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10 domande alla sindaca che brucia 17milioni di soldi vostri per "coprire" le buche

9 marzo 2018
Capisci la profondità di questa buca a Piazza Lodi se guardi quanta ruota ci entra dentro
Ieri, pressata addirittura a livello internazionale (sta per uscire un servizio di Euronews a riguardo) su una situazione delle buche che non ha precedenti in città, la sindaca ha pensato bene di uscire sui social con un cartello che roboantemente annuncia 17 milioni di euro di investimenti per tappare le buche. La prima riflessione a riguardo è davvero molto amara: mentre i sindaci di tutte le grandi capitali occidentali si occupano di definire con le loro scelte di ampio respiro dove il pianeta andrà nei prossimi decenni, la città di Roma si occupa al massimo di gabinetti pubblici e manutenzione ordinaria dell'asfalto. Una tristezza infinita. Oltre alla tristezza, alla depressione, al senso marcio del declino che ci sta fiaccando ogni giorno di più, entriamo nell'operativo e poniamo 10 domande alla sindaca su questa questione. Vi chiediamo però, dopo di averle lette, di andare in fondo e di leggere la nostra webgrafica. Quello che sta succedendo lo avevamo previsto mille volte e c'è la spiegazione precisissima del motivo per cui ci troviamo così.

1. Non bisogna tappare le buche. E' totalmente inutile. Bisogna rifare le strade (a partire dal sottofondo). Altrimenti sono soldi totalmente buttati. Tappare le buche rappresenta proprio un approccio concettualmente sbagliato. Non andrebbe neppure enunciato in questi termini, è finanche diseducativo. 

2. Tutto questo si sta verificando per una storica mancanza di manutenzione, è vero, ma mai nulla del genere (non si era mai vista una cosa simile) si sarebbe mai verificato se non ci fossero stati ritardi assurdi di una amministrazione di incapaci su mosse necessarie, bandi, contromisure. E se ci pensate è la stessa cosa in tutti i settori: ad esempio gli alberi che cadono. Non c'è nulla di più eccezionale del passato, non c'è più vento, non c'è più pioggia, ci sono però due anni di nulla.

3. La cifra, che andrà ribadiamolo totalmente buttata perché si tratta di misure tampone inutili, è fuori misura. 17 milioni per 50mila buche significano 340 euro a buca. La media di euro-per-buca calcolata a livello internazionale per un intervento decente è 70 euro. Perché a Roma paghiamo il quintuplo?

4. Come sono state calcolate queste 50mila buche? Sono da appalto o è un numero pubblicitario che la sindaca ha buttato lì così? Come hanno fatto a calcolare che le buche sono 50mila?

5. A proposito di appalto: si tratta di regolari gare o di affidamenti diretti? Se si tratta di affidamenti diretti saranno dati alle solite ditte ben note o a ditte nuove? Selezionate come? 

6. Chi controllerà la qualità dei lavori considerando che tutti i precedenti "Piani Marshall" contro le buche si sono rivelati fallimentari e utili solo alle piccole srl che si aggiudicano i lavori? 

7. Se c'erano stanziamenti per 17 milioni (comunque pochissimi, Londra spende oltre 300 milioni l'anno per manutenere le sue strade) perché si è aspettato che le strade si sbriciolassero e non si è proceduto prima? E perché nessuno chiede scusa per i colpevoli ritardi? 

8. Molta parte dei danni che vediamo oggi si potevano evitare con una seria salatura delle strade i giorni  (27 febbraio\1 marzo) della grande gelata. Roma fa Schifo lo aveva scritto chiarissimo proprio in quei giorni anticipando l'emergenza di oggi con la massima lucidità.

9. Perché vista la situazione l'inquietante assessore ai lavori pubblici Margherita Gatta non si è ancora dimessa?

10. La situazione buche a Roma è figlia delle clientele e della corruzione. Che c'era, che c'è sempre stata e che c'è oggi stesso e che anzi è aumentata negli ultimi due anni. Vengono fatte lavorare tantissime micro dittuncole per avere così tantissimi clientes elettorali. Questo status quo è stato garantito proprio dalla Sindaca che in campagna elettorale, da Semprini (vedi! E dopo aver detto queste scempiaggini come fai a dare la colpa "alle amministrazioni precedenti"? Come fai???) durante il confronto con Giachetti, disse solennemente: per riparare le buche non deve lavorare una sola ditta internazionale ma le tante piccole ditte romane. Ovviamente l'unico modo per risolvere il problema è fare grandi appalti, rivolgersi a grandi società iper professionali (possibilmente straniere) e concentrarsi nel controllo invece che nella gestione onerosa e impossibile richiesta dall'avere decine se non centinaia di clienti per fare un unico lavoro. L'amministrazione ha cambiato idea e finalmente ha capito che il modello per gestire il problema è un altro o si continua col clientelismo che forse porta voti ma che non risolverà mai il problema e sarà utile soltanto per trasferire soldi dalle tasche dei cittadini a quelle delle notissime dittuncole romane, ciociare, casertane (ripetiamolo: casertane), pontine del catrame? 
C'è solo un modo e uno solo per risolvere il problema. Ma per perseguirlo bisogna decidere di dire addio al voto di scambio e nessun partito, incluso quello oggi al governo, sembra avere intenzione di farlo.

