In un video tutta la tristezza di Piazza Navona. Le bancarelle più deprimenti del mondo

16 dicembre 2018
Non volevamo metterci piede per evitare di essere avviluppati dal senso di depressione e tristezza inevitabile. E invece lo abbiamo fatto. C'è Via Condotti grondante di gente, c'è Via del Corso con delle belle decorazioni (sebbene cozzino parecchio con quelle dell'albero di Natale in Piazza Venezia), c'è appunto Spelacchio finalmente organizzato per servire all'immagine della città. E poi c'è Piazza Navona. Mentre dovunque c'è il caos lì regna la tristezza più surreale. La piazza è spettrale. Le bancarelle sono orripilanti e mai avremmo pensato che il nostro invito (e quello di tante persone di buona volontà) di disertare la Festa della Befana che i pentastellati avevano fortemente deciso di regalare nuovamente al solito giro dei pessimi ambulanti romani sarebbe stato così seguito.

Non c'è nessuno e l'orario è quello di punta. Il video racconta tutto il resto di questa terribile storia, una delle tante storie terribili, uno dei tanti danni epocali, uno dei tanti treni perduti. C'era modo di fare un bando serio e di fare un bando invece finto per far vincere i soliti. Indovinate cosa hanno scelto gli "honesty"? La cosa terrificante di queste scelte assurde è che i loro effetti nefasti non termineranno a breve, il bando prevedeva nove anni di affidamento agli inqualificabili imprenditori vincitori. Ne deriva che Piazza Navona sarà organizzata all'insegna di questa tristezza per altri sette anni ancora e che dunque lo strascico negativo pentecatto durerà molto di più probabilmente del Movimento 5 Stelle stesso. Ma non c'è che dire: qui gli anni di sciagure sono solo una decina, altrove e in altri settori (si pensi all'urbanistica con le scelte su Tor di Valle, Ex Fiera, Olimpiadi ecc) si parla di quarant'anni di incalcolabili danni.


Tornando a Piazza Navona il discorso è molto ma molto semplice: siamo nella piazza più bella del mondo (realizzata sulle vestigia, ancora esistenti, di un grande circo romano, con edifici nobiliari unici affrescati da Pietro da Cortona, con musei straordinari, con chiese progettate da Francesco Borromini e fontane disegnate da Gian Lorenzo Bernini e Giacomo della Porta) e dunque ci devono essere gli operatori commerciali migliori del mondo. O almeno i migliori della città. Fine. Si poteva fare, si è scelto di non farlo per assicurarsi la benevolenza delle lobbies. Del resto è quello che questi incapaci populisti fanno un po' in tutti gli ambiti con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Era difficilissimo far peggio di quelli prima eh, eppure...


Ad oggi si può ben dire, viste le condizioni di questo mercatino, che Roma è l'unica città che durante le Feste rinunzia ad avere un mercatino di Natale. L'incapacità, la connivenza e la scarsa lucidità degli amministratori unita alla peggior genìe di ambulanti del mondo ha generato questa anomalia inedita che danneggia tutti.

Ma davvero la doppia fila è "colpa dei romani"?

14 dicembre 2018
Ieri la sindaca Virginia Raggi e il suo carisma pari a quello di una Fiat Duna berlina del 1989 sono stati entrambi intervistati da Corrado Formigli a Piazzapulita. Tra le milleduecento idiozie ("a Roma Mafia Capitale è stata come Tangentopoli per Milano...") volevamo limitarci a concentrarci su una cosa, che rischia di passare più in sordina. Il solito servizio sulla sosta selvaggia, che fa tanto colore quando si parla di Roma, è stato chiosato dal conduttore con la frase di rito sull'inciviltà dei romani. La Sindaca, invece di replicare precisando come sarebbe stato opportuno, ha rincarato la dose nella direzione sbagliata: "assumeremo nuovi vigili e altri ancora ne assumeremo e diremo loro di essere inflessibili con la sosta selvaggia".

Dunque, una volta per tutte, non solo la doppia fila NON è una funzione della civiltà dei cittadini, ma senz'altro non si combatte coi poveri vigili lanciati in strada (a meno di non metterne uno per ogni cittadino, assumendone non centinaia ma centinaia di migliaia) bensì con due cose importantissime rispetto alle quali l'amministrazione non sta facendo nulla: arredo urbano e videosorveglianza.

L'arredo urbano sta alle auto e al loro comportamento come le gabbie stanno alle belve feroci nello zoo. Se allo zoo decidi di lasciare le gabbie delle tigri e dei leoni ben aperte, non puoi poi lamentarti che i felini si divorino i bambini in gita scolastica. L'arredo urbano di Roma, rispetto alla sosta selvaggia, equivale esattamente alle gabbie aperte di uno zoo. E' noto che in un contesto urbano complesso dove si lotta in un certo qual senso per la sopravvivenza, le persone hanno lo stesso comportamento delle bestie selvagge. 
Se bestie selvagge divorano bambini innocenti dopo che qualcuno ha DECISO di lasciar loro le gabbie aperte nello zoo dove abitano si può davvero dar la colpa alle beste? O forse la colpa è di chi ha DECISO di non chiuderle idoneamente nei loro ricoveri?

