Dopo mesi e mesi di commissariamento della città la nuova assessora ai trasporti Linda Meleo si sarà trovata i cassetti vuoti per quanto riguarda nuovi progetti e nuove idee, e allora con questo video le offriamo noi, bella e pronta, la prima iniziativa. Ecco perché ci permettiamo qualche suggerimento. Analizzando rapidamente e grossolanamente i flussi ciclabili ci siamo accorti che in città ci sono tanti colli di bottiglia, tanti imbuti nei quali i flussi di diverse direttrici si catalizzano. La direttrice sud occidentale, ad esempio, composta da strade importanti come la Circonvallazione Gianicolense, Viale Marconi, la Portuense o l'Ostiense deve usare necessariamente Via Arenula per accedere al cuore della città. Sappiamo bene che la tendenza deve essere quella di dotare la città di una rete a maglia strettissima di ciclabili leggere oltre che una serie di ciclabili su tutte quante le consolari in modo non solo da rendere sicuro il passo alle bici, ma anche e soprattutto in modo da togliere spazio vitale alla doppia fila, rendendo questa pratica - autentica droga per il mondo della mobilità romana - non più attuabile. Tuttavia qui, rapidamente, agendo su poche decine di metri di strada, si può ottenere già un primo risultato simbolico.
Visto che Via Arenula è una via-collettore, ne consegue che Via Arenula dovrebbe essere quanto di più accessibile e accogliente per i ciclisti, ma così non'è. Nonostante la strada lambisca il Ministero di Grazia e Giustizia e nonostante sul lato destro della stessa insista un divieto di sosta con tanto di zona rimozione, le auto occupano abusivamente, da sempre, metà della carreggiata. Carreggiata disegnata alla romana, ovvero con dimensioni appositamente sbagliate per poter consentire la sosta selvaggia. E' un contesto di grande pericolo per le bici costrette al solito slalom per evitare vetture e sportellate. Tra l'altro su una strada dotata di un fondo stradale allucinante.
Come dimostriamo e spieghiamo nel video sarebbe davvero semplice rendere sicura questa strada. Basterebbe una semplice ciclabile sulla destra: ci sono le dimensioni per farla e ci sono le dimensioni per lasciare nel resto dello spazio la carreggiata di 3,5 mt destinata ai flussi di veicoli e delle linee Atac. La strada diventerebbe così più sicura non solo per le bici, ma anche per i pedoni (tutte le auto in divieto rendono invisibili i pedoni che attraversano) e per le stesse auto e motorini. Il costo sarebbe irrisorio e a dispetto di un intervento minimo si darebbe un servizio a tantissime persone impattando su tantissimi quadranti come lo schema qua sopra dimostra. Basta fermarsi un attimo a Via Arenula per vedere quante biciclette la percorrono verso Largo Argentina. Ovviamente con un aumento della sicurezza questi flussi ciclabili potrebbero aumentare riducendo quelli automobilistici e motociclistici. Che è poi il programma del Movimento 5 Stelle. Una azione che si può portare a termine entro l'estate dando un chiaro segnale dell'azione di governo.
Il primo giudizio, la prima pagella, oltre che sui singoli nomi, andrebbe dato sulla giunta in generale e sul quadro politico dal quale emerge. Siamo ad un risveglio da incubo, rispetto alle previsioni di una fase di sano cambiamento delle dinamiche della città. Il Movimento 5 Stelle sta dimostrando di comportarsi, per quanto riguarda l'atteggiamento politico, non come i vecchi partiti ma addirittura peggio. Abbiamo un sindaco privo di autonomia, sotto ricatto, firmatario di un contratto capestro (che esiste solo a Roma e in nessuna altra città, attenzione!) che le impedisce di muoversi, di scegliere, di osare. La faccia è di Virginia, le scelte sono di altri. Se le cose vanno male la colpa sarà la sua, se vanno bene il merito sarà del Movimento. Una ingiustizia clamorosa tanto più che la campagna elettorale (certo c'era il voto di protesta, certo c'era la voglia legittima di punire il PD per quello che aveva fatto a Marino) l'aveva vinta lei e solo lei. I romani li aveva convinti lei e solo lei, entrandoci in sintonia più di quanto sarebbe stato ragionevole aspettarsi. Le hanno scippato subito la vittoria con metodi spiccioli, aggredendola, facendola piangere, accerchiandola come volgari avvoltoi: uno dei più micidiali partiti politici su piazza, altro che novità. La capitale d'Italia ha un sindaco che non è nelle condizioni neppure di scegliersi in autonomia un vice capo Gabinetto e manco il suo stesso portavoce: ogni scelta deve essere accettata da un gruppo di persone che mai sono passate al vaglio elettorale e che, se mai lo avessero fatto, avrebbero perso malamente. Qualcuno a Roma avrebbe mai votato per Davide Casaleggio? Nessuno! Eppure lui decide su Roma, sullo sviluppo della città, sul futuro dei nostri figli. Una truffa della democrazia che, intendiamoci, succede in tutti i partiti, ma non con questa volgarità, non con questa goffaggine, non con questa gelida lucidità da cui non scappa nulla, neppure la più marginale delle poltrone. Il tutto condito - lo abbiamo raccontato - da una quantità di bugie in dose industriale: ma se questi hanno sparato menzogne a raffica ora che sono appena arrivati, cosa combineranno quando avranno familiarità coi palazzi? Le conseguenze sono ovviamente tutte, come ferite, sulla qualità altamente mediocre della Giunta. Il Movimento 5 Stelle non ha fatto una Giunta per risolvere i problemi della città, ha fatto una Giunta per gestire il potere e amministrare il consenso cercando di lanciare la volata a Di Maio come premier nel 2018 o prima. Una Giunta modulata coi bilancini di un atroce Manuale Cencelli: tale assessore sta lì perché risponde a quel capobastone, talaltro assessore sta lì perché risponde a quell'altro capobastone. La competenza e la reale capacità di affrontare e risolvere i problemi è secondaria. L'importante era isolare il Sindaco e impedire che si circondasse di persone di sua fiducia. Evitare che la sua stella brillasse troppo. Siamo al Metodo - Marino, ma preventivo. Dei 10 assessori, arrivati con un ritardo clamoroso mentre tutte le altre giunte frutto delle elezioni del 20 giugno sono operative da settimane, forse il 20% o anche meno rispondono direttamente a Virginia, gli altri sono polpettine avvelenate ciascuna inserita da una corrente del Movimento. È ovvio che con questo approccio non si può governare bene: speriamo naturalmente di sbagliarci. La Giunta, peraltro, appare gravemente lacunosa non solo a causa di personaggi mediocri e fuori ruolo, ma anche per le deleghe mancanti, mai assegnate. Non esiste assessore alla scuola (almeno a stare alle indiscrezioni del giorno prima), non esiste nessuno che abbia una delega al decoro (gli amici di Diario Romano lo fanno notare da giorni), Berdini si è spogliato della delega, importantissima, ai lavori pubblici, ma chi la prenderà? La delega al verde pubblico a chi andrà? E la sindaca si è tenuta la delega al personale e lì porterà tutta la sua retorica buonista che sta facendo felici autori di satire e caricature, una retorica di una donna che non ha capito o fa finta di non capire quale enorme responsabilità i dipendenti e i sindacati abbiano rispetto al disastro attuale della macchina capitolina e delle partecipate. Ma vediamo nome per nome ricordandoci che già a metà giugno facemmo la nostra prima pagellina che trovate qui.
