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L'incredibile vicenda di Carlo Macro e la gara di solidarietà a favore della famiglia: donate

14 febbraio 2018
Francesco Macro e, a destra, il fratello Carlo Macro
Il 17 febbraio 2014 alle due e mezzo di notte, in via Garibaldi al Gianicolo, un lungo cacciavite entrava nel cuore di mio figlio Carlo. Quel giorno Carlo e Francesco, i miei due figli, tornavano a casa dopo un concerto. Carlo scese dalla macchina per fare pipì, lasciando la radio della macchina accesa. A quel punto, un uomo che viveva nel caravan lì parcheggiato, uscì dal caravan e colpì Carlo con un cacciavite. Francesco spinse Carlo a rientrare in macchina, Carlo chiuse gli occhi e non si riprese più.”

Inizia con queste parole la campagna di raccolta fondi su Gofundme lanciata da Giuliana Bramonti, mamma di Carlo Macro. Lo scorso anno si è chiuso il processo sull'assassinio di suo figlio e il colpevole sta scontando la sua pena (qui la cronaca). Eppure i debiti per le spese legali a carico della famiglia di Carlo sono ancora tanti. Per questo Giuliana chiede solidarietà per poter saldare le spese legali, che al momento ammontano a circa 15000 euro: “Ho sempre voluto che la morte di Carlo diventasse simbolo di solidarietà e di non violenza; rendere Roma un posto più piacevole in cui vivere, un ambiente più sicuro. Tutto questo in nome di Carlo, che ha pagato l'insicurezza e il degrado della città che più amava.”

Oltre alla perdita irreparabile dell’esistenza di Carlo, Giuliana e Francesco, rispettivamente madre e fratello, furono costretti ad affrontare numerose ingenti spese: dal funerale alle spese legali per poter presenziare al processo penale contro l'omicida, durato ben tre gradi di giudizio finiti “con una condanna molto lieve rispetto alla gravità del reato”. Esperite con modesti risultati le richieste alle Istituzioni per avere un sostegno che riparasse anche alle responsabilità pubbliche riguardo le circostanze dell'accaduto, hanno deciso di provare la strada della solidarietà.

Sulla vicenda di Carlo Macro qui su Roma fa Schifo abbiamo riflettuto più volte. In particolare con questo articolo che facemmo uscire esattamente 2 anni dopo la morte di Macro. Con un filmato raggelante, un autentico insulto alla memoria del ragazzo morto. Ora di anni ne sono passati altri due ancora e le cose non sono ancora affatto cambiate. Tutto questo è semplicemente meschino e atroce.

2 anni dopo la morte di Carlo Macro tutto uguale. Mezza città incrostata da case-roulotte: ecco il Gianicolo

10 febbraio 2016

E' un problema che attanaglia tutta la città. La carità pelosa, fatta non sulle spalle proprie ma prendendosi gli onori e il potere e scaricando disagi e conseguene sulla città. E' il modo solo romano di gestire il disagio: roulotte e camper in mezzo alla strada, a trasfigurare interi quartieri, anche quelli iper eleganti, centrali, residenziali. Spendi 2 milioni di euro per comprarti casa al Gianicolo e ti trovi che manco puoi uscire dal cancello perché l'area è tutta allestita a case temporanee sul marciapiede, con tutte le conseguenze -negative- del caso. Il Gianicolo sarebbe il classico quartiere che se fosse a Milano, Parigi o Londra rappresenterebbe calamita per gli investimenti, anche stranieri: fiumi di denaro da russi e arabi e ossigeno al mercato immobiliare, con tutte conseguenze -positive- del caso.

E invece è così. In tutta la città appunto. Alcune associazioni e comunità finto-benefiche, autorizzate non si sa da chi (ma quando le comunità sono più potenti di un Comune o di uno Stato le autorizzazioni non servono) hanno disseminato la città di roulotte cadenti e camper in disarmo. E ci hanno infilato dentro disagiati e diseredati a casaccio. In zone come quella del video, al Gianicolo, la densità di roulotte fa impressione. Il video è stato girato ieri 9 febbraio, praticamente a due anni di distanza - era il 14 febbraio 2014 - dalla morte di Carlo Macro. Siamo nella zona, iper turistica, del Fontanone del Gianicolo...

Carlo, col fratello, di notte, si era fermato a fare una pipì a Via Garibaldi, tra Gianicolo e Trastevere. Apre lo sportello. Va a fare i suoi bisogni che non poteva trattenere. Ha la colpa però di lasciare accesa la radio in macchina. La musica esce, probabilmente a volume elevato. Da una delle mille roulotte che puntellano lo spazio urbano trasformando le strade da luoghi di passaggio di auto a dormitori senza controllo. La musica sveglia uno degli ospiti delle roulotte che esce, in pugno un cacciavite, e trafigge il torace di Carlo che muore. Nessuno ha chiesto scusa, nessuno ha cambiato atteggiamento, men che meno la potente associazione che aveva deciso che quella persona, probabilmente uno squilibrato mentale, doveva e poteva starsene lì. 

Oggi nulla è cambiato. La città, da San Lorenzo a Trastevere, è disseminata di roulotte. Non sappiamo chi c'è dentro, non sappiamo se gli occupanti sono persone per bene, sono persone pericolose, sono persone malate, sono persone contagiose, sono persone violente. Non sappiamo nulla. Eppure siamo, specie per quanto riguarda l'area interessata al video, in una zona zeppa di università americane, accademie internazionali, rappresentanze diplomatiche. Cosa diavolo ci vuole a trasformare una roulotte in un'autobomba al tritolo? Chissà come mai le associazioni "benefiche" che ci apparecchiano una città inaccettabile se ne stanno chiuse nei loro palazzi sotto scorta, con la piazza antistante dove i militari non ti fanno parcheggiare neppure una bicicletta. La sicurezza a geometria variabile: come mai le roulotte non le piazzano tutte attorno alle loro sedi di rappresentanza?

Insomma di queste persone non sappiamo nulla. Sappiamo solo, per certo, di vivere nella capitale più atroce e allucinante del mondo. Sappiamo anche, per certo, che praticamente tutti i cittadini che la abitano si sono non si sa bene perché abituati e rassegnati a tutto questo. Abituati e rassegnati a qualcosa cui nessuno cittadino al mondo si abituerebbe e si rassegnerebbe.

Viale Giustiniano Imperatore. Queste roulotte stanno tutte nel giro di soli 100 metri

3 aprile 2014





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