Ho osato chiedere uno scontrino a questo camion bar. Ecco i risultati

15 aprile 2018
Volevo raccontarvi quanto mi è successo giovedì sera. Sono stata ad un concerto al Palalottomatica Il parcheggio di fronte alle entrate era totalmente in mano agli abusivi nonostante la presenza della Polizia Locale.
Alla fine del concerto mi è venuta la brillante idea di prendere qualcosa ai camion bar di fronte l'entrata del Palalottomatica. Erano cinque in tutto i banchi in fila, due sicuramente della stessa famiglia o della stessa proprietà. Era evidente. Mentre aspettavo le mie patatine fritte (5 euro a porzione! Sul serio), l'addetto alle fritture mi ha detto intanto di pagare, l'ho fatto al bancone dove servivano due ragazzi stranieri.
Ho dato le 10 euro per due porzioni patatine... e siccome non mi stava facendo lo scontrino, l'ho semplicemente richiesto!

Alla mia richiesta di scontrino ho visto il ragazzo che mi serviva in imbarazzo a disagio, come se la mia fosse una richiesta assai insolita! A quel punto si è girato verso una donna che credo fosse la proprietaria e le ha fatto: "vuole lo scontrino!". Lei ha replicato gelida: "faglielo...".
Beh, vi allego lo lo scontrino. Era il numero 5 a mezzanotte e 6 minuti! Vi assicuro che c'era la fila davanti quei camion bar e prendevano un ordine ogni quattro secondi...
Lettera Firmata

*Lo abbiamo detto più volte: se davvero con le norme non si riesce (Bolkestein, delocalizzazioni, spostamenti, bandi regolari) ad aver ragione di questo autentico scandalo, sarebbe semplicissimo ridimensionarlo nella maniera più banale possibile: obbligare gli esercenti a rispettare la legge. Controllare le materie prime, torchiare dal punto di vista fiscale (al di là del caso specifico: probabilmente il contatore degli scontrini si è azzerato alla mezzanotte? Lo vogliamo davvero sperare anche se in realtà le casse si azzerano a chiusura non certo al cambiare di giorno!), controllare tracciabilità e conservazione degli alimenti, prestare attenzione ai contratti dei collaboratori. Fai questo in maniera seria, come si fa in tutto il mondo, e il problema ambulanti scompare a Roma. E vogliono farci credere che è difficile, che è impossibile, che ci vuole chissà quale riforma... Maddeché!
-RFS

Levatele la possibilità di stuprare la fascia tricolore

13 aprile 2018
Probabilmente neppure il sindaco di Guidonia, di Formia o di Castelnuovo di Porto oserebbe tanto. Probabilmente neppure amministrando un comune di medie o piccole dimensioni un primo cittadino arriverebbe alle vette di ridicolo di indossare la fascia tricolore per inaugurare... un sottopassaggio pedonale. Un attraversamento da una parte all'altra di una strada che invece di avvenire in superficie, mediante la tipica segnaletica a zebra, avviene in interrato. Ci sono pensate, talvolta, perfino i passaggi pedonali sopraelevati. Wow. Insomma, dopo l'inaugurazione in gran pompa dei 7 cessi pubblici (vi prego, guardate!) ci risiamo in pieno.

Al grido di "fantasticooo, avete fatto un ottimo lavoro, è tutto pulito" (ha detto proprio così: è tutto pulito. Questo è il link ma se siete deboli di coronarie non clicccate assolutamente perché il dispiacere potrebbe esservi fatale) la sindaca invece lo ha fatto. Ha calzato la fascia tricolore, che sarebbe l'abito dei momenti solenni da lasciare nella memoria civica, e ha inaugurato un sottopassaggio. Nello stesso giorno in cui la sindaca di Torino inaugurava, in una ex centrale elettrica, il mega centro direzionale di Lavazza, progettato da un grande architetto e frutto di centinaia di milioni di euro di investimenti privati. A Roma ogni progetto urbanistico è stato bloccato, ogni trasformazione urbana arenata, ciò che va avanti è solo volgare speculazione edilizia (ad esempio il progetto dello Stadio della Roma). In questo contesto deprimente e declinante, che vede Roma l'unica città incapace di intercettare (anzi bravissima a scacciare) gli investimenti internazionali, la Sindaca non si rende neppure conto di quale danno concettuale fa accogliendo come fosse una grande opera l'apertura di un... sottopassaggio!

Neppure un sottopassaggio fatto ex novo (era lì da anni, è stato semplicemente ripulito e illuminato); neppure un sottopassaggio fatto grazie agli investimenti ed al lavoro progettuale del Comune (hanno fatto tutto i privati); neppure un sottopassaggio richiesto e pensato per i cittadini (lo hanno fatto quelli della Formula E perché in cambio dell'Eur, regalatogli per organizzare il loro Gran Prix, dovevan dare cose). 

"Queste sono piccole cose ma in realtà sono grandissime. E poi ci sono le colonnine elettriche, le reti hi fi". Proprio così ha detto nel video "hi fi". Perché le colonnine elettriche, roba che sarebbe normalità neppure meritevole di un tweet da parte del sindaco di Pescara, per il sindaco di Roma sono robe "grandissime". 

