Ecco perché il nuovissimo centro commerciale Aura piace a tutti (imbecilli esclusi)

25 aprile 2018


La ridicola idiosincrasia tutta italiana (con piccole propaggini francesi) e ancor più romana contro i centri commerciali crollerebbe nei suoi patetici assunti teorici semplicemente conoscendo qualche rudimento di storia delle città: le città sono dei centri commerciali di per sé, i centri commerciali ci sono sempre stati e non esiste città senza area dedicata ai commerci e alla somministrazione di cibo. Di più: talvolta sono arrivati prima i centri commerciali, i mercati, le fiere, delle città stesse. A volte, insomma, le città sono nate proprio grazie alla presenza di un polo di commerci attorno al quale si è creata residenzialità.

Il punto, dunque, non è centri commerciali sì o centri commerciali no. Il punto è semmai fare bene i progetti dei centri commerciali e fare in modo che le operazioni abbiano un impatto positivo diffuso sull'area circostante in termini di riqualificazione degli spazi comuni, valori degli immobili, gestione della sosta. A vantaggio anche di coloro che al centro commerciale non vanno e non andranno mai.


A Roma chi è contrario ai centri commerciali (tantissimi cittadini ignari, comitati di quartiere di quart'ordine, centri sociali e immondizia intellettuale circostante) dovrebbe chiedersi come mai i centri commerciali hanno sempre un grande successo e un ottimo riscontro di pubblico indipendentemente se siano ben progettati (come Aura, appena inaugurato a Valle Aurelia, le cui foto utilizziamo per illustrare questo articolo) o mal progettati (come molti altri a Roma), indipendentemente se siano eleganti o - come sovente accade - cafoni, integrati con la città o posizionati in mezzo al nulla. 

La risposta è abbastanza semplice: i consumatori richiedono dei requisiti, quando devono fare delle compere e spendere i loro denari, che a Roma non sono soddisfatti dalle normalissime high street commerciali. Mentre tutte le high street occidentali sono corse ai ripari generando degli autentici centri commerciali naturali, a Roma questo non è avvenuto. Spesso proprio i commercianti delle high street si sono opposti alla riqualificazione delle stesse, condannandole a morte. Dall'Appia Nuova a Cola di Rienzo passando per decine di altri casi. 
Ma quali sono questi requisiti? Ce ne sono tanti ma possiamo provare ad elencarli integrandoli poi coi vostri suggerimenti: la presenza di un'area pedonale vasta, la presenza di sosta interrata per le auto, la presenza di videosorveglianza e sensazione di sicurezza diffusa, un'illuminazione ben studiata, un arredo  urbano civile, totale assenza negli spazi pubblici di elementi dequalificanti come bancarelle, ambulanti o cartelloni, efficaci servizi di security, tavolini all'aperto per mangiare, un servizio di trasporto pubblico efficiente per arrivare anche senza auto e una percorribilità pedonale in entrata ed in uscita chiara e sicura.


Tutti gli elementi che abbiamo elencato non solo non sono quasi mai presenti nelle nostre strade commerciali, ma quando qualcuno prova ad implementarli si trova di fronte alle proteste dei commercianti stessi. Purtroppo un ceto di commercianti ignoranti, rapaci, rozzi e incapaci di riflettere sulla propria stessa professione ha condannato le grandi strade commerciali al declino più irreversibile: i parcheggi interrati sono osteggiati da commercianti e residenti, tramvie, pedonalizzazioni e ciclabili tolgono spazio alla preziosissima doppiafilaeconomy, le bancarelle "fanno folklore" e dunque vanno lasciate così come i fiorai, i cartelloni abusivi e i mitici giornalai-baracca romani e così via. 

Rispetto a questa riflessione è interessante analizzare il successo clamoroso del centro commerciale AURA appena inaugurato a Valle Aurelia. Oggi, 25 aprile 2018, le persone sono qui a fare la fila (e che file!) per mangiare a KFC ed a Old Wild West non tanto per l'appeal gastronomico di queste catene (peraltro presenti in altri luoghi della città e in altre città in Italia ergo non certo delle esclusive) quanto per le risposte ai bisogni che dicevamo sopra che questo centro commerciale è riuscito a dare a soli 5 giorni dall'apertura. Il fatto che, come si vede nelle foto, in uno dei tanti spazi comuni ricavati vi siano già dei bambini che giocano a pallone la dice lunga come questo nuovo pezzo di quartiere sia diventato immediatamente un brano urbano a dispetto del terrorismo sparso a palate durante gli anni del cantiere. 
Come dimostrano alcuni imbarazzanti volantini sparsi un po' in giro nella zona, infatti, non pochi sono stati i cittadini che per motivi meramente ideologici o di bieco e bassissimo interesse personale (leggi: posti maghina gratuiti, che quando si riqualifica solitamente rischiano di diminuire) si sono scagliati contro questo progetto. Uno dei più scadenti comitati di quartiere di Roma ha qui passato anni e anni a fare esposti, stupide petizioni, diffondere pessimismo e a fare autentico terrorismo sul progetto cercando (ed è gioco facile, vista l'ignoranza diffusa) di convincere e spaventare la cittadinanza riguardo a disagi e smog. Smog? Quest'oggi, 25 aprile 2018 ribadiamolo, il centro commerciale scoppiava di gente. Come abbiamo detto i ristoranti erano gremiti e fuori ognuno aveva metri e metri di fila. Dunque? Smog? Caos? Traffico? Baldo degli Ubaldi - come hanno sempre previsto - bloccata dai tir del carico e scarico? Niente affatto: nelle strade non volava una mosca. Ovvio: la congestione e lo smog, che tanto fanno paura ai professionisti degli atroci comitati romani contro i quali ci scagliamo da anni, sono semmai dovuti ai parcheggi in superficie in fila o in doppia fila, gli stessi parcheggi gratuiti e caotici che i comitati guardaunpo' difendono (ora si scagliano anche contro la trasformazione di uno slargo in capolinea, perché vogliono che restino i parcheggi per le auto private). Ma il centro commerciale ha parcheggi interrati: si arriva, si parcheggia sottoterra e non si crea traffico, non si posteggia riducendo la carreggiata, idem per le consegne. E inoltre è servito da ben due stazioni della metro e una dei treni suburbani ergo tantissima gente arriva coi mezzi (tra l'altro l'inserimento urbanistico della stazione di Valle Aurelia è migliorato enormemente, a vantaggio di tutti i residenti anche per quelli che mai metteranno piede al centro commerciale; idem per quanto riguarda la stazione ferroviaria totalmente restaurata).

