L'invasione dei bidoncini. L'ultima assurdità di Ama sulla differenziata non domestica

14 novembre 2018


 


Come al solito nessuno ne sta parlando (caro Di Maio, il problema dei giornalisti è che vi attaccano poco, non che vi attaccano troppo!) ma Sora Pinuccia con la magica dirigenza dell'Ama hanno preparato l'ennesimo biscottino alla città che andrà a rendere ancor più raccapriccianti e orribili le nostre strade dopo il bel regalo degli assurdi bidoni gialli per la raccolta degli abiti usati.

Cosa è successo? Dal mese di novembre - dopo l'aggiudicazione del grosso bando di gara (oltre 150 milioni di euro) che trovate qui - Ama ha affidato alle società vincitrici Sangalli, Avr, Sarim e Multiservizi il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti anche alle utenze non domestiche. Significa qualcosa come oltre 80mila utenze che vanno dagli uffici, gli studi professionali, gli esercizi di ristorazione (quasi la metà del totale) e poi anche sebbene con una modalità ad hoc scuole e mercati.

Di per se l'approccio è giusto. Questi esercizi, che prima sversavano direttamente i loro rifiuti nei cassonetti, devo avere una raccolta puntuale e misurata. Bisogna capire quanto effettivamente producono in termini di chilogrammi (oggi a Roma ancora si paga in base ai metri quadri, semplicemente assurdo) e bisogna spingerli a differenziare il più possibile i rifiuti. Bene ad esempio che i bidoncini abbiano tutti un tag con codice a barre per gestire i big data utili a migliorare il servizio. Oltre a questo bisognerebbe controllarli e sanzionarli anche perché ad oggi in assenza di controlli, multe e sanzioni, cosa vieta ad un ristoratore di continuare a buttare cose nei cassonetti normali per far "pesare"  un po' meno i suoi bidoncini? Infatti già lo fanno! A Prati un ristoratore ha i suoi bidoncini, ovviamente abbandonati sul suolo pubblico e opportunamente lucchettati, e ogni mattina presto sversa i suoi rifiuti nei cassonetti regolari. Così quando in giornata la ditta viene a ritirare i suoi rifiuti il peso risulta minimo e la tariffa probabilmente gli si ridurrà. A spese di tutti. La totale disorganizzazione porta a questo. 

Fermo restando l'approccio giusto, dunque, come ha deciso di procedere Ama? Ovviamente all'insegna del caos a dar credito ai commercianti che sono piuttosto disperati dopo qualche giorno dall'inizio del nuovo servizio. La raccolta si espleta come detto tramite bidoncini. Giusto che sia così. Ma ogni esercizio commerciale non ha un bidoncino (dentro al quale mettere la busta dell'umido, della plastica, della carta differenziando per colore dei contenitori) bensì qualcosa come quattro bidoncini. Avete capito bene: ad ogni bar o ristorante sono stati consegnati e posizionati quattro bidoncini come potete vedere dalle immagini. 

Come risolvono a Milano? I bidoncini degli esercenti vengono posizionati dentro a dei cavedi appositamente ricavati (il regolamento edilizio di Milano è altra cosa rispetto a quello di Roma e i condomini devo avere spazio per i rifiuti essendoci la differenziata da oltre vent'anni, e anche spazio per i bidoncini dei negozi che insistono nel condominio) nei cortili dei palazzi, si mettono fuori la sera, si rimettono dentro al mattino presto. Se qualcuno sgarra il condominio viene multato. Selvaggiamente multato! Insomma, organizzzione.

Il risultato nelle strade in cui il servizio è iniziato è semplicemente surreale. I marciapiedi si sono riempiti di bidoncini, così i dehors (la gente prende il caffè in mezzo ad una discarichetta...). Nessun commerciante - benché presumibilmente la cosa sarebbe obbligatoria, per lo meno ce lo auguriamo - ripone i bidoncini all'interno dell'esercizio ma questi ultimi sono collocati nello spazio pubblico. Le strade hanno cambiato faccia dall'oggi al domani e questo interesserà tutta la città a brevissimo. 
Da Prati all'Esquilino ogni percorso è ormai caratterizzato da un panorama all'insegna della plastica colorata (oggi sono nuovi e fa freddo, domani saranno vecchi e puzzeranno di cadavere). Dovunque. Ovviamente la disinformazione vuole che non si sa l'orario preciso in cui la società di raccolta passerà a svuotare per cui, per non sbagliare, i cassonettini vengono lasciati sempre fuori. H24. Sotto le finestre dei condomini, sui marciapiedi a restringerli, vicino ai tavolini all'aperto, al posto di regolari posteggi auto. Molti commercianti non li vogliono proprio vicino o di fronte al negozio e dunque li mettono un po' distanti. In molti quartieri dove si è finalmente eliminata la piaga dei cassonetti normali e dove i residenti si tengono dentro al condominio i loro bidoncini ora si è tornati ad avere cassonettini per strada, il colmo dei colmi. Se poi si pensa che questo porterà agli esercenti ad avere probabilmente degli sconti sulla TARI il colmo si colma ulteriormente. Sconto per far tornare il degrado sul suolo pubblico!? Roba da guerra civile. 
Un casino che la metà basta. Nelle altre città (Milano come detto ma anche Madrid, Parigi) ci sono i bidoncini? Certo che ci sono, ma sono gestiti con orari precisi, non stanno fuori tutto il giorno (altrimenti giù multe!), vengono messi fuori solo nel tempo necessario - solitamente la notte e poi vengono ritirati la mattina - per il ritiro dei rifiuti e poi riposti all'interno.
Ma anche se domani ci fosse un timing preciso di orari di ritiro, comunque quasi nessun esercizio commerciale avrebbe la possibilità di mettere all'interno un grappolo di quattro (!) bidoncini. Pur anche fosse previsto, sarà pressoché impossibile obbligare i commercianti a ricoverare questi bidoncini all'interno. Tra chi non ha spazio e chi non ha voglia (divisi equamente a metà) nessuno lo farà. E nessuno sarà nelle condizioni di sanzionare.

Ovviamente queste migliaia e migliaia di metri quadri di suolo pubblico rubati alla città si assommano al suolo pubblico rubato dai cassonetti normali (che comunque rimangono rendendo peraltro assurdo il progetto: la differenziata porta a porta spinta funziona solo se è l'unica opzione, ma se lasci comunque i cassonetti è un cavolo e tutt'uno), si assommano al suolo pubblico rubato dai bidoni gialli dei vestiti (altra follia di questa amministrazione) e si assommano al suolo pubblico rubato dalle auto in sosta e in sosta selvaggia. Tutte le città del mondo col suolo pubblico fanno altro (verde, arredo urbano di qualità, servizi, eventi, pedonalità), mentre Roma continua ad usare questo che è il suo più grande valore come discarica e parcheggio a raso. Una tristezza infinita.
"Il primo obbiettivo di questo nuovo progetto" ha dichiarato Ama qualche settimana fa presentando la novità "è migliorare il decoro delle strade". Beh, fatevi una passeggiata.


7 motivi per cui il referendum non è andato così male come sembra

11 novembre 2018
Molta gente è arrabbiata, delusa, inviperita contro i propri concittadini per i risultati poco lusinghieri dell'affluenza del Referendum. Noi non lo siamo poi granché, non più del solito insomma.
Sia perché abbiamo una tale bassa considerazione degli abitanti di questa città (se Roma è ridotta così è perché è piena di gentaccia, altrimenti nessuna - nessuna! - città si riduce a questi minimi termini se dotata di una cittadinanza un minimo decente e relativi anticorpi) che nutriamo sempre aspettative contenutissime, sia perché non consideriamo poi così male (le previsioni parlavano di un 12% di affluenza) i risultati così come emersi dalle urne quest'oggi. Lo spieghiamo in questi sette punti.


