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Sul perché lo spostamento di Raffaele Marra potrebbe giovare alle battaglie di questo blog

8 settembre 2016
E alla fine come le avevamo accoratamente chiesto ieri Virginia ha resistito. Eccome se ha resistito. Ha resistito al punto che ora la speranza è che marchi la sua indipendenza - per il bene della città, intendiamoci - ma maniera ancora più evidente e netta, a partire dalla scelta a favore delle Olimpiadi che vede dalla parte del sì ai Giochi già metà e forse di più della sua Giunta (oppure dobbiamo scoprire che su una faccenda di questa rilevanza nazionale le decisioni di prendono da un comizietto di Nettuno). Ha resistito al punto che nel suo video pubblicato ieri (in grande ritardo rispetto alle previsioni e col solito montaggio wannabe, col solito filtro drammatico, con lei tirata, invecchiata di 10 anni, con i testi da novelas sudamericana di fine anni Ottanta) non ha detto nulla di nulla. Genio. Non ha citato De Dominicis, non ha citato Romeo, non ha citato neppure Marra. Ha citato solo Muraro e non certo per buttarla giù dalla torre come le chiedeva chi voleva impossessarsi della città a dispetto di chi aveva vinto le elezioni, bensì per difenderla strenuamente.

Era effettivamente troppo e la sindaca non poteva stravincere. E così alla fine ha dovuto cedere su Marra. Cedere per modo di dire. Cedere in maniera formale. Raffaele Marra non verrà di certo cacciato via (benché avesse potuto incidere sull'amministrazione pure da disoccupato, ne siamo convinti), bensì verrà spostato. Ma Marra aveva firmato, da vicecapo di Gabinetto, un contratto che valorizzava il suo "merito" non la sua nomina "fiduciaria". Significa dunque che Marra aveva e ha in mano un "titolo", un "diritto acquisito". Se lo sposti, lo devi spostare in un ruolo di pari grado altrimenti il Tribunale del lavoro ti fa nuovo nuovo. E così sarà: Marra si sposterà di poche centinaia di metri dal Campidoglio e andrà a Via dei Cerchi, in un palazzo che dovrebbe diventare un grandissimo museo e che invece ospita in maniera disordinata e sciatta depositi dell'Opera e uffici comunali. Lì diverrà il capo del Dipartimento delle Attività Produttive togliendo il posto a Silvana Sari, bravissima dirigente, rigida, esperta, incorruttibile, di grande esperienza lì dall'aprile 2015: si devono a lei gli spostamenti dei camion bar, si devono a lei i piani del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. L'imprinting politico era di Marino e Marta Leonori, ma la realizzazione pratica non sarebbe mai avvenuta senza la Sari. Per ricollocare Marra l'amministrazione si perde questa pedina e si potrebbe così pensare quale sia la - bassa - considerazione dei problemi che sono in capo a quel Dipartimento e che sono i principali (assieme a quelli dei Trasporti) problemi della città.

Marra ha voluto fortissimamente il Dipartimento Attività Produttive rifiutando ad esempio quello ai Fondi Europei. Marra sa benissimo quanto potere sia ora nelle sue mani, probabilmente molto più potere di prima. Sbaglia chi dice che Marra è stato messo lì per essere meglio "controllato" dal casaleggiano assessore al commercio Adriano Meloni: Marra ha voluto andar lì e l'assessore al commercio, purtroppo, non sarebbe comunque in grado di controllare probabilmente neppure se stesso. 

Ed ecco l'altro problema, prima di arrivare agli aspetti positivi. Ovvero la compagine politico-amministrativa che lavorerà a fianco di Marra sui problemi cruciali che toccano il suo nuovo ruolo. All'assessorato c'è Adriano Meloni che si è distinto in oltre due mesi di nulla. Anzi una cosa l'ha detta: "i camion bar servono per dissetare i turisti". Una sciocchezza di una gravità estrema che in un mondo normale fa partire all'istante una telefonata del sindaco sui toni tipo: "brutto coglione smentisci subito sta idiozia sennò ti piglio a cazzotti con le mie stesse mani". La sindaca invece non ha ritenuto di occuparsene e quella frase è rimasta sospesa. Ma poi c'è il lato del consiglio, c'è la Commissione Commercio del Campidoglio. E lì anche c'è una nostra vecchia conoscenza: Andrea Coia. Una figura ad oggi imbarazzante per chi ne studia la storia. Fiero oppositore degli ambulanti - con azioni interessantissime e intelligenti - quando era consigliere di opposizione al VII Municipio, Coia è arrivato a capeggiare la commissione commercio e attività produttive esordendo con una frase allucinante: "gli ambulanti devono restare in centro perché dietro ci sono delle famiglie che lavorano". Non ci dilunghiamo sulla gravità di questa frase limitandoci a sottolineare come in due mesi di commissione Coia non abbia fatto nulla o meno di nulla. 
Questi sono i compagni di strada di Marra.

Ma Marra ha una grande chance per fare bene: il fatto che tutti gli staremo addosso come con nessuno mai prima di lui. Lo stigma - ingiusto secondo noi - di "alemanniano" lo perseguiterà e dunque il manager pubblico non potrà permettersi di sgarrare minimamente: non lo potrà fare sui cartelloni, sui piani locali che si stanno ultimando, sulle gare che ne seguiranno e che daranno alla città ricchezze insperate a partire dal bike-sharing sul quale dovrà vigilare anche la commissione e l'assessorato alla mobilità. Non potrà sgarrare sui tavolini che abbisognano di una riforma seria, post ideologica, in cui si capisca come l'abusivismo va stroncato ma dando modo agli operatori di creare ricchezza, servizi e posti di lavoro pagando le tasse e dunque non tenendoli in sospeso per anni per banali richieste di occupazioni di suolo pubblico. Non potrà sgarrare soprattutto sugli ambulanti. E qui c'è un mondo dalle bancarelle, ai camion bar, ai mercati rionali. 
Tutte queste partite assommano insieme centinaia di milioni annui. Forse miliardi. Passa da lì lo stato di salute o lo stato di perenne malattia della città. 
Marra dovrà decidere, confacendosi certo alle decisioni politiche (ma ha dimostrato di saperle strumentalizzare quando e come vuole), se questi soldi andranno per lo sviluppo della città, la promozione del merito o della qualità oppure se resteranno in pancia a mafie e potentati rispetto alle quali Mafia Capitale di Buzzi&Carminati è una riunione di educande. Solo stroncando questo scempio che dura da decenni Raffaele Marra potrà affrancarsi dal ruolo di "alemanniano" e "polveriniano" dimostrando di essere un uomo di potere a prescindere dalle etichette. 
Ribadiamolo in chiusura: non può sgarrare. E se lo farà non verrà perdonato.

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