Ciclabile Tuscolana. Un video e 7 riflessioni dopo le ridicole proteste

9 dicembre 2018
A dispetto di una amministrazione collusa, corrotta, incapace e dannosa all'inverosimile, nel VII Municipio si respira un'aria un pelo differente. Dai marciapiedi sono state tolte le atroci bancarelle, nel territorio si combattono le roccaforti dei cittadini più squallidi della zona, chiamati Casamonica, e lungo la strada principale del quartiere, la Tuscolana, si realizza una infrastruttura ciclabile che dovunque sarebbe la normalità, ma per gli standard di Roma (parliamo di 4 km e mezzo di bike lane) è autenticamente una grande opera.

E nonostante tutto questo, invece di inginocchiarsi ad una amministrazione che oggettivamente sta facendo vedere qualche briciolo di segno di cambiamento, i cittadini cosa ti fanno? Protestano come dei deficienti. 

Le proteste riguardanti la ciclabile le abbiamo commentate in questo post su Facebook, qui sotto vogliamo elencare alcuni punti che sottolineano come le proteste siano demenziali e come semmai la colpa dell'amministrazione sia stata non certo quella di aver ristretto troppo la Tuscolana, bensì di averlo fatto troppo poco come il nostro filmato dimostra. Al di là delle nostre critiche, stiamo parlando di un intervento concettualmente indovinatissimo che parte da un assunto sacrosanto: dove c'è spazio per la doppia fila, c'è spazio per una bike lane. E' un concetto molto semplice che si può applicare a centinaia di strade di Roma: convivete con la doppia fila? Benissimo. Allora lasciamo le auto in doppia fila, e al posto di quelle in prima fila, mettiamo una ciclabile. Così la doppia fila diventa magicamente regolare e si crea spazio e sicurezza per i ciclisti. E oltretutto si impedisce fisicamente una ulteriore doppia fila. Da replicare, quanto prima, ovunque. La Tuscolana è un prototipo, ecco perché è importante difendere questa ciclabile nonostante come comprenderete dal video ha secondo noi qualche difetto. 


1. POSTI AUTO

Non si perderà nessun posto auto. Purtroppo, diciamo noi, non si perderà nessun posto auto. I posti auto dalla superficie stradale vanno tolti sia per rivalorizzare il sottosuolo (al posto dei parcheggi ci hanno fatto supermercati, magazzini, cantine e palestre, perché tanto e maghine se metteno de fori) sia per spingere le famiglie a rinunciare alla seconda o alla terza auto che spesso viene acquistata perché tanto la si può posteggiare senza spendere nulla in cambio. Sarebbe stato bello se insieme alla ciclabile si fosse proceduto a togliere i parcheggi dallo square centrale trasformando in parco lineare quello che oggi è un volgare parcheggio separato da guard rail di metallo dalla carreggiata tipo paese dell'est degli anni ottanta, ma questo non si fa: speriamo che l'amministrazione trovi il coraggio di attuale misure impopolari ma necessarie assolutamente come l'eliminazione dei posti auto dalla superficie e dal suolo pubblico.

2. CARREGGIATE
Come il nostro video dimostra alla perfezione non solo le corsie in carreggiata erano due e rimangono due anche dopo la ciclabile, ma purtroppo restano corsie "alla romana" ovvero troppo larghe. Altro che "restringimento"... Cosa si doveva fare? Semplice: approfittare per allargare un po' i marciapiedi. Così la combinazione tra marciapiedi più larghi + ciclabile + due corsie finalmente di dimensioni corrette avrebbe al contempo dato reale ordine alla strada e coadiuvato di molto il commercio, oggi brutalizzato da marciapiedi orribili e troppo stretti per un reale shopping di qualità.

3. LUNGHEZZA
Protestano perché la ciclabile parte nel nulla e arriva nel nulla. Falso. E' una lunga ciclabile di grande impatto, pronta speriamo presto ad essere allungata sul tratto più centrale della Tuscolana che sembra una camionabile del Minnesota nel 1920, larga in maniera inverosimile e bisognosa di un restyling assoluto. Se pensi alla Tuscolana, ad esempio, all'altezza di Furio Camillo, ti prende un colpo. La ciclabile andrà allungata quanto prima anche perché oggi per chi va verso il centro si interrompe pochi metri prima della salita di Porta Furba invitando i ciclisti ad andarsi ad ammazzare su una strada molto pericolosa. Non va bene. 

4. COSTI
Qualche associazione di ciclisti che voleva che la ciclabile passasse altrove lamenta che i costi sono alti. Stiamo parlando di meno di 700mila euro: un costo contenutissimo. E lo si evince bene dalla qualità terzomondista del cantiere. Si lavora semmai troppo a risparmio.

