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Ecco perché il nuovissimo centro commerciale Aura piace a tutti (imbecilli esclusi)

25 aprile 2018


La ridicola idiosincrasia tutta italiana (con piccole propaggini francesi) e ancor più romana contro i centri commerciali crollerebbe nei suoi patetici assunti teorici semplicemente conoscendo qualche rudimento di storia delle città: le città sono dei centri commerciali di per sé, i centri commerciali ci sono sempre stati e non esiste città senza area dedicata ai commerci e alla somministrazione di cibo. Di più: talvolta sono arrivati prima i centri commerciali, i mercati, le fiere, delle città stesse. A volte, insomma, le città sono nate proprio grazie alla presenza di un polo di commerci attorno al quale si è creata residenzialità.

Il punto, dunque, non è centri commerciali sì o centri commerciali no. Il punto è semmai fare bene i progetti dei centri commerciali e fare in modo che le operazioni abbiano un impatto positivo diffuso sull'area circostante in termini di riqualificazione degli spazi comuni, valori degli immobili, gestione della sosta. A vantaggio anche di coloro che al centro commerciale non vanno e non andranno mai.


A Roma chi è contrario ai centri commerciali (tantissimi cittadini ignari, comitati di quartiere di quart'ordine, centri sociali e immondizia intellettuale circostante) dovrebbe chiedersi come mai i centri commerciali hanno sempre un grande successo e un ottimo riscontro di pubblico indipendentemente se siano ben progettati (come Aura, appena inaugurato a Valle Aurelia, le cui foto utilizziamo per illustrare questo articolo) o mal progettati (come molti altri a Roma), indipendentemente se siano eleganti o - come sovente accade - cafoni, integrati con la città o posizionati in mezzo al nulla. 

La risposta è abbastanza semplice: i consumatori richiedono dei requisiti, quando devono fare delle compere e spendere i loro denari, che a Roma non sono soddisfatti dalle normalissime high street commerciali. Mentre tutte le high street occidentali sono corse ai ripari generando degli autentici centri commerciali naturali, a Roma questo non è avvenuto. Spesso proprio i commercianti delle high street si sono opposti alla riqualificazione delle stesse, condannandole a morte. Dall'Appia Nuova a Cola di Rienzo passando per decine di altri casi. 
Ma quali sono questi requisiti? Ce ne sono tanti ma possiamo provare ad elencarli integrandoli poi coi vostri suggerimenti: la presenza di un'area pedonale vasta, la presenza di sosta interrata per le auto, la presenza di videosorveglianza e sensazione di sicurezza diffusa, un'illuminazione ben studiata, un arredo  urbano civile, totale assenza negli spazi pubblici di elementi dequalificanti come bancarelle, ambulanti o cartelloni, efficaci servizi di security, tavolini all'aperto per mangiare, un servizio di trasporto pubblico efficiente per arrivare anche senza auto e una percorribilità pedonale in entrata ed in uscita chiara e sicura.


Tutti gli elementi che abbiamo elencato non solo non sono quasi mai presenti nelle nostre strade commerciali, ma quando qualcuno prova ad implementarli si trova di fronte alle proteste dei commercianti stessi. Purtroppo un ceto di commercianti ignoranti, rapaci, rozzi e incapaci di riflettere sulla propria stessa professione ha condannato le grandi strade commerciali al declino più irreversibile: i parcheggi interrati sono osteggiati da commercianti e residenti, tramvie, pedonalizzazioni e ciclabili tolgono spazio alla preziosissima doppiafilaeconomy, le bancarelle "fanno folklore" e dunque vanno lasciate così come i fiorai, i cartelloni abusivi e i mitici giornalai-baracca romani e così via. 

Rispetto a questa riflessione è interessante analizzare il successo clamoroso del centro commerciale AURA appena inaugurato a Valle Aurelia. Oggi, 25 aprile 2018, le persone sono qui a fare la fila (e che file!) per mangiare a KFC ed a Old Wild West non tanto per l'appeal gastronomico di queste catene (peraltro presenti in altri luoghi della città e in altre città in Italia ergo non certo delle esclusive) quanto per le risposte ai bisogni che dicevamo sopra che questo centro commerciale è riuscito a dare a soli 5 giorni dall'apertura. Il fatto che, come si vede nelle foto, in uno dei tanti spazi comuni ricavati vi siano già dei bambini che giocano a pallone la dice lunga come questo nuovo pezzo di quartiere sia diventato immediatamente un brano urbano a dispetto del terrorismo sparso a palate durante gli anni del cantiere. 
Come dimostrano alcuni imbarazzanti volantini sparsi un po' in giro nella zona, infatti, non pochi sono stati i cittadini che per motivi meramente ideologici o di bieco e bassissimo interesse personale (leggi: posti maghina gratuiti, che quando si riqualifica solitamente rischiano di diminuire) si sono scagliati contro questo progetto. Uno dei più scadenti comitati di quartiere di Roma ha qui passato anni e anni a fare esposti, stupide petizioni, diffondere pessimismo e a fare autentico terrorismo sul progetto cercando (ed è gioco facile, vista l'ignoranza diffusa) di convincere e spaventare la cittadinanza riguardo a disagi e smog. Smog? Quest'oggi, 25 aprile 2018 ribadiamolo, il centro commerciale scoppiava di gente. Come abbiamo detto i ristoranti erano gremiti e fuori ognuno aveva metri e metri di fila. Dunque? Smog? Caos? Traffico? Baldo degli Ubaldi - come hanno sempre previsto - bloccata dai tir del carico e scarico? Niente affatto: nelle strade non volava una mosca. Ovvio: la congestione e lo smog, che tanto fanno paura ai professionisti degli atroci comitati romani contro i quali ci scagliamo da anni, sono semmai dovuti ai parcheggi in superficie in fila o in doppia fila, gli stessi parcheggi gratuiti e caotici che i comitati guardaunpo' difendono (ora si scagliano anche contro la trasformazione di uno slargo in capolinea, perché vogliono che restino i parcheggi per le auto private). Ma il centro commerciale ha parcheggi interrati: si arriva, si parcheggia sottoterra e non si crea traffico, non si posteggia riducendo la carreggiata, idem per le consegne. E inoltre è servito da ben due stazioni della metro e una dei treni suburbani ergo tantissima gente arriva coi mezzi (tra l'altro l'inserimento urbanistico della stazione di Valle Aurelia è migliorato enormemente, a vantaggio di tutti i residenti anche per quelli che mai metteranno piede al centro commerciale; idem per quanto riguarda la stazione ferroviaria totalmente restaurata).

