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Vi racconto come (non) funziona la nuova raccolta differenziata a Torre Gaia

20 novembre 2018


Qui da noi a Torre Gaia è partita da quasi tre mesi la raccolta differenziata. Dopo 10 settimane abbondanti ho pensato di mandarvi un report dal mio punto di vista. A riprova che anche le cose giuste (la raccolta differenziata spinta porta a porta, appunto) possono essere vanificate se fatte con poca organizzazione, poca precisione, troppa tolleranza per furbi e paraculetti. Importante discuterne dopo le vostre discussioni sul nuovo porta a porta per le utenze non domestiche
Sostanzialmente le modifiche principali della nuova raccolta sono due:
1. la sostituzione  dei vecchi cassonetti, ora sono uguali a prima solo che all'interno dovrebbero avere un chip con tecnologia RFID la quale permette, avvicinando il cassonetto al camioncino Ama, di identificare sia di chi è quel cassonetto sia l'avvenuto passaggio dell'operatore Ama. Ed ora ogni cassonetto (mastello) è associato ad un proprietario per condomini sotto alle 7 unità immobiliari, per condomini sopra le 7 unità immobiliare il bidoncino è associato all'amministratore di condominio.
Addirittura in caso dovessero rubare il mio mastello privato, dovrei denunciare il furto ai carabinieri per richiederne uno nuovo.

2. il calendario di raccolta è cambiato, prima prendevano carta, plastica, e indifferenziato 2 volte a settimana, ora la prendono 1 volta a settimana. E l'umido 3 volte a settimana che è rimasto come prima. Quindi se non passano a prendere la plastica 1 volta, bisogna mettere dentro casa (i più civili, altri lasciano in strada) il bidoncino pieno di plastica pregando che vengano la settimana dopo.
Il 7/7/2018, sono passati da tutti i residenti un operatore con tesserino Ama e due persone che lavoravano per una ditta appaltatrice per la consegna dei kit, queste persone avevano un'elenco con le persone che risultano nei tabulati Ama perché pagano la tassa e dovevano segnalare chi non risultava. 
Ad esempio nel mio palazzo di 5 condomini, risultavo io e solo io. Il mio vicino, appena trasferitosi, si è autodenunciato evitando delle multe più pesanti. Gli altri hanno fatto finta di niente: continueranno a non pagare.

A settembre è partita la nuova raccolta con i nuovi orari di ritiro. Dove, secondo locandine consegnateci, i mastelli devono essere esposti tra le ore 19 e le ore 21 e ritirati dopo l'avvenuto svuotamento, entro e non oltre le ore 9 del mattino del giorno successivo.

Da settembre fino a due settimane fa, almeno da me hanno sempre ritirato la mondezza salvo 5 volte in 2 mesi circa. Quindi visto il servizio medio a Roma, non mi posso lamentare. Salvo nell'ultima settimana dove è la 4 volta che non passano a prendere solo l'umido in tutta la zona, io personalmente non so più dove metterlo, per fortuna ho un garage... Ho fatto costantemente segnalazioni tramite portale Ama, ma niente.

La cosa che mi lascia perplesso è che gli operatori non avvicinano i mastelli al camioncino Ama, quando passano a ritirare, bensì lasciano i mastelli a terra, li aprono, prendono i sacchi con i rifiuti e li tirano dentro al camioncino. La mia domanda allora è: funziona questo chip RFID? Avranno i primi dati di raccolta? Misurano davvero?
Dalle foto si vede che sono presenti molti sacchi a terra senza bidoncino, quella è la mondezza delle persone che non pagano la tariffa e la gettano a terra lontano da casa perché sprovvisti di bidoncini. Semplicemente, in ossequio alla Teoria delle Finestre Rotte, gettano sporcizia dove è già sporco. Perché ancora non sono state multate le persone scovate dagli operatori che sono passati a censirci porta per porta?



Inoltre, per l'indifferenziato che viene ritirato 1 volta a settimana, è previsto per chi ha bambini piccoli - quindi deve buttare più indifferenziato - un modulo da inviare per mail, per avere dei sacchi dove gettare i pannollini. 
Io ho inviato il modulo 2 volte da settembre, ma nessuno mi ha mai risposto. Sono passato anche al centro Ama di zona a chiedere info e mi hanno detto che finché non mi chiamano non possono darmi le buste per gettare i pannolini. Kafka.
Ultimo elemento di caos che umilia l'approccio civico - che pure ci sarebbe - di molti cittadini. Qui da noi al parcheggio di Grotte Celoni, sulla Casilina organizzano 1 volta al mese o forse più l'isola ecologica mobile, c'è gente che va per buttare le cose ma deve attendere code di auto che attendono il proprio turno, so di persone che perdono pazienza e chissà dove vanno a buttare...