Il flop di tutta l'attività di boicottaggio fatta dai comitati di zona deve essere un esempio per il futuro. Deve aiutarci a capire quanto questi personaggi (che non stanno solo a Valle Aurelia, ma in tutta la città) siano profondamente negativi per la città, ignobilmente ideologizzati, guidati solo dalla loro stupidità se non da qualche interesse losco. Vanno ignorati, al massimo derisi, e questo deve essere profondamente compreso anche da chi amministra: non si tratta, praticamente mai, di interlocutori credibili a cui dare peso.

"Col centro commerciale cosa resterà del nostro quartiere?". Questo era il tono delle domande del Comitato Valle Aurelia. Sul loro profilo Facebook potete trovare di tutto e di più riguardo alle azioni fatte in questi anni, andate velocemente a sbirciare perché probabilmente a causa del successo del progetto presto cancelleranno tutto quanto per la vergogna. E che dire della retorica del "verde". Spesso a Roma quando qualcuno vuole fermare un progetto di sviluppo immobiliare o di trasformazione urbana parla di "verde" considerando "verde" anche gli spiazzi abbandonati, i canneti, le aree dismesse, pericolose piene di erbacce, reti da pollaio e cartelloni abusivi come era la Valle dell'Inferno prima della realizzazione delle nuove strutture, piena di immondizia, discariche abusive e baracche di sbandati. Dove oggi c'è un marciapiede  Qui sotto un prima-e-dopo. Semmai il verde è oggi più fruibile visto che questa realizzazione costituirà non solo l'unica chance possibile per il recupero della mitica Fornace Veschi oggi parte del progetto e oggetto di un intervento di restauro, ma anche l'accesso tanto atteso al parco di Monte Ciocci oggi in grave stato di degrado e che speriamo che il privato che ha investito (90milioni!) a Valle Aurelia possa contribuire a manutenere.

Da una parte scrivevano che il centro commerciale sarebbe stato un fallimento (per la verità scrivevano che la ciminiera della fornace, oggi straordinariamente restaurata, sarebbe crollata), dall'altro scrivevano che avrebbe avuto così tanto successo da far aumentare i prezzi delle case e espellere i residenti storici non in grado di pagare i nuovi affitti. Una lettura che fa solamente sorridere. Oltre che pena. Ma loro hanno insistito per anni urlando al "mostro di cemento". Guardate in queste foto che mostruosità. In un quartiere inguardabile e architettonicamente raccapricciante, è forse l'unica architettura che dà una dignità e una identità civile paradossalmente. 


Interessante sottolineare come ci si trovi qui di fronte ad un caso di continuità amministrativa, come avviene in tutte le città serie. Il progetto venne immaginato molti anni fa, ma tutto partì ai tempi di Alemanno. Marino cosa fece? Fece come fanno gli attuali amministratori e buttò via tutto il lavoro fatto da chi c'era prima (vedi Stadio della Roma, Ex Fiera, Ex Torri dell'Eur...) oppure diede continuità? Ovviamente la scelta di Giovanni Caudo, allora assessore all'urbanistica e oggi candidato alle primarie per il III Municipio (ci raccomandiamo!!!) fu diversa. 


L'amministrazione infatti si adoperò per mandare avanti il progetto con velocità, si spese con i comitati (gli imbecilli di cui sopra), si interfacciò con i nuovi proprietari che nel frattempo cambiarono e diede loro la sicurezza e reimpostò la convenzione. E così, proprio durante la giunta Marino, Caudo fece partire i cantieri nel dicembre del 2015. Al loro arrivo poi i grillini provarono anche qui a far saltare tutto, ma era davvero troppo tardi e almeno qui non riuscirono. 
Bugie e terrorismo. Lo stile del Comitato di Valle Aurelia è lo stesso stile di cento altri comitati a Roma. Il problema non sono loro (di scemi è pieno il mondo non solo a Roma), il problema è che hanno influenza e vengono ascoltati dalla politica

Noi, giusto per dire che non ce ne usciamo oggi belli belli solo perché il progetto sta avendo un oggettivo successone, avevamo parlato di questa iniziativa tante volte. La prima volta addirittura sei anni fa, poi la seconda e ancora la terza (e no, cari comitati, i "palazzinari" non ci hanno "pagato" per questo. Purtroppo, aggiungiamo noi). Articoli solitamente seguiti a risposte raggelanti da parte del Comitato di cui sopra. 
Quando ci sarà qualche altra nuova iniziativa potete decidere se dar retta a chi come noi cerca di ragionare e vuole portare gli standard di questa città vicini agli standard occidentali o a chi cerca di sfruttare la vostra ignoranza per terrorizzarvi e per convincervi che una iniziativa che crea posti di lavoro, qualità urbana e investimenti è peggio di un campo nomadi e di uno spiazzo abbandonato preda di incendi e coperto di discariche abusive.

