11 motivi per cui l'elemosiniere del Papa ha sbagliato di grosso a riaccendere la luce

14 maggio 2019
Parliamo di SpinTime, la inquietante occupazione di Action e di Tarzan Alzetta che da qualche tempo viene letteralmente contrabbandata come progetto di rigenerazione urbana (tanto i romani sono gonzi e bevono tutto) con la complicità di tutti per questioni di soldi, di tornaconto politico, di consenso e di potere.

Premettiamo che parlare di uno scenario cittadino in cui a quanto pare esiste un giustiziere della notte con un furgoncino, inviato niente meno che dal Pontefice a risolvere con la forza e violando le leggi i problemi dei presunti poveri, ci risulta quanto meno surreale e umiliante. Un contesto crircense, farsesco, folkloristico e ridicolo. Un contesto, soprattutto, che non potrebbe avere eguali in Europa e nel mondo. 
E allora, ci si potrebbe chiedere per paradosso, come mai il Papa non ha un elemosiniere in ogni città del mondo? Forse la "povertà" non è dappertutto e forse, oltretutto, a Roma non è per la maggior parte dei casi null'altro che una maschera per coprire la paraculaggine? E' davvero inaccettabile quello che è successo: si stava smuovendo qualcosa verso la risoluzione con uno sgombero di un palazzo occupato da anni e ha deciso di metterci la bocca uno stato straniero mandando una persona a impicciarsi. 

Ovviamente grande accoglienza al gesto papale definito dal 90% del paese come "coraggioso" solo perché il 90% d'Italia non conosce il livello di collusione e mafia che c'è dietro le occupazioni romane, mafia capace anche di smuovere il Vaticano... Accoglienza anche dagli stessi occupanti, sovraintesi da organizzazioni para criminali di ultra sinistra per solito assai contrarie alla Chiesa e ai suoi dogmi. Ma quando ci sono di mezzo gli interessi, non c'è ideale che tenga e va benissimo anche il Vaticano solitamente raccontato dagli stessi ras delle occupazioni - e tal volta perfino a ragione visto che basterebbe l'uno per cento delle case vuote possedute dall'organizzazione per cui lavora il sor Elemosiniere a sanare il presunto problema abitativo in città - come la vera causa degli squilibri del mercato immobiliare romano.

Oltretutto non si riesce a capire perché, a fronte di una città in cui decine e decine di migliaia di persone, di famiglie, di aziende sono in difficoltà e davvero non riescono a pagare le bollette, la Santa Sede si debba occupare con clamore solo di chi occupa, di chi viola le regole, di chi con la forza ruba immobili di proprietà privata. Trascurando tutte le persone che, col doppio dello sforzo, si fanno in quattro e sputano sangue per stare nella legalità. E' solidarietà questa? E' misericordia questa? Ha a che fare con le leggi cristiane questo?

Ferma restando dunque l'assurdità di tutto questo, approfittiamo della visibilità avuta dalla cosa per mettere in fila i motivi per i quali l'elemosiniere di Sua Santità doveva farsi un quarto d'ora di affari propri e doveva lasciare che si andasse verso uno sgombero dell'edificio di Via Santa Croce in Gerusalemme. Per il beneficio di tutti, a partire dal beneficio degli occupanti stessi.  

1. NESSUNO CERTIFICA CHE LE PERSONE PRESENTI NELLA OCCUPAZIONE SIANO REALMENTE BISOGNOSE
Non lo sappiamo. Possiamo solo presumerlo. Possiamo ipotizzarlo. O più realisticamente possiamo ipotizzare che un terzo di persone sia davvero bisognosa, un altro terzo di persone si approfitti della situazione e un'altro terzo sia lì per questioni di favori di politica e di potere. "Vieni che ti diamo casa però ogni volta che dobbiamo fare qualcosa tu devi stare a disposizione". Insomma, venduti della mafietta delle occupazioni. Non sono persone registrate, non sappiamo chi sono, non sappia nulla del loro reddito, non sappiamo se lavorano, se non lavorano, se hanno ricevuto offerte di lavoro e le hanno rifiutate (tanto non devon mica pagare affitto o bollette, quindi...). Non sappiamo nulla, non abbiamo dati da analizzare, siamo totalmente al buio su quello che succede. Intervistati qualche tempo fa alla tv, tra gli occupanti di Via Santa Croce apparve una ragazza che candidamente esternò davanti alle telecamere: "sono qui perché ho 19 anni e mi ero rotta di stare a casa coi miei, volevo finalmente vivere da sola ma non avevo i soldi e allora ho occupato". Non ci sarà solo questo, certo, ma c'è anche questo. Ed è semplicemente inaccettabile. L'unico modo per evitare questo è far tornare in mano allo stato (o alla Regione o al Comune) la gestione delle emergenze sociali, togliendole di mano dai racket dei movimenti che pretendendo di fare attività sussidiaria sostituendosi alla parte pubblica (di fatto privatizzando un servizio) fanno più danni che altro.
Spin Time e Casa Pound sono due facce di una stessa medaglia. Ragionano allo stesso modo, hanno lo stesso approccio, rispondono con gli stessi identici slogan alle critiche. La nostra speranza è che vengano sgomberati entrambi, lo stesso giorno. Una festa della legalità

