Recuperare le autorimesse trasformate in altre attività. Un progetto da perseguire

16 settembre 2018
Del resto è quello che ti saresti aspettato da una rivoluzionaria amministrazione grillina. Tornare indietro sulle scelte forsennate e scellerate fatte negli anni passati, quelle scelte che hanno trasformato Roma nella città più sacrificata d'occidente. Su tutto. Una rivoluzione a settimana, seria, ben spiegata. Con strategia.
Purtroppo non è andata così anzi è andata praticamente al contrario.
Ovviamente c'è qualche piccola eccezione perché anche un orologio rotto almeno due volte al giorno segna l'orario corretto. E quando ci sono le eccezioni noi ne parliamo veramente molto volentieri. In questo caso l'eccezione è solo  un pour parler, ma bene che se ne parli.

L'argomento sono sostanzialmente i sotterranei dei palazzi. E la loro destinazione d'uso.

A differenza di quanto i romani pensino, Roma è tutt'altro che una città "antica" e con un costruito "d'epoca" realizzato in anni antidiluviani. Nulla di più falso. Probabilmente fatta la media degli edifici è perfino più antica Milano, per paradosso, che ha un sacco di edifici tirati su nell'ottocento o negli anni dieci e venti. Roma è più "moderna". La porzione antica è piccolissima, tutta la crescita demografica è nuova perché a differenza appunto di Milano (ma anche di Torino, Napoli, Firenze, Genova, Palermo) quando Roma ha iniziato a crescere era microscopica, spopolata, un paesone più piccola di quello che oggi è Guidonia o Pomezia. A parte una infima percentuale di edifici di epoca romana, il centro della città è pressoché settecentesco. come media (c'è qualcosina del seicento, qualcosina dell'ottocento e del novecento). Poi c'è tutta la parte costruita in occasione di Roma Capitale, a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento. Prati, delle Vittorie, Esquilino. Ma stiamo parlando una superficie di costruito che è un nonnulla rispetto alle estensioni attuali della città. Restano altri pochi quartieri realizzati prima della Seconda Guerra Mondiale e poi si passa agli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Significa insomma che il grosso del costruito a Roma è stato realizzato già ai tempi dell'automobile.

Sebbene realizzati dai peggiori immobiliaristi del mondo che hanno avuto a che spartire con i peggiori politici locali del mondo in un contesto con la cittadinanza meno civile del mondo, moltissimi di questi palazzi tirati su a migliaia col boom demografico della città avevano nel loro sottosuolo lo spazio per le autovetture dei condòmini. Insomma i grandi problemi di parcheggio, se la progettualità degli edifici fosse stata rispettata e non stravolta, ci sarebbero stati ma comunque molto attenuati rispetto ad oggi. I condomìni avrebbero potuto gestire ciascuno un park interrato (tra l'altro ricavandoci quanto necessario per non chiedere ulteriori rate ai condòmini) e ogni angolo di città avrebbe avuto un'offerta di sosta in struttura a prezzi ragionevoli.

Cosa è successo dunque? E' successo che ad un certo punto ci si rese conto che a Roma era facilissimo posteggiare in strada. Carreggiate enormi e inutili non attrezzate, marciapiedi microscopici per una innata mancanza di rispetto verso i pedoni, zero repressione della sosta selvaggia, zero sensibilità quanto ad arredo urbano e zero disegno delle carreggiate di qualità dunque possibilità di posteggiare in seconda fila, sui marciapiedi, in curva, sulle strisce. E ancora: scarsissima rete di trasporto pubblico di superficie su ferro (tram) e dunque poche corsie preferenziali a limitare la sosta e a dare ordine alle strade. Insomma, invece di pagare il box sotto il palazzo, le persone presero a risparmiare quei soldi e parcheggiare in mezzo alla strada e nelle piazze (si posteggiava anche a Piazza Navona o a Piazza del Popolo, trasformate in parking). Tra l'altro lo stesso potevano fare una volta arrivati - rigorosamente in auto perché quando è facile parcheggiare allora si è incentivati a prendere il mezzo privato - a lavoro perché anche lì, nei quartieri degli uffici e nella city, lo scenario era lo stesso. I parcheggi sotto i palazzi rimasero sempre più vuoti e persero valore e appeal commerciale. Se tutti possono posteggiare dovunque a cavolo di cane senza pagarne le conseguenze, il prezzo di un box regolare deperisce, diventa meno interessante: c'è la concorrenza sleale dell'illegalità e del lassismo. 
Ebbene piano piano i grandi spazi sotto i palazzi si trasformarono a partire dagli anni Settanta in palestre, discoteche, uffici, supermercati, magazzini, cantine, caffè letterari. Pochissime le autorimesse superstiti (peraltro monopolizzate da poche famiglie originarie di Abruzzo e Molise) che facendo cartello tra loro sono riuscite ad imporre prezzi improbabili, specie per la sosta oraria disincentivata a causa del lavoro necessario a gestirla. A tutto questo si è aggiunta, alimentata dalle famigghie di cui sopra, l'indole di molti finti comitati di quartiere ecologisti contrari alla realizzazione di parcheggi interrati sotto le piazze e le strade. La somma di tutti questi episodi ha generato la situazione fuori controllo di oggi. 

