Mega campagna di affissioni abusive. L'ultima carognata di Scomodo

19 dicembre 2020







In una città normale non sarebbe necessario insistere ulteriormente per qualificare una esperienza losca e inquietante come quella di Scomodo. Lobby di figli di papà, figli di assessori, figli di potenti, iper protetta dalla politica romana (ma una volta i giovani non combattevano contro il sistema?) e ciononostante votata totalmente all'illegalità e alla prepotenza fascistella e menefreghista
 delle occupazioni abusive. 


Un fenomeno simile, vergognosamente mascherato per di più da iniziativa culturale (Roma è piena di iniziative culturali serie gestite da giovani, non fatevi raggirare da questa gentaglia), si dovrebbe qualificare da solo. E invece a Roma insistere è opportuno perché nonostante i nostri plurimi tentativi di smascherare l'imbroglio, solo una piccola parte dei cittadini ha capito di che pasta sono fatti i "ragazzi" di Scomodo (anche perché siamo gli unici, noi, a proporre una contronarrazione su questa esperienza che invece ha buona anzi ottima stampa su tutti i media nessuno escluso come si addice ai raccomandati di ferro). Per comprendere ulteriormente il fenomeno ad ogni modo è perfetto l'ultimo recente episodio, che parla di miracoli.
Avrete infatti tutti notato il delirio di manifesti abusivi, a volte di dimensioni gigantesche, che hanno invaso la città in questi giorni. "CI VORREBBE UN MIRACOLO" c'è scritto sui cartelli affissi su palazzi storici, monumenti, architetture pubbliche, mercati rionali, addirittura istituti scolastici. Non ci vuole un miracolo invece per scoprire i responsabili di questa meschina campagna di affissioni abusive modello Casa Pound dei tempi d'oro: si tratta dei nostri "ragazzi" di Scomodo. È sufficiente andare sui loro social per scoprire la rivendicazione e apprendere che i manifesti servono come campagna abbonamenti alla loro rivista.
Scomodo infatti non solo è l'unica redazione culturale della città che può esistere senza pagare affitto e utenze essendosi imbucata in uno spazio occupato illegalmente dai furfanti di Action, ma è anche l'unica testata che può promuovere il proprio abbonamento senza pagare alcunché. Adoperando esclusivamente inserzioni abusive e illegali, facendosi forza delle raccomandazioni che dicevamo sopra e che garantiscono zero sanzioni, zero multe, zero rischi rispetto alla propria condotta illegale. Qualsiasi organizzazione che si promuovesse in questo modo e con campagne di questa aggressività con mega manifesti affissi dovunque sarebbe pesantissimamente sanzionata, ma loro non rischiano nulla in virtù di entrature politiche potentissime. Questi sono oggi, a Roma, i giovani intellettuali: professionisti della prepotenza senza neppure rischiare nulla. 
Incredibile poi constatare che se invece si va sui social, Instagram e Facebook ad esempio, si trovano dovunque inserzioni a pagamento di Scomodo. I post sponsorizzati si sprecano, i denari investiti in social media marketing sono cospicui e questo vuol dire una cosa sola: quando si tratta di foraggiare multinazionali globali che pagano le imposte  in Irlanda o in Olanda allora i nostri "ragazzi" ribelli e anti-capitalisti pagano e muti. Quando invece si tratta di sostenere il Comune di Roma (ergo la collettività) acquistando a poche lire qualche regolare spazio per pubbliche affissione, i nostri "ragazzi" invece evadono senza ritegno, magari addirittura coprono le affissioni di chi ha regolarmente pagato, contribuiscono al degrado e generano anche un danno collettivo perché poi qualcuno - pagato dal Comune appunto, dunque da noi e dalle nostre tasse, quelle che Scomodo non sa neppure cosa siano - dovrà andare a pulire questa porcheria. Ma del resto chi è causa del suo mal pianga se stesso: Instagram e Facebook semplicemente NON CONSENTONO abusivismo al loro interno, il Comune di Roma invece sì, anzi quasi lo incoraggia. E quando sei eccessivamente permissivo, i prepotenti e i drittoni se ne approfittano. Ecco perché i prepotenti non vedono di buon grado l'applicazione delle leggi, perché significherebbe mettersi a livello di tutti gli altri e smetterla di sentirsi più forti. Il vero fascismo.
Mega affissione abusiva al San Calisto. Perché il target alla fine è esattamente quello: il gregge dei lobotomizzati del San Calisto, ovviamente in gruppo in piazza senza mascherina
Questo succede quando sei raccomandato, viziato, stronzo, aggressivo, prepotente, fascistello dentro e privo di qualsiasi visione civica e culturale che vada oltre il concetto ultra romano de "io faccio come cazzo me pare anagabidoh".
Tutto sto autentico distillato di spazzatura che sarebbe inimmaginabile in qualsiasi altra città italiana ed europea, a Roma è contrabbandato come "progetto culturale giovane da promuovere e tutelare": chiedete cosa ne pensano Luca Bergamo o Sabrina Alfonsi di questa immondizia. Chiedete e diteci le risposte. Rendiamoci conto quali conseguenze, soprattutto di diseducazione, tutto ciò riesce ad ingenerare specie per i giovani che, ingenuamente, si fidano di chi gli indica esperienze simili come casi validi da seguire e da cui prendere ispirazione.

P. S. Come vedete, un sacco di gente non gliela fa più e reagisce nei commenti. Fatelo anche voi se vi va.

P. P. S. Scomodo con questa campagna anche mediante affissioni con adesivi sta mirando a imbrattare non solo Roma ma altre città. Se ci leggete da Torino, Firenze o altre città dove è presente questa organizzazione, segnalate alle forze dell'ordine della vostra città i responsabili degli adesivi. A Roma è utopistico, ma altrove magari le multe partono eccome.
P. P. P. S. Abbonarsi a riviste come questa è una beffa. Lo è soprattutto per le riviste serie che lavorano in maniera onesta. Se volete sottoscrivere un abbonamento ad una testata culturale avete una scelta sconfinata, se invece sovvenzionate iniziative simili siete solo degli squallidi complici.

Perché i nuovi cestini Ama sono un progetto sbagliato. E il confronto con Parigi

17 dicembre 2020


Non occorrono neanche la "sperimentazione" (citando il presidente della Commissione Ambiente Diaco) o il "test" (citando la sindaca Raggi). Che il discutibile prototipo di cestino romano sia sbagliato in partenza è lapalissiano. Non serve disseminare Piazza della Rotonda - per gli amici Piazza del Pantheon - di urnette di metallo per comprendere che il modello decisamente  non è quello che serve a Roma per sostituire (dopo anni) le orribili bustine svolazzanti gioia dei gabbiani e dolore dei cittadini e dei turisti quando c'erano e quando torneranno.