Questo, cari cittadini, era esattamente il disegno e lo è da decenni: arrivare all'emergenza così puoi spendere milioni e milioni senza costrutto e senza controllo. Cambiano i tempi, cambiano le maggioranze ma la mangiatoia romana continua a divorare risorse. Massacrando i propri cittadini e pesando come un macigno su tutto il paese: commissariamento. Subito!


PER SAPERNE DI PIÙ. 
SELEZIONE DELLA NOSTRA COPERTURA SUL TEMA NEGLI ANNI
Cosa dicevamo nel remoto (2012)
La storia delle buche e l'operazione Vitruvio
Tutta la verità sulle buche e relative frottole
I finti lavori per le buche (2014)
Il progetto Stradenuove di Raggi è un inganno
Flop di Stradenuove in 5 punti
Giugno 2016: avevamo previsto tutto
E qui c'è il filmato DE-FI-NI-TI-VO che vi spiega la situazione strade a Roma. Tra clientele elettorali e Camorra

Video. Roma ha un secondo Colosseo, si chiama Anfiteatro Castrense ed è circondato di rifiuti

22 ottobre 2017

Incredibile la situazione che abbiamo trovato attorno all'Anfiteatro Castrense. Una vallata di pattume collocata tra le Mura Aureliane, il frequentatissimo Viale Castrense e questo importante monumento che se fosse in qualsiasi altra città del mondo sarebbe valorizzato e trasformato in una risorsa anche economica e che invece qui è circondato da una discarica abusiva spaventosa, puzzolente, pericolosa, che impedisce alle persone di transitare, che fa passare la voglia di passare attorno.


Speriamo che il progetto di riqualificazione di Viale Castrense interessi anche questa collina della vergogna che potrebbe essere messa a sistema con il giardino di Via Carlo Felice per la realizzazione di un grandioso parco lineare delle mura in quest'area.


Certo è che nessuna intrapresa di questo tipo va in porto se non si costellano iniziative di questo genere con attività economiche sane che abbiano tutto l'interesse nel tenere le cose in vita, pulite, ordinate, sicure. Se ci si affida unicamente ai dipendenti comunali il destino è segnato e si vede millimetro per millimetro in questo filmato agghiacciante.

Video clamoroso. Stazione della metro aperta soli 2 anni fa e già devastata. Solo a Roma

12 aprile 2017
Abbiamo girato un lungo filmato alla Stazione Jonio della Metro B1. Perché proprio alla Stazione Jonio? Semplice, perché Jonio è la più recente stazione della metro ad avere aperto a Roma. La più nuova.
Le condizioni in cui versa il manufatto di stazione e i dintorni gridano vendetta.
Significa che non c'è un piano di manutenzione (se i vandalismi si cancellano subito poi fanno fatica a tornare), significa che non c'è un piano di sorveglianza, ne di videosorveglianza. Significa non solo che la città è piena di squallidi vandaletti da sbattere in galera, significa soprattutto che chi deve contrastarli e poi fare manutenzione non ha alcun rispetto dei soldi pubblici e degli spazi comuni. 
Una atmosfera inquietante che non ha eguali e raffronti in nessuna altra città occidentale. 

L'inganno del progetto #stradenuove spiegato bene

6 aprile 2017







Velaturine d'asfalto, lavori senza nessun cartello di cantiere nel più stretto anonimato, rattoppature, stesure di catrame alte meno di una moneta (messa per orizzontale!) che vanno via alla prima pioggia, segnaletica aerosol buttata giù a velo che scompare dopo 7/10 giorni. Tutto come sempre, tutto come prima, tutto peggio di prima. 

L'amministrazione tace sullo scandalo Farmacap (hanno licenziato l'unica dirigente di azienda municipalizzata che si era messa a licenziare i dipendenti infedeli), l'amministrazione tace sull'VIII Municipio che si è sciolto e che dovrà andare ad elezioni: uno scempio che non si era mai verificato. Ma l'amministrazione non tace, anzi alza un discreto casino collettivo, sulla fantomatica progettualità chiamata #stradenuove, con tanto di hashtag. 
Cosa sia non è dato sapere: ci sono nuovi bandi? C'è un nuovo regolamento approvato? C'è una nuova strategia? Ci sono nuovi fornitori? Nuovi modelli organizzativi? Nuove modalità di appalto finalmente? Oppure c'è solo fuffa e nient'altro che fuffa? Oppure si continuano a fare rattoppi con le stesse dittuncole di prima, con gli stessi controlli (zero) di prima, con i rimasugli degli stessi appalti di prima magari con le gare espletate addirittura ai tempi di Marino?

Ovviamente la verità è proprio quest'ultima e i risultati di "stradenuove" sono quanto mai vecchi. E sempre vecchi saranno i risultati finché non decideremo di cambiare completamente modello. 

