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Stanno organizzando enorme festa di Capodanno in un gigantesco palazzo occupato

27 dicembre 2019
Qualche giorno fa abbiamo raccontato come la scelta di riunirsi nel loro primo 'congresso' in uno dei più agghiaccianti spazi occupati della Capitale abbia di fatto ucciso il movimento delle Sardine (di fatti poi sono scomparsi dal dibattito, e non è colpa del Natale). Oggi siamo costretti a tornare a parlare dello stesso famigerato edificio.

La realtà, infatti, supera l'immaginazione. Nella città in cui le forze dell'ordine tollerano tutto ma devastano di controlli commercianti&ristoratori torchiandoli questionando sul millimetro, nella città in cui perfino mega multinazionali come McDonald's sono costrette a capitolare sotto i fendenti di una burocrazia capace di far fuggire anche l'investitore più motivato, nella città in cui politici e amministratori locali si vantano sui social di aver bloccato investimenti promettenti (specie per i posti di lavoro) per un cavillo, proprio in questa città si sta organizzando un mega party di fine anno totalmente abusivo nei 7 piani (più 2 sotterranei) dello sconfinato palazzo occupato da Action a Via Santa Croce in Gerusalemme angolo con Via Statilia.

La manifestazione, incredibile a dirsi, è strapubblicizzata con profusione d'inserzioni a pagamento su Facebook. SpinTime viene spesso contrabbandato come un luogo sacro dell'accoglienza, una specie di nosocomio misericordioso, una clinica delle bontà e dell'altruismo che cura il disagio e la povertà. A quanto pare tuttavia sui 7+2 piani di questa gigantesca struttura nel cuore della città, per una notte l'atmosfera conventuale di centro di accoglienza e ricovero per poveri viandanti si potrà tramutare in festa scalmanata. Si ballerà "fino a mezzogiorno", ci saranno "cuochi e cucine da tutto il mondo", 60 musicisti, il tutto in un "grattacielo di sette piani" giù giù fino ai due piani sotterranei che da qualche tempo sono stati rubati dalla redazione di Scomodo, perché a Roma se vuoi fare editoria devi sputare sangue anche per avere un posto in un coworking, se invece sei amichetto dei banditi delle occupazioni puoi avere uno spazio di 2000 mq in pieno centro che nessun tuo concorrente non disposto a fare patti con i furfanti e a campare fuori dalle leggi potrebbe mai permettersi. Qui, sotto terra come i topi, altri eventi in nome della massima sicurezza e della messa a norma degli spazi. 


Una festa di dimensioni colossali. Capace di attirare migliaia di persone in uno stabile occupato illegalmente da anni, privo delle più basilari norme per la sicurezza (e igieniche), senza un briciolo di autorizzazioni di alcun tipo, rivendita di alcol e di droghe senza alcun controllo in un luogo che si considera ed è considerato purtroppo dalle forze dell'ordine al di sopra della legge. 

Leggendo il programma della manifestazione, il costo dei biglietti, gli eventi che si susseguiranno durante la serata ci immaginiamo la faccia dei tanti organizzatori di eventi onesti che ancora nonostante tutto resistono in città. Dal piccolo ristoratore al grande impresario. Tutti alle prese da mesi con la burocrazia, coi costi per la sicurezza, con le normative diventate stringentissime dopo i fatti di Piazza San Carlo a Torino, con l'obbligo di assoldare hostess e stuart pena la mancata autorizzazione per motivi di sicurezza del loro evento di fine anno: la fiera della Befana di Piazza Navona è stata chiusa proprio per questo motivo, ma lì si sono recati per fare un controllo i Vigili Urbani, a SpinTime avranno il coraggio di andare o l'avranno vinta anche stavolta le entrature, le raccomandazioni e la paraculaggine degli occupanti da sempre ammanicati a tutti i livelli? 

