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Autista-bigliettaio per azzerare l'evasione. Verona, prima città italiana, entra in Europa. Atac quando copierà?

3 febbraio 2016

Seguiamo con attenzione l'evolversi di questa questione perché la consideriamo centrale e strategica non solo nel processo - che interessa non solo Roma, ma Roma in primis - di riqualificazione economica delle società di trasporto pubblico locale (quasi tutte in disavanzo anche e soprattutto a causa dell'evasione), ma anche nel processo di riscatto civico generale e diffuso: consentire alle persone di evadere significa costruire delle brutte persone oltre che pregiudicare la sicurezza degli spazi pubblici. A Verona lo hanno capito e la città scaligera è la prima grande città italiana ad adottare questo sistema. Copiamo qui sotto l'articolo de L'Arena uscito ieri perché tocca tutti i punti.
Per prevenire le solite sciocche obbiezioni diciamo che:
1. la questione non presenta rischi di rallentamento
2. la questione non presenta rischi di sicurezza (non più dei rischi che gli autisti corrono già ora)
3. la questione non è fattibile solo in medie città come Verona ma è la norma a Londra o a New York, centri urbani da decine di milioni di abitanti

***

Entro la fine di febbraio, su tutti gli autobus Atv della rete urbana sarà attivato il servizio di vendita dei biglietti a bordo e di controllo visivo da parte dell’autista. Lo hanno comunicato questa mattina, in occasione della firma per l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente tra Comune, Atv e organizzazioni sindacali, gli assessori alle aziende partecipate Enrico Toffali e alla Mobilità Marco Ambrosini, insieme al presidente di Atv Massimo Bettarello e al direttore generale Stefano Zaninelli. Presenti i rappresentanti sindacali dei lavoratori: Stefano Ferrari della Faisa Cisal, Mario Lumastro Filt Cgil, Gaetano Iannuzzi Uil Trasporti, Luca Dal Dosso Fit Cisl e Giuseppe Antolini di Sul Ct.
“Si tratta per un certo verso di un ritorno al passato, quando su tutti i mezzi c’era il bigliettaio – ha detto Toffali - ma con uno sguardo proteso al futuro e, soprattutto, a quanto avviene all’estero. Questo accordo si è reso fondamentale per combattere l’evasione e disincentivare i furbetti e allo stesso tempo per garantire un servizio migliore a tutti gli utenti”.
“L’amministrazione comunale – ha spiegato Ambrosini – si impegna a favorire la percorribilità e la sicurezza lungo i percorsi degli autobus, attraverso un tavolo politico che si incontrerà ogni quattro mesi per suggerire possibili miglioramenti alla viabilità e un tavolo tecnico che si occuperà di macroquestioni e allo stesso tempo di microinterventi condivisi anche con la Polizia municipale”.

“Questo nuovo servizio – ha aggiunto Bettarello - è stato regolamentato grazie all’accordo
siglato lo scorso 11 gennaio da Atv e dalle organizzazioni sindacali che rappresentano il 95% degli iscritti, e sarà operativo dopo l'approvazione da parte delle assemblee dei lavoratori, che si terranno nei prossimi giorni". 
“Si tratta di un traguardo importante – ha concluso Zaninelli – che ci porta ad essere la prima azienda in Italia ad attivare questo servizio. L’attenzione di Atv continuerà ad essere concentrata sulla tutela degli autisti, per questo sono state predisposte squadre di pronto intervento e speriamo di poter presto aumentare il numero di vigilantes privati”.

Dopo la sperimentazione avviata lo scorso giugno sulle linee 31 e 32, il nuovo servizio partirà entro il mese di febbraio sulle linee 30, 31, 32, 33, 51 e 52 e sarà esteso, entro fine marzo sugli autobus 21, 22, 23, 24, 41 e sulle linee serali e festive, entro aprile sulle corse 61, 62, 70, 72, 73, ed entro maggio sui bus 11, 12, 13, 81. Seguendo le modalità operative già sperimentate, i passeggeri saliranno esclusivamente dalla porta anteriore e il conducente controllerà visivamente la validazione del titolo di viaggio.

