Nei disastri che sta combinando più per cattiva fede e squallida sete di potere che per inesperienza (ancora con sta storia dell'inesperienza? Ma qualcuno ci è cascato davvero?), Virginia Raggi si trova grazie al lavoro giornalistico di un giovane cronista precario de La Stampa con una freccia da scoccare capace di rimettere in carreggiata sette mesi di autentiche sciagure.
Che l'assessore Berdini fosse un perfetto idiota se non addirittura un coglione (tutti epiteti che egli ha dichiarato di se stesso oggi sui giornali, noi semplicemente riportiamo) lo abbiamo immaginato e fatto capire più e più volte anche prima della vittoria di Virginia Raggi visto che il suo nome era stato improvvidamente rivelato a qualche giorno dal ballottaggio. Con quella nomina la sindaca si è autocondannata. La sensazione di sgoverno, di depressione, di tristezza, di diffusa depressione, di perdita di ogni tipo di slancio e di speranza non è transitata nella pancia della città a causa delle vicende di Minenna, di Romeo o di Marra. Neppure a causa della storia della Muraro, che aveva senza meno degli scheletri dell'armadio come ce ne hanno molte persone che hanno avuto ruoli di responsabilità, ma che era comunque una figura competente.
Berdini è - ma speriamo di dire presto "era" - un'altra cosa. Un'altra storia, un'altra partita. Una cosa facilmente smascherabile. Il rappresentante eponimo dell'impegno civile alla romana, dell'ambientalismo alla brace, dell'urbanistica alla amatriciana. Un residuato bellico di una ideologia che, tutt'altro che marginale, è stata in realtà egemone a Roma da sempre (aho i balazzinari, aho a golada de gemendo, aho e cattedrali nel deserto) e ha portato alle condizioni che vediamo: edilizia scadente, investimenti nel real estate inferiori alla città di Tunisi, sprawl urbano nell'agro romano perché così almeno non si costruisce in altezza, contesto totalmente inospitale per i player internazionali e dunque campo libero ai peggiori palazzinari. Questo hanno fatto negli anni Berdini e i berdiniani in tesi in senso lato. Sono le persone che non hanno aperto bocca sulle speculazioni edilizie in campagna, impossibili e costosissime da servire e tragiche per gli equilibri urbani, ma che poi hanno criticato il Maxxi, l'Auditorium di Renzo Piano o il parcheggio di Via Giulia. Sono le persone che non alzerebbero un dito sul centro storico trasformato in autorimessa a cielo aperto di diecimila vetture in divieto, ma che fanno la barricata se fai il parcheggio dentro al Pincio per toglierle. Sono pochi ma efficaci. E molto convincenti. Metastasi romane che hanno fiaccato il corpaccione della città e modificato la percezione di una cittadinanza che in passato è stata sfrontata, coraggiosa, proattiva e proiettata e che oggi è solo provincia e strapaese coatto.
Nei pochi mesi di governo della città, Berdini è riuscito (altro che "non stanno facendo niente") a rendere non trasformabile urbanisticamente il recinto della ex Fiera di Roma, che poteva essere un bel quartiere di qualità (soldi al comune a pacchi e posti di lavoro a gogo, come è successo nella ex Fiera di Milano) e che invece rimarrà così, abbandonato, magari utile per ricoverare gli homeless nei pochi giorni all'anno in cui fa troppo freddo. E' riuscito a interrompere con una spregiudicatezza senza confini il progetto di riqualificazione delle Ex Torri delle Finanze all'Eur. E stava cercando di uccidere nella culla il progetto dello Stadio della Roma.