L'abbattimento dei costi di gestione tuttavia non ha impedito agli organizzatori di richiedere un biglietto di ingresso. Altro che "spazio restituito alla cittadinanza": se vuoi entrare in questo palazzo di proprietà altrui che hanno occupato e nel quale scaricano sulla collettività i costi delle bollette, ti fanno pure pagare! Senza alcuna vergogna e ritegno i biglietti sono in vendita sulla piattaforma Evenbrite a 21€ e spiccioli solo con PayPal o Carte di Credito, perché a parole tutti contro lo strapotere delle multinazionali, ma quando si tratta di fare proselitismo e soprattutto quando si tratta di incassare decine di migliaia di euro al nero non disdegnano di certo le grandi piattaforme globali. È la coerenza degli antagonisti...
Ovviamente 21€ sono solo per l'ingresso, per la musica e per il cibo offerto fino ad esaurimento al di fuori di ogni normativa sulla somministrazione e la conservazione di alimenti (auguri a chi mangerà!). Poi per arrotondare l'incasso - questione alla quale i gestori di Spin Time sono tradizionalmente molto molto interessati - c'è il bere. Birra e alcolici dappertutto, venduti a nero mentre chi organizza eventi in maniera seria è taglieggiato da tasse aziendali al 70%, tasse il cui introito paradossalmente andrà a pagare le bollette della luce che questi furbacchioni hanno riallacciato abusivamente inscenando la famigerata faccenda dell'Elemosiniere del Papa, una delle pagliacciate più meschinedel 2019

In definitiva il prossimo 31 dicembre 2019 in un imponente palazzo occupato ci sarà un numero imprecisato e non controllabile di persone, saranno violate le norme sulla Siae, saranno violate le norme sulla sicurezza, sulla vendita di alcolici, ci sarà un concentrato clamoroso di evasione fiscale, sarà fatta una feroce concorrenza sleale ai tanti capodanni a basso costo che si svolgono in strutture a norma e che si impegnano a pagare le tasse, ci saranno 18mila mq di edificio illegalmente abitato a disposizione di chiunque per fare qualunque cosa, con concerti e party perfino nei due piani interrati. 
Senz'altro non succederà nulla... Ma se succederà qualcosa. Se ci scapperà il collasso della ragazzina, se dovranno intervenire le ambulanze, se ci scapperà il morto per overdose o calpestato, se si verificherà la rissa o altri effetti incontrollati dovuti alla folla (basta un piccolo corto circuito, basta un po' di fumo per creare panico), la colpa non sarà dei farabutti irresponsabili che queste cose le organizzano. No. La colpa sarà del Comune, del Primo Municipio, della Polizia Locale e delle forze dell'ordine che decidono sistematicamente di lasciare impunita questa realtà. E la colpa sarà anche della stampa che continua ad ignorare (o, peggio, a raccontare in maniera distorta) questo edificio e altri edifici occupati della città lasciando che solo un piccolo blog si occupi di dire la verità e di denunciare l'assurdità, la violenza, la sopraffazione, la prepotenza di questa gentaglia che a Roma si sente sempre più padrona incontrastata.

Perfino il mitico Giardino degli Aranci sta morendo. Piante senz'acqua e zeppe di parassiti

22 luglio 2019












Uno dei luoghi imperdibili di Roma Capitale, adiacente alla Basilica di Santa Sabina all’Aventino, è diventato un altro triste esempio di totale abbandono e di profondo disprezzo per il verde.
 
Il Giardino degli Aranci con un affaccio unico e celebre sulla Capitale, versa ormai in uno stato di incuria incredibile: non c’è più erba nei prati e le decine di aranci amari, che caratterizzano il progetto degli anni Trenta firmato dal noto architetto Raffaele de Vico, sono tutti talmente malati da farne presagire una tristissima fine.
 
E’ evidente che da tempo le piante non vengono concimate, trattate e bagnate. I frutti portano le stimmate della sofferenza e sono soffocati da ragnatele e parassiti. Nei vasoni, che insieme alle panchine di travertino ornano il giardino, sono lasciati resti di oleandri secchi. Intorno tutto è polvere, cani che vanno e fanno quello che vogliono, cartacce dovunque, tracce di tanti picnic disperati dove prima c’era l’erba.
 
Solo tre anni fa il Giardino degli Aranci era tornato infatti ad essere un luogo incantato dopo l’intervento di restyling e di valorizzazione della Fondazione Sorgente Group che riportò questa porzione di Aventino (8.000 mq) alla sua originaria valenza. 
Poi la gestione è ritornata al Comune e ora, se l’Amministrazione non corre ai ripari, la Capitale perderà un altro pezzo della sua storia e bellezza.  

