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La finta chiusura dei campi rom a Roma. Nuova bugia di Virginia Raggi

7 giugno 2017
Lo ha sempre fatto la vecchia politica: mentre stai approvando una porcheria, convoca una conferenza stampa per parlare di tutt'altro, magari di un tema molto sentito, caldo, coinvolgente per l e persone, così i giornali daranno più spazio al nuovo argomento (anche se non c'è tanto da dire e se la ciccia giornalistica è pochissima) piuttosto che a quell'altro dove sei in imbarazzo.

E le strategie del Campidoglio, ritagliate da quando c'è Raggi, esclusivamente sulle modalità della vecchia politica romana sbardelliana, si sono mosse proprio in quel modo. Il 30 maggio c'era stata la vergogna notturna sul Regolamento degli ambulanti, il 1 giugno il Regolamento-truffa sarebbe passato, c'era bisogno di metterci una pezza.
Ci hanno provato in tutti i modi con lo Stadio della Roma ma l'accordo scricchiolava (poi si è visto la allucinante porcata che hanno tirato fuori, il più grande regalo ai palazzinari mai concepito a Roma; e sì che ne son stati concepiti tanti eh!) e dunque hanno dovuto rimandare. A quel punto qualcuno ha avuto la pensata di tirare fuori una vecchia storia, risalente ad aprile 2017 e riguardante un progetto di scolarizzazione e accompagnamento in alcuni campi rom, per convocare una conferenza stampa sul "superamento dei campi rom".

E il trucchetto da vecchi marpioni della comunicazione politica è in parte riuscito. In quelle ore la sindaca poteva (e doveva, vista la immondizia che Coia era riuscito a far approvare alla sua maggioranza) essere in imbarazzo e impallinata dalla stampa e invece nell'intervista al Corriere della Sera se n'è potuta uscire con "chiudo i campi rom in 2 anni": pochi argomenti sono più popolari a Roma visti i disagi che la popolazione segregata nei campi apporta alla città. 

L'incantesimo è durato solo qualche giorno. Tempo, insomma, di controllare le carte. Si è capito subito che non solo non si chiuderà nessun campo rom e che men che meno (ma come è pensabile?) lo si farà in due anni. 



Domanda. Cosa aveva in mano la sindaca per fare dichiarazioni simili peraltro precedute da dichiarazioni patetiche in puro stile melodramma-Raggi tipo "Mafia Capitale non entrerà più nei campi" (ma come!? L'interdittiva è di due anni e mezzo fa, da quel dì che Mafia Capitale non ci entra, per fortuna!)? L'unica cosa che aveva in mano erano i 3,8 milioni di un piccolo piano europeo PON che aveva trovato anni fa la Giunta Marino e che dovevano essere spesi in un determinato modo. L'unica cosa che l'amministrazione Raggi ha fatto è prendere quei soldi e fare un nuovo progetto (che vedete in queste pagine) datato aprile 2017 che Roma fa Schifo è in grado di pubblicare qui sopra. E così intanto cade la sciocchezza del "siamo andati in Europa a prendere i soldi". 

Ma cosa dice questo piano? Dice le stesse cose riportate dalla sindaca in conferenza stampa e strombazzate come geniali da Beppe Grillo sul suo blog ricondiviso da migliaia e migliaia di attivisti plagiati e incapaci di leggere la verità? Cosa dice lo potete vedere. Il piano punta entro il 2023 (ricordatevi "chiuderò i campi in due anni"...) a spostare da due campi (La Barbuta e Monachina) 60 individui. Ovvero circa il 10% (obbiettivo dichiarato nel piano stesso) della popolazione. Ripetiamo: la sindaca va in conferenza stampa a dire "chiuderò questi campi in 2 anni", ma il piano che presenta, se poi vai a leggerlo per bene, dice che sposterà solo il 10% della popolazione dei campi in 6 anni. La differenza tra la verità e la post verità. 