1. Il referendum è stato sabotato a livello di comunicazione e di dibattito dalla più squallida e raccapricciante amministrazione che la città abbia mai avuto, per meri motivi clientelari oltre che - ed è peggio - ideologici. Una confusione montata ad arte per affossare, con le solite strategie di comunicazione studiate dalla Casaleggio: studia il mercato, individuane le debolezze, colpisci.

2. Il referendum si sarebbe dovuto votare assieme alle elezioni politiche del 4 marzo (come richiesto a gran voce dai promotori), questo ci avrebbe permesso di risparmiare denaro e disagi (domani le scuole resteranno chiuse, dopo le ridicole chiusure dell'amministrazione "causa vento" di qualche giorno fa) e di avere un quorum elevatissimo, ma l'amministrazione rivoltante di cui sopra ha deciso di sposarlo in una data perfetta per farlo fallire.

3. Il referendum era molto tecnico, molto specifico, molto direzionato ad una specifica fascia di utenza sempre più debole, sempre più composta da stranieri (privi del diritto di voto), sempre più fatta di gente che vive fuori dai confini del comune, e sempre più rarefatta perché in questi anni di dramma-Raggi moltissimi cittadini sono dovuti passare dal mezzo pubblico al mezzo privato.

4. Sia dal Movimento 5 Stelle, sia da altri disgustosi partiti italiani (Lega, ma anche quel che resta di spazzatura politica tipo Leu), si è agito in maniera sconsiderata mistificando il quesito. I referendum hanno il pregio di essere chiari: aborto si, aborto no; divorzio si, divorzio no e così via. Qui si parlava di "gare sì \ gare no" per l'assegnazione del servizio di trasporto pubblico. Punto. Far restare Atac pubblica o non pubblica non c'entrava niente, così come non c'entravano niente le presunte privatizzazioni. La peggiore politica da una parte ha negato visibilità e dibattito alla consultazione, dall'altra ha disinformato ad arte. Sono i metodi putiniani e neofascisti di questa nuova classe dirigente che punta tutto sui cittadini ignoranti. Il popolino bue è il loro brodo di coltura, finché ci sarà ignoranza diffusa loro saranno fortissimi e imbattibili. Guardate i risultati del VI Municipio: solo il 9% delle persone è andato a votare. Tor Bella Monaca ormai è la Scampia del Movimento 5 Stelle. Più le persone sono disperate, povere, ignoranti, in difficoltà, prive di visione e speranza per il futuro, più la narrazione infame e meschina di questa nuova classe dirigente senza scrupoli attecchisce alla grande.
Questa continua mistificazione sulla "privatizzazione" e sull'ingresso dei privati ha ingrossato poi anche la percentuale di NO sulle schede. Ovviamente non è all'ordine del giorno nessuna privatizzazione ne tanto meno un ingresso di operatori privati a Roma. Si è parlato molto della società Roma TPL dicendo che a Roma già i privati ci sono e funzionano male. In primis non funzionano male ma funzionano come e forse un pelo meglio di Atac, in secundis Roma TPL non è affatto semplicisticamente privata. E' ovviamente una società di diritto privato (lo è anche Atac!) ma gli azionisti, così come per Atac, sono in buona parte parte pubblici. Roma TPL altri non è, semplificando per fare un paragone, che l'Atac dell'Umbria visto che questo è il principale azionista. Quale privato e privato? Questo per dire come si è lavorato per ingannare gli elettori.
Ma il grande raggiro riguarda anche e soprattutto i dipendenti Atac, i primi sponsor della vittoria del NO o del fallimento del referendum. Le prime vittime sono loro. In caso di messa a bando del servizio avrebbero potuto beneficiare della riassunzione in qualche società seria che sarebbe venuta a gestire il trasporto pubblico a Roma; così restano legati ad Atac, una società clinicamente morta che da un giorno all'altro può crollare su se stessa generando migliaia e migliaia di disoccupati. A questo punto se lo meritano, intendiamoci, me pensate come sono stati ingannati anche loro... Ad ogni modo a restare a casa sono abituati, visti i tassi di assenteismo neppure paragonabili con i loro colleghi in altre città italiane.
Rapporto tra votanti al Referendum e votanti per il M5S alle scorse Regionali. Più c'è malaffare e degrado più si vota come dice il M5S, ecco perché la città deve essere sommersa di immondizia e povertà perché solo la gente tenuta in queste condizioni è disposta a votare per atroci partiti populisti

5. Il referendum è fallito solo perché con un colpo di mano il Comune ha reintrodotto un quorum fake visto che il quorum è stato abolito per tutti i referendum di questo tipo. Per tutti ma non per questo ovviamente. Il M5S sono 10 anni che predica che bisogna abolire i quorum a tutti i referendum perché loro sono per la democrazia diretta, urlano che il quorum è un furto di democrazia (leggi qui e schiuma di rabbia), ma qui come al solito ha fatto il contrario di quello che ha detto. Del resto sono anni che predicano l'onestà e invece sono i più imbroglioni e bugiardi di tutti...
Su questo i Radicali hanno pronto un ricorso e auguriamoci che lo vincano: le scorse elezioni municipali nei municipi in cui le ridicole giunte pentecatte erano saltate (l'VIII Municipio, il III Municipio...) hanno visto affluenze inferiori al 30%, e si tratta di elezioni determinati per la qualità della vita dei cittadini, con eletti, presidenti, giunte nuove da fare. Invece per un mero referendum consultivo si pretendeva un terzo degli elettori. Questo è semplicemente ridicolo.

6. C'è stata una giornata clamorosamente bella oggi a Roma. Se andavi a Villa Pamphili sembrava Ferragosto. Caldo, sole stupendo, cielo meraviglioso. Tanta gente in giro, per strada, nei parchi, fuori città. Dice: si ma al referendum si può votare pure di sera. Col cavolo! Al referendum si poteva votare fino alle 20 e basta! Chi era andato al mare o a fare una gita fuori porta ha dovuto rinunciare a votare causa orari di apertura seggi assurdi. Qualcuno (sono tanti gli habitué del voto all'ultimo) si è recato ai seggi alle 21 o alle 22 trovandoli chiusi. Se guardate i dati dell'affluenza ora per ora noterete un picco nelle ultime ore quando, dalle 16 alle 20 l'affluenza è passata dall'8 al 16 raddoppiando. Molto probabile un 20% si sarebbe raggiunto agevolmente con una normalissima apertura fino alle 22.

7. Nei seggi c'è stato caos e una brutta atmosfera. Pieno di personale Atac tra gli addetti alle urne, uno scandalo che potrebbe verificarsi solo a Roma. Tanta gente rimandata indietro perché priva di tessera elettorale, che però non era obbligatoria.


Ebbene in queste condizioni, e considerando il livello ormai infimo a cui è ridotta la cittadinanza romana (esiste una civilizzazione di pari livello al mondo? Esiste un tale assembramento di gentaglia? Di feccia autolesionista e protesa al suicidio sociale, economico, civile? Se esiste, se esiste in giro per il pianeta gente come i romani, ditecelo) aver portato a muoversi quasi 400mila persone è un risultato clamoroso, altro che storie.
Fatevi una risata confermando le vostre idee sul ritardo mentale di Sindaca & assessora ai trasporti andandovi a leggere i loro tweet post chiusura urne. Entrambe dimostrano, non che sia una sorpresa, di non essere state minimamente in grado di comprendere il quesito. Eppure era scritto in italiano semplice. Ma ormai la demenza si ostenta, non si nasconde più.
Il referendum voleva affermare un concetto molto semplice: i servizi non si danno ad una società per affidamento diretto, ma si affidano dopo una gara pubblica, europea, trasparente a chi dimostra di poterli erogare al meglio. Il M5S, invece, per alimentare le sue clientele elettorali ha rinnovato in maniera illecita l'affidamento diretto ad Atac nonostante il parere negativo dell'Anac.


