Gianni Lemmetti è il nuovo assessore al Bilancio. Il quarto! Che Dio ce la mandi buona

23 agosto 2017

Questo signore qui è il nuovo assessore al bilancio della Giunta della capitale d'Italia. La sindaca è tornata dalle vacanze ieri e oggi, così, come nulla fosse (leggetevi i commenti...), senza manco avvisare il precedente assessore nello stesso ruolo, lo ha nominato al bilancio. Al blancio...!

Speriamo che l'apparenza inganni, e molto anche. 


Si tratta del ruolo più importante del governo di Virginia Raggi. Ma Virginia Raggi non ha deciso nulla. Grillo ha chiesto aiuto al suo cerchio magico, Lanzalone e Nogarin (sindaco di Livorno) hanno consigliato Lemmetti e Grillo ha imposto Lemmetti a Raggi. Anche perché, subito il primo giorno dal rientro delle ferie, bisognava dare un segnale e cacciare via urgentemente Mazzillo il quale, lesa maestà, aveva osato dire la verità: "se andiamo avanti così andiamo a sbattere". Chi dice la verità deve essere epurato. E che sia di dimostrazione agli altri assessori: chi osa dire la sua, chi non si attiene ai diktat, chi esprime una opinione viene fatto fuori senza pietà. Anche a costo di ricoprirsi di ridicolo, anche a costo di cambiare 4 assessori al bilancio in un anno nella città più indebitata del mondo.


Lemmetti arriva, insomma, per ripicca. Per ribadire due cose: a Roma comanda Grillo; a Roma non c'è speranza che qualche persona competente per davvero e prestigiosa per davvero assuma incarichi di governo, al massimo si può pescare nelle "riserve della repubblica grillina", nulla di più. E dopo Livorno tra un po' gli assessori ce li passeranno da Pomezia o da Guidonia. E così dopo le nomine imbarazzanti di mezza estate (vi ricordate della Gatta?), eccoci all'assessore toscano di fine ferie.


Lo stesso assessore che nel 2012, per presentarsi al debutto della sua carriera politica nel Movimento, scrisse "ho fatto tante cose nella vita, se ho competenze verranno fuori, ero titolare di negozio...". L'anno successivo cercò di diventare assessore a Viareggio, in uno strano movimento civico chiamato V2.zero. Poi tanta smania fu ripagata nel 2014 quando diventò assessore a Livorno dopo aver mandato un curriculum anche se sulla sua scelta ci fu mistero: "io non l'ho scelto", disse il sindaco Nogarin. Nel 2015 diventò famoso perché tra le sue tante t-shirt (le colleziona) un giorno in conferenza stampa, giusto per fare il simpatico coi giornalisti, ne calzò una che recitava "vi stra caco in petto". Un detto livornese tra i più educati...


Lemmetti non conosce Roma. Questo può essere un difetto così come un pregio. Abbiamo sempre detto che avere persone che non hanno pregressi in città è positivo. Certo è (come precisa oggi Mauro Evangelisti de Il Messaggero su Facebook) che Raggi con le sue nomine ha messo il sigillo sulla sua ennesima bugia: Roma ai Romani disse in campagna elettorale. Ebbene il nuovo assessore al bilancio è toscano, quello alle partecipate è veneto e fa il pendolare, quella al patrimonio è di Caltanissetta e a Roma nessuno la conosce, pure l'assessore al commercio fa il pendolare e vive a Milano, l'assessore ai rifiuti è di Reggio Emilia, il capo di Atac è veneto, il presidente di Ama emiliano, il direttore generale di Ama lombardo, il presidente di Acea ovviamente di Genova e tutte le decisioni vengono prese in una srl di Milano. In tutto ciò non esiste il capo di Gabinetto, ovvero la figura più importante dopo quella del sindaco. Latitante dopo ben 14 mesi di governo.

Lemmetti è stato uno dei primi grillini indagati e uno dei primi a sottolineare, giustamente, che la idiozia grillina del "ti devi dimettere se sei indagato" non stava in piedi. Infatti ricevette l'avviso di garanzia e lì rimase. Un altro processo, finito con un nulla di fatto, lo subì negli anni precedenti per appropriazione indebita. Ad accusarlo il gestore della discoteca in cui lavorava tra il 2005 e il 2007. Perché all'epoca, dieci anni fa, l'allora 38enne Lemmetti faceva il cassiere in una discoteca (beh che male c'è, pure Mario Draghi a quarant'anni faceva il parcheggiatore fuori dalla Esselunga no!? O no?). Ne uscì indenne e spiegò che quel lavoro lo faceva per pagarsi gli studi, peccato che nessuno riuscì a capire quali studi: la laurea (che Lemmetti ha, per lo meno!) la conseguì sì in ritardissimo, ma non così tanto: la data è il 2001, dunque all'epoca dei fatti (2006) Lemmetti aveva finito l'università da anni. 