Conclusione: con una azienda organizzata la raccolta differenziata dei romani schizzerebbe al 75% (questo non vuol dire che si potrebbe stare senza termovalorizzatore, intendiamoci!) perché l'approccio delle persone è buono e collaborativo e i pochi cafoni tendono ad adeguarsi alla massa. Però abbiamo Ama...
LETTERA FIRMATA

L'incredibile storia di Parco Aurora. Fanno uno stupendo giardino completamente a spese loro, ma il Municipio boicotta

28 agosto 2018
La nostra storia inizia quando viene a mancare mia figlia Aurora (aveva 7 mesi) a causa di una grave e rara malattia nel dicembre del 2015.

Noi viviamo a Villaverde, un bellissimo quartiere in estrema periferia, confinante con la borgata Finocchio con torre Gaia e Tor Bella Monaca.
Villaverde sta più o meno lì... nel mezzo.
Quello che manca(va) a Villaverde -a dispetto del nome- erano gli spazi verdi dove potersi incontrare.

In via Gagliano del Capo c’era un terreno di qualche migliaio di mq “abbandonato a se stesso” (ci andavano gli zingari al bagno e molti ci buttavano la mondezza passando) che il Cdq stava cercando di recuperare. Era stato chiamato “parco archeologico villaverde”, questo in virtù di alcuni reperti archeologici sotterranei che pochi ricordano di aver visto ma che la soprintendenza dice ci siano.

Al tempo in cui Aurora è morta erano riusciti a farlo recintare e pulire e si iniziava a parlare di trasformarlo in un parco giochi.  Ovviamente non c’erano fondi a disposizione, quindi per il Momento oltre alla recinzione non si sarebbe potuto fare molto di più.

Quando perdi un figlio, ti ritrovi tuo malgrado in un limbo dal quale non uscirai mai più. 
La sola cosa che puoi fare è cercare di trasformare quel purgatorio in modo che sia il più “confortevole” per te.
Noi piuttosto di piangerci addosso pensammo agli altri bambini.

Per ricordare Aurora, con mia moglie Valentina, pensiamo quindi di acquistare un gioco (magari un’altalena) da regalare a quel parco (già all’epoca iniziava ad esser frequentato da famiglie senza che però ci fosse nulla), poi però mi imbatto in un articolo su internet in cui si parla del “crowdfunding “ e inizio a pensare che se fossi riuscito a coinvolgere qualche persona in più, magari invece di una piccola altalena, ne avrei messa una più grande.


Così in un pomeriggio, nasce la pagina “un parco per Aurora”, faccio un breve video dove “recitano” i fratelli di Aurora realizzo un sito in cui mi ripropongo di tener aggiornato al centesimo le donazioni e scrivere le varie iniziative e i nomi dei donatori.. e la campagna parte.

La faccio breve,  in quasi 4 mesi di campagna (8 gennaio-29 aprile compleanno di Aurora) la nostra iniziativa diventa “virale”, coinvolgiamo attori, tv, giornali e tantissime persone “normali” dal cuore enorme.
In moltissimi si innamorano di Aurora e della sua storia e -incredibilmente - donano migliaia di euro da tutto il mondo (Usa, Canada, Emirati Arabi Italia e ovviamente Roma).

Alla fine raccoglieremo 55000€ (euro più euro meno) ed il giorno del compleanno di Aurora li abbiamo regalati “virtualmente” al quartiere e al Comune di Roma.

All’epoca c’era la giunta Scipioni, che come ricorderete non stava passando un buon periodo. Il sindaco Marino era “caduto” da qualche mese, e Roma aspettava di conoscere chi l’avrebbe governata.

In tutta  questa confusione “politica” inizia il nostro iter “amministrativo burocratico” alla ricerca delle autorizzazioni per costruire il Parco Aurora.

Inizialmente commettiamo degli errori e perdiamo tempo.
Pensando a come muoverci ragioniamo con il presidente del Cdq, con quello del Consorzio Villaverde che il primo passo da fare fosse quello di ottenere l’ok a costruire da parte della Sovrintendenza (essendoci sottoterra dei reperti archeologici). Avviamo -autonomamente- l’iter con quegli uffici che va avanti per tutta l’estate 2016.

Erano ovviamente titubanti a far costruire un parco sopra dei “reperti storici”, tuttavia dopo numerosi incontri e “pacate” discussioni otteniamo l’autorizzazione a poter costruire il nostro parco su quel terreno. Sembrava ce l’avessimo fatta ma in realtà non era così. 

Quel parco, non era destinato ad essere un “parco pubblico” nel piano regolatore avrebbe dovuto essere un parco destinato a “servizi” che però - visti i vincoli della soprintendenza - mai avrebbero potuto ospitare nulla che fungesse come “servizio” per la città. Occorreva quindi trasformare la destinazione d’uso del parco da “servizi” a “parco pubblico”.

Di questa cosa, se n’era iniziata ad occupare la giunta Scipioni, in particolare con Pasquale Gidaro (all’epoca mi sembra di ricordare fosse assessore o consigliere) e che fra l’altro vive nel quartiere ed ha un ottima memoria storica.