Ma perché non va bene questo pesante oggetto di metallo che punta a sostituire i terrificanti cestini a forma di finta colonna romana e a superare le buste svolazzanti resesi necessarie in tempi di anti terrorismo? Innanzitutto c'è un problema progettuale. Perché visto che ci si è impiegato anni (altre città hanno risolto il problema verso il 2015...) non si è colta l'occasione di mobilitare idee e creatività facendo un concorso internazionale oppure rivolto ai giovani progettisti della città? Non è dato sapersi. Il progetto sarebbe stato redatto dall'architetto Marco Tamino al quale sarebbe stato assegnato un affidamento diretto. Ama può fare affidamenti diretti di massimo 40mila euro, altrimenti deve fare gara. Ebbene quale è stata la cifra garantita a Tamino? 39.500 euro.

Ma al di là delle imbarazzanti procedure tipiche grilline che sono un classico pesce in faccia alla meritocrazia, il prodotto finale è  sbagliato. 

Un cestino di questo tipo, previsto per i centri storici, dovrebbe avere alcune caratteristiche che possiamo elencare.
1. ESSERE ANCORATO A TERRA MEDIANTE VITI E BULLONI. E invece il nostro catafalco a forma di portaombrelli è solo appoggiato a quanto pare. Ne deriva che se qualche organizzazione interessata al metallo volesse passare col proprio furgone sgangherato e rubarne qualcuno può accomodarsi; significa inoltre che chiunque può decidere di spostarli. Per non dire di quanti si divertiranno ad atterrarli o a farli rotolare
2. ESSERE ANTI_VANDALISMO. Significa avere un numero il più possibile basso di superfici vandalizzabili, soggette ad affissioni abusive, a adesivi, a scarabocchi con marker, bombolette e pennarelli. Ebbene questo nostro anforetto ha una superficie enorme per questo e in un attimo diventerà la lavagna preferita per ogni genere di schifezza contribuendo a imbruttire il centro storico ancor più delle bustacce volanti che sostituisce. Difficoltà di manutenzione e di pulizia notevoli.

3. PERMETTERE LA VISIBILITA' DELL'INTERNO. Questo cestino la permette, ma non abbastanza ancorché la Questura pare sia soddisfatta. Si poteva fare molto meglio per permettere a colpo d'occhio e a distanza di ispezionare cosa c'è all'interno. E invece si è optato per queste grandi losanghe di acciaio che coprono ben più del 50% della visibilità sul sacchetto interno.
4. ESSERE ESTETICAMENTE NEUTRI. E invece siamo in presenza di un'anfora. Un'anfora, rendiamoci conto. Invece di fare una cosa pulita, una cosa il più trasparente possibile, una cosa che sparisca, non venga ricordata e non distragga l'occhio dovendo essere collocata nel centro storico più bello del mondo, loro cosa ti fanno? Un'anfora! Una simbologia completamente cannata: le anfore hanno fatto grande Roma (ce n'è una enorme discarica ancora in città, chiamata poi Monte Testaccio) perché servivano per trasportare materie nobili e frutto dell'ingegno e dell'altissimo artigianato come l'olio o il vino. Oggi a Roma servono per metterci dentro a monnezza. Siamo agli stessi livelli appunto se non peggio - a riprova che passano i decenni ma non si migliora mai - dell'agghiacciante cestino in ghisa a forma di colonnotto romano, come se la spazzatura fosse un'architrave architettonica.
5. ESSERE FACILMENTE E VELOCEMENTE UTILIZZABILI DAGLI OPERATORI. E invece il nostro trabiccolo ha il solito sportello apri e chiudi che si può rompere (quanti cestini del vecchio modello in ghisa a forma di colonna abbiamo visto senza un pezzo? Troppi) e che oltretutto rallenta e di molto le operazioni di sostituzione del sacchetto








Ma come hanno risolto il problema in altre città? 
A Parigi la faccenda è stata affrontata nel 2013 e già nel 2015 hanno iniziato a installare i nuovi cestini. Si sono rivolti al gigante dell'arredo urbano SERI il quale ha chiamato come fornitore per questo progetto Jean Michel Wilmotte. Pieno rispetto per Marco Tamino, ma quella di Wilmotte è una delle agenzie di design, architettura e urbanistica più importanti di Francia e d'Europa. Il risultato ha vinto premi in giro ed è tutt'oggi utilizzato con buoni risultati a Parigi. Dei 5 punti che abbiamo elencato li assolve tutti e cinque: è facilissimo da utilizzare perché non va aperto e chiuso nulla e i movimenti per l'operatore sono limitatissimi; è elegante ma esteticamente non impatta, scompare, quasi trasparente pur essendo molto molto robusto anche perché è ancorato a terra; la visibilità all'interno è massima ed è praticamente impossibile vandalizzarlo, scriverci sopra, affiggerci cartacce o i soliti adesivi. 

Che fare dunque? Semplice. Dichiarare la sperimentazione fallita, andare dall'azienda SERI e acquistare i cestini che occorrono, uguali al modello di Parigi. Semplice.

Finito lo spazio per le cremazioni: 500 decessi in più a ottobre. Ama in allarme

29 ottobre 2020
Oggettivamente è abbastanza inquietante la comunicazione che AMA (azienda municipalizzata per l'ambiente che a Roma - purtroppo, secondo molti - gestisce anche i servizi cimiteriali) ha inviato alle agenzie funebri della città.
O si tratta di una comunicazione esagerata (e ci sembrerebbe davvero strano, anche perché le agenzie tendenzialmente confermano), oppure la cosa getta un'ombra macabra sulla reale situazione sanitaria della Regione. Perché? Perché i decessi per Coronavirus nel Lazio sono in questo ottobre circa 250. Attenzione: nel Lazio, non a Roma. A Roma, quindi, sono significativamente meno. Come si arriva dunque ai 500 defunti in più di cui parla Ama in questo dispaccio? Le persone hanno preso a trascurare altri sintomi, indipendenti dalla Covid, e così si muore di infarto e di ictus quando prima ci si recava con maggiore tranquillità al pronto soccorso? Oppure il "picco di mortalità" di cui parla Ama è dovuto ad altro? Oppure non c'è alcun picco ma si grida al lupo al lupo solo per nascondere inefficienze? Sarebbe interessante approfondire. E subito.