Tante vicissitudini ma nulla in confronto a quello che lo aspetterà nei prossimi mesi: una città al fallimento, le aziende partecipate alla canna del gas, creditori sull'uscio, investimenti zero, turisti in fuga, capitali che scappano altrove, nessun privato ormai disposto a investire e bilancio che va chiuso considerando le centinaia di milioni di euro che le società private ingiustamente ostacolate dal Comune (Torri dell'Eur, Ex Mercati Generali...) stanno giustamente richiedendo indietro sotto forma di indennizzi e risarcimenti. Mazzillo non lo ammetterà mai, ma le dichiarazioni improvvide le ha fatte per uscire con onore e per non scappare a gambe levate come la situazione richiedeva. Della serie "come faccio a farmi cacciare". Anche se poi le sue affermazioni di oggi farebbero presupporre il contrario e aggiungono follia alla commedia dell'assurdo di questi mesi: "un nuovo assessore? Siamo stati con la sindaca fino a ieri sera e non mi ha detto nulla! Se fosse vero sarebbe assurdo, non si tratta così la gente". Davvero eh!

La sensazione netta è che siamo alle comiche finali: la città è entrata nel mese di agosto con una giunta e ne è uscita con un esecutivo totalmente rivoluzionato. Con Lemmetti al Bilancio (siamo passati da Minenna a Lemmetti, rifletteteci un attimo), la signora Rosalba Castiglione già trombata alle comunali di Caltanissetta (!) al Patrimonio e un personaggio della caratura di Margherita Gatta ai Lavori Pubblici. Posti chiave, decisivi, che in tutte le capitali europee sono ricoperti da figure di altissimo profilo, sono qui da noi in mano ad una compagnia di giro che farebbe ridere se non facesse piangere. Bisogna affidarsi alla fortuna: o alla fortuna che questi figuri si mettano a governare bene, o alla fortuna che questa farsa finisca il prima possibile. 

Una città condannata a non migliorare. Videoriflessioni a partire da Piazza Lodi

In tutte le città del mondo, ma in realtà anche in tutte le città italiane, la costruzione di una nuova linea della metropolitana ha rappresentato non solo ulteriori e interessanti opportunità per la mobilità cittadina, ma anche la chance di ridisegnare la città dove la linea transita. Ripartire, insomma, da strade aperte e ferite, piazze chiuse per anni dai cantieri, aree occupate per molto tempo da gru ed escavatori per ridisegnare gli spazi pubblici, restituirli più nuovi, al passo coi tempi, contemporanei, in linea con le attuali esigenze di una città.

Roma è l'unica città dove tutto questo non è avvenuto. Per una precisa scelta politica nessuno ha chiesto al Consorzio Metro C (e il Consorzio ne sarà stato felicissimo, avendo potuto risparmiare) di progettare per davvero le aree sopra le nuove stazioni e sopra i nuovi cantieri. 

La città, una volta passata la talpa che ha scavato e sta scavando la metro, è stata riconsegnata ai cittadini pressoché com'era prima. Ovvero disegnata, male, dopo la guerra o negli anni Sessanta. A uso e consumo di una società che, si pensava all'ora, si sarebbe spostata solo in automobile. Da questo nasce questa nostra riflessione su Piazza Lodi.

Terrorismo? Sicurezza? Video imbarazzante oggi a Corso e Fori Imperiali

21 agosto 2017
Oggi apri i giornali e si parla solo di come proteggere le nostre città dopo i fatti di Barcellona. Si rovellano anche artisti e grandi architetti ("mettiamoci gli alberi, invece dei dissuasori in cemento" dice Stefano Boeri)  e a Milano già sono a lavoro per fare concorsi creativi per abbellire le barriere paracarro in calcestruzzo.

A Roma come al solito stiamo indietro, ma non pensavamo così indietro. Ieri Luca Bergamo (che da settimane è sindaco visto che la sindaca ufficiale sta in vacanza in luogo segreto non si sa più da quanto) ha perfino partecipato a riunioni su riunioni per tamponare una situazione di rischio e per rispondere all'aumentato grado di allerta nazionale e finalmente si è parlato del problema enorme del carico e scarico in città (qui la ricetta di Roma fa Schifo). Eravamo certi, insomma, che tornando a Via dei Fori Imperiali e a Via del Corso non avremmo trovato para para la situazione che avevamo lasciato a maggio, a gennaio e a dicembre...