Le bugie sono state smascherate con la massima durezza da Carlo Stasolla che sul Fatto Quotidiano ha invitato la sindaca a vergognarsi facendole presente di essere peggio di Buzzi. E parliamo del Fatto Quotidiano! L'articolo, tutto da leggere, parla di una spesa di 350mila euro circa a famiglia (senza ovviamente risolvere il problema). Della serie, facevamo prima a comprargli casa e regalargliela. 60 persone in tutto! E allora la Giunta Marino che in pochi mesi di vita è riuscita a chiudere 4 strutture cosa doveva fare? Che conferenze stampa doveva organizzare? I piani di Francesca Danese, all'epoca, parlavano sull'orizzonte della consiliatura -non a caso interrotta bruscamente - di 2200 rom fuori dai campi... Non 60 fino al 2023...

Ma nel frattempo che questa fuffa si concretizzi o che getti altro fumo negli occhi di una stampa disattenta e di una opposizione inesistente (che ovviamente anche su questa faccenda ha taciuto), l'amministrazione sta gestendo bene l'ordinario? Beh, mica tanto. Basti vedere i fatti che sono occorsi riguardo il campo River. Lì era scaduta la gestione, si è fatto il bando, ha partecipato solo una realtà, qualcosa non quadrava e non è stato assegnato. Risultati? Il Camping River chiude (questo sarà l'unico campo a chiudere, ma senza can can mediatico anche perché non chiude per volontà dell'amministrazione ma per casini burocratici, e poi era uno dei campi migliori!) e i 420 individui che ci stavano dentro vengono trasferiti dal 30 giugno a... La Barbuta. Ovvero proprio il campo che dovrebbe essere "chiuso" secondo le conferenze stampe della sindaca e della sua assessora Baldassarre entro "due anni". Naturalmente a Barbuta, per far capire chi comanda, appena hanno saputo la buona nuova hanno dato fuoco a sto mondo e quell'altro...
Insomma la sindaca fa conferenze strappalacrime col solido mood da novela sudamericana dicendo "chiudo La Barbuta" e il giorno dopo sposta 120 nuovi nuclei familiari dentro a La Barbuta. Questo è.

E' abbastanza evidente che il problema rom (un problema enorme e complesso che richiede esperienza e capacità sebbene riguardi poche migliaia di persone) non verrà mai risolto finché verrà utilizzato come grimaldello ideologico o come bandierina da sventolare alla bisogna quando serve per distogliere l'opinione pubblica da altre cose. L'approccio propagandistico e la strumentalizzazione non porteranno da nessuna parte. Quando, anche qui, l'amministrazione la pianterà di compotarsi in maniera immatura, sciatta e squallida?

Seviziata, sequestrata, drogata e violentata nell'accampamento abusivo. Nessuno ne parla perché è albanese

18 maggio 2016

Ne avrebbero parlato tutti i tg, tutti i giornali, la cosa sarebbe stata stra-condivisa sui social tanto da diventare noiosa. Sarebbe stata la storia d'apertura dei talk show televisivi e avrebbe condizionato pesantemente la campagna elettorale (è successo proprio così nel 2008), magari favorendo i candidati più radicali su questi temi, come Giorgia Meloni ad esempio.

Ma perfino Giorgia Meloni e i suoi, inclusi praticamente tutti i giornali, tutta l'opinione pubblica, tutta la stampa hanno deciso di ignorare la storia. Una storia horror, incredibile. Una ragazza si aggira in zona Prenestina, verso Largo Telese. Non siamo nella periferia più estrema, tutt'altro. Siamo a 4 minuti di bici dai locali cool del Pigneto, siamo a meno di 15 minuti ti bici da Roma Termini. Siamo nel cuore della città consolidata. Una città consolidata che però consente al suo interno browfields abbandonati, aree che non sono nulla: non sono costruite, non sono parchi o ville, non sono sfruttate per impianti sportivi. Non sono nulla. Da qui germina il problema: le altre città al mondo sono compatte e dunque meglio gestibili, Roma ha questi buchi dove qualsiasi attività economica che potrebbe atterrarci viene considerata speculazione edilizia, colata di cemento, regalo ai palazzinari e via di retorica. E così tutto rimane abbandonato. Meglio l'abbandono che lo sviluppo economico è il pensiero di una larga parte dei nostri concittadini. E l'abbandono è l'humus dove attecchisce l'abusivismo, la prepotenza, la sopraffazione e il degrado più pericoloso.