Uno stravolgimento urbanistico insomma che è responsabile dello schifo che è oggi Roma, visibile affacciandoci alle finestre delle nostre case. Auto e lamiere dovunque: non avviene da nessuna altra parte del mondo.

Una rivoluzione, dicevamo. Qualcuno nell'amministrazione ne sta parlando e ci sta pensando (ripetiamo: solo pensieri, niente atti; come Raggi ci ha abituato). Speriamo che vi sia il coraggio di concretizzare una azione in questo senso. Molti di questi cambiamenti di destinazione d'uso non sono regolari, in alcuni casi non sono mai avvenuti contando sugli scarsi controlli e sul lassismo. Ripristinando la legalità si potrebbero recuperare decine di migliaia di posti auto in struttura, perfettamente regolari. Per rendere questi posti auto appetibili commercialmente l'azione da fare è però solo una: rendere meno agevole la sosta gratuita in superficie. Dunque ridisegno delle strade, dunque multe, dunque tanto tanto street control per la doppia fila, nuove pedonalizzazioni e corsie preferenziali protette. 
E poi vedrete come diventa molto più conveniente chiudere derelitte discoteche e sale da ballo e rimettere al loro posto autorimesse per togliere le auto dalla superficie pubblica e infilarle laddove stanno in tutto il mondo, ovvero in strutture apposite. Su rivoluzioni (che poi sarebbero la normalità, peraltro a costo zero, anzi con incassi sicuri per l'amministrazione) come queste la speranza è l'ultima a morire...

Scoperte della scienza: i romani parcheggiano fuori posto perché sono malati di mente

13 settembre 2018
Lo abbiamo fatto di nuovo. Siamo convintissi della giustezza - seppur nella forzatura e nel paradosso, beninteso - di questo metodo per cui ci siamo tornati. Chiamiamolo il "Test di Tram Depot". Consiste in una controprova lampante che smentisce una convinzione cittadina: a Roma la gente parcheggia male perché ne ha necessità impellente e quasi non può fare altrimenti. 
Niente di più falso e meschino. Non è così. A Roma la gente parcheggia in maniera criminalesca per un semplice motivo: perché la gente è malata di mente. Punto. E il Test di Tram Depot lo conferma in pieno.


Hai una enorme disponibilità di parcheggi liberi, è tardi, i posti blu non costano nulla, sono lì, a vista. Tu hai avuto una dura giornata di lavoro dopo il complicato rientro dalle ferie. Ti concedi un aperitivo non spendendo 4 euro al barraccio all'angolo sotto l'ufficio ma in uno dei locali più belli della città, immerso nella natura e ben arredato. Per questo sei disposto a spendere di più. Per goderti il panorama, le piante, il verde, il fresco, il buon gusto che è così raro a Roma. E cosa fai: parcheggi la macchina in divieto a trenta centimetri dal tuo tavolino. Così che con il tuo drink annusi anche il fetore della tua marmitta. E' evidente come in questo atteggiamento ci siano degli scompensi psichiatrici evidenti. L'uomo è naturalmente portato a migliorare e a salvaguardare la qualità dei posti dove vive. Solo pochissime etnie godono nel peggiorare - peraltro contro il proprio interesse - il luogo stesso dove vivono. Una nevrosi che purtroppo, quanto meno da alcuni decenni, riguarda i romani. Il popolo che ha insegnato al mondo come si sta al mondo oggi è ridotto a comportarsi peggio di come ci si comporta nei campi nomadi, come ancor meno rispetto per la dignità dell'essere umano. Con ancor meno rispetto verso se stessi in definitiva. 