Qui il video con una prescrizione: stiamo parlando solo della parte "bassa" di Via del Corso. Nella parte alta la situazione di presidi e sicurezza è, come cerchiamo di spiegare nel video, ancor peggiore se possibile...


Quanto ci sta costando in termini numerici il mal governo di Virginia Raggi?

19 agosto 2017
Su questo tema davvero sarebbe interessante chiedere l'aiuto di tutti. Facciamo qualcosa. Inventiamoci un sistema il più possibile serio (seppur spannometrico, ammettiamolo) per tenere un contatore sempre fisso, sempre attivo. Naturalmente nessuno di noi pensa che le amministrazioni precedenti siano esenti da colpe, anzi; ma qui si esagera. Si esagera per tanti motivi: in primis perché qui i danni sembrano voluti, sembrano cercati, sembrano parte di una impalcatura intellettuale, operativa, amministrativa volta alla decrescita, alla depressione dell'economia, alla cacciata dei capitali e delle opportunità. Una ideologia folle e suicida ribadita in scelte tremendamente concrete. Si esagera anche perché siamo nel bel mezzo di una amministrazione che si è presentata come nuova, come scevra da comportamenti assurdi, libera da lacciuoli ideologici e che invece sta facendo non solo come quelli che c'erano prima, ma sta facendo anche molto ma molto peggio.

Con l'aggravante, che per noi come i nostri lettori sanno ha un peso ed un valore significativo, di essere venuta dopo due anni assolutamente anomali. Anni in cui dopo le alla fin fine assai deludenti amministrazioni di Rutelli 2 e Veltroni 1 e 2 e dopo la sciagurata esperienza di Alemanno, si stava riportando la città su dei binari finalmente anomali. Grazie ad alcune scelte del marziano Ignazio Marino le cose stavano cambiando, in alcuni ambiti in maniera rivoluzionaria. Soprattutto perché Marino (chi ha letto il suo libro lo ha capito) badava ad una cosa rispetto alla quale nessun sindaco (NESSUNO) prima di lui ha badato: il tempo e il denaro. Che poi sono la stessa cosa come tante frasi fatte spiegano alla perfezione. Marino è stato il primo, l'unico e l'ultimo sindaco della capitale a farsi carico del fatto che la città dovesse in-cas-sa-re grazie al suo patrimonio, ai suoi beni, ai suoi cespiti, alle sue risorse. Incassare per se e far incassare agli operatori economici che vi esercitano: generare opportunità, lavoro, richiamo economico.

Questo ha portato ovviamente ad una attività interessante soprattutto dal punto di vista dell'urbanistica, perché non c'è niente che ti può far incassare e niente che può muovere di più una economia stagnante meglio della moneta urbanistica, specie se usata in maniera intelligente, onesta, chiara e lucida come faceva l'assessore di Marino, Giovanni Caudo. 

Insomma negli anni 2013-2015 la città era stata preparata non vogliamo dire ad uscire dalla crisi, ma per lo meno a provarci. Erano stati posti dei presupposti molto, ma molto interessanti.

Essere arrivati dopo una breve stagione così peculiare e con importanti progetti incardinati ed aver smontato tutto è una colpa che Virginia Raggi si porterà addosso finché campa politicamente (speriamo assai poco ancora) e finché non decide di ritirarsi a vita privata. Una colpa che si traduce in danno economico per tutti noi, per tutti coloro che hanno la residenza a Roma, che a Roma pagano le tasse e che da Roma si aspettano indietro qualità della vita, opportunità, prospettive per il futuro e servizi. 

Sarebbe utile, insomma, mettere in fila i danni che le scelte forsennate di Raggi hanno inferto. Ma non parlandone in termini politici (cosa pur interessante, beninteso), bensì in termini puramente economici. Di più: in termini squisitamente e freddamente numerici. 

Olimpiadi, Stadio della Roma, Ex Mercati Generali, Ex Fiera di Roma, Torri dell'Eur. Quanto ci stanno costando queste scelte pur nella consapevolezza che si tratta "solo" di urbanistica (e "solo" di grandi progetti, ché poi ci sono quelli piccoli e quelli medi) e che i danni si assiepano anche in moltissimi altri settori come i trasporti, i rifiuti, i lavori pubblici ovvero tutte aree dove le scelte pentastellate hanno portato o continuità con il vecchio o peggioramenti gravi e mai un miglioramento dei conti economici o dell'efficienza, mai un coinvolgimento di qualità, mai una sfida nella direzione di quello che fanno le grandi capitali occidentali.