Il flop di tutta l'attività di boicottaggio fatta dai comitati di zona deve essere un esempio per il futuro. Deve aiutarci a capire quanto questi personaggi (che non stanno solo a Valle Aurelia, ma in tutta la città) siano profondamente negativi per la città, ignobilmente ideologizzati, guidati solo dalla loro stupidità se non da qualche interesse losco. Vanno ignorati, al massimo derisi, e questo deve essere profondamente compreso anche da chi amministra: non si tratta, praticamente mai, di interlocutori credibili a cui dare peso.

"Col centro commerciale cosa resterà del nostro quartiere?". Questo era il tono delle domande del Comitato Valle Aurelia. Sul loro profilo Facebook potete trovare di tutto e di più riguardo alle azioni fatte in questi anni, andate velocemente a sbirciare perché probabilmente a causa del successo del progetto presto cancelleranno tutto quanto per la vergogna. E che dire della retorica del "verde". Spesso a Roma quando qualcuno vuole fermare un progetto di sviluppo immobiliare o di trasformazione urbana parla di "verde" considerando "verde" anche gli spiazzi abbandonati, i canneti, le aree dismesse, pericolose piene di erbacce, reti da pollaio e cartelloni abusivi come era la Valle dell'Inferno prima della realizzazione delle nuove strutture, piena di immondizia, discariche abusive e baracche di sbandati. Dove oggi c'è un marciapiede  Qui sotto un prima-e-dopo. Semmai il verde è oggi più fruibile visto che questa realizzazione costituirà non solo l'unica chance possibile per il recupero della mitica Fornace Veschi oggi parte del progetto e oggetto di un intervento di restauro, ma anche l'accesso tanto atteso al parco di Monte Ciocci oggi in grave stato di degrado e che speriamo che il privato che ha investito (90milioni!) a Valle Aurelia possa contribuire a manutenere.

Da una parte scrivevano che il centro commerciale sarebbe stato un fallimento (per la verità scrivevano che la ciminiera della fornace, oggi straordinariamente restaurata, sarebbe crollata), dall'altro scrivevano che avrebbe avuto così tanto successo da far aumentare i prezzi delle case e espellere i residenti storici non in grado di pagare i nuovi affitti. Una lettura che fa solamente sorridere. Oltre che pena. Ma loro hanno insistito per anni urlando al "mostro di cemento". Guardate in queste foto che mostruosità. In un quartiere inguardabile e architettonicamente raccapricciante, è forse l'unica architettura che dà una dignità e una identità civile paradossalmente. 


Interessante sottolineare come ci si trovi qui di fronte ad un caso di continuità amministrativa, come avviene in tutte le città serie. Il progetto venne immaginato molti anni fa, ma tutto partì ai tempi di Alemanno. Marino cosa fece? Fece come fanno gli attuali amministratori e buttò via tutto il lavoro fatto da chi c'era prima (vedi Stadio della Roma, Ex Fiera, Ex Torri dell'Eur...) oppure diede continuità? Ovviamente la scelta di Giovanni Caudo, allora assessore all'urbanistica e oggi candidato alle primarie per il III Municipio (ci raccomandiamo!!!) fu diversa. 