5. PERCORSO
Qualche imbarazzante comitato locale voleva che la ciclabile passasse nel Parco degli Acquedotti. E' ovviamente una follia. Le ciclabili devono passare nel cuore della vita civile e commerciale dei quartieri. La bici non serve per andare a fare scampagnate nei parchi, bensì per andare a fare compere, muoversi per negozi, andare a scuola, all'università, a lavoro e raggiungere le stazioni della metro dove poi parcheggiare e prendere altri mezzi. 

6. NEGOZI
A Roma, come succedeva in altre città circa 40 anni fa, ancora si pensa che se togli la doppia fila (e la ciclabile purtroppo difficilmente riuscirà a toglierla, come dimostra il nostro video) diminuisci il lavoro dei negozi. Ovviamente è vero il contrario. Una ciclabile porta tantissimo lavoro in più a bar e commerci, secondo alcuni studi gli affari crescono del 40%.

7. DOPPIA FILA
Sarà veramente dura perché le carreggiate "alla romana" che la ciclabile lascia (due carreggiate da 3,70 metri) consentiranno purtroppo a molti incivili di fermarsi lo stesso con conseguenze - in alcune ore - non trascurabili sulla congestione del traffico. Come ovviare? Il modo c'è: realizzare una segnaletica molto evidente e netta, che non lasci dubbi e poi agire in modo molto duro e inflessibile con lo street control. Strade soggette a doppia fila come Via Tuscolana devono vedere un lavoro impegnato di questo strumento. E' sufficiente dedicare una macchina, una sola macchina con due agenti, allo street control sulla Tuscolana (e su altre strade, dalla Boccea a Cola di Rienzo) facendole fare su e giù di continuo. Significa che si arriverà ad una buona sicurezza di prendere la multa, significa che ogni mezz'ora il passaggio della volante farà secco chi ancora si diverte a comportarsi da incivile, significa peraltro avere tanti soldi in più per investire sulla mobilità dolce e sostenibile. Basta una macchina per ogni strada. In alternativa telecamere fisse, come dovrebbero esserci su ogni strada importante. In caso contrario rischia di essere tutto inutile e tutto vanificato...


Resta, a cappello di tutto e a chiosa di tutto, una cronica capacità dell'amministrazione di comunicare. Una storia come questa è un contenuto che l'amministrazione deve essere capace di far atterrare in iniziative condivise, filmati, tutorial online. Tutto questo farebbe sentire profondamente ridicolo chi protesta, mentre oggi si sente forte e padrone del territorio in assenza di uno storytelling alternativo. Se l'amministrazione invece di riempire gli uffici di comunicazione di decine e decine di raccomandati pentecatti avesse lavorato in maniera più accorta, oggi non saremmo qui a dover rispondere alle proteste di quattro cafoni. 

Video. I poracci che alle 18 aspettano che si apra la Ztl bloccando la città

8 dicembre 2018
Probabilmente tutti voi avrete visto la scena, qualche giorno fa ci è capitato di incrociarla in diretta e l'abbiamo filmata. Un siparietto che rappresenta a pieno la povertà mentale diffusa della città. Verso le 18, con l'approssimarsi dell'apertura della Ztl, una mandria informe di individui, un grappolo di lamiere letteralmente blocca la città, gli autobus, i taxi, coloro che hanno diritto di entrare, le autoambulanze. La blocca. Che si tratti di Corso Vittorio Emanuele o di Piazza Esedra. In attesa che il led della Ztl segni "varco non attivo". E allora tutti dentro, un fiume di vetture puzzolenti a utilizzare Via Nazionale o Largo Argentino per fare la scorciatoia per passare da parte a parte della città. O dentro al centro dove di fatto non esistono parcheggi regolari e dove dunque si parcheggia sui marciapiedi o nelle isole pedonali.


Tutto questo è semplicemente ridicolo. Se la Ztl ha un senso e serve a limitare l'assalto delle auto private nel centro non si capisce perché questa necessaria tutela dell'area Unesco più delicata e peculiare del mondo scada alle 18. Dopo le 18 Roma non merita più di essere protetta da questa inutile, patetica e ridicola barbarie?


L'amministrazione nell'ambito del piano di Natale ha portato la chiusura della Ztl dalle 18 alle 19. Ma è un palliativo e non basta. La Ztl va tenuta chiusa h24, non ha senso che vi siano orari di apertura e chiusura. Peraltro è l'unico modo per combattere il delirio di sosta selvaggia che umilia il cuore della città. E l'unico modo per non vedere più queste scene da assoluto Terzo Mondo.