Nel frattempo registriamo che AMA ha finito gli spazi per cremare le persone, che ci sono centinaia e centinaia di salme "in coda" e che viene tolto il diritto ai cittadini di cremare le salme dei loro cari: viene tolta la scelta lasciando solo opzioni molto ma molto più care, come un loculo che ormai costa 4mila euro in strutture così fatiscenti e marce che AMA chiede di firmare una liberatoria dopo averle vendute! Insomma negli ultimi anni per cremare i propri cari i romani hanno dovuto sborsare tasse sempre più alte, a fronte delle quali non è stato migliorato il servizio visto che il forno resta sempre quello che si usava quando di cremazioni se ne facevano un decimo di oggi.
Come se non bastasse a Roma vige una simpatica tassa (alta) per chi porta gli estinti a cremare in forni privati (e finalmente funzionanti in maniera efficiente, ad esempio a Viterbo o Civitavecchia) e non gestiti da AMA: il ritorno nei cimiteri capitolini si paga a caro prezzo. Oltre il danno, insomma, la beffa. 
Come per mille altre cose a Roma, ci troviamo al cospetto di scenari inesistenti ed impensabili da qualsiasi altra parte d'Italia e d'Europa. Strano comunque che AMA abbia questa gestione discutibile dei cimiteri, su tutto il resto è così impeccabile...


La farsa della differenziata a Torre Angela

19 ottobre 2020


Abito dal lontano 2004 a Torre Angela ma per lavoro ho avuto la fortuna di vivere in passato in altre città come Milano. Quella città così lontana che i superficiali concittadini disprezzano tanto ma che se ci andassero almeno una volta capirebbero che cosa significa arrivare in Europa.

Tornando a Torre Angela, quasi non mi sembrò vero ricevere comunicazione due anni fa che la raccolta porta a porta stava per iniziare con relativa rimozione degli orribili secchioni in strada. Bellissimo! Ci stiamo civilizzando, pensai.

Con tutti i limiti di AMA ma comunque funzionava. Un bel giorno il comitato di quartiere raccoglie 1000 firme. Per cosa? Per eliminare il porta a porta e rimettere i secchioni. La gente evoluta commenta: "ma ti pare che per 1000 persone in un quadrante di Roma tra i più popolosi vengano prese in considerazione soprattutto per un tema cruciale come quello dell'ambiente?" Invece gli evoluti si erano sbagliati.

Il comitato riesce in una cosa senza precedenti. Per non scontentarli si divide il quartiere in due. Ad oggi quindi ci troviamo nel paradosso. Mia sorella che abita a 200 metri da me ha il porta a porta, io ho i cassonetti. La cosa ancora più bella è stata la visita della Raggi. Venuta a via di Torrenova con tanto di post Facebook a sponsorizzare le strade nuove come fosse un qualcosa di miracoloso e non dovuto. 500 metri solo, gli altri 2 km sono in gara d'appalto. La stessa sindaca non si è accorta che a sinistra della strada ci sono i secchioni e a destra il porta a porta con tanto microchip per monitorare i passaggi AMA, quelli a sinistra invece i secchioni.

Un caos totale poiché ovviamente tra gli utenti porta a porta non mancano furbetti e incivili che attraversano la strada per buttare ai cassonetti, falsando tutta l'operazione. Anche qui, su una questione importantissima, solo una farsa.

Lettera Firmata

Come un italo-brasiliano vede Roma

15 settembre 2020

Roma un tempo irradiava bellezza e armonia attraverso la sua cultura e architettura. In seguito Roma e l’Italia continuarono a irradiare di nuovo bellezza con la sua nuova architettura rinascimentale e barocca, oltre alle sue abitudini raffinate e ai suoi deliziosi giardini... Caterina de Medici quando arrivò a Parigi si sentì sopraffatta dall'asprezza della città e costruì per la sua gioia, e poi, per la gioia della civiltà, due dei giardini più belli dell mondo, il Jardin des Tuileries e il Jardin de Luxembourg, oggi, simboli inseparabili di Parigi e dello stile di vita francese!

Secondo Roger Scruton «I giudizi di bellezza non sono né soggettivi né arbitrari e sono una parte necessaria del ragionamento pratico in ogni tentativo di armonizzare le nostre attività e modi di vita con quelli dei nostri vicini. La creazione di un quartiere, di un luogo, di una casa o di qualsiasi altro insediamento in cui risiedono fianco a fianco persone di diverse occupazioni e punti di vista comporta un coordinamento di un tipo che solo il giudizio estetico può tranquillamente raggiungere. Ed è per questo che esiste un tale giudizio, e perché un essere razionale che non lo capisce è disabile».
Raffaello, Montesquieu, Victor Hugo, Edmond Burke, Umberto Eco, Freud, Hegel, tra gli altri, difendono gli standard di bellezza, natura, il segmento aureo che si riflette in armonia, ordine, conforto dell'anima, indipendentemente dal credo, ideologia e cultura. Un tale spirito si avvicina al sublime.

La città è un organo vivente e Roma è un chiaro esempio di questa realtà. Se non ci si prende cura si può morire. Altri ai anni bui dell’alto medio evo che ci hanno privato dello splendore classico, gli anni '50, '60 e '70 del secolo scorso hanno condannato in modo indelebile le periferie delle nostre città, Roma notevolmente. L'architettura utilitarista ha privato la bellezza di ogni possibilità d’esistere ed ha decretato l'impero della bruttezza e del decadimento della società.

Alla fine degli anni '60, gli psicologi americani decisero di iniziare un curioso esperimento. Hanno lasciato due auto identiche abbandonate in due quartieri dello stato di New York, una in un quartiere di lusso e un'altra in periferia. L'auto che si trovava in periferia è stata rapidamente distrutta, rubata e le parti che non erano in vendita sono state distrutte. L'auto che si trovava nella zona privilegiata della città è rimasta intatta. Poi hanno continuato l’esperimento a rompere i finestrini dell'auto abbandonata in un quartiere ricco e il risultato è stato lo stesso di quanto accaduto in periferia: l'auto è diventata oggetto di furto e distruzione. Con ciò, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il problema del crimine non risiedeva tanto nella povertà, quanto nello sviluppo delle relazioni sociali e della natura umana.

La base per questa scoperta proveniva dalla teoria della finestra rotta, sviluppata presso la scuola di Chicago da James Q. Wilson e George Kelling. Spiega che se una finestra di un edificio viene rotta e non viene riparata, la tendenza è che i vandali lanciano pietre contro le altre finestre e successivamente occupano l'edificio e lo distruggono. Il che significa che il disordine crea disordine, che il comportamento antisociale può dar luogo a vari crimini.
Roma oggi corre un grande rischio e perde l'occasione per riconquistare il posto che gli spetta di caput mundi, umbilicus mundi.