Prima che la giunta decadesse, era riuscito a far approvare una delibera fondamentale che se utilizzata adeguatamente avrebbe abbreviato i tempi burocratici per il cambio di destinazione d’uso.

Arriviamo a settembre 2017, Roma ha un nuovo sindaco, siamo felici di vedere che sugli scranni del VI Municipio c’è una giunta composta da persone “come noi”, gente di borgata che viene dal basso con tanta voglia di fare. Sentiamo che con loro il Parco vedrà la luce in tempi brevi. L’inizio - fra l’altro - è dei più incoraggianti. 

Leggiamo che di lì a pochi giorni la commissione lavori pubblici del VI municipio si sarebbe riunita per la prima volta, così vado a presentarmi e a far conoscere il progetto. 

Fui lieto di vedere che la cosa fosse ben nota e ancora più lieto nel vedere come la commissione si rese disponibile sin Da subito ad appoggiare il progetto.

Nel giro di poche ore dalla mia visita, venni contattato per prender parte ad una nuova commissione in cui si sarebbe parlato solo del Parco.

A questa commissione ne seguirono altre dov’è venne focalizzato un percorso da seguire (ammetto che questo modo di lavorare mi piaceva, non si navigava a “vista”) che trovó il suo apice quando venne indetta la prima “conferenza dei servizi” fatta apposta per il parco.

La conferenza dei servizi è una riunione in cui allo stesso tavolo si ritrovano i vari dirigenti degli uffici pubblici con i politici, affinché in poco tempo si inquadrino le problematiche e si risolvano più velocemente.

Bene la nostra conferenza andò deserta.
Allo stesso tavolo ci ritrovammo sempre i soliti, la commissione LLPP, il presidente del Cdq, gli esponenti dell’opposizione pochi altri.
Mancavano i dirigenti di alcuni uffici - come il Simu - indispensabili per avere delle risposte chiare.

Quel giorno però accadde una cosa fantastica che non dimenticherò mai. Il presidente Agnini, chiamò il responsabile del Simu che non era potuto venire (mancava una macchina di servizio) e disse che saremmo andati noi da lui. Così facemmo. Al Simu ci venne detto che sarebbe stato possibile fare il cambio di destinazione d’uso del Parco a condizione che il municipio ne facesse richiesta “ufficialmente”. In sostanza avrebbero dovuto emettere una delibera consigliare in cui avallavano questa cosa.

Siamo più o meno a novembre del 2016. Onestamente credevo sarebbe stata una cosa molto semplice, sarebbe bastato riunire il consiglio municipale, deliberare questa cosa, protocollarla e mandarla al Simu. Bene, qui iniziano i veri problemi.

Fino a quando si trattava di “dover parlare”, la giunta si è resa disponibile, quando si è iniziato a dover mettere per iscritto le cose (e quindi occorreva che qualcuno si prendesse delle responsabilità) i dubbi iniziarono a farsi avanti, e con essi la perdita di tempo.

Prima la Commissione aveva pensato di coinvolgere il consorzio Villaverde chiedendogli di provvedere con i loro fondi a fare il parco; il consorzio per dire ufficialmente che non aveva i fondi in quanto vincolati per possibili beghe legali del centro polifunzionale che stava sorgendo a pochi passi dal Parco Aurora c’ha messo comunque del tempo. 
Poi mi proposero di “cambiare parco” e costruire il Parco Aurora in altra zona come ad esempio Ponte di Nona.
Ovviamente rifiutai.

Poi mi venne paventata la necessità di “fare una gara d’appalto” per poter appaltare la costruzione del Parco (ma ovviamente questa richiesta non aveva senso essendo io un privato che non donava soldi ma beni e la cosa finì lì) fino a quando la cosa andò in stallo perche quella famosa delibera consigliare con la richiesta del cambio di destinazione d’uso non si riusciva a fare. 

Ogni volta c’era un problema che la faceva rimandare.

Poi però dopo un ennesimo sfogo sulla pagina Facebook in cui spiegavo il problema, vengo contattato da Gidaro che mi disse: “guarda che quella delibera l’avevamo fatta noi non potemmo mandarla avanti perché decademmo come giunta pochi giorni dopo ma è valida, scaricatela da internet e portagliela che devono accettarla”. È così arriviamo all’ultimo incontro in cui ci siamo seduti allo stesso tavolo.

Ricordo che erano presenti Agnini, Ilaria, e diversi altri.
La riunione era iniziata con le solite storie, che si stava cercando di capire come avrebbero dovuto “scrivere” questa delibera. Poi interviene mia moglie e dice, scusate ma perché non mandate avanti questa, è pronta. E mostra la delibera fatta dalla giunta Scipioni.

Al di là dello stupore e del lasciare intendere che quella delibera fosse stata “tenuta nascosta” chissà per quale ragione (noi l’abbiamo trovata in 5 minuti su internet nel sito del municipio) si decide di accoglierla e ovviamente modificarla qualora ce ne fosse stata la necessità e farcela avere entro il 31 dicembre 2016.