Il danno concettuale, dicevamo, di una Sindaca che si esalta come una bambina di quattro anni davanti alla fontana di cioccolato di un mediocre negozio di dolciumi per turisti. E' profondo e lancinante. L'ingenuità naif vera o recitata come una scadente novela sudamericana vi sta entrando dentro. Stanno convincendo le persone che questo è normalità. Che questo è il massimo che si può chiedere. Stanno ri-settando le vostre aspettative, i vostri desideri, i vostri bisogni, i vostri obbiettivi e soprattutto le vostre ambizioni verso il basso. "Stiamo dimostrando che Roma è meglio delle altre capitali". Per il sottopasso. Vi stanno dicendo che ripulire un sottopassaggio è cosa che merita una inaugurazione in pompa magna (poco importa se giusto sopra ci sono gli scheletri di enormi palazzi abbandonati proprio a causa del loro malgoverno) e così facendo vi stanno convincendo che tutto quello che è di più, tutto quello che ha dimensioni più ragguardevoli, tutto quello che ha una stazza grandiosa e di ampia prospettiva è "troppo" per voi, è ingiusto aspettarselo, è eccessivo. E stanno facendo tutto questo indossando i galloni della città. Della città capitale del mondo. Della città che ha fatto della grandiosità, delle grandi opere, dello sviluppo urbano un elemento di leadership globale per centinaia e centinaia di anni. Della città che ha insegnato al pianeta Terra cosa significa il termine "maestoso" e quanto la mestosità abbia un impatto sulla vita delle persone, sulle loro ambizioni, sulle loro speranze. Tutto finito nel sottopasso, sottoterra. 

L'imbarazzante bocciatura del Tribunale al concordato Atac. Tutte le carte da leggere

5 aprile 2018
Nei giorni scorsi abbiamo sentito parlare tantissimo di Atac e del concordato preventivo immaginato per in qualche modo evitarne la bancarotta che, dopo essere stato compilato a fronte di spese enormi da parte di chi ha pagato (ovvero noi), è stato sonoramente bocciato dal Tribunale fallimentare che doveva accettarlo. Anche con toni quasi di scherno. 

Senza Atac gran parte della mala politica romana rimane senza orizzonti, soldi, senso, appigli. Le malversazioni che Atac ha appalesato in passato sono incredibili. Dalle grandi questioni dei mega appalti e dei biglietti falsificati fino all'ultimo dei pezzi di ricambio, fino all'ultimo litro di gasolio rubato nei depositi. Ogni persona che ha provato davvero a mettere a posto le cose è stato messo nelle condizioni di fuggire via. Un autentico immondezzaio che non ha senso forse più bonificare e che bisogna azzerare per ricominciare con una storia nuova. Ma la politica (anche la finta nuova politica che oggi amministra Roma) non può e non vuole fare a meno di questa mucca da mungere. Da qui l'assurdo tentantivo della Giunta Raggi che il Tribunale ha stroncato.

In altri anni il Tribunale non si sarebbe permesso di mettere così profondamente a rischio l'esistenza di questa azienda-sistema: oggi i tempi sono cambiati e il Tribunale si è comportato in maniera schietta, come potrete leggere qui sotto (attendiamo i vostri commenti). Oggi l'azienda è davvero a rischio di amministrazione controllata e fallimento: il piano fa acqua da tutte le parti e difficilmente si potrà fare di meglio entro il 30 maggio.  

Anche per questo - vedrete - nella formazione del prossimo governo il Movimento 5 Stelle farà carte false, nell'ambito dell'alleanza che porterà un nuovo esecutivo a Palazzo Chigi, pur di avere per se il Ministro dello Sviluppo Economico. Perché sarà il Ministro dello Sviluppo Economico a nominare l'eventuale commissario che si occuperà di Atac. Sarà lui a decidere se sarà un commissario integerrimo o un commissario attento alla politica, al consenso, ai sindacati alla perpetuazione di una vera pozzanghera nella quale da dozzine di anni la cattiva politica di ogni colore sguazza senza vergogna.














Cosa sono quei trenini di NCC neri che si stanno divorando la città? E come combatterli?

31 marzo 2018
La città è definitivamente trasfigurata da questi soggetti. Si tratta di NCC neri, con vetri oscurati, tutti quanti modello VITO della Mercedes. E qui vi spieghiamo perché sono un cancro, una cancrena maledetta da estirpare. E perché creano danni a tutti, in primis a voi che state leggendo.


A Roma c'è una normativa sui bus turistici, è una normativa fallace, è una normativa che deve essere molto inasprita (e speriamo che lo sia quanto prima, l'amministrazione ci sta lavorando anche se con poca convinzione). Dal momento che c'è una legge, c'è anche chi trova l'inganno. Specie a Roma. Questi furgoncini neri sono appunto l'inganno. Tu tour operator hai 30 turisti, magari coreani o giapponesi (i principali clienti di questo scempio) da portare a Fontana di Trevi? Puoi fare due scelte. La prima è una scelta regolare: affittare un bus, pagare le dovute tasse, sottostare alle relative normative (tipo max 15 minuti di sosta nello stallo) e procedere. Chiedi ai turisti 50 euro a persona per il tour di mezza giornata, e te ne rimangono come margine di guadagno mettiamo 20.
In alternativa puoi fare un'altra scelta, purtroppo sempre per lo più legale, ma che ti permette di mantenere i 50 euro a persona ma su questi lucrare 30 o 35 euro di margine di guadagno netto.


