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Torino, pur grillina, ha un mercatino di Natale impeccabile mentre Piazza Navona fa schifo. Ecco perché

28 dicembre 2017
 Alla grande tristezza diffusa che si respira in città (l'unica città italiana ed europea dove a Natale non sembra Natale) si è quest'anno aggiunta la mestizia di Piazza Navona. Dopo anni il Comune ha fatto le carte - letteralmente - false pur di restituire la festa della Befana alla ghenga di bancarellari che l'aveva massacrata negli ultimi anni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e ne abbiamo parlato tante volte.
Ma come mai questi episodi si svolgono solo a Roma? Come mai nelle altre città vediamo solo rispetto e qualità? Quali sono i modelli? Ed è un problema del Movimento 5 Stelle, partito comunque totalmente suddito delle lobbies e alle clientele, o è un problema del Movimento 5 Stelle a Roma?



 Per capirci qualcosa e per darci qualche risposta siamo andati a Torino. Non a caso: la città, come Roma, è amministrata dal Movimento 5 Stelle e anche qui il governo municipale non versa in buone acque. Ma un conto è avere difficoltà, un conto è allearsi con le cricche. A Torino l'alleanza con le cricche evidentemente non l'hanno fatta. Potevano inventarsi bandi improbabili, potevano far valere assurde "anzianità", potevano giocare sul termine di "fiera" e di "festa" e potevano strumentalizzare a favore delle lobbies portatrici di voti alcune normative regionali (ammesso che il Piemonte abbia leggi raccapriccianti come il Lazio di Zingaretti). Così non ha fatto. 

In città ci sono molti mercati natalizi, in varie zone della città. Tutti fanno parte, fate attenzione, di un unico bando pubblico che si chiama "A Torino un Natale coi Fiocchi". Cosa ha fatto l'amministrazione comunale? Il suo mestiere: a tutto tondo! Ha individuato alcuni spazi, cinque più uno, dove si potevano svolgere manifestazioni commerciali natalizie, ha scritto un bando e ha messo "in palio" questi spazi. Nel bando c'era un capitolato molto preciso con chiari obblighi sulla qualità dell'allestimento, sulla qualità della merce e quant'altro. Tutto chiaro e tutto facilmente leggibile. Chi avrebbe vinto? Fermi restando tutti gli obblighi del concessionario avrebbe vinto, attenzione attenzione, chi avrebbe offerto di più. Sì, avete capito bene, in cambio infatti del suolo pubblico messo a disposizione e dell'utilizzo del marchio "Natale coi Fiocchi" (che fa cagare, ma è un marchio registrato del Comune), la città di Torino in-cas-sa un sacco di soldi. Ha piazze pulite, allestite e natalizie e in più incamera mezzo milione di euro sonante da parte del concessionario. Una società con le caratteristiche per partecipare, dunque, ha vinto il bando, ha pagato il Comune e poi ha lavorato per rientrare dei costi e per guadagnarci affittando gli spazi e gli chalet oltre che facendo attività con sponsor e quant'altro fosse consentito dal bando stesso. 

I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: tutto è omogeneo perché hai un solo interlocutore per quanto riguarda gli allestimenti, tutto è elegante e credibile. Se ci sono delle questioni, l'amministrazione ha un interlocutore, uno solo, non deve fare riunioni come è successo a Roma con l'assessorato affollato da decine di famiglie o, peggio, clan di bancarellari a intimidire. Chiaramente un solo interlocutore ha la forza finanziaria per pagare quello che c'è da pagare, per dare garanzie bancarie, per ottemperare alle spese di sicurezza (che invece da noi sono state un ridicolo problema) e così via. Se qualcosa del bando viene violato ne risponde un legale rappresentante, uno e uno solo. Non una pletora ovviamente ingovernabile di finte srl o peggio.