Dopo il palazzo, gli occupatori di SpinTime si sono impossessati di un parco pubblico a Via Statilia

12 luglio 2019

Ogni giorno l'asticella viene collocata un millimetro più su, avete notato? Qualche settimana fa ci fu l'elemosiniere del papa, con l'eroico riallaccio della luce al palazzo occupato. Ora siamo direttamente all'occupazione dei parchi pubblici...
Non paghi di essersi presi da anni un enorme edificio nel pieno centro della città mentre i loro concittadini si fanno in quattro per pagare mutui, affitti o decidono di andare a vivere in estrema periferia o fuori Roma dove si possono permettere di stare, gli amici di SpinTime hanno traversato la strada e dopo il gigantesco palazzo di Via Statilia ora si sono impossessati anche del parco pubblico dirimpetto.

Adesso è loro, praticamente di loro proprietà. C'è stata proprio una specie di colonizzazione che sconsiglia a chiunque altro di entrare. Questa volta, oltre che con la complicità del I Municpio grande amico degli abusivi e grande nemico per chiunque - cittadino o imprenditore - si voglia muovere nella legalità, gli occupatori illegali si sono mossi fianco a fianco con la famigerata associazione dei genitori della scuola Di Donato. Il colmo: una operazione illegale, abusiva e pure pericolosa, con contenuti peraltro discutibili e senz'altro schierati e estremisti, passata come momento di educazione per i bambini. Difficile pensare a qualcosa di più meschino.

La prima giornata di operazioni in quello che è stato ribattezzato "Parcobaleno" con tanto di profilo Facebook è stata la presentazione di un libro. Al tavolo oltre che all'autore - Andrea Catarci - anche Emiliano Monteverde appunto del I Municipio a riprova di quel che si diceva sopra e Andrea "Tarzan" Alzetta, esponente della malavita delle occupazioni romane. Davvero molto molto di beneficio per i bambini.
due gruppi elettrogeni nell'area verde del parco
Ieri sera poi si è toccato il culmine. Gli occupatori erano impegnatissimi ad allestire un rudimentale cinema all'aperto servendosi in parte delle strutture del parco e in parte portando teli e panchine. Per far andare l'elettricità sono stati portati nell'area verde (!) due puzzolenti gruppi elettrogeni a kerosene e i cavi elettrici svolazzavano dappertutto con pericolosa vicinanza tra prese elettriche e pozzanghere create dalla fontanella del parchetto. 
Cavi elettrici, prese, ciabatte in mezzo alle pozzanghere con i bambini che ci passano sopra. Aspettiamo il bambino folgorato per intervenire...
Qualsiasi associazione culturale regolare che avesse voluto realizzare manifestazioni e iniziative nel parco sarebbe stata bloccata: soprintendenza, Vigili Urbani, Municipio, Vigili del Fuoco, Asl ecc ecc. Se invece sei abusivo puoi fare quello che vuoi e nessuno ti dirà mai niente. Del resto gli organizzatori lo dichiarano nero su bianco nel loro manifesto riguardante le attività nel parchetto che fu ripulito lo scorso febbraio da Retake: "vengono prima le persone e dopo le norme!". Testuale. Questo insegnano i Genitori della Di Donato ai loro figli, la filosofia del chiunque può fare quello che gli pare. Questo promuove il Primo Municipio. Intanto stiamo coi gruppi elettrogeni a kerosene appoggiati sulle sterpaglie secche di un parco pubblico. Così vediamo che fine fanno i bambini in caso di incendio...

Intanto, grazie ai mille agganci politici e ai papà potenti in Giunta, i "ragazzi di Scomodo", rivista universitaria, dopo aver cercato di impadronirsi di Palazzo Nardini, stanno per aprire la loro mega redazione dentro lo stesso palazzo occupato di Via Statilia. In barba a tutti i soggetti culturali della città che la loro sede se la pagano così come le utenze, il personale e le tasse. Tutta la storia la potete trovare qui

Video. Anziano disabile blocca gli autobus che non hanno la pedana per farlo salire

9 luglio 2019
A quanto pare questo signore si trova spesso in questa situazione. E come lui tanti altri disabili. Anzi no: pochissimi altri disabili perché ormai a Roma se sei disabile sei condannato a muoverti in auto, a non essere indipendente, a non poter fruire dei servizi pubblici. E non vale solo per i trasporti, che accolgono i diversamente abili in maniera scandalosa, ma anche per i marciapiedi, semplicemente infrequentabili per chi si muove su sedia a rotelle (idem per le mamme con passeggino).