Ricordo bene questo impegno, perché glielo strappai con un po’ di fatica, considerando che eravamo intorno a metà di dicembre.

Bene la delibera alla fine è arrivata, ovviamente non utilizzarono quella che già c’era, ne fecero un’altra pressoché identica alla precedente ma con firme nuove. 

Chiaramente non arrivò per il 31 dicembre ma per febbraio 2017 cosicché perdemmo altri due mesi.

Da quell’incontro di dicembre fino ad ottobre 2017 (giorno dell’inaugurazione) io non ricordo di averli più incontrati, mi sentivo con Agnini raramente tramite whatsapp ma nulla di più. 

Da quel momento i rapporti con i vari dipartimenti li prendemmo in mano io e il presidente del Cdq Villaverde, se fosse stato per il municipio avrebbero aspettato tranquillamente che i vari dipartimenti seguissero il loro iter (esattamente come sta accadendo ora per la fontanella) con i tempi che ci sarebbero voluti.

E invece, grazie alla disponibilità di persone coscienziose trovate al Simu, al Pau e nel servizio giardini nel giro di pochi mesi abbiamo avuto l’ok ad iniziare i lavori (partiti a fine agosto 2017) ed arrivare all’inaugurazione il 21 ottobre 2017.

La “resa dei conti” c’è stata il giorno dell’inaugurazione. Per prima cosa non inviarono nessuno (dico NESSUNO nemmeno un usciere) a presenziare al taglio del nastro. Il motivo era valido, andò a fuoco un asilo nido il giorno prima e il presidente era impegnato in questa cosa tuttavia non trovate una persona disposta a presenziare in vostra vece? 

Sono poi venuti nel tardo pomeriggio quando la festa stava per concludersi. 
Vederli così soddisfatti mi rallegrava, mi chiesero di farci alcune foto vicino ai giochi, le solite cose... 
Poi però ebbi la pessima idea (col senno di poi ammetto che fu un passo falso) di chiedere di non pubblicare quelle foto sui vari profili dicendo che quella era “una loro vittoria” perché non era vero, era la vittoria in primis di noi cittadini che c’abbiamo scommesso e investito tempo e danari e poi -solo poi- una vittoria politica.

Apriti cielo, in due secondi si sono trasformati. 
Da lì è nata una discussione infinita conclusasi con l’abbandono in blocco della festa dei vari rappresentanti politici del Municipio e l’invio dopo nemmeno 20 minuti di una pattuglia dei vigili urbani che avrebbe dovuto far sgomberare il Parco (dove c’erano non meno di 4-500 persone di cui la metà bambini). 

Per fortuna, alla fine non ci sgomberarono e la festa (seppur rovinata) poté andare avanti.

Il giorno dopo sulle pagine Facebook di alcuni di loro  si parlava di “vile aggressione politica” avvenuta all’inaugurazione di “un Parco a Villaverde”, di “irriconoscenza”...

Chiaramente si erano guardati bene dal bloccarmi e cancellarono prontamente i commenti di persone presenti che controbattevano.

Il tempo passa, i nostri rapporti diventano inesistenti ma arriviamo al punto in cui ho necessità di dover riallacciare -mio malgrado - dei contatti per chiedere a che punto fosse la pratica della fontanella.

Si perché al Parco Aurora, nonostante il Comune non abbia speso un centesimo, manca una fontanella.

Nella delibera n 12/17 è scritto chiaramente che nel parco dovrà esser messa una fontanella, l’illuminazione notturna, ed altre cose. Il municipio tramite Agnini dice che non è compito loro.

Nel frattempo il presidente del Cdq (uno dei pochi che si sta veramente facendo il mazzo con me) cerca di andare a parlare con l’assessore ai lavori pubblici Margherita Gatta la quale si impegna a fare qualcosa entro breve (passa ovviamente altro tempo) poi Acea viene a fare il preventivo di spesa per installare questa fontanella (circa 2200€) e la palla passa nuovamente all’assessore Pinuccia Montanari e al Simu.

Io non posso far altro che tenere alta l’attenzione inviando mail ad Agnini (nel frattempo mi ha bloccato anche su Whatsapp e al telefono non mi risponde) chiedendo ai miei follower di scrivere alla sindaca (ne sono state inviate centinaia di mail) e informando gli utenti del Parco circa l’immobilita di questa giunta.


Ora nell’ultimo consiglio (vedi video) un consigliere chiede esplicitamente perché non viene installata la fontanella, e la risposta del presidente della Commissione LLPP è chiara e netta “Non occorre sollecitare la pratica che è al
Simu e ci metterà il tempo che ci vorrà.”

Adesso il problema principale della giunta non è cercare di recuperare alla figuraccia che stanno facendo, ma è quello di minacciarmi di querelarmi perché ho divulgato - a loro dire -  un video “artefatto” e scrivere sui social che il Parco era bloccato da anni e che se alla fine è stato aperto è grazie a loro.