Olimpadi 2024 - 4 miliardi E siamo generosi perché qui bisognerebbe conteggiare il danno di immagine, clamoroso, di una città super favorita per l'assegnazione che si ritira dichiarandosi non in grado di organizzare un grande evento. Una scelta che ha portato decine di investitori ad allontanare da se l'idea di investire da noi. Davvero una sciagura che peserà per anni e anni ancora.

Stadio della Roma - 1,5 miliardi Ma questo è solo l'investimento del privato, che non si farà più. Poi c'è un indotto enorme - come per le Olimpiadi del resto - tanto che le Università cittadine avevano calcolato un impatto economico perfino superiore a quello dell'intero Expo 2015 di Milano.

Ex Mercati Generali - 600 milioni E anche qui siamo correttissimi: sono solo i soldi di investimento privato che l'amministrazione tiene bloccati da 14 mesi. Pur di mettere i bastoni tra le ruote di questo progetto hanno preferito far saltare per aria un Municipio, l'ottavo. Poi ci sarebbe tutto l'indotto e le conseguenze indirette. Diamo molto peso alle conseguenze indirette perché sono importanti: pensate ad un turista che viene a Roma e la percorre in questo torrido agosto. Magari è sofisticato e va a vedere la stupenda Centrale Montemartini. Poi esce e fa una passeggiatina e trova un nuovo centro commerciale, progettato come si deve, con negozi ma anche servizi, spazi pubblici, trova un quartiere non invaso dalle auto perché il centro commerciale ha migliaia di posti interrati e ha permesso pedonalizzazioni e allargamenti di marciapiedi. Cosa penserà di Roma questo signore? E chi è questo signore? E' un semplice turista o magari è un importante ristoratore australiano che vedendo una organizzazione seria si fa convincere nell'investire a Roma per aprire un suo esercizio? O magari è un albergatore di Londra che decide così di aprire all'Ostiense una nuova insegna della sua catena di alberghi esclusivi e trendy? Ecco le conseguenze indirette. Oggi le conseguenze indirette sono massacranti per ogni ambizione: solo abbandono e sciatteria dovunque. 

Ex Fiera: 400 milioni Cifra approssimativa. In realtà molto più ampia perché oltre al mancato investimento in quest'area, che resta abbandonata, c'è il danno che deriva dal fatto che la scelta di interrompere lo sviluppo immobiliare ha impatto drammatico sui conti di Investimenti SPA: una grande azienda pubblica fatta fallire per colpa, semplicemente, di un accanimento di Berdini. Ma non è possibile dare la colpa a Berdini. Le idee inquietanti di Berdini sono note da anni e se nomini Berdini poi non puoi dire che è colpa sua se la città va a gambe all'aria visto che lui fa solo quello che ha sempre detto. Anche qui immaginate le conseguenze indirette.

Ex Torri dell'Eur: 328 milioni Attenzione amici: questa non è una cifra ipotetica. Questa è la cifra che, grazie ad una inchiesta giornalistica de Il Tempo, abbiamo oggi scoperto essere stata chiesta dagli sviluppatori (tra l'altro una società pubblica, tanto per dire quanto miopi sono queste ideologie anti sviluppo) al Campidoglio. La schifezza ordita dall'amministrazione all'epoca l'abbiamo spiegata bene qui. Oggi, con gli interessi, arrivano le conseguenze. Un autentico olocausto economico dei conti del Campidoglio realizzato solo per soddisfare sete di potere, fame di vendetta e idiote ideologie fondamentaliste. Questa operazione poteva portare riqualificazione, bellezza e incassi pubblici. Porterà abbandono, degrado e nuove tasse se non addirittura il dissesto dei conti della città.

Siamo, solo con questo conteggio e solo limitandoci all'urbanistica, a 7 miliardi di euro. Solo in un anno. Si tratta di mezzo punto di PIL italiano. Dunque, quanto ci sta costando e quanto ci costerà il mal governo di Virginia Raggi?Quanto avrà impatto tutto ciò sul nostro lavoro, sul nostro reddito, sulle tasse che la città incamererà, sulla necessità che avrà di chiedere aliquote ancora più alte ai cittadini e aiuti al governo centrale? Quanto dello stato vergognoso in cui versa Roma sarà motivato dalla fantastica capacità di chi governa di allontanare investimenti e opportunità di evoluzione e trasformazione? 