Non c'è "bisogno" di comportarsi male perché il contesto ti obbliga a farlo, niente di tutto questo: c'è una nevrosi mentale evidente che porta le persone a realizzarsi personalmente in funzione di quanto violano le norme. Anche, ribadiamolo, contro il proprio stesso interesse. Follia. Aiuto. 

Video. Accampamenti lungo il fiume, gli sbandati si buttano nel Tevere. Pompieri costretti a soccorrerli

10 settembre 2018
Ieri ho assistito a una scena terribile che poteva finire in tragedia, da sotto le sponde del Tevere, tra ponte Giuseppe Mazzini e ponte Sisto.
E ho tutto documentato con un mio video e delle foto a riprova di che stato di disperazione versi questa martoriata città.
Da quando con la bici faccio la pista ciclabile sulle banchine del Tevere, in vari tratti, sotto ai ponti noto delle vere baraccopoli, alcune mimetizzate tra le sterpaglie secolari altre proprio sulla banchina, visibili a tutti e quindi sotto gli occhi di milioni di persone, turisti e forze dell'ordine comprese. C'è ad esempio la bidonville presente sotto ponte Giuseppe Mazzini, il ponte davanti all'ospedale Santo Spirito e quindi a due passi da Castel Sant'Angelo. E mi meraviglio come le autorità pubbliche permettano un tale scempio e degrado.



Ieri, domenica  9 settembre 2018, nel pomeriggio pieno, mentre percorro il tratto ciclabile appunto da ponte Mazzini noto un gruppo di persone osservare alcuni vagabondi nell'altra sponda che si rinfrescano ai margini del Tevere come se stessero in spiaggia. Dopo pochi minuti sento sopraggiungere macchine della polizia, autoambulanze e vigili del fuoco e vedo una testa affiorare dalle acque a poca distanza: uno di quei vagabondi si era immerso e trascinato dalle correnti stava rischiando di affogare. Nel video che allego si vedranno anche dei disperati come lui, che osservano la scena a poca distanza.

Fortunatamente, con non poca difficoltà i vigili sono riusciti a trarlo in salvo e poi la Polizia lo ha bloccato. Ma non sarebbe il caso di far sgomberare queste tendopoli sotto al Tevere, che sono pericolosissime sia per chi ci vive sia per chi magari sta li per farci una passeggiata? 
Un paio di estati fa un ragazzo americano Beau Salomon era stato gettato proprio nel Tevere, perdendo la vita, e si scoprì erano stati dei senza fissa dimora che popolavano proprio quel tratto di fiume che scorre sotto piazza Trilussa. 

Dopo anni stiamo ancora a questo livello. Con i baraccati lungo il fiume, che si gettano nel Tevere per lavarsi o rinfrescarsi come manco più succede in India...

CRISTIANO O.


Ecopass a Roma? Ecco come rispondere alle idiote obbiezioni di chi non lo vuole

7 settembre 2018
Sulla faccenda dell'Ecopass si sta riproducendo, come sempre, il solito squallido teatrino romano che tanto male ha fatto alla città e che non è evidentemente soddisfatto dei danni effettuati fino ad oggi. Ignoranza, politici sciacalli, cittadini impauriti e completamente ignari, superstizioni a tutta callara basate sul nulla. 
Stiamo parlando di un semplice provvedimento di road pricing già applicato in molte città del mondo e, in Italia, a Milano. In Europa, a Londra. Se vuoi accedere in centro, l'area più servita, più bisognosa di tutela e più agevolmente raggiungibile coi mezzi pubblici, semplicemente paghi una tariffa, un pedaggio. Non dovrebbe essere nulla di particolarmente strano, invece apriti cielo. 
Il progetto è stato inserito nel PGTU da Guido Improta ai tempi della Giunta di Ignazio Marino (2015) e oggi viene portato avanti grazie al lavoro di Enrico Stefàno, capo della Commissione mobilità in Campidoglio. Stefàno è praticamente l'unico esponente politico dei Cinque Stelle che è rimasto fedele alle più alte ambizioni originarie del movimento inventato da Grillo: ambientalismo non preconcetto, raffronto con le migliori pratiche internazionali, attenzione al merito e alla qualità, zero ideologie. Mentre tutti gli altri pentastellati si sono trasformati in pentecatti all'insegna di clientele, collusioni, voti di scambio e una coltre sempre più spessa di continue menzogne e raggiri dell'elettorato, Stefàno ha continuato come nulla fosse a operare come se il tracollo umano e politico del MoVimento non fosse mai avvenuto. Grazie a lui dunque ci ritroviamo alcuni bricioli di buon governo in una città amministrata in maniera raccapricciante. 