Roma, dal punto di vista della sistemazione dell'asfalto e della manutenzione delle strade, si risistema in un modo solo: un solo appalto per la grande viabilità e poi altri 5 lotti, da assegnare con 5 gare, ciascuno relativo ad un raggruppamento di 3 municipi per un totale di 15 appunto. Durata? Non meno di 6 anni. In questo periodo il concessionario ha l'obbligo di ripristinare e manutenere e vedrete che lo farà a regola d'arte perché la cifra che percepisce rimane fissa e dunque ha tutto l'interesse a far si che la strada fatta nel 2017 non si sfasci nel 2018, nel 2019 o nel 2020 perché altrimenti sempre lui la deve riqualificare: più lavora bene, meno spende, più ha margini di guadagno. E più i cittadini, di converso, ci guadagnano avendo strade in sicurezza. 

Il Comune così ha a che fare con 6 società. Tutte grandi, strutturate, con dipendenti veri, con segreterie vere, con uffici comunicazione veri, con uffici legali veri, con interlocutori professionali, con una struttura aziendale. Non dittuncole di operai al nero, non srl che nascono e durano come un gatto sull'Aurelia, non una pletora di azienduccie ingestibili e losche.
In questa maniera l'amministrazione è nelle condizioni, mettendo sopra al progetto dirigenti seri e funzionari rigidi, di controllare per davvero, supervisionare, dare la rotta e badare che venga tenuta dritta. E giù controlli e blitz a sorpresa per premiare chi si comporta bene e penalizzare chi ci marcia (ma abbiamo già visto che marciarci non conviene).

Questo è il modello e il Movimento Cinque Stelle è ideologicamente contrario ad una cosa del genere. Peccato che questa sia l'unica strada per risolvere il problema. Il resto è un inganno, un raggiro e una truffa.


(Il video e le nostre foto si riferiscono alla recente ridicola riasfaltatura della zona circostante la Stazione Tuscolana)

Anas vuole gestire le strade di Roma. Ma magari fosse!

27 dicembre 2016
Dopo la proposta di Ferrovie dello Stato di gestire Atac (o quel che ne resterà) e la proposta di RATP di prendere in mano le sorti della Ferrovia Roma-Lido, in questi giorni una terza occasione si è presentata ad un Comune di Roma sempre più incapace - nonostante le tasse più alte d'Italia - di far funzionare le proprie aziende e di erogare servizi in maniera civile: Anas ha chiesto di poter prendere in gestione alcune strade di grande comunicazione. 

Come molti di voi sapranno Anas già gestisce le strade consolari della città, ma la sua giurisdizione termina nell'esatto punto in cui le varie Appia, Aurelia o Salaria che sia incrociano l'anello del GRA. Da quel punto in poi le strade sono gestite dal Comune che significa totale incapacità, totale assenza di visioni, fondi utilizzati per ungere le clientele elettorali e per far lavorare le peggiori dittuncola romane di catramari e non per ottenere il miglior servizio per i cittadini contribuenti. 


I risultati sono evidenti ad occhio nudo. Guardate il video. L'auto si muove sulla Salaria da Settebagni in direzione di Roma. Fintanto che la strada è gestita da Anas la segnaletica è in ordine e ben visibile, l'illuminazione è accettabile, la vegetazione si lati della strada e nello spartitraffico è ben curata. Una sensazione di sicurezza e di ordine. Appena si supera il ponte del Raccordo, il panico più assoluto! Buche dovunque anzi crateri, cartelloni abusivi in ogni dove che erano inesistenti nel tratto Anas o comunque ben sistemati e gestiti, nello spartitraffico tra le due carreggiate interi arbusti infestanti alti metri. E poi luci spente, segnaletica quasi del tutto scancellata, sensazione diffusa di disagio, degrado e insicurezza.


E' la storia di tutte le consolari e altre sono messe anche peggio perché prese d'assalto dalla sosta selvaggia. 

Tutto questo si è generato non per sfortuna o per fato avverso, ma per una serie precisa di circostanze: dirigenti incapaci e corrotti, funzionari incapaci e corrotti; mafia della cartellonistica; mafia delle ditte di manutenzione; inqualificabile lavoro di Acea; zero controlli e zero sanzioni pur di mantenere le proprie clientele elettorali in un contesto di quieto vivere.

Chiaramente Anas non è stata nella sua storia esente da schifezze del tutto simili e non stiamo parlando di un'azienda svizzera. Ma l'abisso è assoluto rispetto al Comune di Roma (il peggior ente pubblico dell'Italia repubblicana), specialmente da quando Anas è gestita da Giovanni Vittorio Armani, un manager che sta dimostrando capacità e qualità. Anas, dismettendo la sua allure di carrozzone pubblico, si sta configurando come società all'avanguardia internazionale dedita alla manutenzione e alla gestione delle strade con l'obbiettivo di trasformarle in smart road e di far fruttare la prossima integrazione col Gruppo Ferrovie dello Stato. Anas si propone di gestire le strade di grande comunicazione della città prendendole in gestione dal Comune di Roma col modello del "contratto di servizio" (che però non dovrebbe prevedere una gara?): in questo modo i soldi che oggi il Comune spreca o usa per alimentare racket e clientele potrebbero finalmente andare nella manutenzione vera. 