Secondo chi la pensa come Berdini, in estrema sintesi, a Roma non si possono edificare abitazioni di qualità e uffici di qualità perché questo andrebbe a ledere i patrimoni di chi in passato ha costruito abitazioni scadenti e uffici scadenti e se li ritrova sfitti. Far passare la tutela dei palazzinari romani come istanza ambientalista è stata la geniale operazione che lorsignori, in decenni di finto impegno civico, hanno affermato. Geni loro, mediocre l'opinione pubblica a non smascherarli mai. E la frittata è fatta. Il tutto tra bugie continue, solo bugie, sempre bugie. Su tutto.
il grave deficit di popolarità della Giunta Raggi è dovuto essenzialmente al fatto che - anche grazie al nostro lavoro, e non solo - molti cittadini a Roma hanno capito alla perfezione questo trucchetto. O comunque lo stanno capendo. Bloccare tutto non è una difesa del territorio, è una difesa degli interessi di chi ha operato prima. E' clientelismo, non ambientalismo. E' una tutela delle rendite di posizione. Ragionare di urbanistica in termini di "cubature" è qualcosa che non si fa più nel mondo da quarant'anni. A seguire modelli fallimentari è rimasto solo Berdini e i dieci intellettuali che hanno firmato la lettera che chiede alla sindaca di tenerselo: leggete i nomi di quelle persone e capite alla perfezione perché ogni giorno di Berdini è un giorno perso per lo sviluppo sano, competitivo, internazionale della città. Un giorno che sarà difficile se non impossibile recuperare.
Dopo 7 mesi di follia e bugie durante i quali la città si è divertita a cacciare via imprenditoria seria, opportunità che non si ripresenteranno e capitali (se vanno via i concorrenti internazionali e nazionali prosperano gli operatori locali, no!?), ora Virginia Raggi ha in mano il match ball. E' una notizia eccezionale. La cattiva notizia è che non ne avrà più uno. O rilancia alla grande, e ne ha modo, oppure schianta nel breve volgere di qualche settimana. Ultimo treno.
Come rilanciare? Semplicissimo. Nominare al posto di Berdini non uno, ma due figure questa volta totalmente diversi per stile, visione, idee, approccio. Non stiamo chiedendo al Movimento di sconfessare i suoi ideali, al contrario di applicarli veramente, senza farsi raggirare e senza raggirare i propri supporter. Si vuole combattere la speculazione edilizia, la rendita fondiaria, si vuole rendere la città più moderna, meno inquinata, più dotata di trasporto pubblico, si vuole combattere la disoccupazione facendo in modo che non solo i ricchi-di-famiglia possano avere una vita agiata ma che anche gli ultimi abbiano delle opportunità per riscattarsi? Ebbene allora bisogna fare l'esatto contrario di quanto fatto da Berdini. Bisogna intraprendere la filosofia opposta.
Bisogna permettere alla città di svilupparsi, di trasformarsi, di densificarsi, bisogna trasformare il costruito mediocre degli anni passati in architettura di livello, bisogna coinvolgere i privati ottenendo da loro più risorse possibile per sviluppare il bene comune. Insomma bisogna fare quello che si fa in tutto il mondo (a Roma ci stava provando Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica della Giunta Marino. Non a caso sono stati mandati tutti via per quisquilie perché questo modo di governare, normale dovunque, a Roma è sovversivo), specie nelle città dove i nostri giovani scappano a vivere perché le percepiscono più aperte, fertili e ospitali.
Finché Roma non farà pace con la sua urbanistica e non vivrà con l'ossessione di svilupparsi, finché non si comprenderà la differenza tra le cattive costruzioni e le buone costruzioni mettendole tutte nello stesso calderone delle "colate di cemento", i palazzinari continueranno a galleggiare se non ad esultare e a godere.
Perché due persone al posto di Berdini e non una sola? Facile. Perché Berdini, pur non avendolo mai fatto (ne apprezziamo i risultati anche affacciandoci solo alla finestra), era anche Assessore ai lavori pubblici. Si tratta di un assessorato strategico a dir poco che ha a che fare con la sicurezza delle persone, con lo sviluppo economico della città (lavori pubblici, lo dice la parola stessa, sono posti di lavoro e solo un vecchio pseudo professore pensionato può vivere senza l'ossessione di crearne), con la funzionalità dei mezzi pubblici e degli altri servizi condivisi.