57 commenti | dì la tua:

Anonimo ha detto...

Non ci sono ancora stato ma rimango sempre favorevole a queste nuove strutture, soprattutto in casi come questo ove vanno a riqualificare zone abbandonate piene di accampamenti di zingari, erbacce, monnezza.
Ora sicuramente ci sarà stato del caos nel primo giorno dell'apertura ma poi si è tornati alla normalità.
Mia madre lavora lì vicino e conosce molta gente di Valle Aurelia. Molti di loro dapprima hanno protestato, ora che ha aperto stanno sempre lì a fare acquisti. Inutile ed esagerato definirli "Imbecilli" o "immondizia intellettuale".
La gente è così, lo sappiamo. occorre far notare loro i vantaggi di queste opere.

Anonimo ha detto...

Finalmente un centro commerciale fatto come Cristo comanda, completamente integrato con il contesto urbano del quarteire, ben accessibile dai mezzi pubblici e in più ristrutturazione della fornace della stazione dei treni, i progetti chiediamo al patreterno che siano tutti così e chiediamo alla Raggi di aprire un minimo quella capoccia vuota!

Anonimo ha detto...

Non si parcheggia più

Anonimo ha detto...

Fantastico , io sono cresciuta lì per 18 anni sono stata lì ora c'è mia madre e la mia zona non lo metto in dubbio ma a volte non mi ritrovo più come prima ...oggi dove giocano quei bambini a pallone giocavo io da piccola tra parrocchia e strade la valle per me è stata sempre un bel ricordo di infanzia ma come tutto si cresce e ci si evolve ed è giusto che sia così per me è un bene

Erminio Ottone ha detto...

Non tutti i centri commerciali sono stati creati con cognizione di causa.
Parco Leonardo, Il Domus, Il gulliver, Casetta Mattei Center, Il Dima... pessime strutture che non hanno riqualificato un bel niente. Almeno accompagnare i progetti con una cacchio di stazione della metro o un area verde attrezzata. Niente.

Anonimo ha detto...

Hai ragione, perché scandalizzarsi. E' assolutamente obbrobrioso come tutti i centri commerciali, né più né meno.
Tristissimo il tentativo di dargli un'aura bucolica, con quei due ragazzini disperati nel cemento sotto il sole a picco.
Patetico il tentativo di dargli un crisma di socialità, inquadrando filippine obese in lieti conversari, ossia l'Italia del Sol dell'Avvenire.
Giusto per sapere, quanto lo abbiamo finanziato questo mostro co soldi pubblici?

Mike ha detto...

Ci sono centri commerciali e centri commerciali.
A Torino, più precisamente Collegno è nato il centro commerciale con la Coop al capolinea della metropolitana leggera. I problemi di parcheggio che ci sono sono dovuti ai pendolari che escono dalla tangenziale ed inter scambiano. Non potendo accedere al parcheggio del centro commerciale prima della sua apertura, parcheggiano in superficie. Il parcheggio riservato agli abbonati mezzi pubblici si riempie in un attimo e rimangono quindi dei parcheggi sterrati.

Nelle vicinanze del centro sono stati costruiti edifici nuovi, rimangono diversi insediamenti industriali e dei condomini anni '60 a circa cinquecento metri, con il risultato

Anonimo ha detto...

Se le "colate di cemento" fossero tutte così, ben vengano!!
Valle Aurelia rinasce.

Anonimo ha detto...

Io spero che tu stia scherzando, se consideri obbrobrioso questo che ha rigenerato la zona e il quartiere penso che tu debba assolutamente sparire dalla faccia della terra, tieniti le stazioni che cadono a pezzi, il degrado, campi di erbacce e cicorione e spazzatura ovunque, perché questo ti meriti.

Anonimo ha detto...

Sono andato al link del Comitato di Quartiere Valle Aurelia (un ottimo comitato per quello che so).
Non dice che la ciminiera "sarebbe crollata", come scrive lei. Il Comitato riportava un rischio, documentandolo.

Lei dice cose non vere parlando dei suoi avversari ideologici, e questo mi fa pensare che anche il resto delle sue affermazioni siano inesatte o viziate.

PRESTITO VELOCE FRANCESCO BONI ha detto...

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Anonimo ha detto...

A Tonè ti rispondo io che ci sono nato in questo quartiere e adesso ho 40 stagioni, premesso che hai detto tutto giusto... ma poi hai dimenticato una piccola cosa... ben venga il centro commerciale in una zona degradata, ma come al solito il costruttore si è fatto i cazzi propri nel senso che si è preso tutta l'area e non ha fatto un cazzo per costruire/allargare/riqualificare le vie limitrofe e di accesso al mostro di cemento, e pertanto Via Baldo degli Ubaldi, Via di Valle Aurelia sono rimaste a due corsie (strette) come 40 anni fà quando non c'era tutto sto traffico, in pratica che voglio dire il comune avrebbe dovuto dire io ti concedo la licenza per costruire ma tu mi rifai e mi allarghi tutte le vie di accesso al catafalco di cemento.

VV VV ha detto...