Io sono un viaggiatore «professionista» e soffro nel constatare lo stato di degrado in cui oggi versano la maggior parte dei parchi di Roma e di molti monumenti, soprattutto se paragonato ad altre città in Europa. Una svolta importante è stata compiuta, soprattutto grazie al Giubileo del 2000, si è assistito ad un grande sforzo collettivo che, a mio parere, ha conferito nuova vita ai palazzi grigi e stanchi della città, che per l’occasione furono ripuliti. Tuttavia alcune cose mi danno davvero fastidio perché, a principio, sono facili da risolvere ed migliorare non solo l'esperienza turistica (degli stranieri e degli Italiani), ma, soprattutto, elevare l'anima dei cittadini romani, piuttosto di quelli meno privilegiati relegati nelle periferie decrepite e nei brutti quartieri residenziali:

1- Stato di conservazione dei parchi: con l’eccezione della Piazza Cavour (di gestione privata), di Villa Borghese, l’Orto Botanico ed il Parco di Villa Ada (per cui vigono ancora molte restrizioni) gli altri parchi di Roma versano in condizioni vergognose, quasi una discarica a cielo aperto, come Villa Sciarra, Piazza Albania, i Giardini Nicola Calipari, Villa Carlo Alberto al Quirinale, Villa Torlonia, Villa Paganini, Parco degli Scipioni e perfino anche le Terme di Traiano (Parco delle Cole Oppio). Villa Dora Pamphilj è un boschetto senza infrastrutture. La mancanza di indicazione e di acqua nel giardino della Villa Aldobrandini è straziante. Luoghi dalle grandi potenzialità come il Parco del Celio, il Giardino degli Aranci, il Parco di Porta Capena, il Parco del Gianicolo, il Parco della Mole Adriana, il Monte di Cocci, solo per citarne alcuni. Come risolvere la questione?  
La mia idea è quella di vedere queste realtà in custodia alle grandi aziende che vogliono adottarli come forma di pubblicità. Le aziende godrebbero di incentivi da parte del governo e il comune risparmierebbe non essendo più responsabile (o irresponsabile) della sua conservazione/gestione. 

2- A Roma non ci sono fiori! Né nei parchi, né su pali, né su balconi o finestre. Il Comune dovrebbe incoraggiare le persone a decorare le loro strade e case, togliendo le tasse alle materie prime o addirittura sovvenzionando in parte, creando gare per la strada più bella, etc. 

3- Una miriade di fantastici monumenti sono in stato di abbandono o poveramente promossi, ed hanno un enorme potenziale turistico. Alcuni esempi sono il Mausoleo de Santa Helena, il Tempio di Minerva Medica, il Mausoleo di Santa Costanza, la Cisterna delle sette sale, il Tempio di Claudio, il lago sotterraneo di  Monteverde Vecchio, Parco della Torre Fiscale, Viale di Porta Ardeatina, il Giardino di via Carlo Felici, gli Horti Sallustiani, la Basilica Pitagorica di Porta Maggiore, etc. Qualsiasi città al mondo darebbe tutto per avere dei simili monumenti. 

4- Monumenti pubblici e privati ​​senza accesso o con accessi estremamente limitati come Villa Madama, Palazzo Madama, il Villino Algardi (Cassino del bel Respiro) alla Villa Pamphilj, la Villa Albani, il Palazzo Colonna e suoi giardini, i sotterranei di Terme de Caracalla, l’Acqua Vergine sul Trinità del Monte, i Templi del Foro Boario, la Cloaca Massima, Il Palazzo Quirinale, il Palazzo del Montecitorio, il Palazzo Chigi, il Palazzo della Giustizia, ecc.  ... Anche la Casa Bianca e i Palazzi della Regina d'Inghilterra sono visitabili!

5- Accumulo di rifiuti ovunque!!! negli ultimi mesi la raccolta dei rifiuti pubblica è leggermente migliorata ma è ancora lontana da un luogo civile! Le campagne educative per la popolazione sono anche assolutamente necessarie!
È difficile, se non impossibile, trovare qualcuno senza il sorriso sulla faccia a Keukenhof, a Giverny, a Tivoli, ecc. Gli ambienti contribuiscono decisamente all'umore delle persone ed nel benessere della società. Roma merita di più!

Renato Dani

Perché a Roma i monopattini sono un incubo pericoloso e altrove no?

19 giugno 2020

Nelle scorse settimane, a seguito di alcuni bandi comunali, Roma si è dotata di un servizio di monopattino-sharing con quattro o cinque operatori abilitati a offrirlo.
Sperando che le cose cambino presto e che tutto questo sia frutto solo dei uno sciatto effetto-novità, occorre rendersi conto che il servizio è stato recepito dai romani nel peggiore dei modi. Nessuno utilizza gli apparecchi come reale strumento di mobilità per spostarsi da un punto A ad un punto B per motivi di lavoro, di servizio o di studio. Nulla di tutto questo. Una enfasi fuori luogo da parte della sindaca e del suo codazzo per un servizio che non dà e non darà un solo grammo di valore aggiunto alla mobilità urbana della città.

Un servizio usato solo per divertirsi (male) e non certo per spostarsi

La schiacciante maggioranza dei noleggi (basterebbe chiedere dati ufficiali alle compagnie, che hanno big data perfetti da analizzare e devono condividerli quanto meno con l’amministrazione!) è invece appannaggio di ragazzi e, soprattutto, ragazzini che utilizzano i velocipedi elettrici per scorrazzare per il centro, fare le impennate, fare prove di carico con due, tre o più persone sul singolo monopattino e soprattutto organizzare gite di gruppo sciamando in maniera scomposta e caotica per la città (molti di loro non hanno neppure la patente). Spuntano da tutte le parti come palline impazzite di un flipper ad alto tasso di rischio abbattendo totalmente la serenità di chi decide di sposarsi a piedi e in bici: il rischio non è solo che non migliorino nulla della mobilità sostenibile della città, ma che la peggiorino consigliando a chi prima prendeva la bicicletta o andava a piedi a fare diversamente! Il colmo dei colmi. 
Esiste qualcuno che passeggiando in centro in questi giorni non si sia sentito almeno una volta minacciato da un ragazzino cretino su un monopattino con avvinghiato l'amico addosso?
Qualcuno dirà: meglio che girino su piccoli monopattini elettrici rispetto ai caroselli coi motorini. Vero in parte, ma stiamo parlando di luoghi della città dove caroselli pericolosi non ce n'erano - non potevano essercene - e dove invece oggi ci sono.

E pensare che alcuni consiglieri pentecatti si aggirano sui social - poi hanno smesso dopo i primi incidenti - a vantarsi dei buoni risultati dei primi giorni di servizio. Si facessero dire l’età media dei noleggiatori, si facessero dire in che zona avvengono i noleggi e quali sono i percorsi. Andassero a sperimentare cosa significa da qualche settimana frequentare il centro storico sentendosi come attaccati da uno sciame di api inferocite. 
Le compagnie hanno tutto: si capirebbe a quale esigenza rispondono i monopattini a Roma: tutto fuorché una civile esigenza di commuting casa-lavoro, data anche la ridicola area operativa di alcuni operatori che si limita ad una piccola parte del centro storico.
Tutto questo determina però non pochi pericoli (già ci sono stati vari incidenti) e soprattutto una atmosfera orribile di insicurezza in zone che, almeno la sera, erano facilmente fruibili da chi decide di spostarsi a piedi o in bici. 