Come fare? Semplice. Chiamare un "trenino". Il "trenino" è in gergo una pattuglia di NCC Vito Mercedes neri con vetri oscurati (tutte licenze di paesi remoti dell'entroterra laziale, molisano, umbro, campano; che praticamente non potrebbero lavorare a Roma o quasi e che fanno una concorrenza ignobile ai taxi) che caricano i turisti e li portano a fare il giro delle attrazioni, sostando in sosta selvaggia nei luoghi più impensati. Sul belvedere Cederna al Circo Massimo, sotto il Palazzo delle Esposizioni, su Via San Gregorio, attorno al Pantheon infilandosi dappertutto anche dove i bus non potrebbero mai arrivare. Ogni giorno è un calvario e questa vergogna contribuisce a caos, congestione, traffico, inquinamento non solo, come abbiamo già scritto, facendo concorrenza ai taxi (ma loro bloccano le città solo contro Uber, che invece gli porta anche nuovo lavoro, contro questi che glielo rubano nada), ma anche e soprattutto generando per il Comune un danno erariale considerevole togliendo denari alle casse che non vengono rimpinguate dai pullman. Più van VITO in giro significano, infatti, meno pullman e dunque meno tasse perché i pullman pagano un permesso mentre i "trenini" entrano dove vogliono (anche a Via dei Fori Imperiali eh!) senza preavviso, senza pagare nulla, senza permettere al Comune di avere un quadro di quante vetture entrano e quante escono e dunque uscendo anche dal computo statistico. Una assoluta malattia da curare con forza. 

Un autentico cancro, come dicevamo sopra, che andrebbe combattuto fortemente prima che uccida il paziente. E invece l'amministrazione sembra non intenzionata a fare nulla. Intervenire si potrebbe ovviamente, sia nella nuova normativa sul bus turistici sia con una delibera ad hoc che normi la possibilità di accesso a vetture NCC superiori ai 6 posti. La norma lascerebbe fuori le normali auto NCC ma colpirebbe queste vetturone pericolose, aggressive e super cafone (provate ad avere a che spartire con qualcuno dei loro autisti e poi ci raccontate, forse...) a 8 posti. 

Video: rischiare le penne a Trastevere a causa della sosta selvaggia

30 marzo 2018
Su Via delle Mura Portuensi non dobbiamo dire molto perché tutta la storia è spiegata nei due articoli che dedicammo a questa strada nel 2015. Il primo articolo, del 22 settembre di quell'anno, denunciava una situazione scandalosa di sosta selvaggia tanto pericolosa quanto scandalosa (proprio di fronte ad un comodo parcheggio privato nonché ad un importante ufficio dei vigili), il secondo articolo, del 30 settembre, dava conto dell'attività di pulizia fatta grazie alla nostra denuncia. 


Dopo quell'episodio la strada rimase finalmente sistemata per un bel poi. Poi smettemmo di controllare. Poco dopo arrivò il governo dei super honesty e mai avremmo pensato, passandoci oggi, di vedere il disastro che abbiamo visto. 

Praticamente tutto è tornato come all'inizio. Totale restaurazione Raggy-style. Una tristezza inaudita. E gente che rischia la buccia ad ogni minuto. Chissà se anche questa volta la Polizia Locale interverrà prontamente come fece 3 anni fa... Nell'attesa godetevi il video, che merita. 

Strage degli alberi e olocausto della comunicazione. Abbattono tutto e non spiegano nulla

28 marzo 2018
La storia degli abbattimenti degli alberi è solo l'ultima storia inquietante di un partito inquietante, di anni inquietanti, di uomini politici inquietanti come il nostro assessore all'ambiente Pinuccia Montanari. Quella dei cessi al Colosseo, quella di Spelacchio, quella dei rifiuti a cui cambiare nome in "materiali post consumo", ma pur sempre lasciandoli in strada, quella che è riuscita nell'intento di stoppare la crescita della raccolta differenziata a Roma che era in rimonta da anni ormai.

Ad un certo punto Sora Pinuccia ha deciso che era il momento di pigliarsela con gli alberi. Gare bloccate, burocrazia impazzita, anni e anni (ormai sono quasi 24 mesi) perduti a cialtroneggiare invece che ad agire ed ecco l'emergenza: ad ogni folata di vento vengono giù tanti di quegli alberi, pini, platani che non si capisce come sia possibile che nessuno ci abbia ancora lasciato le penne.

Risultato: si abbatte tutto. Invece di manutenere, si abbatte. Del resto siamo in piena filosofia pentecatta: togliere gli alberi fa risparmiare due volte. Da una parte non si spende per la manutenzione attuale e poi non si spende per la manutenzione futura. Interi viali, dalla Colombo all'Appia Nuova fino a Prati, cambiano faccia e perdono identità, ma tutto è più facile. 

Questa situazione si può cercare di spiegare percorrendo due strade, due ipotesi possibili. Eccole qui sotto. 