A quanti saranno sprovvisti di biglietto o abbonamento l’autista proporrà di acquistare il ticket maggiorato da 2 euro, con validità oraria di 90 minuti, mentre nei casi in cui l’utente si rifiuterà di pagare la corsa, saranno avvisati i controllori per l’eventuale sanzione. Nella fase di avvio, sugli autobus sarà presente personale Atv in veste di “facilitatore” per informare l’utenza e agevolare le operazioni di acquisto, mentre una seconda fase prevede l’intensificazione della presenza di verificatori lungo la linea.

Perché Roma ha i bus con tre porte mentre Parigi, Madrid, Londra, New York con due?

12 settembre 2015

Partiamo da un presupposto. Atac è destinata al fallimento se non deciderà, un bel giorno, di far pagare il biglietto alle persone che utilizzano il servizio. Atac ha 100 milioni di euro di deficit annuo circa, e 120 milioni di euro di evasione stimata. Ne deriva che facendo pagare a tutti Atac potrebbe essere una azienda in salute, capace magari di erogare un servizio di qualità per gli utenti. 

Per far pagare il servizio, fermo restando che sulla metro ci si sta provando - male - da qualche anno e i tassi di evasione sono più contenuti, resta la grande sfida dei bus. In tutta Europa - il problema dell'evasione non è di certo solo romano o italiano, ma solo da noi si considera come fatto ineluttabile contro il quale non si può combattere - hanno preso per le corna il toro e hanno cambiato le abitudini dei cittadini: dai bus si entra solo da davanti e si paga sotto gli occhi vigili dell'autista che, pur non essendo un controllore, ha modo riprendere gli eventuali evasori e di non ripartire con la corsa se tutte le persone entrate nel bus non hanno pagare. Succede così in tutto il mondo. 





Per facilitare questo processo tutte le aziende di servizi di trasporto pubblico in occidente (qui sopra abbiamo Parigi, Madrid, New York, Londra) si sono dotate via via di mezzi a due porte. Più facili da gestire. Da una parte si entra, dall'altra si esce. Così l'evasore è molto, ma molto, sotto gli occhi di tutti: perché o entra e, mentre tutti pagano, lui evade (e la cosa viene notata), oppure entra laddove tutti escono (e la cosa viene notata). Insomma si mette a disagio l'incivile, non gli si rende la vita facile. In molte realtà, come New York, la porta di uscita non si apre con un servomeccanismo, ma solo ed esclusivamente a spinta dall'interno e poi, a molla, si richiude. 


A Roma, ovviamente, i bus sono a tre porte. A prova di cittadino onesto. A disposizione dell'evasore in tutto e per tutto. La cosa grave però non è sbagliare, che è umano, ma perseverare, che è diabolico. Proprio in questi giorni la gara per 700 nuovi bus per Atac è andata per fortuna deserta. Pare che si fosse in qualche maniera affacciata solo la Daimler Benz con il Conecto, un mezzo che ha avuto un qualche successo nell'Europa dell'Est (non a caso) e che, ovviamente, ha tre porte. Fatto per quei paesi dove si è rinunciato in partenza a far rispettare le regole e dove il trasporto pubblico è scambiato come una specie di servizio sociale per furbi e scrocconi. Per fortuna la gara sarebbe stata annullata e ora il neo assessore Stefano Esposito ha modo di riscriverne una nuova. Vigileremo sul sito dell'Atac appena l'incanto verrà pubblicato perché le intenzioni dell'amministrazione si vedranno da lì: si vorrà cambiare o si vorrà continuare come sempre? Si ordineranno mezzi adatti a un controllo dei biglietti da parte dell'autista oppure si continuerà con l'anarchia magari puntando su soluzioni folkloristiche come il bigliettaio o su controllori mandati allo sbaraglio a pigliare ceffoni da incivili che qualcuno ha liberamente lasciato salire sul bus mettendo a rischio personale, turisti, viaggiatori, pendolari? Tutto il mondo ci insegna che evasori e farabutti proprio non vanno fatti salire, a monte. E lo si fa, con più efficacia, con mezzi a due porte come accade dovunque. 