2. LE CONDIZIONI INTERNE SONO DRAMMATICHE
Un autentico slum all'interno della città. Centinaia di persone che vivono ammassate, in condizioni igieniche inaccettabili, in spazi che non sono e non sono stati mai pensati per essere civili abitazioni. Si tratta di uffici riadattati ad appartamenti alla bell'e meglio (hanno fatto un cambio di destinazione d'uso di fatto, violando il Piano Regolatore della città. Un abuso macroscopico). Il palazzo è una bomba igienico sanitaria che può determinare tutto: da incendi a epidemie. Non è possibile consentire alle persone di vivere in questo modo mettendo a repentaglio se stesse e gli altri.

3. NON E' VERO CHE IL PALAZZO ERA VUOTO
Chi è in vena di scusanti per legittimare la sciatta camorruccia delle occupazioni romane ripete più o meno sempre gli stessi tre o quattro patetici slogan. Uno ad esempio è: "ci stanno le persone senza case e le case vuote, dunque che problema c'è se occupiamo?". Ovviamente non è vero che il palazzo era vuoto. Il palazzo era stato usato fino a poco tempo prima come uffici e poi stava per essere venduto per la realizzazione di un altro progetto. Non era ne vuoto ne abbandonato: è solo una delle mille strumentalizzazioni dei farabutti che hanno costruito la loro carriera politica e la loro fortuna economica, ideologica e di potere sulle occupazioni, strumentalizzando la disperazione. Ovviamente anche se davvero il palazzo fosse stato vuoto e abbandonato, questo non avrebbe neppure per un istante giustificato una occupazione illegale. 
La proiezione daaa pardida non manca mai...

4. IL PALAZZO E' UNA BOMBA SOCIALE
Oltre che dal punto di vista igienico, il palazzo è una bomba dal punto di vista sociale. E disordini possono avvenire da un momento all'altro. Il fatto che fino ad oggi chi amministra le cose (con metodi coercitivi, da qui lo stato di ordine) lo abbia fatto senza far emergere disordini e anomalie questo non toglie che potrebbero avvenire in futuro. Non può una città tenere in suo seno situazioni totalmente ingovernabili come questa. Siamo alla terra di nessuno più pericolosa e inaccettabile. 

5. IL PRINCIPIO CHE "LE COSE NON FUNZIONANO ALLORA SIAMO GIUSTIFICATI" E' ABERRANTE
E' uno degli altri slogan che i ciarlatani delle occupazioni e dei movimenti romani ripete a spron battuto sapendo che basta davvero poco a abbindolare l'auditorio capitolino. "Non funziona il sistema delle case popolari, quindi occupiamo". Una legge del taglione aberrante, pericolosissima se presa in parola da tutto. Con questo stesso principio potrebbero domani arrivare un esercito di 450 persone ancor più povere e ancor più disperate di quelli ora ospitate a Via Santa Croce in Gerusalemme e chiedere a buon diritto di subentrare. O farlo eventualmente con la forza facendo scoppiare una guerra civile. "Se una cosa mi spetta o me la danno o me la prendo" è un principio fascista e dio solo sa quanto fascismo c'è nei cervelli bacati e marci dei fondamentalisti alla matriciana dei movimentisti romani.
Discoteche, feste, ristoranti, party, concerti e chi più ne ha più ne metta. Nella più profonda illegalità e insicurezza

6. LO SFRUTTAMENTO COMMERCIALE DEGLI SPAZI COMUNI E' IGNOBILE
Le aree comuni dell'enorme palazzone, qualcuno lo spieghi all'elemosiniere, sono sfruttate a livello commerciale in maniera vergognosa e ignobile. Fiumi di denaro in birra, iniziative e altro. C'è pure un'osteria e chissà quanti altri esercizi commerciali totalmente abusivi. Una concorrenza sleale allucinante in una città dove aprire un esercizio di somministrazione significa ormai passare per le forche caudine di una burocrazia sfiancante e disincentivante. E quando fai notare che per i loro mille concerti non pagano SIAE ti rispondono che la SIAE è mafia. Già, sarà anche mafia, ma tutti i locali attorno a voi sono costretti a pagarla mentre voi impunemente evadete. Questo significa solo una cosa: concorrenza sleale. Non solo non paghi l'affitto, non solo non paghi le bollette, ma riesci pure a bypassare la burocrazia e le tasse sullo spettacolo. Solo la Ndrangheta e i centri sociali a Roma riescono a comportarsi in maniera così meschina. Tutti gli altri subiscono, pagano anche per loro, dichiarano fallimento. L'impatto negativo sull'economia della città è clamoroso. 