DANIELE FRONGIA - vicesindaco e sport \ 5,5 È preparato e, con tutti i limiti di un giovane politico pentastellato spesso strafottente, in gamba. Ha scritto un libro dove ha dimostrato di centrare uno dei problemi principali della città. Ci fa gioire che sia lui, e non Lo Cicero (per fortuna saltato), ad occuparsi dello sport, che non significa semplicemente raccontare ai ragazzi a scuola che bisogna fare movimento, ma significa ad esempio centinaia di centri sportivi comunali che oggi sono un problema ma che potrebbero trasformarsi in grande risorsa (anche economica). E dunque bandi, gare, ricorsi, aziende assegnatarie, contratti. Volevano far fare queste cose a Andrea Lo Cicero, pensate un po'. Ci divertiremo con lui sulle Olimpiadi: ci dovranno spiegare come mai, proprio ora che ci sono gli onesti al governo, dobbiamo smetterla di fare grandi eventi e progetti. Ma come, abbiamo fatto e strafatto quando c'erano i lestofanti e ora che c'è gente specchiata e che finalmente possiamo fare progetti, appalti, cantieri senza rischiare corruzione e sprechi ci tiriamo indietro? Sarebbe inspiegabile, specie per gli elettori. Non arriva alla sufficienza perché a lui, pare, si deve l'ingresso in giunta di Berdini. Una cosa imperdonabile e che infatti non gli perdoneremo mai.
MARCELLO MINENNA - bilancio, patrimonio e partecipate \ 6,5 Con questa nomina perde anche peso una delle numerose stupidaggini di queste settimane: "l'assessorato a tempo" alle partecipate. Mapperfavore! Minenna, che ovviamente risponde a Di Maio, appare persona di un certo spessore. Ha accettato solo perché poi, con un Di Maio eventualmente premier, può andare a riscuotere i frutti della traversata nel deserto che rappresenterà questo incarico terrificante a Roma. Vedremo se la città continuerà a stare dentro ad una legalità contabile che solo Marino era riuscito a darle o se torneremo ai bilanci preventivi approvati con 12 mesi di ritardo per far felice chi fa affidamenti diretti e appalti per somma urgenza...
LINDA MELEO - trasporti \ 4 C'è da fare le ciclabili, da proteggere le corsie preferenziale e farne di nuove, da far passare i bus, da aggiustare Atac sostenendo Rettighieri con un grosso appoggio politico e far pagare a tutti il biglietto, da completare le metro e progettarne di nuove così come le linee di tram, c'è da tutelare le aree pedonali, allargare le ztl come estensione e come orario, interloquire con la Regione e con le Ferrovie dello Stato, scontentare i taxisti assegnando nuove indispensabili licenze, gestire la questione di Uber, gestire il carico e scarico di merci, riformare il mondo degli school bus, incrementare il car sharing, far partire il bike-sharing, puntare sull'asservimento semaforico, installare un visibilio di autovelox, allargare le strisce blu e aumentarne il costo oggi ridicolo, pianificare un piano urbano per i parcheggi interrati, far pagare la congestion charge per chi entra in auto in città. E mille altre cose. E tutte queste cose le dovrebbe fare questa assegnista universitaria totalmente sconosciuta nel mondo di chi ricerca, si appassiona e segue la mobilità urbana. Una nomina da brividi, di una pochezza disarmante. Come da brividi è pensare che questo incarico poteva andare alla competentissima Pronello (ma la gente iper preparata accetta di entrare in una Giunta dove alla fine non si sa chi decide?) o al bravo e lucido Enrico Stefàno. Anche questo assessorato, benché la mobilità fosse il primo punto che gli attivisti (traditi ancora una volta) indicarono come emergenza e dunque primario punto del programma di governo, è stato trattato come merce di scambio. Sarebbe interessante capire chi ha segnalato la Meleo (che domande, lo sappiamo benissimo chi) e perché... Ripetiamo per i disattenti: il tema principale della città, i trasporti, è stato messo in mano ad una assegnista di ricerca presso la Università UniNettuno (è meglio o peggio di Eton o di Oxford o della Bocconi?) priva del benché minimo curriculum nonostante i 38 anni suonati. Un insulto e un affronto ai disagi che i cittadini vivono ogni giorno per andare e tornare dal lavoro o da scuola.
LUCA BERGAMO - cultura \ 7 Correggiamo verso l'alto il voto di 20 giorni fa. Da 6,5 a 7 per il profilo che Luca Bergamo (lo chiamano assessore "di sinistra", in realtà sta lì perché ha costruito un rapporto privilegiato - anche lui - con Di Maio) è riuscito a ritagliarsi. È probabilmente una delle persone più intelligenti della Giunta e sta mettendo le sue capacità al servizio di una gestione civile della partita: molti si stanno affidando a lui.
ADRIANO MELONI - attività produttive \ 5 Un compito da far tremare le vene ai polsi: vanno tolte di mezzo le allucinanti bancarelle (anche grazie alla Bokestein, e il 2017 è un anno chiave: se verrà persa quella occasione addio), va riformato il pianeta dei mercati rionali dove siamo 30 anni indietro, va completata e portata a compimento la riforma dei cartelloni pubblicitari, va governato il tavolo del decoro per l'eliminazione degli ambulanti da tutte le aree storiche e monumentali, occorre sviluppare tutto il mondo dell'agricoltura e dell'agriturismo oltre a quello del turismo tout court che poi è la prima o la seconda industria della città e bisogna gestire il problema delle occupazioni di suolo pubblico dei pubblici esercizi (leggi tavolini all'aperto). E poi c'è l'innovazione, le start-up e così via. Assieme a quello ai trasporti è l'assessorato più importante per i prossimi 5 anni. E come quello ai trasporti è stato consegnato ad una persona largamente deludente. Deludente chiaramente sulla carta, dopodiché speriamo che si sappia valere e che ci smentisca: saremo i primi a sostenerlo. Per ora l'unico contento è il suo amico ed ex socio Davide Casaleggio, che ha indicato il suo nome basandosi su un curriculum poco significativo rispetto alle mansioni da assolvere.