L'amministrazione infatti si adoperò per mandare avanti il progetto con velocità, si spese con i comitati (gli imbecilli di cui sopra), si interfacciò con i nuovi proprietari che nel frattempo cambiarono e diede loro la sicurezza e reimpostò la convenzione. E così, proprio durante la giunta Marino, Caudo fece partire i cantieri nel dicembre del 2015. Al loro arrivo poi i grillini provarono anche qui a far saltare tutto, ma era davvero troppo tardi e almeno qui non riuscirono. 
Bugie e terrorismo. Lo stile del Comitato di Valle Aurelia è lo stesso stile di cento altri comitati a Roma. Il problema non sono loro (di scemi è pieno il mondo non solo a Roma), il problema è che hanno influenza e vengono ascoltati dalla politica

Noi, giusto per dire che non ce ne usciamo oggi belli belli solo perché il progetto sta avendo un oggettivo successone, avevamo parlato di questa iniziativa tante volte. La prima volta addirittura sei anni fa, poi la seconda e ancora la terza (e no, cari comitati, i "palazzinari" non ci hanno "pagato" per questo. Purtroppo, aggiungiamo noi). Articoli solitamente seguiti a risposte raggelanti da parte del Comitato di cui sopra. 
Quando ci sarà qualche altra nuova iniziativa potete decidere se dar retta a chi come noi cerca di ragionare e vuole portare gli standard di questa città vicini agli standard occidentali o a chi cerca di sfruttare la vostra ignoranza per terrorizzarvi e per convincervi che una iniziativa che crea posti di lavoro, qualità urbana e investimenti è peggio di un campo nomadi e di uno spiazzo abbandonato preda di incendi e coperto di discariche abusive.

Gregorio VII. Perché Roma ha il distretto del design e dell'arredamento più triste del mondo?

18 febbraio 2018

 
Un po' è colpa della crisi economica post Lehmann che da 10 anni a questa parte ha cambiato il mondo; un po' è colpa delle grandi catene del mobilio economico (da Ikea a Mondo Convenienza) che hanno cambiato il mercato e la percezione dei cittadini; un po' è colpa dell'inguaribile cattivo gusto diffuso a Roma, città maleducata al bello e incline a considerare "strano" e "sospetto" ciò che è ben fatto, curato, accurato.
Fatto sta che oggi la città può vantare, tra tanti mille altri "vanti", il distretto del design più triste d'Europa.


Stiamo parlando ovviamente di Via Gregorio VII, la piazza che raccorda San Pietro con Piazza Pio XI e dunque con l'Olimpica e col quartiere Aurelio. Per anni, sebbene ora la situazione sia in fase di stagnazione se non di declino, su Gregorio VII si sono concentrati i più bei brand del design italiano per quanto riguarda l'arredamento, la cucina, la camera da letto, la sedia, gli accessori. 

In qualsiasi città occidentale ad un tale impegno sulla qualità e l'eccellenza da parte di decine di imprenditori la risposta pubblica non si sarebbe fatta aspettare. Si sarebbero sistemati gli spazi comuni, si sarebbe valorizzata questa eccellenza, si sarebbe realizzata una passeggiata attraverso il meglio del made in Italy a disposizione di tutti i visitatori del Vaticano e ben servita anche dal treno con la stazione di San Pietro che si trova esattamente all'inizio di questo percorso.

La realtà è tutt'altra. L'area versa in una situazione di depressione e tristezza senza eguali. I parcheggi spelacchiati dei torpedoni, le colline di canneti e di baraccopoli, i mercati rionali come a Durazzo nel 1975 (andate a vedere il Mercato di Via San Silverio per fare un salto nel tempo e nello spazio a gratis!), la spazzatura dappertutto, i cassonetti traboccanti di fronte agli straordinari marchi di Boffi, Varenna, Rimadesio e Valcucine, i marciapiedi completamente divelti, i cartelloni pubblicitari alla romana. "Dall'inizio dell'anno almeno due cadute gravi di due signore solo davanti al mio negozio" ci racconta il titolare di un importante marchio di design. 

Il percorso arriva a Piazza Pio XI che pare uno slargo di Timisoara negli anni ottanta. Perché Roma è l'unica città dove mega incroci abbandonati e progettati senza il minimo pensiero e criterio vengono chiamati "piazze" bestemmiando un nome che è architrave, colonna e storia dell'identità italiana. 


Non si capisce perché i commercianti, che insistono ad investire e a rappresentare in città il meglio della produzione di forniture nazionale, non si coalizzino per porre il problema, per farsi sentire, per chiedere un minimo di qualità. Qui dovrebbero esserci dei marciapiedi ampi, ben arredati, non certo rivestiti in catrame. Qui si dovrebbero eliminare tutti i posti auto dalla strada creando marciapiedi-piazze, i posti auto si dovrebbero recuperare in grandi aree interrate, magari a Largo Cardinal Micara. L'unica novità degli ultimi mesi è stata l'appena conclusa riqualificazione della corsia preferenziale centrale. "Qui ogni giorno gli autobus perdevano pezzi a causa delle buche e delle radici" raccontano i commercianti del design dimostrando di essersi accontentati per un intervento che in realtà, se bene approfondito, nasconde una grande occasione persa: su questa strada infatti doveva passare il grande progetto TVA, ovvero la tranvia che da Termini percorreva Via Nazionale, Piazza Venezia, Corso Vittorio e poi, superato il Vaticano, si sarebbe diretta verso i Giureconsulti percorrendo appunto tutta la parte centrale di Gregorio VII. 
Vedere che l'amministrazione investe per riqualificare la preferenziale significa solo una cosa: quello straordinario progetto che avrebbe portato un trasporto di qualità in quest'area e l'avrebbe connessa velocemente al centro, a San Pietro e alla Stazione è distante da qualsiasi progetto concreto per i prossimi decenni. Come dire che siamo nella melma e ci resteremo per sempre continuando a deprimerci e a declinare. Le grandi high street commerciali (vale anche per l'Appia o per Cola di Rienzo) ridotte a discariche di sciatteria hanno delle conseguenze gravi sull'economia della città, sulla capacità di attirare investimento e di generare nuovi posti di lavoro dando un'opzione e una alternativa ai nostri giovani. Amministrare così è un crimine. Punto. 