Tornando a Roma tutto questo è stato lo spauracchio di Coia (e di qualcuno che in buona o in cattiva fede ancora casca nelle sue frottole che tanti danni stanno facendo alla città). "Se trasformiamo Piazza Navona da 'fiera' a 'festa' poi rischiamo che tutto venga gestito da una sola società e non dai singoli bancarellari, ecco perché non lo abbiamo fatto". Ha detto proprio così. Nessuno gli ha fatto notare che ciò che lui considera come negativo è la soluzione adottata nella pentastellata Torino per realizzare mercatini non solo nella piazza principale ma bensì in tutta la città. Sarebbe bastato questo per zittire l'ennesima idizoia del micidiale presidente della Commisione Commercio. 

A Piazza Navona ormai le speranze di arrivare a questi risultati sono minime: l'amministrazione per costruire il suo lurido consenso ha regalato per 9 anni la piazza agli operatori peggiori possibile con le scuse di cui sopra. Ma un Comune serio, qualora mai ci fosse, potrebbe fare qualcosaltro per diluire la presenza di una manifestazione così mediocre? Certo che sì. Una amministrazione seria, in altre piazze (una piazza Esedra momentaneamente pedonalizzata, una piazza Venezia parzialmente pedonalizzata per le feste e mille altre) potrebbe attuare la stessa modalità torinese creando dei veri mercatini natalizi (a Torino la società vincitrice è stata quella dei Mercatini di Bolzano) che costringerebbero Piazza Navona o al fallimento economico o ad adeguarsi ad un livello alto di qualità. Il tutto fatto incassando soldi. E magari facendo anche meglio di questo bando torinese che ci piace nella modalità ma che pure non è esente da critiche e scivoloni nel merito. Ma per fare questo ci vorrebbe lungimiranza, visione, progetto, buona fede, sentimento del bene comune e non focus esclusivo sulla costruzione del consenso purchéssia...

(Per tutte le info sul bando di Torino, cliccate qui. E rifatevi gli occhi cazzarola!)

Le prime foto di Piazza Navona riconsegnata ai bancarellari. Tristezza e disagio

19 dicembre 2017
"Spelacchio? Non si può giudicare un'amministrazione dall'albero di Natale. Ai romani interessano altre cose" dice il consigliere Paolo Ferrara ovvero probabilmente la quintessenza del grillismo al potere a Roma: spregiudicatezza, furbizia (ma totalmente scevra di intelligenza), zero preparazione, zero studi effettuati, zero esperienza nel mondo del lavoro o dell'impresa, aggressività verbale, capacità di far buon visto a qualsiasi cattiva sorte, focus concentratissimo sul potere. Potere per il potere. 

Ferrara sa benissimo che su Spelacchio il punto non è l'aspetto, lugubre, della trista conifera di Piazza Venezia, bensì che il punto sono le spese, i tempi, la ditta assegnataria, l'inefficienza degli uffici. Ma la butta sull'estetica: "la prossima volta faremo meglio, ai romani interessa altro".
Giusto. E allora parliamo di altro. Parliamo ad esempio dell'altro "polo" natalizio della città dopo Piazza Venezia: Piazza Navona. Magari Ferrara dirà che "ai romani interessa altro", ma noi siamo persuasi che a qualche romano interessi eccome di avere, dopo anni, una amministrazione che ha scientemente deciso di regalare la piazza più straordinaria della città alle solite cricche di ambulanti che l'avevano distrutta. Ora ci dovremo, grazie ai 5 Stele, subire per nove anni un terrificante ritorno al passato dopo che Ignazio Marino era riuscito a bloccare lo scempio. Tutto è tornato come prima e peggio di prima grazie ad un bando ridicolo. Nel bando, scritto dall'amministrazione assieme agli ambulanti, il requisito di "qualità" per selezionare gli operatori era uno solo: portare prodotti natalizi, doppio dei punti se i prodotti natalizi avevano marchio CE. Visto che tutti possono reperire prodotti natalizi a marchio CE tutti hanno preso il massimo dei voti e i pochi punti dati per anzianità hanno fatto la differenza come avevamo ampiamente previsto mesi e mesi prima delle assegnazioni.
 
