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Togliersi dalle scatole Berdini e rilanciare la Giunta si può. Ma è l'ultimo treno

10 febbraio 2017
Nei disastri che sta combinando più per cattiva fede e squallida sete di potere che per inesperienza (ancora con sta storia dell'inesperienza? Ma qualcuno ci è cascato davvero?), Virginia Raggi si trova grazie al lavoro giornalistico di un giovane cronista precario de La Stampa con una freccia da scoccare capace di rimettere in carreggiata sette mesi di autentiche sciagure.

Che l'assessore Berdini fosse un perfetto idiota se non addirittura un coglione (tutti epiteti che egli ha dichiarato di se stesso oggi sui giornali, noi semplicemente riportiamo) lo abbiamo immaginato e fatto capire più e più volte anche prima della vittoria di Virginia Raggi visto che il suo nome era stato improvvidamente rivelato a qualche giorno dal ballottaggio. Con quella nomina  la sindaca si è autocondannata. La sensazione di sgoverno, di depressione, di tristezza, di diffusa depressione, di perdita di ogni tipo di slancio e di speranza non è transitata nella pancia della città a causa delle vicende di Minenna, di Romeo o di Marra. Neppure a causa della storia della Muraro, che aveva senza meno degli scheletri dell'armadio come ce ne hanno molte persone che hanno avuto ruoli di responsabilità, ma che era comunque una figura competente. 

Berdini è - ma speriamo di dire presto "era" - un'altra cosa. Un'altra storia, un'altra partita. Una cosa facilmente smascherabile. Il rappresentante eponimo dell'impegno civile alla romana, dell'ambientalismo alla brace, dell'urbanistica alla amatriciana. Un residuato bellico di una ideologia che, tutt'altro che marginale, è stata in realtà egemone a Roma da sempre (aho i balazzinari, aho a golada de gemendo, aho e cattedrali nel deserto) e ha portato alle condizioni che vediamo: edilizia scadente, investimenti nel real estate inferiori alla città di Tunisi, sprawl urbano nell'agro romano perché così almeno non si costruisce in altezza, contesto totalmente inospitale per i player internazionali e dunque campo libero ai peggiori palazzinari. Questo hanno fatto negli anni Berdini e i berdiniani in tesi in senso lato. Sono le persone che non hanno aperto bocca sulle speculazioni edilizie in campagna, impossibili e costosissime da servire e tragiche per gli equilibri urbani, ma che poi hanno criticato il Maxxi, l'Auditorium di Renzo Piano o il parcheggio di Via Giulia. Sono le persone che non alzerebbero un dito sul centro storico trasformato in autorimessa a cielo aperto di diecimila vetture in divieto, ma che fanno la barricata se fai il parcheggio dentro al Pincio per toglierle. Sono pochi ma efficaci. E molto convincenti. Metastasi romane che hanno fiaccato il corpaccione della città e modificato la percezione di una cittadinanza che in passato è stata sfrontata, coraggiosa, proattiva e proiettata e che oggi è solo provincia e strapaese coatto. 

Nei pochi mesi di governo della città, Berdini è riuscito (altro che "non stanno facendo niente") a rendere non trasformabile urbanisticamente il recinto della ex Fiera di Roma, che poteva essere un bel quartiere di qualità (soldi al comune a pacchi e posti di lavoro a gogo, come è successo nella ex Fiera di Milano) e che invece rimarrà così, abbandonato, magari utile per ricoverare gli homeless nei pochi giorni all'anno in cui fa troppo freddo. E' riuscito a interrompere con una spregiudicatezza senza confini il progetto di riqualificazione delle Ex Torri delle Finanze all'Eur. E stava cercando di uccidere nella culla il progetto dello Stadio della Roma. 

Secondo chi la pensa come Berdini, in estrema sintesi, a Roma non si possono edificare abitazioni di qualità e uffici di qualità perché questo andrebbe a ledere i patrimoni di chi in passato ha costruito abitazioni scadenti e uffici scadenti e se li ritrova sfitti. Far passare la tutela dei palazzinari romani come istanza ambientalista è stata la geniale operazione che lorsignori, in decenni di finto impegno civico, hanno affermato. Geni loro, mediocre l'opinione pubblica a non smascherarli mai. E la frittata è fatta. Il tutto tra bugie continue, solo bugie, sempre bugie. Su tutto. 

il grave deficit di popolarità della Giunta Raggi è dovuto essenzialmente al fatto che - anche grazie al nostro lavoro, e non solo - molti cittadini a Roma hanno capito alla perfezione questo trucchetto. O comunque lo stanno capendo. Bloccare tutto non è una difesa del territorio, è una difesa degli interessi di chi ha operato prima. E' clientelismo, non ambientalismo. E' una tutela delle rendite di posizione. Ragionare di urbanistica in termini di "cubature" è qualcosa che non si fa più nel mondo da quarant'anni. A seguire modelli fallimentari è rimasto solo Berdini e i dieci intellettuali che hanno firmato la lettera che chiede alla sindaca di tenerselo: leggete i nomi di quelle persone e capite alla perfezione perché ogni giorno di Berdini è un giorno perso per lo sviluppo sano, competitivo, internazionale della città. Un giorno che sarà difficile se non impossibile recuperare. 


Dopo 7 mesi di follia e bugie durante i quali la città si è divertita a cacciare via imprenditoria seria, opportunità che non si ripresenteranno e capitali (se vanno via i concorrenti internazionali e nazionali prosperano gli operatori locali, no!?), ora Virginia Raggi ha in mano il match ball. E' una notizia eccezionale. La cattiva notizia è che non ne avrà più uno. O rilancia alla grande, e ne ha modo, oppure schianta nel breve volgere di qualche settimana. Ultimo treno.

Come rilanciare? Semplicissimo. Nominare al posto di Berdini non uno, ma due figure questa volta totalmente diversi per stile, visione, idee, approccio. Non stiamo chiedendo al Movimento di sconfessare i suoi ideali, al contrario di applicarli veramente, senza farsi raggirare e senza raggirare i propri supporter. Si vuole combattere la speculazione edilizia, la rendita fondiaria, si vuole rendere la città più moderna, meno inquinata, più dotata di trasporto pubblico, si vuole combattere la disoccupazione facendo in modo che non solo i ricchi-di-famiglia possano avere una vita agiata ma che anche gli ultimi abbiano delle opportunità per riscattarsi? Ebbene allora bisogna fare l'esatto contrario di quanto fatto da Berdini. Bisogna intraprendere la filosofia opposta.
Bisogna permettere alla città di svilupparsi, di trasformarsi, di densificarsi, bisogna trasformare il costruito mediocre degli anni passati in architettura di livello, bisogna coinvolgere i privati ottenendo da loro più risorse possibile per sviluppare il bene comune. Insomma bisogna fare quello che si fa in tutto il mondo (a Roma ci stava provando Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica della Giunta Marino. Non a caso sono stati mandati tutti via per quisquilie perché questo modo di governare, normale dovunque, a Roma è sovversivo), specie nelle città dove i nostri giovani scappano a vivere perché le percepiscono più aperte, fertili e ospitali.

Finché Roma non farà pace con la sua urbanistica e non vivrà con l'ossessione di svilupparsi, finché non si comprenderà la differenza tra le cattive costruzioni e le buone costruzioni mettendole tutte nello stesso calderone delle "colate di cemento", i palazzinari continueranno a galleggiare se non ad esultare e a godere. 

Perché due persone al posto di Berdini e non una sola? Facile. Perché Berdini, pur non avendolo mai fatto (ne apprezziamo i risultati anche affacciandoci solo alla finestra), era anche Assessore ai lavori pubblici. Si tratta di un assessorato strategico a dir poco che ha a che fare con la sicurezza delle persone, con lo sviluppo economico della città (lavori pubblici, lo dice la parola stessa, sono posti di lavoro e solo un vecchio pseudo professore pensionato può vivere senza l'ossessione di crearne), con la funzionalità dei mezzi pubblici e degli altri servizi condivisi.

Un giovane e bravo urbanista. Uno che abbia fatto la propria carriera anche all'estero. Che sia apprezzato e rispettato da chi fa davvero questo lavoro, non da Asor Rosa e Tomaso Montanari o di altri personaggi grotteschi e caricaturali che hanno firmato la lettera a sostegno di Berdini. 

E poi un giovane e bravo assessore ai lavori pubblici. Portatore di idee innovative e smart, non di una visione para sovietica della cosa pubblica. 

Due figure capaci di dare slancio non solo ai problemi enormi che si troverebbero ad affrontare direttamente, ma a tutta la giunta. Magari mettendo a sistema le (molte) buone idee di Adriano Meloni e le (poche) buone idee di Linda Meleo per fortuna supportata dal lucido Enrico Stefàno in veste di assessore ombra. Frongia, Mazzillo e Colomban possono beneficiare anche loro di questo nuovo corso, decisamente. Rimangono all'appello le figure ad oggi folkloristiche di Laura Baldassarre e Flavia Marzano che potrebbero onestamente essere sostituite nel quadro di un rimpasto più ampio che male non farebbe affatto. Ma la sfida è sui due sostituti di Berdini. In base a quella scelta capiremo se la Giunta durerà o se morirà accanendosi ulteriormente su Roma. Di più: capiremo se la Giunta vuole bene alla città o vuole bene solo alla gestione del potere, del consenso, della clientela elettorale e alla visione ricorsiva del proprio ombellico.