Insomma, referendum o non referendum, continuare ad assegnare il servizio ad Atac è illegale (non che i pentecatti si vergognino a far robe illegali, intendiamoci: scrupoli zero quando si tratta di raccattare due voti in più) e bisogna procedere con delle gare. Lo dice Cantone in persona. Quanto ad Atac stessa, referendum o non referendum, l'azienda è morta. Morta! Solo questione di mesi o al massimo di settimane. In attesa ovviamente di qualche clamoroso incidente serio, perché per ora i morti ammazzati tra bus incendiati e scale mobili si sono scampati solo per miracolo.

Il referendum Atac non è solo per Atac: è l'ultima speranza a Roma

9 novembre 2018
Se questa città ha ancora qualche flebile speranza di ritirarsi su un bel giorno, lo capiremo davvero molto dall'esito della consultazione referendaria di domenica. Tanta gente andrà a votare? I SI prevarranno in maniera schiacciante? Allora significa che qualche anticorpo al suicidio Roma lo ha forse sviluppato in questi anni di assurdità surreale. Viceversa, seppur con una vittoria schiacciante dei SI, i cittadini ignoreranno la chiamata alle urne? L'affluenza sarà sotto al 30%? Prevarranno le menzogne e la potentissima macchina della disinformazione fasciogrillina tutta fatta di "Atac è dei romani" e "no alle privatizzazioni"? Allora sarà il segno davvero che le speranze non ci sono più.

Di referendum Atac hanno parlato in molti e basta girare un po' in rete consultando siti seri per farsi una idea chiara. Noi abbiamo aggiunto le nostre considerazioni qui e oggi aggiungiamo un altro elemento. L'altro elemento però non riguarda Atac, ma riguarda la città più in generale. E non solamente per le riflessioni fatte sopra sull'atteggiamento dei cittadini, bensì per quanto concerne le altre forme di servizi a rete. 

Insomma il punto è questo: se passa il concetto - peraltro per lo più obbligatorio secondo i saggi dettami europei - secondo il quale i servizi a rete debbono essere gestiti da società che abbiano vinto un bando e che si siano dimostrate le migliori nel quadro di una evidenza pubblica, beh, allora la cosa può valere anche per altro, non solo per Atac.

Può valere ad esempio per il servizio di pubbliche affissioni, con un bando pronto che pur di mantenere ottimi rapporti con la camorra dei cartellonari l'amministrazione tiene bloccato da due anni. Può valere poi per la raccolta dei rifiuti, con Ama che è una delle tante opzioni possibili: quando scade la concessione la si mette a bando. La può dunque rivincere Ama, ma può venire anche qualche altra società. Ad esempio la eccellente AMSA che gestisce la impeccabile pulizia di Milano, considerata una delle città più avanzate d'occidente per la raccolta, il trattamento e lo smaltimento.

Insomma se l'obbiettivo è toglierci dalle scatole società piene di atroci raccomandati, gente entrata senza concorso, incapaci, nulla facenti, con un tasso di assenteismo mai visto, ove la politica e i partiti banchettano da decenni con clientele assurde, con un livello di rapporti sindacali da medioevo, all'insegna del voto di scambio e delle collusioni e connivenze, e con dei costi inaccettabili e un rapporto malato con la clientela (insomma tutto quello che piace da morire alla teppaglia grillina e ai partiti vetero corporativi tipo Fratelli d'Italia) questa è l'occasione più adatta.

E' l'occasione per cambiare l'approccio, per cambiare il punto di vista, per smetterla di confondere i problemi con le soluzioni e di mistificare la realtà. Non si tratta di privatizzazione (e no ci sarebbe nulla di male, salvo il fatto che nessuno mai si comprerebbe queste aziende mostruose), non si tratta di far entrare i privati (e anche qui non ci sarebbe nulla di male, ma la maggior parte delle aziende migliori di questi settori sono giocoforza pubbliche). Si tratta di un'altra cosa completamente estranea alla nostra città - con le conseguenze che vediamo - ovvero far lavorare solo i migliori mettendo ai margini i peggiori. Il referendum di domenica è praticamente l'ultima occasione in questo senso. Vediamo se i romani sciuperanno anche questa.

Come funziona la nuova preferenziale-con-cordoli di Emanuele Filiberto? Video

6 novembre 2018
Abbiamo abbozzato la prima, sebbene prematura, "prova su strada" della nuova preferenziale-protetta-da-cordoli su Via Emanuele Filiberto. Il cantiere infatti è appena terminato, nuovo di pacca e con tanto di vigilini urbani schierati a difenderlo dalle fameliche fauci degli automobilisti più prepotenti d'occidente.

Ebbene la prova è andata niente male. Lo potete osservare facilmente dal video, senza che ci dilunghiamo troppo nello scritto. Nello scritto occupiamoci piuttosto di dire le cose che non vanno.


1. La carreggiata si può e si deve ancora ridurre per ricavare una ciclabile. 


2. L'attraversamento pedonale che collega l'edicola con Via Domenico Fontana è saltato e mai ripristinato. E' necessario!

3. Nei punti in cui il cordolo non c'è c'è ancora la sosta selvaggia purtroppo.

4. Nella preferenziale sarebbe necessaria una videosorveglianza per multare eventuali trasgressori

5. Bisognerebbe ripensare tutta la viabilità circostante perché alcune strade stanno soffrendo davvero troppo. In particolare Via Statilia e Via Umberto Biancamano

Referendum Atac. 2 ineluttabili motivi per cui votare e far votare SI

5 novembre 2018
Non ci sono dubbi - e i nostri lettori lo sanno perfettamente - sulla opportunità e anzi sulla necessità impellente di votare SI ai quesiti referendari che saranno sottoposti all'elettorato romano la prossima domenica 11 novembre. 

I motivi sono mille: l'efficienza può solo aumentare, ogni riferimento ai temibili "privati" è totalmente privo di relazione con la realtà, Atac è di fatto morta e non ci sono speranze per lei da nessun punto di vista, la necessità di cambiare è totale e può rappresentare anche psicologicamente una speranza per una città che non tributa più alcuna credibilità all'attuale azienda. I rischi per i posti di lavoro, per le condizioni dei lavoratori, per i costi del servizio all'utenza o per la copertura territoriale sono ridicoli: quelle sono cose che decide il Comune e i lavoratori è proprio ora - con Atac che può fallire da un momento all'altro - che sono in reale pericolo non certo con un nuovo gestore magari facente parte di un solido gruppo internazionale voglioso di investire.

Ma al di là di tutte le numerosissime motivazioni, ve ne sono due in particolare che dovrebbero convincere anche il più indeciso. Una squisitamente tecnica e una squisitamente politica. 

La motivazione politica riguarda ovviamente questa Giunta. L'amministrazione per questioni varie (due principalmente: sciocchi motivi ideologici e squallidi motivi clientelari) si è schierata a favore del NO al Referendum. Non si capisce come si possa schierarsi per il NO (contro le norme europee oltre che contro il buon senso), ma il Comune ha deciso di fare questo. Ora visto che votare sì è a prescindere cosa buona e giusta, la scelta assume un doppio valore perché contribuisce a sconfessare l'amministrazione e a comminarle una sconfitta. Con alcuni possibili risultati: con un voto drasticamente a favore del SI l'amministrazione potrebbe cadere (non ce lo auguriamo) oppure potrebbe finalmente capire che è totalmente direzionata dalla parte sbagliata e correggere finalmente la rotta dopo 30 mesi di sciagure. In ogni caso una schiacciante vittoria dei SI più aiutare chissà a modificare tutte le forsennate scelte politiche di Raggi e dei suoi, a prescindere da Atac. Ecco perché votare SI ha un importante significato politico. Si manda insomma un chiaro messaggio alla sindaca: state amministrando male, non abbiamo stima di voi, cambiate modo di fare. E' l'ultima occasione per dare un segnale chiaro, perderla sarebbe un errore madornale. Ovviamente una scarsa affluenza o una vittoria dei NO ringalluzzirebbero la Raggi convincendola che è proprio così che bisogna andare avanti: tra incapacità, collusioni, connivenze e piaceri a tutte le peggiori lobbies della città.


