Visualizzazione post con etichetta camion-bar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta camion-bar. Mostra tutti i post

Ho osato chiedere uno scontrino a questo camion bar. Ecco i risultati

15 aprile 2018
Volevo raccontarvi quanto mi è successo giovedì sera. Sono stata ad un concerto al Palalottomatica Il parcheggio di fronte alle entrate era totalmente in mano agli abusivi nonostante la presenza della Polizia Locale.
Alla fine del concerto mi è venuta la brillante idea di prendere qualcosa ai camion bar di fronte l'entrata del Palalottomatica. Erano cinque in tutto i banchi in fila, due sicuramente della stessa famiglia o della stessa proprietà. Era evidente. Mentre aspettavo le mie patatine fritte (5 euro a porzione! Sul serio), l'addetto alle fritture mi ha detto intanto di pagare, l'ho fatto al bancone dove servivano due ragazzi stranieri.
Ho dato le 10 euro per due porzioni patatine... e siccome non mi stava facendo lo scontrino, l'ho semplicemente richiesto!

Alla mia richiesta di scontrino ho visto il ragazzo che mi serviva in imbarazzo a disagio, come se la mia fosse una richiesta assai insolita! A quel punto si è girato verso una donna che credo fosse la proprietaria e le ha fatto: "vuole lo scontrino!". Lei ha replicato gelida: "faglielo...".
Beh, vi allego lo lo scontrino. Era il numero 5 a mezzanotte e 6 minuti! Vi assicuro che c'era la fila davanti quei camion bar e prendevano un ordine ogni quattro secondi...
Lettera Firmata

*Lo abbiamo detto più volte: se davvero con le norme non si riesce (Bolkestein, delocalizzazioni, spostamenti, bandi regolari) ad aver ragione di questo autentico scandalo, sarebbe semplicissimo ridimensionarlo nella maniera più banale possibile: obbligare gli esercenti a rispettare la legge. Controllare le materie prime, torchiare dal punto di vista fiscale (al di là del caso specifico: probabilmente il contatore degli scontrini si è azzerato alla mezzanotte? Lo vogliamo davvero sperare anche se in realtà le casse si azzerano a chiusura non certo al cambiare di giorno!), controllare tracciabilità e conservazione degli alimenti, prestare attenzione ai contratti dei collaboratori. Fai questo in maniera seria, come si fa in tutto il mondo, e il problema ambulanti scompare a Roma. E vogliono farci credere che è difficile, che è impossibile, che ci vuole chissà quale riforma... Maddeché!
-RFS

"Camion bar? Li lascio in centro: danno lavoro". Parla Andrea Coia, capo Commissione Commercio

23 luglio 2016

Da quando le elezioni si sono svolte è successo troppo spesso: avere quel senso come di addormentarsi e ritrovarsi in un incubo. Pensi che i vecchi meccanismi siano dimenticati, sei convinto che le parole d'ordine siano totalmente cambiate, sei certo che gli atteggiamenti, le tiritere, le cantilene, gli antichi refrain ripetuti ossessivamente per coprire inguacchi e magagne non li ascolterai più. E invece avviene il contrario. Non solo tutto come prima, ma tutto peggio di prima.

Ci si poteva aspettare una fase di difficoltà, ma non ci si poteva aspettare scenari di questo tipo. Hai voglia a dire "sono appena arrivati, lasciali lavorare e poi comunque sono meglio di quelli prima che hanno distrutto tutto". Già, ma come si fa a tollerare se chi arriva raccontandosi come 'nuovo' ripete a pappagallo li stessi identici concetti, le stesse identiche assurdità di chi c'era prima e perfino pure peggio?


È la storia di queste prime settimane di governo a Cinque Stelle nella città di Roma. Si fatica, onestamente, a crederci. Le bugie, il politichese, la trasparenza zero, i parenti, gli incontri carbonari, l'assessore che dice che i camion bar servono per dissetarsi, l'assessora che dice che a Roma sono i pedoni indisciplinati a generare la congestione del traffico. E così via. È un incubo da cui vorremmo svegliarci, vorremmo accorgerci che è tutto falso, che in realtà le cose non stanno andando come appare, che in realtà non abbiamo eletto delle persone che si stanno rivelando nella migliore delle ipotesi deludenti e nella peggiore profondamente colluse (a livello di visione politica) con chi c'era prima.


L'ultimo che si aggiunge alla lista è Andrea Coia, del quale, tra i tanti casini di questi giorni, ci era sfuggita la dichiarazione di inizio settimana relativa all'ambulantato e ai camion bar. Per certi versi sono frasi ancora peggiori di quelle di Adriano Meloni: l'assessore al commercio disse che col caldo i camion bar servivano comunque a dissetarsi, una idiozie sesquipedale. Meloni però parlava senza sapere, da gran naif; Andrea Coia conosce invece perfettamente i meccanismi, fa politica da anni in un Municipio difficile come il Settimo e è perfettamente conscio di cosa si parla quando si parla di ambulantato a Roma. E dunque le sue dichiarazioni sono trenta volte più preoccupanti di quelle di Meloni. Coia, inoltre, e il particolare è agghiacciante, ha rilasciato queste dichiarazioni come le prime dichiarazioni nel ruolo di presidente della Commissione Commercio dell'Assemblea Capitolina.


Ma di quali dichiarazioni stiamo parlando? Andiamo a vederle e commentiamole.
"Bisogna preservare il decoro del patrimonio culturale, ma dobbiamo capire che andare a vietare completamente ogni esercizio all'interno del centro città ha un impatto occupazionale che va valutato con attenzione. Preservare decoro e lavoro non è facile ma noi intendiamo farlo". E già qui ti vengono i brividi su per la schiena perché questo è esattamente l'atteggiamento, la scelta terminologica, l'impostazione di ragionamento che hanno avuto tutti i predecessori di Coia, politicamente o finanziariamente venduti al racket degli ambulanti. Ma Coia non si è fermato qui ed è andato avanti. Con la dichiarazione che segue.
"Non è nostra intenzione concedere licenze a pioggia, ne' andare a cancellare tutte, ma fare un riordino, tenendo contro che se dietro una parte dei camion bar ci sono i Tredicine, dietro molti altri c'è spesso una famiglia che lavora".
Magari - come fece Meloni - Coia messo alle strette dai suoi elettori inferociti dirà di essere stato travisato. Ma se per Meloni c'era tanto di video, qui ci sono agenzie stampa ufficiali. Abbiamo chiesto più volte via Twitter a Coia di smentire queste affermazioni. Abbiamo sinceramente sperato che fosse stato equivocato. Così non è. Ci sono termini che fanno raggelare chi segue questa battaglia da anni. "Riordino". Sembrano delle dichiarazioni di Davide Bordoni o di Orlando Corsetti, peccato che vengono da chi si presenta come rappresentante del vento nuovo. 
Gravissimo che si distingua in camion bar di Tredicine e camion bar di altre famiglie. Come se ai Tredicine si debba e si possa fare la guerra e a tutti gli altri no. Il problema non sono i Tredicine (tra l'altro anche loro sono una "famiglia", eccome!) ed è assurdo che un pubblico rappresentante si scagli contro quello o quell'altro imprenditore facendone pure il cognome. Il problema è riformare radicalmente un settore. Una cosa che Coia dimostra di non voler fare. 