Come si è partiti? Malissimo: pare che la Sindaca, per dare avvio al "casting" per sostituire Berdini, abbia incontrato tale Emanuele Montini. Ovvero dalla padella alla brace. Un tizio che dice che a Roma non si devono costruire grattacieli "più alti di San Pietro" perché ha una identità da città orizzontale. Ovvero il cancro che sta uccidendo la capitale d'Italia raccontato come una virtù e non come una tragedia: questo è il loro gioco e tutti ci siamo cascati, per decenni. La Sindaca si deciderà a curare il cancro con la chemioterapia che appare indispensabile oppure deciderà di curarlo con dosi d'amianto uccidendo definitivamente il paziente?

Possibile non ci sia una parte sana di Roma capace di reagire a Berdini?

25 dicembre 2016
Nella foto Berdini quando imita le torri di Daniel Libeskind previste accanto allo stadio della Roma. Roma ha l'unico assessore all'urbanistica che chiama "mostri di cemento" degli oggetti architettonici firmati da uno dei più grandi progettisti del pianeta. Perché non c'è nessuno in città che sta lavorando per fermarlo?
C'è solo una roba peggiore rispetto ai furfanti che da decenni, sotto diverse bandiere partitiche, amministrano questa città rendendola la città peggio amministrata d'Europa: questa cosa sono i cittadini che a tutto questo non si ribellano, i cittadini che non riescono a creare un racconto ed un dibattito che generi mobilitazione e consapevolezza rispetto a quel che succede, che è successo, che sta succedendo e che succederà.

Passi per il popolino medio, sempre più ignorante, sempre più impreparato, sempre più gretto e inebetito, ma quando si parla di professionisti e addetti ai lavori è sorprendente ascoltare il silenzio che impera e soffoca ogni cosa. 

Prendiamo la figura più inquietante e quella che sta facendo più danni concreti all'interno staff di Virginia Raggi. No, non si tratta di Paola Muraro e neppure di Raffaele Marra a dispetto di quello che vogliono farvi credere i giornali, si tratta invece di Paolo Berdini. 

Questo signore, incarognito da anni di delusioni durante i quali era giustamente stato posto ai margini del dibattito urbanistico cittadino (non parliamo del livello nazionale o internazionale dove questo individuo - erroneamente chiamato "professore" - non esiste), porta avanti per interesse personale e ideologia decotta idee che erano vecchie e superate già negli anni Settanta. Nei primi giorni di amministrazione è stato folklore, ma subito dopo sono arrivati i provvedimenti. Diffidate di chi vi ripete "la Raggi non sta facendo niente". Nulla di più sbagliato: sta facendo eccome e, soprattutto grazie a Berdini, sta distruggendo le microscopiche, residue, minimali possibilità di questa città di risollevarsi un giorno in futuro. 

Con le decisioni sulla Ex Fiera, con le scelte criminali (la magistratura cosa aspetta?) sulle Torri di Ligini all'Eur, con la lotta allo Stadio della Roma (guardate il video, è esilarante per capire la nevrosi del personaggio), Berdini ha già provocato alla città danni per miliardi, perdita di migliaia di posti di lavoro e allontanamento di chissà quanti investimenti internazionali che finiscono altrove e non torneranno mai più. Il treno delle grandi scelte strategiche sugli investimenti immobiliari sta passando in questi anni - fatevelo dire da qualsiasi serio analista - e non ritransiterà più. Chi lo perde è perduto. Lo stesso sta succedendo anche su partite più "piccole" (per modo di dire) come gli Ex Mercati (dove si stanno volatilizzando 400 milioni di investimenti, tutti privati), il Museo della Scienza, il Parking di Via Giulia, il Cinema Metropolitan giù giù fino a cose meno percettibili come il cantiere che doveva riqualificare Piazza Augusto Imperatore o quello che doveva finalmente sconfiggere la sosta selvaggia da Via Marsala: siamo riusciti a giocarci anche quello. 

I danni atroci e difficilmente rimediabili che Berdini sta infliggendo alla città di Roma sono peraltro particolarmente focalizzati su alcune categorie economiche, produttive e professionali. Certo tutto il mondo dell'edilizia e delle costruzioni (la prima voce di ricchezza per ogni città, se si fermano le costruzioni le città muoiono e neppure si possono chiamare tali. Questo vale da Londra a New York), ma soprattutto il mondo del progetto, dell'architettura, del disegno della città, della rigenerazione urbana.


Quello che non capiamo è come mai decine di studi di architettura, decine di creativi, decine di agenzie innovative che ancora a Roma resistono non si sa come, possano continuare a tacere. Quest'uomo sta cancellando la loro stessa possibilità di rimanere a Roma; sta cacciando dalla città i loro potenziali finanziatori; sta condannando a morte una intera generazione che ha investito per studiare, per formarsi, per crescere. Una generazione che tuttavia si lamenta in privato ma non in pubblico. 

"Siamo stati a parlare con l'assessore e ci sono cadute le braccia. Gli abbiamo segnalato che le esperienze più interessanti di dibattito pubblico sull'architettura oggi sono a Milano - con gli Scali - e a Parigi, ma ci ha risposto che lui non ci pensa neppure, che secondo lui non bisogna assolutamente catalizzare investimenti sulla città ma bisogna limitarsi a spendere solo soldi pubblici. Quando gli abbiamo fatto notare che soldi pubblici non ce ne sono e se ce ne sono sono fatti caricando il debito delle generazioni successive ha bofonchiato che si faranno interventi piccoli coi pochi soldi che ci sono".
Oppure.
"Abbiamo portato dall'assessore alcuni investitori che volevano portare risorse nel settore alberghiero a Roma. L'appuntamento è stato ottenuto ma l'assessore non si è presentato, pare che su questo genere di cose non si presenti mai; si è presentato un suo collaboratore totalmente rigido, parevano infastiditi che un imprenditore inglese potesse portare i suoi soldi a Roma. Il nostro cliente ha così deciso di investire a Firenze e a Milano dove ha trovato una apertura notevole, persone preparate, documentazione consultabile impeccabile e gente disposta a spostare progetti che portino risorse".

Ma a fronte di questi racconti (tutto vero), che ormai sono quotidiani, perché nessuno si ribella in maniera seria, strutturata, organizzata? A cosa serve un'istituzione come l'Ordine degli Architetti in questa città? Perfino i commercianti, l'altro ieri, hanno formalmente protestato contro una città spenta e deprimente preparando una lettera aperta al sindaco, ma gli architetti no, gli intellettuali no. Anzi qualcuno ancora è disposto a credere alla leggenda del Berdini serio, del Berdini colto, del Berdini che lotta contro le speculazioni edilizie. 

In realtà la maggior parte della città sana ha capito perfettamente che il gioco dell'amministrazione è di bloccare qualsiasi trasformazione e soprattutto qualsiasi arrivo di capitali da fuori per tutelare chi ha capitali e interessi dentro. Non c'è stata mai prima d'ora - ed è tutto dire - una cortina così altra a tutela degli interessi dei peggiori palazzinari romani contro l'evoluzione e il cambiamento. Tutte le grandi mosse vengono fatte per tutelare chi ha già rendita in questa città, in particolar modo, giusto per non far nomi, Francesco Gaetano Caltagirone. Berdini non fa che ripetere il suo amore incontrastato per l'imprenditore proprietario del Messaggero: non a caso è stato l'unico assessore a lottare a favore delle Olimpiadi ed è arrivato a dire che la Metro C ha mille problemi ma non quello del consorzio che la costruisce. Ogni grande operazione urbanistica (sostanzialmente l'impegno si limita alla distruzione delle ottime scelte fatte dalla precedente amministrazione) è portata avanti non con una visione di città ma con l'unico obbiettivo di annientare qualsiasi mossa che possa nuocere alle proprietà di Caltagirone. Non si deve portare la Telecom alle Torri di Ligini perché Telecom deve finire nei palazzi sfitti di Caltagirone; non si devono costruire tre straordinarie torri di uffici a Tor di Valle (finalmente direzionale di qualità a Roma, una svolta) perché questo potrebbe far concorrenza a chi ha vomitevoli palazzine per uffici sparse per la città che potrebbero perdere valore commerciale. Berdini ha dettagliato questa filosofia, micidiale, in maniera fin troppo trasparente. A fronte di questo il silenzio.

Ogni mossa è modulata accuratamente per difendere i poteri forti, per non generare concorrenza, merito e qualità. Per non portare in città operatori qualificati, gli stessi che stanno trasformando tutte le altre città occidentali. 
Rispetto a tutto ciò il silenzio è diffuso fatto salvo questo blog che, in maniera anche eccessiva e quindi ridicola, sbraita un giorno si e uno pure. Ma finché saremo noi da soli a raccontare questa storia chi sta massacrando la città potrà continuare a farlo liberamente, tranquillamente, serenamente perché noi non siamo sufficienti, siamo troppo piccoli e non abbiamo la necessaria credibilità. Ne abbiamo un pochina, ma non a sufficienza. 