7. NON E' VERO CHE SIAMO IN EMERGENZA ABITATIVA!
Un altro slogan. L'emergenza abitativa. Per carità, la casa è sempre un problema. Lo è in tutto il mondo con picchi allucinanti fuori dall'Italia. A Roma anche non è facile trovare una casa comoda a buon mercato, ma l'emergenza è un'altra cosa. Certo, se vuoi vivere a Via Statilia in pieno centro storico o te lo puoi permettere oppure vai a vivere in periferia, o un po' fuori città come negli ultimi decenni hanno fatto varie centinaia di migliaia di persone (lo dicono i dati e i flussi): pensate che fessi, potevano tutti quanti occupare. Del resto è piano di palazzi vuoti, no!? La realtà la scopri aprendo due siti illuminanti: trenitalia.com e immobiliare.it. Focalizzati su qualsiasi paese o cittadina posti a 25, 35 o 45 minuti di treno da Roma e scoprirai che investendo così poco tempo in pendolarismo arrivi in posti dove le case faticano a raggiungere i 300 euro al mese. Da New York a Londra, da Berlino a Tokyo chiunque non ce la fa a pagarsi un affitto in centro si sposta un po fuori, a Roma chi non ce la fa a pagarsi un affitto in centro dice che sta in emergenza abitativa e occupa appartamenti nei posti più pregiati della città, dall'Esquilino a Santa Croce, da Piazza Indipendenza a Piazza Bologna. Un raggiro galattico nel quale tutta Roma fa finta di cadere per la pigrizia di non porsi il problema, per la pigrizia di non farsi una domanda, per la voglia ancestrale di lavarsi le mani. Da sempre. 

8. QUEL PALAZZO OCCUPATO DA 150 FAMIGLIE AVREBBE GENERATO LAVORO PER 150 FAMIGLIE
Lì era previsto un albergo. Avrebbe oltretutto qualificato tutta la zona, incentivato il commercio (che boccheggia qui) e magari chiamato ulteriori investimenti. I venditori stavano quagliando l'operazione coi compratori. Ci sarebbe stata una struttura ricettiva capace di dare risposte sane, di reddito, soddisfazione, opportunità e sicurezza allo stesso numero di famiglie che oggi occupano. Solo questo dato deve bastarvi per capire all'interno di quale enorme inganno ci troviamo. Davvero un Elemosiniere papale non capisce una cosa del genere? Ma c'è di più...
La presidente del Primo Municipio Alfonsi con Tarzan Alzetta, il boss delle occupazioni romane. La foto è un insulto, uno schiaffo, uno sputo in faccia a tutti i cittadini per bene di Roma

9. I PALAZZI OCCUPATI TENGONO LONTANI GLI INVESTIMENTI INTERNAZIONALI. UNICA NOSTRA SALVEZZA
C'è di più perché il danno non è solo puntuale. Non riguarda solo questo specifico edificio che avrebbe potuto dar risposte di lavoro e dignità a 150 famiglie e invece dà risposte di degrado, prepotenza, camorretta e illegalità a 150 famiglie. Riguarda tutto il sistema, anzi l'ecosistema economico romano che oggi vive un olocausto. Vedere investitori che nonostante reiterati esposti in Procura non riescono a rientrare in possesso dei loro immobili semplicemente fa scappare altri potenziali investitori dalla nostra città. Ed è quello che sta succedendo: non c'è l'ombra di un investitore immobiliare (resta con qualche sparuta operazione solo CDP, che infatti è pubblica e a Roma ha sede). Tutti i soggetti che stanno ad esempio cambiando faccia a Milano generando posti di lavoro, ricchezza, opportunità, rigenerazione urbana, appeal e bellezza non mettono piede a Roma. Da Hines a Coima, da LendLease a Unipol, da Prelios a Covivio sono lì in attesa che Roma la faccia finita di farsi stritolare dai furfanti delle occupazioni e dei movimenti per arrivare in forze ad investire qui tramutando la Capitale in un posto normale a suon di fiumi di denaro liquido che è pronto per noi ma non arriva perché le condizioni ambientali sono inaccettabili. Questa situazione ci tiene schiavi tutti, ci tiene ostaggi tutti, ci impedisce di svilupparci tutti, ruba le opportunità ai nostri figli e infatti c'è una intera generazione di quarantenni  e cinquantenni in città che sta lavorando solo per far andar via i figli il prima possibile. Ecco i risultati della solidarietà dell'elemosiniere. Questa volgarità coatta, aggressiva e parafascista mascherata da "ssspazi sosssciali" (da pronunziarsi come Verdone in Un Sacco Bello) vi sta divorando dentro come un cancro e voi la difendete, la applaudite, inneggiate al "coraggio" del Papa come nella peggiore Sindrome di Stoccolma.

