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Anagrafe di Roma e PEC. Cronaca di giorni di ordinaria follia

26 novembre 2016
Come a tutti i cittadini residenti in città può capitare di richiedere un certificato all’anagrafe: cosa normalissima ma a Roma anche questo può diventare un’impresa.

Nell’era della digitalizzazione e della posta elettronica certificata non dovrebbe essere un grosso ostacolo in quanto l’utilizzo di tali strumenti consente al cittadino ed alla PA un notevole risparmio di tempo e di denaro.

Sul sito istituzionale di Roma Capitale in effetti il Comune viene incontro al cittadino che identificandosi sul portale può richiedere una serie di certificati senza recarsi all’ufficio di appartenenza.

Su questo link troviamo infatti scritto che per alcuni certificati il cittadino residente a Roma “Utilizzando la casella di posta certificata, dopo aver scaricato dal portale il modulo di richiesta, dovrà allegarlo all'e-mail certificata da inviare all'indirizzo anagraferoma@postacertificata.gov.it. Entro 24 ore l'Anagrafe invierà digitalmente alla PEC del cittadino il certificato richiesto “

Favoloso! Entro 24h ricevo il documento! Nella mia mente ingenua penso “i cittadini in questa città si lamentano sempre ma il vero problema è che non si informano in maniera adeguata“. Bene scarico il modulo in pdf, lo compilo e allego tutto con la mia PEC. Dopo un giorno l’email torna indietro:

<anagraferoma@postacertificata.gov.it>: connect to
smtp.postacertificata.gov.it[94.86.40.185]:25: Connection timed out

C’è qualcosa che non va. Chiamo al centralino all’URP e un impiegato dopo aver ascoltato quanto accaduto mi invita ad usare un nuovo indirizzo: anagrafe.statocivile@pec.comune.roma.it sostenendo che quello usato in precedenza “è da quel di’ che non è più in funzione”... bene allora perché non avvertire il webmaster e farlo sostituire?

Scrivo ed effettivamente questa volta il messaggio viene consegnato e ricevo una ricevuta di avvenuta consegna. Bene, penso, un piccolo disguido ma tutto sommato poco male. Naturalmente passano giorni e giorni non ricevo nessun certificato né tantomeno una risposta di qualunque tipo.

Scrivo alla PEC dei responsabili del dipartimento e nessuno mi risponde. A questo punto mi reco all’Anagrafe di persona e non posso richiedere il certificato perché mi devo prenotare con il servizio “tupassi” il quale mi da appuntamento nei 4gg successivi.

Richiedo il documento di persona e dopo 7gg mi reco nuovamente a ritirarlo.

Risultato? Ho chiesto 3 permessi dal lavoro, ho contribuito 3 volte al traffico di Roma inutilmente, ho inquinato la città ed ho perso un sacco di tempo. Ho chiesto come mai le informazioni sul sito fossero errate e perché non fosse possibile avere certificati via PEC e le risposte naturalmente sono state le più variegate “ahò quà non se capisce niente, è meglio che venite qui direttamente, lasciate perdere a pec!”

Bene allora mi sono chiesto quanto guadagna un dirigente del Comune di Roma e quiho trovato le info utili. Dalla tabella (anno 2012) si evince che tra stipendio, indennità di posizione + indennità di risultato stiamo in una forbice che indicativamente va da 94.000 / 120.000 lordi beh niente male equiparabile al trattamento di un dirigente di una grande azienda privata..il quale però se non porta risultati o se il suo reparto funziona così viene mandato a casa o non riceve nessun premio di risultato.

L’indolenza che affligge questa città è ben rappresentata da questo episodio. Il servizio PEC non funziona o al momento non è attivo, bene il dirigente di turno responsabile del dipartimento ha l’obbligo di informarsi e di far aggiornare la pagina del Comune di Roma altrimenti è responsabile quanto tutti i suoi sottoposti che danno risposte evasive e contraddittorie. Il cittadino scrive facendo notare in maniera educata e costruttiva il disservizio, bene bisogna rispondere!

Si lo so “i problemi so altri”, bene ma saranno anche i vostri quando scoprirete che la carta d’identità vostra o di vostro figlio è scaduta e non la potete rinnovare se non prenotandosi a “tupassi” aspettando 2/3gg per prendere appuntamento e magari vi è saltata la vacanza.