Dove sono gli architetti? Dove sono gli urbanisti? Dove sono gli intellettuali? Dove è l'opposizione? Dove sono gli ordini professionali? Tutti a far finta di non vedere perché tanto alla fine si è sempre fatto quello che Berdini fa oggi e si è sempre finto di non vedere anche in passato? Nessuno ha nostalgia, come noi, dei tempi di Giovanni Caudo quando si era tornati a fare i concorsi, si era tornati a vedere la città come un organismo capace di generare qualità, competizione, merito, sviluppare risorse, mobilitare investimenti da tutto il mondo e sprigionare posti di lavoro nell'ambito di una visione di trasformazione urbana in linea con le migliori esperienze internazionali? 

Dove al mondo esiste un assessore all'urbanistica dotato di una mentalità malata paragonabile a quella di Paolo Berdini? Ci sapete indicare una sola capitale occidentale dove l'urbanistica è pensata nel modo con cui la pensa Berdini? Le scelte sull'urbanistica non sono come le altre scelte che possono essere corrette dopo un eventuale cambio di amministrazione. Le scelte sull'urbanistica generano danni per decenni: le decisioni di oggi le pagheranno, carissime, i vostri figli. Non ve ne frega nulla?

Pasticcio Paolo Berdini. Che resti o che vada, sarà un disastro

8 dicembre 2016
Virginia Raggi e Emanuele Montini in campagna elettorale
Pare proprio che il nostro ultimo articolo di tre giorni fa, in cui mostravamo un video di un Berdini intento a sproloquiare idiozie in un centro sociale occupato (prefigurando in 10 minuti di intervento ad almeno altrettanti reati gravi per un pubblico amministratore), sia stato la goccia che abbia fatto traboccare il vaso. Il giorno dopo una velina sulla sua uscita dalla giunta è stata diffusa ad arte dalla Adn Kronos e da quel momento si è aperta la crisi tra la Giunta e il suo assessore all'urbanistica.

La prima premessa da fare è su un punto squallido a dir poco: non si mette in discussione Berdini per i danni assurdi che ha fatto alla città, per il suo approccio datato e vecchio di 40 anni, per la sua visione urbanistica che non è la visione urbanistica di nessun altro assessore pari ruolo, per l'odio verso i privati che invece oggi sono la prima risorsa da sfruttare. No. Nulla di tutto questo. Lo si mette in discussione solo perché, mettendosi di traverso allo Stadio della Roma, rischia di far perdere al Movimento 5 Stelle centinaia di migliaia di voti di tifosi. Il punto non è mai il bene della città, il punto è solo la ricerca costi quel che costi del consenso. In questo il Movimento 5 Stelle non si conferma uguale ai vecchi partiti, si conferma perfino peggiore dei vecchi partiti in tutto e per tutto. 

Berdini può devastare la ex Fiera di Roma, può insultare la Nuvola, può cambiare i connotati allo Sviluppo di Via Guido Reni, può considerare "scellerato" lo sviluppo straordinario che ha cambiato la faccia a Milano, può dire che la Metro C deve andare a Corviale e non più a Piazzale Clodio, può azzerare il progetto che finalmente aveva salvato le Torri dell'Eur, può bloccare la trasformazione urbana degli Ex Mercati "perché non c'è verde". Insomma Berdini può fare le scemenze più dannose e più grosse di questo pianeta facendo dilapidare alla città miliardi di euro e decine di migliaia di preziosissimi posti di lavoro e nessuno gli dice niente, ma se tocca i tifosi daaamaggica allora le cose cambiano e si arriva alla crisi. Rendiamoci conto della tristezza di questo approccio.

Come andrà, andrà male. Perché? Seguiteci. Ci sono due ipotesi: Berdini resta e ingoia lo Stadio; Berdini va via. Se Berdini resta fargli digerire il Nuovo Stadio significherà consentirgli, in cambio, di poter demolire tutti gli altri progetti della città. "Statti buono sullo stadio che sennò perdiamo voti, però ti facciamo devastare tutti gli altri sviluppi in corso come piace a te". Un compromesso al ribasso a danno di tutti. Un processo peraltro già avviato.

Se Berdini invece va via sarà sostituito da chi è perfino peggio di lui. Si scalda a quanto sembra in panchina infatti Emanuele Montini, uno che viene da Italia Nostra e questo basterebbe e avanzerebbe a qualificarlo. Figura senz'altro competente (a differenza dei finti competenti che ora spadroneggiano in assessorato), ma clamorosamente ideologizzata al di là di ogni sopportazione. Peraltro abbiamo trovato un video in cui egli esplicita la sua visione sullo stadio della Roma. Se sarà lui a "salvare" il progetto, si tratterà un segnale non proprio rassicurante sulla sua coerenza...

Le ultime di Paolo Berdini. Nuovo video con affermazioni da non credere

5 dicembre 2016
Lo hanno detto e ripetuto molti analisti politici: dopo il Referendum, indipendentemente dal risultato, per il caos di Roma sarà il redde rationem e finalmente i vertici del partito a Cinque Stelle prenderanno in mano la situazione.

Noi ci auguriamo che tra le tante correzioni che saranno fatte e indicazioni che verranno date a Virginia Alemanno, ci sia anche qualcosa su Paolo Berdini. L'assessore all'urbanistica - uno dei ruoli più significativi e strategici - si rivela un giorno dopo l'altro semplicemente imbarazzante. Una figura che è passata dal folklore all'autentica sciagura: l'auspicio è che qualcuno lo fermi. 

Questa necessità salirà ancor più forte anche nelle vostre priorità dopo aver seguito questa ennesima perla del nostro. Si tratta di un intervento che l'assessore ha fatto all'Alexis Occupato, uno spazio illegale che alcune persone hanno sottratto illecitamente ai legittimi proprietari (Acea, dunque tutti noi fessi) perché "era in centro" e per farci 10 appartamenti per chi si sente terribilmente più furbo di coloro che ogni mese si fanno in quattro per pagare l'affitto. Lo spazio rischia un sacrosanto sgombero e l'assessore all'urbanistica invece di disegnare una città che catalizzi risorse, combatta la disoccupazione e offra spazi a chi non ce la fa, sostiene chi occupa illegalmente. 

Lo fa con un discorso indifendibile in tutto e per tutto, all'insegna della mancanza di rispetto, della consueta cafonaggine istituzionale, dei soliti tristi intercalari (avete fatto caso che questo signore ripete sempre la nenia "basta con questo giochino", una pena e un fastidio infinito) e della sostanziale volgarità. Ascoltatelo con noi e seguiteci nel nostro analizzarlo pezzo a pezzo. 


SU OTTANTAMILA MQ NON C'E' UN MQ DI VERDE
Come iniziare meglio? Tanto per gradire Berdini va in un centro sociale abusivo e illegale e spala sterco su chi? Ma sugli investitori che, in attesa da 6 mesi di una sua firma per una mera variante, vorrebbero investire dall'altra parte della strada 3 o 400 milio di euro per trasformare gli Ex Mercati Generali. E' una storia incredibile che abbiamo raccontato qua. Secondo voi è possibile al mondo una cosa del genere? Un assessore all'urbanistica che va a prendere applausi e ad allisciare il pelo di chi ruba immobili peraltro di proprietà comunale e che sbeffeggia chi invece vuole investire stando nelle regole.
Naturalmente se entriamo nel merito sono le solite fandonie. Il progetto degli Ex Mercati è dotato di un sacco di piazze e spazi pubblici (oggi preclusi perché in attesa del via libera di Berdini tutto è abbandonato e gli investitori parlano di andare a portare i loro soldi altrove), sono prevista piantumazioni di centinaia di alberi ma non certo di parchetti o boschetti visto che la soprintendenza è stata chiara e non vuole piante che impallino la visuale sui padiglioni storici degli Ex Mercati che gli imprenditori sono chiamati a restaurare.

FARE 150 NEGOZI NEGLI EX MERCATI SIGNIFICA FAR MORIRE TUTTA VIA OSTIENSE E CIRCONVALLAZIONE OSTIENSE
Tecnicamnete è terrorismo della peggior specie, gravissimo perché pronunciato da un rappresentante delle istituzioni cittadine: spaventare le persone ignoranti, una delle cose più meschine del mondo per chi amministra la cosa pubblica. Le stesse emerite idiozie erano proferite quando aprì Eataly all'Ostiense. "Una struttura di queste dimensioni farà chiudere tutti i ristoranti nei dintorni e tutte le gastronomie". Beh, quello che è successo nell'area di Ostiense e del Porto Fluviale è oggi di fronte a tutti: la sfida lanciata da Eataly è stata colta da decine di imprenditori e l'area si è trasformata ospitando tantissimi progetti gastronomici (alcuni anche di elevata qualità), laddove prima c'erano locali sfitti o offerta scadente: ricchezza, tasse, tanti posti di lavoro. Ovviamente esattamente il contrario di quanto sostiene Berdini. Oggi il commercio riprovevole di Via Ostiense e della Circonvallazione Ostiense (stuprata da 45 bancarelle una più inguardabile dell'altra) non ha nulla da tutelare, deve solo cambiare e radicalmente. E' chiarissimo anche ad un bambino, ma non ad un politicante di quart'ordine in cattiva fede, che un grande centro di commerciale di qualità e con servizi oltre che con tantissimi parcheggi potrà essere da stimolo e da sollecito, non da ostacolo, per i commercianti circostanti. Altro che morire come dice il nostro terrorista. 