In quel brownfield si creano campi, accampamenti, villaggi, bidonville. Se costruisci un palazzo o un supermercato c'è la rivolta sociale e arrivano a bloccare le strade; se invece lasci tutto in abbandono e si forma un villaggio illegale di baracche tutti fanno finta di nulla. E' Roma e questa dinamica la descrive sopra ogni altra cosa. Trovateci a Parigi, a New York, a Tokio o a Londra un solo buco urbano abbandonato. Trovateci in quelle metropoli gruppi di cittadini che si coalizzano per mantenere l'abbandono, il pericolo, le insidie di territori senza funzione. Non si può chiamare città quel posto puntellato da terreni privi di funzione.


Una ragazza passa a piedi vicino al campo, a 150 metri da casa sua, due rom-romeni la acciuffano, la buttano nella vegetazione, la violentano selvaggiamente, la drogano, poi non contenti la sequestrano, la portano in una delle loro baracche, la tengono li tutta la notte, pianificano di ucciderla. Sono talmente ubriachi che lei all'alba riesce a fuggire, scappa sulla Prenestina, si butta sul sedile posteriore di un'auto, per fortuna il guidatore è freddo tanto quanto lei e la porta in salvo.

Sarebbe stata la storia monopolizzatrice di giornali e telegiornali, ma la storia di Besjana non se l'è filata nessuno perché Besjana Kosturi, pur essendo in Italia da 27 anni (ovvero da pochi mesi dopo la sua nascita) e parlando un italiano più corretto del 90% degli abitanti romani del suo quartiere, è di origini albanesi. E allora si può fare finta di niente. E allora viene meno anche la strumentalizzazione dei partiti della peggiore destra perché cade il concetto che "prima i romani". Il padre, Vladimir, un professore, ha scritto il volantino che vedete qui sopra. Impressionante. Qui sotto, nel video, la loro lezione di vita. Vladimir Kosturi chiede giustamente: "c'è un campo abusivo di un ettaro, siamo sicuri che dentro non ci siano dei cadaveri?". Una domanda che Repubblica, Corriere della Sera, Stampa e quant'altri hanno deciso che non era corretto porsi.

Grand Canyon della monnezza e colline di rifiuti pericolosi. Immagini clamorose dai campi rom della città

2 aprile 2016
La Barbuta

Salone

Castel Romano

Foro Italico

Maddaloni

Ponte Mammolo

Salviati

Tor di Quinto

Magliana

Foto inedite, sì, perché in questi campi è proibito entrare. Sono luoghi dove la legge dello Stato Italiano - già piuttosto fallace sul resto del territorio nazionale - è stata completamente sospesa. Terre di nessuno dove vige la legge del più prepotente, del più violento, del più aggressivo. 

L'unica maniera per capire davvero cosa succede in questi ambiti è ricorrere a San Google da Mountain View. Grazie al servizio di street view e di visione a volo d'uccello della multinazionale americana possiamo per la prima volta "entrare" in questi luoghi preclusi a tutti per vedere cosa capita all'interno. Ad esempio per apprezzare quale sia la gestione dei rifiuti, più o meno pericolosi, che vengono portati all'interno dei compound e poi bruciati o accantonati in gigantesche discariche affiancate ad ogni campo. 

Ogni campo infatti è dotato della sua personale discarica illegale. Con il percolato che entra nella falda acquifera, con danni ambientali clamorosi, con montagne e vallate di immondizia. Il tutto senza il minimo controllo.

La cosa è ancora più grave se si pensa che ognuno di questi campi costa alla collettività decine di milioni di euro. Risorse che dovrebbero servire a far si che queste strutture siano perfette e impeccabili. Risorse che invece vengono rubate da chi dovrebbe metterle a frutto lasciando senza governo una situazione che oggi è totalmente fuori controllo. 

Chiaramente il dibattito sulla pericolosità dei rifiuti si concentra su Malagrotta senza curarsi che oggi in città ci sono decine di malagrotte ben più pericolose, ben meno controllate, ben più dannose per la nostra salute sia in termini di contaminazione del suolo, delle acque e dell'aria a causa dei mille roghi tossici cui ormai noi (ma non i nostri polmoni) ci stiamo abituando.