1. GLI ALBERI ERANO MALATI
Strano, perché a guardare i tronchi non sembrerebbe. Comunque può senz'altro essere possibile. In questo caso bisognava fare tre cose: la prima era comunicare la situazione ai cittadini, fargli sapere cosa stava succedendo, illustrare alla perfezione perché era inevitabile fare così; la seconda era tagliare gli arbusti; la terza era ripiantumare al loro posto arbusti di adeguata altezza per mitigare l'effetto spoglio della mega potatura. Di queste tre cose solo una è stata fatta: tagliare. La comunicazione si è limitata ad un incontro estemporaneo non comunicato, non presente sui siti ne del Comune ne del Muncipio (loro sono quelli della trasparenza), con l'obbiettivo malcelato di far sì che partecipassero meno persone possibile: una cosa penosa. 

2. GLI ALBERI NON ERANO MALATI
Non lo erano, ma sono stati abbattuti lo stesso. Perché? Per paura, per incapacità per ridurre il rischio. Se non ci sono alberi, non ci possono essere alberi che cadono. Malati o non malati poco importa: eliminare ogni rischio di incidente che possa poi essere addebitato alla Sindaca e farne calare il consenso. Perché l'obbiettivo è quello: il consenso. Non amministrare la città, ma esercitare il potere. E' lo stesso motivo per cui da un mese le ville e i giardini sono chiusi e sbarrati. C'è un briciolo di alea di rischio (come c'è in tutte le cose della vita) e allora meglio non rischiare. Togliere tutti i servizi così non ci si può lamentare dei servizi che non funzionano. E dunque si abbatte dove si ravvisa qualche briciolo di rischio e si lascia abbandonato tutto il resto, perché intanto le gare per le potature (manutenzione, capisci il termine manutenzione Sora Pinù?) sono mezze bloccate tra incapacità dei dirigenti (ma sono "fiori all'occhiello" quando ti devono votare) e burocrazia che necessitano di profonde riforme che nessuno fa e molti ostacolano.

Se davvero gli alberi sono stati abbattuti per un pregiudizio e in via preventiva, se davvero l'operazione è stata fatta non tanto con l'intento di amministrare davvero il territorio (pigliandosi anche i rischi del caso) quanto con l'intento di pararsi il kulo, beh, speriamo che qualcuno denunci la cosa e che qualcun altro proceda ad indagare chi ha messo la scelta sotto queste scelte. In attesa di questi chiarimenti resta l'enorme deficit di comunicazione che è forse ancora più grave delle strade sfregiate, delle consolari che ormai hanno solo i micidiali cartelloni abusivi (contro i quali la Giunta ha deciso di non far nulla per non torcere un pelo ai racket che li gestiscono) come elementi di arredo verticale e come fonte di ombra.

Non crediamo alle petizioni alle catene di Sant'Antonio, ma per completezza diamo notizia (oltre alle info ufficiali sul sito del Comune) alla petizione promossa da ParteCivile che chiede alla sindaca di interrompere gli abbattimenti. Non si tratta secondo noi di interrompere gli abbattimenti (gli alberi hanno un ciclo vitale, e quando occorre vanno sostituiti), si tratta di essere trattati come cittadini e non come sudditi e di essere messi al corrente di ciò che succede. Cosa che non avviene grazie all'amministrazione più opaca e losca che si sia mai vista in città.

Le foto e i video per rendersi conto come hanno ridotto Piazza Re di Roma

24 marzo 2018


Questa, signori miei, è Piazza Re di Roma oggi. E come oggi, da mesi e mesi. Forse da prima di Natale. Sicuramente l'arrivo dei grillini al governo del VII Municipio ha dato la stura alle aspettative e agli appetiti bancarellari su una delle piazze più belle del quartiere Appio Latino. L'area verde, di norma pedonale, si è trasformata come potete vedere dalle immagini e dal filmato in un volgare piazzale di sosta di tir, furgoni, camion, bombole e gruppi elettrogeni. In spregio delle più basiche norme di sicurezza. La piazza è diventata un luogo osceno, di cattivo gusto, con musica mediocre e stand bruttissimi. La puzza, intensa sia di cherosene per i gruppi elettrogeni sia di cibo scadente, non è purtroppo raccontabile da questo post e dalle nostre foto.




E' così da mesi. Chi sta organizzando questa porcheria? A chi è stato dato il permesso da parte del Municipio? Chi ha trasformato l'unica area verde del quartiere nella più brutta sagra di paese del mondo? Perché in tutte le città europee si fa a gare ad offrire il meglio dello street food di qualità mentre a Roma il livello è infimo, squallido, sciatto a tal punto? Chissà se l'opposizione nel VII Municipio si è fatta venire in mente di porre queste domande in consiglio, di fare un accesso agli atti, semplicemente di fare opposizione. 


Nel frattempo Piazza Re di Roma muore e contribuisce ad abituare lo sguardo dei bambini che pure ancora la frequentano al brutto, alla volgarità, alla sciatteria, al degrado più profondo e imbarazzante.

Roma unica città del mondo senza rimozioni forzate. E per il futuro sarà peggio

19 marzo 2018
Forse non vi rendete neppure conto di quanto sia grave. Il vostro autobus che rimane bloccato, il vostro passo carrabile occupato che vi impedisce di uscire con l'auto, le linee tramviarie ferme per un'auto posteggiata sui binari, la doppia fila che funge da infarto nelle arterie occluse del traffico cittadino, l'autoambulanza che porta vostra moglie partoriente in ospedale o vostro padre con un principio di infarto bloccata dalla tripla fila. 
Da secoli ormai a Roma, la città che ne avrebbe più bisogno in assoluto, non esiste il servizio rimozioni. E forse sotto sotto l'idea di questo nuovo pezzettino di impunità e anarchia vi piace pure.