In conclusione perché il servizio PEC non funzioni e perché sul sito istituzionale del Comune di Roma sia riportato un indirizzo non più funzionante rimane ancora ad oggi un interrogativo inevaso.

Sotto le buche si nasconde una città fatiscente. Il racconto di un cittadino

20 settembre 2016
Buongiorno 
sono Marco, un vostro lettore ed uno dei tanti cittadini romani armato di buona pazienza che provano a nel loro piccolo a rendere la città migliore di quella che è.
Vi leggo, vi commento, (talvolta vi critico) perché riconosco in voi la capacità di saper osservare le dinamiche di Roma con occhio puntiglioso, con l’aspirazione di informare e soprattutto proporre.

Premetto che faccio politica (in modo microscopico si intenda ma pur sempre attivo) e quanto vi scrivo però non ha nessun intento propagandistico, pertanto vi chiedo, qualora riteneste opportuno pubblicare la storia che sto per raccontarvi, di firmarla col solo nome proprio perché non si pensi che voglia cercare visibilità.

La storia riguarda le buche, i contratti di manutenzione, il ruolo della Polizia di Roma Capitale, le inefficienze del Municipio XIV e i paradossi delle Assicurazioni Di Roma (ADIR). È un po’ lunga ma c’è un universo della fatiscente amministrativa in cui versa Roma.

Comincio da un antefatto: in data 15 aprile 2016 la vecchia amministrazione municipale (giunta Barletta) in spregio al nuovo Codice degli appalti pubblica un Avviso Tecnico (in allegato) per la procedura di appalto negoziato relativo alla manutenzione stradale del municipio, ovviamente con il nefasto criterio del massimo ribasso. Così impegnava chiunque fosse venuto dopo le amministrative o a derogare dal nuovo codice degli appalti o a bloccare l’iter per l’assegnazione di un cruciale impegno del comune a tutela dei cittadini. Feci un comunicato stampa (che allego solo per testimonianza a voi perché compare il mio nome e il nome della Lista Marchini). Nessun quotidiano lo riprese, malgrado fosse una questione importante sia per il municipio che per le casse del comune visto che si impegnavano 700.000€, e sono convinto che nessun quotidiano lo riprese perché su Marino si poteva gettare fango quanto si voleva, ma guai a screditare i piccoli (piccolissimi) ras del PD dei vari municipi che dovranno  in qualche modo salvare il salvabile del PD, oltre all'evidenza che io di certo non avessi visibilità o chissà quale importanza. Resta il fatto quindi che passò inosservato.
A maggio, il 20, si sarebbero dovute aprire le buste delle aziende che avessero risposto…ad oggi siamo con la nuova giunta che sbaglia il bando nemmeno per il contratto di manutenzione, ma per la figura del tecnico responsabile della sicurezza, e le strade non vi dico come sono ridotte. Ma sono onesti e quindi gli si deve perdonare l'incapacità a quanto pare.

Questa lunga ma doverosa premessa perché ad aprile, come uno dei tanti romani schianto un pneumatico in una buca/cratere in via Rezzato, nel XIV municipio appunto, a Palmarola/Selva Candida. 
Chiamo immediatamente la Municipale e dopo solo 20 minuti di attesa riesco a parlare con qualcuno del comando di Primavalle (tra Primavalle e Selva Candida c’è qualche km e qualche centinaio di migliaia di abitanti, ma questa è la riorganizzazione Alemanniana) a cui racconto del mio sinistro; mi rispondono che non possono intervenire, che devo fare delle foto, recarmi al comando e presentare denuncia di sinistro con le foto.
Detto fatto, decido di buttar via la mattinata e vado con le foto stampate, presento la denuncia e me ne vado con la risposta che da li ad un mese sarei potuto andare in municipio a presentare la richiesta di risarcimento.
Dopo un mese vado in municipio XIV (l’ufficio è proprio affianco alla famigerata Ex Lavanderia dove intanto vendevano cibi e caffè equo solidali con loro stessi) e mi rispondono con l’ineffabile cortesia che ben conosciamo, che devo tornare dalla Municipale, farmi dare copia del loro verbale sennò la pratica non può essere accolta. Due realtà comunali che non si parlano, uno dei tanti esempi dell’inefficienza a cui siamo sottoposti.