Parla il pompiere ferito da una pietra. "Così ci prendono a sassate ogni sera al Campo Rom di Salone"

18 maggio 2015

Turno di notte e solita routine. Uno degli interventi è il solito incendio di montagne di spazzature varie nel solito Campo Rom a Salone. 10A e AB10, io sono di autobotte con Fabrizio: si comincia a spegnere.

Oltre a dare l'acqua alla 10 tiriamo giù il nostro naspo per dare una mano, solite cose. Siamo scortati dai carabinieri e dalla polizia municipale.
Perché a Roma per entrare dentro un Campo Rom occorre la scorta: è terra di nessuno lì. Ci prendono spesso e regolarmente a sassate, ma le volte che siamo scortati per fortuna no. Infatti entriamo nel campo solo con le forze dell'ordine.

Diamo l'ultima acqua alla 10A e andiamo a fare rifornimento lì vicino. A via della Stazione di Salone c'è un idrante vicino al campo: allunghiamo lo spezzone, Fabrizio collega lo spezzone dietro la botte e io collego l'idrante. Ho ancora la chiave infilata quando qualcosa mi colpisce in faccia.

D'istinto mi reggo alla chiave ma poi vado a sedere per terra. Mi brucia la faccia. Mi tolgo i guanti, ma già sento l'inconfondibile calore che mi scorre sulla guancia. Passo la mano sul viso e mi ritrovo un fiotto di sangue: a questo giro mi hanno colpito bene. Sì, perché capita, è capitato, di essere colpiti ma il tessuto nomex attutisce il colpo e quasi non ti accorgi (fatto salvo il livido che trovi più tardi) ma questa volta i rom hanno mirato bene: ho uno zigomo sanguinante. 

Fabrizio mi solleva da terra, sto in piedi, il taglio non è troppo profondo ma lo zigomo mi fa un male cane: sciacquo e risciacquo la ferita, ma vedo sempre e solo sangue. Torniamo dentro il campo, il capo avverte la sala operativa e i vigili urbani prendono i dati per il verbale, rientriamo in sede, arrivano Carabinieri e ambulanza. La denuncia l'indomani dopo il referto medico: l'ambulanza mi porta al pronto soccorso Casilino per fortuna non ci vogliono i punti ma lo zigomo è gonfio e comincia a diventare livido. Il medico non pensa ci sia frattura ma mi fa fare una tac che esclude lesioni: mi dà una serie di ricette per degli antibiotici e 15 giorni di prognosi.

Il nostro lavoro è unico e lo amo da matti, sappiamo tutti i turni cosa rischiamo e quante volte lo rischiamo e non ci tiriamo indietro mai, ma così no! Essere bersagli mi fa solo tanta rabbia. Tra 15 giorni salirò nuovamente sulla mia partenza e tornerò per strada come faccio da 23 anni a questa parte sempre pronto come tutti i miei colleghi a fare il possibile per aiutare chi è in difficoltà anche se mi vergognerò sempre di più di questo governo e di questa mia nazione!
Claudio

*Il giorno successivo alla sassaiola su Claudio e i suoi colleghi al Campo Rom di Salone è stato aggredito un Vigile Urbano. Non vi è un solo posto sul pianeta terra in cui grumi di violenza, criminalità e illegalità di questa natura sarebbero tollerati. Il problema non sono i rom - che si adattano semplicemente al contesto - il problema sono le nostre leggi, i nostri amministratori, la nostra magistratura. E i nostri concittadini, quelli ad esempio che considerano denunciare questo stato di cose sia un "pericoloso eccesso di senso civico". Se i nostri Vigili del Fuoco subiscono inermi l'intifada è anche merito loro e dei giornali che pubblicano le loro idiozie.
-RFS

L'imperdibile servizio sui Rom a Roma di Servizio Pubblico. Per anni ne abbiamo parlato solo noi, ora finalmente la questione è di dominio pubblico

17 maggio 2015

Il primo passo per affrontare (non vogliamo dire per risolvere perché non chiediamo tanto) situazione come queste è parlarne. Fino a ieri ne parlavamo solo noi, lo abbiamo fatto con video anche clamorosi per anni. Da soli. Oggi finalmente anche questo problema è 'passato' e se ne stanno occupando le grandi testate nazionali. Un giorno, chissà, se ne occuperà in maniera seria e non caricaturale come oggi la forza dell'ordine e la giustizia. 