L'estate de roghi nel fantastico e fatato mondo del XIV Municipio

16 agosto 2017




























Forse vi abbiamo stufato e potremmo apparire ripetitivi. Ma bisogna sottolineare ancora una volta come lo stipendificio del XIV municipio sia l'emblema del grillismo a Roma: nessun merito, pressappochismo, amici degli amici degli amici per riempire caselle, nessuna selezione online, inoccupati cronici dal curriculum imbarazzante catapultati a ruoli direttivi di altissima responsabilità, nessun criterio di scelta della classe dirigente. 

Alfredino miracolato a Presidente del Municipio sebbene la indimenticabile intervista sulle tre cose da fare nei primi 100 giorni, lui compagnuccio ripetente di classe all'Itis di Andrea Severini in Raggi, assunto in Atac su chiamata diretta dall'ufficio di collocamento; okkuparoli cronici a fare gli assessori; titolari di studi tecnici che fanno pratiche urbanistiche eletti assessori e consiglieri ai lavori pubblici. Insomma, uno scenario pazzesco. Tra l'altro in tutti i municipi questo circo sta venendo giù giorno dopo giorno (alcuni municipi proprio non ci sono più mentre in altri si dimette un assessore a settimana) mentre guardacaso nel Municipio più sgangherato tutto regge sotto una parvenza di unità e compattezza.

Oggi addirittura capotreno, il nostro eroe Alfredino Campagna non si accorge che il suo municipio è un suk a cielo aperto dove alla fine dei mercatini dell'usato cui il Municipio garantisce fior di scorta con la Polizia Municipale tutto viene bruciato nei famigerati roghi tossici che lui stesso dichiara di non esistere e di essere diminuiti.

Ci sarebbe piaciuto, dopo oltre un anno dall'insediamento parlare e criticare risultati, obiettivi, posti di lavoro creati, fondi europei reperiti, sviluppo, recupero, prospettive... niente, zero assoluto, i miracolati a Cinque Stelle nel XIV aspettano fine mese e poi la fine mese successiva e poi ancora quella seguente, il bonifico pubblico è intoccabile, diritto inviolabile come le case abusive lungo mare in Sicilia tanto care a Giggino Di Maio.


Intanto ecco la carrellata di foto di un'estate rovente alla pura diossina... Tutti roghi degli ultimi due mesi. Tutti roghi che secondo il presidente del Municipio non esistono o, al massimo, sono drasticamente diminuiti. Sì, come no...

Non si parla più delle navette che sostituiscono la Metro A. Parliamone!

14 agosto 2017
Ormai siamo a metà della storia di queste navette. Le abbiamo criticate con la nostra serietà e il nostro spirito costruttivo di analisi in questo post cercando di dare dei suggerimenti all'amministrazione, ma poi le lamentele dei cittadini che ci scrivono sono continuate ad arrivare (specie in questi giorni sotto Ferragosto) e allora abbiamo deciso di effettuare una prova su strada.

Le condizioni in cui queste navette viaggiano sono quelle che potete vedere nel filmato girato ad inizio mese. Nessun riguardo per gli utenti del trasporto pubblico che devono muoversi facendo la gimkana in mezzo a furgoni dei bancarellari tanto cari a questa amministrazione, auto in divieto di sosta, assenza totale di percorsi riservati e scarsità dei controlli.

Come spiegammo nel link che trovate sopra, questa poteva essere una grande occasione (lo possono essere tutti i cambiamenti) e invece è stata una ennesima occasione perduta sull'altare dell'incapacità di pianificare, della scarsa voglia di lavorare e del nullo amore verso la città e il suo futuro.


Farmacie Comunali chiuse ad agosto. Marino aveva risanato Farmacap, oggi è il dramma

10 agosto 2017
La storia fino ad oggi la conoscete. Le Farmacie Comunali di Roma sono al disastro. Gestire una farmacia significa fare utili in automatico, è impossibile perdere soldi. Tra inefficienza, sindacati e dipendenti infedeli (si rubavano l'inverosimile nei magazzini, per dirla chiara), le Farmacie Comunali di Roma (Farmacap) erano allo stremo. Tanto che Ignazio Marino voleva venderle, o addirittura svenderle.
Fu l'allora assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese a convincerle: "guarda che si possono risanare, e poi sono un presidio fondamentale sul territorio". Marino, per una volta, ascoltò. Si fece un regolare bando di gara. Di quelli veri, non quelli fatti per nominare gli amici ammantando la nomina di una inesistente pretesa di trasparenza. Venne nominata una ragazza che faceva lo stesso lavoro nella rete delle farmacie comunali di Pistoia. Simona Laing prese le Farmacie Comunali di Farmacap e nel giro di qualche mese iniziò a sistemarle davvero. 