PAOLA MURARO - ambiente \ 7 Confermiamo il nostro voto di 20 giorni fa. Una figura competente scelta senza squallidi infingimenti: ha lavorato con Alemanno e con Panzironi? Ha un contenzioso con l'azienda? Sticavoli: se è brava e lucida non importa. Speriamo non ci deluda. Semmai il dubbio è: avrà anche la delega al verde? Esiste oggi a Roma la possibilità che una sola figura si occupi assieme di rifiuti, discariche, differenziata, cassonetti, porta a porta, inceneritori e riciclaggio e che pensi anche al verde, alle aiuole, alle ville storiche, alla assoluta necessità di implementare nelle aree verdi delle attività economiche che permettano di rendere tutto questo sostenibile quanto a sviluppo e manutenzione? Difficilissimo.
LAURA BALDASSARRE - sociale e scuola \ 4,5 Una nomina grigia, di poca capacità e di nulla esperienza. Tutta la parte che ha a che spartire con le difficoltà della città (le cooperative sane, le associazioni, i volontari...) ha implorato il sindaco per una riconferma di Francesca Danese, il Sindaco ha preferito chinare la testa alla ennesima imposizione di Luigi Di Maio. Il potere per il potere: come il PD, peggio del PD. Una domanda: avrà anche le politiche abitative come delega? Così aggiungiamo brivido a brivido...
FLAVIA MARZANO - semplificazione \ 7,5 Sembra proprio una nomina di alto spessore, di buona esperienza, di buon profilo e di eccellente preparazione. Le diamo sulla carta un voto molto alto pronti a rimangiarcelo se ci farà pentire. La prima sfida secondo noi è il sito del Comune: uno scempio internazionale. La seconda sfida è capire che la trasparenza la puoi fare anche senza grandi spese e senza grandi tecnologie. Come abbiamo raccontato qui.
PAOLO BERDINI - urbanistica \ 2 Una autentica cattiveria verso la città. Verso una città che non ha bisogno di sciocche cattiverie. Il nostro voto di qualche tempo fa era un generoso 3, passa a 2 dopo le innumerevoli figure idiote inanellate dal nostro nelle settimane passate. Dallo Stadio della Roma, ove coprendosi di ridicolo ha coperto di ridicolo la città, al recente annuncio di non volere la delega ai lavori pubblici. Già, e ora chi la prenderà? Speriamo che il caso di presunta evasione fiscale (Andrea Augello ha presentato interrogazione) emerso ieri sulle pagine de Il Fatto Quotidiano ce lo tolga dalle scatole prima che possa fare altri danni pregiudicando quanto di buono fece in passato Giovanni Caudo.
DANIELA MORGANTE - capo di gabinetto \ 7 Quasi ogni scelta fatta in continuità con l'epoca Marino è una scelta buona. Lo è dunque la Morgante come lo è la sua vice, la Proverbio. Peccato solo che non ci sono state altre continuità che si potevano provare a implementare: Caudo, Leonori e Danese ad esempio. Per ora è tutto, un caldo augurio di buon lavoro al Sindaco della Città Eterna Luigi Di Maio.
Scene cui non eravamo più abituati, scene che speravamo di non vedere più, scene che no si vedevano dallo scorso novembre. Dopo mesi e mesi, sfruttando sciatterie e ritardi, risciò e gladiatori, increduli loro per primi, si sono ritrovati con l'ordinanza che li teneva lontani dai monumenti scaduta. Il sindaco non l'ha rinnovata. Ha trovato il tempo di nominare capi di gabinetto, di revocarne la nomina, di nominare vice capi di gabinetto, di revocarne la nomina, ha trovato il tempo di rinnovare l'ordinanza che vieta il passaggio notturno in alcune zone della Tangenziale Est ma non si è curata - nonostante le sollecitazioni del Soprintendente, e dunque dello Stato in persona - di rinnovare questa delibera che mille volte abbiamo segnalato come in scadenza il 30 giugno. E' andata così. Dopo mesi e mesi l'area del Colosseo, già gravata da un abusivismo che imperversa e dall'impatto dei cantieri della Metro C (Berdini ha detto che dopo San Giovanni la metro deve deviare da qualche altra parte, ma intanto qui incuranti delle prescrizioni del nuovo guru urbanistico si stanno realizzando le stazioni, magaurdaunpòtu...) è stata di nuovo riempita di questa inaccettabile marmaglia. Mettete il video in alta risoluzione e godetevi la qualità 4k della nostra nuova fotocamera per apprezzare la quantità di impostori e cazzaroni che importunano i turisti. Illegalità dovunque, saltafila, venditori di cappelli, vu cumprà di ogni risma e da qualche giorno di nuovo risciò a occupare la carreggiata e gladiatori con una scopa in testa.
I video sono due, montati assieme, uno al mattino, andando verso Piazza Venezia, uno alla sera tornando verso il Colosseo. Una tristezza immensa: l'area archeologica più importante del pianeta tenuta in nessuna cura e dimenticata quando sarebbe bastata una firma su una proroga. Quali saranno i prossimi passi pur di amministrare il potere e incrementare il consenso? Magari far tornare qui le macchine? Magari far tornare gli urtisti? Magari restituire lo spazio ai camion bar? Al di là delle provocazioni, magari l'amministrazione porrà a breve rimedio. Ma questo buco normativo, questo non rinnovare immediatamente potrebbe esporre il Comune a nuove ritorsioni legali. Già queste lobbies del degrado hanno ricorso al TAR con vigore, senz'altro lo rifaranno. Con una motivazione semplice: "se davvero era necessario allontanarci, perché lo si è fatto con ritardo? Allora non era vero che era così prioritario...". Se voi foste i giudici del TAR come rispondereste?
L'altro giorno, abbastanza increduli, iniziamo a ricevere messaggi privati da parte di un personaggio pubblico. Verifichiamo e riverifichiamo ed in effetti riscontriamo che proprio di lui si tratta: il marito del nostro sindaco. Cioè, voglio dire, sei la "first lady" (come si dice al maschile?) del Comune, tua moglie è stata eletta sindaco e ha mille difficoltà per far partire - speriamo presto alla grande - la sua nuova attività, c'è polemica su tutti i giornali perché è nuova e in qualche maniera il sistema gioca a metterla in difficoltà con critiche ingiuste (anche noi facciamo critiche, ma mai ingiuste e sempre costruttive, volte a correggere gli errori), e tu cosa fai? Ti metti a lasciare nero su bianco insulti e sciocchi comportamenti da bullo informatico? E andiamo un po'... Ma vi pare possibile? La conversazione inizia così come vedete, dal nulla esce un messaggio che recita "sei patetico". E poi il resto lo leggete qui sotto.