Il nostro sogno però è che Anas non si limiti a gestire un pezzettino di strada in più dentro al Raccordo di Salaria, Aurelia e Roma-Fiumicino, il nostro sogno è che Anas si occupi sostanzialmente di tutta quella che a Roma si chiama la "Grande Viabilità" ovvero quella percentuale di strade che non è gestita dai Municipi bensì - malissimo - dal Comune. Insomma tutte le consolari fino alle Mura Aureliane e poi molte altre strade importanti, dall'Olimpica alla Colombo, dalla Boccea alla Tangenziale e così via. 

Con quali benefici? Con migliorie su quali punti? Semplice: in primis la sosta selvaggia, che il Comune non vuole combattere e che però rende impossibile per queste strade erogare un servizio di mobilità serio; in secondo luogo la cartellonistica, la cui mafia il Comune non vuole combattere e che rende queste importanti arterie un ricettacolo di degrado. E poi il verde, oggi pericolosamente abbandonato, l'arredo urbano, oggi da quarto mondo, la segnaletica sia orizzontale che verticale, oggi praticamente inesistente e poi ancora l'infomobilità, la sicurezza passiva, l'illuminazione, la pulizia, le soluzioni innovative. Grazie alla cartellonistica pubblicitaria - finalmente gestita in maniera industriale - ed alle multe (in ottica smart road fatte con sistemi tecnologici), l'Anas potrebbe trasformare questa gestione anche in un business che potrebbe perfino rendere inutile il contributo comunale da contratto di servizio.

Dopo FS e RATP faremo scappare via anche ANAS per la paura di perdere cespiti utili per governare il consenso e le ignobili clientele elettorali? Giusto per capirsi, ogni scelta che toglie operatività dalle mani del Comune e la dà a terzi (privati o statali che siano) è una scelta in questo momento azzeccata considerate le condizioni di qualità e professionalità pari a zero dell'amministrazione comunale della capitale.

Perché ci terremo le buche per almeno altri 5 anni spiegato bene

19 giugno 2016

Virginia Raggi non vincerà le elezioni che si stanno svolgendo in queste ore, le stra-vincerà! Che è diverso. Il risultato sarà particolarmente rotondo e le recenti novità riguardanti un suo ipotizzato reato di falso ideologico appaiono avere sì una qualche rilevanza, ma sono state gestite in maniera così becera e volgare dal PD (dove sta la notizia?) dall'aver favorito e non penalizzato la candidata pentastellata? 
Semmai qualche votino Raggi lo perderà per quanto di ridicolo sta emergendo sui primissimi nomi dei suoi assessori (chissà gli altri, visto che ha annunciato solo un terzo della Giunta contravvenendo alle promesse). Lo Cicero, con deleghe importanti come quella ai giovani, appare una figura imbarazzante; Paolo Berdini è una ipoteca sul futuro che garantirà a questa città nuova povertà, nuova marginalità, nuovo disagio sociale, nuova disoccupazione. Paolo Berdini è la certezza che ancora decine di migliaia di nostri giovani di talento, che abbiamo investito enormemente per formare, se ne andranno all'estero. A cercare opportunità in paesi e nazioni dove le ricette le "visioni" (tra mille virgolette) di Berdini sono considerate folklore pericoloso anche solo nei libri o nei polverosi convegni universitari.

Ma al di là di queste considerazioni, praticamente per amatori, la vittoria schiacciante di una giovane avvocato prossima al compleanno dei 38 anni è decisa e ineluttabile. Tanto più che il M5S, con una mossa tanto abile quanto spregiudicata, procede in alleanza (alleanza che speriamo venga rotta immediatamente dopo il voto, altrimenti sarebbero dolori) con le più squallide, incancrenite e criminogene cricche della città: il peggio dei tassinari (quelli che temono Uber e non lo considerano una opportunità come è in tutto il mondo), il peggio degli albergatori (quelli che temono Air BnB e non lo considerano una opportunità come è in tutto il mondo), gli impiegati comunali, gli atroci dipendenti Atac, i terrificanti dipendenti Ama che finalmente Marino aveva avviato alla privatizzazione, gli addetti alle farmacie comunali di Farmacap che per decenni hanno rubato i farmaci nei magazzini per rivenderli e farsi un doppio stipendio, la parte più retriva del corpo della Polizia Municipale (con la quale è stato fatto un vero e proprio patto in cambio del ritorno alla vecchia gestione consociativa) che ora punta ad una restaurazione dopo le rivoluzioni e l'aria fresca di Clemente e così via. 
Con molte di queste categorie, autentiche metastasi che stanno (chiaramente assieme e in alleanza con la pessima politica, beninteso) ultimando l'assassinio di una capitale occidentale, il Movimento 5 Stelle ha siglato veri patti di restaurazione: se arriviamo noi tutto torna come prima di Marino, non preoccupatevi. In Atac, in Ama, in Polizia Municipale, in Comune. Dovunque. E' agghiacciante, ma è così.
M5S così riesce a soddisfare ad un tempo solo le esigenze di novità, di freschezza, di cambiamento, ma allo stesso modo rassicura (come vedremo anche nel cuore contenutistico di questo articolo) il ventre molle, nullafacente, parassita della città: feccia, ma che come vedremo stasera a urne chiuse sposta una quantità impressionante di voti. Una proposta politica conservatrice con molti - troppi - tratti paralleli alla micidiale amministrazione Alemanno. Ovviamente su questo specifico aspetto la speranza è che una campagna elettorale fatta per stravincere non si traduca poi in una azione di governo così populista. 
Ma siamo certi - o meglio vogliamo sperare -  che all'atto pratico l'impostazione di Virginia Raggi non sarà così conservatrice e allucinantemente sbardelliana come è apparsa in campagna elettorale. 