Quello che Laing è stata capace di fare (una vera rivoluzione) lo abbiamo raccontato qui. Ma poi qui e ancora qui abbiamo dovuto raccontare lo schifo pentastellato dei mesi successivi: minacce, accuse, accerchiamenti. Fino al licenziamento. Laing venne licenziata perché aveva osato risanare un'azienda comunale. Ma si sa che se tu fai un partito che accumula consensi fintanto che la gente è disperata, non puoi permetterti che qualcuno, perdavvero, sistemi le cose. Non puoi assolutamente consentirlo. Se le aziende vanno bene, se c'è sviluppo, onestà, lavoro chi mai vota Grillo? E' chiaro che per mantenere il consenso di partiti antisistema, il sistema deve essere tenuto marcio, squallido, corrotto, fallito. Poco importa se le responsabilità di questo schifo ora sono direttamente del Movimento 5 Stelle: basta scaricare la colpa su altri e l'elettorato lobotomizzato che il partito di Grillo si è scelto crederà a tutto quanto!


E dunque cosa sta succedendo in questi giorni? 

- Lo sorso 7 agosto è stato chiuso il notturno della Farmacia Cinecittà, che era stata attivata nel 2015. Questo comporterà ovviamente perdita di fatturato e disservizi per i cittadini.
- Quest'anno a differenza dell'anno scorso (quando vennero tenute aperte tutte le farmacie, al netto di tre piccolissime, cosa che non era mai avvenuta prima), chiuderanno tutte e resteranno aperte solo le h 24 

- Ovviamente le h24 sono state avviate durante la gestione della Laing.


- Ad agosto chiuderanno dunque per un periodo che va dai 7 ai 15 giorni qualcosa come 43 farmacie. Ovviamente questa scelta  genererà un danno economico e un disservizio soprattuto nelle zone periferiche. Quantificazione del danno? Tra 900 mila euro e 1.200.000 euro a nostro avviso.
- Altra questione importante è il blocco della vendita dei prodotti a marchio Farmacap che era stato creato da Laing per portare un valore aggiunto alle farmacie comunali. In un solo anno questo business aveva fruttato quasi 600 mila euro di fatturato con un margine netto del 72%. Il nuovo direttore generale, con la comunicazione che vedete qua sopra, dice che manca l'assicurazione. Si tratta di una scusa in quanto se un prodotto (come può capitare anche con tutti gli altri brand) causasse un reazione inaspettata alla sua sommistrazione risponderebbe il laboratorio di riferimento che lo crea, non certo Farmacap. Più volte è stata richiesta la normativa, non hanno mai dato riferimenti precisi. Praticamente i direttori di farmacia hanno dovuto buttare in scatoloni i prodotti a marchio Farmacap più remunerativi per le farmacie e più convenienti per i cittadini e metterli in magazzino per poi smaltirli. Danno? 100 mila euro secondo qualcuno. Molti cittadini che si trovavano bene con quei prodotti naturali hanno scritto alla direzione per capire le motivazioni di questa scelta: nessuna risposta. L'unica spiegazione è che Farmacap per qualche strano motivo non può fare business in maniera sana, non può risanarsi, non può stare sul mercato.
- E poi c'è la questione del magazzino all'ingrosso. Secondo quanto ci risulta il Commissario Stefanori ha chiesto alla Regione Lazio la rinuncia dell'autorizzazione della distribuzione all'ingrosso. Questo procurerà un danno ingentissimo a Farmacap in quanto in primis i locali dove era stato attivato il magazzino sono attigui alla farmacia di Selva Candida e da contratto l'azienda è vincolata a pagare l'affitto anche se non usa i locali: 100 mila euro l'anno. Grazie al magazzino tutto il settore del parafarmaco si era sviluppato ed era riuscito a cubare  in pochi mesi 600 mila euro di fatturati. Questa attività, insieme a tanti altri piccoli tasselli, aveva permesso di migliorare l'attività caratteristica conseguendo 3 milioni di fatturato in più e maggiori marginalità. Tutto questo deve essere perduto.
- Per gli acquisti siamo tornati alla vecchia maniera, magazzini pieni di merce e merce che non gira, senza tenere in considerazione i parametri della rotazione a 30 giorni, questo almeno ci raccontano i bene informati dentro l'azienda che davanti stanno zitti ma dietro raccontano indignati quanto sta succedendo. Vale a dire aumento dei costi di acquisto con grande rischio di generare scaduti e obsoleti. Un concetto gestionale ormai superato da molte aziende, perché se anche l'acquisto dalla ditta produttrice rispetto al grossista può dare qualche centesimo di margine in più, la ditta da par suo impone di acquistare tutto il listino come sta accadendo adesso. Ricordiamo che per gli acquisti la Laing aveva fatto due gare europee dopo 10 anni per la selezione del grossista. Farmacap è passata così dall'essere la più inefficiente e costosa ed essere la più efficiente rete di farmacie in Italia anche sfruttando la sua stazza in termini di economie di scala
- E' tornato il Recup nelle farmacie svolto dal personale dedicato ai servizi in convenzione con il Comune di Roma Capitale quando la convenzione stessa vieta esattamente che quel personale possa essere dedicato ad altri servizi (come il Recup) che godono del finanziamento dalla Regione Lazio. 