Parcheggi da criminale e sai che al 99% (salvo che non intervengano i carri della Prefettura, della Protezione Civile, dello Stato della Chiesa...) la tua auto resterà lì e non verrà trasportata alla depositeria comunale. 

Il problema ebbe inizio nel novembre 2015, governo Tronca, ma già da metà 2016 la città iniziò a beneficiare del governo degli honesti&efficaci e dunque non si capisce come mai in tutto questo tempo, ben due anni, non ci si sia mossi minimamente per risolvere una faccenda esiziale, cruciale, centrale per Roma. Sia per affrontarla sia per cambiarne alla base il paradigma. Vedremo che nessuna delle due cose è stata fatta.

Ad un certo punto, quando già di tempo se n'era perso tantissimo, la sempre geniale ed efficacissima Linda Meleo, assessore ai trasporti, aveva deciso di assegnare il servizio di rimozione, attenzione attenzione, ad... Atac! Rendetevi conto la mossa strategica impareggiabile... All'epoca scrivemmo un lungo articolo dove spiegavamo la follia della cosa. Sempre nello stesso articolo indicavamo quale potesse essere uno dei modelli possibili per rendere efficace il sistema. Leggetevelo che ci teniamo molto e fateci sapere.

Ma oggi a che punto siamo considerando che da allora è passato un altro anno? Oggi siamo punto e a capo. Zero carri attrezzi, una città che è nelle mani della sosta selvaggia come non lo è mai stata. Il centro storico è ricoperto di lamiere, alla sera non esiste punizione alcuna e non c'è isola pedonale nel cuore della città che non si trasformi impunemente in garage. Si sono trasformate in parking alcune piazzette o aree protette che mai ci sarebbe aspettati...

La novità ultima a riguardo è la Commissione Trasporti che si è svolta la settimana scorsa, lunedi 12 marzo. Un'ora di discussioni che potete vedere filmate qui e che certificano alcune cose. Tutte clamorose. Le elenchiamo.


1.
Si sta ancora chiacchierando. Incredibilmente si sta ancora chiacchierando, soppesando, discutendo, discettando di benchmark internazionali. Nulla è deciso. E, se tutto andrà bene, se ne parlerà a novembre 2018, ma quasi mai tutto va liscio. E verso la fine del filmato Giampaoletti ammette: "questa gara ce la impugneranno". E dunque si arriva a giugno 2019. Ma sempre se tutto va bene eh...


2. Il 6 novembre 2017 il City Manager Giampaoletti aveva promesso un bando "in 15 giorni". Ora, il 12 marzo 2018, il City Manager Giampaoletti promette un bando "in 15 giorni"...

3. Il City Manager Giampaoletti e il Comune stesso non considerano minimamente il contesto. Non considerano di essere in una città in cui ci sono sistematicamente oltre mezzo milione di auto contemporaneamente in sosta selvaggia. Pensano anzi a inventarsi delle modalità che abbassino il break even dell'operatore che fa le rimozioni (il livello dopo il quale si smette di perdere soldi e si inizia a guadagnare) da circa 40mila a circa 30mila rimozioni. Insomma puntano a diminuire, invece che a moltiplicare come si dovrebbe fare, le rimozioni rispetto alla serie storica (e già è assurdo quando ti fai eleggere per cambiare tutto se poi ti rifai alle serie storiche) che aveva toccato le 60mila rimozioni massime anni fa: si punta di fatto a dimezzare. 
E' una impostazione proprio politica errata e fa cadere le braccia. Significa che non vogliono comunque cambiare nulla di nulla. Qui si tratta di riorganizzare il servizio radicalmente in modo tale che le rimozione decuplichino, grazie sia all'operatore incaricato vincitore del bando ma soprattutto sia alla Polizia Locale che deve strutturare un nucleo a questo dedicato che viaggi da mattina a sera a fianco degli operatori e garantisca un aumento esponenziale di strade, piazze, marciapiedi, isole pedonali liberate. Un modello organizzativo che permetterebbe due risultati: a) non dover mettere a bando neppure una lira perché a pagare i carri saranno gli automobilisti indisciplinati non il Comune (e dunque tutti i cittadini, anche quelli che non ci pensano neppure a parcheggiare fuori posto); b) ridurre davvero la sosta selvaggia. Questo modello non la riduce affatto ne la combatte davvero. Si procede ad una mera "manutenzione del presente": tutto resta com'è, con la stessa mentalità di prima, senza cambi di prospettive; e in più si aggiungono lentezze e oggettive incapacità.

4. Si dibatte su quanto costa al Comune il servizio di rimozioni quando dovrebbe in realtà essere un introito per la città, non una perdita, non una spesa! Tutto questo è semplicemente surreale ed è da qui che bisognerebbe ripartire. La chiave di lettura va totalmente sovvertita ma nessuno si occupa di farlo.