In questo video vediamo un raro momento di ribellione. Arriva l'autobus, non ha la pedana per i disabili funzionante come quasi tutti gli autobus di Atac, il disabile a quel punto è lì da una vita, al caldo, impossibilitato dallo spostarsi, ogni autobus che passa non può accoglierlo. Si mette allora in segno di protesta non violenta in mezzo alla strada a bloccare il traffico. Siamo a questo. All'umiliazione dell'essere umano in nome della clientela, della corruzione, dell'inefficienza, dell'assenteismo della sciatteria. Insomma di tutto ciò che a Roma fa consenso. Una pozzanghera opaca e lercia di squallore infinito in cui solo pochi cittadini, come questo, hanno la forza di chiedere "ma che siamo mondezza noi? Siamo mondezza?".

Piazza delle Cinque Scole. Riqualificata coi vostri soldi, ora la ritrasformano in parcheggio

2 giugno 2019
Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Siamo semplicemente di fronte ad una riqualificazione urbana "alla romana". Mentre tutte le città del mondo vanno in una direzione ben precisa per quanto riguarda la gestione del traffico, della sosta delle vetture, delle auto private, Roma continua come niente fosse, come se il tempo non fosse cambiato, come se fossimo negli anni Cinquanta o Sessanta. 

E' il motivo per cui la città appare a tutti così trasandata, derelitta, in declino e triste. Uno dei principali motivi sono le macchine, il fatto che una delle città più belle del pianeta venga considerata dai suoi abitanti e dai suoi amministratori una autorimessa gratuita a cielo aperto ha delle conseguenze terrificanti e Piazza delle Cinque Scole, nel cuore del Ghetto, non fa eccezione rispetto a questa follia.


Il video vi spiega e vi fa vedere molto bene cosa sta succedendo. Nei giorni successivi al filmato la assurda situazione di stallo che si era venuta a creare tra chi voleva un parcheggio grande e chi voleva un parcheggio piccolo pare essersi sbloccata. La piazza avrà posti per moto e avrà trenta posti auto. Una roba che dovrebbe chiamare in causa l'Unesco che protegge a livello mondiale un patrimonio che chi è chiamato ad amministrarlo riduce in parking. Ovvio, poi, che i 30 posti saranno quelli autorizzati. Se ne aggiungeranno poi altrettanti abusivi senza che nessuno (come avviene in mille altre piazze del centro) manifesti nessuna capacità e intenzione di reprimere gli abusi e le infrazioni. Intanto il resto della piazza (seguite nel video il ragionamento sui marciapiedi) è stata realizzata con un orizzonte progettuale di quaranta, cinquanta o sessant'anni fa. E gli abitanti del Ghetto tutti entusiasti: possono continuare con le abitudini di sempre (la maghine parcheggiata sotto alle finestre) come se nulla fosse. E poi magari tifano per Greta...


Gli amministratori che fanno scelte forsennate di questo tipo dovrebbero essere chiamati a rispondere di come hanno speso i soldi dei contribuenti davanti alla corte dei conti. 

La nuova sede-redazione occupata di Scomodo. Il progetto editoriale diventa piattaforma criminale

13 aprile 2019
Dopo le palestre popolari, le osterie sociali, le ciclofficine occupate e gli interi palazzi residenziali sottratti con la violenza ai legittimi proprietari in ossequio ad una emergenza abitativa inesistente e inventata all'unico scopo di dar potere e ruolo a gruppi di potere paramafiosi che in cambio di case arbitrariamente assegnate in omaggio a amici e lacché possono disporre di forza contrattuale e di varie armi di ricatto, oggi abbiamo una novità ulteriore nella pozzanghera urbana di Roma: la redazione di giornale abusiva. 

Si parla della rivista Scomodo. Scomodo è stata una iniziativa editoriale molto interessante. Al di là dei contenuti - spesso naif e velleitari e comunque concepibili solo in una città con una mentalità sociale e civica ferma a quarantacinque anni fa come Roma, dove i giovani non viaggiano, non osservano, non si confrontano e pensano che il mondo si esaurisca all'anello del Grande Raccordo Anulare - il progetto era interessante perché coinvolgeva le scuole, perché riesumava la vecchia pratica del giornalino scolastico, perché metteva in campo le forme della grafica editoriale e dell'illustrazione (fondamentali per l'editoria contemporanea) e perché tornava a riflettere sull'importanza di stampare riviste di carta.