Ma al di là del buon Severini, che evidentemente non riesce a contenersi, non riesce a ragionare in maniera pacata e costruttiva e non riesce a capire che questi suoi comportamenti servono solo a mettere in difficoltà sua moglie, questo post ci serve per riflettere su una questione che sta interessando la città da alcuni tempi, ma specialmente nelle ultime settimane. Sebbene attenuata negli ultimi giorni, quando errori e imbarazzi da parte della nuova amministrazione stanno fiaccando anche il sostegno dei più infoiati, il problema del "tifo politico" che è stato innescato dal Movimento 5 Stelle rappresenta un piccolo problema da gestire. Ed è soprattutto il M5S che deve gestirlo: avere dei supporter che interpretano la passione per la politica come micidiale tifo ultras cieco e violento può rappresentare e rappresenta un grave punto di debolezza. Questo blog da quasi 10 anni incalza i partiti al potere e quelli all'opposizione. Lo fa spesso con durezza. Forza Italia, AN, Fratelli d'Italia, Storace, il PD. Sono tutti partiti che abbiamo attaccato con una nettezza piuttosto spicciola, ai limiti - lo riconosciamo - della querela. Abbiamo attaccato tutta questa marmaglia politica romana con molta più forza di quella che abbiamo utilizzato per attaccare il M5S, ma solo dal M5S abbiamo avuto in cambio una reazione piena di violenza, di insulti, di attacchi privi di qualsiasi contatto con la realtà e del contenuto effettivo delle nostre critiche. Tra l'altro se a Roma il voto di protesta e di cambiamento fa risultati così rotondi una buona parte del "merito" (se così vogliamo chiamarlo) è anche nostro: Roma, infatti, grazie a questo blog, oggettivamente autentico caso editoriale raccontato dalle testate di tutto il pianeta, è l'unica piazza in Italia dove esiste una narrazione del declino e del degrado, dove c'è un costante racconto del fallimento delle classi dirigenti. E' grazie a noi se è maturato un sentimento di vendetta - da parte degli stessi elettori di centro sinistra - verso il PD, è grazie a noi se decine se non centiaia di migliaia di cittadini hanno guadagnato consapevolezza relativamente alle reali condizioni della città ed alle reali responsabilità della classe dirigente. Abbiamo, non ci vuole un raffinato analista antropologico per capirlo, contribuito culturalmente a questa fase di grande transizione. Ma non per questo ci asteniamo dal criticare e dal pungolare continuamente chi è al potere ora. Questo non fa di noi dei "patetici", lo saremmo facendo diversamente. La nostra azione quotidiana e costante, ormai quasi decennale, di "educazione civica" ha portato molte persone ad aprire gli occhi. Tanti tra questi, una volta presa coscienza, hanno votato Cinque Stelle. Dunque perché trattarci così? Le reazioni poi, come in ogni pericolosa setta che si rispetti, vengono condite tutte dagli stessi argomenti, spesso dalle stesse frasi ripetute a pappagallo. E tutti se ne fanno interpreti, dall'ultimo degli elettori fino al marito del sindaco. È inquietante anche se, bisogna dirlo, si tratta comunque di una minoranza dell'elettorato (oggi maggioritario o quasi) del Movimento. Una minoranza però rumorosa e, a nostro modo di vedere, potenzialmente pericolosa. Si tratta, in tutta evidenza, di una forma di fondamentalismo politico assolutamente inedito nell'Italia repubblicana, qualcosa forse di assimilabile al Partito Fascista non tanto per i metodi e per l'aggressività (che pure c'è ed è un problema), quanto per la totale incapacità di razionalizzare, di leggere i contenuti, di stare ai fatti staccandoli dalla propria distorta percezione. Una critica costruttiva diventa un "attacco" (non lo è, ma anche se lo fosse? È forse vietato fare attacchi a chi governa? Non è forse quello che da anni fanno i pentastellati con una durezza talvolta così intensa da essere scomposta?); una analisi dei fatti diventa "spalare merda" o "gettare fango"; una opinione espressa un "giudizio" (notate come fa presente che noi non abbiamo il "diritto" di giudicare); una nota sull'attuale amministrazione fa immediatamente di te un adepto dell'amministrazione precedente oppure un piddino, un pidiota, un pidocchio nel ricorsivo servirsi di giochi di parole da scuola elementare. Se provi a portare la discussione fuori dalla tifoseria e dentro ad un dibattito sano, svaniscono: "non ti rispondo perché non ne vale la pena". Ma come, santo cielo, sei venuto tu a parlarmi qualche minuto fa tra l'altro insultando, io ti rispondo in maniera civile e tu scappi via? Sarei semmai dovuto scappare io. Boh... Siamo stati costretti, ed è una cosa inedita, a bloccare in questi giorni decine e decine di persone che passavano la giornata a insultare il prossimo e il lavoro del nostro blog su Facebook. Anche questa è una cosa totalmente inedita. Abbiamo passato anni a darle di santa ragione al PD, abbiamo passato 5 anni a dire peste e corna di Alemanno e della destra, ma mai ci era successo di dover avere a che spartire con un gruppo di facinorosi estremisti che volevano semplicemente impedirci di esprimere la nostra opinione mandando alle ortiche qualsiasi tentativo di dibattito civile. Nulla di simile ci era mai successo neppure quando ci siamo fronteggiati con Casa Pound o con i movimenti antagonisti e i centri sociali. I dirigenti di questo partito, i vari Di Maio, Fico o Lombardi, invece di immischiarsi più del dovuto nel governo delle città, dovrebbero curarsi maggiormente di gestire i propri supporters e il proprio elettorato. Aver convinto gli stupidi e i tarati che la loro importanza "vale uno" esattamente come valgono le persone ragionevoli, intelligenti e preparate ha delle conseguenze che vanno governate prima che degenerino. Se la passione politica giustifica lo squadrismo tutto diventa possibile. P.S. Con ogni probabilità Andrea Severini era arrabbiato per quello che stiamo facendo emergere riguardo a come è gestito il Movimento 5 Stelle nel XIV Municipio (leggete con attenzione qui e qui), ma se aveva qualcosa da ridire sulle nostre ricostruzioni - indubbiamente e comprensibilmente per lui imbarazzanti - non poteva farlo con un testo in cui spiegava la sua versione dei fatti? Lo avremmo pubblicato con piacere e magari molti lettori sarebbero stati aiutati a capire meglio. Non era meglio fare così invece che comportarsi come l'ultimo degli attivisti invasati che, invece di far del bene, rischiano di essere proprio la cosa che fa alla lunga più del male al Movimento?