5. Si sta valutando - alcune ditte hanno avvicinato il Comune, ammette Giampaoletti - se destrutturare il servizio e invece di incaricare una ditta che gestisce i carri attrezzi, incaricare semplicemente una società che gestisce un software che mette in rete tanti operatori che a loro volta fanno effettivamente le rimozioni. Un modello applicato "in Nordamerica" (???) ma in un'ora non si dice in quale città. Una sorta di JustEat (nel video, errando, dicono "di Foodora") delle rimozioni, una sorta di MyTaxi delle rimozioni. Giampaoletti dice "non chiamiamolo Uber" per paraculaggine politica, ma è proprio esattamente un Uber delle rimozioni. Col risultato che l'amministrazione combatte contro le app quando queste app sono sacrosante (Uber, appunto) mentre le propone dove sono surreali (le rimozioni e perché no domani per l'illuminazione pubblica?). Un network di tante piccole aziendine che, a tempo perso, quando sullo smartphone gli appare la richiesta, mettono a disposizione - se possono! - uno dei loro carri per andare a prendere magari dall'altra parte della città la smartina che sta bloccando la circolazione tramviaria. Un ruolo di aggregatore che probabilmente potrebbe fare anche la Polizia Locale direttamente. Come avviene peraltro in alcune città italiane dove il servizio è svolto da una serie di officine convenzionate che di volta in volta a seconda della zona vengono interpellate dai vigili per fare le rimozioni. 
Nulla contro le innovazioni, ma è questo il momento opportuno? E soprattutto è questo lo spirito adatto? Davvero dobbiamo puntare a abbassare il break even di un servizio che invece può generare, se ben organizzato, centinaia di milioni di euro di utili togliendo uno sprone economico all'aumento delle rimozioni? 
Nel nostro articolo (vedi link sopra) proponevamo anche noi un network, ma un network di parcheggi per scaricare le auto rimosse il più possibile velocemente (e non per facilitare i proprietari come dice Giampaoletti, ma per poter tornare velocemente a rimuover altre auto), mica un network di carri attrezzi.

6. In tutta l'ora di commissione non si è mai parlato di ganasce. Un mezzo che vogliamo far finire nel dimenticatoio' Perché? Sapete cosa succede in Grecia a chi posteggia fuori posto? Le ditte incaricate dai Vigili svitano le targhe delle auto e le sequestrano fino al pagamento della contravvenzione - salatissima - così a costo zero si ottiene la massima resa. Ma noi i benchmark internazionali, solo per le cose surreali tipo i carrattrezzi-deliveroo...

Ad ogni modo alla fin fine sapete che c'è: alla gente sta bene così. Parcheggiano da criminali e non rischiano nulla. E il populista campa...

"Su Piazza dei Navigatori i 5 Stelle hanno fatto un regalo ai costruttori". Cronaca di una scemenza

15 marzo 2018
Luca Montuori è l'assessore che resterà nella storia della città di Roma per aver apposto la sua firma sotto il progetto di Tor di Valle, ovvero la più clamorosa e ignobile speculazione edilizia che abbia interessato la capitale (e non che ve ne siano state poche eh!). Una speculazione edilizia doppiamente grave, perché proveniva da un progetto di eccellenza che l'attuale amministrazione, con Montuori alle deleghe urbanistiche, ha deciso di trasformare da slancio finalmente europeo a colata di cemento romana.
Figuriamoci dunque se siamo interessati a difendere un personaggio simile, che pur di mantenere il potere sta accondiscendendo le scelte cervellotiche, dannose, ideologiche di un gruppo di amministratori senza scrupoli. Altri danni da parte di Montuori sono quelli che si potranno contare sulla partita della Ex Fiera per tacere sulle bugie che, sul suo profilo Facebook, è stato recentissimamente capace di snocciolare sulla faccenda delle Ex Torri di Ligini all'Eur. 

Insomma, non abbiamo davvero nessun interesse e nessunissima voglia di sostenere o di difendere ne una raccapricciante amministrazione ne un assessore all'urbanistica che sta inanellando danni e fallimenti, tuttavia quando qualcosa di buono viene implementato non ci vergogniamo di certo ad ammetterlo. Specie se, come sta accadendo, ad una scelta corretta seguono le solite tipiche stucchevoli polemiche. Colpevole solo di aver finalmente sbloccato il bubbone di Piazza dei Navigatori, l'assessore Montuori sta subendo un tiro al piccione incrociato onestamente ridicolo che mette insieme i soliti patetici gruppi di pressione, ex presidenti di municipio inutilmente agguerriti su posizioni di grave retroguardia e quotidiani locali che considerano un "grattacielo" (ma magari fosse!) quel che è semplicemente un palazzo di 13 piani.

Stiamo parlando, ribadiamolo, di Piazza dei Navigatori. Una piazza pensata in maniera visionaria, lungo la Via dell'Impero oggi Via Cristoforo Colombo. Doveva essere una piazza simmetrica, austera e scenografica. Con i tipici palazzi con la pianta a M per evocare il cognome del Duce. Non ci pigliate per nostalgici: siamo solo interessati alla buona architettura e durante il Fascismo, a Roma, se ne faceva. Dopo il Fascismo si è smesso di farla e noi siamo ogni giorno impegnati a domandarci il perché. 
Sta di fatto che la simmetria si perse. Per vari motivi solo l'edificio nord (quello di sinistra, nella foto) venne realizzato. Sul lotto sud si procedette alla romana: un benzinaro, una baracca con dentro una mediocre trattoria con un vasto pergolato e cose così. Fino ai tempi di Veltroni: si firmò allora una convenzione con un gruppo immobiliare (purtroppo con uno dei ben noti gruppi immobiliari romani) e venne realizzato un primo edificio, poi un altro più piccolo. Doveva essere realizzato il terzo edificio (che dunque NON è un nuovo edificio cicciato fuori in questi giorni come cercano di farvi credere: c'è sempre stato a partire dai primi progetti, i primi plastici, i primi rendering di 15 anni fa) ma tutto si bloccò perché nel frattempo tutte le opere che il costruttore doveva realizzare per ottemperare alla convenzione stessa in cambio del permesso di costruire non erano state manco iniziate. 