Video. 9 flaconi di varechina per mitigare un po' la puzza dei cassonetti

16 luglio 2016

Il video risale a mercoledì scorso, Via della Cava Aurelia, a meno di 2 km da San Pietro in Vaticano. I gestori di un bar esasperati dal tanfo terribile dei cassonetti (sì, a Roma ancora usiamo i cassonetti e allora!?) sono scesi in piazza non tanto per protestare quanto per lavare!

"Non potevano lavorare" ci scrive il cittadino che ci invia il video "e allora sono scesi per lavare tutto e ci sono stati per un bel po'. Alla fine gli ho chiesto dalla finestra e mi hanno detto che ci hanno 'investito' 9 flaconi di varechina...".

La assessore all'ambiente e alla sostenibilità aveva promesso che la città mercoledì sarebbe stata pulita. Mercoledì di quale anno?

La terrificante abitudine di mettere porre il divieto temporaneo laddove è già divieto. Un caso

29 febbraio 2016



Su Via Innocenzo III, ristretta da 15 anni da un classico cantiere bloccato alla romana, c'è un divieto di sosta&fermata fisso e da tutti ignorato. Forse ricorderete la foto del mio vicino che mostrava il divieto sradicato e buttato nel cantiere abbandonato (autorizzato dalla giunta Rutelli, giusto per dirvi quant'è vintage!): voglio proprio parlare di questa strada abitata da trasgressori impuniti e recidivi autorizzati tacitamente.

Molto prima di Natale sono iniziati dei lavori di 'riqualificazione' (vi prego di nn pensare si trattasse di chissá quale opera!), con scadenza 60 gg. Il cantiere ha procurato non pochi problemi soprattutto ai pedoni che si trovavano ad attraversare pericolosamente senza strisce momentanee che chiunque con buon senso avrebbe messo. Molto lenti e quasi fermi, i lavori sono stati ultimati l'ultimo giorno utile: sabato dalle 7,30 per tutto il giorno sfiancando chi il sabato avrebbe riposato. Il cantiere viene sbaraccato ed ad oggi la segnaletica a terra non è stata rifatta!

A distanza d'un mese pare riprendano i lavori (che dovranno ancora fare?) e vorrei mostrarvi quanto si ripete perché m'indigna un'altra volta e vorrei provare ad avere una spiegazione.

Il divieto di fermata del quale nessuno tiene conto di solito viene nascosto. E viene aggiunto quello di sosta che ha una valenza inferiore. La cosa davvero assurda è che senza dover sprecare tempo (e denaro!) avrebbero potuto rimuovere tutte le macchine (stimerei una 30ina lungo tutta la strada!) senza aver timore di ricorso alcuno. L'avviso stradale non è altro che un cortese gesto che tutti i cittadini che non parcheggerebbero ove proibito hanno offerto a quei fetentoni che se non hanno la macchina sotto le finestre di casa non dormono la notte!

Rimango davvero a bocca aperta di fronte a queste attenzioni e mi chiedo quando smetteremo di pensare che "potemo fa come ce pare perché ci viene permesso"
Marzia



*Marzia,
purtroppo apporre divieti temporanei laddove è-già-divieto è un vizio romano terribile che serve solo ad una cosa: certificare che i divieti "ordinari" non hanno alcun valore. Non si cpaisce in virtù di quale deroga a Roma il Codice della Strada, che è una legge dello Stato, possa essere disapplicata a piacere di chiunque. 
Ogni volta che qualcuno posiziona dei segnali di divieto laddove il divieto c'è già di default dovrebbe partire una denuncia seria, per omissione d'atti d'ufficio. Con la voglia e il tempo (e il denaro) di andare avanti nella causa. Se qualche avvocato appassionato è all'ascolto ci potremmo organizzare e sarebbe cosa buona e giusta. 
-RFS

Virginia Raggi che dici su questo? Un nuovo progetto riqualifica un quartiere, ma il M5S rema contro

24 febbraio 2016

L'idea è quella di star lontani dai massimi sistemi e di provare ad esercitarsi sulle piccole cose. Impariamo a farlo di frequente in questi mesi di campagna elettorale. Prendi il candidato, gli rappresenti un problema (chessò: come si fa a eliminare l'evasione del biglietto sui bus? E' vero che le buche sono il primo problema? Sei favorevole o contrario agli autovelox? E così via...) e vedi come lo risolve. Da quello procedi dal particolare al generale e capisci chi hai davanti. 

Il caso ha voluto che ieri esattamente mentre Virginia Raggi veniva proclamata candidata sindaca del Movimento 5 Stelle con tutte le responsabilità che questo comporta, uno dei gruppi sul territorio del Movimento, per tramite del proprio ufficio stampa, divulgava questo comunicato stampa relativo ad una trasformazione urbana che sta partendo nell'area della Valle dell'Inferno.

