassi, dopo anni di palude dovettero rifiutare a favore di una costruzione realizzata dall'architetto romano Moauro, uno studio che ha molti meno problemi con la burocrazia a Roma. L'edificio è esteticamente imbarazzante, ma non vogliamo parlarne in termini estetici anche perché, pur essendo a nostro parere non accettabile, è comunque uno degli sviluppi più interessanti realizzati negli ultimi mesi in città. Siamo così paradossalmente fermi e immobili che anche questo arnese è una novità significativa, forse la novità più significativa del 2017 pensate un po'...

Ma, come dicevamo, non volevamo parlare di questo bensì dei benefici che questo grande sviluppo immobiliare ha fatto atterrare sul territorio. Come sono stati spesi gli oneri di urbanizzazione? E' migliorato il territorio? Il quartiere ha avuto benefici tangibili dopo anni di cantieri, polveri, disagi, camion e rumori? 
Zero. Lo zero più assoluto: la strada è rimasta come prima, niente ciclabile, niente eliminazione della sosta (qui per gran parte della giornata gestita da feroci parcheggiatori abusivi), niente riqualificazione dei marciapiedi, le rive del fiume sono sporche, piene di carcasse di animali e da una parte c'è un vero paese abusivo di baracche e casupole: un autentico slum sudamericano. Il palazzo con le nuove case che nuovi cittadini dovrebbero comprarsi,  affaccia su bidonville di secchi della spazzatura strabordanti e puzzolenti, la pedonalità lungo il Ponte di Ferro è pericolosissima e anche lì nulla è cambiato, il verde dentro l'area privata è ben manutenuto ma appena esci fuori l'unica aiuola lungo al marciapiede è totalmente incolta da far paura. Il resto (affissioni abusive, sporcizia, sosta selvaggia, materiali scadenti...) lo potete facilmente evincere da queste foto. 

Roma è e resta l'unica città del mondo dove sviluppi immobiliari, cantieri edilizi e trasformazioni urbane non portano alcun impatto positivo sul territorio. Non si sa bene se per colpa del controllore pubblico, del controllato privato o di un mix dei due. E succede dovunque in città (pensate alla Città del Sole al Tiburtino, bellissimo progetto architettonico che dopo la sua edificazione continua ad essere collocato in un'area dal degrado inimmaginabile). E tutto sembra perfettamente normale. E magari gli appartamenti (con affaccio su una autentica favela) vengono anche venduti a prezzi che ti farebbero comprare un attico in centro a Milano, un appartamento borghese a Parigi e un palazzetto a Berlino. Perché ai romani va bene così: non esistono ambizioni di migliorare, non esiste voglia di vivere, solo spirito di sopravvivenza e intenzione ripetuta a non porsi il problema.

"Su Piazza dei Navigatori i 5 Stelle hanno fatto un regalo ai costruttori". Cronaca di una scemenza

15 marzo 2018
Luca Montuori è l'assessore che resterà nella storia della città di Roma per aver apposto la sua firma sotto il progetto di Tor di Valle, ovvero la più clamorosa e ignobile speculazione edilizia che abbia interessato la capitale (e non che ve ne siano state poche eh!). Una speculazione edilizia doppiamente grave, perché proveniva da un progetto di eccellenza che l'attuale amministrazione, con Montuori alle deleghe urbanistiche, ha deciso di trasformare da slancio finalmente europeo a colata di cemento romana.
Figuriamoci dunque se siamo interessati a difendere un personaggio simile, che pur di mantenere il potere sta accondiscendendo le scelte cervellotiche, dannose, ideologiche di un gruppo di amministratori senza scrupoli. Altri danni da parte di Montuori sono quelli che si potranno contare sulla partita della Ex Fiera per tacere sulle bugie che, sul suo profilo Facebook, è stato recentissimamente capace di snocciolare sulla faccenda delle Ex Torri di Ligini all'Eur. 

Insomma, non abbiamo davvero nessun interesse e nessunissima voglia di sostenere o di difendere ne una raccapricciante amministrazione ne un assessore all'urbanistica che sta inanellando danni e fallimenti, tuttavia quando qualcosa di buono viene implementato non ci vergogniamo di certo ad ammetterlo. Specie se, come sta accadendo, ad una scelta corretta seguono le solite tipiche stucchevoli polemiche. Colpevole solo di aver finalmente sbloccato il bubbone di Piazza dei Navigatori, l'assessore Montuori sta subendo un tiro al piccione incrociato onestamente ridicolo che mette insieme i soliti patetici gruppi di pressione, ex presidenti di municipio inutilmente agguerriti su posizioni di grave retroguardia e quotidiani locali che considerano un "grattacielo" (ma magari fosse!) quel che è semplicemente un palazzo di 13 piani.