Durante gli anni della Giunta Marino, l'assessore Giovanni Caudo stava risolvendo la questione (era incappato nel fallimento Acquamarcia, altrimenti ci sarebbe riuscito probabilmente anche nel breve tempo in cui ha amministrato) e Zingaretti era stato convinto di portare nel "civic center" dei Navigatori gran parte degli uffici della Regione Lazio, in stretta relazione con l'attuale palazzo regionale sempre sulla Colombo. La città ne avrebbe beneficiato molto perché sarebbe terminata l'assurda scelta di un Consiglio Regionale oggi collocato in the middle of nowhere sulla Pisana. 

Cioè non basta recuperare soldi e far ripartire una convenzione. Bisogna avere una idea di città, prima c'era. Prima. 

Poi la Giunta Marino cadde. Due anni di nulla. L'interregno di Berdini, la cortina di fumo e in parte di disinformazione di stampo ideologico dell'ex presidente del Municipio Catarci (che ebbe una enorme responsabilità nel rallentare scioccamente l'ottimo progetto di Caudo) ed eccoci a oggi.

Cosa sta dunque facendo Luca Montuori? Semplice: dando seguito grossomodo a quel che stava facendo Caudo. Con qualche differenza, in peggio ovviamente: non sappiamo se il nuovo palazzo sarà o non sarà residenziale ma abbiamo dei sospetti che lo sia diventato visto che viene applicato il piano casa mentre nel progetto di Marino le quantità restavano uguali così come la destinazione d'uso. Non sappiamo se si darà seguito al grande progetto con la Regione (parrebbe proprio di no). Per il resto l'operazione è giusta: si chiude un contenzioso, si recuperano un sacco di soldi, si obbliga il proponente a fare opere, si evitano cause giudiziarie e soprattutto si manda un messaggio: chi ha dei titoli a Roma non può perderli perché qualche idiota malato di mente di qualche comitato di quartiere si oppone (fermo restando che lo stesso valore dei diritti devono averlo i doveri). Inoltre si fanno partire cantieri e si smuove il mercato immobiliare, evviaddio alla facciaccia brutta dei "comitati", dei bolscevichi del degrado e dei finti ecologisti alla romana.
Insomma: nessun particolare regalo agli speculatori, nessun tappeto rosso ai palazzinari e altri slogan da avanspettacolo romanaro.


Una cosa avrebbe potuto fare Montuori e non ha fatto? Chiedere ai costruttori di cambiare stile architettonico (se così vogliamo chiamarlo) di questi edifici. Mentre tutte le città occidentali (basta andare a Milano) si dotano di centri direzionali di elevatissima qualità architettonica, ambiti dalle aziende di tutto il mondo, capaci di modificare in meglio la percezione che i cittadini hanno della loro stessa città, in grado di edificare una nuova identità civile, Roma da una parte blocca stupende torri di Daniel Libeskind e dall'altra sblocca, esultando, palazzi che sarebbero considerati un insulto al buon gusto a Minsk nel 1974. Una Giunta che abolisce il bello e lavora per spianare la strada al brutto, con danni all'immagine della città che andranno avanti per decenni. Ma per agire su questo bisognerebbe avere buon gusto e cognizione del ruolo dell'architettura nella città, nella società, nella costruzione di un concetto utile e civico di "bello"...

Nel frattempo, nella più totale demenza diffusa e tristezza civile, a Roma partono le petizioni contro la delibera di Montuori da parte dei soliti comitati, delle solite associazioni, della solita mentalità che ha ucciso la città ma non appare mai sazia dei suoi danni. Non ce la possiamo fare. La sensazione è davvero che non ce la possiamo fare...

10 domande alla sindaca che brucia 17milioni di soldi vostri per "coprire" le buche

9 marzo 2018
Capisci la profondità di questa buca a Piazza Lodi se guardi quanta ruota ci entra dentro
Ieri, pressata addirittura a livello internazionale (sta per uscire un servizio di Euronews a riguardo) su una situazione delle buche che non ha precedenti in città, la sindaca ha pensato bene di uscire sui social con un cartello che roboantemente annuncia 17 milioni di euro di investimenti per tappare le buche. La prima riflessione a riguardo è davvero molto amara: mentre i sindaci di tutte le grandi capitali occidentali si occupano di definire con le loro scelte di ampio respiro dove il pianeta andrà nei prossimi decenni, la città di Roma si occupa al massimo di gabinetti pubblici e manutenzione ordinaria dell'asfalto. Una tristezza infinita. Oltre alla tristezza, alla depressione, al senso marcio del declino che ci sta fiaccando ogni giorno di più, entriamo nell'operativo e poniamo 10 domande alla sindaca su questa questione. Vi chiediamo però, dopo di averle lette, di andare in fondo e di leggere la nostra webgrafica. Quello che sta succedendo lo avevamo previsto mille volte e c'è la spiegazione precisissima del motivo per cui ci troviamo così.