Recuperare dal degrado aree urbane dimenticate è sempre buona cosa.Il problema dei centri commerciali è che invecchiano,come strutture precocemente.Quindi per tenerli sempre in auge necessitano d'interventi edili d'aggiornamento continui.Ossia costi di gestione elevatissimi.Che i retailer faticano a sopportare.E' mille volte più economico un bel negozio sulla pubblica via.
Guardate Cinecittà 2 ed I Granai.Centri commerciali gloriosissimi ma che NON sono più attuali e vanno riaggiornati.Quindi restyling costosissimi che difficilmente la proprietà può sostenere ed i retailer finanziare.Con il rischio che decadano nell'oblio.
Un esempio il centro commerciale Raffaello a Via Longoni.Abbandonato e da demolire.
E lì vicino a costruire il GranRoma......
Qui non c'entra la politica.
Anche la Galleria Alberto Sordi è entrata in crisi.Quando intorno i negozi su strada vanno a gonfie vele.Perchè.Perchè i costi di gestione sono più bassi.
Però tutto sommato possiamo affermare che tra un centro commerciale ed una via commerciale la seconda vince sempre per costi di gestione minori e miglio raccordo con l'identità di un luogo vissuto.
I mall sono nati in America dove la DownTown alle 18.00 è già un deserto e le immense periferie fatte di villette necessitano di un market central,di un mall,per esigenze primarie.
In Italia abbiamo mall naturali:i centri storici,che come il vino invecchiano bene.
Perchè?Perchè nei secoli sono invecchiati bene.

Anonimo ha detto...

I malls sono in decadimento continuo da 10 anni. Un tuo "collega" ha un sito con un elenco infinito di fallimenti si chiama deadmalls.com, facci un giretto prima di tirare fuori filippiche sulla capacita' di sti cassoni dell'omologato di rigenerare le aree. Gli unici che tengono sono quelli con supermarket annesso, tutti gli altri diventeranno cassoni del nuovo degrado urbano.

kri ha detto...

Tonelli, tu parli tanto dei 5 stelle, ma non è che tu sei meglio eh? Dai dell'imbecille a chi non apprezza l'ennesimo centro commerciale, inutile tra l'altro, considerando poi che ormai a roma è pieno di disoccupati...senza soldi, e quindi che ci vai a fare li? A morirti di caldo su quelle scalinate di cemento al sole? Belle foto tattiche eh! Grazie, ha apetro da poco, tutto curato, i fiorellini, tutto pulito, a dimostrare al volgo che er BRIVATO funziona, mica come il pubblico...Bravo eh, ma mica tutti ci cascano, sai?
Eccolo qui il centro commerciale, che negozi ci sono? I soliti che puoi trovare dovunque, certo il kfc mancava, tanto si mangia di m...a come al mac.
Del resto la in quella zona i soldi ancora ci sono, chissà per quanto con questa "crisi".
In sintesi, ma se uno è disoccupato e non ha un euro in tasca, cosa ci va a fare li? A prendersi un'insolazione al campetto di calcio di cemento?

Anonimo ha detto...

bello il sito deadmalls, dagli un'occhiata tonelli, vedi che fine faremo pure noi....tra poco! Er brivato er brivato funziona....
Tonelli, ragioni come uno degli anni 50 nel boom economico, guarda che i soldi stanno finendo eh? Poi vedi che botti!

Anonimo ha detto...

Addirittura, l'apologia del centro commerciale mi sembra un'anticchia esagerata!

Anonimo ha detto...

Vivendo ed essendo cresciuto in zona, posso dire che l'area precisa in cui è sorto questo centro commerciale, era prima completamente degradata....una valle di ex fabbriche distrutte con una ciminiera ancora integra....intorno attività commerciali di second'ordine e a carattere prettamente locale....sicuramente questo centro commerciale metterà in crisi tali attività locali commerciali, e diminuirà drasticamente i parcheggi, ingolfando ulteriormente la viabilità su quel tratto di via Baldo degli Ubaldi.....io sono dalla per il centro commerciale e la riqualificazione di un quartiere troppo spesso abbandonato a se stesso

Anonimo ha detto...

Tanto per dire... ma chi cazzo ci va più ai granai? Questi posti nascono vecchi!

Anonimo ha detto...

Boh, io EurRoma2 lo trovo sempre pieno zeppo, a volte mi è comodo ma mi mette troppa ansia la folla.

Anonimo ha detto...

Comunque è assurdo come qua diventa ideologico pure il discorso su un centro commerciale, ideologia portami via

Anonimo ha detto...

Eurroma2 ci credo che e'pieno ha dentro ipercoop mika kfc e merdonnald.
La spesa la facciamo tutti per forza, questo aura non mi sembra proprio abbia il supermarket quindi passata la curiosita' iniziale subira' un inevitabile declino.
Dei veri cojoni quelli che lo hanno messo in piedi, ma forse l'interesse era solo immobilare e non imprenditoriale.

Anonimo ha detto...

Certo che quelli che si lamentano del centro commerciale perché ci sono i disoccupati fanno capire molto del nostro paese e di come la gente crede alle favole; siccome ci sono disoccupati meglio non creare nemmeno occupazione, in attesa del reddito di cittadinanza, pagato non si sa da chi e con quali soldi..
Quanto poi alla presunta bruttezza, chissà perché la gente appena può scegliere, e questo da 30 e passa anni, ha lascito a velocità della luce i vecchi negozi di prossimità, che evidentemente piacevano solo a chi li gestiva

laura credito ha detto...

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Anonimo ha detto...