Dopo i primi successi - come spesso accade agli immaturi e a chi è incapace di gestire in maniera civile la propria crescita nella società - evidentemente i "ragazzi" di Scomodo (a Roma chiunque parta con una iniziativa contemporanea - a riprova dell'arretratezza intellettuale della città - viene bollato come "ragazzo". I ragazzi di Scomodo, i ragazzi del Cinema America e così via...) si sono sentiti padroni del mondo e hanno deciso di far passi ulteriori. L'iniziativa editoriale studiata anche fuori da Roma e seguita da migliaia di lettori deve trasformarsi in qualcosa di più profondo, e quale strada migliore avendo le spalle coperte da amicizie giuste se non quella di entrare - come tutte le iniziative più tristemente in voga di Roma - nella più totale illegalità in nome di violenza, prepotenza, sopraffazione e concorrenza sleale?


Il progetto di per se è super interessante, intendiamoci. (C'è anche - guardatelo qua sopra - l'immancabile video aspirazionale che ovviamente omette il fatto che tutto il progetto si basa totalmente sull'illegalità). Creare una grande redazione del giornale che però sia aperta a tutti, funga pure da hub culturale per eventi e presentazioni, sia accogliente per i bambini e per chi vuole andarci perfino solo a giocare, si apra al coworking ospitando postazioni e librerie e anche spazi per la ristorazione. Questo non è certamente l'unico modo, ma senz'altro è uno dei modi grazie ai quali un qualcosa che si chiama "giornale cartaceo" può sopravvivere e guadagnarsi il proprio ruolo nella società e nella città. Dunque bravi per la visione. Peccato per l'attuazione. Perché se la visione è internazionale e centrata (e chapeau un'altra volta!), la attuazione è disgustosamente romana e basta rifletterci cinque minuti per scoprire quanto è raccapricciante e quanto manca di rispetto alle migliaia di imprese culturali della città che lottano ogni giorno per stare nella legalità. 

Una delle occupazioni temporanee di Scomodo

Quale è il progetto? Facile facile: occupare abusivamente un enorme garage di 2000 mq a Via Statilia. Di proprietà di Inps\Cassa Depositi e Prestiti. Insomma di proprietà dello stato italiano e dunque di tutti noi. Un immobile che qualora fosse liberato dagli occupanti abusivi potrebbe essere venduto, valorizzato e trasformato probabilmente in residenze o albergo. Un progetto che, se la proprietà fosse messa nelle condizioni di attuarlo, genererebbe molti molti molti più posti di lavoro rispetto al numero stesso di famiglie oggi ospitate in nome della fasulla emergenza abitativa che dicevamo sopra. Solo questo calcolo algebrico può bastare, per tutti, a spiegare l'imbroglio che c'è dietro queste occupazioni: danno risposte al disagio di 100 famiglie? Forse è vero. Ma l'immobile che usurpano potrebbe dare risposte al disagio di 200 famiglie. E in più potrebbe farlo generando lavoro sano, vero, legale, e non illegalità gestita da movimenti para-camorristici che sfruttano la disperazione delle persone per tornaconto e giochi di potere. Con questa gentaglia i ragazzi di Scomodo hanno deciso di allearsi. Questo è l'esito a cui è arrivata una delle iniziative editoriali più interessanti degli ultimi anni. 

Non è la prima volta che il gruppo di Scomodo "occupa" spazi pubblici più o meno abbandonati. Lo hanno fatto con lo Stadio Flaminio, con gli Ex Arsenali Pontifici o con Palazzo Nardini con un bel girotondo a cui si unì Luca Bergamo... I temi erano sempre sbagliati beninteso: contro lo sviluppo, contro la rigenerazione urbana, contro la generazione di posti di lavoro. Secondo la visione ridicolamente naif del mondo dei ragazzi di Scomodo ogni spazio abbandonato della città dovrebbe essere trasformato in un non meglio specificato "spazio culturale" (magari gestito da loro o ospitante la loro redazione). Poco importa se la città è già ricolma di spazi culturali che non riesce a gestire e poco importa che le pratiche di rigenerazione urbana prevedano per gli spazi abbandonati un mix di funzioni: culturale certo, ma anche residenziale, ricettivo, commerciale, artigianale e molto altro. Ma quando si è giovani si ha diritto di sognare e perfino di ritenere che ogni area non utilizzata tramuti le proprie funzioni in sala prove per boy band o skate park. La cosa grave è quando queste legittime aspirazioni giovanili che si dissolvono crescendo vengono avallate da politici navigati e scafati in cambio di facile consenso. Questo è veramente meschino e questo è avvenuto in passato. 
Ad ogni modo, al di là delle occupazioni temporanee, questa volta l'occupazione non sarà simbolica, ma si occupa proprio per rimanere e aggiungere una casella alla già lunga e vergognosa lista dell'illegalità romana contrabbandata per cultura.
L'ingresso del nuovo spazio: 2000mq interrati sotto il grande palazzo Inpdap di Via Statilia\Santa Croce in Gerusalemme