Si tratta di un nuovo, ennesimo, noiosissimo post che cerca di convincere la nuova amministrazione a cambiare idea sulla nomina di Paolo Berdini all'urbanistica. Chi non è interessato torni sul blog domani
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Il Movimento 5 Stelle sta iniziando a capire in mano a chi si è messo assegnando l'assessorato all'urbanistica ad un signore chiamato Paolo Berdini. L'ultimo siparietto riguarda lo Stadio della Roma: dopo le continue gaffes da parte dell'assessore-che-speriamo-non-sarà-assessore si è scoperto che il progetto tanto criticato e considerato un "crimine", il progetto che "farò di tutto per bloccare" in realtà stava placidamente passando al vaglio degli uffici tecnici e ora è diretto verso Regione per la approvazione da parte di quell'ente. Solo fuffa, solo ideologia, solo bugie dunque. E nulla ci toglie dalla testa che gli uffici siano stati accelerati dalla nuova amministrazione a Cinque Stelle per evitare che il nostro facesse ulteriori inciampi e ne sparasse altre ancor più grosse. Salvo poi scoprire che, bugia nella bugia, in realtà neanche questa dichiarazione era vera. Che la regione non ha ricevuto ancora nulla. Che in realtà le decisioni verranno prese il 15 luglio. E nessuno, dal Movimento 5 Stelle, a chiedersi come mai in dichiarazioni ufficiali alla stampa Berdini parli di "mio assessorato" non essendo stato ancora nominato assessore e come mai parli già coi dirigenti e a che titolo lo faccia. Certo fa specie, come abbiamo ripetutamente sottolineato, che il Movimento 5 Stelle, che è stato stravotato per portare novità&innovazioni, piazzi nell'assessorato più strategico un vecchio signore superato dalla logica e dalla storia che si autoproclama "comunista" senza vergognarsi di farlo (guardate il minuto 3:20 di questo filmato, e se volete guardatevi tutto il filmato che a livello storico è interessante e fa capire moltissimo di come questa gente sia rimasta ancorata a universi di 40 anni fa). Un signore che si definisce "comunista" non nel '68, non nel '77, non nel 1989. Ma ad aprile del 2016. Aprile del 2016. Senza parole. E che parla di urbanistica inframezzando con continui riferimenti alla retriva politica di sezione ("i ferimenti dei nostri compagni, nelle sezioni nostre" e così via, raccontando gli Anni di Piombo come pare a lui) fino ad arrivare all'esproprio proletario: semplicemente terrificante. Quasi come quando afferma che nel 1980 Moro - in realtà assassinato dalle BR due anni prima - era ancora vivo, subito corretto dal pubblico. Con questo intercalare ripetendo "loro", "loro", "loro". Insopportabile. Loro chi? A volte "loro" sono gli immobiliaristi, a volte gli altri partiti (tutti, tranne il PCI), a volte la Chiesa. Noi e loro, noi e loro. Pietoso. Ma questa liaison assurda e illogica, che un giorno, magari in futuro, Virginia Raggi ci spiegherà, ha tanti indizi che si trovano sempre sfruculiando su YouTube. Ne emerge un mondo che fa tenerezza di sezioni del PCI, di piccoli comitati di quartiere, di persone (riunioni con al massimo una quindicina di partecipanti, questo è il bacino) che sembrano spesso uscite dalle macchiette dei film storici di Carlo Verdone. Talvolta i contenuti sono interessanti, talaltra le battaglie sono giuste, ma nella maggior parte dei casi solo ideologie dannose, superate: non di rado sentirete in questi filmati persone che si scagliano contro la proprietà privata, contro il profitto e via così. Approcci che speravamo superati, morti, sepolti o comunque relegati a queste riunioncine patetiche tra poche decine di persone. E invece per non si sa quale motivo si è deciso di riesumare tutto questo e di portarlo al potere in città nonostante nessun elettore (salvo le famose 15 persone) abbia mai lontanamente indicato di fare altrettanto. Dibattito contro la regione nell'ambito di una rete di Comitati (11 febbraio) con 15 persone che sembrano caricature di un film di Carlo Verdone.
Il documento filmato è diviso in due video, per ora caricati su YouTube. Nel primo Berdini parla contro la nuova proposta di Legge Urbanistica della Regione Lazio. Nel secondo video, più sotto, c'è il dibattito e la parola allo sparuto pubblico. Sembra una scena di un film di Moretti ("faccio cose, vedo gente...") ma è la pura realtà. Da parte di Berdini il solito armamentario che conosciamo alla perfezione: bloccare tutto. E quanto erano belli - ad esempio - i magazzini abbandonati a Via del Porto Fluviale e quanto è brutto il palazzo di residenze che si sta edificando anche se noi "glielo abbiamo bloccato" per qualche anno. Sempre questa logica del bloccare, del mettere i bastoni tra le ruote al prossimo senza alternative, senza proporre nulla in cambio, solo interrompendo l'attività altrui che magari alle volte è pure giusto interrompere (è pieno di lestofanti, specie tra i costruttori), ma che non è immaginabile interrompere senza avere una visione alternativa. I rapporti tra Berdini e Cinque Stelle, che poi si appaleseranno nel video successivo, qui sono in filigrana. Ricordiamoci che siamo nel febbraio del 2016. Al minuto 16 è evidente come Berdini, lo dice lui stesso, voglia usare i Cinque Stelle al Comune per mettere in difficoltà Zingaretti e la sua nuova Legge Urbanistica. Perché? Lo spiega Berdini stesso qualche istante prima: la legge va a cambiare la sua legge Urbanistica, quella ancora in vigore, quella scritta negli anni Novanta sotto Piero Badaloni. All'epoca Berdini lavorava in Regione Lazio e scriveva una legge urbanistica regionale che oggi molti criticano e che necessita di cambiamenti, Zingaretti sta osando di cambiarla e il narcisista Berdini non può sopportare che non sia più la sua legge a decidere le sorti (i risultati sono davanti ai nostri occhi) urbanistiche della regione. Ecco a cosa serve vincere a Roma: "se vinciamo li mettiamo in difficoltà perché la legge urbanistica la stanno facendo pensando a Roma". Lo dice chiaro. Vincere a Roma, amministrare Roma, fare l'assessore all'urbanistica a Roma non serve per far star meglio i romani e per avvicinare Roma all'Europa, no, serve a mettere i bastoni tra le ruote di Zingaretti. Almeno per due volte Berdini sghignazza parlando del Gruppo Parnasi, un gruppo di immobiliaristi romano che come tutte le aziende che hanno sede e danno lavoro in città dovrebbe essere considerato una risorsa. E invece il nostro ride sotto i baffetti parlando a più riprese di "fallimento", con un modo di fare insopportabile ("mi dicono che il fallimento è vicino"). Ora noi non abbiamo particolari simpatie per Parnasi e per la sua azienda Parsitalia che per quello che vediamo realizza prodotti piuttosto mediocri come si può vedere al Torrino o a Porta di Roma, tuttavia non possiamo capire come possa esistere un assessore all'urbanistica che quasi gioisce per il fallimento delle imprese del suo settore. La sfida a Roma non è far fallire i costruttori, ma semmai di farli diventare europei, accrescerne la qualità.