Ricordiamo che il Parco è autofinanziato, viene manutenuto solo da volontari e il municipio si è perfino lamentato che mettemmo delle telecamere finte (che nonostante avessi chiesto un parere (favorevole) al garante della privacy mi hanno fatto togliere a scopo deterrente.

Quello che chiedo è che ci si muova affinché una benedetta fontanella venga installata al Parco. E che i politici alzino il telefono e rappresentino il nostro disagio è quello di centinaia di bambini che con questo caldo sono costretti a raggiungere una fontanella distante 400 mt o a portarsi l’Acqua da casa.
Guido Troianelli

Raduno di 150mila Neocatecumenali a Tor Vergata sabato scorso. Ecco com'è oggi l'area verde

9 maggio 2018


Le mancanze di AMA e le mancanza totali di organizzazione della città si dimostrano in tutta la loro drammaticità non solo nel centro di Roma e nelle aree residenziali, da settimane sommerse di pattume, ma anche in estrema periferia, anche a seguito di grandi eventi dimostrando la totale incapacità di saperli gestire.

Qui siamo nello stupendo pratone di Tor Vergata. Stupendo per posizione, per collocazione paesaggistica, stupendo per il profilo sullo sfondo delle meravigliose ma purtroppo abbandonate Vele di Santiago Calatrava (del resto gli edifici alti rovinano il panorama, specie se firmati dai più grandi architetti del mondo, sostiene la nostra Sindaca). Qui sovente si svolgono, da vent'anni a questa parte, grandi eventi e raduni sotto l'egida del Comune di Roma e talvolta del Vaticano. L'ultimo si è svolto sabato scorso ed è stato il raduno dei Neocatecumenali. Ha partecipato anche Papa Bergoglio.



Ebbene come hanno lasciato l'area verde i 150mila Neocatecumenali venuti qui da mezzo pianeta? Come la potete vedere. Una autentica favela, una discarica a cielo aperto. Poi ieri è venuta la pioggia, tanta pioggia, e tutta la rumenta è così ben penetrata nella falda e nel terreno. Di ti... AMA. E così sia.

Le condizioni delle periferie. Un lettore e il suo documentario da Centro Serena\Ponte di Nona

18 maggio 2017
Questa è stata la mia passeggiata in bici a Centro Serena, quartiere confinante da un lato con Ponte di Nona, dall'altro con Villaggio Prenestino.
Nel video ci sono le riprese di due di tre parchi confinanti, separati solo da due strade che li intersecano. Forse il video è meno d'impatto ma dal vivo la scena è da atmosfera post-apocalittica. Ovviamente sono aperti al pubblico e "praticabili". C'erano cancelli e reti che li circoscrivono totalmente divelti, distrutti, smontati. Il video continua mostrando il cuore di questo quartiere: strade esistenti delimitate da plinti di cemento e new jersey atti a non renderle praticabili con vetture e camion dove c'è praticamente di tutto, comprese auto smontate e bruciate e un edificio costruito e abbandonato.
Una parte del video è all'interno del palazzo dove sinceramente sono rimasto shockato ed ho anche avuto paura a fare le riprese... se fosse sbucato qualcuno all'improvviso non avrei saputo come fare: l'edificio viene usato come deposito di auto rubate e "tagliate". Ci sono poi le riprese di un'altra area non accessibile, al confine tra Centro Serena e Ponte di Nona, tangente alla famosa Via Mejo de Gnente. Anche qui strade costruite che tagliano tra cantieri di palazzi mai terminati...

La "signora coraggiosa" che combatte contro le discariche abusive è in realtà di Casa Pound

28 agosto 2016
In tempi di cataclismi naturali l'attenzione dei media e dei social media dovrebbe essere quasi del tutto monopolizzata da fatti atroci e luttuosi. E invece ciononostante qualcosa sfugge e partono flame virali di tutto interesse. Da analizzare.

L'ultimo riguarda un video estrapolato da una diretta Facebook. Nel video, molto ben realizzato, una signora tra i 40 e i 50 se la prende con grande - e giusta! - durezza e determinazione verso due individui (stranieri in tutta evidenza) che stanno sversando abusivamente (o preparando dei giacigli con delle reti da letto recuperate chissà dove) in un'area verde sebbene semi abbandonata (uno di quei parchi alla romana).
La diretta è appassionante e avvincente. In primis per il coraggio che, da sola, la signora mostra di avere. Su questo nulla quaestio. Il filmato inizia con la protagonista che urla rammaricata cose tipo: "tu guarda se deve essere una semplice cittadina a farvi riprendere questi rifiuti". E intanto la voce ferma obbliga i due immigrati a ricaricarsi sulla macchina reti e buste che avevano sversate.

Migliaia di persone hanno condiviso il filmato esultando (questo dimostra a che punto è la sopportazione popolare per certe azioni). Tutti hanno inneggiato al coraggio, tutti hanno inneggiato al senso civico, tutti hanno detto che ci vorrebbero 100 o 1000 persone come questa. Tutti hanno però evitato di approfondire un attimo.