Dunque non c'è solo il danno dei 150 posti di lavoro persi, c'è l'impatto drammatico che ogni storia come questa (o quella vergognosa del Cinema Palazzo, quella dell'hotel della Garbatella e di tanti altri spazi occupati) ha sull'economia della città e sulla sua reputazione sul mercato internazionale. Se solo quelle risorse venissero liberate noi vedremmo risolti tutti i problemi di povertà della città. Dal primo all'ultimo. Ad oggi, grazie a questa gentaglia, siamo un posto da cui fuggire, su cui non scommettere neppure un centesimo, un sistema in piena debacle economica. Una crisi che ci siamo creati da soli visto che le potenzialità della città sono dieci volte più significative di ogni altra città italiana e invece ci facciamo mangiare in testa perfino da Bologna o Firenze, per tacere di Milano. Questo ha delle conseguenze atroci. Chi dice di voler combattere la povertà, in realtà sta solamente alimentando il proprio personale potere e sta generando povertà su povertà. Del resto organizzazioni come i movimenti romani non possono - non potranno mai - operare per il benessere e lo sviluppo. Se la povertà scompare loro non avrebbero più ragione di esistere e non potrebbero più esercitare il potere, il ricatto, la pressione che esercitano con tutte ciò che per loro e solo per loro produce in termini di vantaggi diretti e indiretti. 
L'Elemosiniere di Papa Francesco sotto braccio agli occupanti. Lo avete visto mai sottobraccio a qualche commerciante che sta lottando per non chiudere, delle migliaia di persone che ogni giorno a Roma perdono il lavoro proprio a causa del degrado generato da questa situazione e altre simili?

10. E LE CASE POPOLARI?
Beh, abbiamo parlato pochissimo di case popolari. Il solito Roma fa Schifo che nasconde i problemi. Non li nascondiamo, sappiamo perfettamente che il servizio funziona poco e male (ma meglio di quel che si pensa), ma sappiamo anche che decine e decine di case non vengono rimesse in circolo a vantaggio di chi ne ha bisogno proprio perché sono occupate. Ed è su questo che bisognerebbe lottare: più case popolari, gestite in maniera impeccabile, senza sconti, e più housing sociale. Ma proprio grazie alla sciatteria dei movimenti romani anche tanti progetti che potrebbero ospitare al proprio interno housing sociale (vedi l'ex Fiera di Roma) vengono bloccati, interrotti, sabotati culturalmente. Peraltro pianificare, costruire e gestire bene le case popolari è normalità e non porta voi. Mentre accordarsi come fa da sempre la più squallida politicuccia romana con le mafiette dei prepotenti ne porta eccome e si eleggono grazie a questi criminalucci anche fior di consiglieri comunali se si sanno strumentalizzare a dovere i suffragi dei disperati. Ecco, chissà se l'elemosiniere si è reso conto di aver fatto un clamoroso assist alla peggio politica romana.
Detto ciò, ribadiamo che il sistema delle occupazioni, la mentalità del "mi prendo ciò che mi spetta", la logica del "non funziona niente quindi delinquo e nessuno mi può dir nulla" fa sì che centinaia di case popolari siano occupate da chi non ne ha diritto. E chi sta in graduatoria aspetta dormendo in macchina. In attesa, un bel giorno, di decidere di svendere se stessi ai rapaci avvoltoi dei movimenti. 

11. OKKAY MA IL VATICANO E' INTERVENUTO PERCHE' NESSUNO FACEVA NIENTE
Falso, giorni e giorni prima dell'intervento dell'Elemosiniere la sindaca Virginia Raggi aveva mandato fior di assistenti sociali nel palazzo per offrire a bambini, anziani e bisognosi un posto nelle case famiglia del Comune, che esistono e sono pagate dalle tasse di tutti appositamente per questi casi. Ovviamente strumentalizzati e plagiati dall'organizzazione tutti hanno risposto di no. Come risposero no gli occupanti di Piazza Indipendenza quando si offrì loro una soluzione alla loro situazione. Insomma questa gente non accetta nessuna soluzione legale, preferendo di gran lunga stare nell'illegalità. Non è vero che non hanno alternativa, semplicemente non sono interessati alle alternative legali, alle alternative che abbiamo tutti, preferiscono stare nell'illegalità. Lo considerano più da furbi e più comodo. 

Tutto questo decalogo significa che auspicavamo che i bambini restassero senza acqua calda per altri giorni o che gli anziani continuassero ad avere problemi a causa dello stacco di elettricità? Assolutamente no. Ma la circostanza doveva essere sfruttata dalle istituzioni in maniera astuta e orientata al bene comune e alla risoluzione dei problemi e delle anomalie. Cari amici - avrebbe dovuto dire l'amministrazione intervenendo - noi adesso vi facciamo riaccendere la luce perché in queste condizioni non vi lasciamo. Ma sappiate che avete tre mesi da oggi per sloggiare non un giorno di più. Così si comporta una città seria. 