E' vero che ad oggi ancora non esiste un accordo sindacale che obblighi gli autisti (ne ricaverebbero uno stipendio assai più alto, imbecilli!) a controllare i biglietti, è vero che esistono ridicole leggende metropolitane che considerano questa modalità come elemento di troppo rallentamento delle fermate (ma basta diminuire il numero di fermate, oggi ridicolmente fitte, e poi le folle che salgono sono folle perché infarcite da una percentuale mostruosa di scrocconi; e poi basta obbligare tutti ad utilizzare un titolo di viaggio elettronico a sfioramento, tra qualche giorno pubblicheremo un video eloquente riguardante Istanbul), ma quando tutte queste superstizioni si risolveranno sarebbe opportuno avere mezzi adatti a far partire il nuovo ciclo, quindi è il caso di ordinarli fin da ora non facendosi trovare impreparati. Ovviamente, a tal fine, il nuovo bando per i nuovi 700 bus dovrà prevedere anche telecamere a bordo (puntate in faccia ai viaggiatori, vedasi cosa succede a Londra) e cabine sicure per gli autisti in vista dei loro nuovi compiti, in linea con quanto accade in tutto il mondo. 

Questo se si vogliono sistemare le cose, poi se si vuole continuare a lisciare il pelo agli incivili (d'altro canto il voto di un incivile vale quanto il voto di una persona per bene, che anzi, disgustata, magari a votare no ci va da anni come riportano i dati) facendo pagare il conto a tutti, lo si dica chiaro.

Quante sono realmente le persone che evadono il biglietto della metro? Davvero l'uno virgola qualcosa come sostiene Atac?

1 maggio 2015

Negli scorsi giorni l'account Twitter di Atac (l'unica cosa di Atac che funziona!) ha iniziato a divulgare dati e risultati della campagna, con tanto di hashtag, #maipiùsenzabiglietto. I dati ci sono apparsi subito molto strani: secondo i controllori di Atac circa l'1% degli utenti della metro viene multata e non paga il biglietto. (Sui bus il dato è ancora più impensabile: solo il 6% di evasori secondo i dati dei verificatori).

Ci siamo permessi di chiedere chiarimenti ad Atac sugli utenti "salmoni" (quelli che quando vedono i controlli tornano indietro e scendono alla stazione successiva) e su altro. La risposta è stata come al solito esauriente e chiara da parte del qualificato staff social dell'azienda di Via Prenestina. Eccola: 

Dati su "controlli concentrati" sono particolarmente significativi perché flusso viene setacciato e vengono controllati anche i "salmoni" che risalgono la corrente per sottrarsi al controllo; dato evasori è quindi statisticamente rappresentativo. O quelli che si "accodano" non si dirigono mai alle stazioni oggetto di "controllo concentrato" o non tutti non hanno il biglietto e si "accodano" per inciviltà.

Resta il fatto che i dati non ci convincono: basta appostarsi per un attimo in una stazione per vedere scene come quella che potete osservare in questo video. Dunque cosa succede? Succede che in realtà le percentuali divulgate quotidianamente da Atac non sono le percentuali degli evasori tout court, sono le percentuali dei multati. Ma non tutti gli evasori vengono multati. Molti, ne siamo certi, tornano indietro. Altri passano lo stesso ai controlli perché, lo diciamo per esperienza diversa, quando i flussi sono pressanti è sufficiente mostrare rapidamente anche la tessera del supermercato per passare. Quando il controllo è umano capita, ecco perché in tutte le metropolitane dei paesi evoluti solo chi paga davvero entra (con controlli ai tornelli, non con personale nei gabbiotti che non interviene in presenza di ingressi fraudolenti) e quando si esce - modello Londra, ma anche Milano - si timbra di nuovo. Al di là dei dati noi continuiamo ad essere assolutamente persuasi che siano gli utenti stessi a rubare ad Atac quei 100/120 milioni di euro all'anno che farebbero di Atac una azienda se non efficiente, almeno decente...