 Ora dopo una ventina di giorni di tiramolla dovuti al fatto che gli ambulanti non volevano pagare i costi della sicurezza nella piazza, questa "qualità" la possiamo toccare con mano. Innanzitutto la qualità della "sicurezza" stessa. Ci sono ringhiere di metallo micragnose, ci sono stuoli di carabinieri in pensione di qualche organizzazione. Per forza: la sicurezza invece di essere gestita da Comune o Prefetto è nelle mani degli ambulanti stessi. Che sono andati a risparmio. Per organizzare il tutto ci volevano circa 500mila euro. La città ha accettato che loro ne spendessero 170mila. Così è tutto organizzato in maniera poraccia, alla romana. Si è deciso, lo avete capito benissimo, di risparmiare sulla sicurezza. Ma quale sicurezza dovrebbero garantire quelle ringhierine in un momento in cui c'è questo livello di allerta sicurezza? Se un mezzo decide di irrompere nella piazza e giocare a boowling con le persone viene fermato da quei crackers di latta? Certo magari portare delle barriere pesanti in cemento armato era troppo costoso...

Veniamo poi agli allestimenti. Guardate che schifezza. Gazebi bianchi (moltissimi quelli desolatamente vuoti, perché parte del bando è andato deserto), furgoni dappertutto, strutture totalmente inadeguate, tutto buio, una tristezza totale. E scatoloni. 

 Ma proprio dagli scatoloni possiamo intuire la caratura della merce sui banchi. Il livello dell'alta gastronomia offerta che certamente vedrà il consigliere Andrea Coia (il vero autore di tutto questo) come consumatore assiduo e quotidiano. I prodotti sono normali prodotti da grande distribuzione. Nulla di velenoso, beninteso, ma neppure nulla di eccellente come invece richiederebbe il contesto. Piazza Navona è un luogo unico al mondo, noi abbiamo l'ambizione che gli operatori gastronomici che vi operano siano unici al mondo per livello di qualità e così non è. Il torrone è della D. Barbero di Cuneo, panforti, ricciarelli e cavallucci sono della Masoni di Colle Val d'Elsa. Non importa se nessuno compra nulla, intanto la licenza è presa ed è un valore regalato in cambio di nulla per qualcosa come 9 anni. Bisognava dichiarare di mettere prodotti natalizi ed ecco i prodotti natalizi, poi nei prossimi anni si vedrà se si potrà cambiare e offrire qualcosa di più redditizio. Così hanno ragionato i commercianti.



 In una piazza spettrale e vuota nonostante alcune bancarelle già aperte la cosa che fa rabbia (oltre all'incredibile terrazzo con stufe e ombrellone sopra Sant'Agnese in Agone - ma si sa che la soprintendenza di stato deve pensare piuttosto alle tribune dell'ippodromo di Tor di Valle, mica alle chiese di Francesco Borromini) è vedere poi che i prodotti sono uguali dappertutto. Essendo tutti parenti, i bancarellari non si fanno concorrenza e acquistano le merci assieme per fare massa critica e spuntare prezzi ancor più contenuti. Dunque il torrone D. Barbero (6 euro da Eataly, chissà a quanto lo venderanno qui) lo trovi da tutti in egual misura. Sempre lo stesso. 

Concorrenza, trasparenza, merito, qualità, competizione. Sono concetti che stanno messi peggio perfino di Spelacchio.





Il bando-truffa per la Befana a Piazza Navona. Avviso pubblico scritto su misura per i bancarellari esclude gli operatori di qualità

1 ottobre 2015

Parlare di montagna che partorisce topolino rischia di essere un eufemismo. E però la metafora regge. Due anni di caos. Un anno, lo scorso, con la festa addirittura saltata e l'amministrazione presa per il bavero da quattro cafoni. Tar, controtar e avvocature schierate. Polemiche politiche a non finire e il tutto per ottenere cosa? Che la Befana di Piazza Navona sarà riconsegnata nelle mani dei soliti, dei pessimi 'commercianti' che l'avevano ridotta una bidonville, degli squallidi operatori che lo scorso anno inscenarono un funerale in una delle piazze più belle del mondo per mettere in cattiva luce l'amministrazione comunale.