Un giovane e bravo urbanista. Uno che abbia fatto la propria carriera anche all'estero. Che sia apprezzato e rispettato da chi fa davvero questo lavoro, non da Asor Rosa e Tomaso Montanari o di altri personaggi grotteschi e caricaturali che hanno firmato la lettera a sostegno di Berdini.
E poi un giovane e bravo assessore ai lavori pubblici. Portatore di idee innovative e smart, non di una visione para sovietica della cosa pubblica.
Due figure capaci di dare slancio non solo ai problemi enormi che si troverebbero ad affrontare direttamente, ma a tutta la giunta. Magari mettendo a sistema le (molte) buone idee di Adriano Meloni e le (poche) buone idee di Linda Meleo per fortuna supportata dal lucido Enrico Stefàno in veste di assessore ombra. Frongia, Mazzillo e Colomban possono beneficiare anche loro di questo nuovo corso, decisamente. Rimangono all'appello le figure ad oggi folkloristiche di Laura Baldassarre e Flavia Marzano che potrebbero onestamente essere sostituite nel quadro di un rimpasto più ampio che male non farebbe affatto. Ma la sfida è sui due sostituti di Berdini. In base a quella scelta capiremo se la Giunta durerà o se morirà accanendosi ulteriormente su Roma. Di più: capiremo se la Giunta vuole bene alla città o vuole bene solo alla gestione del potere, del consenso, della clientela elettorale e alla visione ricorsiva del proprio ombellico.
Come si è partiti? Malissimo: pare che la Sindaca, per dare avvio al "casting" per sostituire Berdini, abbia incontrato tale Emanuele Montini. Ovvero dalla padella alla brace. Un tizio che dice che a Roma non si devono costruire grattacieli "più alti di San Pietro" perché ha una identità da città orizzontale. Ovvero il cancro che sta uccidendo la capitale d'Italia raccontato come una virtù e non come una tragedia: questo è il loro gioco e tutti ci siamo cascati, per decenni. La Sindaca si deciderà a curare il cancro con la chemioterapia che appare indispensabile oppure deciderà di curarlo con dosi d'amianto uccidendo definitivamente il paziente?
Che l'assessore Berdini fosse un perfetto idiota se non addirittura un coglione (tutti epiteti che egli ha dichiarato di se stesso oggi sui giornali, noi semplicemente riportiamo) lo abbiamo immaginato e fatto capire più e più volte anche prima della vittoria di Virginia Raggi visto che il suo nome era stato improvvidamente rivelato a qualche giorno dal ballottaggio. Con quella nomina la sindaca si è autocondannata. La sensazione di sgoverno, di depressione, di tristezza, di diffusa depressione, di perdita di ogni tipo di slancio e di speranza non è transitata nella pancia della città a causa delle vicende di Minenna, di Romeo o di Marra. Neppure a causa della storia della Muraro, che aveva senza meno degli scheletri dell'armadio come ce ne hanno molte persone che hanno avuto ruoli di responsabilità, ma che era comunque una figura competente.
Berdini è - ma speriamo di dire presto "era" - un'altra cosa. Un'altra storia, un'altra partita. Una cosa facilmente smascherabile. Il rappresentante eponimo dell'impegno civile alla romana, dell'ambientalismo alla brace, dell'urbanistica alla amatriciana. Un residuato bellico di una ideologia che, tutt'altro che marginale, è stata in realtà egemone a Roma da sempre (aho i balazzinari, aho a golada de gemendo, aho e cattedrali nel deserto) e ha portato alle condizioni che vediamo: edilizia scadente, investimenti nel real estate inferiori alla città di Tunisi, sprawl urbano nell'agro romano perché così almeno non si costruisce in altezza, contesto totalmente inospitale per i player internazionali e dunque campo libero ai peggiori palazzinari. Questo hanno fatto negli anni Berdini e i berdiniani in tesi in senso lato. Sono le persone che non hanno aperto bocca sulle speculazioni edilizie in campagna, impossibili e costosissime da servire e tragiche per gli equilibri urbani, ma che poi hanno criticato il Maxxi, l'Auditorium di Renzo Piano o il parcheggio di Via Giulia. Sono le persone che non alzerebbero un dito sul centro storico trasformato in autorimessa a cielo aperto di diecimila vetture in divieto, ma che fanno la barricata se fai il parcheggio dentro al Pincio per toglierle. Sono pochi ma efficaci. E molto convincenti. Metastasi romane che hanno fiaccato il corpaccione della città e modificato la percezione di una cittadinanza che in passato è stata sfrontata, coraggiosa, proattiva e proiettata e che oggi è solo provincia e strapaese coatto.