Portare avanti l'Ecopass, ad esempio, è una misura sacrosanta e utilissima. L'unico problema è che viene proposta in maniera eccessivamente soft: troppe gratuità, troppe eccezioni, troppi anni da attendere prima dell'entrata in vigore. Ci vorrebbe più coraggio, ma a Stefàno tutti nel suo partito (figurati se grillioti impresentabili come Coia o Ferrara vogliono una misura di stampo europeo come l'Ecopass!) e soprattutto fuori chiedono ancor meno coraggio. Chiedono addirittura di interrompere questo progetto che potrebbe solo far del bene alla mobilità cittadina. E in parte ci sono anche riusciti: il provvedimento è stato rinviato, probabilmente ce lo siamo giocato o probabilmente verrà ulteriormente indebolito quando invece ci sarebbe bisogno impellente di provvedimenti forti e decisi. 

Vediamo quali sono le motivazioni dei detrattori e soprattutto vediamo perché sono tutte motivazioni strumentali, utili solo a fare l'unica cosa che non va fatta: lasciare tutto com'è.


1. PRIMA BISOGNA INCREMENTARE I MEZZI PUBBLICI
Questa è una tautologia. Ovvio che bisogna incrementare i mezzi pubblici, vale per tutte le città, figurarsi per Roma che è molto indietro. Ma la gerarchia degli eventi è inversa. Non è vero che bisogna prima incrementare i mezzi pubblici e poi ridurre le auto nell'area più nevralgica (e ben collegata!) della città. Bisogna fare il contrario: è vero che bisogna rinforzare bus e tram, ma per farlo è proprio sulle auto private che bisogna agire. Uno dei motivi dell'inefficienza dei mezzi è proprio l'eccessiva presenza di auto che li costringono alla congestione e ad una velocità commerciale non competitiva. Dunque l'Ecopass, indirettamente, incrementa i mezzi pubblici. E lo fa in due modi: sia riducendo uno dei principali motivi di inefficienza dei mezzi (le auto private, appunto) sia raggranellando da chi continuerà ad usare eccessivamente l'auto (chi la usa moderatamente non paga perché ci sono un tot di ingressi gratuiti) le risorse necessarie per investire ulteriormente sul trasporto pubblico locale. E' la quadratura del cerchio. Ecco perché non bisogna aspettare il 2020 a babbomorto, ma bisognerebbe avere il coraggio di agire subito. La situazione romana è così emergenziale che non si può e non si deve aspettare neanche un istante ancora per implementare misure drastiche: non c'è più tempo! Questo stato di cose ci carica miliardi (miliardi!) ogni anno di costi sociali, di inefficienze e ci costa alcune migliaia di morti in parte dovuti agli incidenti e in parte dovuti all'inquinamento. Occorre agire subito: con l'Ecopass e mettendolo assieme ad altre soluzioni che elencheremo sotto.


2. E' UNA MISURA CHE FAVORISCE I RICCHI: CHI PUO' PAGARE ENTRA
Naturalmente è vero il contrario. I poveri la macchina manco se la possono permettere, i poveri vanno coi mezzi pubblici a lavoro (quando lavorano!) e dunque non hanno che da guadagnarci. I ricchi, ovvero coloro che possiedono vetture private e sono soliti usarle smodatamente, vengono penalizzati. Peraltro con un piccolo - piccolissimo, insignificante! - obolo che va a finanziare i servizi a beneficio dei poveri. Dunque è proprio l'inverso di quanto si sente dire in giro. La misura è altamente redistributiva. Una misura di equità da applicare il prima possibile. Una misura che sposta risorse da chi usa l'auto, chiedendogli un contributo, dando risorse a chi si serve del mezzo pubblico, garantendo più investimenti. Cosa aspettiamo ad andare in questa direzione come si sta facendo in tutto il mondo civilizzato?