La "comune cittadina", infatti, comune non è poi tanto. Si tratta di Tania Pasquali ovvero di una militante di Casa Pound, addirittura recentissimamente candidata per Casa Pound nel VI Municipio. Fino a stanotte - ovvero quando ha innalzato il livello di privacy della sua pagina Facebook - la sua time line era una teoria di prese di posizione più o meno razziste e di foto del Duce.


Dunque la sfuriata contro i due immigrati cosa era? Propaganda? Razzismo? Sarebbe stata fatta pari pari di fronte a "operatori" italiani? O siamo di fronte ad un reale e disinteressato afflato di senso civico? D'altronde nel video la Pasquali parla di "rispetto della città", musica per le nostre orecchie in teoria. Ecco perché ci piacerebbe sapere il suo parere sul comportamento del movimento politico di cui fa parte. Casa Pound, infatti, insiste a incartare la capitale (non spiazzi abbandonati fuori dal Raccordo, ma mura storiche, monumenti, scuole, aree iper centrali, zone pedonali, palazzi pubblici) con continue e ricorsive campagne di affissioni abusive. 
Le affissioni abusive - solo a Roma considerate qualcosa di simile ad un male necessario o un problema secondario - sono in realtà fumo negli occhi in qualsiasi città civile occidentale. Qualsiasi città "rispettata" dai propri cittadini e abitanti, come direbbe Tania. Aumentano il degrado e dunque l'insicurezza, sottraggono tantissime risorse alle società di nettezza urbana costrette a rimuoverle (sono i soldi della nostra tariffa rifiuti: ecco perché ogni manifesto abusivo è denaro direttamente rubato ai cittadini), danneggiano palazzi e monumenti, coprono pubblicità ufficiali magari con fatica affisse da chi ha comprato regolarmente gli spazi, distraggono gli automobilisti. Inoltre quando i manifesti cadono a terra, in caso di pioggia o di umidità, generano una poltiglia scivolosa e potenzialmente letale per bici e scooter. 

Immaginatevi ora chiunque di voi aprire uno smartphone a Piazza Vittorio o sul Muro Torto e fare la stessa scena che ha fatto Tania obbligando gli energumeni di Casa Pound intenti ad affiggere di rimuovere le affisioni, di pulire i muri storici, i monumenti, le scuole, gli arredi urbani e di andarsene. Urlandogli contro le peggio cose. Chiedendo loro di "rispettare la città". Quali sarebbero le vostre conseguenze è chiarissimo senza bisogno di scriverlo. 

Peraltro Casa Pound umilia Roma per questioni di potere, di marketing territoriale d'accatto, di posizionamento, di ruolo, di patetica visibilità. Mica per bisogno e per sopravvivenza. 

La mancanza di rispetto, la prepotenza, l'aggressività e l'assurdo degrado che la presenza di Casa Pound in città provoca a causa delle affissioni abusive, a causa del considerare la città come il proprio tinello dove fare il proprio comodo in spregio di tutto, impedisce a qualsiasi componente di quel movimento politico di parlare di "rispetto di Roma" senza cadere nel ridicolo. Con la signora Tania però - forse perché il suo atto di per sé era assai positivo e condivisibile - ci siete cascati tutti...

Ecco come i romani reagiscono all'arrivo della raccolta porta a porta. Però poi la colpa è dei politici, no?

31 luglio 2015




Salve, sono un cittadino del VI municipio di Roma. All'interno del mio quartiere, dall'introduzione della raccolta differenziata porta a porta, si sono create diverse discariche abusive, soprattutto in prossimità delle campane per la raccolta del vetro.
Le foto che vi invio in particolar modo si riferiscono a quelle di Via Cavuccio, di fronte al civico 23, nel quartiere Fosso San Giuliano.

Giudicate voi... Questa situazione si protrae ormai da più di un anno. Ho effettuato segnalazioni più volte sia al municipio VI che al comune telefonicamente e via email. Ogni tanto l'area viene ripulita in modo approssimativo ma il problema si ripresenta già dal giorno seguente!

Ora siamo al collasso con queste temperature, l'aria è diventata irrespirabile costringendoci a non aprire più le finestre che danno su quel tratto di strada, sono notevolmente aumentati topi ed animali randagi, che per di più spargono i rifiuti per tutte le vie limitrofe che per giunta non vengono mai pulite mancando marciapiedi o tombini per la raccolta delle acque meteoriche. Possibile che non si riesca ad intervenire in modo deciso in quest'area per contrastare questa perenne discarica abusiva a pochi metri della abitazioni di noi cittadini?

Non ci si può rassegnare di fronte a questo immenso degrado! E' fondamentale ripulire l'area e bonificarla quanto prima, ma è necessario anche attivare dei deterrenti: per esempio video-sorvegliando l'area oppure multando alcuni di quei cittadini che quotidianamente sversano rifiuti di ogni tipo qui, così come prescritto  dalla legge.