Partito dei Maghinari. A Roma il PD decide di suicidarsi di nuovo

13 maggio 2019
Sul fatto che a Roma le auto siano un enorme problema non possiamo che essere tutti d'accordo. Sono troppe, creano degrado, creano bruttezza, creano insicurezza, impediscono alla città di svilupparsi e generano violenza nelle persone che ne fanno abuso. 
E' vero che la città ha mezzi di trasporto di massa scarsi, ma questa scarsezza è alle volte proprio dovuta all'eccesso di auto che bloccano il fluire delle linee bus e interrompono quelle tramviarie. Un cane che si morde la coda alimentato in maniera tossica dal tipico atteggiamento romano cinico e menefreghista: faccio quello che mi fa comodo fottendomene totalmente (ma totalmente!) sulle conseguenze che ciò che faccio, fregandomene sempre del prossimo. Sempre. 

Poi scopri che il 70% delle persone ha un percorso casa-lavoro inferiore ai 5 km ovvero copribile agilissimamente in bici se non addirittura a piedi. Poi scopri che la leggenda del romano coattello e cafoncello che prende "a maghina" pure per fare i 250 metri che separano il portone di casa dalla latteria o dal tabaccaio non è una leggenda, ma una atroce verità che si ripete decine di migliaia di volta ogni giorno in decine di migliaia di angoli della città.

A fronte di questo bisogna intervenire. A fronte di questo ogni (OGNI!) intervento che miri a ridurre l'abuso dell'auto privata e che miri a ostacolare e a rendere meno facile la vita di chi va in auto è e deve essere il benvenuto.

Pur nel quadro di una tragedia amministrativa senza pari - forse grazie alle ispirazioni dell'unico amministratore degno di rispetto della compagine di governo che risponde al nome di Enrico Stefàno - i grillini in questo senso stanno cercando di muovere qualcosa. Si tratta sempre di misure men che omeopatiche, ma pur sempre meglio di nulla. 

La cosa surreale è che il PD, che dovrebbe essere il maggior partito di opposizione e aspirare a sostituire il M5S alla prossima tornata elettorale, invece che chiedere MAGGIORE impegno in questo senso incalzando la Giunta Raggi a fare di più e meglio, sistematicamente si pone (in assurda alleanza con gli sciatti esponenti della Lega e i folkloristici rappresentanti di Fratelli d'Italia) come ostacolo alla realizzazione dei pur piccini progetti di micro pedonalizzazione, urbanistica tattica, aumento degli orari della ZTL e quant'altro. Ogni atto che vada contro al cancro tutto romano della macchina vede il PD non come la forza che chiede di più, ma come la forza che cerca di ostacolare, che cerca di lasciare la città alle condizioni raccapriccianti in cui è. Il tutto condito da una mentalità (eh ma i commercianti, eh ma ndoamettono a maghina, eh ma le esigenze di tutti) che appare ferma nella migliore delle ipotesi agli anni Settanta, inesistente da qualsiasi altra parte del modo. 

Sulla riqualificazione di Piazza Scotti il PD si è alleato alla monnezza di Casa Pound e alle altre opposizioni e è riuscito a far saltare il progetto (complice anche un Cinque Stelle muncipale debole e incapace di difendere un progetto che invece era ottimamente concepito). Sulla sacrosanta semi pedonalizzazione dell'area più commerciale di Centocelle addirittura si è fatta avanti Marta Leonori, fino a ieri considerata diffusamente la parte buona del PD, una speranza civica per il futuro prossimo. E invece anche lì a promuovere iniziative che, di fatto, servono solo a dar voce a chi è contrario ad azioni e soluzioni che, nella fase iniziale, devono essere per forza assai impopolari e osteggiate per poi dipanare i loro benefici nel medio periodo. E così avviene anche in centro storico dove la ultra-maghinara giunta di Sabrina Alfonsi (nel centro storico pare di essere nel 1966, ogni piazza e piazzetta pedonale è stata trasformata ormai in parking abusivo) ha ostacolato il prolungamento della ZTL e l'attivazione della ZTL nel Tridente.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Il PD, lasciando al Cinque Stelle il tema della sostenibilità e della lotta alle metastasi chiamate automobili che stanno definitivamente uccidendo la città, si sta semplicemente un'altra volta suicidando in vista delle prossime amministrative.