3. MA IO PAGO GIA' BOLLO, ASSICURAZIONE, ACCISE SULLA BENZINA
Ecco, visto che paghi tutto (per non parlare del costo dell'auto stessa, delle manutenzioni, dei tagliandi, degli pneumatici, del carburante...) non si capisce per quale motivo ti spaventi a pagare pochi euro di pedaggio. Chi sale sulla metro deve pagare un pedaggio e chi entra in centro in auto deve essere tutelato da qualsiasi esborso? Ma quando mai!? Chi è disposto a usare l'auto privata paga per tutto, ogni giorno è un salasso. E poi proprio quando si deve contribuire per la cosa più importante (rimborsare chi subisce il nostro inquinamento e l'ingombro del suolo pubblico) consideriamo il pagamento uno scandalo? Ma allora a sto punto pretendiamo che i distributori eroghino gratis il carburante, del resto è un diritto la mobilità no!? E allora perché pagare la benzina... Va da se che il diritto a muoversi gratis con l'auto privata "perché già pago tante tasse" è una scemenza sesquipedale...

4. SERVE SOLO AL COMUNE PER FARE CASSA
Ah si? Beh, bene! Cosa c'è di male a fare cassa quando si parla di una amministrazione pubblica? Anzi, il ruolo stesso di una amministrazione è fare cassa per avere poi risorse da utilizzare per dare servizi. L'enorme problema di Roma è proprio che la città non ha mai fatto cassa come invece sarebbe stato necessario fare. Fare cassa con cosa? Ma ovviamente con l'unico grande cespite (oltre alle società municipalizzate) che un ente locale possiede: il suolo pubblico. Il suolo pubblico da problema si deve tramutare in opportunità e risorsa economica: così si modula il buon governo di tutte grandi metropoli occidentali. Spiagge, tavolini all'aperto, sviluppo immobiliare, sottosuolo (parking interrati), cartellonistica, ambulanti, parcheggi blu sono tutte cose che devono consentire al Comune di "fare cassa". Fare cassa è la strada giusta, non farlo è criminogeno. Il Comune di Roma, corrotto e inefficiente da sempre, ha preferito negli ultimi cent'anni fare diversamente: si consente ai privati di fare cassa e così la cassa non la fa il Comune si tolgono risorse a tutti e ai servizi per chi ne ha bisogno e si danno a pochi imprenditori senza scrupoli ammanicati con la politica. Di più: i privati, per riconoscenza, pagano o in qualche maniera remunerano sottobanco i rappresentanti istituzionali che consentono questo scempio che ha anno dopo anno generato povertà, declino, depressione economica, debiti pubblici mostruosi.
Insomma, il Comune deve fare cassa. Ogni volta che può. Con l'Ecopass, che comunque è un fare cassa blando perché le tariffe sono bassissime, la cassa fatta è davvero benvenuta: si drenano risorse da chi usa i mezzi privati e le si dirottano verso chi usa i mezzi pubblici, diminuendo il tasso di inquinamento dell'aria per tutti quanti. In più si incassano anche soldi che saranno utilizzati per dare servizi a chi non se li può permettere di tasca sua. Una misura di equità come abbiamo detto: perché se le istituzioni pubbliche fanno cassa è sempre una buona notizia per tutti, specie per i più deboli. 

5. SE PIU' GENTE SI RIVERSERA' SUL TRASPORTO PUBBLICO, I MEZZI SARANNO ANCORA PIU' AFFOLLATI
Ma no, non necessariamente. Chiaramente tutto andrà calibrato e misurato. Ma il rischio di sovraffollamento sui mezzi a causa di un maggiore ricorso al mezzo pubblico potrà essere disinnescato facilmente: se ci sarà più gente sui mezzi significa automaticamente che ci sarà meno gente fuori dai mezzi; dunque meno vetture; dunque più spazio per i mezzi stessi. Che con lo stesso materiale (lo stesso numero di autobus, o di tram) potranno erogare più chilometri di servizio. Insomma il "tempo di giro" di un singolo autobus si riduce e nell'arco della giornata lo stesso mezzo passa più volte perché incontra meno ingorghi, meno congestione, meno auto in doppia fila parcheggiate sul suo percorso.