Inutile sottolineare che gli interventi sopra consigliati si ripagherebbero da soli, sia economicamente che a livello di salute pubblica!
Lettera Firmata

Dipendenti Ama rubano nelle case dei cittadini a Castelverde. Se non ci credete c'è il video (agghiacciante)

30 maggio 2015



Sono un po' di giorni, specie a partire dai fatti di mercoledì scorso a Boccea, che continuiamo a produrre dei contenuti volti a rivolgere ai nostri lettori una domanda. La domanda è la seguente: come fanno i romani medi a incavolarsi tanto coi campi rom, a prendersela tanto con gli zingari, a volere la chiusura (o addirittura a voler daje fòco) degli accampamenti quando sono loro stessi a comportarsi come e peggio dei rom, quando sono loro stessi a vivere in contesti che alle volte neppure dei campi rom si verificano, quando sono loro stessi a considerare normale e accettabile ciò che in nessuna città occidentale è normale e accettabile?
Un esempio? I romani sporcano lo spazio dove vivono. Affissioni, graffiti, immondizia. È forse l'unica civilizzazione al mondo che zozza lo spazio dove vive. La stessa cosa è grossomodo replicata nei campi rom: si rende degradato lo spazio dove poi dovrai andare a vivere. C'è qualcosa di psicologico. Ma c'è qualcosa di nettamente comune tra rom e romani. Dunque perché tutto questo astio tra le due popolazioni?

Un altro esempio è costituito da questo video. Dipendenti dell'Ama: l'azienda che dovrebbe tenere pulita la città e che invece tra dirigenti incapaci, top management imbarazzante (non quello attuale, parliamo della cronistoria aziendale), criminalità, mafia capitale e nullafacenza sconvolgente (che è il crimine peggiore, perché più difficile da combattere) offre ogni giorno lo spettacolo della metropoli più lercia d'Europa. Passano davanti alle villette di un quartiere periferico, vedono materiale e attrezzature che gli interessano, saltano e rubano. Salvo poi venire scoperti dai proprietari che in un siparietto che la dice lunga ci fanno capire come questo furto venga considerato tutto sommato qualcosa di fastidioso ma di normale, di accettabile, nulla di scandaloso. “Perché mi rubi le mie cose se hai il posto fisso?”. Della serie: va bene rubare, ma tu hai uno stipendio e potresti evitare, no!? Qualcosa di ridicolo (la cittadina che filma, ride incredula) e prepotente, ma non di inaccettabile. Addirittura il cittadino, un pelo alterato ma non più di tanto, spiega che non è la prima volta che subisce questi furti. Nulla di incredibile come invece in realtà è e sarebbe dovunque al mondo. C'è un battibecco ordinario, benché il fatto – se confermato – sia di una gravità assoluta.

Dunque sono i rom che rubano? O anche nei romani è insito l'atteggiamento continuo e innato di fottere il prossimo. La furbizia non come vergogna ma come atout pregiato da insegnare ai figli e ai nipotini? E che differenza c'è con quello che succede nei campi rom? Ed è più grave il furto da parte di un rom o il furto da parte di un dipendente comunale ai cittadini che gli pagano lo stipendio?


Aggiornamento ore 16.30:

Parcheggio di Tor Vergata. Il grande reportage in 40 foto per una situazione completamente fuori controllo