Invece di essere esclusi automaticamente dalla manifestazione, i ciarlatani che lo scorso anno per dare una prova di forza contro il Comune fecero saltare la festa, sono stati ampiamente premiati. Il bando pubblicato quest'anno è cucito accuratamente e sartorialmente attorno alle loro esigenze e confezionato appositamente per tenere alla larga dalla piazza operatori diversi da loro. 



Oggi sulla stampa leggerete di regole&decoro, ma si tratta di articoli scritti al buio, come d'abitudine per le cronache romane dei quotidiani: il Corriere ha scritto prima di aver letto il bando (pubblicato ieri all'ora di cena, con strategico gap dalla conferenza stampa delle 11 in Primo Municipio), La Repubblica ha scritto entusiasta addirittura ieri: sulla fiducia, un giorno e mezzo prima. Il Messaggero, come molti, l'ha buttata sulla retorica pelosa dei bambini... La realtà come dimostreremo facilmente è esattamente all'inverso: il bando è una truffa in piena regola, una evidenza pubblica fake e priva di qualsiasi senso e logica specialmente per quanto riguarda le postazioni relative al food (dolciumi), ma anche per tutto il resto. Voi, ingenuamente, pensavate che finalmente a Piazza Navona grazie ai nuovi bandi e alla "qualità" e alla "concorrenza" tanto sbandierata dall'amministrazione sarebbero arrivati operatori di qualità? Immaginavate di incontrare fornai e pasticcerie di prim'ordine? Bompiani, De Bellis, Pane&Tempesta, Romeo, Bonci, Bocca di Dama,  Le Levain, Prelibato, la nuova pasticceria che aprirà Roscioli, La Portineria o Cristalli di Zucchero ma anche Andreotti, Castroni, Linari?  Eravate certi che l'amministrazione avrebbe premiato le realtà che sono nate negli ultimi anni e dunque dovrebbero essere un motivo di vanto e orgoglio per il nostro Assessorato alle Attività Produttive? Vi sbagliavate. Tutte queste eccellenze resteranno tagliate fuori. Un autogol agghiacciante che ti puoi aspettare da certi personaggi che pascolano nel Primo Municipio, ma non certo da Marta Leonori. E invece...








Basta leggere le prime righe dell'allegato 1 del bando per scoprire il perché: sono ammessi - questi i requisiti - esclusivamente i titolari di autorizzazione di commercio su aree pubbliche alla data di pubblicazione dell'avviso. Ovvero possono partecipare soltanto coloro che al 30 settembre, cioè ieri, avevano una licenza da bancarellaro. Indovinate un po' chi sono costoro? Ehggià: potranno vendere dolciumi, torte, mele stregate, lecca lecca e caramelle soltanto, di fatto, i titolari di camion bar. Ma guarda un po'... Una roba che, a nostro modestissimo parere, rende il bando anche ampiamente impugnabile perché limita la concorrenza: per quale motivo una grande pasticceria romana o un fornaio d'eccellenza non ha titolo di vincere un banco a Piazza Navona e un bancarellaro che vende mutande o acqua minerale sì? E soprattutto perché questo vale per le postazioni commerciali, ma non per le postazioni artigianali? Forse perché i presepiari, ovviamente, non hanno alcuna licenza itinerante essendo dei semplici artigiani mentre gli altri ce l'hanno da sempre? Insomma, un bando costruito su misura per chi c'era già. Per non fare entrare nessuno di nuovo. Per non cambiare nulla e per precludere la piazza ad un'offerta commerciale che sarebbe degna di lei. 