***

E' chiaro che tutto questo va affiancato con un concetto di rete e di sistema ad altre importantissime misure. In primis un'attività a tappeto sulle corsie preferenziali. Il Comune anche su questo (e sempre grazie a Stefàno bisogna dirlo) è partito ma la velocità deve essere 10 volte tanto. Quando si accende l'Ecopass i percorsi dei bus devono essere rigorosamente protetti in modo tale da dare una vera e credibile alternativa a chi deciderà di passare dall'auto al trasporto pubblico. Poi si dovrà rinforzare il controllo in maniera radicale (se si continua ad accettare che sull'autobus salga chi non ha il biglietto avremo sempre autobus affollatissimi di scrocconi). Poi si dovrà agire sulla sosta selvaggia. Sennò si rischia che chi entra, pagando, nell'Area C romana si sentirà titolato ancor più di quanto non faccia oggi a parcheggiare dove gli pare: "aho ho pagato e mo nun me rompercatzo". Bisogna dunque ventuplicare le pattuglie dello street view, chi posteggia in doppia fila e in divieto deve avere la ragionevole sicurezza di prendere contravvenzioni a raffica, anche più di una al giorno. 
Poi si dovranno ripensare percorsi e fermate delle linee, anche questa cosa in parte si è fatta ma non si possono dare pillole omeopatiche ad un malato terminale di tumore: bisogna tentare con una radicale chemioterapia per vedere se si riesce a salvare il salvabile. Qui stiamo morendo male e vogliamo la chemioterapia. La vogliamo subito. 

PS. Diteci le altre ridicole obbiezioni che avete sentito in giro sull'Ecopass, le aggiungiamo alla lista qui sopra e ci mettiamo la risposta più sensata da dare. 

Sull'Appia nasce un nuovo progetto immobiliare ma il degrado lo sommerge

6 settembre 2018
Con gli appendi abiti illegali delle bancarelle abusive che impediscono l'ingresso nell'ufficio vendite. Così sono costretti a lavorare coloro che ancora a Roma investono nell'immobiliare e nelle costruzioni, settore economico basilare per la crescita di qualsiasi città e a Roma praticamente fermo per i motivi, tra i mille altri, che si possono facilmente intuire in questo raccapricciante filmato.


Un nuovo progetto immobiliare potenzialmente interessante (al netto della banalità anni Ottanta dell'architettura proposta) che è costretto a operare in questo contesto. L'iniziativa dell'Opificio Appio ha delle potenzialità serie: non si tratta dei soliti palazzinari romani i cui nomi ci sono ben noti, bensì di un investimento immobiliare del fondo Igea di Prelios sgr, gente grossa e gente seria che fa operazioni milionarie in tutta Europa. Ma solo qui si trovano a lavorare in condizioni simili, immersi in un degrado che è difficile da trascrivere, per il quale abbiamo finito da tempo gli aggettivi. 


Chi ci scapiterà? I clienti che alla fine compreranno ad un prezzo elevato una casa in un contesto da vomito? O gli imprenditori che alla fine saranno costretti ad abbassare i prezzi pur di vendere qualcosa e dunque tagliare i guadagni previsti e, dunque, smettere in futuro di investire a Roma? L'unica cosa certa è che questo stato di cose determinerà una conseguenza nefasta, per gli attori coinvolto e per tutta la città. Non è la prima volta che ci occupiamo di faccende di questo tipo, ma del resto è così in tutta Roma il quadro. 

Finita l'estate sul Tevere, restano i ruderi della manifestazione abbandonati

5 settembre 2018











































Ieri, martedi 4 settembre 2018, ho fatto una passeggiata in bici sulla pista ciclabile (o quella che dovrebbe essere una pista ciclabile), da sotto Castel Sant'Angelo fino a sotto il ponte Sublicio adiacente Porta Portese.
Ebbene con stupore ho visto come malgrado siano già 4 o 5 giorni che la manifestazione è finita, resta un vero letamaio a cielo aperto, abbandonato fra gli ex tendoni della Festa con pochi operai al lavoro in mezzo al degrado assoluto. Tra travi di legno, lavandini abbandonati, secchioni ricolmi, bici devastate, tendoni pericolanti, rifiuti alimentari e chi più ne ha più ne metta. Nessun limite allo schifo.
Naturalmente le foto che allego non posso testimoniare il tanfo che si diffonde nell'aria...
Mi chiedo quando le sponde del Tevere saranno ripulite definitivamente da questo immondezzaio e noi ciclisti, runners o semplici pedoni potremmo tornare a fare una passeggiata in maniera più civile...
Lettera firmata

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