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Viceprefetto De Francesco morto a Via Cavour. Il video assurdo 24 ore dopo

7 ottobre 2018
Lo facciamo sempre e lo faremo sempre. Dopo un grande incidente, che si svolge proprio per dimostrare le cose che diciamo ogni giorno, torniamo sul luogo del "delitto" dopo un determinato intervallo di tempo per capire se le cose sono cambiate. In luglio lo abbiamo fatto una settimana dopo la porte di Caterina Pangrazi a Corso Vittorio, ora lo abbiamo fatto dopo 24 ore esatte a Via Cavour dopo la morte di Giorgio De Francesco, viceprefetto.

Il video dice tutto dunque nel testo non aggiungiamo molto. La strada anche oggi, 24 ore dopo, era in totale abbandono. La segnaletica invisibile. Tutti i mezzi a motore prevaricavano i pedoni in maniera prepotente, neppure il rispetto del recentissimo evento luttuoso (non un fiore, sul punto dell'incidente) ha potuto nulla nel cambiare il comportamento assurdo che ha a Roma chi utilizza il mezzo privato.


Il video dimostra che dare la colpa ai "pullman-bisonti", come è di moda a Roma, non ha alcun senso. Non sono loro il problema sebbene siano troppi e vadano ridotti e possibilmente eliminati o quasi dal cuore della città. Il problema è come è fatta la strada, il problema è la scelta di lasciare auto in sosta (spesso in doppia sosta) ai lati delle strade, il problema è la segnaletica assurda e l'arredo urbano da anni Cinquanta, tutto fermo da sessant'anni, un attraversamento con questa configurazione sarebbe illegale e fuori norma dovunque al mondo. Senza dente di attacco per migliorare la visibilità, senza illuminazione notturna dedicata (qui di notte la situazione è molto peggiore di quella che vedete in questo video, che fa paura ma è girato nel momento di minore traffico in assoluto), senza salvagente centrale per spezzare l'attraversamento in due parti più piccole e più gestibili per chi attraversa e per chi deve avere la visibilità per dare precedenza. 


La tristezza profonda di vedere oggi un attraversamento che è costato la vita ad una persona totalmente non presidiato dai vigili. Ormai non fanno neppure la scena il giorno dopo. E solo nel nostro video guardate quante persone rischiano la vita. 


Palatino e Colosseo resi irriconoscibili dai bus turistici. Al Comune va bene così. Il video

13 aprile 2017
"Stiamo dialogando con le categorie ed è allo studio dell’Agenzia per la Mobilità un piano di allargamento degli stalli esistenti che risultano insufficienti". Questa è la frase, riportata oggi dal Corriere della Sera, che una consigliera grillina in commissione ha proferito nell'ultima riunione dedicata a bus turistici e torpedoni. Quando ci sono imprenditori seri, investimenti, trasformazioni urbane decisive, progetti di grande respiro e di richiamo internazionale si blocca tutto con modi spiccioli, quando di mezzo ci sono le lobbies dei mutandari, degli ambulanti, dei cartellonari, degli autobussari, dei palazzinari grande prudenza e tutto finisce nella palude, tutto diventa magmatico e qualsiasi tentativo di riforma si arena ed è tutto un vedremo, un faremo, un "forse nel 2019"... E così le promesse di tenere i bus "fuori dall'anello ferroviario" fatte dalla Sindaca Raggi stanno andando a ramengo anche in virtù dell'insistenza degli "imprenditori" - sempre tra virgolette - turistici italiani secondo cui non ci può essere turismo a Roma senza questa oscena modalità per trasportare le persone.
La verità è un'altra: questo tipo di approccio abbassa clamorosamente il livello del turismo. Il turismo ad alto livello di spesa e di qualità non è disposto a visitare città ridotte in questo modo e così Roma, ormai da anni, si deve accontentare di un turismo di bassissimo livello, sul quale pochissimi guadagno, ma che fa danni incommensurabili alla città, al suo tessuto di ricettività, alla sua offerta commerciale costretta ad adeguarsi allo schifo dei suoi ospiti. 

Oggi la situazione a Via di San Gregorio, e dunque tra Colosseo e Palatino, era questa qui. Dozzine e dozzine di mostruosi torpedoni multicolor, sfilate immani di NCC burini con i loro furgoni neri (quelli che lavorano, in cambio di stecche, coi simpatici concierge romani degli alberghi): una atmosfera surreale. Questi sono i Fori Imperiali, la zona archeologica urbana più importante del pianeta. Purtroppo in mano ai romani e agli squallidi amminstratori che si sono dati: sistematicamente dalla parte sbagliata della storia, sistematicamente privi di una visione, sistematicamente incapaci di replicare in città le buone pratiche attuate altrove.

Togliere i pullman dal centro per il Giubileo? Ci stavano provando, intanto la situazione a San Gregorio è questa

17 ottobre 2015

Sicuramente i bus turistici ci sono in tutto il mondo, sicuramente costituiscono una delle ossature economiche della città (anche se portano turismo scadente e di serie non B, ma C), sicuramente una dimensione per consentire queste presenze va individuata. Sta di fatto che non troverete nessuna grande città turistica europea (Parigi, Londra, ma neppure Atene, Lisbona o Milano) che regali le principali sue attrazioni a parcheggio di torpedoni. Quello che accade a Via di San Gregorio è emblematico. L'esperienza che ha il visitatore in visita al Palatino, al Colosseo, all'Argo di Costantino è semplicemente raccapricciante. Lo scenario è capace di cancellare tutta la bellezza e l'interesse che si può trovare dentro.
Che interesse hanno i tour operator a apparecchiare una città brutta e sciatta che sta continuando a perdere colpi e quote di mercato sullo scacchiere del turismo mondiale? Roma sarà sempre meno attrattiva, sempre più sottoprezzata e, in prospettiva, il loro stesso lavoro ne risentirà enormemente. Se questi operatori economici non sono capaci di capire da soli che si stanno suicidando è compito dell'amministrazione e della politica provvedere. Il dimissionario assessore Stefano Esposito aveva provato a scrivere delle ordinanze e dei regolamenti che limitassero questo scandalo. Gli uffici - zeppi di gente incapace o, peggio, corrotta grazie alle prebende di questi operatori - hanno scritto la norma in modo che potesse essere bypassata da tutti. Non serve commentare oltre.

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