Poi c'è la motivazione tecnica. Un nuovo gestore, al posto di Atac, potrebbe migliorare la qualità del servizio, potrebbe avere vetture più nuove, potrebbe essere più sicuro, avere collaboratori più professionali mentre il Comune potrebbe da par suo concentrarsi in maniera seria sui controlli, sul coordinamento, rinforzando le funzioni di supervisione e pianificazione, e sulle sanzioni in caso di mancanze. Già, ma tutto questo non potrebbe farlo direttamente Atac già da ora?, potrebbe obbiettare qualcuno. Ebbene no. Atac non potrebbe mai farlo. E non solo per la compromessa (ma proprio compromessa, compromessa, compromessa) situazione finanziaria che non lascia margini ad alcunché, ma per la assurda situazione delle relazioni sindacali e degli accordi di lavoro. Quello che succederà con una nuova gestione invece può avere del miracoloso e riscattare tutti voi che avete avuto a che fare con l'addetto Atac nascosto nel casottino o con l'aggressività coatta di certi autisti e riscattare anche i tanti dipendenti Atac in gamba che oggi sono trattati alla stessa stregua delle palle al piede che affossano l'azienda: con un nuovo gestore succederebbe che tutti gli attuali addetti vedrebbero il loro contratto interrompersi per vedersi proposto un nuovo contratto dal nuovo datore di lavoro subentrato, mettiamo il caso Ratp o Fs o Atm (come vedete i "favoriti" per prendere il posto di Atac sono del tutto pubblici, altro che privati come tanti blaterano). Ebbene il nuovo contratto, a differenza dell'attuale, permetterà all'azienda di poter spingere molto di più sulla produttività. Il nuovo contratto insomma potrà avere premi di produzione reali, incentivi veri per i più bravi, carriere dettate dal merito e non dalla connivenza tra politica\dirigenti\sindacati. Insomma chi lavorerà nella nuova azienda di gestione del trasporto pubblico romano dovrà avere molta più attenzione per i proprio doveri e molta meno per i propri diritti, che sono importantissimi ma vengono un pelo dopo ai doveri che si hanno nei confronti dei viaggiatori, dei contribuenti e di coloro che pagano biglietti e abbonamento. Qualsiasi tentativo di autoriforma dall'interno di Atac si scontrerà sempre contro rapporti di lavoro assurdi e relazioni sindacali ridicole, che non si possono modificare. Bisogna mettere un punto, azzerare tutto e ripartire su basi nuove. E' l'unica soluzione. E non date retta a quelli che vi dicono "eh ma già il 20% dei trasporti a Roma è stato assegnato per gara e non va bene". Non va bene un ciufolo! Le cose sono state fatte male e la società che gestisce dà tanti problemi, ma la produttività è enormemente superiore rispetto a quella di Atac.
Ci guadagnano tutti i cittadini, ci guadagna il comune, ci guadagnano i tanti dipendenti Atac capaci, in gamba e con tanta voglia di lavorare e sacrificarsi (che verranno premiati) e ci perdono soltanto i pochi (o tanti?) dipendenti Atac adusi ad approfittarsi della situazione. Per loro saranno tempi durissimi e forse dovranno decidere di licenziarsi e trovare qualche altra azienda disposta a pagarli per far poco o nulla come avviene oggi. 

Insomma un deciso SI per due obbiettivi: eutanasia all'azienda Atac, che così non può andare avanti se non danneggiando tutti noi; sveglia quanto mai necessaria nei confronti dell'amministrazione.

Oltre ogni ridicolo. La borsa di Hermès era tarocca. E Raggi se ne vanta pure!

31 ottobre 2018
La faccenda del sindaco Virginia Raggi e delle "borsette da 1000 euro" è così emblematica pur nella sua marginalità (della serie "i problemi sono altri" e qui è vero!) che forse merita un piccolo approfondimento anche se poi piccolo non è perché abbiamo scritto l'ennesimo papiro.

Premessa: c'è una considerevole manifestazione contraria al Sindaco nella piazza del Campidoglio. Dopo poche ore dalla fine della manifestazione il Sindaco invece di ringraziare i cittadini che hanno dedicato il loro sabato mattina a questo impegno civico e invece di assicurarli che ascolterà le loro istanze, risponde prendendoli per i deretano, canzonandoli, infamandoli uno a uno. All'interno della serie di insulti ce n'è uno in particolare, detto con tono mafioso e minaccioso all'insegna di "li ho scovati", "li abbiamo scoperti", erano "riconoscibili": "ci sono signore con borsette da 1000 euro e barboncini". Al di là del tono ridicolo e surreale (immaginatevi la sindaca di Parigi o il sindaco di Londra rispondere con queste argomentazioni ad una manifestazione), non passano molti minuti che escono le immagini (di cui già si parlò mesi fa) di Raggi che scende dalla sua auto di servizio con una celebre borsetta di Hermès che di euro ne costa 4, 5 o addirittura fino a 10mila a seconda della tipologia di pelle con cui è fatta.

Ovviamente i social si scatenano, le prese in giro si sprecano, i giornali riportano la curiosa notizia e qualche esponente dell'opposizione la cavalca. Del resto si prestava molto giornalisticamente non tanto perché una sindaca (tra l'altro Raggi guadagna 10mila euro al mese, grossomodo come Donald Trump alla Casa Bianca) non possa ostentare un oggetto costoso, quanto per la ridicola accusa che aveva rivolto alle signore in piazza.

Poteva finire lì se non si fosse trascurato (e magari fosse la prima volta) il genio del marito della sindaca. Andrea Severini in Raggi, come lo chiamavamo qualche mese fa, che come un grillo parlante senza la minima capacità comunicativa e senza un briciolo di strategia salta per farsi notare come ogni santo giorno. Cosa fa Severini in questo video post sul suo profilo Facebook che veleggia verso le 2000 condivisioni? 

Parla un po' male della stampa, sproloquia a destra e a manca con la consueta bava alla bocca malcelata e poi tira fuori la borsetta incriminata nel frattempo trafugata dall'armadio della moglie che - udite udite - alle 21.30 ancora non è rincasata a causa del lavoro (!) e, colpo di scena, fa scoprire a tutti che non è affatto griffata Hermès. 
La borsa infatti si rivela da vicino e ad una superficiale analisi essere una mediocre imitazione della celeberrima Kelly del noto brand transalpino dedicata alla mitica attrice americana poi Principessa di Monaco Grace Kelly. Insomma mentre Severini grida alla fake news, in realtà ci rivela semplicemente che il sindaco di Roma ha nel suo armato delle fake bag. Delle borse tarocche. Ce lo vedete che corre nel guardaroba fiero di poter dimostrare al mondo che la moglie possiede probabilmente dei falsi la cui detenzione in tal caso configurerebbe reato a norma del Codice Penale? Mah... Ora si capisce l'insana passione di questa amministrazione per le mafiette dei bancarellari!


Ma non contento di essere coperto di ridicolo andando a rivangare una faccenda che doveva finire così com'era iniziata, Severini ci rivela anche alcuni altri particolari che potete seguire nel suo video. Il primo è il nome del pellettiere (ehm) che avrebbe firmato questo tarocco, incurante di stare per sputtanare alla grande una persona o una azienda il buon Severini tira fuori l'etichetta che riporta il nome di Maurizio Righini. Nel filmato Severini lo definisce un grande artigiano che fa bellissime borse e molti esponenti del Movimento 5 Stelle, con almeno altrettanta bava alla bocca di Severini, riportano queste parole in post Facebook e lanci di agenzia che si stanno susseguendo. Un grande artigiano. L'unico grande artigiano romano a non avere un sito web, l'unico grande artigiano a non avere un profilo su Instagram o Facebook, l'unico grande artigiano che imita le grandi borse invece di realizzare suoi progetti. L'unico grande artigiano, infine, che produce oggetti di pelletteria "bellissimi" ma che poi nonostante il costo che questi oggetti solitamente hanno li vende a 100 euro. Questa è la cifra a cui la sindaca avrebbe acquistato questo fake. 