Nel Consiglio di oggi dedicato alla discussione del Piano di Recupero urbano di Valle Aurelia (P.R.U. ex art 11 legge 493/93 - Valle Aurelia) e della realizzazione del relativo Centro commerciale, il Movimento 5 Stelle ha presentato un ordine del giorno.Al momento dell'approvazione del Piano di Riqualificazione Urbana di Valle Aurelia, il Movimento 5 Stelle non era presente nelle istituzioni amministrative Comunali e, tanto meno in quelle Municipali e non intende condividere tali scelte pregresse che risalgono al 1993, scelte peraltro intraprese, senza, considerare le esigenze effettive dei residenti.La realizzazione del Centro Commerciale avrà sicuramente un impatto non indifferente sulle attività commerciali di tutto il quadrante e avrà pesanti ripercussioni sulla viabilità della zona, che già allo stato attuale risulta fortemente congestionata. Il parcheggio di Via Angelo Emo sarà ridotto di due terzi dei posti auto e i posti auto previsti nel progetto del Centro Commerciale sono, a nostro giudizio, visibilmente sottodimensionati e insufficienti a coprire le esigenze dello stesso, per cui è prevedibile che i clienti del Centro finiranno per occupare i posti auto esterni al Centro Commerciale, normalmente utilizzati dai cittadini residenti nelle aree circostanti; saranno ridotti ulteriori posti auto nel parcheggio di scambio della stazione della metropolitana A - Valle Aurelia per spostare il capolinea degli autobus, senza l'integrazione degli stessi in altro luogo. A tutto si aggiungono le problematiche relative al dissesto idrogeologico. Ricordiamo che le gli ultimi pareri espressi dalla Direzione Regionale Ambientale e valutazione ambientale strategica risalgono al 2012 e non sono quindi aggiornati anche alla luce del nubifragio del 2014. Ricordiamo che l'area di Monte Ciocci è stata interessata nel 2014 da una frana e dallo scivolamento del costone e che il Comune di Roma non ci risulta abbia messo in atto nuove azioni di monitoraggio e controllo di tale fenomeno, data la composizione argillosa del terreno soggetta a possibili nuovi smottamenti o scivolamenti in caso di calamità come quella descritta.Abbiamo quindi chiesto al Presidente del Municipio e agli Assessori competenti di:- richiedere immediatamente una nuova valutazione geologica o un aggiornamento di quella esistente e che venga istituito un programma di rilevamento e valutazione dei dati geofisici e delle falde sottostanti, riscontrati prima, durante e post opera in collaborazione con l'ARPA LAZIO e che ogni attività di cantiere venga immediatamente sospesa fino a che tale nuova valutazione geologica non sia disponibile e approvata dalle autorità competenti; in merito a questa nostra proposta il Pd ha però inserito un emendamento soppressivo per non subordinare l'inizio lavori a questa nuova perizia, come da noi richiesto.- verificare che tutte le opere a scomputo vengano correttamente completate prima dell'apertura del centro commerciale- che si faccia subito chiarezza in merito ai terreni appartenenti a Metro e FS, per evitare problemi simili al blocco ultradecennale della realizzazione di strutture inerenti all'accordo di programma per la riqualificazione delle aree ferroviarie di San Pietro e Stazione/Cavalleggeri e relativo cantiere con gru di Via del Crocifisso;- che venga rispettato il cronoprogramma contrattuale previsto negli allegati alla Convenzione Urbanistica;- che, come da art.6 previsto dall'Accordo di Programma ex art.34 DL.gs. n. 267/2000, sottoscritto in data 1 DICEMBRE 2004, venga istituito il Collegio di Vigilanza, costituito dal Sindaco o da un suo delegato e da rappresentanti della Regione Lazio e del Comune di Roma e vengano esercitate le previste attività di vigilanza e controllo sulla regolare esecuzione dell'Accordo;- che vengano inserite parallelamente al Collegio di Vigilanza, delle rappresentanze di cittadini locali, anche riunite in associazioni e comitati al fine di concordare tutti quegli interventi necessari allo stato di avanzamento dei lavori e altre eventuali criticità, evitando che si alterino gli equilibri vitali della zonaIl documento è stato approvato in Consiglio Municipale.

Esatto signori, ci risiamo. La sindrome di Nimby, la paura, l'ignoranza, la menzogna, il considerare anomalo e strano ciò che dovunque è normale. C'è un imprenditore che, nonostante una trafila burocratica atroce e decennale (trafila che fa infatti scappare decine e decine di imprenditori e di opportunità) è disposto a realizzare uno sviluppo immobiliare in un'area brulla, disperata, pericolosa, una discarica post industriale frutto di antiche demolizioni, non certo un'area verde come si vuol far credere. E noi cosa facciamo? Invece di trovare tutti i cavilli possibili affinché questa operazione si possa fare, andiamo a cercare tutti i cavilli possibili affinché questa operazione non si possa fare. 
Dicendo bugie e trasmettendo il senso di una visione distorta della città.