L'ARCHITETTO DI MILANO, BOERI, FA PARTE DI UNA FAMIGLIA IMPORTANTE
Dopo una serie di farneticazioni su Viale Marconi e su Via Negri, nel continuo insistito atteggiamento di prendere per i fondelli gli sviluppatori francesi degli Ex Mercati, Berdini manca di rispetto anche a Stefano Boeri. Non solo architetto, ma anche suo collega a Milano durante la giunta Pisapia. "Architetto di Milano" appartenente ad una "famiglia importante". Un modo furfantesco di parlare, mandando pizzini a destra e a sinistra, alludendo, dando di gomito, parlando a nuora perché suocera intenda. "Una famiglia importante". Ma cosa significa? Che Boeri è importante grazie al padre, allo zio, al fratello? Può spiegare? Una delle figure politiche più squallide e melliflue che abbiamo visto calcare gli scranni capitolini da quando ci occupiamo di Roma. 



SCELLERATA TRASFORMAZIONE URBANA DI PORTA GARIBALDI
Per parlare male di Stefano Boeri, Berdini definisce "scellerata" la trasformazione urbanistica di Porta Nuova che lui ignorantemente chiama "Porta Garibaldi". Berdini - fateci caso - si rivolge  sempre a dei totali ignoranti, e se ne approfitta raggirandoli: quando parla a persone competenti non si permette di dire certe enormità, ma quando ha di fronte gente che non sa nulla, affonda il colpo in maniera scorretta, ridicola e patetica. Ma per fortuna ci sono le registrazioni video (non quella di qualche giorno fa purtroppo, quando fuori da una conferenza fece un panegirico di Francesco Gaetano Caltagirone e delle sue società). Ovviamente anche in questo caso la verità è l'opposto: si tratta di uno dei progetti più straordinari d'Europa, le torri di Boeri sono state premiate dovunque al mondo: informatevi. Ma non credete a noi o alle foto qua sopra, andate a Milano, passeggiate sotto questi edifici, parlate con le persone che vivono li intorno e dopodiché saprete cosa il nostro assessore all'urbanistica, quello che ha in mano lo sviluppo futuro della città dove abiteranno i vostri figli, considera "scellerato". Per noi resta solo scellerato chi ha selezionato questo individuo per umiliare ogni giorno la capitale del paese. 

I GIORNALISTI INGINOCCHIATI
Berdini si lamenta che dopo la riunione coi costruttori, questi ultimi avrebbero chiamato un "giornalista inginocchiato" per fargli scrivere un articolo contro Berdini stesso. Allora l'articolo cui l'assessore allude (perché lui manda pizzini, non dice mai, non fa mai nomi, fa allusioni) è questo, il giornalista inginocchiato è Paolo Boccacci e noi speriamo tanto che Paolo Boccacci quereli prontamente Paolo Berdini per questa accusa vergognosa. 

IL RAGAZZO CHE HA FATTO I GIARDINI VERTICALI
Ancora uno sberleffo vergognoso a Stefano Boeri, una personalità che aveva a Milano lo stesso ruolo che Berdini ha a Roma. Le due capitali del paese che si prendono a  pizze senza nessun motivo. Meschinità e basta. 

DOBBIAMO SFONDARLI CON UNA VALANGA DI NO
Berdini trova squallidamente l'applauso facile sul referendum senza rinunciare ad un frasario aggressivo, patetico, censurabile. 

DOBBIAMO PUNTARE AD UNA SOCIETA' CHE NON AMBISCE AD ACCRESCERE LA PROPRIA CONDIZIONE ECONOMICA
Qui non commentiamo.

IL LIBERO MERCATO E' UNA AMARA MEDICINA
Manco qui commentiamo!

COMINCEREMO A DARVI SOLDI
Dopo una serie di follie contro il sistema capitalistico, il liberalismo e il libero mercato, housing sociale e case popolari, Berdini però parla di soldi (prima disprezza il mercato e poi parla di soldi: ne consegue che i soldi si possono fare solo con le tasse e non collaborando coi privati, una posizione micidiale per tutti noi) e cosa fa? Promette ai rappresentanti del centro sociale occupato dei finanziamenti, delle mance, delle mazzette istituzionali. Gli promette una parte dei soldi destinati all'emergenza abitativa. Senza bando, senza merito, solo perché lo hanno invitato a parlare. Solo perché sono illegali. Insomma se voi invece di aspettare la vostra casa popolare o invece di darvi da fare per trovare un lavoro e pagarvi un affitto (magari a 2 ore di treno dal centro, altro che "abbiamo occupato perché era comodo e in centro") puntate un edificio dismesso e ve lo rubate, non solo avrete il plauso delle istituzioni, ma anche i soldi. E una volta ottenuti i soldi "non ci potranno essere sgomberi". Lo dice chiaro e tondo Berdini. 


Ovviamente nel contesto di maggiore prepotenza, sopraffazione e violenza che sono le occupazioni a Roma (un autentico racket per molti versi), gli applausi scrosciano fragorosi ad ogni passaggio. Noi che pensiamo che questa persona rappresenti una minaccia enorme per la città non smetteremo mai di farlo notare. 

L'ultima di Berdini: "inefficienze&clientele romane le paghino tutti gli italiani"

27 settembre 2016
Bisogna dare atto a dispetto del ground zero della Giunta (pensate all'inconsistenza del nostro assessore al sociale, del nostro assessore al commercio...) che l'assessore Paolo Berdini non lascia nulla intentato per muoversi, fare ragionamenti, proporre visioni. 
Certo, la maggior parte delle prese di posizione sono modulate per soddisfare il proprio ego e per togliersi decennali sassolini e non per il bene della città (anzi, per il suo male!), tuttavia almeno Berdini ci dà modo di sentirci vivi, di aggrapparci ad un barlume di dibattito civico che dagli altri assessorati - che paiono imbalsamati in se stessi - non arriva. 

L'ultima dell'assessore comunista prestato alla giovane Giunta Raggi merita un rapido commento e non possiamo esimerci di farlo. Secondo Berdini, infatti, il Governo dovrebbe a questo punto sostenere Roma con un finanziamento di 4,5 miliardi di euro. 

Il calcolo della cifra deriva da un ragionamento che manco dal barbiere: "visto che col Patto per Milano il Governo ha scommesso 1,5 miliardi sul capoluogo lombardo, deve darne almeno il triplo a Roma visto che Roma ha il triplo degli abitanti". Una roba che farebbe ridere se non facesse tristezza. In primis perché Milano è un'area urbana in realtà un po' più grande di Roma e non certo più piccola o addirittura un terzo, in secundis perché il Patto su Milano parla di investimenti pubblici che vanno a corroborare la crescita e lo sviluppo di una città, non di assistenzialismo statale per tamponare inettitudine, incapacità e clientela.

E' importante riflettere su questa proposta perché tutto ciò rischia di essere la filastrocca dei prossimi mesi: "non possiamo fare nulla perché Renzi cattivo non ci dà i soldi e a Milano li dà visto che è governata dal Pd". 
Ovviamente in questo quadro è vero il contrario: il governo fa benissimo (e 1,5 miliardi è una cifra irrisoria se davvero si vuole andare a creare una città globale) a scommettere su Milano e altrettanto bene fa a guardarsi bene dal dilapidare risorse nel buco nero di Roma.

La richiesta di Berdini si basa su un assunto totalmente errato che sono anni (da tempi non sospetti) che confutiamo: l'assunto secondo cui a Roma mancano i soldi. Nulla di più sbagliato. Certo, la città non gode di trasferimenti pubblici generosissimi, ma le sue penurie finanziarie dipendono solo da lei stessa. 

Roma continua a rifiuarsi - e con questa amministrazione lo fa sempre di più - di farsi pagare i servizi che offre e di mettere a reddito i suoi cespiti e le sue risorse. Tutto è in abbandono, tutto è sostanzialmente gratuito (dal biglietto del bus alle multe che nessuno paga), e poi si vanno a chiedere i soldi al Governo.
L'eventuale finanziamento, dunque, servirebbe non certo a sviluppare la città, ma soltanto ad alimentare inefficienze, incapacità e clientele. Ribadiamolo con chiarezza: inefficienze, incapacità e clientele. 
Berdini insomma sta chiedendo a tutto il popolo italiano, all'imprenditore di Gorizia e all'agricoltore di Ragusa, all'impiegato di Novara e al negoziante di Lecce di mettersi le mani in tasca per pagare le sue clientele elettorali e quelle della sua parte politica. Per pagare il peloso quieto vivere di una città dove applicare le norme e efficientare la macchina è considerata cosa sovversiva. Già lo fanno (in virtù dei vari decreti salvaroma), Berdini gli chiede di farlo ulteriormente. 
Il nuovo Stadio della Roma: porta tanti soldi al Comune, ma è "irrilevante" e da ostacolare secondo l'amministrazione che poi chiede soldi al Governo

Tutto rimane in abbandono, tutto resta in gentile omaggio per i prepotenti, tutto è sfruttabile in cambio di nulla, tanto i soldi li chiediamo al governo. Li chiediamo agli altri italiani. Si tratta ovviamente di una proposta da rimandare al mittente con la massima durezza e speriamo che il governo abbia la lucidità di farlo.