Ecco per le strade è la stessa cosa. Spiegato dunque perché NON è assolutamente colpa dei romani come semplicisticamente si cerca di risolvere il problema.

La solita fortuna dei grillini. Adesso la loro emergenza rifiuti sarà tutta colpa dell'incendio

12 dicembre 2018
Maestri nell'arte di scaricare la colpa, attività che svolgono con una abilità sconcertante da due anni e mezzo, i grillini hanno avuto anche la fortuna sfacciata dell'incendio dell'impianto Ama di Via Salaria. Per di più c'è anche il giallo del sistema di videosorveglianza fuori uso e della concomitante parziale assoluzione di Manlio Cerroni dalle accuse per mafia. Ovvio il non detto dei tanti politici e dei tanti adepti della setta che si vestono sui social del peggior complottismo: ci hanno dato fuoco all'impianto per costringerci ad utilizzare gli impianti dei privati. 

Ovviamente non ha alcun senso, ma poco importa perché il semplice intreccio narrativo da novela sudamericana basta e avanza per i pochissimi neuroni contenuti nelle scatole craniche degli ancora tantissimi supporter degli incapaci al governo. Qualsiasi incendio con le caratteristiche di quello scoppiato ieri, doloso o non doloso cambia davvero poco, può divampare solo in presenza di una grave inefficienza e cialtronaggine gestionale. Non è un caso che in passato episodi simili, sebbene non così gravi, si siano susseguiti e che le proteste che richiedevano una radicale trasformazione del TBM si sprecassero, quotidianamente ignorate dall'amministrazione che, anzi, con la geniale assessora Pinuccia, spiegava che tutto sommato non c'era nulla di cui preoccuparsi, arrivando perfino a negare il cattivo odore.

Ora però la manna dal cielo. L'incidente che tutto lava. La città - basta scorrere il nostro profilo Facebook dei giorni scorsi - era già in piena emergenza rifiuti. Ama si stava limitando ormai da giorni a pulire le strade dello shopping, ma fuori da Via Condotti e Via Cola di Rienzo, pur restando ben dentro al centro storico, la situazione era raccapricciante. E questo non per colpa di qualche incidente, bensì per colpa dell'incapacità totale di Ama (che nell'ultimo mese ha aggiunto a tutto ciò la follia della raccolta porta a porta per bar e ristoranti, con il riversamento sui marciapiedi di svariate migliaia di bidoncini che stanno letteralmente trasformando l'aspetto della città) e per colpa dell'ideologia malata dei pentafessi i quali - in perfetta continuità con la follia amministrativa di certa sinistra, dei partiti e dei comitati finto ambientalisti e di certa destra - come si fa da sempre in Italia giocano a raccontare la filastrocca della non necessità di impianti di trattamento. Non si devono fare impianti di biogas, non si devono fare gassificatori, non si devono fare inceneritori, non si devono fare termovalorizzatori. Tutto è male (salvo poi utilizzare i medesimi impianti subito fuori regione o oltre confine, la medesima ipocrisia dell'energia atomica), tutto è inaccettabile per loro. L'unica cosa accettabile è tenere una raccolta rifiuti a livello medievale, con mezzi e approccio di 40 anni fa. Al limite una mega discarica, se poi la si deve chiudere si trasforma la città stessa in discarica. Tutto va bene, perfino ardere gli impianti dove la monnezza viene stoccata e stagionata (stoccata&stagionata!) con conseguenti emissioni pari a 100 termovalorizzatori per un anno, ma non costruire un termovalorizzatore vero, ovvero un impianto come quelli che a Brescia, Vienna, Copenhagen hanno in pieno centro città senza conseguenze se non conseguenze assai positive su economia e benessere.
Da oggi dunque una città ricoperta di rumenta non sarà più colpa di scelte sbagliate, di strategie folli, di priorità errate e di impostazioni politico-ideologiche malate, no, sarà tutta colpa del misterioso incendio forse-doloso. Chiaro?

Così a Roma non solo avrete sempre una città sporchissima, non solo avrete maggiori emissioni e miasmi, ma in più pagherete enormemente di più, mentre altri - i luoghi dove la vostra monnezza viene spedita per essere trattata e valorizzata - diventeranno ricchi proprio grazie alle vostre gigantesche tasse rifiuti versate. E, non contenti, seguiterete a venire raggirati e presi per i fondelli dal peggior partito che abbia mai amministrato la città. Capace di girare a suo favore qualsiasi cosa, perfino un disastro ambientale di cui è primo responsabile.