Me mettiamoci nei panni di qulsivoglia altro operatore culturale che volesse realizzare un progetto simile a quello di Scomodo. Chiunque volesse realizzare una piattaforma simile, realizzarla in centro, realizzarla disponendo di 2000 mq dovrebbe passare i guai. In un mondo normale dei ragazzi intenzionati a rendere davvero concreta una visione simile cosa fanno? Cosa farebbero in Austria, in Francia, in Danimarca o semplicemente a Firenze, a Bologna o a Milano? Quanto segue:

1. Si scrive un progetto e un business plan serio che sia davvero valoriale, ed emozionante.

2. Si inizia a fare il giro di partner, finanziatori, mecenati spiegando il progetto e cercando i finanziamenti necessari.

3. Nel frattempo, con lo stesso progetto e lo stesso business plan, ci si impegna a studiare tutte le opportunità in termini di bandi europei, regionali, cittadini vedendo se esistono delle opportunità in questo senso.

4. Una volta trovata una base economica, pubblica o privata che sia, ci si mette a cercare lo spazio. Probabilmente ci si dovrà accontentare di uno spazio in periferia perché 2000mq in pieno centro sono inavvicinabili, ma è anche un bene perché così si va a fertilizzare un'area dove non c'è nulla invece di atterrare come invece faranno gli Scomodo in un territorio dove c'è già tanto: anni e anni a parlare degli "ultimi" e poi si apre l'hub nella Roma signorile di Via Statilia: semplicemente patetico. Ma andiamo oltre.

5. Una volta trovato lo spazio si fa un progetto, si chiedono i permessi per i lavori, per ogni attività contenuta all'interno si chiedono le licenze (ristorazione ad esempio) con una complicazione burocratica sfiancante per non dire degli oneri per la sicurezza, le Asl, i Vigili del Fuoco. Specie in uno spazio così grande, con tante funzioni e - dagli intendimenti dei gestori - aperto al pubblico inclusi i minori. Questo è ciò che affrontano tutti quanti coloro che non hanno un santo in paradiso. E se sgarri di un millimetro, vieni massacrato dalle multe quando non dalle chiusure e dal ritiro delle licenze. Poi c'è qualcuno che può fare invece come gli pare, non si capisce bene perché...

6. A quel punto si fa un piano di gestione che renda tutto il progetto sostenibile nel tempo. Anche nel rispetto delle risorse ricevute che vanno valorizzate.



Il grande edificio, occupato dai Movimenti per la casa, è di proprietà Inpdap. Ospita 170 famiglie (forse) in difficoltà. Se fosse valorizzato e trasformato, ad esempio, in albergo, darebbe lavoro e risolverebbe i problemi di molte più famiglie. Ecco il paradosso delle occupazioni.

Per i "ragazzi" (brrr) di Scomodo tutto questo è troppo... scomodo! Semo de Roma e nun ce va da lavorà e da impegnasse. Mejo cercà quarche scorciatoia. Se chiamamo scomodo ma volemo le cose comode, mica semo scemi come tutti quelli che pagano l'affitto, rispettano le leggi e fanno impresa culturale in maniera regolare: noi semo furbi, dritti e paraculi.