A causa dei monopattini è diventato pericoloso andare a piedi e in bici

Il filmato è stato girato da una famiglia che - ieri sera - dovendo muoversi dall’Esquilino per andare a cena al Flaminio ha deciso di utilizzare la bici. L’andata è stata fattibile, il ritorno (a mezzanotte) è stato semplicemente un incubo a causa dei mezzi elettrici che sfrecciavano da tutte le parti. Davvero uno scenario difficile da raccontare e il video fa fatica a farlo. Questa è la situazione di un normalissimo giovedì sera di post emergenza: non siamo nel week end, non siamo con una città piena di turisti. Pensiamo cosa può succedere in seguito...

Dice: ma i monopattini ci sono in tutto il mondo ormai. Verissimo. Ma in tutto il mondo i monopattini (quelli di Parigi come quelli di Milano) sono inseriti in un articolato ecosistema di mobility sharing più ampio. Ecosistema che ha al vertice un ampio schema di bike sharing pubblico (quello che a Roma non si fa perché il Comune ha deciso di favorire i malavitosi della cartellonistica) che negli anni ha in qualche modo educato la popolazione a cosa significa utilizzare strumenti di mobilità in condivisione. 

Il vero problema? A Roma non c'è un ecosistema di sharing mobility

A Roma nulla di tutto questo. A Roma - dopo aver visto il trattamento che la città aveva riservato alle biciclette di qualche sparuto bike sharing privato - migliaia e migliaia di monopattini sono stati consegnati nelle mani di una popolazione totalmente impreparata, immatura rispetto ai principi del mobility sharing. i risultati sono sotto gli occhi di tutti e, dopo alcuni feriti, si aspettano purtroppo incidenti più gravi. Ma la cosa più brutta in questo momento è che l’atmosfera per i veri utenti della mobilità leggera (non i ragazzini annoiati che giocano a fare le gare) è peggiorata: andare in bici specie la sera è diventato insidioso. Davvero un bel risultato...

Incubo monopattini. Come provare a risolvere?

Quali contromisure possono essere rapidamente prese contro questo autentico scempio che ben presto, oltre a ulteriori incidenti, inizierà a portare morti e renderà sempre più infrequentabile il centro per chi si muove a piedi e in bici?
Qualche idea:
1. Obbligare gli operatori a aumentare di molto i costi di noleggio orari rendendo invece piuttosto vantaggiosi gli abbonamenti. In questo modo il servizio resterà appetibile per i turisti, per chi usa davvero i monopattini per lavoro ma non per i depensanti che lo usano due ore la sera per cazzeggiare.
2. Escludere i monopattini dalle aree pedonali. Molto complicato a livello normativo e molto complicato da far rispettare però.
3. Incrementare di molto controlli e multe (ieri alcuni ragazzi dicevano “aho c’ha fermato a Munigibale e c’ha fatto scenne perché eravamondue”: beh non ti deve fare scendere, ti deve fare scendere e farti 250 euro di multa; poi forse te la fai finita)
4. Obbligare gli operatori implementare un blocco sui monopattini oltre una certo peso (120kg ad esempio) in modo da rendere impossibile il costume di usarlo in due
5. Obbligare ad un limite di età. Misura antipatica ovviamente (ci vanno di mezzo i giovanissimi che però sono persone per bene) che non risolve il fatto che molti coglioni su due ruote sono ben più che maggiorenni
6. Imporre al funzionamento degli apparecchi un limite orario. Altra misura antipatica, ma se le cose continuano così sarebbe opportuno chiedere agli operatori di spengere i trabiccoli tra mezzanotte e le sei
7. Vietare agli operatori (come fanno oggi, vedasi la app di Lime) di incoraggiare con sistemi di pagamento e di sblocco vantaggiosi le “corse di gruppo”. Che saranno anche divertenti ma sono molto pericolose sia per chi le fa sia per chi le deve subire come appunto chi cerca di transitare in bici o a piedi.

Tutto ad ogni modo potrebbe essere in qualche modo inutile se, come prevediamo, gli apparecchi verranno danneggiati così tanto dal poco corretto utilizzo che se ne fa da costringere le compagnie a sospendere o a modificare radicalmente il servizio. 
Beninteso - per chiudere - siamo stati tutti giovani e abbiamo fatto tutti scemate per divertirci anche oltre i limiti. Ma qui la sensazione è che nella totale irresponsabilità si sia consegnato nelle mani di migliaia di ragazzini uno strumento profondamente pericoloso per loro e per gli altri. Il problema non sono i diciassettenni mentecatti e lobotomizzati (tutti più o meno lo siamo stati), il problema è cosa possono o non possono fare. Si intervenga. 

La forsennata delibera sui tavolini inizia a generare mostri. Un caso esemplare

10 giugno 2020

Ancora sulla delibera-truffa riguardante i dehors dei ristoranti a Roma a seguito dell'emergenza sanitaria. Ne abbiamo parlato tanto e ne parliamo ancora complice questa bella e chiara fotografia.
La foto ci arriva dal Primo Muncipio, Via Statilia. Qui, come in molti angoli del centro in questi giorni , si costruiscono pedane. Intendiamoci: noi siamo sempre stati favorevoli al fatto che i ristoranti possano disporre di spazi all'aperto. La famosa delibera-truffa del Comune però con quale logica assegna i tavolini? Le logiche possono essere due: togliere spazio alle auto per darlo ai tavolini (ed è la logica che ci convince di più) oppure togliere spazio a pedoni per darlo ai tavolini (ed è la logica che piace al nostro assurdo Comune).

Come si può vedere l'esercente nella foto si sta muovendo per piazzare la sua pedana sul marciapiede. Perché? Semplice: la delibera non consente di togliere strisce blu sostituendole come sarebbe logico in questo caso ma anche in tanti altri casi con i tavolini.
E così le auto rimangono, il marciapiede diventa un dehors e lo spazio per il transito dei pedoni viene praticamente annullato.
Probabilmente questa pedana non è neppure del tutto regolare perché occorre lasciare due metri di spazio al passaggio dei pedoni e lì due metri non ci sono, ma magari c'è qualche deroga o magari l'esercente ha capito perfettamente che il Comune non ce la farà mai entro i 60 giorni promessi a vagliare tutte le richieste e a rispondere a tutti, dunque dovrà calare le braghe di fronte a tutti. Tutt'al più nascerà un contenzioso che si risolverà tra decenni. Ecco quale responsabilità hanno gli estensori di questo mostro giuridico. E pensare che bastava copiare. Copiare Milano ad esempio. Tra l'altro a Milano la delibera l'hanno approvata in Consiglio a metà maggio, a Roma manco è ancora arrivata in Consiglio e non si sa quando verrà approvata. Si sa solo che è una schifezza come quasi tutti gli atti prodotti da Roma Capitale. Questo in particolare avrà conseguenze che gestiranno i nostri figli. Nel totale e imbarazzante silenzio di ogni opposizione e della stampa.