Nei pochi mesi di governo della città, Berdini è riuscito (altro che "non stanno facendo niente") a rendere non trasformabile urbanisticamente il recinto della ex Fiera di Roma, che poteva essere un bel quartiere di qualità (soldi al comune a pacchi e posti di lavoro a gogo, come è successo nella ex Fiera di Milano) e che invece rimarrà così, abbandonato, magari utile per ricoverare gli homeless nei pochi giorni all'anno in cui fa troppo freddo. E' riuscito a interrompere con una spregiudicatezza senza confini il progetto di riqualificazione delle Ex Torri delle Finanze all'Eur. E stava cercando di uccidere nella culla il progetto dello Stadio della Roma.
Secondo chi la pensa come Berdini, in estrema sintesi, a Roma non si possono edificare abitazioni di qualità e uffici di qualità perché questo andrebbe a ledere i patrimoni di chi in passato ha costruito abitazioni scadenti e uffici scadenti e se li ritrova sfitti. Far passare la tutela dei palazzinari romani come istanza ambientalista è stata la geniale operazione che lorsignori, in decenni di finto impegno civico, hanno affermato. Geni loro, mediocre l'opinione pubblica a non smascherarli mai. E la frittata è fatta. Il tutto tra bugie continue, solo bugie, sempre bugie. Su tutto.
il grave deficit di popolarità della Giunta Raggi è dovuto essenzialmente al fatto che - anche grazie al nostro lavoro, e non solo - molti cittadini a Roma hanno capito alla perfezione questo trucchetto. O comunque lo stanno capendo. Bloccare tutto non è una difesa del territorio, è una difesa degli interessi di chi ha operato prima. E' clientelismo, non ambientalismo. E' una tutela delle rendite di posizione. Ragionare di urbanistica in termini di "cubature" è qualcosa che non si fa più nel mondo da quarant'anni. A seguire modelli fallimentari è rimasto solo Berdini e i dieci intellettuali che hanno firmato la lettera che chiede alla sindaca di tenerselo: leggete i nomi di quelle persone e capite alla perfezione perché ogni giorno di Berdini è un giorno perso per lo sviluppo sano, competitivo, internazionale della città. Un giorno che sarà difficile se non impossibile recuperare.
Dopo 7 mesi di follia e bugie durante i quali la città si è divertita a cacciare via imprenditoria seria, opportunità che non si ripresenteranno e capitali (se vanno via i concorrenti internazionali e nazionali prosperano gli operatori locali, no!?), ora Virginia Raggi ha in mano il match ball. E' una notizia eccezionale. La cattiva notizia è che non ne avrà più uno. O rilancia alla grande, e ne ha modo, oppure schianta nel breve volgere di qualche settimana. Ultimo treno.
Come rilanciare? Semplicissimo. Nominare al posto di Berdini non uno, ma due figure questa volta totalmente diversi per stile, visione, idee, approccio. Non stiamo chiedendo al Movimento di sconfessare i suoi ideali, al contrario di applicarli veramente, senza farsi raggirare e senza raggirare i propri supporter. Si vuole combattere la speculazione edilizia, la rendita fondiaria, si vuole rendere la città più moderna, meno inquinata, più dotata di trasporto pubblico, si vuole combattere la disoccupazione facendo in modo che non solo i ricchi-di-famiglia possano avere una vita agiata ma che anche gli ultimi abbiano delle opportunità per riscattarsi? Ebbene allora bisogna fare l'esatto contrario di quanto fatto da Berdini. Bisogna intraprendere la filosofia opposta.