Solo un grillino seguace di Severini può credere che una "grandissima" borsa artigianale di pelle naturale realizzata da un "grande artigiano romano" (ipse dixit) in quel di Piazza di Spagna possa essere venduta a 100 euro. Ma tant'è. A Roma Hermès sta a Via Bocca di Leone, a poche decine di metri da Piazza di Spagna 35 dove in effetti esiste un palazzo (ovviamente stamattina ricoperto di monnezza e finacheggiato da orripilanti cestini della spazzatura dall'eccellente design...) dove c'è non certo un negozio (mentre Severini invita tutti ad andare a sincerarsi delle "bellissime" borse) ma quanto meno effettivamente un citofono intestato a misterioso artigiano privo di sito, privo di qualsiasi referenza su Google, privo di profili social. Considerando i prezzi a buon mercato non avrà bisogno di promuoversi come fanno tutti. Ad ogni modo vista la breve distanza consigliamo ai dipendenti di Hermès di andare a verificare: pare che ci sia qualcuno che dietro l'angolo vende imitazioni e repliche delle loro borse a prezzi stracciati facendo  quella che potrebbe ben definirsi concorrenza sleale. Queste società fanno muovere gli avvocati per molto meno tra l'altro...

Resta, a conclusione, l'ennesimo esempio di poraccitudine. Una sindaca che insulta chi ha (ammesso e non concesso che quella piazza ci fossero state davvero queste fantomatiche signore imbellettate) una borsa originale e si vanta di averne una taroccata. E ridicolo è il susseguirsi dei mille post e commenti social dei grillini per un istante ringalluzziti dopo giorni e giorni di umiliazioni e forzato silenzio: "la sindaca in realtà aveva una borsa artigianaleeeh, sosteneva gli artigiani italianiiih". Ma non diciamo idiozie. Tutti sanno che l'alta pelletteria di Hermés e comunque di moltissimi brand del lusso francese è realizzata in Toscana così come tutti sanno che la maggior parte delle borse tarocche  è realizzata all'estero, spesso da schiavi e da bambini tenuti sotto giogo. Perché questo è l'unica maniera per far costare all'utente finale 100 euro un accessorio di pelle. Beninteso, di certo non sarà il caso del famosissssimo artigiano in questione, che avrà altre strategie, senz'altro legali, per vendere a due lire oggetti simili (forse hanno liberalizzato la licenza e tutti possono replicare liberamente le Kelly? O forse stiamo parlando di una borsa semplicemente inspired ad un celebre originale?), ma far passare - da parte del marito del primo cittadino - il concetto secondo il quale un oggetto realizzato da un grande artigiano deve costare 100 euro è semplicemente malattia mentale grave. Per queste cose ci sono gli psicoterapeuti e delle cure specifiche, non si va a ostentare il proprio disagio psichico con un video su Facebook a nostro modestissimo parere...

A livello concettuale, poi, ostentare un oggetto famoso e costoso è radicalchicchismo della stessa caratura indipendentemente dall'autenticità o meno dell'oggetto stesso. Il punto è l'immagine che si vuole dare di se, con la differenza che la sindaca con la borsa Hermès (poco importa se di contrabbando) è un personaggio pubblico mentre l'eventuale manifestante con la "borsa da 1000 euro" è un privatissimo cittadino. Ecco perché qualsiasi annotazione sul valore reale dell'oggetto non conta, perché conta soltanto il valore di aura, di immagine e non quanto lo si è realmente pagato. Potrebbe essere stato anche un regalo, sia per la sindaca sia per la signora arrabbiata in Piazza del Campidoglio. Oppure potrebbe anche essere che le signore borsettate in piazza avessero a loro volta borse inspirate a grandi brand, ma del valore di poche decine di euro. Sta di fatto che a "gettare discredito" sulla Raggi (per parlare come parla Severini), non sono stati i giornali (che semmai le attribuivano il possesso di un oggetto ricercato), bensì il marito stesso, che ha svelato come la sindaca della più importante capitale italiana va in giro con borse tarocche da cento euro in presumibile pelle sintetica.

Il punto della sindaca, quando fece accenno alle borse da 1000 euro, era attaccare i "radical chic". Se l'opzione tuttavia è tra un sindaco radical chic e un sindaco sfigato e poraccio però noi abbiamo già scelto. Il problema è cosa scegliete voi....

P.S. La Sindaca si impegni a comprare accessori originali e a far girare l'economia immettendo nel sistema produttivo almeno una parte delle decine di migliaia di euro che incassa ogni mese pur non facendo nulla a beneficio della città (anzi!), magari potrebbe contrastare il crollo dell'economia (evidente da ieri anche nei numeri Istat) che il suo governo a livello nazionale sta provocando!

Distruggono quel che resta di Roma: trasloco-incubo per stazione bus da Tiburtina ad Anagnina

29 ottobre 2018
Con la delibera 189 del 16 ottobre 2018 la Giunta Capitolina presieduta da Virginia Raggi ha deciso di spostare l'autostazione nazionale e internazionale di Roma dall'area della Tiburtina dove è da quasi 20 anni all'area dell'Anagnina. La stazione dei bus si sposta dall'hub trasportistico più grande e in sviluppo della città dopo Termini verso una zona immersa nel nulla ai margini del centro abitato.
Qui di seguito argomenteremo secondo noi perché si tratta di un'idiozia bella e buona che peggiorerà ulteriormente (ma è possibile peggiorare?) la qualità della vita dei romani. Lo facciamo perché tra scuole chiuse per pioggerella, cittadini delusi insultati come mafiosi, scale mobili impazzite e minorenni in overdose in bidonville abbandonate del centro città, la cosa rischiava di passare sotto silenzio.

Come mai si sposta l'autostazione?

Si sposta perché la zona dove attualmente è - in ossequio a qualche burocrazia alimentata dal Commissario Tronca qualche anno fa - è stata reputata non a norma per svolgere quel ruolo e perché i gestori sono in qualche maniera da svariati mesi "abusivi", cioè da una parte la loro concessione non si può più prorogare, dall'altra non collaborano per un sereno subentro di altri gestori, o almeno così sostiene il Comune (i gestori dicono l'esatto contrario).

Ma perché parliamo di concessione?

Parliamo di concessione perché vent'anni fa, quando Roma sperimentava una gestione di se stessa di stampo europeo e non sovietico o cubano, la collaborazione tra pubblico e privato era la norma. L'attuale autostazione, ad esempio, era frutto di una pianificazione pubblica, ma di una realizzazione privata senza che il pubblico spendesse una lira. Insomma la Tibus (così si chiama l'autostazione) se la sono costruita le stesse ditte che la usano, la manutengono loro, la gestiscono loro e pagano (fino almeno alla scadenza della concessione) un canone al Comune che dunque invece di spendere, ha un servizio e in più incassa (sebbene troppo poco e troppo basso). Al netto della burocrazia insomma (e di un contesto squallido oltre che di una estetica che non raggiunge simili vette di sciatteria neppure in qualche remota autogari dell'est europeo) l'operazione era una operazione virtuosa.
Il progetto della nuova autostazione

Cosa vuole fare ora il Comune?