3 maggio 2015





































La situazione del parcheggio della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” è completamente fuori controllo.
Parlo del parcheggio dell’Università, non di quello del Policlinico, dove impazza ormai il parcheggio tipo Tetris, dove dettano legge i parcheggiatori abusivi (e le forze dell’ordine non possono intervenire in quanto proprietà privata), dove il furto delle auto o dei pezzi di Smart ormai è quotidiano e normale, dove il parcheggio abusivo quotidianamente blocca le ambulanze e ritarda gli interventi di emergenza.
No, parlo dell’Università.
Sia chiaro, sparisce una macchina al giorno anche qui, e ci sono anche dei gruppi di denuncia (ma più precisamente di supporto e consolazione) su Facebook, dove giovani studenti che già affrontano le improbe condizioni economiche del soggiorno romani piangono la perdita del mezzo di locomozione che consente loro di sopperire alle deficienze dei trasporti.
Ecco, inizio parlando dei trasporti. La Facoltà di Medicina e Chirurgia è servita dal bus 500, ormai solo quello, visto che gli altri bus sono stati spostati dati i disagi. Quali disagi? La fermata del bus è sede ambitissima di parcheggio abusivo di tutti i tipi, che non risparmia le aree di sosta e svolta del bus, che spesso non riesce a manovrare e si blocca, con effetto a cascata su tutto il parcheggio. Non sono solo studenti pigri ad abusarne, ma anche runner e passeggiatori della domenica, che chiaramente devono risparmiare energie preziose da riservare alla salutare passeggiata, e non possono permettersi di camminare qualche decina di metri in più per parcheggiare regolarmente.
Il parcheggio della facoltà è enorme. Seriamente, enorme. Così grande che molti utenti dell’ospedale hanno imparato quanto è più semplice lasciare la propria vettura nel parcheggio riservato agli studenti. Comunque, come si vede dalle foto, le aree più “periferiche” del parcheggio sono vuote, il posto c’è SEMPRE, anche nelle ore di maggiore affollamento. Questo non impedisce il parcheggio selvaggio, finalizzato a non camminare quei dieci metri in più che rovinerebbero le fragili articolazioni femoro-tibiali dei cagionevoli studenti della Facoltà. Qui c’è un nutrito campionario di sosta irregolare, con delle tipologie particolari ed ingegnose che voglio illustrare nel dettaglio:
  • Il parcheggio “in mezzo”, ovvero al centro del parcheggio nelle aree che prevedono due file laterali di parcheggio “a spina di pesce”. Questo parcheggio consente di parcheggiare con prossimità maggiore alla Facoltà anche quando il parcheggio sarebbe pieno, e presenta il vantaggio aggiuntivo di non rimanere bloccati nei posti parcheggio “a spina di pesce” dalle auto, appunto, parcheggiate “in mezzo”.
  • Il parcheggio “in curva”, con gli stessi vantaggi di cui sopra. Certo, questo tipo di parcheggio riduce la viabilità del parcheggio a “budelli” che nemmeno i centri città alto-medievali. Certo, le vetture di dimensioni maggiori, i mezzi di rimozione, manutenzione, o i mezzi di soccorso e dei vigili del fuoco non riuscirebbero a passare, ma vuoi mettere dover arrivare in orario o fare qualche metro in più a piedi?
  • Il parcheggio “in divieto di sosta” e sugli incroci. Le strade sono larghe, perché tutti questi divieti? Ah, perché non si riesce a vedere altre vetture e si rischia di tamponare? Ma magari mi tamponassero, c’è l’ospedale e l’amico che studia giurisprudenza, chiedo i danni e sai quanti soldi ci faccio?
  • Il parcheggio “sul verde”, per gli amanti della vita all’aria aperta e per i possessori dei SUV, che possono fare sfoggio di tutto il loro potere sociale. Pazienza se l’erbetta si rovina e quando piove tutti diventa fango e finisce sulla strada, è l’occasione per un po’ di rally.
  • Il parcheggio “solidale”, sulle strisce o sulle rampe per disabili. Questo è riservato ai furbi, alla faccia di tutti quei fessi che hanno lasciato liberi questi posti gustosi.
  • Il parcheggio “funzionale”. Perché ben tre varchi di accesso al parcheggio? Tanto le barre di accesso sono state divelte il giorno stesso in cui erano entrate in funzione. Allora bastano due accessi, nell’altro si ricavano almeno tre parcheggi proprio di fronte la facoltà. Utilizzo intelligente degli spazi, no ?
  • Il parcheggio “esibizionista”. La rotatoria di svolta posizionata di fronte l’ingresso del parcheggio è stata riempita di paracarri per evitare il parcheggio abusivo che imperava, in un posto al sole proprio di fronte la facoltà. Questo non ha prodotto nulla, se non ridurre ulteriormente lo spazio di manovra. Quando un furgone, o un camion (che devono portare materiali di ricerca nei dipartimenti) non riesce a transitare, si blocca tutto. TUTTO. In attesa che l’esibizionista di turno si esibisca nella rimozione della sua vettura tra applausi di giubilo e lanci di fiori dagli spalti.
  • Il parcheggio “sostenibile”, ovvero quello che puoi attuare se hai un veicolo a due ruote. Sostenibile nel senso che puoi parcheggiare esattamente dentro la facoltà, proprio sotto la scala dello spiazzo antistante la facoltà. Cerco, se la scala non ci fosse il motorino potrebbe essere portato direttamente in aula… queste barriere architettoniche !!


Discorso a parte merita l’accesso secondario del Policlinico. Questo spiazzo, un tempo accesso primario del Pronto Soccorso, è ormai un accesso secondario che dovrebbe essere riservato ai mezzi della camera mortuaria, agli emodializzati, agli utenti dell’Istituto Mediterraneo di Ematologia e del Day Hospital di Ematologia, alle ambulanze per i trasferimenti con ambulanze dei pazienti, nonché ad alcuni operatori del Policlinico con posti riservati. Dovrebbe, perché questo parcheggio è diventato meta di assalto di utenti del Policlinico in cerca di un parcheggio vicino e “furbo”, alla faccia dei fessi che parcheggiano regolarmente. E qui si crea di tutto, dall’occupazione abusiva dei posti riservati agli utenti in emodialisi, a quelli riservati ai disabili, a quelli riservati ai motocicli. Basta? No, si occupano anche gli stalli delle ambulanze e gli ingressi dei box delle vetture di manutenzione e soccorso. Il posto riservato alle auto mortuarie però è sempre lasciato libero, verosimilmente perché porterebbe sfiga parcheggiare li.

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