Dando per scontata la vittoria (che noi per primi, al di là di ogni infingimento, abbiamo sempre auspicato e invitato i nostri lettori a favorire; perché al di là di tutte le critiche e della raccapricciante campagna elettorale dei 5 Stelle riconsegnare la città al PD dovrebbe essere vietato per decreto legge!) e bypassando il perbenismo del silenzio elettorale possiamo iniziare il warm up di quello che saranno i prossimi anni. Anni durante i quali "massacreremo" Virginia Raggi esattamente come abbiamo fatto, fin dal principio della nostra attività civica, con Veltroni, con Alemanno, con Marino. Marino fu l'unico a capirlo, ma questo massacro è quanto di più utile e costruttivo un sindaco possa chiedere di avere dalla opinione pubblica della città. La prima puntata del nostro pungolo costruttivo verte sulle buche. E' stato uno dei temi della campagna elettorale. 

Il problema delle buche a Roma si è generato non per sbaglio o per sfortuna, si è generato perché il mercato della manutenzione è gestito in maniera malata. Ci sono centinaia di appalti laddove ne basterebbe uno e centinaia di fornitori per fare un unico servizio (la manutenzione delle strade) sono impossibili da gestire, impossibili da controllare. Senza controlli queste ditte fanno il loro comodo, sanno di non essere supervisionate, risparmiano sui materiali, ultimano i lavori in maniera scadente così questo permetterà loro di essere richiamati per rattoppare e staccare un'altra fattura a danno dell'amministrazione.

Questo è quanto. Non c'è molto da aggiungere. 

Come si risolve? Semplicissimo. Gli appalti devono essere accorpati e devo durare nel tempo. Così una ditta, detenendo l'appalto per la manutenzione per più anni, avrà tutto l'interesse a fare un lavoro a regola d'arte perché altrimenti dovrà lei stessa provvedere, senza aggiunte di denaro, a riparare. Inoltre una ditta sola è controllabile, è un interlocutore unico, è chiaramente individuabile come responsabile e controllabile facilmente dai cittadini.



Non è fantascienza, è quanto era successo a Roma negli anni 2006/2007 quando la allora Giunta Veltroni capì che quella era l'unica strada e affidò la manutenzione della grande viabilità ad una ditta unica. E' impensabile che l'amministrazione abbia come interlocutori dozzine e dozzine di dittuncole, srl farlocche aperte, chiuse, riaperte, truffaldine, quasi mai ditte romane tra l'altro e spesso provenienti dalle provincie di Latina, di Caserta. Le cose funzionavano e funzionavano a tal punto che Alemanno, una volta arrivato, si affannò per smontare un sistema sul quale era impossibile mangiare (l'importo era quello e quello era, niente sorprese, niente affidamenti diretti, niente somma urgenza) e lavorò duro per riassegnare i micro appalti alle micro dittuncole romane, casertane, ciociare, pontine. Quelle che poi è emerso da questo sistema è sulle scrivanie dei magistrati a Piazzale Clodio.

Questo sistema si smonta in maniera molto agevole: si fa un appalto unico per la grande viabilità comunale e al massimo 5 appalti (tre municipi per ogni appalto) per i 15 miunicipi. Lo dicono tutti (tutti!) gli esperti di queste faccende, lo dice - onestamente va ammesso - anche Roberto Giachetti che nel suo programma elettorale e nelle tante occasioni su cui si è parlato di questo ripete una ricetta del genere, non perché Giachetti sia bravo, ma semplicemente perché se si vuole risolvere il problema a uccidere corruzione e disagi per i cittadini quella è l'unica strada. Non c'è davvero alternativa. 