Anonimo delle 12:21 vacci prima di criticare... Aura ha un PAM enorme sotto. E io che ci abito non lontano può farmi comodo magari facendomi la passeggiata a piedi.
Prima c'era un degrado assurdo nella zona e una atmosfera sonnacchiosa. Io non credo che i negozi che sono di fianco ad Aura si stiano dispiacendo della cosa. Ci sono parecchi bar, un negozio famoso di strumenti musicali ecc... ecc... Per me ne avranno beneficio.
E finalmente, sottolineo FINALMENTE, in zona c'è una libreria decente grazie proprio ad Aura. Anche se non grande come speravo è arrivata la Mondadori.

Anonimo ha detto...

Vado al centro commerciale di fretta, perché l’unico motivo per cui di solito vado al centro commerciale è perché mi si è rotto qualcosa del computer, e infatti mi si è rotto l’hard disk esterno.

Quando arrivo c’è la desolazione che trasuda dai capannoni. Tutta lì, in mezzo al piazzale quasi vuoto di macchine, che vabbe’ che è giovedì pomeriggio, ma te li ricordi i tempi che per trovare un buco dovevi fare tre giri. Invece adesso nel piazzale troverebbe posto il relitto della Concordia, e ci avanzerebbe spazio per quelli che la devono smontare.

Entri, e ti arriva in faccia una zaffata di crisi. Poverino, il centro commerciale, non che lui non ci metta tutta la buona volontà a sembrare scintillante come al solito. Si vede che si impegna. Ma siamo quasi a Marzo, porca miseria, e nelle boutiques della galleria ci sono ancora le magliette invendute di lana. Hai voglia a piantarci sopra il cartello “Sconto al 70%”: una volta, lo sai bene, di questi tempi erano solo una montagnola di risulta sepolta in un angolino, e adesso invece no, sono tutto il negozio, tanto che la nuova collezione è relegata lei in un cantone, e pare che sia imbarazzata come un ospite che si è sbagliato e ti è capitato per casa con qualche settimana di anticipo.

Quando arrivi finalmente allo store principale, anche qui la malinconia è palpabile. L’entrata è ingombrata da grandi cassoni pieni di cose da 99 cent e 2 euro: sono un intero reparto, un’infilata che non finisce più. Alla rinfusa, giochi natalizi avanzati, penne biro invendute dall’inizio della scuola, quaderni, raccoglitori, asciugamani, cuscini assortiti, federe, tappetini per il bagno e per la cucina, tazze, tazzine, piatti, pentolini, presine da cucina, traverse, strafanti di plastica che non si capisce bene a cosa possano servire ma che una volta, proprio per questo, andavano a ruba.

Un gruppo di ragazzi cinesi, ma solidamente autoctoni, perché si scambiano commenti in veneto, sta ravanando dentro ai cassoni, e riesuma di tanto in tanto un set di penne biro, un pacco da 12 di scotch, mentre due anziani pensionati stanno passando in minuziosa rassegna i giochini per bimbi, forse alla ricerca di un regalo per i nipoti a meno di un euro. Persino il sottofondo musicale è di una tristezza infinita, perché non so come pare che ci sia solo Arisa in loop. Mi avvicino al bancone dei salumi e dei prodotti pronti, e anche qui noto il cambio di marcia. Un tempo c’era in bella vista il lardo di colonnata dop, con tanto di certificato esibito con pedigree d’autore, che ti diceva non solo dove l’avevano fatto e come, ma pure il nome del maiale che s’era sacrificato per la bisogna; oggi l’offerta del prosciutto cotto più andante, quello che non cerca neanche di convincerti che non ha i fosfati o qualche altra schifezza dentro, ma con il suo rosa pallido pallido ed emaciato sembra solo dire:”Ecchecazzo, per quello che costo cosa vuoi da me?”

Con Arisa sempre in loop arrivo alle casse, dove le spese sono quelle da crisi: due o tre scatolette, giusto il minimo indispensabile, e scelto fra i prodotti che costano meno. Mentre poso le mie due cose – a parte l’hard disk, faccio spesa da crisi anche io – davanti a me ho un sessantenne veneto accompagnato da una moglie cinquantenne slava. Lui brontola e smadonna, a quanto capisco l’oggetto del contendere è uno scontrino della spesa da due euro, che la donna non trova più e il marito invece vuole assolutamente.

«Ma erano cinque euro in tutto – dice lei, che parla italiano con una leggera cadenza russa – anche se tuo figlio non te li dà indietro non muori…»

«Cossa ghe entra! Non è per i cinque euro, g’ho pagà mì, xé na question de principio! E po’ de sti tempi zinque euro xé schei!»

Lei alza le spalle, mentre lui continua a recriminare sui cinque euro che mancano all’appello, mette dentro alla borsa le quattro cose che hanno comprato, poi sbuffa silenziosamente e alza gli occhi al cielo, rassegnata. Forse pensa che per vivere con un marito rompiballe accanto dentro ad una crisi economica che ti fa contare ogni centesimo tanto valeva che restasse a casa sua.

Anonimo ha detto...

Sarò anche un imbecille, come sostiene il raffinato sociologo di RFS, ma sono convinto che a imitare gli americani ci si rimette sempre… Intanto, penso che una piaga arrivata anche grazie ai centri commerciali sia il lavoro festivo, sottopagato come quello feriale ma con in più la violenza inaudita contro la possibilità di una vita affettiva normale per chi lì dentro ci deve lavorare. E non abbocchiamo, per favore, alla cretinata secondo la quale i centri commerciali portano lavoro, perché in realtà per ogni dipendente in questi non-luoghi se ne perdono parecchi altri nel commercio tradizionale.