Come può l'Atac permettersi il lusso di perdere decine di milioni al mese a causa dell'evasione tariffaria? Un filmato di Striscia La Notizia

21 febbraio 2015

Ci fa enorme piacere che ultimamente Striscia La Notizia, in particolare con Gimmy Ghione, segua la falsariga dei nostri servizi fatti nel corso di questi anni. Significa che a forza di abbaiare alla luna qualcuno ci ha ascoltato e le nostre denunce hanno fertilizzato un po' di menti. Siamo entusiasti che l'attenzione di Striscia si sia focalizzata anche sullo scandalo degli ingressi abusivi nella metropolitana. Ecco un servizio più che eloquente.

Scavalcate i tornelli ora, se ci riuscite! Sulla Roma-Lido arrivano le gabbie, che in presenza di bestie sono sempre benvenute...

15 dicembre 2014


Finalmente. Tornelli-gabbia sul modello di quelli di New York anche a Roma. Non è un fotomontaggio e non è uno scherzo. E' quello che si sta facendo (in via sperimentale, perché a Roma, come diciamo sempre, le cose giuste sono sempre sperimentali o parziali) in due stazioni della Roma-Lido: Stella Polare e Cristoforo Colombo. Qui, forse, inizieremo a disabituarci a vedere persone che impunemente, insultando l'amministrazione e insultando chi regolarmente paga, entrano scavalcando. 
I tornelli-gabbia sono il simbolo della New York di Rudolph Giuliani e della Zero Tollerance. All'epoca si capì, nella Grande Mela, che per sconfiggere i grandi reati (c'era un tasso di omicidi pazzesco) bisognava occuparsi in primis di eliminare i piccoli reati di cui l'evasione del ticket della metro era quello con la maggiore incidenza. Questa semplice attività indusse nella mente delle persone una presenza dell'autorità, suggerì loro un ragionamento molto, ma molto semplice che qui in Italia e in particolare a Roma non vogliamo capire: "se l'autorità sta così attenta a me se semplicemente non pago il biglietto del bus o della metro, figurarsi cosa mi potrà succedere se scippo, rubo, uccido. E allora ci penso due volte prima di rovinarmi la vita e passarla in galera". E così il tasso di criminalità - ovviamente stiamo semplificando molto - si ridusse drasticamente. 
Con venti e passa anni di ritardo forse ci stiamo arrivando? Speriamo che presto questi sistemi si possano montare anche in metropolitana, non solo sulla Lido, superando le resistenze dei Vigili del Fuoco che parlano di rischio per i deflussi in caso di necessità di evacuazione. A New York come fanno?

Violi le regole sotto la metro? Se sei straniero faccio finta di non vederti, se sei italiano ti stringo la mano. Qualcuno individui e licenzi questa guardia giurata

20 giugno 2014

Giovedì 19 giugno 2014 ore 18:40, stazione di Piramide lato Ostiense

Scendo dalla metropolitana e mi dirigo verso la stazione Ostiense. Salgo le scale e mentre esco dai tornelli un ragazzo con sigaretta accessa in bocca, Samsung Galaxy in mano e cuffie alle orecchie con nonchalanche scavalca il tornello e va per prendere il treno. Lo fermo e lui con fare stufato si toglie le cuffie per sentire cosa avevo da dirgli.
Gli dico: "hai la sigaretta accessa e non paghi il biglietto, hai bisogno di qualcos'altro?".
Lui mi risponde: "non si può fumare? qui è tutto aperto?". 