Ricordiamoci che qui si assegnano i banchi della Festa della Befana per 10 anni. E dunque un flop oggi significa una festa brutta e sciatta non solo per il 2015, ma fino al 2025. Mezza generazione. E non sono stati capaci neppure di escludere i gentiluomini che lo scorso anno parteciparono al bando, lo vinsero e poi non aprirono i banchi tenendo in ostaggio l'amministrazione. Quindi questi personaggi, che hanno sabotato l'amministrazione, saranno i benvenuti per i prossimi 10 anni: potranno tranquillamente vincere, escludere gli altri più meritevoli di loro, e poi non aprire mai. Nessuna precauzione contro chi ha umiliato la città non più di un anno fa. Eppure il Codice dei Contratti qualcosa in merito lo direbbe...



Quanto all'anzianità è vero che è stata un po' depotenziata (solo il 20% di vantaggio per chi già c'era, mentre il restante 20, per arrivare al 40 che la legge assurdamente obbliga, è stato dato all'anzianità di licenza in generale, a prescindere da Piazza Navona), ma poi si è fatto in modo, furbescamente e goffamente, di rendere questo vantaggio non raggiungibile da nessuno.
Ammettiamo, infatti, che non ci sia il filtro iniziale che prevede la partecipazione dei soli ambulanti. Facciamo finta che quello sia stato un atroce errore di battitura. E ipotiziamo, dunque, che realtà di acclarata qualità partecipino al bando: quale strana hanno per sopravanzare gli operatori anziani? Solo una: puntare sulla qualità e far valere la loro eccellenza. Certo, peccato che il bando non glielo permetta. I punteggi della qualità, che valgono il 50% contro il 40% dell'anzianità (il restante 10% lo ottieni se il titolare - o il prestanome - della richiesta è invalido, altra assurdità che grida vendetta e che non ha riscontri in nessun'altra fiera simile al mondo) sono stati resi inutili, raggiungibili da chiunque, disinnescati. Ottieni il massimo dei voti se: porti un po' di cibo bio (devi dichiararne almeno il 50%, una percentuale folle e irreale che spinge solo gli operatori a dire bugie), porti roba per celiaci (bel rischio che si assume il Comune su una materia così delicata e col rischio di contaminazioni) e se porti prodotti locali o regionali. È evidente che tutti possono dichiarare di avere questi requisiti: non importa la tua storia, la tua rassegna stampa, i punteggi che hai nelle guide gastronomiche, la qualità oggettiva delle tue materie prime e dei tuoi fornitori, il fatto che sei invitato in manifestazioni di livello. Niente di tutto questo ha valore per chi ha scritto il bando. Addirittura non c'è nessuna penalità per chi porta prodotti industriali e nessun vantaggio per chi propone cibo artigianale: se porti roba bio e "locale" sei al massimo del punteggio, anche se si tratta di banali prodotti industriali. Se arriva Alain Ducasse con la sua pasticceria, se arriva Fouchon o arriva Pierre Hermé (il bando è aperto a tutta Europa) non viene valutata la loro storia di brand di assoluta qualità planetaria, ma solo se portano roba bio, roba per celiaci e roba "regionale". Cose che tutti sono i grado di fare.

Ed ecco servito il trucchetto: ti do un vantaggio sull'anzianità e poi faccio in modo che nessuno possa raggiungerti sulla parte della qualità scambiando per "qualità" una serie di banalissimi requisiti che tutti, perfino l'ultimo gestore di camion bar, sono in grado di raggiungere. 

Una fregatura decennale in piena regola che andrebbe ritirata subito e riscritta in maniera civile e dignitosa. Possibilmente punendo severamente e definitivamente la manina che ha esposto il Municipio e il Comune a questo clamoroso flop. In caso contrario ci auguriamo che le associazioni di commercianti e esercenti, se ce ne sono ancora di serie e sveglie in città, traggano le conclusioni e impugnino questa zozzeria.

Chiudiamo con una domanda semplice, semplice: ma se in città si fanno esattamente le stesse porcherie che si facevano quando spadroneggiava Mafia Capitale, ma allora Sabella e Gabrielli cosa ci stanno a fare? Scena?