Scale mobili rotte e stazioni chiuse. Alcune riflessioni su come è stato fatto l'appalto

6 maggio 2019


Prima di ogni discussione puerile e polemica, preciso: mi occupo di estimo costi e fattibilità in ambito di marketing da circa 15 anni, e qualche estimo per bandi pubblici l’ho visionato (e redatto).
Non mi occupo nello specifico di ingegneria strutturale ma di una cosa son certo e sicuro: la metodologia di progettazione per partecipare ad un bando pubblico e la stesura di un preventivo è concettualmente la stessa per ogni settore, e si basa su semplici regole di gestione che ogni ditta (anche la più piccola) è tenuta a sapere, se non altro per la propria sussistenza sul mercato.
Premesso ciò, andiamo al nocciolo della questione, ossia l’incarico di manutenzione per 387 scale mobili, 10 marciapiedi mobili, 288 ascensori, 44 servoscala e due piattaforme elevatrici che Atac, nel maggio del 2017, ha assegnato alla ditta vincitrice del concorso, la Del Vecchio Srl di Napoli.
Tale azienda è riuscita ad aggiudicarsi una commenda di 11,792 milioni di Euro, su una base d’asta di 22,9 milioni di Euro. Conti alla mano, la Del Vecchio Srl ha scontato la base d’asta di circa il 49%, ovverosia quasi ma metà esatta.

Competitors della Del Vecchio nell’asta erano aziende del calibro di Schindler, Marocco elevators, Consorzio Integra, Del Bo, Thyssenkrupp, Kone, quindi non esattamente gli ultimi arrivati in materia di montacarichi, ascensori e scale mobili. Anzi: le più grandi aziende del mondo in questione. 


Risulta solo sorprendente, anche agli occhi di chi è nel settore dei bandi pubblici da tempo, di come la Del Vecchio sia riuscita a spuntare l'affare ad un prezzo così basso rispetto alla base di partenza: non che sconti simili non siano mai stati proposti o che non se ne propongano (succede, per svariati motivi), piuttosto la cosa sorprendente è la professionalità e l'effettiva competenza di chi ha redatto l'estimo di spesa per il bando in questione.
Mi spiego meglio.


La metodologia del prezzo scelto per concorso (bando) è una strategia del prezzo (pricing) che s'oppone alle altre canoniche del marketing: il prezzo effettivo, il prezzo efficiente, il prezzo allineato, il prezzo premium, ecc. 
Nell'appalto, il prezzo è deciso per mezzo di una vera e propria asta al ribasso indetta dall'organizzatore: tale procedura è solitamente la norma per gli appalti pubblici, che vengono proposti per mezzo di un bando.
In tale ottica, il committente sceglie la proposta che, a parità (presunta) di valore, cioè in grado di soddisfare i requisiti del bando, è più economicamente conveniente.

Specie nel settore pubblico, le gare d'appalto sono molto ricercate dalle ditte e dalle imprese, per una serie di motivazioni:

- Forniscono contratti sicuri che possono essere usati per ottenere credito;
- Si ha la ragionevole certezza di essere sempre pagati (anche se in tempi di solito non brevi);
- Si può risparmiare di molto sulle forniture da utilizzare per le lavorazioni, in quanto - solitamente - la pubblica amministrazione non ricerca materiali di pregio o raffinati, ma durevoli e congrui al prezzo che è disposta a pagare

Tali peculiarità, soprattutto l'ultima, ha fatto fiorire, nel corso degli anni, tutta una serie di imprese e ditte che lavorano esclusivamente con appalti pubblici: molte di esse, in realtà sono un mero mezzo per prendere quante più committenze possibili, e lucrare poi con il business del subappalto. Non sono realtà che stanno sul mercato reale insomma.


Cedere la lavorazione ad un altro soggetto può essere conveniente per l'appaltatore, che così non sarà obbligato ad avere necessariamente le competenze e le forniture idonee all'appalto, ma potrà rivendere il contratto (a prezzo maggiorato) all'impresa terza, che a sua volta potrà lavorare e prendere i soldi pubblici, anche se con un guadagno minore rispetto al primo appaltatore.
Nulla vieta all'impresa appaltatrice di subappaltare l'appalto 'a pezzi', cioè non interamente ma a progetti o settori: è una strategia comoda quando l'appalto è complesso e richiede molte esperienze e risorse umane in svariati settori. 
Ovviamente, le ditte subappaltatrici vedranno il loro guadagno lordo essere la mera differenza tra quanto incassato dall'organizzatore, meno la percentuale che deve essere corrisposta al primo appaltatore ed i costi totali di risorse umane, materiali e servizi necessari all'esecuzione fisica del lavoro.
Per rientrare delle spese e guadagnare, alla ditta subappaltatrice non rimarrà altro da fare che ridurre ulteriormente i costi dei servizi e dei beni necessari alla lavorazione.


Questo fa immediatamente pensare che, in parole povere, le gare d'appalti pubblici sono una perenne scala verso il basso: la pubblica amministrazione presenta solitamente un bando con l'intento di spuntare un prezzo già più basso rispetto alla media del mercato, mentre i concorrenti della gara sono in guerra tra di loro, cercando di stimare i costi e risparmiare al massimo su tutto, per poter così vincere l'appalto.
A loro volta, i subappaltatori dovranno ridurre ulteriormente i loro costi, per riuscire a guadagnare seriamente con il lavoro.
Datosi che tutto questo rincorrere il prezzo più basso non prevede minimamente l'analisi delle altre colonne del marketing (la qualità, il servizio, il valore), ma mira solo a rientrare nei margini di guadagno, solitamente i lavori dati in appalto hanno scarsa qualità globale, realizzazione finale dozzinale e durata dei materiali e messa in opera non eccelsa.