Un esperimento antropologico che non ha eguali al mondo. Da studiare. Nel frattempo qualcuno commisari - per 12 anni - questa città che rischia di diventare un problema gravissimo ed ingestibile per l'Italia e per l'intera Europa. Se continuate a lasciarla fare Roma non solo ucciderà i romani, ma vi ucciderà tutti. Politicamente, economicamente o perfino fisicamente.

Ciclabile Tuscolana. Un video e 7 riflessioni dopo le ridicole proteste

9 dicembre 2018
A dispetto di una amministrazione collusa, corrotta, incapace e dannosa all'inverosimile, nel VII Municipio si respira un'aria un pelo differente. Dai marciapiedi sono state tolte le atroci bancarelle, nel territorio si combattono le roccaforti dei cittadini più squallidi della zona, chiamati Casamonica, e lungo la strada principale del quartiere, la Tuscolana, si realizza una infrastruttura ciclabile che dovunque sarebbe la normalità, ma per gli standard di Roma (parliamo di 4 km e mezzo di bike lane) è autenticamente una grande opera.

E nonostante tutto questo, invece di inginocchiarsi ad una amministrazione che oggettivamente sta facendo vedere qualche briciolo di segno di cambiamento, i cittadini cosa ti fanno? Protestano come dei deficienti. 

Le proteste riguardanti la ciclabile le abbiamo commentate in questo post su Facebook, qui sotto vogliamo elencare alcuni punti che sottolineano come le proteste siano demenziali e come semmai la colpa dell'amministrazione sia stata non certo quella di aver ristretto troppo la Tuscolana, bensì di averlo fatto troppo poco come il nostro filmato dimostra. Al di là delle nostre critiche, stiamo parlando di un intervento concettualmente indovinatissimo che parte da un assunto sacrosanto: dove c'è spazio per la doppia fila, c'è spazio per una bike lane. E' un concetto molto semplice che si può applicare a centinaia di strade di Roma: convivete con la doppia fila? Benissimo. Allora lasciamo le auto in doppia fila, e al posto di quelle in prima fila, mettiamo una ciclabile. Così la doppia fila diventa magicamente regolare e si crea spazio e sicurezza per i ciclisti. E oltretutto si impedisce fisicamente una ulteriore doppia fila. Da replicare, quanto prima, ovunque. La Tuscolana è un prototipo, ecco perché è importante difendere questa ciclabile nonostante come comprenderete dal video ha secondo noi qualche difetto. 


1. POSTI AUTO

Non si perderà nessun posto auto. Purtroppo, diciamo noi, non si perderà nessun posto auto. I posti auto dalla superficie stradale vanno tolti sia per rivalorizzare il sottosuolo (al posto dei parcheggi ci hanno fatto supermercati, magazzini, cantine e palestre, perché tanto e maghine se metteno de fori) sia per spingere le famiglie a rinunciare alla seconda o alla terza auto che spesso viene acquistata perché tanto la si può posteggiare senza spendere nulla in cambio. Sarebbe stato bello se insieme alla ciclabile si fosse proceduto a togliere i parcheggi dallo square centrale trasformando in parco lineare quello che oggi è un volgare parcheggio separato da guard rail di metallo dalla carreggiata tipo paese dell'est degli anni ottanta, ma questo non si fa: speriamo che l'amministrazione trovi il coraggio di attuale misure impopolari ma necessarie assolutamente come l'eliminazione dei posti auto dalla superficie e dal suolo pubblico.

2. CARREGGIATE
Come il nostro video dimostra alla perfezione non solo le corsie in carreggiata erano due e rimangono due anche dopo la ciclabile, ma purtroppo restano corsie "alla romana" ovvero troppo larghe. Altro che "restringimento"... Cosa si doveva fare? Semplice: approfittare per allargare un po' i marciapiedi. Così la combinazione tra marciapiedi più larghi + ciclabile + due corsie finalmente di dimensioni corrette avrebbe al contempo dato reale ordine alla strada e coadiuvato di molto il commercio, oggi brutalizzato da marciapiedi orribili e troppo stretti per un reale shopping di qualità.

3. LUNGHEZZA
Protestano perché la ciclabile parte nel nulla e arriva nel nulla. Falso. E' una lunga ciclabile di grande impatto, pronta speriamo presto ad essere allungata sul tratto più centrale della Tuscolana che sembra una camionabile del Minnesota nel 1920, larga in maniera inverosimile e bisognosa di un restyling assoluto. Se pensi alla Tuscolana, ad esempio, all'altezza di Furio Camillo, ti prende un colpo. La ciclabile andrà allungata quanto prima anche perché oggi per chi va verso il centro si interrompe pochi metri prima della salita di Porta Furba invitando i ciclisti ad andarsi ad ammazzare su una strada molto pericolosa. Non va bene. 