Una volta le occupazioni le facevano di notte e di nascosto. Oggi le dichiarano giorni e giorni prima pubblicamente sui giornali. Diventano un progetto condiviso nel quale coinvolgere la cittadinanza chiedendo donazioni, facendo call per avere mobili usati coi quali riempire gli spazi rubati alla collettività. In una lettera a Repubblica, affiancata da un articolo dello stesso giornale martedì scorso, gli Scomodo annunciano che occuperanno lo spazio, dichiarano candidamente che si prenderanno 2000mq in pieno centro di Roma senza rispettare le norme di sicurezza, senza pagare l'affitto, senza seguire le procedure di autorizzazione, senza licenze o haccp per la ristorazione. Senza rispondere a nulla o a nessuno. Come se fossero in un altro comune e in un altro stato.

Ne Repubblica, ne RomaToday che poi ha ripreso la notizia hanno pensato minimamente di far presente ai loro lettori che si trattava di una operazione totalmente fuori legge e banditesca. Zero. Stampa totalmente appecoronata agli interessi dei furbetti di turno. Poi quando un ristoratore mette per quattro centimetri fuori posto un tavolino Repubblica ci fa la prima pagina mettendolo alla pubblica gogna per settimane... Dopo l'articolo sulla cronaca di Roma, poi, non poteva mancare il pezzo in nazionale niente meno che su Robinson... Secondo l'inserto culturale (!) di Repubblica per dei giovanissimi occupare abusivamente 2000mq a scrocco in pieno centro città equivale a "diventare grandi", così titolano la doppia pagina di celebrazione di questo svezzamento dell'illegalità. Ma non è la prima volta: storie come quella di Scomodo germinano grazie ad una solidarietà generazionale salottiera tipica di Roma, sostanzialmente nei gruppi giovanili stanno i figlioletti dei gruppi maturi che li sostengono. Figli di giornalisti, figli di assessori, perfino figli di vicesindaci...


Tutto attorno a loro decine e decine di migliaia di imprese culturali (teatri, sale prove, gallerie d'arte, spazi e location per presentazioni, piattaforme di performing art, cinema d'essai, librerie e decine di redazioni di giornali perfino più interessanti di Scomodo stesso) continuano a operare pagando l'affitto, seguendo la burocrazia, adeguandosi alle norme cittadine, regionali, nazionali e europee, pagando Siae, concessioni, bollette e contributi ai collaboratori. E soprattutto gestendo la concorrenza sleale e profondamente (profondamente!) fascista di chi - avendo i santi in paradiso che abbiamo accennato - può permettersi il lusso di pigliare la scorciatoia. La città di serie A e la città di serie B, coi privilegiati di serie A che fingono di essere contro i poteri forti e a favore degli  ultimi. Una scorrettezza, una violenza, una ingiustizia e una prepotenza che non hanno confini. Tutto questo, secondo noi, è criminalità bella e buona. E senza tema di smentita.
Concerti senza il minimo rispetto delle norme e dei regolamenti. Chi sta nelle leggi deve adempiere a centomila scartoffie, chi occupa e organizza manifestazioni illegali ha un salvacondotto totale. La città delle persone per bene, vessate e umiliate, e la città dei paraculi

E ci raccomandiamo a voi, anche questa volta cascate nell'imbroglietto eh! Fatevi complici dell'iniziativa, donate i vostri mobili (!), versate un'offerta in denaro. E soprattutto, una volta che lo Spazio Scomodo sarà aperto, portateci a giocare i vostri figli come chiedono gli occupanti, in uno spazio che non rispetta le normative di sicurezza, se ne infischia di ogni regolmento, non è coperto da nessuna assicurazione. Nell'attesa che qualcuno si faccia male per davvero, poi si vedrà... Del resto so ragazzi no!?

Villa Aldobrandini. Le foto nel 2016 e nel 2019. In tre anni i grillini l'hanno devastata

2 aprile 2019
Totale abbandono, sciatteria, degrado assoluto. Si stanno facendo danni che ci porteremo dietro per anni, non è solo mancata manutenzione: questo livello di dissesto crea e creerà danni strutturali al nostro patrimonio. 