Stiamo parlando, ribadiamolo, di Piazza dei Navigatori. Una piazza pensata in maniera visionaria, lungo la Via dell'Impero oggi Via Cristoforo Colombo. Doveva essere una piazza simmetrica, austera e scenografica. Con i tipici palazzi con la pianta a M per evocare il cognome del Duce. Non ci pigliate per nostalgici: siamo solo interessati alla buona architettura e durante il Fascismo, a Roma, se ne faceva. Dopo il Fascismo si è smesso di farla e noi siamo ogni giorno impegnati a domandarci il perché. 
Sta di fatto che la simmetria si perse. Per vari motivi solo l'edificio nord (quello di sinistra, nella foto) venne realizzato. Sul lotto sud si procedette alla romana: un benzinaro, una baracca con dentro una mediocre trattoria con un vasto pergolato e cose così. Fino ai tempi di Veltroni: si firmò allora una convenzione con un gruppo immobiliare (purtroppo con uno dei ben noti gruppi immobiliari romani) e venne realizzato un primo edificio, poi un altro più piccolo. Doveva essere realizzato il terzo edificio (che dunque NON è un nuovo edificio cicciato fuori in questi giorni come cercano di farvi credere: c'è sempre stato a partire dai primi progetti, i primi plastici, i primi rendering di 15 anni fa) ma tutto si bloccò perché nel frattempo tutte le opere che il costruttore doveva realizzare per ottemperare alla convenzione stessa in cambio del permesso di costruire non erano state manco iniziate. 

Durante gli anni della Giunta Marino, l'assessore Giovanni Caudo stava risolvendo la questione (era incappato nel fallimento Acquamarcia, altrimenti ci sarebbe riuscito probabilmente anche nel breve tempo in cui ha amministrato) e Zingaretti era stato convinto di portare nel "civic center" dei Navigatori gran parte degli uffici della Regione Lazio, in stretta relazione con l'attuale palazzo regionale sempre sulla Colombo. La città ne avrebbe beneficiato molto perché sarebbe terminata l'assurda scelta di un Consiglio Regionale oggi collocato in the middle of nowhere sulla Pisana. 

Cioè non basta recuperare soldi e far ripartire una convenzione. Bisogna avere una idea di città, prima c'era. Prima. 

Poi la Giunta Marino cadde. Due anni di nulla. L'interregno di Berdini, la cortina di fumo e in parte di disinformazione di stampo ideologico dell'ex presidente del Municipio Catarci (che ebbe una enorme responsabilità nel rallentare scioccamente l'ottimo progetto di Caudo) ed eccoci a oggi.

Cosa sta dunque facendo Luca Montuori? Semplice: dando seguito grossomodo a quel che stava facendo Caudo. Con qualche differenza, in peggio ovviamente: non sappiamo se il nuovo palazzo sarà o non sarà residenziale ma abbiamo dei sospetti che lo sia diventato visto che viene applicato il piano casa mentre nel progetto di Marino le quantità restavano uguali così come la destinazione d'uso. Non sappiamo se si darà seguito al grande progetto con la Regione (parrebbe proprio di no). Per il resto l'operazione è giusta: si chiude un contenzioso, si recuperano un sacco di soldi, si obbliga il proponente a fare opere, si evitano cause giudiziarie e soprattutto si manda un messaggio: chi ha dei titoli a Roma non può perderli perché qualche idiota malato di mente di qualche comitato di quartiere si oppone (fermo restando che lo stesso valore dei diritti devono averlo i doveri). Inoltre si fanno partire cantieri e si smuove il mercato immobiliare, evviaddio alla facciaccia brutta dei "comitati", dei bolscevichi del degrado e dei finti ecologisti alla romana.
Insomma: nessun particolare regalo agli speculatori, nessun tappeto rosso ai palazzinari e altri slogan da avanspettacolo romanaro.