4. COSTI
Qualche associazione di ciclisti che voleva che la ciclabile passasse altrove lamenta che i costi sono alti. Stiamo parlando di meno di 700mila euro: un costo contenutissimo. E lo si evince bene dalla qualità terzomondista del cantiere. Si lavora semmai troppo a risparmio.

5. PERCORSO
Qualche imbarazzante comitato locale voleva che la ciclabile passasse nel Parco degli Acquedotti. E' ovviamente una follia. Le ciclabili devono passare nel cuore della vita civile e commerciale dei quartieri. La bici non serve per andare a fare scampagnate nei parchi, bensì per andare a fare compere, muoversi per negozi, andare a scuola, all'università, a lavoro e raggiungere le stazioni della metro dove poi parcheggiare e prendere altri mezzi. 

6. NEGOZI
A Roma, come succedeva in altre città circa 40 anni fa, ancora si pensa che se togli la doppia fila (e la ciclabile purtroppo difficilmente riuscirà a toglierla, come dimostra il nostro video) diminuisci il lavoro dei negozi. Ovviamente è vero il contrario. Una ciclabile porta tantissimo lavoro in più a bar e commerci, secondo alcuni studi gli affari crescono del 40%.

7. DOPPIA FILA
Sarà veramente dura perché le carreggiate "alla romana" che la ciclabile lascia (due carreggiate da 3,70 metri) consentiranno purtroppo a molti incivili di fermarsi lo stesso con conseguenze - in alcune ore - non trascurabili sulla congestione del traffico. Come ovviare? Il modo c'è: realizzare una segnaletica molto evidente e netta, che non lasci dubbi e poi agire in modo molto duro e inflessibile con lo street control. Strade soggette a doppia fila come Via Tuscolana devono vedere un lavoro impegnato di questo strumento. E' sufficiente dedicare una macchina, una sola macchina con due agenti, allo street control sulla Tuscolana (e su altre strade, dalla Boccea a Cola di Rienzo) facendole fare su e giù di continuo. Significa che si arriverà ad una buona sicurezza di prendere la multa, significa che ogni mezz'ora il passaggio della volante farà secco chi ancora si diverte a comportarsi da incivile, significa peraltro avere tanti soldi in più per investire sulla mobilità dolce e sostenibile. Basta una macchina per ogni strada. In alternativa telecamere fisse, come dovrebbero esserci su ogni strada importante. In caso contrario rischia di essere tutto inutile e tutto vanificato...


Resta, a cappello di tutto e a chiosa di tutto, una cronica capacità dell'amministrazione di comunicare. Una storia come questa è un contenuto che l'amministrazione deve essere capace di far atterrare in iniziative condivise, filmati, tutorial online. Tutto questo farebbe sentire profondamente ridicolo chi protesta, mentre oggi si sente forte e padrone del territorio in assenza di uno storytelling alternativo. Se l'amministrazione invece di riempire gli uffici di comunicazione di decine e decine di raccomandati pentecatti avesse lavorato in maniera più accorta, oggi non saremmo qui a dover rispondere alle proteste di quattro cafoni. 

Video. I poracci che alle 18 aspettano che si apra la Ztl bloccando la città

8 dicembre 2018
Probabilmente tutti voi avrete visto la scena, qualche giorno fa ci è capitato di incrociarla in diretta e l'abbiamo filmata. Un siparietto che rappresenta a pieno la povertà mentale diffusa della città. Verso le 18, con l'approssimarsi dell'apertura della Ztl, una mandria informe di individui, un grappolo di lamiere letteralmente blocca la città, gli autobus, i taxi, coloro che hanno diritto di entrare, le autoambulanze. La blocca. Che si tratti di Corso Vittorio Emanuele o di Piazza Esedra. In attesa che il led della Ztl segni "varco non attivo". E allora tutti dentro, un fiume di vetture puzzolenti a utilizzare Via Nazionale o Largo Argentino per fare la scorciatoia per passare da parte a parte della città. O dentro al centro dove di fatto non esistono parcheggi regolari e dove dunque si parcheggia sui marciapiedi o nelle isole pedonali.


Tutto questo è semplicemente ridicolo. Se la Ztl ha un senso e serve a limitare l'assalto delle auto private nel centro non si capisce perché questa necessaria tutela dell'area Unesco più delicata e peculiare del mondo scada alle 18. Dopo le 18 Roma non merita più di essere protetta da questa inutile, patetica e ridicola barbarie?


L'amministrazione nell'ambito del piano di Natale ha portato la chiusura della Ztl dalle 18 alle 19. Ma è un palliativo e non basta. La Ztl va tenuta chiusa h24, non ha senso che vi siano orari di apertura e chiusura. Peraltro è l'unico modo per combattere il delirio di sosta selvaggia che umilia il cuore della città. E l'unico modo per non vedere più queste scene da assoluto Terzo Mondo.

