Non smettono di imbrogliare manco a Ferragosto. L'assurda storia dei nuovi bus

10 agosto 2019

Il 1 agosto a Tor Bella Monaca, il 6 agosto al Corviale, l'8 agosto a Casal Bruciato, il 9 agosto ad Acilia e nei prossimi giorni chissà dove... Non conosce requie il tour agostano della sindaca di Roma Virginia Raggi che non avendo nulla da raccontare ai cittadini, non avendo un progetto, non avendo - cosa ancor più grave - l'ombra di mezza idea per il futuro e di mezzo risultato sta facendo il road show della città per presentare alcuni autobus nuovi che dopo tre anni di figuracce (vedasi i famigerati bus israeliani) stanno iniziando piano piano a sostituire una piccola, piccolissima parte dei carri bestiame di Atac. 





Dove sarebbe la notizia non si sa, ma Raggi sta trasformando tutto questo in una specie di patetico carosello quotidiano. Con tanto di tappeto del discount allestito ogni volta a favor di cinepresa per ospitare sotto il solleone il comizietto di prammatica. Una roba di una tristezza senza senso. 
Ma le cose tristi e patetiche dei politici solitamente sono inutili e tutto finisce lì. Qui invece la storia è anche dannosa. 

Innanzitutto è una presa per i fondelli - come ti sbagli!? - verso i cittadini. Raggi finge di girare le periferie per presentare i bus che saranno poi utilizzati nel quartiere. Ma è una montatura buona per i fotografi, peccato che le fotografie però mostrino i numeri di codice delle vetture e che così ci si possa facilmente accorgere che il bus 1302 è stato usato sia a Corviale sia Torbella; idem per il 1304 che però s'è sparato pure Acilia; il 2312 è stato usato a Torbella e a Casal Bruciato mentre il 2224 è stato usato a Corviale e a Torbella. Sono gli stessi, come gli aerei di Mussolini. Basta guardare foto e filmati pubblicati dalla sindaca stessa e appuntarsi i numeri di serie dei mezzi. Non è che va coi bus dedicati a quel territorio e li lascia lì, no, va con la nuova fantastica invenzione di questi bus da parata, sempre loro, fingendo di lasciarli. Servono solo a favore di telecamere e fotografi.
Ma la cosa più grave non è neppure questa, questa è una cosa ridicola ma non grave. Grave invece è il codazzo imbarazzante che, tutto attorno alla micidiale imitazione di tappeto persiano del Mercatone Uno, accompagna la Sindaca come una trista clacque. 

Decine di persone costrette a rubare lo stipendio per far da comparse meste in un rito stanco, ripetuto in ognuno dei citati quartieri deserti, torridi d'agosto; tra queste decine di autisti a arricchire la parata. Quegli stessi autisti che invece di dilapidare giornate così potrebbero stare a guidare la metro e gli autobus che non riescono in questi giorni ad erogare un servizio neppure lontanamente raffrontabile alla decenza.



Di fronte ai tanti che hanno criticato questa presentazione da cinegiornale, da Settimana Incom, da Istituto Luce alla matriciana col tappetaccio persiano il Movimento 5 Stelle ha risposto col solito tono istituzionale. Parlando di "Calippo" (!?), di "nemici della contentezza" (!!??) e spiegando che l'iniziativa è fatta per far sì che i cittadini possano "toccare con mano" (hanno scritto proprio così) i nuovi autobus perché sono stati pagati con le tasse dei cittadini stessi. Già, anche gli autobus di Vienna, di Parigi, di Madrid o di Berlino son pagati con le tasse dei cittadini ma queste pagliacciate non sarebbero neppure lontanamente pensabili. 