Già questo dovrebbe far capire che è praticamente impossibile ottenere contemporaneamente un buon prezzo di vendita e un buon servizio (per la pubblica amministrazione) praticando la strategia del bando d'appalto: le imprese tenderanno perennemente ad abbassare il prezzo e con esso i servizi, tentando di 'starci dentro'.
Tale ribasso diventa spasmodico quando viene scelta la strategia del subappalto: per contenere i costi e generare quindi un guadagno, l'impresa sub-appaltatrice dovrà necessariamente ridurre ancora di più qualità di servizi e beni.

Quello che è interessante notare è che il giro di denaro attorno agli appalti pubblici è, storicamente, uno dei settori di maggior traino dell'economia.
La quantità di ditte ed imprese che operano quasi esclusivamente con il pubblico è enorme, perché lo Stato - a vari livelli - ha perennemente bisogno di lavori, datosi che ormai da decenni non esistono più i distaccamenti operativi statali, che un tempo provvedevano direttamente alla manodopera necessaria (si pensi ad esempio ai vecchi operai cantonieri, oggi sostituiti dall'ANAS).
Le statistiche del numero degli appalti richiesti dalla pubblica amministrazione si mantengono stabili da svariati anni: contrariamente a quello che si può pensare, neppure periodi di forte crisi economica degli ultimi anni hanno scalfito il numero totale dei bandi assegnati, che si mantiene sempre sull'ordine degli 80.000-90.000 e passa l’anno.
Quello che è diminuito è invece il prezzo medio per bando: in sostanza, lo Stato ha sfruttato la crisi economica per fare una decisa revisione di spesa, abbassando ancora di più la media dei prezzi.
Questo credo sia molto indicativo per spiegare - in parte - la a volte estrema penuria e mancanza di qualità dei servizi pubblici, ormai di fatto appaltati quasi sempre a ditte private esterne, che hanno preso il contratto grazie alla strategia del prezzo su bando.

Ora, tutto questo lungo preambolo era necessario per arrivare al punto della questione: la Del Vecchio Srl ha vinto un appalto per la fornitura di assistenza per le scale mobili e gli elevatori delle metro A, B, B1 e C di Roma ribassando la base d'asta del 49%.
Se avete ben capito ciò che è stato scritto in precedenza, questo contratto (apparentemente così conveniente per il Comune) è stato spuntato grazie a due ipotesi (l'una non esclude automaticamente l'altra, è bene farlo notare):

- I tecnici che hanno redatto il preventivo di spesa per il contratto non avevano le competenze necessarie, e/o hanno sbagliato (e di molto) l'estimo generale;
- La ditta Del Vecchio Srl ha proposto un prezzo molto al di sotto di quello che era realisticamente possibile e necessario per una fornitura adeguata del servizio

Sulla prima ipotesi, non mi esprimo perché non conosco la situazione interna degli uffici Atac che hanno dovuto redigere il preventivo di spesa (e peraltro non è il mio settore di competenza), ma posso solo dire che, nel privato, quando si sbagliano gli estimi di oltre il 5% (sia in eccesso che in difetto) si rischia grosso, a livello personale o del team che ha redatto l'estimo.
Sbagliare un estimo di pochi punti percentuali vuol dire, spesso, far perdere all'azienda centinaia di migliaia di Euro, se non milioni, e ho personalmente visto manager licenziati su due piedi per aver toppato estimi per tutto sommato pochi soldi (paragonato al totale).
Evidentemente, essendo dirigenti e tecnici comunali, ai manager capitolini importa poco o niente sbagliare un estimo (non credo che lo Statuto dei Lavoratori e le sue direttivi ai applichi anche ai dipendenti pubblici, che godono di altre - ed alte - tutele).
Non voglio assolutamente dire con questo che 'si sono fatti male i conti', sia chiaro: ma appaltare un contratto con un ribasso del 40%, mettendo in buona fede la bontà del servizio promesso dall'azienda vincitrice, qualche legittimo dubbio lo fa venire.
In questo caso, forse il Sindaco Virginia Raggi ed il suo entourage, oltre che aver già rescisso il contratto di manutenzione operazione più che altro dettata da esigenze politiche e promozionali) dovrebbe richiedere urgentemente una revisione dell'effettiva capacità di analisi e stima dei suoi tecnici, ed indagare se veramente c'è stato un errore di valutazione commesso prima del rilascio del bando.
Ma qui si va ad opinioni personali, quindi mi fermo e non commento oltre.