Il Comune vuole spostare l'autostazione, la vuole mettere su un terreno comunale, la vuole gestire in prima persona (brividi!) e vuole spendere di tasca propria (nostra!) dei soldi per realizzarla. Con la differenza che un tempo l'autostazione era stata realizzata da privati e progettata da un architetto (il plastico si fece anche fior di mostre di architettura) con una logica e un'idea, mentre oggi ci si rivolge agli ingegneri di casa per realizzare un piazzale di sosta in fretta e in furia spendendo 600mila euro (il costo di un appartamento in centro; ma che autostazione si fa con 600mila euro?!? L'attuale gestore aveva proposto un project financing da 6 milioni...) e dunque condannandosi a salutare l'arrivo di ospiti e turisti in un ambiente mediocre, squallido, sciatto, senza qualità, senza suggestione. Una città come Roma, insomma, dovrebbe - se vuole realizzare una nuova stazione degli autobus nazionali e internazionali - affidarne il progetto ad un importante studio di architettura e proporre ai fruitori un ambiente al massimo delle potenzialità estetiche e funzionali. Questo ti aspetti da una capitale europea ambiziosa. E invece siamo alla progettazione, per togliersi d'impaccio dal pasticcio della Tiburtina, di uno spiazzo di catrame con una ventina di stalli, realizzato in economia, come fossimo in tempo di guerra. Questo sarà il primo impatto dei 7\8 milioni di passeggeri l'anno che arriveranno qui da tutto il mondo e da tutta Italia.

Ma il problema non è solo la progettualità
Il problema non è solo l'estetica, non solo la totale mancanza di visione, non è solo la sciatteria amministrativa che blocca tutto salvo i progetti dozzinali che sarebbero indegni di una insignificante cittadina di provincia. Il problema principale è la localizzazione che si è scelta per sostituire la attuale Tibus. Per decenni si è saputo che da lì Tibus doveva prima o dopo sloggiare, ma si è sempre detto che la destinazione definitiva sarebbe stata a Pietralata, esattamente dalla parte opposta del ponte della Stazione Tiburtina rispetto all'attuale location. Niente di tutto questo, la decisione in fretta e furia presa per farla pagare all'odioso privato che gestisce l'attuale autostazione è stata la seguente: i bus nazionali e internazionali provenienti o in partenza da Roma utilizzeranno un pezzo del nodo Anagnina. Si toglierà un pezzetto di parcheggio per bus a lunga sosta e si realizzerà lì questo capolavoro dell'architettura urbana romana che rimarrà senz'altro nella storia delle top 5 autostazioni più fighe del pianeta.

Problemi viabilistici a palla
Certo la sciatteria - cui i romani si sono peraltro completamente assuefatti tanto da non rappresentare neanche più un problema: si nasce, cresce e soprattutto muore nel più totale cattivo gusto - non è l'unica issue che va approfondita a dire la verità. Quando si parla di trasporti - tantopiù di trasporti su gomma - la cosa principale è la viabilità. E questo progetto avrà un impatto devastante sulla viabilità, sulla fruibilità e sul senso stesso di una autostazione di bus.
Dobbiamo sapere in primis che relativamente agli arrivi e alle partenze, l'autostazione Tibus ha veicoli che provengono e che vanno per il 20% verso nord e per il restante 80% verso sud est. I primi partendo dalla Tiburtina possono agilmente prendere la Tangenziale Est e poi la Salaria, tutti collegamenti veloci a 4 corsie. I secondi possono beneficiare della penetrazione urbana dell'autostrada A24\A25. Ad Anagnina non ci sarà nulla di tutto questo, nessuna autostrada o superstrada in penetrazione urbana, l'unica alternativa per partire e per arrivare sarà il micidiale Raccordo. Immaginatevi il Flixbus che viene da Perugia, arriverà al Raccordo e a quel punto dovrà farsi esattamente metà Grande Raccordo Anulare con una probabilità altissima (in alcune ore della giornata con la assoluta certezza) di incappare in un ingorgo o in traffico congestionato. I tempi di percorrenza salteranno per tutti, la possibilità di arrivare in orario sarà remota perché tutte le linee saranno forzate a passare sull'arteria più intasata della città contribuendo peraltro al suo ulteriore intasamento.
No, non è la Bielorussia nel 1976, è il centro di Roma nel 2018. Vabbè...

Stessa cosa per le tante linee provenienti da sud. Anche loro oggi evitano totalmente il Raccordo. Come? Semplice: prima della barriera Roma Sud si innestano sulla bretella, ne fanno un pezzetto e poi entrano in città con la Roma-L'Aquila che si attesta al Verano, a pochi metri dall'autostazione. Un bus proveniente invece dalla Puglia, dal Molise o dall'Abruzzo quando l'autostazione sarà trasferita dovrà passare un guaio facendosi obbligatoriamente un tratto di Raccordo Anulare e la diramazione sud della Autostrada del Sole. Ci saranno dei momenti della giornata in cui le linee partiranno da Anagnina e si bloccheranno per delle ore prima di potersi instradare su qualsiasi autostrada. I dati sulla congestione del Raccordo parlano chiarissimo e questa decisione provocherà un aumento dei tempi di percorrenza spaventoso.

E cosa dire dell'afflusso e deflusso dei passeggeri?
A Tiburtina le opzioni trasportistiche sono invece svariate. C'è la Metro B e la B1 e sei a metà della linea, agilmente raggiungibile dall'Eur come da Conca D'Oro. C'è la Stazione Tiburtina FS con moltissimi treni regionali e nazionali, con il collegamento diretto con Fiumicino e un domani con l'anello ferroviario. Presto ci sarà un tram che collegherà velocemente con Termini con una fermata praticamente dentro ad un terminal bus che però quando arriverà il tram non ci sarà più! Ad Anagnina nulla di tutto ciò: solo la Metro A, totalmente congestionata per buona parte della giornata. Per andare a prendere il bus e per tornare in città una volta arrivati, molti passeggeri vedranno peggiorare enormemente la propria qualità della vita peggiorandola anche agli abituali pendolari che avranno milioni di persone in più all'anno con cui combattere. E se anche fosse vero - questi sono i calcoli del Comune - che l'impatto sulla Linea A nelle ore di punta sarebbe di poco superiore all'1%, è altrettanto vero che parliamo di treni dove non entra uno spillo. E dunque immaginatevi anche l'1% dei passeggerei in più, magari con ingombranti bagagli, che prendono il la metro per raggiungere l'autostazione di Anagnina, immaginatevi quanti dovranno rinunciare, immaginatevi quanti treni dovranno attendere nelle ore di punta prima di trovare uno spazietto per salire. Disagi e scomodità. E poi si arriva nell'autostazione più brutta del mondo per prendere un bus che si bloccherà sul Raccordo. un autentico incubo. Senza contare poi che gli utenti degli autobus - specie quelli diretti a sud (l'80%) - sono studenti e gli studenti per questioni di dislocazione universitaria sono tipicamente residenti nell'aria circostante alla Stazione Tiburtina, a San Lorenzo, a Piazza Bologna. Persone che hanno scelto di abitare lì per stare poco distanti dal terminal dei pullman che ogni tanto deve portarli "giù" vedranno la loro vita cambiare in peggio. Nessuna considerazione è stata prestata alla presenza di ospedali, cimiteri e università, insomma, tutti vicini all'attuale stazione e tutti destinazione di molti passeggeri. Essere forzati ad Anagnina obbligherà molti di loro a passare alla macchina privata. In zona poi (lo fa notare anche una petizione che invitiamo a firmare) grazie agli 8 milioni di passeggeri l'anno è nata anche una economia che verrà abbattuta, ma non per generarne un'altra perché nessuna economia si potrà generare in un remoto parcheggio di Anagnina in mezzo al nulla che più nulla non si può. Non infieriamo poi sulla disponibilità di taxi: a Tiburtina era facile, l'afflusso dei taxi è continuo anche grazie alla stazione dei treni e la zona è coperta da tutti i servizi di car sharing che molti utilizzano per arrivare alla stazione e per partire dalla stessa una volta giunti in autobus. Immaginatevi voi cosa significherà trovare un taxi a Anagnina la sera, ovviamente l'area è clamorosamente fuori dai perimetri del car sharing e qualora vi fosse fatta rientrare sarebbe assai più distante da tutte le destinazioni più comuni: in molti pagheranno più di auto per arrivare alla stazione che di biglietto del bus.
Vecchi sketch progettuali dell'autostazione. Oggi ha circa 8 milioni di passeggeri e impiega 70 persone