Proprio in questi giorni a Londra - dove gli autobus sono gestiti da privati ma il trasporto su ferro è pubblico - hanno inaugurato alcuni nuovi treni su una importante linea della Overground, la metropolitana scoperta che supporta la Tube su alcune tratte. Il sindaco Sadiq Khan ha deciso di offrire un mese di viaggi gratis ai cittadini. Questo sì che serve a "far toccare con mano" la novità, evita buffonate e parate stile anni Trenta e soprattutto invoglia a prendere il mezzo pubblico anche chi non lo fa ancora. Una differenza, una delle tante, tra una amministrazione semplicemente normale ed una accolita di ciarlatani come non si era mai vista e come speriamo non si vedrà più.

(Altri articolo su questo stesso tema qui e qui)

6 motivi per cui anche quest'anno Tiberis è una presa per i fondelli ineguagliabile

6 agosto 2019
Ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso, ma a scanso di equivoci vogliamo ribadire rapidamente il concetto anche quest'anno: la spiaggetta Tiberis, allestita negli scorsi giorni in fretta e furia (ma con almeno tre mesi di ritardo dall'inizio della stagione balneare) in un orripilante tratto di banchina del Tevere all'altezza di Ponte Marconi è una presa per i fondelli che la metà bastava. 


1. ROMA È UNA CITTÀ DI MARE!
Anche se l'amministrazione non se n'è accorta o se n'è accorta esclusivamente quando si è trattato di fare interessi e clientelismo sul litorale, Roma è una città di mare a tutti gli effetti. A Roma non ha nessun senso il ragionamento di "fare iniziativa di tipo balneare per coloro che non possono permettersi di andare al mare", semplicemente perché a Roma abbiamo spiagge letteralmente paradisiache a 20 minuti di metro dalla mostruosa Tiberis. Allestire sedie sdraio su spiaggia fake a 20 minuti dagli arenili più affascinanti del Tirreno (si pensi a Castelporziano, a Capocotta...) è una roba che non ha una logica che sia una. Investire denaro su una spiaggia finta, lasciando in abbandono le spiagge vere è sintomo di una malattia mentale che andrebbe urgentemente curata. 
Dire che Tiberis è "un'oasi per i cittadini che non vanno in vacanza" è una cretinata che solo Virginia Raggi. Se conoscesse Roma saprebbe che le oasi (oasi vere, non questa presa per i fondelli) la città ce le ha a pochi minuti di mezzi pubblici, raggiungibili con un 1,5 euro di biglietto. Vanno solo comunicate e manutenute. Invece così si fa solo disinformazione.


2. A ROMA CI SONO VILLE INCREDIBILI
Dice: ma comunque non è male allestire atmosfere estivali, come si dice in Francia, per dare un senso di villeggiatura a chi rimane in città o per i turisti. Verissimo. Ecco perché ad esempio nei mitologici parchi di Londra d'estate appaiono sdraio e ombrelloni. Già, ma nei parchi, non in un uno strapuntino in una zona di periferia raccapricciante che - ci si perdoni il paradosso - era coerentissimo e perfetto nel suo ruolo di discarica. Perché invece di investire su un terreno di proprietà regionale ricoprendolo di rotoli di pratino inglese fake (il cattivo gusto non ha confini), il Comune non investe sui quei terreni di proprietà comunali che sono chiamati "ville storiche" e che versano in condizioni drammatiche con erbacce alte metri, immondizia, abbandono, degrado e sorci? Perché le sdraio invece di metterle a Tiberis non le mettiamo a Villa Torlonia, a Villa Paganini o in qualsiasi altro spazio *comunale* così come fanno altre città europee nei loro parchi? Nella foto c'è Hyde Park a Londra. 

3. LA (NON) PRESENZA DELL'ACQUA
La famosa atmosfera estiva di villeggiatura che si diceva sopra non ha alcun senso senza una piscina dove si possa fare il bagno dopo essersi fatti una partita a beach volley. Lo scorso anno sembrava avessero capito la cosa, quest'anno hanno messo... dei vaporizzatori. Una roba al di là del ridicolo francamente. In ogni area pubblica o parco che si rispetti in Europa - specie nei luoghi lontani dal mare, e qui si ritorna all'assurdità del punto 1 - ci sono fontane d'acqua che forniscono insieme un beneficio estetico, un refrigerio e un conforto e infine una occasione indimenticabile di divertimento per i più piccoli. Questa nella foto, tanto per capirci, è Granary Square a Londra. 