L'isola ambientale di Monti si può fare comunque: basta togliere la sosta selvaggia

6 giugno 2020

Come se non bastasse una classe politica di cialtroni e una classe amministrativa fatta di dirigenti e funzionari che non sarebbero accettabili neppure in Nordafrica, Roma ha anche un mix micidiale fatto dai peggiori cittadini, le peggiori associazioni e i peggiori tribunali del paese.

E così la città non cambia, non migliora e non evolve mai. Certamente per colpa della politica e dell'amministrazione intendiamoci, ma quando la politica prova a fare qualcosa di buono intervengono i comitati, i cittadini e infine i tribunali amministrativi. Che in un contesto di caos sistematicamente bloccano tutto. Chi ci legge da fuori Roma penserà che stiamo descrivendo un incubo, in realtà è la tristissima realtà quotidiana qui e spiega tutto delle condizioni della città e del buio declino che sta vivendo da decenni.

A Roma, in definitiva, non è possibile neppure allargare di qualche decine di centimetri un marciapiede senza che si affacci alla finestra il raccomandato di turno, il perditempo di turno (enorme la quantità di persone che vive-senza-lavorare, che vive di rendite squallide, e che dunque ha tempo da investire per qualsiasi nefandezza), il politico di turno, l'avvocatone di turno e cerchi di bloccare tutto. Quasi sempre riuscendoci.

Il progetto di isola ambientale nel Rione Monti, zona di vicoli iper centrali della città stuprati dalle auto in sosta selvaggia manco fossimo in qualche film degli anni Sessanta, è stato impallinato subito. Il Tar aveva dato ragione al Comune, deciso a riqualificare l'area togliendo un po' di macchine e dando giustamente spazio ai pedoni, ma due giorni fa il Consiglio di Stato (il Consiglio di Stato!!! Che si esprime su alcuni marciapiedi!!!) ha dato ragione ai ricorrenti.




Una storia di uno squallore profondo: poche persone che, con cattiveria e egoismo, riescono a bloccare una riqualificazione che non riguardava solo il Rione, non riguardava solo la città, ma riguardava l'intero pianeta essendo queste zone protette a livello mondiale e meritevoli di tutela a prescindere da tutto. E invece decidono quattro residenti annoiati e avvelenati.

Ma una storia anche pericolosa visti i contenuti del dispositivo che potrebbero "far giurisprudenza" ed essere usati contro ogni riqualificazione in futuro. Difficilmente, insomma, una amministrazione (questa o le prossime) si imbarcherà in grandi progetti di riqualificazione profondendo impegno ed energie sapendo che poi una manciata di discutibili personaggi potrebbe vanificare il lavoro di anni. Roma, anche e soprattutto grazie a queste cose, si configura sempre di più come luogo da cui fuggire per chi ha l'ambizione di vivere in un contesto di qualità e di civiltà. O semplicemente di normalità.

Per tacere poi del contenzioso che potrà nascerne a danno del Comune e dunque a danno di tutti noi: la gara per i lavori, infatti, era già assegnata e finanziata e la ditta era pronta a partire. Immaginatevi voi...

Ma cosa dice la sentenza del Consiglio di Stato che boccia la riqualificazione di Via dei Serpenti, Via Urbana e dintorni? Nulla di trascendentale in realtà: solo che bisogna pianificare meglio, bisogna motivare meglio, bisogna allegare migliori specifiche eccetera. Insomma è vero che ci sono cittadini agghiaccianti che si divertono a bloccare ogni cambiamento, ma è altrettanto vero che finché il Comune non imparerà a scrivere in maniera idonea i propri atti e finché non si doterà di personalità tecniche di alto profilo, tutto sarà attaccabile, tutto potrà essere messo in discussione. 

Ora comunque - fermo restando che una città dove avvengono episodi simili è una città senza speranza - si provi a guardare avanti. Ci sono i finanziamenti per questo progetto che non devono restare immobilizzati. C’è addirittura una ditta che ha già vinto la gara. Si modifichi l’assegnazione, si faccia lavorare l’avvocatura, si permetta alla ditta di lavorare lo stesso su ciò che mai potrà essere impugnabile: ad esempio la protezione dei percorsi pedonali, ad esempio l’allargamento dei marciapiedi per eliminare la sosta selvaggia e pazienza se per ora non si potranno pedonalizzare delle strade ma almeno si toglieranno dal Rione Monti decine e decine di auto in divieto a Via dei Serpenti, a Via Panisperna, a Via Urbana e alla Madonna dei Monti. Qust’ultima strada è stata recentemente riqualificata e i percorsi pedonali sono stati disegnati a terra con della vernice (scomparsa dopo poche settimane). Risultato? Ogni percorso pedonale (vale anche per via Tor de Conti, con le auto addossate al Foro di Nerva e al Foro di Traiano perché non protetti in alcun modo se non da qualche sbiadita striscia bianca a terra) è occupato da auto in sosta selvaggia: sono le riqualificazioni che piacciono tanto alla gentaglia che amministra il Primo Municipio che oggi esulta per il fallimento della riqualificazione dell’Isola Ambientale Monti. E allora si usino questi 700mila euro già stanziati e bloccati dal Consiglio di Stato per proteggere quei percorsi pedonali e per restituire sicurezza ai pedoni, ai disabili. Solo questo intervento, magari usando gli stessi paletti usati a Via Urbana già da anni e dunque automaticamente approvati dalla Soprintendenza, e magari limitandosi all’allargamento dei marciapiedi a Panisperna e ai Serpenti, potrà far raggiungere una larga percentuale dei risultati attesi dal progetto di Isola Ambientale. 

Insomma, l'Isola Ambientale di Monti si può fare anche senza pedonalizzazioni: semplicemente agendo sul denominatore più importante che c'è a Roma: la sosta selvaggia delle auto. Auto, quasi sempre, di proprietà dei mediocri cittadini col ricorso facile. Così si prendono pure due piccioni con una fava. E' super semplice: basta applicare il codice della strada, realizzare percorsi pedonali a norma, allargare i marciapiedi come richiesto, togliere ogni spazio fisico alla sosta abusiva. 

Non ci si fermi e si vigili perché ora qualche bell’imbusto cercherà con gli stessi squallidi metodi di eliminare il progetto del tram a Via Lanza: elimina troppi posti auto e toglie troppo spazio per la sosta selvaggia e per loro non è accettabile...

Cosa potrebbe raccontare Roma al mondo del turismo in queste settimane?