1. Non bisogna tappare le buche. E' totalmente inutile. Bisogna rifare le strade (a partire dal sottofondo). Altrimenti sono soldi totalmente buttati. Tappare le buche rappresenta proprio un approccio concettualmente sbagliato. Non andrebbe neppure enunciato in questi termini, è finanche diseducativo. 

2. Tutto questo si sta verificando per una storica mancanza di manutenzione, è vero, ma mai nulla del genere (non si era mai vista una cosa simile) si sarebbe mai verificato se non ci fossero stati ritardi assurdi di una amministrazione di incapaci su mosse necessarie, bandi, contromisure. E se ci pensate è la stessa cosa in tutti i settori: ad esempio gli alberi che cadono. Non c'è nulla di più eccezionale del passato, non c'è più vento, non c'è più pioggia, ci sono però due anni di nulla.

3. La cifra, che andrà ribadiamolo totalmente buttata perché si tratta di misure tampone inutili, è fuori misura. 17 milioni per 50mila buche significano 340 euro a buca. La media di euro-per-buca calcolata a livello internazionale per un intervento decente è 70 euro. Perché a Roma paghiamo il quintuplo?

4. Come sono state calcolate queste 50mila buche? Sono da appalto o è un numero pubblicitario che la sindaca ha buttato lì così? Come hanno fatto a calcolare che le buche sono 50mila?

5. A proposito di appalto: si tratta di regolari gare o di affidamenti diretti? Se si tratta di affidamenti diretti saranno dati alle solite ditte ben note o a ditte nuove? Selezionate come? 

6. Chi controllerà la qualità dei lavori considerando che tutti i precedenti "Piani Marshall" contro le buche si sono rivelati fallimentari e utili solo alle piccole srl che si aggiudicano i lavori? 

7. Se c'erano stanziamenti per 17 milioni (comunque pochissimi, Londra spende oltre 300 milioni l'anno per manutenere le sue strade) perché si è aspettato che le strade si sbriciolassero e non si è proceduto prima? E perché nessuno chiede scusa per i colpevoli ritardi? 

8. Molta parte dei danni che vediamo oggi si potevano evitare con una seria salatura delle strade i giorni  (27 febbraio\1 marzo) della grande gelata. Roma fa Schifo lo aveva scritto chiarissimo proprio in quei giorni anticipando l'emergenza di oggi con la massima lucidità.

9. Perché vista la situazione l'inquietante assessore ai lavori pubblici Margherita Gatta non si è ancora dimessa?

10. La situazione buche a Roma è figlia delle clientele e della corruzione. Che c'era, che c'è sempre stata e che c'è oggi stesso e che anzi è aumentata negli ultimi due anni. Vengono fatte lavorare tantissime micro dittuncole per avere così tantissimi clientes elettorali. Questo status quo è stato garantito proprio dalla Sindaca che in campagna elettorale, da Semprini (vedi! E dopo aver detto queste scempiaggini come fai a dare la colpa "alle amministrazioni precedenti"? Come fai???) durante il confronto con Giachetti, disse solennemente: per riparare le buche non deve lavorare una sola ditta internazionale ma le tante piccole ditte romane. Ovviamente l'unico modo per risolvere il problema è fare grandi appalti, rivolgersi a grandi società iper professionali (possibilmente straniere) e concentrarsi nel controllo invece che nella gestione onerosa e impossibile richiesta dall'avere decine se non centinaia di clienti per fare un unico lavoro. L'amministrazione ha cambiato idea e finalmente ha capito che il modello per gestire il problema è un altro o si continua col clientelismo che forse porta voti ma che non risolverà mai il problema e sarà utile soltanto per trasferire soldi dalle tasche dei cittadini a quelle delle notissime dittuncole romane, ciociare, casertane (ripetiamolo: casertane), pontine del catrame? 
C'è solo un modo e uno solo per risolvere il problema. Ma per perseguirlo bisogna decidere di dire addio al voto di scambio e nessun partito, incluso quello oggi al governo, sembra avere intenzione di farlo.

Questo, cari cittadini, era esattamente il disegno e lo è da decenni: arrivare all'emergenza così puoi spendere milioni e milioni senza costrutto e senza controllo. Cambiano i tempi, cambiano le maggioranze ma la mangiatoia romana continua a divorare risorse. Massacrando i propri cittadini e pesando come un macigno su tutto il paese: commissariamento. Subito!


PER SAPERNE DI PIÙ. 
SELEZIONE DELLA NOSTRA COPERTURA SUL TEMA NEGLI ANNI
Cosa dicevamo nel remoto (2012)
La storia delle buche e l'operazione Vitruvio
Tutta la verità sulle buche e relative frottole
I finti lavori per le buche (2014)
Il progetto Stradenuove di Raggi è un inganno
Flop di Stradenuove in 5 punti
Giugno 2016: avevamo previsto tutto
E qui c'è il filmato DE-FI-NI-TI-VO che vi spiega la situazione strade a Roma. Tra clientele elettorali e Camorra

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