Ma è nella parte del dibattito, come ogni riunione politica degli anni Settanta che si rispetti, che sta il succo del discorso. Sono lunghi minuti ma vanno ascoltati perché qui nasce il Berdini grillino, qui si consolida la massa critica (le solite 15 persone scarse) che determina la scelta di Virginia Raggi. Invitandovi ad ascoltare, abbiamo tirato fuori qualche virgolettato. "I Cinque Stelle possono essere una speranza, ma hanno bisogno di te [il cittadino si rivolge a Berdini]. Però tu devi diventare candidato sindaco. Non vogliono? Vogliono candidare qualcun altro? Allora questo qualcun venga a fare ripetizioni a casa tua" "Queste elezioni a sindaco sono la nostra unica spiaggia, è una battaglia da fare mettendocela tutta e mettendoci dentro Paolo Berdini. Dunque ti esorto e ti prego di fare questa mossa e di prendere questo contatto con i Cinque Stelle" "Ma va bene anche come assessore, basta che il loro candidato vada a prendere ripetizioni da lui" "Il contatto ce l'abbiamo: vanno supportati perché non sanno che fare e non sono preparati" dice il cittadino con l'immancabile maglione rosso.
E alla fine del dibattito spunta anche il famigerato esponente di Italia Nostra già visto al fianco di Berdini durante l'ormai celebre trasmissione di Radio Radicale e già visto al fianco di Virginia Raggi durante la campagna elettorale nei mercati. Corsi e ricorsi storici di una compagnia di giro da gestire e non da subire. Gente in buona fede e onesta, ma con poche idee e con molte ideologie. Ideologie che hanno dimostrato in decenni quanto possono essere dannose se applicate, in concreto, alla gestione di una città. Ideologie che sarebbero considerate alla stregua di reati in qualsiasi altra capitale occidentale degna di questo nome. Chi ha votato Cinque Stelle a Roma vuole una classe dirigente occidentale, europea, innovativa. Non un gruppetto di macchiette affezionate all'Unione Sovietica. La Giunta è ancora in alto mare, rimescolare le carte può essere utile, Lo Cicero va comunque sostituito, allora perché non pensare a ridiscutere anche i nomi già anticipati correggendo l'errore di Berdini prima che questo errore cominci a generare danni? È pieno di urbanisti giovani, preparati, proiettati verso il mondo e non verso la Corea del Nord o verso la Cuba di trent'anni fa. Tra l'altro se l'obbiettivo - sacrosanto - è contrastare quel che resta della speculazione edilizia e della rendita fondiaria, qui si fa un buco nell'acqua clamoroso.
L'edicola è posizionata in maniera strategica, all'angolo tra il Circo Massimo e Viale Aventino. Esattamente di fronte alla Fao. In una città normale una edicola posizionata in maniera simile diventa automaticamente una delle più prestigiose della città, una di quelle edicole che portano tutti i giornali stranieri e le migliori riviste internazionali peraltro quasi impossibili da trovare a Roma. E invece questa edicola, come molte in città, aveva mestamente chiuso bottega e aveva piazzato fuori alla baracchetta di lamiera (chissà perché qui non aveva valso l'obbligo di sostituire con chioschi a norma e approvati) la scritta "vendesi". Da qualche giorno l'edicola ha riaperto come la vedete. Non sappiamo neppure se regolarmente o no, non sappiamo neppure se entro le norme o forzandole. Sta di fatto che è diventato un punto di smistamento delle prenotazioni per i tour guidati, una rivendita di guide turistiche e di mappe della città, un quartier generale di saltafila e di accalappiaturisti. Non c'è più lo straccio di un giornale salvo qualche copia di Topolino forse messa lì come scusa. Giusto per dire che c'è. Ma il business è totalmente modificato e la struttura trasfigurata e rifinita nel mondo inquietante della speculazione turistica che uccide Roma.
Tra i mille problemi che affliggono il suolo pubblico in città (cartelloni, gladiatori, risciò, bancarelle, callarrostari, camion bar), quello delle edicole non è forse il principale, ma è da governare e merita una attenzione e un piano che il nuovo assessore alle attività produttive (a proposito, chi sarà?) dovrà mettere nel conto a breve. Molte altre città italiane, da Perugia a Milano, stanno sperimentando nuovi utilizzi di questi punti vendita che sempre di più non saranno utili alla rivendita dei giornali (che si vendono ormai sui tablet e non in modalità fisica). A Parigi addirittura c'è un grande progetto della città per rendere al passo con i tempi queste strutture. Le edicole possono diventare tante cose: sicuramente luoghi di servizio per i turisti, sicuramente punti vendita di articoli specifici, sicuramente spazi espositivi, sicuramente merce di scambio per togliere concessioni su area pubblica, sicuramente in alcuni casi possono essere rimosse liberando lo spazio dove sono e sicuramente possono trasformarsi in alcuni casi in graziosi piccoli bar e spazi per la somministrazione. L'unica cosa che non bisogna fare è far finta di nulla rispetto alla loro inevitabile crisi e lasciare che il peggior commercio speculativo sfrutti la mancanza di normative, la mancanza di visione e la mancanza di controllo per farne dei luoghi brutti che dequalificano e degradano ulteriormente la città. Sta già succedendo in centro: da Via del Corso a Piazza Esedra gli speculatori d'accatto che parassitano quel che resta del turismo a Roma stanno sfruttando la mancanza di visione di chi ha amministrato la capitale. Occorre pianificare la città di domani invece di subire il cambiamento e invece di ridursi a far pianificare il futuro da mediocri imprenditori privati.