Nel remoto 2013, molto prima della nomina di Ignazio Marino a sindaco, ipotizzammo una serie di aree dove il Comune avrebbe la possibilità di recuperare risorse a non finire, ma decide deliberatamente di non farlo pur di non pestare i piedi a lobbies, potentati, clientele elettorali.
Il rendering del masterplan per Via Guido Reni

Conteggiavamo, sempre per difetto, oltre 100 milioni l'anno in più da una riforma delle occupazioni di suolo pubblico (tavolini all'aperto); 60 milioni dalla riforma dei cartelloni che Ignazio Marino poi iniziò ma che nessuno sembra voler portare a termine; una 30ina di milioni l'anno dalla ripartenza del piano urbano parcheggi; 150milioni all'anno da un lavoro serio sulle multe; 45 milioni l'anno da una riforma dell'ambulantato e anche qui Ignazio Marino si era prodigato a iniziarla, ora è tutto insabbiato. Avevamo parlato di 75 milioni all'anno dal recupero dell'evasione sui mezzi pubblici; 25 milioni all'anno dalla riforma delle strisce blu che oggi hanno un assetto atroce dato da Alemanno; parlammo di 5 milioni\anno da una riforma delle pubbliche affissioni e di un incasso incalcolabile per un lavoro sul patrimonio immobiliare del Comune: anche qui poi, negli anni successivi alla pubblicazione di quell'articolo, Ignazio Marino si mosse soprattutto per quanto riguardava gli affitti delle case del comune e le spese clamorose sui residence, oggi si sta tornando indietro: i teatri vengono regalati al racket centri sociali invece che messi a bando e a reddito mentre non si contano le contestazioni sulla sacrosanta delibera 140 che finalmente puntava a togliere patrimonio pubblico a chi lo aveva ottenuto in omaggio. Conteggiammo infine 100 milioni da una nuova necessaria asta di licenze taxi che ovviamente nessuno vuole fare per non intaccare il proprio elettorato nei tassisti. 

Naturalmente da tutto questo ragionamento mancano tantissimi risparmi possibili e soprattutto mancano i progetti speciali. Per quanto riguarda i risparmi sugli sprechi si parla di "quasi un miliardo l'anno" e a parlarne non è Roma fa Schifo bensì Daniele Frongia, proprio lui, il nostro vicesindaco che nel suo libro ci spiega per filo e per segno come poter recuperare soldi da una città che preferisce lasciare i soldi nelle tasche delle clientele. Ma se il Vicesindaco ci spiega che semplicemente smettendo di scialacquare si potrebbe recuperare 1 miliardo all'anno (sostanzialmente risolvendo tutti i problemi finanziari della città), come può un assessore della stessa giunta permettersi di batter cassa al governo per 4,5 miliardi? Le due cose non stanno insieme.
Se dichiari che ci sono 1 miliardo di sprechi e poi chiedi i soldi al governo stai ammettendo implicitamente e manco tanto implicitamente di non essere all'altezza di aggredire quegli sprechi. Peccato che tu sia stato eletto esattamente per quello!

Mancano poi, come detto, i progetti speciali. Le grandi iniziative urbane che permettono di incassare denari sonanti inaspettati e non prevedibili a regime. Progetti come le Olimpiadi (stoppate, avrebbero portato circa 2 miliardi) il Nuovo Stadio della Roma (continuamente ostacolato da Berdini, produrrebbe 400milioni di euro a vantaggio del Comune), come lo sviluppo delle caserme di Via Guido Reni (bloccato!), come la trasformazione urbana alla ex Fiera di Roma (ben impostata dall'amministrazione precedente e devastata e resa probabilmente impraticabile economicamente da questa) generano risorse aggiuntive rispetto al bilancio standard. E' grazie a queste risorse aggiuntive, recuperate in virtù di concessioni date a costruttori, developer, immobiliaristi, che le città di tutto il mondo riescono a stare in piedi. Da Londra a New York.

Roma ha in se tutte le possibilità di mettere in salvo i propri conti. Basta volerlo, basta attuare delle politiche in quel senso, basta smetterla di blandire e allisciare il pelo a mafiette e clientele elettorali, basta convincere chi li fruisce che i servizi si pagano (in funzione del proprio reddito, beninteso), basta piantarla di considerare "luridi" (come questa amministrazione fa giorno dopo giorno, testualmente) i privati che vogliono investire per migliorare la città (a Torino Chiara Appendino, guardate il suo Facebook, li chiama "imprenditori illuminati") e creare ricchezza, lavoro e pagare tasse per far stare in piedi le finanze pubbliche
Finché la capitale non cambierà totalmente prospettiva e non inizierà a ragionare con la stessa impostazione operativa di tutte le altre città occidentali l'unica sua prospettiva seria e credibile sarà il default e il fallimento (sociale, morale e culturale, non solo finanziario). 
Cercare di evitarlo chiedendo di essere ulteriormente foraggiati dal governo può essere considerata solo una provocazione ("Con quale faccia?" si chiede giustamente il Corriere della Sera) non certo un progetto politico o un motivo di polemica e contrapposizione tra Città e Governo. Qualsiasi iniezione di denaro, senza prima un serio progetto di efficienza amministrativa, morale e politica, potrà avere solo l'esito di alimentare e peggiorare le inefficienze, le mafie, le incapacità diffuse e le squallide clientele elettorali. 

Al tuo elettore gli regali la casa, eviti di sgomberarlo, gli offri i trasporti pubblici gratis e fai a meno di fargli la multa quando posteggia male, ma i conti di tutte queste cose - che qualcuno deve pur pagare - li mandi al resto dei cittadini italiani. Non c'è modo migliore per far odiare la nostra città al resto del paese. 

Un progetto politico forsennato che deve umiliare qualsiasi cittadino per bene. 

Ex Fiera. Spiegare la zozzata fatta dal Comune attraverso 6 castronerie di Paolo Berdini

10 agosto 2016

Cerchiamo di sintetizzare cosa è successo sulla ex Fiera di Roma (sulla Colombo) e sull'attuale Fiera (sulla Portuense). Tanti anni fa, negli stessi anni in cui la cosa succedeva a Milano, Roma decise di dismettere il vecchio quartiere fieristico costruendone uno fuori città. Si chiese un prestito per realizzare la nuova infrastruttura e a garanzia c'era il vecchio quartiere cui nel frattempo il Comune avrebbe cambiato destinazione d'uso e che dunque sarebbe diventato un cespite finanziario importante per ripagare il debito. 
Il Comune, nelle sue proverbiali lentezze e inefficienze, tardò tantissimo a fare questa operazione. Nel frattempo la cubatura disponibile - e dunque il valore dell'area - veniva decurtata decisamente. Prima sotto Veltroni, poi sotto Alemanno, infine sotto Marino. Sotto Marino, grazie a Giovanni Caudo, il progetto assume finalmente contorni definitivi: si stabilisce una quota corretta di edificazioni e soprattutto si lega questo sviluppo immobiliare ad un concorso di architettura e ad una redazione di un masterplan (peraltro molto partecipato coi cittadini), insomma si può fare solo se si fa qualità. 

Purtroppo però la Giunta Marino cade.

L'amministrazione Tronca, benché tutto fosse pronto, decide di non dare seguito considerando la scelta di natura politica. Una posizione sbagliata, anche secondo il TAR. 
Arrivata Virginia Raggi compie l'imperdonabile cattiveria di nominare Berdini come Assessore all'Urbanistica. Berdini, urbanista ideologizzato che punta a soddisfare le sue idee vecchie di 40 anni e non al bene della città, vive un autentico complesso di inferiorità verso l'ex assessore Giovanni Caudo: se Caudo ha impostato qualcosa, anche se questo qualcosa è un bene per la città ed è di eccellente qualità (Stadio della Roma, Via Guido Reni, Ex Fiera), questo qualcosa va smontato. Una ideologia cieca, malata e pericolosa. Dopo il tentativo di smontare il progetto dello Stadio della Roma, puntando a far perdere alla città oltre un miliardo di investimenti e oltre 400 milioni di euro di opere pubbliche, Berdini si è rivolto alla ex Fiera facendo approvare in fretta e furia una delibera che accoglie le proposte fatte dalla precedente amministrazione dell'VIII Municipio. Praticamente Andrea Catarci, ex presidente dell'VIII, ha perso clamorosamente le elezioni ma si è ritrovato miracolosamente le sue idee, sbagliate e ideologiche, approvate dalla Giunta al potere in città. Le persone che hanno votato 5 Stelle per avere un approccio innovativo e inedito ai problemi della città, si ritrovano ora ad aver appoggiato chi affronta lo sviluppo di Roma con lo sguardo di SEL, di Rifondazione e dei gruppi di occupatori abusivi. Un bel raggiro elettorale in piena regola. 