Quadruplicati i cassonetti per le strade. Roma invasa dai bidoncini ma nessuno ne parla

5 dicembre 2018




Se hai un esercizio commerciale, non importa se di qualità o meno, e metti fuori dalla tua attività uno zerbino, una tenda, un tavolino, un vaso con una pianta, arrivano in un nanosecondo i Vigili Urbani e o ti intimano di togliere tutto pena multe da migliaia (migliaia!) di euro. E nello stesso identico posto dove volevi mettere una pianta metti invece un bidone della monnezza nessuno ti dice nulla, puoi farlo liberamente.



Questo è solo uno dei paradossi di questa storia. Se abbellisci la città e dai servizi vieni vessato in maniera atroce. Se invece la umili e la riempi di bruttezza vieni tollerato nonostante tua sia platealmente fuori legge.

La faccenda dei bidoncini della raccolta differenziata di bar e ristoranti è allucinante. Da quando sono stati consegnati la città ha cambiato aspetto senza che nessuno se ne curi. Già lo spazio pubblico soffriva enormemente pieno com'è di superfetazioni che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra città del mondo (ettari consegnati alle auto, cartelloni abusivi, ambulanti e i bidoni gialli - altra geniale operazione dell'Ama a 5 Stelle - degli abiti usati), ora la situazione è peggiorata radicalmente. Dove c'erano ancora i cassonetti, lo spazio occupato da queste mini discariche è quadruplicato, con una coesistenza surreale di cassonetti e bidoncini. Dove invece i cassonetti erano stati tolti (e la raccolta porta a porta veniva fatta dai condomini tenendosi all'interno i bidoncini), ora sono ritornati e le strade si sono riempite di nuovo di contenitori di monnezza.



Cittadini e turisti non conoscono la vera natura di questi bidoncini e il loro utilizzo, per loro sono secchi della spazzatura. Cercano di metterci alla rinfusa i loro rifiuti e quando li trovano chiusi (perché per evitare di trovarsi roba buttata a caso i commercianti quasi sempre li lucchettano) li appoggiano sopra contribuendo alla sporcizia del tutto. I bidoncini stanno iniziando a riempirsi di adesivi dei traslocatori e dei serrandari, di stickers e di graffiti. Presto inizieranno a puzzare.




I bidoncini dovrebbero essere tenuti dentro, questo dice il regolamento. L'Ama li consegna e il negoziante deve occuparli di tenerli dentro salvo nel momento in cui Ama passa a ritirarli. Ma l'organizzazione di Ama (una azienda alla canna del gas) è talmente insensata che ogni negoziante si sente in qualche modo giustificato a tenerli fuori. Per i ristoranti - che magari sono aperti solo la sera dalle 18 in poi - gli orari di ritiro sono, ad esempio, dalle 6 alle 11 di mattina e così via. Naturalmente se ci fosse una motivazione i commercianti potrebbero organizzarsi per evitare questo scempio (scempio tra l'altro nelle stesse strade dove loro operano e dunque dove sempre meno persone andranno a passeggiare e spendere, innescando il circolo vizioso della sciatteria che sta uccidendo definitivamente Roma e la sua economia), potrebbero ad esempio accordarsi coi condomini per trovare spazio all'interno dei cortili - così si è fatto a Milano - o potrebbero consorziarsi per affittare piccoli fondi e affidare a qualche associazione o cooperativa apposita l'onere di mettere al mattino fuori e rimettere dentro dopo il ritiro i bidoncini.




Questa motivazione può venire solo a seguito di sanzioni. A Milano tutto questo già si fa (da 20 anni) per il semplice fatto che si è certi di essere sanzionati se non lo si fa. E allora quando sai che un comportamento errato ti comporta una multa, eviti di metterlo in pratica inventandoti alternative. Qui le sanzioni non esistono benché previste. Chiedete ad Ama quante sanzioni ha fatto per esposizione dei bidoncini fuori dall'orario di ritiro. Zero.