Ieri si è svolta, con grande sfarzo, presentazioni, conferenze e cene di gala, la sfavillante presentazione della fine dei restauri della parte esterna del Colosseo. C'erano tutti: dal Primo Ministro Matteo Renzi in giù. C'era il Ministro della Cultura, c'era il presidente della Regione, c'era il Soprintendente e mille altre autorità. Ma non c'era il sindaco della nostra città. "Altri impegni". Forse, però, altri imbarazzi. E vedremo perché. Certo, il Colosseo è un monumento dello Stato. Il Comune possiede tanto patrimonio (inclusa una buona parte dei Fori), ma non l'Anfiteatro che è di proprietà della nazione. Sta di fatto tuttavia che era stato un sindaco a dare il via alle grandi operazioni di ripulitura nel 2011 (Gianni Alemanno) e sempre un sindaco (Ignazio Marino) aveva portato avanti con vigore il progetto anzi addizionandolo tutto attorno di altri piccoli mecenatismi: alla presentazione dei restauri nessun sindaco si è presenato, neppure per pochi minuti. Davvero aveva più peso l'incontro col Papa e gli "altri impegni"? Oppure c'è dell'altro. Alcune imbarazzanti circostanze avrebbero forse invece consigliato la sindaca a non presentarsi laddove invece, per ringraziare chi aveva investito 25 milioni di euro sulla città, era più che opportuno presenziare. In primis la questione dei risciò e dei gladiatori. L'ordinanza di Tronca che tiene lontano dal monumento il caravanserraglio è purtroppo scaduta il 30 giugno scorso e nessuno l'ha rinnovata. Al punto che il Soprintendente Francesco Prosperetti è stato costretto a ricordarlo durante la conferenza stampa sollecitando il sindaco. Ma non c'è solo questa fattispecie e per scoprire altri e nuovi imbarazzi bisogna tornare, purtroppo, alla figura di Tomaso Montanari. Con i suoi articoli, infatti, lo storico dell'arte fiorentino che Virginia Raggi ha scelto come consigliori e per un pelo come assessore, ha demolito l'operazione fin dal primo giorno cono i soliti pretestuosi argomenti ideologici. Vediamoli in maniera schematica non perdendoci troppo tempo perché certe scempiaggini non meritano più di tanta attenzione. "Accettando il contributo di Della Valle la patria si è suicidata" (qui eccellente la stroncatura che Vittorio Sgarbi ebbe a fare di questa presa di posizione) "L'operazione di Della Valle sul Colosseo mette in allarme chi ancora crede nella funzione costituzionale del patrimonio artistico: cioè nella sua alterità rispetto al mercato, nel suo legame con la conoscenza, nella sua dimensione egualitaria" "Della Valle è un furbetto che vuole fare le scarpe al Colosseo?" "È un’idea povera culturalmente, banale e banalizzante, che confonde conoscenza e intrattenimento" (questo detto sul progetto, anch'esso presentato in qualche modo ieri e dotato di un investimento pubblico di 18 milioni, di realizzare l'arena del Colosseo in modo tale che il monumento possa essere vissuto per spettacoli teatrali e concerti) "Una politica senza progetto ha gettato il Colosseo tra le braccia di Diego Della Valle" Dunque un privato, senza praticamente chiedere nulla in cambio salvo che l'immagine che ne deriva, mette 25 milioni per restaurare un importante monumento e un commentatore culturale, invece di scrivere articoli su articoli per invitare altri 10 o altri 100 imprenditori a fare altrettanto, si inventa ca**ate intergalattiche per metterlo in cattiva luce. Il punto, insomma, è che c'è un grandioso progetto pubblico, statale, con capacità di acquisire denari (tanti denari) da parte di privati mecenati che punta a riqualificare, salvare e valorizzare ancor di più il Colosseo. E il punto è che il principale collaboratore culturale del sindaco è contrario, con motivazioni ridicole, puerili e da okkupazione de liceo, a questo progetto. Questa nostra non per criticare il sindaco o per metterla più in difficoltà di quanto non sia, ma per invitarla a togliersi di torno questi folkloristici personaggetti che, a dispetto di un nome pseudo autorevole, nascondono idee buone solo per i corsivi dei giornali e non per l'amministrazione della cosa pubblica e del bene comune. Vale per Montanari così come per Berdini: scelte che Raggi pagherà carissime, a prezzo di imbarazzi e di provvedimenti dannosi per tutti. Scelte, tuttavia, dalle quali si può ancora indietreggiare senza particolari danni.
La storia del gruppo del Movimento 5 Stelle nel Municipio
XIV si intreccia sin dagli inizi con la storia già narrata dell'Ex Lavanderia in un articolo che vi consigliamo di rileggere.
Già nel 2008 si presentò come candidato alla Presidenza
del Municipio (allora XIX) tale Andrea Maggi, factotum della Ex Lavanderia, che
folgorato sulla via del grillismo agli albori, sfiorò un notevolissimo, per i
tempi, 4% rischiando di entrare come consigliere.
Ma oggi non parliamo direttamente della deriva della Ex Lavanderia. Ambiente che comunque ha portato all'elezione comunque di una deputata
nel 2013 (la sarda-piemontese Federica Daga, compagna proprio di Andrea Maggi, che si presentò alle Parlamentariecon questo video - peraltro girato proprio nello spazio occupato dell'Ex Lavanderia - diventando parlamentare della Repubblica)
ed alla celebrazione del sodalizio tra il M5S romano e la stessa Ex Lavanderia
il 14 Dicembre dello stesso anno quando, come abbiamo raccontato nell'articolo linkato sopra, si svolse la prima ed unica assemblea aperta a
Senatori, Deputati, Consiglieri Regionali, Consiglieri Comunali, attivisti e
semplici sostenitori svoltasi proprio in un luogo pubblico illegalmente occupato. Inutile
ripetere quanto sia contraddittorio il legame tra un mondo comunque
illegale e furbesco con i paladini
dell'onestà e della trasparenza.
Oggi cerchiamo di capire da dove viene la candidatura di
Alfredo Campagna, personaggio quantomeno anonimo e con esperienze sicuramente
non all'altezza del ruolo che democraticamente andrà a ricoprire. Intendiamoci, non è la prima volta che diventa presidente di Municipio un personaggio che non avrebbe i galloni neppure per fare il presidente di condominio e non è certo questa una prerogativa del Movimento 5 Stelle visto che in passato sia destra che sinistra hanno portato in questo ruolo improbabile personaggi imbarazzanti. Ma oggi al potere c'è il Movimento e dunque è normale che si facciano le pulci al Movimento. Specie se queste pulci hanno le dimensioni di un coniglio.
Innanzitutto va chiarito che il gruppo municipale del M5S
dopo le elezioni del 2008, quelle del quasi 4% di Andrea Maggi, ha visto
l'ingresso da attivisti dei coniugi Raggi, Andrea Severini in Raggi e Virginia
Raggi oggi neosindaco di Roma. All'epoca erano paladini dei GAS, i gruppi di acquisto solidali.