Ecco perché ci è venuto un groppo alla gola quando abbiamo sentito, su questo tema, al risposta di Virginia Raggi allo statement di Giachetti. Davvero sarà interessante capire chi mette in bocca a questa ragazza gentile, preparata e ragionevole puttanate di tal risma profittando della sua buona fede. E qui siamo ad un livello simile dello sciopero dell'UGL indetto "per coincidenza" durante la partita dell'Italia agli Europei! Se visionate il video non potrete che saltare sulla seggiola anche voi: sono le stesse frasi che ha ripetuto, mandandoci il sangue al cervello, Alemanno. Quelle piccole società di cui parla Raggi sono il reticolo di clientele, corruzione, incapacità oggettiva, che costituisce la colonna vertebrale (a tutt'oggi perfettamente eretta) di Mafia Capitale. E' spiazzante e sorprendente come Virginia venga mandata allo sbaraglio a difendere l'indifendibile: certo, sono voti, ma poi sono voti che si pagano cari se davvero vuoi cambiare la città. La cosa certa è che la ricetta proposta da lei è, banalmente, criminogena. Genera crimini, genera illegalità, genera inefficienze, genera quello che c'è oggi insomma. E' una ricetta di Alemanno e tanto basta per descriverla. Ovviamente la retorica delle povere piccole ditte romane non sta in piedi manco un istante: primo perché il grosso di quelle che si aggiudicano i vergognosi appalti attuali non sono romane, secondo perché molte di queste realtà sono marce, sono le ditte che un governo a 5 Stelle dovrebbe combattere non tutelare. A vantaggio piuttosto delle ditte serie che in questo sistema criminale sono state costrette a fallire.

La manutenzione delle strade, come tutti i servizi a rete che costituiscono il network di una città che funziona, è un monopolio naturale. Come l'illuminazione pubblica, la distribuzione dell'acqua e del gas, la cartellonistica pubblicitaria o il trasporto pubblico di linea. Voi affidereste ogni linea di bus ad un diverso operatore di trasporto "per far lavorare le piccole imprese", oppure ritenete che tutte le linee debbano essere gestite da un unico operatore come accade in tutto il mondo? Voi direste che ogni palo della luce deve essere gestito da una società diversa per garantire a tante piccole aziende di lavorare e "di ripartire" oppure ritenete giusto che Acea gestita tutto? E così via. 

Per gestire queste grandi partite ci vogliono insomma aziende grandi, possibilmente grandissime, possibilmente internazionali, che poi ovviamente coordinano maestranze locali, collaboratori, subappalti. Non si perdono posti di lavoro, semmai se ne guadagnano. Ma il timone non lo tengono imbarazzanti pseudo-imprenditori locali, bensì veri professionisti del settore. Facili da controllare

Se Virginia Raggi vorrà mantenere corruzione, ladrocini, clientele vergognose, incapacità, lavori pubblici scadenti continui pure sulla sua posizione; se invece vorrà davvero "cambiare tutto" dovrà tornare su questo suoi sui passi. Certo la presenza ai lavori pubblici di un personaggio come Paolo Berdini non è certo garanzia di spirito di innovazione e di corretto seguimento di buone pratiche internazionali. Buone buche, buone spese folli e buona corruzione a tutti. E buoni incidenti mortali, sull'altare delle piccole ditte che deveno da lavorà...

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE UN PO'
Quiqui e ancora qui.

Inaugurata 2 anni fa, oggi un letamaio. Le foto dalla ciclabile di Monte Mario

3 giugno 2016









Quella che in qualsiasi altra città del mondo sarebbe vista come una ricchezza, come un bene da preservare accuratamente e farlo godere ad ogni singolo cittadino, sia per il proprio benessere fisico con la pratica sportiva che come semplice luogo di aggregazione e socializzazione: la pista ciclabile Monte Mario - Monte Ciocci sarebbe il luogo perfetto per tutto ciò e per tante altre cose od iniziative che potrebbero realizzarcisi.
Inaugurata in pompa magna dal Sindaco Marino e dal Presidentino del Municipio XIV  Barletta il 14 giugno 2014, quindi neppure due anni fa, è oggi ridotta ad un letamaio a cielo aperto. Innanzitutto è stata ultimata da RFI e probabilmente mai collaudata da tecnici municipali sebbene abbia avuto una gestazione quasi ventennale, i materiali utilizzati sono quantomeno scadenti, i bagni delle stazioni ferroviarie chiusi o inesistenti, non sono stati previsti bagni chimici o piccole attività di ristoro, quindi sugli oltre 10 km di tracciato andata/ritorno se scappa un bisogno fisiologico ci si arrangia...
La sorveglianza è inesistente, le stazioni in particolare quella Gemelli sono diventate ritrovi di sbandati.
Dulcis in fundo... per il Giubileo doveva essere ultimato il tratto Monte Ciocci-San Pietro, Giubileo del 2025 immaginiamo...
Lettera Firmata

Metro C. Inaugurata con grandi fanfare, fuori alle stazioni già c'è lo schifo e l'abbandono più assoluto. Un po' di foto

5 luglio 2015

























Immondizia, marciapiedi in catrame, abusivismo, sosta selvaggia da fare paura al punto che le stazioni neppure si vedono da quanto sono sommerse dalle lamiere delle auto parcheggiate illegalmente senza l'ombra di una multa. Arredi urbani da quarto mondo. State riconsegnate alla città con gli stessi progetti viabilistici di com'erano prima: concepite negli anni Sessanta o Settanta, si è perduta l'occasione di modificarle. Imperdonabile. E il verde? Già totalmente abbandonato, evidentemente non è stata assegnata a nessuno la manutenzione. E in alcune stazioni può partire la mietitura. 
La tristezza profonda e infinita di vedere una infrastruttura che, inaugurata una settimana fa dopo sprechi e ladrocini a gogo non appena finiti finalmente alla Corte dei Conti, ha oltretutto iniziato il suo processo di degrado irreversibile: oltre il danno di una procedura di costruzione che ha sottratto soldi alla collettività, la beffa di una infrastruttura che non viene curata. Nella città di Mafia Capitale la parola "manutenzione" è qualcosa di destabilizzante. Si deve creare lo schifo, la zella, l'emergenza. Così poi si può intervenire d'urgenza.