Inutile anche aggiungere che, agli effetti del Pil complessivo del paese (produzione di ricchezza), le aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali non aggiunge nulla. La domanda di beni non cresce se i negozi sono sempre aperti, ma se il reddito medio aumenta. Cosa che non avviene da oltre un decennio, nel migliore dei casi, mentre per chi fa lavoro dipendente continua a diminuire.

Ma il “modello di distribuzione” rappresentato dai centri commerciali, sviluppatosi come una mestatasi negli ultimi tre decenni per favorire soprattutto i costruttori – alle prese con una domanda di immobili per abitazione in continua frenata – è già in crisi, specie là dove era stato creato: gli Stati Uniti.

Lo shopping online miete una vittima ingombrante: i grandi centri commerciali americani. L’ascesa dell’e-commerce sta condannando a morte i famosi malls statunitensi, trasformandoli da motori del commercio e agorà di dispersive periferie, in scheletri architettonici.

Simboli del repertorio iconografico Usa al pari dei fast food, cattedrali laiche dove recarsi con rituale sacralità per acquisti, ristoranti, ritocco unghie e via dicendo, facendosi avvolgere dall’opulenza kitch del consumismo made in Usa, dove tutto è grande, seriale e l’offerta debordante, i centri commerciali sono in lento, inesorabile declino.

Secondo una ricerca del Georgia Tech, un terzo dei circa 1.200 shopping center del nord America è morto o sta morendo. Complice la crisi dei subprime del 2008, che ha spesso lasciato senza un tetto quella fascia di popolazione che nei malls amava trascorrere i fine settimana, i centri commerciali hanno iniziato a spopolarsi.

Ma sarebbe stato il commercio online a sferrare il colpo di grazia. Sono oltre 20 grandi catene commerciali che hanno presentato istanza di bancarotta quest’anno. E chi non chiude battenti è alle prese con severe ristrutturazioni: dal colosso Macy’s, che con il suo Babbo Natale è un simbolo dell’iconografia natalizia americana, che ha avviato un piano di chiusura di 100 negozi entro il 2018, il 15% del totale, a J.C. Penney, storico marchio fondato nel 1902 in una cittadina del Wyoming che abbasserà le saracinesche di 138 esercizi; all’ottocentesca Sears che ha appena annunciato lo stop di 63 negozi.

Un fenomeno quello del declino degli shopping center documentato anche in un’insolita serie pubblicata su Youtube finita sulle pagine del ‘New York Time’: ‘The dead mall series’, nostalgico documentario in giro per i centri commerciali depressi o dismessi dell’East cost.

Per alcuni analisti tuttavia i numeri dell’e-commerce possono giustificare solo in parte il collasso dei malls Usa. Con una crescita dell’11% delle vendite totali nel 2016 (con Amazon in testa) per un valore totale pari a 394,86 mld di dollari, +15,6% rispetto al 2015 (il livello più alto dal picco del +16,5% del 2013), lo shopping online non sarebbe la sola causa del declino che andrebbe bensì ricercato nei forti indebitamenti contratti dai gruppi, negli investimenti sbagliati o rischiosi fatti dopo il boom degli anni Novanta, e la crisi e l’evoluzione tecnologica ne avrebbero solo accelerato il tramonto.

Mi sa tanto che gli imbecilli sono quelli che si lasciano abbacinare dagli specchietti e dalle perline colorate sotto forma di centro commerciale. Quelli che sostengono e promuovono queste operazioni immobiliari, invece, non sono imbecilli, direi che sono più che altro stronzi.

Anonimo ha detto...


Mi dispiace ma anch'io mi inserisco nella categoria degli imbecilli.
A me i centri commerciali mi sembrano solo l'apoteosi del dio denaro, appunto.
Luoghi sterili senz'anima che funzionano solo finché si spende e spande.
Mi piacerebbe che il comune allestisse spazi verdi, dedicati alla serenità ed alla condivisione, come succede a Parigi per esempio.
Per cui l'imbecille che è in me rifiuta questi templi di cemento e plastica dedicati al dio denaro.
Ciao ciao

Anonimo ha detto...

Il diavolo si nasconde nei dettagli. Guardare come sono vestiti i frequentatori di queste scatole della disperazione: fino a 30 anni fa gli italiani erano un riferimento del buon gusto, adesso a vedere queste masse informi e insaccate, si capisce che l'opera di abbrutimento è compiuta, finalmente no dolce vita, ma bombay, o kansas city.
Quanto alle file, tu metti della gente ad abitare in mezzo al nulla, costringendola a lasciare il centro della città a colpi di affitti gonfiati, e poi ti stupisci che non si affrottino nella scelta obbligata imposta da questa pseudo urbanizzazione terzomondista. Se al posto del centro commerciale elevi un patibolo con dei condannati alla ghigliottina, in mezzo alle baracche sarà comunque un'attrazione.

Anonimo ha detto...

Per questo, in mezzo alla completa devastazione estetica e spirituale dell'urbanistica, bisogna emozionarsi ancora di più quando qualcuno è in grado di opporre resistenza, purezza, nobiltà e bellezza contro asservimento e grossolanità.
Per esempio non ridicolizzando l'italiano parlando come il sempreverde Menigoni.

Anonimo ha detto...

Io sono anni che compro principalmente su AMAZON. Il negozio fisico come luogo per la vendita dei beni ha fatto il suo tempo.

