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La vera storia di Farmacap dopo gli arresti di Francesco Alvaro. Per la prima volta una storia bella

6 settembre 2016
Tutti parlano di Muraro e Raggi e noi, che come è noto non partecipiamo al tiro al piccione sulla Muraro, oggi parliamo di tutt'altro. Ehggià perché se ieri non fosse successo l'ennesimo pandemonio dovuto alle sciocche bugie della Sindaca, la notizia della giornata sarebbe stata l'arresto di Francesco Alvaro, commissario di Farmacap, l'azienda municipalizzata che gestisce quasi una cinquantina di farmacie comunali, immobili e asili nido. 

Purtroppo sta passando, semplicisticamente, il fatto che è stato arrestato "il manager messo da Marino". Ecco, le cose non stanno proprio così e noi approfittiamo di questo evento per raccontare un attimo cosa è successo in Farmacap negli ultimi mesi visto che si tratta di una storia incredibilmente virtuosa.

Francesco Alvaro era già stato nominato da tempo commissario di Farmacap (si tratta di un vecchio marpione comunale che già aveva avuto fior di incarichi, di quelli che non puoi cacciare via e che devi gestire: ovviamente questo non giustifica Marino che gli ha dato questa responsabilità ai tempi dell'assessore Rita Cutini nel marzo 2014) con il mandato di risollevare una azienda che artatamente era tenuta nel più totale dissesto economico per dare aggio a chi voleva svenderla. 

Anche l'allora assessore al Bilancio (e alle partecipate) Silvia Scozzese era favorevole alla vendita (d'altro canto non si capisce perché il Comune debba occuparsi di fare il farmacista, condividiamo), ma l'assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese (in quella circostanza d'accordo con i 5 Stelle) si oppone e spiega due cose: la prima è che una azienda pubblica se la vuoi vendere prima la devi risanare, altrimenti ti tocca regalarla (ovviamente i destinatari dell'eventuale regalo non hanno gradito); la seconda è che alcune di quelle farmacie facevano un lavoro di presidio sociale che i privati non avevano mai fatto.

Restava fermo tuttavia lo stato comatoso delle finanze delle farmacie. Forse le uniche farmacie del mondo a perdere soldi invece di guadagnarne: dipendenti che rubavano farmaci, assunzioni facili, personale inadatto. 

Cosa si fa? Come usava all'epoca Marino (come sembrano lontani oggi quei tempi...) si fa una call, si raccolgono curricula per il ruolo di direttore generale, si fanno colloqui (con 5 personalità) e alla fine si sceglie Simona Laing che aveva fatto questo mestiere con profitto nella città di Pistoia. 

Francesca Danese non conosceva prima di vederla al colloquio la Laing. Non c'erano amicizie o raccomandazioni. Non sono intervenuti studi legali di Roma o studi di comunicazione di Milano a caldeggiare la nomina. Ha vinto solo il cv e il colloquio: dopodiché sindaco e assessore di competenza hanno incaricato la professionista e le hanno dato mandato di risanare l'azienda. Fine. Marino sì che era un vero "grillino"...

Attenzione alle date: tutto accade in pochissimo tempo. Silvia Scozzese, che aveva la delega su Farmacap, se ne va a luglio 2015 (quando la Giunta Marino inizia decisamente a smottare). Solo a quel punto Francesca Danese, assessore al sociale, riceve la delega e inizia a muoversi. Nel frattempo scade il contratto del vecchio direttore generale di Farmacap messo lì da Alemanno - e inamovibile a causa del solito contratto capestro - e allora si procede al bando.
Laing inizia a gestire, tra minacce, insulti e difficoltà (in parte provenienti dallo stesso Alvaro, che restava comunque suo commissario e tale è restato fino agli arresti di ieri, disarcionato anche grazie ad un esposto in Procura della stessa Virginia Raggi in piena campagna elettorale), una azienda che non era mai stata gestita. Col supporto politico e operativo di Francesca Danese l'azienda viene rivoltata come un pedalino. Prima di Laing non si faceva chiusura cassa la sera, non si sapeva chi vendeva cosa, non c'era codice a barre (i sindacati, che hanno sempre ostacolato il lavoro della nuova DG, non volevano). Prima della Laing le farmacie restavano chiuse per lunghe settimane d'estate, non c'era nessuna farmacia che faceva orario continuato 365/24. Tutto questo cambia e si inizia a fatturare, sacrilegio per chi voleva distruggere l'azienda per poi divorarsela. Addirittura, per spalmare meglio il personale in eccesso (restano le farmacie meno produttive al mondo) si sono aperte nuove farmacie, gli psicologi che non si sa perché fossero stati assunti sono stati tolti dalla scrivania che riscaldavano e messi a fare gli psicologi di quartiere. E poi si è lavorato sugli affitti, rinegoziandoli. Per la prima volta una azienda pubblica viene trattata come azienda privata: non con l'obbiettivo di fare chissà quali utili, ma di dare servizi di eccellenza e di chiudere in perdita non chiedendo soldi al Comune. 

Ma si va avanti. Grazie alla tigna di Francesca Danese (che intanto a quanto pare continua a portare carte in procura e alla Finanza) la Laing porta a termine dopo una quindicina di anni (si andava tranquillamente in prorogatio alla romana) un bando per i farmaci da banco che erano acquistati a cifre assurde. Crollano i costi per l'approvvigionamento dei farmaci che ora sono tra i più bassi d'Italia. I vecchi fornitori rimangono con un palmo di naso. Aumentano le minacce a Laing e Francesca Danese - anche e soprattutto per altre questioni - finisce sotto scorta. Da considerare che, per massima sicurezza e trasparenza, Francesca Danese invia prima di pubblicarlo il bando alla Segreteria Generale Serafina Buarnè (poi fatta secca ai tempi di Tronca) che pur di portare a casa la partita lavora durante il mese di agosto 2015. Altri tempi, altre competenze, altro livello. Eppure è passato soltanto un anno...

Il bilancio 2015 viene chiuso dall'azienda per la prima volta in pareggio. Pur essendo il nuovo corso partito soltanto a luglio. E' un caso così eclatante che si fa fatica ad approvarlo, anche perché il solito Alvaro non facilita certo la vita al direttore generale. 

E con i 5 Stelle? In realtà le cose sono continuate in maniera virtuosa: l'assessore Minenna, che però oggi non c'è più, capisce la situazione e appena la prende in mano rinforza ulteriormente le deleghe di Laing in modo da darle più armi per contrastare Alvaro.

Ora Laing ha altri due anni di mandato durante i quali, se ben sostenuta, potrà fare grandi cose vincendo una sfida che tutti (a partire da Alvaro, e ci sono fior di lettere un cui le dava della pazza...) consideravano folle. Vediamo se l'attuale amministrazione riuscirà a pasticciare anche qui... Ma soprattutto vediamo se l'attuale amministrazione - quando la smetterà di dire menzogne e di farsi del male da sola - sarà capace di mettere in pratica delle filiere di qualità e di discontinuità come quella di Farmacap. Che oggi, anche se non si può dire perché la cosa destabilizza, è una partecipata che funziona e che funziona bene.

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