La cosa più inquietante di tutta questa storia è la reazione della cittadinanza. Nulla. Zero. La tua strada, il tuo marciapiede, il luogo dove hai investito acquistando un appartamento, aperto una attività viene riempito di decine di secchi della monnezza lasciati fuori da chi non potrebbe farlo e tu taci, muto, zitto. La gente prende il cappuccino seduta su tavolini con vista bidoncini e zitta. Chi ha passeggini o carrozzine per disabili non passa più su alcune strade ma sta zitta. Abituata e assuefatta al brutto. 
Si riconferma il rapporto malato tra i romani e il suolo pubblico. Questa è l'unica città d'occidente dove lo spazio pubblico smette di essere la terra di tutti e diviene la terra di nessuno, il luogo dove tutti possono fare quello che vogliono liberamente. C'è anche una significativa parte di cittadini, che è molto emblematica, che quando parliamo di questo problema ripete frasi tipo "eh ma meglio così che la monnezza per terra". Come se i bidoncini evitassero la monnezza per terra (anzi, la incrementano). Come se l'invasione di rifiuti fosse ormai lo standard e la moltiplicazione di contenitori per rifiuti fosse il male minore. Ecco, una città che ragiona in termini di male minore infischiandosene di leggi, regolamenti, legalità, best practices internazionali e buon senso. Una città totalmente incapace di accettare le riforme di civiltà (guardate la storia delle strisce blu a pagamento anche per i residenti) ma capacissima di adeguarsi all'inciviltà, alla sciatteria, al degrado. Dalle piccole cose alle grandi questioni. Su tutto. E' pur vero che chi è abituato a far scempio dello spazio pubblico (basta vedere come si comportano i romani con le loro autovetture), è ben poco propenso a rimproverare o biasimare altri che fanno altrettanto. Se un romano vede suolo pubblico rubato per fini privati non grida allo scandalo ribellandosi, ma pensa quale è la strada più breve per fare altrettanto. Ci stiamo suicidando, veniteci a salvare.

Tiburtina Valley: il business district di Roma sembra Hiroshima nel 1945

3 dicembre 2018
Ciao Romafaschifo, volevo portare alla tua attenzione una spassosa iniziativa di Unindustria e Comune di Roma. Ho la sfortuna di lavorare in zona Tiburtina e faccio dai 60 ai 120 minuti di viaggio ogni giorno, per sola andata o ritorno, da casa all’ufficio.
Sono dieci anni che la Tiburtina è devastata dai “lavori” (li metto tra virgolette perché è tutto ormai fermo da anni) e la strada è cosparsa di new jersey buttati a caso in mezzo alle carreggiate e ai lati.
La viabilità limitrofa è impraticabile, con le strade disintegrate usate come discariche: ti metto qualche esempio preso dall’imparziale Google Street View.






Poi c'è anche un intero tratto di strada, pronto da anni e che potrebbe alleggerire il carico sulla Tiburtina,  mai aperto. Unisce via di Vannina a via di Tor Cervara ed essendo chiuso al transito è utilizzato ccome discarica. Lo ripuliscono ogni sei mesi con i camion.



Il percorso dal GRA verso il centro è costellato di ex attività industriali/commerciali fantasma. Stabili abbandonati tra cui spiccano la ex Cesare Menasci (abbigliamento) la ex Technicolor (dove è stata stampata su pellicola la Storia del cinema italiano), la ex Illuminotecnica, la ex Società Ossigeno Napoli, le ex Officine Romanazzi,  per citare solo gli stabili più noti e non occupati da senzatetto.

Poi ci sono le sale bingo, unico settore che sembra davvero prosperare. Ah, c'è anche McDonald's, e se ci entri in macchina dalla Tiburtina poi non puoi uscire più sulla stessa strada (a meno che non percorri via del Casale Cavallari contro mano come fanno tanti) ma devi farti un giro safari per via di Vannina.



Per completare il quadro abbiamo le situazioni di occupazioni di disperati e senza tetto con tutto il carico di problemi che portano con se'. Alcune (come la ex Leo farmaceutica) sono finite più volte in cronaca nera nazionale per stupri e morti.
Bene (si fa per dire): in questa situazione di devastazione urbanistica, stradale e umana di questo angolo di autentico Terzo mondo, a noi lavoratori della zona giunge dalle aziende l’invito a visitare questo portale.
Se compilerai il sondaggio (in cui ti chiedono se ti piace dove ti trovi…) puoi anche vincere “un cesto di prodotti offerto da Gentilini e da Pallini”.
Il portale comprende anche una sezione "Infomobilità - Il percorso giusto per te" che non è altro che un link a Google maps per calcolare i percorsi.

Poi c'è una brochure da scaricare (sezione "Tiburtina in Movimento"), che illustra il progetto: il tutto termina in un "hackaton" (termine altisonante, che dovrebbe riferirsi propriamente a una convention di informatici e hacker: qui usato un po' fuori contesto...) e "Gli interventi che scaturiranno dall’hackaton saranno individuati attraverso...": non lo sapremo mai, perchè si sono dimenticati di scriverlo (pagina 5 della brochure).

Una iniziativa paragonabile ad un sondaggio sulla manutenzione del verde pubblico a Hiroshima nel  settembre del ’45.

LETTERA FIRMATA

ShareThis