Famiglie dietro ai camion bar? Ovviamente non è vero. Si tratta di un business che viene gestito diversamente, chi ha accumulato in passato fior di licenze ora le affitta, e dentro ai furgoni più che lavoro c'è sovente sfruttamento. Se queste famose famiglie campano grazie ai camion bar, dunque, campano di rendita sulle spalle del Comune (che cede suolo pubblico in cambio di spicci) e dunque di tutti noi. Nessuna famiglia bisognosa, dunque, ma holding imprenditoriali che lucrano depauperando il bene comune standosene al confine della legge. Il Movimento Cinque Stelle ha stravinto le elezioni per spazzare via. Ma facciamo il gioco di Coia e facciamo finta che effettivamente un camion bar (quale? Possiamo saperne almeno uno?) dia lavoro ad una famiglia. Bene. Ma per quale motivo quella famiglia deve valere di più delle tante famiglie che a causa di quello stesso camion bar vanno in rovina? Quel camion bar oltre a generare degrado (dunque meno turismo, dunque meno investimenti, dunque meno posti di lavoro), genera concorrenza sleale verso gli esercizi commerciali circostanti. Negli ultimi anni sono decine i negozi che a Roma hanno chiuso a causa della concorrenza e del degrado portato dagli ambulanti che hanno cambiato i connotati di intere strade commerciali (dall'Appia a Cola di Rienzo) rendendole inservibili per lo shopping. A quel lavoro - forse perché regolare e non in nero - però Coia non pensa: si prospettano 5 anni particolari per gli imprenditori onesti in questa città... Anzi per le persone oneste in generale se è vero come è vero che i rappresentanti a Cinque Stelle, da Coia per arrivare al Presidente del V Municipio, fanno a gara a dimostrare vicinanza, solidarietà e tutela a chi sta fuori dalle norme o a chi le ha strumentalizzate: si parte dai camion bar e si arriva ai teppisti occupatori abusivi di palazzine al Pigneto, tanto per stare alle cronache delle ultime ore. Per chi si comporta in maniera disonesta o prepotente, massima tutela e massima attenzione. Per chi sta nelle regole e rispetta il prossimo evitando di prevaricare e fare il furbo, le consuete umiliazioni.


Coia pensa alle famiglie. Pensa al lavoro degli ambulanti, solo al loro. Incurante delle conseguenze. Nonostante, poi, il settore sia in piena fase di riforma e nonostante il prossimo anno grazie alla direttiva Bolkestein tutto potrebbe cambiare. Ma c'è un limite alla ricerca del consenso a tutti i costi? Esiste una opposizione in Consiglio Comunale in grado di contrastare le enormità di un presidente di commissione commercio come questo? Avete capito ora perché l'ostracismo a Marino era così duro, perfino sulle sue cene al ristorante? Perché stava mettendo in riga questi settori, queste anomalie solo romane, che oggi tornano a riprendere in pugno la città.

Chissà quale razza di lavoro di lobbing certi gruppi economici romani devono fare per convincere perfino gli alfieri dell'onestà e della novità. Per convincere perfino gente che pur di tenere salde le questioni di principio è capace di rinunciare a decine di migliaia di posti di lavoro  e investimenti. La faccenda dello Stadio è solo uno tra i mille esempi: lì un eccellente investimento privato genererebbe decine di migliaia di posti di lavoro, ma quei posti possono essere messi in discussione ridicolizzando il progetto senza neppure averlo mai letto, mentre per togliere due bancarelle e liberare il centro dallo schifo bisogna fare una "riflessione". Anche la Camorra e la Mafia danno lavoro e campano famiglie, e questa è la retorica che storicamente è stata utilizzata per legittimarne l'esistenza nel Mezzogiorno d'Italia. Anche il progetto di centro commerciale e spazi residenziali a Palazzo Raggi a Via del Gambero (l'omonimia col sindaco è casuale) avrebbe fatto campare bene tante famiglie oggi disoccupate, però il primo atto della nuova Giunta è stato annullare questo progetto e bocciarlo perché non granché compatibile col Piano Regolatore. Pure portare a Roma da Londra l'Agenzia Europea del Farmaco porterebbe tanti posti di lavoro, molto migliori, ma questa cosa si può trascurare e ignorare, alle bancherelle invece si dedicano i primi pensieri.
Gli ambulanti sono compatibili col Piano Regolatore? Esiste un Piano Regolatore dell'ambulantato? Sono compatibili col Codice della Strada (che, ricordiamolo, è una legge dello stato) e con mille altre norme?

Davvero il Movimento pensa di potere andare avanti a lungo tra queste contraddizioni? Davvero pensa di poter reggere molto basandosi questa fregatura, su questo inganno elettorale? Inganno, sì. Noi stessi abbiamo indicato di votare il Cinque Stelle sulla base di quanto fatto nella consiliatura precedente: negli ultimi 3 anni alla Commissione Commercio, ad esempio, c'era Enrico Stefano che si batteva per una città più europea e civile. Oggi ci troviamo invece come presidente un tizio che parla la stessa lingua dei tempi della Giunta Alemanno e che magari - lo diciamo per mera ipotesi - è stato indottrinato a ripetere certi concetti in qualche riunione carbonara modello Vignaroli-Cerroni. Davvero i pentastellati pensano che la pazienza delle loro centinaia di migliaia di elettori che aspettano una radicale discontinuità col passato sia infinita e che questi inganni non vengano smascherati?

Centurioni, risciò e molto altro. Via dei Fori Imperiali al bivio. Quale la visione di Raggi?

20 luglio 2016

Quattro minuti e poco più di filmato per sintetizzare e concentrare i problemi che in questi giorni sta vivendo l'area archeologica centrale e Via dei Fori Imperiali. Il livello di abusivismo, devastante come sempre e più di sempre, è una delle poche cose che non si vedono, sia perché è diffuso e capillare (vedete tutta quella gente? Beh un terzo sono abusivi che cercano di vendere qualcosa), sia perché nel momento in cui abbiamo girato il video, come si può vedere nella parte iniziale, c'erano un gruppo agguerritissimo – evviva! - di Vigili Urbani in borghese su motociclette pronti a dare la caccia a vu cumprà e venditori di bottigliette d'acqua.


Il resto però è tutto visibile a partire dall'ultimissima novità: per quasi tutta la giornata Via dei Fori Imperiali non è più presidiata
. Diciamo meglio: non è più pedonale. Dal varco di Piazza Venezia, abbandonato dalla Polizia Locale, passano tutti. Abbiamo segnalato più volte all'assessore ai trasporti Meleo che se ne sta occupando, ma la sensazione è che i Vigili la prendano per il bavero non dicendole la verità. La verità è che da un paio di settimane chiunque voglia percorrere, come succedeva tanti anni fa, Via dei Fori Imperiali, lo può fare liberamente annullando tre anni di buone pratiche. Motorini inclusi. Una pena assurda che in verità si potrebbe risolvere con una telecamera se è vero, come pare, che i Vigili hanno deciso che quella è una posizione che si può tenere scoperta magari con la scusa delle ferie di luglio.