E al posto dell'attuale stazione degli autobus?
Dice, vabeh però guarda che tolgono l'autostazione ma in quel lotto di terra di nessuno, di centri commerciali marcilenti, di parcheggi in preda all'abusivismo, di aree abbandonate nascerà un nuovo quartiere all'avanguardia per connettere la Città del Sole già costruita e la Stazione Tiburtina, una specie di City Life o di Porta Nuova a Milano eh con palazzi scintillanti e grandi nomi dell'architettura. Insomma qualche disagio per tutti, ma finalmente un nuovo quartiere contemporaneo a Roma in una zona super strategica con la ex Tangenziale Est trasformata in giardino lineare.
Se, come no... Nulla di tutto questo. Il progetto per quel lotto, una volta che l'autostazione non ci sarà più, è un parcheggio. Così come per quanto riguarda la ex Tangenziale post abbattimento della sopraelevata. Parcheggetti ignobili ovunque, senza la minima visione, senza la minima progettualità, senza il minimo riferimento alle buone pratiche internazionali. Disegnano oggi la città del 2030 ma la disegnano orripilante e lontana da qualsiasi standard di civiltà. Sappiamo già che oggi stiamo male e che domani staremo parecchio peggio.
Mappoi non come pensate voi un parcheggio interrato con sopra uno strepitoso giardino pagato grazie ai proventi del parcheggio stesso (tipo Piazza Cavour insomma), no: un parcheggio a raso! E punto. Una roba di una tristezza profondissima, ma per chi è interessato a quest'altro allucinante progetto di Risorse per Roma (chiamare "risorse" una società che progetta disastri...) il link è questo, ne abbiamo diffusamente parlato prima dell'estate. All'epoca, dopo aver studiato quel progetto raccapricciante, pensavamo si fosse toccato il fondo. Oggi abbia appreso che si sta ancora scavando, e scavando, e scavando...

L'atroce post di Raggi contro la manifestazione del Campidoglio analizzato riga per riga

28 ottobre 2018
Siamo stanti molto critici verso la manifestazione di ieri in Campidoglio. Un progetto sbagliato, organizzato in modo irresponsabile e superficiale. Il perché lo abbiamo spiegato qui. Questo tuttavia non ci impedisce (anzi ci permette di farlo con maggiore distacco) di analizzare l'inquietante nota pubblicata su Facebook con cui la sindaca Virginia Raggi ha reagito alla manifestazione dimostrando tutta la sua debolezza, tutta la sua inadeguatezza e anche tutta la sua instabilità mentale oltre che tutti i suoi enormi, immensi, incommensurabili limiti intellettuali. Qui sotto c'è il post analizzato pezzo per pezzo, un post che - attenzione -  sta avendo un hype notevolissimo con decine di migliaia di condivisioni sulla rete. A riprova che questa che a noi gente normale sembra autentica immondizia, come dimostreremo, per i componenti di una autentica setta è balsamo per le orecchie. Sembra un fake, però è la verità: lo ha scritto sul serio...


C'erano Lorenzin, Calenda e tutta la “vecchia” guardia del Pd. Mancava soltanto il conte Gentiloni che però, da Firenze, non ha fatto mancare un tweet di partecipazione.
Sciocco attacco ai nomi più rispettati e apprezzati del passato governo. Ormai anche i grillini più plagiati e lobotomizzati (okkay, bastava limitarsi a dire "grillini") hanno capito che il passato governo avrà avuto tanti difetti ma Lorenzin e Calenda sono di certo meglio di Toninelli, Fontana e Di Maio che stanno portando il paese al suicidio irreversibile. Ironia totalmente fuoriluogo, da bar, sui presunti titoli nobiliari di Paolo Gentiloni. Come fosse una colpa provenire da una antica nobile famiglia marchigiana. Populismo d'accatto così, come start. Ma andiamo avanti.

Dalle immagini li ho riconosciuti subito. Non era difficile. Erano gli stessi volti provati e stanchi, le stesse chiome bianche della precedente disastrosa manifestazione di rilancio del Pd in piazza del Popolo.
La manifestazione del Pd non è stata disastrosa. Niente di ché, per carità, ma non certo una cosa disastrosa. Disastrosa è stata semmai la manifestazione dei Cinque Stelle al Circo Massimo, un flop clamoroso che è passato poco sulla stampa perché ormai la stampa e la tv sono tutte di regime e hanno il terrore di dire la verità. Assurdo utilizzare termininologie e approcci mafiosi come "ho riconosciuto i volti". Della serie "so dove abiti...". Lo staff di Casalino dovrebbe conformare l'aggressività delle parole alle persone per cui scrive il ghostwriting, Virginia Raggi non è Paolo Ferrara, è semplicemente patetico farle dire cose che non direbbe mai. Errori di comunicazione da principianti. Principianti tutti pagati 10mila euro al mese da noi però...

Gli stessi volti che non abbiamo mai visto in periferia. Gli stessi volti bastonati di chi è scomparso alle ultime elezioni. Ho visto vecchi politici che rivogliono la poltrona e rappresentano soltanto se stessi: il partito con uno zoccolo duro al centro di Roma e ormai scomparso nel resto della città.
Dopo "volti provati e stanchi" qui abbiamo i "volti bastonati". Attacchi continui e discriminazioni sull'aspetto fisico e sull'età dei manifestanti. Un linguaggio di  una violenza vergognosa, indegna di un primo cittadino che per suo stesso ruolo dovrebbe ascoltare le proteste e rispondere seriamente, non aggredire con un frasario coatto. Mettere centro di Roma contro resto della città non ha senso, tutta Roma ormai è una sconfinata favela, una prateria di bidonville e degrado. Centro e periferia. Il 5 Stelle non è in difficoltà solo in centro, recentemente ha perso nel III Municipio e alla Garbatella, altro che centro.
E poi chi sarebbero i vecchi politici? Forse Carlo Calenda? La nuova ossessione è lui. Lo dimostra anche il calmissimo (poraccio, mammamia) post del marito della Sindaca. Carlo Calenda sarebbe un politico vecchio? Sta sulla scena politica da un paio d'anni? Se lui è vecchio tutti i Cinque Stelle sono da rottamare

Hanno nascosto le bandiere di partito, forse perché ormai gli stessi sostenitori del Pd hanno un certo imbarazzo a dire che sono del Pd. Quindi con il loro giornale volevano far credere che in piazza fosse scesa la società civile. Invece, hanno provato semplicemente a strumentalizzare i cittadini per fini partitici.
Il loro giornale, quale? Altro ammiccamento, altro frasario da cosca. Uno stile inquietante per una persona che dovrebbe rappresentare una istituzione. Un pizzico di Pd c'era, ma non tanto. Se ci fosse stato davvero, la gente in piazza sarebbe stata molta di meno, questo lo capisce un bambino. Attribuire al Pd tutta quella folla è un altro errore marchiano di questi cialtroni della politica: il Pd non porterebbe mai tutta quella gente, piuttosto era pieno di gente che ha votato Raggi e si scusava di averlo fatto. Hanno assegnato al Pd una piccola vittoria che non ha neppure ottenuto: geni!