I profili del Comune di Roma pubblicano la foto della spiaggia urbana fatta da Veltroni anni fa, oltre ogni ridicolaggine

4. TIBERIS DOVREBBE ESSERE UN GUADAGNO PER L'AMMINISTRAZIONE, INVECE È UN COSTO
Vi spieghiamo come funziona: c'è uno spazio pubblico, si fa un bando, si dice cosa si vuole un quello spazio, si valutano le candidature, la candidatura del gestore che offre di più vince e gestisce lo spazio pagando le pattuite royalties al banditore. Funziona così, punto. Funziona così ad esempio a Firenze dove il Comune ogni anno assegna la gestione della spiaggetta lungo l'Arno. A Roma, quindi, una iniziativa come Tiberis dovrebbe essere un motivo di incasso per l'amministrazione, invece è una voce di spesa (una spesa per sputtanarsi, geniale!) per decine e decine di migliaia di euro. A Roma tutto questo passa come nulla fosse, ma è una follia in piena regola, uno scandalo al sole che in qualsiasi altro luogo sarebbe oggetto di indagine della Corte dei Conti e di dura condanna civica. 

5. UN IMPATTO TURISTICO NULLO
Le spiagge fluviali (abbiamo parlato di Firenze, ma non si può non citare Parigi) si fanno anche per motivi turistici. Per destagionalizzare i flussi. Per rendere interessanti le aree urbane pure nei mesi centrali dell'estate, tipicamente poco attrattivi. Ecco perché le spiagge urbane, a Firenze e a Parigi appunto ma anche a Roma quando si tentò questo esperimento una decina d'anni fa, sono sempre in pieno centro, sotto le grandi attrattive turistiche, con panorama sul patrimonio più celebre delle città. Proprio per entrare in sinergia con questo. A Roma la spiaggia urbana è fatta in una zona rivoltante e perfino pericolosa, farsi una passeggiata nell' "entroterra" di Tiberis significa rischiare nella migliore delle ipotesi il portafoglio e nella peggiore la vita. Se non ci credete andate a farvi un giro nella zona di Via della Vasca Navale, Vicolo Savini, Via Mario Ageno, magari al tramonto dopo essere usciti da Tiberis dopo la chiusura delle 20. Se non avete il coraggio il giro fatevelo su Google Street View. Ah, naturalmente su google Tiberis non lo troverete, non hanno avuto neanche l'accortezza di inserire inserire il punto d'interesse nella mappa. Tutto questo ha un solo risultato: l'impatto turistico del progetto è nullo o, al limite, se qualche turista dovesse venirci, è negativo. Mandare la gente, specie gente inesperta di Roma, in quel contesto è un crimine, ne abbiamo parlato lo scorso anno ma tutto è rimasto com'era. 
In alto a destra Tiberis, dietro una sconfinata e agghiacciante bidonville

6. UN GRANDE MALINTESO SUL RAPPORTO TRA CITTÀ E FIUME
Il rapporto tra la città e il suo fiume è una cosa seria che non può essere trattata così. Non esiste un piano di riqualificazione complessiva del fiume, si procede in modo parcellizzato e non c'è nulla di peggio di questo, si fa finta di fare rigenerazione urbana su un pezzetto di fiume a Ponte Marconi e si abbandonano le banchine in centro, piene di accampamenti e autentici villaggi di punkabbestia se non, peggio, inondate di bancarelle disgustose. Trattare il fiume in questo modo è diseducativo, meglio non occuparsene affatto. 

ShareThis