Fondamentale dire che il processo di pedonalizzazione della strada è rimasto a metà a causa della prematura fine della consiliatura Marino e dunque questa amministrazione – di cui ancora non si sanno le linee programmatiche ma che ha vinto le elezioni promettendo una lotta senza quartiere all'auto privata e per questo ha riscosso consensi bulgari – dovrebbe dirci cosa vuole fare. Il tratto Piazza Venezia – Largo Corrado Ricci è fin troppo aperto e il tratto successivo vede l'improbabile passaggio dei mezzi Atac che invece, con nuove corsie preferenziali (sarebbe sufficiente togliere le auto in sosta), potrebbero essere dirottati su Via degli Annibaldi. Inoltre su tutta la strada pende il progetto della realizzazione di un tram che sfiocchi dal curvone tramviario di Labicana\Colosseo e rinfiocchi a Piazza San Marco, dove c'è il capolinea dell'8. Una chiarezza e una visione (quante volte abbiamo chiesto una “visione”?) su questo è importante tanto quanto un presidio serio contro l'abusivismo che ad ogni ora umilia quest'area. E tutto ciò potrebbe permettere al Movimento 5 Stelle di prendere le distanze dalle idiote posizioni del PD a riguardo. Non dimentichiamo, infatti, che l'attuale capogruppo del Partito Democratico in Assemblea Capitolina è stata capace di dire che Marino ha perso il contatto con i cittadini perché invece di pensare alle periferie come suo primo atto ha pedonalizzato i Fori. In realtà, come è facile comprendere, quello fu uno dei provvedimenti più straordinari mai fatti da un sindaco nella nostra città dai tempi di Ernesto Nathan. In realtà, come è facile intuire, un centro storico sano, ben tenuto, in grado di generare economie e ricchezze, dà benefici a tutti, anche al cittadino di Tor Bella Monaca che finalmente, con flussi turistici crescenti e di qualità e con investimenti stranieri sani in città, può trovare un lavoro regolare invece di ingrossare le fila della disoccupazione, della malavita, dello spaccio, del malessere e del disagio. Questa si chiama però visione di città, il PD è notorio non averla, il M5S?

E concludiamo parlando dei risciò e dei centurioni. Per prima cosa bisogna sottolineare come sia assurdo che, a causa di 20 giorni pieni di ritardo, l'amministrazione si sia dovuta ritrovare ad approvare questo (che doveva essere una mera proroga di ordinanza) come primo provvedimento. Una giunta storica, un sindaco storico, una svolta politica storica invece di debuttare con atti simbolici che i nostri nipoti leggeranno sul sussidiario, debutterà con l'ordinanza contro i risciò, Umiliante. Chi sta portando il sindaco ad avere questi strafalcioni, questi inciampi e questi ritardi dovrebbe pagare duramente.
Abbiamo atteso quest'oggi sino al pomeriggio per parlare di questa proroga perché ancora non c'è modo di sapere quali siano i contenuti della delibera che il sindaco ha promesso di firmare oggi.

Ai centurioni e ai risciò saranno precluse le stesse strade della prima ordinanza Tronca? Saranno precluse le strade della seconda ordinanza Tronca? O sarà loro precluso un'altra lista di strade? Tutti sanno che dopo la prima ordinanza Tronca i centurioni non fecero altro che mettersi ai margini delle strade vietate, semplicemente superando l'angolo. Una beffa. Tronca così, dopo meno di un mese (parliamo di dicembre 2015) emise una seconda ordinanza integrativa e il fenomeno fu costretto a spostarsi altrove. Non a sparire tuttavia, solo a spostarsi, pronto a riprendere possesso delle aree più pregiate. La domanda è: nella nuova ordinanza si terrà conto delle furbate dei centurioni? Si sono analizzate le strade che essi hanno individuato come alternative e dove si sono piazzati in massa infastidendo i turisti? Insomma: la delibera Tronca verrà riproposta tal quale, verrà riproposta peggiorata o verrà riproposta migliorata? E soprattutto, viste le caratteristiche di questa amministrazione, perché riproporre banalmente le ordinanze di un commissario pseudo alfaniano e non andare oltre? Si tratta comunque (comunque!!!) di attività truffaldine, abusive e sovente pericolose, ergo come mai non vietarle in tutto il territorio comunale? Come mai far passare il concetto che gli abusi vanno allontanati solo dal salotto bello della città e altrove possono anche sussistere? Questi operatori non hanno alcun titolo, alcun diritto acquisito, sono totalmente illegali al Colosseo come a Ostia!

Altro punto fondamentale: le sanzioni. Si è fatto un gran parlare nella giornata di ieri della sanzione di 400 euro che verrà comminata a risciò o centurioni che violeranno le norme (norme che ancora non si conoscono). Ebbene chiunque conosca un minimo queste dinamiche sa alla perfezione che queste sanzioni non servono a nulla. Grazie ad una legislazione nazionale che storicamente favorisce i furbi e i paraculi, chiunque può agilmente in Italia risultare nulla tenente e dunque farsi beffe di qualsiasi contravvenzione amministrativa. L'ordinanza Tronca funzionava, infatti, perché prevedeva il sequestro dei costumi o dei veicoli (vi ricordate il camion a Piazza Venezia che si portava via le carrettine a pedali?) non certo per le sanzioni pecuniarie di cui all'epoca infatti neppure si parlò.
Se disgraziatamente la nuova delibera Raggi prevederà esclusivamente multe in denaro bypassando il sequestro amministrativo e la confisca dei materiali sarà totalmente inutile. Speriamo che qualche manina non abbia indotto la sindaca in errore anche qui.
E non dimentichiamo che a gennaio scadono le ordinanze sui camion bar, quelli che secondo questa amministrazione servono per "dissetarsi" e hanno un "ruolo importante". Chissà se anche in quel caso ci saranno questi pazzeschi ritardi per adempiere ad un semplice rinnovo...

Incubo camion bar. L'assessore alza la palla, Tredicine schiaccia. Ecco la strategia

15 luglio 2016

Crediamo che nessuno tra i nostri lettori a distanza di 12 mesi dalla cacciata da parte di una amministrazione sfrontata e coraggiosa (Marta Leonori, dove sei? Ci manchi!) dei camion bar e degli urtisti dalle aree più pregiate del centro storico, avrebbe mai pensato di dover leggere del loro ritorno, dei loro piani, dei loro progetti, delle loro farneticazioni. 
Oggi è così, è incredibilmente così. Autentico incubo di una notte di mezza estate, se la vogliamo buttare sullo scespiriano. 
La sempre-più-probabilmente-non-casuale dichiarazione del neo assessore al commercio Adriano Meloni non solo ha fatto saltare i nervi a buona parte dell'elettorato grillino che tutto si aspettava fuorché che avere un assessore alle attività produttive sciorinante ragionamenti sovrapponibili a quelli della micidiale Forza Italia dei tempi di Alemanno, ma ha ringalluzzito al massimo i rappresentanti dei camion bar che oggi sono usciti con delle dichiarazioni che la sempre puntuale Agenzia DIRE ha raccolto e che vi riportiamo qui facendole seguire dalle nostre considerazioni.