Ovviamente le conseguenze non sono tardate e non tarderanno. Con ogni probabilità questa scelta farà fallire la Fiera di Roma. La città avrà una società di sua proprietà (Investimenti Spa) fallita e dunque avrà una perdita economica diretta. Salteranno molte manifestazioni fieristiche (la fiera è in crisi, ma qualcosa produce ancora) con conseguenze notevoli sull'economica del turismo congressuale della città, proprio nell'anno in cui si apre la Nuvola di Fuksas. CNA, Confesercenti e Federalberghi sono sul piede di guerra. La Camera di Commercio, che di Investimenti Spa è primo azionista, ha dichiarato che dopo l'estate uscirà da tutte le società che compartecipa con il Comune, significa un disastro per istituzioni come Auditorium e Teatro dell'Opera. 
Ironia della sorte questo disastro avviene nello stesso giorno in cui, di soppiatto (trasparenza?), la Giunta ha fatto approvare una mozione di maggioranza per far saltare la delibera 140 di Ignazio Marino, quella che semplicemente diceva che sei hai in affidamento un bene immobiliare di proprietà del Comune sei moroso con l'affitto devi sloggiare perché quel bene va messo a bando e assegnato a chi ha un progetto di qualità da svolgersi. Con la scusa di tutelare le iniziative culturali e sociali la delibera sarà sospesa e si interromperanno gli sfratti con grande soddisfazione di tutti gli abusivi, gli occupatori, i furbi. Così l'amministrazione tutela la "cultura" illegale, violenta e prepotente da una parte e umilia la cultura ufficiale come quella fatta all'Auditorium e al Teatro dell'Opera dall'altra. Due piccioni con una sola fava di illegalità e disonestà. In un teatro che ha finito, ieri, per bloccare il Consiglio Comunale per alcune ore a causa di un necessario approfondimento relativo al danno erariale che questa follia sicuramente provocherà al Comune e dunque a tutti noi.


Ma tornando a Berdini ed alla Fiera di Roma, abbiamo cercato di mettere insieme tutte le idiozie che in questi due giorni di dibattito sulla faccenda il nostro assessore all'urbanistica ha inanellato. Ovviamente se ci siamo dimenticati qualcosa segnalateci che aggiungiamo.


1. "NON POSSIAMO DARE CUBATURE PER RISOLVERE UNA CATTIVA GESTIONE"
Scemenze! Non si danno "cubature" per risolvere la situazione di mala gestione (che è oggettiva) della Fiera di Roma. Le cubature erano previste da sempre perché in ogni parte del mondo i quartieri fieristici si sono spostati all'esterno e nello spazio lasciato all'interno è stato fatto un pezzo di città. Insomma un nuovo quartiere nella ex Fiera di Roma sulla Colombo si doveva fare comunque, anche se la fiera fosse andata economicamente bene e avesse generato utili e non avesse avuto debito. È una questione urbanistica, non una questione economico finanziaria. Accecato dallo spirito di rivalsa e di vendetta Berdini fa finta di non saperlo raccontando a chi ci casca la storiella di una valorizzazione immobiliare che si fa solo per tappare delle falle fatte da pessimi manager. La storia dei pessimi manager è vera, tutto il resto è falso come una banconota da 7 euri.


2. "LA LOCALIZZAZIONE DELLA NUOVA FIERA È SCELLERATA"
Questa è un'altra patetica leggenda metropolitana romana. Una di quelle leggende (tipo: il cemento è cattivo, tipo: la nuova architettura è speculazione edilizia e così via) di cui Berdini è perfetto simbolo e interprete. La storia della nuova fiera è una storia malata, beninteso. Costruita non per reali motivazioni industriali, bensì per ambizioni politiche dei sindaci dell'epoca e per far contenti i proprietari dei terreni. Detto tutto ciò (e aggiunto il fatto che a quanto pare il terreno non è stato neppure preparato a dovere prima di costruire i padiglioni) di cui siamo perfettamente consapevoli, ci sorge una domanda: dove altro avrebbe voluto edificare una nuovo moderno quartiere fieristico Berdini se non nell'area di sviluppo della città tra Roma e il suo aeroporto? Se non lungo una ferrovia e lungo il fiume con possibilità di approdo via acqua? Se non a 10 minuti al polo congressuale dell'Eur e a 10 minuti dal polo logistico di Fiumicino? Se non a fianco del gigantesco polo logistico di Commercity? Dove andava fatta la Fiera Berdini visto che la localizzazione sulla Portuense è "scellerata"?


3. "BISOGNA FARE COME A MILANO"
Nelle sua confusione mentale, Berdini se n'è uscito anche con un raffronto con Milano. Questa volta non per dire che le nuove straordinarie architetture del capoluogo lombardo sono una "ferita" (così ha definito l'area di Porta Nuova che fa restare a bocca aperta qualsiasi romano si rechi nella capitale del nord), ma per dire che "sulla fiera bisognava fare come a Milano dove in pochi anni hanno risolto il problema valorizzando l'ex recinto che era in centro città". Ma come, riduci la possibilità di costruire e poi fai riferimento a Milano dove al posto della ex fiera hanno fatto torri di 200 metri? 


4. CUBATURE E MIGLIAIA DI MQ
Non si parla che di questo. "Cubature" e "metri quadrati". Berdini ha un modo di leggere l'urbanistica vecchio di decine e decine di anni. Un approccio superato a dir poco. Sono decenni che gli urbanisti di tutto il mondo e coloro che disegnano le più evolute città del pianeta non pensano a questi ridicoli parametri ma badano ad altro. Secondo Berdini avere un indice di edificazione minore significa quartieri più vivibili. Lo fa per ideologia, perché da studioso sa perfettamente che il primo problema di Roma è essere una città poco densa, slabbrata, costruite in orizzontale su superfici enormi impossibili da servire con trasporti e servizi adeguati. Un'area come quella della ex Fiera, al contrario, è perfetta per essere densificata il più possibile (previo l'arrivo del trasporto sul ferro, vedasi tram del Caravaggio). Esattamente come è stato fatto a Milano. L'equazione: meno costruzioni = più vivibilità è una idiozia totale. È come dire, per prendere un esempio perfetto fatto da Giovanni Caudo, che la zona del Corviale (molto poco densa) è più vivibile della zona della Garbatella (molto densa e intensamente costruita). A voi dove piacerebbe vivere? A Garbatella o a Corviale? Ora avete capito perché dietro alla faccia dei Berdini si nascondono gli amici dei palazzoni anonimi, gli amici dei divoratori di suolo? È tutto il contrario di ciò che appare. Parlare, tra l'altro, di cubature senza distinguere se di qualità o meno, fa esultare chi la qualità non la fa. Per Berdini è tutto uguale: 100mila metri cubi fatti da Caltagirone o 100mila metri cubi disegnati da un grande architetto per lui pari sono. Ovviamente Caltagirone ringrazia e porta a casa.


5. LO STIPENDIO DELLA DIRIGENZA DI INVESTIMENTI SPA
Nel populismo demagogico che costituisce la narrazione berdiniana (seguitelo, approfondite il suo modo di raccontare, di suggestionare, di mostrare il marcio senza mai definirlo: è uno storytelling che sta facendo pericolosamente breccia nel consigliere-comunale-medio grillino, dotato di un quoziente di intelligenza non propriamente superiore alla media), non poteva mancare un passaggio sugli stipendi. Una roba di una pochezza e di una meschinità mai vista. Si parla di danno erariale per decine di milioni di euro e lui risponde così: "che ci denuncino pure, tireremo fuori gli stipendi degli amministratori di Investimenti Spa, che pigliano più di Campo dall'Orto alla Rai". Non vi sentite umiliati ad avere un signore così che disegna la città dove dovranno vivere i vostri nipoti? 


6. "NELLA EX FIERA BISOGNAVA FARE GLI UFFICI DELLA REGIONE"
Lo ha detto davvero! E certo, portiamo al centro della città altri uffici mentre tutte le tendenze puntano a portarli fuori. E soprattutto intasiamo un'area di uffici e di pendolari laddove non arriva alcun tipo di trasporto su ferro. Chi è che fa proposte scellerate? Berdini ha detto proprio così: al posto della ex Fiera bisognava fare gli uffici della Regione collegandoli alla sede della Regione con "un ponticello". Ha detto proprio così, un ponticello. Avete ora capito perché solitamente in Italia a 68 anni si va in pensione, ai giardinetti, coi nipotini? Per evitare di fare danni sul posto di lavoro, ecco perché!


La Giunta, seguendo l'ideologia, la demagogia e il populismo un tanto al chilo di Paolo Berdini, ha fatto una zozzata. La prima di una lunga serie che questo personaggio ci riserverà con ogni probabilità in futuro. Nella speranza che il Movimento 5 Stelle si renda conto di quale suicidio (anche a livello nazionale) rappresenti affidare le speranze di novità e rivoluzione dei cittadini a personaggi che sarebbero stati più a loro agio a Cuba, in Unione Sovietica o in Corea del Nord trent'anni fa, ci auguriamo che la Regione non vidimi questo progetto e che il Consiglio Comunale abbia un sussulto d'orgoglio e la smetta di farsi ingannare. 
La sensazione è comunque che l'ex recinto fieristico resterà nel degrado più assoluto per tanti anni ancora, saranno felici i "comitati di quartiere" che con la loro azione distruttrice hanno dato la scusa - così è nata tutta questa follia - per muoversi.

