Seguo ormai da tempo il vostro blog e colgo l'occasione per farvi i complimenti per il servizio sociale e culturale che svolgete con grande lucidità, intelligenza e impegno.
Vorrei condividere con voi la mia recente esperienza come "straniero in patria" che nel suo piccolo (mi rendo conto) può forse essere emblematica.
Roma è stata la mia casa per 12 anni. A Roma ho studiato e mi sono formato: nell'arco di questo "breve" lasso temporale ne ho potuto percepire il lento declino, anche grazie alla vostra opera di informazione.
Da un anno vivo nel Regno Unito, dove mi sono trasferito per amore e per lavoro. Giovedì sono tornato a Roma per un congresso e ci tengo a raccontare la mia esperienza per raggiungere il centro della città dall'aeroporto di Ciampino.
Decido di optare per un'alternativa più economica del taxi e mi affido all'autobus. Mi collego al sito internet dell'aeroporto e scopro che ci sono cinque possibili alternative. Peccato che lo stesso sito rimandi a cinque (5!) siti internet diversi di cinque (5!) società diverse per avere informazioni su prezzi e orari. Sinceramente non me la sono sentita di leggere tutti e cinque i siti internet e mi sono affidato ad un operatore (privato) a caso. Tralascio la scortesia e la sciatteria del personale allo sportello che mi consegna un biglietto in mano dicendo che prossimo autobus sarebbe partito "tra mezz'ora, qua fuori”. Fiducioso del fatto di avere un posto riservato, ne approfitto per prendere un caffè. Che ingenuità! Dieci minuti prima della partenza mi avvio verso il piazzale e vedo cinque file di persone spaesate (per la maggior parte turisti smarriti) che non hanno la minima idea di quale fila corrispondesse al proprio autobus. Non un'indicazione. Non un cartello esplicativo. Persone disorientate che vagano da una fila all'altra in cerca di una risposta. Neanche a dirlo, i posti non sono assegnati e si procede a seconda di chi è in fila (quella giusta) da più tempo.
Dopo due ore (2!) dall'atterraggio del mio volo, finalmente arrivo a Termini. Scendo fino all'ingresso della metropolitana e compro al distributore automatico un biglietto, dove una signora mi avvicina più volte chiedendomi il resto perché "tanto a che tte serve, mammamia pe na volta che poi fa n'opera de bbbene".
(Mi accorgo che nella principale stazione di Roma non si può agevolmente acquistare un biglietto con un bancomat o una carta di credito. Non accade da nessuna altra parte del mondo).
Dulcis in fundo, arrivato a Barberini il treno si ferma perché una donna, vittima di un borseggio, inizia ad urlare e correre sulla banchina. Un uomo afferra e inizia a strattonare la presunta ladra, una bambina di neanche 12 anni.
In tutto ciò la maggior parte dei passeggeri scende dal treno per assistere alla scena ed alcune persone iniziano ad urlare "menala!" "je devi fa' maleee".
Queste sono le prime ore in città di un "turista congressuale" (i turisti su cui tutte le città puntano perché sono accreditati di una spesa pro capite enormemente maggiore rispetto ai turisti convenzionali) che giovedì ero io e che ogni giorno sono mille persone che tornano a casa, nel loro paese, raccontando a colleghi e familiari uno scenario surreale.
Alessandro P.
P.S. E il giorno successivo, ovvero ieri, c'è stato lo sciopero dei mezzi. Ovviamente solo a Roma: a Napoli o a Milano nessun disagio. Credo che la società che ha organizzato il congresso non farà mai la sciocchezza di servirsi di nuovo di Roma...

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