Pronti a incontrare la nuova amministrazione, verso cui ripongono la loro fiducia, e a lavorare con il titolare del Commercio della Giunta Raggi, Adriano Meloni. A lui i titolari dei camion bar romani hanno gia' scritto e, dopo le parole spese ieri dall'assessore verso la categoria, rinnovano l'invito al dialogo. Capitanati dal loro leader storico, Alfiero Tredicine, gli ambulanti hanno gia' un pacchetto di proposte: "Siamo pronti a trasformare i furgoni in chioschi stile Ottocento o, in alternativa, Apette vintage, oppure camioncini diversi dagli attuali", spiega all'agenzia Dire il presidente di Apre Confesercenti. E poi, "prezzi calmierati per alcuni prodotti, come le bevande, cibi di qualita' e anche informazioni turistiche. A patto, pero', che l'amministrazione riveda i piani sul commercio ambulante e permetta 7 postazioni nella zona rossa: piazza Venezia, Fori imperiali e Colosseo. Il tutto- tiene a sottolineare Tredicine- rispettando rigorosamente il cono visivo dei monumenti".I camion bar non sono belli da vedere ma offrono un servizio, aveva detto ieri Meloni, che oggi incassa la soddisfazione degli ambulanti: "Meloni ha ragione- spiega Tredicine- noi diamo un servizio. Per questo vogliamo sederci con lui e parlare. Non eravamo nel Centro storico perche' eravamo amici di qualcuno, ma perche' stavamo lavorando, stavamo facendo un servizio". È passato un anno da quel giorno di luglio 2015 in cui i camion bar, dopo anni di polemiche, hanno dovuto abbandonare le loro postazioni piu' prestigiose - Colosseo in primis - per liberare i monumenti di Roma cosi' come stabilito dal Tavolo interistituzionale per il decoro, a cui partecipano Comune e Stato."Siamo finiti sul Lungotevere e in altre postazioni che non valgono niente- questo il bilancio degli ambulanti- la Giunta Marino ci ha ridotto alla fame. Ma adesso siamo di nuovo fiduciosi che questa amministrazione possa riportare Roma a essere una citta' produttiva". Ma in realta' il Tavolo sta andando avanti, e nei piani originari dopo quel primo step c'era anche lo spostamento da altre zone, come Pantheon e San Pietro."L'assessore blocchi gli uffici della direzione Commercio che vanno a ruota libera e non coinvolgono mai gli operatori al tavolo", dice a proposito Tredicine. Perche' gli ambulanti a quel tavolo ci vogliono stare. E vogliono dire la loro."A Meloni diciamo che se il Comune ce lo chiede possiamo alzare la qualita', siamo d'accordo anche a trattare alcuni prodotti, come le bevande, con un prezzo concordato con l'amministrazione. E poi- aggiunge- abbiamo un'altra proposta che si accompagna all'aumento del decoro: far diventare i camion bar dei veri punti di informazione turistica, con personale qualificato pagato dagli operatori, quindi a costo zero per l'amministrazione". Insomma, un servizio "a tutti gli effetti". E anche l'aspetto cambierebbe radicalmente, abbandonando quel giallo ocra con le cartoline di Roma inviso a molti: "Ci aspettiamo che la nuova amministrazione prenda in considerazione questa nostra idea- dice ancora Tredicine- tenendo conto che siamo disposti a cambiare tutto. Possiamo diventare chioschi stile Ottocento, oppure possiamo essere apette vintage adatte al Centro storico o ancora trasformare i nostri furgoni come piace all'amministrazione".Il tutto, pero', con la speranza di tornare la' dove erano fino a un anno fa. "Ma con un numero limitato stabilito dall'amministrazione. Noi proponiamo sette postazioni nella zona di piazza Venezia, Fori Imperiali e via di San Gregorio. Naturalmente, sistemate in modo che il cono visivo sui monumenti sia rispettato". Queste le proposte che gli ambulanti hanno nel cassetto da mesi e che adesso, dopo le parole dell'assessore Meloni, vogliono discutere con la nuova amministrazione. Il loro stato d'animo? "Siamo fiduciosi", risponde Tredicine, anche perche' "non esiste al mondo un Centro storico senza bancarelle".

Ferme restando le idee che abbiamo già espresso ieri su questa faccenda e che potete leggere qui, è importante vivisezionare le proposte contenuta in questa agenzie a analizzarle una a una.


1. i chioschi in stile ottocento e le apette vintage
In una città che ha bisogno di guardare al futuro e di proporre modelli nuovi e innovativi (che magari siano altri in Italia e in Europa a copiare), tutto serve fuorché pensare al vintage o a chioschi che in maniera kitsch scimmiottano le architetture - peraltro mai esistite - di 200 anni fa. Ma quale stile ottocento? I chioschi contemporanei che rendono belli i parchi sono tutt'altri, ad esempio il Tree Bar di Via Flaminia o il nuovo strabiliante Caffè dell'Opera alle Terme di Caracalla. Ma poi non contano apette, chioschi o camion, conta il modello che c'è dietro. Si possono fare anche i chioschi del Seicento barocchi, tuttavia, caro Alfriero Tredicine, i chioschi vanno messi a bando e li vince chi-offre-di-più e chi propone il progetto migliore. Non sappiamo se è chiaro il concetto o se hai bisogno di un disegnino. Anche se Meloni non sembra appassionato alla cosa, esistono dei concetti che si chiamano concorrenza, merito, giustizia che sono alla base dell'Unione Europea e che non prevedono concessioni su suolo pubblico che durino a vita, il recente pronunciamento sulle spiagge lo dimostra. 

2. "l'assessore dica agli uffici di fare come diciamo noi"
Questa è la cosa davvero più pericolosa e inquietante, specie in presenza di assessori magari in buona fede ma inesperti e totalmente scollati dalla realtà come su alcune cose ha dimostrato di essere Meloni (e non solo lui). E' comprensibile che una persona che venga da fuori non capisca alla fin fine cosa c'è di così terribile in un camion bar. E che si faccia convincere da chi gliela racconta male. E' questa la cosa più insidiosa che può annullare decenni di battaglie contro questo scandalo che, come tanti scandali romani, è unico al mondo ed è difficile da decifrare. Meloni si faccia consigliare bene e si levi di torno quell'apparato colluso fino al midollo con la parte peggiore dell'imprenditoria cittadina.

3. "non eravamo in centro non perché eravamo amici di qualcuno, ma perché davamo un servizio"
Allucinante dover leggere questi affronti. Non esisteva nulla del genere, in centro, prima del 1990 (evidentemente negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta si moriva di sete). Ad un certo punto grazie ai Mondiali di Italia90 vennero date delle autorizzazioni provvisorie e il provvisorio è diventato provvisorio all'italiana. Dopodiché i mancati controlli, l'onnipotenza, la creazione di imperi economici da 25 milioni di fatturato\anno, le tasse di suolo pubblico il cui importo annuale viene pagato con poche ore di lavoro (e tutto il resto è incasso pulito a dispetto dei bar veri che pagano l'affitto, i dipendenti, i contributi, le utenze, l'insegna. Magari coperta dalla bancarella che sta di fronte) è stato sicuramente ottenuto per merito e bravura, non per amicizie, non sovvenzionando campagne elettorali su campagne elettorali, non piazzando elementi della famiglia in tutti i sindacati possibili e immaginabili, non eleggendo rappresentanti negli organi politici della città. Questo i gestori dei camion bar non lo hanno fatto mai. Ne prendiamo atto e non possiamo che crederci. Loro nell'amministrazione e nella macchina capitolina non hanno e non hanno avuto mai amici, solo nemici acerrimi.