Video. C'è un accampamento perfino dentro all'Urban Center di Roma

9 agosto 2016

Pubblichiamo questo video giuntoci in questi giorni perché lo abbiamo trovato davvero struggente a dir poco. Un giovane padre che si aggira nella sua città, nel suo quartiere, ne constata la situazione disperata, umiliante. Addirittura deve rinunciare a percorrere alcuni marciapiedi per paura, per evitare spiacevoli conseguenze. Inquadra immondizie (in una Roma dove sta partendo pericolosamente la retorica dell'abbiamo pulito tutto), immortala verde pubblico allo stremo, situazione di disagio sociale da urlo, addirittura un accampamento abusivo tranquillamente posizionato praticamente dentro l'Urban Center della città, il dipartimento di Urbanistica. Il luogo di dibattito su progetti e trasformazioni.

E poi la domanda principale: come faccio a spiegare tutto questo a mio figlio piccolo? E poi ancora il proposito, azzeccatissimo che speriamo sia condiviso da tutti i nostri lettori: devo fargli capire che questa non è la normalità!


Se questa condizione di fastidio, di disagio, di inadeguatezza diventa una condizione condivisa, allora qualche speranza, per il futuro, ce l'abbiamo. Finché tutti noi continuiamo a rassegnarci o, peggio, ad abituarci assuefacendoci come siamo a questo stato di cose allora la città resterà una landa senza speranza. La peggior capitale europea sotto ogni punto di vista. 


Ovviamente, tornando a parlare di politica che è cosa sempre importante da fare, bisogna sottolineare due cose. Da una parte (visto che ormai pare necessario specificarlo per non suscitare reazioni nevrasteniche) è ovvio che l'attuale amministrazione non ha colpa di questo scempio in un'area così centrale che somiglia a qualche periferia di qualche città delle Repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale. Allo stesso modo, come ieri abbiamo cercato di spiegare, non avere dato una visione strategica e prospettica alla città ci dà la sicurezza (e la dà a questo babbo, nei confronti di suo figlio) che questa condizione rimarrà così a lungo. Togliendoci sostanzialmente la speranza. Ad esempio quest'area doveva tutta totalmente trasformarsi, cambiare radicalmente perché in questi spiazzali inutili doveva nascere il Campidoglio2 su progetto prima di Mario Cucinella e poi di ABDR. Ebbene il progetto è stato stoppato per questioni di patto di stabilità e dintorni (la cosa sta mettendo in enorme difficoltà anche il progetto Eataly, che soffre enormemente - addirittura ci sono voci di chiusura o trasloco - a stare in una zona così disperata) e nelle Linee Programmatiche  non c'è traccia di questo progetto strategico per la città. Un progetto che mette insieme (all'insegna dell'efficienza e quindi della trasparenza) tutti gli uffici della città liberando decine di palazzi affittati da privati, togliendo milioni e milioni di fitti passivi dal bilancio e offrendo alla città una amministrazione finalmente raggiungibile, ospitata in spazi di qualità, moderni e funzionali. Ma, si sa, la città si è voluta dotare di un assessore che considera qualsiasi cambiamento, qualsiasi trasformazione, qualsiasi innovazione come uno scempio. Un assessore che ha chiamato "ferita" la trasformazione di Milano in Porta Nuova, un assessore che schifa Piazza Gae Aulenti, il luogo che è stato capace grazie a pianificazione, architettura e urbanistica coraggiosa a spostare la percezione di "centro città" che hanno i milanesi. A Roma tutto questo ci verrà precluso e i giardini di Garbatella continueranno ad essere ricettacoli di cartacce anche tra cinque anni. A quel punto dare la colpa a qualcuno, quando si è scientemente scelto di non cambiare, sarà durissima...

Le imbarazzanti linee programmatiche di Virginia Raggi e l'olocausto dell'urbanistica

8 agosto 2016

Le Linee Programmatiche della Giunta Raggi - salvo per qualche buona intuizione nel comparto della mobilità - le abbiamo considerate talmente insultanti per l'intelligenza di chi legge da aver deciso di non commentarle affatto. Da aver deciso di ignorarle. Davvero troppo basso il livello. Abbiamo però oggi cambiato idea avendo ricevuto un contributo, a riguardo e nello specifico di commento della parte relativa all'urbanistica, niente meno che di Lorenza Baroncelli: assessore alla rigenerazione urbana di Mantova, urbanista, curatrice di mostre e musei e candidata assessore all'urbanistica nella Giunta Giachetti qualora avesse vinto. Insomma, la persona che avremmo avuto come assessore al posto di Paolo Berdini. Sentiamo cosa ha da dirci, nella convinzione che se le azioni di Paolo Berdini non verrano radicalmente modificate, se la sua linea politica non verrà governata dal Sindaco o da chiunque abbia sufficiente sale in zucca, la città - dopo alcuni anni felici sotto Ignazio Marino e Giovanni Caudo - si appresterà a vivere un autentico olocausto urbanistico, olocausto in senso tecnico: una combustione da dentro delle capacità di progettare, di vedere il futuro, di rischiare, di osare, di intraprendere, di chiamare talenti, di attrarre capitali, di porre dubbi, di risolvere problemi e di metterne sul piatto altri. Quello che, dunque, deve fare l'urbanistica in una grande capitale occidentale ed evoluta, al di là della scontata manutenzione dell'esistente (uccidendo tutti i progetti che manutenzione non sono) che con Berdini viene elevata a programma di governo di una capitale.

***

Le linee programmatiche, per legge (art. 46 comma, 3 TUEL), definiscono gli indirizzi, le iniziative e l’elenco delle opere pubbliche da finanziare durante il corso di un mandato. Tale documento è propedeutico alla pianificazione del bilancio di un ente locale. Sebbene spesso sottovalutate e redatte in forma discorsiva, non precisando tempi e priorità degli interventi, sono uno strumento fondamentale per il buon governo. Attraverso di esse, infatti, i cittadini possono giudicare il lavoro svolto da una amministrazione e verificare se la Giunta ha fatto quello che aveva promesso. In altre parole, le dirette Facebook non controllano dove, e a chi, il Sindaco vuole destinare le risorse, mentre le linee programmatiche sì.


Nel documento presentato dalla Sindaca Virginia Raggi mancano obiettivi e azioni concrete da valutare: non viene dichiarato cosa hanno intenzione di fare e quindi nessuno potrà misurare se la Giunta avrà lavorato bene o meno. Chi ha vinto promettendo legalità, non fornisce ai cittadini il primo strumento di trasparenza.


Questo è ancor più evidente nella parte riguardante l’urbanistica, dove manca totalmente un’idea di città e quello che è proposto come innovativo non è che un mero adeguamento normativo.
Berdini afferma, infatti, che gli obiettivi principali del suo mandato saranno il reperimento delle risorse per intervenire su questioni di manutenzione ordinaria (tipo illuminazione pubblica e scivoli per disabili) e la risoluzione del problema dell’emergenza abitativa. Ma non si esprime però su come risolvere i veri problemi della città come il decoro urbano, le periferie, le opere incompiute, lo Stadio della Roma, la partecipazione alle Olimpiadi.
Un cittadino poco informato potrebbe pensare che se non ne parla vuol dire che non se ne vuole occupare. Ma ricordo ai lettori che l’assessore all’urbanistica ha già preso decisioni o espresso posizioni rispetto a Tor di Valle, Via Guido Reni, la Fiera di Roma, facendo perdere a Roma enormi investimenti. Se aveva le idee così chiare, perché non ne ha parlato nelle linee programmatiche che sono l'unico strumento di giudizio in mano ai cittadini?


Berdini dedica, invece, la maggior parte del capitolo al tema delle procedure, come se adeguarsi a delle leggi nazionali o europee sia in qualche maniera sinonimo di buon governo.


Vediamo in dettaglio alcuni dei paragrafi più rilevanti.


(pagina 35): Le linee di intervento prioritarie saranno:
• la trasparenza dei procedimenti di gara con la pubblicazione dei nomi degli appaltatori, importi e tempi di modo che ogni cittadino potrà essere informato e vigilare sui lavori e segnalare le anomalie;
• la riorganizzazione del sistema amministrativo capitolino nel settore degli appalti;
• il reperimento di risorse economiche al fine di avviare una programmazione capillare dei lavori urgenti di competenza capitolina quale illuminazione e rifacimento marciapiedi con particolare attenzione agli scivoli per disabili.


Cosa pensa Paolo Berdini del problema delle periferie? E del necessario completamento delle opere di urbanizzazione (strade, scuole, biblioteche)? Come intende ristabilire un rapporto sano tra città pubblica e interessi privati? Cosa pensa finalmente delle Olimpiadi? E dello Stadio della Roma? E del completamento della Metro C? E dei toponimi o delle zone O? Come risolverà il famoso problema delle buche visto che è anche assessore ai lavori pubblici?


(pagina 35): Anche nel comparto dei lavori pubblici sarà necessaria una gestione trasparente, partecipata, ispirata ai principi di legalità, economicità ed efficienza avviando un rapporto collaborativo, già intrapreso dalla struttura tecnica dell’Amministrazione, con l’ANAC che dovrà essere finalizzato al cambiamento delle procedure di gara uniformandole al Nuovo Codice degli Appalti ed alle linee guida dettate dall’ANAC stessa.