I negozi di vicinato chiuderanno? Ma in quell'area i negozi di vicinato hanno già chiuso e non certo per colpa del centro commerciale - che infatti non c'è ancora - bensì per colpa delle tasse (tasse alte perché in una città che non si sviluppa la tassazione grava solo su chi lavora già, non su chi lavorerà domani), della crisi, della totale e siderale mancanza di idee da parte dei commercianti, della concorrenza del commercio ambulante, del degrado disastroso delle aree circostanti (che appunto potrebbero migliorare approvando e promuovendo progetti di trasformazione urbana). Il commercio è già desertificato. Ma anche se non lo fosse, chi difendono gli amici del M5S? Hanno idea quanta evasione, quanto nero, quanta illegalità si annida nell'attuale commercio di vicinato romano? Essere "di vicinato" è un plus a prescindere anche se si batte uno scontrino ogni morte di papa? Anche se non si pagano correttamente i collaboratori? 

Non bastano i parcheggi? Ma di cosa stiamo parlando!? Il centro commerciale è una piccola superficie da 40/60 negozi, non da 400, che nasce in una zona servita da due fermate della metropolitana (due!!!) di una una dentro (!) e da una importante stazione ferroviaria. Ma quale parcheggi e parcheggi: qui bisogna lavorare affinché la gente venga con i mezzi pubblici, mica siamo a RomaEst o a Bufalotta. E giù poi tutta la retorica sui clienti dei negozi che "rubbeno" il parcheggio ai residenti; gli smottamenti; le frane; le falde acquifere. Chiacchiere da barbiere degli anni Ottanta.

Ma il comunicato stampa è moderato. Basta andare nei meetup per leggere il solito insopportabile armamentario grillino della colata di cemento, dei tir che bloccheranno via Baldo degli Ubaldi per approvvigionare i quaranta negozi (!), del centro commerciale con dietro "la massoneria e la mafia" e che, ovviamente, fallirà dopo i primi anni di entusiasmo. Terrorismo un tanto al chilo che, se non accuratamente isolato, rischiamo di trovarci al governo, nei municipi, in consiglio comunale. La realtà è tutta all'inverso: Baldo degli Ubaldi è già bloccata ora, ma non certo per i furgoni che porterebbero merce al centro commerciale (che avrebbero una superficie regolare e a norma per lo scarico e carico), bensì per le decine di auto in doppia fila contro le quali la furia pentastellata non si scaglia mai: eppure quelle auto che congestionano l'area e rendono impossibile la vita a chi si muove a piedi o in bici sono proprio quelle dei commercianti, piazzate in sosta criminale esattamente davanti alla bottega...

Questo l'atteggiamento grillino che si rivela essere esattamente uguale a quello di Noi con Salvini, a quello di CasaPound, a quello di Sel eccetera eccetera. Insomma vecchia politica, vecchio modo di fare, vecchio stile: d'altronde non fu Alemanno che per anni, con scuse ridicole e solo per non perdere il consenso di quattro bottegai, bloccò questo cantiere condannando questa fetta di città all'abbandono?


Questo, su un importante progetto di sviluppo della città, il livello intellettuale del dibattito dal quale Virginia Raggi dovrà farci capire se è nelle condizioni di emanciparsi o meno. 

Tra Via Valle Aurelia e Via Baldo Degli Ubaldi c'è una zona abbandonata che crea problemi e mancate opportunità alla città. Un ex quartiere industriale di fornaci che sono state demolite negli anni Ottanta. L'appezzamento è stato lasciato a se stesso per anni ed è necessario svilupparlo; in ogni città del mondo sarebbe sviluppato; il progetto proposto appare essere un buon progetto con un bel mix tra commerciale, verde, direzionale, parcheggi, servizi e spazi culturali aperti al quartiere; il cantiere genererà ricchezza e lavoro per ingegneri, operai, professionisti; la struttura genererà posti di lavoro fissi veri (veri, no i commessi in nero); la struttura genererà opere a scomputo a vantaggio di tutti e denari per le tasche del comune. Si tratta, in buona sostanza, di operazioni che dovrebbero essere fatte a tappeto sulle centinaia di aree abbandonate della città: Virginia Raggi è d'accordo con noi o con i suoi compagni di partito? Meglio: Virginia Raggi è intenzionata a sviluppare la città o vuole tenerla ferma nell'abbandono, nella polvere, nella sciatteria e con aree centrali trasformate in squallidi canneti?


Dice: ma tu pensi che un centro commerciale sia "sviluppo? Molte cose sono sviluppo, talvolta (accade in tutto il mondo) anche il commercio visto che il commercio è una delle basi su cui si muove la civilizzazione umana. Accade questo dovunque. 

Dice: ma tu vuoi cementificare tutto! Eh no, neanche per sogno. Qui stiamo parlando di una zona interna alla città, a 800 metri dal Cupolone di San Pietro; stiamo parlando di un lotto abbandonato al fianco di stazioni della metro e dei treni, è dunque la tipica circostanza in cui la città va cucita e densificata, non certo lasciata sbrindellata e piena di spazi vuoti costosi e pericolosi. Non si deve consumare neppure un centimetro in più di nuovo territorio e di agro, ma si deve eccome completare la città nei suoi spazi lasciati incompleti.