E pensare che Villa Aldobrandini era stata appena riqualificata. Proprio ad aprile del 2016, tre anni fa esatti. Immaginatevi quale livello di abbandono ci può essere stati in questi tre anni maledetti per portare una villa in condizioni perfette alle condizioni disperate in cui la vediamo oggi. Inoltre Villa Aldobrandini doveva beneficiare di cospicui finanziamenti grazie agli oneri concessori derivanti dalla riqualificazione del Cinema Metropolitan. La riqualificazione del Metropolitan è stata modificata e i soldi sono stati tolti da Villa Aldobrandini - nonostante versi in condizioni vergognose - e sono stati messi sul restauro totalmente inutile e velleitario di un cinema abbandonato al quartiere Appio Latino, cinema progettato dall'architetto Montuori, padre dell'assessore Montuori che ha deciso di spostare il finanziamento. Tutto in perfetto e cristallino stile Cinque Stelle. A Milano i beni che il Comune non riesce a gestire vengono messi all'asta e venduti a prezzi altissimi, a Roma si restaurano spazi che non si saprà poi neppure come usare togliendo le poche risorse destinate al verde pubblico. Una follia che la metà basta. Una storia allucinante che abbiamo raccontato più volte, l'ultima volta qui...






Di più: Villa Aldobrandini potrebbe sopravvivere e farcela se all'interno (tra l'altro ci sono gli spazi perfetti per questo) fosse approvato il progetto di uno spazio di somministrazione, un bar, un caffè, una sala da the da far nascere in una delle cubature esistenti ai cui gestori poi chiedere di tenere (anche nel loro interesse peraltro) in perfette condizioni la villa. Tutto questo - normalità dovunque - a Roma appare impossibile in virtù di norme assurde, veti ridicoli delle Sovrintendenze e burocrazia ignobile che farebbe fuggire lontano anche l'imprenditore più dedito alla causa. Eppure quello sarebbe l'unico modello in grado di salvare non solo questo, ma la grandissima parte dei parchi di Roma. Guardate qua sotto come è fatta Villa Aldobrandini: ha su tre angoli tre edifici, oggi abbandonati e in rovina, che potrebbero trasformarsi in spazi commerciali capaci di generare nuova occupazione, nuovi servizi per i visitatori e ai quali assegnare l'obbligo di manutenzione e controllo. Funziona così in tutto il mondo civile ed evoluto.

Il risultato è quello che vedete. Sopra le foto (a firma della brava Lucilla Loiotile) di Villa Aldobrandini nel 2016, lussureggiante e piena zeppa di turisti, e sotto le foto di Villa Aldobrandini nel 2019 dopo tre anni di regime pentademente: vuota, abbandonata, cadente, lugubre e spaventosa. 
Bisogna creare bruttezza, degrado, disagio e depressione. Perché solo cittadini depressi e immersi nel cattivo gusto possono essere disposti a votare la feccia dei partiti populisti.

Ho fatto una passeggiata domenica a Via Coia di Rienzo (e non è un errore di battitura)

27 marzo 2019














Questa è Via Cola di Rienzo. Quella elle può però, per mero errore tipografico, diventare una "i" e magicamente la strada si trasforma in Via Coia di Rienzo. Chi vuole capire, capisce.

Oltre alla bancarelle vi invitiamo (ma è una cosa che va fatta a prescindere, come esercizio) a controllare tutto il contesto. La qualità dell'asfalto, la segnaletica, le chiazze di sudicio dovunque, il marciume che si percepisce. 
Si capisce che è come se fosse stato creato uno scenario perfetto per il proliferare del degrado, del caos, del pessimo commercio, della concorrenza sleale. Tutto va insieme, in armonia, verso lo schifo più assoluto e profondo.

Molti romani, col tipico fatalismo che impera e che uccide la nostra città, potrebbero pensare ai diritti acquisiti, alle povere famiglie che lavorano dietro questi banchi e tutto il resto. Ovviamente nulla di tutto ciò risponde al vero: queste bancarelle al di là delle licenze sono tutte illecite. Magari esiste una sorta di licenza (tutto da vedere) ma senz'altro non c'è regolarità contributiva, senz'altro i dipendenti non sono segnati correttamente, senz'altro la merce non è disposta come dovrebbe e senz'altro ci si è allargati come spazi. Insomma queste realtà commerciali disgustose esistono perché nessuno le controlla: se solo si facessero loro rispettare le regole, questo mestiere sarebbe molto molto meno conveniente di quanto non sia ora e qualcuno invece di insistere potrebbe decidere di fare un lavoro vero.

Intanto però le strade di Prati sono in condizioni raccapriccianti. Via Coia di Rienzo è quella messa meglio, andate a Viale Giulio Cesare e rischiate di prendervi un colpo. Neppure un India esistono strade così. Poi chissà perché crollano i dati del turismo, crolla il valore delle case e l'economia della città in generale. 

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