Va bene, torno dalla municipale, prendo quel che serve con soli 17€ (dovrebbe essere gratuito ma le fotocopie costano) e torno in municipio. Riunione sindacale. Devo tornare. Secondo giorno di lavoro buttato.

Torno dopo qualche giorno e faccio la pratica, in attesa che mi convochino per avere il “protocollo”. Stavolta solo un’oretta e me la sono cavata.
Non mi chiama nessuno, quindi il 20 giugno torno in municipio e chiedo lumi: “tiè, stava qui che la dovevamo ricontattà sta ggiorni”. Quindi? “Vada ar protocollo, se fa timbrà e poi je scrivemo noi”.
Protocollo fatto, con allegata fattura della sostituzione del pneumatico, verbale della Municipale a 17€ e quel che serve. Resta solo di aspettare la risposta.

Arriva la risposta (che allego), il 15 luglio, e come leggerete iniziano subito dicendo che l’appalto per la manutenzione è scaduto il 31 marzo! Quindi la vecchia amministrazione non solo aveva commesso una sostanziale irregolarità, ma l’aveva fatto anche in ritardo…
Con questa lettera mi invitano a contattare la Compania (è scritto proprio così) assicurativa per chiedere il risarcimento. Provo a chiamarli ma nessuno risponde se non una signora che già dal timbro di voce lascia presumere che le cose non volgeranno favorevolmente perché sarò al cospetto di chissà quale setta di scappati di casa. Mi dice “de riprovà”. Nessuna risposta.
Scrivo allora, prima via pec come mi suggerisce la lettera del municipio il 26 agosto e poi con mail normale il 6 settembre.

Nessun cenno di riscontro, zero.

Decido di perdere un’altra mattinata, e vado di persona alle ADIR
Breve considerazione sul fatto che Roma sia l’unica città del mondo che ha una propria compagnia di assicurazioni: sarebbe anche un merito, perché invece di sottostare a logiche puramente di mercato potrebbe essere un servizio eccellente e in grado di far risparmiare molti soldi al comune e quindi ai cittadini. 
Ma la gestione vi lascio immaginare cosa sia, e mi riprometto di analizzar meglio il “fenomeno ADIR” perché curioso di scoprire quanto ci è costato e quanto ci costa.

Il liquidatore mi dice che non mi può pagare, perché non c’è il verbale dei vigili che siano venuti a constatare. Provo a far capire che la municipale non è intervenuta non perché io non l’avessi contattata, ma perché non è voluta intervenire. 
Allora mi chiede una testimonianza, che onestamente ho detto di non avere perché non si può pensare di chiamare a testimoniare qualcuno per una buca converrete, e nemmeno si può pensare di procurarsela finta perché altrimenti è mafia.
“Senza verbale di constatazione, senza testimonianza io non posso pagare. Faccia causa, ma la perde perché inadempiente”. Cosa?! Io inadempiente? Il comune non sistema le strade, fa appalti capestri, non interviene se chiamato in causa al momento del sinistro, mi risponde che al municipio sono (anzi, siamo!) senza appalto, che devo rivolgermi ad una assicurazione che non da segni di vita, ed io sarei inadempiente?

Comincio ad innervosirmi, e l’amabile liquidatore fa il superiore citandomi gli articoli x e y per dirmi che nessun giudice mi darebbe ragione (“ce so’ 2500 cause tutti l’anni e le vinciamo sempre) perché avrei dovuto vedere la buca, provare ad evitarla, e poi chissà se andavo piano etc etc etc. “Capisce, tra lei e il comune e la ADIR non c’è un contratto per cui siamo tenuti a pagarla…”. 2500 cause sono irrisorie per una popolazione come Roma, meno dell’1% dei potenziali controparti, e questo dobbiamo dirci che o è un merito dei cittadini, perché solo in piccola parte intende adire per vie legali, o è un merito della giungla burocratica e dei disservizi che scoraggia qualsiasi pretesa.
Al “dotto" liquidatore sottolineo che in base alla costituzione e al codice civile stesso, il contratto esiste, perché il comune percepisce (giustamente) da me tributi per le utilità pubbliche e pertanto è tenuto ad assolvere alle proprie funzioni in modo efficiente e a tutela dei cittadini che questo contratto lo sottoscrivono alla nascita. Volevo citare Rousseau ed il contratto sociale, ma avrei rischiato di essere scambiato per uno della Casaleggio.