Dice: ma perché in questo spazio non ci mettiamo del verde? Semplice, perché ci perdiamo i milioni e milioni di investimento che un privato è pronto a scommetterci, ma soprattutto perché qui il verde già c'è, c'è il Parco di Monte Ciocci, adiacente, che è stato realizzato ex novo e che l'amministrazione non è nelle condizioni di mantenere: figurarsi a ampliare ancora le aree verdi. Semmai bisognerebbe chiedere, tra le opere a scomputo, la manutenzione del verde che già c'è a carico di chi sviluppa il nuovo polo, non certo scambiare per "verde" quello che è solo "abbandono".

Dice: ma una roba simile non dovrebbe essere progettata da un grande architetto? Eh certo! Altro che colata di cemento. A quanto ci risulta il progettista qui è Stefano Cordeschi: un signor progettista onestamente. Qui l'unica speculazione edilizia è quella dei palazzi circostanti: una qualità architettonica del costruito da fare spavento, ettari e ettari di casermoni in cemento che bisognerebbe buttar giù e ricostruire con maggiore qualità, appeal, sostenibilità energetica. E' grazie a queste riconversioni che città come Londra crescono del 3% ogni anno attirando poi talenti, economie, investimenti. Finanza, formazione? Certo, ma la prima voce dell'economia di Londra è un'altra: buttare giù palazzi e farne altri di migliori al loro posto. Difficile?

Dice: ma scusa non c'è una cacchio di alternativa tra l'abbandono e l'ennesimo centro commerciale? Certo che c'è. C'è lo sviluppo residenziale. C'è lo sviluppo terziario (uffici) che però in una città ridotta come Roma, che non attrae multinazionali e grandi sedi, non va per la maggiore. E poi magari c'è qualcos'altro che però noi non sappiamo e che dovete dirci voi: cosa possiamo fare qui per riqualificare l'area, dare servizi, edificare strutture di buona qualità e far incassare denari all'amministrazione oltre che a generare posti di lavoro senza fare un solo cent in più di debito pubblico? Diteci, siamo tutt'orecchi...

Resta un fatto incontrovertibile. Un normalissimo progetto urbanistico di trasformazione e riqualificazione è fermo da oltre vent'anni. L'affare è passato di mano di società in società: hanno lavorato i notai, ma non hanno lavorato gli operai. Ma soprattutto è l'ennesima storia che, letta dall'estero, tiene lontani gli investimenti internazionali dalla nostra città. E' il danno più grande che chi amministra può fare. 
I grandi sistemi urbani crescono anche grazie a progetti come questo. Se Roma è nelle condizioni di inventarsi un nuovo, geniale ed inedito modello di sviluppo urbano lo proponga: ma viceversa l'abbandono e il "no" a ogni trasformazione non è un progetto. E' un suicidio. Il M5S dovrebbe tenerlo a mente perché chi propone suicidi collettivi alla fin fine fa buoni risultati alle elezioni, ma non le vince.

In questa fase Virginia Raggi dovrebbe semplicemente farci capire se questa mentalità arretrata avrà ancora cittadinanza e ruolo o se finalmente verrà spazzata via. Dovrebbe semplicemente spiegarci se la mentalità grullina che scambia una buona trasformazione urbana per "colata di cemento" rimarrà folklore e poi però si farà sul serio oppure se diverrà incubo amministrativo per i prossimi 5 anni. 

Video. Hanno chiuso lo spazio aereo, ma si può campeggiare abusivamente sotto il Cupolone di San Pietro

9 dicembre 2015

Non c'è molto da commentare. Si tratta semplicemente di un indizio. E' qualcosa di totalmente innocuo, intendiamoci: nessuno, mai fosse malintenzionato, si andrebbe a piazzare lì. Ma è appunto un indizio. Un indizio di cosa? Un indizio di una città dove non funzionano i controlli, dove non funziona la videosorveglianza, dove l'autorità non fa paura a nessuno, dove non c'è certezza della pena. Questa tenda si è fatta qualcosa come due giorni e due notti piazzata lì. Ed è solo una delle tante tende che appaiono nei parchi (Villa Borghese) e nei giardini monumentali (San Giovanni in Laterano) della città. Tanto a Roma nessuno ti dice niente. 

Fuori alla metro Battistini, luogo dell'incidente, ridipinte le strisce pedonali. La città che annega nella cattiva fede e nell'ipocrisia

2 giugno 2015








E' da venerdì che sosteniamo, sull'incidente di Via Mattia Battistini che è costato la vita alla signora Perez, una precisa teoria. La nostra teoria è che l'incidente avrebbe potuto essere meno grave se solo l'area dove è avvenuto fosse stata sistemata. Fosse stata a norma. Avesse avuto le caratteristiche che avrebbe avuto se fosse stata in qualsiasi altro paese europeo, dalla Polonia al Portogallo.
Se, insomma, l'incrocio tra Via dei Monti di Primavalle e Via Mattia Battistini avesse avuto attraversamenti rialzati, segnaletica efficiente, zero sosta selvaggia la tragedia si sarebbe potuta evitare. Ci sarebbe stato meno spazio per spingere sull'acceleratore. I dissuasori di velocità lo avrebbero impedito. La sosta abusiva non avrebbe tolto la visibilità a chi attraversava. La segnaletica di qualità avrebbe dato immediatamente un senso di rispetto.