4. "possiamo alzare la qualità"
Ah si? E se potete alzare la qualità perché non lo avete fatto fino ad oggi? Perché avete continuato a servire prodotti inquietanti umiliando la città al cospetto dei turisti, quando in tutto il mondo il concetto di food truck evolveva in maniera profonda in direzione di una gastronomia di strada di alto livello? Perché esattamente 12 mesi fa quando vi davano il Lungotevere e vi toglievano l'area archeologica non vi siete ripensati e non avete puntato sulla qualità come vi avevamo noi per primi invitato a fare qui? Chi ci casca?

5. "possiamo calmierare il prezzo dell'acqua e delle bevande"
Ah si? E perché solo adesso? Perché utilizzare misure di buon senso, di buon commercio, di imprenditorialità sana come merce di scambio per trattare con un'amministrazione debole e non farlo comunque per il piacere di operare in maniera seria e per servire al meglio i propri clienti? Questo si chiama ricatto, ecco come si chiama. Se vuoi vendere una mezza minerale ad un prezzo civile, urbano e corretto lo puoi fare da oggi, non metterlo sul piatto come elemento di trattativa. E invece qualcuno oggi vada a San Pietro e si informi sui prezzi che questi novelli alti interlocutori dell'amministrazione praticano pagando praticamente zero di tassa occupazione suolo pubblico.

6. i camion bar come centri di informazione turistica
Eh certo, come non averci pensato prima! Questa è fantastica. La più importante città turistica del paese, una delle principale mete mondiali di flussi di visitatori appalta i propri touch point con i turisti, ovvero i punti dove si genera il contatto strategico tra città e "cliente", ad una masnada di pastori nomadi calati dalle valli dell'Abruzzo e del Molise. Per carità, senz'altro saranno le persone più adatte a svolgere questo mestiere, ma chi lo spiega alle guide turistiche vere che hanno studiato per fare questo lavoro? Chi lo spiega alle agenzie turistiche che fanno un lavoro onesto? Tutti superati a destra dagli ambulanti. Se dobbiamo togliere a Zètema il servizio e privatizzarlo facciamolo pure, ma ci vuole anche qui una gara, un vincitore credibile (speriamo straniero!) e un progetto: il mondo delle tourist informations non possono essere merce di scambio per consentire a imprenditori di discutibile risma di continuare a vendere Ritz, Mars e Bounty. 
Ce lo vedete il venditore di hot dog che vende panini di fronte al Metropolitan di New York che vi consegna anche la mappa della città, vi dà indicazioni sulle mostre, sui concerti della serata o sugli spettacoli teatrali di Broadway? In realtà quell'imprenditore come abbiamo raccontato ha una concessione con rigorosa scadenza, un codice QR che permette a tutti i cittadini di controllare se è in regola e inoltre paga tasse altissime in cambio di quel posto pregiato. La sua presenza, dunque, sebbene non gradevole esteticamente, è una reale risorsa per la città visto i soldi che genera. Soldi che poi vengono investiti in cultura, nel sociale, in riqualificazioni, in asili nido, in sostegno all'imprenditoria innovativa e quant'altro. 

7. "siamo disposti a cambiare tutto"
Ma è ovvio! Quando ha un business che rende più del traffico di organi, del traffico di armi e del traffico di droga è naturale che sei disposto a fare tutto quello che ti viene chiesto. E' altrettanto ovvio che una amministrazione non deve consentire la presenza di distorsioni del mercato di tal natura, perché per ogni camion bar che lucra in maniera eccessiva sul suolo pubblico c'è un altro esercizio commerciale costretto a licenziare e a chiudere. Le leggi del mercato e della concorrenza su questo non perdonano ed è la parte pubblica chiamata a regolarle. 
Suona un po' strano che quando imprenditori di alto livello internazionale vengono a investire miliardi in città restituendo centinaia di milioni in opere pubbliche siano trattati come "criminali" (testuale), mentre quando ci sono di mezzo im-prenditori che da decenni scarnificano la città rodendosene tutte le ossicine della carcassa vengano magicamente presi in considerazione come eccellenze da tutelare. Non vi pare singolare?

8. vogliamo 7 postazioni nell'area rossa
Processi di anni, imposizioni di Soprintendenze e Ministeri, Tavoli del decoro, Massimo Bray, Lorenzo Ornaghi, lavori durissimi da parte di amministrazioni su amministrazioni e ora qualcuno si sente così al di sopra di tutto da poter mettere in discussione la cosa. Davvero difficile commentare cotanta sfrontatezza. Davvero inaudito leggere che è il titolare delle licenze, e non l'amministrazione pubblica che gliele ha concesse, a voler dettare le regole, a dare le carte, a mettere a terra i numeri. Sarebbe necessaria una risposta durissima a queste squallide profferte. Risposta che non c'è stata. 

9. non esiste un centro storico senza bancarelle
In realtà non esiste nessuna città al mondo in cui l'ambulantato fa parte del dibattito sul degrado (solitamente è una risorsa che diffonde idee, spunti e qualità a vantaggio dei turisti), non esiste nessuna città al mondo in cui l'ambulantato vede concentrate le autorizzazioni nelle mani di pochissime famiglie oligopoliste, non esiste nessuna città al mondo con un ambulantato di così mediocre qualità e non esiste nessuna città al mondo dove a tasse bassissime si unisce la totale impossibilità per nuovi operatori di inserirsi nel mercato in un regime di concorrenza zero e di autorizzazioni che passano di mano a cifre ignobili, vengono affittate a peso d'oro e si tramandano di padre in figlio come nel medioevo.

10. gli ambulanti rinnovano l'invito al dialogo all'assessore
Siamo sempre in attesa di una risposta dell'assessore sulla seguente domanda: quando penserà ad incontrare le categorie sane, di alta qualità (che pure ci sono), di grande livello internazionale della ristorazione in città? O pensa che l'offerta gastronomica della città si limita a chi ha come top di gamma le Pringles e la Fanta?


Il 2017 è domani e l'assessore si informi su come può imprimere un serio cambiamento (non era appassionato di innovazione?) sfruttando la scadenza fondamentale della direttiva Bolkestein e la fine delle concessioni che in alcuni casi non vanno rinnovate, in alcuni casi vanno rinnovate solo modificando radicalmente i posteggi (stiamo parlando di tutte le bancarelle, non solo dei camion bar beninteso), in alcuni casi vanno messe a gara in modo da aprire il mercato a giovani operatori italiani, grandi operatori stranieri, grandi imprese, piccole start up: tutti. Come accade in tutto il mondo. Con beneficio per il pubblico, per i turisti e soprattutto per l'amministrazione che inizierà finalmente a incassare (in-cas-sa-re!!!) un sacco di soldi da utilizzare per il bene collettivo e a trasformare, come è impellente fare e come Roma può fare per una schiacciante percentuale dei suoi problemi, un problema in una risorsa. 