Io gli indico il cartello "divieto di fumare" distante meno di due metri e lui: "ah non lo sapevo, è tutto aperto". Ribadito più volte "che è tutto aperto" passiamo all'argomento biglietto. "E il biglietto?" gli faccio.  Lui: "su quello c'hai ragione infatti non ti ho detto niente, ma non ho i soldi per farlo".
Ragazzo vestito di tutto punto con cellulare in mano che ha i soldi per le sigarette ma non per il biglietto... Non voglio perdere altro tempo e lo accompagno fuori dai tornelli con me.
Lui si avvia verso l'uscita esterna che da verso via delle Cave Ardeatine e io verso il sottopassaggio e i tapis roulant che portano alla stazione Ostiense. Mi giro per vedere se mi prende per il culo subito, certo che lo avrebbe fatto quando non ero più a vista, e noto che si è messo a chiacchierare amabilmente con un vigilante che sta fumando. Si stanno finendo la sigaretta insieme. Sottolineo che vista la posizione del vigilante è impossibile che non abbia assistito al siparietto che si è consumato poco prima. Cerco in tutti i modi di desistere dal fatto di tornare indietro e dirgli qualcosa ma purtroppo non resisto e ci torno. 

Non riesco ad esordire in maniera differente da un "ma te qua che ci stai a fare" rivolto al vigilante fumatore e mentre gli dico questo noto il simbolo ITALPOL sulla camicia. Lui mi risponde: "ma lui è un italiano e io gli stringo pure la mano", indicando il ragazzo che aveva scavalcato poco prima . Ha detto proprio così. Testuali parole. Io sconvolto gli faccio: "ma ti rendi conto di che cazzo hai detto?".
Lui ci mette il carico: "entrano cento stranieri e ti pare che vado a fermare l'italiano?".
Io: "a lui gli stringi la mano e agli stranieri che gli fai?".
Lui: "niente".
Io: "non gli dici niente?".
Lui. "no, niente".
Così. Niente. N-i-e-n-t-e.
Inizia poi la solita tiritera con una sfilza di "non è di mia competenza", "non li posso fermare", "non posso fare niente", "se li fermo non ho nessun potere e poi mi mandano a fanculo", "se fermo un minorenne passo i guai" ecc... 

Sta di fatto che io quel ragazzo, che nel frattempo si è volatilizzato non dopo aver spento il mozziccone per terra, l'ho fermato, gli ho chiesto del biglietto, lui ha ammesso di non averlo ed è uscito senza problemi. Tutte cose che il nostro vigilante armato dell'ITALPOL non può fare. 
Io invece a quanto pare si. 
A sentire tutta questa serie di stronzate ma soprattutto quel "gli stringo pure la mano" che lui ribadisce più e più volte si alzano un po' i toni e diverse persone si fermano a guardare. Nessuno dice nulla.
Alla fine lui mi fa: "tu oggi hai lavorato?".
Io: "no perché sono in cassaintegrazione e da quello che vedo non hai lavorato neanche tu".
Lui: "io è da stamattina che sto qua".
Sì, a guardare gli stranieri mentre scavalcano i tornelli senza fare nulla e a riconoscere gli italiani che fanno la stessa cosa per stringergli la mano. Me ne vado e mi urla: "vattene a casa a studiare la legge".
Sì, me ne vado a casa, è meglio, e lo faccio con la sempre più convinta consapevolezza che questa città è finita.


Lettera firmata

Metropolitana. Parlano gli operatori di stazione. Una lettera anonima (ma molto utile per capire) a Roma fa Schifo

2 febbraio 2014
Chiaramente, dopo le mie esplicazioni chiunque dovesse continuare, lettori inclusi, a parlare a sproposito, sarà palesemente in malafede, pur avendo, ci mancherebbe, diritto a farlo.
Non scrivo tutto questo a cuor leggero, ma sono stufo di essere additato come esponente di una categoria di parassiti, quando è tutto il contrario e molti di noi sono laureati plurilingue. Semmai siamo male impiegati. Ed è pessimo lavorare male. E confermo che condanno parimenti l'utente che parla a vanvera ed il collega che durante il turno fa di tutto tranne che lavorare.