Anonimo ha detto...

Vecchio, caro, mai abbastanza rimpianto e, men che meno, compreso George Romero. Gli zombi sono qui, gli zombi siamo noi. Buon divertimento al centro commerciale!

Anonimo ha detto...

Ovviamente il dio denaro è riprovevole quando si parla del denaro altrui..

Tramvinicyus ha detto...

Aho però la Via di Valle Aurelia mica la completano....per arrivare a Forte Braschi, o a Boccea, una volta arrivati a Via Baldo Degli Ubaldi , bisogna tirarla su per tutta la sua lunghezza (1Km) e farsi altri 3 Km di Boccea e Pineta Sachetti, nella solita marmellata di lamiere....

Questo perché? Perché il comitato NIMBY o NOSOCAMI (Non sotto casa mia) è terrorizzato dalla macchine sotto casa che rovinerebbero la tranquillità dello storico borghetto (di baracche sanate piene di B&B abusivi).

Quindi, prima vivono nell'unica città al mondo con 850 veicoli ogni 1000 abitanti però loro "il traffico sotto casa non lo vogliono" ....ecco contro chi dobbiamo combattere, non contro i centri commerciali Spazio 1999

Andrea ha detto...

“se oggi il welfare state si vede tagliare i fondi, cade a pezzi o viene deliberatamente smantellato è perché le fonti di profitto del capitalismo si sono (o sono state) spostate dallo sfruttamento della manodopera operaia allo sfruttamento dei consumatori. E perché i poveri, privati delle risorse necessarie per rispondere alle seduzioni consumistiche dei mercati, per risultare utili, secondo l’attuale concezione capitalista di «utilità economica», hanno bisogno di guadagnare o farsi prestare denaro, e ciò non rientra tra i servizi che tendono a essere offerti dal welfare state.”

Passi di: Zygmunt Bauman. “Vite che non possiamo permetterci”. iBooks.

Anonimo ha detto...

Meglio prima o ora ? Ora. Spesi soldi pubblici ? No. Creato lavoro ? Si chi ha costruito. Il resto sono chiacchere e fancazzismo anni 70 alla Nanni Moretti, il cui stato di mantenzione esterno infatti fa schifo.

Anonimo ha detto...

Ma come si fa, nel 2018, a pensare che la città si riqualifica costruendo centri commerciali??? Certo, il fatto di esultare per l'ennesimo assurdo capannone del consumo compulsivo destinato alla rovina in pochi anni (ce lo ritroveremo a costituire ennesimo degrado, visto che questi edifici sono impossibili da rigenerare e trasformare in altro, come dimostrano le loro sorti negli USA), aiuta a capire la mentalità di gente che ha invitato a votare per i 5 Stelle e crede che privatizzare ATAC, AMA e tutti i servizi pubblici sia vantaggioso per i cittadini. Poveracci abbagliati dai neon e dai lustrini...

Anonimo ha detto...

Come spiega il grandissimo Ruskin, la ricchezza è una misura stabile, ossia l'arricchimento indiscriminato di pochi genera di necessità l'impoverimento dei molti, perché la ricchezza è tale in relazione al "potere d'acuisto" di forza lavoro che dà.
Il centro commerciale - simbolo dell'abbandono dello Stato, che dovrebbe urbanizzare con scuole, ospedali, biblioteche, musei, piazze, parchi, non con concessioni e finanziamenti per mega garage nel deserto - è la metafora di questa bilancia implacabile: qualcuno, talmente illegittimamente ricco da poter acquisire terreno, negozi e negozianti, favori dal Comune, e una plebaglia ormai informe, privata di ogni diritto - salvo quello di farsi grottesca - e di ogni bellezza, che vaga nei corridoi del nulla gestiti dal suo badrone.
In un paese civile l'antitrust vigila perché non esista un sistema in cui la politica la possano ormai fare dieci finanzieri e venti imprenditori.

Anonimo ha detto...

A parte tutto, è grottesca la performance del povero Tonelli che va in giro a dare i voti a chicchessia dall'alto del suo non essere nessuno, se non il tenutario di questo blog.

Che poi ce lo voglio vedere, nel mondo reale, a dare dell'imbecille, del cretino, del mafioso a destra e manca, senza prendere querele o qualche sonoro ceffone.

Anonimo ha detto...

Se i voti li desse lui a proprio titolo eserciterebbe il proprio diritto di esprimere un giudizio, esattamente come tu che giudichi lui. Tanto più che in un mondo normale sarebbero i mafiosi e i palazzinari a prendere sonori ceffoni e calci nel sedere, non chi rileva la realtà. Ma si sa che in Italia sono tutti molto verginali con l'apparenza e spregiudicati con la sostanza, motivo per cui ormai siamo soggetti a ogni sorta di abuso, perpetrato con mano melliflua e abbondante ipocrisia. Il problema è quando i giudizi non sono giudizi ma campagne promozionali per il disfacimento definitivo di uno Stato di diritto.
Nemmeno a dubai, dove il centro antico della città è tenuto come oro e intatto, penserebbero mai di tirar su una simile porcheria a ridosso di un centro storico industriale, e di inglobare una vecchia ciminiera in un simile mostro, invece di creare una urbanizzazione adeguata a all'area.
Ma questa è la colonizzazione di entità industriali transnazionali, che per impadronirsi del potere politico impongono neppure troppo lentamente la destituzione dei diritti dei cittadini.

Anonimo ha detto...