Adeguarsi alle procedure di gara stabilite dal Nuovo Codice degli Appalti, approvato dal Governo Renzi quest’anno, non è una scelta, né indice di una amministrazione virtuosa, né un obbiettivo di governo, non è una linea programmatica, è un obbligo di legge. Rispettare le leggi non può essere un programma politico sul quale essere misurati alla fine del mandato. Rispettare le leggi deve essere scontato.


(pagina 35): Gli appalti pubblici dovranno necessariamente essere improntati per il conseguimento degli obiettivi ambientali, attraverso l’inserimento nei documenti di gara delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei decreti ministeriali sui CAM (Criteri Minimi Ambientali).


Con l’emanazione della Legge 221/2015 (del 28 dicembre 2015) “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” meglio conosciute come “Collegato ambientale” (GU Serie Generale n.13 del 18–1–2016) ed in vigore dal 2 febbraio 2016, è prevista l’obbligatorietà del GPP per le stazioni appaltanti italiane.
L’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi per gli acquisti verdi diventa necessaria nel caso di gare d’appalto per le forniture energy related (quali: lampadine e corpi illuminanti, PC, servizi energetici per gli edifici) e, per almeno il 50% del valore della gara d’appalto, per altre categorie di fornitura (quali: servizi gestione rifiuti urbani, toner, gestione verde pubblico, carta per copia, ristorazione collettiva, servizio di pulizia e prodotti per l’igiene, prodotti tessili, arredi per ufficio).
Confesso che mi sento molto rassicurata dal fatto che i toner saranno ecologici al 50%!


(pagina 35): La programmazione delle procedure dovrà essere una delle priorità per porre definitivamente fine alla malagestione degli appalti che spesso ha portato ad affidamenti diretti indiscriminati ed al ricorso di procedure c.d. di “somma urgenza” creando rilevanti debiti fuori bilancio.


Principio condivisibile: programmare le procedure al fine di evitare il ricorso a scorciatoie difficili da controllare e in cui si annida il malaffare. Ma come lo farà? Come risolverà il problema che la macchina amministrativa è ingolfata da migliaia di procedimenti bloccati perché manca una firma? Riorganizzerà la macchina amministrativa? Rafforzerà il decentramento? Come programmerà le procedure? Come?


(pagina 36): Mancano però quelle funzioni di eccellenza urbana che da sole possono garantire qualità urbana diffusa; propensione ad attirare investimenti internazionali; prospettive di impiego delle intelligenze della nostra città e dell’intero Paese. Ci si riferisce, in particolare, alla carenza di luoghi di ricerca d’eccellenza e di sperimentazione tecnologica. In tal senso, grande attenzione verrà riservata al destino del compendio di aree pubbliche di Tor Vergata che furono, come noto, espropriate per la costruzione di un campus di eccellenza e che devono, dunque, contribuire all’affermazione di una nuova idea della città.


La Giunta Raggi a breve renderà pubblica la decisione di rinunciare alla candidatura di Roma alle Olimpiadi. Tra le valutazioni che hanno portato alla scelta, la posizioni dell’assessore Berdini, il quale afferma che fare le Olimpiadi a Tor Vergata sarebbe stata una speculazione a favore di Caltagirone.
Berdini non dice però che con le Olimpiadi quel campus sarebbe stato costruito con risorse non pubbliche e sarebbe stata un’incredibile eredità. E che se si rinuncia alla candidatura, invece, il favore a Caltagirone lo farà lo stesso, ma con i soldi dei romani.


(pagina 36): Nel quadro della costruzione di un volto di unicità e eccellenza della Capitale, grande rilievo verrà dato alla costruzione definitiva del Parco Archeologico Centrale e del Parco Archeologico dell’Appia Antica.


Ricordo che entrambe i progetti sono stati ideati e approvati dalla giunta Marino.


(pagina 36): Ma Roma è anche la città che ha la più vasta e disordinata periferia tra tutte le capitali del mondo occidentale. In tal senso, tutti gli sforzi per migliorare il volto della città saranno vani se non si metterà mano alla gigantesca opera di rigenerazione urbana nelle periferie. Tale rigenerazione dovrà fondarsi su un assunto iniziale e su concreti strumenti di riqualificazione.


Ma qual è questo assunto?


(pagina 36): In tal senso verrà avviata una rigorosa verifica del Piano urbanistico vigente al fine di realizzare l’obiettivo di una concreta fine dell’espansione urbana.


Formalmente, la revisione del Piano urbanistico e la conseguente riduzione delle nuove cubature previste è possibile solo se non sono stati già redatti i Piani Attuativi.
All’interno del PRG di Roma, la percentuale di metri quadri ancora da costruire per cui non è ancora stato redatto un piano attuativo è irrisoria. Inoltre, se dall’approvazione del PRG ad oggi, delle aree sono ancora senza un Piano Attuativo, significa che il proprietario è il primo a non avere interesse a costruire, quindi, anche se Berdini non avesse fatto questa affermazione, il privato non avrebbe costruito alcunché.
Se invece è in essere un Piano Attuativo, e viene revocato, bisogna risarcire il privato, restituirgli gli oneri di urbanizzazione versati e pagargli i danni del mancato guadagno. Inoltre, la maggior parte dei residui del PRG con Piani Attuativi vigenti sono tutte quelle opere che Roberto Giachetti durante la campagna elettorale chiamava le “incompiute”. Le opere incompiute sono prevalentemente scuole, strade, palestre, etc, ossia tutte quelle opere che il privato deve al pubblico.
Revocare una convenzione, tra l’altro, significherebbe mettere i cittadini che hanno acquistato casa nella posizione di difendere la legittimità della loro abitazione.


Nel rispetto delle indicazioni europee e del dibattito nazionale sulla necessità di ridurre il consumo di suolo, il vero tema oggi non è solo quello di cancellare i piani che non servono, ma è quello di fornire, ai cittadini che già risiedono in aree edificate i giusti servizi e le giuste infrastrutture.


(pagina 37): La proposta di lavoro di medio periodo sarà, dunque, quella di creare tale censimento e di partire da esso per definire un piano di utilizzazione che porti sia alla diminuzione dell’esposizione finanziaria per affitti passivi sia ad una più razionale dislocazione delle funzioni sullo scacchiere urbano.


Medio periodo per un’amministrazione significa almeno metà se non tutto il mandato. Quindi Berdini ha intenzione di passare il suo tempo a fare delle mappe, esattamente come è successo con Caudo, assessore all’urbanistica della giunta Marino.


(pagina 37): Resta, infine, da sottolineare che l’uso lungimirante del patrimonio pubblico – comprese le caserme che lo Stato è in procinto di trasferire a Roma Capitale - potranno essere anche utilizzate per risolvere il problema dell’emergenza abitativa e del fabbisogno di alloggi popolari.


Ottima idea: mettiamo tutti i poveri nelle caserme tipo campo di concentramento. Questi edifici devono essere pubblici, riaperti, rigenerati, valutandone la futura funzione con una idea di sistema sulla città. I vuoti sono occasioni per risolvere oltre che problemi generali (le casa) problematiche territoriali (mancanza di servizi, ecc). È necessario leggere il contesto in cui questi edifici si inseriscono e valutare la sostenibilità economica di una operazione di rigenerazione.


(pagine 37): E’ necessario procedere ad una ricognizione di tutto il patrimonio abitativo con finalità pubblica e verificare lo stato di attuazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria nonché l’effettivo pagamento degli oneri concessori dovuti a Roma Capitale. Si deve, inoltre, intervenire nei casi in cui risulteranno violate le convenzioni, procedendo a sanzionare i concessionari, a richiedere il pagamento delle fideiussioni di coloro i quali non avranno regolarizzato tali posizioni utilizzando anche la revoca delle convenzioni stesse.


Anche qui, l’ennesima mappatura.
Inoltre, una multa a un concessionario corrisponde a poche centinaia di euro, probabilmente il costo dell’avvocato sarebbe superiore alla sanzione stessa.
Richiedere il pagamento delle concessioni non versate, invece, è tema più complesso: chi non paga le concessioni, la maggior parte delle volte, dichiara il fallimento. Se una società dichiara fallimento l’immobile, o l’area, passa nelle mani del liquidatore che sarà obbligato a restituire i soldi solo a seguito della vendita del bene fallito. Quindi cosa impossibile.
Altro caso ricorrente è quello in cui il concessionario non completa le opere di urbanizzazione e vende le case anche senza l’agibilità. In questo caso, recuperare le fideiussioni significa far pagare chi abita quegli edifici e che è già stato truffato.


Tutte le amministrazioni devono impegnarsi affinché vengano pagati e diritti e affinché, qualora i lottizzanti violino le convenzioni si escutano le fideiussioni per sostituirsi. Le affermazioni delle linee Raggi sono tautologiche, sono un atto dovuto.


Credo che, in un momento storico in cui le città europee sono ferite da fatti gravissimi, il vero, entusiasmante tema sia governare la complessità, trasformare delle visioni in realtà, ridare ai cittadini un contesto migliore e far tornare infine Roma ad essere Roma.

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