Abitavano a scrocco nel campo nomadi pur avendo conti correnti pieni di soldi. Sgomberati oggi dai Vigili Urbani

23 aprile 2015





Dalle 8,30 di oggi in campo gli uomini dello SPE (Sicurezza Pubblica Emergenziale), assieme a personale della Sala Operativa Sociale. Sgomberate altre 10 unità abitative occupate abusivamente. Gli occupanti sono stati allontanati.

Gli agenti hanno atteso che i bus prendessero i bambini per portarli a scuola, poi l'intervento: notificate 10 ordinanze ad altrettante famiglie, che occupavano abusivamente dei manufatti nel campo di via di Salone. Conti correnti postali a due e tre cifre, che la dicevano lunga sul reale stato di bisogno delle famiglie, che avevano attrezzato i container con quadri, televisori led e mobili come normali appartamenti, omettendo di pagare l'acqua e l'elettricità consumata. Bollette pesanti, visto che l'elettricità veniva usata per il riscaldamento di container poco isolati.
Alla fine 10 sono state le famiglie sgomberate, senza nessun problema relativo all'ordine pubblico, anche perchè le persone avevano ricevuto da più di un anno decreto ingiuntivo per liberare i manufatti. Ovviamente alle persone sgomberate non è stata offerta alcuna assistenza sociale, visto che le condizioni economiche erano tutt'altro che disagiate.
(comunicato stampa)

*Bene l'azione della Polizia Locale, bene l'assessore Danese che sembra essersi svegliata dopo aver inanellato una serie di sciocchezze. Ma al di là di questo continuo (e costosissimo) metterci una toppa, quando si pensa di risolvere alla radice chiudendo qualsiasi forma di campo nomadi in città? Non esistono da nessuna altra parte del mondo e, per la schiacciante maggioranza dei casi, servono esclusivamente a coprire malfattori e a vivere a ufo senza pagare affitti e bollette. Tutti spesati da chi si spacca la schiena per pagare le tasse fino all'ultimo centesimo. Una cosa che non può durare neppure un secondo di più. Se le famiglie rom hanno bisogno di supporto avranno la casa popolare, avranno il contributo affitto, avranno il sostegno che hanno tutte le famiglie in difficoltà. Se invece hanno fuoriserie, tv al plasma e conti correnti zeppi di denaro possono provvedere da soli a pagarsi affitto, utenze, mutuo e quant'altro. Ma più semplice di così...
-RFS

Le ultime 72 ore attorno al campo rom di Via Salviati. La collera dei cittadini che vivono la Terra dei Fuochi romana sta raggiungendo il limite. Il limite.

4 marzo 2015













Tor Sapienza Campo rom di Via Salviati. Le ultime 72 ore di avvelenamento cui sono sottoposti i residenti dei quartieri Tor Sapienza, Colli Aniene e Parco Prampolini. Siamo in balia del vento... decine di furgoni carichi di materiali ferrosi girano su Via Salviati, volumi impressionanti di rifiuti nelle strade limitrofe, furti a ripetizione, puzze nauseabonde... Avete presente "1999: Fuga da New York"?
Lettera Firmata

*Dal nostro piccolo e umile osservatorio possiamo dire che la pazienza dei cittadini ha raggiunto il colmo. Riteniamo che chi vive nei dintorni di accampamenti e villaggi più o meno abusivi abbia esaurito la sua disponibilità a contrarre malattie e tumori alle vie respiratorie. Noi lo abbiamo detto, fate voi. 
-RFS

E nel campo rom di Massimina i nomadi prendono una finta auto della polizia, si mettono a guidarla e dipingono l'emblema di questa città

18 febbraio 2015

Cosa sta succedendo nei campi nomadi romani? Invece di ristabilire l'ordine in maniera netta e integerrima, pare che l'amministrazione sia intenta a mollare ulteriormente la presa, ad alimentare il caos, a spalleggiare l'anarchia, la mancanza di rispetto.
In questo caso la vettura della Polizia è risultata poi essere finta, riferibile ad un set cinematografico, ma il tutto è apparso comunque - visto lo stato di profonda anarchia dilagante -  assai verosimile. Ennesimo tassello folkloristico di una resa totale alla strafottenza ed alla prepotenza.



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