Anche stavolta li abbiamo scoperti. Quelli del Pd erano riconoscibilissimi: signore con borse firmate da mille euro indossate come fossero magliette di Che Guevara e – accessorio immancabile – i barboncini a guinzaglio (ovviamente con pedigree).
Passaggio che fa capire il grave disagio mentale in cui si trova la sindaca o, meglio, chi le scrive i testi. Senza entrare nel merito della gravità di queste affermazioni che servono solo a rafforzare il fronte a lei contrario (se attacchi in maniera scomposta chi ti contesta lo fortifichi, se avesse convocato le 6 signore della manifestazione coinvolgendole e parlando loro avrebbe spento la protesta in un battibaleno), non si capisce come possa un uomo politico italiano parlar male degli accessori di moda costosi: si tratta di tutto made in Italy e il paese campa ormai praticamente solo grazie a queste manifatture. Perché denigrarle e trasformarle in un simboolo del male? Oltretutto è falso, la piazza a noi non piaceva e non è piaciuta, ma è del tutto evidente che fosse molto mista. C'era la signora col barboncino (ma poi che male c'è?) e c'era il poveraccio in tuta. E ci sarà stato pure qualcuno con qualche borsa costosa, ma mai costosa quanto la Birkin di Hermes della Sindaca, che non si trova a 1000 euro manco di terza mano. Ma del resto lei, che guadagna 10mila euro al mese (più del Primo Ministro) è in empatia con i poveracci sì come no...

I più audaci hanno osato una maglietta “No cordoli” che evidentemente li schiera a favore dei suv in doppia fila e contro le corsie preferenziali per i mezzi pubblici. La società civile siamo noi, altro che quelli dello stop alle preferenziali!
Qui la sindaca schiaccia una palla che le organizzatrici le hanno alzato come abbiamo scritto ieri a caldo. Ma cosa ci voleva a dare un minimo di programma alla manifestazione in modo da escludere infiltrazioni di questo tipo? Complimenti alla strategia - anch'essa suicida - di chi ha organizzato  una manifestazione volutamente qualunquista e populista. Non si abbattono i grillini con un atteggiamento grillino.

I cittadini vanno sempre ascoltati ed io li ascolto: ieri, ero a Ostia, in periferia, ad un incontro pubblico dove abbiamo parlato del problema della rete fognaria che i “capaci” di prima avevano fatto male e che provoca le voragini che noi stiamo rimettendo a posto.Oggi un partito ha espresso impazienza: vuole tornare al passato. Ebbene noi stiamo portando avanti un cambiamento, epocale per questa città, tra mille ostacoli. Abbiamo ereditato macerie e stiamo costruendo su queste.
Al di là dell'accenno alle fogne, che si confanno al personaggio, parlare di macerie può essere vero in parte, ma è falso l'accenno ad una ricostruzione. In realtà una ricostruzione l'aveva ipotizzata e iniziata Marino e Raggi ha spazzato via tutto, facendo perdere non solo tantissime opportunità economiche e di sviluppo alla città, ma anche la speranza. L'atmosfera di declino e depressione che si respira non ha eguali probabilmente al mondo. 

Il Pd è in cerca di un riscatto politico che tarda a venire e mai verrà; ha provato a camuffarsi e a dire "basta". La mia risposta al Pd è ferma: avanti a testa alta. Non mi lascio incantare dalle sirene degli orfani di "mafia Capitale", da chi vuole il ritorno di Buzzi e Carminati; da chi vuole privatizzare le nostre aziende pubbliche come l’Atac; dai radical chic; dagli pseudo intellettuali che non hanno mai preso un autobus in vita loro o fatto la spesa al mercato.
Passaggi gravissimi e di una banalità infantile. L'accenno ai radical chic. Gli intellettuali visti come protagonisti negativi e non positivi della città: chi ha studiato e approfondito è il cattivo. Chi è istruito è pericoloso perché mai e poi mai si farà intortare da un partito populista. La retorica della spesa al mercato negli anni di Amazon Prime proprio da parte di un partito che ha propugnato il totale passaggio ad una estrema digital economy su tutto. Davvero la malattia mentale più marcilenta fatta invettiva. Accusare i manifestanti di essere nostalgici di Mafia Capitale è semplicemente vergognoso. O la sindaca non pensa queste cose (come fa a pensarle?) e qualcuno senza scrupoli gliele ha scritte e l'ha obbligata a pubblicarle, o davvero le pensa e allora bisognerebbe modulare in maniera diversa il dosaggio degli psicofarmaci.
E poi leggete lo slogan "a testa alta", non manca mai questo atteggiamento fascistoide. Fa il paio, anche se le due cose si contraddicono, con "a pancia  a terra". Loro lavorano costantemente "a testa alta" e "a pancia a terra". Non si sa come fanno, saranno lucertole...

Io ho dichiarato guerra ai clan Spada e Casamonica, ho messo fine a quel saccheggio che hanno fatto di Roma. Noi abbiamo aperto asili e scuole; abbiamo stanziato 137 milioni per lavori pubblici necessari a rilanciare città ed economia; abbiamo aperto cantieri ovunque; acquistato 600 autobus nuovi che dal 2019 saranno a disposizione dei romani; abbiamo esteso la raccolta differenziata “porta a porta” a 150mila cittadini in meno di otto mesi (loro amministrano da decenni città più piccole dove neanche sanno cosa sia il “porta a porta”) e la stiamo avviando in oltre 85 mila negozi e ristoranti; abbiamo aperto piste ciclabili; abbiamo realizzato corsie preferenziali per i mezzi pubblici; abbiamo dato fondi ai Municipi per rifare le strade; abbiamo approvato i bilanci senza fare debiti; abbiamo ripagato parte dei debiti di chi ci fa ora la morale; abbiamo sgomberato gli scrocconi dalle case di nostra proprietà; abbiamo sgomberato esponenti del clan Spada dalle case dei cittadini e le abbiamo riassegnate a chi ne aveva diritto; abbiamo rilanciato la cultura superando gli steccati dei circoli chiusi; abbiamo promosso il car sharing cittadino. Ci stiamo impegnando anima e corpo.
Alla fine del discorso si assiepa la nebbia fittissima di questa raffica di bugie. Ormai lo hanno capito tutti: solo e soltanto menzogne. Non c'è una cosa di queste che sia vera e reale. La sharing economy è morta, perfino la società di bici è dovuta scappare; i Casamonica hanno un processo e il Comune si è "dimenticato" di costituirsi parte civile; in alcuni quartieri si è dovuto annullare il porta a porta per manifesta incapacità di Ama (la quale non riesce ad approvare i bilanci e forse il 1 novembre andrà a portare i libri in tribunale, altro che bilanci approvati). Ovviamente la storia dei 600 autobus nel 2019 è una fandonia (ne hanno ordinati poco più di 200 ma la gara è mezza bloccata perché la società che li deve costruire è in fallimento, le altre gare sono andate deserte!) così come i soldi per i lavori pubblici: sono finti, ma anche se fossero veri pensare che 137 milioni possano rilanciare l'economia di una città come Roma è semplicemente demenziale. 137 milioni (su quanti anni poi?) forse rilanciano l'economia di Gaeta, di Rieti, di Palestrina non di Roma. C'è anche un accenno alla cultura e al "superamento degli steccati": la sindaca si riferisce al progetto del Macro Asilo, la più vergognosa operazione di museo di regime che si sia mai vista in Italia. Squallido tentativo di portare dentro ad una istituzione culturale di dettami della filosofia criminale di Casaleggio di Rousseau: fascismo dei tempi contemporanei.

I romani mi hanno chiesto un cambiamento profondo e con la mia squadra lo stiamo attuando. Raccogliamo le critiche per migliorare ancora di più. Questo è il primo obiettivo di un sindaco.Roma è la mia città, ci sono nata e ci vivo. Io ci tengo a Roma e la difendo.

"Raccogliamo le critiche per migliorare". Sarebbe bastato questo tweet. E basta. Invece qualcuno ha deciso che bisognava sproloquiare coprendo ulteriormente di ridicolo una città stremata e alla canna del gas. Proprio come la sua prima cittadina. 

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