UPDATE DELLE 19.00

Presa evidentemente di soppiatto dal nostro articolo (ma non si ricordano quando lo scorso anno gli bloccammo anche in quel caso la zozzata all'ultimo secondo? Dovrebbero averci fatto l'abitudine!) la presidente del Primo Municipio Sabrina Alfonsi ha risposto con un comunicato stampa e con una nota che si è fatta produrre dagli uffici per giustificare la buona fattura del bando in questione. Vediamo un po'. 


Con riferimento all’articolo apparso oggi sul blog “Roma fa schifo”, ribadisco che la volontà politica del Municipio è stata quella di garantire con il nuovo Bando la massima possibilità di partecipazione alla Festa della Befana, come si evince dalla deliberazione n. 69 adottata dalla Giunta del Municipio Roma I Centro nella seduta del 25 settembre 2015, con la quale abbiamo dettato agli uffici municipali le linee di indirizzo in base alle quali gli stessi uffici hanno predisposto il nuovo Bando per la Festa della Befana. Sulla base di quanto esposto nell’articolo del blog citato, e dopo aver proceduto ad una ulteriore verifica dei contenuti del Bando con l’Avvocatura Comunale con gli Uffici del Municipio, confermo che le prescrizioni relative ai requisiti previsti per la partecipazione al bando e i criteri per l’assegnazione dei punteggi sono perfettamente in linea con quanto previsto dalle norme vigenti, sia nazionali che regionali, per le fiere su area pubblica, e che il sistema dell’assegnazione dei punteggi è stato definito con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione al bando, nei limiti di quanto consentito dalle sopra richiamate normative.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.


Insomma è un po' come dire: noi agli "uffici" abbiamo dato indicazioni di fare una cosa più pulita possibile, poi se non è andata proprio così è colpa loro. E comunque, anche se hanno fatto come gli pareva, stiamo comunque dentro la norma. Una bella difesa, non c'è che dire. Ma il bello viene quando vai ad analizzare la "nota predisposta" dagli Uffici del Municipio, che nella migliore tradizione della casa ne hanno fatta un'altra delle loro. Vediamo.

Gli uffici dicono sostanzialmente che l'obbligo di coinvolgere solo ambulanti deriva dal fatto che la manifestazione è una "fiera" e le fiere sono normate da una serie di leggi (vecchie come il cucco: dopo è successo tutto e il contrario di tutto) che obbligano in questo senso. E questo era facilmente aggirabile se davvero, come sostiene la Alfonsi, la volontà politica era di aprire la Festa della Befana e di cambiarla per davvero bastava, banalmente, non chiamarla "fiera". Bastava chiamarla "manifestazione", "festa" o "pincopallino". Le scusanti per cambiare 'categoria' alla kermesse c'erano tutte visto che da quest'anno è qualcosa di completamente diverso rispetto al passato. Esattamente come la Alfonsi fa per le mille "fiere" di cui consente l'organizzazione nel suo territorio (Piazza Risorgimento, Chiesa Nuova, Piazza dell'Esquilino, Piazza di Porta San Giovanni in Laterano, Piazza Esedra e via di mercatino in mercatino) e che di certo non obbligano i partecipanti ad avere una licenza da ambulanti. Ma poi è quello che si è fatto a Piazza Navona lo scorso anno: gli ambulanti hanno fatto saltare la "fiera" e si è fatta una "manifestazione". Guardate ad esempio la "manifestazione natalizia" di Piazza Mazzini. Ha più banchi di Piazza Navona eppure per parteciparvi non occorre essere ambulanti. Ecco il bando

Ma andiamo avanti perché non finisce qui e il bello deve arrivare. Secondo gli uffici, a quanto si legge nella "nota", sia per i posteggi commerciali, sia per le attività artigianali che per gli spettacoli dal vivo è necessaria, in base alle norme citate, una autorizzazione di commercio su area pubblica. Fantastico. Ma poi se vai a vedere il bando pubblicato dal Primo Municipio questo requisito è chiesto solo per i posteggi commerciali e non per le attività artigianali. La nota in questione, dunque, prodotta dagli uffici per difendersi da questo articolo, sconfessa e annulla il bando: sostiene che nella parte relativa all'artigianato il bando è scritto male. E il tutto vidimato, timbrato e protocollato. Incredibile ma vero. 