4 giugno 2020


Cosa avremmo mai potuto fare in queste settimane per dare di noi (noi come Roma) un'immagine positiva, di appeal, accattivante e curiosa verso tutto il mondo? Come avremmo potuto far dimenticare in un istante anni e anni di percezione e reputazione pessima, dovuta a cittadini incivili, commercianti fuori luogo e amministrazioni inefficaci? Come avremmo potuto sfruttare un evento di portata storica, per certi versi biblica, come la pandemia?

Guardate questa strada qui sopra. E’ Via della Stelletta: triste, nera e abbandonata. Ci affacciano una serie di attività commerciali, di artigianato e di ristorazione, alcune di eccellenza assoluta.

In questa come in mille altre strade si sarebbe potuta costruire una narrazione nuova, coerente con la storia straordinaria della città, in sintonia con le sue bellezze ineguagliabili, con il suo clima invidiabile da marzo a ottobre. Un nuovo modo di vivere all’aperto in una simbiosi tra commercio di qualità, cittadini, turisti, patrimonio culturale. All’insegna, ovviamente della pedonalità.

Immaginatevi come poteva spargersi la voce: Roma nell’immediato post-covid diventa una città dove le strade dopo una certa ora si trasformano in irresistibili salotti pedonali (senza eccedere con gli orari per permettere ai residenti di dormire, beninteso) fatti di tavolini eleganti, o di tavolate rustiche per chi può spendere meno, a seconda delle specializzazioni. Il tutto alla luce gialla dei lampioni del centro e senza passaggio di automobili. Isole pedonali stradali collegate a una a una e capaci di farti percorrere tutto il cuore della città senza mai camminare in promiscuità con le auto. 
Lo storytelling turistico sarebbe stato presto fatto: venite a Roma, avrete l’opportunità di vivere la città senza la folla del turismo di massa, di vedervi il Colosseo e la Cappella Sistina senza caos, di guardare Fontana di Trevi priva di confusione e la sera di cenare nel mezzo dei vicoli pedonalizzati del centro, sotto le più straordinarie chiese barocche del mondo. Neanche al cinema!
Il Comune avrebbe dovuto chiamare i più importanti tour operator al mondo, gli operatori, gli influencer, i siti. Avrebbe dovuto organizzare un bell'incontro su Zoom e gli avrebbe dovuto spiegare per filo e per segno questo progetto di rilancio basato sul fatto che Roma è una delle poche città al mondo (non è così Berlino, non è così Londra, non è così neppure Parigi) che deserta è ancor più affascinante che affollata. 
Il pacchetto turistico più straordinario di sempre: Roma quasi deserta. Immaginatevi il passaparola immediato. 

Gli alberghi si sarebbero riempiti fin da questa settimana. E si sarebbero riempiti di turismo di alta qualità, attento alla sostenibilità e alla cultura. Anche perché in questo periodo solo il turismo di qualità e alto spendente si può muovere liberamente visti i prezzi degli aerei ancora per un po’. Il commercio sarebbe subito rinato grazie alla capacità che la città avrebbe dimostrato di intercettare fasce alte di viaggiatori culturali, finalmente la marmaglia di pellegrini che ogni giorno mastica e divora la città sarebbe per un attimo stata messa tra parentesi e tutti avremmo potuto apprezzare cosa significa un turismo ben selezionato. Alcuni bar e ristoranti iper turistici, disegnati appositamente per i viaggiatori-polli da spennare, si sarebbero trasformati in pochi giorni da tourist-trap a locali dignitosi, altri avrebbero ceduto e lasciato spazio a chi ha idee innovative per questa nuova wave turistica (in alcuni casi sta già succedendo, ma il fenomeno sarebbe stato moltiplicato per 100, un autentica riforma strutturale a costo zero). La ristorazione si sarebbe sentita coinvolta nella rinascita della città durante questa estate e avrebbe investito per ripartire in termini di arredi e estetica, con un vantaggio diffuso di tutti, i tour operator avrebbero proposto pacchetti finalmente non solo di 2 notti, ma di 4, 5 o 6 notti per cenare in ognuno dei Rioni più spettacolari dell’Ansa Barocca in una città finalmente non stuprata da auto e motorini. A misura, oltretutto, di famiglie: il target economicamente più interessante. E le guide turistiche, oggi alla canna del gas, sarebbero state coinvolte in iniziative di cene didattiche durante le quali si sarebbe mangiato mentre si ascoltava la spiegazione di un monumento, di una chiesa, di un palazzo, di un rione o si sarebbe effettuata la visita chiudendola con una cena proprio di fronte al pezzo di patrimonio illustrato.
E magari il progetto, nato in emergenza, si sarebbe trasformato in un festival, da ripetere ogni primavera per un mese o due, sfruttando l'ormai acquisita capacità dei ristoratori di allestire e disallestire dehors di design e di qualità, sulla progettazione dei quali non si sarebbe disdegnato della collaborazione di giovani e talentuosi studi d'architettura della città e di bravi paesaggisti per il verde temporaneo.
Roma sarebbe diventata la destinazione assoluta di questa estate per il semplice fatto che a Roma si sarebbe potuta svolgere una esperienza unica e irripetibile. Non ci sarebbe stato più posto per i jet privati a Ciampino: fidatevi! 

Ma tutto questo non fa parte della visione della città; questa non è la visione dei gretti commercianti che invece di progettualità avanzate capaci di far svoltare hanno chiesto (e ottenuto) solo "apride la Ztl, fade endrà ee maghine" e non è neppure la visione dell'amministrazione che ha nei posti chiave dello sviluppo economico personaggi della caratura di Andrea Coia e Carlo Cafarotti, che sarebbero largamente inadeguati ad occuparsi del commercio e del turismo di Colleferro, figurarsi di Roma che è una delle città più turistiche, complicate e di gran lunga la più bella del mondo.

E quindi a Roma si è deciso non solo di non essere innovativi, non solo di fare come si è sempre fatto senza applicarsi a livello creativo e ideativo, ma di andare addirittura indietro di 40 anni eliminando la Ztl che in parte proteggeva il centro e riempiendo l'area protetta dall'Unesco - che purtroppo tace - di traffico puzzolente e pericoloso durante il giorno e di squallido deserto durante la notte. Senza un racconto, senza un progetto, senza una visione che sia una. 

“Never waste a good crisis” diceva Winston Churchill. “Mai sprecare una buona crisi”. E’ quello che stiamo facendo, è quello che ormai abbiamo già fatto, ed è imperdonabile. Un errore mostruoso mescolato ad altri errori mostruosi da parte di una amministrazione semplicemente raccapricciante.

La delibera che sospende la Ztl fino ad agosto è impugnabile e va impugnata

2 giugno 2020
Lo abbiamo scritto sino allo sfinimento in questi giorni: come risposta all’emergenza sanitaria tutte le città del mondo, da Londra a New York, da Madrid a Milano, da Atene a Vilnius hanno applicato una strategia molto semplice: più spazio alla ciclabilità, più spazio alla pedonalità e libertà di trasformare strade e piazze in salotti con tavolini per scongiurare la morte dell’industria della ristorazione. 
E’ incredibile come queste contromisure siano state così straordinariamente omogenee ed è incredibile come l’unica città a non allinearsi sia stata Roma. Senza vergogna.