In realtà le dichiarazioni di Adriano Meloni rincarano la dose e fanno oltremodo preoccupare. Oggi ha replicato, sempre all'Agenzia DIRE: "Francamente sorprende, e dispiace, della facile strumentalizzazione che in queste ore si sta facendo delle mie parole circa i camion bar nella Capitale. Ho sempre dichiarato che faro' della lotta all'abusivismo un punto cardine del mio programma e in questo senso lavoreremo in stretto contatto con la polizia locale. Al contempo, ritengo fondamentale rilanciare tutte le attività produttive regolarmente autorizzate che possono contribuire alla crescita economica e allo sviluppo turistico e occupazionale della nostra città, nel rispetto del decoro urbano e della vivibilità dei cittadini romani".
Sembra di sentire il vecchio assessore al commercio Davide Bordoni, quello che ai tempi di Alemanno disse "c'è spazio per tutti" riferendosi alle 400 ditte atroci che si spartiscono il business romano dei cartelloni (a Milano, Londra, Parigi, Madrid sono tre o quattro in tutto, da noi centinaia!). Si parla non di riforma di un settore, ma di "abusivismo". La differenza è sottile e la risposta sembra scritta e imboccata dai sindacati degli ambulanti. E' il classico dell'assessore-vigile urbano, che si occupa di combattere gli abusivi, come se combattere gli abusivi fosse una forma di "governo" della città e non di prassi normale. Non importa come hai ricevuto la tua autorizzazione, in cambio di cosa, in quale contesto politico. Importa che tu sia autorizzato. Poi se sei stato illecitamente autorizzato, se hai ricevuto autorizzazione grazie alla corruzione, se la tua autorizzazione è voto di scambio e clientela non importa: per me sei autorizzato e servi per "rilanciare le attività produttive e puoi creare crescita economica".

Con questi chiari di luna quello che ci aspetta sulla riforma dei cartelloni e delle bancarelle giù giù fino al prossimo mercatino di Piazza Navona fa tremare i polsi e sudare freddo. 

"I camion bar hanno un ruolo importante: servono a dissetarsi". Lo dice l'assessore al commercio

14 luglio 2016

Quando compilammo immodestamente le nostre "pagelle" della Giunta appena nominata Adriano Meloni prese un voto piuttosto basso: eravamo piuttosto delusi. Conoscevamo la sua competenza sul settore delle start-up, del turismo, della tecnologia (in quell'ambito è visto molto bene, giustamente), ma intravedevamo una grave lacuna sui settori più importanti, dove si gioca la vita della città nel prossimo lustro: lo smantellamento del sistema mafioso dei cartelloni, la lotta al racket delle bancarelle, dei camion-bar e dell'ambulantato in generale, la partita delle occupazioni di suolo pubblico, dei mercati rionali. E infatti alla prima trappola, Meloni è cascato con tutte le scarpe.

In primis abbiamo ricevuto le agenzie. Eccone qua sotto una.
Sui camion bar la Giunta Raggi proseguirà con il lavoro del Tavolo sul decoro che prevedeva, dopo il Colosseo, di allontanarli anche da altre aree storiche come Pantheon e San Pietro? "L'idea è quella. Ma bisogna avere delle alternative ai camion bar che svolgono un ruolo anche per i turisti e i cittadini. Il decoro e' quello che e', quindi non sono una bella cosa da vedere, ma se svolgono un ruolo è anche importante che la gente possa dissetarsi, per esempio quando fa così caldo". A dirlo e' il neo assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, Adriano Meloni, intervistato dall'agenzia Dire a margine della presentazione del piano triennale 2016-2018 dell'Enit, Agenzia nazionale del Turismo, in corso a Roma, all'Auditorium parco della Musica."Quindi - aggiunge - non bisogna semplicemente dire 'debelliamo tutti i camion bar', ma trovare un modo per anche dargli la possibilità di avere un posto dove farlo. Perché ci sono delle limitazioni sul numero degli esercizi di certi tipi, quindi dietro c'è un lavoro più complesso. La volontà è di aumentare la qualità del decoro, anche sistemando questo tipo di discorso". E dunque li sposterete? "Ancora non glielo so dire", risponde Meloni.

Ovviamente non abbiamo creduto ai nostri occhi, su Twitter abbiamo pubblicato un contenuto in cui ci auguravamo che le dichiarazioni fossero state travisate e trascritte in maniera errata. Così non era. Ci è stato mandato il filmato che toglie qualsiasi dubbio. Queste cose l'assessore (che è anche assessore al turismo e dio solo sa quanto il turismo sia massacrato dalla presenza di questi catafalchi) le ha dette per davvero. Ha detto per davvero che i camion bar servono a "dissetarsi quando fa così caldo". Ascoltatelo con le vostre orecchie.


Allora ragioniamo. Il Tavolo sul Decoro ha eliminato i camion bar dall'area archeologica centrale. Era lì, ammenoché non si ragioni di farceli tornare, l'unico ruolo in cui effettivamente si assolveva ad una funzione di "dissetamento" delle mandrie di turisti perché effettivamente alcuni punti dell'area sono sprovvisti di esercizi commerciali normali. La cosa tuttavia si è risolta montando a cura della Soprintendenza archeologica (che così finalmente ci guadagna lei, non i privati) alcuni distributori di bevande nell'area del Colosseo e dei Fori e una fontana dell'Acea di fronte alla Stazione della Metro. Fine. Bastava molto poco e si è facilmente dimostrata la totale inutilità di questi anacronistici catafalchi. A seguire, poi, il Soprintendente del Colosseo pubblicherà delle gare per assegnare la gestione di alcuni punti bar e ristoro dentro Fori, Palatino e Colosseo e poi ci sarà un grande centro servizi sotto Via di San Gregorio dove si potrà comprare acqua, bevande e generi di conforto. Come accade attorno a tutti i beni culturali del mondo. Nessuno, davvero nessuno, è morto di sete. Anche perché nessun romano in vita sua (Meloni è vissuto molto all'estero e a Milano, forse non ha dimestichezza con la città) si è mai "dissetato" servendosi dei camion bar.



Ma qui non si parlava di Area Archeologica Centrale dove pur qualche motivo, sebbene strumentale, c'era. Qui si parla di San Pietro, di Via della Conciliazione, di Castel Sant'Angelo, di Pantheon, di Fontana di Trevi. Ma davvero il nostro assessore al commercio (e al turismo, santiddio!!!) pensa che un turista per dissetarsi al Pantheon debba andare non in un bar (che magari paga tasse, dipendenti, bollette, utenze, mutuo, personale, contributi), ma debba rivolgersi ad un camion bar giallo agghindato come un carretto siciliano made in china? Davvero pensa questo? Davvero dice "prima bisogna dare un'alternativa"? Ma forse al Pantheon non ci sono alternative per comprare una bottiglietta d'acqua? Davvero questa amministrazione - votata esattamente per questo, dopo anni di malaffare che ha portato la città a ricoprirsi di ambulanti raccapriccianti - dice che "non si possono debellare" i camion bar? Davvero si vuole perdere l'occasione unica, nel 2017, della direttiva Bolkestein che permette proprio a questo assessore (un arma che nessuno ha mai avute che nessuno avrà in futuro) di rivoluzionare il mondo dell'ambulantato che uccide Roma un po' di più ogni giorno? Beh allora tutto ha una funzione. Il callarrostaro in fondo può servire perché d'inverno qualcuno si deve pur scaldare, mica lo si può debellare. Il venditore di mutande sintetiche a Via Cola di Rienzo di fronte al negozio di Tiffany può servire perché a tutti serve ogni tanto una mutanda nuova a 0,99€, mica lo si può debellare. E i cartelloni, suvvia, sono gestiti dalla Ndrangheta ma tutto sommato hanno un ruolo importante, mica li si può debellare così, bisogna trovargli un posto dove farlo. E poi prima ci vuole un'alternativa. Manco la peggio Forza Italia dei tempi di Alemanno!!!
E così via per tutte le zozzerie che ammorbano questa città da quarantanni e che i Cinque Stelle sono stati stravotati per spazzare via.