Quadruplicati i cassonetti per le strade. Roma invasa dai bidoncini ma nessuno ne parla

5 dicembre 2018




Se hai un esercizio commerciale, non importa se di qualità o meno, e metti fuori dalla tua attività uno zerbino, una tenda, un tavolino, un vaso con una pianta, arrivano in un nanosecondo i Vigili Urbani e o ti intimano di togliere tutto pena multe da migliaia (migliaia!) di euro. E nello stesso identico posto dove volevi mettere una pianta metti invece un bidone della monnezza nessuno ti dice nulla, puoi farlo liberamente.



Questo è solo uno dei paradossi di questa storia. Se abbellisci la città e dai servizi vieni vessato in maniera atroce. Se invece la umili e la riempi di bruttezza vieni tollerato nonostante tua sia platealmente fuori legge.

La faccenda dei bidoncini della raccolta differenziata di bar e ristoranti è allucinante. Da quando sono stati consegnati la città ha cambiato aspetto senza che nessuno se ne curi. Già lo spazio pubblico soffriva enormemente pieno com'è di superfetazioni che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra città del mondo (ettari consegnati alle auto, cartelloni abusivi, ambulanti e i bidoni gialli - altra geniale operazione dell'Ama a 5 Stelle - degli abiti usati), ora la situazione è peggiorata radicalmente. Dove c'erano ancora i cassonetti, lo spazio occupato da queste mini discariche è quadruplicato, con una coesistenza surreale di cassonetti e bidoncini. Dove invece i cassonetti erano stati tolti (e la raccolta porta a porta veniva fatta dai condomini tenendosi all'interno i bidoncini), ora sono ritornati e le strade si sono riempite di nuovo di contenitori di monnezza.



Cittadini e turisti non conoscono la vera natura di questi bidoncini e il loro utilizzo, per loro sono secchi della spazzatura. Cercano di metterci alla rinfusa i loro rifiuti e quando li trovano chiusi (perché per evitare di trovarsi roba buttata a caso i commercianti quasi sempre li lucchettano) li appoggiano sopra contribuendo alla sporcizia del tutto. I bidoncini stanno iniziando a riempirsi di adesivi dei traslocatori e dei serrandari, di stickers e di graffiti. Presto inizieranno a puzzare.




I bidoncini dovrebbero essere tenuti dentro, questo dice il regolamento. L'Ama li consegna e il negoziante deve occuparli di tenerli dentro salvo nel momento in cui Ama passa a ritirarli. Ma l'organizzazione di Ama (una azienda alla canna del gas) è talmente insensata che ogni negoziante si sente in qualche modo giustificato a tenerli fuori. Per i ristoranti - che magari sono aperti solo la sera dalle 18 in poi - gli orari di ritiro sono, ad esempio, dalle 6 alle 11 di mattina e così via. Naturalmente se ci fosse una motivazione i commercianti potrebbero organizzarsi per evitare questo scempio (scempio tra l'altro nelle stesse strade dove loro operano e dunque dove sempre meno persone andranno a passeggiare e spendere, innescando il circolo vizioso della sciatteria che sta uccidendo definitivamente Roma e la sua economia), potrebbero ad esempio accordarsi coi condomini per trovare spazio all'interno dei cortili - così si è fatto a Milano - o potrebbero consorziarsi per affittare piccoli fondi e affidare a qualche associazione o cooperativa apposita l'onere di mettere al mattino fuori e rimettere dentro dopo il ritiro i bidoncini.




Questa motivazione può venire solo a seguito di sanzioni. A Milano tutto questo già si fa (da 20 anni) per il semplice fatto che si è certi di essere sanzionati se non lo si fa. E allora quando sai che un comportamento errato ti comporta una multa, eviti di metterlo in pratica inventandoti alternative. Qui le sanzioni non esistono benché previste. Chiedete ad Ama quante sanzioni ha fatto per esposizione dei bidoncini fuori dall'orario di ritiro. Zero.