Ci gira intorno un po’, capisce che non me ne vado fino al veder soddisfatta la mia richiesta e alla fine, dopo che ho attirato l’attenzione del palazzo splendidamente collocato in Lungotevere Raffaello Sanzio, con fare anche falsamente misericordioso mi dice che se invio le foto (che nessuno ha pensato di inoltrare alla CompaNia) mi può pagare il 50% della fattura che ho presentato (fattura regolare e non aumentata si intenda). 
Capisco che contro un mostro burocratico così non posso pretendere i miei diritti e me ne devo andare. 

Questo è ciò che accade nella nostra città, dove per avere ciò che ti spetta in modo corretto devi affidarti alla buona sorte o discendere nei bassifondi di quel che viene chiamata furbizia, con la conseguenza che poi questa furbizia diventa la prevaricazione del tutti contro tutti, e le indicibili conseguenze sono sotto i nostri occhi. 
I cittadini devono preoccuparsi di non essere costretti ad avere rapporti con i municipi, con il comune, con qualsiasi organo che sarebbe teoricamente costituito per la nostra tutela e soprattutto per la nostra libertà di migliorare e migliorarsi oppure ricorrere a stratagemmi? Ma non ci si deve arrendere alla via breve della furbizia, anche perché che furbizia è se poi si ritorce contro di noi prima o poi? 

Prima di congedarmi, dopo il mio ennesimo sfogo, mi dice il liquidatore che tanto “col decreto Madia po’ esse che l’anno prossimo qua non c’è più niente”. Il commento a caldo potrebbe essere “era ora!”, ma sarebbe ingiusto, perché se una cosa non funziona non si deve cadere nella logica che non possa funzionare perché in possesso di un peccato originale chiamato “servizio pubblico”. È una balla che pubblico=spreco o disfunzione. Con il “pubblico” che funzionava ed una morale migliore dei cittadini questo paese è diventato tra le 8 economie mondiali, pur essendo un cortile di dimensioni.

Sono tornato a casa consapevole di essere sconfitto in questa battaglia (perché fondi illimitati per gli avvocati non ne posseggo…), ma che la guerra ad un meccanismo inceppato e pericoloso debba proseguire senza sosta, così come fate voi, perché non si può lasciarla vinta a chi ha ridotto la città più bella del mondo in questo stato.

Ultima nota, nel tragitto per tornare a casa ho trovato in zona Aurelia/Madonna del Riposo 6 moto della municipale in assetto da crisi terroristica, mi hanno fatto accostare (ero con lo scooter) e ho assistito al passaggio di 3 furgoni blindati della polizia pieni di agenti, 4 volanti della Polizia in borghese, 4 volanti della Polizia: scortavano 2 pullman di manifestanti del sindacato Cisl. 
La guerra sarà di logoramento…

Piazza della Repubblica è una fogna a cielo aperto. Oscar Farinetti ci vuole investire portandoci Eataly. Il Comune lo tiene in sospeso per 2 anni producendo poi osservazioni patetiche

6 febbraio 2015

Leggo la notizia sui giornali e ho un sussulto di orgoglio e piacere (non solo del palato): dopo il successo all’ex Air Terminal Ostiense, Eataly apre nella Capitale un secondo negozio a due passi da Termini, in Piazza della Repubblica.

Sotto i portici che fino al 2000 erano luoghi di prostituzione e spaccio, rinati per un breve momento con il Giubileo, là dove un tempo spadroneggiava Mc Donald’s già dalla prossima estate si potranno acquistare e mangiare le migliori selezioni di cibi nazionali.