Per punti:

1) Mantenere il servizio in condizioni penose e lasciare che la gente si lamenti conviene molto di più che sforzarsi a combattere l'evasione ed offrire un servizio migliore. Leggendo le notizie di questi ultimi mesi, vi sarete resi conto dell'enorme partita di giro monetario intorno ai biglietti falsi: quasi 100 milioni di euro.
2) Un servizio funzionante vorrebbe dire far lavorare i fannulloni e costringere tutti a rispettare le regole e un popolo incivile come quello italiano non sarebbe avvezzo: l'evasione comporta altri 100 milioni di euro di perdite.
3) Al momento il sistema dei varchi fa acqua, è vero, ma è storia vecchia di almeno sei anni, quando noi operatori di stazione segnalammo già allora le anomalie del sistema: pezzi di ricambio mancanti, biglietti e abbonamenti non letti, varchi che rimangono per lungo tempo fuori servizio...
4) Al momento circa 100 mila persone in borghese viaggiano gratis e anche in caso di accordi specifici, il 90% delle "forze dell'ordine" continuerebbe a fregarsene della sicurezza in metro, come avviene da tre anni a questa parte. L'unico serio deterrente sarebbe quello di far viaggiare gratis chi è in divisa. Centomila persone al giorno sono quasi, all'anno, altri 100 milioni di euro persi.
5) Gli operatori di stazione non sono controllori e non possono far praticamente nulla per combattere l'evasione e gli accodamenti, solo fungere da deterrente. Gli OdS fungono da presenziamento in merito al controllo e alla regolarità dell'esercizio e degli impianti, nonchè all'informazione alla clientela in merito strettamente al servizio; in pratica supervisionano l'andamento e la gestione globale della stazione. Orbene, lungi da me difendere chi non svolga a dovere il proprio lavoro,ma mi corre obbligo fare presente che in prima istanza noi il telefono lo possiamo utilizzare solo per motivi di servizio e quando utilizziamo i nostri cellulari personali è perchè non funzionano quelli interni delle stazioni; non essendo controllori non siamo obbligati a vigilare sugli ingressi ai varchi e chi lo fa (incluso lo scrivente) lo fa per iniziativa e scrupolo personale; in passato in base a vecchi accordi era previsto che gli addetti di stazione avessero più strumenti di tutela e lotta all'evasione e/o l'affianco di personale di controlleria, ma queste intenzioni negli anni sono scomparse; ormai il 90% delle stazioni è privo di vigilanza e di riflesso nessuno da solo mette a repentaglio la propria incolumità personale senza adeguati strumenti (anche giuridici) di tutela; aggiungo anche che ancora oggi dopo anni formalmente ci è vietato agire sul sistema varchi in quanto anni fa l'Azienda reputò il sistema perfetto e autonomo ( !!!);  in virtù della cronica carenza di personale ormai mezza linea B è costantemente vuota e l'assenza non è certo dovuta ad assenteismo. A fronte di questo abbiamo ancora migliaia di esuberi nel settore amministrativo, tra l'altro con parametri e stipendi ben superiori. Ovviamente essendo a diretto contatto col pubblico fa comodo a molti soggetti avere un comodo capro espiatorio dove convogliare tutto il malcontento. E' fastidioso e avvilente vedere quanta gente parli a sproposito eppure la nostra assenza si avverte quando le stazioni son vuote oppure durante gli scioperi gli impianti son fermi. Le condizioni di lavoro, igienico-sanitarie incluse sono alquanto precarie e per quanto concerne lo scrocco,beh, è come se si chiedesse ad un suonatore di suonare, ma senza strumento.Ad esempio,ecco alcune categorie di simpatici utenti:

-quello che non ha soldi, quello che ha scordato la tessera, quello che ha il tesserino delle FFOO, quello che ha sbagliato fermata, quello che deve andare al Sert (altra vergogna tipicamente cittadina, dove per consolidata consuetudine da secoli i tossici sono stati abituati a viaggiare gratis in virtù di non si sa quale disposizione...), quelli che si accodano,quelli che scavalcano al contrario, quelli che spaccano i varchi, quelli che bloccano le scale mobili e/o cammina non contromano, quelli che sono bande di rom borseggiatrici, sempre gli stessi volti... eccetera eccetera.

Se non frega niente a chi di competenza, ci devo pensare io, che neanche son tutore dell'ordine e mi trovo a lavorare da solo in stazioni multipiano, dovendo gestire antincendio, blocchi del servizio, malori di passeggeri, malfunzionamenti vari? Altro che film e lettura di giornali!
Ma torniamo a monte: fatevi i conti e arriveremo alla bella torta di quasi 400 milioni di euro. Un sistema che dura da tempo. Quindi la politica dello scrocco è ampiamente voluta dall'alto perché agli stessi soggetti non frega nulla di risolvere il problema. Vedremo il nuovo corso aziendale cosa combinerà.


*Tutto molto interessante, ma continuiamo ad essere convinti che una presenza fi-si-ca degli OdS nei pressi dei tornelli disincentiverebbe la schiacciante maggioranza degli evasori a evadere. Si veda la foto qui sopra.
-RFS

Guardate con attenzione il trenino (questa gente ruba in tasca a ognuno di noi) e guardate la posizione guardinga e solerte dell'addetto Atac

19 ottobre 2013

Quando decideranno questi signori di iniziare a farsi rispettare?

"Nun fa er biglietto tanto qualche scemo che paga o trovamo sempre". E' la metropolitana di Roma

16 agosto 2013
Salve Roma Fa Schifo,
sono un vostro assiduo lettore. Voglio segnalarvi quanto segue:
Negli ultimi giorni ho assistito a molti accessi senza biglietto se così vogliamo chiamarli nelle stazioni metro e Roma – Lido.
14/08/2013 Stazione Lido Centro ore 18 circa, 3 stranieri entrano senza titolo di viaggio passando dietro chi ha pagato il biglietto (dopo anche le risate e i divertimenti).
Circa 5 minuti dopo ecco arrivare 2 ragazzi età circa 16/17 anni. Qui non poteva mancare la formula Due cuori e una Card, arrivati al tornello il ragazzo avvicina la carta ed entrano entrambi.
Stazione Metro Colosseo 14/08/2013 ore 10:00, i tornelli di uscita sono anche di entrata e con il personale nel gabbiotto che vede e non fa nulla!
Metro B1 – Stazione Conca d’Oro 13/08/2013 ore 12:00 3/4 ragazzini età 14/15 anni entrano cercano di scavalcare i tornelli, vengono “fermati” e gli viene detto: andate per questa volta, ma la prossima volta fate i biglietti…. No comment!
Stazione Cristoforo Colombo 15/08/2013 ho perso il conto delle persone che sono entrate senza biglietto con il Personale Atac a chiacchierare e fumare una sigaretta all’ingresso della stazione. Inutile dire a loro il problema, la risposta è: Non è di nostra competenza!
14/08/2013 Metro B – Piramide: Avvicino la metrebus card e due di loro sono già pronti ad entrare e ti danno pure fretta, se fai storie se incazzano pure!
A Numidio Quadrato l’uscita di sicurezza è un accesso gratis il 14/08/2013 ore 15:30, chiudendola non si risolve niente al ritorno è di nuovo aperta! Stessa cosa anche a Policlinico.
Questo è quel po’ che ho visto nelle poche ore che sono stato in queste stazioni questi giorni. Mi sto accorgendo che l’evasione aumenta giorno per giorno e c’è anche chi dice prima di entrare in stazione “nu fa er biglietto tanto qualche scemo che paga o trovamo sempre”.
Atac fallisce? Non importa neanche a loro, fanno continuare così senza trovare soluzioni a questo problema. Mi sono stufato di essere uno dei pochi onesti che paga l’abbonamento annuale, se Atac non troverà una soluzione il mio abbonamento con scadenza a Dicembre non credo che sarà rinnovato. Utilizzerò altri mezzi, andrò a piedi e se ci sarà bisogno di prendere la metro o l’autobus farò il biglietto!
Chiedendo alle G.P.G. presenti in stazione, al gabbiotto o al personale Met.Ro chi se ne deve occupare è: Il personale di controllo!
Io non l’ho mai visto in vita mia nella metro o nei bus Atac… Ma esiste davvero? Boh!