Tutta la verità sulle buche di Roma. Se volete capire come mai Roma è ridotta così legge con attenzione quest'intervista. Sono almeno 7 anni che ci raccontano frottole per continuare a mangiarci sopra

12 febbraio 2015

Per i nostri lettori niente di nuovo. Su questo blog tutto il ragionamento che leggerete in maniera chiara e lucidissima qua sotto nell'articolo uscito oggi sulla cronaca di Napoli del Corriere della Sera (Corriere del Mezzogiorno, ecco il link) era già stato anticipato esattamente un mese fa. A questo link. Leggetelo perché è impressionante come, anche questa volta, avevamo perfettamente tratteggiato i contorni di un problema annoso che si vuole, scientemente, non-risolvere. Ma c'è da dire che anche Presadiretta, anni fa, aveva detto tutto in  uno straordinario servizio che non dovete perdervi per capire come mai Roma è in queste condizioni. 
Per poter continuare a far sì che si mantenga la voragine di denaro. Roma (e anche Napoli, seppur in misura minore) è piena di buche per un motivo soltanto: quelle buche servono per mantenere alta l'emergenza e per poter giustificare appalti a dittuncole di quart'ordine "per somma urgenza", senza gare, senza pianificazione, senza prospettiva ne progetto. Negli anni in cui c'era la gestione di un general contractor, a Roma, le cose parevano migliorare sensibilmente e ovviamente quel sistema venne smontato da Alemanno perché non garantiva commesse-senza-gara alle dittuncole di cui sopra. Noi qui vi avevamo già spiegato tutto, ora sentite la storia raccontata dalla viva voce di un protagonista della vicenda. L'articolo parte a parlare di Napoli, ma poi si rivolge a Roma. La cosa grave di tutto questo? Non il fatto che Gianni Alemanno abbia fatto schifezze (quello era previsto e prevedibile), ma il fatto che Ignazio Marino, dopo due anni e dopo aver stracciato Alemanno alle elezioni non abbia fatto nulla per ripristinare per lo meno la decenza ed abbia continuato come prima. La domanda è sempre la solita: se Marino si comporta come Alemanno cosa abbiamo cambiato sindaco a fare? Se Marino non capisce che il rotondo risultato elettorale del 2013 era un mandato chiaro da parte dei cittadini a cambiare tutto, non fa altro che una frode elettorale. 
Tornando alle buche, l'unico modo per risolvere il problema è, guardacaso, l'unico modo che non viene adottato. Raccontando frottole.

***

Romeo: «Napoli sprofonda nelle buche? Disastro prevedibile»

L’imprenditore: «La formula del Global Service, che era una risposta concreta al problema delle strade, è stata criminalizzata in modo ideologico e demagogico»

di Paolo Grassi

«Tutto questo era largamente prevedibile. E per evitare il disastro a nulla sono serviti piani tecnici e indicazioni programmatiche. La formula del Global Service, che era una risposta concreta al problema delle strade, è stata criminalizzata in modo ideologico e demagogico. Ma quella forma di gestione tecnica e integrata del territorio non è stata sostituita con nulla che fosse efficiente e funzionale». Alfredo Romeo guida un gruppo che prova a cambiare l’idea di gestione dei patrimoni urbanistici e del territorio. Per anni ha dovuto convivere con l’accusa di aver creato un “sistema Romeo” collegato al super-appalto destinato alla manutenzione delle strade di Napoli. Ma oggi, dopo la sentenza definitiva che, come ricorda lui stesso «l’ha prosciolto perché “il fatto non sussiste”», guarda con «distacco da una parte e rabbia dall’altra» alla città che sprofonda nelle buche.

Dottor Romeo, perché dice di guardare con distacco a quello che sta avvenendo nella sua Napoli?
«Romeo Gestioni aveva proposto soluzioni tecniche avanzate e funzionali, ma hanno prevalso i pregiudizi e gli slogan. E allora pazienza. E, appunto, distacco».

Però poi afferma anche di provare rabbia.
«Rabbia è vero, perché da cittadino sono indignato. Ma aggiungo, parlo da cittadino italiano e non solo napoletano, perché certe dissennate sciatterie non riguardano solo Napoli. Basta vedere che cosa sta accadendo a Roma dove, prima ancora, quasi dieci anni fa, avevamo messo a punto un modello unico al mondo di “Road Management” risolutivo che però si è scontrato con la politica».

