La piaga del vandalismo graffitaro a Roma e qualche confronto internazionale

14 maggio 2026


Seppur lentamente, tra mille pregiudizi e paraventi ideologici, anche a Roma sempre più persone iniziano a rendersi conto del danno che possono fare migliaia e migliaia di metri quadri di muri e mezzi pubblici letteralmente ricoperti dai graffiti. Danno d’immagine enorme per la città, per il turismo (andatevi a leggere i blog turistici in cui gli stranieri non si capacitano di come possa essere lasciata una metropoli in queste condizioni) e semplicemente per la vita quotidiana dei cittadini, sempre più assuefatti al degrado, tanto che è normale non riuscire a leggere il nome della fermata della metro da dentro i vagoni.

 

Diverse capitali europee stanno affrontando, da anni, il fenomeno dei graffiti vandalici con strategie molto strutturate. Tanto per cominciare, chiediamoci se qualcuno a Roma sappia con certezza a quale ufficio, indirizzo email o su quale portale web, segnalare un muro deturpato e quanti siano a conoscenza degli ambiti e tempi di intervento del Comune. Se vai sul sito del Comune o dei Municipi, sfido a trovare la descrizione di una procedura standard di segnalazione da seguire.

 

Iniziamo perciò un piccolo viaggio tra le maggiori capitali europee. Le esperienze di Londra e Parigi rappresentano due modelli particolarmente interessanti perché combinano rapidità di intervento, tecnologia, sanzioni e coinvolgimento diretto dei cittadini.

 

A Londra e in UK in generale il contrasto ai graffiti è considerato una priorità di “environmental crime”, cioè un reato contro la qualità urbana. Molti boroughs londinesi (grossomodo i nostri Municipi) prevedono protocolli molto precisi: i graffiti offensivi, razzisti o discriminatori vengono rimossi entro 24 ore, mentre gli altri devono essere cancellati generalmente entro pochi giorni lavorativi. Il principio è semplice: lasciare i tag visibili troppo a lungo favorisce l’emulazione e aumenta il degrado percepito, secondo la ben nota teoria delle finestre rotte.

Le amministrazioni UK utilizzano inoltre sistemi digitali di segnalazione molto efficienti, come ad esempio l’app “Love Clean Streets”, attraverso cui i cittadini inviano foto geolocalizzate e seguono lo stato dell’intervento. Diversi boroughs applicano sanzioni immediate contro chi viene sorpreso a vandalizzare muri o mezzi pubblici: le multe possono arrivare a 350-500 sterline, mentre nei casi giudiziari più gravi si superano anche le 5.000 sterline. Qui qualche spunto di lettura: https://www.islington.gov.uk/recycling-and-rubbish/enforcement/graffiti?utm_source=chatgpt.com .

Un altro aspetto interessante di Londra riguarda la prevenzione fisica del fenomeno. I comuni promuovono l’uso di vernici antigraffiti, superfici non facilmente scrivibili, telecamere e migliore illuminazione urbana. In particolare, l’uso di vernici protettive consente successivi interventi rapidissimi con sforzo minimo rispetto a superfici non trattate. Parallelamente a Londra esistono anche spazi autorizzati, come il celebre tunnel di Leake Street, destinati alla street art legale, separando così l’arte urbana dal vandalismo indiscriminato.

Parigi ha invece sviluppato un modello fortemente centrato sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione. Dal 2012 il Comune utilizza l’app “Dans Ma Rue” (https://dansmarue.paris.fr/dansmarue/jsp/site/Portal.jsp?page=fodansmarue) , che consente di segnalare graffiti, tag e affissioni abusive direttamente dal proprio smartphone. Ogni segnalazione viene inviata automaticamente ai servizi competenti e il cittadino può monitorarne l’avanzamento.

La città considera i graffiti abusivi un vero e proprio “inquinamento visivo” e investe quotidianamente nella loro rimozione: cercando sul sito web istituzionale, secondo il Comune di Parigi vengono cancellati circa 650 metri quadrati di tag al giorno, equivalenti alla superficie di un campo da tennis. Il servizio è gratuito anche per molti edifici privati affacciati sulla strada pubblica, purché facilmente accessibili. Inoltre, condomini e commercianti vengono supportati sia tecnicamente sia legalmente per denunciare gli autori degli imbrattamenti.

 

Madrid ha adottato un approccio molto operativo e orientato alla manutenzione continua dello spazio pubblico. Il Comune dispone di squadre municipali dedicate esclusivamente alla pulizia dei graffiti, con particolare attenzione al centro storico e alle aree monumentali. Attraverso il servizio “Avisos Madrid”, i cittadini possono segnalare rapidamente scritte vandaliche e degrado urbano tramite smartphone. Qui il link: https://avisos.madrid.es/ . Una delle best practice più interessanti della capitale spagnola riguarda la protezione preventiva delle superfici: molte stazioni, edifici pubblici e infrastrutture urbane utilizzano rivestimenti antigraffiti che consentono una pulizia rapida senza danneggiare i materiali originari. Madrid ha inoltre introdotto sanzioni amministrative severe per chi imbratta monumenti o mezzi pubblici, con multe che possono superare i 3.000 euro nei casi più gravi di danneggiamento del patrimonio storico.

 

Berlino rappresenta invece un modello particolare, basato sulla distinzione tra street art autorizzata e vandalismo. Negli ultimi anni Berlino ha investito molto nella prevenzione e nella gestione rapida del fenomeno, soprattutto nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana. La società dei trasporti BVG (l’ATAC berlinese per intenderci) utilizza pellicole protettive antigraffiti sui treni e sistemi di videosorveglianza avanzata nei depositi. Inoltre, la città ha creato numerosi “legal walls”, muri autorizzati dove gli artisti possono dipingere liberamente senza rischiare sanzioni.

 

Roma? Dovrebbe solo copiare e, di base, capire che il fenomeno dei graffiti è un problema, così come lo è quello della spazzatura o del verde. Questione di cultura e di sensibilità, è un tema che per fortuna pian piano si sta facendo strada. Roma potrebbe quindi ispirarsi a queste esperienze europee introducendo alcune misure concrete: una piattaforma unica digitale per le segnalazioni, ben fatta e scaricabile da APP store, garantendo ai cittadini tempi certi di rimozione entro 24-48 ore almeno nelle aree storiche, maggiore uso di telecamere e rivestimenti antigraffiti, sanzioni amministrative immediate e soprattutto una distinzione chiara tra street art autorizzata e semplice vandalismo. Solo se si interviene rapidamente si disincentiva la reiterazione del fenomeno.

 

Il decoro urbano non è soltanto una questione estetica: influisce sulla sicurezza percepita, sul turismo, sul valore degli spazi pubblici e sulla qualità della vita dei cittadini.

ANDREA

ShareThis