La cosa più inquietante di tutta questa storia è la reazione della cittadinanza. Nulla. Zero. La tua strada, il tuo marciapiede, il luogo dove hai investito acquistando un appartamento, aperto una attività viene riempito di decine di secchi della monnezza lasciati fuori da chi non potrebbe farlo e tu taci, muto, zitto. La gente prende il cappuccino seduta su tavolini con vista bidoncini e zitta. Chi ha passeggini o carrozzine per disabili non passa più su alcune strade ma sta zitta. Abituata e assuefatta al brutto. 
Si riconferma il rapporto malato tra i romani e il suolo pubblico. Questa è l'unica città d'occidente dove lo spazio pubblico smette di essere la terra di tutti e diviene la terra di nessuno, il luogo dove tutti possono fare quello che vogliono liberamente. C'è anche una significativa parte di cittadini, che è molto emblematica, che quando parliamo di questo problema ripete frasi tipo "eh ma meglio così che la monnezza per terra". Come se i bidoncini evitassero la monnezza per terra (anzi, la incrementano). Come se l'invasione di rifiuti fosse ormai lo standard e la moltiplicazione di contenitori per rifiuti fosse il male minore. Ecco, una città che ragiona in termini di male minore infischiandosene di leggi, regolamenti, legalità, best practices internazionali e buon senso. Una città totalmente incapace di accettare le riforme di civiltà (guardate la storia delle strisce blu a pagamento anche per i residenti) ma capacissima di adeguarsi all'inciviltà, alla sciatteria, al degrado. Dalle piccole cose alle grandi questioni. Su tutto. E' pur vero che chi è abituato a far scempio dello spazio pubblico (basta vedere come si comportano i romani con le loro autovetture), è ben poco propenso a rimproverare o biasimare altri che fanno altrettanto. Se un romano vede suolo pubblico rubato per fini privati non grida allo scandalo ribellandosi, ma pensa quale è la strada più breve per fare altrettanto. Ci stiamo suicidando, veniteci a salvare.

Tiburtina Valley: il business district di Roma sembra Hiroshima nel 1945

3 dicembre 2018
Ciao Romafaschifo, volevo portare alla tua attenzione una spassosa iniziativa di Unindustria e Comune di Roma. Ho la sfortuna di lavorare in zona Tiburtina e faccio dai 60 ai 120 minuti di viaggio ogni giorno, per sola andata o ritorno, da casa all’ufficio.
Sono dieci anni che la Tiburtina è devastata dai “lavori” (li metto tra virgolette perché è tutto ormai fermo da anni) e la strada è cosparsa di new jersey buttati a caso in mezzo alle carreggiate e ai lati.
La viabilità limitrofa è impraticabile, con le strade disintegrate usate come discariche: ti metto qualche esempio preso dall’imparziale Google Street View.






Poi c'è anche un intero tratto di strada, pronto da anni e che potrebbe alleggerire il carico sulla Tiburtina,  mai aperto. Unisce via di Vannina a via di Tor Cervara ed essendo chiuso al transito è utilizzato ccome discarica. Lo ripuliscono ogni sei mesi con i camion.



Il percorso dal GRA verso il centro è costellato di ex attività industriali/commerciali fantasma. Stabili abbandonati tra cui spiccano la ex Cesare Menasci (abbigliamento) la ex Technicolor (dove è stata stampata su pellicola la Storia del cinema italiano), la ex Illuminotecnica, la ex Società Ossigeno Napoli, le ex Officine Romanazzi,  per citare solo gli stabili più noti e non occupati da senzatetto.

Poi ci sono le sale bingo, unico settore che sembra davvero prosperare. Ah, c'è anche McDonald's, e se ci entri in macchina dalla Tiburtina poi non puoi uscire più sulla stessa strada (a meno che non percorri via del Casale Cavallari contro mano come fanno tanti) ma devi farti un giro safari per via di Vannina.



Per completare il quadro abbiamo le situazioni di occupazioni di disperati e senza tetto con tutto il carico di problemi che portano con se'. Alcune (come la ex Leo farmaceutica) sono finite più volte in cronaca nera nazionale per stupri e morti.
Bene (si fa per dire): in questa situazione di devastazione urbanistica, stradale e umana di questo angolo di autentico Terzo mondo, a noi lavoratori della zona giunge dalle aziende l’invito a visitare questo portale.
Se compilerai il sondaggio (in cui ti chiedono se ti piace dove ti trovi…) puoi anche vincere “un cesto di prodotti offerto da Gentilini e da Pallini”.
Il portale comprende anche una sezione "Infomobilità - Il percorso giusto per te" che non è altro che un link a Google maps per calcolare i percorsi.

Poi c'è una brochure da scaricare (sezione "Tiburtina in Movimento"), che illustra il progetto: il tutto termina in un "hackaton" (termine altisonante, che dovrebbe riferirsi propriamente a una convention di informatici e hacker: qui usato un po' fuori contesto...) e "Gli interventi che scaturiranno dall’hackaton saranno individuati attraverso...": non lo sapremo mai, perchè si sono dimenticati di scriverlo (pagina 5 della brochure).

Una iniziativa paragonabile ad un sondaggio sulla manutenzione del verde pubblico a Hiroshima nel  settembre del ’45.

LETTERA FIRMATA

Video. Con le chiappe al vento di fronte al Cupolone di San Pietro (ancora una modella nuda)

30 novembre 2018






Molti staranno lì a cercare di fare i confronti, del resto la sagoma è molto simile. La modella di questo video che si denuda e si fa fotografare con alle spalle la Cupola di San Pietro in Vaticano è o non è la stessa che ieri mattina si è messa in posa, sempre spogliata di tutti i vestiti, nella Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini a Piazza Navona (qui le foto)?