Curiosità preliminari: su internet non è possibile
reperire un regolamento del gruppo, sul sito beppegrillo.it sotto la voce "Municipi" le info sono generiche o si limitano alla propaganda e comunque poco
aggiornate, il profilo Facebook è stato curato proprio da Alfredo Campagna fino a pochissimi
giorni fa e nell'immagine di copertina è raffigurata proprio la Ex Lavanderia,
ex attivisti segnalano la totale opacità nelle scelte relative a candidature
e linee guida di indirizzo del gruppo.
Il gruppo si riunisce una tantum e si intuisce che le
decisioni importanti siano calate dall'alto. Il merito, i curriculum delle
persone, la rete, il concetto di portavoce, l'uno vale uno, la possibilità
finalmente di scegliere, sono chimere rimaste nelle utopie di Beppe Grillo, la
realtà della vita municipale di un gruppo del M5S è tristemente ben diversa e
quanto appena descritto è facilmente evincibile da una serie di domande e
considerazioni che cercheremo di elencare.
Le candidature alla Presidenza del Municipio XIV per il
M5S non sono ad oggi note, Alfredo Campagna aveva rivali? A che nome rispondevano? Chi ha vagliato le
eventuali candidature e scelto? Appare singolare che in un territorio che
comprende Balduina, Monte Mario e Camilluccia, nessun professionista residente
abbia provato a scendere in campo, e non è che i prerequisiti fossero proprio
lunari.
Vero è che l'apertura delle candidature è stata annunciata
solo sul profilo Facebook del gruppo venerdi 18 Marzo 2016 con scadenza la sera del
lunedi 21 Marzo ed in una sola giornata lavorativa chi fosse stato interessato
si sarebbe dovuto recare in Tribunale e fare tutta una serie di giri per i
documenti richiesti. A tutti gli attivisti iscritti
al sito beppegrillo.it e residenti nel Municipio XIV non è mai arrivata alcuna
mail sia per presentare la propria candidatura che per scegliere o votare
quella di Alfredo Campagna o degli eventuali ed ignoti altri candidati.
Idem per i candidati al Consiglio Municipale, dopo la
chiusura delle candidature avvenuta con le stesse modalità dell'aspirante
Presidente, sono usciti improvvisamente solo 16 nomi e nessun attivista
iscritto al sito Beppegrillo.it ha mai potuto scegliere chi poter candidare. Va
sottolineato che il Movimento correndo da solo e vincendo avrà diritto a 15
consiglieri più il Presidente.
Ora la prima riflessione è questa, ma se al primo turno si
prendono oltre 26.000 voti di lista è possibile che solo 18 cittadini abbiano
presentato domanda di candidatura? Chi li ha scremati? Chi li ha scelti? Perché tutta questa chiusura? Come mai non si è neppure completata la lista? Dove è la
trasparenza ed il merito tanto decantati? Come si spiegano i risibili voti di preferenza che hanno raggranellato i consiglieri (li trovate qua sotto)? Tra i roboanti curriculum di
studenti fuori corso, casalinghe e disoccupati, spiccano infermieri, un
archeologo ed un architetto, ma chi li ha selezionati, quando e come non si
capisce proprio...
Ma torniamo a quello che oggi è il presidente di questo territorio. Alfredo Campagna, noto solo tra gli attivisti del
territorio per aver curato e controllato il gruppo Facebook del M5S Municipio XIV,
all'atto della candidatura prova a far brillare il suo curriculum oltre che per
gli scarsi risultati scolastici per la miracolosa assunzione in Atac, ovviamente su
chiamata diretta dall'ufficio di collocamento (ma su questo i pentastellati hanno un expertise...). Dopo una mesta campagna
elettorale, in cui ha partecipato a banchetti sul territorio e poco più, non ha
mai accettato alcun confronto con gli altri candidati degli altri schieramenti
seppur sempre invitato. Mai un'intervista, ma è diventato eroe tragicomico in un
video ormai virale in cui rilascia la sua unica dichiarazione: il miglior Fantozzi davanti al megadirettoremegageneralelupmanfigldiput avrebbe fatto assai meglio. Raccapricciante pensare che 200mila persone vedranno le loro sorti, la loro qualità della vita, la loro sicurezza, le loro opportunità di lavoro, il loro benessere in mano a personaggi che sembrano scelti per tanti motivi ma nessuno rispondente ai concetti di "qualità", "aggiornamento", "preparazione", "competenza". Come dite? Gli altri partiti facevano lo stesso? Vero, anzi verissimo. Ma proprio per questo i cittadini hanno votato il Cinque Stelle, proprio per avere un cambio di passo. E invece si ritrovano un presidente di Municipio che fatica anche ad esprimersi.
Chi sceglierà i suoi assessori? Questo signore sarà autonomo nelle sue decisioni? E' vero che Andrea Maggi potrebbe diventare assessore addirittura al sociale? Magari qualcuno potrà pensare che i Municipi contano poco e niente. Nulla di più sbagliato. La storia di Piazza Navona lo dimostra: i Municipi hanno già oggi molto potere, gestiscono partite importanti, possono significare la fortuna o la sfortuna di imprenditori, filiere, consorterie. E hanno un budget. Se davvero Andrea Maggi sarà assessore al sociale, per esempio, gestirà qualcosa come 11 milioni di euro all'anno. E' chiaro di cosa stiamo parlando?
Andrea Severini e Alfredo Campagna festeggiano in piazza la vittoria
In tutto questo scenario non è da trascurare la figura, sempre cruciale, di Andrea Severini in Raggi. Attivista della primissima ora, si è rivelato ancora indubbiamente un ottimo talent scout (Virginia Raggi grillina è una sua invenzione, non lo dimentichiamo) perché ai
tempi dell'Itis Fermi già notò la “classe cristallina” ed il “carisma
portentoso” del compagno di classe Alfredo Campagna, che seppur fresco di
bocciatura ebbe la fortuna di ritrovarsi tra i banchi il futuro marito del Sindaco. Bei tempi quelli della non brillantissima maturità del
'92... Qualcuno potrebbe malignare che i Cinque Stelle selezionano la loro classe dirigente in base agli amici degli amici, ai compagni di classe, facendo call pubbliche online fake, prendendo decisioni nelle segrete stanze senza un briciolo di trasparenza. Qualcuno potrebbe far notare che proprio nel territorio di provenienza della prima cittadina ci si sarebbe dovuti impegnare nel massimo della trasparenza e soprattutto nel massimo della qualità mettendo a capo dei cittadini di questa fetta di Roma figure di altissima preparazione e professionalità invece di lasciarsi andare ad un arroccamento inspiegabile e inquietante. Qualcuno potrebbe sostenere che va bene non avere una classe dirigente, ma altra cosa è comportarsi come e peggio di quelli che si criticano. Ma sarebbero tutte cattiverie che saranno smentite dall'ottima performance di governo di Alfredo Campagna. Performance che seguiremo.
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