Nel complimentarmi per il vostro blog fatto benissimo e molto interessante vi auguro buona serata.
Federico C.

Ingressi fraudolenti e fuorilegge in metropolitana. L'ennesimo video. Questa volta da Ottaviano

20 luglio 2013
Il video non ha bisogno di particolari descrizioni, visto che la situazione è tristemente usuale nelle stazioni metro della Capitale.
Varco disabili rotto, e rigorosamente aperto a chiunque. Il video è stato girato nella stazione di Ottaviano, ed è breve per un motivo preciso: dalle immagini non si nota, ma all'interno del gabbiotto c'era un solerte dipendente che, anziché curarsi del passaggio dei non muniti di biglietto o abbonamento, scrutava il sottoscritto fermo a osservare la situazione. Logicamente è preferibile multare chi paga il suo bell'abbonamento e filma un disservizio, piuttosto che il furbetto di turno.
Una manciata di secondi durante i quali diverse persone transitano senza problemi; immaginiamo quanti avranno usufruito del "beneficio" nel corso della giornata. Mi auguro che, attraverso i social network, questo come altri video simili possano raggiungere le autorità competenti.
GioDa

Metropolitana di Roma. Chi paga è un fesso o è fessa l'azienda a farsi fregare così? Un video clamoroso che vi chiediamo di far girare in tutto il mondo

10 luglio 2013
Ora avete capito perché in tutti gli altri paesi del mondo le stazioni della metro sono ben presidiate? E avete capito perché a Parigi e a Londra sono stati messi i tornelli doppi? Dunque non vi fate traviare: non è necessariamente (o comunque non solo) colpa dei "romani" che sono fatti così. Cavolate. Robe utili solo a giustificare chi non vuole intervenire. Sono "fatti così" tutti i cittadini delle grandi città a livello globale. Con l'unica differenza che questo circo ignobile a Roma viene consentito, altrove viene durissimamente represso. Ogni giorno Atac perde milioni di euro in evasione tariffaria con un danno che è doppio: economico da una parte, sociale, etico e morale dall'altra perché questo quadro fa radicare nelle persone il convicimento dell'impunità, della mancanza di rispetto verso la cosa pubblica, del primato del prepotente sulla persona onesta. Un danno atroce e irreparabile che si sublima quando la mamma fa il trenino con le due figlie piccole. Come in un grande e sconfinato campo rom a Roma, anche grazie ad Atac, si cresce, fin da piccoli, convinti che le leggi siano qualcosa da aggirare, non da osservare, convinti che gli altri siano persona da prevaricare, non da rispettare; convinti che i beni comuni siano cose da sfruttare finché ce n'è e non da tutelare e manutenere per noi e per i nostri figli. Questo video rappresenta una battaglia, perduta, della guerra civile che in questa città le persone oneste combattono contro la prepotenza. Le istituzioni devono decidere da quale parte stanno e poi comportarsi di conseguenza. 

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