Pare che Aura sia un regalo fatto dalle giunte al signor bloomberg:
https://it.wikipedia.org/wiki/Bloomberg_(azienda)
Come vedete, non si può dire che il costruttore di questo orrore abbia bisogno di regali, eppure il comune di Roma gli ha dato in omaggio il terreno (...) in cambio dei pregevoli servizi offerti alla città (...).
Riassumendo: una multinazionale paga fior di tangenti per ottenere il diritto di seviziare una borgata romana, che avrebbe meritato uno studio storico - urbanistico adeguato, e interventi conseguenti.
Mentre queste cordate di riccastri ladroni fanno il comodo proprio con la nostra terra e la nostra vita, già che ci siamo andiamo a fare la spesa proprio là, con l'aria da sfollati che ai badroni del vapore piace tanto.
Sveglia.

GRACE KYROS ha detto...

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Anonimo ha detto...

Se in Inghilterra possono ammazzare un bambino staccandolo senza motivo da un respiratore e non permettendo ai genitori di scegliere per la sua vita, ciò si deve anche allo strapotere di queste multinazionali, che corrompono medici, giudici, organismi europei, politici, col risultato che finiscono per decidere sulla vita umana al posto delle leggi.
Fare la spesa in questi luoghi, simbolo non solo di degrado, ma dell'abuso sul lavoratore, sull'essere umano, sull'ambiente, sulla storia, sul diritto, vuol dire farsi del male da sé.
Quando entri al valle aurelia mall (...) entri da chi ti sta fregando col mellifluo sorriso del truffatore, che finge di volerti bene per meglio depredarti. E di tutto.

Anonimo ha detto...

"Curiosa" una recensione che valuta entusiasticamente un centro appena aperto (che "naturalmente" attira curiosi e forse clienti) in una giornata di festa (alla faccia dei lavoratori precettati) in un periodo di ponti festivi. Forse sarebbe meglio rivalutare la situazione tra qualche mese, in una giornata feriale e vedere l'effetto che fa. E tra un paio di anni chiedere ai commercianti dei normali negozi di zona

Anonimo ha detto...

Solito centro commerciale in cemento come ce ne sono altri 100000 in Italia e nel mondo, che fa guadagnare le solite multinazionali che sottopagano e sfruttano poveri giovani dalla mattina alla sera 7 giorni su 7.
Ma veramente credete che questo sia il corretto modo di riqualificare una zona di Roma ?
Poveri fessi !

blank atm card ha detto...

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Anonimo ha detto...

Questi sfruttatori negrieri capitalisti di merda che aprono i centri commerciali vanno ghigliottinati...molto meglio il merdaio che c'era prima vero? Non bisogna fare le guerre per non lavorare la domenica e i festivi, bisogna farseli pagare profumatamente come le altre categorie che i festivi li lavorano regolarmente. Il traffico? Ovvio che in un merdaio il traffico non c'è, a meno che non sei uno zingaro no? Ridicoli all'ennesima potenza.....

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andrea ha detto...

perfettamente d'accordo. Più l'articolista di Romafaschifo insulta e offende chi non è della sua opinione ("stupidi, imbecilli, sparite dalla faccia della terra", etc.), meno è degno di credibilità. Nel merito, il centro commerciale non ha un valore assoluto: ognuno lo giudichi col proprio metro. A me, personalmente fa più tristezza del paesaggio precedente. Ma probabilmente ci penserà il tempo (il suolo cedevole) a sprofondarlo.

temple run 3 ha detto...

wow, this shopping center is great, the goods are very diverse, thank you for sharing the article.

Anonimo ha detto...

Ho avuto già modo di scrivere qualcosa su questo nuovo esempio della civiltà contemporanea mentre era in costruzione; personalmente non sopporto i centri commerciali, perchè mi sembrano luoghi da lobotomizzati, da schiavi dell'acquisto, frequentati più che altro da maleducati che parcheggiano dova capita e come capita, da persone culturalmente non troppo avvantaggiate, ma questa è solo una mia idea, rispetto massimo per chi desidera andar a buttare il porprio tempo lì. Per quanto riguarda Aura in particolare, posso dire che da quando è stato aperto, un quartiere che prima era abbastanza tranquillo, è diventato un bolgia infernale; oramai non si parcheggia più da nessuna parte, neanche mettendo la macchina verticalmente, e sempre più spesso, il sabato e la domenica, i due marciapiedi del viale sono completamente parcheggiati a dispetto dei divieti di sosta, perchè ai signori-culi-di-piombo educati frequentatori di centri commerciali, non va di scendere fino ai parcheggi sotterranei per posare le loro auto: molto più comodo fare pochi passi ed entrare. Ovviamente non importa nulla a nessuno se due domeniche fa, un soggetto con immancabile SUV, ha parcheggiato (insieme a molti altri) nel punto dove l'autobus deve girare per arrivare fino al capolinea, con il risultato che l'autobus stesso è rimasto incastrato ed io (ma anche altri) ho dovuto aspettare mezz'ora per potermene andare a casa mia. Il soggetto aveva parcheggiato ad un metro dal ciglio del marciapiede, e questo è ormai tutti i sabati e tutte le domeniche. Io ancora sogno il parco pubblico in quell'area, un parco dove anziani e bambini sarebbero potuti andare a sedersi, a giocare, a passeggiare, e invece ci siamo beccati questa ulteriore colata di modernità e di affari. Viva i NO-TAV!! Ormai in questa città anestetizzata, addormentata e senza più ideali se non quello del denaro, ci voleva gente come loro. Quello era un cantiere che non sarebbe mai dovuto partire.

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