- E i bilanci? Anche qui le notizie che ci arrivano da svariate fonti sono allucinanti: ad oggi non c'è un previsionale 2017 approvato dal collegio sindacale ne tantomeno un bilancio consuntivo 2016 approvato. Intanto l'assessore Mazzilo ha fatto destinare per eventuali debiti Farmacap 9 milioni di euro il giorno dopo che Laing è stata licenziata. Laing da par suo non aveva chiesto alcuna copertura finanziaria al Comune di Roma Capitale in quanto il piano industriale prevedeva l'autofinanziamento. Anche qua 9 milioni sottratti dalle tasche dei cittadini e infilate in una azienda che stava per completare il suo percorso di riqualificazione che invece è stato inspiegabilmente interrotto rifacendola piombare nella assoluta normalità romana. Quella tanto cara ai Cinque Stelle: più la città è allo stremo, più la gente è disperata, più elettori per i partiti anti sistema. Questo è.

I grattacieli dello Stadio della Roma avrebbero "deturpato il panorama". Idiozia!

9 agosto 2017
 
 Quello che ieri è successo riguardo ai pareri sul nuovo Stadio della Roma nell'area di Tor di Valle merita un brevissimo riassunto delle puntate precedenti: la Giunta Marino approva il progetto dello stadio; la Giunta Marino spreme il più possibile gli imprenditori tanto che gli investimenti effettuati sull'area garantivano un 30 / 35% di opere pubbliche rispetto ad una media romana inferiore al 10%: un autentico miracolo urbanistico frutto della visione di Ignazio Marino e delle capacità del migliore assessore all'urbanistica che la città abbia mai avuto dal dopoguerra: Giovanni Caudo. 

Arrivati al potere i grillini tutto questo processo, che stava andando in discesa verso un rapido inizio dei cantieri ed una generazione senza pari di posti di lavoro e economie (la Sapienza aveva certificato che l'impatto sarebbe stato superiore perfino all'Expo di Milano consentendo una plausibile ripresa economica a tutta la città), è stato rimesso in discussione. I personaggi oggi al governo della città ci hanno spiegato che le tre belle torri disegnate da Daniel Libeskind erano dei palazzi che "rovinavano il panorama" (siamo in una delle zone più assurdamente degradate della città, altro che panorama) e di questo parleremo nel resto dell'articolo riguardo proprio all'impatto visivo delle torri e hanno utilizzato l'abbattimento di questi edifici come inquietante arma ideologica. Pronti a tutto pur di togliere di mezzo le tre torri che avrebbero invece dato finalmente uno skyline moderno alla periferia della città offrendo a aziende e società uffici direzionali di qualità, i grillini hanno bocciato il vecchio progetto e ne hanno riscritto uno totalmente folle: niente più opere pubbliche, palazzine basse al posto delle torri, guadagni enormi per i costruttori e infrastrutture non più finanziate.

Addirittura l'area di Tor di Valle, nel progetto di Marino servita da due punti (il Ponte di Traiano verso la Roma-Fiumicino e la rinnovata Via Ostiense\Via del Mare), veniva lasciato alle sole potenzialità trasportistiche su gomma dell'Ostiense. Praticamente il progetto grillino trasformava tutta la penisola di Tor di Valle in un cul de sal pericoloso e ingestibile. Sarebbe bastato un semplice incidente in uscita dalla partita per trasformare tutta l'area in una trappola per topi. Solo la diffusa lobotomia grillina poteva non arrivarci e infatti noi andiamo scrivendo questa cosa da mesi. Da ieri anche il Ministero delle Infrastrutture ha inviato il suo parere in questo senso: non si può fare lo Stadio senza il Ponte di Traiano, non c'entra nulla il Ponte dei Congressi (che fa tutt'altro lavoro e oltretutto non si sa quando si farà) ne altre infrastrutture che il progetto cerca di vendere come alternative. 