Una amministrazione che ha preso centinaia di migliaia di voti per spazzare via tutti questi simboli di degrado, corruzione, consociativismo e racket e che invece quando gli viene chiesto se farà finalmente piazza pulita risponde "non glielo so dire". Ma come diamine si fa? Che cosa abbiamo fatto di male? Il sindaco ha replicato a queste scempiaggini? Cosa aspetta a farlo? Davvero si pensa che la popolazione più civile della città possa tollerare a lungo assessori che dichiarano che il problema degli ingorghi in città sono "i pedoni che attraversano" (è successo anche questo oggi, starring Paola Muraro prestigiosa assessora alla sostenibilità, che ha aggiunto "questa cosa succede a me quando guido") e che i camion bar, gestiti da anni da una sorta di mafia raccontata con articoli su tutti i giornali del mondo, hanno un "ruolo importante"?


L'ambulantato in questa città non è mai stato necessario a dare un servizio ai romani o ai turisti, ma è sempre stato necessario ad alimentare le micidiali sacche di corruzione, racket, degrado. Chi non lo capisce o fa finta di non capirlo è complice del più grande sacco che una capitale occidentale abbia mai subito nel Novecento. Un "ruolo importante" in questa città ce l'hanno i ristoratori di qualità, i giovani imprenditori che si confrontano con una burocrazia borbonica e con funzionari corrotti, i bravi chef che inventano ogni giorno una capitale gastronomica che mezzo mondo ci invidia. Questi sono i soggetti che un assessore al commercio deve avere a cuore, non le famiglie da 30 milioni l'anno di fatturato che incassano con camioncini subaffittati a indiani 2000 euro al giorno e ne pagano 1000 di tasse, ma all'anno. Questa dichiarazione è una umiliazione a quella minoranza di imprenditoria sana e eccellente che dovrebbe essere valorizzata e così invece viene ancor di più marginalizzata e invitata a lasciare la città trasferendosi all'estero.

Le umiliazioni del Giubileo. A Santa Maria Maggiore tra metal detector e camion bar. Foto-simbolo

10 dicembre 2015

Ieri mattina 9 Dicembre passando davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore non ho resistito a non scattare questa foto che ritrae i pellegrini in fila intenti a superare i controlli ai metal detector installati sotto due gazebo ai lati della piazza per poter accedere all'interno della Basilica.
Stupefacente vedere come nonostante l'occasione giubilare, i controlli, le disposizioni in materia di decoro, l'area antistante la basilica - il sagrato di una delle più importanti chiese del mondo, una chiesta di proprietà dell'umanità non certo della città di Roma e dei suoi politici e dirigenti che si fanno corrompere per rilasciare autorizzazioni - rimanga sempre e comunque occupata dallo spettacolo di cotanto camion bar.
Inutile descrivere anche il circondario della piazza, invasa dagli innumerevoli soliti personaggi intenti a spacciare bastoncini per selfie, foulard, statuine e molto altro.
Lettera Firmata

Il caravanserraglio del Colosseo. Altro che sindacati, il monumento è a tutte le ore ricoperto di abusi di ogni risma

20 settembre 2015

Il sindaco Ignazio Marino dice: "abbiamo fatto tanto per rendere più bello il Colosseo, ora non possiamo subire il ricatto dei sindacati". Belle parole. Ma è tutto vero? L'amministrazione ha fatto tanto, questo va ammesso. Dopo decenni non c'è più una bancarella di monnezza di fronte all'Arco di Costantino, non c'è più un banchetto di paccottiglie cinesi di fronte alle Colonnacce del Foro di Nerva, non c'è più un fruttarolo in mezzo ai Fori Romani. 

Ma proprio per questo, proprio per essere riusciti a togliere dalle palle cotanta schifezza, che è assurdo poi cedere a tutto quello che è venuto dopo.


Già, perché al di là delle proteste sindacali, al Colosseo e ai Fori una volta mandata via una anomalia (camion bar e urtisti, oltre che macchine di passaggio), si sono sostituite altre anomalie. Ancor più gravi perché per lo più abusive, aggressive. Rimane l'annoso problema dei gladiatori, ma sempre più brutti, sempre più aggressivi, sempre più fastidiosi, sempre più di cattivo gusto e fuori luogo. C'è la faccenda dei venditori di acqua. Ci sono i risciò, un autentico cancro criminale che opera (la scusa delle cooperative per reinserimento di detenuti) con le stesse modalità che hanno reso Buzzi un gigante dell'imprenditoria. C'è poi lo scempio notturno, quando i controlli (serrati durante il giorno, ma solo rivolti ai vucumprà visto che le altre modalità - gladiatori e risciò appunto - sono sul crinale tra legale e illegale) praticamente scompaiono. Il Colosseo diventa sfondo di una squallida discoteca a cielo aperto. Il ritmo tuzzettaro degli stereo dà il ritmo a improvvisati pittori che con velenosissime bombolette spray performano su pezzi di carta acetata realizzando paesaggi trash da vendere a 10€ cadauno. Di fronte alla metro, sotto l'Anfiteatro, negli slarghi del cantiere della Linea C. Almeno tre postazioni, seguitissime. Ci sono poi i lanciatori di girandole luminose, i venditori di stick di selfie sempre più lunghi e pericolosi (ne riparliamo al primo spiedino). E poi i risciò stessi, che non mollano neppure dopo il tramonto.



Questo sarebbe il Colosseo pronto per il Giubileo? Il Colosseo che l'amministrazione Marino ha riconsegnato ripulito alla città? Non basta, caro sindaco, l'aver eliminato i camion bar (sperando che il Tar ad ottobre non faccia scherzi). Non basta affatto se poi non riesci, in mesi e mesi, a sistemare uno scempio come quello ad esempio dei risciò. Non basta se poi non presidi il cambio della normativa per quanto riguarda i venditori di opere "del proprio ingegno". Normativa atroce che permette a chiunque di vendere e realizzare proprie opere in mezzo alla strada occupando suolo pubblico. 

Cazzarola ragazzi, qua si fa sul serio. Foto delle postazioni dei camion bar in esilio lontani dall'area archeologica

27 giugno 2015





Ehggià, quel "CB" vuol dire proprio quello che pensate voi: Camion Bar. Eccoli gli stalli destinati agli orrendi furgonetti color sabbia che fino al 10 luglio umilieranno Colosseo, Palatino e Arco di Costantino e che dopo il 10 luglio finalmente saranno sbattuti nel pressoché deserto Lungotevere Testaccio. Un modo come un altro per fargli capire (non potendo sospendergli o revocargli la licenza senza incappare nello stupido TAR) che non c'è più trippa per gatti, che non è più il tempo di fare quel mestiere, che l'aria è cambiata. 
Non è solo una volontà, non è solo un atto (riportato chiaro e tondo sulla segnaletica verticale), no: c'è proprio l'evidenza fisica in città. Concreta. Disegnati gli stalli che accoglieranno i camioncini.