Non solo Roma sui tavolini all’aperto ha approvato una sorta di delibera-truffa che, a causa di un caotico meccanismo di silenzio assenso a tempo e di forsennati paletti inderogabili, genererà un contenzioso ventennale tra operatori e amministrazione, ma per quanto riguarda la mitigazione della presenza di auto in città si è superata: mentre tutti sono intenti a pedonalizzare i loro centri storici (l’ultima notizia di oggi riguarda Palermo!), cosa cosa fa? Apre la Ztl. Torna indietro di trenta o quarant’anni e permette fino a tutto agosto (ma questi sono i tipici provvedimenti che restano “transitori” per anni all’insegna di una nuova normalità sbardelliana che Raggi ha sempre perseguito) a qualsiasi autovettura di invadere il centro.

Una scelta semplicemente farneticante. Tutti sanno che in centro storico non ci sono posti auto dunque far entrare le auto significa automaticamente - automaticamente! - autorizzare migliaia e migliaia di cittadini alla sosta selvaggia sui marciapiedi, sui percorsi pedonali, nelle isole pedonali, nelle piazze storiche. Una scelta imbarazzante anche perché effettuata non in nome di una pianificazione e di una strategia, ma semplicemente dietro pressione di quattro o cinque aggressivi commercianti del centro convinti - ingenuamente - che maggior caos, puzzo, inquinamento, ingorghi, incidenti e pericoli possa portare loro maggior affari.

Ovviamente per i commercianti sarà un suicidio, ma loro non lo capiscono: non ci sono mai arrivati e non hanno la struttura intellettuale per farlo. Ecco perché esistono le amministrazioni: per dire qualche no quando è necessario, a beneficio in primis di chi subisce il diniego. 

Trasformare strade e piazze in salotti a cielo aperto chiudendo anche temporaneamente delle aree e concedendo ai ristoratori di maggior qualità di servire da mangiare e da bere nei più bei contesti barocchi del mondo sarebbe stato un racconto capace - da solo! - di rilanciare turisticamente oltre che economicamente il tessuto commerciale della città e la sua immagine del mondo. Ci sarebbe voluto pochissimo: una clamorosa campagna di comunicazione milionaria ma a costo zero. E invece si apre la Ztl alle auto h24. Viene voglia di urlare dalla rabbia!

Ovviamente, come tutte le scelte forsennate e dannose di questa amministrazione, anche questa viene effettuata senza che l’opposizione apra bocca. Non esiste nulla da questo punto di vista. Ma la cosa che fa specie è che non esiste nulla neppure nelle associazioni. Dov’è l’Associazione Residenti del Centro Storico? Dov’è Italia Nostra? Dov’è il Codacons? Tutti ancora impegnati a lottare contro la cappa troppo alta del Mc Donald’s di fronte al Pantheon? Dove sono i partiti di opposizione? Dove sono gli ambientalisti della città che si trovano al cospetto di un atto di una violenza culturale mai vista che divarica ancora di più la distanza tra la nostra città e tutte le altre città occidentali?


La delibera con cui la sindaca ha approntato l’apertura della Ztl è fragile come un castello di carte: basta leggerla. Casca a terra con un soffio tanto è inconsistente e ingiustificabile. Basta non un ricorso, bensì mezzo ricorso. Semplicemente perché la Ztl è nata per determinati obbiettivi e non è possibile - proprio non è possibile! - utilizzarla come dice la delibera come strumento di sedicente sostegno commerciale ad alcune categorie a svantaggio di altre; poi è un danno per i residenti; poi è un disastro a livello erariale perché mette in discussione coloro che per entrare in Ztl hanno pagato e che si vedranno ledere il loro diritto o, nella migliore delle ipotesi, si vedranno prorogare il loro titolo con un danno per le casse del Comune.

Insomma un disastro mostruoso che però crolla con una spintarella. Esiste una realtà associativa degna di questo nome in città capace di bloccare questo autentico scempio o non ce n’è manco una?

Volevo regalare l'app per le spiagge libere al Comune, manco mi hanno risposto

1 giugno 2020

In attesa di comprendere quanto è stata pagata l'app (che non è un'app ma solo una webapp) Seapass dal Comune di Roma e se riuscirà a funzionare, pubblichiamo volentieri una testimonianza di un ingegnere romano e della sua curiosa circostanza.


 In questo periodo di semilibertà un po per studiare nuove tecnologie un po per provare a fare qualcosa di utile decisi verso fine Aprile di scrivere una web app dedicata appunto per la gestione degli accessi alle spiagge libere.

Forse senza crederci troppo, ma notte dopo notte, week end dopo week end bhe l'applicazione era finita.

Soddisfatto di me stess, mi occorre la cosa più importante: il cliente!

Sono romano di nascita, non mi posso muovere per motivi di controllo, allora propongo al Comune di Roma X Municipio la mia idea. Forse ci impiego di più a scrivere la mail che metà del progetto della web app!

Comunque preparo questa benedetta mail e la mando via PEC.
Che giorno era, vi chiederete. Era il 20/5/2020 e lo stesso giorno ricevo la conferma della ricezione ricevuta Automatica di Protocollo Numero: CO/2020/0048729

Il 21, il giorno successivo, ho poi scritto anche a anna.contu@comune.roma.it avendola identificata come persona in grado di poter valutare la mia proposta.

Questa maledetta quarantena non deve avergli permesso di rispondermi...
Continuo a sistemare la mia webApp, cerco contatti, provo a scrivere anche ad altri comuni ma niente... 
Tutto questo fino al 27 quando stupido ascolto la fantastica idea della Sindaca.

Sempre il 27 scrivo all'ufficio della Protezione Civile di Roma per capire cosa sia successo. Questo inoltra la mia mail per competenza 
Municipio 10 <municipio.10@comune.roma.it>,
Giuliana Dipillo <giuliana.dipillo@comune.roma.it>  
ma la quarantena è ancora persistente e anche qui nessuna risposta.

Demoralizzato e tanto deluso, per due giorni chiudo il PC e mi arrendo.

Leggo articoli ed alla fine quando riesco a vedere l'app capisco che questa fantomatica app è identica - identica! - alla mia idea: decido di alzare la testa e farmi valere. Ecco perché ho scritto qui. 
Anche perché la mia webapp è sicuramente una migliore ed ha tante altre funzionalità che questa Seapass onestamente se le sogna.
A quanto l'avrei ceduta al Comune? Non l'ho indicato nella PEC, ma la mia intenzione era chiedere solamente un rimborso spese: 500€.
Francesco Maria Tripodi

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