Ora cosa succederà? Intanto è possibile godersi le comiche grilline. Gli stessi imbarazzanti personaggi (il più ridicolo? Sempre Paolo Ferrara, seguitelo e non ve ne pentirete!) che fino a l'altro ieri dicevano che lo Stadio non poteva essere fatto lì, che ne parlavano come una speculazione edilizia, che volevano spostarlo a Tor Vergata, che lo raccontavano come una colata di cemento oggi si lamentano che il Ministero non dà il via libera ad un'opera che può salvare l'economia, generare posti di lavoro e dare risposte ai tifosi. La città ha avuto politici squallidi e squallidissimi, ma mai è arrivata a questi livelli di bassezza.

Cosa succederà dicevamo? O la conferenza dei servizi decreterà l'impossibilità di andare avanti? Oppure, come ampiamente prevedibile, il Comune garantirà la realizzazione del Ponte di Traiano coi propri soldi. Insomma prima pagava tutto il privato, ora la città non solo deve rinunciare agli edifici migliori e più iconici del progetto, ma deve mettere anche mano al portafoglio per pagare le infrastrutture che nel progetto precedente erano tutte a carico del proponente. Una vergogna che per fortuna tutta la città ha capito perfettamente, perfino i tifosi della Roma più fondamentalisti: lo stadio che un tempo pagavano Parnasi e Pallotta, ora lo stanno pagando anche loro con le loro tasse. D'altro canto Pallotta deve vendere la Roma e se ha rinunciato ormai a venderla con lo stadio, vuole venderla almeno con un pezzo di carta che certifica che lo stadio si può fare. Altrimenti la debacle finanziaria sarebbe troppo profonda. 

Nel prosieguo dell'articolo però parliamo di un tema specifico riguardo a questa tristissima storia. L'idea ridicola (ancora presente tra l'altro in alcuni ambiti del Ministero dei Beni Culturali, dunque non solo nel caricaturale Campidoglio grillino) secondo cui i grattacieli "deturpano il panorama". 


Senza voler stare in tutti gli aspetti della vicenda dello stadio della Roma di Tor di Valle (e dello sviluppo urbanistico ad esso collegato di cui abbiamo parlato moltissime volte, ma mai abbastanza) oggi vorremmo affrontare uno degli abituali argomenti di contrarietà a simili operazioni: i grattacieli non possono essere costruiti a Roma perché rovinerebbero il panorama dei centri storici, in particolare del centro della città più storica di tutte, Roma.
Una banale ricerca con Google ci aiuta a comprendere quale sia la situazione nel resto d'Europa. Abbiamo calcolato la distanza dal centro storico delle maggiori città d'Europa rispetto ai loro rispettivi centri direzionali e ne abbiamo confronto le altezze.
Tutti siete stati in qualcuna di queste città se non in tutte. Vorremmo sapere da voi come il vostro senso estetico sia stato offeso da tali edifici o come la qualità della vita che avete provato in quelle città sia stata negativamente impattata dai grattacieli.
Si osserva inoltre che le torri romane sarebbero state tra le più basse del continente nonché le piu distanti dal centro storico. Non ci sono altre città in Europa che, avendo scelto di costruire grattacieli, li abbiano tenuti tanto distanti dal centro. Al contrario ci sono città come Londra, o anche Milano, dove di fatto grattacieli sono in centro.
Non desideriamo certo la costruzione di un grattacielo a Piazza Santa Maria in Trastevere (Londra ha fatto operazioni paragonabili e comunque non ci risulta un luogo da cui fuggire via), ma qualcuno dovrebbe spiegarci come la costruzione di tre torri di 160 m a oltre 10 km di distanza dal centro avrebbe potuto inficiare la bellezza del centro storico e peggiorare la qualità della vita della metropoli più martoriata d'Europa. In una città che puntualmente ripete che "i problemi so antri" sfugge come questo potesse essere un problema.
I grattacieli ormai sono arrivati anche in Italia, con il clamoroso esempio del centro direzionale di Milano (ma prima ancora quello di Napoli) e con l'esempio di Torino. Anche Roma ha già due edifici che possono considerarsi grattacieli al Torrino, eppure non pare che la qualità della vita e la bellezza del centro storico siano stati gravemente danneggiati dalle due torri al Torrino (senza entrare nel merito estetico delle realizzazioni).

Allora basta chiamare le cose col proprio nome: polemica aprioristica ed ideologica. Cose che creano danni incalcolabili, per tutti e per anni.

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