Poi trovo le prescrizioni date da Roma Capitale per consentire l’apertura:

Vietato «posizionare all’esterno carrelli di qualunque tipo sia per la clientela che per lo spostamento di merci e/o rifiuti e/o lo stoccaggio degli imballaggi» e della spazzatura. I rivestimenti verticali del bancone pizzeria dovranno essere «sostituiti con rivestimenti di colore neutro, più intonato con l’ambiente». Si dovrà «concordare un sopralluogo congiunto preventivo... per verificare il puntuale ed effettivo rispetto di quanto proposto per le coloriture scelte e individuate nella documentazione fotografica - arredi».

E penso: bene, benissimo (siamo in pieno Centro Storico, in un edificio a vincolo monumentale). Ma subito dopo mi chiedo: la città che controlla il colore dei banconi del nuovo Eataly, che mette bocca sul colore del forno, che fa aspettare due anni un imprenditore pronto ad investire, ad assumere, a riqualificare un edificio abbandonato e un'area abbandonata è la stessa città che consente a pochi metri da lì lo scempio quotidiano di ogni centrimetro quadrato spazio pubblico, l’occupazione illegale (o inopportuna) delle aree di sosta, la sosta selvaggia nelle aree pedonali con parcheggiatore abusivo annesso e connesso, il commercio quotidiano di contraffazione e pornografia, le baraccopoli dei libri, la prostituzione minorile in Via De Nicola, le 500 bancarelle di Piazza dei Cinquecento e molto, purtroppo, molto altro?

È sempre la solita storia: chi rispetta la legge è massacrato da controlli, disposizioni, ordinanze, prescrizioni (talvolta del tutto discrezionali, pletoriche, inutili, strumentali, pensate all'insegna della complicazione per poter far intervenire - dietro corruzione - chi poi sbroglia). Chi insulta la città ogni giorno rischia al massimo di finire su questo blog...
Filippo Alberganti


*Caro Filippo,
l'unica domanda da farsi qui è come mai un imprenditore serio, che investe in tutto il pianeta, si ostini a investire qui, da noi, dove i funzionari sono nella migliore delle ipotesi lenti e incapaci e nella peggiore corrotti e concussori. Dove anche in pieno centro hai contesti riprovevoli e raccapriccianti come quello di Piazza Esedra, un luogo dove affacciano fior di hotel a cinque stelle e che, ciononostante, fa venire il vomito nel vero senso della parola. Una piazza storica con i palazzi di Koch e con la Basilica di Michelangelo tenuta come un cesso. E infatti, a quanto pare, non è affatto detto che Farinetti dia seguito all'investimento. Dopo due anni assurdi di attesa imposti da una amministrazione comunale che odia la qualità e la legalità e si fa in quattro per agevolare la Mafia, la bruttezza, l'illegalità. 
Il forno di Eataly e il relativo colore (qui c'era un ordinario e squallido McDonald's, non certo un caffè storico) è impossibile da essere visto dalla strada poiché c'è una immonda bancarella a impallare tutta la visione sugli archi dell'esedra. Questo al Comune lo sanno e fanno finta di non saperlo perché il processo autorizzativo che ha scaturito quella bancarella - che sta qui sopra nelle tue foto - ha unto e continua ad ungere una quantità incredibile di persone. Che, ci aspettiamo presto, vengano inchiodate dall'Operazione Vitruvio della Procura della Repubblica. Solo dopo un repulisti radicale qualcosa potrà cambiare. Prima di allora ci continueranno ad essere bancarelle oscene autorizzate da un giorno all'altro e imprenditori seri che vengono lasciati 24 mesi a fare anticamera. 24 mesi quando va bene e quando sono personaggi famosi. Altrimenti...
-RFS

PS: non dimentichiamoci che Eataly Ostiense subì lo stesso trattamento. Così sfiancante che ad un certo punto Farinetti aprì in maniera totalmente abusiva. Lui ha la forza (anche mediatica) di farlo. Altri imprenditori neppure si imbarcano nell'iniziativa. E se vengono dall'estero neppure si sognano di venire ad investire da noi. I dati sugli investimenti stranieri parlano da soli.

PPS: dagli ultimi aggiornamenti si parla di un Eataly che aprirà il 9 luglio 2015 e che non avrà i tavolini all'aperto. Vietati dalla soprintendenza: potrebbero dare fastidio alle bancarelle, ai senza tetto, ai parcheggiatori abusivi. Tutte forme di degrado e abuso ormai storiche che, evidentemente, debbono essere tutelate.

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