Road Management? Si può spiegare meglio?
«Partiamo da un punto concettuale ineludibile: per risolvere il problema delle buche, bisogna uscire dalla logica della manutenzione e scegliere il principio dellagestione programmata. Ma per far questo, bisogna in primis fare una scelta laica e decidere di affidare a professionisti che rispondono, con piena responsabilità e “per risultati”, sulle attività di programmazione, gestione e controllo delle opere. Se si continua a ragionare in termini di intervento su “chiamata d’urgenza”, pensando che basti mettere un po’ d’asfalto nelle buche più grosse, e dando per scontata la qualità del lavoro degli asfaltisti che preparano miscele bituminose ridicole, beh, allora siamo lontanissimi da ogni soluzione credibile».

E come si «gestiscono le strade»?
«L’obiettivo, come detto, non è più la manutenzione ma l’efficienza, la scorrevolezza e la sicurezza costante delle strade. Cioè un servizio strutturale, reso e garantito alla città. Sembra banale ma non lo è. E dunque a Roma (e a Napoli intendevamo replicarlo) il progetto, che valeva circa 700 milioni, si articolava in nove anni di attività divisi in tre fasi: impianto e interventi straordinari, regolarizzazione progressiva, manutenzione generale costante. Noi, come Romeo Gestioni, eravamo gli ideatori e la direzione del progetto. Abbiamo creato una centrale di governo informativa ad alta tecnologia. Non esagero, una sorta di Cape Canaveral con software specificamente messo a punto, in cui abbiamo riversato i dati di un censimento gigantesco: quante strade, quante buche, quanti chilometri di marciapiedi, quale illuminazione, quale segnaletica, quali passi carrai, attraversamenti e sotto-servizi da monitorare, quali emergenze, quali urgenze, quali priorità».

Poi?
«Abbiamo pianificato gli interventi organizzandoli in maniera tale da risolvere da una parte le emergenze, e mettendo dall’altra, progressivamente, a regime l’intero sistema viario a noi affidato: 800 chilometri di strade ad alta percorrenza. Ancora, in parallelo, abbiamo messo in campo dodici furgoni attrezzati con laser e impianti satellitari collegati con la centrale di governo e con squadre, divise per settori, dotate di sistemi palmari che all’epoca erano il massimo dell’innovazione (ma oggi lo facciamo con i droni), per il monitoraggio generale, metodico e sistematico degli interventi da fare 24 ore su 24. Anche qui su due fronti: eventuali interventi da fare su segnalazione delle squadre, e quelli da programmare in funzione della gravità. Così abbiamo censito il livello di ammaloramento delle strade, lo spessore e la qualità dell’asfalto esistente, il numero delle buche, la scala delle priorità da cantierizzare».

Insomma, funzionalità complessiva e sicurezza delle strade?
«Sì, ed eravamo responsabili in toto di questo complessivo risultato gestionale. Per questo abbiamo anche messo intorno a un tavolo tutte le aziende potenzialmente coinvolte (luce, gas, acqua, telefoni, trasporti pubblici) per coordinare gli interventi anche con quelli necessari per i sotto-servizi, in modo da poter operare una sola volta per segmento stradale, ed evitare quelle aberrazioni per cui io asfalto oggi e domani arriva il gas e rompe un’altra volta... Non basta. Abbiamo attrezzato un laboratorio per controllare il materiale usato dagli asfaltisti, e verificare omogeneità e qualità degli interventi a monte e a valle del lavoro. E a tutela del Comune di Roma, come garanzia del risultato della gestione per la collettività, abbiamo rilasciato una fidejussione di 400 milioni di euro. Ma tutto questo è stato respinto dalla politica».

In che senso?
«Banalmente che l’allora sindaco Alemanno, approfittando delle mie vicende giudiziarie (il famoso “fatto che non sussiste”) ha gridato “all’appaltone voluto dalla precedente giunta”, ha chiesto la rescissione del contratto pagandoci il dovuto in termini di lavoro svolto a quel momento. Così a Roma si è tornati al criterio del tappabuchi e della manutenzione di somma urgenza invece che alla gestione; i soldi che si dovevano spendere in nove anni, sono finiti in tre. Se la politica avesse visto il problema in termini strategici ed economici la Capitale avrebbe le più belle strade d’Europa. E le posso assicurare: oggi anche Napoli».

Come si esce da questa trappola di buche e voragini?
«Le rispondo non solo da imprenditore, ma come consigliere delegato ai servizi di Assoimmobiliare: politica e Pubblica amministrazione devono cambiare mentalità e cultura. La gestione delle strade non si può affidare a un polveroso ufficio di un assessorato pensato e gestito in modo arcaico. E’ una questione enorme (un esempio per capirci, Roma Capitale amministra 5.550 km di strade, mentre la Centralità di Parigi ne ha solo 1.880) che va programmata e gestita affidandosi, con tutti i controlli del caso, a professionisti seri che abbiano conoscenze, know-how , sistemi di information technology e modelli applicativi di avanguardia. E questa scelta di fondo va applicata non solo alle aree urbane e non solo per le strade, ma anche al Territorio nel suo complesso. Le sortite amministrativamente dilettantesche di certi sindaci, lasciano il tempo che trovano (troppo a mio parere) e macerie al posto delle strade».

E voi dove siete operativi?
«In Inghilterra, Spagna e Arabia Saudita i nostri modelli gestionali sono molto apprezzati».

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