Ipotesi numero due: la ditta Del Vecchio Srl ha fatto un vero e proprio dumping, e (come spesso fisiologicamente accade) ha promesso servizi e beni che non poteva rispettare.
Almeno, non con la qualità promessa.
Secondo quello che ha riportato l'assessore Meleo in una recente intervista, sembra che anche gli altri partecipanti al bando abbiano proposto 'forti ribasssi'.
Ora, più che misurare col lanternino la percentuale di ribasso, forse l'assessore dovrebbe domandarsi se la qualità proposta dagli altri competitori sarebbe potuta essere superiore a quella effettivamente erogata dalla Del Vecchio Srl.
È abbastanza facile pararsi dietro un 'tutto il concorso è stato svolto nel rispetto della normativa vigente', quando si sa benissimo che la normativa vigente non prevede il concetto di 'qualità', almeno non come lo intendono comunemente i consumatori nel libero mercato.
"Chi più spende meno spende" è un vecchio adagio, che spesso (non sempre, ma spesso) è realistico: quando paghi poco hai generalmente poco, e non potrebbe essere differente.
Messa in opera, attrezzature, operai qualificati, supporto logistico, ecc.: sono tutti elementi che costano, e spesso il costo è incomprimibile oltre una certa entità.
Tagliando ciò che non può essere tagliato, inevitabilmente si monca il servizio. 
Ma mi rendo conto che questo sia un discorso che in Italia, ingessata da decenni con la regola del 'meno si spende e meglio è' sia abbastanza improponibile.
Detto questo, l'assessore Meleo a mio avviso dovrebbe accertarsi se la Del Vecchio Srl non abbia a sua volta sub-appaltato l'incarico e, se sì, a quali ditte qualificate. Con un poco più d'informazioni, magari anche gentilmente comunicate ai cittadini, forse si eviterebbero cadute di stile... E scale mobili messe su con le fascette. Peché ovviamente se vinci un bando offrendo la metà del computo, poi da qualche parte devi recuperare.

Come detto in precedenza, nulla toglie che la mala gestione dell'affare manutenzione delle metro di Roma sia un mix di tutte e due le ipotesi, ovverosia estimo dell'opera sbagliato e aggiudicazione del bando fatta in dumping.
In tal caso, ovviamente, il risultato non cambierebbe di molto, e sicuramente non cambierebbe la situazione del momento, di vera emergenza.
I dubbi comunque dovrebbero essere proposti in maniera ufficiale, a mio avviso posti come argomento (anche di una certa urgenza) in Assemblea Capitolina.
Dove invece dubbi non ce ne sono è sul risultato finale del contratto: pessimo, con il servizio troncato da mesi.


La Del Vecchio Srl non è apparentemente stata capace di mettere in sicurezza ciò che era tenuta a mettere in sicurezza, non ha provveduto al ricambio tempestivo delle parti ammalorate e/o danneggiate ed il suo operato (le scale mobili di tre stazioni abbastanza importanti della metro A) è finito direttamente sotto sequestro.
Ma qui sicuramente la questione sarà portata in altra sede e (purtroppo presumo) con altri costi per il Comune.

Finisco questo intervento con una curiosa statistica sui bandi pubblici: sapete quante probabilità una generica azienda ha di vincere una gara d'appalto?
Poche: la media dice che una generica impresa riesce a vincere un appalto pubblico una volta su 43 tentativi.
Ciò vuol dire che, sempre mediamente, una ditta esce vincitrice una volta dopo ben 42 volte che è stata sconfitta da qualcun altro.
Ovviamente, questa è una media, e come tale può dare solo un'idea generale della faccenda: potrebbe andare meglio, come invece potrebbe andare molto peggio.
Ecco perché le imprese serie, a meno che non siano appositamente strutturate (e quando dico 'appositamente' intendo con un intero settore totalmente dedicato) dovrebbero sempre stare lontane dalle gare d'appalto.
Perché il lavoro non è un concorso.
Almeno, il lavoro ben fatto non lo è.
Vantarsi di 'aver risparmiato' quando invece non solo si perdono i soldi già spesi (come in questo caso), ma aggiungendocene sopra altri per riparare i danni (spendendo quindi il doppio, o più) è una cosa che neppure al primo anno di marketing aziendale viene specificata, poiché si assume che già si sappia come concetto primitivo.
E questo, forse, la Pubblica Amministrazione italiana (e romana, nello specifico) dovrebbe cominciare a capirlo, se non vuole ottenere sempre risultati pessimi, ed insoddisfazione generale più o meno sempre garantita. Non basta dire come fa Raggi "chi ha sbagliato pagherà" non potendo questa volta prendersela con quelli che "c'erano prima" essendo l'appalto datato 2017... Bisogna affrontare invece la cosa a monte. Se il bando fosse stato scritto in maniera diversa e lo avessero vinto giganti come la Schindler o la Kone avrebbero davvero messo fascette di latta per riparare le scale mobili? Eh ma a Roma l'odio per le grandi multinazionali non accenna a scemare, meglio la Del Vecchio di Napoli... Intanto l'inchiesta in procura va avanti e le stazioni restano chiuse.


Giorgio Fiorini

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