Insomma o c'è un servizio fotografico hot in corso (chissà dove lo vedremo pubblicato) che prevede una modella integralmente svestita e collocata tra le bellezze più iconiche della città, oppure c'è una vera e propria moda, una mania, una nuova tendenza. 

Sta di fatto che nella sola giornata di ieri questo è il secondo contenuto di questo tipo. In pieno giorno, arrivano, lei si spoglia nuda, lui la fotografa per il tempo necessario, se ne vanno senza subire il minimo controllo, la minima sanzione, senza preoccuparsi di nulla. 

Le riflessioni su quali siano i significati di tutto questo le abbiamo già abbozzate nell'articolo di ieri. La novità che pubblichiamo oggi ci fa riflettere però sulle condizioni assolutamente selvagge delle banchine del Tevere. Valorizzate in maniera straordinaria in tutto il mondo (basti pensare alla Senna a Parigi), le banchine a Roma sono totalmente abbandonate alla spazzatura, alle sterpaglie, alle erbacce (ormai divenute alberi) e ai mille accampamenti abusivi. Sotto ogni ponte ci sono tende di tipo canadesi abitate da personaggi aggressivi e violenti coi loro cani, discuterci - come è successo - significa farsi ammazzare dopo essere spinti nel fiume.
In questo contesto di totale anarchia spogliarsi e mettersi con le natiche in prospettiva sul Cuppolone è davvero il male minore, è semplicemente coerente con il contesto. Un contesto che manga un messaggio non scritto a chiunque, cittadino o turista, il messaggio della sciatteria e del pressappochismo. Fa un po come caxxo ve pare, tanto non succede niente... 

Immaginate qualsiasi altra grande città-con-fiume in Europa e immaginatevi una scena simile. A Londra sul Tamigi, a Vienna sul Danubio. Lì ti riprendono le telecamere di sorveglianza e poi devi spiegare in commissariato cosa stai facendo, qui al massimo ti riprendono i telefonini dei cittadini (come quelli di Roma ieri oggi che ci hanno mandato questo video) e nella peggiore delle ipotesi esci su Roma fa Schifo.

Nuda dentro la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona. Tanto a Roma si può. Le foto

29 novembre 2018
Ormai la lettura che diamo di queste cose è noiosa e pedante. Per cui cerchiamo di farla breve. Anche perché gli episodi si susseguono (l'altra sera una coppia, minorenne lui, quasi trentenne lei, è stata denunciata a piede libero mentre si stava accoppiando davanti ad altri utenti all'interno di un bus dell'Atac...) e non servono le denunce e le sanzioni probabilmente, conta l'atmosfera.
When in Rome do as the romans do. Quando sei a Roma, dice il motto diffuso in tutto il mondo, fai come fanno i romani. Una frase fatta, utilizzata a livello globale, per dire "adatti ai costumi locali". E i costumi locali sono quelli che hanno un solo unico comandamento: ciascuno può fare come cavolo gli pare e non devono esistere conseguenze.

Questo è quello che ti comunica Roma. Un posto - probabilmente l'unico posto d'Europa e d'occidente - dove hai la netta sensazione che nessuno ti stia controllando, nessuno ti farà mai nulla, non esisterà mai l'ombra di un controllo civico (quella cosa per cui, da Milano a Berlino, da Copenhagen a Londra se fai una roba sbagliata in città i primi a correggerti sono i tuoi concittadini, non le pubbliche autorità) a prescindere da qualsiasi atto tu compiari. 



Dopo l'uomo nudo che faceva bella mostra di se facendo il bagno dentro le fontane dell'Altare della Patria di Piazza Venezia (nostro scoop, ripreso da tutti i giornali del pianeta) in agosto, ora abbiamo la versione autunnale. E se non c'è l'oltraggio ad un monumento simbolico per la nazione, c'è però la violazione di un bene culturale di valore strepitoso, che come tale dovrebbe essere sempre tutelato, sottoposto quanto meno alla videosorveglianza delle telecamere a circuito chiuso di cui Roma, unica capitale dell'universo, non è minimamente dotata.




E invece eccola lì, la modella che si spoglia totalmente nuda, si mette in posa a favore di fotografo, si fa immortalare come mamma l'ha fatta per un servizio che andrà pubblicato chissà dove, con alle spalle una scultura mitica di Gian Lorenzo Bernini, con in secondo una architettura mitica di Francesco Borromini. Una inquadratura unica. Con dietro gli operatori dell'Ama che intanto puliscono la piazza alle 7 di questa mattina, che guardano pensando "tanto a Roma si può" e poi aggiungono magari: "aho ma è na bella fregna, alla fine che fastidio te dà...". Intanto tutto attorno si allestisce l'orripilante mercatino di Natale che l'amministrazione ha deciso di regalare per nove anni alla peggior dinastia di ambulanti che la storia della città abbia mai avuto. Tutto torna...