Bisogna permettere alla città di svilupparsi, di trasformarsi, di densificarsi, bisogna trasformare il costruito mediocre degli anni passati in architettura di livello, bisogna coinvolgere i privati ottenendo da loro più risorse possibile per sviluppare il bene comune. Insomma bisogna fare quello che si fa in tutto il mondo (a Roma ci stava provando Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica della Giunta Marino. Non a caso sono stati mandati tutti via per quisquilie perché questo modo di governare, normale dovunque, a Roma è sovversivo), specie nelle città dove i nostri giovani scappano a vivere perché le percepiscono più aperte, fertili e ospitali.
Finché Roma non farà pace con la sua urbanistica e non vivrà con l'ossessione di svilupparsi, finché non si comprenderà la differenza tra le cattive costruzioni e le buone costruzioni mettendole tutte nello stesso calderone delle "colate di cemento", i palazzinari continueranno a galleggiare se non ad esultare e a godere.
Perché due persone al posto di Berdini e non una sola? Facile. Perché Berdini, pur non avendolo mai fatto (ne apprezziamo i risultati anche affacciandoci solo alla finestra), era anche Assessore ai lavori pubblici. Si tratta di un assessorato strategico a dir poco che ha a che fare con la sicurezza delle persone, con lo sviluppo economico della città (lavori pubblici, lo dice la parola stessa, sono posti di lavoro e solo un vecchio pseudo professore pensionato può vivere senza l'ossessione di crearne), con la funzionalità dei mezzi pubblici e degli altri servizi condivisi.
Un giovane e bravo urbanista. Uno che abbia fatto la propria carriera anche all'estero. Che sia apprezzato e rispettato da chi fa davvero questo lavoro, non da Asor Rosa e Tomaso Montanari o di altri personaggi grotteschi e caricaturali che hanno firmato la lettera a sostegno di Berdini.
E poi un giovane e bravo assessore ai lavori pubblici. Portatore di idee innovative e smart, non di una visione para sovietica della cosa pubblica.
Due figure capaci di dare slancio non solo ai problemi enormi che si troverebbero ad affrontare direttamente, ma a tutta la giunta. Magari mettendo a sistema le (molte) buone idee di Adriano Meloni e le (poche) buone idee di Linda Meleo per fortuna supportata dal lucido Enrico Stefàno in veste di assessore ombra. Frongia, Mazzillo e Colomban possono beneficiare anche loro di questo nuovo corso, decisamente. Rimangono all'appello le figure ad oggi folkloristiche di Laura Baldassarre e Flavia Marzano che potrebbero onestamente essere sostituite nel quadro di un rimpasto più ampio che male non farebbe affatto. Ma la sfida è sui due sostituti di Berdini. In base a quella scelta capiremo se la Giunta durerà o se morirà accanendosi ulteriormente su Roma. Di più: capiremo se la Giunta vuole bene alla città o vuole bene solo alla gestione del potere, del consenso, della clientela elettorale e alla visione ricorsiva del proprio ombellico.
Come si è partiti? Malissimo: pare che la Sindaca, per dare avvio al "casting" per sostituire Berdini, abbia incontrato tale Emanuele Montini. Ovvero dalla padella alla brace. Un tizio che dice che a Roma non si devono costruire grattacieli "più alti di San Pietro" perché ha una identità da città orizzontale. Ovvero il cancro che sta uccidendo la capitale d'Italia raccontato come una virtù e non come una tragedia: questo è il loro gioco e tutti ci siamo cascati, per decenni. La Sindaca si deciderà a curare il cancro con la chemioterapia che appare indispensabile oppure deciderà di curarlo con dosi d'amianto uccidendo definitivamente il paziente?














.png)
.png)
.png)


.png)
.png)