Condannati alla bruttezza dalla Soprintendenza. Un mercatino-bidonville di cianfrusaglie umilia Santa Maria Maggiore. Pur volendo, impossibile farlo bello

14 aprile 2015



























Santa Maria Maggiore come difficilmente è possibile immaginarla. Purtroppo siamo di fronte all'ennesimo scempio che questa amministrazione comunale e municipale ci sta fornendo. Eppure questa doveva essere la giunta il cui fattore cardine era il tanto acclamato decoro. Santa Maria Maggiore è un gioiello di questa città ma il I municipio ha scambiato questo luogo, visitato da migliaia di turisti ogni giorno, per una fiera della monnezza. Infatti dal 31 marzo al 4 maggio il municipio ha autorizzato il mercatino richiesto (senza bando) da una associazione culturale, che altro non è che uno dei soliti mercatini della cianfrusaglia è che nulla ha a che vedere con la cultura. Se non quella dei soldi. Come potete ben vedere dalle foto il municipio ha distrutto la basilica già violentata sul l'entrata principale da un camion bar, in area pedonale, e due venditori di souvenir di dubbia provenienza. Il bello di questo ennesimo scempio è poi la denominazione che passa Sotto la voce di "Pasqua all'Esquilino". Non sapevamo che la Pasqua durasse oltre 30 giorni... L'assessore ai Lavori Pubblici con delega al decoro Maurizio Pucci intervenga, e presto, perché di decoro si tratta. Per quanto riguarda l'assessorato al commercio del I municipio solo tanto schifo.
Giorgio Carra


*Caro Giorgio in questo caso prima di pubblicare l'articolo e le tue riflessioni abbiamo sentito gli organizzatori. Abbiamo verificato che la persona coinvolta non fa parte dei soliti giri di ambulanti a noi ben noti (vedi Piazza San Giovanni a Natale, ma anche Piazza Esedra) ed è già qualcosa. L'imprenditore ci è sembrato sincero e - pur ammettendo che "comunque un mercatino così fa schifo" e se lo dice lui che l'ha fatto... - ci ha spiegato come abbia fatto di tutto per migliorare le condizioni dell'area che prima (lo possiamo confermare) era un bivacco a cielo aperto. La soluzione al bivacco sono i mercatini ambulanti? Secondo noi no, ma tant'è. L'organizzatore ci ha detto di aver messo fiori, guide a terra, una persona di guardia, persone a pulire. Ci ha detto anche di aver pagato oltre 25mila euro di occupazione di suolo pubblico e di dispiacersi (lo ha ammesso lui per primo) di avere circa un terzo di espositori non di qualità (i restante due terzi sono di qualità? Parliamone...). 
La cosa più grave secondo noi è e resta la tipologia di bancarelle. Non possiamo essere contro ai mercatini a prescindere. I mercatini ci sono in tutto il mondo. A Londra come a New York per non parlare delle città austriache, tedesche, svizzere. Il problema è il contenuto di questi mercatini e il loro impatto estetico. 
La cosa atroce (l'operatore ce lo ha confermato, ma a Roma lo sanno tutti) è che chi obbliga a questo schifo, in città, è la Sovrintendenza: obbligatoria la plasticaccia, obbligatoria la plasticaccia bianca, obbligatorie queste squallide pagode da campo profughi. Uno scempio assoluto dal quale non si può uscire e nel quale stanno perfettamente a loro agio gli operatori squallidi della bancarellopoli romana e che, invece, fa scappare via gli operatori di qualità e gli espositori di qualità. Forse la battaglia dovrebbe essere contro queste prescrizioni assurde e imbarazzanti. Che obbligano la città a vivere nella bruttezza e nella sciatteria. 

E poi, come tu giustamente fai notare, ci sono i politici. Che lottano contro i tavolini, ma che riempiono piazze storiche e tutelate di bancarellopoli. Che lottano contro le pedonlizzazioni e che tacciono contro queste pseudo-favelas. 
-RFS

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