Una cosa avrebbe potuto fare Montuori e non ha fatto? Chiedere ai costruttori di cambiare stile architettonico (se così vogliamo chiamarlo) di questi edifici. Mentre tutte le città occidentali (basta andare a Milano) si dotano di centri direzionali di elevatissima qualità architettonica, ambiti dalle aziende di tutto il mondo, capaci di modificare in meglio la percezione che i cittadini hanno della loro stessa città, in grado di edificare una nuova identità civile, Roma da una parte blocca stupende torri di Daniel Libeskind e dall'altra sblocca, esultando, palazzi che sarebbero considerati un insulto al buon gusto a Minsk nel 1974. Una Giunta che abolisce il bello e lavora per spianare la strada al brutto, con danni all'immagine della città che andranno avanti per decenni. Ma per agire su questo bisognerebbe avere buon gusto e cognizione del ruolo dell'architettura nella città, nella società, nella costruzione di un concetto utile e civico di "bello"...

Nel frattempo, nella più totale demenza diffusa e tristezza civile, a Roma partono le petizioni contro la delibera di Montuori da parte dei soliti comitati, delle solite associazioni, della solita mentalità che ha ucciso la città ma non appare mai sazia dei suoi danni. Non ce la possiamo fare. La sensazione è davvero che non ce la possiamo fare...

Non funziona nulla di nulla. La kafkiana storia di un parapedonale abbandonato

7 ottobre 2017
Questa è la storia di un corrimano stradale, di quelli -sempre più malandati e arrugginiti- che delimitano i pochi passaggi disabili di cui Roma è stata dotata in un tempo felice in cui c’era un minimo di attenzione alla qualità dei lavori pubblici. Ma non un corrimano qualsiasi, ma di un corrimano che… cammina per la città.
A seguito di un brutto incidente, avvenuto a gennaio 2016 all’incrocio tra C.ne Ostiense e Via Citerni, uno dei corrimano venne colpito e divelto. Già dal giorno dopo, il manufatto venne temporaneamente accantonato “alla romana”, legato ad una fioriera ed elegantemente circondato dal solito nastro bianco rosso in uso alla Municipale.




Visto che dopo qualche giorno nessuno passava a rimuovere quell’oggetto assolutamente fuori luogo e pericoloso (pensate ad un bambino che si aggrappa e se lo tira addosso), ho iniziato il mio piccolo tour di telefonate e mail. Le risposte ricevute sono state le più svariate: dalle mail ignorate del Municipio VIII, alle risposte di AMA, la quale sosteneva che, essendo rifiuti speciali, l’intervento era fuori contratto o qualcosa del genere. Anche la Municipale non è più intervenuta.
Dopo qualche mese, l’oggetto si è misteriosamente spostato: qualcuno, probabilmente ravvedendo dei pericoli, gli ha fatto attraversare il marciapiede e lo ha incastrato tra un palo della luce e un armadietto stradale.




Dopo più di 20 mesi, la situazione ad oggi è ancora questa: l’oggetto è ancora sul marciapiede di Via Citerni.
Qual è il problema quindi? Non banalmente quello dell’ennesimo rifiuto abbandonato per le strade (se vogliamo chiamare questa roba "strade") di questa ammalorata città, ma il fatto che è quanto avvenuto è l’ennesima conferma che ciò che non funziona all’interno del Comune e delle sue Società di Servizi sono i PROCESSI: premesso che, dopo un qualsiasi incidente o danneggiamento,  dovrebbero partire in AUTOMATICO tutte le azioni volte al ripristino dello stato dei luoghi, la cosa più assurda e deprimente è che ciò non sia avvenuto neanche alla luce di numerose segnalazioni mie e, immagino, di altri cittadini.
Ripeto, il problema di questa città non è la mancanza di denaro pubblico, ma l’incapacità di gestire il più semplice dei processi. Cosa ovvia, ma forse non chiara a tutti.
Andrea

*Andrea la cosa sorprendente ormai non è una città marcita che ogni giorno ci umilia in quanto cittadini e anche in quanto esseri umani, la cosa sorprendente è che non si capisca quanto questo impatta sulla qualità della vita di tutti, la cosa sorprendente è che non si lavori senza respirare per porre rimedio a queste filiere del surreale che appunto non prevedono processi, non prevedono automatisti, non prevedono responsabilità. E' tutto semplicemente incredibile.
-RFS

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