Lo hanno sempre detto, questi "insolenti" (parole dell'Assessore Pucci) imprenditori: se toccano noi casca il governo. Ed infatti c'è il serio rischio che l'amministrazione Marino neppure riesca a vedere questa grossa svolta (grossa svolta che, come spiegato qui, deve essere solo il primo passo di un processo di riforma ampio) e che caschi prima.

Ma ora, visto come stanno andando le cose, è chiaro il motivo per cui c'è questa volontà diffusa e inspiegabile di far saltare il sindaco e la sua giunta. E' l'unico sindaco che ha tentato (non che ci sia riuscito a pieno, intendiamoci: ma ha fatto un bel tentativo) di rompere le palle a Caltagirone, l'unico ad averle rotte a Cerroni, alle fetenti dinastie dei bancarellari, agli urtisti mettendosi contro tutta la Comunità Ebraica, alla feccia dei balneari del Lido, il sindaco che mette manager veri nelle municipalizzate sottraendole alla logica spartitoria dei capibastone che poi consente ai partiti di utilizzarle come bancomat di denari e consenso, il sindaco che toglie la Manovra d'Aula, che organizza un nuovo sistema sugli appalti che impedisce alla base le truffe, un sindaco che ha osato sfidare la mafia a Ostia, che vuole vendere il patrimonio immobiliare che per decenni il Comune ha regalato o affittato a 7 euro al mese, che ha affrontato le schifezze della casta dei Vigili Urbani, che ha fatto bandi di gara veri con decine di aziende partecipanti non con le solite quattro tutte e quattro vittoriose. Il sindaco che dopo 30 anni di chiacchiere inutili da parte di sette o otto sindaci ha sistemato Via del Babuino, ha pedonalizzato i Fori Imperiali e ha tolto i camion bar dal Colosseo. 

E con ogni probabilità, se non lo faranno cadere, sistemerà magari anche il mondo delle bancarelle o, chissà, quello dei cartelloni (anche qui, dopo vent'anni di parole, si è approvato il Piano Regolatore). Insomma questo sindaco sta toccando tutti i bacini economici che hanno alimentato per lustri la presa criminale del PD sulla città. Un partito furfantesco la cui ragion d'essere stessa, sulla scena romana, è la corruzione, la collateralità con le mafie, la lotta al merito (e Marino osa nominare il capo dell'Auditorium facendo una call internazionale e scegliendo un competente e sconosciuto spagnolo, mica come ai tempi d'oro in cui il boss da quelle parti era Bettini in persona), la resistenza conservatrice verso qualsiasi tipo di cambiamento, la ricerca della mazzetta piccola e grande in ogni anfratto, l'allergia a qualsiasi buona pratica applicata con successo nelle altre città occidentali, l'impreparazione, l'incapacità, la strafottenza, il buonismo utilizzato come paravento per fare affari a palate su chi sta in difficoltà. La più grande mangiatoia nazionale, una intera metropoli europea asservita a produrre ricchezza non per competere in quanto sistema urbano internazionale, ma per foraggiare incapaci, cialtroni, criminali, corrotti.

E' ciò che scriviamo sul PD non da ora, non da Mafia Capitale, ma da ben prima. Abbiamo scritto le stesse cose lo scorso luglio, le abbiamo riscritte lo scorso ottobre e poi lo scorso novembre. Al punto che ad un certo momento tutti i consiglieri comunali PD si organizzarono per querelarci. Dopo qualche mese la metà di loro era in galera o ai domiciliari. Altri sono scappati, altri si sono dimessi (l'ultimo ieri) non solo dal PD, ma proprio dal Consiglio Comunale...

Chiaramente la cosa non vale solo per il PD, ma per tutta la politica romana. Per tutti i partiti. Ecco perché, riguardo al sindaco, le posizioni del PD, della Lega, della destra sono attualmente uguali. Fare politica a Roma è significato, per decenni, impegnarsi per rubare e per avere un tornaconto personale ai danni della città. Questo sistema ha difensori insospettabili, a quanto pare anche a Palazzo Chigi, e non ha alcuna intenzione di cambiare. Evidentemente il ricavato, politico ed economico, di queste ruberie è così cospicuo da avere un impatto di caratura nazionale.
Ma il PD è oltre: il PD a Roma è così conformato e plasmato per rubare che, pur di non smettere di rubare neppure nei pochi anni in cui non ha avuto il potere, ha continuato a farlo anche quando al governo della città c'era la destra. Lo scambio? Non fare opposizione. Una colpa allucinante che dovrebbe, semplicemente, consigliare a questo partito di non presentarsi in città per il prossimo quarto di secolo.

Questo sindaco incontrollabile e matto, incapace di comprendere queste logiche, non politico come imprinting, con un carattere impossibile, va tolto di mezzo il prima possibile. Semplicemente per un motivo: sta toccando cose che sono state intoccabili per decenni. Un sindaco eletto con percentuali plebiscitarie che viene destituito da un governo che, invece, nessuno ha eletto e che ha percentuali di gradimento basse tanto quanto il sindaco (perché in un periodo di cacca, in un paese di cacca, con leggi di cacca e senza riforme tutti sono scontenti, non solo i cittadini di Roma). Un sindaco non indagato e anzi minacciato dalla criminalità che viene attaccato tutti i giorni dall'esecutivo, negli stessi giorni in cui l'esecutivo salva il sottosegretario Castiglione, quello sì indagato. Perché, come disse Buzzi, "se si parla del Cara di Mineo crolla il governo". E probabilmente anche se Marino rimane al Campidoglio crolla il governo oppure, meglio, crolla il PD: costretto a fare quello che non è evidentemente pronto a fare, ovvero a divenire un partito social democratico di stampo occidentale. Più comodo rimandare questo momento e rimanere ancora un po' nel suk: evidentemente i democrats ritengono erroneamente che ci sia ancora sangue da succhiare in questa città invece completamente esangue ed esanime.

Manca una settimana. Tra 7 giorni urtisti e camion-bar in centrodovranno togliersi dai cogliomberi. Sarà la volta buona?

16 giugno 2015









C'è una diffusa intolleranza contro questo schifo totale. Finalmente. C'è all'orizzonte l'anno - il 2017 - della fine delle licenze (che non andranno rinnovate, perché non vanno spostati, vanno eliminati!). Ci sono le indicazioni del Ministero, c'è il Giubileo e c'è Giordano Tredicine agli arresti. 
Non c'è condizione migliore per portare a dama lo spostamento dei camion-bar per liberare la zona archeologica centrale. Le promesse erano chiare: 22 giugno! Manca una settimana. Vigiliamo per capire se anche questa volta ci avranno preso in giro oppure se si farà finalmente sul serio. In questo periodo, per la città, sarebbe un segnale terribile se questa scadenza venisse bucata, per contro sarebbe un segnale straordinario pulire Colosseo e Fori da questa immondizia commerciale (badando anche al caso scandaloso dei risciò). 

ShareThis