Molti ci hanno presi per pazzi perché questo ragionamento distribuisce le colpe, fa capire ai romani che sono loro ancor più nei rom a vivere in contesti inaccettabili per i quali occorrono le ruspe, punta a cambiare abitudini che nessuno vuole cambiare per ignoranza, stupidità e pigrizia.

Poi scopri che alla chetichella. Dopo qualche giorno dall'incidente. Arrivano gli operai del comune e dipingono quelle stesse strisce pedonali che per mesi e mesi i cittadini mediante Twitter ed esposti (qui tutte le prove) hanno chiesto che venissero ripristinate. Ignorati allora, ascoltati ora dopo il morto all'insegna di una cattiva fede e di una ipocrisia totale. Cattiva fede e ipocrisia tra l'altro inutile: le strisce sono state dipinte "alla romana", con un velo di spray, laddove in tutto il mondo (e in tutta Italia) si procede con materiali bicomponenti e termoplastici in modo che le realizzazioni restino indelebili per molto tempo. Queste patetiche strisce, realizzate e disposte da qualche insulso dirigente per pulirsi la coscienza, dureranno come dimostreremo una decina di giorni al massimo.

Via Battistini. I cittadini avevano previsto la tragedia. Escono le carte e le denunce

31 maggio 2015



Eh sì, è sempre lui. Anche in questa foto. Il solito furgone del quale abbiamo palato più volte nei giorni passati. Qui a bloccare il traffico e a congestionare mezza città. Sotto di lui sono finite le persone prese dall'auto impazzita lanciata sull'attraversamento pedonale (non diciamo "strisce pedonali" perché nessuno le aveva mai ridipinte, da mesi). Se non ci fossero stati questi furgoni in sosta abusiva forse ci sarebbero stati molti meno feriti nell'incidente di mercoledì scorso. Magari la visibilità sulla strada sarebbe stata maggiore e forse molte più persone, compresa la signora Perez, si sarebbero potute salvare. 


All'amministrazione non sembra interessare granché, nonostante i fattacci occorsi. I furgoni in divieto sono rimasti al loro posto anche nei giorni successivi all'incidente e le strisce pedonali non sono state ridipinte. Siamo arrivati al punto che alcuni cittadini si sono messi loro a dare il bianco. Evidentemente, ancora una volta, non siamo gli unici noi a pensare che quel contesto degradato, pressappochista e illegale abbia favorito l'azione assassina dei fuggitivi sulla Lancia Lybra.

Intanto continuiamo a ricevere ed a pubblicare documenti inquietanti rispetto ai fattacci di mercoledì e al contesto in cui sono avvenuti. Contesto nel quale una macchina lanciata a alta velocità e inseguita dalla Polizia appare come solo una delle tante illegalità. Su quell'unica illegalità si concentra la cronaca, la sensazione e la stampa allineata. Noi stiamo cercando di farvi capire che una infrazione al Codice della Strada non può uccidere nessuno se non calata in un contesto da quarto mondo come quello che connota tutta la nostra città e senza ombra di dubbio l'area interessata all'incidente e all'uccisione della signora Perez. 

Una deduzione che non è solo la nostra se è vero come è vero che tutte le illegalità circostanti erano state segnalate (come abbiamo dimostrato qui) sia dai cittadini che dalle autorità stesse. In particolare guardate qua sopra il rimpallo di responsabilità e di scartoffie tra uffici dell'amministrazione riguardo alla sosta abusiva dei furgoni nella zona di Battistini. Un ufficio avvisa un altro, l'altro ufficio rimanda al primo e i furgoni - sapientemente parcheggiati sulla linea di confine tra due amministrazioni - rimangono indisturbati a rendere l'incrocio un luogo insicuro. Ci sono le carte, ci sono le date. Ci sono i dirigenti comunali da 110mila euro l'anno di stipendio pagato dai contribuenti. E ci sono i problemi che non vengono risolti. In una città dove i diritti intoccabili della casta dei bancarellari ambulanti sembrano andare ben oltre la dignità della vita umana stessa. 

Zona Battistini dopo l'incidente. Chi è che abita davvero in un campo rom, gli zingari o i romani?

30 maggio 2015










La differenza è che gli zingari abitano nell'immondizia consapevolmente. Fa parte, non si capisce bene perché della loro cultura e lo fanno scegliendo di farlo. I romani vivono nella rumenta inconsapevolmente. Se glielo fai notare si incavolano. Si impermaliscono. Nella migliore delle ipotesi ti dicono non certo "hai ragione, dobbiamo migliorare diamoci da fare", no, ti dicono "aho si nun te piace vattene". Però poi bisogna dare fuoco ai campi rom, bisogna mettere mano alle ruspe. 

Queste foto si riferiscono alla zona di Battistini. Le abbiamo ricevute prima dei fattacci di mercoledì scorso. Non le avevamo ancora pubblicate, ma oggi tornano utili per continuare a riflettere.
(Foto Francesca)

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