Termini muore di spaventoso degrado. Sistemare Via Gioberti risolverebbe

26 novembre 2018
Parliamo del progetto di canalizzazione del traffico in funzione anti-sosta selvaggia delle zone circostanti alla Stazione Termini. Come molti nostri lettori sanno - perché abbiamo elogiato il provvedimento nelle sue parti azzeccate, perché abbiamo criticato i tanti difetti del provvedimento e perché abbiamo parecchie volte approfondito con foto, video e riflessioni - da qualche tempo alcune strade attorno alla Stazione sono state dotate di un sacrosanto sistema di canalizzazione del traffico. 

La cosa interessante è che nelle sue primissime stesure il provvedimento non riguardava, come è poi avvenuto, soltanto Via Marsala e Via Giolitti, ma anche Via Gioberti. Ad oggi Via Giolitti funziona relativamente (abbastanza bene vicino alla stazione, abbastanza male allontanandosi dove la canalizzazione diventa singola e non doppia); Via Marsala funziona male perché viene consentito alle auto di usare una corsia  per la sosta parcheggiandosi in parte sul marciapiede; mentre Via Gioberti non è stata minimamente toccata dal provvedimento. Si è completamente dimenticato di sistemarla. 

Le conseguenze sono ormai evidenti. Le persone via via che passano i mesi si sono abituate e hanno compreso che a Via Giolitti e Via Marsala non è facile come un tempo fermasi "un attimino" per fare un kiss & ride bloccando tutto; questo ha comportato che molti hanno cambiato i loro costumi, molti finalmente hanno capito che c'è un comodo kiss&ride peraltro regolare di fronte alla Stazione, molti hanno capito che conviene andare coi mezzi, molti altri hanno cercato altre strade dove esprimere tutta la loro inciviltà in termini di sosta selvaggia.

E quale strada ne ha fatto le spese? Ovviamente Via Gioberti, proprio la strada che doveva beneficiare di una riqualificazione che però non c'è mai stata. Tutto il lato sinistro di Gioberti è devastato dalla sosta selvaggia, ad ogni ora, come se non bastasse la sfilza di bancarelle vomitevoli che umiliano questa strada. Questo comporta una congestione terribile del traffico che va a scapito degli autobus e dei taxi che passano in questa strada e che sono qui per condurre in velocità e puntualmente le persone alla stazione. Capita, insomma, che bus e taxi rimangano bloccati qui in una congestione dovuta esclusivamente alla doppia fila e che non possano utilizzare minimamente la corsia preferenziale sia a causa della doppia fila a destra sia per il fatto che la corsia stessa viene spesso utilizzata dai taxi per far scendere i passeggeri (in assenza, ad onor del vero, di serie alternative di drop off). Insomma chi deve transitare si blocca e la strada - peraltro piena di spazzatura, loschi figuri, brutti ceffi, trans e prostitute - risulta essere un posto davvero spiacevole. 

Il sogno (che sarebbe normalità in tutte le città del mondo) per Via Gioberti sarebbe quello di una strada elegante, con larghissimi marciapiedi, con due corsie carrabili (una preferenziale e una normale) al centro ben canalizzate per evitare la sosta, con i grandi alberghi e i ristoranti che si affacciano con i loro dehors tutti uguali. Un collegamento di fatto pedonale che interrompe l'isolamento della stazione, una spina di luce nella tristezza di questo pezzo marcio e dall'aspetto sinistro di città, un link anche visivo tra Stazione e Santa Maria Maggiore. Una scorciatoia già esistente ma oggi abbandonata che porta la Stazione in centro, a Monti, all'Esquilino. E il centro in stazione.
Si perdono tanti posti auto e posti moto? E certo, ma tra pochi mesi apre sopra la stazione un parcheggio gigantesco, con migliaia di posti. E si vorrà o non si vorrà fare qualcosa a seguito di questo? Quella offerta di parcamento la sopra deve essere eliminata dalle strade e un progetto simile su Via Gioberti va esattamente in questa direzione
In alternativa sarebbe molto risolutivo anche semplicemente proteggere con cordoli le preferenziali già esistenti (già esistenti!) di Gioberti e Turati, e le cose cambierebbero già non poco. 

Ma davvero non si capisce quanto è cruciale mettere in sicurezza i dintorni del secondo scalo ferroviario più frequentato d'Europa? Ma davvero non si capisce che questa area di città deve essere controllatissima, illuminatissima, curatissima più di ogni altra? Ma quale interesse c'è a tenere in queste condizioni vomitevoli l'area circostante a Termini? Riqualificare profondamente Via Giolitti togliendo ambulanti e sosta selvaggia potrebbe a cascata risolvere tutti gli altri problemi.

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